Roma. Al parco archeologico dell’Appia antica entra nel vivo la rassegna artistica “ATTRAVERSAMENTI. La via Appia tra Pietra e Visione”. Al Ninfeo della Villa dei Quintili due eventi: l’incontro “Il verde che cura” e la performance di danza “De Rerum Natura” da Lucrezio
Dopo la presentazione e inaugurazione, giovedì 30 maggio 2024, nella chiesa di San Nicola al Castrum Caetani (vedi Roma. Al parco archeologico dell’Appia antica al via la rassegna artistica “ATTRAVERSAMENTI. La via Appia tra Pietra e Visione” dieci appuntamenti di teatro, musica, danza, ma anche botanica, scienze mediche e arte della cura, tra arte, natura e paesaggio | archeologiavocidalpassato), entra nel vivo la rassegna artistica “ATTRAVERSAMENTI. La via Appia tra Pietra e Visione”, promossa dal parco archeologico dell’Appia Antica con il sostegno del ministero della Cultura – direzione generale dello Spettacolo, ideata in collaborazione con la Rete dei Teatri di Pietra, in programma nei siti del Parco dal 30 maggio al 12 luglio 2024, portando i partecipanti alla scoperta del legame indissolubile tra arte, natura e paesaggio in un programma ricco di eventi.
Appuntamento sabato 8 giugno 2024, alle 18.30, al Ninfeo di Villa Dei Quintili sull’Appia Antica (ingresso Santa Maria Nova) con due eventi: “Il verde che cura”, incontro con Leonardo Scuderi e Rosario Schicchi, e “De Rerum Natura” da Lucrezio, performance con Elisa Carta Carosi, Camillo Ciorciaro, Paola Saribas; musiche live Marcello Fiorini. Ingresso 8 euro , link: https://portale.museiitaliani.it/…/a62f7628-2b88-42c7….

Performance sul verde sacro e profanato (foto parco appia antica)
“Il verde che cura” – Riflessioni su verde sacro e verde profanato. Il mondo vegetale costituisce di fatto la maggiore componente della biomassa vivente presente sulla terra. Il verde è ovunque, le piante ci precedono sul pianeta terra e hanno evoluto nel tempo strategie complesse per vivere pur restando ferme. Sono di fatto un laboratorio di sostanze chimiche che pian piano l’uomo ha imparato a usare per la propria salute. Per millenni dalle piante è dipeso tutto: le case, il combustibile, l’alimentazione di base e le medicine. Per millenni le piante sono state viste con sacralità e sono state fonte di miti presso tutti i popoli della terra. Ma oggi… oggi abbattere un albero secolare non crea più rimorsi, foreste millenarie vengono abbattute e profanate per fare piantagioni a monocoltura di mais e di soia. Il sacro viene profanato… ma dalle piante dipende ancora la nostra vita!
“De Rerum Natura” da Lucrezio. Danza ispirata al poema “De rerum natura” (sulla natura), capolavoro di Lucrezio. Diviso in sei libri che iniziano ciascuno con una raffinata introduzione, si articola con armonioso disegno in tre gruppi di due libri ciascuno dedicati alla fisica, all’antropologia e alla cosmologia. Lucrezio non intende dare una spiegazione fredda e razionale dei fenomeni dell’universo, ma un’interpretazione poetica di essi, dell’armonioso aggregarsi e disgregarsi degli atomi, per cui tutte le cose nascono e muoiono. Anche l’uomo ne fa parte, senza dispersione, perché nulla nasce dal nulla e nulla muore riducendosi al nulla. Il movimento va a raccontare l’infinita mutazione del mondo e la ciclica rigenerazione, lo spazio/tempo dove l’uomo si forma e si trasforma. E poi il corpo, tra materia ed energia, tra dinamiche armoniche e infiniti conflitti “innaturali”.
Pompei. Sabato speciale agli scavi con “L’altra Pompei prende vita” a corollario della mostra “L’altra Pompei. Vite comuni all’ombra del Vesuvio”: 17 personaggi della vita quotidiana di duemila anni fa animeranno altrettanti i luoghi della città antica. Una mappa per incontrarli

Popidio il fornaio, la schiava Luperca e la sua padrona, Gaius il fullone (lavandaio), Verecundus il venditore ambulante, Primigenia la seguace di Iside sono alcuni dei personaggi della vita quotidiana di Pompei che sabato 8 giugno, dalle 10 alle 15, animeranno i luoghi della città antica. Protagonisti della vita di tutti i giorni di 2000 anni fa – cui la mostra “L’altra Pompei. Vite comuni all’ombra del Vesuvio” allestita nella Palestra grande ha dedicato attraverso le sue sezioni un narrazione – racconteranno, intenti alle loro occupazioni, le loro storie ed accompagneranno i visitatori alla scoperta della attività lavorative e non solo di tutti i giorni.


“L’altra Pompei predne vita”: la domina Emilia la si può incontrare nella Casa del Menandro (foto parco archeologico pompei)
17 antichi pompeiani riprenderanno vita, grazie alla collaborazione di alcuni gruppi di rievocazione storica, nelle strade e negli edifici di Pompei. Li si potrà incontrare nelle case e nelle botteghe in cui vivevano, sulle strade principali ma anche nei punti più sconosciuti della città in cui è rimasta traccia del loro passaggio. Una mappa, scaricabile dal sito del Parco o attraverso un QR code agli ingressi, fornirà tutte le indicazioni dei luoghi di incontro: alla Casa della Venere in conchiglia incontreremo la schiava Luperca e la sua padrona Iusta; alla Casa di Octavius Quartio la domina Livia; alla Bottega e casa il vasaio Flavius; all’Orto dei Fuggiaschi lo schiavo fuggitivo; alla Casa della Nave Europa il marinaio Severus; alla Casa del Frutteto Antonia e la sua mamma; alla Caupona di Vetutius Placidus il padrone Vetutius Placidus; alla Taberna Pomaria di Felix il fruttivendolo Felix; all’Officina di Granio Romano l’usuraia Faustilla; alla Casa del Menandro la domina Emilia, il procuratore Quintus Poppaeus e il cliente Lucio; alla Fullonica di Stephanus il fullone (lavandaio) Gaius; alla Caupona di Demetrius l’avventore della caupona, Demetrius e la moglie Helpis Afra; al Tempio di Iside Primigenia, la seguace di Iside, e il mendicante Rusticus; al Panificio di Popidio Prisco il fornaio Popidio e l’ambulante Verecundus; alla Casa dei Vettii la prostituta Eutychis e il portinaio Filocalo; alla Casa del Fauno il dominus e Libella, la levatrice; infine alle Terme del Foro lo schiavo fornacator (addetto alla fornace) Nicia. Proviamo a conoscere meglio qualcuno di questi antichi pompeiani.

L’altra Pompei prende vita”: la domina Iusta si può incontrare alla Casa della Venere in conchiglia (foto parco archeologico pompei)
“Sono Iusta. Amo gli abiti e i trucchi: tutte le mattine, con l’aiuto della mia schiava Luperca, dedico parte del mio tempo a farmi bella e a scegliere il colore della tunica che indosserò. Dopo il bagno Luperca, preparato tutto ciò che occorre per la mia toeletta, si occupa della pettinatura e del trucco. Deve fare molta attenzione, mi arrabbio per un nonnulla, soprattutto se, pettinandoli, mi tira i capelli”.

“L’altra Pompei prende vita”: il procuratore Quintus Poppaeus lo si può incontrare alla Casa del Menandro (foto parco archeologico pompei)
“Sono Q. Poppaeus Eros, il procurator della famiglia dei Poppei. Da sempre sono al servizio di questa famiglia. Il padrone mi ha dato l’incarico di controllare il lavoro degli schiavi, i loro orari, le loro uscite: ogni giorno un gruppo considerevole lascia la casa per andare a lavorare i fondi e le vigne della famiglia Poppaea. Sono finalmente libero e in alcun modo voglio perdere la stima che ho conquistato in tanti anni. Puoi incontrarmi nella Casa del Menandro. Per controllare il lavoro degli schiavi vivo nel quartiere servile della casa ma certo non in quelle piccole stanzette: il padrone mi ha dato un piccolo appartamento con atrio, larario e alcune camere. Al momento sono in corso alcuni lavori in casa quindi offro i miei spazi per conservare importanti oggetti in bronzo”.

“L’altra Pompei prende vita”: l’oste Vetutius Placidus lo si può incontrare nella sua caupona (foto parco archeologico pompei)
“Sono Lucio Vetuzio Placido, l’oste di questa locanda; ho trentacinque anni e da almeno quindici faccio questo lavoro. Ho delle serve decisamente operative che sanno tenere a bada i clienti della locanda, non proprio gentiluomini soprattutto se brilli e infervorati dal gioco. La sua posizione è molto buona, su via dell’Abbondanza e gli affari vanno bene. A tutte le ore del giorno passano i miei clienti a cui servo ottimi cibi e del buon vino. Nelle stanzette sul retro i miei clienti più affezionati dopo il lavoro vengono a bere e a giocare. Se durante il gioco litighino per la vittoria e diventino molesti e quindi sono costretto a cacciarli fuori”.
L’iniziativa che non prevede alcun biglietto aggiuntivo, oltre al normale costo di accesso agli scavi, è una iniziativa del Parco archeologico di Pompei, in collaborazione con i gruppi di rievocazione storica: Gruppo storico oplontino, Gruppo archeologico Kyme, Legio XXX UlpiaVictrix, Schola Militum, Diva Camenae.
Gruppo Archeologico Kyme, associazione di promozione sociale, ha come obiettivo principale la conservazione, valorizzazione e diffusione del patrimonio storico-archeologico (materiale e immateriale) e naturalistico che sviluppa attraverso laboratori didattici, visite guidate ed eventi culturali. Punta di diamante dell’associazione è la Living History.
Gruppo Storico Oplontino (G.S.O.) è una associazione di rievocazione storica attiva nel territorio vesuviano, in particolar modo a Oplontis. Il periodo storico trattato è quello della dinastia Giulio Claudia, dal I sec. a C. al I sec. d. C. con le vicende di Poppea, Nerone, Agrippina, Seneca. Inoltre l’associazione da circa un decennio si occupa anche della vita quotidiana nell’antica Pompei, con un focus particolare sugli schiavi e sui vari aspetti della città antica, anche con l ‘ ausilio di laboratori, banchi didattici e teatralizzazioni. L ‘ Ass.ne vanta la partecipazione a programmi televisivi dedicati a questi argomenti e campagne di promozione turistica del territorio vesuviano.
Militum Schola è un progetto rievocativo che si occupa della vita militare e civile dei campi Flegrei ambientato intorno al I/II d.C. Collabora con associazioni ed enti del territorio per la valorizzazione storica e culturale dei Campi Flegrei.
Divae Camenae sono un’associazione culturale di danze antiche impegnate nella divulgazione di una proposta di danza basata sullo studio delle fonti letterarie e reperti legati alla civiltà romana, anche grazie alle sue associate, archeologhe e storiche dell’arte; portano, oltre alla passione per l’antica Roma, anche le competenze individuali, fondamentali per un risultato non solo armonioso esteticamente ma puntuale dal punto di vista storico. Il loro nome ha origine dalle Camenae, ninfe delle sorgenti che vivevano in una grotta circondata da un bosco sacro; Egeria era la più importante di esse.
La Legio XXX Vlpia Victrix è una Associazione di Promozione Sociale, che opera nella ricerca, ricostruzione e sperimentazione storica tramite l’archeologia sperimentale e studi puntuali delle fonti. Svolge attività destinate alla promozione, valorizzazione e divulgazione della cultura e delle civiltà italiche e di Roma antica nell’arco temporale compreso tra il periodo monarchico e il raggiungimento del massimo splendore (II sec. d.C.).
Verona. Al museo Archeologico nazionale la conferenza di Paola Salzani (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza) su “La necropoli di Arano e Nogarole Rocca a confronto” quinto e ultimo del ciclo di Archeo Racconti
“La necropoli di Arano e Nogarole Rocca a confronto” è il titolo del quinto incontro che chiude Archeo Racconti, il ciclo di conferenze promosse dal museo Archeologico nazionale di Verona, raccontate dalla viva voce dei protagonisti delle ricerche archeologiche sul campo. Appuntamento venerdì 7 giugno 2024, alle 16.30, nella sala conferenze del museo Archeologico nazionale di Verona con l’archeo-racconto di Paola Salzani, della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, che ai partecipanti parlerà delle campagne di scavo condotte a Nogarole Rocca (Vr), dove recentemente è stata messa in luce una necropoli con notevoli sepolture che creano lo spunto per un confronto con la necropoli di Arano di Cellore d’Illasi (Vr). La partecipazione alla conferenza è gratuita. Info: 045591211 o drm-ven.museoverona@cultura.gov.it.
Este (Pd). Al museo nazionale Atestino per “1984-2024: a 40 anni dalla riapertura. Work in progress” Elisabetta Govi dell’università di Bologna presenta il libro “Aria di famiglia. Identità e società nel Veneto preromano” (Sap libri) di Fiorenza Bortolami dell’università Ca’ Foscari di Venezia

Per il ciclo di incontri “1984-2024: a 40 anni dalla riapertura. Work in progress” del museo nazionale Atestino in collaborazione con l’istituto nazionale di Studi etruschi ed italici – sezione Etruria padana e Italia settentrionale, Elisabetta Govi dell’università di Bologna presenta il libro “Aria di famiglia. Identità e società nel Veneto preromano” (Sap libri) di Fiorenza Bortolami dell’università Ca’ Foscari di Venezia. Appuntamento al museo nazionale Atestino di Este (Pd) venerdì 7 giugno 2024, alle 17.30. Ingresso libero.

Copertina del libro “Aria di famiglia. Identità e società nel Veneto preromano” (Sap libri) di Fiorenza Bortolami
Aria di famiglia. Come si è modificata la struttura sociale dei Veneti antichi durante l’età del Ferro? Questo volume esamina la forma dei gruppi familiari attraverso un’analisi approfondita della documentazione funeraria di quattro siti: Padova, Este, Altino e Oderzo. Mette in luce lo sviluppo nel corso dei secoli ed evidenzia le differenze tra i diversi comparti della regione. La ricerca si articola attraverso l’esame di tumuli e nuclei di sepolture selezionati, caratterizzati da una notevole continuità d’uso nel tempo e composti da soggetti diversi per genere ed età. Queste caratteristiche suggeriscono legami interpersonali che, in vita, coinvolgevano le persone, enfatizzati da pratiche peculiari come le deposizioni plurime e la riapertura delle tombe per il ricongiungimento dei defunti. L’analisi stratigrafica e planimetrica delle sepolture, insieme alle similitudini nei corredi e ai dati osteologici, rivelano l’adozione di costumi funerari condivisi all’interno delle stesse famiglie. Questi elementi costituiscono la chiave di lettura per approfondire le relazioni ereditarie ed affettive tra gli individui, contribuendo a ricostruire l’articolazione dei gruppi di parentela e a delineare l’evoluzione delle comunità venetiche nel I millennio a.C.
Pompei. All’auditorium l’incontro con l’archeologo Sergio Cascella su “La villa rustica di Caius Olius Ampliatus distrutta nel 79 d.C.” promosso dall’associazione internazionale “Amici di Pompei”


Villa rustica attribuita a Caius Olius Ampliatus: dettaglio dello scheletro con il sigillo (foto sabap-met-na)
Il racconto della storia della villa rustica attribuita, grazie al ritrovamento di un sigillo, a Caius Olius Ampliatus, è al centro della conferenza “La villa rustica di Caius Olius Ampliatus distrutta nel 79 d.C.” dell’archeologo Sergio Cascella, collaboratore in diversi scavi della soprintendenza dell’Area metropolitana di Napoli, promossa dall’associazione internazionale Amici di Pompei ETS. Appuntamento venerdì 7 giugno 2024, alle 17, all’auditorium degli scavi di Pompei. Scoperta nell’ambito dei lavori per la ricostruzione post terremoto del 1980 e in particolare per la realizzazione del rione per l’edilizia residenziale popolare (Lotto O), la villa rustica, di cui si conservano vari ambienti per la produzione vinicola, venne distrutta nell’eruzione del 79 dopo Cristo. Si tratta di una fattoria che si trovava ai margini del territorio orientale dell’antica Neapolis nei pressi del fiume Sebeto.

L’archeologo Sergio Cascella
“Elemento importante”, spiega l’archeologo Sergio Cascella, “che contraddistingue questa zona rispetto alle altre dell’area pompeiana ed ercolanese, consiste nel fatto che durante l’epoca traianea (prima metà del II secolo d.C.) il sito fu rioccupato. Non lontano dalla prima villa vi fu costruita una seconda villa, riportata completamente alla luce negli ultimi scavi degli anni 2000-2006, le cui fasi di vita perdurano fino all’epoca alto medievale”.
“Dei e Faraoni a Torino: musiche, documenti e racconti dell’800”: per Archivissima – La Notte degli Archivi 2024 il museo Egizio di Torino e la Fondazione Giubergia propongono un happening che unisce archeologia, storia e musica classica: un’occasione unica per scoprire la Torino di inizio Ottocento, quando le statue di dei e faraoni sono approdate in città
In occasione dell’edizione 2024 di Archivissima – La Notte degli Archivi, il museo Egizio di Torino e la Fondazione Giubergia propongono un evento molto speciale: un’occasione unica per scoprire la Torino di inizio Ottocento, quando le statue di dei e faraoni sono approdate in città dando vita al più antico museo di antichità egizie al mondo. Documenti storici, aneddoti e curiosità sulla nascita, 200 anni fa a Torino, del più antico museo Egizio al mondo sono infatti gli ingredienti di “Dei e Faraoni a Torino: musiche documenti e racconti dell’800”, un happening al museo Egizio, il 7 giugno 2024, alle 18.30, con replica alle 19.30 e alle 20.30. Organizzato dal museo Egizio in collaborazione con la Fondazione Renzo Giubergia e con l’associazione De Sono, l’appuntamento unisce archeologia, storia e musica classica. In occasione dell’happening si esibiranno nella corte del Museo: Fé Avoulgan (soprano), Alessandro Fantoni (tenore), Tania Pacilio (mezzosoprano), Giulia Maino (voce recitante), Diego Mingolla (pianoforte) con momenti musicali dall’Aida di Giuseppe Verdi .

Statue di dei e faraoni nell’allestimento tempèorneo al museo Egizio di Torino che rievoca il primo allestimento nell’Ottocento (foto museo egizio)
Accompagnati dallo spettacolo musicale, i curatori del museo, Beppe Moiso e Tommaso Montonati, responsabili dell’archivio storico fotografico del museo Egizio, attraverso documenti d’archivio, lettere dell’epoca e curiosità storiche racconteranno l’avventurosa origine del museo Egizio e il viaggio che intrapresero le statue di dei e faraoni dall’antico Egitto a Torino. Statue che saranno visibili al pubblico nell’atrio e sotto le arcate auliche del palazzo barocco ex Collegio dei Nobili, tuttora sede del Museo, in un allestimento temporaneo che offre una suggestione dell’origine del Museo. Nel 1823 queste, infatti, assieme a migliaia di reperti della collezione Drovetti, varcarono la soglia del palazzo barocco che oggi ospita il museo Egizio e l’accademia delle Scienze e furono sistemate al piano terreno e nella corte. Un anno dopo nacque a Torino il primo museo Egizio al mondo.
Ariano nel Polesine (Ro). Per il “Venerdì archeologico” nel giardino delle scuole, Caterina Previato (università di Padova) tiene la terza conferenza sulle scoperte della campagna di scavo 2024 a San Basilio. Segue apericena
Per il “Venerdì archeologico” penultimo appuntamento con il ciclo di conferenze legate agli scavi archeologici di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro). Venerdì 7 giugno 2024, alle 18.30, nel giardino delle scuole di Ariano nel Polesine terza conferenza sugli sviluppi della campagna di scavo 2024 tenuta dalla professoressa Caterina Previato dell’università di Padova. In caso di maltempo l’incontro si tiene nella vicina sala della Cultura in via Matteotti 42. Verranno presentati gli eccezionali risultati dello scavo romano a San Basilio. “Quest’anno ci siamo concentrati sulla cosiddetta villa romana”, anticipa Previato, “e su un edificio finora sconosciuto, recentemente individuato grazie a prospezioni geofisiche, coinvolgendo complessivamente 28 studenti, specializzandi e dottorandi dell’università di Padova”. Al termine della conferenza sarà offerto un’apericena per tutti i partecipanti. È consigliata la prenotazione allo 392.9259875.
Firenze. Al museo Archeologico nazionale per la rassegna “Incontri al museo” appuntamento fuori programma per la presentazione del libro “Il mistero del respiro dei Bronzi di Riace” di Daniele Marino
Nuovo appuntamento fuori programma con la rassegna di “Incontri del Museo archeologico nazionale di Firenze”, giovedì 6 giugno alle 17, per la presentazione del libro “Il mistero del respiro dei Bronzi di Riace” di Daniele Marino, docente di Storia dell’arte, che dialoga col direttore Daniele Federico Maras. Ingresso libero fino a esaurimento posti.

Copertina del libro “Il mistero del respiro dei Bronzi di Riace” di Daniele Marino
“Il mistero del respiro dei Bronzi di Riace” (Youcanprint). I Bronzi di Riace sono stati forse il fenomeno più clamoroso della storia dell’arte. A decretarne il successo sensazionale non furono gli storici dell’arte né gli archeologi, ma la gente comune. Fu come se all’improvviso un sentimento nostalgico per la bellezza perduta si fosse risvegliato, un antico bisogno di ricongiungersi alle fonti della cultura e della nostra storia. Immuni dall’usura del tempo, i Bronzi sono i messaggeri che vigilano sulla natura degli uomini. Sono i guardiani della cultura dell’Europa, e finché il loro respiro veglierà sul genere umano vi sarà per noi speranza di salvezza.

Visitatori in coda per vedere i Bronzi di Riace nel 1981 esposti, per la prima volta dopo il restauro, al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)
Dopo il loro ritrovamento nello specchio di mare antistante Riace il 16 agosto 1972, le due sculture furono portate a Firenze per essere sottoposte a un lungo e delicato intervento di restauro, iniziato nel gennaio del 1975 e concluso nell’autunno del 1980. Al termine dei lavori i Bronzi di Riace furono esposti al pubblico negli ambienti del Salone del Nicchio del Museo archeologico di Firenze – consentendo, così, la riapertura momentanea ad un settore del Museo che era stato travolto dall’alluvione – attirando nell’arco di un mese oltre 250 mila visitatori. Prima del rientro in Calabria, i due capolavori furono esposti fino al 12 luglio del 1981 nel Palazzo del Quirinale, dove nei primi dodici giorni di mostra richiamarono trecentomila persone. Alla fine nell’arco di otto mesi oltre settecentomila persone avevano avuto la possibilità di vedere i due capolavori bronzei, decretandone così l’inizio di una fama che tutt’oggi continua.
Torino. Al museo Egizio l’egittologa Lynn Meskell (università della Pennsylvania) in “Engineering Internationalism: Colonialism, the Cold War, and UNESCO’s Victory in Nubia”. Conferenza in presenza e on line in collaborazione con Acme
Molto è stato scritto sulla Campagna Nubiana dell’UNESCO, dall’eroismo e umanesimo promossi dall’immensa macchina propagandistica dell’organizzazione, alle narrazioni dei salvatori nazionali, siano essi francesi o americani, fino alla Nubia come teatro della Guerra Fredda, e alle testimonianze individuali di tecnocrati, burocrati e archeologi. Ciò che si è cristallizzato nella missione dell’UNESCO a metà del secolo in Nubia è stato un tentativo concreto di superare le fratture che stavano già apparendo nel loro sogno postbellico di una pace globale. Se ne parla giovedì 6 giugno 2024, alle 18, nella sala conferenze del museo Egizio di Torino, nella conferenza “Engineering Internationalism: Colonialism, the Cold War, and UNESCO’s Victory in Nubia” di Lynn Meskell (università della Pennsylvania), nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio. Introduce Paolo Del Vesco, curatore del museo Egizio. L’ingresso è libero con prenotazione al link https://www.eventbrite.it/…/engineering… La conferenza, in inglese con traduzione simultanea in sala, sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino.

L’egittologa Lynn Meskell (università della Pennsylvania)
Lynn Meskell è Penn Integrates Knowledge (PIK) Professor all’università della Pennsylvania. È Richard D. Green Professor di Antropologia nella School of Arts and Sciences, Professor in Historic Preservation alla Weitzman School of Design e curatrice delle sezioni Medio Oriente e Asia al Penn Museum. Attualmente, ricopre il ruolo di AD White Professor-at-Large alla Cornell University. Ha cattedre onorarie all’università di Oxford e all’università di Liverpool, Shiv Nadar in India e all’università del Witwatersrand in Sudafrica. Nell’ultimo decennio, Lynn si è occupata dell’etnografia istituzionale del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, tracciando le politiche di governance e sovranità e le conseguenti implicazioni per la diplomazia multilaterale, la conservazione internazionale e i diritti del patrimonio, culminando nel suo libro pluripremiato “A Future in Ruins: UNESCO, World Heritage, and the Dream of Peace”. Attualmente sta esaminando le storie intrecciate di colonialismo, internazionalismo, spionaggio e archeologia in Medio Oriente. Altri lavori sul campo esplorano i regimi monumentali di conservazione in India.
Quello di giugno 2024 sarà un mese intenso di incontri, visite guidate, aperitivi archeologici, promossi dal dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari di Venezia, con il Comune di Cavallino Treporti e la soprintendenza di Venezia e laguna, nello scavo della Villa Marittima di Lio Piccolo, il più grande scavo archeologico stratigrafico di epoca romana condotto all’interno nella laguna di Venezia: il tutto nel segno dell’archeologia pubblica e dell’archeologia di comunità. E di “patrimonio partecipato” si parlerà proprio nell’incontro del 7 giugno 2024 con Monica Calcagno, Diego Calaon, Cinzia Dal Maso. Archeologi, studenti, amministratori, cittadini costruiscono insieme una storia contemporanea fatta di elementi antichi per immaginare un futuro sostenibile per il turismo e la residenzialità in un ambiente delicato e unico. Gli eventi sono gratuiti. È necessaria la prenotazione a: 

Commenti recenti