Torino. Alle Gallerie d’Italia la video-installazione immersiva “Paesaggi/Landscapes”, progetto culturale ideato dal museo Egizio – in partnership con Intesa Sanpaolo – in cui la fotografia e la video-arte incontrano l’archeologia e l’antico Egitto: anticipazione di ciò che i visitatori del museo Egizio potranno sperimentare con “Egitto immersivo” nel 2025

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La sala immersiva delle Gallerie d’Italia di Torino con la video-installazione “Paesaggi/Landscapes” (foto graziano tavan)

torino_egizio-gallerie_video-paesaggi-landscapes_locandinaOtto minuti per una full immersion nel paesaggio dell’Egitto, dalle campagne di oggi all’interpretazione di quello antico. “Paesaggi/Landscapes” è l’installazione immersiva, che dal 13 giugno al 12 settembre 2024 si potrà vedere gratuitamente, al mattino, alle Gallerie d’Italia di Torino, parte del progetto culturale ideato dal museo Egizio in cui la fotografia e la video-arte incontrano l’archeologia e l’antico Egitto. A corollario della video-installazione, e in concomitanza della chiusura del museo Egizio (17 giugno – 12 luglio 2024) per i lavori di copertura del cortile barocco, è in programma un ciclo di dialoghi a ingresso libero che metterà a confronto fotografi, artisti ed egittologi saranno i protagonisti di “Paesaggi/Landscapes”. La dicotomia tra paesaggio reale e paesaggio immaginario nella ricerca archeologica e fotografica è il tema centrale dell’iniziativa, curata dall’egittologo Enrico Ferraris, curatore del museo Egizio di Torino, e che rientra nell’ambito di un accordo triennale tra la Fondazione Museo delle Antichità Egizie e Intesa Sanpaolo su iniziative di sviluppo e diffusione della cultura e dell’arte. Intesa Sanpaolo è infatti main partner del progetto di trasformazione architettonica avviato dal museo Egizio, con il riallestimento e rinnovamento della Galleria dei Re, in occasione del bicentenario della fondazione del Museo.

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Progetto OMA per il museo Egizio di Torino: rendering della sala immersiva (foto OMA Rotterdam)

Il video rappresenta proprio un’anticipazione di ciò che i visitatori del museo Egizio potranno sperimentare con “Egitto immersivo”, nel 2025, quando aprirà al pubblico uno spazio immersivo da mille metri quadrati, grazie alla collaborazione tra il Museo e l’Istituto italiano di Tecnologia. Le chiavi di lettura di “Paesaggi/Landscapes” e del nuovo museo  sono la multidisciplinarietà e l’apertura verso l’esterno dei musei, verso altri enti museali e scientifici, temi che il museo Egizio sta perseguendo con più vigore proprio nel 2024, anno in cui celebra il suo bicentenario e in cui il Museo affronta un ambizioso progetto di trasformazione, sia da un punto di vista architettonico firmato dallo Studio Oma di Rotterdam, con la corte barocca che sarà coperta per diventare il  centro nevralgico del nuovo Museo, e sotto il profilo culturale, con nuove collaborazioni, tra cui quella con le Gallerie d’Italia che non si esaurirà solo con “Paesaggi/Landscapes”.

“A 200 anni dalla fondazione del museo Egizio”, spiega il direttore Christian Greco, “ci siano interrogati su due quesiti fondamentali: cosa manca al museo dopo 200 anni? E la risposta era immediata: manca l’Egitto. E la seconda domanda era: il museo è un luogo di conservazione o di distruzione? Un po’ entrambe, perché i grandi musei europei comprarono delle collezioni che venivano tolte, private del loro luogo di appartenenza. E quindi si uccideva quasi la biografia dell’oggetto. Su questo tema noi stiamo riflettendo con un artista contemporaneo che è Ali Cherri, che è l’artista in residenza del museo Egizio. E allora ci siamo subito interrogati: come facciamo a riportare l’Egitto a Torino? Come facciamo dopo 200 anni a sanare questa divisione che era successa? E la risposta è stata immediata: dobbiamo portare il paesaggio. Allora il paesaggio lo riportiamo in due modi: lo portiamo ricostruendo un giardino. Quindi ricostruendo la flora, portando fisicamente un qualcosa di vivo che è un aspetto innovativo all’interno di un museo. Il museo non è più solo di cose inanimate, ma avremo finalmente un curatore dei giardini, un curatore di questa flora dell’antico Egitto. E poi la ricostruzione digitale del paesaggio, che è un rapporto tra materiale e immateriale, la possibilità di riflettere su cosa sia il paesaggio, il palinsesto in cui l’elemento antropico ha sempre operato, in cui i frammenti di memoria – che sono gli oggetti – da lì derivano, e poi far riflettere come la documentazione si evolva dalla mastaba di Mereruca ai papiri alla Description de l’Égypte alle nuove modalità digitali e quello che possiamo fare anche grazie all’intelligenza generativa e a capire come ci sia una mutazione del paesaggio. E tutto e nella dinamicità delle immagini – conclude Greco – ci fa vedere che non esiste il paesaggio statico, non esiste l’antico Egitto: quella è una costruzione culturale fatta all’interno dei musei, perché l’antico Egitto esiste nella nostra testa. Esiste la costruzione illuministica degli oggetti e noi cerchiamo di riavvicinarli, cerchiamo di cogliere quei momenti, quei frammenti di memoria e questo video insegna soprattutto questo”.

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Christian Greco, Evelina Christillin e Michele Coppola alla presentazione del progetto “Paesaggi/Landscapes” alle Gallerie d’Italia di Torino (foto graziano tavan)

“Questo progetto, che ospita il museo Egizio dentro le Gallerie d’Italia”, commenta Michele Coppola, executive director Arte, Cultura e Beni Storici e direttore generale Gallerie d’Italia, “è evidente testimonianza della forte e vitale amicizia fra due importanti realtà torinesi che, poste a pochi metri l’una dall’altra, traducono la vicinanza in una visione e attività comuni. La nuova iniziativa arricchisce il nostro rapporto di sostegno e collaborazione, fondato sulla condivisione di competenze e contenuti per costruire proposte che, unendo fotografia, tecnologia, mondo digitale e archeologia, coinvolgono un pubblico sempre più ampio ed eterogeno. Siamo lieti di accogliere “Paesaggi” nella sala immersiva del museo di piazza San Carlo, offrendo ai visitatori un modo per continuare ad apprezzare il lavoro e bellezza di una delle istituzioni più prestigiose in Europa e nel mondo, anche durante la sua temporanea chiusura”.

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Da sinistra, Antonio Carloni, vicepresidente Gallerie d’Italia; Michele Coppola, direttore generale Gallerie d’Italia; Evelina Christillin, presidente museo Egizio; Riccardo Antonino di Robin Studio; Christian Greco, direttore museo Egizio; Enrico Ferraris, curatore museo Egizio, alla presentazione del progetto “Paesaggi/Landscapes” alle Gallerie d’Italia di Torino (foto graziano tavan)

“Siamo grati a Gallerie d’Italia Torino, che per la prima volta apre le porte al nostro Museo e all’archeologia”, dichiara Greco. “In questi anni il museo Egizio si è aperto al mondo, ha cambiato la sua offerta espositiva, anche al di fuori dei suoi confini, ha studiato nuove strade e modalità per raccontare non solo la cultura materiale, ma anche la storia nascosta dei reperti e della civiltà dell’antico Egitto, attraverso la ricerca e le nuove tecnologie digitali. Ora ci apprestiamo a vivere una nuova stagione di trasformazione, in occasione dei 200 anni del Museo. Celebrarli non è solo un esercizio di memoria, ma significa anche programmare il futuro con un occhio attento alla ricostruzione del paesaggio, della natura e della cultura, da cui provengono gli oggetti che custodiamo e raccontiamo al pubblico. Alla base di questa evoluzione c’è l’idea di un museo come laboratorio della contemporaneità, attento alla sostenibilità e pronto a creare nuovi legami con discipline ed enti culturali”.

A introdurre e spiegare la genesi e la realizzazione della video-installazione “Paesaggi/Landscapes” è lo stesso curatore Enrico Ferraris: “Qui stiamo sfidando quella che è la rappresentazione tradizionale di un Egitto eterno, immutabile, tanto diverso da noi, lontano nel tempo e nello spazio, che tuttavia – dobbiamo ammetterlo – è un’eredità del nostro passato coloniale, dell’800, quando nasceva il museo Egizio, si formava un’idea di mondo moderno di cui l’Europa era al centro e tutto il resto era periferia. Quando era importante definire, polarizzare, un noi e un loro, un centro e una periferia, un ordine e un caos. Quella è un po’ un’eredità che poi è rimasta proiettata fondamentalmente nell’immaginario comune che è stato anche sfruttato nell’ambito di una certa industria culturale di cui in fondo hanno poi beneficiato tutti quanti. Adesso il museo compie 200 anni. È nato esattamente in quel momento in cui nasceva questo modo di raccontare l’Egitto. Adesso sente l’esigenza – proprio perché grazie alla direzione di Greco è ormai veramente un centro di ricerca – sente la necessità di non solo di portare quello che oggi è la ricerca in sala, ma soprattutto di portarlo al pubblico e di trovare una modalità per raccontare cose che sono altrimenti sentite come accademiche e farle diventare invece un’occasione di dialogo con il pubblico. Questo argomento è proprio quello dei paesaggi. Fondamentalmente ogni civiltà si delinea grazie a un sistema di interazioni con un territorio di partenza, un territorio che ha un clima, risorse, minerali; che ha ovviamente altre popolazioni che sono lì intorno, e tutti questi fattori contribuiscono a generare una fisionomia di una cultura. Questo succede davvero per tutte le civiltà, è così anche per l’Egitto. Ora dobbiamo pensare che tutti questi fattori che contemplano poi la lingua, il modo di definire persino i colori, tutti gli aspetti sensoriali che un essere umano può cogliere in un ambiente in cui si trova genera cultura e crea una cultura.

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Frame della video-installazione “Paesaggi/Landscapes” alle Gallerie d’Italia a Torino (foto museo egizio)

“Ora noi che siamo di fronte a queste culture e di cui depositiamo di cui curiamo la tradizione culturale, ebbene abbiamo un limite – continua Ferraris -: siamo tanto lontani nel tempo da quelle civiltà. E più andiamo indietro nel tempo e meno è facile riuscire ad avere una visione integra. Dunque dobbiamo procedere a delle interpretazioni. Dobbiamo setacciare tutti questi “livelli”, tutti questi elementi che creano appunto culture e in generale possiamo definire paesaggi. Perciò ci sono paesaggi sonori, ci sono paesaggi linguistici, paesaggi naturalistici, eccetera. Se a questo aggiungete che nel tempo questi paesaggi cambiano, cambiano le lingue, cambiano i territori, e noi però siamo con i contemporanei che ci troviamo a dover lavorare. Dunque è attraverso questa indagine su tutti questi livelli che nel tempo dobbiamo setacciare, ripercorrere e a un certo punto dobbiamo interpretare. E questo tema dell’interpretazione è il cuore centrale dell’affermazione, del desiderio che il museo Egizio ha di condividere con i propri visitatori, proprio perché la ricerca in fondo non è un procedere per assoluti, è un procedere per domande, per ipotesi, per continue riscritture.

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Frame della video-installazione “Paesaggi/Landscapes” alle Gallerie d’Italia a Torino (foto museo egizio)

“Esattamente questo è quello che proviamo a raccontare in questo video. Passiamo dalle immagini in 8K con droni, retiniche, soundscape preso in presa diretta, in quello che è oggi la campagna egizia e man mano iniziamo a spostarci indietro nel tempo, e vedrete a un certo punto che alle immagini che rappresentano il paesaggio naturale inizia a entrare in gioco il tempo attraverso l’ingresso delle luci che iniziano a muoversi in timelapse. Poi passiamo allora a un secondo livello, perché stiamo andando indietro nel tempo. Lì entra in gioco la riflessione egittologica, ovverosia la ricerca. E vedremo perciò immagini dell’antico Egitto, che vengono analizzate e scandite attraverso immagini che vengono dalle tavole della Description de l’Égypte che ovviamente. figlia dell’Illuminismo, è stato uno dei primi modi di classificare una civiltà, e i modi più recenti che abbiamo di studiare i reperti come flora e fauna. Infine – conclude Ferraris – l’interpretazione: attraverso algoritmi di intelligenza artificiale che creeranno degli effetti morphing vedrete in questo caso quel processo di interpretazione, che significa forme di idee che si formano e si deformano e si riformano in continuazione come se fossimo veramente nella testa di un ricercatore o mi piace pensare del museo Egizio stesso che si presenta appunto a tutti voi”.

Il video – che qui vediamo nella presentazione ufficiale nella sala immersiva delle Gallerie d’Italia di Torino – si muove dalla rappresentazione oggettiva della campagna egiziana oggi, per virare verso il passato. Riprese con droni e tecnologie moderne, realizzate in Egitto da Robin Studio, in collaborazione col Museo Egizio, sotto la curatela di 8 egittologi, propongono una traduzione visiva delle ricerche e delle riflessioni multidisciplinari degli archeologi sui reperti, sulle loro connessioni spazio-temporali e sul paesaggio, in una sorta di percorso a ritroso dall’Egitto moderno fino alle schegge di memoria, ai frammenti di reperti archeologici e alle loro interpretazioni. Il filtro digitale ricostruisce e rimodella lo sguardo, rappresenta in maniera simbolica il passato. Il suono della natura sconfina nella musica, in un crescendo che porta il visitatore quasi ad immagini allucinatorie, metafora del dubbio e della pluralità di discipline che oggi sovraintendono alla ricerca archeologica.

Marzabotto (Bo). Al parco archeologico dell’antica Kainua al via le “Sere d’Estate” con Dario Vergassola vs Elena Sofia Ricci: intervista semiseria a una grande attrice. Possibile visita guidata nell’area archeologica e apericena

marzabotto_area-archeologica_sere-d-estate-2024_vergassola-ricci_locandinaTornano le “Sere d’Estate” al parco archeologico dell’antica Kainua a Marzabotto (Bo), un ciclo di spettacoli nella bella – e fresca cornice del Teatro di Paglia dell’antica Kainua. Primo appuntamento della stagione giovedì 13 giugno 2024, alle 21, con Dario Vergassola vs Elena Sofia Ricci. Intervista semiseria a una grande attrice. Programma della serata: alle 18.30, per chi lo desidera, lo staff del museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” offre una passeggiata tematica – gratuita – per la città etrusca di Kainua; 19.30, possibilità di apericena a cura di Al di là del fiume Cielo (costo 8 euro); 21, inizio spettacolo. Costo evento 15 euro, gratuito per i minori di 14 anni. Il biglietto comprende lo spettacolo e la visita guidata tematica al parco archeologico. Si consiglia di portare un cuscino. In caso di maltempo gli eventi previsti all’interno del parco archeologico si terranno alla Casa della Cultura e della Memoria in via Aldo Moro 2 a Marzabotto.

Gli altri appuntamenti. Mercoledì 19 giugno 2024, Arianna Porcelli Safanov in “Fiabafobia” (prenotazione a crinali@unioneappennino.bo.it, costo evento 15 euro, gratuito per i minori di 14 anni, abbonamento 38 euro); venerdì 28 giugno 2024, Serena Dandini in “La vendetta delle Muse”; domenica 30 giugno 2024, coro Farthan con visita cantata nell’area archeologica per la rassegna “A tutta voce! Voci, suoni, racconti” (costo ingresso al museo e all’area archeologica 3 euro, gratuito per residenti a Marzabotto e gratuità di legge, non è necessaria la prenotazione); giovedì 4 luglio 2024, proiezione del film “La Chimera” per la rassegna “Crinali Cinema” (costo ingresso al museo e all’area archeologica 3 euro, gratuito per residenti a Marzabotto e gratuità di legge, non è necessaria la prenotazione)

Roma. In Curia Iulia, in presenza e on line, presentazione del libro “La dieta degli ormoni” di Annamaria Colao (università “Federico II” di Napoli)

roma_curia-iulia_libro-la-dieta-degli-ormoni_di-annamaria-colao_presentazione_locandinaMercoledì 12 giugno 2024, alle 17, la Curia Iulia ospita la presentazione del libro “La dieta degli ormoni” di Annamaria Colao, professore ordinario di Endocrinologia al dipartimento di Medicina Clinica Chirurgia, università “Federico II” di Napoli. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Intervengono Roberto Baldelli, dirigente medico endocrinologo AO San Camillo – Forlanini, Roma; Lucia Migliaccio, presidente associazione PRIMA Insieme per la Qualità della Vita. Sarà presente l’autrice. L’evento potrà essere seguito in presenza con prenotazione su eventbrite.it. E sarà trasmesso in streaming sulla pagina Facebook del Parco archeologico del Colosseo.

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L’endrovrinologa Annamaria Colao dell’università “Federico II” di Napoli

L’endocrinologa Annamaria Colao da anni studia con il suo team dell’università Federico II di Napoli gli equilibri delicatissimi che dettano il nostro rapporto con la tavola e la sintesi delle sue ricerche è presentata in un volume, edito da Sonzogno, che offre a tutti le informazioni per consentire di perdere peso in maniera salutare, rapida e duratura, agendo alle radici del metabolismo. Il regime proposto dalla professoressa Colao si articola in quattro schemi che hanno come protagonisti altrettanti ormoni, da intrecciare e alternare nei vari momenti dell’esistenza. Lo schema Insulina stop mira a ridurre l’insulina in circolo, andando ad aggredire le riserve adipose e in particolare il grasso addominale. Il secondo schema, Serotoninergico, si accompagna al rilascio di serotonina, l’ormone del buonumore. Il terzo, Leptinico, ripristina l’equilibrio tra grelina e leptina, i due ormoni coinvolti nella fame e nella sazietà. L’ultimo schema, Melatonina plus, favorisce la produzione di melatonina, l’ormone del sonno, e consente un reset periodico del metabolismo.

Ischia (Na). Ai Giardini La Mortella la conferenza “Le piante nell’immaginario del mondo antico e loro riflessi nella rappresentazione del giardino” di Giulia Caneva (università Roma Tre) secondo appuntamento del progetto Kepos 2024

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Giulia Caneva, botanica, dell’università Roma Tre

Giovedì 13 giugno 2024, alle 19, nella Sala Recital Hall dei Giardini la Mortella a Ischia (Na) secondo appuntamento del progetto Kepos 2024, ma con un cambio di programma (vedi Ischia. Al via il progetto Kepos 2024, ai Giardini La Mortella, con la conferenza “Maternità, nascita e infanzia a Pithekoussai” di Valentino Nizzo (università L’Orientale Napoli). In presenza e on line | archeologiavocidalpassato): la prevista conferenza “I giardini delle grandi dinastie dai Medici ai Borbone” a cura di Alberta Campitelli si svolgerà il 10 ottobre 2024. Ci sarà invece la prof.ssa Giulia Caneva del dipartimento di Scienze dell’università̀ Roma Tre, con la conferenza “Le piante nell’immaginario del mondo antico e loro riflessi nella rappresentazione del giardino” dedicata al tema della Natura nel mondo antico. Dopo i saluti di Alessandra Vinciguerra, presidente della Fondazione W. Walton e Giardini La Mortella, la conferenza di Giulia Caneva moderata da Mariangela Catuogno, direttore scientifico del progetto Kepos. Ingresso libero dalle 18.30.

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Villa di Livia a Prima Porta, ambiente ipogeo (ora al museo nazionale Romano, Palazzo Massimo alle Terme). Un particolare della pittura di giardino: al centro si riconosce un oleandro, affiancato a destra da un albero di agrumi; alla sinistra i rami e le bacche di un lauro ceraso (foto mnr-palazzo massimo)

Nel mondo antico, la natura era carica di significati trascendenti che investivano la sfera magico-religiosa e pertanto la sua rappresentazione nelle diverse forme artistiche era uno strumento di rappresentazione e manifestazione degli dèi e del loro volere. Sia la scelta delle specie (elementi arborei o arborescenti come palme, cipressi, allori, mirti, pini e querce o piante utilizzate primariamente per le vistose fioriture o fruttificazioni), sia la loro disposizione ordinata all’interno di un giardino aveva un preciso significato simbolico che oggi abbiamo dimenticato. Al di là del loro valore decorativo, le piante, come altre forme naturali, e la loro combinazione in schemi precisi venivano utilizzate per esprimere idee, veicolare messaggi augurali o rappresentavano l’espressione di una visione del mondo. Esse facevano parte di codici di linguaggio non verbale che erano ben compresi anche dal popolo analfabeta. Tramite esemplificazioni che partono dal mondo preistorico, a quello assiro-babilonese, egiziano, persiano, etrusco e soprattutto greco-romano, si mostrerà il significato, oggi criptico, delle rappresentazioni della natura. Un approfondimento particolare sarà dato all’interpretazione del giardino dipinto della Villa di Livia a Prima Porta e del “giardino di pietra” che allude alla pace e alla futura grandezza di Roma, dell’Ara Pacis di Augusto.

Torre Annunziata (Na). Apertura straordinaria della Villa B a Oplontis

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Panoramica della Villa B di Oplontis (foto parco archeologico di pompei)

Da mercoledì 12 giugno fino a domenica 16 giugno 2024 apre la cosiddetta Villa B di Oplontis, nota anche come Villa di Lucius Crassius Tertius. Il complesso sarà visitabile grazie all’università del Texas e al team del professore John Clarke che, durante la campagna di scavo in corso, accompagnerà i visitatori. L’apertura sarà garantita dai custodi Mic. Dal piano terra si potrà ammirare l’antico complesso architettonico. L’apertura è dalle 16 alle 18, durante la quale i ricercatori potranno descrivere le attività in corso. Si accede con il biglietto acquistato per la villa A.

Esclusivo. Con la prof.ssa Silvia Paltineri primo bilancio della campagna 2024 nel sito etrusco-preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro): tra le scoperte, una tavola di legno e dei vinaccioli che aprono nuovi scenari per le future ricerche

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Campagna di scavo 2024: l’area di scavo del sito etrusco-romano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) allagata (foto unipd)

La campagna di scavo 2024 nel sito etrusco-preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro), diretto da Silvia Paltineri del dipartimento di Beni culturali dell’Università di Padova, nell’ambito del progetto “San Basilio – Archeologia e Natura sul Delta del Po” si è chiuso da poche settimane. È tempo di un primo bilancio sui risultati raggiunti e sulle prospettive di questa ricerca che gode del sostegno economico di Cariparo. La professoressa Paltineri ne parla in esclusiva ad archeologiavocidalpassato.com.

CAMPAGNA 2024. “Quest’anno a San Basilio abbiamo scavato dal 29 aprile al 24 maggio e ci siamo concentrati in un’area che era quella nella quale l’anno scorso avevamo messo in luce completamente uno strato costituito principalmente da materiale edilizio frammentato, le cosiddette “mattonelle” o lastrine cotte, rotte e depositate intenzionalmente su una vasta superficie. Non potevamo scavare tutto, e quindi abbiamo deciso di concentrarci in un saggio di scavo limitato. Abbiamo scavato un’area di 3 metri per 8 e abbiamo incominciato a lavorare su questo strato, abbiamo asportato lo strato delle mattonelle e abbiamo messo in luce un deposito antropico (perché interessato da una frequentazione) con ceramica, resti ossei, resti botanici.

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San Basilio (Ariano nel Polesine): Battuto pavimentale in cocciopesto, con canalette basali per sostenere l’alzato in graticcio e buche di palo (foto unipd)

Lo scavo ha visto un progressivo approfondimento della stratigrafia in quest’area e abbiamo capito alcune cose. Per esempio, ristudiando le sezioni dello scavo – quindi proprio le pareti della nostra trincea – abbiamo capito che lo strato soprastante, cioè il primo che abbiamo tolto, quello delle mattonelle, era uno strato sicuramente ricavato da materiale di risulta che era stato depositato con la finalità di creare una superficie ben isolata, estesa, sulla quale successivamente riportare degli strati prevalentemente sabbiosi sui quali poi impostare l’ultima pavimentazione, in coccio pesto, che avevamo rinvenuto fin dalla campagna 2019.

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Sito etrusco-preromano a San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro): lo svuotamento della trincea di scavo allagata durante la campagna 2024 (foto unipd)

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Un’anforetta in ceramica depurata riaffiora nel sito etrusco-preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto unipd)

Al di sotto di questo strato di mattonelle, che quindi in un certo senso segna l’inizio di una fase seriore della frequentazione di san Basilio, ci siamo approfonditi su questo strato antropico che poi anche il prossimo anno continueremo a scavare e direi anche più in estensione, perché si tratta di un livello di frequentazione precedente, con materiale che copre un arco cronologico tra il VI e il V secolo sulla base dei rinvenimenti effettuati e che probabilmente è da riferire a un’area che presumiamo fosse all’aperto, perché non abbiamo evidenze di pavimentazioni.

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Sito etrusco-preromano a San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro): la tavola di legno posta verticalmente ed emersa svuotando dall’ acqua un settore della trincea completamente allagato (foto unipd)

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Sito etrusco-preromano a San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro): lo svuotamento della trincea di scavo allagata durante la campagna 2024 (foto unipd)

Ci sono poi altre novità significative da un’altra zona dello scavo, posta più a Ovest. Poiché quest’anno siamo stati perseguitati dalla risalita della falda e dai temporali, abbiamo avuto tutta una serie di disavventure con l’acqua. E nel continuare a svuotare la trincea dall’acqua – cosa che ha comportato anche l’acquisto di due pompe perché altrimenti non saremmo riusciti a lavorare serenamente – ci siamo resi conto che liberando dalla falda e dall’acqua dei temporali l’area Ovest della trincea di scavo emergeva, in corrispondenza della quota a cui altrove si trovano le famose mattonelle, una lunga tavola di legno posta di taglio, verticalmente. Probabilmente era un contenimento costituito da questa lunga tavola che è conservata per circa due metri e mezzo. L’abbiamo campionata. E poi sicuramente di un elemento strutturale di questo tipo faremo le datazioni.

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I vinaccioli ritrovati nel sito etrusco-preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto unipd)

CURIOSITÀ: I VINACCIOLI. Tra i materiali che abbiamo trovato nello scavo di quest’anno, direi che la maggior parte delle classi ci conferma il quadro degli anni precedenti. Quindi abbiamo trovato molta ceramica etrusco-padana, frammenti di bucchero, frammenti di ceramica zonata veneta, alcuni frammenti di ceramica attica a figure nere. Tra le curiosità, le novità più interessanti, che meriteranno un approfondimento, vi è il rinvenimento di vinaccioli che provengono proprio dallo strato antropico che sta sotto le mattonelle. Li abbiamo identificati, li abbiamo campionati, e la studiosa che collabora con noi per lo studio proprio dei resti botanici, poi farà tutta una serie di analisi che ci diranno di che tipo di vite si tratta, e questo poi aprirà il campo a tutta una serie di ipotesi di lettura sul consumo delle bevande, sulla produzione di determinate bevande, e più in generale sulle abitudini alimentari e non solo della società multietnica di San Basilio preromano.

IL FUTURO: LA RICERCA CONTINUA. Due parole sul futuro. Innanzitutto dobbiamo assolutamente allargare l’area di indagine e quindi mettere in luce gli strati antropici che stanno sotto le mattonelle n tutta l’area dello scavo. Quest’anno abbiamo fatto un saggio abbastanza grande, ma che non copriva tutta l’area nella quale appunto le mattonelle erano stese e quindi vogliamo vedere in estensione se quell’antropico che noi riteniamo riferibile alla frequentazione di un’area aperta è davvero esteso per una superficie molto ampia. E poi abbiamo già impostato un nuovo saggio di scavo proprio in corrispondenza di quella tavola lignea che siamo riusciti a vedere, a intercettare togliendo l’acqua di falda da un’area della trincea che era completamente allagata. Lì faremo un altro saggio di scavo che ci consentirà di mettere in relazione le evidenze che abbiamo scoperto e scavato tra il 2019 e oggi, e quello che probabilmente stava più a Ovest che potrà essere approfondito aprendo anche magari un’area nuova, forse già nel 2025, e si spera nel 2026, perché sicuramente l’insediamento aveva una continuazione. Doveva essere un insediamento abbastanza grande e quindi sarà importante aprire nuove aree e poi provare anche a fare un discorso di tipo urbanistico-funzionale.

Pompei. Al Teatro Grande con “Odissea cancellata” di Emilio Isgrò al via la settima edizione del Pompeii Theatrum Mundi 2024 un progetto del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale e del parco archeologico di Pompei

pompei_theatrum-mundi_2024_locandinaCon la messa in scena di “Odissea cancellata” di Emilio Isgrò al via la settima edizione del Pompeii Theatrum Mundi 2024 un progetto del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale e del parco archeologico di Pompei dal 13 giugno al 13 luglio 2024 al Teatro Grande del sito di Pompei: quattro titoli con riletture inedite e rivisitazioni di testi e delle grandi opere del teatro classico (vedi Pompei. Aprono le prevendite dei biglietti per la settima edizione del Pompeii Theatrum Mundi: quattro titoli in scena al Teatro grande dal 13 giugno al 13 luglio 2024 | archeologiavocidalpassato).

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Si parte dunque giovedì 13 giugno 2024 con la prima assoluta di “Odissea cancellata” di Emilio Isgrò, con la regia di Giorgio Sangati su installazione scenica di Emilio Isgrò, in una produzione del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale. Su progettazione scenica di Claudio Lucchesi, costumi di Eleonora Rossi, disegno luci di Luigi Biondi e musiche di Giovanni Frison, in scena recitano Luciano Roman con Clara Bocchino, Francesca Cercola, Eleonora Fardella, Francesca Fedeli, Gianluigi Montagnaro, Antonio Turco. Cura del movimento del coreografo Norman Quaglierini. Il maestro Emilio Isgrò propone per l’apertura della rassegna la sua Odissea in versi insieme a un’installazione concepita in situ. Lo spettacolo, infatti, è progettato come un’opera nell’opera: le gradinate del Teatro Grande si trasformeranno in una gigantesca video-installazione dell’artista autore. Mentre i versi dell’Odissea impressi sulla pietra dei gradini verranno cancellati a vista, dalle cancellature stesse prenderà vita il testo. Di fatto la drammaturgia di Isgrò procede allo stesso modo: cancella Omero (tornando alla fonte primaria dell’epica) selezionando solo i frammenti che ritiene essenziali e, sradicandoli dal loro contesto, restituisce loro nuova e inaspettata forza. Repliche venerdì 14 e sabato 15 giugno 2024.

Roma. Al Mausoleo di Sant’Elena – Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro presentazione del libro “L’arte che parla. Radio e podcast per la valorizzazione dei beni culturali” a cura di Cinzia Dal Maso e Patrizia Dragoni per la rassegna “Letture al Mausoleo”

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Il mausoleo di Sant’Elena a Roma (foto ssabap roma)

“Letture al Mausoleo” torna come evento extra “Il Maggio dei libri”. Appuntamento al Mausoleo di Sant’Elena – Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro mercoledì 12 giugno 2024, alle 17.30, promosso dalla soprintendenza speciale di Roma. Audioguide narrative, radio, podcast, playlist, installazioni sonore: parole e suono sono sempre più in connessione con le pratiche museali. È questo il tema affrontato dal libro “L’arte che parla. Radio e podcast per la valorizzazione dei beni culturali” a cura di Cinzia Dal Maso e Patrizia Dragoni. Ne parleranno la curatrice Cinzia Dal Maso, gli autori Silvia Andreozzi, Federico Longo, Maria Onori con Barbara Rossi responsabile del Servizio educativo della Soprintendenza Speciale. Introduzione a cura di Rocco Bochicchio.

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Copertina del libro “L’arte che parla. Radio e podcast per la valorizzazione dei beni culturali” (Edipuglia)

L’arte che parla (Edipuglia). “Far vedere” l’arte con suoni e parole. Oggi lo facciamo sempre più, con radio e podcast ma anche audioguide narrative, ambientazioni sonore, LogoSound. Inventiamo modalità sempre diverse e nuove perché sappiamo che il suono emoziona, è immersivo, crea intimità e fiducia. Finalmente anche i professionisti dell’arte e dei musei sono stati travolti da quell’universo in evoluzione vorticosa che scommette sempre più nella comunicazione audio, e dove oramai nessuno può fare a meno di un’identità sonora, oltre a quella grafica. Oggi anche arte e musei devono avere la propria voce. In L’arte che parla grandi professionisti del sonoro indagano i molti modi in cui oggi si modulano suoni e voci per raccontare l’arte e i luoghi d’arte. Presentano progetti consolidati ed esperimenti arditi. Riflettono su ostacoli e potenzialità. Si parte dalla tradizionale radio per capire quanto la sua capacità di raggiungere tutti in ogni momento della giornata sia di aiuto alla comunicazione dell’arte. Si passa poi al fenomeno podcast cercando di cogliere le peculiarità del suo recente successo anche nel mondo dell’arte. E di capire come e quanto questo figlio ibrido dell’ancestrale racconto orale, della potenza del mezzo radiofonico e della fruibilità del contenuto digitale on demand, sappia ‘dare voce’ all’arte e promuovere le istituzioni culturali al loro esterno. Così da espandere l’esperienza di visita potenzialmente all’infinito, e renderla memorabile. Si racconta quindi il making of di alcune audioguide originali e innovative, nella convinzione che questi strumenti ‘tradizionali’ siano ancora oggi ideali per accompagnare la visita a un museo o monumento, purché non siano concepiti in modo didascalico ma narrativo, così da creare coinvolgimento e un rapporto intimo tra voce narrante e ascoltatore. L’udito è però anche un alleato potente per ciechi e ipovedenti, se la narrazione è sufficientemente chiara ed esaustiva da trasmettere la realtà dell’arte e l’emozione che suscita. Non a caso Slash Radio, la radio dell’Unione italiana ciechi, propone da anni una trasmissione sull’arte, e cominciano a diffondersi le proposte audio per le visite ai musei. La conclusione è affidata al Sound Design, cioè alla musica per l’arte. Musica che dà vita ad ambientazioni sonore capaci di creare l’immersione perfetta nel mondo delle opere e dei luoghi d’arte. Ma anche a LogoSound, cioè a quelle successioni di suoni in armonia tra loro che esprimono, al pari di un logo grafico, l’identità e i valori di un luogo d’arte: strumenti di branding di cui presto nessun museo potrà fare a meno. In un mondo finalmente consapevole che l’esperienza artistica va vissuta con tutti i cinque sensi, L’arte che parla valuta il ruolo e l’importanza dell’udito e ne analizza le potenzialità. È un libro necessario che avvia una riflessione sul metodo in un campo finora poco coltivato dai professionisti dei musei. Un sasso gettato negli stagni sonori del futuro.

Padova. Visita guidata gratuita all’ex chiesa di Sant’Agnese con l’archeologa Debora Tosano grazie alla collaborazione tra soprintendenza e fondazione Alberto Peruzzo

padova_ex-chiesa-sant-agnese_visita-guidata_12-giugno_locandinaGrazie alla collaborazione tra la Soprintendenza e la Fondazione Alberto Peruzzo, al fine di approfondire la conoscenza delle vicende storiche dell’ex chiesa di Sant’Agnese a Padova, delle attività di scavo archeologico, dei restauri e dei reperti (i frammenti di intonaco affrescato e le lapidi sepolcrali), continuano le visite guidate gratuite condotte da Debora Tosato della Soprintendenza, secondo un calendario che viene definito mensilmente. La prossima visita guidata è prevista mercoledì 12 giugno 2024, alle 11, con obbligo di prenotazione fino a esaurimento dei posti disponibili. L’adesione va inviata indicando il numero dei partecipanti e un recapito telefonico, alla casella di posta istituzionale di Debora Tosato (debora.tosato@cultura.gov.it). Ritrovo davanti all’ingresso principale dell’ex Chiesa di Sant’Agnese in via Dante 63 a Padova.

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La zona espositiva ipogea dell’ex chiesa di Sant’Agnese a Padova (foto sabap-met-ve)

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I frammenti di intonaco dipinto recupoerati nello scavo archeologico dell’ex chiesa di Sant’Agnese di Padova (foto sabap-met-ve)

Le attività di scavo archeologico hanno permesso di recuperare significative testimonianze di varie epoche – a partire da quella preromana – sia sotto il pavimento che nei locali retrostanti alla ex chiesa di Sant’Agnese, oltre cinquemila frammenti di intonaco dipinto, databili al tardo Trecento e rintracciati esclusivamente grazie agli scavi. La selezione dei frammenti ora visibile all’interno delle due vetrine espositive collocate nel vano ipogeo dell’edificio, attuale sede della Fondazione Alberto Peruzzo, testimonia l’esito di uno studio effettuato dalla Soprintendenza – in collaborazione tra la storica dell’arte Debora Tosato e il restauratore Giordano Passarella – e finalizzato alla suddivisione dei lacerti sopravvissuti e alla loro classificazione, al fine di catalogare i pezzi nell’osservanza di criteri distintivi, quali: la tecnica di costituzione degli intonaci; le caratteristiche della pellicola pittorica; lo stato di conservazione; gli elementi riconducibili a caratteri di omogeneità morfologica e stilistica. In mancanza di qualsiasi fonte iconografica di documentazione visiva delle scene affrescate, e l’esiguità dei frammenti superstiti rispetto alla totalità del ciclo decorativo, si è dapprima proceduto alla ricomposizione di modelli decorativi, geometrici e figurativi attraverso l’indagine stilistica e formale della materia, e in seguito al confronto con analoghe rappresentazioni pittoriche realizzate da maestranze attive in area veneta nel XIV secolo. La ricomposizione, condotta manualmente tramite la ricerca della corrispondenza dei punti di attacco lungo i bordi dei frammenti, ha permesso di ricostruire, seppure parzialmente, alcune parti di architettura illusionistica, brani di panneggi, di aureole, di capelli e di mani, che comparati a livello stilistico con frammenti anche singoli di occhi, bocche, ciuffi di barbe e incarnati hanno rivelato la notevole qualità esecutiva e la stringente affinità stilistica con la pittura di Guariento, al quale sono stati attribuiti per la prima volta anche grazie al confronto con analoghi brani pittorici individuati a seguito di una campagna fotografica appositamente realizzata sui cicli decorativi dipinti a fresco dall’autore sulle pareti della Cappella Carrarese (attuale sede dell’Accademia Galileiana di Scienze, Lettere ed Arti) e dell’abside della chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, nota come la chiesa degli Eremitani a Padova.

Torino. Al museo Egizio conferenza di Paolo Del Vesco, curatore del museo, su “Collezionare l’Egitto moderno”. Incontro in presenza e on line

torino_egizio_conferenza-collezionare-l-egitto-moderno_del-vesco_locandinaL’egittologia è oggi per lo più intesa come lo studio dell’antico Egitto. La disciplina, tuttavia, si sviluppa nell’Ottocento e poi ancora nei primi decenni del Novecento, in stretta connessione con le ricerche di antropologi sia europei che egiziani, con un marcato interesse verso i moderni abitanti dell’Egitto. Martedì 11 giugno 2024, alle 18, in sala Conferenze del museo Egizio di Torino, Paolo Del Vesco, curatore del museo Egizio, ne parla nella conferenza “Collezionare l’Egitto moderno”. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/collezionare-legitto…. Live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino.

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La classica immagini delle piramidi egizie nella piana di Giza

Viaggiatori e collezionisti occidentali ci hanno lasciato descrizioni e commenti relativi agli “usi e costumi” degli egiziani incontrati durante i loro soggiorni nel paese e vari studiosi orientalisti hanno pubblicato libri basati proprio sul confronto fra egiziani antichi e moderni. L’interesse di egittologi e antropologi si è concentrato in particolar modo sulla popolazione rurale, che viveva intorno o all’interno delle rovine antiche e che rappresentava anche la fonte principale di manodopera per gli scavi archeologici. Nel quadro delle teorie antropologiche dell’epoca e soprattutto dell’evoluzionismo sociale britannico, usi, produzioni artigianali e credenze religiose di queste persone erano considerate “sopravvivenze” di un passato lontano e studiate come fonti preziose per una migliore comprensione dell’antico Egitto. Sia gli egittologi che gli antropologi, inoltre, si dedicarono attivamente alla raccolta di oggetti appartenenti alla popolazione rurale dell’Egitto dei primi del Novecento, che in seguito confluirono in più ampie collezioni archeologiche, etnografiche o egittologiche. Obiettivo della conferenza sarà di discutere l’interesse degli studiosi stranieri per la popolazione rurale egiziana, inserendolo nel contesto culturale e politico dell’epoca, e di mostrare alcuni esempi degli oggetti moderni collezionati all’inizio del XX secolo.

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L’archeologo Paolo Del Vesco, curatore al museo Egizio di Torino (foto museo Egizio)

Paolo Del Vesco è curatore e archeologo al museo Egizio dal 2014, con esperienza di scavo in Italia, Siria, Arabia Saudita, Egitto e Sudan. Partecipa dal 2015 alle missioni archeologiche del museo Egizio a Saqqara e a Deir el-Medina e ha collaborato alla realizzazione delle mostre “Missione Egitto 1903-1920. L’avventura archeologica M.A.I. raccontata” (2017) e “Anche le statue muoiono. Conflitto e patrimonio tra antico e contemporaneo” (2018), oltre alle sale museali “Alla ricerca della vita. Cosa raccontano i resti umani?” (2021).