Marsala (Tp). Archeotrekking urbano e visita al museo Archeologico regionale: due percorsi complementari, pensati per chi ama camminare, esplorare e lasciarsi guidare dal racconto dell’archeologia

Domenica 4 gennaio 2026: due esperienze imperdibili per scoprire Marsala tra storia, mito e paesaggio: archeotrekking urbano e visita al museo, due percorsi complementari, pensati per chi ama camminare, esplorare e lasciarsi guidare dal racconto dell’archeologia.

Archeotrekking urbano a Lilibeo – Marsala: viaggio a piedi tra mito, storia e archeologia, alla scoperta dell’antica Lilibeo e dei suoi luoghi simbolo. Un percorso urbano che intreccia paesaggio, memoria e ricerca, accompagnati da un archeologo. Partenza alle 10. Punto di incontro all’ingresso area archeologica di Capo Boeo, in viale Vittorio Veneto (davanti Porta Nuova). Biglietti: 10 euro intero / 6 euro ridotto (under 15). Info & prenotazioni: 351 4849420 | lilibeo. Biglietti online: http://archeofficina.com/…/archeotrekking-urbano-a…/

Viaggio al Museo di Marsala – Visita con l’archeologo tra mito e archeologia. Nel pomeriggio un’esperienza immersiva al museo Archeologico regionale Lilibeo (Baglio Anselmi), affacciato sul mare di Capo Boeo. Un percorso guidato tra reperti unici e racconti che riportano in vita l’antica Lilibeo: il celebre relitto punico, unico al mondo; ceramiche, epigrafi, mosaici e oggetti della vita quotidiana; approfondimenti sulla topografia storica della città antica. Un museo che dialoga con il paesaggio dello Stagnone. Inizio visita alle 16.30 (durata circa 2h30). Biglietti: 10 euro intero / 6 euro ridotto (under 15). Prenotazione obbligatoria: 351 4849420 | lilibeo. Info: http://archeofficina.com/…/viaggio-al-museo-di-marsala…/

Torino. Il museo Egizio per Natale ha inaugurato il riallestimento della sala di Kha e Merit: 100 tessuti mai visti e una teca da record per il Papiro del Libro dei Morti. Greco e Christillin: “Questa sala è il manifesto del museo Egizio che vogliamo: un luogo dove la conoscenza si fa esperienza condivisa”

ll nuovo allestimento della sala di Kha e Merit al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Luci innovative, infografiche, magazzini a vista dei tessuti e una teca di 14 metri per il Libro dei Morti: sono le principali novità del nuovo allestimento inaugurato il 4 dicembre 2025 al museo Egizio di Torino della sala dedicata al corredo funebre di Kha e Merit, una coppia della classe scribale egizia, vissuta circa 3500 anni fa a Deir el-Medina, villaggio delle maestranze e degli artisti che lavoravano alle tombe dei faraoni. La sala rinnovata, curato dagli egittologi Enrico Ferraris e Susanne Töpfer, in collaborazione con Johannes Auenmüller, Federica Facchetti, Alessandro Girardi, Cédric Gobeil, è destinata a diventare modello di riferimento per tutti i successivi riallestimenti, che non possono prescindere dalla ricerca archeologica e dalle nuove tecnologie.

Una fase dell’allestimento della sala di Kha e Merit al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Per l’Ufficio Produzione hanno contribuito Enrico Barbero, responsabile dell’allestimento generale; Enrica Ciccone, incaricata del coordinamento museografico; Piera Luisolo per le grafiche. Al progetto hanno lavorato inoltre le restauratrici Sara Aicardi, Francesca Maiocchi, Eleonora Furgiuele, Giulia Pallottini e Valentina Turina, mentre Federico Taverni ha curato la modellazione 3D. L’intervento è sostenuto dalla Fondazione CRT, da grandi donatori privati che hanno sostenuto la realizzazione di due nuove teche all’interno della sala, da Gli Scarabei – Associazione dei Soci Sostenitori del Museo Egizio e da oltre 500 donatori e donatrici che hanno partecipato alla campagna di raccolta fondi “Oggetti quotidiani, storie straordinarie”. 

L’egittologa Corinna Rossi (seconda da destra) con lo staff del Politecnico di Milano che ha realizzato l’installazione video per il museo Egizio (foto politecnico mi)

Il nuovo allestimento della Sala di Kha e Merit comprende un’installazione video multimediale, frutto del lavoro del Politecnico di Milano. Sotto la guida della docente Corinna Rossi, è stato realizzato il modello 3D di tutta la tomba (cappella a forma di piramide, spazio ipogeo e contesto nei quali sono inseriti) ricavato dai rilievi effettuati sul campo, a Deir el-Medina in Egitto, e sul pyramidion, la punta della piramide conservata al museo del Louvre, a Parigi. L’installazione permetterà ai visitatori di avere una visione d’insieme realistica e veritiera della tomba e del suo ambiente circostante.

Esami diagnistici al Libro dei Morti nella sala di Kha e Merit al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

“Il riallestimento della sala di Kha e Merit rappresenta un momento cruciale per il museo Egizio e dimostra come la collaborazione tra istituzioni, sostenitori privati e pubblico possa generare progetti di portata internazionale”, hanno dichiarato la presidente Evelina Christillin e il direttore Christian Greco. “Grazie al sostegno della Fondazione CRT, grazie alla generosità di grandi mecenati e di oltre 500 donatori, abbiamo realizzato un modello di museo contemporaneo dove la tecnologia diventa strumento di narrazione e la ricerca dialoga direttamente con i visitatori. La teca anossica da 14 metri per il Libro dei Morti è un primato mondiale nella conservazione dei materiali organici. Ma l’aspetto più rivoluzionario è l’approccio: non mostriamo solo oggetti, ma raccontiamo vite, processi e scoperte in corso, come il TT8 Project che pubblicheremo dal 2027. Questa sala è il manifesto del museo Egizio che vogliamo: un luogo dove la conoscenza si fa esperienza condivisa”.

Dai corredi alle vite: cento tessuti raccontano l’antico Egitto. Alla base del nuovo progetto di riallestimento, a 120 anni dalla scoperta della Tomba ad opera di Ernesto Schiaparelli nel 1906, c’è un cambio di prospettiva radicale.  Sotto i riflettori non ci sono solo i 460 reperti, tra sarcofagi, mobili, tessuti, oggetti di uso quotidiano come boccette di profumi e unguenti in vetro e alabastro o il gioco della Senet, tra i giochi da tavolo più antichi, ma c’è l’idea di accompagnare il visitatore alla scoperta della vita quotidiana di Kha e Merit, due persone realmente esistite all’epoca del Nuovo Regno, verso la fine del XV secolo a.C., di intrecciare archeologia e tecnologia per dar vita al racconto umano.

Sistemazione dei tessuti nel nuovo allestimento della sala di Kha e Merit al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Per la prima volta, oltre 100 tessuti del corredo funerario restaurati, escono dai depositi per essere esposti in un nuovo magazzino a vista, aggiunto alle vetrine che oggi custodiscono i reperti che compongono il corredo della coppia, che è l’unico corredo intatto al di fuori dell’Egitto, risalente al Nuovo Regno. Anche la porta della Tomba viene presentata in una nuova configurazione, frutto di un meticoloso restauro basato su approfonditi studi del reperto, sostenuto da Rotary Distretto 2031 – Nord Piemonte e Valle d’Aosta, sotto la curatela di Cédric Gobeil, egittologo e curatore dell’Egizio.  

L’egittologa Susanne Töpfer controlla il Libro dei Morti nella sala di Kh e Merit al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Primato mondiale nella conservazione. Ma la vera rivoluzione è tecnologica. Il museo Egizio si conferma all’avanguardia mondiale nella conservazione dei papiri: il Libro dei Morti di Kha sarà esposto in una teca anossica inclinata massimo a 45 gradi e lunga circa 14 metri, la prima al mondo di queste dimensioni progettata specificamente per papiri. L’anossia – l’assenza di ossigeno – rappresenta una delle strategie più efficaci di conservazione preventiva, capace di eliminare completamente le infestazioni biologiche e gli insetti in ogni stadio di sviluppo. “Le analisi condotte su diversi reperti e sul Libro dei Morti ci hanno fatto scoprire dettagli preziosi”, hanno dichiarato Enrico Ferraris e Susanne Töpfer, curatori del museo Egizio e del riallestimento della sala. “Si tratta di risultati, che pubblicheremo nel 2028, e che dimostrano come diagnostica, filologia e archeometria possano dialogare per offrire nuove chiavi di lettura e nuovi percorsi di visita. Il corredo di Kha e Merit, unico nel suo genere al di fuori dell’Egitto, per quanto riguarda il periodo del Nuovo Regno, meritava un allestimento che ne valorizzasse non solo la ricchezza materiale, ma anche la complessità. Il Libro dei Morti di Kha, conservato in una nuova teca ad alta tecnologia è accompagnato da infografiche che traducono i geroglifici e decifrano per il visitatore il racconto contenuto nel papiro”.

L’infografica del Libro dei Morti nella sala di Kha e Merit al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Il Libro dei Morti è accompagnato da un’infografica innovativa che si estende per tutta la sua lunghezza di 14 metri. Seguendo l’esempio delle installazioni già realizzate per altri papiri della collezione, come il Libro dei Morti di Iuefankh con la sua infografica di 19 metri che spiega 40 capitoli attraverso immagini, anche il papiro di Kha sarà corredato da tre livelli di approfondimento che integrano prospettive archeologiche, filologiche e storico-religiose. L’infografica illustra le 33 formule magiche del manoscritto, svelando la complessità culturale e tecnica celata in questo documento funerario: dalla preparazione originaria del papiro per un altro proprietario, alle tecniche scribali utilizzate, fino al significato delle vignette colorate che accompagnano le formule per la protezione e la resurrezione del defunto nell’aldilà. Un viaggio che permetterà ai visitatori di comprendere non solo il contenuto del testo, ma anche la sua materialità e la storia della sua creazione e trasformazione. 

ll nuovo allestimento della sala di Kha e Merit al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Corredo esposto nella sala di Kha e Merit al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

ll nuovo allestimento della sala di Kha e Merit al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Esami diagnostici a uno dei sarcofagi di Kha al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Quando la scienza incontra il pubblico. La sala di Kha e Merit ha l’ambizione di raccontare in un unico spazio diagnostica, ricerca egittologica e restauro: tre ambiti che negli ultimi anni si sono avvicinati sempre più e che oggi suscitano un interesse crescente non solo tra gli specialisti, ma anche tra i visitatori. L’incontro tra analisi dei materiali, studio filologico, archeometria e scienze della conservazione offre un’esperienza di visita nuova, che permette di osservare non solo gli oggetti, ma anche il processo di conoscenza che li rende interpretabili. Questo approccio integrato è anche la base metodologica del TT8 Project, il programma di ricerca internazionale avviato dal museo Egizio nel 2017 per lo studio completo del corredo funerario, della cappella e della tomba inviolata di Kha e Merit. Il progetto ha l’obiettivo di raccogliere, analizzare e riunire per la prima volta tutti i dati archeologici, diagnostici e filologici in un’unica cornice di interpretazione, avviando la prima pubblicazione generale della tomba e del corredo a partire dal 2027. Nel quadro del TT8 Project rientrano anche le indagini archeometriche condotte tra febbraio e marzo 2024 dal MOLAB (E-RIHS) sul Libro dei Morti di Kha, i cui risultati preliminari trovano posto nell’imponente apparato grafico che accompagna la nuova lunga teca del papiro. Queste analisi consentono al pubblico di avere un primo sguardo sul lavoro scientifico in corso e di scorgere con maggiore chiarezza le fasi tecniche che hanno dato forma al manoscritto: dai gesti dello scriba che ha tracciato il testo, a quelli del pittore che ha applicato i pigmenti, fino al lavoro dell’artigiano che ha confezionato i fogli di papiro. La ricerca scientifica rende così leggibili i processi materiali alla base della sua realizzazione. Il nuovo allestimento riflette così i principi che guidano oggi un’idea di narrazione del museo Egizio nella quale conservazione, ricerca e tecnologie avanzate non procedono più su binari paralleli, ma costruiscono insieme una narrazione scientifica accessibile. La sala rinnovata diventa dunque un modello per i futuri riallestimenti del museo Egizio, in cui il pubblico sarà sempre più accompagnato alla scoperta non solo dei reperti, ma della conoscenza che li circonda. 

 

Un libro al giorno. “Comitium Niger Lapis. Il Comizio dei Re e della Res Publica” a cura di Alfonsina Russo e Patrizia Fortini

Copertina del libro “Comitium Niger Lapis. Il Comizio dei Re e della Res Publica” a cura di Alfonsina Russo e Patrizia Fortini

È uscito per i tipi de L’Erma di Bretschneider il libro “Comitium Niger Lapis. Il Comizio dei Re e della Res Publica” a cura di Alfonsina Russo e Patrizia Fortini. I dati raccolti dalle indagini più recenti dimostrano senza ombra di dubbio che l’area del futuro Comizio, un altopiano digradante verso la piana del Foro Romano alle pendici del Campidoglio, fu occupata fin dall’età del Ferro. Un attento riesame delle indagini e della documentazione emersa dagli scavi più recenti indica che, a partire dal VII a.C., il sito ospita strutture funzionali all’attività politica, amministrativa e religiosa che ritroveremo poi nel Comizio di età repubblicana: la piazza, le tribune gradonate e l’area sacra a cui si riferisce l’iscrizione latina arcaica C.I.L., I2.1, o Cippo del Foro (o iscrizione Niger Lapis). Quest’ultima è stata rilevata accuratamente per la prima volta con l’impiego di moderne tecniche di rilievo e restituzione tridimensionale (Laser Scanner). I risultati hanno portato alla definizione di nuove considerazioni sulla lettura del testo e sul contenuto normativo dell’iscrizione stessa.

#domenicalmuseo: il 4 gennaio ingresso gratuito a musei e parchi archeologici statali

Domenica 4 gennaio 2026 si rinnova l’appuntamento con la #domenicalmuseo, l’iniziativa del ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito nei luoghi della cultura statali ogni prima domenica del mese. Le visite si svolgeranno nei consueti orari di apertura, con accesso con prenotazione consigliata o obbligatoria, dove richiesta. La scorsa #domenicalmuseo, 7 dicembre 2025, ha registrato 247.108 ingressi.

Paestum (Sa). Il 2026 porta al parco archeologico la mostra “La città nel tempio” che prende le mosse dalla scoperta del tempietto arcaico e aggiorna la ricerca sull’architettura dorica e sul rapporto tra la città antica e il paesaggio, la religione e l’urbanistica. Prime anticipazioni

I parchi archeologici di Paestum e Velia annunciano la realizzazione della mostra “La città nel tempio”, nel corso del 2026, anche grazie al cofinanziamento della Regione Campania. L’esposizione è ispirata alla recente scoperta di un santuario magno-greco ai margini occidentali dell’antica Poseidonia-Paestum e si propone come uno dei progetti scientifici ed espositivi più rilevanti degli ultimi anni puntando a condividere con il grande pubblico gli aggiornamenti della ricerca sull’architettura dorica e sul rapporto tra la città antica e il paesaggio, la religione e l’urbanistica. La mostra si articolerà tra il museo Archeologico nazionale di Paestum e l’area dove sorge il tempietto dorico, configurandosi come un percorso diffuso capace di mettere in dialogo reperti, contesto archeologico, ricostruzioni, nuove tecnologie. L’allestimento presenterà una selezione di materiali, riportati alla luce durante lo scavo (ancora in corso) – principalmente elementi architettonici in pietra locale (travertino e arenaria) ed ex voto in terracotta- accostati ad altri reperti provenienti da altri musei della Magna Grecia e della Sicilia, per offrire un confronto più ampio sul tema dei santuari e delle fondazioni coloniali. Il percorso sarà inoltre arricchito da una sezione fotografica d’autore, ideata per integrare la narrazione archeologica con lo sguardo dell’arte contemporanea. A guidare il progetto espositivo è un Comitato Scientifico composto da studiosi di rilievo internazionale, a testimonianza del valore e dell’ambizione dell’iniziativa. Ne fanno parte Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia; Mehrdad Hejazi, dell’University of Isfahan; Clemente Marconi, professore all’università di Milano; Dieter Mertens, già direttore dell’Istituto Archeologico Germanico di Roma; Massimo Osanna, direttore generale Musei; Valeria Parisi, dell’università della Campania Luigi Vanvitelli; Carlo Rescigno, professore all’università della Campania Luigi Vanvitelli.

Tiziana D’Angelo, direttrice dei parchi archeologici di Paestum e Velia, sullo scavo del tempietto dorico nel santuario presso le mura di Poseidonia (foto pa-paeve)

Il percorso espositivo. La mostra sarà articolata in diverse sezioni. Una prima parte, dedicata alla scoperta e allo scavo, racconterà il percorso di ricerca dal presente alle origini del santuario, attraverso fotografie, rilievi, piante, disegni, filmati e approfondimenti geomorfologici e topografici. Una seconda sezione, “Il santuario e la città”, sarà dedicata alla ricostruzione del tempio nelle sue diverse fasi edilizie, all’evoluzione dello stile dorico a Paestum e alla rilettura dell’assetto urbanistico e del paesaggio antico. Seguirà una sezione dedicata al rito, al culto e alle divinità, in cui i materiali votivi permetteranno di ricostruire l’evoluzione delle pratiche cultuali dall’età greco-lucana fino all’età romana. Accanto all’esposizione archeologica, il progetto prevede una mostra fotografica affidata a un autore di fama internazionale, chiamato a interpretare lo scavo, il paesaggio e la scoperta attraverso il linguaggio dell’immagine. L’area dello scavo sarà parte integrante del percorso: grazie all’utilizzo di tecnologie immersive saranno proposte ricostruzioni virtuali del tempietto nelle diverse fasi della sua vita e installazioni contemporanee che permettono di restituirne l’alzato e la decorazione. Saranno, inoltre, previste visite guidate curate dal personale dei Parchi, comprese nel biglietto di ingresso e importanti progetti didattici orientati all’accessibilità cognitiva.

Veduta a volo d’uccello dell’area di scavo del tempietto dorico a ridosso delle mura di Poseidonia-Paestum (foto mic)

Una scoperta che riscrive la storia urbana di Paestum. La scoperta di un nuovo edificio templare collocato a ridosso del circuito murario occidentale, nei pressi della torre 12 e a poca distanza dall’antica linea di costa risale al 2019 durante i lavori di restauro e messa in sicurezza delle mura urbane.  È emersa, inoltre, una notevole quantità di materiali architettonici lapidei – blocchi di basamento, rocchi di colonne, metope, triglifi, sime e gocciolatoi, riconducibili a un edificio sacro di ordine dorico. Le successive indagini aerofotografiche e geofisiche hanno permesso di individuare con precisione il perimetro della struttura.

Capitelli, rocchi di colonna, elementi del fregio e del cornicione: sono i frammenti lapidei di un tempio dorico del V sec. a.C. emersi lungo le mura di Paestum nel 2019 (foto parco archeologico Paestum)

Tra il 2022 e il 2024 sono state condotte le prime campagne di scavo sistematiche, che hanno restituito una stratigrafia complessa, estesa dalla prima età imperiale fino alle fasi più antiche della colonia greca, con evidenze che in alcuni punti risalgono addirittura all’epoca preistorica. Nell’estate del 2025 l’area è stata acquisita dai Parchi archeologici di Paestum e Velia e le indagini stanno proseguendo su una superficie di circa 480 mq, con l’obiettivo di comprendere meglio la funzione del santuario, il suo rapporto con le mura urbane e il territorio circostante, nonché di individuare la divinità titolare del culto.

Veduta zenitale del tempietto dorico con l’annesso altare scoperto a ridosso delle mura di Paestum (foto mic)

Il tempio, il paesaggio, il culto. La campagna di scavo 2022-2024 ha riportato alla luce un tempio dorico di modeste dimensioni (11,60 x 7,60 m), orientato est-ovest e databile alle fasi finali dell’epoca arcaica, agli inizi del V secolo a.C. L’edificio presenta una peristasi con 4 colonne sui lati brevi e 6 su quelli lunghi, una cella chiusa sul fondo e un altare collocato in asse a circa 9 metri di distanza. Al di sotto della struttura sono stati individuati frammenti pertinenti a un edificio ancora più antico, databile alla prima metà del VI secolo a.C., oltre a testimonianze di frequentazioni preistoriche, tra cui un recinto di pietre inglobato nella costruzione sacra. Il santuario si inserisce in un’area già compresa nella prima pianificazione urbanistica della colonia e si colloca lungo un limite naturale della città, sulla falesia che segna la placca di travertino su cui sorge Paestum. Come avviene in altri contesti del mondo greco, la presenza di uno spazio sacro al confine contribuisce a definire un’idea di limite permeabile, luogo di passaggio tra città e mare, tra cittadini e stranieri, tra dimensione religiosa, politica ed economica. Un’interpretazione che apre nuove prospettive sul ruolo del santuario come presidio simbolico e territoriale della polis. Dallo scavo proviene un numero eccezionale di reperti: oltre 10.000 oggetti, attualmente conservati nei depositi del museo. Particolarmente abbondanti sono la coroplastica e la ceramica miniaturistica, accanto a ceramiche d’impasto, ceramica corinzia, ceramica a vernice nera, metalli, ambra, osso lavorato ed elementi architettonici che in alcuni casi conservano tracce di decorazione policroma.

Veduta da drone del tempietto greco lungo le mura di Paestum con il team di archeologi che segue le ricerche: al centro la direttrice Tiziana D’Angelo (foto pa-paeve)

Un progetto scientifico ampio. Dal punto di vista strategico, la mostra intende rafforzare il posizionamento dei parchi archeologici di Paestum e Velia come luogo di ricerca, sperimentazione e divulgazione, capace di intercettare un pubblico non solo regionale ma internazionale. Il progetto garantirà piena accessibilità e sarà sviluppato in collaborazione con università, enti di ricerca e partner culturali, per favorire una partecipazione ampia e consapevole alla fruizione del patrimonio.

Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia, e Massimo Osanna, direttore generale dei Musei, all’inaugurazione della sezione romana del museo Archeologico nazionale di Paestum (foto pa-paeve)

Giornata di studi. “La città nel tempio” nasce anche con l’obiettivo di offrire alla comunità scientifica una base aggiornata di dati su cui avviare nuove riflessioni sull’architettura sacra e sull’urbanistica della Magna Grecia. In quest’ottica, il progetto sarà accompagnato da una giornata di studi dal titolo (provvisorio): “Paestum e il dorico: nuove proposte sull’architettura sacra in Magna Grecia”, preliminare all’inaugurazione della mostra e alla pubblicazione del catalogo scientifico.

Marina di Ognina (Sr). Nuove informazioni dal Relitto delle Olle: individuato l’orientamento dell’imbarcazione tardo-antica e del suo carico dalla missione della Soprintendenza del Mare. Prossimi obiettivi: delimitare il carico per stimare le dimensioni reali del relitto

Rilievi del sito del Relitto delle Olle nei fondali di Marina di Ognina nel Siracusano (foto regione siciliana)

Nuove informazioni dal Relitto delle Olle, dalla tipologia di alcune ceramiche trovate a bordo, scoperto nel 2019 sui fondali di Marina di Ognina, nel Siracusano, grazie alla missione scientifica di studio – coordinata dalla soprintendenza del Mare – sul sito il relitto di epoca tardo antica che ha individuato l’orientamento dell’imbarcazione e del suo carico ipotizzando le sue dimensioni di massima. Attraverso una documentazione tridimensionale del sito e una successiva prima fase di pulizia dei sedimenti, è stato possibile mettere in luce una grande quantità di materiale e di informazioni. Con ogni probabilità, si tratta di una nave oneraria di medie dimensioni la cui lunghezza doveva aggirarsi tra i 15 e i 18 metri, per una larghezza compresa tra i 5 e i 6 metri. Nel corso delle ultime immersioni, inoltre, sono stati recuperati un secondo vaso monoansato acromo con funzione di bollitore e una olla acroma biansata con coperchio.

Olla acroma biansata con coperchio recuperata dal carico del Relitto delle Olle (foto regione siciliana)

Il coordinamento e la direzione scientifica delle immersioni sono state curate dalla soprintendenza del Mare della Regione Siciliana; i subacquei del Capo Murro diving center di Siracusa hanno assicurato l’assistenza e i mezzi nautici con il supporto dei sommozzatori altofondalisti dell’organizzazione Global Underwater Explorers (Gue), la documentazione fotogrammetrica è stata realizzata da Luca Palezza, Eduardo Salaj e Alessio Calantropio con l’assistenza di Andrea D’Ambrosi; Linda Pasolli ha assicurato il suo contributo alle osservazioni biologiche, mentre Cristiano Rosa ha realizzato anche la progettazione e realizzazione delle attrezzature operative. Le operazioni subacquee sono state organizzate e coordinate da Fabio Portella. L’assistenza in superficie è stata assicurata da Ninny Di Grazia.

Vaso monoansato acromo con funzione di bollitore recuperato dal carico del Relitto delle Olle (foto regione siciliana)

“Il Relitto delle Olle si presenta come un sito di straordinario potenziale, ancora ricco di informazioni non immediatamente percepibili”, spiegano alla soprintendenza. “Il carico, estremamente omogeneo, è fortunatamente giunto fino ai giorni nostri in condizioni ottimali, non avendo subito significative alterazioni, né danni dovuti al passaggio di reti a strascico o interventi clandestini. I prossimi obiettivi della ricerca saranno indirizzati verso una completa delimitazione del carico, al fine di stimare in maniera più precisa le dimensioni originarie dell’imbarcazione. Le pochissime tracce lignee individuate fino a questo momento lasciano ipotizzare che al di sotto del carico possa essersi conservata parte della struttura dello scafo”.

Rilievi del sito del Relitto delle Olle nei fondali di Marina di Ognina nel Siracusano (foto regione siciliana)

La storia. Le prime tracce del relitto furono individuate 6 anni fa a circa un miglio dalla costa siracusana, alla profondità di 70 metri, dall’ispettore onorario per il patrimonio culturale sommerso Fabio Portella, insieme a Stefano Gualtieri, nel corso di un’immersione subacquea per la mappatura dei cavi telegrafici della Pirelli posati alla fine dell’800. Nel 2021 fu individuato il vero e proprio nucleo del sito, databile in via preliminare tra il V e il VI secolo d.C., e costituito da una grande quantità di contenitori ceramici, articolati in quattro moduli di differenti grandezze e da coperchi appartenenti a tre varianti morfologiche. Dopo la segnalazione alla Soprintendenza del Mare, fu autorizzato da quest’ultima il recupero di alcuni reperti ritenuti utili per la caratterizzazione dei materiali: due olle, tre coperchi e un bollitore monoansato.

Un libro al giorno. “Iblei rupestri – l’exemplum di Licodia Eubea” di Antonio Barone che affronta la storia delle trasformazioni del popolamento nel territorio di Licodia Eubea

Copertina del libro “Iblei rupestri – l’exemplum di Licodia Eubea” di Antonio Barone

È uscito per i tipi di Abulafia editore il libro “Iblei rupestri – l’exemplum di Licodia Eubea” di Antonio Barone. Il lavoro di Barone – scrive Massimo Cultraro nella Prefazione – è uno studio di ampio respiro, arricchito da un’ampia e aggiornata bibliografia, che affronta la storia delle trasformazioni del popolamento nel territorio di Licodia Eubea da diversi punti di vista (archeologico, storico, filologico-archivistico), punti che trovano una preziosa sintesi nella profonda conoscenza diretta di un territorio esplorato palmo a palmo. Di questa conoscenza ne è esempio l’ampia e accurata indagine che l’autore dedica alle pitture della Grotta dei Santi nel complesso rupestre dell’ex- feudo dell’Alia, tra interessanti e suggestive osservazioni di natura iconografica e storica.

Torino. Oltre 1,2 milioni di visitatori al museo Egizio nel 2025: +22,8% in un anno. “Anche nel 2026 il museo Egizio continuerà a trasformarsi con l’obiettivo di diventare sempre più accogliente, stimolante e accessibile”

Giovani visitatori al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Il museo Egizio di Torino chiude il 2025 con un nuovo record: 1.273.354 di visitatori nel 2025, in crescita del 22,8% rispetto ai 1.036.689, registrati nel 2024, anno del bicentenario. Il dato conferma il consolidamento dell’attrattività del museo, anche in presenza delle complessità logistiche determinate dal cantiere per la realizzazione della piazza Egizia. Il mese che ha registrato un maggiore afflusso di pubblico è stato aprile 2025 (con +28,5% rispetto all’analogo mese del 2024), ma l’incremento maggiore sull’anno precedente lo ha avuto maggio, con + 35,5% rispetto all’anno precedente.

Il direttore Christian Greco e la presidente Evelina Christillin con tutto il personale del museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Tantissimi anche i visitatori virtuali attraverso i canali digitali del museo Egizio che manda un ringraziamento speciale anche ai Soci Fondatori, a chi ha deciso di contribuire concretamente alle attività del museo e all’Associazione Amici Collaboratori del Museo Egizio per il loro supporto costante e prezioso. “Anche nel 2026 – assicurano dalla direzione – il museo Egizio continuerà a trasformarsi con l’obiettivo di diventare sempre più accogliente, stimolante e accessibile – come sempre lo farà assieme”.

Napoli. Messaggio augurale del direttore del museo Archeologico nazionale, Francesco Sirano: “Il 2026 sarà un anno di grandi eventi e di iniziative: un anno da vivere al Mann”. Ecco le novità in arrivo

Francesco Sirano, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

“Il Mann che sogniamo con tutto lo staff è un museo aperto, accogliente, innovativo e desideroso di condividere le proprie ricerche con tutta la comunità dei visitatori”. Comincia così il messaggio augurale del direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Francesco Sirano. E continua tratteggiando cosa ha in serbo il futuro per il Mann: “Il 2026 sarà un anno di grandi eventi e di iniziative di animazione per vivere e condividere i valori di questo eccezionale luogo che non esiterei a definire un ecosistema della cultura antica. Nel 2026 avremo l’apertura, in primavera, della mostra sulla Sirena Parthenope, la riapertura della sezione Numismatica, il riallestimento della Villa dei Papiri, la conclusione del restauro del mosaico di Alessandro. Nel frattempo – continua – andremo avanti con le mostre all’estero per le quali vogliamo che i nostri materiali, soprattutto quelli oggi nei depositi e praticamente sconosciuti, e le nostre conoscenze diventino ambasciatori dell’intera cultura nazionale. Sullo sfondo il progetto del Mann 2 all’Albergo dei Poveri che non sarà un doppione, ma un nuovo entusiasmante capitolo delle tante storie che il museo Archeologico nazionale di Napoli può e deve raccontare con i suoi oltre 250.000 reperti. In questo percorso – conclude -, agiremo con impegno e, allo stesso tempo, con spirito di servizio, dialogando con il nostro pubblico e le comunità e considerando che quanto facciamo è la risposta doverosa al diritto di tutti di vivere il patrimonio culturale”.

Roma. Il 1° gennaio Capodarte anima la città con una maratona culturale diffusa con oltre 100 eventi, per la quasi totalità a ingresso gratuito, in tutti i quartieri. La quinta edizione omaggia gli 80 anni dell’Assemblea Costituente (1946-2026). Un ponte culturale, artistico e civile sui valori del ’46.

Il 1° gennaio 2026 torna Roma Capodarte con un ampio programma di iniziative gratuite e rivolte a tutti. La quinta edizione omaggia gli 80 anni dell’Assemblea Costituente (1946-2026). Un ponte culturale, artistico e civile sui valori del ’46. Una grande festa diffusa dedicata ai valori e ai principi fondamentali che hanno ispirato la nostra Costituzione e alle Madri e ai Padri Costituenti. L’iniziativa, promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria e con la collaborazione dell’assessorato alle Attività produttive, alle Pari opportunità e all’Attrazione investimenti, il 1° gennaio 2026 anima la città con una maratona culturale diffusa con oltre 100 eventi, per la quasi totalità a ingresso gratuito, in tutti i quartieri. Questa quinta edizione intende onorare il percorso di libertà che, scaturito dalla lotta di liberazione dal nazi-fascismo, ha posto le basi per la fondazione della nostra democrazia. Un’intensa riflessione civile e artistica che ripercorrerà le tappe di questo cammino partendo dal 1946, data cruciale che inaugurò i lavori dell’Assemblea e sancì l’accesso delle donne alle urne per la prima volta nella storia nazionale. Proprio per sottolineare il valore di questa eredità, nel corso della giornata sono distribuite gratuitamente 10.000 copie della Costituzione Italiana durante gli eventi diffusi in tutti i 15 Municipi della città. La pubblicazione è arricchita da un’introduzione a cura del sindaco Roberto Gualtieri e dell’Assessore Massimiliano Smeriglio, e da un’ulteriore prefazione scritta dal costituzionalista Cesare Pinelli. Un momento di profonda e rinnovata consapevolezza sui principi fondamentali che sorreggono la nostra democrazia e altresì un inizio d’anno gioioso e di grande spettacolo. Roma Capodarte 2026, infatti, si prepara, anche in questa edizione, a trasformare la città in un gigantesco palcoscenico: una festa capillarmente diffusa, che vede la partecipazione dei Municipi, delle principali istituzioni culturali capitolineassociazioni del territoriooperatrici e operatori culturaliartiste e artisti.

Nel corso della giornata è possibile visitare gratuitamente i Musei Civici e le mostre temporanee in corso ospitate al loro interno e altri prestigiosi spazi espositivi cittadini quali Palazzo Esposizioni Roma, il Mattatoio e il MACRO. Per i Musei Civici fanno eccezione alla gratuità la mostra Cartier e il Mito ai Musei Capitolini nelle sale di Palazzo Nuovo e poi ancora l’esposizione IMPRESSIONISMO e oltre. Capolavori dal Detroit Institute of Arts , negli spazi espositivi del Museo dell’Ara Pacis, che prevedono il biglietto a tariffazione ridotta. Biglietti gratuiti, ma con prenotazione obbligatoria e preacquisto online, sono previsti per la visita in realtà aumentata e virtuale Circo Maximo Experience, per le visite al Bunker di Villa Torlonia (alle ore 15 e alle 16), e per gli spettacoli a tema astronomico al Planetario di Roma (alle ore 16, alle 17 e alle 18). Aperti con ingresso gratuito anche alcune aree archeologiche e siti monumentali della città, quali l’area archeologica del Circo Massimo, il Museo della Forma Urbis presso il parco archeologico del Celio, l’Area Sacra di Largo Argentina e l’area archeologica della Villa di Massenzio.
A tariffazione ordinaria, invece, l’ingresso all’area archeologica dei Fori Imperiali.

Da non perdere le visite guidate a cura della sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, un’opportunità unica per conoscere da vicino opere d’arte ed esposizioni e approfondire alcune tematiche grazie al supporto di curatrici e curatori delle mostre stesse. Tra queste, si segnalano: ai Musei Capitolini le visite alla mostra La Grecia a Roma con Alessandra Avagliano (ore 12) e con Claudio Parisi Presicce (ore 17); al Museo dell’Ara Pacis le visite a IMPRESSIONISMO e oltre. Capolavori dal Detroit Institute of Arts con Ilaria Miarelli Mariani (ore 16.30) e con Claudio Zambianchi (ore 18.15). Ilaria Miarelli Mariani guiderà, inoltre, alle ore 18 alla Galleria d’Arte Moderna di via Crispi, anche la visita all’esposizione Gam 100. Un secolo di galleria comunale 1925-2025. Al Museo di Roma a Palazzo Braschi alle ore 15.30 e alle 17.30 sarà Alberta Campitelli a condurre le visite a Ville e giardini di Roma: una corona di delizie. Alle ore 15, presso la Dipendenza della Casina delle Civette in Villa Torlonia, è inoltre prevista una visita guidata alla mostra Pysanka – La bellezza fragile dell’arte ucraina con l’artista Ala ZarvanytskaIn alcuni Musei Civici (Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco, Galleria d’Arte Moderna di via Crispi, Museo della Scuola Roma a Villa Torlonia, Museo di Roma in Trastevere, Museo Carlo Bilotti, Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina, Museo delle Mura, Museo di Casal de Pazzi) i visitatori verranno accolti da guide esperte che forniranno, in italiano, brevi approfondimenti con pillole di storia dedicate allo specifico museo e alla sua collezione.

Il programma completo, suscettibile di variazioni, tutte le informazioni per il pubblico e le modalità di accesso sono disponibili su www.culture.roma.it/romacapodarte, allo 060608 (tutti i giorni dalle ore 9 alle 19) oppure sui profili social con #Romacapodarte2026