Torino. Per la prima volta il festival Borgate dal vivo apre in città con un evento speciale al museo Egizio: Isabella Ragonese legge Le Cosmicomiche di Italo Calvino accompagnata da una sonorizzazione unica, curata da Riccardo Mazza che capterà in tempo reale segnali da radiosorgenti provenienti dallo spazio

Seduti nel centro di Torino, ma con le orecchie rivolte al cielo. Un meraviglioso inizio per “Borgate dal vivo” 2021 sabato 12 giugno 2021, alle 21, con l’evento speciale al museo Egizio “Isabella Ragonese legge Le Cosmicomiche di Italo Calvino”, già sold out da tempo (per aggiornamenti sulla disponibilità di nuovi biglietti consultare il sito www.borgatedalvivo.it). Evento in collaborazione con il museo Egizio e Seeyousound. Un festival delle borgate alpine che si apre dunque in città. Una meravigliosa attrice, che nel 2020 era stata protagonista di uno degli ultimi e più suggestivi appuntamenti, e che nel 2021 torna per inaugurare la nuova edizione. Racconti che prendono spunto dalla scienza e dalla musica che proviene dallo spazio. Sono molti gli elementi che rendono speciale l’appuntamento di sabato 12 giugno 2021, evento di apertura della sesta edizione di “Borgate dal vivo”, a partire dalla cornice. Forse per la prima volta, il festival si allontana dalle vallate e dai piccoli borghi, obiettivo di un più ampio progetto di decentramento della cultura che da sempre guida l’operato della rassegna, e scende in uno degli spazi più noti del capoluogo, vero centro di attrazione e divulgazione: il museo Egizio di Torino, nuovo e prestigioso partner che si aggiunge a questa edizione. “È la prima volta che collaboriamo con Borgate dal vivo, che ‘scende in città’ per inaugurare il festival 2021 con un reading tratto da Le Cosmicomiche di Italo Calvino, una gloria del Piemonte, nel cortile del nostro Museo”, ha dichiarato Evelina Christillin, presidente della Fondazione Museo delle Antichità Egizie alla presentazione del festival. “Credo sia molto bella questa collaborazione, questo mettere in rete i saperi e i patrimoni culturali. Auguro al festival un grande successo e ringrazio Borgate dal vivo per averci voluto al suo fianco”.


L’attrice Isabella Ragonese (foto Dirk Vogel)
Sarà infatti nel cortile di via Accademia delle Scienze che Isabella Ragonese darà il via a tre mesi di eventi diffusi in quattro regioni italiane (Piemonte, Lombardia, Liguria e Valle d’Aosta), con una lettura de Le Cosmicomiche di Italo Calvino, raccolta di racconti riuniti per la prima volta sotto questo titolo da Einaudi nel 1965. Ispirati a concetti scientifici, ma fortemente surreali e venati di comicità, i racconti guardano in particolare all’universo e all’astronomia, e sono uno dei molteplici campi di interesse che l’autore tradusse in letteratura nel corso della sua carriera. La stessa Ragonese, ad agosto 2020 all’arena delle Alpi di Venaus, aveva letto la Storia di un gatto e di un topo che diventò suo amico di Luis Sepúlveda, accompagnata dalle musiche scritte e dirette da Giorgio Mirto. Per l’attrice si tratta quindi di un ritorno a Borgate dal vivo, e anche questa volta la sua voce si unirà a una sonorizzazione unica, curata da Riccardo Mazza: Cosmomusiche. Esplorazione sonora per radiosorgente e sintesi audio. In omaggio al testo di Calvino, infatti, il compositore e musicista costruirà un intreccio di tessiture sonore partendo dai segnali che capterà in tempo reale da radiosorgenti provenienti dallo spazio, rielaborati dal vivo utilizzando sintetizzatori analogici e con l’uso di un piccolo radiotelescopio ricavato da un ricevitore satellitare. La perfomance diventa così un’esperienza dove il cosmo entra nella composizione stessa interagendo con l’universo interiore del compositore. L’universo, nell’equazione cosmologica di Einstein, è dinamico e in espansione: le radiosorgenti, dunque, rappresentano il quanto temporale e di fatto rendono il momento unico e mai ripetibile.
Parco archeologico di Ercolano. Al via nei giardini del parco Maiuri “OPEN FESTIVAL– Ercolano nei luoghi e nell’arte”, rassegna di arte, musica e spettacolo dal vivo

Parte venerdì 11 giugno 2021 la terza edizione di “OPEN FESTIVAL– Ercolano nei luoghi e nell’arte”, rassegna di arte, musica e spettacolo dal vivo ideata da La Bazzarra e organizzata dal Comune di Ercolano. Al parco archeologico di Ercolano, nei giardini di parco Maiuri, sabato 12 giugno 2021 si esibiranno i gruppi Synaulia e Luna Janara in concerto, tra le 18 e le 20. Partendo dal bisogno collettivo di riappropriazione dei luoghi simbolo di Ercolano per destinarli a spazi per la cultura, soprattutto in questo periodo storico di chiusure, distanziamento sociale e restrizioni, il festival presenta un programma per tutte le fasce di età, a ingresso gratuito e nel pieno rispetto della normativa anti-Covid vigente.

Fino a domenica 13 giugno 2021 invece la città di Ercolano si trasformerà in un grande teatro all’aperto grazie alle esibizioni di Teresa De Sio, Antonio Onorato, Tony Esposito, Compagnia Piccolo Nuovo Teatro, Titti Nuzzolese, di body painting a cura di Weronique Art e Mariateresa D’Avino, oltre a un laboratorio di arte circense a cura di CircoBus e visite guidate al centro storico. “Il parco archeologico di Ercolano ha aderito con entusiasmo alla manifestazione organizzata dal Comune quale ulteriore elemento di connessione con il territorio e la comunità locale”, interviene il direttore Francesco Sirano. “Tutti coloro che parteciperanno al festival potranno riappropriarsi di spazi ai quali hanno dovuto rinunciare per troppo tempo. Il parco Maiuri completa l’esperienza di visita e offre spazi di aggregazione e di intrattenimento in sicurezza. Con l’Open Festival si offrirà una duplice opportunità da una parte approfittare del convenientissimo abbonamento al parco “un giorno un anno” (al prezzo di un singolo ingresso), per godere delle sue continue scoperte e dei sempre rinnovati spunti di interesse, dall’altro il parco Maiuri che si presta all’intrattenimento ricreativo, entrambi luoghi adatti sia alla ricettività e che all’accoglienza in sicurezza del nostro pubblico”.
Al via il cantiere di messa in sicurezza dell’Insula Occidentalis di Pompei: permetterà di restituire al pubblico le straordinarie ville urbane di Marco Fabio Rufo e di Maio Castricio, della Casa del Bracciale d’Oro e della Biblioteca

Al via il cantiere di messa in sicurezza dell’Insula Occidentalis di Pompei, che, in poco più di un anno, permetterà di restituire al pubblico le straordinarie ville urbane di Marco Fabio Rufo e di Maio Castricio, della Casa del Bracciale d’Oro e della Biblioteca, affacciate sul golfo di Napoli e finora non accessibili perché utilizzate come sede dei laboratori di restauro del Parco. L’intervento, che prevede il montaggio di una gru da 65 metri, consentirà di restituire alla fruizione del Visitatori dei complessi abitativi unici per eleganza e per raffinatezza, estesi per quasi 6mila metri quadrati, e dove il legame tra Pompei e il territorio circostante, tra Pompei e il “suo” mare, prende forma e significato. I lavori sono finanziati dai fondi Cipe del piano stralcio “Cultura e Turismo” Fondo per lo sviluppo e la coesione (Fsc), oltre che con fondi propri del parco archeologico di Pompei, e si concluderanno tra un anno, quando si riapriranno al pubblico non solo gli spazi pubblici e domestici dei palazzi, ma anche i loro giardini e gli spazi verdi interni dove riscoprire, oggi, quel complesso legame tra cultura e natura che caratterizzava la vita degli antichi pompeiani.

Il grandioso complesso delle ville urbane dell’Insula Occidentalis è situato ai margini della città antica, nella Regione VI e non distante dal Foro. Quattro terrazze panoramiche, digradanti scenograficamente verso il mare, offrono al visitatore un’emblematica testimonianza del gusto romano di vivere in fastose ed eleganti dimore dove il paesaggio costituisce uno degli elementi predominanti della stessa composizione architettonica. Affreschi, mosaici, arredi sono gli elementi ancora oggi presenti che costruiscono uno spazio dove si sperimenta il piacere del vivere e il lusso quotidiano; spazi immersi in una raffinata bellezza fatta di pitture dai colti riferimenti letterari o che ritraggono lussureggianti giardini aperti sulla vallata dove il fiume incontra il mare; mosaici pavimentali con marmi colorati provenienti da diverse regioni dell’impero arredavano gli ambienti, mentre spettacolari giochi d’acqua arricchivano le sale da pranzo all’aperto.
Torino. Al museo Egizio doppia visita guidata con curatore “Una statua sonora”: Federico Poole guida i partecipanti alla scoperta di Hel, “signora della casa”

Cosa c’è di più bello che ascoltare le storie degli oggetti dalla viva voce di chi fa ricerca ogni giorno? Ogni reperto può celare mille storie e gli studiosi possono rivelarcele in modo appassionante e coinvolgente e farci sentire più vicini ai tesori che il museo Egizio di Torino custodisce nelle sale e nei magazzini. Appuntamento giovedì 10 giugno 2021, alle 13, e mercoledì 16 giugno 2021, alle 16.30, con “Una statua sonora”, visita guidata con curatore. Federico Poole, curatore del museo Egizio e della rivista scientifica RIME, guiderà i partecipanti alla scoperta di Hel, “signora della casa”, una statua “sonora” di epoca Ramesside. Grazie ad altri reperti a essa connessi sarà possibile viaggiare con la mente e avvicinarsi all’arte egizia del periodo, i culti religiosi e agli strumenti musicali rituali. I partecipanti saranno inseriti in gruppi di massimo 20 persone. A ogni partecipante sarà consegnata una radio guida con auricolari monouso per rispettare le distanze di sicurezza. Costo: 7 euro (biglietto d’ingresso escluso). Prenotazione online obbligatoria: https://egizio.museitorino.it/eventi/visita-guidata-con-curatore-una-statua-sonora/.
Federico Poole si occupa dell’editoria scientifica del museo e dirige la Rivista del Museo Egizio. Ha curato la mostra temporanea “Il Nilo a Pompei” (2016). Fra i suoi interessi di studio vi sono i rapporti di dipendenza nell’antico Egitto, l’ideologia funeraria, gli ushabti e la ricezione di elementi culturali egiziani nella Campania antica. Sapete però che aveva altri sogni nel cassetto? Conosciamo il suo lavoro da vicino in questa intervista.
Torino. Conferenza egittologica in presenza e on line al museo Egizio con i curatori Beppe Moiso e Tommaso Montonati su “Come l’Occidente scopre l’Egitto?”: dalla spedizione napoleonica all’avvento della fotografia

Nell’ambito dell’edizione 2021 della rassegna Archivissima, il museo Egizio di Torino dedica una conferenza al rapporto tra l’Egitto e i Paesi europei. Appuntamento mercoledì 9 giugno 2021, alle 18, al museo Egizio con la conferenza egittologica “Come l’Occidente scopre l’Egitto?”, tenuta dal curatore Beppe Moiso e da Tommaso Montonati, egittologo addetto all’archivio storico del Museo. L’evento si terrà in presenza nella sala conferenze del Museo con accesso dalle 17.30 fino a esaurimento posti, e sarà inoltre trasmesso in streaming sul profilo Facebook e sul canale YouTube del Museo Egizio, oltre che sul sito di Archivissima, “l’unico festival”, ricorda Francesca Leon, assessore alla Cultura della Città di Torino, “dedicato alla promozione degli archivi e della documentazione che conservano, che permette di scoprire un patrimonio enorme. Questa edizione lancia lo sguardo verso l’Europa ed è un elemento importante, così come aver fatto tesoro dell’esperienza dell’anno di pandemia portando i contenuti sia in presenza che online con una programmazione ibrida che consente di diffondere in modo vasto le iniziative e le proposte”. Al museo Egizio Beppe Moiso e Tommaso Montonati raccontano a due voci come prende forma l’identità visiva dell’antico Egitto nell’immaginario collettivo, partendo dalle prime incisioni pubblicate sulla Description de l’Egypt fino all’avvento della fotografia. La conferenza si terrà in italiano e sarà moderata da Alessia Fassone, curatrice del Museo.
Ferrara. Incontro a Palazzo Naselli-Crispi (con visita guidata del palazzo cinquecentesco) su “Le scoperte lungo il canale Naviglio. Un esempio virtuoso di collaborazione tra enti per la riscoperta del territorio” con i protagonisti delle ricerche archeologiche
Nel letto del canale Naviglio nei pressi di Coccanile, frazione di Copparo (Fe), sono venuti alla luce – era il 2019 – i resti di una delle più antiche pievi testimoniate nel territorio di Ferrara, databile al VI-VII secolo, intitolata a San Venanzio, e della necropoli ad essa associata. Quest’anno nuova campagna di scavi archeologici in via Ariosto a Coccanile. Dopo l’interventi di messa in sicurezza di un tubo dell’acqua da parte di Cadf, nella mattinata di martedì 27 aprile 2021 ha preso il via l’indagine per individuare l’estensione totale dell’antica pieve rinvenuta nel 2019 nel Canale Naviglio. La campagna di scavo, sostenuta dall’Amministrazione comunale di Copparo, è affidata all’archeologa Flavia Amato, affiancata dagli infaticabili e appassionati volontari del Gruppo Archeologico Ferrarese, a cui ha fatto visita il sindaco Fabrizio Pagnoni. Le operazioni hanno subito riservato un primo inatteso ritrovamento: a una profondità di soli 50 centimetri è emerso un cippo che poggia su uno strato di interesse storico. Il cippo non è in relazione con l’edificio di culto, ma è più tardo: si ipotizza rinascimentale. Per determinarne la datazione si è provveduto alla pulizia del livello per individuare eventuali resti ceramici che ne attestino l’epoca di appartenenza. Si procederà quindi con le stratificazioni successive alla ricerca l’angolo del fronte dell’antica pieve di V – VII secolo, di cui erano già stati rinvenuti i resti dell’abside, con un plinto di colonna della navata centrale, e dodici sepolture a inumazione, i cui corredi hanno consentito di definire la pieve come una delle più antiche della Provincia di Ferrara.

Anche di questo si parlerà nell’incontro “Le scoperte lungo il canale Naviglio. Un esempio virtuoso di collaborazione tra enti per la riscoperta del territorio”, mercoledì 9 giugno 2021, alle 17, a Palazzo Naselli-Crespi in via Borgo dei Leoni 28 a Ferrara. Dopo i saluti di Riccardo Mantovani, amministratore del Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara; Fabrizio Pagnoni, sindaco del Comune di Copparo; Letizia Bassi, direttrice del Gruppo Archeologico Ferrarese; Paola Desantis, direttrice del museo Archeologico nazionale di Ferrara; gli interventi: Chiara Guarnieri (soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio) su “San Venanzio: una pieve in cammino”; Flavia Amato e Marco Bruni (archeologi) su “Le prime attestazioni cristiane del ferrarese a Coccanile di Copparo”. Per partecipare: prenotazioni obbligatorie, max 50 posti: segreteria.gaf@libero.it.


Il cortile interno di Palazzo Naselli-Crispi di Ferrara (foto consorzio bonifica pianura ferrara)
Segue la visita guidata del Palazzo Naselli-Crispi, palazzo cinquecentesco nel cuore rinascimentale di Ferrara. Palazzo Naselli Crispi fu progettato intorno al 1531 da Girolamo da Carpi (1501-1556), architetto e pittore ferrarese allievo del Garofalo. Questa “nobile abitazione alla Romanesca”, commissionata dal Canonico Giuliano Naselli, protonotario apostolico presso il Duca Ercole II d’Este, venne ultimata presumibilmente nel 1536. Nella seconda metà del secolo sedicesimo il fabbricato divenne di proprietà del Conte Giovanni Maria Crispi. Oggi il palazzo ospita la sede legale del Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara. Il cortile, di forma rettangolare, presenta cinque arcate nei lati lunghi e tre nei lati corti, disposte su due ordini, ad imitazione del Teatro Marcello in Roma. Nel portico di ingresso si può ammirare l’affresco della Madonna con Bambino, pure opera del Carpi: è l’unico affresco originario del palazzo Naselli Crispi giunto fino ai nostri giorni.
A Santa Maria in Stelle (Vr) l’Ipogeo, noto come il Pantheon, sito archeologico e luogo di culto cristiano unico nel suo genere, è stato riaperto alle visite guidate (contingentate) nei week end. E c’è una bella novità: il nuovo impianto di illuminazione che valorizza il percorso di visita

Erano ferme da marzo 2020, ad eccezione di un breve periodo di attività la scorsa estate. Sono le guide del Gruppo Volontari Ipogeo. Ma non sono rimaste inattive. E il risultato lo hanno potuto apprezzare i fortunati visitatori che sabato 4 giugno 2021 (quando sono riprese le visite in programma nei week end di giugno, luglio, agosto 2021) hanno varcato la soglia dell’Ipogeo di Santa Maria in Stelle tra le colline a Nord-Est di Verona: è attivo infatti il nuovo impianto di illuminazione creato da Lorella Marconi e Cinzia Todeschini dello studio @lucearchitettura, autorizzato e seguito dai funzionari della soprintendenza. Così l’arte e l’architettura si accendono di nuova luce. L’Ipogeo di Santa Maria in Stelle (comunemente noto come “il Pantheon”) è un sito archeologico e un luogo di culto cristiano, unico nel suo genere. Il sito si trova nell’omonimo paese, Santa Maria in Stelle, un piccolo borgo veronese situato nel cuore della Valpantena, che deve il suo nome a un affresco dipinto all’interno di una volta ipogea.

Il mese di maggio 2021 è stato impiegato dalle Guide Ipogee per far pratica con nuove scoperte, nuove informazioni, nuovi contenuti, nuovo impianto di illuminazione, nuove procedure di sicurezza. “Abbiamo ripensato e testato una migliore esperienza di visita”, spiegano. Infatti col rinnovato impianto di illuminazione è arrivato anche “un tablet per 18 scene luminose mozzafiato”: è proprio questo lo strumento che ora le guide ipogee utilizzano per accendere, spegnere, scandire l’itinerario luminoso.


Visita guidata all’Ipogeo di Santa Maria in Stelle (Vr) con i Volontari Ipogeo muniti di tablet per la gestione dell’illuminazione (foto Sabap-Vr)
Dal primo week end di giugno 2021 sono dunque ripresi i servizi di visita. “(Ri)cominciamo a mezzo regime”, spiegano le Guide Ipogee. “Non vi saranno tutti i turni, ma solo uno per fascia oraria, mattutina e pomeridiana. Questo perché l’ipogeo è un luogo sotterraneo, praticamente privo di riciclo d’aria. Scegliete l’orario che preferite, scriveteci, e vi diremo se è disponibile”. L’Ipogeo è visitabile il sabato mattina (turno 1: dalle 10 alle 11; turno 2: dalle 11 alle 12), il sabato pomeriggio (turno 3: dalle 15 alle 16; turno 4: dalle 16 alle 17), e la domenica (turno 5: dalle 15 alle 16; turno 6: dalle 16 alle 17). Si raccomanda la prenotazione via email all’indirizzo info@ipogeostelle.it specificando nel testo il giorno della visita, il turno e il numero di persone (considerando il tetto massimo di 5 visitatori a turno). Non sono ammesse infatti alla visita più di 20 persone al giorno, la discesa ammette un massimo di 5 persone alla volta (includendo nel conteggio anche la guida). Questa precauzione è dovuta alla preservazione e stabilizzazione del microclima interno. La visita ha una durata complessiva di circa 50 minuti, dei quali 15 minuti di introduzione storico – artistica del sito, 25 minuti all’interno dell’Ipogeo e 10 minuti di sopralluogo ai dintorni. I visitatori infatti potranno abbinare una passeggiata autoguidata ai dintorni dell’Ipogeo: la chiesa e i suoi affreschi, i lavatoi, il campanile. Per casi particolari è possibile chiedere di prenotare visite infrasettimanali scrivendo allo stesso indirizzo. In caso di celebrazioni straordinarie (legate alle festività religiose annuali e non, come matrimoni, battesimi, funerali) i turni possono subire delle variazioni. La chiesa di Santa Maria Assunta e l’Ipogeo sono infatti comunicanti. Perché la visita possa essere un momento di sana bellezza, sono state aggiornate le procedure di sicurezza ai tempi del Covid-19. Per informazioni: www.ipogeostelle.it.

Il corridoio di accesso all’Ipogeo di Santa Maria in Stelle (Vr) (foto Sabap-Vr)
Un ultimo consiglio da parte delle Guide Ipogee: “Fuori fa caldo, ma dentro fa freddo! Ricordiamo ai nostri visitatori, e a coloro che in questi giorni effettuano la prenotazione, che con l’escursione termica ipogea non si scherza! Prima di accedere agli spazi ipogei, i visitatori sono tenuti a lasciare all’esterno ombrelli, zaini, bibite o cibarie che, per dimensioni o caratteristiche, potrebbero mettere a rischio le pareti affrescate. Inoltre è opportuno vestire abiti adeguati e scarpe comode (non ciabatte né tacchi)”. La visita non comprende l’acquisto di un biglietto, si chiede ai visitatori un’offerta libera per aiutare la comunità di S. Maria in Stelle a sostenere le spese di apertura, gestione e mantenimento del sito. Un sostegno generoso permetterà a questa iniziativa di crescere e migliorarsi, supportando l’attività dei Giovani Volontari Ipogeo.


La stele romana e scorci suggestivi nell’Ipogeo di Santa Maria in Stelle (Vr) (foto Sabap-Vr)
Il nome di Santa Maria in Stelle probabilmente deriva da un affresco all’interno della Cella Nord, che rappresenta la Vergine Maria seduta su un trono, con Gesù Bambino in braccio. Ai lati due angeli alati. Quest’affresco, testimonianza di un voto fatto dalla nobildonna Petronia, è stato giustapposto a quello della volta stellata del soffitto. Da qui il nome “Santa Maria… in Stelle”. Papa Urbano III, il 7 Giugno 1187, si recò nella piccola comunità di Santa Maria in Stelle per consacrare l’Ipogeo e renderlo idoneo alle celebrazioni liturgiche. La stele romana all’interno del sito venne capovolta, girata verso l’ingresso della sala e incisa con una serie di indulgenze, indette dal Papa stesso. Negli anni Sessanta del secolo scorso, durante i lavori di restauro, la stele venne spostata e rovesciata, tornando in una posizione che favoriva la sua storia romana e pagana: le indulgenze infatti scomparvero sul retro, e il latino “capovolto” risultò praticamente illeggibile. Con il nuovo impianto di illuminazione, che finalmente valorizza le incisioni, le Guide Ipogee sono in grado di raccontare questa ed altre storie.


Un momento delle visite guidate nell’ipogeo di Santa Maria in Stelle (Vr) (foto Sabap-Vr)
Un po’ di storia del Pantheon. L’ipogeo di Santa Maria in Stelle è una struttura sotterranea di difficile interpretazione, realizzata nel III secolo probabilmente come acquedotto o ninfeo per captare le acque di una fonte sotterranea. Il committente del ninfeo, il nobile romano Publio Pomponio Corneliano, vissuto nel III secolo e noto per aver ricoperto cariche pubbliche nel territorio veronese e vicentino, è verosimilmente il personaggio raffigurato in una statua posta in una nicchia dell’ipogeo. Il suo nome compare in un’iscrizione situata sull’architrave della porta d’accesso, dove si informa che egli fece edificare le fondazioni dell’ipogeo insieme alla moglie e ai figli. A partire dal IV secolo lo spazio venne adibito a cappella per il culto cristiano, destinazione d’uso che mantenne fino al XII secolo. San Zeno, allora vescovo di Verona, avviò un’opera di evangelizzazione delle comunità rurali, extra-moenia, dov’era ancora radicato il culto pagano. In occasione di una visita al ninfeo, lo consacrò a primo fonte battesimale fuori dalle mura di Verona. Nel V secolo la struttura viene ampliata con la costruzione di due celle laterali, alla destra e alla sinistra dell’atrio battesimale. Dagli affreschi che esse contengono possiamo intuire che lo scopo delle due celle era quello di fornire un luogo per la catechesi. Gli aneddoti rappresentati riguardano sia il Nuovo che l’Antico Testamento. A cavallo del VII e il VIII sec. d.C. compare all’interno della cella di destra un nuovo affresco, la Manus Dei, la mano di Dio. L’affresco diviene oggetto di pellegrinaggio locale, in particolare, costituisce una meta obbligata per diaconi e presbiteri che, recandosi all’Ipogeo per l’adorazione della Manus Dei, lasciavano un graffito con il loro nome, per sancire la visita. Infine, come già detto, Papa Urbano III, il 7 giugno 1187 si recò nella piccola comunità di Santa Maria in Stelle per consacrare l’Ipogeo e renderlo idoneo alle celebrazioni liturgiche.





















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