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I musei archeologici del Polo museale della Calabria celebrano il Dantedì presentando i collegamenti che ci sono tra alcuni reperti delle collezioni e la Divina Commedia

Che c’azzecca Dante con i musei e i parchi archeologici? La risposta viene dal Polo museale della Calabria che in occasione del Dantedì, giornata celebrativa dedicata al sommo poeta Dante Alighieri, istituita per il 25 marzo 2020 dal Consiglio dei Ministri, su proposta del ministero per i Beni e le Attività culturali e il Turismo. “Molte sedi della cultura statali, afferenti al Polo museale della Calabria, guidato da Antonella Cucciniello”, spiegano, “hanno richiami, similitudini con il mondo dantesco”. Ecco qualche esempio.

Il soggetto della sirena in alcuni reperti conservati al museo archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia (foto pm-cal)

All’interno del museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia, diretto da Adele Bonofiglio, sono custoditi alcuni reperti che rappresentano delle sirene, figure mitologiche dal corpo metà uccello e metà donna. Le Sirene compaiono nel XII libro dell’Odissea, nel quale si racconta di Ulisse che dopo aver lasciato la maga Circe riprende il suo viaggio. Giunto presso un gruppo di scogli a Sud della penisola di Sorrento, al largo delle isole Sirenuse, incontra le Sirene che con il loro canto cercano di trattenere i naviganti. Le sirene sono note per il loro canto ammaliatore, affascinante ma molto pericoloso per i naviganti, che promette di svelare tutto ciò che accade o è accaduto sulla terra. Il loro canto dunque si mostra come una promessa: se Ulisse si fermerà presso di loro, se ne andrà sapendo più cose; ma cedere alla tentazione della conoscenza porta a rompere i legami famigliari e a morire. Ulisse però, grazie ai consigli di Circe, riesce ad oltrepassare il pericolo. Ulisse e Dante. L’Ulisse dantesco è simile a quello classico, dotato di insaziabile curiosità e abilità di linguaggio e compare nel XXVI canto dell’Inferno, sottoforma di fiamma. Egli racconta le peripezie del suo viaggio di ritorno da Troia e come, spinto dalla sete di conoscenza, cerca di convincere i suoi compagni a proseguire il viaggio pronunciando la famosissima frase: “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”. Sete di conoscenza che lo porterà alla rovina.

La sede del museo Archeologico nazionale di Locri

Il museo Archeologico nazionale di Locri, diretto da Rossella Agostino, in sintonia con il museo di Vibo Valentia che per il Dantedì ricorda Ulisse, il canto delle Sirene, e il suo incontro con Dante, con l’intento di creare un fil rouge tra i musei calabresi e il loro ricco e sfaccettato patrimonio, vuole testimoniare la presenza di manufatti raffiguranti le Sirene esposti lungo il suo percorso espositivo. Una produzione degli artigiani locresi che lavoravano ed abitavano nel quartiere di Centocamere, oggi visitabile nell’area del parco archeologico di Locri: balsamari in terracotta di diverse dimensioni, conformati a sirena caratterizzata da una lunga capigliatura a trecce e orecchini discoidali con funzione di ex voto dedicati a Persefone regina degli Inferi, agli specchi in bronzo il cui manico riproduce le fattezze di questa suggestiva figura che con il suo canto irretiva gli uomini. Produzioni che tra VI e V secolo a.C. costituiscono una delle espressioni più caratteristiche dell’artigianato locrese.

Una sala espositiva del museo Archeologico Lametino di Lamezia Terme (foto pm-cal)

Il museo archeologico Lametino di Lamezia Terme, diretto da Gregorio Aversa, sposta in rete tutte le iniziative organizzate per il primo “Dantedì”, giornata celebrativa dedicata dal MiBACT al sommo poeta Dante Alighieri, prevista per il 25 marzo, data che gli studiosi individuano come inizio del viaggio ultraterreno della “Divina Commedia”. Sulla pagina FB (https://www.facebook.com/museoarcheologicolametino/) del museo l’appuntamento si raddoppia. Si inizia martedì 24 marzo 2020 con il pre-evento “Aspettando il #Dantedì”, durante il quale Laura Montuoro, socio della “Società Dante Alighieri – Comitato locale Soverato”, citando alcune terzine del XV Canto del “Paradiso”, invita i follower a partecipare attivamente alle celebrazioni. Per l’appuntamento nazionale fissato dal MiBACT per le 12 di mercoledì 25, il Museo ha, invece, organizzato l’iniziativa “#IoleggoDante, ma in calabrese”. È prevista una lettura in streaming a cura di Domenico Benedetto D’Agostino, curatore del Progetto “PoesiaInCostruzione, di alcune terzine del XXVI Canto dell’“Inferno” tratte da “‘U Mpiernu, ‘U Prigatoriu, ‘U Paravisu” di Salvatore Scervini (Acri 1847-1925). Si tratta della trasposizione in calabrese dell’opera dantesca, seconda traduzione integrale in Italia e prima nel Meridione, considerata una delle versioni più riuscite per completezza, qualità letteraria, lingua e stile. Completeranno il programma numerosi post con approfondimenti e curiosità, tra cui: un’esposizione inedita sulla nostra bacheca virtuale di un’edizione unica al mondo della “Divina Commedia” (ed. Manzani, Firenze 1595), messa a disposizione da Giovanna Adamo, presidente dell’associazione artistico-culturale “Arte & Antichità Passato Prossimo” di Lamezia Terme; un omaggio da parte dell’illustratrice lametina Felicia Villella; la partecipazione al flash mob della “Società Dante Alighieri” previsto per le 18 del 25 marzo con l’intervento di Samuele Anastasio, speaker di Radio Soveria, che aprendo la finestra della sua casa declamerà, come richiesto, le due terzine del canto dantesco in cui Paolo e Francesca dimostrano che l’amore vince tutto. L’iniziativa è a cura di Rosanna Calabrese, funzionario archeologo del Polo museale della Calabria.

All’interno del museo Archeologico nazionale di Mètauros a Gioia Tauro, diretto da Simona Bruni, sono custoditi moltissimi reperti provenienti dai corredi tombali della necropoli ritrovata in contrada Due Pompe – fase magnogreca della città. I corredi tombali esposti a Mètauros rappresentano le suggestioni legate alla cultura dell’oltretomba e agli usi della deposizione che attraverso il corredo dava forma all’immateriale legame tra la vita terrena del deposto e la sua vita nell’aldilà. Collegamento culturale diviene Caronte e la sua figura di traghettatore delle anime nel loro percorso di vita ultraterrena attraverso la presentazione di due litografie di Gustave Dorè, Divina Commedia illustrata dell’Ottocento (Gustave Dorè, Divina Commedia Illustrata 1861) che rappresentano l’incontro di Dante e Virgilio nell’oltretomba con Caronte; correlazione con le collezioni esposte nel Museo – i corredi funebri – legati alla cultura della deposizione e dell’oltretomba. Inoltre grazie alla collaborazione dell’architetto e scenografo Lorenzo Pio Massimo Martino sarà pubblicato il video “L’incontro infernale tra il Sommo e il traghettatore delle anime perdute” (Commedia narrata a cura di Lorenzo Pio Massimo Martino). Seguirà nel pomeriggio per #ioleggoDante un tag sul fumetto di Mètauros realizzato da Federico Manzone (nato nell’ambito dell’iniziativa Fumetti nei Musei 2020) reso visibile on-line per la giornata del 25 marzo su issuu.com/coconinopress. Lo storyboard realizzato dal nostro fumettista riprende le figure mitologiche e legate all’oltretomba in virtù delle collezioni che denotano il museo come “museo delle necropoli”.

La basilica normanna conservata all’interno del parco archeologico di Scolacium

Il museo e parco archeologico nazionale di Scolacium, diretto da Elisa Nisticò, celebra Dante Alighieri nella giornata a lui dedicata con un contributo sui suoi canali social basato sul pensiero trinitario di Gioacchino da Fiore nella Divina Commedia, con radici lontane in Cassiodoro, nativo di Scolacium. La Commedia ha uno schema triadico, secondo le tre età del padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Anche Cassiodoro trova nei Salmi la dottrina della Trinità. Troviamo dunque una linea di pensiero che attraversa i secoli e supera le distanze spaziali.

Il museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia aderisce alla campagna #iorestoacasa: chiuso al pubblico, ma non all’attività. Rientrato dopo 8 anni dal Princeton University Art Museum il busto femminile in basanite di età Claudia proveniente da una villa suburbana scoperta alla fine dell’800 a Vibo

Busto femminile in basanite di età Claudia proveniente da una villa suburbana scoperta alla fine dell’800 a Vibo e restituito dal Princeton University Art Museum (foto polo museale di Calabria)

La sede del museo Archeologico nazionale di Vibo Valentia “Vito Capialbi”

Adele Bonofiglio, direttore del museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia

In questo momento così difficile per il nostro paese anche il museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia, aderisce alla campagna #iorestoacasa. Il museo è chiuso al pubblico ma l’attività degli uffici, continua! È ritornato, dopo otto anni di assenza, a Vibo, nella prestigiosa sede del museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia, afferente al Polo museale della Calabria, l’atteso busto femminile in basanite, importante testimonianza del passato romano della Calabria. Lo annunciano Adele Bonofiglio, direttore del museo dell’antica Hipponion, e Antonella Cucciniello, direttore del Polo museale della Calabria. Si tratta del busto femminile in basanite, risalente all’età Claudia (41-54 d.C.), rinvenuto nelle vicinanze di Vibo Valentia Marina durante la realizzazione della ferrovia e la costruzione di limitrofe abitazioni di campagna. Il contesto di rinvenimento è da riferire ad un’importante villa suburbana e lo scavo, che ha permesso di definirne meglio le caratteristiche, è avvenuto a più riprese fra il 1894 e la prima metà del ‘900. L’opera è di ottima fattura, caratterizzata da una raffinata tecnica di esecuzione e da una perfetta resa della capigliatura, acconciata come prevedeva la moda dell’epoca, che ha consentito di datare la statua al principato di Claudio, imperatore dal 41 al 54 d.C. Al momento del ritrovamento si propose l’identificazione con Messalina, moglie dell’imperatore Claudio, tuttavia tale ipotesi venne accantonata nei decenni successivi per la mancanza di confronti iconografici convincenti. La scultura era stata concessa con prestito di lunga durata nel 2012 al Princeton University Art Museum e a seguito dell’impegno della Direzione Generale Musei e del Segretariato Generale del Ministero per i Beni Culturali e il Turismo, è rientrata al museo “Vito Capialbi” dove sarà esposta nella sezione romana. L’emergenza sanitaria attuale, dovuta al contenimento della diffusione del COVID-19 che ha portato alla chiusura dei musei, non consente nell’immediato, una adeguata valorizzazione dell’importante reperto; l’esposizione è pertanto rinviata alla riapertura del Museo e sarà occasione di riflessione scientifica attraverso l’organizzazione di una tavola rotonda sul tema della scultura romana, con l’augurio di poterne consentire in seguito, una migliore fruizione grazie anche al supporto delle nuove tecnologie con applicativo digitale.

Al museo nazionale Archeologico della Sibaritide conferenza su “Le terme di Copia Thurii nella storia edilizia della città” con la presentazione dei risultati degli scavi alle terme pubbliche romane

La locandina dell’incontro su Copia Thurii al museo nazionale Archeologico della Sibaritide

Il museo nazionale Archeologico della Sibaritide

“Le terme di Copia Thurii nella storia edilizia della città” è il tema della conferenza curata dalla prof.ssa Ghislaine Noyé (École Nationale des Chartes, Paris), in programma giovedì 20 febbraio 2020, alle 17, a Cassano all’Ionio (Cosenza), al museo nazionale Archeologico della Sibaritide, diretto da Adele Bonofiglio. I lavori saranno introdotti dal prof. Pier Giovanni Guzzo. Per l’occasione saranno presentati i risultati delle campagne di scavo svolte nelle terme pubbliche della colonia romana di Copia Thurii dalla Scuola francese di Roma, in collaborazione con la Soprintendenza archeologica della Calabria, dal 2000 al 2006. I dati archeologici permettono di ricostruire la storia dell’edificio fino all’abbandono avvenuto tra fine VI e inizi VII sec. d. C., tracciando la trasformazione del cuore monumentale della città, collocato a SO del Parco del Cavallo, intorno al foro.

I resti dell’antica Thurii nel parco archeologico di Sibari

La città romana di Copia-Thurii sorse nel 193 a. C. nella Piana del Crati, più o meno sul sito che aveva precedentemente ospitato la colonia panellenica di Thurii (fondata nel 444 a.C.) e, ancora prima, la mitica Sybaris arcaica, fondata dagli Achei nel 720 a.C. e distrutta dai Crotoniati nel 510 a.C. Questo spiega la complessa storia urbanistica relativa alle tre città che si sono succedute, nell’antichità, nella Piana del Crati: l’arcaica Sybaris achea, la greca Thurii e la romana Copia. Proprio quest’ultima, negli ultimi anni, è stata oggetto specifico di particolare interesse per molti studiosi , che ne stanno svelando la rilevante importanza storica e archeologica, finora trascurata, a vantaggio di Sybaris e di Thurii.

Museo nazionale Archeologico della Sibaritide: giornata dedicata al pettorale d’oro e argento per seguire il viaggio degli Achei e la fondazione della colonia di Sibari

Il pettorale d’oro e argento (600-575 a.C.), uno dei simboli del museo nazionale Archeologico della Sibaritide (foto polo museale Calabria)

Tutti invitati, lunedì 25 novembre 2019, al museo nazionale Archeologico della Sibaritide di Cassano all’Ionio (Cs), a conoscere “Il viaggio degli Achei e la fondazione della colonia di Sibari” nell’ambito della mostra VIDE – VIaggio Dell’Emozione, che coinvolge tutti gli istituti del Polo museale della Calabria, guidato da Antonella Cucciniello. Al museo nazionale Archeologico della Sibaritide, diretto da Adele Bonofiglio, si terrà infatti una giornata dedicata al Pettorale in oro e argento, scelto come simbolo del “viaggio lungo le rotte commerciali e scambi culturali nel Mediterraneo” avente come tema portante “Il viaggio degli Achei e la fondazione della colonia di Sibari”. Ritrovato nell’area di Stombi, il prezioso oggetto faceva parte di un antico pettorale utilizzato probabilmente come ornamento per una veste rituale. Tale reperto riassume nella propria materia d’oro e argento e nella lavorazione decorativa, formata da coppie di palmette a sette petali contrapposte a fiori di loto, i fasti di Sybaris, la città fondata dagli Achei nel 720 a.C., che tra il VII e il VI sec. a.C. conquistò, grazie alla sua floridezza, la supremazia sulle città di confine. Tale ruolo fu perduto dopo due secoli di splendore, quando decadde a seguito della dolorosa sconfitta infertale dall’esercito dei Crotoniati guidati dall’atleta Milone.

Vibo Valentia. Il museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” festeggia i 50 anni con un ricco programma: giornate di studio, fiera dei musei del territorio, mostra su Scrimbia, fiera dei musei della Magna Grecia

La sede del museo Archeologico nazionale di Vibo Valentia “Vito Capialbi”

La laminetta aurea di Hipponion, uno dei pezzi più significativi conservati al museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia

Cinquant’anni: una tappa importante per il museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia, istituito nel 1969 e dedicato alla memoria del conte Vito Capialbi, erudito del luogo, animato da spirito antiquario, che per primo raccolse e custodì le testimonianze della vita della città ricostruendone la storia dalla fondazione della colonia locrese di Hipponion alla costituzione della colonia romana di Valentia. A questo nucleo si aggiunse la collezione di monsignor Albanese ricca soprattutto di ex voto. I reperti che dal VII sec. a.C. al III sec. d.C., illustrano la civiltà greca, bruzia e romana sono stati in gran parte rinvenuti nell’area della città antica. Particolare rilievo rivestono le terrecotte (VI –V sec. a. C.) alcuni bronzi e la preziosa laminetta aurea, con testo orfico, rinvenuta in una vasta necropoli che interessa l’area urbana della città moderna. Di notevole interesse, inoltre, il ricco monetiere Capialbi che rappresenta un riferimento numismatico tra i più importanti in Calabria.

Il museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia compie 50 anni

Proprio per il 50° anniversario dell’istituzione del museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia diretto da Adele Bonofiglio, afferente al Polo museale della Calabria guidato da Antonella Cucciniello, è stato programmato un ricco programma di eventi che si svolgeranno nel corso dell’anno. Si inizia con un importante convegno scientifico “I 50 anni del museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi””, il 6 e 7 luglio 2019, dalle 9.30, in cui si offrirà una importante disamina degli studi fin qui condotti da studiosi nazionali e internazionali sull’area di Hipponion-Valentia. Negli stessi giorni e alla stessa ora, si svolgerà la prima fiera dei Musei del Territorio di Vibo Valentia, per promuovere e valorizzare le prestigiose realtà locali. Infine il 6 luglio 2019, alle 20.30, spettacolo “Frida” a cura di Double C Ballet . Compagnia Valentia Danza. Le celebrazioni continueranno alla fine dell’estate e in autunno. Per metà settembre è in programma la mostra su “Scrimbia”, località vibonese con un deposito votivo che ha fornito materiali di notevole bellezza, e molti elementi del tutto peculiari per la ricostruzione del culto. Si trattava di uno dei santuari più importanti e più frequentati dai fedeli nell’Hipponion del VI e V sec. a.C., come indica l’abbondanza delle offerte, comprese moltissime di tenue valore economico (come vasetti miniaturistici) ma non meno significative come documento del legame dei fedeli con le varie divinità che qui erano oggetto di culto. Infine, sempre nell’ambito delle celebrazioni del 50.mo del museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi”, il 19 e 20 ottobre 2019 si svolgerà la prima fiera dei musei Archeologici della Magna Grecia.

Capire l’Antico con le terzine di Dante: al museo nazionale Archeologico della Sibaritide gli incontri di Autunno aprono con ‘U ‘Nfiernu, la Divina Commedia in calabrese

Al via al museo nazionale Archeologico della Sibaritide il ciclo degli Incontri culturali d’Autunno

Il museo nazionale Archeologico della Sibaritide

Pina Basile, linguista all’università di Salerno

Anche una terzina di Dante può aiutare a imparare a conoscere, capire e apprezzare il proprio patrimonio culturale, che in Calabria – nella fattispecie – è particolarmente ricco. Se poi Dante suona nell’accento locale, così da leggere ‘U ‘NFIERNU, ‘U PRIGATORIU, ‘U PARAVISU, l’ambizioso obiettivo sembra ancora più alla portata. Di questo sono convinti la direzione del museo nazionale Archeologico della Sibaritide e del Polo museale della Calabria che hanno deciso di aprire il ciclo Incontri Culturali di Autunno con… Dante in calabrese. Appuntamento dunque sabato 30 settembre 2017, alle 10.30, a Sibari (frazione del comune di Cassano allo Ionio) nella sala convegni del museo della Sibaritide, per incontrare Pina Basile, ricercatrice e insegnante di Linguistica italiana all’università di Salerno, nonché presidente provinciale della società “Dante Alighieri” di Salerno, presenti Adele Bonofiglio, direttore del museo nazionale Archeologico della Sibaritide e Anna Lucia Casolaro, responsabile dei servizi Educativi dello stesso museo. Moderata da Franco Maurella, Pina Basile terrà una relazione su “Un patrimonio linguistico: la triade latino- volgare -dialetto. La Divina Commedia in dialetto calabrese. Inferno, canto V”.  La Divina Commedia in dialetto calabrese (Aracne editrice), curata da Pina Basile, rappresenta un exemplum della traduzione dialettale della Divina Commedia nell’Ottocento, una testimonianza della fortuna di Dante in Calabria e un alto contributo al canone plurilingue della civiltà letteraria italiana. Salvatore Scervini è stato l’unico in Calabria (il secondo in Italia) ad aver realizzato una traduzione integrale in dialetto del poema dantesco, che si è imposta per completezza, qualità letteraria, lingua e stile. Il lavoro di Pina Basile si articola in diversi momenti metodologici (ricerca, confronti testuali, trascrizione, traduzione, note storiche, mitologiche e biografiche, varianti, annotazioni linguistiche e introduttive) al fine di coinvolgere il lettore, man mano che le storie e i personaggi si dipanano, in una quotidianità che il dialetto rende particolarmente realistica. “L’iniziativa”, interviene  Anna Lucia Casolaro, “si colloca nell’ambito delle attività finalizzate all’educazione del Patrimonio culturale e contribuire alla formazione di cittadini consapevoli della dimensione di questo Patrimonio, quale bene comune del Paese, strumento di crescita e integrazione sociale e soprattutto per far comprendere ai giovani la valenza formativa della classicità”. La manifestazione sarà arricchita da intermezzi musicali a cura dell’accademia musicale “Gustav Mahler” di Trebisacce con contributi di Antonio Cappuccio e Paolo Laviola (duo di chitarra) e Maya Palermo (Flauto).

“Alla scoperta del patrimonio calabrese: musei e parchi archeologici”, ciclo di incontri a Capo Colonna

Il parco archeologico di Capo Colonna a Crotone

Gregorio Aversa, direttore del museo e parco Archeologico nazionale di Capo Colonna

Agosto dedicato alla scoperta dei musei e dei parchi archeologici calabresi. Dal 1° al 22 agosto 2017 al museo e parco Archeologico nazionale di Capo Colonna (Crotone), diretto da Gregorio Aversa, che per l’occasione rimarrà aperto al pubblico fino alle 23, si terrà il ciclo di incontri “Alla scoperta del patrimonio calabrese: musei e parchi archeologici”, promossi dal museo e parco Archeologico nazionale di Capo Colonna in collaborazione con il comune di Crotone. L’iniziativa nasce dalla volontà di presentare e valorizzare alcuni tra i vari presidi archeologici della Calabria che conservano resti di grande valore forse non ancora abbastanza conosciuti. Parteciperanno a questa importante proposta mirata alla conoscenza e alla promozione dei tanti tesori che contraddistinguono la Calabria alcuni esperti del settore. Ecco il ricco programma. 1° agosto 2017, ore 18.30: incontro con Adele Bonofiglio, direttore del museo nazionale Archeologico della Sibaritide, del museo Archeologico nazionale di Amendolara e del museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi”di Vibo Valentia. 8 agosto 2017, ore 18.30: incontro con Maria Cerzoso, direttore del museo dei Brettii e degli Enotri di Cosenza. 18 agosto 2017, ore 18.30: incontro con Fabrizio Mollo, curatore scientifico e allestimento del museo di Blanda di Tortora e curatore allestimento del museo dei Brettii e del Mare di Cetraro. 22 agosto 2017, ore 18.30: incontro con Rossella Agostino, direttore del Museo e Parco Archeologico Nazionale di Locri, del  Museo Archeologico e Parco Archeologico dell’antica Kaulon, del museo e parco Archeologico “Archeoderi” di Bova Marina e del museo Archeologico di Metauros di Gioia Tauro.