Un libro al giorno. “Un ostrearum vivarium nella laguna di Venezia” di Carlo Beltrame sui risultati dello scavo subacqueo nel sito di Lio Piccolo

È uscito per i tipi di Edipuglia il libro “Un ostrearum vivarium nella laguna di Venezia” di Carlo Beltrame. Nel libro vengono presentati i risultati dello scavo subacqueo, in acque torbide, condotto dal dipartimento di Studi umanisitici nel sito di Lio Piccolo, nella laguna di Venezia, tra il 2022 e il 2025. Le indagini, condotte anche per mezzo della fotogrammetria digitale, hanno permesso di documentare un vivarium per mantenere vive le ostriche, costruito in mattoni con un alzato in tavole di legno e munito di due coppie di gargami per cataractae interne sempre in legno. All’interno della vasca sono state trovate centinaia di ostriche conservate grazie ad un rapido ricoprimento. Si tratta di una struttura che ha un unico confronto nel mondo antico con una vasca simile trovata vicino a Narbonne. Grazie a numerose analisi al C 14 e dendrocronologiche, la costruzione della vasca può essere fatta risalire alla seconda metà del 1° secolo d.C. mentre la stratigrafia suggerisce un suo seppellimento entro la fine del 2° secolo. La struttura è collegata alle sottofondazioni in pali di un importante edificio che la presenza di centinaia di frammenti di affresco di pregio, di frammenti di marmo e di altri materiali permette di interpretare come una dimora di pregio, forse una di quelle ville marittime menzionate da Marziale quando parla di Altino. Lo studio del contesto è stato condotto in collaborazione con biologi impegnati nell’analisi delle ostriche, archeobotanici, che hanno lavorato sullo studio dei macroresti organici e del polline, geologi e dendrocronologi. Il sito di Lio Piccolo è il primo di età romana che viene scavato sistematicamente e in maniera stratigrafica e interdisciplinare nella laguna di Venezia e uno dei primi contesti subacquei in acque torbide, in assoluto, ad essere documentato per mezzo della fotogrammetria.
Monasterace (RC). “Alla scoperta dell’Antica Kaulonia: visita guidata al museo e parco archeologico

“Alla scoperta dell’antica Kaulonia”: nel mese di agosto 2026 il museo e parco archeologico dell’Antica Kaulonia (Monasterace, RC) promuove un ciclo di visite guidate alla scoperta della colonia, dei suoi monumenti, dei reperti e delle storie che ancora oggi raccontano la vita dell’antica città. Appuntamento domenica 9 agosto 2026, alle 18, con ritrovo all’ingresso del museo dell’Antica Kaulonia. Un’occasione da non perdere per conoscere più da vicino uno dei luoghi più affascinanti della Magna Grecia, accompagnati da archeologi che guideranno i visitatori lungo un percorso tra museo e area archeologica. La visita guidata è gratuita ed è inclusa nel costo del normale biglietto d’ingresso, fatte salve le gratuità previste dalla normativa vigente. Per partecipare è consigliata la prenotazione, chiamando il numero 0964 735154 oppure scrivendo a drm-cal.kaulon@cultura.gov.it.
Soriano Calabro (VV). Per il Mese dei Bronzi di Riace al polo museale va in scena “Alle origini del Mito” con la rappresentazione della Medea di Euripide

Dove nasce il mito, prende vita anche il teatro. Nell’ambito del Mese dei Bronzi di Riace – La Calabria del Mito, il polo museale di Soriano Calabro (VV) ospita una serata dedicata alla grande tradizione del teatro classico. Sabato 8 agosto 2026, alle 20.30, va in scena “Alle origini del Mito” con la rappresentazione della Medea di Euripide, uno dei capolavori più intensi della tragedia greca. Lo spettacolo, con la regia di Carlo Emilio Lerici, trae ispirazione dai miti, dai personaggi e dall’eredità culturale della Magna Grecia, offrendo al pubblico un viaggio nelle radici della civiltà mediterranea attraverso una delle figure più emblematiche del teatro antico. Un appuntamento che unisce patrimonio, spettacolo e memoria, confermando il legame profondo tra la Calabria e la cultura classica, nel ricco programma di eventi che celebra i Bronzi di Riace e il loro straordinario valore storico e identitario.
Un libro al giorno. “Gli uccelli nella pittura funeraria tarquiniese” di Cristiana Zaccagnino che affronta il tema delle relazioni tra esseri umani e animali, concentrandosi su un gruppo particolarmente affascinante: gli uccelli

È uscito per i tipi di Dario Cimorelli Editore il libro “Gli uccelli nella pittura funeraria tarquiniese” di Cristiana Zaccagnino. Il libro, parte della collana Scritti, affronta il tema, oggi centrale negli studi sulle civiltà del Mediterraneo antico, delle relazioni tra esseri umani e animali, concentrandosi su un gruppo particolarmente affascinante: gli uccelli. Creature capaci di camminare, volare e talvolta tuffarsi, i volatili occupano un posto unico nell’immaginario antico, anche per il loro legame con il ritmo delle stagioni, segnato dalle migrazioni. Se per il mondo greco-romano esistono studi d’insieme dedicati all’avifauna, un’analoga ricognizione mancava per l’Etruria, dove gli uccelli sono spesso associati alla sfera della divinazione. Attraverso l’analisi di un nucleo selezionato di immagini tratte dalle tombe tarquiniesi di età arcaica e classica, l’autrice identifica – quando possibile – le diverse specie rappresentate, ne esamina le abitudini e le peculiarità naturali, e ne ricostruisce le valenze simboliche, religiose e culturali. Ne emerge un quadro articolato, in cui il mondo aviario diventa chiave di lettura privilegiata per comprendere credenze, rituali e sensibilità dell’Etruria antica.
Grande Pompei. Nuove ricerche bioarcheologiche sulle vittime scoperte nella Villa B di Oplontis attestano una dieta prevalentemente composta da grano e orzo, legumi e altri prodotti agricoli locali. Le nuove ricerche pubblicate sul Journal of Archaeological Science: Reports

Un nuovo studio multidisciplinare sui resti umani rinvenuti a Oplontis (Torre Annunziata, Na) offre dati inediti sull’alimentazione e sulle condizioni di vita della popolazione vesuviana al momento dell’eruzione del 79 d.C. Attestato un maggior numero di vittime e una dieta prevalentemente composta da prodotti della terra. La ricerca, frutto della collaborazione tra il Laboratorio di Ricerche Applicate del Parco Archeologico di Pompei e il DiSTABiF – università della Campania “Luigi Vanvitelli”, è stata pubblicata sulla rivista internazionale Journal of Archaeological Science: Reports. L’articolo A multidisciplinary bioarchaeological approach to diet at Oplontis (Pompeii): evidence for predominantly terrestrial resources, a cura di Valentina Giacometti, Simona Altieri, Noemi Mantile, Maria Rosa di Cicco, Chiara Comegna, Valeria Amoretti, Gabriel Zuchtriegel e Carmine Lubrito (disponibile in open access al link: https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2352409X26004219), espone i risultati dello studio che ha riguardato i resti umani delle vittime rinvenute a Oplontis e che ha applicato un approccio bioarcheologico multidisciplinare per ricostruire alcuni aspetti della loro alimentazione.
“Ricostruire le pratiche alimentari del passato è fondamentale per comprendere i contesti culturali, economici e ambientali delle società antiche”, si legge nell’introduzione dell’articolo. “Tuttavia, gli studi sulla paleodieta sono spesso limitati dal recupero sporadico di materiali archeologici e dalla difficoltà di integrare diverse categorie di evidenze provenienti dal medesimo contesto deposizionale. Il sito vesuviano di Oplontis, nei pressi di Pompei, offre un potenziale analitico eccezionale grazie alla straordinaria conservazione di resti antropologici, archeobotanici e zooarcheologici sigillati dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Questo studio rappresenta la prima indagine interdisciplinare sul sito di Oplontis che utilizza l’analisi degli isotopi stabili (δ13C e δ15N) sul collagene osseo — condotta su 46 campioni umani e 3 di fauna — per determinare il contributo proporzionale delle diverse fonti alimentari alla dieta degli individui. I valori di δ13C per i campioni umani variano da −19,5 a −17,8‰ (media −18,7 ± 0,7‰), mentre i valori di δ15N oscillano tra 7,7 e 11,7‰ (media 10,1 ± 0,8‰). I risultati isotopici indicano una dieta basata prevalentemente su risorse terrestri di tipo C3 — verosimilmente cereali quali frumento e orzo, legumi e prodotti agricoli locali — integrata da proteine di origine animale, come carne e/o latticini. Integrati con le evidenze antropologiche e paleopatologiche, questi risultati contribuiscono a una ricostruzione più dettagliata delle pratiche alimentari e delle strategie di sussistenza della comunità che viveva a Oplontis poco prima dell’eruzione del 79 d.C.”.

L’indagine ha preso avvio da una revisione critica del contesto rinvenuto nell’ambiente 10 della cosiddetta “Villa B” di Oplontis, dove furono recuperati i resti di persone che cercavano di sfuggire all’eruzione del 79 d.C. e trovarono la morte in un ambiente antistante il porto. La nuova lettura del contesto, condotta attraverso analisi bioarcheologiche, ha permesso di stabilire che il numero delle vittime era maggiore rispetto a quanto identificato finora e ha rappresentato un primo passo verso uno studio complessivo dell’alimentazione della popolazione vesuviana in età romana. Le analisi isotopiche dei resti scheletrici hanno evidenziato differenze tra gli individui, ma anche una dieta tendenzialmente basata su risorse terrestri, in particolare alimenti vegetali integrati da una componente proteica di origine animale, e non su risorse marine, come invece ci si sarebbe potuti aspettare data la vicinanza al mare. In sintesi è emerso che nella dieta quotidiana rientravano soprattutto cereali, come grano e orzo, legumi e altri prodotti agricoli locali. A questi alimenti si aggiungeva una quantità moderata di proteine animali, probabilmente attraverso il consumo di carne e latticini. Il pesce era presente tra le possibili risorse alimentari, ma i dati hanno indicato un peso marginale nella dieta.

“Ciò conferma”, commenta il direttore del parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel, “che quando il Vangelo dice dacci oggi il nostro pane quotidiano, non si trattava tanto di una metafora, nel senso di cibo e più in generale di sostentamento, quanto della realtà della maggioranza della popolazione, che mangiava principalmente pane e cereali”. Lo studio ha inoltre rilevato che le differenze alimentari tra uomini e donne non erano particolarmente marcate, mentre alcuni animali venivano probabilmente nutriti in modo diverso rispetto ad altre specie. Oplontis si configura, quindi, come un caso di studio fondamentale per comprendere l’alimentazione e le modalità di vita degli abitanti dell’area vesuviana, in un percorso di ricerca che in futuro includerà anche le vittime degli altri siti della Grande Pompei.
Ischia (Na). Ai Giardini La Mortella di Forio la conferenza “La musica nel teatro greco” con Massimo Raffa (università del Salento), quinto appuntamento del “Progetto Kepos – Incontri di Archeologia e Paesaggio” a cura di Mariangela Catuogno

Sabato 8 agosto 2026, alle 19, ai Giardini La Mortella di Forio, sull’isola d’Ischia (Na), la conferenza “La musica nel teatro greco” con Massimo Raffa, professore associato di Musicologia e Storia della Musica al dipartimento di Beni culturali dell’università del Salento., quinto appuntamento del “Progetto Kepos – Incontri di Archeologia e Paesaggio”, che torna dopo una breve pausa, a cura di Mariangela Catuogno, il ciclo di conferenze annuale promosso dalla Fondazione W. Walton e Giardini La Mortella, che con un approccio interdisciplinare propone una riflessione sullo straordinario patrimonio culturale italiano e internazionale. Quest’anno, in cui ricorre il Centenario della nascita di Lady Walton e si celebra la sua opera di creatrice di un luogo straordinario come i Giardini La Mortella, il Progetto Kepos rende omaggio alla sua memoria e al costante sostegno che dedicò ai giovani talenti musicali con un appuntamento dedicato alla storia della musica. Dopo i saluti della presidente della Fondazione W. Walton e Giardini La Mortella, Alessandra Vinciguerra, il prof. Massimo Raffa presenterà il tema nella sala Museo dei Giardini La Mortella. L’incontro sarà moderato da Mariangela Catuogno, direttore scientifico del Progetto Kepos. Nel teatro greco il canto e il suono degli strumenti musicali ricoprivano un ruolo fondamentale, tanto che l’esperienza teatrale antica è semplicemente inconcepibile senza la musica. Per noi moderni la perdita di questa dimensione ha trasformato lo spettacolo antico in un testo scritto da leggere e, nel migliore dei casi, da rivitalizzare con l’aggiunta di musiche adattate o espressamente composte allo scopo. La conferenza proverà a interrogare le fonti antiche e a fare il punto su quanto sia possibile farsi un’idea delle pratiche esecutive e del sound della musica che risuonava sulla scena antica e che contribuiva a rendere il theatron ateniese del V secolo avanti Cristo un luogo di visione, ascolto, catarsi estetica e riflessione politica.
Este (Pd). Apertura straordinaria serale del museo nazionale Atestino con vista guidata “Il cielo degli antichi: animali e astri tra Veneti e Romani”, visita guidata a cura dell’archeologa Francesca Tomei

Sabato 8 agosto 2026 il museo nazionale Atestino di Este (Pd) è aperto straordinariamente anche la sera, dalle 19.30 alle 23.30 (ultimo ingresso ore 23). Con un appuntamento speciale alle 21: “Il cielo degli antichi: animali e astri tra Veneti e Romani”, visita guidata a cura dell’archeologa Francesca Tomei. Attività inclusa nel biglietto d’ingresso.
Un libro al giorno. “Gerusalemme” di Antonio Dell’Acqua che ripercorre l’evoluzione urbana e architettonica della città dal periodo ellenistico alla conquista araba

È uscito per i tipi di Carocci editore il libro di “Gerusalemme” di Antonio Dell’Acqua. Possono le pietre raccontare delle storie? A Gerusalemme sì. Il libro ripercorre l’evoluzione urbana e architettonica della città dal periodo ellenistico alla conquista araba, attraverso nove secoli di trasformazioni politiche, culturali e religiose. Integrando archeologia, fonti storiche ed epigrafiche, delinea un ritratto chiaro e aggiornato della Gerusalemme ellenistica, romana e tardoantica e mostra come templi, strade, mura e quartieri abbiano plasmato non solo lo spazio urbano, ma anche l’immaginario delle comunità che lo abitarono. Le stratificazioni del passato diventano così chiavi per leggere la città contemporanea, tra continuità e fratture ancora riconoscibili. Il libro offre dunque un’introduzione accessibile e al tempo stesso rigorosa, pensata per studiosi, studenti e lettori interessati alla storia del Medio Oriente.
Antonio Dell’Acqua è ricercatore in Archeologia classica all’università di Udine, dove insegna Archeologia romana. È direttore della missione archeologica italiana presso il ninfeo di Gerasa.




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