Padova. Presentazione del libro “Parole e scritture per costruire un santo. Sant’Antonio dei frati minori nei sermoni medievali (1232-1350)” di Eleonora Lombardo (università di Padova) per il ciclo di incontri “…E la Storia continua, i nostri ex studenti presentano le loro pubblicazioni”

padova_biblioteca-di-storia_libro-parole-e-scritture-per-costruire-un-santo_eleonora-lombardo_presentazione_locandinaPer il ciclo di incontri “…E la Storia continua, i nostri ex studenti presentano le loro pubblicazioni”, presentazione del libro “Parole e scritture per costruire un santo. Sant’Antonio dei frati minori nei sermoni medievali (1232-1350)”, di Eleonora Lombardo, edito dal Centro Studi Antoniani. Venerdì 13 settembre 2024, alle 16.30, nella Biblioteca di Storia, Sala O, via del Vescovado 30 a Padova. Dialogano con l’autrice, Eleonora Lombardo (dipartimento dei Beni culturali – università di Padova), gli esperti di storia medievale Maria Teresa Dolso (dipartimento dei Beni culturali – università di Padova) e Donato Gallo (dipartimento di Scienze storiche, Geografiche e dell’Antichità – università di Padova). L’evento è organizzato nell’ambito della rassegna ciclo di incontri “E la Storia continua”, che ha lo scopo di stimolare la curiosità, ispirare riflessioni e aprire un dialogo attivo con il pubblico riguardo a temi di carattere storico, rendendo protagonisti libri scritti da studiose e studiosi che hanno frequentato attivamente la Biblioteca per condurre le proprie ricerche. Consigliata la prenotazione: https://www.eventbrite.it/e/950747741087.

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Copertina del libro “Parole e scritture per costruire un santo. Sant’Antonio dei frati minori nei sermoni medievali (1232-1350)” di Eleonora Lombardo

“Parole e scritture per costruire un santo. Sant’Antonio dei frati minori nei sermoni medievali (1232-1350)”. Il libro presenta un’innovativa ricerca sui sermoni dedicati a sant’Antonio di Padova nel medioevo dalla canonizzazione del 1232 al 1350 circa. Attraverso lo studio di più di 200 sermoni sul Santo, il libro ricostruisce il percorso e le motivazioni che spinsero i frati minori e altri importanti esponenti delle istituzioni ecclesiastiche, tra i quali due cardinali, a diffondere la devozione per Antonio e a utilizzarne la figura per spiegare le funzioni dell’Ordine all’interno della societas christiana. L’introduzione e i sei capitoli del libro guidano il lettore alla scoperta dell’interpretazione che i frati davano al proprio ruolo alla luce delle virtù fondative del francescanesimo: umiltà, povertà, obbedienza. Il volume si conclude con un corposo repertorio di sermoni latini, per lo più inediti, testimoni della rapida e duratura fortuna della santità antoniana in tutta l’Europa medievale. Spaziando dalla storia dell’omiletica a quella dell’Ordine e della Chiesa, fino alla teologia e alla storia della cultura, questo ricco e suggestivo percorso costituisce un importante tassello per la ricostruzione dell’identità minoritica, attraverso la lente della predicazione su uno dei suoi santi più famosi, che ancora oggi conta milioni di fedeli in tutto il mondo: Antonio dell’ordine dei minori.

Parco archeologico dell’Appia Antica. Per gli “Incontri di archeologia alle Tombe della via Latina” presentazione del libro “Il sentiero di Iside. Il culto isiaco tra Egitto tolemaico e Roma imperiale” dell’egittologo Giacomo Cavillier (Kemet edizioni) e visita guidata speciale alla Tomba dei Valeri

appia-antica_tombe-della-via-latina_presentazione-del-libro-il-sentiero-di-iside_cavilier_locandinaRiprendono gli “Incontri di Archeologia” alle Tombe della Via Latina, occasioni uniche proposte dal parco archeologico dell’Appia antica per incontrare gli esperti del settore e scoprire le loro ultime ricerche e pubblicazioni nella suggestiva cornice della sala superiore della Tomba dei Valeri. Sabato 14 settembre alle 10, appuntamento in via dell’Arco di Travertino 151, per la presentazione del libro “Il sentiero di Iside. Il culto isiaco tra Egitto Tolemaico e Roma Imperiale” (Kemet, 2024) del prof. Giovanni Cavillier, direttore del Centro studi di Egittologia e Civiltà copta “J.F.Champollion” di Genova. Dopo i saluti del direttore Simone Quilici e del responsabile del sito Santino Alessandro Cugno, interverrà l’autore prof. Giovanni Cavillier. Nel corso dell’evento, i partecipanti potranno visitare la Tomba dei Valeri. Attività gratuita, biglietti al link: https://portale.museiitaliani.it/…/a62f7628-2b88-42c7…

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Copertina del libro “Il sentiero di Iside. Il culto isiaco tra Egitto tolemaico e Roma imperiale” dell’egittologo Giacomo Cavillier (Kemet edizioni)

“Il sentiero di Iside. Il culto isiaco tra Egitto tolemaico e Roma imperiale” è l’ultima fatica dell’egittologo Giacomo Cavillier uscita per i tipi di Kemet. Ci si chiede come mai il culto di Iside abbia avuto una diffusione e un proselitismo nella cultura ellenistica e imperiale così ampi rispetto ad altre divinità del pantheon egizio e perché le molteplici traduzioni e rielaborazioni degli autori classici ne abbiano spinto l’orizzonte conoscitivo oltre gli originari confini culturali e linguistici. La ragione deve essere ricercata innanzitutto nella funzione protettiva della famiglia e della regalità della dea con le sue potenti arti magiche; ma, ben più importante, nella sua capacità di dialogare e di comunicare efficacemente con i fedeli attraverso il verbo e lo scritto. Nei testi religiosi dell’Egitto faraonico, sin dall’Antico Regno, Iside è la più eloquente tra gli dèi e il suo verbo, intriso di valore performativo, è in grado di innescare dialoghi e azioni fattuali pregni di significato e di simbolismo magico-rituale. Generare azioni mediante il verbo e la sua trascrizione e conferire la capacità del linguaggio rende Iside una figura universale fuori dall’Egitto e il suo culto, soprattutto in età ellenistica, è in grado di attrarre fedeli di ogni provenienza, cultura ed estrazione sociale del mondo mediterraneo e di plasmare molteplici aspetti della religione antica e tardo antica. L’autore è da qualche anno a capo del “Progetto Iside” per lo studio dei culti e delle collezioni egizie ed egittizzanti di epoca tolemaica e romana in Italia.

Parco dell’Appia Antica (Roma). Nella chiesa di San Nicola dei Caetani al via il festival “Dancescreen in the Land”, progetto di esplorazione della relazione fra il corpo e lo spazio. Annullato il primo evento per maltempo

appia-antica_san-nicola-dei-caetani_festival-Dancescreen-in-the-Land_locandinaLa danza conquista il parco archeologico dell’Appia Antica con gli spettacoli del festival “Dancescreen in the Land”, un progetto di esplorazione della relazione fra il corpo e lo spazio attraverso spettacoli immersivi e interattivi, nella suggestiva cornice della chiesa di San Nicola dei Caetani, dal 12 al 15 settembre 2024. Acquista i biglietti cliccando qui. Purtroppo il primo evento, “Puccini & Verdi in danza”, del 12 settembre 2024, dedicato al femminile tra il canto lirico e la potenza del corpo, con coreografia di Monica Casadei di Artemis danza, è stato annullato causa maltempo. Il programma continua venerdì 13 settembre 2024, alle 19, con “Anime”, uno spettacolo che si muove tra il pubblico e l’archeologia della Compagnia Atacama. Quindi alle 20.30, in prima nazionale, “In arte, Maddalena”: la danza contemporanea incontra l’arte visiva e la musica originale di Francesco Ziello per la regia di Fiorenzo D’Alessandro e Laura Fusco. Una coproduzione Canova22, Mandala Dance Company, APS Magica. Sabato 14 settembre 2024, alle 20.30, è la volta di “Gli stati dell’acqua”: i giovani del Balletto di Roma in una coreografia di Valerio Longo, Balletto di Roma/CAP Project. Il festival chiude domenica 15 settembre 2024, alle 20.30, con “Legenda”, spettacolo di Elisa Barucchieri per Porta d’Oriente, Centro Nazionale di produzione della danza di Bari. ResExtensa Dance Company.

Verona. Al museo Archeologico nazionale al via la mostra “GIOCARE una migliaia di anni fa”, dedicata al mondo del gioco tra età del Bronzo ed età Romana in concomitanza col Tocatì, festival internazionale dei Giochi in Strada. Laboratori didattici a cura di Archeonaute

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Al via venerdì 13 settembre 2024, al museo Archeologico nazionale di Verona “GIOCARE una migliaia di anni fa”, mostra archeologica dedicata al mondo del gioco: un’opportunità unica per il pubblico per esplorare la dimensione del gioco nell’antichità attraverso i rinvenimenti archeologici di Verona e del suo territorio. La mostra, aperta all’Archeologico dal 12 settembre al 14 ottobre, è stata progettata e realizzata nell’ambito di “Arte in gioco”, format espositivo ideato dall’assessorato alla Cultura Turismo e Rapporti con l’Unesco del Comune di Verona e dai Musei Civici, in occasione della XXII edizione di Tocatì, festival internazionale dei Giochi in Strada. L’esposizione presenta una selezione di giochi e oggetti, organizzata in quattro sezioni tematiche, appartenuti a bambini e adulti vissuti migliaia di anni fa, tra l’età del Bronzo e l’età Romana. Saranno inoltre esposti, in anteprima, reperti di età Romana che confluiranno nel prossimo allestimento dedicato a questo periodo al MANVerona. La mostra sarà visitabile nei consueti orari di apertura al pubblico (venerdì – lunedì, dalle 10 alle 18). Nei giorni del Tocatì (13-15 settembre 2024) la visita alla mostra sarà gratuita, successivamente sarà compresa nel regolare biglietto d’ingresso. Info: tel. 045.591211 o mail a drm-ven.museoverona@cultura.gov.it.

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Annarosa Tricomi e Maria Rita Bertoncini dell’associazione Archeonaute onlus di Verona (foto archeonaute)

Laboratori di gioco: GIOCARE una manciata di migliaia di anni fa. Sabato 14 e domenica 15 settembre, 10 – 12 e 15 – 17. Durante il fine settimana dedicato alla XXII edizione di Tocatì, festival internazionale dei Giochi in Strada, insieme alla mostra “GIOCARE una manciata di migliaia di anni fa”, verranno allestite al MANVerona due postazioni di gioco, curate dall’associazione Archeonaute onlus di Verona, presso le quali sarà possibile cimentarsi in prima persona con alcuni giochi di migliaia di anni fa. DUODECIM SCRIPTA, una partita lunga 2000 anni! Questo gioco romano, detto anche delle dodici linee, corrisponde nelle sue regole essenziali al tric-trac (nei paesi anglo-sassoni backgammon) ed era molto praticato dagli antichi romani. Si attuava utilizzando dadi, pedine e un tavoliere, quasi sempre in marmo, dove erano riportate delle parole di 6 lettere ciascuna, ognuna delle quali rappresentava una casella. ASTRAGALI. L’osso del tarso posteriore (astragalo) di piccoli capi di bestiame (ad esempio di capra) era usato direttamente, o con riproduzioni in diversi materiali, per dare vita a diverse forme di gioco. Il laboratorio proposto è dedicato ai più piccoli (6-11 anni). Informazioni: tel. 045.591211 o mail a drm-ven.museoverona@cultura.gov.it. Attività didattica gratuita.

Torino. Al museo Egizio “Vestirsi per la battaglia. Elmi e armature nel Nuovo Regno”: incontro con l’egittologo Alberto Maria Pollastrini che presenta il suo libro “Helmets and Body Armour in New Kingdom Egypt”. Ingresso libero, prenotazione obbligatoria

torino_egizio_incontro-vestirsi-per-la-battaglia-elmi-e-armature-nel-nuovo-regno_alberto-pollastrini_locandinaGiovedì 12 settembre 2024, alle 18, nella sala conferenze del museo Egizio di Torino “Vestirsi per la battaglia. Elmi e armature nel Nuovo Regno”: incontro con l’autore Alberto Maria Pollastrini, che presenterà il suo libro “Helmets and Body Armour in New Kingdom Egypt”. Introduce Johannes Auenmüller. L’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/vestirsi-per-la-battaglia…

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Copertina del libro “Helmets and Body Armour in New Kingdom Egypt” di Alberto Maria Pollastrini

L’obiettivo di Helmets and Body Armour in New Kingdom Egypt è esaminare le dinamiche relative all’introduzione e alla diffusione di elmi e armature in Egitto, durante la XVIII, XIX e XX dinastia. Il termine “introduzione” rappresenta il termine migliore per definire questo fenomeno, poiché questo tipo di equipaggiamento militare non è un’innovazione tecnologica egiziana. Al contrario, elmi e armature sono apparsi alla fine dell’Età del Bronzo, in seguito alla graduale espansione mitannica in Medio Oriente, per poi diffondersi nei territori circostanti, compreso l’Egitto. Lo sviluppo, durante i tre secoli di supremazia mitannica, di un nuovo modo di combattere, basato sull’impiego di masse di carri da guerra, favorì infatti l’adozione di un tipo di equipaggiamento difensivo che doveva consentire ai guerrieri di avere entrambe le mani libere, per combattere e guidare i veicoli. Possiamo quindi affermare che l’armatura rappresentava, per i membri degli equipaggi dei carri, la migliore risposta all’esigenza di protezione personale sul campo di battaglia. Tuttavia, a differenza di altre armi ed equipaggiamenti stranieri, come la spada khopesh, l’arco composito e il carro, gli elmi e le armature non sono stati recepiti come attributi caratteristici né nell’ideologia faraonica né nel contesto delle credenze religiose. In realtà, solo i testi ramessidi relativi alla battaglia di Qadesh e all’assedio della città siriana di Dapur menzionano corazze in stretta relazione al faraone combattente, mentre i riferimenti ad armature associate a una divinità o a un culto specifico sono al momento troppo sporadici per trarre delle conclusioni convincenti. L’analisi proposta nel libro si concentra in particolare su un’indagine delle attestazioni iconografiche, archeologiche e lessicografiche provenienti da un’ampia gamma di testimonianze materiali e fonti letterarie. Sulla base dei dati raccolti, è stata presentata una prospettiva il più possibile accurata su come l’elmo e la corazza furono introdotti e diffusi, sul loro impatto sulla guerra e sul loro possibile ruolo ideologico nell’arco cronologico del Nuovo Regno. Inoltre sono stati tracciati confronti tra i dati egiziani e le attestazioni contemporanee provenienti dal Medio Oriente e dalla regione egea, al fine di mettere in luce le dinamiche “internazionali” del fenomeno.

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L’egittologo Alberto Maria Pollastrini

Alberto Maria Pollastrini è nato a Cuneo nel 1981. Dopo gli studi all’università di Torino, nel 2021 ha conseguito il dottorato di ricerca in Egittologia all’Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi, sotto la direzione del prof. Pascal Vernus. Fa attualmente parte dell’unità di ricerca AOROC – Archéologie et Philologie d’Orient et d’Occident dell’Université Paris Sciences et Lettres (PSL). È specializzato nella storia militare e nell’oplologia dell’Egitto e dell’Asia Occidentale, in particolare del II e del I millennio a.C. Ha partecipato a scavi archeologici in Egitto e in Italia.

Ercolano. Al via la IV edizione de “Gli Ozi di Ercole” dedicata a “Ercole e gli altri”: la rassegna del parco archeologico è già sold out, ma c’è la diretta streaming. Con approccio multidisciplinare (archeologia, filologia, filosofia, psicanalisi, teatro, musica) si andrà alla scoperta di alcune figure chiave del mito classico

ercolano_parco_gli-ozi-di-ercole-2024_locandinaNeppure il tempo di annunciare gli appuntamenti della IV edizione de “Gli Ozi di Ercole: Ercole e gli altri” al parco archeologico di Ercolano dal 12 al 14 settembre 2024 che la rassegna è già sold out. Ma non tutto è perduto. Anche se le disponibilità sono esaurite è possibile seguire tutti gli eventi in diretta streaming su https://ozidiercole.it/. Parte dunque giovedì 12 settembre 2024, alle 19, la IV edizione del ciclo di incontri de “Gli Ozi di Ercole” del parco archeologico di Ercolano quest’anno dedicata agli eroi a partire da colui che ha dato il nome alla città antica e a quella moderna: “Ercole e gli altri”.  Il festival rientra nella programmazione culturale del parco archeologico di Ercolano, da un’idea del direttore Francesco Sirano, e con la cura di Gennaro Carillo e si tiene dal 12 al 14 settembre 2024. All’insegna di un approccio multidisciplinare (archeologia, filologia, filosofia, psicanalisi, teatro, musica), e con un taglio rigorosamente divulgativo, si andrà alla scoperta di alcune figure chiave del mito classico, da Achille a Narciso, da Odisseo ad Atteone, oltre ovviamente a Ercole, l’eroe eponimo. Le serate saranno animate da studiosi di fama internazionale, attori e musicisti che concluderanno ogni serata con un concerto. A Ercole e agli altri si guarderà da angolature differenti e ognuna confermerà quanto il mito sia insieme affascinante e inafferrabile, essendo infinito il suo processo di elaborazione, al quale infatti concorre chiunque ri-racconti una favola antica, ovunque e comunque lo faccia.

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Vittorio Lingiardi, Gennaro Carillo e Roberto Latini (foto paerco)

Dopo la presentazione per il pubblico, il 12 settembre 2024, alle 19.30, alla palestra delle Terme maschili, la rassegna entra nel vivo con il primo incontro “Narciso e altre metamorfosi” che vedrà Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicanalista, affrontare il mito di Narciso, al quale ha dedicato il libro “Arcipelago N”, pubblicato da Einaudi. Gennaro Carillo si misurerà invece con altri miti di metamorfosi. Il contrappunto teatrale sarà invece affidato a Roberto Latini, che metterà in scena estratti dalla sua performance “Le metamorfosi”, ispirata a Ovidio.

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Il clarinettista e polistrumentista Gianluigi Trovesi e il fisarmonicista Gianni Coscia (foto paerco)

Alle 21, il concerto di un duo d’eccezione, costituito dal clarinettista e polistrumentista Gianluigi Trovesi e dal fisarmonicista Gianni Coscia. Se Gli Ozi di Ercole cominciano con Narciso, non si poteva che proseguire con Eco. L’Eco in questione non è tuttavia la ninfa che si strugge d’amore per il cacciatore troppo bello, ma Umberto. Proprio quell’Umberto Eco che tenne a battesimo il duo Trovesi & Coscia, scrivendo una bella nota di copertina per il loro primo disco ECM, In cerca di cibo. La nota s’intitolava Diavoli in musica e coglieva l’essenza del lavoro del duo, fatta sì di sperimentazione ma anche e soprattutto di gioia, gioco, piacere, spiazzamento dell’ascoltatore (per esempio attingendo al folklore italiano). Come Trovesi & Coscia, anche Eco sa giocare mirabilmente con i generi. Non ultimo il romanzo d’avventura. Ne scrisse uno, La misteriosa fiamma della regina Loana, al quale il duo si è ispirato per un’avventura musicale parallela. Di qui La misteriosa musica della regina Loana, uscito sempre per la ECM, omaggio all’amico illustre a tre anni dalla scomparsa. Dal vivo, l’incontro fra Trovesi e Coscia, due giganti della scena italiana e non solo, diventa un’affabulazione in forma di musica ma anche di parole. Denominatore comune quella Pianura Padana che da Folengo a Celati è un repertorio inesauribile di storie.

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Laura Pepe, Massimo Popolizio e Francesco Sirano (foto paerco)

Venerdì 13 settembre 2024, il tema della serata è “Ercole contro Eracle”: alle 19.30, si confrontano Laura Pepe, storica, latinista e grecista italiana, docente di Istituzioni di Diritto romano e Diritto greco antico all’università di Milano; Massimo Popolizio, attore, regista e doppiatore; Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano. Mito e variazione sono pressoché sinonimi. Il mito coincide con le sue versioni, spesso discordanti. Ercole, per esempio, non è il mero calco romano di Eracle, per quanto gli sia parente stretto. Il dossier Ercole è dunque di particolare interesse proprio perché mostra le trasformazioni, gli adattamenti, del mito nel passaggio da un contesto all’altro. Non è solo questione di lingua o di sistemi di valore: è piuttosto questione di riuso e di funzione che il mito è chiamato ad assolvere. Ecco perché ci sono tanti Eracle e tanti Ercole quante sono queste funzioni. Ci sono un Eracle tragico, con i suoi matrimoni che finiscono malissimo, e un Eracle comico, con la sua fame incontenibile. E anche tra l’Eracle euripideo e l’Ercole furens di Seneca, sebbene il rapporto di filiazione sia diretto, le differenze sono evidenti. C’è poi l’Ercole trasposto sullo schermo, protagonista assoluto del genere peplum: il cinema, a sua volta macchina mitologica, non poteva non trovare nel figlio di Zeus e Alcmena una risorsa narrativa formidabile (Steve Della Casa e Marco Giusti intitolarono Il grande libro di Ercole la loro monografia sul cinema mitologico italiano). Certo, quello cinematografico è spesso un Ercole semplificato, ingenuo, tutto muscoli – il modello è Steve Reeves – ma la fortuna del mito passa anche per la sua trivializzazione ad usum del grande pubblico.

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Anna-Maria Hefele in concerto (foto paerco)

Alle 21, “Ama Solo”: Anna-Maria Hefele in concerto. Anna-Maria Hefele è un fenomeno musicale. Si muove tra diverse tecniche vocali – dal canto armonico classico a quello polifonico – e si accompagna perfettamente con l’insolito strumenti come l’arpa e la nyckelharpa svedese ricordano la trance come una cosa ovvia. Lei presenta la sua versatilità vocale in un programma solista che metterebbe a dura prova la maggior parte dei cantanti: scandinavo e il folklore italiano del XVI secolo, la musica di Brian Eno e le sue composizioni appaiono come da un unico stampo e conducono il pubblico con una spinta ipnotica. Anna-Maria Hefele è emotiva partecipazione in modo etereo e pervasivo, lasciando spazio al proprio mondo dei sogni.

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Gino Castaldo e Matteo Nucci (foto paerco)

Sabato 14 settembre 2024, il tema della serata è “Achille contro Odisseo”: alle 19.30, si confrontano Gino Castaldo, giornalista de La Repubblica, e Matteo Nucci scrittore e saggista. Anche la mitologia ha i suoi Coppi e Bartali. Achille e Odisseo, entrambi eroi dell’epos e schierati dalla stessa parte, sono tuttavia profondamente diversi. Vico preferiva Achille, personificazione di un eroismo delle origini, feroce ma schietto, di una “magnanima natura d’eroi che non san mentire”. Anche Hölderlin esprimerà una predilezione analoga per “il fiore più riuscito e insieme il più caduco del mondo degli eroi”. Quella caducità che renderà Achille, agli occhi di Leopardi, non solo ammirabile ma anche amabile, al pari di Ettore. Odisseo, con la sua abilità nel macchinare inganni, sembrava invece a Vico l’espressione di un’epoca più matura e disincantata, più raffinata sul piano intellettuale e in quanto tale più maliziosa (a Horkheimer e Adorno apparirà come il campione della razionalità strumentale borghese). Di qui, la negazione vichiana dell’unità dell’epos: la distanza tra il sistema di valori dei due poemi è così evidente che soltanto per convenzione si può attribuire a uno stesso ‘Omero’ la paternità dell’Iliade e dell’Odissea. In ogni caso, Achille e Odisseo sono le matrici dell’immaginario occidentale: basti pensare ai temi chiave della guerra, del destino e del viaggio. Tutti peraltro contraddistinti da un’ambivalenza di fondo. Narrativa, teatro e cinema (con esiti alterni) vi hanno attinto a piene mani e continuano a farlo. E ha fatto altrettanto la musica pop. Lo pensava già Eschilo: non facciamo che “raccogliere le briciole del banchetto di Omero”.

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Flo in concerto (foto paerco)

Alle 21, “Canzoni di sale”: Flo in concerto con Flo (Chitarra e voce), Federico Luongo (Chitarra), Francesco Di Cristofaro (Chitarra e baglamas). Canzoni di sale è un ammaliante connubio di musica e parole, canti e racconti. Flo, con attitudine da vera cantastorie, ci porta per mano attraverso le storie di un sud bagnato dal mare, misterioso e affascinante. Attraverso le canzoni che ha scritto in questi anni, ma anche di classici della tradizione partenopea e non solo, Flo ci racconta storie vere, fatte di coraggio, ironia e fatalità. Da quella del transatlantico Lusitania – la nave più grande e veloce del mondo, che all’inizio del secolo scorso, affondava durante la sua prima traversata, portandosi dietro segreti di guerra e storie d’amore, alla storia della campana Ilde Terracciano, la sposa bambina più giovane d’Europa. E ancora la storia di un’altra napoletana, l’illustre e dimenticata Giulia Civita Franceschi, mamma di tutti gli orfani di Napoli. Segue il racconto del grande paroliere E.A. Mario e della sua doppia vita artistica, tanto ironica, quanto amara. Lungo questo racconto musicale, Flo si muove – come sempre ama fare – tra canzone d’autore e suggestioni dal sapore etnico e mediterraneo, restituendo al pubblico uno stile che ormai la rende inconfondibile.

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale la conferenza “Dal legno assemblato della nave alla rivoluzione segnica del IV millennio a.C.: Naqada e il momento zero della scrittura” col prof. Carlo Ruta, primo incontro in collaborazione con il Laboratorio degli Annali di storia

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Il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria avvia un nuovo ciclo di conferenze con il Laboratorio degli Annali di storia curato da Giovanna Corradini. Mercoledì 11 settembre 2024, alle 17, in sala conferenze del MArRC il primo incontro dal titolo “Dal legno assemblato della nave alla rivoluzione segnica del IV millennio a.C.: Naqada e il momento zero della scrittura”. Introduce il direttore del MArRC Fabrizio Sudano. Relatore il prof. Carlo Ruta, storico delle Civilizzazioni, direttore scientifico degli Annali di Storia. Ingresso gratuito alla conferenza.

Varese. Il film “Banksy e la ragazza del Bataclan” di Edoardo Anselmi vince il premio del pubblico e quello della giuria tecnica al Varese Archeofilm 2024. Menzione per “Franco Mezzena. L’archeologia raccontata con il sorriso” di Nicola Castangia e Andrea Fenu

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Varese Archeofilm 2024: le premiazioni con Marco Castiglioni e Giulia Pruneti (foto archeologia viva)

“Bansky e la ragazza del Bataclan” fa l’asso pigliatutto alla VII edizione di Varese Archeofilm 2024, quattro serate di grandi ospiti e grande pubblico dal 4 al 7 settembre 2024. Il film di Edoardo Anselmi vince il “Premio Città di Varese” al film più gradito al pubblico e “Premio Alfredo e Angelo Castiglioni” assegnato dalla giuria tecnica.

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Frame del film “Banksy e la ragazza del Bataclan” di Edoardo Anselmi

“Premio Città di Varese” al film più gradito al pubblico: “Banksy e la ragazza del Bataclan” di Edoardo Anselmi (Italia / Francia, 52’). Può un’opera di street art esprimere il sentimento di un’intera comunità e diventare oggetto di ricerche sia da parte della polizia italiana che francese? Sì, se è di Banksy! “Banksy e la ragazza del Bataclan” ripercorre l’incredibile viaggio dell’opera iconica realizzata da Banksy al Bataclan, che simboleggia l’orrore del terrorismo e il paradosso della street art e di Banksy stesso.

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Varese Archeofilm 2024: la targa del premio “Angelo e Alfredo Castiglioni” (foto archeologia viva)

“Premio Alfredo e Angelo Castiglioni” – giuria tecnica: “Banksy e la ragazza del Bataclan”. Motivazione: “Il lavoro di Edoardo Anselmi pone efficacemente in luce, attraverso narrazione, testimonianze e interviste, il valore e le contraddizioni della street art e in particolare di una delle opere più significative di Banksy “La Ragazza Triste” dipinta dal misterioso artista sulla porta della discoteca parigina Bataclan teatro della strage terroristica del 13 novembre 2015 e trafugata in seguito da sconosciuti. La pellicola evidenza con chiarezza il rapporto che questa particolare forma d’arte innesca nei confronti del mercato nero, delle leggi sul copyright e sul diritto di proprietà, dei muri pubblici e dei musei privati, senza, però, perdere mai di vista il filo rosso delle indagini che portano al ritrovamento dell’opera trasformandosi, così, in un avvincente poliziesco”.

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Frame del film “Franco Mezzena. L’archeologia raccontata con il sorriso” di Nicola Castangia e Andrea Fenu

Menzione speciale a: “Franco Mezzena. L’archeologia raccontata con il sorriso” di Nicola Castangia e Andrea Fenu (Italia, 42’). Dall’incontro tra l’archeologo Franco Mezzena, scopritore dell’area megalitica di Saint Martin de Corleans ad Aosta, con l’archeologo Giorgio Murru, direttore del Menhir Museum di Laconi, nasce questo docufilm dove Franco Mezzena racconta la sua scoperta avvenuta nel lontano 1969 e, con il suo sorriso luminoso, ci fa viaggiare tra mito e realtà trascinandoci nel mondo del megalitismo e tra le entusiasmanti avventure degli Argonauti, di Cadmo, di Giasone e della figura di Ercole sollecitando, con maestria e profonde conoscenze, il confronto tra il sito megalitico di Aosta e la Sardegna preistorica. Motivazione: “Il film si fa apprezzare per il tono divulgativo dove vengono accostate con efficacia le scoperte archeologiche con le affascinanti avventure degli eroi mitologici. Attraverso la figura di Mezzena, si delinea un percorso di scienza, storia e poesia, utilissimo anche per avvicinare le giovani generazioni al mondo dell’archeologia”.

Fratta Polesine (Ro). Ecco gli Open Day allo scavo di Frattesina: “Progetto prima Europa. La protostoria del Polesine.  Scavi aperti a Frattesina 2024”. Visita guidata all’Archeologico nazionale; approfondimenti su reperti da vecchi e nuovi scavi; visita allo scavo

fratta-polesine_Open-Day-Frattesina_programma_locandinaA tu per tu con gli archeologi. È passato poco più di una settimana (2 settembre 2024) dalla ripresa degli scavi archeologici nel sito di Frattesina di Fratta Polesine ed è già tempo di Open Day 2024 che permettono al grande pubblico di incontrare gli archeologi impegnati nelle ricerche nell’insediamento che, tra la fine dell’età del Bronzo e l’inizio dell’età del Ferro, costituiva un importante centro di produzione e scambio in Europa e in tutto il Mediterraneo. Mercoledì 11 settembre e mercoledì 2 ottobre 2024 sono organizzati infatti due eventi di archeologia pubblica dal titolo “Progetto prima Europa. La protostoria del Polesine.  Scavi aperti a Frattesina 2024” per vedere da vicino le attività di scavo e conoscere le ultime novità e le prospettive future direttamente dai responsabili dello scavo.

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Campagna 2023 a Frattesina: la fornacetta alla fine dello scavo (foto graziano tavan)

La campagna archeologica di quest’anno è dedicata in particolar modo allo scavo della fornacetta individuata nel 2023, probabilmente dedicata alla produzione di vetro, oltre ad indagare alcuni aspetti rimasti ancora da chiarire sul villaggio e sulle sue attività. Gli scavi sono condotti dal dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza università di Roma e il CPSSAE Rovigo, nell’ambito del progetto “Prima Europa. La protostoria del Polesine” finanziato dalla Fondazione Cariparo e coordinato dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza in sinergia con il museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine e il Comune di Fratta Polesine.

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Open day 2023 sullo scavo di Frattesina di Fratta Polesine (foto drm-veneto)

Il programma delle giornate prevede: ore 15.30-16.30, visita guidata al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine con la direttrice del museo, Maria Letizia Pulcini, Andrea Cardarelli (Sapienza università di Roma) e Paolo Bellintani (Cpssae Rovigo) responsabili dello scavo di Frattesina. Ore 16.30-17.30, “Alla scoperta dei reperti dai vecchi e nuovi scavi” con Costanza Paniccia e Alessia Bovio, Sapienza università di Roma, e Ivana Angelini, università di Padova. Ore 17.30-18.30, visita allo scavo di Frattesina con Andrea Cardarelli e Paolo Bellintani. All’evento sarà, infine, presente anche un rappresentante della Fondazione Cariparo. Ritrovo alle 15.30, al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine, barchessa nord di Villa Badoer, via Giovanni Tasso 1. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti (MAX 35 PERSONE). Info e prenotazioni allo 0425668523 o via e-mail drm.ven-museofratta@cultura-gov-it. Biglietto d’ingresso al museo Archeologico nazionale a 2 euro. I partecipanti dovranno provvedere allo spostamento con mezzi propri.

Taormina. Iside tra Sant’Agata e Santa Lucia: a Palazzo Ciampoli la conferenza “Nostra Signora del Mediterraneo Antico. Navigazione e culto di Iside tra ellenismo e impero” con Tigano, Frisone e Cavillier, a margine della mostra “Da Tauromenion a Tauromenium”

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Il culto di Iside, divinità dell’antico Egitto adorata anche in Sicilia durante l’epoca ellenistica-romana – culto che, secondo gli studiosi, sfociò in quello per Sant’Agata a Catania durante il periodo cristiano, mentre a Siracusa Santa Lucia è associata a Demetra – sarà il tema della conferenza “Nostra Signora del Mediterraneo Antico. Navigazione e culto di Iside tra ellenismo e impero” in programma martedì 10 settembre 2024 a Palazzo Ciampoli, alle 18. Un evento a latere della mostra “Da Tauromenion a Tauromenium” (Palazzo Ciampoli, aperta tutti i giorni, dalle 10 alle 19, fino al 30 novembre 2024: vedi Taormina. A Palazzo Ciampoli apre la mostra archeologica e multimediale “Da Tauromenion a Tauromenium. Alla scoperta della città invisibile tra storia e archeologia” con reperti, elementi architettonici, frammenti e statue rinvenuti durante gli scavi antichi e recenti (come la Sacerdotessa di Iside) e la ricostruzione animata degli edifici | archeologiavocidalpassato) che ha visto il rientro dal Museo Salinas di Palermo della statua della Sacerdotessa di Iside (II d.C.) ritrovata a Taormina nel 1867 in un terreno accanto alla chiesa di San Pancrazio. Edificio che anticamente era proprio un santuario dedicato alle divinità egizie di Iside e Serapide: un serapeion (tempio dedicato a Serapide) trasformato nei secoli in chiesa cristiana. A parlarne, introdotti da Gabriella Tigano (archeologa e direttrice del Parco archeologico Naxos Taormina) – che per questa mostra ha avuto in prestito la statua della sacerdotessa di Iside recuperata a Taormina nel 1867 e da allora esposta al museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo – saranno Flavia Frisone (storica dell’università del Salento) e Giacomo Cavillier (egittologo dell’università del Cairo) che mostreranno come il culto di Iside, partendo dalle rive del Nilo, si sia integrato, trasformandosi nel contesto culturale del Mediterraneo antico.

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Mostra “Da Tauromenion a Tauromenium”: la Sacerdotessa di Iside osservata dagli archeologi Gabriella Tigano, Dario Barbera e Maria Grazia Vanaria (foto regione siciliana)

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La prof. Flavia Frisone, storica greca dell’università del Salento (foto parco naxos taormina)

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L’egittologo Giacomo Cavillier dell’università del Cairo (foto parco naxos taormina)

Al centro dell’incontro la straordinaria importanza del culto di Iside, il cui influsso si estese in tutto il Mediterraneo durante il periodo ellenistico e romano. Divinità dell’antico Egitto, terra che nell’antichità classica era considerata origine di culti arcani e venerabili, Iside ha esteso il proprio influsso ben oltre le sponde del Nilo. Dea protettrice e signora di arti magiche, Iside era considerata un nume capace di ascolto per i suoi devoti: una dimensione empatica e comunicativa che diede al suo culto una rilevanza unica e universale nel mondo ellenistico-romano. Lo spiega Flavia Frisone: “Prendendo le mosse da un reperto importantissimo segno della dimensione storica e culturale dell’antica Tauromenion, esploreremo una figura divina che espresse appieno il peculiare legame fra il mare e il sacro che fu di tutte le civiltà del Mediterraneo antico”. Mentre il racconto di Giacomo Cavillier parte “Dal culto isiaco nell’ Egitto tolemaico – spiega – per giungere nella Roma imperiale e cristiana. In questo sentiero magico-rituale, si tenterà di delineare importanti aspetti del sincretismo di Iside con divinità femminili del pantheon classico ed ellenistico e di fare emergere la sua dimensione culturale, politica e religiosa nel contesto imperiale romano”.

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La statua della Sacerdotessa di Iside durante i lavori di riallestimento del museo “Antonio Salinas” di Palermo nel progetto “No Memory” di Iole Carollo (foto iole carollo)

La statua della Sacerdotessa di Iside è stata restaurata nel 2016, durante i lavori di riallestimento del museo “Antonio Salinas” di Palermo e fotografata, insieme ad altre sculture della collezione, da Iole Carollo, autrice del progetto “No memory” dedicato al periodo di chiusura del museo e alla narrazione dei reperti temporaneamente oscurati da teli e veline e quindi impossibilitati a rappresentare la memoria della collettività.