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Catania. Seconda giornata del XV Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea: al CUT otto film in programma, una matinée riservata alle scuole, numerosi registi presenti. E serata evento al King col film di Rosi “Sotto le nuvole” e la produttrice Donatella Palermo

Frame del film “Sotto le nuvole” di Gianfranco Rosi

Giornata piena e speciale quella di mercoledì 3 dicembre 2025 al CUT – Centro universitario teatrale, seconda del programma del XV festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico di Licodia Eubea, ideato e diretto dal regista Lorenzo Daniele e dall’archeologa Alessandra Cilio: una matinée riservata alle scuole, otto film in programma, numerosi i registi presenti, tra cui Marcello Adamo, Alessandro Bricchi, Sandra López Cabrera, Sophie Jackson e Massimo D’Alessandro. E serata evento speciale al cinema King di Catania con la proiezione del film “Sotto le nuvole” di Gianfranco Rosi, premiato all’82ma Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia cui seguirà un incontro con la coraggiosa produttrice Donatella Palermo che ha portato sul grande schermo anche i lavori di Roberta Torre, dei fratelli Taviani e Vittorio De Seta.

Frame del film “Vitrum. Il vetro dei Romani” di Marcello Adamo

Frame del film “Mary Lefkowitz & Women in Ancient Greece” di Nikos Dayandas

Frame del film “Langobardi – Grimoaldo, il primo re friulano” di Sandra Lopez Cabrera

Le proiezioni iniziano alle 9 al CUT, con il film “Vitrum. Il vetro dei Romani” (Italia 2025, 52’) di Marcello Adamo (presente in sala), che segue l’indagine di un team internazionale di archeologhe che tra tecnologie avanzate e rotte antiche, svelano il ruolo rivoluzionario del vetro nell’ Impero Romano e nella storia della civiltà. Quindi il film “Rubico flumen. Il mistero del fiume Rubicone” (Italia 2025, 33) del regista Alessandro Bricchi (presente in sala), che indaga per la prima volta in chiave documentaristica l’enigma del vero Rubicone, tra storia, mito e realtà. Alle 11.15 sarà proiettato il cortometraggio documentario “Mary Lefkowitz & Women in Ancient Greece” (Grecia 2024, 13’) di Nikos Dayandas che ispirandosi al lavoro della celebre filologa Mary Lefkowitz indaga la condizione delle donne nell’antica Grecia; segue il film “Langobardi. Grimoaldo, il primo re friulano” (Italia 2024, 52’) di Sandra López Cabrera (presente in sala), realizzato con la tecnica della fiction e che può vantare la partecipazione del gruppo Invicti Lupi specializzato in rievocazioni storiche longobarde. Conclude il ciclo di proiezioni mattutine “La grande quercia” (Italia 2022, 16) di Maria Giménez Cavallo, un unico piano sequenza di 15 minuti che abbandona lo sguardo antropocentrico per restituire alla natura il ruolo di narratrice, invitandoci a riflettere sul nostro posto nel mondo.

Frame del film “Campo della fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro

Frame del film “Io non dimentico” di Antonello Murgia

La programmazione pomeridiana inizia alle 17, sempre al CUT, con la prima nazionale del film “Brown. An archaeological perspective in 4 layers” (Regno Unito 2025, 21’) di Sophie Jackson (presente in sala), un film concettuale che analizza alcuni aspetti dello scavo in relazione al background degli archeologi coinvolti; segue la prima regionale di “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” (Italia 2024, 50’) pluripremiato documentario di Massimo D’Alessandro (presente in sala) che offre al pubblico un viaggio tra mito, storia e mistero, sulle tracce di un possibile enigma. Conclude la programmazione pomeridiana il cortometraggio “Io non dimentico” (Italia 2025, 13’) di Antonello Murgia, un viaggio nella memoria e nella storia, presentato a Catania in prima regionale, dedicato a tutte le persone perseguitate perché non conformi a un orientamento sessuale binario.

L’archeologa Serena Raffiotta nel museo Archeologico di Aidone (En) (foto dal profilo FB)

Il pomeriggio al CUT vedrà poi la partecipazione, fuori programma, dell’archeologa Serena Raffiotta, studiosa di Morgantina, esperta in crimini contro il patrimonio culturale, che interverrà  per ricordare i 70 anni di ricerca a Morgantina, sito archeologico nell’entroterra di Sicilia scoperto nel 1955 da una missione dell’Università di Princeton con il prezioso supporto dei Reali di Svezia e tuttora in corso, al quale è dedicata la mostra fotografica “Un Re tra le rovine” (visitabile fino al 31 dicembre 2025 al museo Archeologico regionale di Aidone).

Tra le proiezioni pomeridiane e quelle serali il Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico organizza alle 19.30 “Calici d’autore” al Caffè Prestipino in via Etnea, ovvero un aperitivo rinforzato in compagnia degli ospiti del festival (registi, produttori, archeologi, antropologi e delegazioni artistiche dei film), che si trasforma in un momento conviviale e di confronto informale con il pubblico. Ingresso a pagamento, ticket su https://www.rassegnalicodia.it/shop/

Alle 20.45 ci si sposta al cinema King che ospita l’evento speciale del festival (ingresso a pagamento, informazioni e prenotazioni su www.cinestudio.eu), ovvero la proiezione  del film fuori concorso “Sotto le nuvole” di Gianfranco Rosi (Italia 2025, 115’), vincitore del premio speciale della giuria all’82ma mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Tra il Golfo di Napoli e l’ombra del Vesuvio, la terra trema, le fumarole dei Campi Flegrei punteggiano l’aria, e sotto le nuvole si nasconde un mondo sospeso tra storia e quotidiano. Gianfranco Rosi ci conduce in un viaggio in bianco e nero attraverso archeologi che riportano alla luce ville romane, vigili del fuoco che raccolgono la paura delle persone, marinai stranieri e giovani che frequentano il doposcuola. Napoli emerge non come cartolina, ma come archivio vivente di vite, memorie e fragilità.

La produttrice Donatella Palermo (foto fcca)

Segue l’incontro con Donatella Palermo, pluripremiata e visionaria produttrice cinematografica di documentari quali Notturno, Fuocoammare, In viaggio, firmati da Gianfranco Rosi e di lungometraggi come Tano da morire e Mi fanno male i capelli di Roberta Torre, ma anche Cesare deve morire o Meraviglioso Boccaccio dei fratelli Taviani, e Lettere dal Sahara, ultimo film di Vittorio De Seta.

La XV edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico di Licodia Eubea nella sezione di Licodia Eubea propone 17 film. Ecco il focus su alcuni dei titoli in programma con la video-presentazione di Giuseppe Galluzzo e Francesca Nobili

Polo culturale della Badia a Licodia Eubea (foto fcca)

Dal 5 al 7 dicembre 2025 la XV edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico di Licodia Eubea (Ct), dopo l’esperienza di Catania, torna nella sede storica, Licodia Eubea, al Polo culturale della Badia, dove verranno presentati 17 film. Come abbiamo fatto con la sezione di Catania, anche in questo caso proponiamo un focus su alcuni film in cartellone introdotti dalla video-presentazione di Giuseppe Galluzzo e Francesca Nobili, dell’ufficio Comunicazione del Festival, seguendo il programma di proiezione e non l’ordine di pubblicazione sul sito FCCA.

Venerdì 5 dicembre 2025, alle 8.45, in PRIMA REGIONALE, il film “Il segreto della Dea / The secret of the Goddess” di Lorenzo Antonioni (Italia 2019, 26’). Al tempo degli Etruschi fervono i preparativi per la festa della dea della fertilità. Vulca, che lavora da un ceramista, è un bambino che si interroga sul mistero del divino ed intraprende un percorso interiore immergendosi nella natura.

Venerdì 5 dicembre 2025, alle 11.30, in PRIMA REGIONALE, il film “Once Beneath a Time” di Amelia Dickson (USA 2024, 4’). Un viaggio nelle profondità di un mondo preistorico immaginario e un omaggio a ciò che la Terra cela nelle sue profondità.

Venerdì 5 dicembre 2025, alle 11.40, in PRIMA REGIONALE, il film “L’uomo di Val Rosna / The man of Val Rosna” di Stefano Zampini (Italia 2024, 19’). Un viaggio nelle ultime giornate dell’Uomo di Val Rosna, cacciatore paleolitico vissuto 14.000 anni fa. Il cortometraggio ne racconta la vita quotidiana, tra caccia, rituali di gruppo come la lavorazione del pesce e la pittura con l’ocra, e momenti unici: il più antico intervento dentistico conosciuto, la trapanazione di una carie su un dente del giudizio. In un crepuscolo di luce e silenzio, il suo viaggio termina con una sepoltura onorata da una pietra dipinta, simbolo di rispetto e memoria ancestrale.

Venerdì 5 dicembre 2025, alle 12, in PRIMA NAZIONALE, il film “Diario di scavo. Archeologi a Siponto / Excavation Diary. Archaeologists in Siponto” di Lorenzo Scaraggi (Italia 2025, 55’). A Siponto, una giornata di scavo diventa il racconto del mestiere dell’archeologo. Diario di scavo osserva i gesti, il tempo e la cura di chi riporta alla luce la storia, rivelando il valore dell’archeologia pubblica come dialogo tra terra, ricerca e comunità.

Venerdì 5 dicembre 2025, alle 18, in PRIMA NAZIONALE, il film “La Festa / The Mistery Play” di Manuel Gutierrez Aragón, Pablo Más Serrano (Spagna 2025, 60’). Nel Medioevo, il teatro rinacque grazie alla messa in scena, all’interno delle chiese, dei cosiddetti “drammi sacri”, che fiorirono in tutta Europa a partire dal XII secolo. Con il Concilio di Trento, la Chiesa li proibì e queste rappresentazioni scomparvero del tutto. Tutte, tranne una: i Misteri d’Elx, dove gli abitanti trasformano il dolore della morte nella gioia della celebrazione.

Sabato 6 dicembre 2025, alle 10, in PRIMA NAZIONALE, il film “La grande Histoire des végétariens / Vegetarians the Great Odyssey” di Martin Blanchard (Francia 2025, 52’). Il vegetarianesimo sembrerebbe un fenomeno decisamente contemporaneo, invece ha una storia lunga e spesso poco conosciuta. Dai jainisti indiani agli hippy, dai filosofi romani alla prima Società Vegetariana fondata a Londra nel 1847, il film racconta un’avventura umana incarnata da figure universali che, attraverso le proprie scelte alimentari, si interrogano sul posto dell’umanità nel mondo.

Sabato 6 dicembre 2025, alle 21, in PRIMA REGIONALE, il film “Anime galleggianti / Floating Souls” di Maria Giménez Cavallo (USA Italia 2024, 71’). Ispirato alle Metamorfosi di Ovidio, Anime galleggianti è un viaggio attraverso le mistiche terre della Sardegna. Un’opera ibrida che mischia l’etnografia visuale e musicale con la mitologia classica, l’approccio documentario con la fantasia. I destini intrecciati dei personaggi ovidiani culminano nel Carnevale autoctono, i cui riti scandiscono la ciclicità tra la vita e la morte.

Ostia antica (Roma). In Sala Cébeillac-Gervasoni, “Una giornata per Ida Baldassarre” promossa dal parco archeologico a poche settimane dalla scomparsa dell’archeologa che, tra gli altri, diede grande contributo allo studio e alla conoscenza della Necropoli di Porto all’Isola Sacra

Il parco archeologico di Ostia antica organizza una giornata in ricordo di Ida Baldassarre, a poche settimane dalla scomparsa dell’archeologa che, tra gli altri, diede grande contributo allo studio e alla conoscenza della Necropoli di Porto all’Isola Sacra (vedi Archeologia in lutto. Si è spenta a 93 anni Ida Baldassarre, figura di primo piano dell’archeologia italiana, allieva di Ranuccio Bianchi Bandinelli. Impegnata in Egitto e Libia, e sull’Isola sacra di Ostia antica. La sua monumentale edizione “Pompei. Pitture e Mosaici” resta un punto di riferimento | archeologiavocidalpassato). Lunedì 1° dicembre 2025, in Sala Cébeillac-Gervasoni, all’interno degli Scavi di Ostia, “Una giornata per Ida Baldassarre”, a cura di Irene Bragantini, Alessandro D’Alessio e Cristina Genovese. Il programma. Alle 10, Alessandro D’Alessio, Cristina Genovese, Introduzione alla Giornata; 10.20, Amneris Roselli, Ida nel Dipartimento del Mondo classico; 10.40, Matteo D’Acunto, Ida e l’insegnamento universitario: formazione, ricerca, spirito critico; 11, Bruno d’Agostino, Ida, dall’Alpi alle Piramidi: la misura del mondo, la profondità della storia; 11.20, Coffee break; 11.40, Emanuele Greco, Ida interprete ineguagliabile del “De Amicitia”; 12, Angela Pontrandolfo, Sulle esperienze pittoriche del primo ellenismo; 12.20, Agnés Rouveret, Costruire e decostruire la pittura romana: ricordi di conversazioni con Ida; 12.40, Anna Santucci, Ida e/a Cirene; 13, discussione; 13.30, pausa pranzo; 15, Franca Taglietti, Uno sguardo limpido che accoglie il dubbio: Ida e la necropoli dell’Isola Sacra; 15.20, Irene Bragantini, Ida ‘per iscritto’: sulla decorazione a Porto; 15.40, Filippo Coarelli, Intervento di chiusura.

La XV edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico di Licodia Eubea apre per la prima volta a Catania dove sono proposti 13 film. Ecco il focus su alcuni dei titoli in programma con la video-presentazione di Giuseppe Galluzzo e Francesca Nobili

La sala del Centro universitario Teatrale che ospita la sezione di Catania del Festival delal Comunicazione e del Cinema archeoloico di Licodia Eubea (foto fcca)

Dal 2 al 4 dicembre 2025 la XV edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico di Licodia Eubea (Ct) apre per la prima volta a Catania, al Centro universitario teatrale – CUT di Catania, dove verranno presentati 13 film. Per entrare nell’atmosfera del festival proponiamo un focus su alcuni film in cartellone introdotti dalla video-presentazione di Giuseppe Galluzzo e Francesca Nobili, dell’ufficio Comunicazione – Social Media del Festival, seguendo il programma di proiezione e non l’ordine di pubblicazione sul sito FCCA.

Martedì 2 dicembre 2025, alle 18.30, in PRIMA ASSOLUTA, il film “Il grande sogno. Monreale e il suo tesoro / The great dream. Monreale and its treasure” di Lorenzo Mercurio (Italia 2025, 19’). Il grande sogno. Monreale e il suo tesoro è un racconto delle meraviglie del Duomo di Monreale, attraverso il filo conduttore della leggenda del sogno di Guglielmo II, secondo cui il sovrano avrebbe avuto in visione la Madonna che lo avvisava dell’esistenza di un grandioso tesoro. Con quel tesoro, Guglielmo avrebbe costruito un duomo tutto d’oro, segno di gratitudine a Dio e alla Vergine Maria.

Mercoledì 3 dicembre 2025, alle 12.30, in PRIMA REGIONALE, il film “La grande quercia / The Great Oak” di Maria Giménez Cavallo (Usa Italia 2022, 19’). La grande quercia di Scandiano, radicata da secoli nel cuore dell’Emilia, osserva in silenzio il lento mutare di un paesaggio dove natura e opera umana si intrecciano. Dalle rivoluzioni del Rinascimento fino al presente, la sua chioma custodisce tracce di storia, memoria e trasformazione. In un unico piano sequenza di 15 minuti, realizzato interamente con un drone, il film abbandona lo sguardo antropocentrico per restituire alla natura il ruolo di narratrice, invitandoci a riflettere sul nostro posto nel mondo.

Mercoledì 3 dicembre 2025, alle 17.30, in PRIMA REGIONALE, il film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo / ‘Campo Della Fiera’ and the well of time” di Massimo D’Alessandro (Italia 2024, 50’). Ai piedi della rupe di Orvieto sorge Campo della Fiera, identificato come il leggendario Fanum Voltumnae, santuario federale degli Etruschi e cuore spirituale della loro civiltà. Nei secoli il luogo si è trasformato in centro romano e poi in insediamento francescano, conservando la propria aura di sacralità. Le indagini archeologiche hanno riportato alla luce templi, mosaici, ceramiche e un profondo pozzo mai esplorato, custode di antichi segreti. Campo della Fiera e il pozzo del tempo conduce lo spettatore in un viaggio tra mito, storia e mistero, sulle tracce di un possibile enigma templare.

Mercoledì 3 dicembre 2025, alle 18.30, in PRIMA REGIONALE, il film “Io non dimentico / I do not forget” di Antonello Murgia (Italia 2025, 13’). Io non dimentico è un “pentalogo visivo” dedicato a tutte le persone perseguitate perché non conformi a un orientamento sessuale binario, la cui stessa morte è stata mistificata, nascosta, considerata di serie B. È un viaggio nella memoria e nella storia, un atto di voce e di presenza per chi ancora oggi lotta per il diritto di amare ed essere amato, di vivere e celebrare il proprio corpo. Un omaggio a tutte le anime i cui epitaffi celano o negano la loro vera identità.

Chiusi – Sarteano (Si). Convegno “Del primo amor non ci si scorda mai. Ranuccio Bianchi Bandinelli: Clusium 100 anni dopo”: 24 relazioni a carattere scientifico che fanno il punto sullo stato dell’arte dell’archeologia della Valdichiana senese. Ecco il programma di tre giorni tra incontri e visite guidate

Del primo amor non ci si scorda mai. Ranuccio Bianchi Bandinelli, Clusium 100 anni dopo” è il titolo del convegno che si tiene tra Chiusi e Sarteano (Si) dal 28 al 30 novembre 2025. “Del primo amor non ci si scorda mai”, così Ranuccio Bianchi Bandinelli (1900-1975), archeologo e storico dell’arte senese di fama internazionale, esordiva nella prefazione al volume di Mauro Cristofani del 1975 sulle statue-cinerario chiusine di età classica, in ricordo della sua prima fatica scientifica: la tesi di laurea che tra il 1922 e il 1923 lo vide attivo nell’esplorazione delle campagne chiusine, fino alla pubblicazione nel 1925 con il titolo di “Clusium. Ricerche archeologiche e topografiche su Chiusi e il suo territorio in età etrusca”. La carta archeologica di Bianchi Bandinelli rappresenta ancora oggi la pietra miliare degli studi sull’archeologia dell’antica Clevsi/Clusium e del suo agro. Il moderno metodo della ricerca archeologica che unisce lo studio della cultura materiale, delle fonti storiche e della topografia antica, ma anche il ricorso ai documenti di archivio e alla memoria viva della comunità locale nelle ricognizioni dirette sul terreno, veniva per la prima volta applicato per ricostruire la fisionomia di una delle grandi metropoli dell’Etruria. A distanza di 100 anni, questo lavoro, pur con gli errori e le naturali revisioni che caratterizzano in ogni campo il progresso della scienza, resta oggi un’eredità imprescindibile, punto di partenza di ogni attività di ricerca, tutela e valorizzazione dell’archeologia del territorio che unisce i 10 comuni della Valdichiana senese.

Al convegno vengono presentate 24 relazioni a carattere scientifico che fanno il punto sullo stato dell’arte dell’archeologia della Valdichiana senese. Ideazione e organizzazione: Mattia Bischeri, università per Stranieri di Siena – Centro CADMO.  Il 28 novembre 2025, alle 18, è prevista l’inaugurazione di una mostra ospitata nel museo nazionale Etrusco di Chiusi, dal titolo «Un giovane di belle speranze…». Ranuccio Bianchi Bandinelli 1922-1929: i primi passi di un archeologo, che propone un percorso inedito negli anni verdi di Ranuccio Bianchi Bandinelli, attraverso le tappe fondamentali della formazione che lo porteranno a diventare archeologo e storico dell’arte di fama internazionale. Il 30 novembre 2025 saranno invece organizzate visite guidate gratuite, un’occasione unica per fare un viaggio dalla preistoria all’età romana nell’antico agro chiusino, accompagnati direttamente dai direttori dei musei e delle aree archeologiche della Valdichiana senese (su prenotazione).

PROGRAMMA VENERDÌ 28 NOVEMBRE 2025. Al teatro Mascagni di Chiusi, alle 9.30, saluti istituzionali: Gianluca Sonnini, sindaco di Chiusi; Edo Zacchei, presidente Unione comuni Valdichiana; Agnese Carletti, presidente Provincia di Siena; Eugenio Giani, presidente Regione Toscana; Gabriele Nannetti, soprintendente Sabap Si; e Stefano Casciu, direttore regionale musei nazionali Toscana. SESSIONE i, modera Gilda Bartoloni (Sapienza, Roma). Interventi: alle 10.30, Alessandro Zanini “Il quadro del popolamento di Chiusi e dell’Etruria interna nella formazione dell’Etruria storica”; 10.50, Maria Chiara Bettini “Chiusi villanoviana… 100 anni dopo Clusium”; 11.10, Giulio Paolucci “Nella ricognizione fatta al tempo della mia carta archeologica vidi il Poggio Gaiella: qualche nuova osservazione sulle sepolture”. Dopo il coffee break, alle 11.50, Enrico Benelli “Le necropoli chiusine, cento anni dopo. Qualche osservazione sulla carta archeologica di Clusium 1925”; 12.10, Mattia Bischeri “La forma della città. Appunti per una anatomia urbana di Chiusi in età preromana”; 12.30, Fabrizio Vallelonga “Chiusi tardoantica e altomedievale: appunti per una ricerca”. Pranzo. SESSIONE II, modera Laura Maria Michetti (Sapienza, Roma). Interventi: alle 15, Barbara Arbeid “Ranuccio Bianchi Bandinelli e la scultura chiusina: riflessioni critiche intorno all’urna del Bottarone”; 15.20, Debora Barbagli “Bianchi Bandinelli e l’archeologia chiusina: note d’archivio sui materiali del museo Archeologico nazionale di Siena; 15.40, Marina Sciafani “I bronzi della collezione Casuccini del museo “A. Salinas” di Palermo. Da una prima ricognizione: materiali dall’età orientalizzante all’età ckassica”. Dopo il coffee break, alle 16.40, Andrea Martelli “Teseo, il Minotauro e la Potnia Theron. Analisi iconografica del motivo a cilindretto Valentini IX e considerazioni sul ruolo della Potnia nell’immaginario figurativo chiusino tardo orientalizzante e alto arcaico”; 17, Alessandro Maccari “Religiosità e riti funebri a Chiusi nell’età di Porsenna”; 17.20, Anna Rastrelli “Sulle orme di Ranuccio Bianchi Bandinelli”; 17.40, discussione; 18, al museo nazionale Etrusco di Chiusi inaugurazione della mostra “Un giovane di belle speranze… Ranuccio Bianchi Bandinelli 1922–1929” dedicata agli anni di formazione dello studioso, dal primo tirocinio sul campo alla definizione del metodo che avrebbe segnato un’epoca.

PROGRAMMA SABATO 29 NOVEMBRE 2025. Al Teatro degli Arrischianti di Sarteano, alle 9.30, saluti istituzionali: Francesco Lanci, sindaco di Sarteano; Giuseppe Sassatelli, presidente dell’Istituto nazionale di Studi etruschi ed italici. SESSIONE III, modera Giuseppe Sassatelli. Interventi: 10, Ada Salvi “Tra riletture e nuovi dati: ritorni e inediti da Chiusi e dal suo territorio”; 10.20, Marina Angela Turchetti “Poggio Renzo, scavi 2015–2016: le tombe a fossa”; 10.40, Paola Romi “Tra le incostanti acque del Clanis e il tranquillo specchio del Trasimeno. Il territorio chiusino orientale a 100 anni dalle ricerche di Ranuccio Bianchi Bandinelli”. Dopo il coffe break, alle 11.30, Jacopo Tabolli “Ranuccio Bianchi Bandinelli e San Casciano dei Bagni 100 anni dopo”; 11.50, Claudio Bizzarri “La villa di Claudio Tiberio Termodonte: sovrapposizioni culturali lungo il fiume Clanis”; 12.20, Franco Cambi “Amiata e Tinia: archeologia di un paesaggio immateriale”. Pranzo. SESSIONE IV, modera Luca Cappuccini (università di Firenze). Interventi: alle 15, Elisa Salvadori “Al confine etrusco: dalle ricerche di Ranuccio Bianchi Bandinelli”; 15.30, Paolo Binaco e Luca Pulcinelli “Contributi per una definizione dei Fines Clusinorum meridionali”; 15.50, Marco Pacifici “Progetto F.I.N.E.S. Un nuovo contributo per la definizione dei confini meridionali di Chiusi”. Dopo il coffe break, alle 16.40, Cynthia Mascione e Maria Gabriella Carpentiero “Valdichiana (Torrita di Siena). Insediamenti, viabilità e commerci nei periodi etrusco e romano”; 17, Giuliano Caracciolo “Identità e rango dei Clusini romani alla luce delle testimonianze epigrafiche (I sec. a.C. – IV sec. d.C.)”; 17.20, Stefano Bruni “Bianchi Bandinelli e le mostre etrusche degli anni Cinquanta (Firenze 1951 e 1952, Milano 1955)”; 17.40, discussione e conclusione dei lavori.

PROGRAMMA DOMENICA 30 NOVEMBRE 2025. “Chiusi e il suo territorio dalla preistoria all’età romana” visite tematiche gratuite ai siti e ai musei archeologici della Valdichiana (su prenotazione). Alle 10, “La preistoria sul Monte Cetona”, visita alla Grotta Lattaia e all’archeodromo del Parco di Belvedere di Cetona, a cura di M.T. Cuda”; 14.30, “Il santuario ritrovato tra culto e medicina termale”, visita agli scavi del Bagno Grande a San Casciano dei Bagni, a cura di E. Mariotti; 17.30, “I volti degli Etruschi”, visita al museo civico Archeologico di Chianciano Terme, a cura di G. Paolucci. Per info e prenotazioni: 0578 269221, staff@valdichiana2025.it

Firenze. Al museo Archeologico nazionale “Riscopriamo la Chimera”: due visite guidate alla nuova sala con la curatrice Barbara Arbeid in occasione dell’apertura serale straordinaria

Mercoledì 26 novembre 2025, la nuova apertura serale straordinaria del museo Archeologico nazionale di Firenze sarà dedicata alla nuova Sala della Chimera. Il museo sarà straordinariamente aperto dalle 18 alle 22, con ultimo ingresso alle 21-15. Per l’occasione la curatrice Barbara Arbeid, funzionario archeologo del MAF, sarà protagonista di due visite guidate alla nuova sala “Riscopriamo la Chimera”. alle 18.30 e alle 19.30, comprese nel costo del biglietto di ingresso al museo. Prenotazione consigliata scrivendo all’indirizzo man-fi@cultura.gov.it. Proprio Barbara Arbeid, in occasione della presentazione del nuovo allestimento della Sala della Chimera il 19 novembre 2025 (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2025/11/20/firenze-al-museo-archeologico-nazionale-aperta-la-nuova-sala-della-chimera-di-arezzo-il-capolavoro-in-bronzo-dellarte-etrusca-icona-e-simbolo-fin-dal-suo-ritrovamento-nel-1553-la-presenta/) ha illustrato il nuovo allestimento con al centro della sala la Chimera senza nessun altro elemento, salvo la presenza di tre bronzetti. E ne spiega il motivo: sono stati scoperti insieme alla Chimera nel 1553 e hanno sempre fatto parte delle collezioni granducali fin dal loro inizio. Ecco il suo intervento.

“Il nuovo allestimento – spiega Arbeid – mette al centro la Chimera come capolavoro della produzione etrusca, ma allo stesso tempo abbiamo voluto alludere al contesto in cui fu ritrovata nel novembre 1553. Sappiamo infatti dalle cronache dell’epoca che la Chimera non era sola ma era accompagnata da moltissimi altri bronzetti a cui si fa riferimento purtroppo solo in un modo generico. Vengono ricordati gli animali, in particolare un cavallo, insieme a figure di uomini barbati e a un giovane. Sappiamo anche che questi bronzi hanno seguito la Chimera a Firenze subito dopo la scoperta. Lo sappiamo perché ce ne parla sia il Cellini nella Vita sia il Vasari, e queste fonti ci dicono che Cosimo I stesso si era dilettato a rimestare questi bronzetti, a pulirli dalla terra e dalle incrostazioni, dalla ruggine che ancora avevano causata dall’acidità del terreno, per poi esporli nello Scrittoio di Calliope, uno dei luoghi aulici di Palazzo Vecchio, dove si è creata la prima formulazione della collezione granducale.

Sala della Chimera al museo Archeologico nazionale di Firenze: bronzetti, Tinia. grifo. giovane offerente (foto mario ciampi / maf)

“Purtroppo seguire poi il cammino di questi bronzetti nelle collezioni – continua Arbeid – non è semplice perché gli inventari più antichi sono molto parchi di informazioni, ma una guida importante è costituita proprio dalle dimensioni di cui parlano le fonti. I trenta centimetri – piede – di cui parlano è una mensura onorata, una misura che all’epoca degli Etruschi veniva dedicata, riservata ai doni di un certo valore, di una certa rilevanza che i devoti volevano offrire alle divinità, e non ce n’erano molti di doni di queste dimensioni. Noi nella presentazione di questo allestimento abbiamo seguito le ipotesi di studio di Adriano Maggiani, illustre etruscologo da poco scomparso, che ha riconosciuto nelle collezioni del nostro museo tre bronzetti, un Tinia barbato, il corrispettivo dello Zeus greco; un giovane imberbe che fa il gesto di offrire un’offerta con la phiale; e un grifo, che si trovano negli Inventari fin dal 1589 e si possono seguire nelle collezioni delle Gallerie fino all’arrivo del museo Archeologico.

La Chimera di Arezzo nella nuova sala allestita al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto graziano tavan)

“Quindi – conclude Arbeid – è un modo per alludere al fatto che la Chimera ha avuto le sue vite successive che abbiamo già raccontato dalla sua scoperta, ha avuto una vita precedente in cui è stata offerta a un santuario etrusco insieme a moltissimi altri doni che i devoti hanno riservato alle divinità. E a un certo punto, come era comune quando gli spazi del santuario erano troppo affollati di offerte, probabilmente è stata riposta in un deposito votivo, in un luogo chiuso in cui venivano riposti gli oggetti non più funzionali che dovevano essere conservati in un luogo autorizzato perché appunto doni, offerte spettanti alle divinità”.

 

Al via il XV Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea, il festival delle novità: doppia sede (si apre a Catania): 31 film (molti in prima nazionale); quattro premi; incontri con registi, divulgatori ed esperti; e poi visite guidate, workshop, laboratori del gusto, concerto e serata speciale. Ecco alcune anticipazioni del ricco programma

Manca solo una settimana. Il conto alla rovescia è iniziato per l’apertura della XV edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea, dal 2 al 7 dicembre 2025, che possiamo definire tranquillamente l’edizione delle novità. Leitmotiv dell’FCCA 2025 sarà l’ombra, ovvero ciò che sfugge alla luce della conoscenza, che resta ai margini della narrazione o che il tempo ha velato, ma non cancellato”, spiega Alessandra Cilio, direttore artistico con Lorenzo Daniele. “L’ombra come luogo di attesa, di rivelazione, di ritorno. Nel cinema, come nella ricerca archeologica, la luce è indispensabile, ma è l’ombra a dare profondità, a suggerire l’invisibile. Scavare tra le ombre del mondo antico significa cercare ciò che è rimasto nascosto: frammenti di memoria, voci dimenticate, sguardi che ancora ci osservano da lontano. Ma l’ombra – fa presente Cilio – non appartiene solo al passato. È anche quella parte di noi che fatichiamo a riconoscere: paure, desideri, pensieri rimossi, tutto ciò che la società tende a respingere o marginalizzare. È l’ombra delle differenze negate, delle identità relegate in un angolo, dei tabù che attraversano la storia e ancora oggi condizionano il nostro modo di vedere. Portare luce su queste zone oscure significa dare voce a chi, troppo a lungo, è rimasto confinato in una dimensione liminale”.

Trentun film. Il tema dell’ombra, magnificamente illustrato nell’affiche di Pierluigi Longo (il volto di una Kore greca che cela un Daimon, una creatura perturbante nascosta dietro una superficie di apparente tranquillità), trova piena espressione nelle trentuno opere cinematografiche selezionate (di cui 3 fuori concorso), tra documentari, cortometraggi e lungometraggi provenienti da tutto il mondo: un mosaico che attraversa epoche e contesti differenti, da quelli delle comunità preistoriche alpine alla civiltà nuragica, dal mondo greco e romano ai Longobardi, dall’America precolombiana ai centri di potere della cultura islamica,  ai riti di passaggio della tribù dei Maasai o a quelli che caratterizzano la Settimana Santa spagnola.  Molti, i film ad essere presentati per la prima volta in Italia, come: Chiribiquete. Amazonian Memory at Stake di Juan José Lozano (Colombia, 2025), Abiseo. El bosque cultural de los Chachapoya di Rosemarie Lerner (Perù, 2025), Army of Lovers di Lefteris Charitos, Brown. An Archaeological Perspective in Four Layers di Sophie Jackson (Regno Unito, 2025), La Festa di Mario Gutierrez Aragón e Pablo Mas Serrano (Spagna, 2025), La grande Histoire des végétariens di Martin Blanchard (Francia, 2025). Spazio anche all’anteprima assoluta de Il grande sogno. Monreale e il suo tesoro di Lorenzo Mercurio, dedicato al celebre monumento normanno e alla sua storia”.

Lorenzo Daniele e Alessandra Cilio direttori artistici del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct) (foto graziano tavan)

L’edizione delle novità, si diceva. A cominciare dalla doppia sede: non più solo Licodia Eubea ma anche Catania, in un dialogo simbolico tra città e territorio, università e comunità. Con la sua quindicesima edizione, “il Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico – sottolinea Cilio – conferma la propria identità di laboratorio culturale aperto, in cui il cinema diventa strumento di conoscenza e cittadinanza. Da Licodia Eubea a Catania, il festival rinnova un modello di partecipazione che unisce ricerca, arte e formazione, offrendo un racconto sempre nuovo del nostro rapporto con il tempo e con la memoria. Perché l’ombra, in fondo, non è assenza di luce, ma la misura della sua profondità. Ed è lì, tra chiaroscuro e rivelazione, che continua a muoversi questo festival: un patrimonio vivo, in trasformazione, che da quindici anni illumina il passato per far comprendere meglio il presente”.

La sala del Centro universitario Teatrale – CUT che ospita la sezione di Catania del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea (foto fcca)

Catania 2-4 dicembre 2025. Grazie alla nuova collaborazione con l’università di Catania – in particolare con i dipartimenti di Scienze della Formazione e di Scienze umanistiche – l’edizione 2025 del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico elegge a suo quartiere generale il CUT – Centro Universitario Teatrale di Catania che ospiterà ben 13 proiezioni nelle prime due giornate. Altra novità è la traduzione nella lingua dei segni LIS. Perseguendo infatti l’intento di rendere il festival il più possibile inclusivo, quest’anno la serata inaugurale di martedì 2 dicembre 2025 vedrà la partecipazione della cooperativa Passo in Segni che si occuperà del servizio di interpretariato in LIS (lingua dei segni italiana), permettendo così anche al pubblico sordo di partecipare attivamente a incontri e proiezioni, coerentemente con la filosofia del festival di partecipazione condivisa.

Frame del film “Sotto le nuvole” di Gianfranco Rosi

La seconda giornata del festival si concluderà al Cinema King con un evento speciale (ingresso a pagamento, informazioni e prenotazioni su www.cinestudio.eu): la proiezione del documentario “Sotto le nuovole” di Gianfranco Rosi cui seguirà l’incontro con Donatella Palermo, produttrice cinematografica di documentari quali Notturno, Fuocoammare, In viaggio, firmati da Gianfranco Rosi e di lungometraggi come Tano da morire e Mi fanno male i capelli di Roberta Torre, Cesare deve morire o Meraviglioso Boccaccio dei fratelli Taviani.

Panorama di Licodia Eubea (foto fcca)

Licodia Eubea 5-7 dicembre 2025. Nel week-end, ovvero da venerdì 5 a domenica 7 dicembre, il Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico tornerà nella sua sede storica, il Polo Culturale della Badia di Licodia Eubea. Il legame con il territorio di Licodia Eubea, città-culla dell’archeologia preistorica e oggi roccaforte di un modo alternativo di fare cultura intorno al cinema e al patrimonio, è parte integrante del festival che in questi anni, in sinergia con alcune associazioni culturali del territorio, ha lavorato alacremente per valorizzare un luogo che può vantare bellezze archeologiche, naturalistiche e paesaggistiche. In un’ottica di scambio, anche quest’anno il Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico affianca al premio cinematografico, che prevede la proiezione di 18 film, un’attività di promozione del territorio. Una serie di attività collaterali che spaziano dalle visite guidate per i principali luoghi d’interesse di Licodia Eubea ai workshop dedicati agli studenti, dai laboratori del gusto fino ai nuovi workshop sulle eccellenze enogastronomiche della tradizione locale, fino alle proiezioni di cortometraggi d’autore e cine-concerto ed esperienze immersive.

Maurizio Bettini, classicista e scrittore

La manifestazione ospita da sempre registi, divulgatori ed esperti del mondo antico provenienti da tutto il mondo, costituendo nel proprio settore un punto di riferimento a livello nazionale e internazionale. Tra gli ospiti in programma, accanto ai registi delle pellicole in concorso, spiccano i nomi di Donatella Palermo, Santino Alessandro Cugno, Giuseppe Carleo e Maurizio Bettini. Donatella Palermo, produttrice cinematografica di documentari, si racconterà al pubblico a Catania la sera del 3 dicembre 2025 al Cinema King, in occasione della proiezione del recente documentario di Rosi Sotto le nuvole (Italia, 2025). Tre gli incontri in programma a Licodia Eubea: venerdì 5 dicembre 2025 l’archeologo Santino Alessandro Cugno racconterà (e mostrerà) come i risultati di uno scavo archeologico possano essere tradotti in un racconto a fumetti; domenica 7 dicembre 2025 sarà la volta di Giuseppe Carleo che presenterà La bocca dell’Anima (Italia, 2024), suo esordio alla regia all’interno della sezione fuori concorso “Finestra sul cinema siciliano”, uno spazio dedicato alle più interessanti produzioni isolane fortemente voluto, nel lontano 2014, dall’amico Sebastiano Gesù. Conosciuto al pubblico teatrale per le sue interpretazioni intense e la scrittura scenica legata alle tradizioni popolari, Carleo con questo film traduce in immagini un racconto che fonde tradizione, magia e religiosità, restituendo un ritratto visionario e poetico della memoria collettiva siciliana. Tra gli incontri più attesi, quello con Maurizio Bettini, professore emerito dell’università di Siena, autore di testi scientifici e divulgativi, ma anche ideatore di trasmissioni radiofoniche come C’era una volta il mito, Sussurri di Hermes e Io sono l’altro (Rai Radio 2) e La Gorgone. Miti dell’occhio e dello sguardo (Rai Radio 3), dedicate all’interpretazione e alla rilettura del mondo classico. Bettini sarà a Licodia Eubea il 7 dicembre 2025 per presentare il suo ultimo libro, Arrogante umanità. Miti classici e riscaldamento globale (Il Mulino, 2025), una riflessione che lega mito, responsabilità e crisi contemporanea.

XIV festival della comunicazione e del cinema archeologico di Licodia Eubea: Massimo Frasca consegna il premio Antonino Di Vita a Tzao Cevoli (foto fcca)

I premi. La XV edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico vedrà l’attribuzione di più premi, assegnati ad opere e personalità meritorie.  E anche qui con una novità: il premio Studenti UniCt. Lo storico Premio “Antonino Di Vita” sarà conferito a chi abbia impegnato la propria professione nella promozione della conoscenza del patrimonio culturale, attraverso la ricerca sul campo, il cinema o la letteratura. Il Premio “ArcheoVisiva”, affidato a una giuria internazionale di registi, studiosi, giornalisti e produttori, premierà l’opera che saprà coniugare rigore scientifico e valore cinematografico. Il Premio “Città di Licodia Eubea” verrà attribuito dal pubblico al film più apprezzato della rassegna. A partire da quest’anno una giuria di studenti universitari attribuirà, infine, il Premio “Studenti UniCt” al miglior cortometraggio in concorso: la sua istituzione rappresenta un passo significativo nel percorso di collaborazione con l’università di Catania, confermando il festival come spazio di confronto e formazione.

Non solo cinema. Il festival propone anche un articolato calendario di attività collaterali e di intrattenimento. A Catania, il 4 dicembre 2025, è prevista la visita guidata “Una città mille volti”, un percorso urbano costruito sullo storytelling dei protagonisti della città, tra luoghi simbolici e storie che ne definiscono l’identità. A Licodia Eubea, il 7 dicembre 2025, si terrà la visita “Alla scoperta di Licodia Eubea”, un’esperienza immersiva tra memoria, paesaggio e comunità. Il Laboratorio del Gusto, in programma nelle mattinate del 6 e 7 dicembre 2025, offrirà un viaggio enogastronomico tra le eccellenze agroalimentari del territorio ibleo: un workshop che unisce formazione e convivialità, trasformando il racconto dei prodotti in narrazione culturale. La sera del 5 dicembre 2025, spazio alla musica e al grande cinema con “Mirabilia. Oltre l’ordinario”: un cine-concerto in cui i capolavori della stagione del cinema muto e le produzioni sperimentali del cortometraggio animato del Novecento incontrano sonorità contemporanee. Le immagini dialogheranno con la chitarra elettrica di Mario Indaco e il barbytos di Giuseppe Severini, su brani inediti composti ad hoc dai Maestri Giovanna Albani e Daniele Maugeri.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la conferenza “Il cantiere della necropoli di Monte Abatone a Cerveteri. Quattro università al lavoro” con Martin Bentz, Alessandra Coen, Fernando Gilotta e Marina Micozzi, nono appuntamento del ciclo “Chi (RI)cerca trova. I professionisti si raccontano al Museo”

Oltre trenta anni fa un ambizioso programma di ricerca incentrato su una delle due grandi necropoli urbane della città di Cerveteri, quella poco nota di Monte Abatone, venne affidato a un gruppo di (allora) giovani ricercatori, poi divenuti docenti, delle università di Bonn, della Campania, della Tuscia e di Urbino. Se ne parla venerdì 21 novembre 2025, alle 16, in sala Fortuna del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia nell’incontro “Il cantiere della necropoli di Monte Abatone a Cerveteri. Quattro università al lavoro” con Martin Bentz, Alessandra Coen, Fernando Gilotta e Marina Micozzi, nono appuntamento del 2025 con il ciclo “Chi (RI)cerca trova. I professionisti si raccontano al Museo”, in cui si presentano la ricerca scientifica e i progetti di studio che coinvolgono il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Saranno loro a raccontare brevemente le tappe di questa lunga avventura, non ancora terminata, portatrice della acquisizione di numerose e spesso inaspettate novità. Una collaborazione strettissima con tutte le Istituzioni competenti, che hanno accolto con generosità negli anni docenti e collaboratori da tante parti d’Italia e dalla Germania. Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo mn-etru.didattica@cultura.gov.it. Cerveteri, con il suo grande porto emporico (Pyrgi), fu la città più ricca e potente d’Etruria, in particolar modo tra epoca orientalizzante e arcaica (tardo VIII-primi decenni del V sec. a.C.). Non a caso, dunque, un gruppo di personalità scientifiche di spicco, già impegnate in progetti di tutela, scavo, studio e riordino di materiali pertinenti alla metropoli etrusca, decise di avviare agli inizi degli anni ‘90 del secolo scorso un ambizioso programma di ricerca “a tappeto” incentrato su una delle due grandi necropoli urbane della città, quella poco nota di Monte Abatone (l’altra, la Banditaccia, è notissima nel mondo intero ed è sito UNESCO). La ricerca è nata e si è sviluppata attraverso una collaborazione strettissima con tutte le Istituzioni competenti, che hanno accolto con generosità negli anni docenti e collaboratori da tante parti d’Italia e dalla Germania.

Fernando Gilotta, già professore ordinario di Etruscologia e Antichità Italiche all’università della Campania ‘Luigi Vanvitelli’, è membro ordinario dell’Istituto nazionale di Studi etruschi ed italici. Dal 2018 è condirettore della missione di scavo nella necropoli di Monte Abatone a Cerveteri, insieme a colleghi delle università di Bonn, della Tuscia e di Urbino. Tra i suoi lavori, studi relativi a necropoli e aspetti culturali del mondo etrusco e italico centro-meridionale tra età orientalizzante e romanizzazione, con particolare attenzione per problemi di plastica, pittura parietale, ceramografia, arte incisoria.

Martin Bentz, professore di Archeologia classica all’università di Bonn

Martin Bentz è professore di Archeologia classica all’università di Bonn, membro ordinario dell’Istituto Archeologico Germanico e membro corrispondente dell’Istituto nazionale di Studi etruschi ed italici. Dal 2018 è condirettore della missione di scavo presso la necropoli di Monte Abatone a Cerveteri, insieme ai colleghi delle università della Campania, della Tuscia e di Urbino. La sua ricerca si concentra principalmente sulla produzione e sul consumo della ceramica greca, sull’artigianato artistico etrusco sull’archeologia funeraria.

Alessandra Coen, professoressa di Civiltà dell’Italia preromana ed Etruscologia all’università di Urbino

Alessandra Coen è professoressa associata di Civiltà dell’Italia preromana ed Etruscologia all’università di Urbino, dove è anche coordinatrice del corso di laurea triennale in Scienze umanistiche. Membro ordinario dell’Istituto nazionale di Studi etruschi ed italici. Dal 2018 è condirettrice della missione di scavo nella necropoli di Monte Abatone a Cerveteri, insieme ai colleghi delle università di Bonn, della Campania e della Tuscia. La sua attività di ricerca è incentrata principalmente sull’archeologia funeraria, sulla ceramica orientalizzante, sulle oreficerie di età tardo classica ed ellenistica e sulle popolazioni italiche medio-adriatiche dell’Italia preromana.

Marina Micozzi, professoressa di Etruscologia e Antichità italiche all’università della Tuscia,

Marina Micozzi è professoressa associata di Etruscologia e Antichità italiche all’università della Tuscia, a Viterbo, dove insegna Etruscologia ed è coordinatrice del corso di laurea triennale in Scienze dei Beni culturali. Membro ordinario dell’Istituto nazionale di Studi etruschi ed italici, dal 2018 è condirettrice della missione di scavo nella necropoli di Monte Abatone a Cerveteri, insieme ai colleghi delle università di Bonn, della Campania e di Urbino. Indirizza la sua attività di ricerca principalmente verso la ritualità funeraria e la produzione artistica e artigianale dell’area etrusco-meridionale e del distretto medio-adriatico in epoca preromana.

Altino (Ve). Al museo Archeologico nazionale la conferenza “Una città diffusa: nuovi dati sulle vicende di Altino tra tarda antichità e alto Medioevo” con Diego Calaon e l’equipe di ricerca dell’università Ca’ Foscari per “Novità, Doc?”, il ciclo di incontri dedicati agli studi più recenti sull’antica città di Altino con giovani studiosi, specializzandi e dottorandi

È possibile riconoscere nelle stratigrafie di Altino le tracce più tarde della città, tra tarda antichità e alto medioevo? E, attraverso queste, ricostruire la collocazione dei grandi edifici pubblici e religiosi e il loro rapporto con la laguna e con i nuovi insediamenti in via di formazione? E l’università Ca’ Foscari di Venezia potrebbe aver individuato l’antica chiesa di Altino? Un interrogativo che apre nuove prospettive sulla storia urbana di Altino tra tarda antichità e alto medioevo. Le risposte giovedì 20 novembre 2025, alle 15.30, al museo Archeologico nazionale di Altino, nella conferenza “Una città diffusa: nuovi dati sulle vicende di Altino tra tarda antichità e alto Medioevo” con Diego Calaon e l’equipe di ricerca dell’università Ca’ Foscari Venezia, nuovo appuntamento speciale del ciclo “Novità. Doc?”.

Diego Calaon (Ca’ Foscari) illustra gli scavi altomedievali nell’area archeologica di Altino (foto unive)

Saranno presentati i nuovi dati emersi dallo scavo archeologico dell’estate 2025, che contribuiscono a ridefinire l’assetto della città e a comprendere il ruolo di un grande edificio religioso, forse identificabile con l’antico episcopio. Un appuntamento dedicato alla ricerca archeologica e alla storia del territorio. Come in un’indagine poliziesca – dove molte prove sono state cancellate dalle arature e dalle trasformazioni recenti del terreno – gli archeologi proveranno a ricostruire la vicenda di un grande edificio religioso, probabilmente lo stesso episcopio, spoliato in antico ma di cruciale importanza per la storia dell’intera laguna veneziana.

Al termine sarà offerto un rinfresco a cura di “Anticamente – Pane coraggioso e farine combattenti” e “Autismore APS – Bottega sociale”.

Bacoli (Na). Al museo Archeologico dei Campi Flegrei e Castello di Baia “Il Castello dei destini incrociati”: nuovo percorso museale negli spazi del Padiglione Cavaliere; apertura di “In_Pausa Culture Concept Store”, spazio caffè e hub culturale; mostra fotografica “Campi Flegrei, la terra ardente” di Luigi Spina

Giornata speciale quella di giovedì 20 novembre 2025 per il parco archeologico dei Campi Flegrei (Na): alle 11, al museo Archeologico dei Campi Flegrei e Castello di Baia c’è “Il Castello dei destini incrociati” che racchiude tre eventi. Nel cuore del Castello, nella sua parte più alta, nobile e antica, si incroceranno infatti i destini di tre progetti che arrivano finalmente a destinazione: l’inaugurazione del nuovo percorso museale negli spazi del Padiglione Cavaliere, a conclusione di importanti interventi di restauro e valorizzazione; l’apertura di “In_Pausa Culture Concept Store”, uno spazio caffè e un hub dedicato alla scoperta del territorio; e l’inaugurazione della mostra fotografica “Campi Flegrei, la terra ardente” di Luigi Spina.

Fabio Pagano, direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei (foto fmcr)

“Il Castello di Baia e il museo Archeologico dei Campi Flegrei sono già la storia di un destino incrociato. La vicenda di un meraviglioso contenitore monumentale che è stato chiamato a svolgere una nuova funzione museale per restituire e raccontare, dal cuore del territorio flegreo, la complessità culturale di una terra centrale per la storia del Mediterraneo antico”, dichiara il direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei Fabio Pagano. “Negli ultimi anni il Parco ha riversato straordinarie energie nel perseguimento di importanti obiettivi: cantieri, progetti di ricerca, innovazioni gestionali e nuovi paradigmi interpretativi. Alcuni di questi percorsi giungono a conclusione e si incontrano nel cuore del Parco, nel suo luogo più simbolico. Il Castello dei destini incrociati è il momento in cui le traiettorie intraprese vanno a congiungersi, la giusta finalizzazione di progetti convergenti, un punto di arrivo ma anche un punto di partenza verso nuovi importanti obiettivi che ambiscono a ritagliare al Castello di Baia, e all’intero Parco archeologico dei Campi Flegrei, un rinnovato ruolo all’interno dell’offerta culturale e turistica della Campania”.

La rampa di accesso al Padiglione Cavaliere nel museo Archeologico dei Campi Flegrei al Castello di Baia (foto pafleg)

Inaugurazione del nuovo percorso museale del Padiglione Cavaliere. Il percorso di visita all’interno del museo Archeologico dei Campi Flegrei e Castello di Baia si amplia, con l’apertura al pubblico di ambienti e terrazze del Padiglione Cavaliere, il maschio della fortezza, interessato negli ultimi anni da un complesso progetto di restauro e valorizzazione. Gli interventi hanno riguardato il restauro delle superfici, l’abbattimento delle barriere architettoniche mediante la realizzazione di percorsi e servizi dedicati, il consolidamento e restauro strutturale e la rifunzionalizzazione degli ambienti del padiglione comprensiva dell’adeguamento impiantistico.

Gli ambienti esterni del Padiglione Cavaliere nel museo Archeologico dei Campi Flegrei al Castello di Baia, dopo i restauri (foto pafleg)

I lavori, finanziati con fondi PON Cultura e Sviluppo, consolidano il percorso di restauro del Castello aragonese di Baia e di nuovo allestimento del museo Archeologico dei Campi Flegrei, restituiscono alla pubblica fruizione spazi espositivi e monumentali chiusi da anni. Il progetto, frutto del lavoro di progettazione del parco archeologico dei Campi Flegrei con il raggruppamento di professionisti guidato dallo studio CORVINO+MULTARI, è stato articolato in diverse azioni che hanno previsto il restauro dei paramenti murari del Padiglione Cavaliere e la messa in sicurezza dei percorsi, la ricostruzione del V Ponte Levatoio e del volume che si affaccia sul piazzale Nervesa, la ricostruzione del IV Ponte Levatoio e la sistemazione dell’atrio di ingresso al Padiglione, il restauro dei piazzali di copertura, dei camminamenti e dei merli con la demolizione della cisterna, il restauro e adeguamento funzionale delle rampe interne ed esterne della Torre Tenaglia, il restauro degli ambienti romani nella c.d. Torre Mediana, il restauro degli ambienti medioevali nella c.d. Torre Mediana, il restauro della Rampa Pasubio che dal V Ponte Levatoio sale al Padiglione Cavaliere.

La Sala 51 nel Padiglione Cavaliere del museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia con la sezione dedicata a Baia (foto pafleg)

l nuovo itinerario offrirà al pubblico la possibilità di visitare i resti del livello superiore della villa di epoca romana inglobata all’interno del Castello e inaugura la riapertura delle prime sale della sezione museale dedicata a Baia (sale 51-54). Risparmiati dalla costruzione del Castello, a circa 85 metri sul livello del mare, sul punto più alto che la natura offriva direttamente a picco sul golfo di Baia, si conservano i resti di una villa tardo-repubblicana, ristrutturata e ampliata in età giulio-claudia. Il complesso costituisce un esempio delle gloriose residenze baiane ed è forse legata alla figura di Caio Giulio Cesare. Messi in luce in occasione dei primi lavori di restauro della fortezza eseguiti tra la fine degli anni Novanta e gli inizi del Duemila, gli ambienti superiori della villa, che presentano una decorazione pavimentale eccezionalmente conservata, diventano uno spazio espositivo privilegiato per raccontare l’antica Baia. Nell’allestimento rinnovato, è esposta una selezione significativa di reperti provenienti dal mare: storie recuperate, nelle forme di antiche statue o decorazioni architettoniche trasfigurate dal prolungato “letargo” marino, tornano a toccare terra.

Lo spazio ristoro di “In_Pausa Culture Concept Store” nel Castello aragonese di baia (foto pafleg)

Apertura di “In_Pausa Culture Concept Store”. Incastonato tra i bastioni e le rampe del Castello, In-Pausa è un luogo accogliente e luminoso, pensato come spazio di sosta, incontro e scoperta. L’iniziativa si inserisce tra le azioni di valorizzazione previste dal progetto “Insieme. L’archeologia Flegrea unisce” nell’ambito di un Partenariato Speciale Pubblico-Privato (PSPP) in collaborazione con CoopCulture. In_Pausa è un hub dedicato alla scoperta del territorio: uno spazio dove degustare e acquistare prodotti enogastronomici locali, pubblicazioni tematiche e merchandising di qualità, ma anche un punto informativo dove conoscere la storia del Castello, delle sue prigioni e degli altri luoghi di interesse del territorio. In questo spazio sarà, inoltre, possibile acquistare i servizi di accompagnamento all’ingresso di Piscina Mirabilis e Cento Camerelle, insieme alle visite guidate alle prigioni del Castello, creando un legame diretto tra accoglienza, conoscenza e scoperta. In_Pausa mette a valore le risorse culturali, artistiche ed enogastronomiche dell’area flegrea — e non solo — favorendo nuove sinergie nel territorio. L’obiettivo di In_Pausa è offrire al visitatore del Castello un’esperienza esclusiva, capace al tempo stesso di diventare motore di coesione sociale e di rivitalizzazione del territorio. In-pausa ospiterà – inoltre – incontri culturali, mostre ed eventi, sarà un laboratorio aperto e permanente che promuove la partecipazione attiva e l’innovazione sociale.

Inaugurazione della mostra fotografica “Campi Flegrei, la terra ardente. Di Luigi Spina”. Allestita nella Polveriera e in alcuni ambienti del Padiglione Cavaliere recuperati durante il recente restauro per essere destinati a spazi espositivi temporanei, la mostra fotografica di Luigi Spina attraverso 25 scatti    racconta e interpreta il paesaggio unico dei Campi Flegrei. Luigi Spina approfondisce la geografia complessa e stratificata del luogo, nel tentativo di esplorare il precario equilibrio in cui elementi naturali, antiche rovine e occupazione urbana coesistono, tra mimetismo e contraddizione. Ciò che emerge è il racconto di un ambiente aspro e insieme incantevole, in cui le percezioni visive si trasfigurano in sensazioni, nella continua contrapposizione tra la caducità umana e la potenza incontrollabile della natura. Ad accompagnare la mostra, aperta al pubblico fino al 31 gennaio 2026, il volume edito da 5 Continents Edition completo di tutti gli scatti realizzati da Spina nella sua ricerca dedicata ai Campi Flegrei.