Firenze. Al museo Archeologico nazionale per gli “Incontri al museo” Claudia Noferi presenta “Finché morte non ci riunisca. La figura dell’antenato e l’idea di aldilà nell’ideologia funeraria etrusca”

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Cinerario fittile con scena di banchetto da Montescudaio (PI) (decenni centrali del VII sec. a.C.) conservato al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto drm-toscana)

Per la nona edizione di “Incontri al Museo 2021 – 2022” Claudia Noferi, curatrice della sezione Etrusca per la fase ellenistica del museo Archeologico nazionale di Firenze, presenta “Finché morte non ci riunisca. La figura dell’antenato e l’idea di aldilà nell’ideologia funeraria etrusca”. Appuntamento giovedì 10 marzo 2022, alle 17. “Scopriremo che, nonostante siano passati migliaia di anni, le caratteristiche dell’animo umano si avvicinano al Popolo Etrusco più di quanto crediamo”. Anche quest’anno studiosi e appassionati di archeologia e storia dell’arte condividono con il pubblico la comune passione per le antiche civiltà nelle conferenze in programma, il giovedì alle 17, al piano terra del museo, sempre a ingresso libero. “La nuova serie, che prevede dodici incontri fra novembre 2021 e giugno dell’anno prossimo”, afferma il direttore Mario Iozzo, “grazie alla cortesia e disponibilità di colleghi e illustri studiosi di archeologia, spazia anche questa volta dalla preistoria, con le eclatanti scoperte effettuate proprio in Toscana e che hanno cambiato la storia dell’umanità, ad aspetti di storia e cultura della Grecia, della Magna Graecia, dell’Etruria, dell’antico Egitto, del mondo piceno e di quello romano, con interessanti proposte su iconografie e rituali funerari, fino ai legami che connettono Firenze e Atene tra Medioevo e Rinascimento. Il ciclo comprende non soltanto il resoconto di recenti fruttuose ricerche inedite di giovani studiosi, ma anche le relazioni delle tre nuove curatrici delle sezioni Egizia ed Etrusca del Museo, alle quali va il nostro benvenuto”.

Le immagini di 180 reperti dai 13 Musei della Direzione regionale Musei Lombardia tracciano la “Linea del Tempo in Lombardia” dai Camuni al Novecento, ora on line sul sito della Drm con accesso gratuito

lombardia_musei_progetto-linea-del-tempoLa storia della Lombardia dal Paleolitico alla Belle Époque narrata con 180 oggetti seguendo la Linea del Tempo: sono 180 immagini di altrettanti reperti esposti nelle tredici sedi museali statali che fanno capo alla Direzione regionale Musei Lombardia del ministero della Cultura, diretta da Emanuela Daffra. Un viaggio lungo migliaia di anni di storia e di arte che ora è disponibile on line, del tutto gratuitamente, all’indirizzo www.timelinemuseilombardia.org. “Quella proposta nella Linea del Tempo”, spiega Emanuela Daffra, “è una rete dettata dal patrimonio dei nostri musei, a maglie ora molto fitte ora più diradate, ma senza interruzioni. Ci offre così un filo conduttore preziosissimo per seguire e comprendere l’intera storia della regione. Naturalmente si tratta della primissima tranche di un lavoro che ha coinvolto Valentina Cane, Giulia Valcamonica ed Elisa Grassi, della Direzione regionale, organizzato all’interno di un sito sviluppato dalla società di comunicazione Viva! È un progetto che continuerà a crescere, fino ad abbracciare e rendere disponibile l’intero patrimonio affidato alla Direzione lombarda. I nostri siti consentono un viaggio nella storia dell’uomo e delle sue espressioni artistiche che prende avvio dalle incisioni rupestri della Valle Camonica, per passare alla romanizzazione, alle invasioni barbariche, all’epoca longobarda, al Medioevo, allo splendore del Rinascimento e via via sino ai primi decenni del Novecento, con la Cappella Espiatoria di Monza”, continua Emanuela Daffra. Che aggiunge: “È uno strumento di conoscenza semplice e forse desueto, ma efficace, per il quale abbiamo voluto un’interfaccia grafica intuitiva e contemporanea. Essa permette all’utente di accedere subito a un primo livello di informazioni importanti quali per esempio titolo, data, autore, periodo di appartenenza. Se il viaggiatore nel tempo desidera addentrarsi in un periodo specifico può utilizzare lo strumento Time Zoom e scoprire, per esempio, che Leonardo finì di realizzare l’Ultima Cena nell’anno in cui i francesi, sotto il comando di Gian Giacomo Trivulzio, conquistarono Milano e costrinsero Ludovico il Moro alla fuga”.

lombardia_musei_progetto-linea-del-tempo_home-pageAlle 180 immagini sono affiancate schede sintetiche che consentono interrogazioni multiple attraverso parole chiave. Si potranno così creare percorsi di conoscenza e itinerari fisici, accontentare curiosità, scoprire accostamenti impensati, immaginare percorsi di ricerca alternativi. Uscendo dalla timeline, si accede alla pagina dedicata all’opera specifica con sette livelli di informazioni, che permettono all’utente di indagare l’oggetto sotto l’aspetto storico, materiale e di inserirlo in un contesto di eventi salienti sia storici che culturali. All’interno della scheda si possono selezionare le parole chiave per partire in un viaggio di scoperta potenzialmente infinito. L’esplorazione non si limita soltanto a ripercorrere il tempo ma, attraverso la navigazione della mappa interattiva dei musei della Lombardia, ci proietta nello spazio. Il sistema gestisce grandi volumi di informazioni in modo molto agile e comprensibile, ed è concepito per accogliere progressivamente l’intero patrimonio dei tredici musei. “Un impegno di lungo periodo, dunque. Fondamentale, in questa prima realizzazione ma anche per il futuro, l’impegno di tirocinanti di diverse università lombarde che hanno operato sotto la guida del personale tecnico-scientifico della Direzione. Un apporto, il loro, preziosissimo, che ci ha messo in contatto con giovani preparati ed entusiasti, i quali, a loro volta, hanno potuto sperimentarsi nell’arte difficile della sintesi precisa; nell’individuazione delle piste da intrecciare, attraverso le parole chiave, in funzione di una conoscenza accessibile ma rigorosa e mai banale”.

Roma. All’Accademia nazionale dei Lincei incontro, in presenza e on line, con Barbara Davidde, soprintendente nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo, su “Il relitto alto-arcaico del Canale di Otranto nel quadro dei traffici mediterranei”

Un vaso recuperato dal carico del relitto di Otranto a 780 metri di profondità, e ora in restauro nel Laboratorio della soprintendenza nazionale del Patrimonio naturale subacqueo (foto MIC)

roma_accademia-nazionale-dei-lincei_logoLa soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo ha avviato nel 2021 l’analisi, lo studio e il restauro di parte del carico di un relitto individuato nel 2018-2019 alla profondità di 780 metri, e a 22 miglia dalla costa nel Canale di Otranto, durante le operazioni di archeologia preventiva, preliminari alla realizzazione del gasdotto del TAP (Trans Adriatic Pipeline) (vedi Relitto del Canale di Otranto a 780 metri di profondità: i primi reperti studiati confermano che è un ritrovamento unico, che racconta le fasi più antiche del commercio mediterraneo agli albori della Magna Grecia. Franceschini: più fondi all’archeologia subacquea e si recuperi tutto il carico naufragato | archeologiavocidalpassato). Giovedì 10 marzo 2022, alle 15, l’Accademia nazionale dei Lincei, nella sede di via Longara a Roma, dedica un approfondimento a “Il relitto alto-arcaico del Canale di Otranto nel quadro dei traffici mediterranei”, in presenza (prenotazione obbligatoria, è necessario inscriversi: MODULO ISCRIZIONE) e in streaming (sul canale dei Lincei: https://www.lincei.it/it/live-streaming). Dopo i saluti del linceo Roberto Antonelli, presidente dell’Accademia nazionale dei Lincei, Barbara Davidde soprintendente nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo parlerà della scoperta del relitto e del patrimonio archeologico subacqueo. A seguire, introdotti e coordinati dal linceo Eugenio La Rocca dell’università La Sapienza di Roma, interverranno i lincei Francesco D’Andria (università del Salento) su “Documenti del commercio arcaico sulle due sponde del Canale di Otranto”, e Michel Gras (Centre National de la Recherche Scientifique – CNRS) su “I relitti di età arcaica tra archeologia e storia”.

Una fase della pulizia di un vaso recuperato dal Relitto alto-arcaico del Canale di Otranto (foto patrimonio subacqueo)

Il relitto di Otranto. L’area del naufragio è caratterizzata dalla presenza di circa 240 manufatti ceramici di provenienza corinzia, cronologicamente riferibili all’età alto-arcaica. Lo studio di una parte di questi materiali (tre anfore corinzie di tipo A, 4 hydriai, tre oinochoai trilobate, una brocca di impasto grossolano, forma comune a Corinto e un pithos frammentario che conservava al suo interno circa 36 skyphoi perfettamente impilati) e dei resti organici (numerosi noccioli di olive sono stati individuati nelle anfore corinzie di tipo A) sta offrendo interessanti dati che contribuiranno a migliorare, e probabilmente a ridisegnare, le conoscenze sui traffici marittimi in Adriatico nei primi decenni del VII sec. a.C. L’intervento, che ha richiesto l’impiego di tecnologie solitamente utilizzate nell’ambito dei lavori della pratica subacquea industriale del comparto “oil & gas”, illustrerà le tecnologie utilizzate per la documentazione del sito archeologico e per il recupero di una piccola porzione del carico, e presenterà i risultati preliminari dello studio e delle analisi dei reperti recuperati, ora in corso di restauro nel Laboratorio della soprintendenza nazionale. Vista l’importanza del rinvenimento, la stessa soprintendenza ha progettato il recupero dell’intero carico e sta valutando le possibilità di finanziamento.

Firenze Archeofilm 2022 dedicato all’Ucraina lancia il messaggio “La cultura contro la guerra”: il film di Olivier Bourgeois “Il giuramento di Ciriaco” si aggiudica il “Premio Firenze Archeofilm”, assegnato dal pubblico, e il Premio Università di Firenze. Il Premio del Museo Fiorentino di Preistoria al film “Homo sapiens, le nuove origini” di Olivier Julien. Il film “Songs of the Water Spirits” di Nicolò Bongiorno vince il “Premio Archeologia Viva per la comunicazione dell’ambiente”

Olivier Bourgeois, regista del film “Il giuramento di Ciriaco”, con il “Premio Firenze Archeofilm” (foto Beppe Cabras / AV)
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La locandina della quarta edizione di Firenze Archeofilm 2022

“La cultura contro la guerra”: è il messaggio forte e chiaro che è stato lanciato dal pubblico e dalle giurie della quarta edizione di Firenze Archeofilm che si è chiuso domenica pomeriggio, 6 marzo 2022, al cinema La Compagnia di Firenze. Il film del regista Olivier Bourgeois “The oath of Cyriac  / Il giuramento di Ciriaco” (Andorra, 2021; 73’) si è aggiudicato ben due premi: il “Premio Firenze Archeofilm”, assegnato dal pubblico, e il Premio Università di Firenze (vedi A Firenze Archeofilm anteprima nazionale del film “Il giuramento di Ciriaco” di Olivier Bourgeois: la storia vera di archeologi, operai e custodi che nel 2011 hanno portato in salvo 24mila reperti sotto i bombardamenti e il tiro dei cecchini, consentendo la rinascita del Museo di Aleppo. Una statua restaurata dall’università di Firenze | archeologiavocidalpassato). E il regista Olivier Bourgeois ha ritirato di persona i due prestigiosi riconoscimenti. Un messaggio non casuale quello di Firenze Archeofilm 2022, organizzato da Archeologia Viva (Giunti editore), e dedicato all’Ucraina, per ribadire che la cultura (anche attraverso il cinema) ripudia la cultura della guerra. La pellicola, presentata al “Firenze Archeofilm” in anteprima nazionale, nonostante il tragico momento in cui è stata girata (durante la guerra civile siriana nel 2012) vuol infatti lanciare un messaggio di speranza e di possibile riscatto da ogni conflitto. Perché la cultura, intesa come conoscenza dell’altro, può e deve essere un’alternativa ai conflitti che continuano a coinvolgere l’umanità.

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Dario Di Blasi, direttore artistico di Firenze Archeofilm

“Le ragioni per diffondere il cinema per raccontare il mondo antico”, interviene il direttore artistico Dario Di Blasi, “sono sempre state strettamente legate a diffondere conoscenza e consapevolezza di voler costruire un presente il più possibile privo di errori commessi nel passato come violenza, sopraffazioni e guerre. La quarta edizione del Firenze Archeofilm non poteva non avere questa urgenza nel proporre i propri film. Il pubblico e le giurie di esperti hanno riconosciuto questa necessità. Il pubblico con la scelta dei film migliori e, insieme,  le giurie di esperti hanno riconosciuto la necessità di salvare non solo le vite umane ma anche la cultura e il metodo scientifico. È stato sottolineato come il cinema debba ritornare nelle sale  per incontrare di nuovo il pubblico. È fondamentale il confronto diretto tra autore e spettatore per suscitare emozione e coinvolgimento”.

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Il regista Olivier Bourgeois al Firenze Archeofilm 2022 riceve il Premio dell’Università di Firenze dalla rettrice Alessandra Petrucci (foto Beppe Cabras / AV)

Il Premio Università di Firenze è andato dunque a “Il giuramento di Ciriaco / The oath of Cyriac” di Olivier Bourgeois, con la seguente motivazione: “Perché la testimonianza diventi un deterrente contro ogni tentativo di distruzione delle culture, delle identità e della storia. Il giuramento di Ciriaco mette al centro il valore della testimonianza: quella che racconta il museo archeologico di Aleppo attraverso le proprie opere; quella che i dipendenti del museo hanno voluto tramandare al futuro salvando le opere dalla devastazione della guerra siriana e, in ultimo, un’ulteriore testimonianza che vede il team museale sul set di un film per ricordare ancora che salvare il patrimonio artistico e storico di un popolo significa salvarne le radici profonde dalla volontà, umana e cieca, di distruzione”.

La giuria del Premio Università di Firenze ha fatto anche una menzione di merito al film “Yuyos” di Michał Krawczyk e Giulia Lepori (Italia 2018, 70’), proiettato nella sezione “Original sound” con sottotitoli in italiano: “I Yuyos sono tutte le piante spontanee che pos[1]sono essere medicinali o semplici erbe. Ci sono yuyos tossici e altri benefici per la salute”. Il film – scrive la giuria – offre “un contributo che testimonia la cura, la conservazione, la valorizzazione di un patrimonio culturale attraverso una narrazione ecologica, un discorso (λόγος) sull’oikos, sulla casa, sullo spazio abitato, sull’ambiente. Yuyos, le piante spontanee che curano, rappresentano per la comunità contadina del Paraguay un sapere antico da difendere e da comunicare. Il documentario, dallo stile essenziale e molto ben costruito, ci guida, attraverso la sincerità delle immagini e dei racconti, ad abbracciare lo stile di vita dei due protagonisti e a condividere la difesa e la tutela di un territorio e di conoscenze che costituiscono il collante della loro stessa identità”.

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Il professore Fabio Martini e il direttore artistico di “Firenze Archeofilm” Dario Di Blasi (foto Beppe Cabras / AV)

Il terzo riconoscimento, il Premio del Museo Fiorentino di Preistoria, è andato invece al film “Homo sapiens, les nouvelles origines / Homo sapiens, le nuove origini” di Olivier Julien (Francia-Marocco, 2020; 52’) che documenta l’eccezionale rinvenimento in una grotta del Marocco: l’uomo di Jebel Irhoud, un nuovo tassello nella storia dell’umanità. La sua scoperta è infatti una svolta e la sua datazione di 300mila anni è stata uno shock, il risultato di una stupefacente indagine archeologica le cui conclusioni riscrivono la storia della nostra specie. Questa la motivazione della giuria: “Il film si caratterizza per l’alta qualità tecnica, il ritmo compatto della narrazione e per il rigore scientifico con cui viene presentato in forma divulgativa un tema specialistico. Motivo di apprezzamento è anche aver mostrato al largo pubblico che la ricerca archeologica -soprattutto quella relativa alla Preistoria che non possiede fonti scritte- deve avvalersi di contributi pluridisciplinari che, ben concertati, portano ad una documentazione attendibile, garanzia del percorso storico-scientifico”. E il professor Fabio Martini, presidente della giuria di preistoria: “Molti sono i temi emersi dai film proposti in questa quarta edizione. Temi stimolanti che riguardano l’archeologia, l’ambiente, l’arte e che fondono riflessioni, domande, dubbi, paure e speranze. Lo sguardo è rivolto verso il nostro futuro, nel tentativo di immaginarlo con gli occhi rivolti al passato, cercando nelle antiche civiltà, sino dalle origini, spunti per capire da quali premesse l’Uomo può oggi partire per costruire il futuro delle prossime generazioni”.

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Firenze Archeofilm 2022: Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, consegna al regista Nicolò Bongiorno il “Premio Archeologia Viva per la comunicazione dell’ambiente” (foto Beppe Cabras / AV)

Infine il film “Songs of the Water Spirits” (Italia, 2020; 100’) del regista Nicolò Bongiorno ha vinto il “Premio Archeologia Viva per la comunicazione dell’ambiente”. La pellicola è interamente girata in Ladakh, una regione dell’Himalaya in profonda trasformazione, dove un cambiamento climatico accelerato e uno sviluppo rampante stanno mettendo a rischio l’ambiente e la stessa identità dei suoi abitanti. Nicolò Bongiorno, intervistato dal direttore di Archeologia Viva, Piero Pruneti, ha rivelato di avere ereditato dal padre Mike la grande passione per la montagna, che ora lo ha portato a soggiornare in Ladakh per questo film dedicato al futuro del pianeta.

Terme di Baia. Sono state ripulite le cisterne risistemando i materiali lì depositati negli anni

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Le cisterne delle Terme di Baia ripulite. Sistemati i materiali archeologici dalla città sommersa (foto pafleg)

“Erano state dimenticate per un po’…ma queste affascinanti cisterne nelle Terme di Baia andavano recuperate”: lo annuncia il parco archeologico delle Terme di Baia spiegando il piccolo lavoro “straordinario” condotto nell’ordinaria attività del personale. Le cisterne delle Terme di Baia sono state ripulite, risistemando anche i materiali che negli anni si erano accumulati, provenienti soprattutto dal mare di Baia: ci sono anfore, tubi in piombo, ancore e molto marmo.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale il Festival del Barocco Napoletano porta il concerto “Festino della sera del giovedì grasso avanti cena” (Venezia 1608) di Adriano Banchieri con Ensemble Barocco Accademia Reale ed Ensemble madrigalistico Esedra

Nuovo appuntamento al museo Archeologico nazionale di Napoli della 5. Edizione del Festival del Barocco Napoletano a cura dell’associazione culturale Accademia Reale. Lunedì 7 marzo 2022, alle 18, nella sala del Toro Farnese, concerto “Festino della sera del giovedì grasso avanti cena” (Venezia 1608) di Adriano Banchieri. Costo per ingresso al museo: singolo biglietto intero, 10 euro; ridotto, 5 euro; speciale giovani (18/25 anni): 2 euro. Prenotazione obbligatoria a: accademiareale@gmail.com. Necessari green pass rafforzato e mascherina ffp2. Il “Festino della sera del giovedì grasso avanti cena”, un madrigale rappresentativo a cinque voci di Adriano Banchieri, verrà proposto in concerto/spettacolo dall’ensemble barocco Accademia Reale ed ensemble madrigalistico Esedra, la concertazione e direzione è affidata a Ferdinando de Martino, nello splendido scenario artistico-architettonico della sala del Toro Farnese del museo Archeologico nazionale di Napoli. A eseguire il “Festino” di Banchieri sarà l’ensemble barocco Accademia Reale diretto dal maestro Giovanni Borrelli (Violino barocco di concerto), i musicisti Isabella Parmiciano (Violino barocco), Carmine Matino (Viola barocca), Francesco Scalzo (Violoncello barocco), Tina Soldi (Clavicembalo) e l’ensemble madrigalistico Esedra formato da Sabrina Santoro (soprano I), Silvia Tarantino (soprano II), Tiziana Fabbricatti (contralto), Roberto Franco (tenore), Sergio Petrarca (basso), Antonino Anastasia (percussioni) e Guido Ferretti (voce recitante), raffinati interpreti del repertorio rinascimentale e barocco. Concertazione e direzione dal maestro Ferdinando de Martino.

Reggio Calabria. Nuove indagini diagnostiche sul Kouros in marmo pario uno dei reperti più suggestivi e straordinari del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, grazie all’accordo con l’università di Messina

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Il Kouros in marmo pario conservato al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)

Nuove indagini diagnostiche su uno dei reperti più suggestivi e straordinari del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria: il Kouros in marmo pario, esposto al Livello D. Per questo progetto il MArRC e il dipartimento di Scienze matematiche e informatiche, Scienze fisiche e Scienze della terra (Dipartimento MIFT) dell’università di Messina hanno attivato un accordo di collaborazione per attività di studi, ricerca scientifica, formazione e valorizzazione. “Si tratta di sinergie proficue che suggellano e fortificano i rapporti tra il sapere scientifico delle nostre università e il Museo”, spiega il direttore Carmelo Malacrino. “Il MArRC non deve essere solo attrattore culturale, ma anche luogo in cui le testimonianze del passato possano offrire dati inediti e di forte valenza scientifica grazie a importanti progetti multidisciplinari e interistituzionali”. Il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria non è solo spazi espositivi, ma continua ad affermarsi anche come luogo di studio e ricerca. Gli approcci adottati per la valorizzazione delle ricche collezioni archeologiche continuano a puntare su conoscenza e conservazione, anche grazie alla collaborazione con università e centri di ricerca italiani e stranieri.

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Barbara Fazzari, funzionario restauratore che guida anche il laboratorio di restauro del MArRC (foto MArRC)

“L’accordo siglato dal nostro direttore e dal direttore del dipartimento MIFT Domenico Majolino”, interviene Barbara Fazzari, funzionario restauratore che guida anche il laboratorio di restauro del MArRC, “si inserisce nell’ambito di una serie di collaborazioni avviate con numerosi istituti di ricerca. Così il MArRC intende approfondire lo studio delle opere conservate all’interno del Museo, con particolare attenzione per gli aspetti scientifici legati alla conoscenza delle tecniche esecutive e dei fenomeni di degrado”. E la prof.ssa Valentina Venuti, referente della convenzione per il dipartimento MIFT: “Il progetto, condiviso dai due istituti culturali, è sfociato in una sinergia nata sul campo tra le diverse professionalità. In particolare, il lavoro condotto dalla dott.ssa Fazzari e dal funzionario archeologo Daniela Costanzo è andato integrandosi con le attività del team scientifico con il quale condivido numerosi progetti di ricerca nell’ambito dei beni culturali, composto oltre che dal prof. Majolino e dalla sottoscritta, dalla prof.ssa Vincenza Crupi, dal prof. Francesco Caridi, dal dott. Giuseppe Paladini e dal dott. Sebastiano Ettore Spoto”.

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Il Kouros di Reggio Calabria sottoposto a indagini non invasive mediante Micro Raman portatile (foto MArRC)

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Il Kouros di Reggio Calabria sottoposto a indagini non invasive mediante Micro Raman portatile (foto MArRC)

Nell’ambito di questo accordo lo scorso febbraio al Museo è stata effettuata una campagna di indagini di tipo non invasivo sul Kouros. La statua, databile intorno al 500 a.C., è stata recentemente restaurata dalla ditta Sante Guido. Restauro di opere d’arte, nell’ambito del grande progetto “Restituzioni” di Intesa Sanpaolo. Già durante l’intervento conservativo la statua era stata sottoposta a indagini mediante spettroscopia XRF e Raman portatile eseguite dal team messinese. “Per ulteriori approfondimenti scientifici”, continua Venuti, “si è scelto di effettuare indagini puntuali tramite uno spettrometro Micro Raman portatile; una strumentazione che, a differenza del tradizionale sistema Raman, permette l’analisi molecolare di aree molto ridotte, focalizzando il laser, tramite un microscopio, su regioni di dimensioni nell’ordine di qualche micron, con la garanzia di risultati importanti per lo studio dell’opera”.

Taranto. Al museo Archeologico nazionale per “MArTA in MUSICA. Le matinée domenicali” concerto “Guitar Landscape” del virtuoso della chitarra Antonello Fiamma. Testimonial una coppia di cimbali in bronzo del I sec. a.C. rinvenuta in piazza d’Armi nel 1901

Locandina del concerto “Guitar landscape” con Antonello Fiamma al museo Archeologico nazionale di Taranto. Testimonial: coppia di cimbali

Domenica 6 marzo 2022, alle 11.45, secondo appuntamento di “MArTA in MUSICA. Le matinée domenicali”, il progetto artistico e culturale realizzato dal museo Archeologico nazionale di Taranto e dall’Orchestra della Magna Grecia: il museo tarantino accoglierà il concerto “Guitar Landscape” del grande virtuoso della chitarra Antonello Fiamma. Come ogni concerto della rassegna “MArTA in MUSICA”, anche l’appuntamento del 6 marzo avrà un’opera del museo quale testimonial. Per “Guitar Landscape”, sarà la coppia di cimbali in bronzo, datati al I sec. a.C. e custoditi nella Sala 12 del MArTA (vetrina 58B), l’ambassador del concerto. Si tratta di strumenti di origine orientale importati in ambito greco a partire dal V sec. a.C., utilizzati primariamente per i culti orgiastici o misterici, oppure in forme di spettacolo pubblico o privato tenute da danzatori e suonatori itineranti. I cimbali tarantini, rinvenuti in piazza d’Armi nel 1901, sono formati da due calotte sulle quali è inserita una impugnatura ad anello. Il biglietto per assistere alle matinée domenicali del MArTA potrà essere acquistato presso l’Orchestra della Magna Grecia (a Taranto, in via Ciro Giovinazzi n° 28) e su www.eventbrite.it. Ingresso consentito dalle 11.15. Inizio alle 11.45. Il costo del biglietto è di 8 euro. ACQUISTA IL BIGLIETTO. Info e prenotazioni: lunedì-sabato 10-13/17-20.

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Antonello Fiamma protagonista del concerto “Guitar landscape” (foto MArTa)

Laureato in chitarra classica e in musica elettronica al Conservatorio di Matera, specializzato con lode in Musica Applicata alle immagini al Conservatorio di Ferrara, grazie agli studi classici ma anche moderni, Antonello Fiamma si è anche formato al Centro Europeo Toscolano, più noto come la scuola del grande paroliere Mogol, dove ha approfondito lo studio della composizione. Il chitarrista, che sarà in concerto al MArTA con “Guitar Landscape”, ha inoltre conseguito il diploma in chitarra moderna al CPM di Milano, specializzandosi nella tecnica della chitarra finger style.

Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: in questa tappa i mosaici della Fonte di Giuturna

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Fonte di Giuturna, nel Foro Romano: veduta d’insieme del corridoio e dei lacerti musivi superstiti. Mosaico a tessere bianche e nere con scena marina (foto PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo quarto appuntamento, l’itinerario digitale chiude il percorso all’interno della Casa delle Vestali alla scoperta dei suoi pavimenti. Dopo aver ammirato i pavimenti in mosaico e a lastre di marmo policromo della Casa delle Vestali, il percorso prosegue verso Ovest, in direzione del Campidoglio. Volgendo lo sguardo al di là della transenna metallica accanto al Tempio di Vesta, si nota un lungo corridoio, che in antico serviva alcune tabernae. L’ambiente fa parte del complesso della Fonte di Giuturna, un nucleo di strutture e ambienti gravitanti attorno alla fonte sacra dedicata alla ninfa Giuturna, ubicati tra il Tempio di Vesta e il Tempio dei Castori.

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Fonte di Giuturna, nel Foro Romano: mosaico con scena marina, porzione musiva raffigurante un personaggio maschile su piroga con rete da pesca (foto PArCo)

Le strutture sono state riportate alla luce nel 1900-1901 da Giacomo Boni e successivamente interessate da saggi di scavo da parte dell’Institutum Romanum Finlandiae tra il 1982 e il 1985. “Alla fase finale di utilizzo del complesso, di epoca tardoantica e successiva al trasferimento della statio aquarum dal Campo Marzio al Foro Romano”, spiegano gli archeologi del PArCo, “risale la risistemazione del corridoio che viene per l’occasione pavimentato da un tessellato bicromo con scena marina. Il pavimento si conserva in due porzioni entrambe con immagini figurate. Nella prima porzione – continuano – si riconosce presso un angolo una roccia, da cui sembrano sporgere porzioni di piante lacustri. Al centro compare un personaggio maschile con copricapo, che stringe nelle mani probabilmente il timone della piroga su cui si trova. Il mare è definito da linee diritte di tessere nere, e si riconosce una rete da pesca, al cui interno si intravede il profilo di un pesce. Davanti al personaggio maschile è parte di una stella, forse la cima di una palma”.

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Fonte di Giuturna, nel Foro Romano: mosaico con scena marina, porzione musiva raffigurante un personaggio maschile su piroga intento a remare, circondato da pesci e volatili (foto PArCo)

“Nella seconda porzione si conserva una scena marina in cui si distingue il profilo di una roccia, presso cui sta un pesce rivolto verso l’angolo opposto (oppure le fauci spalancate di un ippopotamo che affiora dall’acqua: voi che ne pensate?). Presso l’angolo opposto nuota un pesce di grandi proporzioni. Al centro, su una piroga, si vede una figura maschile, priva della testa, con corporatura atletica, munita di reme. Presso l’angolo chiude la scena la figura di un volatile. Dalla documentazione custodita presso gli Archivi – concludono – il pavimento risulta distaccato nel 1982 per essere poi ricollocato in situ. È attualmente oggetto di interventi di manutenzione”.

Cortona. Due libri per raccontare il mondo antico: “Stupor mundi” di Paolo Giulierini e “Il destino di Velia” di Eleonora Sandrelli

cortona_raccontare-il-mondo-antico_giulierini-sandrelli_locandinaDue libri per raccontare il mondo antico: sabato 5 marzo 2022, alle 16.30, nel Salone Mediceo di Palazzo Casali a Cortona, si presentano “Stupor mundi” di Paolo Giulierini e “Il destino di Velia” di Eleonora Sandrelli. Il giornalista Massimo Pucci modera l’incontro.

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La copertina del libro “Stupor mundi. Storia del Mediterraneo in trenta oggetti” di Paolo Giulierini

Stupor mundi. Storia del Mediterraneo in trenta oggetti (Rizzoli, 2021). Dalle popolazioni preistoriche agli etruschi, dai romani ai bizantini, dai greci ai normanni, e ancora arabi, cinesi, indiani: nel corso dei secoli il Mediterraneo è stato luogo e strumento d’incontro – o di scontro – tra civiltà diverse e distanti, che ne hanno solcato le acque per commerciare e depredare, per condividere e conquistare. Quella del Mare Nostrum è dunque una storia che ci parla tanto di noi italiani quanto del nostro rapporto con gli “altri”; un rapporto testimoniato dalle cronache e dai documenti, ma soprattutto dagli oggetti che hanno attraversato i flutti del tempo. Perché gli oggetti persistono, resistono, superano le nostre esistenze e si presentano secoli dopo come testimoni di un tempo che fu. A raccontare la loro storia a chi è capace di farli parlare. Paolo Giulierini, archeologo e direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, ha scelto dall’imponente collezione del museo trenta di questi oggetti emblematici, per raccontarci come nasce la grande bellezza italiana. Un percorso tra statue, affreschi, collane, vasellame, maschere, bronzi resti di esistenze passate capaci di farci viaggiare da Troia a Samarcanda, dall’Egitto a Cartagine, da Pompei a Creta; attraverso il mito e attraverso la storia, da Achille a Medea, da Alessandro Magno ad Augusto e Tiberio. L’obiettivo, come dice Giulierini, è tornare a «stupirsi di quanto, dietro alle apparenti diversità, ci sia un’umanità accomunata dalla voglia di crescere, di migliorarsi». E così riscoprire qualcosa di noi e della nostra cultura, già globale quando ancora non poteva nemmeno dirsi «italiana», per provare a capire dove stiamo andando.

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Copertina del libro “Il destino di Velia” di Eleonora Sandrelli

Il destino di Velia (Castelvecchi, 2021). Fine del terzo secolo prima della nostra era. Superate le Alpi, sconfitti i Romani sul Ticino e sulla Trebbia, Annibale vuole portare la guerra a Roma. Per farlo, deve necessariamente passare in Etruria. Terra grandiosa ma di civiltà al tramonto, ancora libera ma sempre più romanizzata. Al fanum Voltumnae, il santuario per ora scampato alla devastazione dei legionari, i principes Rasna discutono in gran fretta le sorti di un intero popolo. Appoggiare Roma o Cartagine? Nell’intreccio di intrighi e interessi dei potenti, la giovanissima sacerdotessa di Uni Velia è la prescelta che leggerà nei fulmini la volontà degli dèi, e deciderà le sorti politiche delle città-Stato etrusche. Divisa tra la dedizione alla propria missione sacra e le passioni sentimentali e politiche, Velia andrà incontro al proprio destino. Dovrà seguire, inesorabile, quello della sua città e del suo popolo?