Napoli. A Palazzo Corigliano (università L’Orientale) giornata di studi “Nuove prospettive sulla colonizzazione euboica e la ripresa delle ricerche a Pithekoussai”, in presenza e on line, in occasione della presentazione dei due volumi “Euboika II” a cura di Teresa Cinquantaquattro, Matteo D’Acunto e Federica Iannone

napoli_l-orientale_libro-euboica-II_presentazione_locandina-bis“Nuove prospettive sulla colonizzazione euboica e la ripresa delle ricerche a Pithekoussai” è il titolo della giornata di studi promossa dall’università “L’Orientale” di Napoli che prevede, oltre all’illustrazione a cura della Soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Napoli dello scavo recentemente condotto nel quartiere artigianale in località Mazzola a Ischia, alcuni interventi su Pithekoussai, sulla metallurgia e sui metalli nel mondo greco in età geometrica e arcaica. La giornata di studi è organizzata giovedì 16 maggio 2024, nella sala conferenze di Palazzo Corigliano in piazza San Domenico Maggiore a Napoli, in occasione della presentazione dei due volumi di “Euboica II”, che raccolgono gli atti del Convegno tenutosi a Lacco Ameno (Ischia) dal 14 al 17 maggio del 2018. Sarà anche possibile collegarsi da remoto tramite il link, che può essere richiesto inviando una mail a c.improta6@unior.it o c.merluzzo@unior.it.

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Copertina dei volumi “Euboika II” che raccolgono gli atti del Convegno tenutosi a Lacco Ameno (Ischia) dal 14 al 17 maggio del 2018

I due volumi, curati da Teresa Cinquantaquattro, Matteo D’Acunto e Federica Iannone, contengono 39 contributi di studiosi italiani e stranieri, tutti in inglese, in modo tale da assicurarne la massima circolazione a livello internazionale. L’intento del convegno e dei due volumi di “Euboica II” è stato quello di presentare un quadro aggiornato dell’Eubea nella fase “pre-coloniale” e coloniale, di discutere il fenomeno euboico in una prospettiva mediterranea, di analizzare i temi della colonizzazione e di come le realtà coloniali si siano radicate nelle diverse aree del Mediterraneo, dei tratti specifici della colonizzazione euboica e delle forme di contatto e relazione tra l’elemento greco, quello fenicio e le comunità locali. I due volumi propongono un dialogo tra storici e archeologi, con un’enfasi sui nuovi importanti contributi apportati negli ultimi vent’anni dall’archeologia sul campo in Eubea e nei contesti “pre-coloniali”, coloniali e mediterranei.

Programma della giornata di studi. Alle 10.30, saluti istituzionali: Augusto Guarino, prorettore dell’università di Napoli L’Orientale; Luigi La Rocca, direttore generale Archeologia Belle arti e Paesaggio – MiC; Roberta Giunta, direttrice del dipartimento DAAM, università di Napoli L’Orientale; Carla Tufano, assessore alla Cultura del Comune di Lacco Ameno (Ischia); 11, introducono e coordinano Teresa E. Cinquantaquattro, Matteo D’Acunto, Federica Iannone, curatori dei volumi “Euboica II”; quindi presentazione dei volumi “Euboica II”, AION Annali di Archeologia e Storia Antica, università di Napoli L’Orientale: Nota Kourou, professore emerito, University of Athens; Michel Gras, Accademia nazionale dei Lincei; Stefano De Caro, già direttore generale ICCROM; 12.30, “Nuove ricerche a Pithekoussai”: introduce e coordina Mariano Nuzzo, soprintendente ABAP per l’area metropolitana di Napoli – MiC; “Nuove indagini archeologiche della Soprintendenza ABAP per l’Area Metropolitana di Napoli (2023-2024) nel quartiere artigianale di Mazzola a Pithekoussai (Lacco Ameno, Ischia). Prospettive di ricerca”: Teresa E. Cinquantaquattro, segretariato regionale del MiC per la Campania; Maria Luisa Tardugno, soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Napoli; Francesco Nitti, università di Napoli L’Orientale, università di Salerno; 13.15, pausa pranzo; 14.30, “Pithekoussai e la metallurgia nella Grecia geometrica e arcaica”, coordina Matteo D’Acunto, università di Napoli L’Orientale; Bruno d’Agostino, università di Napoli L’Orientale, “Pithekoussai, alcuni spunti di riflessione”; Alexandros Mazarakis Ainian, University of Thessaly, “Volos Metalworking in Early Iron Age Oropos: an overview”; Anna Maria D’Onofrio, università di Napoli L’Orientale, “Tombe con armi e/o strumenti da lavoro ad Atene tra Tardo Bronzo e Primo Ferro: un riesame in corso dell’evidenza”; conclusioni: Luca Cerchiai, università di Salerno.

Milano. Al museo d’Arte della Fondazione Luigi Rovati apre la mostra “Giano-Culsans: il doppio e l’ispirazione etrusca di Gino Severini. Dalle collezioni dell’Accademia Etrusca di Cortona”: protagonisti due bronzetti etruschi a confronto con due sculture di Severini

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La mostra “Giano-Culsans: il doppio e l’ispirazione etrusca di Gino Severini. Dalle collezioni dell’Accademia Etrusca di Cortona”, al Museo d’arte della Fondazione Luigi Rovati a Milano (foto fondazione rovati)

milano_fondazione-rovati_mostra-giano-culsans_locandinaApre il 15 maggio 2024 al museo d’Arte della Fondazione Luigi Rovati in corso Venezia a Milano la mostra “Giano-Culsans: il doppio e l’ispirazione etrusca di Gino Severini. Dalle collezioni dell’Accademia Etrusca di Cortona”. La mostra, che resterà aperta fino al 15 settembre 2024, è dedicata al tema del dualismo e del doppio, nel rapporto bifronte, fisico e simbolico, di dialettica e contrapposizione. I protagonisti sono due bronzetti etruschi del III sec. a. C., a loro volta a confronto con due sculture di Gino Severini: il doppio nel doppio. La mostra, allestita nello Spazio Bianco al piano Nobile del museo d’Arte, prende spunto dall’interesse di Gino Severini (1883-1966) per il mondo etrusco, e più in generale per l’archeologia della sua terra d’origine, e dal suo legame con Cortona, sua città natale. Assiduo frequentatore del museo dell’Accademia Etrusca, nelle sue opere si è spesso ispirato ai reperti conservati nel museo, a cui ha poi donato alcune delle sue opere più significative.

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Bronzetti a confronto: Culsans etrusco (a destra) con opera di Gino Severini (a sinistra) (foto fondazione rovati)

Il primo dei due bronzetti etruschi esposti datati III sec. a. C è Culsans, la divinità etrusca corrispondente al romano Giano, nume tutelare delle porte e dei passaggi; il secondo è Selvans, dio della foresta e delle attività agresti. Le due sculture recano sulla coscia una lunga iscrizione votiva in alfabeto etrusco, che ne chiarisce l’identità riportando il nome del dedicante, forse un personaggio che ricopriva una funzione pubblica. Preposti alla sorveglianza del confine tra area urbana e territorio circostante, il loro posizionamento ai lati della porta della città cortonese certifica la natura sacra di questo spazio liminare, già attestata in altri centri dell’Italia antica.

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Giano-Culsans: passato e presente a confronto con due opere conservate al MAEC di Cortona. Una risale alla prima metà III sec. a.C., l’altra di Gino Severini (1962) è stata eseguita a Parigi su autorizzazione della figlia, Romana Severini, nel 1996 (foto maec)

È proprio al Culsans etrusco che Severini si ispira per creare le due sculture esposte: il primo è Giano Bifronte, un bronzo realizzato agli inizi degli anni Sessanta, mentre il secondo, di maggiori dimensioni, è una fusione postuma realizzata per volontà della figlia Romana Severini. Quest’ultima scultura è stata poi donata all’Accademia Etrusca di Cortona. Alla feconda attività pittorica di Gino Severini appartiene la Natura morta con aringa e compostiera blu, dipinta nel 1946-1947 come rielaborazione – con riferimenti al mondo etrusco – di un genere molto praticato dai pittori d’avanguardia: il quadro raffigura una tavola con aringhe in primo piano, arricchita dalla presenza di due vasi, una brocca e un recipiente, in cui si riconosce l’allusione al vasellame in bucchero che decorava i banchetti degli aristocratici etruschi.

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Copertina del catalogo “Giano-Culsans: il doppio e l’ispirazione etrusca di Gino Severini”

Accompagna la mostra una pubblicazione edita da Fondazione Luigi Rovati, “Giano-Culsans: il doppio e l’ispirazione etrusca di Gino Severini” con testi di Paolo Bruschetti, Sergio Angori, Romana Severini Brunori, Giulio Paolucci, Paolo Giulierini, Marco Belpoliti, Luigi Donati.

Civitavecchia. Alla fondazione Cariciv presentazione del libro “L’Apollo Helios di Civitavecchia. L’immagine del Colosso di Rodi e il Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia” (Antiqua Res edizioni) di Lara Anniboletti, direttore dell’Archeologico di Civitavecchia, che apre la collana dei Quaderni del museo

civitavecchia_archeologico_libro-l-apollo-helios-di-civitavecchia_anniboletti_presentazione_locandinaMercoledì 15 maggio 2024, alle 17, in sala convegni “Giusi Corrado” della Fondazione Cassa di Risparmio di Civitavecchia, in via del Risorgimento 8/12 a Civitavecchia, verrà presentato il libro “L’Apollo Helios di Civitavecchia. L’immagine del Colosso di Rodi e il Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia” di Lara Anniboletti, direttore del museo Archeologico nazionale di Civitavecchia. Oltre all’autrice Lara Anniboletti, interverranno Gabriella Sarracco (presidente Fondazione Cariciv), Alessandro Mandolesi (archeologo, soprintendenza speciale ABAP Roma) e Carlo Casi (archeologo e direttore Antiqua Res Edizioni). Il libro, il primo di una serie che costituirà la collana dei Quaderni del museo Archeologico nazionale di Civitavecchia, ha come protagonista la statua dell’Apollo Helios che fa parte della collezione museale, ritenuta essere una copia romana del Colosso di Rodi di Carete di Lindo, una delle sette meraviglie del mondo antico. Il quaderno contiene anche una breve guida al Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia e ai capolavori delle sue collezioni, come una copia di età romana dell’Athena Parthenos di Fidia. Il volume è finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Civitavecchia ed è pubblicato da Antiqua Res Edizioni. Il quaderno si può acquistare al link: https://www.antiquaresedizioni.it/…/112-apollo-helios…

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Copertina del libro “L’Apollo Helios di Civitavecchia. L’immagine del Colosso di Rodi e il Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia”

L’Apollo Helios di Civitavecchia. Il Colosso, una delle sette meraviglie del mondo antico, è una delle opere più rappresentative del primo Ellenismo, innalzato dai Rodii a seguito di un terribile assedio del 304 a.C. conclusosi felicemente. L’incarico della statua dedicata al dio del sole Helios, più tardi sintetizzata con Apollo, fu affidato a Carete di Lindo, l’allievo del celebre Lisippo, lo scultore prediletto di Alessandro Magno. Furono proprio le armi lasciate dall’assediante, Demetrio Poliorcete, figlio di Antigono Monoftalmo, e soprattutto i preziosi metalli, il ferro e il bronzo, a permettere ai Rodii di realizzare l’immane colosso bronzeo. Carete, con straordinaria capacità plastica, riuscì ad imprimere nella creazione lo slancio e l’energia di una città che si era da poco liberata da un terribile nemico e innalzava al sole la fiaccola della vittoria. Il Colosso, la cui base poggiava su uno dei moli del porto, cadde dopo circa sessanta anni a causa di un terremoto, privandoci, a dispetto della sua grande fama, della sua reale iconografia: nessuna statua è conservata. Secondo alcune fonti, il Colosso fu rialzato per volontà dell’imperatore Adriano. La copia più completa della statua, alta circa due metri, contro i trenta e più dell’originale, fu realizzata con marmo greco insulare, proprio in epoca adrianea, ed è stata rinvenuta tra i resti della villa marittima del giurista Ulpiano a Santa Marinella, sul litorale a nord di Roma. L’eleganza e la leggerezza di questo capolavoro dell’arte antica, conservato al museo Archeologico nazionale di Civitavecchia, trasmettono oggi, come allora, una profonda emozione. Al museo Archeologico nazionale di Civitavecchia, oltre all’Apollo-Helios è esposta la copia dell’Atena Parthenos capolavoro del V secolo a.C., dell’artista ateniese Fidia. Nella sala dei marmi figurano pregevoli reperti scultorei recuperati dalle numerose ville marittime disposte sul litorale tra Pyrgi e Centumcellae, o che decoravano i monumenti della città di Centumcellae sviluppata in seguito alla realizzazione del porto voluto dall’imperatore Traiano. Una breve guida dell’attuale allestimento del museo, con la sala del Lapidario, il ballatoio in cui trovano spazio i contesti archeologici del territorio limitrofo, le Terme Taurine cui è dedicato un approfondimento e la Sala del santuario etrusco di Punta della Vipera, arricchiscono di contenuti il volume.

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L’archeologa Lara Anniboletti, direttore del museo Archeologico nazionale di Civitavecchia (foto drm-lazio)

Lara Anniboletti, archeologa, dirige il museo Archeologico nazionale di Civitavecchia, oltre al museo Archeologico nazionale e alla Necropoli etrusca di Crocifisso del Tufo di Orvieto. Ha fatto parte della segreteria tecnica per l’esecuzione del Grande progetto Pompei, dove ha ricoperto incarichi tecnici di archeologo e responsabile della comunicazione. Tra le sue pubblicazioni, oltre a contributi scientifici, il volume divulgativo “79 Storie su Pompei che nessuno ha mai raccontato”, Roma 2016, L’Erma di Bretschneider, tradotto anche in inglese. Da sempre particolarmente interessata agli aspetti di valorizzazione e comunicazione del patrimonio culturale, il suo slogan è “l’archeologia è una scienza da condire con l’umanità”.

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale per gli incontri sulla “percezione dell’Antico” in collaborazione con l’associazione culturale Anassilaos conferenza su “Persefone nella religione greca” di Marta González González (università di Malaga) insignita del Premio Anassilaos 2024

reggio-calabria_archeologico_conferenza-persefone-nella-religione-greca_locandina“Persefone nella religione greca” è il titolo del nuovo incontro al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria sul tema “la percezione dell’Antico” promossi congiuntamente dal MArRC e dall’associazione culturale Anassilaos. Appuntamento mercoledì 15 maggio 2024, alle 17, nella sala conferenze del MArRC, con la prof.ssa Marta González González, ordinario di Filologia greca all’università di Malaga, che terrà una lezione su “Persefone nella religione greca”, una divinità presente in Magna Grecia (si pensi ai pinakes

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La speciale moneta con Kore (Persefone) realizzata da Domenico Colella per l’associazione culturale Anassilaos (foto anassilaos)

di Locri) quale protettrice dell’agricoltura e insieme divinità degli inferi, due aspetti che convivono nel racconto del suo rapimento da parte di Ade (Plutone), secondo quanto narrato nell’Inno a Demetra. Ade si innamorò di Persefone, figlia della dea Demetra; la rapì mentre, ancora fanciulla, giocava su un prato fiorito e la condusse sottoterra. La madre però non si rassegnò alla scomparsa della figlia e si mise a cercarla ovunque. La ritrovò agli inferi e non potendo riaverla accettò un compromesso con Ade. Per sei mesi, nella stagione invernale, Persefone avrebbe dimorato all’Ade; negli altri sei mesi (primavera) sarebbe tornata a vivere con la madre. Si tratta di un mito che spiega l’alternarsi delle stagioni. Dopo i saluti dl direttore del MArRC Fabrizio Sudano e del presidente dell’associazione Anassilaos Stefano Iorfida, nella conversazione con Marta González González, introdotta da Amos Martino, responsabile Anassilaos, interverrà Mariangela Monaca, dell’università di Messina. Agli intervenuti sarà donata la speciale moneta con Kore (Persefone) realizzata da Domenico Colella.

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La prof.ssa Marta González González, ordinario di Filologia greca all’università di Malaga (foto anassilaos)

A Marta González González, nel corso dell’incontro, sarà consegnato il Premio Anassilaos 2024 per la Sezione “Megale Hellas” che segna l’avvio della 36,ma edizione della manifestazione, con la seguente motivazione: “Filologa attenta e sagace nella ricerca – come dimostra la ricca produzione scientifica – ha profuso impegno costante e passione nella valorizzazione della cultura classica intesa quale momento privilegiato di riflessione per comprendere le dinamiche della vita nel presente, rivolgendo i suoi interessi soprattutto alla tragedia greca, con particolare attenzione a Eschilo ed al tema del conflitto e della pace, di estrema attualità e alla poesia (Pindaro, Saffo, Nosside, Semonide), al corpus plutarcheo, alle credenze e rituali funerari, alle figure divine ed eroiche (Persefone, Atena, Ares, Afrodite; Achille, Elena) nonché agli studi di genere (misoginia e omofobia). Il suo lavoro riscuote interesse a livello internazionale e le sue ricerche costituiscono un imprescindibile punto di riferimento negli studi di settore”.

Padova. Visita guidata gratuita all’ex chiesa di Sant’Agnese con l’archeologa Debora Tosano grazie alla collaborazione tra soprintendenza e fondazione Alberto Peruzzo

padova_ex-chiesa-sant-agnese_visita-guidata_15-maggio_locandinaGrazie alla collaborazione tra la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno Padova e Treviso, e la Fondazione Alberto Peruzzo, al fine di approfondire la conoscenza delle vicende storiche dell’ex chiesa di Sant’Agnese, delle attività di scavo archeologico, dei restauri e dei reperti (i frammenti di intonaco affrescato e le lapidi sepolcrali), sono in calendario visite guidate gratuite condotte da Debora Tosato della Soprintendenza, secondo un calendario che viene definito mensilmente. La prossima visita guidata – gratuita – è in programma il 15 maggio 2024, alle 11, con prenotazione obbligatoria fino a esaurimento dei posti disponibili (max 25 persone). Scrivere a debora.tosato@cultura.gov.it indicando il numero dei partecipanti e un recapito telefonico. Ritrovo davanti all’ingresso principale dell’ex chiesa di Sant’Agnese in via Dante 63 a Padova.

Torino. Al museo Egizio conferenza dell’egittologo Cédric Gobeil, curatore del museo, su “News from the Place of Truth. Some further considerations and thoughts about Deir el-Medina”. In presenza e on line

torino_egizio_conferenza-news-from-the-place-of-truth-some-further-considerations-and-thoughts-about-deir-el-medina_gobeil_locandinaIl lavoro svolto a Deir el-Medina, così come gli studi condotti sugli artefatti provenienti dal sito, continuano a portare a nuove scoperte. Martedì 14 maggio 2024, alle 18, appuntamento in sala conferenze del museo Egizio di Torino con la conferenza “News from the Place of Truth. Some further considerations and thoughts about Deir el-Medina” di Cédric Gobeil, curatore del museo Egizio. Conferenza in lingua inglese, ingresso libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.co.uk/…/some-further…. Live streaming sulla nostra pagina Facebook e sul nostro canale YouTube. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. Data l’impossibilità di dettagliarle tutte in una singola conferenza, le novità provenienti dal “Luogo della Verità” si focalizzeranno su tre argomenti principali attualmente in fase di studio da parte del museo Egizio. Inizieremo con un aggiornamento dall’ultima missione sul campo condotta nella tomba del custode Khawy (TT 214), per poi proseguire con una rivalutazione di una delle cappelle votive, con l’uso di nuove tecnologie, metodologia che costituisce anche un elemento centrale dell’ultimo argomento che farà luce su una promettente scoperta dalla collezione del nostro museo.

Cédric Gobeil, curatore del Museo dal 2019, è un egittologo specializzato in archeologia della vita quotidiana e cultura materiale del Nuovo Regno, con un focus primario su Deir el-Medina, argomenti per i quali sta portando avanti un lavoro sul campo in Egitto e Sudan. Dopo aver conseguito il dottorato in Francia (presso l’Université Paris IV-Sorbonne), ha lavorato in Egitto per l’Institut français d’archéologie orientale du Caire e nel Regno Unito per l’Egypt Exploration Society. Oltre all’attività curatoriale è anche professore a contratto presso il Dipartimento di Storia dell’Université du Québec à Montréal e ricercatore associato presso l’Unità di ricerca HiSoMA di Lione (CNRS).

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale presentazione degli Atti del convegno “Parchi Archeologici. Analisi e proposte”, tenutosi il 16 e 17 giugno 2022 all’università di Messina

reggio-calabria_archeologico_atti-convegno-parchi-archeologici-analisi-e-proposte_presentazione_locandinaMartedì 14 maggio 2024, alle 17.30, sulla terrazza del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria presentazione degli Atti del convegno “Parchi Archeologici. Analisi e proposte”, tenutosi il 16 e 17 giugno 2022 all’università di Messina (vedi Parchi archeologici: un confronto storico Stato-Regione Siciliana: due giorni di convegno al rettorato dell’università di Messina a cura (e in memoria) del prof. Gioacchino La Torre, scomparso prematuramente pochi giorni fa | archeologiavocidalpassato). Il libro, a cura della storica dell’arte Silvia Mazza, edito dalla Fondazione Federico II, è dedicato alla memoria del prof. Gioacchino La Torre, ordinario di Archeologia Classica, di UniMe, che aveva curato insieme alla dott.ssa Mazza il convegno, venuto prematuramente a mancare appena qualche giorno prima dell’apertura dei lavori. Dopo l’introduzione del direttore del museo Fabrizio Sudano, interverranno con la curatrice Massimo Cultraro, direttore di ricerca, Cnr-Ispc Catania, istituto di Scienze del Patrimonio culturale; Alessandro Garrisi, presidente ANA, associazione nazionale Archeologi; Gabriella Tigano, direttore del parco archeologico di Naxos-Taormina e Fabrizio Mollo, associato di Archeologia classica, Dicam, che porterà anche il saluto della rettrice dell’università di Messina. La pubblicazione analizza la situazione dei parchi archeologici in Italia e in Sicilia in quattro sessioni dal taglio interdisciplinare: la prima dedicata all’Università e agli Istituti di ricerca, con una componente di archeologi, architetti, etno-antropologi, economisti e giuristi; due sessioni rispettivamente riservate alle esperienze statali e della Regione Siciliana e una destinata al parere delle associazioni.

Ercolano. Riapre al pubblico il percorso sotterraneo del Teatro antico: il mercoledì e il sabato, da maggio a novembre. Ecco modalità e costi per andare alla scoperta della storia dell’antica città

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Teatro Antico di Ercolano: un passaggio del suggestivo percorso di visita sotterraneo (foto Pier Paolo Metelli – Arte’m)

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L’ingresso al Teatro antico di Ercolano in corso Resina (foto Pier Paolo Metelli – Arte’m)

Da mercoledì 15 maggio 2024 riapre al pubblico il percorso sotterraneo del Teatro antico del parco archeologico di Ercolano. I visitatori potranno trasformarsi in veri e propri esploratori con caschi, mantelline e torce, per andare alla scoperta della storia dell’antica città. Appuntamento bisettimanale per i turisti uniti in gruppi di 12 persone, il mercoledì e il sabato, fino al 9 novembre 2024, con 6 turni, con un’interruzione nei mesi di luglio e agosto. Si tratta di un vero e proprio viaggio nel tempo attraverso i cunicoli settecenteschi accompagnati dal personale del Parco nell’ambito del progetto di valorizzazione con apertura al pubblico del percorso di visita sotterranea e azioni di inclusione del quartiere di Via Mare.

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Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, mostra la pianta del teatro antico di Ercolano (foto paerco)

“La riapertura ciclica del Teatro”, dichiara il direttore del Parco Francesco Sirano, “rappresenta per l’intera area vesuviana la possibilità di un viaggio nella storia, è da qui che tutto è partito, da quando è stato casualmente scoperto il teatro e sono state avviate le indagini che hanno condotto alla scoperta di Ercolano e di Pompei. Un’esperienza da consigliare ad ogni visitatore appassionato di cultura e storia con un emozionante percorso che trasporta indietro nei secoli e ci rende protagonisti di una scoperta che si rinnova ogni volta sotto i nostri occhi stupefatti. Ma il teatro è anche collocato nel cuore del centro storico di Ercolano e può facilmente diventare una tappa alla scoperta delle altre bellezze e dei punti di interesse della città moderna, ad iniziare dal famoso e variopinto mercato di Pugliano e dal museo Archeologico Virtuale, e a poche centinaia di metri la Villa Campolieto e la Reggia di Portici”.

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L’Antico Teatro di Ercolano scoperto dai Borboni sotto 20 metri di lava (foto parco archeologico Ercolano)

Le visite si svolgeranno il mercoledì e il sabato alle 9.30, 10.30, 11.30, 14.30, 15.30, 16.30 (turni in lingua inglese alle 11.30 e 16.30). I biglietti potranno essere acquistati on line sul sito www.ercolano.coopculture.it e direttamente alla biglietteria del Parco. Biglietto d’ingresso al Teatro antico di Ercolano: 5 euro; biglietto integrato d’ingresso Parco Archeologico di Ercolano + Teatro antico di Ercolano: 15 euro; biglietto ridotto previsto unicamente per il biglietto solo teatro di 2 euro per ragazzi con età compresa tra i 18 e i 25 anni. Sospese tutte le gratuità ad eccezione di quelle relative ai portatori di handicap e ad un loro familiare o ad altro accompagnatore, che dimostri la propria appartenenza a servizi di assistenza socio-sanitaria.

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Visitatori con torcia e caschetto durante la visita al Teatro Antico di Ercolano (foto paerco)

Informazioni per la visita al Teatro Antico. Il percorso è sotterraneo e raggiunge circa 25 metri dalla quota stradale. La visita è riservata ai maggiorenni. L’appuntamento è alla biglietteria del parco archeologico 30 minuti prima dell’inizio del proprio turno di visita. La pavimentazione è bagnata in più punti ed è scivolosa a causa della presenza di sedimentazioni calcaree e di acqua. Inoltre, il percorso prevede molti gradini. Pertanto, non è adatto ai soggetti claustrofobici e alle persone con problemi di deambulazione o in gravidanza, ovvero con patologie influenzabili dal contesto di visita. Per motivi di sicurezza si richiede ai visitatori di portare con sé solo borse di piccole dimensioni. Saranno forniti dal parco archeologico di Ercolano caschetti, cuffia per capelli, mantelline e torce da utilizzare nel percorso. È obbligatorio l’uso di scarpe chiuse, basse, resistenti ed impermeabili. è preferibile l’utilizzo di scarpe da trekking. Si consiglia nei periodi estivi di munirsi di maglie o giacche comode, da indossare prima della visita, dato il considerevole sbalzo termico da affrontare durante il percorso.

Torino. Al museo Egizio lo storico Aldo Schiavone dialoga con Christian Greco e Orazio Licandro sul suo libro suo libro “Cleopatra. Una donna” (Einaudi). Incontro in presenza e on line

torino_egizio_libro-cleopatra-una-donna_schiavone_locandinaNell’ambito del palinsesto di appuntamenti in occasione del Salone del Libro OFF di Torino, il 13 maggio 2024, alle 18.30, il museo Egizio di Torino ospita un incontro con Aldo Schiavone sul suo libro “Cleopatra. Una donna” (Einaudi), in conversazione con il direttore Christian Greco e l’epigrafista e papirologo Orazio Licandro (università di Catania). Ingresso libero in sala conferenze, con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/aldo-schiavone-cleopatra…. L’incontro sarà trasmesso anche in streaming sulla pagina Facebook e sul nostro canale YouTube del museo. L’evento è in collaborazione con Einaudi Editore. Aldo Schiavone ha insegnato all’università di Firenze, l’Istituto Italiano di Scienze Umane, di cui è stato direttore, e la Scuola Normale di Pisa. Nel suo nuovo lavoro racconta la vita di Cleopatra attraverso sette momenti cruciali, recuperando uno sguardo oltre la narrazione dei vincitori e, soprattutto, superando la diffusione dei tanti stereotipi legati ad una donna di grande potere, all’impensabile.

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Copertina del libro “Cleopatra. Una donna” di Aldo Schiavone

Cleopatra. Una donna. Nella storia che qui si presenta, a concepire l’idea di conquistare il potere sul mondo è stata una donna. Una regina che avrebbe lottato sino alla fine, mettendo tutto in gioco, per portare a compimento il suo progetto. Un piano che se si fosse realizzato avrebbe spostato definitivamente a Oriente l’asse politico e culturale dell’impero romano. Cleopatra sarebbe diventata così la garante di questo nuovo equilibrio, mettendo l’Egitto alla guida di un sistema di dominio organicamente integrato in quello romano. Il tentativo si concluderà con una rovinosa sconfitta, ma l’intelligenza, l’ambizione e la libertà di cui la protagonista aveva dato prova erano uno scandalo indicibile per il suo tempo, assolutamente da rimuovere e da trasformare in qualcosa di meno sconvolgente e di più comprensibile e familiare: non altro che in una dismisura sfrenata – e tuttavia non eversiva – di sesso, di seduzione e di tradimenti. Cleopatra ha dedicato la sua intera vita alla realizzazione di un progetto di straordinaria ambizione: spostare a Oriente l’asse politico e culturale dell’impero romano, e diventare ella stessa la garante di questo nuovo equilibrio, mettendo l’Egitto alla guida di un sistema di dominio organicamente integrato in quello romano, che sarebbe dovuto arrivare dal Nilo al regno dei Parti e oltre. Se un simile disegno fosse stato realizzato, la storia di Roma avrebbe preso un’altra direzione, e con essa, probabilmente, la storia d’Europa. L’aver concepito questa visione è la chiave del rapporto della regina con Cesare, e poi con Antonio: in apparenza subalterno nel primo caso; da leader incontrastata nel secondo. La vicenda di Cleopatra viene ricostruita illuminandone in presa diretta sette momenti cruciali, intorno ai quali è eseguito il montaggio dell’intero racconto: la notte prima della battaglia di Azio; l’incontro con Cesare, ad Alessandria, nell’autunno del 48; il giorno della morte di Cesare, trascorso dalla regina nella sua villa romana di Trastevere; il primo incontro con Antonio, a Tarso, in Cilicia, sulle rive del Cidno, in un giorno d’estate del 41; la ripresa dei rapporti con lui, nell’estate del 37, ad Antiochia; la giornata di Azio, il 2 settembre del 31; il colloquio con Ottaviano (Augusto) e il suicidio ad Alessandria, nel Palazzo dei Tolomei, fra l’8 e il 10 agosto del 30.

Napoli. All’università L’Orientale incontro, in presenza e on line, col prof. Alexandros Mazarakis Ainian (università della Tessaglia – Grecia) che rivisiterà il suo libro del 1997 “From Rulers’ Dwellings to Temples”

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“From Rulers’ Dwellings to Temples. Revisited” (“Rivisitazione de Dalle dimore dei sovrani ai templi”) è il titolo dell’incontro che il prof. Alexandros Mazarakis Ainian (università della Tessaglia – Grecia) tiene, in italiano, lunedì 13 maggio 2024 all’università di Napoli “L’Orientale”. Appuntamento, alle 16, nella sala conferenze di Palazzo Corigliano a piazza San Domenico Maggiore a Napoli. Sono invitati a partecipare studenti, dottorandi, colleghi e chiunque fosse interessato. Sarà possibile anche seguire la conferenza in remoto, sulla piattaforma Teams (chiedere il link a c.improta6@unior.it o c.merluzzo@unior.it). Nella conferenza il prof. Alexandros Mazarakis Ainian rivisiterà il suo libro del 1997 “From Rulers’ Dwellings to Temples”, fondamentale sull’architettura greca del Dark Age e sul passaggio dalle residenze dei capi ai templi nel corso del periodo geometrico e nel contesto storico di strutturazione delle poleis.