Roma. Alle Terme di Diocleziano (museo nazionale Romano) la mostra “La fanciulla nata con Roma. Il restauro della Tomba 359 di Castel di Decima (Roma)” che racconta i risultati del restauro e la ricerca sulla Tomba 359 scoperta nel 1991 e rimasta nei depositi fino al 2021

roma_museo-nazionale-romano_mostra-la-fanciulla-nata-con-roma_la-tomba-restaurata_foto-mnr

La Tomba 359 dalla necropoli di Castel di Decima esposta alle Terme di Diocleziano dopo i restauri (foto mnr)

Il museo nazionale Romano conserva, nei depositi delle Terme di Diocleziano, i ricchi corredi funerari provenienti dalle grandi necropoli di Castel di Decima e della Laurentina, che risalgono all’VIII e al VII sec. a.C. Da due anni, è stato avviato un lavoro sistematico di salvaguardia, inventariazione, restauro e studio di questo patrimonio unico, che permette di caratterizzare in modo molto preciso la società, l’economia e la cultura laziale al momento della fondazione di Roma e nei decenni successivi. Il programma “Urbs, dalla città alla campagna romana” del Piano Nazionale per gli investimenti Complementari al PNRR prevede un intervento di restauro e di allestimento della galleria superiore del grande chiostro di Michelangelo, che sarà dedicata alla presentazione dei primi secoli della storia di Roma. Una delle quattro ali di questa galleria sarà dedicata all’VIII-VII sec. a.C. e quindi alle necropoli di Castel di Decima e della Laurentina. Il partenariato tra il museo nazionale Romano, l’Istituto Centrale per il Restauro e la fondazione “Paola Droghetti per una cultura della conservazione d’arte” ha permesso di recuperare uno dei corredi funerari più importanti della necropoli di Castel di Decima. Si tratta di quello della tomba 359, scoperta nel 1991, prelevata in un grande pane di terra e rinchiusa in un deposito del museo, dentro una cassa di legno, fino al 2021.

libro_la-fanciulla-nata-con-roma_il-restauro-della-tomba-359-da-castel-di-decima_copertina

Copertina del libro “La fanciulla nata con Roma. Il restauro della Tomba 350 da Castel di Decima” a cura di Francesca Capanna e Stéphane Verger

I risultati del restauro e della ricerca, anche attraverso vari altri reperti importanti conservati nei depositi del museo nazionale Romano, li possiamo seguire nella mostra “La fanciulla nata con Roma. Il restauro della Tomba 359 di Castel di Decima (Roma)” nell’Aula XI bis delle Terme di Diocleziano dal 14 giugno al 3 settembre 2023, organizzata dal museo nazionale Romano, dall’Istituto Centrale del Restauro e dalla Fondazione Paola Droghetti. La mostra è stata inaugurata dal ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, con interventi del direttore del museo nazionale Romano Stéphane Verger, della direttrice dell’ICR Alessandra Marino e del presidente della fondazione Paola Droghetti onlus, Vincenzo Ruggeri. La fondazione Paola Droghetti ha finanziato una borsa di studio per una giovane restauratrice formata all’Istituto Centrale per il Restauro, che ha effettuato lo scavo e il restauro della tomba, sotto la guida delle restauratrici e degli archeologi del museo nazionale Romano. Questa sponsorizzazione ha permesso anche di pubblicare una monografia sulla tomba a cura di Francesca Capanna (direttrice della Scuola di Alta Formazione ICR, sede di Roma) e Stéphane Verger, e produrre un video di Edoardo Mariani e Francesco Scognamiglio che racconta la riscoperta, il restauro e lo studio.

roma_museo-nazionale-romano_mostra-la-fanciulla-nata-con-roma_pendente-antropomorfo-in-bronzo_foto-mnr

Pendente antropomorfo in bronzo rinvenuto nella Tomba 359 da Castel di Decima (foto mnr)

Il restauro e lo studio hanno permesso di mettere in luce la tomba di una giovane donna morta ad un’età compresa tra 18 e 24 anni, intorno al 730 a.C. Si può dunque dire che la defunta in questione fosse nata proprio al momento della fondazione di Roma, secondo la data tradizionale trasmessa delle fonti antiche. La donna è stata seppellita con un vestito coperto di gioielli: una collana di pendenti di bronzo a forma di animali e di figure umane, una serie di grandi anelli fissati al vestito con delle fibule di bronzo e d’ambra, degli ornamenti in argento per i capelli, ecc. Era accompagnata da un servizio da banchetto con coltelli per il sacrificio, spiedi per la cottura della carne, vasi di bronzo e di ceramica per il consumo del vino. Accanto alle produzioni di Roma e del Latium Vetus, si riconoscono degli oggetti etruschi della zona di Tarquinia e dei vasi di ispirazione greca e orientale di origine campana. L’ambra proviene dal mar Baltico. Questo contesto eccezionale contribuisce a ricostruire le prime reti di scambi sviluppate da Roma già al momento della fondazione della città.

Roma. Al Drugstore Museum presentazione del libro “Comunque nude. La rappresentazione femminile nei monumenti pubblici italiani” (Mimesis) curato da Ester Lunardon e Ludovica Piazzi

roma_drugstore-museum_libro-comunque-nude_presentazione_locandinaChe immagine emerge della donna attraverso la nostra statuaria pubblica femminile? Perché quelle statue si trovano lì? E cosa ci dicono della nostra società? Sono alcuni degli interrogativi a cui prova a rispondere “Comunque nude. La rappresentazione femminile nei monumenti pubblici italiani”, edito da Mimesis e curato da Ester Lunardon e Ludovica Piazzi. Il libro, nato dall’indagine svolta da Mi Riconosci tra 2021 e 2022, che ha censito le statue pubbliche italiane dedicate a donne realmente esistite, a figure anonime collettive o a personaggi letterari, viene presentato mercoledì 14 giugno 2023, alle 18, al Drugstore Museum, in via Portuense 317 a Roma. Introduce e modera Alessio de Cristofaro (Drugstore Museum). Presentano il libro Ludovica Piazzi e Rosanna Carrieri (co-autrici del volume).

libro_comunque-nude_copertina

Copertina del libro “Comunque nude. La rappresentazione femminile nei monumenti pubblici italiani”

Comunque nude. I risultati della ricerca hanno confermato una presenza di donne nella statuaria molto bassa, che perpetua spesso stereotipi sessisti e con un rilievo al corpo femminile spesso ipersessualizzato tale da far pensare che una donna, per ottenere attenzione, debba essere nuda. Il libro raccoglie i contributi di diverse ricercatrici, lavoratrici, studentesse, professioniste dei beni culturali con diversi ambiti di formazione. Tutte le autrici sono attiviste dell’associazione Mi Riconosci che si adopera sui temi inerenti alla gestione del patrimonio culturale e le condizioni di lavoro nel settore.

Musei. Dal 15 giugno al 15 settembre il biglietto costa 1 euro in più: fondi per mettere in sicurezza i beni culturali che sono stati interessati dall’alluvione

ministero_decreto-maltempo_1-euro-pro-alluvione_locandinaIl biglietto dei musei statali aumenta di 1 euro, per mettere in sicurezza i beni culturali. La misura è inserita nel Decreto Legge 1° giugno 2023 (“Interventi urgenti per fronteggiare l’emergenza provocata dagli eventi alluvionali verificatisi a partire dal 1° maggio 2023”) approvato dal Consiglio dei Ministri. Il sovrapprezzo sui biglietti dei musei statali entrerà in vigore dal 15 giugno al 15 settembre 2023. “Il ministro della Cultura Sangiuliano prevede l’aumento temporaneo di 1 euro per i biglietti d’ingresso nei musei, utilizzando i proventi che arriveranno da questa misura per mettere in sicurezza i beni culturali che sono stati interessati dall’alluvione”, ha dichiarato la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale apre la mostra “Per gli dei e per gli uomini. Musica e danza nell’antichità”. Oltre 160 opere: vasi in ceramica figurata e in argento decorato, avori e ossi lavorati, piccole statuette in terracotta e grandi statue in marmo, fino agli affreschi e a numerosi strumenti antichi in bronzo

reggio-calabria_archeologico_mostra-per-gli-dei-e-per-gli-uomini_musica-e-danza-nell-antichità_locandina

reggio-calabria_archeologico_lekythoi-attiche_da-locri_foto-marrc

Lekythoi attiche con scene di danza, dalla necropoli di Lucifero di Locri Epizefiri, conservate al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto marrc)

A Piazza Paolo Orsi, location d’eccezione, al cospetto dei meravigliosi Bronzi di Riace, al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria l’inaugurazione della grande mostra “Per gli dei e per gli uomini. Musica e danza nell’antichità”, mercoledì 14 giugno 2023, alle 17, dà il via alla ricca programmazione estiva del MArRC, con esposizioni, eventi, concerti e tante altre occasioni per “ritrovarsi al Museo”. La mostra è stata curata dal direttore del museo Carmelo Malacrino con l’archeologa Patrizia Marra e Angela Bellia, ricercatrice dell’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del CNR e studiosa di musica antica tra le più accreditate a livello internazionale. All’inaugurazione parteciperà il conservatorio “F. Cilea” di Reggio Calabria, diretto da Francesco Romano, con un Ensemble di musica d’insieme per strumenti ad arco della cattedra del prof. Giovanni Caridi, con brani di F.J. Haydn, J.S. Bach e K. Jenkins. Tra le Istituzioni, sono stati invitati a dare un saluto la vicepresidente della Regione Calabria, Giusy Princi; il sindaco f.f. della Città Metropolitana di Reggio Calabria, Carmelo Versace; il sindaco f.f. di Reggio Calabria, Paolo Brunetti; il segretario regionale del MIC e soprintendente ABAP RC-VV, Fabrizio Sudano; la direttrice dell’Istituto di Scienze del Patrimonio culturale del CNR, Costanza Miliani. “Sarà certamente la mostra più bella e articolata degli ultimi anni”, conclude Malacrino, “alla quale lavoriamo sin dal 2019. Ringrazio le amiche Angela Bellia e Patrizia Marra per questa collaborazione, che farà scoprire tanti aspetti suggestivi della musica e della danza nell’antichità. La mia gratitudine va anche ai direttori del museo Archeologico nazionale di Napoli e del museo Archeologico regionale “Paolo Orsi” di Siracusa per i numerosi prestiti di opere. Una fruttuosa sinergia, volta a valorizzare al meglio queste opere meravigliose”. “Questa esposizione”, sottolinea Bellia, “pone in evidenza la necessità di indagare sul soundscape storico alla riscoperta del tessuto sonoro nel quale vivevano le civiltà che ci hanno preceduti per aiutarci a comprendere come il suono sia presente nella vita e nell’ambiente naturale e come sia oggi più che mai necessario sollecitare una nuova sensibilità verso il suono e la musica come parte dell’ecosistema nel quale siamo immersi”.

reggio-calabria_archeologico_lastra-con-scena-di-danza_da-griso-laboccetta_foto-marrc

Il magnifico rilievo policromo con scena di danza proveniente dal cd. santuario di Griso-Laboccetta, a Reggio Calabria, conservato al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto marrc)

Nikos Xanthoulis

Il compositore greco Nikos Xanthoulis con la lira a sette corde

Oltre 160 opere in esposizione, provenienti non solo dalle collezioni del MArRC; vasi in ceramica figurata e in argento decorato, avori e ossi lavorati, piccole statuette in terracotta e grandi statue in marmo, fino agli affreschi e a numerosi strumenti antichi in bronzo giungono sulla sponda dello Stretto sia dal museo Archeologico nazionale di Napoli, diretto da Paolo Giulierini, sia dal museo Archeologico regionale “Paolo Orsi” di Siracusa, diretto da Carmelo Bennardo. “La mostra”, aggiunge Marra, “vuole sensibilizzare il pubblico più ampio al fascino dei suoni del mondo antico, conducendo i visitatori alla scoperta delle tante differenze nelle sonorità greche e romane, ma anche delle tante analogie che le accomunano al presente”. Al visitatore sarà offerta una incredibile selezione di reperti, che testimonia quanto la musica e la danza abbiano rivestito un ruolo fondamentale nella società antica, permeandola in ogni suo aspetto. Il tutto organizzato seguendo linee guida tematiche volte a favorire un graduale approfondimento del panorama sonoro nel mondo greco e romano. La sezione dedicata agli strumenti musicali permetterà al visitatore di familiarizzare con terminologia e forme – in alcuni casi decisamente “curiose” – degli oggetti sonori. Le testimonianze figurate giunte sino a noi, sui supporti più diversi, guideranno il pubblico attraverso la scoperta dei modi di ascoltare e produrre musica e danza nel corso dei diversi frangenti della vita, in ambito domestico, così come nelle occasioni conviviali, cultuali e di intrattenimento. Il percorso espositivo sarà reso ancora più emozionante dalle note della lyra nell’interpretazione dell’antico strumento a sette corde suonato da Nikos Xanthoulis, che riecheggeranno negli ambienti accompagnando due video appositamente predisposti per l’esposizione.

Bologna. Al museo civico Medievale la mostra “Gli Assiri all’ombra delle Due Torri. Un mattone iscritto della ziggurat di Kalkhu in Iraq e gli scavi della Missione Archeologica Iracheno-Italiana a Ninive” a cura di Nicolò Marchetti, aperta in occasione della restituzione all’Iraq del reperto mesopotamico sequestrato dai Carabinieri del TPC

bologna_medievale_mostra-gli-assiri-all-ombra-delle-due-torri_mattone_foto-musei-bologna

Mattone cotto con iscrizione cuneiforme del re assiro Salmanassar III (858-824 a.C.) che ne attesta la provenienza dalla ziqqurat di Kalkhu (moderna Nimrud, Iraq settentrionale) (foto musei bologna)

bologna_medievale_mostra-gli-assiri-all-ombra-delle-due-torri_ingresso_foto-musei-bologna

Museo civico Medievale di Bologna: l’ingresso alla mostra “Gli Assiri all’ombra delle Due Torri. Un mattone iscritto della ziggurat di Kalkhu in Iraq e gli scavi della Missione Archeologica Iracheno-Italiana a Ninive” (foto musei bologna)

Un mattone cotto in Mesopotamia quasi 2900 anni fa e giunto in Europa col traffico illegale di reperti archeologici. È stato sequestrato in Italia dal Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Bologna con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena Reggio Emilia e Ferrara. Attorno alla restituzione ufficiale alle autorità irachene di questo mattone cotto del re assiro Salmanassar III (858-824 a.C.) con un’iscrizione cuneiforme che ne rivela la sicura provenienza dalla ziggurat (tempio-torre a gradoni) dell’antica Kalkhu (moderna Nimrud), la prima capitale dell’impero neoassiro, distrutta nel 2016 dall’iconoclastia dell’ISIS, è nato il progetto della mostra “Gli Assiri all’ombra delle Due Torri. Un mattone iscritto della ziggurat di Kalkhu in Iraq e gli scavi della Missione Archeologica Iracheno-Italiana a Ninive”, nella Sala del Lapidario del museo civico Medievale di Bologna, dal 14 giugno al 17 settembre 2023. La mostra, a cura di Nicolò Marchetti, è promossa da Settore Musei Civici Bologna – Musei Civici d’Arte Antica, King Abdulaziz Chair for Islamic Studies, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna e Missione Archeologica Iracheno-Italiana a Ninive, sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica dell’Iraq, con il patrocinio di ministero della Cultura, ambasciata dell’Iraq in Italia, ambasciata d’Italia in Iraq e Iraqi State Board of Antiquities and Heritage.

bologna_medievale_mostra-gli-assiri-all-ombra-delle-due-torri_allestimento_foto-musei-bologna

Museo civico Medievale di Bologna: allestimento della mostra “Gli Assiri all’ombra delle Due Torri. Un mattone iscritto della ziggurat di Kalkhu in Iraq e gli scavi della Missione Archeologica Iracheno-Italiana a Ninive” (foto musei bologna)

Il reperto è stato riconsegnato ufficialmente martedì 13 giugno 2023 alla presenza di S.E. il Presidente della Repubblica dell’Iraq, Abdul Latif Rashid, che ha inaugurato la mostra in forma strettamente riservata alle 17.30, in occasione della Visita di Stato in Italia che tocca le città di Roma e Bologna, con l’intervento di Matteo Lepore, sindaco di Bologna; Elena Di Gioia, delegata alla Cultura di Bologna e Città metropolitana; Vittorio Sgarbi, sottosegretario al ministero della Cultura; Eva Degl’Innocenti, direttrice Settore Musei Civici Bologna; Nicolò Marchetti, professore ordinario università Bologna e curatore della mostra; Giuseppe De Gori, comandante Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale Bologna; Piera Bossi, giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Busto Arsizio; Massimo De Filippo, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Busto Arsizio; Francesca Tomba, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara. Alle 19 è poi seguita l’inaugurazione aperta al pubblico.

bologna_medievale_mostra-gli-assiri-all-ombra-delle-due-torri_mattone-3D_foto-musei-bologna.jpg

Riproduzione 3D del mattone cotto con iscrizione reale di Salmanassar III dalla ziggurat di Kalkhu (moderna Nimrud) (foto musei bologna)

bologna_medievale_mostra-gli-assiri-all-ombra-delle-due-torri_amuleto-con-testa-pazuzu_foto-musei-bologna

Mostra “Gli assiri all’ombra delle due torri”: amuleto in bronzo raffigurante la testa del demone Pazuzu da una residenza neo-assira in prossimità della porta di Adad, Ninive, VII sec. a.C. (foto musei bologna)

Il progetto è stato concepito con una nuova formula di mostra sostenibile con l’obiettivo di comunicare al pubblico contenuti storici relativi all’impero neoassiro (Mesopotamia, IX-VII secolo a.C.) attraverso modelli digitali stampati in 3D, raccontando alcune specificità e sfide della collaborazione scientifica e cooperazione italiane con la Repubblica dell’Iraq e con la città di Mosul in particolare. Dopo la liberazione della metropoli, nel giugno 2017, dall’occupazione da parte dell’ISIS che durava sin dal 2014, la Missione Archeologica Iracheno-Italiana è stata chiamata a dare un contributo all’esplorazione e alla protezione del settore orientale corrispondente all’antica Ninive, leggendaria capitale dell’Assiria ormai gravemente minacciata dall’espansione urbana, tanto che oggi oltre un terzo del sito può dirsi pressoché perduto per l’esplorazione archeologica. Tra il 2019 e il 2022 sono state condotte quattro campagne annuali congiunte tra università di Bologna e Iraqi State Board of Antiquities and Heritage, dirette da Nicolò Marchetti, con il sostegno del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, oltre che della Volkswagen Foundation, con il progetto KALAM, e del J. M. Kaplan Fund nell’ambito di progetti di restauro e formazione di personale locale.

bologna_medievale_mostra-gli-assiri-all-ombra-delle-due-torri_tavolette-cuneiformi_foto-musei-bologna

Mostra “Gli assiri all’ombra delle due torri”: tre tavolette cuneiformi con transazioni finanziarie da una ricca residenza neo-assira nella città bassa di Ninive, VII sec. a.C. (foto musei bologna)

bologna_medievale_mostra-gli-assiri-all-ombra-delle-due-torri_Qassim-Alsaedy_Memory_foto-musei-bologna

Mostra “Gli assiri all’ombra delle due Torri”: “Memory” (2018), ceramica di Qassim Alsaedy (foto musei bologna)

In mostra 36 repliche al vero di sigilli e cretule neoassiri e di testi cuneiformi provenienti dal progetto di scavo nel mega-sito di Ninive, che si estende su 750 ettari con 12 km di mura, sono state scelte per raccontare storie antiche e moderne. Tra queste è presente la riproduzione del mattone del re assiro Salmanassar III proveniente dalla ziggurat dell’antica Kalkhu sequestrato dai Carabinieri. Esso apparteneva a un monumento distrutto nel 2016 dai bulldozer dell’ISIS, pertanto il ritorno all’Iraq di un elemento architettonico di una struttura andata perduta rappresenta un elemento importante anche sul piano simbolico. Sono inoltre esposti anche due frammenti di rilievi palatini della metà del VII sec. a.C. scoperti dalla missione italiana nel 2022 nel Palazzo Nord di Assurbanipal e un ulteriore frammento dalle collezioni del museo Archeologico nazionale di Venezia, pressoché identico agli altri due e anch’esso proveniente dall’acropoli di Ninive. Il percorso espositivo si completa con l’allestimento nella Sala delle Arche, all’interno della collezione permanente del museo, di tre sculture realizzate dagli artisti contemporanei di origine irachena Baldin Ahmad, Resmi Al Kafaji e Qassim Alsaedy, che da oltre quarant’anni vivono in esilio in Europa e hanno unito le loro ricerche e comuni vicende biografiche nel progetto espositivo itinerante Two Shores (Due Sponde).

Altino (Ve). Lavori in corso al museo Archeologico nazionale: alcune aree chiuse durante l’estate

altino_archeologico_mostra-percorso-Antenati-altinati_3_foto-drm-veneto

La mostra esperienziale permanente “Antenati Altinati” al museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)

altino_archeologico_torretta-nuovo-museo_foto-drm-veneto

La torretta al centro del museo Archeologico nazionale di Altino: da lì si può cogliere con uno sguardo tutta l’estensione del realizzando parco archeologico di Altino (foto drm – veneto)

Lavori in corso al museo Archeologico nazionale di Altino (Ve). Per questo motivo, durante il periodo estivo, saranno chiuse al pubblico alcune aree, in modo alternato. Fino alla fine di giugno 2023, sarà chiuso l’accesso alla torretta panoramica e alla mostra “Antenati altinati”. Dal 3 luglio 2023 e per le successive sei settimane, l’ex-risiera (sede del Museo) sarà chiusa. Le aree archeologiche saranno sempre visitabili in questi orari: 8-19 (martedì-sabato) e 14-19 (domenica e festivi). Fino al termine dei lavori, sarà applicato un ingresso a 4 euro (biglietto intero). Il biglietto di ingresso è stato aumentato di 1 euro per finanziare e avviare gli interventi di tutela e ricostruzione del patrimonio culturale, pubblico e privato (inclusi i musei), danneggiato a causa degli eventi alluvionali del mese di maggio 2023 (in base al DL 1° giugno 2023, n. 61, “Interventi urgenti per fronteggiare l’emergenza provocata dagli eventi alluvionali verificatisi a partire dal I° maggio 2023”).

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale per il ciclo “I restauri al MArRC” a cura di Barbara Fazzari incontro su “Gli affreschi provenienti dalle Terme romane di Reggio Calabria”

reggio-calabria_archeologico_laboratorio-restauro_fazzari-malacrino_foto-marrc

Barbara Fazzari e Carmelo Malacrino nel Laboratorio di Restauro del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto marrc)

Nuovo appuntamento del ciclo “I restauri al MArRC”, voluto dal museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria e curato dal funzionario restauratore Barbara Fazzari e responsabile del laboratorio di restauro del Museo. “Questo ciclo di incontri”, dichiara Fazzari, “nasce dall’idea di condividere con la città e con i visitatori le attività conoscitive e gli interventi conservativi programmati dal laboratorio di restauro del MArRC sui reperti ivi conservati”. Martedì 13 giugno 2023, alle 17, si terrà una conferenza sul restauro degli affreschi provenienti dalle Terme Romane di Reggio Calabria, da poco presentato anche alla XXVIII edizione del Salone Internazionale del Restauro di Ferrara. L’evento, promosso dal Museo in collaborazione con il centro internazionale Scrittori della Calabria (CIS), sarà anche l’occasione per condividere un progetto di ricerca e tutela sul contesto archeologico di provenienza degli affreschi. L’idea si sviluppa nell’ambito di una proficua sinergia con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Reggio Calabria e la Provincia di Vibo Valentia, il Comune di Reggio Calabria e altri enti di ricerca a vario titolo convolti. reggio-calabria_archeologico_incontri_restauri-affreschi-terme-romane_locandinaIntrodurranno i lavori i saluti istituzionali di Carmelo Malacrino, direttore del MArRC; Fabrizio Sudano, soprintendente ABAP RC-VV e segretariato regionale MIC della Calabria; Irene Calabrò, assessore alla Cultura del Comune di Reggio Calabria; e Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS Calabria. Insieme a Barbara Fazzari (“Dalla diagnostica al restauro: gli affreschi provenienti dalle Terme romane di Reggio Calabria”) interverranno Andrea Maria Gennaro, funzionario archeologo della SABAP RC-VV (“Le Terme romane di Reggio Calabria: tra tutela e attività di ricerca”), Anna Arcudi, docente del corso di laurea in Conservazione e Restauro dei Beni culturali dell’università della Calabria (“Il cantiere didattico con gli studenti del corso di laurea in Conservazione e Restauro dell’università della Calabria”), Rosina Celeste Ponterio e Dario Giuffrida, dell’istituto per i Processi chimico-fisici del CNR di Messina (“La ricostruzione 3D del sito e degli affreschi per la fruizione e la diagnostica”), e Francesco Armetta, del dipartimento di Scienze e Tecnologie biologiche, chimiche e farmaceutiche dell’università di Palermo (“Le indagini non invasive e il blu egizio invisibile”). “L’attività di restauro di questi anni al MArRC”, dichiara soddisfatto il direttore del Museo, Carmelo Malacrino, “non ha precedenti. Abbiamo lavorato su decine di migliaia di reperti, alcuni dei quali attendevano ancora i primi interventi conservativi dal momento della loro scoperta, oltre un secolo fa. Non si tratta solo di oggetti esposti, ma anche e in gran parte di collezioni normalmente conservate nei depositi. Tale ciclo di conferenze nasce dalla volontà di dare spazio e visibilità ad alcuni di questi progetti di restauro, presentando al pubblico i risultati ottenuti. Ringrazio la dott.ssa Fazzari, che coordina il nostro Laboratorio di Restauro, per l’impegno nel divulgare e far conoscere al più ampio pubblico le attività conservative svolte “dietro le quinte” del Museo”.

In treno a Pompei direttamente da Roma col Frecciarossa. Sangiuliano: “Il 16 luglio 2023 parte il primo treno Roma – Pompei, realizzato con le Ferrovie dello Stato”

pompei_parco_boom-di-visitatori_foto-emanuele-minerva-mic

Pieno di visitatori al parco archeologico di Pompei (foto emanuele minerva / mic)

Una giornata a Pompei in treno direttamente da Roma. Il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, lo aveva anticipato ad aprile 2023 e lo ha confermato ufficialmente qualche giorno fa, dalla Puglia, ospite di Bruno Vespa al Forum in Masseria: “Il 16 luglio 2023 parte il primo treno Roma – Pompei, realizzato con le Ferrovie dello Stato: porterà i visitatori direttamente alla stazione ma anche agli scavi di Pompei”. Partenza il 16 luglio 2023 alle 8.53 da Roma Termini col treno Frecciarossa 9693. Fermata a Napoli Afragola alle 9.48, e a Napoli Centrale alle 10.03; e arrivo a Pompei alle 10.40. Durata del viaggio 1 ora e 47 minuti, costo (in Supereconomy standard) 29.90 euro. Ritorno 8 ore dopo: partenza dalla stazione di Pompei alle 18.40 col Frecciarossa 9568. Fermata Napoli Centrale alle 19.23, e a Napoli Afragola alle 19.56; e arrivo a Roma Termini alle 20.55 dopo 2 ore e 15’. Costo (in Supereconomy standard) 29.90 euro. All’interno dei convogli, i passeggeri potranno guardare un video che introduce alla storia di Pompei e dei suoi grandi scavi, iniziati al tempo del regno di Borbone. Già a bordo, i passeggeri avranno la possibilità di acquistare i biglietti di ingresso agli scavi. Il collegamento è stato reso possibile grazie ai lavori per la nuova stazione di Pompei, che hanno previsto il collegamento tra i binari della Circumvesuviana di Napoli e Rete Ferroviaria Italiana, con treni ad Alta Velocità per collegare Roma.

Bologna. “Scoprire l’acqua calda tra etruscologi e idrogeologi. I Bronzi etruschi del Bagno Grande di San Casciano” con Jacopo Tabolli e Marco Petitta. Secondo incontro, in presenza e on line, all’Accademia delle Scienze del ciclo “Le nuove frontiere dell’archeologia”

bologna_accademia-delle-scienze_le-nuove-frontiere-dell-archeologia_tabolli-petita_locandina

san-casciano-dei-bagni_santuario-etrusco-romano_scoperta-statue-in-bronzo_3_foto-mic

Una statua in bronzo riemersa dallo scavo del Bagno Grande del santuario etrusco-romano a San Casciano dei Bagni (Si) (foto mic)

“Scoprire l’acqua calda tra etruscologi e idrogeologi. I Bronzi etruschi del Bagno Grande di San Casciano” è il tema affrontato da Jacopo Tabolli (università per stranieri di Siena) e Marco Petitta (università di Roma La Sapienza) nel secondo appuntamento del ciclo di conferenze “Le nuove frontiere dell’archeologia” a cura del prof. Giuseppe Sassatelli (Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna) (vedi San Casciano dei Bagni (Si). Dai fanghi della sorgente termale del Bagno Grande del santuario etrusco-romano emergono oltre 20 statue in bronzo, molti ex-voto, cinquemila monete in oro argento e bronzo di oltre duemila anni fa. L’archeologo Tabolli: si riscrive la storia della statuaria antica e della romanizzazione del territorio. È la scoperta più importante dai Bronzi di Riace del 1972 | archeologiavocidalpassato). Appuntamento lunedì 12 giugno 2023, alle 17, in presenza nella sede dell’Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna, in via Zamboni 31, oppure oppure online tramite il seguente link: Avvia riunione – Zoom. Introduce Giuseppe Sassatelli. Il ciclo di conferenze “Le nuove frontiere dell’archeologia” intende affrontare, con la collaborazione dei diretti interessati alle diverse imprese oggetto degli incontri, alcuni di questi aspetti innovativi, dal grande progetto Pompei (oggetto del primo incontro il 26 maggio 2023 col direttore generale musei Massimo Osanna e il prof. Enrico Giorgi dell’università di Bologna su “Archeologia e scienze a confronto. Il progetto Pompei”), alla collaborazione tra archeologi e antropologi, al recentissimo scavo dei bronzi etruschi di San Casciano che tanto eco ha avuto sulla stampa e che intreccia nei culti della salute aspetti archeologici e idrogeologici. Non senza trascurare il problema dell’impatto che le scoperte archeologiche hanno sulla vita dei nostri giorni, sulla nostra contemporaneità, urbanistica e sociale.

bologna_accademia-delle-scienze_le-nuove-frontiere-dell-archeologia_logo“L’archeologia – spiega l’organizzatore – è una disciplina relativamente giovane che ha subito nel corso del tempo molte modifiche sul piano del metodo e dei contenuti. Soprattutto negli ultimi decenni, si è caratterizzata per una straordinaria apertura verso altre discipline sempre più strettamente coinvolte sia nella raccolta dei dati con lo scavo archeologico che nella loro interpretazione. Geologi, antropologi, geografi, informatici, architetti, ingegneri, esperti delle scienze dure lavorano sempre più frequentemente insieme agli archeologi con risultati molto innovativi”. Il ciclo di conferenze riprenderà dopo la pausa estiva: il 26 settembre 2023, alle 17, con Giovanna Belcastro (università di Bologna) e Alessandro Guidi (università Roma Tre) su “Archeologi e antropologi: nuove prospettive teoriche e metodologiche”; e il 29 settembre 2023, alle 17, con Giuliano Volpe (università di Bari) su “L’Archeologia pubblica per un nuovo rapporto coi cittadini”.

Altino (Ve). Marianna Bressan, dopo quattro anni e mezzo, chiude il suo incarico alla direzione del museo nazionale e dell’area archeologica. Nell’annunciarlo, traccia un breve bilancio, con qualche ricordo, qualche ringraziamento e qualche auspicio (il parco archeologico)

dav

Marianna Bressan, direttrice del museo Archeologico nazionale e dell’area archeologica di Altino (foto graziano tavan)

altino_archeologico_giardino_sopra-il-santuario-del-dio-altino_foto-drm-veneto

Il giardino del museo Archeologico nazionale di Altino: è l’rea dove è stato scoperto il santuario del dio Altino (foto drm-veneto)

“Quattro anni e mezzo di lavoro intenso e appassionante”: così Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e dell’area archeologica di Altino (Ve), sintetizza il suo mandato nell’annunciare la conclusione del suo incarico il 30 maggio 2023. “Nuove sfide mi impegnano altrove, ma un pezzetto di cuore resta ad Altino, città sepolta e paesaggio immobile, museo del passato e parco del futuro”. E traccia un breve bilancio, con qualche ricordo, qualche ringraziamento e qualche auspicio. “Dal 2019, sotto l’occhio severo degli Antenati Altinati, con una squadra di colleghi esigua di numero, ma forte nelle competenze e nella passione, e rafforzatasi strada facendo, abbiamo lavorato per riallacciare i fili allentati tra istituto nazionale e territorio, tra archeologia e paesaggio, tra patrimonio archeologico e persone” (vedi Altino (Ve). Marianna Bressan, direttrice del museo Archeologico nazionale, presenta “Stratigrafie sonore”, installazione sonora e visiva degli artisti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, che arricchisce la mostra “Antenati, Altinati” e dà voce agli antichi altinati sepolti lungo le vie consolari che entravano in Altino | archeologiavocidalpassato).

altino_area-archeologica_scoperte-tracce-strutture-pirotecnologiche_foto-drm-veneto

Nell’area del quartiere residenziale augusteo dell’area archeologica di Altino (Ve) scoperte tracce di strutture piro-tecnologiche (foto drm-veneto)

altino_archeologico_mostra-modus-vivendi_logo“Nei due anni di pandemia”, ricorda Bressan, “quando non si poteva aprire al pubblico, abbiamo approfittato per progettare e gettare le basi dei lavori, di cui oggi si vedono i primi frutti. Il progetto di allestimento della sezione della necropoli romana, scritto con De Paoli De Franceschi Baldan architetti, è concluso e i lavori avviati. Le aree archeologiche hanno conosciuto nuovi scavi (a cura di P.ET.R.A. società cooperativa) e i primi risultati sono esposti nella mostra “Modus vivendi” in collaborazione con il museo della Bonifica di San Donà di Piave e la Regione del Veneto (vedi Altino. Al museo nazionale e area archeologica “Modus vivendi”: giornata speciale per la Notte europea dei Musei. Visita allo scavo della cloaca, inaugurazione mostra sulla vita quotidiana nella città antica attraverso i reperti da poco scoperti, apertura serale straordinaria | archeologiavocidalpassato). Il nuovo deposito in Sala Colonne è allestito e operativo, mentre un profondo riordino è in corso nei depositi storici, grazie alla collaborazione della ditta Malvestio & C. snc con Giovanna Sandrini e Silva Bernardi. L’area della città antica è stata dichiarata di interesse archeologico e, in virtù del vincolo, alcuni terreni sono stati acquisiti alla proprietà demaniale e per altri si sono avviate le trattative. Abbiamo concesso in uso agrario i terreni privi di resti archeologici a vista, indicando in accordo con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna rigorose prescrizioni di tutela, e individuato come concessionario Anticamente – Pane coraggioso e farine combattenti, giovane azienda agricola del territorio che fa agri-cultura“.

altino_parco-archeologico_ingresso-area-archeologica_altino-lab_progetto-studio-ddba

Rendering dello spazio riorganizzato davanti all’Altino Lab nel progetto dello Studio di Architettura ddba

“L’attenzione intorno al sito – continua la direttrice uscente – si è risvegliata, anche grazie al lavoro della nostra social media manager Eleonora Brunori, del nostro Ufficio Stampa Alice D’Este, dell’immagine coordinata curata da Mirko Visentin. Il ministero della Cultura, cui l’istituto altinate afferisce, ha investito per svilupparne le potenzialità culturali, sociali ed economiche e nel 2021 l’ha finanziato come cantiere della cultura. Grazie a questi fondi, nel giro di pochi mesi Altino diventerà più accessibile anche per le persone con disabilità in virtù dello studio di Francesca Farroni, nelle aree archeologiche si aggiorneranno percorsi e arredi, si costruirà un nuovo deposito, che – come la Sala Colonne – sarà un luogo aperto alla ricerca e al pubblico, e porterà nuova linfa al comparto novecentesco del museo, composto da AltinoLab, dai depositi storici e dal loro nesso con l’area archeologica (progetto De Paoli De Franceschi Baldan architetti). Stiamo lavorando al GIS di Altino con Archeozoom di Alessandro Pellegrini e al sistema informativo correlato con Sputnik”.

altino_museo_laboratori-didattici_foto-museo-altino

Un animato laboratorio didattico al museo Archeologico nazionale di Altino (foto museo di Altino)

“Abbiamo cercato di metterci in sintonia con le persone”, sottolinea Bressan. “Bambine e bambini, persone con disabilità, persone interessate non specialiste, studiosi e studiose: abbiamo messo a disposizione professionisti di didattica museale per le esigenze di ciascuno (Studio D archeologia didattica museologia, Tramedistoria), attivato l’abbonamento al Museo, programmato il calendario degli eventi mese per mese. Ci siamo divertiti con l’archeologia sperimentale di Tramedistoria all’AltnoFest (vedi Al museo nazionale e area archeologica di Altino (Ve) l’artigianato dei Veneti antichi prende vita ad Altino-fest, il primo festival di archeologia imitativa. Quattro laboratori aperti a tutti (argilla, ambra, lamina, tessitura) e due forni per la fusione del bronzo e la lavorazione del vetro | archeologiavocidalpassato), con la

altino_museo_danza-e-lirica-tra-i-reperti_0-Fuoriclassico_9a_foto-drm-veneto

Danza e lirica tra i reperti al museo Archeologico nazionale di Altino con gli artisti di Fuoriclassico (foto drm-veneto)

danza di Fuoriclassico APS, con la mostra fotografica di associazione IRIS APS, con la performance visiva e sonora di Accademia di Belle arti di Venezia, come lo faremo il 17 giugno 2023 con l’oculus realizzato in collaborazione con BigRock e Fondazione di Venezia. Tutte le manifestazioni performative hanno sempre avuto un’unica direzione artistica: intrecciarsi sempre con il patrimonio archeologico altinate, rappresentare un linguaggio diverso, insolito, inaspettato per comunicarlo. Abbiamo camminato al fianco del Comune di Quarto d’Altino (vedi Altino. Si inaugura la pista ciclo-pedonale che porta al museo nazionale, step importante verso il parco archeologico | archeologiavocidalpassato), lavorato con tutte le scuole e in particolare con l’IC Roncalli di Quarto d’Altino, iniziato un percorso di sviluppo turistico grazie allo studio in corso a cura di Sophia Management”.

altino_museo-nazionale_panoramica-area_foto-drm-veneto

Suggestiva immagine del museo Archeologico nazionale di Altino ai margini della laguna di Venezia (foto drm-veneto)

A Marianna Bressan rimane un sogno: “Per ora nel cassetto – ammette -, non ancora realizzato: trasformare l’istituto da museo nazionale e area archeologica di Altino a parco archeologico di Altino. L’istanza è depositata presso gli uffici preposti del ministero della Cultura, non resta che attendere la decisione in merito, con le dita incrociate (vedi Parco archeologico di Altino: presentato il progetto finanziato dal Mic che fonde museo e area archeologica in un unico percorso più fruibile al pubblico per raccontare la storia di un luogo e del suo paesaggio speciale. Due anni per realizzarlo | archeologiavocidalpassato). Le persone che ho incontrato durante questi anni, colleghi e colleghe del Museo, professioniste e professionisti esterni all’ufficio, sono state decisive per raggiungere questi risultati. A ognuna di loro, una per una, va il mio più riconoscente ringraziamento, in particolare a quelle tra loro che hanno contribuito ogni giorno a creare e mantenere un clima sereno, che ci ha permesso di lavorare in armonia nonostante le difficoltà e i sovraccarichi”.

marianna-bressan_foto-graziano-tavan

Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e area archeologica di Altino (foto graziano tavan)

È il momento dei saluti. “Buon lavoro a chi verrà e buona Altino a tutte e tutti voi, visitatori e visitatrici, studiosi e appassionati, cittadini del territorio e del mondo. Questo patrimonio è di tutti e di ciascuno, e solo con la nostra cura quotidiana e costante si potrà dire veramente valorizzato nel presente e trasmesso alle generazioni future”.