Torino. Per la prima volta il festival Borgate dal vivo apre in città con un evento speciale al museo Egizio: Isabella Ragonese legge Le Cosmicomiche di Italo Calvino accompagnata da una sonorizzazione unica, curata da Riccardo Mazza che capterà in tempo reale segnali da radiosorgenti provenienti dallo spazio

borgate-dal-vivo_2021_logoSeduti nel centro di Torino, ma con le orecchie rivolte al cielo. Un meraviglioso inizio per “Borgate dal vivo” 2021 sabato 12 giugno 2021, alle 21, con l’evento speciale al museo Egizio “Isabella Ragonese legge Le Cosmicomiche di Italo Calvino”, già sold out da tempo (per aggiornamenti sulla disponibilità di nuovi biglietti consultare il sito www.borgatedalvivo.it). Evento in collaborazione con il museo Egizio e Seeyousound. Un festival delle borgate alpine che si apre dunque in città. Una meravigliosa attrice, che nel 2020 era stata protagonista di uno degli ultimi e più suggestivi appuntamenti, e che nel 2021 torna per inaugurare la nuova edizione. Racconti che prendono spunto dalla scienza e dalla musica che proviene dallo spazio. Sono molti gli elementi che rendono speciale l’appuntamento di sabato 12 giugno 2021, evento di apertura della sesta edizione di “Borgate dal vivo”, a partire dalla cornice. Forse per la prima volta, il festival si allontana dalle vallate e dai piccoli borghi, obiettivo di un più ampio progetto di decentramento della cultura che da sempre guida l’operato della rassegna, e scende in uno degli spazi più noti del capoluogo, vero centro di attrazione e divulgazione: il museo Egizio di Torino, nuovo e prestigioso partner che si aggiunge a questa edizione. “È la prima volta che collaboriamo con Borgate dal vivo, che ‘scende in città’ per inaugurare il festival 2021 con un reading tratto da Le Cosmicomiche di Italo Calvino, una gloria del Piemonte, nel cortile del nostro Museo”, ha dichiarato Evelina Christillin, presidente della Fondazione Museo delle Antichità Egizie alla presentazione del festival. “Credo sia molto bella questa collaborazione, questo mettere in rete i saperi e i patrimoni culturali. Auguro al festival un grande successo e ringrazio Borgate dal vivo per averci voluto al suo fianco”.

Riccardo Mazza, compositore e musicista
Isabella Ragonese photo DIRK VOGEL

L’attrice Isabella Ragonese (foto Dirk Vogel)

Sarà infatti nel cortile di via Accademia delle Scienze che Isabella Ragonese darà il via a tre mesi di eventi diffusi in quattro regioni italiane (Piemonte, Lombardia, Liguria e Valle d’Aosta), con una lettura de Le Cosmicomiche di Italo Calvino, raccolta di racconti riuniti per la prima volta sotto questo titolo da Einaudi nel 1965. Ispirati a concetti scientifici, ma fortemente surreali e venati di comicità, i racconti guardano in particolare all’universo e all’astronomia, e sono uno dei molteplici campi di interesse che l’autore tradusse in letteratura nel corso della sua carriera. La stessa Ragonese, ad agosto 2020 all’arena delle Alpi di Venaus, aveva letto la Storia di un gatto e di un topo che diventò suo amico di Luis Sepúlveda, accompagnata dalle musiche scritte e dirette da Giorgio Mirto. Per l’attrice si tratta quindi di un ritorno a Borgate dal vivo, e anche questa volta la sua voce si unirà a una sonorizzazione unica, curata da Riccardo Mazza: Cosmomusiche. Esplorazione sonora per radiosorgente e sintesi audio. In omaggio al testo di Calvino, infatti, il compositore e musicista costruirà un intreccio di tessiture sonore partendo dai segnali che capterà in tempo reale da radiosorgenti provenienti dallo spazio, rielaborati dal vivo utilizzando sintetizzatori analogici e con l’uso di un piccolo radiotelescopio ricavato da un ricevitore satellitare. La perfomance diventa così un’esperienza dove il cosmo entra nella composizione stessa interagendo con l’universo interiore del compositore. L’universo, nell’equazione cosmologica di Einstein, è dinamico e in espansione: le radiosorgenti, dunque, rappresentano il quanto temporale e di fatto rendono il momento unico e mai ripetibile.

Il Colosseo e il Mann “uniti” da un portale: da oggi la tecnologia SLIDEDOOR collega in tempo reale i due Istituti di Roma e Napoli. Al via un nuovo itinerario culturale tra reale e virtuale

Il direttore del Mann. Paolo Giulierini, saluta da Napoli gli amici del parco archeologico del Colosseo attraverso il portale Slidedoor (foto mann)

“Uniti si vince”, sventola Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli. E Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo applaude. Nuove connessioni per i Musei del futuro. Grazie al portale SLIDEDOOR, da oggi, 11 giugno 2021, il Mann e il PArCo sono più vicini e uniti oltre che da legami culturali, anche da prospettive virtuali. SLIDEDOOR è uno strumento di sofisticata tecnologia, ideato dall’ingegno tutto napoletano dalla Factory Slide World: il progetto consiste nella realizzazione di portali a grandezza naturale, attraverso cui è possibile guardare ed essere guardati, vivendo l’esperienza di avere di fronte a sé persone e luoghi in realtà molto distanti. La tecnologia 4k live cam-streaming è così al servizio di una raffinata filosofia progettuale: dal lato opposto del portale c’è un’altra persona che osserva e, al tempo stesso, è osservata; ognuno dei due protagonisti è inserito nel proprio contesto di riferimento, ma le due realtà si fondono ed emergono le comuni radici storico-culturali. La realizzazione di SLIDEDOOR rientra nel progetto più ampio di ricerca per la creazione di un dizionario meta-museale dei gesti.

Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo, da Roma saluta Paolo Giulierini a Napoli attraverso il portale Slidedoor (foto PArCo)

Lo sguardo, tra reale e virtuale, completa una condivisione di intenti, che diviene anche promozione congiunta: in uno splendido itinerario culturale tra Roma e Napoli, il pubblico della mostra potrà visitare con ticket ridotto entrambi gli Istituti. La promozione sarà valida anche per i titolari di membership del Parco archeologico del Colosseo, la cui messa in vendita è imminente, e per i possessori di abbonamento OpenMann.

Lo staff del museo Archeologico nazionale di Napoli mostra alcuni cartelli agli amici dall’altra parte del portale Slidedoor a Roma (foto mann)

Il trait d’union tecnologico e simbolico fra il Mann e il Colosseo, infatti, sottolinea proprio il legame tra la storia e la programmazione culturale dei due istituti: al museo Archeologico nazionale di Napoli SLIDEDOOR è nell’Atrio, di fronte al grande rilievo che, proveniente dalla Necropoli Marittima di Pompei, accoglie i visitatori con un suggestivo invito a visitare la mostra “Gladiatori”; al Colosseo, il portale è collocato al di sotto della cosiddetta Porta Triumphalis, da dove entrava la pompa gladiatoria prima dell’inizio dei giochi, inquadrando così il punto di vista dell’arena e della cavea dell’anfiteatro. Il legame inter-istituzionale si rafforza ancora di più: dopo la felice collaborazione per la realizzazione della mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” che, a cura dell’indimenticabile Mario Torelli, propone in allestimento significativi prestiti del Mann, oggi è la volta di “Gladiatori”; qui sono esposti alcuni importanti reperti provenienti dall’Anfiteatro Flavio, luogo per antonomasia dei combattimenti e degli spettacoli gladiatorii.

Napoli e Roma, il museo Archeologico nazionale di Napoli e il parco archeologico del Colosseo uniti attraverso il portale Slidedoor (foto mann)

“Dalla Campania di Spartacus, terra di Gladiatori, dove il mito ha le sue radici, all’Anfiteatro cuore dell’Impero, il Colosseo, immagine dell’Italia nel mondo”, commenta il direttore del Mann, Paolo Giulierini: “non poteva esserci occasione migliore della grande mostra che il museo Archeologico di Napoli dedica a questi eroi dell’antichità, uomini che hanno sofferto, amato e vissuto, per aprire il nostro portale ‘virtuale’ con il parco del Colosseo che è anche il  simbolo di una collaborazione forte e concreta tra i due siti, sia dal punto di vista scientifico che della valorizzazione. Ringrazio il parco archeologico del Colosseo e la sua direttrice Alfonsina Russo per essere con noi in questa entusiasmante ripartenza, nel segno dell’arte e della bellezza: solo uniti vinceremo”.

Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo, davanti al portale Slidedoor in collegamento col Mann (foto PArCo)

“Sono orgogliosa di questa novità che consente al Colosseo di unire la propria storia a quella del Mann, scrigno delle più importanti collezioni di antichità e custode di moltissimi reperti dal fortissimo legame con gli spettacoli gladiatorii”, gli fa eco Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. “E sono anche orgogliosa di aver favorito anche una connessione fisica oltre che virtuale, con l’istituzione di un biglietto ridotto per favorire la visita dei nostri Istituti”.

Cividate Camuno (Bs): aperto il museo Archeologico nazionale della Valle Camonica, una nuova e più adeguata sede per una delle realtà archeologiche più sorprendenti dell’arco alpino, punto di partenza e di arrivo del percorso della Valle Camonica romana

Veduta col drone del nuovo museo Archeologico nazionale della Valle Camonica (foto drm-lombardia)
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I brevi percorsi che uniscono il museo Archeologico nazionale della Valle Camonica al parco archeologico del teatro e dell’anfiteatro e al parco archeologico del santuario di Minerva (foto drm-lombardia)

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Il parco archeologico del teatro e dell’anfiteatro di Cividate Camuno (Bs) (foto drm-lombardia)

Il gran giorno è arrivato per Cividate Camuno (Bs) e per tutti gli appassionati di archeologia romana: oggi, 11 giugno 2021, apre il nuovo museo Archeologico nazionale della Valle Camonica. Che a sua volta è punto di partenza e di arrivo del percorso della Valle Camonica romana, che a Cividate Camuno ha come altre tappe lo spazio del foro in parte visibile nell’area archeologica in via Palazzo e il Parco Archeologico del teatro e dell’anfiteatro, e poi spinge a raggiungere, poco lontano, il Parco Archeologico del Santuario di Minerva da cui proviene l’imponente scultura della dea. Nato dalla volontà e dagli sforzi del Comune e della Direzione regionale Musei Lombardia, non avrebbe visto la luce senza la condivisione di intenti con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia e i contributi di Regione Lombardia e della Comunità Montana di Valle Camonica e soprattutto senza la passione dei tanti cittadini che ne hanno seguito, a vario titolo, la realizzazione sentendolo da subito come proprio. Da una lunga apertura vetrata chi è fuori, sulla piazza, può vedere uno dei capolavori del museo, la statua di Minerva, dal Santuario di Spinera di Breno. Si tratta di una scelta che sottolinea come non ci sia cesura tra “dentro e fuori”, ma una osmosi continua, ribadita anche dall’area archeologica di Porta Castello nel cortile interno dell’edificio. L’area, con una copertura a scorrimento orizzontale che ripropone la città antica attraverso una grafica colorata, non è parte del museo ma è concepita come luogo cerniera, che vive in relazione al Museo, al bar, agli spazi ricreativi annessi.

La Minerva domina una delle sale del nuovo museo Archeologico nazionale della Valle Camonica a Cividate Camuno (foto drm-lombardia)
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Il poster creato per il nuovo museo Archeologico nazionale della Valle Camonica a Cividate Camuno (Bs) (foto drm-lombardia)

A quarant’anni dall’inaugurazione avvenuta il 5 luglio 1981, a sei dall’idea di un nuovo museo e tre anni dopo l’avvio ufficiale dei lavori nell’autunno 2018 a Cividate Camuno, antica Civitas Camunnorum, apre le porte il rinnovato museo della Valle Camonica romana, una nuova e più adeguata sede per una delle realtà archeologiche più sorprendenti dell’arco alpino. “Il nuovo museo, collocato nel centro storico, con un percorso razionalizzato ed ampliato rispetto alla vecchia sede, risponde a molteplici esigenze”, interviene Emanuela Daffra, direttore regionale Musei Lombardia del ministero della Cultura: “innanzi tutto a quella di dare spazio ad un patrimonio, quello emerso dagli scavi, in continua crescita; poi a quella di aggiornare i percorsi rispetto all’affinarsi degli studi e ai nuovi orizzonti della disciplina; infine, ma non da ultimo, per avvicinare un pubblico che ha abitudini visive, stili e modelli di conoscenza completamente diversi rispetto agli anni Ottanta ed in continua evoluzione. I luoghi espositivi non sono neutri e sono il basso continuo che guida il dialogo tra oggetti e visitatori”.

La sala dedicata alle Terme del nuovo museo Archeologico nazionale di Cividate Camuno (foto drm-lombardia)
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A Cividate Camuno (Bs) apre il nuovo museo Archeologico nazionale della Valle Camonica (foto drm-lombardia)

Una nuova sede, un nuovo racconto. La nuova sede del museo sorge nel centro storico di Cividate Camuno, in un ex convento, poi sede dell’Incubatore d’Imprese, proprio di fronte alla Chiesa Parrocchiale, nel cuore della Civitas romana e dell’abitato medioevale, come dimostrano i resti rinvenuti nel cortile. È una collocazione che concretizza con evidenza visiva la stratificazione storica del territorio e ne ribadisce la continuità, facendo del museo il centro vivo di una archeologia diffusa, che lo contestualizza e lo spiega. Il progetto architettonico invece si è dovuto confrontare con la rifunzionalizzazione di un immobile inespressivo, manomesso e che non nasceva per fini espositivi. “A scala architettonica, l’azione di progetto ha comportato la trasformazione di una distribuzione paratattica degli ambienti, uffici accessibili da percorsi comuni disposti ad anello su piani sovrapposti, in un percorso sequenziale in cui il visitatore è accompagnato in una narrazione continua attraverso le sezioni del museo”, spiega Ilaria Volta dello studio di architettura Volta di Brescia che ha curato progetto architettonico, museografico e di allestimento. “La trama non è cronologica ma l’approccio è tematico, in accordo con il progetto scientifico. Ogni sezione è connotata da un colore, che ricorre anche nel progetto di allestimento, traducendo le intenzioni del progetto scientifico in un linguaggio nuovo e accogliente. I colori delle sezioni non sono arbitrari, appartengono alla palette Le Corbusier del 1931, con qualche incursione in quella del ‘59 (bianco, nero e oro)”. Al colore è affidato il dialogo tra l’antico e la classicità moderna, in una narrazione senza soluzione di continuità. I colori delle sezioni si armonizzano, secondo la grammatica della tastiera cromatica di Le Corbusier, in accordi tonali con colori-cerniera, che corrispondono alle congiunzioni nel fraseggio del racconto. Le vetrine dell’allestimento si dispongono come scatole “disfatte” nell’atto della sorpresa e della scoperta. Su un nastro colorato i reperti si disvelano e si raccontano nella loro unicità.

La Minerva in marmo pentelico dal santuario di Breno tra i capolavori esposti nel museo Archeologico nazionale della Valle Camonica (foto drm-lombardia)
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Placchetta in bronzo raffigurante una figura schematica su barca solare trainata da uccelli acquatici proveniente dal santuario protostorico di Breno-Spinera (V sec. a.C.): raffigura forse la divinità preromana venerata nel luogo (foto drm-lombardia)

Un incontro di culture, tra continuità e mutamento. Sono esposti i reperti di età romana trovati a Cividate Camuno e nel territorio: materiali degli insediamenti tradizionali, una ricca collezione epigrafica, monumentali elementi architettonici e scultorei, raffinati affreschi dalle domus e ricchi corredi funerari dalle necropoli, con pendenti e amuleti anche in oro e argento, carichi di valenze simboliche. “Il nuovo museo, con rimandi anche ai luoghi vicini, contestualizza i ritrovamenti della Valle Camonica nel quadro più ampio dell’arco alpino, ponendosi così come un museo della romanizzazione delle Alpi”, evidenzia Serena Solano, funzionario archeologo della soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia, direttore dei Parchi della Valle Camonica romana e curatore scientifico del progetto. “Il progetto scientifico ha puntato a raccontare l’incontro di culture, nello specifico quella tra Camuni e Romani, illustrando i cambiamenti e le novità insieme agli aspetti di sovrapposizione e continuità. Il fenomeno della romanizzazione di una vallata alpina è declinato nei suoi molteplici aspetti, dalla trasformazione del territorio, allo sfruttamento delle risorse, ai culti, agli insediamenti, agli aspetti della vita quotidiana, agli spazi pubblici, alla sfera funeraria. Il percorso vuole guidare il visitatore alla scoperta della Valle Camonica romana con un linguaggio che utilizza due registri, uno più didascalico e scientifico e uno più immediato, scandito dalle sezioni colorate e ben distinte, con momenti dedicati anche alla scoperta e al gioco per stimolare la curiosità e la voglia di conoscenza, soprattutto dei più piccoli, attraverso il coinvolgimento attivo e il divertimento”.

Parco archeologico di Ercolano. Al via nei giardini del parco Maiuri “OPEN FESTIVAL– Ercolano nei luoghi e nell’arte”, rassegna di arte, musica e spettacolo dal vivo

Anche il parco archeologico di Ercolano ospita eventi della rassegna “OPEN FESTIVAL– Ercolano nei luoghi e nell’arte” (foto paerco)

ercolano_OPEN-Festival-2021_logoParte venerdì 11 giugno 2021 la terza edizione di “OPEN FESTIVAL– Ercolano nei luoghi e nell’arte”, rassegna  di arte, musica e spettacolo dal vivo ideata da La Bazzarra e organizzata dal Comune di Ercolano. Al parco archeologico di Ercolano, nei giardini di parco Maiuri, sabato 12 giugno 2021 si esibiranno i gruppi Synaulia e Luna Janara in concerto, tra le 18 e le 20. Partendo dal bisogno collettivo di riappropriazione dei luoghi simbolo di Ercolano per destinarli a spazi per la cultura, soprattutto in questo periodo storico di chiusure, distanziamento sociale e restrizioni, il festival presenta un programma per tutte le fasce di età, a ingresso gratuito e nel pieno rispetto della normativa anti-Covid vigente.

Il cartellone della rassegna “OPEN FESTIVAL– Ercolano nei luoghi e nell’arte”

Fino a domenica 13 giugno 2021 invece la città di Ercolano si trasformerà in un grande teatro all’aperto grazie alle esibizioni di Teresa De Sio, Antonio Onorato, Tony Esposito, Compagnia Piccolo Nuovo Teatro, Titti Nuzzolese, di body painting a cura di Weronique Art e Mariateresa D’Avino, oltre a un laboratorio di arte circense a cura di CircoBus e visite guidate al centro storico. “Il parco archeologico di Ercolano ha aderito con entusiasmo alla manifestazione organizzata dal Comune quale ulteriore elemento di connessione con il territorio e la comunità locale”, interviene il direttore Francesco Sirano. “Tutti coloro che parteciperanno al festival potranno riappropriarsi di spazi ai quali hanno dovuto rinunciare per troppo tempo. Il parco Maiuri completa l’esperienza di visita e offre spazi di aggregazione e di intrattenimento in sicurezza. Con l’Open Festival si offrirà una duplice opportunità  da una parte approfittare del convenientissimo abbonamento al parco “un giorno un anno” (al prezzo di un singolo ingresso), per godere delle sue continue scoperte e dei sempre rinnovati spunti di interesse, dall’altro il parco Maiuri che si presta all’intrattenimento ricreativo, entrambi luoghi adatti sia alla ricettività e che all’accoglienza in sicurezza del nostro pubblico”.

Al via il cantiere di messa in sicurezza dell’Insula Occidentalis di Pompei: permetterà di restituire al pubblico le straordinarie ville urbane di Marco Fabio Rufo e di Maio Castricio, della Casa del Bracciale d’Oro e della Biblioteca

La prospettiva verso il golfo di Napoli dell’Insula Occidentalis a Pompei (foto parco archeologico di pompei)

Al via il cantiere di messa in sicurezza dell’Insula Occidentalis di Pompei, che, in poco più di un anno, permetterà di restituire al pubblico le straordinarie ville urbane di Marco Fabio Rufo e di Maio Castricio, della Casa del Bracciale d’Oro e della Biblioteca, affacciate sul golfo di Napoli e finora non accessibili perché utilizzate come sede dei laboratori di restauro del Parco. L’intervento, che prevede il montaggio di una gru da 65 metri, consentirà di restituire alla fruizione del Visitatori dei complessi abitativi unici per eleganza e per raffinatezza, estesi per quasi 6mila metri quadrati, e dove il legame tra Pompei e il territorio circostante, tra Pompei e il “suo” mare, prende forma e significato. I lavori sono  finanziati dai fondi Cipe del piano stralcio “Cultura e Turismo” Fondo per lo sviluppo e la coesione (Fsc), oltre che con fondi propri del parco archeologico di Pompei, e si concluderanno tra un anno, quando si riapriranno al pubblico non solo gli spazi pubblici e domestici dei palazzi, ma anche i loro giardini e gli spazi verdi interni dove riscoprire, oggi, quel complesso legame tra cultura e natura che caratterizzava la vita degli antichi pompeiani.​

Particolare di una parete affrescata della Casa di Marco Fabio Rufo nell’Insula Occidentalis a Pompei (foto parco archeologico di pompei)

Il grandioso complesso delle ville urbane dell’Insula Occidentalis è situato ai margini della città antica, nella Regione VI e non distante dal Foro. Quattro terrazze panoramiche, digradanti scenograficamente verso il mare, offrono al visitatore un’emblematica testimonianza del gusto romano di vivere in fastose ed eleganti dimore dove il paesaggio costituisce uno degli elementi predominanti della stessa composizione architettonica. Affreschi, mosaici, arredi sono gli elementi ancora oggi presenti che costruiscono uno spazio dove si sperimenta il piacere del vivere e il lusso quotidiano; spazi immersi in una raffinata bellezza fatta di pitture dai colti riferimenti letterari o che ritraggono lussureggianti giardini aperti sulla vallata dove il fiume incontra il mare; mosaici pavimentali con marmi colorati provenienti da diverse regioni dell’impero arredavano gli ambienti, mentre spettacolari giochi d’acqua arricchivano le sale da pranzo all’aperto.

Roma, Percorsi fuori dal PArCo. Nel settimo appuntamento, il viaggio parte ancora una volta dal Palatino per giungere sul colle Quirinale al Palazzo Barberini alla scoperta delle proprietà della famiglia Barberini

L’ex Vigna Barberini sul colle Palatino a Roma (foto PArCo)

Settimo appuntamento col progetto “Percorsi fuori dal PArCo – Distanti ma uniti dalla storia” che vuole portare i cittadini romani e tutti i visitatori a scoprire i legami profondi e ricchi di interesse, ma non sempre valorizzati, tra i monumenti del Parco e quelli del territorio circostante, raccontando, con testi e immagini, il nesso antico che unisce la storia di un monumento o di un reperto del parco archeologico del Colosseo con un suo “gemello”, situato nel Lazio. Dopo aver raggiunto il Comune di Cori (tempio dei Dioscuri), il parco archeologico di Ostia Antica (tempio della Magna Mater), Prima Porta (villa di Livia Drusilla), il parco archeologico dell’Appia Antica (tenuta di Santa Maria Nova), piazza Navona (stadio di Domiziano), villa di Tiberio a Sperlonga (Lt), il viaggio virtuale – ma ricco di spunti per organizzare visite reali – promosso dal parco archeologico del Colosseo riparte ancora dal Palatino, precisamente dall’area dell’ex Vigna Barberini per giungere sul colle Quirinale, a circa 2,5 km dal punto di partenza dove sorge Palazzo Barberini, sede di Barberini Corsini Gallerie Nazionali.

Vigna Barberini al tramonto: sullo sfondo, in corrispondenza con il podio del tempio costruito da Elagabalo, la chiesa di San Sebastiano. È ben visibile lo stemma in pietra, decorato dalle api Barberini (foto PArCo)

La Vigna Barberini è forse il luogo più tranquillo del Palatino: “In questa terrazza erbosa, dal suggestivo affaccio sul Colosseo, dominata dai conventi di San Bonaventura e San Sebastiano”, raccontano gli archeologi del PArCo, “arrivano attutiti i rumori del traffico cittadino, e quasi nulla ci fa ricordare il passato più antico: il silenzio e la pace della Vigna nascondono in realtà una storia affascinante e complessa, messa in luce dagli scavi svolti a partire dal 1985 in collaborazione con l’Ecole française de Rome. Le ricche abitazioni che sorgevano qui in età repubblicana furono presto “cancellate” dalla Domus aurea neroniana”.

Il grandioso pilone che sosteneva l’edificio circolare ritrovato nel 2009 sullo sperone nord-orientale della Vigna Barberini, panoramico sulla valle del Colosseo. Si tratta forse della famosa “coenatio rotunda” (foto PArCo)
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Veduta aerea della Vigna Barberini sul Palatino dopo gli scavi recenti (foto PArCo)

“È proprio qui infatti che nel 2009 furono scoperti i resti di una eccezionale struttura alta più di 10 metri”, ricordano sempre gli archeologi del PArCo, “sorretta da un grande pilastro e da doppi archi a raggiera, su cui poggiava una piattaforma circolare: era forse questa la coenatio rotunda, la famosa sala da pranzo che girava giorno e notte imitando il movimento della terra. Le tracce di giardino scoperte durante gli scavi, con messa a coltura di essenze in vasi disposti a filari, fanno pensare che qui fossero anche gli splendidi “Giardini di Adone” che gli scrittori antichi nominano tra le attrattive del Palazzo Flavio. Ma un gravissimo incendio, nel 191 d.C., cambiò di nuovo le sorti della “vigna”, dove agli inizi del III secolo l’imperatore Elagabalo costruì il grandioso tempio dedicato al Dio Sole: oggi ne resta solo parte del basamento. Proprio sulle sue scale, ad gradus Elagabali, fu martirizzato, sotto il regno di Diocleziano, il giovane ufficiale Sebastiano: una chiesa dedicata al culto del Santo esisteva sul posto già nel IX secolo. Nel Medioevo l’area, ormai rurale, fu proprietà di diverse famiglie, finché, nell’agosto del 1631, fu acquistata dal principe Taddeo Barberini, nipote del Papa Urbano VIII: il Papa stesso in quell’anno diede inizio ai lavori di ricostruzione della Chiesa, del Santo cui si aggiunse poi il convento.

Palazzo Barberini. L’elegante scala elicoidale nell’ala sud, progettata da Francesco Borromini (foto Alberto Novelli)
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Palazzo Barberini. Lo scalone d’onore a pianta quadrata su disegno di Gian Lorenzo Bernini (foto Alberto Novelli)

La Vigna costituisce solo un piccolo tassello della fitta rete di proprietà della famiglia Barberini a Roma, che nel 1623 aveva raggiunto, con Urbano VIII, il soglio pontificio. Già nel 1625 infatti il cardinal Francesco Barberini, fratello del papa, acquista la villa della famiglia Sforza vicino al Quirinale per realizzare un palazzo in grado di rappresentare il nuovo status della famiglia. Per l’ampliamento dell’edificio i Barberini si affidano a Carlo Maderno, che realizza l’impianto ad H, una soluzione assolutamente innovativa che tramite un braccio centrale collega l’ala Sforza, orientata a settentrione su piazza Barberini, con una nuova ala, speculare, a Sud. Gian Lorenzo Bernini progetta lo scalone quadrato e il salone centrale, che occupa in altezza due piani del palazzo. Qui Pietro da Cortona dipinge sulla volta il Trionfo della divina Provvidenza (1632-1639) per celebrare la potenza spirituale e temporale del pontificato Barberini. Negli stessi anni, Francesco Borromini realizza la scala elicoidale nell’ala meridionale.

Palazzo Barberini. La grandiosa facciata è formata da sette campate che si ripetono su tre piani, con arcate sostenute da colonne caratterizzate dai tre stili classici: dorico, ionico e corinzio (foto Alberto Novelli)

La grandiosa impresa è tale da segnare un’epoca: il barocco, infatti, nasce qui. Il palazzo è più che una semplice dimora, è anche strumento politico nelle mani della famiglia, che commissiona la realizzazione di varie guide del palazzo rivolte a pubblici diversi e utilizzate come dono diplomatico e mezzo di propaganda. Per informazioni sulle Gallerie Nazionali Barberini Corsini e sulle modalità di visita si può visitare il sito ufficiale https://www.barberinicorsini.org/.

Torino. Al museo Egizio doppia visita guidata con curatore “Una statua sonora”: Federico Poole guida i partecipanti alla scoperta di Hel, “signora della casa”

La statua di Hel, di epoca ramesside, conservata al museo Egizio di Torino, apre le mostre del progetto “Nel laboratorio dello studioso” (foto museo egizio)

Cosa c’è di più bello che ascoltare le storie degli oggetti dalla viva voce di chi fa ricerca ogni giorno? Ogni reperto può celare mille storie e gli studiosi possono rivelarcele in modo appassionante e coinvolgente e farci sentire più vicini ai tesori che il museo Egizio di Torino custodisce nelle sale e nei magazzini. Appuntamento giovedì 10 giugno 2021, alle 13, e mercoledì 16 giugno 2021, alle 16.30, con “Una statua sonora”, visita guidata con curatore. Federico Poole, curatore del museo Egizio e della rivista scientifica RIME, guiderà i partecipanti alla scoperta di Hel, “signora della casa”, una statua “sonora” di epoca Ramesside. Grazie ad altri reperti a essa connessi sarà possibile viaggiare con la mente e avvicinarsi all’arte egizia del periodo, i culti religiosi e agli strumenti musicali rituali. I partecipanti saranno inseriti in gruppi di massimo 20 persone. A ogni partecipante sarà consegnata una radio guida con auricolari monouso per rispettare le distanze di sicurezza. Costo: 7 euro (biglietto d’ingresso escluso). Prenotazione online obbligatoria: https://egizio.museitorino.it/eventi/visita-guidata-con-curatore-una-statua-sonora/.

Federico Poole si occupa dell’editoria scientifica del museo e dirige la Rivista del Museo Egizio. Ha curato la mostra temporanea “Il Nilo a Pompei” (2016). Fra i suoi interessi di studio vi sono i rapporti di dipendenza nell’antico Egitto, l’ideologia funeraria, gli ushabti e la ricezione di elementi culturali egiziani nella Campania antica. Sapete però che aveva altri sogni nel cassetto? Conosciamo il suo lavoro da vicino in questa intervista.

Torino. Conferenza egittologica in presenza e on line al museo Egizio con i curatori Beppe Moiso e Tommaso Montonati su “Come l’Occidente scopre l’Egitto?”: dalla spedizione napoleonica all’avvento della fotografia

Nell’ambito dell’edizione 2021 della rassegna Archivissima, il museo Egizio di Torino dedica una conferenza al rapporto tra l’Egitto e i Paesi europei. Appuntamento mercoledì 9 giugno 2021, alle 18, al museo Egizio con la conferenza egittologica “Come l’Occidente scopre l’Egitto?”, tenuta dal curatore Beppe Moiso e da Tommaso Montonati, egittologo addetto all’archivio storico del Museo. L’evento si terrà in presenza nella sala conferenze del Museo con accesso dalle 17.30 fino a esaurimento posti, e sarà inoltre trasmesso in streaming sul profilo Facebook e sul canale YouTube del Museo Egizio, oltre che sul sito di Archivissima, “l’unico festival”, ricorda Francesca Leon, assessore alla Cultura della Città di Torino, “dedicato alla promozione degli archivi e della documentazione che conservano, che permette di scoprire un patrimonio enorme. Questa edizione lancia lo sguardo verso l’Europa ed è un elemento importante, così come aver fatto tesoro dell’esperienza dell’anno di pandemia portando i contenuti sia in presenza che online con una programmazione ibrida che consente di diffondere in modo vasto le iniziative e le proposte”. Al museo Egizio Beppe Moiso e Tommaso Montonati raccontano a due voci come prende forma l’identità visiva dell’antico Egitto nell’immaginario collettivo, partendo dalle prime incisioni pubblicate sulla Description de l’Egypt fino all’avvento della fotografia. La conferenza si terrà in italiano e sarà moderata da Alessia Fassone, curatrice del Museo.

Ferrara. Incontro a Palazzo Naselli-Crispi (con visita guidata del palazzo cinquecentesco) su “Le scoperte lungo il canale Naviglio. Un esempio virtuoso di collaborazione tra enti per la riscoperta del territorio” con i protagonisti delle ricerche archeologiche

Nel letto del canale Naviglio nei pressi di Coccanile, frazione di Copparo (Fe), sono venuti alla luce – era il 2019 – i resti di una delle più antiche pievi testimoniate nel territorio di Ferrara, databile al VI-VII secolo, intitolata a San Venanzio, e della necropoli ad essa associata. Quest’anno nuova campagna di scavi archeologici in via Ariosto a Coccanile. Dopo l’interventi di messa in sicurezza di un tubo dell’acqua da parte di Cadf, nella mattinata di martedì 27 aprile 2021 ha preso il via l’indagine per individuare l’estensione totale dell’antica pieve rinvenuta nel 2019 nel Canale Naviglio. La campagna di scavo, sostenuta dall’Amministrazione comunale di Copparo, è affidata all’archeologa Flavia Amato, affiancata dagli infaticabili e appassionati volontari del Gruppo Archeologico Ferrarese, a cui ha fatto visita il sindaco Fabrizio Pagnoni. Le operazioni hanno subito riservato un primo inatteso ritrovamento: a una profondità di soli 50 centimetri è emerso un cippo che poggia su uno strato di interesse storico. Il cippo non è in relazione con l’edificio di culto, ma è più tardo: si ipotizza rinascimentale. Per determinarne la datazione si è provveduto alla pulizia del livello per individuare eventuali resti ceramici che ne attestino l’epoca di appartenenza. Si procederà quindi con le stratificazioni successive alla ricerca l’angolo del fronte dell’antica pieve di V – VII secolo, di cui erano già stati rinvenuti i resti dell’abside, con un plinto di colonna della navata centrale, e dodici sepolture a inumazione, i cui corredi hanno consentito di definire la pieve come una delle più antiche della Provincia di Ferrara.

La locandina dell’incontro “Le scoperte lungo il canale Naviglio” a Ferrara

Anche di questo si parlerà nell’incontro “Le scoperte lungo il canale Naviglio. Un esempio virtuoso di collaborazione tra enti per la riscoperta del territorio”, mercoledì 9 giugno 2021, alle 17, a Palazzo Naselli-Crespi in via Borgo dei Leoni 28 a Ferrara. Dopo i saluti di Riccardo Mantovani, amministratore del Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara; Fabrizio Pagnoni, sindaco del Comune di Copparo; Letizia Bassi, direttrice del Gruppo Archeologico Ferrarese; Paola Desantis, direttrice del museo Archeologico nazionale di Ferrara; gli interventi: Chiara Guarnieri (soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio) su “San Venanzio: una pieve in cammino”; Flavia Amato e Marco Bruni (archeologi) su “Le prime attestazioni cristiane del ferrarese a Coccanile di Copparo​”. Per partecipare: prenotazioni obbligatorie, max 50 posti: segreteria.gaf@libero.it​.

L’affresco della Madonna con Bambino, opera di Girolamo da Carpi, l’unico originario del palazzo Naselli Crispi giunto fino ai nostri giorni (foto consorzio bonifica pianura ferrara)
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Il cortile interno di Palazzo Naselli-Crispi di Ferrara (foto consorzio bonifica pianura ferrara)

Segue la visita guidata del Palazzo Naselli-Crispi, palazzo cinquecentesco nel cuore rinascimentale di Ferrara. Palazzo Naselli Crispi fu progettato intorno al 1531 da Girolamo da Carpi (1501-1556), architetto e pittore ferrarese allievo del Garofalo. Questa “nobile abitazione alla Romanesca”, commissionata dal Canonico Giuliano Naselli, protonotario apostolico presso il Duca Ercole II d’Este, venne ultimata presumibilmente nel 1536. Nella seconda metà del secolo sedicesimo il fabbricato divenne di proprietà del Conte Giovanni Maria Crispi. Oggi il palazzo ospita la sede legale del Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara. Il cortile, di forma rettangolare, presenta cinque arcate nei lati lunghi e tre nei lati corti, disposte su due ordini, ad imitazione del Teatro Marcello in Roma. Nel portico di ingresso si può ammirare l’affresco della Madonna con Bambino, pure opera del Carpi: è l’unico affresco originario del palazzo Naselli Crispi giunto fino ai nostri giorni.

A Santa Maria in Stelle (Vr) l’Ipogeo, noto come il Pantheon, sito archeologico e luogo di culto cristiano unico nel suo genere, è stato riaperto alle visite guidate (contingentate) nei week end. E c’è una bella novità: il nuovo impianto di illuminazione che valorizza il percorso di visita

L’Ipogeo di Santa Maria in Stelle (Vr) valorizzato dalla nuova illuminazione (foto Sabap-Vr)

Erano ferme da marzo 2020, ad eccezione di un breve periodo di attività la scorsa estate. Sono le guide del Gruppo Volontari Ipogeo. Ma non sono rimaste inattive. E il risultato lo hanno potuto apprezzare i fortunati visitatori che sabato 4 giugno 2021 (quando sono riprese le visite in programma nei week end di giugno, luglio, agosto 2021) hanno varcato la soglia dell’Ipogeo di Santa Maria in Stelle tra le colline a Nord-Est di Verona: è attivo infatti il nuovo impianto di illuminazione creato da Lorella Marconi e Cinzia Todeschini dello studio @lucearchitettura, autorizzato e seguito dai funzionari della soprintendenza. Così l’arte e l’architettura si accendono di nuova luce. L’Ipogeo di Santa Maria in Stelle (comunemente noto come “il Pantheon”) è un sito archeologico e un luogo di culto cristiano, unico nel suo genere. Il sito si trova nell’omonimo paese, Santa Maria in Stelle, un piccolo borgo veronese situato nel cuore della Valpantena, che deve il suo nome a un affresco dipinto all’interno di una volta ipogea.

Il nuovo tablet in dotazione al Gruppo Volontari Ipogeo per la gestione del nuovo impianto di illuminazione nell’Ipogeo di Santa Maria in Stelle (Vr) (foto Sabap-Vr)

Il mese di maggio 2021 è stato impiegato dalle Guide Ipogee per far pratica con nuove scoperte, nuove informazioni, nuovi contenuti, nuovo impianto di illuminazione, nuove procedure di sicurezza. “Abbiamo ripensato e testato una migliore esperienza di visita”, spiegano. Infatti col rinnovato impianto di illuminazione è arrivato anche “un tablet per 18 scene luminose mozzafiato”: è proprio questo lo strumento che ora le guide ipogee utilizzano per accendere, spegnere, scandire l’itinerario luminoso.

I visitatori (contingentati) sono tornati nell’ipogeo di Santa Maria in Stelle (Vr) (foto Sabap-Vr)
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Visita guidata all’Ipogeo di Santa Maria in Stelle (Vr) con i Volontari Ipogeo muniti di tablet per la gestione dell’illuminazione (foto Sabap-Vr)

Dal primo week end di giugno 2021 sono dunque ripresi i servizi di visita. “(Ri)cominciamo a mezzo regime”, spiegano le Guide Ipogee. “Non vi saranno tutti i turni, ma solo uno per fascia oraria, mattutina e pomeridiana. Questo perché l’ipogeo è un luogo sotterraneo, praticamente privo di riciclo d’aria. Scegliete l’orario che preferite, scriveteci, e vi diremo se è disponibile”. L’Ipogeo è visitabile il sabato mattina (turno 1: dalle 10 alle 11; turno 2: dalle 11 alle 12), il sabato pomeriggio (turno 3: dalle 15 alle 16; turno 4: dalle 16 alle 17), e la domenica (turno 5: dalle 15 alle 16; turno 6: dalle 16 alle 17). Si raccomanda la prenotazione via email all’indirizzo info@ipogeostelle.it specificando nel testo il giorno della visita, il turno e il numero di persone (considerando il tetto massimo di 5 visitatori a turno). Non sono ammesse infatti alla visita più di 20 persone al giorno, la discesa ammette un massimo di 5 persone alla volta (includendo nel conteggio anche la guida). Questa precauzione è dovuta alla preservazione e stabilizzazione del microclima interno. La visita ha una durata complessiva di circa 50 minuti, dei quali 15 minuti di introduzione storico – artistica del sito, 25 minuti all’interno dell’Ipogeo e 10 minuti di sopralluogo ai dintorni. I visitatori infatti potranno abbinare una passeggiata autoguidata ai dintorni dell’Ipogeo: la chiesa e i suoi affreschi, i lavatoi, il campanile. Per casi particolari è possibile chiedere di prenotare visite infrasettimanali scrivendo allo stesso indirizzo. In caso di celebrazioni straordinarie (legate alle festività religiose annuali e non, come matrimoni, battesimi, funerali) i turni possono subire delle variazioni. La chiesa di Santa Maria Assunta e l’Ipogeo sono infatti comunicanti. Perché la visita possa essere un momento di sana bellezza, sono state aggiornate le procedure di sicurezza ai tempi del Covid-19. Per informazioni: www.ipogeostelle.it.

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Il corridoio di accesso all’Ipogeo di Santa Maria in Stelle (Vr) (foto Sabap-Vr)

Un ultimo consiglio da parte delle Guide Ipogee: “Fuori fa caldo, ma dentro fa freddo! Ricordiamo ai nostri visitatori, e a coloro che in questi giorni effettuano la prenotazione, che con l’escursione termica ipogea non si scherza! Prima di accedere agli spazi ipogei, i visitatori sono tenuti a lasciare all’esterno ombrelli, zaini, bibite o cibarie che, per dimensioni o caratteristiche, potrebbero mettere a rischio le pareti affrescate. Inoltre è opportuno vestire abiti adeguati e scarpe comode (non ciabatte né tacchi)”. La visita non comprende l’acquisto di un biglietto, si chiede ai visitatori un’offerta libera per aiutare la comunità di S. Maria in Stelle a sostenere le spese di apertura, gestione e mantenimento del sito. Un sostegno generoso permetterà a questa iniziativa di crescere e migliorarsi, supportando l’attività dei Giovani Volontari Ipogeo.

La stele romana nell’Ipogeo di Santa Maria in Stelle (Vr) valorizzata dal nuovo impianto di illuminazione (foto Sabap-Vr)
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La stele romana e scorci suggestivi nell’Ipogeo di Santa Maria in Stelle (Vr) (foto Sabap-Vr)

Il nome di Santa Maria in Stelle probabilmente deriva da un affresco all’interno della Cella Nord, che rappresenta la Vergine Maria seduta su un trono, con Gesù Bambino in braccio. Ai lati due angeli alati. Quest’affresco, testimonianza di un voto fatto dalla nobildonna Petronia, è stato giustapposto a quello della volta stellata del soffitto. Da qui il nome “Santa Maria… in Stelle”. Papa Urbano III, il 7 Giugno 1187, si recò nella piccola comunità di Santa Maria in Stelle per consacrare l’Ipogeo e renderlo idoneo alle celebrazioni liturgiche. La stele romana all’interno del sito venne capovolta, girata verso l’ingresso della sala e incisa con una serie di indulgenze, indette dal Papa stesso. Negli anni Sessanta del secolo scorso, durante i lavori di restauro, la stele venne spostata e rovesciata, tornando in una posizione che favoriva la sua storia romana e pagana: le indulgenze infatti scomparvero sul retro, e il latino “capovolto” risultò praticamente illeggibile. Con il nuovo impianto di illuminazione, che finalmente valorizza le incisioni, le Guide Ipogee sono in grado di raccontare questa ed altre storie.

L’ipogeo di Santa Maria in Stelle (Vr), noto anche come il Pantheon, sito archeologico e luogo di culto cristiano (foto Sabap-Vr)
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Un momento delle visite guidate nell’ipogeo di Santa Maria in Stelle (Vr) (foto Sabap-Vr)

Un po’ di storia del Pantheon. L’ipogeo di Santa Maria in Stelle è una struttura sotterranea di difficile interpretazione, realizzata nel III secolo probabilmente come acquedotto o ninfeo per captare le acque di una fonte sotterranea. Il committente del ninfeo, il nobile romano Publio Pomponio Corneliano, vissuto nel III secolo e noto per aver ricoperto cariche pubbliche nel territorio veronese e vicentino, è verosimilmente il personaggio raffigurato in una statua posta in una nicchia dell’ipogeo. Il suo nome compare in un’iscrizione situata sull’architrave della porta d’accesso, dove si informa che egli fece edificare le fondazioni dell’ipogeo insieme alla moglie e ai figli. A partire dal IV secolo lo spazio venne adibito a cappella per il culto cristiano, destinazione d’uso che mantenne fino al XII secolo. San Zeno, allora vescovo di Verona, avviò un’opera di evangelizzazione delle comunità rurali, extra-moenia, dov’era ancora radicato il culto pagano. In occasione di una visita al ninfeo, lo consacrò a primo fonte battesimale fuori dalle mura di Verona. Nel V secolo la struttura viene ampliata con la costruzione di due celle laterali, alla destra e alla sinistra dell’atrio battesimale. Dagli affreschi che esse contengono possiamo intuire che lo scopo delle due celle era quello di fornire un luogo per la catechesi. Gli aneddoti rappresentati riguardano sia il Nuovo che l’Antico Testamento. A cavallo del VII e il VIII sec. d.C. compare all’interno della cella di destra un nuovo affresco, la Manus Dei, la mano di Dio. L’affresco diviene oggetto di pellegrinaggio locale, in particolare, costituisce una meta obbligata per diaconi e presbiteri che, recandosi all’Ipogeo per l’adorazione della Manus Dei, lasciavano un graffito con il loro nome, per sancire la visita. Infine, come già detto, Papa Urbano III, il 7 giugno 1187 si recò nella piccola comunità di Santa Maria in Stelle per consacrare l’Ipogeo e renderlo idoneo alle celebrazioni liturgiche.