Parma. All’auditorium dei Voltoni (complesso monumentale della Pilotta) la conferenza “Cadalo! Chi era costui?” con il prof. Sergio Olivati apre il nuovo ciclo di conferenze organizzato da Arkheoparma

parma_pilotta_arkheoparma_conferenza-cadalo-chi-è-costui_locandinaPrende il via il nuovo ciclo di conferenze organizzato da Arkheoparma, in collaborazione con gli Amici della Pilotta, che per il 2025 dedicherà ampio spazio alla celebrazione del centenario della morte del parmigiano Luigi Pigorini, il più noto fra i padri fondatori dell’archeologia preistorica italiana. Appuntamento giovedì 16 gennaio 2025, alle 16.30, all’auditorium dei Voltoni, complesso monumentale della Pilotta. Il primo incontro “Cadalo! Chi era costui?” con il prof. Sergio Olivati sarà dedicato alla figura di Cadalo, vescovo di Parma candidato al soglio pontificio. L’inizio anticipato di 30 minuti rispetto al solito consentirà di dedicare più tempo alle domande e alla discussione. Ingresso libero fino al raggiungimento della capienza della sala.

Pompei. Gennaio apre con un doppio incontro dell’associazione internazionale Amici di Pompei su “Il mistero del cranio ritrovato di Plinio il Vecchio” e “La villa della Caccia al cinghiale dell’ager stabianus”

pompei_biblioteca-fiorelli_libro-plinio-il-vecchio-il-mistero-del-cranio-ritrovato_presentazione_locandinaDoppio appuntamento nel primo mese del 2025 per l’Associazione Internazionale Amici di Pompei ETS. Il primo giovedì 16 gennaio 2025: alle 17, nella Biblioteca “Giuseppe Fiorelli” del parco archeologico di Pompei, in via Plinio 4, aperta recentemente, presentazione del libro del giornalista e scrittore Carlo Avvisati “Plinio il Vecchio: il mistero del cranio ritrovato”, Artem edizioni. A presentare il testo saranno l’archeologo Salvatore Ciro Nappo insieme con Angelandrea Casale, ispettore onorario del Parco Archeologico di Pompei.

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Copertina del libro “Plinio il Vecchio: il mistero del cranio ritrovato” di Carlo Avvisati (Artem)

Il libro “Plinio il Vecchio: il mistero del cranio ritrovato” racconta la storia fantastica e noir di un teschio che da 124 anni a questa parte, per una serie di ipotesi bizzarre, viene ritenuto quanto resta dell’ammiraglio e scienziato romano che perse la vita durante l’eruzione vesuviana del 79 dopo Cristo. Una storia che nasce alla fine del 1800, in uno scavo archeologico condotto dall’ingegnere di Boscotrecase Gennaro Matrone, in terreni di sua proprietà situati a “Bottaro”, allora quartiere di Torre Annunziata. Sarà presente l’autore. Lo scavo restituì, ancora: collane, armille d’oro, anelli impreziositi da gemme e perle, e suppellettili interessanti. Tra queste ultime, una lanterna di bronzo a forma di testa di cavallo e quanto restava di una portantina… È sempre un merito se un autore sceglie di affrontare un rinvenimento di questo genere sottraendolo a quella forma di mummificazione e di oblio che spesso è il risultato del suo essere “scomodo”. Con la consueta perizia narrativa che unisce cronaca e scienza, Carlo Avvisati ci accompagna in un singolare viaggio nella storia dell’archeologia vesuviana così come alla fine dell’Ottocento e nei primissimi anni del Novecento veniva manifestandosi.

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Affresco della Caccia al Cinghiale staccato dalla parete sud del triclinio dell’omonima villa di Gragnano e conservato al museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” a Castellammare (foto parco archeologico pompei)

Il secondo venerdì 17 gennaio 2025: alle 17, nell’Auditorium degli Scavi di Pompei la conferenza “La villa stabiana della Caccia al Cinghiale. Riflessioni sul contesto topografico e tematico” a cura delle archeologhe Paola Miniero e Maria Cristina Napolitano. L’incontro sarà l’occasione per fare il punto su una storia iniziata nel 1984, durante i lavori per la realizzazione del tracciato della S.S. 145: si scavarono i resti di una villa rustica romana in territorio di Gragnano, ricadente in antico nell’ager Stabianus, da cui emerse un dipinto di particolare interesse raffigurante una scena di caccia al cinghiale. A distanza di 40 anni il recente allestimento topografico e tematico del museo Archeologico di Stabia e dei suoi depositi, ha invogliato a riprendere lo studio dell’edificio, della sua decorazione e dei materiali, di cui, nella conferenza, si espongono in anteprima i risultati.

 

Ercolano. Al parco archeologico di Ercolano al via la 7ma edizione di Close Up cantieri: il progetto di condivisione delle attività di conservazione e valorizzazione del patrimonio. Il direttore Sirano: “Offriamo ai visitatori un’esperienza unica e consapevole”

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Restauratori al lavoro al parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

Al parco archeologico di Ercolano al via la settima edizione di Close up cantieri 2025: compie infatti sette anni il Progetto di condivisione delle attività di conservazione e valorizzazione del patrimonio. Dopo giorni di vacanza che hanno visto una importante partecipazione del pubblico con 3.089 visitatori nei giorni 5 e 6 gennaio, riparte dunque al parco archeologico di Ercolano Close up cantieri, format di successo giunto al suo 7° anno: primo appuntamento il 16 gennaio 2025 seguito da ulteriori appuntamenti il 30 gennaio, 13 e 27 febbraio, e 13 e 27 marzo. La partecipazione è gratuita e inclusa nel biglietto di ingresso; i visitatori saranno accolti all’ingresso dell’area archeologica/ingresso dell’Antiquarium alle 10.30 per visita in lingua italiana e alle 12 per visita con spiegazioni in lingua inglese, previa formazione del gruppo di massimo 20 persone alla Biglietteria/visitor centre. L’esperienza avrà una durata di circa un’ora. Il progetto Close up cantieri mira a preservare e promuovere il patrimonio storico-culturale di Ercolano, con due principali obiettivi: da un lato, sensibilizzare l’utenza sui temi fondamentali della conservazione del patrimonio, e dall’altro, ottimizzare e valorizzare le competenze del personale coinvolto nelle attività di restauro e gestione del sito.

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Veduta d’insieme dell’area archeologica di Ercolano (foto paerco)

L’apertura dei cantieri rappresenta un’opportunità unica per il pubblico di assistere in prima persona ai lavori di restauro che vengono eseguiti secondo le più moderne tecniche di conservazione, in luoghi di eccezionale importanza, ora oggetto di restauri per la loro definitiva riapertura. L’iniziativa vuole educare i visitatori all’importanza della conservazione del patrimonio storico e artistico, sottolineando il ruolo cruciale che ciascun individuo può giocare nella protezione e valorizzazione di queste ricchezze. Inoltre, il progetto mira a migliorare l’esperienza dei visitatori, offrendo nuovi percorsi di fruizione che rispettano e promuovono la conoscenza consapevole dei resti archeologici. Durante le operazioni di restauro e manutenzione sarà possibile visitare il parco archeologico con percorsi che consentiranno ai visitatori di esplorare in sicurezza le aree non coinvolte dai lavori. “Close up cantieri rappresenta una tappa fondamentale nel lungo processo di valorizzazione del parco archeologico di Ercolano”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “con l’obiettivo di tutelare un patrimonio universale e di offrire ai visitatori un’esperienza unica e consapevole. La partecipazione attiva del pubblico e il miglioramento continuo delle competenze del personale sono elementi fondamentali per garantire il successo di questa iniziativa”.

Roma. Nuovo appuntamento della terza stagione di “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica” a cura di di Andrea Schiappelli (PArCo): protagonisti i kuTso, gruppo alternative rock romano, con un brano inedito, appositamente composto per il luogo delle origini di Roma, tra Foro Romano e Palatino

roma_PArCo_star-walks_kutso_locandinaUn brano inedito, appositamente composto per il luogo delle origini di Roma, tra Foro Romano e Palatino, per la terza edizione di “Star Walks. Quando il PArCo incontra la musica”, la serie originale del parco archeologico del Colosseo a cura di Andrea Schiappelli con Andrea Lai e Roberto Testarmata e la produzione di Pop Up – Live Sessions. Autori del brano sono i kuTso, gruppo alternative rock romano capitanato da Matteo Gabbianelli. Il brano è on air e disponibile su tutte le piattaforme online dal 7 gennaio 2025. L’uscita del singolo “Ai Fori” (ADA Music Italy) ha preceduto puntata di Star Walks ambientata per la prima volta proprio nella grande piazza, luogo di incontro di popoli e culture provenienti da tutto il Mediterraneo, uscita sul canale YouTube del PArCo martedì 14 gennaio 2025.

Nel video che accompagna il brano è prevista la simpatica e ironica incursione dell’archeologo Andrea Schiappelli a spiegare una volta per tutte che il Foro Romano è una cosa (la sede della partecipazione pubblica del popolo romano alla vita cittadina), e i Fori Imperiali un’altra (l’espressione del potere privato degli imperatori). Tanto che i kuTso hanno pensato bene di rilasciare al parco archeologico del Colosseo, in esclusiva assoluta, una versione alternativa del brano intitolata “Al Foro”.

Roma. Consegnati all’ambasciatore del Messico 101 reperti archeologici trafugati dal Messico e recuperati dai Carabinieri del Tpc di Roma, Udine, Perugia, Ancona e Cosenza

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101 reperti archeologici sono stati consegnati all’ambasciatore del Messico in Italia Carlos Garcìa de Alba da parte del comandante dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, Generale di Divisione Francesco Gargaro, alla presenza anche della sottosegretaria per gli Affari esteri del Messico, S.E. Maria Teresa Mercado, e del sottosegretario per gli Affari esteri della Repubblica Italia, On. Giorgio Silli. Tra i reperti si menzionano miniature fittili, statuette antropomorfe e zoomorfe in pietra dura, piccoli vasi in ceramica nera con effigie, un vaso in miniatura in ceramica nera con effigie di Tlaloc (la divinità della pioggia) appartenente alla cultura Tolteca-Maya del periodo post-classico (900-1200 d.C.), una piccola figura maschile in ceramica con testa e arti dipinti di rosso risalenti alla cultura Olmeca, Costa del Golfo 1500 – 400 a.C., una statuetta antropomorfa in argilla con tecniche di calco raffigurante una figura con copricapo con fascia frontale e paraorecchie circolari, una “pintadera” fittile di forma triangolare con scena di sacrificio umano e impugnatura a forma di testa di serpente della cultura Azteca, e una coppa tripode emisferica in terracotta riconducibile alla cultura Mixteca-Puebla (XIII/XIV – XVI sec. d.C.). Il recupero degli antichi manufatti è il risultato di diverse attività di indagine condotte dai Nuclei TPC di Roma, Udine, Perugia, Ancona e Cosenza, coordinate dalle rispettive Procure di Roma, Pordenone, Firenze, Ancona e Palmi (RC) che hanno convalidato il sequestro dei beni culturali. I manufatti, sottoposti a studi tecnici a cura dell’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia del Messico (INAH) per certificarne la loro autenticità e provenienza dai territori messicani, risalgono a un’ampia attribuzione cronologica e appartenenti a diverse aree archeologiche, dalla cultura Teotihuacana dell’Altipiano Centrale, a quella Zapoteca del periodo classico mesoamericano (150 – 650 d.C.) e preclassico medio mesoamericano (900 – 300 a.C.), e della Costa del Golfo e messicana-azteca del XIV – XVI sec.

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Il valore economico complessivo dei beni è stato valutato in alcune decine di migliaia di euro, tenuto conto della elevata testimonianza storico-culturale. I reperti sono stati giudicati “monumenti archeologici mobili di proprietà della Nazione Messicana”. Nello specifico, il Nucleo TPC di Roma, a seguito di perquisizione domiciliare a carico di un noto trafficante di reperti archeologici, aveva sequestrato numerosi reperti di natura archeologica prevalentemente di cultura precolombiana, tra cui 33 reperti appartenenti al Patrimonio indisponibile del Messico. Le indagini del Nucleo TPC di Perugia sono state attivate a seguito di una segnalazione da parte della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio dell’Umbria circa la presenza sul mercato on line di reperti archeologici messicani pronti per la vendita. Il Nucleo TPC di Ancona aveva proceduto al sequestro dei manufatti archeologici messicani poiché rinvenuti all’interno dell’abitazione di un soggetto a seguito di una richiesta di intervento presso l’abitazione dove era stato segnalato un tentativo di furto. Circa i recuperi conseguiti dal Nucleo TPC di Cosenza, il sequestro aveva tratto origine da un controllo doganale, presso l’aeroporto di Reggio Calabria, sul bagaglio di due passeggeri italiani provenienti dal Messico, procedendo al sequestro di importanti manufatti dell’antica cultura latino-americana. I beni sequestrati dal Nucleo di Udine provenivano da un collezionista che li aveva acquistati presso vari mercatini in Veneto con intento asseritamente filantropico.

Paestum. Al museo Archeologico nazionale chiude la sezione “Paestum: dalla città romana ad oggi” per lavori di manutenzione straordinaria. Dal 1° febbraio un nuovo percorso tematico interamente dedicato al periodo romano

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Al museo Archeologico nazionale di Paestum non chiude dal 13 gennaio 2025 solo la Sala del Tuffatore (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2025/01/13/paestum-sa-al-museo-archeologico-nazionale-chiusa-per-una-settimana-la-sala-del-tuffatore/), ma anche la Sezione espositiva “Paestum: dalla città romana ad oggi”. Ma quest’ultima non una settimana bensì fino al 31 gennaio 2025 per lavori di manutenzione straordinaria nell’ambito dell’Intervento “PNRR MiC, Missione 1, Component 3 – Cultura 4.0 – Misura 1 – Investimento 1.2 Rimozione delle barriere fisiche e cognitive in musei, biblioteche ed archivi. Miglioramento dell’accessibilità fisica e cognitiva del patrimonio archeologico e documentale storico e corrente del parco archeologico di Paestum e Velia” – Museo archeologico nazionale di Paestum – Digitalizzazione e apertura all’utenza dell’archivio storico e corrente”. Spiegano alla direzione del Parco: “Al museo di Paestum si lavora incessantemente per offrire ai visitatori un luogo sempre più accogliente, accessibile e inclusivo. In particolare i lavori in corso riguardano il miglioramento dell’accessibilità fisica e cognitiva del patrimonio archeologico e documentale del Museo”. Dal 1° febbraio 2025 il pubblico avrà a disposizione un nuovo percorso tematico interamente dedicato al periodo romano di Paestum.

Ispica (Rg). Nelle acque di Santa Maria del Focallo scoperto un relitto arcaico risalente al VI-V secolo a.C., insieme a quattro ancore litiche e due in ferro, che testimonia i commerci tra Grecia e Sicilia

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Rilievi del relitto di VI-V secolo a.C. scoperto nelle acque di Santa Maria del Focallo nel Comune di Ispica (Rg) (foto regione siciliana)

Un relitto arcaico risalente al VI-V secolo a.C., insieme a quattro ancore litiche e due in ferro, è stato scoperto a dicembre 2024 nelle acque di Santa Maria del Focallo, nel Comune di Ispica nel ragusano, durante una campagna di scavi subacquei condotta dal dipartimento di Studi umanistici e del Patrimonio culturale dell’università di Udine e dalla soprintendenza del Mare della Regione Siciliana.

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Una delle anfore in ferro scoperte a pochi metri dal relitto di Ispica (foto regione siciliana)

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Una delle anfore litiche scoperte a pochi metri dal relitto di Ispica (foto regione siciliana)

Il relitto è stato rinvenuto a sei metri di profondità, sepolto da sabbia e massi. Lo scavo ha rivelato uno scafo costruito con la tecnica “su guscio”, caratterizzato da tavole del fasciame collegate tramite incastri (tenoni e mortase) che conferivano alla struttura una funzione autoportante. A pochi metri dal naufragio sono stati individuati due nuclei di ancore: due in ferro del tipo a “T” rovesciata, probabilmente risalenti al VII secolo d.C., e quattro litiche, di probabile epoca preistorica.

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Rilievi del relitto di VI-V secolo a.C. scoperto nelle acque di Santa Maria del Focallo nel Comune di Ispica (Rg) (foto regione siciliana)

La segnalazione del sito alla soprintendenza del Mare era stata fatta nel 2022 da Antonino Giunta, che con l’associazione BCsicilia aveva elaborato una mappa 3D dell’area. La campagna di scavi, durata tre settimane e conclusa nello scorso mese di settembre, ha visto il coinvolgimento del Nucleo sommozzatori della Guardia Costiera di Messina e della Capitaneria di Porto di Pozzallo, che hanno garantito supporto tecnico e logistico alle operazioni. Grazie alla fotogrammetria subacquea, è stato possibile generare un modello tridimensionale del relitto, mentre i campioni prelevati consentiranno ulteriori analisi paleobotaniche per approfondire lo studio dei materiali utilizzati.

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Lo scafo del relitto di VI-V secolo a.C. scoperto nelle acque di Santa Maria del Focallo nel Comune di Ispica (Rg) (foto regione siciliana)

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Il tream impegnato nelle ricerche subacquee nell’ambito del progetto “Kaukana Project” (foto regione siciliana)

Questa attività di ricerca è stata condotta nell’ambito del “Kaukana Project”, alla sua quinta campagna di scavo effettuata come approccio integrato per la valorizzazione del nostro patrimonio culturale sommerso. Il progetto, nato nel 2017, prosegue con l’obiettivo di ricostruire il paesaggio costiero e sommerso lungo il litorale compreso tra Ispica, Kaukana e Kamarina, in collaborazione con l’università di Udine e prestigiosi enti di ricerca italiani e internazionali.

 

Paestum (Sa). Al museo Archeologico nazionale chiusa per una settimana la Sala del Tuffatore

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Da lunedì 13 gennaio a venerdì 17 gennaio 2025, la Sala del Tuffatore del museo Archeologico nazionale di Paestum sarà temporaneamente chiusa, per consentire i lavori di riallestimento della nuova sala dedicata alle Pitture Lucane. Le altre sale del Museo saranno regolarmente aperte.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale prorogata la mostra “Documentare gli Scavi: Pompei nelle imprese editoriali del Regno 1740–1850”

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Allestimento della mostra “Documentare gli Scavi: Pompei nelle imprese editoriali del Regno 1740–1850” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Come si svolgevano gli scavi a Pompei nel primo secolo dopo la scoperta? Perché le pitture erano asportate? A quando risale l’idea di lasciare gli affreschi in situ? E quali erano i rischi? A queste domande prova a rispondere la mostra “Documentare gli Scavi: Pompei nelle imprese editoriali del Regno 1740–1850”, aperta al pubblico nella Sala del Plastico di Pompei al museo Archeologico nazionale di Napoli soffermandosi sul processo di documentazione delle scoperte archeologiche nelle città vesuviane (vedi Napoli. Al museo Archeologico nazionale la mostra “Documentare gli Scavi: Pompei nelle imprese editoriali del Regno 1740–1850”: un viaggio nella storia dell’archeologia e delle metodologie di scavo e ricerca un viaggio nella storia dell’archeologia e delle metodologie di scavo e ricerca | archeologiavocidalpassato). La mostra, prevista in chiusura il 31 gennaio 2025, è prorogata fino al 3 marzo 2025. La scoperta di Ercolano e Pompei, le città seppellite dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., ha rivoluzionato l’archeologia, le arti e il gusto dell’Europa del Secolo dei Lumi. Il disseppellimento di intere città antiche, emerse dalla polvere del tempo come se fossero state appena abbandonate, aveva dello straordinario.

Paestum (Sa). Ricoperto il mosaico di Nettuno. Si potrà rivederlo a primavera

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Area archeologica di Paestum: il mosaico di Nettuno (foto pa-paeve)

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Paestum: il mosaico di Nettuno ricoperto per l’inverno (foto pa-paeve)

Si sono concluse, nell’area archeologica di Paestum, le attività di ricopertura del mosaico di Nettuno che resterà protetto con una membrana traspirante durante i mesi più freddi. Senza tale protezione, le temperature rigide, in particolare quelle notturne, potrebbero innescare dei pericolosi cicli di gelo e disgelo dell’acqua interstiziale che danneggerebbero le tessere marmoree. In primavera si potrà ritornare ad ammirare in sicurezza il mosaico in tutta la sua meraviglia.