Reggio Calabria. Con il concerto dell’Ensemble Mediterranea sulla terrazza del MArRC si è aperta ufficialmente “Museo in Fest 2025” la rassegna estiva del museo Archeologico nazionale: concerti, incontri con autori, rassegne tematiche, conferenze e laboratori. Ecco il ricco programma

Il concerto dell’Ensemble Mediterranea sulla terrazza del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto marrc)

Con il concerto dell’Ensemble Mediterranea sulla terrazza affacciata sullo Stretto si è aperta ufficialmente “Museo in Fest 2025” la ricca programmazione estiva del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, un ricco programma di appuntamenti che accompagnerà il pubblico nei mesi estivi, all’insegna dell’arte, della musica e della condivisione culturale: un’ampia offerta di iniziative, concerti, incontri con autori, rassegne tematiche, conferenze e laboratori teatrali pensati per coinvolgere pubblici diversi, in un’ottica di accessibilità e pluralità. “Siamo felici di aver inaugurato la stagione estiva con un evento che ha saputo restituire al pubblico il senso più autentico della partecipazione culturale”, dichiara il direttore del MArRC, Fabrizio Sudano. “Il Museo vuole essere un luogo vivo, aperto al territorio, in cui la conoscenza del passato dialoga costantemente con il presente. L’Ensemble Mediterranea è l’espressione di una comunità che sceglie la musica come strumento di incontro, ascolto reciproco e crescita collettiva. La loro presenza qui al Museo è un segnale forte del valore dell’inclusione e della creatività condivisa”. La collaborazione con realtà emergenti e inclusive come l’Ensemble Mediterranea rappresenta un’opportunità per promuovere nuovi linguaggi espressivi e per valorizzare la creatività collettiva, incoraggiando forme di partecipazione attiva che coinvolgono cittadini, studenti e professionisti in un progetto culturale condiviso.

MUSEO IN FEST, PROGRAMMA 2025. 27 giugno, 18, piazza Paolo Orsi, “Cappuccetto Rosso Kamishibai”, compagnia Teatrop. Una rivisitazione scenica della fiaba classica pensata per i più piccoli, tra narrazione, immagini e partecipazione. 28 giugno, 18, Piazza Paolo Orsi, “Un Principe Piccolo Piccolo”, compagnia Teatrop. Spettacolo-laboratorio ispirato al “Piccolo Principe”, tra teatro, fiaba e creatività condivisa. 4 luglio, 21, terrazza del Museo, Stefano Di Battista Quartet feat. Nicky Nicolai, “Mille bolle blu”. Canzoni italiane iconiche reinterpretate in chiave jazz. Apertura straordinaria: 2024. 5 luglio, 21, terrazza del Museo, incontro con Carlo Verdone. A Reggio con papà. Intitolazione a Mario Verdone della sezione cinema associazione Anassilaos. L’evento è organizzato in collaborazione con l’associazione Anassilaos, il LIFF Lamezia International Film Fest, RCFF ReggioFilmFest. Apertura straordinaria: 20-24. 11 luglio, 18, piazza Paolo Orsi, “Una merenda da paura”, compagnia Teatrop. Spettacolo-laboratorio sull’alimentazione tra gioco, costumi e interazione. 12 luglio, 21, terrazza del Museo, concerto lirico “Musica sotto le stelle”, conservatorio F. Cilea. Le voci liriche del Conservatorio regalano un’esperienza musicale al tramonto. Apertura straordinaria: 20–23. 18 luglio, 21, terrazza del Museo, incontro con Federico Quaranta. Un racconto di paesaggi e radici culturali, tra memoria e identità. Apertura straordinaria: 20–24. 26 luglio, 21, terrazza del Museo, conferenza “L’apporto del monachesimo italogreco alla nascita della cultura umanistica nella Calabria Meridionale tra il XIV e XVI secolo”, AIPARC. Con Giacomo Oliva, uno sguardo sul ruolo dei monasteri nella Calabria tra Medioevo e Umanesimo. Apertura straordinaria: 20–23. 27 luglio, 21, terrazza del Museo, Federico Mecozzi Quartet. Un viaggio musicale tra classica, elettronica e world music. Apertura straordinaria: 20–24. 1° agosto, 21, terrazza del Museo. Stand-up comedy con Gennaro Calabrese. Una serata all’insegna dell’ironia e della comicità contemporanea. Apertura straordinaria: 20–23. 2 agosto, 21, terrazza del Museo, conferenza “Dalla Tebe di Sofocle alla Montréal di oggi Antigone parla ancora”, CIS Calabria. Paola Radici Colace riflette sul mito di Antigone tra teatro antico e attualità, con video proiezione. Apertura straordinaria: 20–23. 8 agosto, 21, piazza Paolo Orsi, Remo Anzovino, concerto solo piano. Musiche originali tra cinema, poesia e improvvisazione. Apertura straordinaria: 20–24. 9 agosto, 21, terrazza del Museo, conferenza “Donne, amanti, dei e il firmamento: quando il mito si fa luce”, Planetario RC. Ne discutono: Salvo Guglielmino, Fortunato Zappia, Angela Misiano. Osservazione del cielo a cura del Planetario della Città Metropolitana di Reggio Calabria. Apertura straordinaria: 20–23. 10 agosto, 21, terrazza del Museo, Quatuor Akilone – The Unexplored (Progetto MERITA), parte del Festival Musica con Vista, Dimore del Quartetto. Musica da camera di alto livello con giovani interpreti europee. Apertura straordinaria: 20–24. 16 agosto, 21, piazza De Nava, Orchestra Sinfonica Brutia, “Dance 70/80”. Classici della disco music reinterpretati in chiave sinfonica. Apertura straordinaria: 20–24. 22 agosto, 21, terrazza del Museo, incontro con Nino Frassica. Presentazione libro tra comicità surreale e racconti d’autore, un incontro imperdibile. Apertura straordinaria: 20–24. 23 agosto, 21, terrazza del Museo, conferenza “Bere vino nell’antica Grecia, versi, società, rotte mediterranee” con TCI RC, “Il simposio tra storia e poesia” con il prof. Andrea Filocamo, UniRC. Promosso dal Touring Club – sezione Reggio Calabria. Apertura straordinaria: 20–23. 28 agosto, 21, piazza De Nava, concerto Orchestra Delianuova. 29 agosto, 18, piazza Paolo Orsi, “Il Principe Ranocchio”, Compagnia Teatrop. Spettacolo interattivo con laboratorio creativo, ispirato alla fiaba. 30 agosto, 21, terrazza del Museo. Reading “Tre piccole ombre” di Massimo Barilla, con Salvatore Arena. Poesia e teatro civile si incontrano in un reading intenso e suggestivo. Apertura straordinaria: 20–23.

Roma. Estate sicura al parco archeologico del Colosseo: attivo il servizio di presidio medico in tre punti: all’anfiteatro flavio, al clivo Palatino e, novità, a largo della Salara Vecchia

Il presidio medico estivo all’anfiteatro flavio del parco archeologico del Colosseo (foto PArCo)

Da lunedì 16 giugno e fino al 16 settembre 2025 è attivo, all’interno del Parco archeologico del Colosseo, il servizio di presidio medico dedicato a visitatori e lavoratori per garantire assistenza sanitaria immediata durante tutto l’orario di apertura del sito archeologico, a conferma dell’impegno del Parco archeologico del Colosseo per la sicurezza di cittadini e visitatori durante la stagione estiva. Il presidio sarà attivo tutti i giorni dalle 10 alle 18 per 7 giorni su 7. La novità del 2025 è l’aggiunta di un ulteriore punto di presidio ai 2 già attivi negli anni precedenti: in tutto 3 presidi medici distribuiti nell’area archeologica confermano la volontà del Parco di garantire al proprio pubblico una permanenza sicura e protetta anche nei mesi più caldi. Presso il Colosseo, la postazione, presidiata da un medico esperto in tecniche di rianimazione e un infermiere, sarà adeguatamente allestita e dotata di tutte le attrezzature tecniche necessarie e un gazebo. L’area scelta, già utilizzata temporaneamente a questo scopo negli ultimi anni, è separata dal flusso del pubblico ma di facile accesso, e prevede l’installazione di un punto di erogazione elettrica e di una fontanella per l’acqua corrente.

Il presidio medico estivo al clivo Palatino del parco archeologico del Colosseo (foto PArCo)

Ben visibile all’inizio del clivo Palatino sarà allestita la seconda postazione, dotata di un’ambulanza, che vedrà la presenza di un autista soccorritore e di un medico esperto in tecniche di rianimazione a protezione dei visitatori desiderosi di spingersi lungo la salita del colle degli imperatori. La terza, nuova, area di presidio sarà invece disponibile dal 16 al 23 giugno presso l’ingresso di largo della Salara Vecchia (via dei Fori Imperiali) e successivamente dal 24 giugno presso la strada denominata “Foro Romano” (alle pendici del Campidoglio, nell’area del vico Iugario), anch’essa dotata di ambulanza, di un autista soccorritore e di ulteriori due soccorritori. Le due ambulanze di soccorso avanzato presteranno assistenza di primo intervento immediato in loco ma, qualora il caso lo richiedesse, potranno spostarsi presso il presidio ospedaliero più vicino o più adatto alla singola esigenza, per permettere le giuste cure del caso.

Torino. Al museo Egizio la conferenza “Sixteen Years of the University of Jaén in Qubbet el-Hawa: Major Results” con Alejandro Jimenez-Serrano (University of Jaén), in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino

Nel 2008, l’Università di Jaén ha ripreso gli scavi archeologici a Qubbet el-Hawa. Gli obiettivi principali del nuovo progetto di ricerca erano la costituzione di un team interdisciplinare e lo studio di un gruppo specifico di tombe ancora mai state scavate o solo parzialmente esplorate: i complessi funerari della XII dinastia nella necropoli, dove veniva sepolta l’élite di Elefantina. Se ne parla al museo Egizio di Torino martedì 17 giugno 2025, alle 18.30, in sala conferenze nell’incontro “Sixteen Years of the University of Jaén in Qubbet el-Hawa: Major Results” con Alejandro Jimenez-Serrano (University of Jaén). L’evento è a ingresso libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/sixteen-years-of-the…. Live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. La conferenza è organizzata in collaborazione con l’associazione ACME e il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. L’incontro è in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano in sala. In sedici stagioni di scavo, l’Università di Jaén ha concentrato i propri sforzi sul versante sud-orientale della collina, in particolare sulla tomba QH33, dove è stato individuato il luogo di sepoltura di due governatori della tarda XII dinastia. Sono stati inoltre scavati QH34, così come gli appartamenti funerari di Sarenput II nelle tombe QH31 e QH32. Sul lato nord della collina è stata sgomberata la tomba QH35p ed è in corso il completamento dello scavo dei pozzi funerari di Sarenput I. Durante questi scavi nell’area sud-orientale di Qubbet el-Hawa, sono state scoperte diverse nuove tombe, molte delle quali ancora intatte. Questi ritrovamenti ci hanno permesso di approfondire la comprensione dell’organizzazione della necropoli durante la XII dinastia e di identificare alcune usanze funerarie potenzialmente locali riscontrabili in queste sepolture.

L’egittologo Alejandro Jiménez-Serrano (università di Jaén)

Alejandro Jiménez-Serrano è professore di Egittologia e Archeologia del Vicino Oriente Antico all’università di Jaén. Ha conseguito la specializzazione in Archeologia all’università di Jaén e quella in Egittologia all’University College London (UCL). Dal 2008, dirige un progetto interdisciplinare nella necropoli di Qubbet el-Hawa (Assuan, Egitto). Gli obiettivi principali di questo progetto sono stati lo scavo delle tombe della XII dinastia presenti in questa necropoli, alcune delle quali non erano mai state scavate o solo parzialmente esplorate. I risultati di queste ricerche sono stati pubblicati su importanti riviste scientifiche e in monografie, come “Results of the 2019 Research Season at Qubbet el-Hawa” (curato insieme ad altri autori, UJA Editorial, 2021). È autore anche di altri libri, tra cui “Descendants of a Lesser God. Regional Power in Old Middle Kingdom Egypt” (AUC Press, 2023), in cui presenta la storia delle regioni più meridionali dell’Egitto e dei territori circostanti durante l’Antico e il Medio Regno.

Bosa-Cabras (Or). Al via il Festival dell’Archeologia, quattro giorni di incontri e approfondimenti promossi dalla Fondazione Mont’e Prama. Ecco il programma

La Fondazione Mont’e Prama si prepara a inaugurare il Festival dell’Archeologia, che prende il via martedì 17 giugno 2025 con un calendario fitto di incontri e approfondimenti, tra la Planargia e il Sinis, fino al 20 giugno 2025. Tutti gli appuntamenti sono a ingresso gratuito.

L’apertura è prevista a Bosa, martedì 17 giugno 2’25, alle 20, nell’ex Convento dei Cappuccini, con una serata dedicata alla storia antica del territorio e all’eredità medievale del castello Malaspina. Dopo i saluti delle autorità, interverranno gli studiosi Attilio Mastino e Antonio Corda su “Bosa e la Planargia in età antica”, seguiti da Franco Giuliano Rolando Campus, con una riflessione sulle fortificazioni medievali sarde “Rocche fortificate medievali della Sardegna e il castello Malaspina di Bosa”. Presenta e conduce Ambra Pintore. La conclusione dell’incontro, alle 22, sarà affidata al Quintetto Atlantico, con Enzo Favata, Daniele di Bonaventura, Marcello Peghin, Salvatore Maltana, U.T. Gandhi.

Da mercoledì 18 giugno 2025, il Festival si trasferisce al museo civico “Giovanni Marongiu” di Cabras per tre serate tematiche. La prima, con inizio alle 20.30, è dedicata alle grandi mostre internazionali della Fondazione Mont’e Prama, con la partecipazione dei curatori di alcuni dei principali musei europei: Carme Rovira Hortalà, curatrice museo Archeologico della Catalunia di Barcellona; Manfred Nawroth, curatore Neues Museum di Berlino; Natalia Demina, curatrice museo Ermitage di San Pietroburgo; Paolo Giulierini, già direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli. Presenta e coordina Nicoletta Buffon, amministratore delegato di Villaggio Globale International. Verranno inoltre presentate le esposizioni realizzate in Sardegna, tra cui “Il ritorno dei Giganti”, a cura di Anthony Muroni; “Aristocrazie sarde ed etrusche nel mondo mediterraneo”, a cura di Paolo Giulierini; una mostra su Tharros al museo Diocesano Arborense di Oristano, con Silvia Oppo, Luca Cheri, Ilaria Orri, Nicoletta Camedda, Viviana Pinna, Maria Mureddu; “Sulle spalle dei Giganti. La Preistoria moderna di Costantino Nivola”, con Luca Cheri e Giorgio Murru. Presenta e conduce Ambra Pintore. La serata sarà introdotta da un intervento musicale del duo Federica Urracci & Alessio Sanna.

Giovedì 19 giugno 2025, il Festival affronta i temi di identità, narrazione storica e accessibilità. Alle 20.30, lo scrittore Francesco Grasso dialogherà con l’archeologa Maria Emanuela Alberti sull’immaginario mediterraneo nei romanzi storici “Isole nella storia. Le radici della Sicilia nei romanzi storici”. Seguirà “La Carta di Ustica e la collaborazione tra la Fondazione Sebastiano Tusa e la Fondazione Mont’e Prama” con Anthony Muroni, Valeria Li Vigni, Massimo Cultraro e Giorgio Murru; per poi concludere con l’incontro “Non toccarmi. Uso e accessibilità del corpo nelle opere d’arte” a cura di Claudio Pescio e Roberta Scorranese. Presenta e conduce Ambra Pintore. Introduzione e intervallo musicale a cura di Chiara Effe.

Il Festival si chiuderà venerdì 20 giugno 2025 con una serata interamente dedicata all’archeologia sarda e mediterranea. Alle 20.30, “Relazioni tra Sardegna nuragica, Egeo e Mediterraneo orientale” con Massimo Cultraro, Raimondo Zucca, Carlo Tronchetti e Anna Paola Delogu; “Prospezioni archeologiche nella laguna di Cabras” con Rita Auriemma, Piergiorgio Spanu e Maria Mureddu; “Indagini archeologiche nel nuraghe Cannevadosu di Cabras” con Raimondo Zucca, Nicoletta Camedda e Maura Vargiu; “Spazi di lavoro, spazi di preghiera. La vita quotidiana a Tharros attraverso le ricerche dell’Università di Bologna” a cura di Anna Chiara Fariselli; “Città e paesaggio costiero: le ricerche dell’Università di Cagliari” a cura di Carla Del Vais. Presenta e conduce Ambra Pintore. Introduzione e intervallo musicale a cura di Ilaria Porceddu e Emanuele Contis.

 

Asiago. Al museo Le Carceri ultimi giorni per visitare la mostra “Lanam Fecit. L’economia della lana sul filo della storia” a cura di Maria Stella Busana e Michela Maria Rodeghiero, che mostra come la lana abbia segnato la storia del territorio, dal periodo preromano alla rivoluzione industriale, occasione unica per riscoprire il ruolo della lana nella storia del Veneto e per riflettere sulla sua importanza nell’economia contemporanea

Le settimane sono passate e non avete trovato il tempo per andare ad Asiago, sull’altopiano dei Sette Comuni (Vi), e visitare la mostra “Lanam Fecit. L’economia della lana sul filo della storia” al museo “Le Carceri”? Rimangono ancora pochi giorni. Il prossimo weekend (sabato 21 e domenica 22 giugno 2025) si terrà il finissage della mostra “Lanam Fecit”, con l’ultima opportunità di visitarne contenuti archeologici e fonti storiche attraverso un attento lavoro di ricerca e curatela scientifica che ha evidenziato le dinamiche produttive e commerciali che, per secoli, hanno legato la montagna alla pianura. Un rigoroso percorso di analisi storica e archeologica in un evento accessibile, coinvolgente e di eccellente spessore storico – culturale da rendere fruibile. La mostra, In occasione dell’anniversario del primo trattato di alleanza tra i Veneti e Roma del 225 a.C., nasce da una proposta di due amici e colleghi altopianesi – Flavio Rodeghiero, non specialista del settore ma grande conoscitore di questo territorio, e Michela Maria Rodeghiero, specialista in storia romana e dei Sette Comuni, per 10 anni delegata alla Cultura del Comune di Asiago, lanciata al dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, e precisamente alla prof.ssa Francesca Ghedini e alla prof.ssa Maria Stella Busana, che hanno aderito con entusiasmo.

Maria Stella Busana e Michela Maria Rodeghiero curatrici della mostra “Lanam Fecit. L’economia della lana sul filo della storia” al museo “Le Carceri” di Asiago (foto museo le carceri)

Grazie a un allestimento innovativo, che coniuga tradizione e tecnologia, il percorso espositivo mostrerà come la lana abbia segnato la storia del territorio, dal periodo preromano alla rivoluzione industriale. Il visitatore potrà scoprire il ciclo della lana, dalla pastorizia alla lavorazione tessile, immergendosi in un’esperienza sensoriale attraverso light box, installazioni tattili e sezioni multimediali. La mostra, curata dalla prof.ssa Maria Stella Busana e dalla dott.ssa Michela Maria Rodeghiero, è il risultato di un ampio lavoro di ricerca promosso dal Comune di Asiago in collaborazione con il dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, con il contributo di studiosi, istituzioni culturali ed enti afferenti al ministero della Cultura. La mostra rappresenta un’occasione unica per riscoprire il ruolo della lana nella storia del Veneto e per riflettere sulla sua importanza nell’economia contemporanea. L’evento è reso possibile grazie alla collaborazione tra enti pubblici, associazioni culturali e privati, che hanno contribuito alla realizzazione di un progetto scientifico e divulgativo di grande valore.

Pesi da telaio troncopiramidali, rocchetti decorati e fusi in osso da contesti dei Veneti antichi (foto unipd)

Perché questa mostra? “Questa mostra – spiega Maria Stella Busana – è il frutto di un percorso di ricerca che, per molti dei curatori, è iniziato tanti anni fa, da più di 5 lustri, con la volontà di indagare caratteristiche e sviluppo dell’allevamento ovino e della produzione tessile nel Veneto antico, che le fonti scritte celebrano come fonte di ricchezza per il territorio, soprattutto per Padova, e nell’età medievale e moderna, fino alla nascita della vera e propria industria tessile. Penso agli studi sui percorsi dei percorsi della transumanza di Jacopo Bonetto della fine degli anni ’90 e alle prime tesi sui pesi da telaio di Stefania Mattioli. Penso al grande convegno del 2001 La lana: prodotti e mercati organizzato dal prof. Luigi Fontana dedicato all’economia della lana tra XIII e XX secolo. Penso all’importante scoperta nel 2005 nella Tenuta di Ca’ Tron presso Altino (Ve) del centro specializzato per l’allevamento delle pecore, la cui lana bianca e morbida è celebrata nelle fonti dal I e al IV secolo, commercializzata nel mondo romano e pagata moltissimo.

Lato A del Tintinnabulo in bronzo trovato nella cosiddetta ‘Tomba degli Ori’ (ca. 630-620 a.C.) della necropoli dell’Arsenale Militare di Bologna, conservato al museo civico Archeologico di Bologna (foto musei bologna)

Planimetria della casa-laboratorio di Altino in località Fornasotti, interpretato come textrinum e fullonica per la produzione, lavaggio e follatura dei tessuti (fine I secolo a.C.-inizi I secolo d.C.) (foto unipd)

“Da allora – continua Busana – sono state avviate sistematiche ricerche sugli strumenti tessili antichi, gli indicatori che più sopravvivono a testimoniare questa attività, che hanno portato alla formazione di un affiatato gruppo di lavoro, formato da studiose afferenti alle tre università del Veneto (Padova, Verona e Venezia – Ca’ Foscari) e all’allora soprintendenza Archeologica del Veneto, con diverse competenze (Angela Ruta Serafini, Giovanna Gambacurta, Mariolina Gamba, specialiste della cultura veneta, Patrizia Basso, Anna Rosa Tricomi, io stessa per l’età romana), gruppo che è stato arricchito da Margarita Gleba, esperta di tessuti preromani, che aveva svolto le sue ricerche prima a Copenaghen e nel Regno Unito, e che ora è professore all’università di Padova. Il convegno organizzato a Padova nel 2011 La lana nella Cisalpina romana ha fatto un primo punto delle conoscenze sul tema nel Veneto preromano e romano e stimolato la prosecuzione delle ricerche, sempre affrontate in un’ottica diacronica per cogliere origini, continuità e trasformazioni del fenomeno. E voglio sottolineare che il percorso ha coinvolto molti studenti e studentesse con tesi di laurea, specializzazione e dottorato, diventando una palestra anche per la formazione. Parallelamente sono proseguite le ricerche sui documenti, come la pubblicazione dei Privilegi dei Sette Comuni e le ricerche sulla saga dei Rossi di Schio.

Allestimento della mostra “Lanam fecit” al museo Le Carceri di Asiago (foto unipd)

“Metodi e risultati di queste ricerche – sottolinea Busana – vengono ora raccontati per la prima volta in una mostra, che intende evidenziare, grazie a fonti storiche, archeologiche, archivistiche e di archeologia industriale, l’importanza dell’economia della lana tra antichità ed età moderna e le sinergie createsi nel corso dei secoli tra l’Altopiano di Asiago, l’area pedecollinare e i centri di pianura, in primis la città di Padova. Per questo si è scelto di organizzare l’esposizione in uno dei due poli principali della “via della lana”, appunto la città di Asiago, con l’intenzione poi di trasferirla a Padova, che indubbiamente svolse un ruolo strategico come centro manifatturiero, passando poi il testimone al territorio vicentino, in particolare a Schio, al momento della nascita dell’industria moderna”.

Una delle sale della mostra “Lanam fecit” al museo Le Carceri di Asiago (foto unipd)

La mostra è articolata in 10 sezioni. Le prime 6 sezioni, che si svolgono al piano terra, sono dedicate a temi generali e all’età preromana e romana; le ultime 4 sezioni, poste al primo piano, sono dedicate all’età medievale e moderna.

Pesi da telaio troncopiramidali decorati in terracotta (IV-II sec. a.C. ) dal santuario di Reitia nel Fondo Baratella, conservati al museo nazionale Atestino di Este (Pd) (foto museo le carceri)

Skyphos attico del Pittore di Penelope con la rappresentazione della scena di Penelope e Telemaco davanti a un telaio a pesi (460-450 a.C.) conservato al museo nazionale Etrusco di Chiusi (Si) (foto museo le carceri)

Laminetta con donna, santuario di Caldevigo (Este, Pd) (V secolo a.C.) conservata al museo nazionale Atestino di Este (foto unipd)

Nella prima, curata dal prof. Jacopo Bonetto, dottor Mirko Fecchio e dalla prof. Margarita Gleba, si parla del territorio e del rapporto tra pianura e pascoli d’altura uniti dai percorsi della transumanza, delle diverse caratteristiche degli ovini nel tempo, ottenute attraverso selezione, e, di conseguenza, dei cambiamenti della fibra di lana. Nella seconda, curata sempre dalla prof. Margarita Gleba, viene spiegato tutto il ciclo di lavorazione dalla fibra ai tessuti e come questi si conservano. La terza, a cui hanno lavorato soprattutto le dottoresse Angela Ruta Serafini, Alessandra Didonè e Francesca Pandolfo, illustra come venivano utilizzati i tessuti nell’abbigliamento e nell’arredo, sottolineando il ruolo del riciclo con straordinarie testimonianze dal relitto di Valle Ponti a Comacchio. Nella quarta e quinta sala, curate rispettivamente dalla dottoressa Mariolina Gamba e dalla prof.ssa Maria Stella Busana, ci immergiamo nell’attività tessile delle donne venete e romane, prevalentemente domestica, ma certamente non solo per l’autoconsumo, mentre il prof. Alfredo Buonopane illustra attraverso le testimonianze epigrafiche il ruolo degli artigiani nella produzione e nel commercio di lana e tessuti. Infine, nella sesta sezione, la prof. Giovanna Gambacurta, la dott. Angela Ruta Serafini e la dott.ssa Cecilia Rossi evidenziano, attraverso le testimonianze di strumenti tessili deposti nei santuari e nelle sepolture, i significati simbolici che l’attività tessile ha assunto in età preromana e romana, mentre la prof. Francesca Ghedini evoca il ruolo della donna che tesse nell’immaginario mitico e storico del passato.

Statuto dell’arte della Lana di Padova (secolo XIV (1384) – XVI Codice membranaceo, conservato nella Biblioteca Civica di Padova (foto unipd)

Pannello sulla “pecora Foza” nella mostra “Lanam fecit” (foto unipd)

Lanificio Rossi di Schio: scuola di tessitura con il telaio Jacquard (foto museo le carceri)

Il pastore altopianese Francesco Guzzo con il suo gregge sull’Altopiano dei Sette Comuni negli anni ‘60 del Novecento (foto unipd)

La storia della lana continua nel Medioevo e in età moderna. La prof.ssa Maria Stella Busana, la dottoressa Francesca Fantini d’Onofrio, la studiosa Gianna Francesca Rodeghiero e il professor Luigi Fontana hanno voluto dare uno spaccato di quanto l’economia della produzione e del ciclo della Lana abbia influito, senza soluzione di continuità, fino ai giorni nostri in tutto il territorio veneto e nella storia dei Sette Comuni nello specifico. Ecco dunque nascere la sezione dedicata da Francesca Fantini d’Onofrio specificatamente alla Padova medievale nel cui territorio vi erano le poste adibite al pascolo invernale delle pecore montane e dove sorse la corporazione dell’Università della Lana, che ebbe forte impulso sotto la dominazione carrarese nel ‘300, con produzione di Statuti e costruzioni di edifici dedicati. Segue la sezione dedicata ai privilegi relativi alla lana goduti dalla Reggenza dei Sette Comuni, in continua lotta con Vicenza, il polo urbano più vicino, che voleva assumere una sorta di monopolio di tale attività. E ancora il focus di Francesca Rodeghiero con descrizione della difficile vita del pastore nelle terre alte e della lavorazione domestica della lana, attività che caratterizzò la quotidianità di generazioni intere di donne e famiglie fino al secolo scorso. Tra i pastori scesi dall’Altopiano, il professor Giovanni Fontana, racconta la saga dei i membri della dinastia industriale dei Rossi di Schio, che riuscì a divenire prima intermediaria nei traffici delle lane e poi grandi imprenditori, creando la più importante impresa laniera italiana e uno dei principali poli tessili europei, con importanti e durevoli ricadute su tutto il territorio vicentino. Nell’ottica di dare anche uno spaccato sulla lavorazione contemporanea della lana sono state portate in mostra le produzioni degli arazzi di Renata Bonfanti e Cristina Busnelli, che hanno il merito di aver elevato l’attività tradizionale a esempio d’arte e cultura.

Il catalogo della mostra “Lanam Fecit. L’economia della lana sul filo della storia” a cura di Maria Stella Busana e Michela Maria Rodeghiero edito da Ronzani (foto museo le carceri)

“La mostra, così come il volume edito da Ronzani che l’accompagna – conclude Maria Stella Busana -, si pone dunque l’ambizioso obiettivo di coinvolgere visitatori e lettori in un tema certo specialistico, ma che fu essenziale nella vita quotidiana e nell’economia delle comunità venete, ripercorrendo la via della lana e cogliendo così il valore di un’attività che è stata per millenni pilastro socio-economico delle nostre terre venete ed emblema del contributo della donna nella vita familiare e collettiva”.

Napoli. A Palazzo Reale presentazione del Protocollo d’Intesa per la tutela e valorizzazione delle Ville Vesuviane siglato tra la Procura di Napoli, la Procura di Torre Annunziata, il dipartimento per la Tutela del Patrimonio culturale e la Fondazione Ente Ville Vesuviane

Martedì 17 giugno 2025, alle 10, nella Sala Conferenza di Palazzo Reale di Napoli, presentazione del Protocollo d’Intesa per la tutela e valorizzazione delle Ville Vesuviane. L’accordo, siglato tra la Procura della Repubblica di Napoli, la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, il dipartimento per la Tutela del Patrimonio culturale del ministero della Cultura e la Fondazione Ente Ville Vesuviane, rappresenta un importante passo avanti nella protezione e nella promozione di un patrimonio storico-artistico di eccezionale valore. Interverranno Aldo Policastro, procuratore generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Napoli; Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli; Nunzio Fragliasso, procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata; Luigi La Rocca, capo dipartimento per la tutela del patrimonio culturale – ministero della Cultura; Gennaro Miranda, presidente della Fondazione Ente Ville Vesuviane. Saranno inoltre presenti Pierpaolo Filippelli, procuratore aggiunto di Napoli; Mariano Nuzzo, soprintendente ABAP per l’area metropolitana di Napoli; Rosalia D’Apice, delegata del DG alla soprintendenza ABAP per il Comune di Napoli. Il Protocollo d’Intesa nasce dalla volontà congiunta delle istituzioni coinvolte di rafforzare gli strumenti di tutela e di valorizzazione delle Ville Vesuviane, capolavori dell’architettura settecentesca situati lungo il “Miglio d’Oro”. L’accordo mira a garantire un’azione coordinata per contrastare il degrado e l’abbandono, promuovendo al contempo iniziative culturali e di sensibilizzazione. Nel corso dell’incontro verranno illustrati gli obiettivi e le azioni concrete previste dall’accordo, tra cui la mappatura delle ville, il monitoraggio delle condizioni di rischio, la promozione di attività di restauro e conservazione e la valorizzazione attraverso eventi e percorsi culturali.

Torino. Al museo Egizio la conferenza “Un’archeologia della psiche: i sogni e la loro interpretazione nell’Antico Egitto” con Luigi Prada dell’università di Uppsala, in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino

I sogni sono un fenomeno universale che permea la vita umana, e quella degli Egiziani antichi non faceva eccezione. Dall’Antico Regno sino al Periodo Copto, testimonianze relative alla dimensione onirica e alla vita del subconscio sono registrate in testi di ogni natura, da steli monumentali contenenti decreti regi, a umili documenti di vita quotidiana malamente tracciati su frammenti di ceramica. Se ne parla al museo Egizio di Torino lunedì 16 giugno 2025, alle 18.30, in sala conferenze nell’incontro “Un’archeologia della psiche: i sogni e la loro interpretazione nell’Antico Egitto” con Luigi Prada dell’università di Uppsala. L’evento è a ingresso libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/unarcheologia-della-psiche…. Live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. La conferenza è organizzata in collaborazione con l’associazione ACME e il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. A partire dal Nuovo Regno, gli Egizi iniziarono persino a comporre libri di oniromanzia (ovvero, di interpretazione di sogni), intesi a decifrare messaggi enigmatici e premonizioni che si riteneva fossero contenuti nei sogni stessi. Questa conferenza presenterà i risultati di una vasta ricerca sul mondo dei sogni nell’Antico Egitto, e in particolare introdurrà il pubblico a un gruppo di papiri contenenti libri di oniromanzia tuttora inediti, rivelando aspetti sconosciuti della psiche antico-egiziana.

L’egittologo Luigi Prada dell’università di Uppsala

Luigi Prada è egittologo specializzato nello studio della lingua, religione, e letteratura antico-egizia, con focus particolare sul Periodo Tardo e Greco-Romano e la pubblicazione di testi inediti. Formatosi all’estero, è stato membro dei dipartimenti di Egittologia alle Università di Oxford, Heidelberg, e Copenhagen, ed è ora Associate Professor in egittologia all’Università di Uppsala e Research Associate presso quella di Oxford. Vice-direttore della missione egittologica di Oxford e Uppsala ad Elkab, nell’Alto Egitto, partecipa anche a spedizioni nel Deserto Sudanese. Fino al maggio di quest’anno, è stato Presidente di ACME, collaborando per anni con Fondazione Museo Egizio.

Padova. Alla libreria Italypost presentazione del catalogo Artem della mostra “Essere donna nell’antica Pompei” in corso nella Palestra grande di Pompei, a cura di Francesca Ghedini e Monica Salvadori

Sei donne per raccontare le donne di duemila anni fa, a Pompei. Sono Francesca Ghedini, prof.ssa emerita di Archeologia università di Padova e curatrice del catalogo; Monica Salvadori, prof.ssa ordinaria di Archeologia università di Padova e curatrice del catalogo; Monica Baggio, prof.ssa associata di Archeologia università di Padova; Patrizia Basso, prof.ssa ordinaria di Archeologia università di Verona; Mariastella Busana, prof.ssa ordinaria di Archeologia università di Padova; Anna Favero, dottoranda Università di Salerno. Lunedì 16 giugno 2025, alle 18.30, si ritrovano alla libreria Italypost in viale Codalunga 4l a Padova, per presentare – moderate da Camilla Consonni, redattrice VeneziePost – il catalogo Artem della mostra “Essere donna nell’antica Pompei”, in corso alla Palestra grande di Pompei dal 16 aprile 2025 al 31 gennaio 2026, realizzata dal dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova in collaborazione con le università di Salerno e Verona. Le relatrici guideranno i partecipanti alla scoperta di cosa significava essere una donna nell’antica Pompei. Prenotazione: https://librerieitalypost.it/…/catalogo-mostra-di…/

Locandina della mostra “Essere donna nell’antica Pompei” dal 16 aprile 2025 al 31 gennaio 2026 nella Palestra grande degli scavi

La mostra. Con il suo straordinario stato di conservazione Pompei si pone come osservatorio privilegiato. La documentazione emersa nel corso dei quasi tre secoli di scavi è preziosa per analizzare il ruolo della donna nella società romana, argomento che in altri contesti sfugge a causa della esiguità delle testimonianze. Ma soprattutto a Pompei si può cogliere la presenza non solo di coloro che appartenevano ai vertici della società, ma anche di quella folla indistinta di persone “comuni” a cui è stata dedicata la precedente mostra “L’altra Pompei”, con la quale la nuova esposizione si pone in continuità: la mostra “Essere donna nell’antica Pompei” – dal 16 aprile 2025 al 31 gennaio 2026 nella Palestra grande degli scavi – a cura di Francesca Ghedini e Monica Salvadori e in collaborazione con le università di Padova, Salerno e Verona. Il filo conduttore è la scoperta delle condizioni di vita delle donne e bambine, dei numerosi aspetti della vita quotidiana e della posizione che esse occupavano nella casa e nella società romana e ancor più in una città campana quale Pompei (vedi Pompei (Na). Aperta nella Palestra Grande la mostra “Essere donna nell’antica Pompei”: affreschi, ritratti privati e funerari, graffiti, iscrizioni ed oggetti d’uso documentano le diverse categorie femminili nelle varie fasi della vita e nei diversi ruoli che svolgevano nella società. Gli interventi del direttore Zuchtriegel, delle curatrici Ghedini e Salvadori, e del restauratore Napoli | archeologiavocidalpassato).

Aquileia (Ud). Rinasce Palazzo Brunner-Segré: un autentico scrigno di storia, archeologia e architettura. Completati i restauri, sarà la sede della Fondazione Aquileia e centro conferenze. Insiste su una porzione dell’anfiteatro romano che sarà valorizzata

Palazzo Brunner-Segré, in via Roma ad Aquileia, dopo i restauri (foto fondazione aquileia)

Aquileia: particolare della facciata di Palazzo Brunner-Segré a fine restauri (foto fondazione aquileia)

Ad Aquileia rinasce Palazzo Brunner-Segré: completato il restauro conservativo dell’edificio storico di via Roma, acquisito nel 1996 dal Demanio (ministero della Cultura) e trasferito alla Fondazione Aquileia nel 2019, che sarà la nuova sede della Fondazione Aquileia, futura sala conferenze e percorso archeologico integrato. Un autentico scrigno di storia, archeologia e architettura nel cuore di Aquileia torna a nuova vita e viene restituito alla collettività. L’inaugurazione si terrà domenica 15 giugno alle 11 con ingresso da via Roma 20 nell’ambito delle Giornate europee dell’Archeologia. L’edificio è stato interessato da un radicale lavoro di recupero e riqualificazione, che permetterà di trasferirvi la sede della direzione e degli uffici della Fondazione. Al secondo piano sarà inoltre realizzata una sala conferenze, mentre una seconda fase dell’intervento prevede la valorizzazione dell’area esterna, sotto la quale si cela una porzione dell’antico anfiteatro romano, e la creazione di un percorso di visita che collegherà l’edificio a via 24 Maggio. I lavori, eseguiti dalla ditta Valerio Sabinot s.r.l. di Basiliano sotto la direzione dell’arch. Barbara Pessina, dell’ing. Massimo Lanza e dell’ing. Maurizio Casoni, hanno dunque permesso il recupero di un importante edificio storico di Aquileia, che, disabitato da quasi ottant’anni, era ormai profondamente degradato. La bella facciata, contraddistinta dal portale carraio, dalla porta ad arco con terrazzino al primo piano e da un’apertura circolari al secondo piano, tutte decorate da teste in pietra, torna a risplendere.

Aquileia: Palazzo Brunner-Segré a metà degli anni Cinquanta del Novecento, quando era già disabitato (foto fondazione aquileia)

“L’intervento conservativo di Palazzo Brunner-Segré riveste un significato particolare, perché si tratta di un pregevole edificio storico riconsegnato all’ammirazione dei visitatori”, dice il presidente della Fondazione Aquileia, Roberto Corciulo. “Il recupero del patrimonio edilizio del centro storico, costituito da notevoli esempi di architettura spontanea, e un suo utilizzo a servizio dei nostri ospiti è uno degli obiettivi della Fondazione, che in questi ultimi anni ha proceduto all’acquisizione di alcune proprietà private ormai non più abitate nella zona della basilica. Nel caso specifico, desidero sottolineare che il costo complessivo dell’opera, pari a 3.068.000 euro, è stato finanziato per 3 milioni di euro grazie ai Fondi per lo Sviluppo e la Coesione del ministero della Cultura, che, grazie al sollecito interessamento della Direzione Cultura della Regione Friuli Venezia Giulia, siamo riusciti a dirottare verso il restauro di palazzo Brunner-Segré. Desidero ringraziare la Soprintendenza per la costante presenza nelle fasi progettuali, autorizzative e di avvio dei lavori, sempre delicati perché interessano un immobile vincolato. È un ulteriore segno della collaborazione proficua che si è instaurata nel processo di valorizzazione di Aquileia”.

Aquileia: fase dei lavori di restauro di Palazzo Brunner-Segré che sono durati due anni (foto fondazione aquileia)

“L’intervento di rigenerazione urbana dell’edificio, posto lungo uno degli assi viari principali di età medievale, la contrada di Sant’Andrea o dei calzolai, ha richiesto due anni di lavori”, commenta il direttore della Fondazione Aquileia, l’archeologo Cristiano Tiussi. “Un intervento complesso perché attuato su un edificio storico molto degradato, che ha richiesto un’attenzione particolare, per ovviare a problematiche emerse in corso d’opera. Nella fase iniziale, sono state condotte indagini archeologiche che hanno rivelato la ricchezza del deposito stratigrafico, ininterrotto dalle fasi moderne a quelle tardo-antiche. Le fasi di lavorazione si sono poi susseguite con regolarità, e per questo vorrei ringraziare i collaboratori della Fondazione, i professionisti della progettazione e della direzione lavori e le ditte impegnate negli scavi archeologici, nel recupero delle strutture edilizio, nella realizzazione degli impianti tecnologici. Ora proseguiremo con la sistemazione dell’area esterna, che terrà necessariamente conto anche della presenza di circa un quarto dell’anfiteatro: l’obiettivo è quello di rimetterne in luce almeno un tratto conservatosi delle fondazioni, per dare l’idea dell’imponenza dell’edificio”.

Mappa del Catasto napoleonico del 1812 con l’indicazione del Palazzo Brunner-Segré di Aquileia (foto fondazione aquileia)

Palazzo Brunner-Segré. Il complesso immobiliare del Palazzo Brunner è formato dal palazzo su tre piani, affacciato su via Roma, e dal follatoio (foladôr), lungo corpo di fabbrica un tempo adibito ad uso agricolo che è stato ristrutturato dalla Soprintendenza nel 1999-2000 ed è oggi utilizzato come deposito di reperti archeologici. In forme non dissimili dalle attuali, il complesso Brunner compare per la prima volta nel catasto napoleonico del 1812: la costruzione dovrebbe risalire quindi al XVII o al XVIII secolo. L’edificio principale fu tuttavia preceduto da un altro fabbricato, del XIV-XVI secolo, di cui sono state rinvenute le fondazioni nel corso dei saggi di scavo condotti sotto la direzione della Soprintendenza nel 2023 e anche due “butti”, cioè due immondezzai, uno dei quali ricco di belle ceramiche, vetri e stoviglie di uso quotidiano. Nel catasto napoleonico, oltre al palazzo fronte strada e al foladôr si riconosce un ulteriore corpo di fabbrica che chiudeva la corte verso nord e i cui resti sono stati messi in luce durante gli scavi effettuati dalla Soprintendenza nel 2018.

Gina Segré (prima seduta a destra), il marito Rodolfo Brunner (primo in piedi da dx) e il figlio Guido semidisteso (foto fondazione aquileia)

I Brunner-Segré. Il complesso fu acquistato nel 1923 da Gina Segré (1867-1948), membro della nobile famiglia triestina di religione ebraica. Il fratello Salvatore, industriale e finanziere, assunse il titolo di conte Segré-Sartorio e fu senatore del Regno d’Italia dal 1924 al 1947, rivestendo anche la carica di consigliere dell’Associazione Nazionale per Aquileia dalla sua fondazione nel 1928 e fino alla morte nel 1949. Nel 1888 Gina Segré aveva sposato Rodolfo Brunner (1859-1956), anch’egli di famiglia ebraica, originaria di Hohenems, in Austria occidentale e trasferitasi a Trieste nel 1832. I Brunner si affermarono ben presto come una delle grandi famiglie triestine ottocentesche, impegnata in attività commerciali e industriali, dalla navigazione, alle assicurazioni (nelle Generali), alla raffinazione del petrolio. Rodolfo Brunner s’interessò anche di agricoltura, ampliando i possedimenti delle tenute ereditate dal padre Carlo nella Bassa friulana (come quella di Cavenzano in Comune di Campolongo Tapogliano) e apportandovi miglioramenti e razionalizzando la produzione. Mentre Rodolfo Brunner fu un fedelissimo dell’impero asburgico, il figlio Guido (1893-1916) si arruolò nell’esercito italiano con il grado di sottotenente della brigata Sassari nella prima guerra mondiale, durante la quale cadde sul monte Fior: fu insignito della medaglia d’oro al valor militare. Il palazzo costituiva una delle residenze di campagna di Gina Segré fino al 1947, quando fu venduto. Da allora il complesso, ormai disabitato, passò di mano in mano fino all’acquisizione da parte del Demanio.

La mappa dell’anfiteatro romano di Aquileia con la posizione di Palazzo Brunner-Segré e l’estensione della braida (foto fondazione aquileia)

L’anfiteatro e le mura. Sotto la braida del palazzo Brunner-Segré si cela, per circa un quarto della sua estensione complessiva, l’anfiteatro di Aquileia. Il grande edificio ellittico (148 x 112 m) si è conservato solo a livello di fondazioni: l’alzato fu infatti smantellato nel corso dei secoli per ricavarne materiale da costruzione: la tradizione vuole che anche il campanile sia stato costruito nell’XI secolo con blocchi in calcare di Aurisina provenienti dall’anfiteatro. Gli scavi che ne hanno rilevato la presenza risalgono alla fine dell’Ottocento e a metà del Novecento. Un’indagine di dettaglio è stata condotta, tra il 2015 e il 2017, dall’università di Verona, sotto la direzione della prof.ssa Patrizia Basso. Rimangono le imponenti strutture di fondazione e i larghi canali di deflusso delle acque, sufficienti a ricostruire la grandiosità del monumento. Un’idea di come dovesse presentarsi la forniscono gli anfiteatri meglio conservati dell’antica Regio X: le dimensioni dell’edifico aquileiese erano superiori a quelle dell’arena di Pola e appena inferiori a quelle dell’arena di Verona. Accanto all’edificio di spettacolo, intorno al 300 d.C. furono realizzate le nuove mura di cinta, un tratto delle quali furono scavate nel 2018-2020 dalla Soprintendenza.

Ferrara. In occasione delle Giornate europee dell’archeologia apertura straordinaria del museo Archeologico nazionale e visita guidata ai depositi e al sottotetto

Domenica 15 giugno 2025, alle 15 e alle 16.30, In occasione delle Giornate europee dell’Archeologia il museo Archeologico nazionale di Ferrara apre le porte dei depositi e dei sottotetti del Museo. Sarà un’occasione per conoscere e valorizzare il patrimonio archeologico e per riflettere insieme sull’importanza dei valori che esso rappresenta per la comunità. L’iniziativa è gratuita. Per accedere in Museo sarà necessario munirsi del biglietto di ingresso. Prenotazione obbligatoria allo 053266299. In questa occasione il Museo effettuerà un’apertura straordinaria fino alle 21 (ultimo ingresso ore 20.30).