Sibari (Cs). “Halloween al museo!” Archeologico nazionale della Sibaritide: “L’Ultimo Viaggio: gli Antichi e l’Aldilà”, un pomeriggio unico per vivere un’avventura diversa dal solito unendo storia, curiosità e un pizzico di brivido

“Halloween al museo!”: quest’anno Halloween ai parchi archeologici di Crotone e Sibari si tinge di archeologia e mistero. Venerdì 31 ottobre 2025, alle 16, al museo Archeologico nazionale della Sibaritide, “L’Ultimo Viaggio: gli Antichi e l’Aldilà”. Un pomeriggio unico per piccoli esploratori del passato (8-12 anni) che vogliono vivere un’avventura diversa dal solito unendo storia, curiosità e un pizzico di brivido. Bambini (e genitori) sono invitati a venire in maschera! — antichi dèi, piccoli archeologi o fantasmi del passato: date libero sfogo alla fantasia. SCAVA COME UN ARCHEOLOGO! Scavo simulato alla scoperta di come Greci e Romani accompagnavano i loro cari nel “grande viaggio” verso l’aldilà. LASCIA IL TUO NOME NELLA MEMORIA! Insieme agli altri piccoli archeologi, si inciderà il proprio nome su una grande stele collettiva, proprio come facevano gli antichi per ricordare chi non c’era più. E POI… BABY HORROR DANCE! Festeggiare come facevano gli antichi durante i Parentalia con musica, risate e divertimento “da brivido”. Posti limitati (max 25 partecipanti) – Prenotazione gradita al 337 160 3495. Ogni partecipante riceverà il Certificato di Archeologo Funerario Junior. Insieme si scoprirà che parlare della morte non fa paura, ma ci aiuta a capire meglio la vita, la memoria e il valore del ricordo.

Ostia antica (Roma). Al Castello di Giulio II presentazione del libro di Marcello Turci “Lo sviluppo termale del settore costiero della città di Ostia. Riesame della documentazione e nuove indagini alle Thermae Maritimae (IV, X, 1) e alle c.d. Terme Marittime (III, VIII, 2)”

Nuovo appuntamento con le presentazioni dei volumi dedicati a Ostia e ai suoi monumenti promosse dal parco archeologico di Ostia antica (Roma). Il 31 ottobre 2025, alle 17, nella sala conferenze del Castello di Giulio II a ostia antica (Roma) presentazione del libro di Marcello Turci “Lo sviluppo termale del settore costiero della città di Ostia, riesame della documentazione e nuove indagini alle Thermae Maritimae (IV, X, 1) e alle c.d. Terme Marittime (III, VIII, 2)” (BABESCH Supplement 47), dedicato allo sfruttamento termale del quartiere marittimo di Ostia, caratterizzato dalle imponenti vestigia delle Terme della Marciana e delle Terme Marittime. La presentazione verrà introdotta dal direttore del Parco Alessandro D’Alessio e sarà condotta da Alessandra Ten, professore di Rilievo e Analisi tecnica dei monumenti antichi di Sapienza università di Roma. Seguirà un commento dell’Autore. L’ingresso è gratuito, fino a esaurimento dei posti a sedere.

Copertina del libro di Marcello Turci “Lo sviluppo termale del settore costiero della città di Ostia, riesame della documentazione e nuove indagini alle Thermae Maritimae (IV, X, 1) e alle c.d. Terme Marittime (III, VIII, 2)”

Il libro. Il presente studio è il risultato di una ricerca sulle terme romane situate nel quartiere costiero di Ostia. In età adrianea, il litorale della città portuale fu arricchito da una serie di edifici termali: le Thermae maritimae (IV, X, 1), le “Terme del Sileno” e le cosiddette “Terme Marittime” (III, VIII, 2). Questa vocazione termale si accentuò in età tardoantica, quando lungo la strada costiera furono realizzati una serie di stabilimenti balneari. Attraverso lo studio diretto dell’architettura termale, la revisione degli scavi antichi e l’esame dell’evoluzione urbana di Ostia, nonché dei più ampi contesti territoriali (collegamenti, infrastrutture, scambi, traffici), questo volume offre nuove prospettive integrando la ricerca archeologica con la storia economica, politica e sociale dell’età imperiale e tardo-romana.

Este (Pd). Al Chiostro delle Consolazioni presentazione del libro “Sono così. Le donne nel Veneto preromano” di Angela Ruta con Beatrice Andreose, assessore e giornalista, e Benedetta Prosdocimi, direttrice del museo nazionale Atestino

Venerdì 31 ottobre 2025, alle 18, appuntamento in Sala Beatrice del Chiostro delle Consolazioni in via M. Francesconi 22 a Este (Pd) per un incontro che unisce storia e archeologia: presentazione del libro “Sono così. Le donne nel Veneto preromano” di Angela Ruta. Un’occasione per riscoprire la voce e il ruolo delle donne nelle antiche comunità del Veneto. Dopo i saluti dell’assessore alla Cultura del Comune di Este Luigia Businarolo, l’autrice Angela Ruta Serafini dialogherà con Beatrice Andreose, assessore del Comune di Este e giornalista, e Benedetta Prosdocimi, direttrice del museo nazionale Atestino. Ingresso libero. In collaborazione con Libreria Gregoriana Estense.

Napoli. Al via al museo Archeologico nazionale “Incontri di Archeologia”, in presenza e in streaming, su progetti di ricerca, nuovi allestimenti, koinè culturale del territorio: apre il direttore Sirano che racconta “I preziosi arredi lignei dalla Villa dei Papiri”. Ecco il programma della XXXI edizione

I progetti di ricerca, i nuovi allestimenti, la koinè culturale del territorio: sono questi i temi su cui si sviluppa la trentunesima edizione degli “Incontri di Archeologia”, al via al museo Archeologico nazionale di Napoli dal 30 ottobre 2025 (in auditorium alle 17 e in diretta streaming e in differita sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del MANN) con ben 22 appuntamenti in programma fino al 28 maggio 2026. Gli Incontri di Archeologia sono progettati e organizzati da Giovanni Vastano (responsabile Servizi Educativi del Mann) con Annamaria Di Noia, Elisa Napolitano e Angela Rita Vocciante. Ingresso libero e gratuito sino a esaurimento posti. “Gli Incontri di Archeologia rappresentano un caposaldo del palinsesto culturale del nostro Museo, una preziosa agorà per appassionati di arte antica e non solo: con un format ben riconoscibile dal pubblico, tra divulgazione e dibattito, ogni conferenza si configura come narrazione originale offerta alla condivisione del pubblico. I sentieri scientifici multidisciplinari, aperti dagli Incontri, mostrano quanto l’archeologia sia una disciplina non solo al passo con il presente, ma soprattutto protesa verso il futuro”, commenta il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Francesco Sirano.

Gamba di tripode in legno modanato con impiallacciatura in avorio dalla Villa dei Papiri: parte superiore della gamba decorata con scena di Amorino abbigliato come Attis che raccoglie pigne presso un pino (foto luigi spina / archivio mann)

Pavimento in opus sectile dalla Villa dei Papiri (foto mann)

Come da tradizione, è la conferenza del direttore a inaugurare gli Incontri di Archeologia: per avviare l’edizione 2025/2026, Francesco Sirano ha scelto di raccontare “I preziosi arredi lignei dalla Villa dei Papiri”, ricostruendone le caratteristiche e il contesto. In previsione del nuovo allestimento della Sezione, altri due incontri saranno dedicati alla Villa dei Papiri: in prospettiva museografica, ne parleranno Marialucia Giacco e Marco Magni (giovedì 18 dicembre 2025), mentre Floriana Miele, Stella Pisapia e Grete Stefani si soffermeranno sui pavimenti, capaci di svelare le tante storie legate alla Villa (16 aprile 2026).

Allestimento della sezione “Domus. Gli arredi di Pompei” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto valentina cosentino / mann)

Il Mann che arricchisce la propria offerta culturale, tra nuovi progetti espositivi, permanenti e temporanei: sarà questo il fil rouge delle conferenze di Andrea Milanese e Ruggero Ferrajoli, che illustreranno il progetto scientifico del nuovo allestimento degli arredi di Pompei (6 novembre 2025); ancora Raffaella Bosso e Bianca De Divitiis (11 dicembre 2025) seguiranno la lunga scia culturale tracciata dalla Sirena Parthenope, protagonista della mostra in programma al Mann;

Mani conservate nei depositi seminterrati del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Amanda Piezzo ed Emanuela Santaniello evocheranno suggestive “memorie dal sottosuolo” emerse nel corso dei lavori negli ambienti seminterrati (26 gennaio 2026); anche in relazione alla prossima apertura della sezione numismatica, Massimiliano Clemenza, Stefano Nisi ed Emanuela Spagnoli presenteranno uno studio archeometrico sugli argenti dei denari di Ercolano e sul piombo dei sigilli medievali (26 febbraio 2026); infine, Amanda Piezzo, Mariateresa Operetto e Manuela Valentini ripercorreranno con il pubblico le fasi del complesso restauro e del nuovo allestimento del Mosaico di Alessandro (28 maggio 2026). Non solo grandi esposizioni archeologiche, ma anche percorsi che presentano al pubblico itinerari scientifici meno noti: Andrea Milanese, Ruggiero Ferrajoli e Domenico Pino parleranno delle collezioni grafiche e fotografiche del Mann, i cui documenti hanno permesso di ricostruire la fortuna delle città vesuviane sin dalle prima campagne di scavo nel cuore del XVIII secolo (19 febbraio 2026).

Antefissa a testa femminile di tipo dedalico dal Santuario della dea Marica a Minturno (foto mann)

Come ogni anno, un incontro è incentrato sul patrimonio della Biblioteca del Mann: ne parlerà Vittoria Minniti, con un focus sulla storia della famiglia Carafa di Maddaloni (12 marzo 2026). Tante le conferenze riservate ai progetti di ricerca che partono dal ricco patrimonio archeologico della Campania: Giovanni Di Brino e Carlo Rescigno parleranno del museo Archeologico “George Vallet” di Piano di Sorrento (5 febbraio 2026); Carlo Rescigno illustrerà i nuovi studi che legano Cuma e Crotone (9 aprile 2026); nella lettura di Rita Cioffi, il santuario alla foce del Garigliano si configurerà come occasione per riscoprire il trait d’union tra Minturno e il Mann, all’ombra della dea Marica (5 marzo 2026); il santuario della dea Iside a Benevento sarà raccontato da Rosanna Pirelli, partendo dalle ricerche di Champollion sino agli studi più recenti (26 marzo 2026); ancora, la storia della più antica colonia romana della Campania, Calvi Risorta, sarà ripercorsa da Luana Toniolo per descrivere il progetto del nuovo museo di Cales (7 maggio 2026); una nuova carta archeologica per scoprire l’isola di Capri sarà illustrata da Luca Di Franco, Cecilia Giorgi e Maria Rosaria Perrella; infine,  Paolo Baronio, Carmela Capaldi, Luca Cerchiai, Giulia Morpurgo, Carlo Rescigno e Antonella Tomeo parleranno dei nuovi percorsi espositivi per valorizzare il museo di Santa Maria Capua Vetere (21 maggio 2026).

Collezione Santangelo: didrammo della zecca di Parthenope con il tipo della Sirena sul retro (foto mann)

Non mancheranno, infine, gli appuntamenti dedicati a uno specifico tema di ricerca: la classica incursione teatrale di Giovanni Greco, con una performance sul celebre incontro fra il mito di Medea e la scrittura di Pier Paolo Pasolini (20 novembre 2025); per ricordare la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il focus di Mariarosaria Barbera e Paola Miniero su quanto il fenomeno fosse radicato nell’antichità; l’influsso della cultura napoletana in Jean-François Champollion grazie alla ricostruzione di Rita di Maria (4 dicembre 2025); la nuova declinazione di archeologia musicale nella lettura di Alessandra D’Eugenio (15 gennaio 2026); il mito nelle monete dell’antica Neapolis con Renata Cantilena (22 gennaio 2026).

Padova. A Palazzo Folco, sede Sabap, la conferenza “Una nuova area funeraria preromana a Padova. Dati preliminari sulla necropoli di via Campagnola” con Cinzia Rossignoli (archeologa Sabap) e Gaspare De Angeli (archeologo della Malvestio). Tinè: “Questa scoperta accerta che i limiti della città veneta coincidono sostanzialmente con quelli della città romana”

In occasione del Piano di Valorizzazione dei luoghi della cultura 2025, prosegue il ciclo di conferenze ospitate a Palazzo Folco, sede della soprintendenza, in via Aquileia a Padova, con l’appuntamento di giovedì 30 ottobre 2025, alle 16.30, a tema archeologico “Una nuova area funeraria preromana a Padova. Dati preliminari sulla necropoli di via Campagnola”. Intervengono Cinzia Rossignoli, funzionaria archeologa soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Padova Treviso e Belluno, e Gaspare De Angeli, archeologo professionista Malvestio Diego & Co. Snc. Dopo l’incontro, seguirà una visita guidata a Palazzo Soranzo Cappello, a cura del personale della soprintendenza.

Una sepoltura di cavallo scoperta nella necropoli protostorica di via Campagnola a Padova (foto unipd)

Nel 2023 è stato approvato il progetto di riqualificazione urbana relativo alla ristrutturazione di alcuni edifici per la realizzazione di uno studentato dell’Università presso il complesso ex SEEF, in via Campagnola. Il progetto in questione costituisce l’ideale continuazione verso Sud del complesso già realizzato con tre grandi aule, un’area a verde e spazi di passaggio e di sosta ad uso pubblico. Indagini archeologiche in estensione erano già state eseguite tra il 2022 e il 2023, con la direzione della Soprintendenza ABAP di Padova (dott.ssa Cinzia Rossignoli), dalla ditta incaricata SAP, portando in luce una necropoli di età romana costituita da ben 220 tombe. Si tratta di sepolture databili tra l’età augustea e gli inizi del II secolo d.C. ovvero nel periodo di massima fioritura della città romana. Fittamente disposte in gruppi, queste tombe rivelano un carattere familiare, con corredi di buona qualità riferibili a proprietari di ceto sociale medio. Dopo una pausa delle indagini, dovuta alla costruzione e all’inaugurazione delle nuove aule, nel 2024 hanno avuto inizio i lavori di ristrutturazione delle palazzine in affaccio su via Campagnola e anche in questo settore i risultati della ricerca archeologica, tuttora in corso, non hanno tardato a palesarsi. Sotto una delle palazzine sono comparse, infatti, tombe più antiche di quelle della vicina necropoli romana, databili all’età protostorica (vedi Padova. Scoperte dieci tombe protostoriche (Veneti antichi) durante i lavori di ristrutturazione nel complesso didattico della Campagnola, dell’università di Padova. Già nel 2022-2023 il cantiere aveva intercettato una prima necropoli di età romana costituita da 220 tombe | archeologiavocidalpassato).

Una fase dello scavo della necropoli protostorica scoperta in via Campagnola a Padova (foto unipd)

“Questa nuova necropoli Nord ci consente di accertare che i limiti della città veneta coincidono sostanzialmente con quelli della città romana, chiarendo definitivamente la straordinaria dimensione urbana della Prima Padova”, interviene il soprintendente Vincenzo Tiné. “I lavori avviati dall’università di Padova per la realizzazione di nuovi spazi dedicati alla didattica e alla vita studentesca hanno portato alla luce un patrimonio archeologico di grande valore”, afferma Daniela Mapelli, rettrice dell’università di Padova. “È una scoperta che arricchisce la conoscenza della storia di Padova e dimostra, ancora una volta, quanto sia preziosa la sinergia tra sviluppo urbano, ricerca scientifica e tutela del territorio. L’Ateneo, attraverso i suoi interventi, contribuisce non solo alla formazione e all’innovazione, ma anche alla valorizzazione della memoria storica della città”.

Roma. In Curia Iulia la conferenza “La citazione erudita nell’architettura eclettica di Ernesto Verrucci Bey alla corte d’Egitto” a cura di Giuseppe Bonaccorso (università di Camerino)

Giovedì 30 Ottobre 2025 in Curia Iulia, alle 11, la conferenza “La citazione erudita nell’architettura eclettica di Ernesto Verrucci Bey alla corte d’Egitto”, a cura di Giuseppe Bonaccorso (università di Camerino). Accesso da largo della Salara Vecchia. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti su https://egitto30ottobre.eventbrite.it. Dopo i saluti istituzionali di Francesca Boldrighini (parco archeologico del Colosseo), introduce Claudio Castelletti (università di Roma Tor Vergata). Nel 2024, per iniziativa del Corso di studi magistrali in Storia dell’Arte dell’università di Roma Tor Vergata, il dipartimento di Studi letterari, filosofici e di Storia dell’Arte dello stesso Ateneo ha istituito in convenzione col museo Egizio di Torino il laboratorio di ricerca EgyLab, dedicato alla ricezione dell’Egitto dall’Antichità greco-romana all’età contemporanea, diventato laboratorio didattico a partire dall’anno accademico 2025-2026. Nel quadro delle attività di EgyLab, il Dipartimento ha promosso nel 2025 in convenzione col parco archeologico del Colosseo un ciclo di conferenze intitolato Aegyptophilia, a cura di Carmelo Occhipinti e Claudio Castelletti, patrocinato dal DiVA – dipartimento di Valorizzazione del Patrimonio culturale, dal museo Egizio di Torino, dall’Accademia d’Egitto, dall’Institutum Romanum Finlandiae – Villa Lante al Gianicolo, dalla Fondazione Marco Besso e dal 3ARC – Ancient Art Architecture Reception Center. Il ciclo è stato ideato non solo come un’occasione di confronto interdisciplinare tra studiosi e studiose di diversa formazione scientifica e metodologica (archeologi, egittologi, storici, storici dell’arte, storici dell’architettura, ecc.), ma anche come uno “spazio” di condivisione e accessibilità del sapere, per promuovere e valorizzare il dialogo tra cultura egiziana e cultura europea, in particolare italiana.

Pompei. All’auditorium, in presenza e on line, la conferenza internazionale “Il Trionfo del Tiaso: Dioniso in Italia”: due giorni di interventi per esplorare la figura e il culto di Dioniso (Bacco) nel contesto italiano e mediterraneo, partendo dal recente ritrovamento della “Stanza del Tiaso”

Il 30 e il 31 ottobre 2025 il parco archeologico di Pompei ospita all’Auditorium la conferenza internazionale “Il Trionfo del Tiaso: Dioniso in Italia”, organizzata in collaborazione con il ministero della Cultura e l’università Paris Cité, che si propone di esplorare in profondità la figura e il culto di Dioniso (Bacco) nel contesto italiano e mediterraneo, partendo dal ritrovamento della “Stanza del Tiaso” nei recenti scavi. La conferenza si articola su due giornate ricche di interventi e dibattiti, con la partecipazione di eminenti studiosi provenienti da istituzioni accademiche italiane e internazionali. Ingresso libero su prenotazione fino ad esaurimento posti. Per iscrizioni: iscrizioni@epcongressi.it. La diretta del convegno “Il trionfo del Tiaso: Dioniso in Italia” sarà sul canale YouTube https://www.youtube.com/@PompeiiSites79dc/streams. La giornata inaugurale di giovedì 30 ottobre 2025 sarà dedicata ai saluti istituzionali e a una serie di interventi che esploreranno la figura di Dioniso da differenti prospettive, analizzandone la diffusione del culto e il suo rapporto con il mondo femminile. La seconda giornata di venerdì 31 ottobre 2025 invece sarà dedicata all’esplorazione dell’immagine del dionisiaco e ai festeggiamenti in onore del dio dal punto di vista dell’iconografia, dell’archeologia, dell’epigrafia, al fine di tracciarne un quadro interdisciplinare. Un’occasione per studiosi e appassionati di archeologia classica e storia delle religioni per approfondire la complessa e affascinante figura di Dioniso nel contesto culturale e artistico dell’antica Italia. L’ingresso è libero su prenotazione.

PROGRAMMA 30 OTTOBRE 2025. Alle 9.30, saluti istituzionali; 9.40, Gabriel Zuchtriegel, Alessandro Russo, Giuseppe Scarpati (parco archeologico di Pompei): “La casa del Tiaso: alla ricerca di Dioniso”; 10.40, Coffee break. Dioniso e il mondo femminile Alle 11.20, Luca Cerchiai (università di Salerno): “Dioniso e l’universo delle donne: percorsi iconografici tra mondo etrusco e italico”; 12, Julietta Steinhauer (University College London): “Always present, never there. Women in the cult of Dionysus: a re-assessment”; 12.40, Ria Berg (Institutum Romanum Finlandiae): “Sese tortis serpentibus incingebant – adornarsi come una menade”; 13.20, Lunch break. Dioniso per totam Italiam Alle 14.20, Daniele Miano (Universitetet i Oslo): “Roman Liber in the Italic context (c.500-200BCE)”; 15, Chiara Pizzirani (università di Bologna): “Dionysos / Fufluns in Etruria”; 15.40, Beatrice Lietz (università di Ginevra): “Una statua di Aristeo nel tempio di Liber” (Cicerone, Verrine, 2.4.128): tradurre Dioniso nella Siracusa repubblicana”; 16.20, Francesco Massa (università di Torino): “I misteri di Dioniso: problemi di definizione e di metodo”; 17, visita agli scavi.

PROGRAMMA 31 OTTOBRE 2025. L’immagine del dionisiaco Alle 9, Marin Mauger (École française de Rome): “L’image dionysiaque dans les cultes domestiques en Italie”; 9.40, Federica Giacobello (università di Milano): “Sotto la protezione di Dioniso. Il culto del dio nelle case pompeiane”; 10.20, Stéphanie Wyler (université Paris Cité): “Il tiaso nella casa. Echos et jeux d’échelle dans les décors dionysiaques pompéiens”; 11, Coffee break; 11.40, Christophe Vendries (Université Rennes 2): “Les musiciens acteurs de la transe dionysiaque. La circulation des images et la construction d’un imaginaire musical”. Festeggiare con Dioniso Alle 12.20, Mauro Menichetti (università di Salerno): “Il banchetto degli dèi. Augusto “Apollo” e Marco Antonio “nuovo Dioniso”; 13, Valerie Huet (Centre Jean Bérard): “Animali sacrificati a Dioniso e animali sventrati: a proposito dei rilievi a Roma e in Italia”; 13.40, Maria Chiara Scappaticcio (università di Napoli “Federico II”): “Spezzatini e iniziazioni: il cinghiale squartato e la ‘chiave-bacchica’ della Cena Trimalchionis”; 14.20, Lunch break

Fotografia in lutto. Si è spento a 91 anni Mimmo Jodice, un gigante della fotografia, voce poetica di Napoli. Cordoglio di tutta la città. Il ricordo commosso di enti culturali, istituzioni, ex allievi. Il ministro Giuli: “ha saputo raccontare con la luce l’anima nascosta delle città, dei volti, delle rovine, della memoria”

Fotografie di Mimmo Jodice con i Corridori dalla Villa dei Papiri sulle pareti della stazione Museo della Metro di Napoli (foto anm na)

Quegli sguardi fissi, quegli occhi, quei movimenti che vengono dal passato e ti accompagnano verso l’uscita della stazione Museo della metropolitana di Napoli e ti preparano alle emozioni che ti aspettano, in superficie, al museo Archeologico nazionale di Napoli. Quelle immagini che fanno “parlare” l’Antico sono scatti memorabili del fotografo Mimmo Jodice: un patrimonio universale le sue foto, oggi ancora più prezioso. Domenico Mimmo Jodice si è spento a 91 anni il 28 ottobre 2025 a Napoli, nella sua Napoli dove erano nato, nel rione Sanità, il 29 marzo 1934. Lascia la moglie Angela, e i figli Barbara e Francesco. Napoli piange il suo figlio che ha fatto conoscere la città fuori dagli stereotipi. Grande il cordoglio di enti culturali, istituzioni, ex allievi, comuni cittadini. Per tutti il sindaco Gaetano Manfredi e tutta l’amministrazione comunale di Napoli esprimono “profondo cordoglio per la scomparsa di Mimmo Jodice, maestro della fotografia e voce poetica della città. Con la sua arte, Jodice ha saputo raccontare Napoli al di là dei cliché, restituendone l’anima più autentica”.  Giovedì 30 ottobre 2025, dalle 12 alle 16.30, per volontà del sindaco e della famiglia, la camera ardente sarà allestita al Maschio Angioino, luogo simbolico e caro all’artista, che ha ospitato la sua ultima grande mostra “Napoli Metafisica”.

L’annuncio della morte di Mimmo Jodice da parte di RaiNews

Mimmo Jodice è stato uno dei più grandi fotografi di sempre. Autodidatta, si avvicina alla fotografia negli anni ’50. Negli anni ’60 Jodice ha collaborato con artisti come Andy Warhol, Joseph Beuys, Sol LeWitt, Michelangelo Pistoletto e Alberto Burri. Dal 1970 al 1994 ha insegnato fotografia all’Accademia di Belle arti di Napoli. Nel 1970 la sua prima mostra nazionale Nudi dentro cartelle ermetiche alla galleria il Diaframma di Milano, con presentazione di Cesare Zavattini. Negli anni successivi si susseguono le mostre personali nei musei di tutto il mondo: Philadelphia Museum of Art 1995; Maison Européenne de la Photographie 1998; museo di Capodimonte 1998; Galleria nazionale d’Arte moderna e contemporanea 2000; Massachusetts College of Art and Design 2001; Moscow House of Photography 2004; Museu de Arte de Sao Paulo 2004; MART 2004; Bassano Fotografia 2013. Nel 2001 la Galleria d’Arte moderna di Torino gli ha dedicato un’esauriente Retrospettiva 1965/2000. Nel 2002 vince il Premio Flauto d’Argento. Nel 2003 è il primo fotografo a ricevere il Premio “Antonio Feltrinelli” dell’Accademia nazionale dei Lincei. Nel 2006 l’università Federico II gli conferisce la Laurea Honoris Causa in Architettura. Nel 2007 espone alla Fondazione Forma di Milano l’importante retrospettiva “Perdersi a guardare – Trenta anni di fotografia in Italia” che verrà poi esposta l’anno successivo ad Arles e di cui l’Editore Contrasto pubblica il libro omonimo in italiano, inglese e francese. Il museo d’Arte contemporanea di Napoli (MADRE) nel 2016 decide di dedicare una grande retrospettiva sul lavoro del fotografo. Tra i lavori che restano nella storia della fotografia le Vedute di Napoli e la serie Anamnesi, le foto ai capolavori del museo Archeologico nazionale di Napoli. “Con Mimmo Jodice scompare un maestro indiscusso della fotografia italiana e internazionale”, dichiara il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, “un uomo di rara sensibilità che ha saputo raccontare con la luce l’anima nascosta delle città, dei volti, delle rovine, della memoria. Il suo sguardo era insieme antico e radicalmente moderno, capace di rendere visibile l’invisibile. La nostra amicizia, maturata durante la mia presidenza al Maxxi, era nutrita dalla comune convinzione che le arti riescano a trovare un senso compiuto quando vengono poste al servizio della società. È esattamente l’ideale che il maestro Jodice perseguì lungo l’intero arco della sua inarrivabile carriera. A sua moglie Angela e alla sua famiglia va il mio caloroso abbraccio”.

Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania, con il fotografo Mimmo Jodice (foto da profilo FB de luca)

Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania: “Addio a Mimmo Jodice, uno dei grandi maestri della fotografia italiana del secondo Novecento e dell’età contemporanea. Legato intimamente a Napoli, in particolare al Rione Sanità, dov’era nato e cresciuto, ne ha rappresentato le problematiche e le contraddizioni sociali. È stato un grande innovatore delle tecniche e delle forme espressive. La macchina fotografica per Mimmo Jodice era un mezzo per raccontare la natura umana andando oltre il tempo e lo spazio. È stato un artista a tutto tondo, un grande intellettuale che ha dato lustro a Napoli e alla Campania a livello mondiale. Nel 2016, la Regione Campania, prodotta dal Museo Madre, gli aveva dedicato la prima monografia retrospettiva, come tributo ad una lunghissima carriera artistica. È una grave perdita per la nostra comunità. Facciamo le nostre condoglianze ai suoi familiari. Lo ricorderemo sempre con grande gratitudine ed affetto”.

Atleti dalla Villa dei Papiri, 1986: foto di Mimmo Jodice dei capolavori conservati al Mann

Museo Archeologico nazionale di Napoli. “Da ragazzo vivevo nella Sanità e lavoravo in una libreria a Port’Alba (…). Quando la libreria chiudeva per la pausa, mangiando il mio panino, mi fiondavo al Museo Archeologico. Lì trascorrevo la mia ora di pausa, conversando con la -mia- scultura. Ogni giorno sceglievo con chi parlare, un dialogo muto, intenso con uno degli Atleti, oppure con la Venere in Bikini o ancora con le Danzatrici. A seconda delle mie infelicità, paure o difficoltà, sceglievo colui o colei per confidare la mia vita difficile” (Mimmo Jodice per il libro “MANN che Storia”, “La Repubblica Napoli”, marzo 2022). Grazie a Mimmo Jodice, fotografo di fama internazionale che ha sempre conservato semplicità e coerenza, pur avendo segnato pagine indimenticabili della storia dell’arte. Il direttore generale del Mann, Francesco Sirano, lo ricorda così: “Mimmo Jodice ha dedicato al nostro Museo delle fotografie indimenticabili: tra queste, i celebri scatti dei capolavori della Villa dei Papiri sono la rappresentazione tangibile del valore universale dell’arte. Il perdersi a guardare di Mimmo Jodice rappresenta l’esito di un percorso rigoroso di studio attraverso uno sguardo onesto e acutissimo, appassionato di Napoli”.

Foto di Mimmo Jodice sulla copertina del libro “MANN che Storia” (“La Repubblica Napoli”, marzo 2022)

Paolo Giulierini, già direttore del Mann: “Addio Maestro, addio Mimmo. Scegliemmo uno dei tuoi capolavori per raccontare otto anni di riscatto. Non poteva essere altrimenti. E su quella scala del Museo, quel giorno che mi avevano estromesso, tu c’eri a metterci la faccia”.

Fotografie di Mimmo Jodice con le Danzatrici dalla Villa dei Papiri sulle pareti della stazione Museo della Metro di Napoli (foto anm na)

Anm Napoli. Con le immagini tratte dalla collezione delle Stazioni dell’Arte di Metro Linea 1, Museo e Municipio, rendiamo omaggio a Mimmo Jodice, grande maestro della fotografia italiana, scomparso il 28 ottobre 2025. Le accompagniamo con le sue stesse parole, tratte da una toccante intervista del 2015 in cui raccontava il suo profondo dialogo con la statuaria antica: “Ho dialogato con loro, ho cercato innanzitutto di rendere queste espressioni, queste facce, non come pezzi di marmo o di bronzo […] Prima di scattare una foto aspetto un tempo lungo, per cercare di capire che cosa stanno guardando questi occhi. La cosa che mi interessa di più è riuscire a cogliere i sentimenti. Tutto cambierà, ma queste immagini sono l’eternità, un modo di essere, come siamo stati e come saremo”.

Il fotografo napoletano Domenico Mimmo Jodice (foto paerco)

Il parco archeologico di Ercolano esprime profondo cordoglio per la scomparsa di Mimmo Jodice, maestro della fotografia contemporanea e testimone sensibile della bellezza e della memoria del nostro patrimonio. Con il suo sguardo unico, Jodice ha saputo restituire attraverso l’obiettivo l’anima senza tempo dei siti e reperti archeologici, tra cui spiccano quelli ercolanesi, intrecciando presente e passato in immagini che sono entrate a far parte dell’immaginario collettivo. La sua arte, capace di cogliere silenzi, dettagli e prospettive, ha dato nuova voce ai luoghi della cultura, contribuendo a rafforzare il legame tra la comunità e le sue radici. Il Parco di Ercolano si unisce al dolore della famiglia, del mondo della fotografia e di quanti hanno avuto il privilegio di conoscerlo e di apprezzare la sua opera. Le sue immagini restano testimonianza viva e continueranno a ispirare le generazioni future.

La Piscina Mirabilis di Pozzuoli vista da Mimmo Jodice (pafleg)

Parco archeologico dei Campi Flegrei. Se n’è andato Mimmo Jodice, maestro della fotografia. Il suo sguardo innovativo, che si è posato anche sui monumenti dei Campi Flegrei, ha contribuito a rivoluzionare il mondo della fotografia. Il parco archeologico dei Campi Flegrei si stringe al cordoglio.

Mimmo Jodice col direttore Eike Schmidt al museo di Capodimonte (foto museo capodimonte)

Museo e real bosco di Capodimonte. Il direttore Eike Schmidt, i dipendenti e tutti i collaboratori del museo e real bosco di Capodimonte salutano il maestro Mimmo Jodice, immensa figura di artista e grande napoletano. “Nel porgere il nostro più profondo cordoglio alla famiglia e alla comunità artistica”, dichiara il direttore Schmidt, “non possiamo che rinnovare la nostra riconoscenza per il legame speciale che l’indimenticabile Maestro ha avuto con Capodimonte, testimoniato da importanti donazioni tra le quali la sua amata camera oscura. Caro Maestro, il Centro che porterà il suo nome sarà come voleva dedicato alla formazione dei giovani. Un impegno sacro preso con Lei e con la Sua famiglia che onoreremo con orgoglio”.

“Attesa” di Mimmo Jodice nella mostra opsitata al museo MADRE di Napoli

La Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee e il museo Madre ricordano Mimmo Jodice. “In anni in cui il la fotografia era prevalentemente strumento per indagini documentaristiche”, scrive la storica dell’arte Olga Scotto di Vettimo, “Mimmo Jodice (Napoli, 1934) sperimenta le potenzialità stesse del mezzo fotografico, conducendo la sua ricerca all’interno di un ambito di ascendenza concettuale. Il nudo, il ritratto e l’oggetto banale diventano il pretesto per interrogare la tecnica e il linguaggio fotografico, mettendo in secondo piano ogni dato emozionale e interpretativo. In tal modo, Jodice sperimenta e decostruisce, combina elementi astratto-cubisti con quelli figurativi, interviene sulla carta attraverso il collage e lo strappo e, ancor prima, nella camera oscura, imponendo movimento e potenzialità a soggetti statici”. Il museo MADRE di Napoli ha conferito a Mimmo Jodice il suo primo “Matronato alla carriera” nel 2014, in riconoscimento della sua eccellente carriera artistica. Inoltre, nel 2016, il museo ha ospitato la più grande retrospettiva a lui dedicata, intitolata “Attesa, 1960-2016”, che presentava più di cento opere.

Festa Teatrale per il giorno onomastico del Teatro di San Carlo: scenoigrafia di Carosi su foto di Jodice (foto teatro san carlo)

Il Teatro di San Carlo di Napoli si unisce al cordoglio per la scomparsa di Mimmo Jodice. Con la sua opera ha saputo raccontare Napoli, la sua luce e la sua memoria, restituendo alla fotografia una profonda dimensione poetica e civile. La sua ricerca artistica, segnata da sensibilità e visione, ha contribuito in modo indelebile alla cultura del nostro tempo. Il Teatro di San Carlo ricorda con riconoscenza un Maestro che ha onorato la nostra città con la sua arte e il suo sguardo unico sul mondo. Il 4 novembre 1987, la scenografia di Mauro Carosi fu basata su un celebre scatto di Mimmo Jodice in occasione dello spettacolo firmato da Roberto De Simone per il 250° anniversario del Teatro.

SCABEC. Ci lascia Mimmo Jodice, maestro che con il suo sguardo ha saputo trasformare l’antico in visione contemporanea. Grazie Maestro.

Villa Jovis a Capri: Opera 43, 1984, di Mimmo Jodice (musei di capri)

Musei di Capri. Con profonda tristezza apprendiamo la scomparsa di Mimmo Jodice, maestro della fotografia italiana contemporanea. Nel 2010 la Certosa di San Giacomo ha accolto la sua mostra “Figure del mare”. La visione del mare come luogo del vuoto, il silenzio, la sospensione del tempo, la persistenza del passato nel presente, frammenti di corpi e di volti di sculture della classicità restituiti dal mare.

Mostra “Le fiabe sono vere… Storia popolare italiana” al museo delle Civiltà (foto muciv)

Il MUCIV-Museo delle Civiltà si stringe alla famiglia di Mimmo Jodice nel ricordo di un grande artista della fotografia. Attorno a colui che ha ispirato coloro che hanno deciso di fotografare il mondo grazie ai suoi generosi insegnamenti, alla sua visione tanto estetica quanto etica. Dalla Napoli antropologica e popolare a quella surreale e metafisica, dalle immagini in cui ridà vita a architetture, sculture e paesaggi dell’archeologia alle immagini dei vuoti delle megalopoli contemporanee. Jodice celebra un umanesimo paziente e sapiente, riuscendo a dare rappresentazione al tempo oltre che allo spazio, in un’”attesa” che non ha fine. Nel suo mare Mediterraneo continueremo a ricordarlo tra gli echi e le memorie della mostra “Le fiabe sono vere… Storia popolare italiana”. Grazie, Mimmo.

Mimmo Jodice al Mart di Rovereto in occasione della presentazione della mostra: Mimmo Jodice. Dalla collezione “i Cotroneo” (foto Mart, Jacopo Salvi, 2016)

MART di Rovereto. Ci uniamo al cordoglio del mondo dell’arte per la scomparsa di Mimmo Jodice, artista a cui siamo molto legati e di cui conserviamo splendide opere. Fanno parte del patrimonio del Mart le fotografie del celebre ciclo “Mediterraneo”, alcune delle quali inserite nella mostra “Sport. Le sfide del corpo”, e sei opere appartenenti alla serie “Isolario Mediterraneo” che Jodice stesso decise di donarci. La nostra vicinanza va oggi ai familiari di Mimmo Jodice e in particolare al figlio Francesco a cui mandiamo un caloroso abbraccio.

Omaggio di Udine Musei al maestro Mimmo Jodice (foto da FB)

Udine Musei. Siamo vicini alla famiglia di Mimmo Jodice. Ci stringiamo attorno ad Angela, Barbara e Francesco. Oggi accendiamo con riconoscenza le luci sulla sua opera, le sue visioni e i suoi valori.

Occhi dalla collezione Mediterraneo di Mimmo Jodice (dal profil FB di laura noviello)

L’archeologa Laura Noviello: “Il “genio” di saper “scrivere con la luce”, il fotografare di Mimmo Jodice: di restituire al passato una contemporaneità viva di carne ferita e sangue. E al nostro quotidiano vivere un passato che è puro, eterno presente. Mimmo, un meraviglioso napoletano. Ci pensavo attraversando la metro, che i corridori ercolanensi mi guardavano accanto alle Danaidi nei tunnel cingolati di ferro, in mezzo alla folla. “Eccolo il genio”, e mentre tornavo in superficie davanti all’apparizione dell’Antro cumano con i suoi tagli straordinari di luce. Ai miei occhi ho sempre avuto peplophorai e amazzoni da lui ritratte, tanto che sabato davanti a quella ercolanense, ancora una volta, ho rivisto il suo occhio e il volto ferito. Non ho talento negli elogi pubblici, ma rivedo anche la mia prima, piccola agenda, costellata di sue foto vesuviane e in me è tutta la gratitudine immensa davanti alla costruzione di un universo complesso e stratificato di senso e significati. Se viviamo in questo tempo che è tutti i tempi insieme, danzando con le Danaidi e tra i corridori al Museo come in metro e ovunque a Napoli, è anche grazie a chi, come Mimmo, ha saputo cogliere e rendere tangibile questo straordinario miracolo che ci è dato. Ha lasciato un segno, uno sguardo, un modo di raccontare la terra campana: flegrea e vesuviana come nessun altro. D’altronde parlando di Napoli diceva e non a torto: “Se fossi nato a Milano o a Zurigo non avrei fatto il fotografo”. Inutile anche argomentarne il perché. A lui tutta la nostra viva e meravigliata gratitudine. Grazie Maestro”.

Il fotografo Mimmo Jodice con l’archeologo Giuliano Volpe (foto da FB)

L’archeologo Giuliano Volpe: “Un grande dispiacere per la perdita di Mimmo Jodice, grande fotografo con una sensibilità particolare per l’archeologia, il patrimonio culturale ma soprattutto per le persone. La sua celebre fotografia con la testa di Demetra tenuta con la sua stessa mano mentre la fotografava, è la copertina di un mio libro: Mimmo me la donò gratuitamente e generosamente, l’ho mostrata migliaia di volte in tante occasioni perché per me ha sempre rappresentato l’essenza del nostro patrimonio, bello, ricco, danneggiato e soprattutto bisognoso di una iniziativa dal basso, come quella mano. Una foto diventata anche simbolo del Rione Sanità, dove era nato e al quale è restato sempre legato, come presidente onorario della Fondazione San Gennaro e grande sostenitore del progetto di Antonio Loffredo. Grazie caro Mimmo, persona generosa, disponibile, colta, sensibile, le tue splendide foto resteranno immortali”.

Demetra, Opera III, Ercolano: foto di Mimmo Jodice (da profilo FB di caterina greco)

L’archeologa Caterina Greco: “Nessuno come lui ha saputo rendere contemporanea l’arte antica”.

Mimmo Jodice in Calabria (foto da profilo FB di Mirella Stampa Barracco)

Fondazione Napoli Novantanove. “Ci piace ricordare il nostro caro amico Mimmo Jodice”, scrive Mirella Stampa Barracco, “a cui ci legava affetto, stima e una profonda riconoscenza per quanto aveva fatto per la nostra Fondazione: dalla foto dell’Arco di Trionfo violato nel 1989 al magnifico album di 40 foto in Calabria rappresentazione in chiave moderna di un percorso del Grand Tour. Ci mancherà molto non solo a noi ma a tutti quelli come lui che hanno visto, sognato un mondo migliore. Grazie Mimmo”.

Gibellina in uno scatto di Mimmo Jodice (da profilo FB orestiadi)

La 𝗙𝗼𝗻𝗱𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗢𝗿𝗲𝘀𝘁𝗶𝗮𝗱𝗶 di Gibellina (Tp) ricorda con profonda gratitudine Mimmo Jodice, fotografo e testimone poetico del Novecento, la cui ricerca ha saputo trasformare lo sguardo in pensiero, la realtà in memoria. Con il suo lavoro ha raccontato l’Italia, Napoli, il Mediterraneo, il tempo e le sue assenze, rendendo la fotografia un linguaggio di conoscenza e coscienza civile. Alla fine degli anni Settanta Jodice arrivò a Gibellina, nella valle del Belìce, “𝑡𝑒𝑟𝑟𝑎 𝑎𝑑𝑑𝑜𝑙𝑜𝑟𝑎𝑡𝑎” segnata dal sisma del 1968. Di quell’esperienza scrisse: “Ho cercato in quella terra addolorata gli spazi deserti, le architetture ancora in costruzione, la fantasmaticità dei luoghi, la ferita del paesaggio ancora aperta”. Da quell’incontro nacquero immagini potenti, tra memoria e rinascita, e un legame profondo con la visione di Ludovico Corrao, fondatore di Gibellina nuova e della Fondazione Orestiadi. Nel 1981 accompagnò Joseph Beuys a Gibellina, documentando quella visita in una serie di scatti raccolti nel volume “Joseph Beuys. Natale a Gibellina” immagini che ancora oggi raccontano la potenza del dialogo tra arte e ferita, distruzione e speranza. Oggi la Fondazione Orestiadi rende omaggio a un artista che ha saputo leggere l’anima dei luoghi e restituirla in luce.

Volti dall’antico di Mimmo Jodice (foto da profilo FB di Koch)

Roberto Koch, presidente della Fondazione Forma per la Fotografia: “Se ne è andato Mimmo Jodice il grande e insostituibile Mimmo e lascia la sua adorata Angela e i figli Barbara e Francesco con tutti i nipoti. Lascia a tutti noi e al mondo le sue meravigliose foto come questa di Anamnesi che ho amato montare a Torino e a Udine. Lo piange tutta Napoli e tutto il mondo della fotografia. Lo abbiamo amato e continueremo ad amarlo con le sue foto ma con una grande tristezza”.

Lucia Valenzi con Mimmo Jodice (da FB)

Lucia Valenzi dell’omonima fondazione di Napoli: “Ci uniamo al cordoglio per la morte del grande maestro Mimmo Jodice. La sua preziosa opera ha percorso e sperimentato le espressioni più alte della fotografia dalla indagine sociale degli anni 60 e 70 alle città “metafisiche” di tutto il mondo, senza mai staccarsi dalla realtà di Napoli. Un pensiero particolarmente dolente va alla amatissima Angela, mentre ricordiamo la sua generosità arrivata anche a me e alla Fondazione Valenzi con le foto della mostra “La Napoli di Maurizio” e la testimonianza nel film “La Giunta”.

“Carta d’Identità” di Mimmo Jodice (foto da profilo FB mazzolini)

Monica Mazzolini dell’accademia d’arte Vittorio Marusso in omaggio e ricordo di Mimmo Jodice propone un testo del 2022 in cui analizzava tre fotografie scelte tra quello che è il suo vasto ed importante archivio. Fotografia 1. Appassionatosi alla fotografia nei primi anni ‘60 dimostra fin da subito attenzione alla sperimentazione ed alle possibilità espressive del linguaggio fotografico. Napoli è una città in cui gli artisti s’incontrano e Mimmo Jodice è attento osservatore oltre che attivo partecipante agli eventi (tra gli altri frequenta Andy Warhol, Vito Acconci, Joseph Beuys). È in questo clima dinamico che si pone il quesito sul senso della fotografia, sul significato della relazione che intercorre tra realtà e rappresentazione. Una delle fotografie che gli permettono di provare a rispondere a queste domande è: “Carta d’identità” (1978). Mimmo Jodice dopo aver fotografato e stampato il suo documento d’identità applica una sua fotografia sulla fotografia. Se la vedessimo dal vero osserveremmo un’immagine identica, che copre quella sottostante, proprio in corrispondenza dello spazio per la fototessera. Un passaggio che dona tridimensionalità all’oggetto – elemento mancante nella riproduzione non cartacea – aggiungendo un ulteriore livello concettuale. Immaginando di osservare dal vero “Carta d’identità” sorgono spontanee alcune domande. Partendo dall’assunto che nulla più di ogni altra è in grado di rappresentare l’identità di una persona se non il documento che dal punto di vista legale ne è la prova, quanto è reale questa fotografia, quanto è reale quest’autoritratto, quanto la fotografia è ingannevole?

Dal reportage “Gli Esclusi” di Mimmo Jodice (foto da profilo FB di mazzolini)

Fotografia 2. Mimmo Jodice negli anni ‘70 si occupa di un progetto, per quegli anni molto attuale, riguardante la documentazione fotografica all’interno degli ospedali psichiatrici. In effetti molti sono stati i reportage (tra questi “Morire di Classe” e “Gli esclusi”) che hanno messo in luce le problematiche e hanno dato un contributo fondamentale alla nascita del movimento d’opinione pubblica con la conseguente approvazione della legge 180/1978 fortemente voluta da Franco Basaglia. Mimmo Jodice fotograferà l’ospedale psichiatrico di Napoli che come tutte queste strutture è un non-lieux, un nonluogo citando Marc Augé. La sua è stata un’indagine antropologica e poetica allo stesso tempo. Osservando la fotografia qui di seguito si ritrovano molti degli elementi sopra descritti: lo sguardo fisso in avanti e l’attenzione all’inquadratura, alla geometria, alla composizione, ai vuoti e pieni. La grata – elemento parte dell’architettura di contenimento che separa il mondo dei sani da quello dei malati, il mondo libero da quello dei reclusi, il fuori dal dentro, l’essere umano e la disumanizzazione – divide l’immagine, volutamente asimmetrica per creare dinamismo, in sei spazi all’interno dei quali sono collocate parti del corpo, frammenti, che in questo modo vengono messi in evidenza. Ed il gomito, fuoriuscendo, crea un effetto trompe-l’œil che permette una maggiore tridimensionalità all’immagine ed accentua il desiderio di evasione. Vengono sottolineati in questo modo la postura, gli occhi e la condizione psicologica di quest’uomo che silenziosamente attende e chiede. Cosa aspetta? Cosa chiede? Cosa o chi guarda? Vuoto, silenzio, attesa, frammento, enigma, saranno concetti ripresi in seguito da Mimmo Jodice che, dopo una fase dedicata alla sperimentazione concettuale ed al reportage, enfatizza la cifra stilistica in cui: “le mie immagini sono i miei pensieri”.

“Alba Fucens” di Mimmo Jodice (dal profilo FB di mazzolini)

Fotografia 3. La scultura è stata una tra i primi soggetti della fotografia quale rappresentazione neutra ed oggettiva delle forme plastiche. Tuttavia è anche espressione autonoma, con un ruolo interpretativo, come accade per le fotografie di Mimmo Jodice dedicate alla statuaria. Simulacri delle radici culturali del Mediterraneo diventano immagini che trasfigurano il reale ed inducono a guardare con occhi diversi evidenziando la capacità di sopravvivenza rispetto al tempo dei classici che risultano sempre attuali. Jodice nella fase di stampa enfatizza gli elementi che durante lo scatto sono stati catturati, sottolinea i dettagli, accentua il contrasto dei toni. I suoi progetti sono caratterizzati da almeno tre passaggi: prima pensati poi iniziati in fase di ripresa e portati a termine in camera oscura. Attraverso fotografie come Alba fucens (2008) egli descrive la cultura Mediterranea ed il mondo antico. Ma la sua è un’interpretazione che si serve della relazione tra luce e ombra e del concetto di frammento. La parte per il tutto. Un’immagine parziale in grado di restituire la “pienezza di un tutto”. Parziale perché una parte della testa è mancante, rovinata dal tempo. Un’estetica del frammento che non patisce l’assenza di altri elementi corporei, il loro equilibrio, l’armonia, la proporzione. Parte di corpo che sottolinea la dicotomia tra perfezione e imperfezione mostrando segni che assomigliano a cicatrici, fratture. Sono corpi mutilati che mostrano la fragilità e la caducità di eroi e divinità ma anche la precarietà dell’uomo che li ha creati. Fotografie che cuciono il passato e la memoria con il presente facendoli coesistere ed allontanandoci dal concetto di tempo. La fotografia in bianco e nero, fortemente espressiva, diventa uno strumento che trasforma, carica di emozione ogni singola immagine e supera il reale. Lo sfondo scuro e la luce, sapientemente dosata, il mosso – una vibrazione ottenuta in camera oscura con il movimento della testa dell’ingranditore – evidenziano la forma ed esaltano quell’inquietudine tipica. È questo un messaggio che si può trasporre anche al nostro tempo così incerto? Io ho la mia opinione, lascio a voi la domanda aperta. Un viaggio nel tempo che partendo da lontano conduce lo spettatore in un mondo in cui convivono elementi profondamente umani: vita e morte, ieri e oggi, luce e buio, equilibrio tra bellezza e fragilità. Grazie Maestro!

Mario Beltrambini con Mimmo Jodice al SI FEST 2007 (foto Mario Beltrambini)

Mario Beltrambini, vice presidente Associazione Savignano Immagini APS: “Ci ha lasciato un altro grande, Mimmo Jodice. È difficile accettare che, uno dopo l’altro, stiano andando via coloro che hanno costruito le fondamenta della nostra idea di fotografia, della nostra sensibilità, del nostro sguardo sul mondo. Quanta verità nelle sue parole, che oggi risuonano ancora più forti: “Tutto il mio lavoro poggia su un inoppugnabile principio: la fotografia è una forma d’arte”. Grazie per la bellezza e per la luce che ci hai insegnato a vedere. Riposa in pace, Maestro”.

L’artista Costabile Giariglia Senseria: “Un pensiero per Mimmo Jodice, la cui fotografia ha segnato la mia vita a Napoli durante gli anni di studio all’Accademia di Belle Arti. Ci lascia Mimmo Jodice, artista che per interi decenni ha segnato la fotografia italiana e influenzato lo sguardo internazionale sul nostro Paese. Con le sue immagini ha costruito un lessico visivo capace di raccontare Napoli non come semplice sfondo, ma come organismo vivo: una città bella e ferita, luminosa e popolare, attraversata da tensioni sociali e da una stratificazione culturale unica. Le opere di Jodice non si limitano a descrivere: istituiscono un contesto. Le sue fotografie non mostrano Napoli com’è, ma ciò che Napoli fa vedere quando la si guarda con un pensiero. Architetture sospese, archeologia del presente, corpi e volti, mare e pietra: tutto, nelle sue immagini in bianco e nero, appare come luogo di un dialogo tra classico e contemporaneo, tra storia e mito, che tende sempre verso un’infinita bellezza stilistica e compositiva”.

Bimbo con la cascettella di Mimmo Jodice (dal profilo FB di parlato)

Accorata la testimonianza della giornalista Lucilla Parlato: “Nel 1969 iniziò infatti la lunga e proficua collaborazione con il gallerista napoletano e con altri galleristi napoletani, come Lia Rumma. Jodice si ritrovò a confrontarsi con le avanguardie di allora che attraversavano Partenope con disinvoltura: da Andy Warhol a Robert Rauschenberg, da Joseph Beuys, a Gino De Dominicis. E ancora Giulio Paolini, Josef Kosuth, Vito Acconci, Mario Merz, Jannis Kounellis, Sol LeWitt, Hermann Nitsch… a stretto contatto con questo mondo stimolante, Jodice si scoprì particolarmente sensibile alle emergenze scaturite in quegli anni. Altrettanto naturale fu dunque la ricerca sulle radici e la collaborazione con Roberto De Simone. Forse è quello il momento in cui il giovane Mimmo diventa Mimmo Jodice. Il momento in cui Napoli diventa definitivamente centrale ma mai scontata, mai banale. Anche quando fotografa altro e altrove. Anche quando fotografa ora e qui: una città mai oleografica, sospesa, sorpresa, inattesa. La sua Napoli metafisica. Lucente come una statua greca. Spesso vuota e silente. È questo, sopra tutti gli altri, il motivo per cui lo amavo. Per quella sua capacità di trasformare il brutto in bello, l’indicibile in visibile, le lamiere e i tubi innocenti che picchettavano i ruderi post terremoto in bellezza. Quasi una magia. Nella città di oggi, degli Jago, degli Jorit, ho sempre scritto che era l’unica J che contava. L’unica che rimarrà solida nel tempo. Fu bello qualche anno fa ritrovarcelo fuori al Mann, dove si lottava per difendere il ruolo benefico per il museo e per la città dell’allora direttore Paolo Giulierini. Perché poi Jodice, a differenza di tanti fotografi tronfi e dimenticabili, è sempre stato anche un militante: col sorriso, la presenza discreta e il dito sul click. Mai invasivo, sempre incisivo, esempio di classe innata e senso della bellezza, anche nel brutto. Esempio di come si sta al mondo. È doveroso per me ricordare che Andrea Maresca ed io gli dobbiamo l’ispirazione finale per le cascettelle: è anche grazie alla sua foto che nacque il disegno che ha impreziosito il libro che recupera e racconta questa vecchia e dimenticata tradizione dei bambini di Napoli prima che Halloween si mangiasse la nostra identità. Quel bimbo con la cascettella di cartone che poi siamo stati un po’ tutti noi, bambini di Napoli, in giro per le strade. Grazie di tutto grande Mimmo. Non potremo mai dimenticarti. Anche perché le tue foto, il tuo sguardo, sono ormai ancorati per sempre alle nostre anime, assetate di bellezza e di occhi migliori dei nostri, capaci di offrire visioni altre e alte di questa città che amiamo e che ce fa suffrì. Sei luce che ci ha lasciato luce. Grazie davvero”.

Mirella Armiero con Mimmo Jodice (da FB)

La giornalista Mirella Armiero: “Aveva un modo tutto suo di dire agli amici: ti voglio bene. Mimmo Jodice era un uomo speciale, partecipe e generoso. Napoli gli deve molto, anche perché l’ha liberata dalla rappresentazione folklorica e l’ha resa metafisica”.

La giornalista Stella Cervasio: “Se fossi stata ancora in servizio, pur in un’epoca di giornalismo scadente e che pare senza prospettive, avrei ricordato Mimmo Jodice, che mi ha sempre accolto – lui e la sua bella famiglia – nella sua casa e nel suo studio con la cordialità e l’affetto di chi sa che un giornalista è un osservatore e un critico ma anche un vecchio amico. Mimmo Jodice era una persona che sapeva stare nel cuore delle persone, con le sue maniere di grande gentiluomo e con le sue immagini indimenticabili. Ad Angela, Barbara, Francesco un grande abbraccio da chi ha avuto la fortuna di incontrarli nella sua vita lavorativa e affettiva”.

Pasquale Raicardo con MImmo Jodice (foto FB)

Il giornalista Pasquale Raicaldo: “Che grande privilegio è stato conoscere Mimmo Jodice, vivere per qualche tempo dilatato i suoi spazi, leggere il mondo attraverso i suoi occhi. A Procida 2022 – Capitale italiana della Cultura una sua mostra straordinaria – “Abitare metafisico” – e poi le tante interviste con il privilegio di un racconto sempre intenso, mai banale, accompagnati da Angela, la compagna di una vita: nei loro sguardi il senso di un amore che è stato e sarà piena sintonia. L’ultima intervista qualche giorno fa, ancora non uscita. La terra gli sia lieve”.

Patrizio Paoletti, ex allievo: “Ho appreso con profonda commozione della scomparsa di Mimmo Jodice. Sono stato suo studente tra il 1978 e il 1983: insieme abbiamo fotografato i vicoli di Napoli, le luci e le ombre che li abitano. Da lui ho imparato a vedere l’invisibile — a passare dalla scena del teatro alla scena della vita, e a riconoscere come questa si formi prima di tutto nella nostra mente. È così che possiamo trasformare la realtà intorno a noi. Ricordo con nitidezza le ore passate in camera oscura: il silenzio, l’attesa, e poi la magia dell’immagine che prendeva vita sulla carta. In quell’attimo sospeso, come lui amava dire, il tempo si fermava. Era il tempo della verità, della visione, della nascita di un mondo possibile. Grazie Mimmo, maestro di sguardo e di luce. Hai insegnato a generazioni di uomini e donne che la fotografia non è un atto tecnico, ma un atto di coscienza. Il tuo “tempo sospeso” continuerà a parlarci, come una finestra aperta sull’eterno”.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia l’incontro con Alessandro Sciortino, su “Dimmi una pubblicità che ricordi”: ultimo appuntamento della rassegna “Mercoledì talk!”

Ultimo appuntamento con “MERCOLEDÌ TALK!”, la nuova rassegna culturale del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia che esplora temi e argomenti diversi e che stimola un dialogo curioso tra pubblico e specialisti. La rassegna, curata da Maddalena Santeroni per l’Associazione Amici dell’Arte Moderna a Valle Giulia, si svolge il mercoledì e ogni incontro è dedicato ad un tema specifico: arte, cinema, storia, psicoanalisi, poesia. Mercoledì 29 ottobre 2025, alle 17.45, in sala Fortuna, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, 45 Alessandro Sciortino, Chief Creative Officer di McCann Worldgroup Italy, nell’incontro “Dimmi una pubblicità che ricordi” svelerà i i segreti che si nascondono dietro tutto quello che fa pubblicità. Ingresso gratuito in sala fortuna fino ad esaurimento posti. Prenotazione obbligatoria all’indirizzo mail presentazioni11@yahoo.com.

San Lorenzo Bellizzi (Cs). Incontro di studi “Italia preistorica in grotta. Quadri regionali, storia degli studi, ricerche e nuove scoperte”: due giorni su ricerche e studi riguardanti le frequentazioni umane pre-protostoriche delle cavità naturali di diverse regioni italiane, da Nord a Sud. Ecco il programma

Il 29 e 30 ottobre 2025 a San Lorenzo Bellizzi (Cs) si tiene l’incontro di studi “Italia preistorica in grotta. Quadri regionali, storia degli studi, ricerche e nuove scoperte”, patrocinato dall’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria di Firenze, con la presentazione di vari contributi scientifici su ricerche e studi riguardanti le frequentazioni umane pre-protostoriche delle cavità naturali di diverse regioni italiane, da Nord a Sud. L’incontro sarà introdotto dai saluti del sindaco di San Lorenzo Bellizzi, Antonio Cersosimo; del soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Cosenza, Paola Aurino; del direttore dell’Istituto Centrale per l’Archeologia – ministero della Cultura, Mirella Serlorenzi; del presidente del Centro di ricerca speleo-archeologica “Enzo dei Medici”, Felice Larocca. Nella giornata successiva, 31 ottobre 2025, sarà possibile partecipare a visite guidate in alcuni siti preistorici sotterranei del territorio, come la Grotta di Pietra Sant’Angelo a San Lorenzo Bellizzi, le Grotte di Sant’Angelo a Cassano allo Ionio, la Grotta della Monaca a Sant’Agata di Esaro.

L’Istituto Centrale per l’Archeologia prende parte all’incontro di studi. La funzionaria archeologa ICA Alessia Fuscone interverrà durante la sessione del 30 ottobre 2025 con il contributo scientifico dal titolo La Grotta dell’Ausino, Campania (Sa). Una nuova documentazione topografica con metodi 3D e una rilettura del contesto archeo-speleologico (a cura di Alessia Fuscone, Tommaso Santagata, Norma Damiano e Antonio Salerno). La ricerca riguarda la Grotta dell’Ausino, nel Parco nazionale del Cilento, indagata tra anni ’60 e ’70 e caratterizzata da frequentazioni che vanno dal Paleolitico Superiore al Bronzo Finale. Grazie a una nuova documentazione tridimensionale ottenuta mediante laser scanner e riprese immersive, è stato possibile correlare in modo più preciso le evidenze archeologiche con la complessa morfologia della cavità, offrendo nuovi elementi per lo studio del popolamento antico dei Monti Alburni. La partecipazione dell’Istituto si inserisce nel quadro delle attività dedicate allo studio e alla valorizzazione delle evidenze archeologiche in contesti confinati, naturali e artificiali, ambiti nei quali l’ICA contribuisce alla definizione di linee di indirizzo, standard e misure di coordinamento. Tra i progetti più rilevanti, si ricordano: il progetto pilota alle Grotte di Pertosa-Auletta, finalizzato alla definizione di indirizzi metodologici per la ricerca in cavità; il tavolo tecnico sull’archeologia in spazi confinati, che riunisce esperti e personale ICA con competenze specialistiche; l’accordo di collaborazione con la Società Speleologica Italiana per attività di formazione, ricerca e integrazione dei dati sul Geoportale Nazionale per l’Archeologia.

PROGRAMMA MERCOLEDÌ 29 OTTOBRE 2025. Alle 9, registrazione dei partecipanti; 10, saluti istituzionali e apertura dei lavori: Antonio CERSOSIMO, sindaco di San Lorenzo Bellizzi; Paola AURINO, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Provincia di Cosenza; Mirella SERLORENZI, direttore Istituto Centrale per l’Archeologia – MIC; Felice LAROCCA, presidente del Centro di ricerca speleo-archeologica “Enzo dei Medici”. 1. COMUNICAZIONI ORALI Alle 10.30, Delia CARLONI, Felice LAROCCA, Francesco BREGLIA, Ilaria DE MARCO, Marco PACCIARELLI, Peter. A.J. ATTEMA, “L’area del Trivio nel Complesso delle Grotte di Sant’Angelo (Cassano allo Ionio, CS): un nuovo contesto archeologico di epoca preistorica”; 10.50, Francesco FONTANI, Felice LAROCCA, Elisabetta CILLI, Donata LUISELLI, Johannes KRAUSE, Philipp STOCKHAMMER, Alissa MITTNIK, “Tradizione, trasgressione o violenza? Una rilettura delle dinamiche sociali nella media età del Bronzo alla luce del caso di incesto tra gli inumati di Grotta della Monaca”; 11.10, Massimo TARANTINI, “La preistoria in grotta. Storie di depositi e di uomini”; 11.30, Coffee break; 12, Fabio MARTINI, “La grotta come spazio sacro nel Paleolitico. Problemi e ipotesi sulle evidenze rituali”; 12.20, Massimo CULTRARO, “Le Grotte dei Giganti: un primo dialogo tra archeologia stratigrafica e speleologia nella Sicilia borbonica”; 12.40, Mario Federico ROLFO, Angelica FERRACCI, “Tempo di vivere, tempo di morire. Le nuove ricerche archeologiche presso Grotta Guattari a San Felice Circeo”; 13, Francesca CORTESE, “Oltre la superficie: il contributo delle analisi molecolari nello studio delle grotte”; 13.30, Pausa pranzo; 15.10, Guido PALMERINI, “Grotte archeologiche e grotte decorate dell’Abruzzo preistorico, dal Paleolitico all’età dei Metalli”; 15.30, Fabio MARTINI, Mariangela BARBATO, Domenico LO VETRO, “Grotta del Romito e non solo: nuove acquisizioni a Papasidero (Cosenza)”; 15.50, Gaia PIGNOCCHI, “Archeologia delle grotte nelle Marche: un quadro aggiornato”; 16.10, Felice LAROCCA, “La preistoria della Calabria attraverso le sue grotte. Storia delle ricerche e quadro delle attuali conoscenze”; 16.30, Coffee break; 17, Annaluisa PEDROTTI, Fabio SANTANIELLO, “La ripresa degli scavi al Riparo Gaban (TN): progetti in corso e questioni aperte”; 17.20, Pasquale MIRANDA, Lorenzo FIORILLO, Giorgio FILIPPI, Marco PACCIARELLI, “Grotta di Camorco (Configni, Rieti): scavo di stratificazione con materiali del Bronzo antico”. 2. POSTER Alle 17.50, Angelo VINTALORO, Giampiero MUSSO, “Nuove acquisizioni inedite di grotte preistoriche nell’area del Corleonese e il Bosco di Ficuzza nell’entroterra della Sicilia occidentale”; 18, Gaia PIGNOCCHI, Alessandro MONTANARI, “La Venere di Frasassi: dimmi da dove vieni e ti dirò chi sei”; 18.10, Virginia GIANNI, Mario Federico ROLFO, Leonardo SALARI, “Grotta Mora Cavorso: micromammiferi del Pleistocene Superiore”; 18.20, Tommaso SANTAGATA, Eleonora PICCININI, Alessia FUSCONE, “Nuove tecnologie applicate alla ricerca archeologica: digitalizzazione di reperti archeologici e rilievo 3D delle Grotte di Pertosa-Auletta (Sa)”; 18.30, Arianna BRUNETTO, Francesco DI GENNARO, Mario Federico ROLFO, Caterina ROSSI, “La Grotticella W2 di Pastena: un contesto rituale del Bronzo medio”. A seguire, discussione generale su comunicazioni e poster presentati nel corso della giornata.

PROGRAMMA GIOVEDÌ 30 OTTOBRE 2025. Alle 9.30, registrazione dei partecipanti. 1. COMUNICAZIONI ORALI Alle 10, Christian METTA, “Dentro la terra: la presenza umana nelle grotte dell’Italia centrale tirrenica tra IV e II millennio a.C.”; 10.20, Donata LUISELLI, Felice LAROCCA, Emma PRANTONI, Francesco FONTANI, Adriana LATORRE, Alexia MAZZINI, Chantal MILANI, Martina Jirina ORSONI, Mattia ROSSI, Mirko TRAVERSARI, Gianandrea PASQUINELLI, Paola IACUMIN, Elisabetta CILLI, “Un’ulna paleolitica da Grotta della Monaca (Sant’Agata di Esaro, Cs). Restauro virtuale, analisi molecolari e isotopiche”; 10.40,  Lucia SARTI, Fabio MARTINI, “Grotta del Cavallo (Lecce) e l’uso dello spazio di grotta nel Paleolitico”; 11, Alessia FUSCONE, Tommaso SANTAGATA, Norma DAMIANO, Antonio SALERNO, “La Grotta dell’Ausino (Castelcivita, Salerno). Una nuova documentazione topografica con metodi 3D e una rilettura del contesto archeo speleologico”; 11.20, Coffee break; 11.50, Domenico LO VETRO, “Nuove indagini a Grotta delle Veneri di Parabita (Le): ricerca interdisciplinare e valorizzazione”; 12.10, Tommaso SANTAGATA, Umberto DEL VECCHIO, Tullio BERNABEI, Luca IMPERIO, Francesco SAURO, “Il “Progetto Kronio”: dalle prime esplorazioni al rilievo tridimensionale delle Stufe di San Calogero (Monte Kronio, Ag)”; 12.30, Maria Teresa CUDA, Chiara DE MARCO, Fabio MARTINI, Lucia SARTI, Nicoletta VOLANTE, “Le “grotte” del Monte Cetona (Siena). Spazi sacri e spazi quotidiani tra Paleolitico ed età del Bronzo finale”; 12.50, Rossella VENEZIANO, Enrico LUCCI, “Dal contesto alle reti di connettività: il complesso vascolare eneolitico di Grotta della Monaca (Sant’Agata di Esaro, Cs)”; 13.20, Pausa pranzo; 15, Antonino FILIPPI, “L’arte rupestre preistorica e dell’antichità nelle grotte della Sicilia nord-occidentale: un aggiornamento”; 15.20, Antonella MINELLI, “Il Molise preistorico in grotta: storia delle ricerche e nuovi contributi 15:40-16:00 – 24. Angelica FERRACCI, Elia MARIANO, Angelo PROCACCIANTI, Mario Federico ROLFO, “Grotte, uomini e dei: la speleoarcheologia del Lazio”; 16, Alessio FABBRICATORE, Donatella CERGNA, “Il Brotlaibidol della Grotta Gigante a Trieste e le asce in pietra verde delle grotte del Carso classico”; 16.20, Angelo VINTALORO, Giampiero MUSSO, “Esplorazione inedita nell’Alto Belice Corleonese: le grotte preistoriche nella Riserva di Monte Genuardo nei Comuni di Bisacquino, Campofiorito, Chiusa Sclafani e Giuliana”; 16.40, Lucia SARTI, Fabio MARTINI, Chiara DE MARCO, Pier Francesco FABBRI, Pasquino PALLECCHI, “Il “Progetto Parrano”. Ricerca e valorizzazione di un sito in relazione alla preistoria dell’Italia centrale”; 17, Coffee break. 2. POSTER Alle 17.30, Luca CUSIMANO, Angelica FERRACCI, Mario Federico ROLFO, “Nuovi rilievi fotogrammetrici presso il sito neandertaliano di Grotta Guattari (San Felice Circeo, Lt)”; 17.40, Rossella VENEZIANO, Felice LAROCCA, “Il complesso vascolare della tarda età del Bronzo della Grotta du’ Scuru (Amantea, Cs)”; 17.50, Marianna COLTELLI, Luca PISANI, Valeria MIELE, “Le grotte delle Gole del Sagittario (L’Aquila): nuove indagini speleologiche e archeologiche”; 18, Delia CARLONI, Felice LAROCCA, Antonella MINELLI, Giuseppe DE LUCA, Giuseppe Egidio DE BENEDETTO, “Residui organici dalle ceramiche delle grotte della Pietra Sant’Angelo a San Lorenzo Bellizzi. Analisi preliminari di vasi dalla Grotta del Conoide e dalla Grotta del Banco di Ferro”; 18.10, Christian METTA, “Un contesto rupestre tra preistoria e storia: indagini archeologiche nella Grotta del Paternale (Ischia di Castro, Vt)”; 18.20, Delia CARLONI, Felice LAROCCA, Ilaria DE MARCO, Rossella VENEZIANO, “Archeologia delle grotte del “Muraglione” a Cassano allo Ionio (Cs): storia degli studi e prospettive di ricerca”. A seguire, discussione generale su comunicazioni e poster presentati nel corso della giornata, quindi chiusura dei lavori.