Firenze. Al museo Archeologico nazionale, per il Festival Eredità delle Donne OFF, lo spettacolo “Modernamente etrusca” di e con Tiziana Goretti e Cristina Biagiotti
Sabato 22 novembre 2025, alle 12, al museo Archeologico nazionale di Firenze, per il Festival Eredità delle Donne OFF, va in scena lo spettacolo “Modernamente etrusca”, di e con Tiziana Goretti e Cristina Biagiotti, dedicato all’incontro tra la società etrusca e quella contemporanea. Un dialogo tra presente e antichità, storia, immaginazione e intelligenza artificiale. Ingresso gratuito per un massimo di 50 partecipanti – prenotazione obbligatoria all’indirizzo man-fi@cultura.gov.it. Grazie all’AI si opera un vero e proprio viaggio nel tempo che, in forma di intervista, mette a confronto le due civiltà, evidenziandone somiglianze e differenze, soprattutto per quanto riguarda il ruolo della donna. Quello che si delinea è un quadro molto accurato del passato di questo popolo, assai più rispettoso dell’ambiente e dell’essere umano in generale, che a tratti sorprende il nostro presente e ci aiuta ad affrontare il futuro.
Cividale (Ud). Al museo Archeologico nazionale il seminario “A tavola nell’Alto Medioevo: risorse, alimentazione e salute” organizzato da Fondazione de Claricini Dornpacher e Deputazione di Storia Patria per il Friuli con il MAN
Cosa si mangiava nell’alto Medioevo nel Cividalese? Quali sono gli “indizi” che ci permettono di conoscere la dieta, i gusti e le abitudini alimentari dei nostri antenati prima dell’Anno Mille? E ancora: le pentole, il vasellame e gli utensili antichi di cui conserviamo oggi alcuni frammenti possono dirci qualcosa sulla preparazione delle pietanze in uso in un’epoca così remota? Quali cibi si prediligevano e quali si evitavano nei monasteri per mantenere un buono stato di salute? Qualche risposta dal seminario “A tavola nell’Alto Medioevo: risorse alimentazione e salute”, sabato 22 novembre 2025, alle 15, al museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli (Ud), organizzato da Fondazione de Claricini Dornpacher e Deputazione di Storia Patria per il Friuli in collaborazione con il museo Archeologico nazionale della città ducale e con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. L’obiettivo del seminario è mette a confronto alcuni studiosi della materia sotto diversi punti di vista – storico, culturale, artistico, scientifico – proponendosi di interesse per tutti gli appassionati di storia, archeologia e non solo.
Il seminario apre alle 15 con i saluti istituzionali di Oldino Cernoia, presidente della Fondazione de Claricini Dornpacher, e Angela Borzacconi, direttore del museo Archeologico nazionale di Cividale. Quindi Andrea Tilatti, deputazione di Storia patria del Friuli, presenta e modera il seminario. Quindi gli interventi: Paola Saccheri, università di Udine, su “Dimmi cosa mangi: le analisi dei resti scheletrici”; Marianna Mazzei, archeologa e ricercatrice indipendente, su “Dimmi cosa bolle in pentola: lo studio della ceramica”; Angela Borzacconi, museo Archeologico nazionale di Cividale, su “L’alimentazione in età longobarda: contesto ambientali e culturali”; Gabriele Archetti, università Cattolica del Sacro Cuore, su “Ascesi e alimentazione nel mondo monastico”; Simona Gavinelli, università Cattolica del Sacro Cuore, su “Ricette e cosmesi per il benessere femminile”; Francesca Stroppa, università Cattolica del Sacro Cuore, su “Forme artistiche, cultura e immagini del cibo”.
Bolzano. Al Centro Trevi-TreviLab al via “ARTIFICES: i creatori dell’arte” terzo appuntamento del progetto “Storie dell’arte con i grandi musei”, dedicato alla produzione artistica del mondo antico: i reperti del museo nazionale Romano raccontano lo straordinario processo che trasforma l’artigiano in artista e il frutto del suo lavoro in arte
Raccontare lo straordinario processo che trasforma l’artigiano in artista e il frutto del suo lavoro in arte: ecco l’obiettivo di “ARTIFICES: i creatori dell’arte”, la mostra inaugurata venerdì 21 novembre 2025, alle 17, al Centro Trevi-TreviLab di Bolzano, dove rimarrà aperta fino al 12 aprile 2026, a cura di Carlotta Caruso, Sara Colantonio, Antonella Ferraro, Chiara Giobbe, Agnese Pergola; organizzata dall’Ufficio Cultura della Provincia autonoma di Bolzano – Alto Adige in collaborazione e a cura del museo nazionale Romano di Roma. Alla vernice sono intervenuti Marco Galateo, vicepresidente della Provincia e assessore alla Cultura italiana e Sviluppo economico; Antonio Lampis, direttore del dipartimento Cultura italiana e Sviluppo economico; Federica Rinaldi, direttore del museo nazionale Romano; e due dei curatori, Carlotta Caruso e Sara Colantonio.

Cratere con scene del mito di Ercole in ceramica invtriata, da un probabile mitreo, tra via Statilia e via G. Passalaqua, a Roma (tardo IV – inizi V sec. d.C.) (foto mnr)
La mostra rappresenta il terzo appuntamento del progetto “Storie dell’arte con i grandi musei”, dedicato alla produzione artistica del mondo antico. Dopo le esposizioni sugli Egizi (“Antichi Egizi: maestri dell’arte”, nel 2023, curata dal museo Egizio di Torino) e sugli Etruschi (“Etruschi. Artisti e artigiani” realizzata nel 2024 in collaborazione con il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma), è il momento dei Romani, raccontati attraverso i reperti del museo nazionale Romano che portano in mostra alcuni degli aspetti più rappresentativi della cultura artigianale romana e, insieme, temi meno noti al grande pubblico. La mostra rivela anche il senso e il valore delle “copie”, opere che richiedono finezza esecutiva e abilità artistica non inferiori alla creazione originale dalla quale derivano e si evolvono. I reperti concessi alla mostra bolzanina dal museo nazionale Romano documentano il livello raggiunto dalle botteghe romane dall’epoca repubblicana al tramonto dell’Impero. Opere, capolavori, realizzati da artigiani-artisti per una clientela “alta”, estremamente esigente, raffinata e con ampia possibilità di spesa. Persone che cercavano il meglio e lo trovavano proprio in questi atelier specializzati, dove si sapevano riprodurre, o riproporre, con assoluta maestria, modelli, greci, ma non solo: opere richieste per arredare domus e ville dell’alta aristocrazia imperiale o luoghi di funzione pubblica.
La narrazione è affidata ai materiali dei depositi del museo nazionale Romano, capaci di eguagliare per valore artistico e storico i grandi capolavori del Museo, pure presenti in mostra con riproduzioni digitali. Un ruolo di primo piano occupa il racconto delle produzioni urbane e del territorio di Roma, dall’età repubblicana alla fine dell’Impero, attraverso le diverse figure di artigiani specializzati, il cui ricordo è affidato alle epigrafi o agli strumenti del loro mestiere, e delle diverse tipologie di materiali, silenziosi testimoni delle trasformazioni culturali e delle condizioni di vita della città e dei suoi abitanti. Il racconto si sofferma quindi sulle produzioni in serie e di lusso, soffermandosi sul concetto di copia nel mondo antico, dedicando un particolare focus alle officine tardo antiche rinvenute nel contesto urbano della Crypta Balbi, una delle quattro sedi del MNR, dove la ricerca archeologica ha restituito l’immagine di una città ancora vitale, produttiva e interessata da importanti rotte commerciali. Chiudono l’esposizione le raffinate sculture della villa tardo-repubblicana di Fianello Sabino, realizzate nell’isola greca di Delos intorno al II secolo a.C. e interessante testimonianza di quelle ordinazioni collettive di opere d’arte più volte menzionate da Cicerone per la decorazione di ville suburbane e la celebrazione dell’otium, a cui proprie le ville erano destinate.
“Il Centro Trevi-TreviLab, è uno spazio da anni impegnato nella diffusione di iniziative culturali e dell’arte, guidato dal direttore di ripartizione Antonio Lampis. Un luogo che”, come sottolinea Marco Galateo, vicepresidente della Provincia e assessore alla Cultura italiana, “si propone di stabilire una solida collaborazione tra il nostro territorio e le grandi istituzioni culturali nazionali per condurre cittadine e cittadini alla scoperta delle antiche e moderne civiltà attraverso l’arte e le grandi istituzioni che la custodiscono”.

Lucerna ad ansa plastica a carattere isiaco dal Palatino (Roma) (fine II – prima metà III secolo d.C.) (foto mnr)
“La curatela del museo nazionale Romano conferma il ruolo del Museo quale punto di riferimento nello scenario nazionale e internazionale per la conoscenza, la tutela e la valorizzazione del patrimonio archeologico della città di Roma e dell’Italia antica”, dichiara Federica Rinaldi, direttrice del museo nazionale Romano. “Le sue collezioni e i suoi depositi, in cui sono conservati milioni di reperti appartenenti a pressoché tutte le classi di materiali, quali statue, mosaici, affreschi, oggetti di vita quotidiana ed epigrafi, testimoniano l’evoluzione storica, artistica e sociale della civiltà romana, offrendo al pubblico un percorso di conoscenza che unisce ricerca scientifica e fruizione culturale”.

Riproduzione tattile del Discobolo “tipo Lancellotti” proveniente dal museo Omero di Ancona (foto museo omero)
La mostra, oltre a riunire e proporre reperti di grande livello e interesse, assume anche un rilievo sociale, meglio di inclusione sociale, e ciò grazie alla collaborazione del museo tattile statale Omero, istituzione marchigiana vocata al rendere fruibile l’arte anche ai non vedenti. Nel foyer del Trevi-TreviLab sarà così possibile ammirare la riproduzione tattile del Discobolo “tipo Lancellotti” proveniente dal museo Omero di Ancona, calco al vero della scultura custodita nel museo Pio Clementino – musei Vaticani, in un ideale dialogo con la copia più celebre del Discobolo Lancellotti conservata nella sede di Palazzo Massimo del museo nazionale Romano. L’opera sarà il fulcro di un percorso per ipovedenti, rivolto però anche a chi voglia capire come si possa percepire un’opera a occhi chiusi.
Pompei. All’auditorium degli Scavi l’incontro “Seneca tragico nel triclinio di Villa Arianna” con l’archeologa Maria Rispoli, direttore del museo Archeologico di Stabia, promosso dall’associazione internazionale Amici di Pompei

L’affresco di Arianna e Teseo che ha dato il nome alla Villa Arianna di Stabia (foto parco archeologico di Pompei)
“Seneca tragico nel triclinio di Villa Arianna” è il titolo dell’incontro proposto dall’associazione internazionale Amici di Pompei ETS con l’archeologa Maria Rispoli, direttore del museo Archeologico di Stabia. La conferenza verrà arricchita da un commento del professor Gennaro Carillo, ordinario di Storia del Pensiero politico nel dipartimento di Scienze umanistiche dell’università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Appuntamento venerdì 21 novembre 2025, alle 17, all’auditorium degli Scavi di Pompei. Durante l’incontro verrà presentata una rilettura del noto ciclo pittorico del triclinio di Villa Arianna dell’antica Stabia, dimora romana il cui nome deriva dalla riscoperta, sulla parete di fondo del triclinio, della raffigurazione del mito di Dioniso che incontra Arianna abbandonata da Teseo sull’isola di Nasso. Il ciclo pittorico, risalente all’epoca neroniana, si ispira, secondo Maria Rispoli, integralmente alle tragedie di Seneca e alla sua poetica. La scelta di un programma figurativo di così alto spessore culturale e iconografico denota una committenza di altissimo rango. Così dietro la raffigurazione delle immagini che tappezzavano l’intero salone c’è da parte del proprietario un’adesione alla poetica e al pensiero filosofico di Seneca, che fu precettore di Nerone. Nello stesso tempo è possibile cogliere il riferimento a storie e aneddoti che rimandano al vissuto dello stesso Imperatore.
Napoli. Al via all’auditorium del museo Archeologico nazionale la III edizione del festival “Alla prova del tempo”: tre giorni dedicati a “Storia con città. Futuro, presente, passato” per promuovere l’uso della Storia come chiave di lettura del presente e del futuro, attraverso incontri e conferenze. Ecco il programma
Tre giorni dedicati a “Storia con città. Futuro presente passato” per promuovere l’uso della Storia come chiave di lettura del presente e del futuro, attraverso incontri e conferenze che ruotano, in questa edizione, intorno al tema della città, costrutto storico-culturale per eccellenza. Questi i temi della terza edizione del festival “Alla prova del tempo” che è ospitato all’auditorium del museo Archeologico nazionale di Napoli dal 21 al 23 novembre 2025. Tre lectio magistralis e dialoghi sul tema della città per conoscere, approfondire e indagare le trasformazioni che subiscono, le complessità che le animano, il loro essere spazi politici, luoghi aperti a flussi migratori che ne hanno modificato la forma, fino a trasformarle in metropoli. Come nelle trascorse edizioni, non mancherà l’atteso appuntamento con Prendersi a parole, ovvero “debate” – gara di parole e argomentazioni – intorno al tema del festival, che quest’anno vedrà impegnate due squadre del liceo Umberto I di Napoli. Durante il Festival saranno proiettati video realizzati da studenti delle scuole. Tutti gli incontri sono introdotti da Paolo Di Paolo. “Storia, filosofia, archeologia, letteratura, scienza, tecnica: come ogni anno, la rassegna Alla prova del tempo coinvolge un pubblico di addetti ai lavori e di giovani proprio partendo da una prospettiva d’indagine multidisciplinare”, commenta all’Ansa il direttore del Mann, Francesco Sirano. “Verrebbe da pensare che il Museo, per tre giorni, diventi il teatro per dibattiti e conferenze; in realtà è la natura stessa del Museo, un luogo aperto, inclusivo, dinamico, a incontrare la visione della manifestazione promossa dal Comune di Napoli e dall’associazione A Voce Alta. Si fa squadra, dunque, per raccontare la città, un tema dalle mille sfaccettature che in occasione dei 2500 anni dalla fondazione di Napoli ci spinge a guardare al passato e, nello stesso tempo, al futuro, grazie al coinvolgimento sempre più partecipe delle scuole e delle università della nostra regione”. Il festival – a ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria (moti incontri già sold out) – è ideato e organizzato dall’Associazione APS A Voce Alta, con il coordinamento scientifico dei professori Gennaro Carillo e Andrea Mazzucchi, ed è promosso e finanziato dal Comune di Napoli con il sostegno del museo Archeologico nazionale di Napoli in collaborazione con il dipartimento di Studi umanistici dell’università Federico II e la Scuola Superiore Meridionale di Napoli.
Venerdì 21 novembre 2025. Alle 11.15, saluti d’apertura di Francesco Sirano, direttore del MANN; 11.30, Andrea Mazzucchi, Introduzione al tema del festival e presentazione del programma; 12, Lectio magistralis di Luciano Canfora, “Atene fra mito e realtà”; 15.30, Gaetano Manfredi in dialogo con Daniela Preziosi, sullo stato presente e futuro delle città; 16.30, Tomaso Montanari, “Città e sicurezza: la prospettiva del Buon governo di Siena”; 17.45, Laura Pepe, “Modelli (opposti) di città fra Atene e Sparta”.
Sabato 22 novembre 2025. Alle 10.30, Lectio magistralis di Pasquale Palmieri, “Milano, anni Ottanta”, letture di Cecilia Lupoli; 12, Annalisa Metta ed Elena Granata, “Le città che accolgono”; 15.30, Paolo Di Paolo, “Una città di inchiostro e di rivoluzione: la Torino gobettiana”; 16.30, Marco d’Eramo, “La città turistica: un prodotto della modernità”; 17.45, Alessandro Vanoli, “Metamorfosi delle città nel tempo e nello spazio”.
Domenica 23 novembre 2025. Alle 10.30, Lectio magistralis di Matteo Palumbo, “Città nella letteratura”; 12, Amedeo Feniello, “Città sulla Via della Seta”; 15, Debate fra studenti delle scuole medie superiori; 16.30, Francesco M. Cataluccio, “Vado a vedere se di là è meglio: uno sguardo sull’est Europa”; 17.45, Nicola Lagioia e Paolo Di Paolo, “Città di pietra / Città di carta: due scrittori in dialogo sulla città contemporanea”.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la conferenza “Il cantiere della necropoli di Monte Abatone a Cerveteri. Quattro università al lavoro” con Martin Bentz, Alessandra Coen, Fernando Gilotta e Marina Micozzi, nono appuntamento del ciclo “Chi (RI)cerca trova. I professionisti si raccontano al Museo”
Oltre trenta anni fa un ambizioso programma di ricerca incentrato su una delle due grandi necropoli urbane della città di Cerveteri, quella poco nota di Monte Abatone, venne affidato a un gruppo di (allora) giovani ricercatori, poi divenuti docenti, delle università di Bonn, della Campania, della Tuscia e di Urbino. Se ne parla venerdì 21 novembre 2025, alle 16, in sala Fortuna del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia nell’incontro “Il cantiere della necropoli di Monte Abatone a Cerveteri. Quattro università al lavoro” con Martin Bentz, Alessandra Coen, Fernando Gilotta e Marina Micozzi, nono appuntamento del 2025 con il ciclo “Chi (RI)cerca trova. I professionisti si raccontano al Museo”, in cui si presentano la ricerca scientifica e i progetti di studio che coinvolgono il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Saranno loro a raccontare brevemente le tappe di questa lunga avventura, non ancora terminata, portatrice della acquisizione di numerose e spesso inaspettate novità. Una collaborazione strettissima con tutte le Istituzioni competenti, che hanno accolto con generosità negli anni docenti e collaboratori da tante parti d’Italia e dalla Germania. Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo mn-etru.didattica@cultura.gov.it. Cerveteri, con il suo grande porto emporico (Pyrgi), fu la città più ricca e potente d’Etruria, in particolar modo tra epoca orientalizzante e arcaica (tardo VIII-primi decenni del V sec. a.C.). Non a caso, dunque, un gruppo di personalità scientifiche di spicco, già impegnate in progetti di tutela, scavo, studio e riordino di materiali pertinenti alla metropoli etrusca, decise di avviare agli inizi degli anni ‘90 del secolo scorso un ambizioso programma di ricerca “a tappeto” incentrato su una delle due grandi necropoli urbane della città, quella poco nota di Monte Abatone (l’altra, la Banditaccia, è notissima nel mondo intero ed è sito UNESCO). La ricerca è nata e si è sviluppata attraverso una collaborazione strettissima con tutte le Istituzioni competenti, che hanno accolto con generosità negli anni docenti e collaboratori da tante parti d’Italia e dalla Germania.
Fernando Gilotta, già professore ordinario di Etruscologia e Antichità Italiche all’università della Campania ‘Luigi Vanvitelli’, è membro ordinario dell’Istituto nazionale di Studi etruschi ed italici. Dal 2018 è condirettore della missione di scavo nella necropoli di Monte Abatone a Cerveteri, insieme a colleghi delle università di Bonn, della Tuscia e di Urbino. Tra i suoi lavori, studi relativi a necropoli e aspetti culturali del mondo etrusco e italico centro-meridionale tra età orientalizzante e romanizzazione, con particolare attenzione per problemi di plastica, pittura parietale, ceramografia, arte incisoria.
Martin Bentz è professore di Archeologia classica all’università di Bonn, membro ordinario dell’Istituto Archeologico Germanico e membro corrispondente dell’Istituto nazionale di Studi etruschi ed italici. Dal 2018 è condirettore della missione di scavo presso la necropoli di Monte Abatone a Cerveteri, insieme ai colleghi delle università della Campania, della Tuscia e di Urbino. La sua ricerca si concentra principalmente sulla produzione e sul consumo della ceramica greca, sull’artigianato artistico etrusco sull’archeologia funeraria.

Alessandra Coen, professoressa di Civiltà dell’Italia preromana ed Etruscologia all’università di Urbino
Alessandra Coen è professoressa associata di Civiltà dell’Italia preromana ed Etruscologia all’università di Urbino, dove è anche coordinatrice del corso di laurea triennale in Scienze umanistiche. Membro ordinario dell’Istituto nazionale di Studi etruschi ed italici. Dal 2018 è condirettrice della missione di scavo nella necropoli di Monte Abatone a Cerveteri, insieme ai colleghi delle università di Bonn, della Campania e della Tuscia. La sua attività di ricerca è incentrata principalmente sull’archeologia funeraria, sulla ceramica orientalizzante, sulle oreficerie di età tardo classica ed ellenistica e sulle popolazioni italiche medio-adriatiche dell’Italia preromana.
Marina Micozzi è professoressa associata di Etruscologia e Antichità italiche all’università della Tuscia, a Viterbo, dove insegna Etruscologia ed è coordinatrice del corso di laurea triennale in Scienze dei Beni culturali. Membro ordinario dell’Istituto nazionale di Studi etruschi ed italici, dal 2018 è condirettrice della missione di scavo nella necropoli di Monte Abatone a Cerveteri, insieme ai colleghi delle università di Bonn, della Campania e di Urbino. Indirizza la sua attività di ricerca principalmente verso la ritualità funeraria e la produzione artistica e artigianale dell’area etrusco-meridionale e del distretto medio-adriatico in epoca preromana.
All’antiquarium di Boscoreale il convegno internazionale “Pompei 79 d.C. questioni di metodo e di narrazione storica”, in presenza e on line, promosso da parco archeologico di Pompei con l’Archeoclub d’Italia: esperti a confronto per due giorni sulla possibile data dell’eruzione del 79 d.C. partendo da punti di vista differenti: filologici, climatici, astrologici, ambientali, geologici, numismatici, epigrafici, archeobotanici, archeozoologici, storici e religiosi. Ecco il programma
Eruzione del Vesuvio del 79 d.C.: il 24 agosto o il 24 ottobre? O qualche altra data? Per cercare di fare un po’ di chiarezza il parco archeologico di Pompei in collaborazione con la Casa editrice Scienze e lettere e l’Archeoclub d’Italia ha chiamato esperti internazionali a confronto sulla possibile data dell’eruzione del 79 d.C. che coprì Pompei e l’intera area vesuviana. Appuntamento all’antiquarium di Boscoreale il 21 e il 22 novembre 2025 per il convegno “Pompei 79 d.C. questioni di metodo e di narrazione storica”, in presenza e in diretta streaming via zoom: https://us06web.zoom.us/j/82100155063… passcode: 317249. Un’occasione per studiosi e appassionati di archeologia per approfondire la complessa e dibattuta questione. Il Comitato scientifico e organizzativo dell’evento è costituito da Gabriel Zuchtriegel, Stefano De Caro, Nathalie de Haan, Helga Di Giuseppe, Paolo Giulierini, Mario Grimaldi, Eric M. Moormann, Domenico Palumbo, Umberto Pappalardo, Felice Senatore. La conferenza si svilupperà in due giornate di interventi e dibattiti, con la partecipazione di studiosi provenienti da diverse istituzioni accademiche nazionali e internazionali che si confronteranno e affronteranno il tema da punti di vista e metodologici differenti: filologici, climatici, astrologici, ambientali, geologici, numismatici, epigrafici, archeobotanici, archeozoologici, storici e religiosi.
PROGRAMMA DI VENERDÌ 21 NOVEMBRE 2025. La giornata inaugurale si apre alle 9,30 con i saluti istituzionali: direttore del parco archeologico Gabriel Zuchtriegel; Rosario Santanastasio, presidente nazionale Archeoclub d’Italia; Michele Martucci, coordinatore Archeoclub d’Italia Campania. Gli interventi esploreranno le motivazioni del convegno: 10.15, Helga Di Giuseppe, Mario Grimaldi, “Era d’autunno, io no, nun mme ne scordo – le ragioni del convegno”. SESSIONE MATTUTINA presiede Eric M. Moormann: 10.30, Pedar Foss, “Discovering the date of the A.D. 79 eruption in the manuscript tradition”; 11, Gabriel Zuchtrigel, Valeria Amoretti, Chiara Comegna, Alessandro Russo, “La data della distruzione di Pompei: aggiornamenti su un dibattito aperto”; 12, Nathalie de Haan e Kurt Wallat, “(Re)reading the Central Baths: Buildings Manuals and Experience on the Ground”; 12.30, Mario Grimaldi, “Le ricerche negli scavi dell’Insula occidentalis, un panorama delle conoscenze tra il 72 e il 79 d.C.”; 13, discussione; 13.30, pausa pranzo; 14.30, trasferimento al parco archeologico di Pompei con visita ai nuovi scavi e al laboratorio.
PROGRAMMA DI SABATO 22 NOVEMBRE 2025. La seconda giornata sarà divisa in due sessioni. SESSIONE MATTUTINA presiede Stefano De Caro. Alle 9.30, Allison Emmerson, Mary Evelyn Farrior, Mark Robinson, Jordan Rogers, “The Reed-Working of Insula I 14 at Pompeii: New Evidence for the Season of the Eruption of Vesuvius”; 10, Girolamo Ferdinando De Simone, “Ritorno a Villa della Pisanella: l’eruzione vista dalla campagna”; 10.30, Antonio Caruso, “Gli effetti dei moti astronomici della Terra sulla durata delle stagioni e impatto sul calendario annuale”; 11, pausa caffè; 11.15, Antonio Corso, “opwra e jqinopwron”; 11.45, Gaetano Di Pasquale, “L’archeobotanica come metodo di ricerca”; 12.15, Alessia D’Auria. “I materiali, le ricerche archeobotaniche e il problema della data dell’eruzione del 79 d.C.”; 12.45, discussione; 13.15, pausa pranzo. SESSIONE POMERIDIANA presiede Antonio De Simone. Alle 15, Umberto Pappalardo e Mario Grimaldi, “Sciami sismici e data dell’eruzione”; 15.30, Salvatore Ciro Nappo, “Nuovi dati sugli aspetti cronologici dei terremoti tra il 62 e il 79 d.C.”; 16, Llorent Alapont, “I calchi delle vittime dell’eruzione: un approccio ai loro tessuti indossati in quell’ultimo giorno”; 16.30, Helga Di Giuseppe, “La religio degli ultimi giorni di Pompei”; 17, Marco Di Branco, “L’eruzione del Vesuvio nelle fonti arabe”; 17.30, discussione; 17.45, tavola rotonda, presiede Paolo Giulierini, con Giuseppe Camodeca, Antonio De Simone, Eric M Moorman, Grete Stefani.
“Si dice che sulla data dell’eruzione del Vesuvio ci sia un lungo dibattito, ma come si è svolto finora? Principalmente con una lunga serie di contributi -‘monologo’ che si rafforzavano o si attaccavano a vicenda”, spiega il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel. “Quando un anno fa abbiamo pubblicato un articolo sul tema, sul nostro E-Journal degli Scavi di Pompei, con il sottotitolo ‘premesse per un dibattito aperto’ volevamo mettere in evidenza questo punto: prima di esprimersi a favore di un’ipotesi, sia quella estiva sia quella autunnale, occorre dialogare. Siamo contenti che gli organizzatori del convegno e gli ospiti la vedono alla stessa maniera: saranno due giorni per celebrare la cultura del dialogo, anche e soprattutto quando non siamo tutti d’accordo”.
“La data dell’eruzione del Vesuvio è uno degli argomenti più dibattuti della storia dell’antica Pompei. Nonostante sia noto tutto, dal responsabile della catastrofe, all’anno, al mese, al giorno e all’ora di quella che fu definita dalle vittime stesse la “fine del mondo”, e siano risaputi gli antefatti, i fatti e le conseguenze grazie a un testimone oculare quale fu Plinio il Giovane, è dal 1600, cioè da prima che iniziassero gli scavi a Pompei ed Ercolano, che se ne discute. Non c’è periodo storico che non abbia prodotto una data diversa dell’eruzione che oscilla dal 24 agosto al 23 novembre”, dichiara Helga Di Giuseppe, archeologa e ricercatrice, “passando per il 23 settembre, il 24, il 30, il 31 ottobre e anche il 1° novembre del 79 d.C.. La confusione è stata generata da diverse ragioni tutte plausibili. Ma siamo sicuri di aver utilizzato un metodo di ricerca corretto nel trattamento dei dati archeologici? In collaborazione con il parco archeologico di Pompei e con Archeoclub d’Italia, il 21 e 22 novembre 2025, si tiene un convegno internazionale di carattere preminentemente metodologico al fine di riaprire una questione che sembrava chiusa definitivamente, ma che tale non è affatto. Abbiamo invitato studiosi di diverse scuole e provenienza (USA, Gran Bretagna, Grecia, Olanda, Spagna, Italia) che potessero parlarci dei codici delle lettere di Plinio, della posizione della Terra rispetto agli astri nel 79 d.C., del clima, del trattamento dei reperti botanici e zoologici, delle tecniche agrimensorie, delle stagioni, dei più recenti ritrovamenti e di nuove letture, di numismatica, di ciò che i Pompeiani indossavano in quegli ultimi giorni della loro vita, della visione degli autori antichi di quella eruzione e anche delle azioni rituali che possono essere state messe in atto dai Pompeiani rimasti in città, che – sappiamo – pregarono molto, moltissimo gli dèi al fine di scongiurare l’ineluttabile oblio. Cercheremo nuovi punti di vista per dirimere una questione che appare tutt’altro che risolta”.
“L’Archeoclub d’Italia è onorata di aver contribuito all’organizzazione di un convegno internazionale di così grande rilievo, in collaborazione con un Ente prestigioso come il parco archeologico di Pompei. L’obiettivo che ci siamo posti è quello di approfondire il tema della data dell’eruzione del Vesuvio da prospettive diverse. Riteniamo dunque questo convegno di particolare importanza”, dice Rosario Santanastasio, presidente nazionale Archeoclub d’Italia, “poiché rappresenta un’occasione di confronto e dialogo tra studiosi provenienti da tutto il mondo, che presenteranno le proprie ricerche, i metodi di indagine e le più recenti scoperte legate alla straordinaria storia della nostra terra. Desidero esprimere la mia più sincera gratitudine al dottor Gabriel Zuchtriegel per la disponibilità e la generosità dimostrate, a partire dall’ospitarci qui all’Antiquarium fino alla visita ai laboratori del Parco. Un ringraziamento speciale va anche agli archeologi Helga Di Giuseppe e Mario Grimaldi per l’impegno e la dedizione profusi nell’organizzazione dell’evento. Il ruolo dell’Archeoclub d’Italia rimane, oggi come da oltre cinquant’anni, quello di farsi promotore della conoscenza, impegnandosi a coltivarla, diffonderla e tramandarla come eredità alle generazioni future”.
Roma. A corollario della mostra “I Tesori dei Faraoni” già sold out i tre incontri su “Una sapienza egizia” con Angelo Colonna, Paola Buzi, Patrizia Piacentini, e le tre lectio magistralis con Christian Greco, Tarek el Awady e Gianluca Miniaci. Ma su YouTube ci saranno le registrazioni
Incontri sold out alle Scuderie del Quirinale a Roma per la mostra “I Tesori dei Faraoni”. Si tratta del ciclo di tre incontri “Una sapienza egizia” realizzato in collaborazione con il dipartimento di Storia Antropologia, Religioni Arte e Spettacolo dell’università La Sapienza di Roma e con il contributo di professori universitari di Egittologia e Civiltà Copta. E del ciclo di tre “Lectio Magistralis” tenute da grandissimi esperti in ambiti specifici: Tarek el Awady, curatore della mostra, Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino e Gianluca Miniaci, professore in Archeologia Lingua e Storia dell’Antico Egitto all’università di Pisa. Non è più possibile riservare dei posti per partecipare, ma è possibile rivedere le registrazioni complete di tutti i nostri incontri di approfondimento sul nostro canale YouTube (Scuderie del Quirinale) e sul sito web della pagina delle Scuderie del quirinale, qualche giorno dopo l’incontro stesso.
Giovedì 20 novembre 2025, alle 18: “Il mondo divino: segni, figure, miti” a cura di Angelo Colonna, professore di Egittologia e Civiltà Copta, in collaborazione con l’università La Sapienza di Roma.
Giovedì 27 novembre 2025, alle 18: “Le parole degli dei: lingua e scritture nell’Antico Egitto” a cura di Paola Buzi, professoressa di Egittologia e Civiltà Copta, in collaborazione con l’università La Sapienza di Roma
Giovedì 4 dicembre 2025, alle 18: “L’arte orafa tra tecnologia e simbologia” a cura di Patrizia Piacentini, professoressa di Egittologia e Civiltà Copta all’università di Milano Statale, in collaborazione con l’università La Sapienza di Roma.
Giovedì 15 gennaio 2026, alle 18: lectio magistralis “Il viaggio nell’Aldilà nelle tombe regali del Nuovo Regno” a cura Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino.
Giovedì 22 gennaio (e non mercoledì 21 novembre) 2026, alle 18: lectio magistralis “I Tesori dei Faraoni” con Tarek el Awady, curatore della mostra Tesori dei Faraoni, che conduce i partecipanti, in conversazione con la professoressa Paola Buzi e il professor Angelo Colonna dell’università La Sapienza di Roma, in un viaggio attraverso i grandi tesori esposti nella mostra “Tesori dei Faraoni”.
Martedì 27 gennaio 2026, alle 18: lectio magistralis “Il tesoro perduto della regina Ahhotep” a cura di Gianluca Miniaci, professore di Archeologia Lingua e Storia dell’Antico Egitto all’università di Pisa, col quale di andrà sulle tracce di una regina di nome Ahhotep, vissuta verso il 1550 a.C., un periodo particolarmente buio della storia dell’Egitto antico.




























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