Giuliano in Campania (Na). Nella necropoli dell’antica Liternum scoperti due recinti funerari, iscrizioni funerarie (una con epitaffio di un gladiatore). Il soprintendente Nuzzo: “Nuova luce sulle vicende di Liternum”

Veduta dall’alto della necropoli dell’antica Liternum a Giuliano in Campania (Na) (foto sabap-na)

Tomba a cassa di tegole scoperta nella necropoli dell’antica Liternum a Giugliano in Campania (Na) (foto sabap-na)

Tomba a cappuccina scoperta nella necropoli dell’antica Liternum a Giugliano in Campania (Na) (foto sabap-na)
Nella necropoli dell’antica Liternum, a Giugliano in Campania (Na), durante gli scavi sono stati messi in luce due recinti funerari. Tra i ritrovamenti più rilevanti spiccano diverse iscrizioni funerarie in marmo, alcune delle quali integre, tra cui se ne segnala una che reca l’epitaffio di un gladiatore, documento prezioso per la comprensione del ruolo e della memoria di questi combattenti nella società romana. Nel comprensorio dell’antica Liternum, a poca distanza dal Foro e dall’Anfiteatro della colonia romana, nel comune di Giugliano in Campania (Na), sono infatti in corso di scavo, sotto la direzione scientifica di Simona Formola, funzionario archeologo responsabile del territorio per la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli, una vasta area di necropoli, estesa per oltre 150 mq, in una zona già sottoposta a tutela da vincolo ministeriale diretto. “Il territorio di Giugliano sta vivendo un momento particolarmente fecondo dal punto di vista della ricerca archeologica”, dichiara il soprintendente Mariano Nuzzo, alla luce di questi eccezionali rinvenimenti. “Prima con la scoperta della Tomba del Cerbero ed ora con questa necropoli che, grazie anche all’ottimo stato di conservazione delle strutture murarie e delle sepolture, aggiunge un tassello importante alle nostre conoscenze relative alla vicenda insediativa della colonia di Liternum e costituisce un’opportunità unica per approfondire lo studio della civiltà antica, e del contesto storico e culturale dell’epoca”.

Mausoleo e recinto funerario scoperti nella necropoli dell’antica Liternum a Giugliano in Campania (Na) (foto sabap-na)

Intonaco del recinto funerario scoperto nella necropoli dell’antica Liternum a Giugliano in Campania (Na) (foto sabap-na)
“L’importanza che queste indagini rivestono – continua – è strettamente legata alla migliore comprensione della fisionomia del paesaggio antico e del perimetro urbano della colonia, di cui ancora molto poco si conosce, inducendoci a proporre nuove ipotesi anche rispetto al tracciato dell’antica Via Domitiana, ai lati della quale si dovevano collocare tali sepolture. Grazie al prosieguo dell’indagine, unito allo studio approfondito di materiale d’archivio, sarà possibile raggiungere risultati importanti nell’ambito della conoscenza di un territorio di rilevanza cruciale dal punto di vista storico ed archeologico. La Soprintendenza rinnova il proprio impegno nella tutela e nella promozione dei beni culturali, affinché queste preziose testimonianze possano essere adeguatamente preservate e condivise con la comunità scientifica e il vasto pubblico”.

Inumato scoperto nella necropoli dell’antica Liternum a Giugliano in Campania (Na) (foto sabap-na)

Tomba a enchystrismòs scoperta nella necropoli dell’antica Liternum a Giugliano in Campania (Na) (foto sabap-na)

Il mausoleo scoperto nella necropoli dell’antica Liternum a Giugliano in Campania (Na) (foto sabap-na)
Sono stati attualmente messi in luce due recinti funerari, che recano ancora in posto estesi lacerti d’intonaco di rivestimento di colore bianco, con una fase di decorazione più recente in rosso, separati da uno spazio chiuso, ed un pozzo in muratura molto profondo, presente verosimilmente per ragioni cultuali. Uno dei recinti conserva al centro un mausoleo quadrangolare in opera reticolata di cubilia in tufo grigio di 3 metri per lato, rasato in superficie, con nicchie intonacate lungo i lati per ospitare urne cinerarie. Disposte tutt’intono ai setti murari, sono state attualmente individuate una ventina di tombe della tipologia a cappuccina, ad enchystrismòs e a cassa di tegole con copertura in muratura assai ben costruita.

Il mausoleo (visto dall’alto) scoperto nella necropoli dell’antica Liternum a Giugliano in Campania (Na) (foto sabap-na)

Lucerna scoperta nella necropoli dell’antica Liternum a Giugliano in Campania (Na) (foto sabap-na)
Le evidenze emerse attestano una continuità d’uso dell’area che si estende dalla fine del I sec. a.C. fino alla media età imperiale (II-III sec. d.C.), testimoniata dalle diverse fasi edilizie delle strutture rinvenute e da alcuni oggetti di corredo (monete, lucerne e piccoli vasi) raccolti nelle sepolture, offrendo preziose informazioni sulla vita quotidiana, le pratiche rituali e le dinamiche sociali delle comunità che hanno abitato il sito. Tra i ritrovamenti più rilevanti spiccano diverse iscrizioni funerarie in marmo, alcune delle quali integre, tra cui se ne segnala una che reca l’epitaffio di un gladiatore, documento prezioso per la comprensione del ruolo e della memoria di questi combattenti nella società romana.
Montecchio Maggiore (Vi). Al museo di Archeologia e Scienze naturali “G. Zannato” apre la mostra “Con gli occhi della divinità: il sacro a Vicenza e territorio tra mondo preromano e romano” con le novità archeologiche emerse negli ultimi anni nel Vicentino

Locandina della mostra “Con gli occhi della divinità: il sacro a Vicenza e territorio tra mondo preromano e romano” al museo Zannato di Montecchio Maggiore dal 22 marzo al 27 luglio 2025
Un frammento in lamina di bronzo piccolo ma molto significativo proveniente da Creazzo, consegnato in museo circa due anni fa, è stato lo spunto per la mostra “Con gli occhi della divinità: il sacro a Vicenza e territorio tra mondo preromano e romano” che sarà inaugurata sabato 22 marzo 2025, alle 16, nella sala civica Corte delle Filande per proseguire al museo di Archeologia e Scienze naturali “G. Zannato” di Montecchio Maggiore con una visita guidata alla mostra, aperta dal 22 marzo al 27 luglio 2025. La mostra, a cura di Annachiara Bruttomesso, già conservatrice archeologa del museo Zannato; Mariolina Gamba, già soprintendenza ABAP Ve-Met e direzione regionale Musei del Veneto; e Anna Scalco, conservatrice archeologa del museo Zannato, è frutto della collaborazione di numerosi specialisti: Giulia Pelucchini, funzionaria archeologa SABAP VR RO VI per la provincia di Vicenza; Elena Pettenò e Cinzia Rossignoli, archeologhe SABAP VE-MET; Marisa Rigoni e Angela Ruta Serafini, già archeologhe SAV Veneto; Anna Marinetti, linguista UniVe Ca’ Foscari; Luca Zaghetto, archeologo esperto in iconografia e i restauratori Stefano Buson (già museo nazionale Atestino), Sara Emanuele e Federica Santinon (SABAP VE MET).

Lamina votiva da Alte Ceccato di Montecchio Maggiore (foto museo zannato)
Il frammento in lamina di bronzo ha immediatamente attirato l’attenzione per la presenza di un occhio e un guerriero a stampo, elementi già noti da altre lamine del vicentino. Da qui l’idea di riunire in un’esposizione reperti noti e inediti, in lamina di bronzo ma non solo, che illustrano le manifestazioni della religiosità nel territorio vicentino durante il periodo della romanizzazione. La mostra farà conoscere al pubblico le novità archeologiche emerse negli ultimi anni nel Vicentino, frutto sia di campagne di scavo che di rinvenimenti occasionali, che hanno arricchito il quadro di conoscenze già noto. Tra i numerosi reperti esposti spiccano la lamina votiva da Brendola, che è stata scelta come logo per la mostra, e i dischi da Marostica, Rosà, Isola Vicentina: sulla parte superiore di questi votivi compaiono dei grandi occhi che rappresentano lo sguardo vigile della divinità, sul popolo dei devoti e sul loro territorio. Non mancheranno altri dischi e lamine di recentissimo rinvenimento da Quinto Vicentino e Torri di Quartesolo. Tra le testimonianze relative a Vicenza, accanto a lamine votive dal noto santuario urbano con centro scrittorio di piazzetta San Giacomo, saranno per la prima volta esposte al pubblico le eccezionali lamine, ancora inedite, provenienti da un sito al confine occidentale della città, nei pressi dell’antica via Postumia.

La stele da Isola Vicentina contenente la parola venetkens (foto musei civici vi)
Saranno inoltre esposti importanti doni votivi con iscrizioni come i palchi di cervo di Magrè e alcune testimonianze di pratiche oracolari come le sortes di Trissino e gli ossicini con sigle da Santorso. Infine importante protagonista sarà il Monte Summano che ospitava nell’antichità un luogo di culto ed era con le sue due cime punto visivo di riferimento per tutto il territorio Vicentino: saranno in mostra le statuette miniaturistiche d’argento raffiguranti una divinità femminile e Marte insieme al deposito votivo comprendente un astragalo con sigle alfabetiche e un blocco di sostanza resinosa connessi a pratiche divinatorie e purificatorie. Sarà infine riservato spazio ad alcune notissime testimonianze scritte: la stele da Isola Vicentina contenente la parola venetkens, prima attestazione in assoluto del nome degli antichi Veneti e quella da Monte Berico, testimonianza dei confini del ter
San Casciano dei Bagni (Si). Al teatro dei Georgofili Accalorati Fulvio Cozza (Cadmo – università per Stranieri di Siena) in “ABITARE IL MONDO. L’archeologia a San Casciano dei Bagni” presenta i risultati di una ricerca sul campo per studiare e ricostruire la memoria orale della comunità sancascianese, legata in particolare all’archeologia

Fulvio Cozza è un antropologo del centro di ricerca Cadmo (Centro di Archeologia per le diversità e le mobilità preromane) dell’università per Stranieri di Siena che nel corso del 2024, in missione a San Casciano, ha effettuato una ricerca sul campo per studiare e ricostruire la memoria orale della comunità sancascianese, legata in particolare all’archeologia. Giovedì 20 marzo 2025, alle 17.30, al Teatro dei Georgofili Accalorati di San Casciano dei Bagni (Si) condividerà le prime riflessioni emerse dai suoi studi nell’incontro “ABITARE IL MONDO. L’archeologia a San Casciano dei Bagni”. Introducono Agnese Carletti, sindaco di San Casciano dei Bagni, e Jacopo Tabolli, pro-rettore alle relazioni con le istituzioni politiche e culturali dell’università per Stranieri di Siena. Durante questo periodo trascorso a San Casciano, Fulvio Cozza ha raccolto memorie e racconti sul passato di questo territorio con l’obiettivo di comprendere il punto di vista della comunità sul paesaggio, la percezione dei resti archeologici e della storia più recente, registrando continuità e mutamenti.
“La ricerca archeologica a Paestum e a Velia”: presentazione dei nuovi scavi, giovedì 20 all’area archeologica di Velia e venerdì 21 al museo Archeologico nazionale di Paestum. Ecco il programma
“La ricerca archeologica a Paestum e a Velia” sarà al centro di una doppia giornata di presentazione dedicata ai nuovi scavi, in programma il 20 marzo 2025 all’area archeologica di Velia e il 21 marzo 2025 nella sala Cella del museo Archeologico nazionale di Paestum. L’iniziativa, organizzata dai parchi archeologici di Paestum e Velia con il coinvolgimento della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Salerno e Avellino e delle Università che conducono scavi in regime di concessione ministeriale, rappresenta un’importante occasione di condivisione dei risultati più recenti delle campagne di ricerca condotte nei due siti e nei loro territori. Oltre alla presentazione delle principali scoperte, la giornata offrirà un momento di confronto tra studiosi, ricercatori e professionisti del settore, con l’obiettivo di favorire il reciproco aggiornamento e stimolare nuove prospettive di studio. L’auspicio è che questi incontri possano contribuire ad approfondire e ampliare la conoscenza della storia di due tra i più significativi siti archeologici del Mediterraneo.
PROGRAMMA DEL 20 MARZO 2025, AREA ARCHEOLOGICA DI VELIA. Alle 9.30, saluti e introduzione: Tiziana D’Angelo, direttore parchi archeologici di Paestum e Velia; Raffaella Bonaudo, soprintendenza ABAP per le province di Salerno e Avellino; Stefano Sansone, sindaco di Ascea; 10, Luigi Vecchio (università di Salerno), Ivan Tornese (università di Salerno), Eliana Ferraioli (università di Salerno), “Ricerche in corso sul patrimonio epigrafico di Paestum e Velia”; 10.30, Luigi Cicala (università di Napoli Federico II), “Elea-Velia. La città ellenistica e romana. Le ricerche dell’università di Napoli Federico II”; 11, Michele Cotugno (università di Napoli Federico II), Teresa Tescione (università di Napoli Federico II), Rosa Vanacore (università di Napoli Federico II), “Elea-Velia. Materiali ceramici tra età ellenistica e tardo antica: ricerche e casi di studio”; 11.30, pausa caffè; 12, Jon Albers (Ruhr-Universität Bochum), Brigit Bergmann (Ruhr-Universität Bochum), “Il progetto “Velia-città orientale”: una prima relazione di lavoro”; 12.30, Simona Di Gregorio (soprintendenza ABAP per le province di Salerno e Avellino), Angelo D’Angiolillo (università di Bologna), Alexander Sokolicek (Universität Salzburg), “ La zona periurbana di Velia: nuove ricerche alla cd casa Mingazzini. Rapporto campagna 2023 della missione austriaca”; 13, pausa pranzo; 14, Tiziana D’Angelo (direttore parchi archeologici di Paestum e Velia), Francesco Uliano Scelza (parchi archeologici di Paestum e Velia), Jessica Elia (archeologo libero professionista), Gaia Isoldi (archeologo libero professionista), “Scavi, strati e materiali della più antica acropoli di Velia”; 14.30, visita allo scavo sull’acropoli di Velia.
PROGRAMMA DEL 21 MARZO 2025, MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI PAESTUM – SALA CELLA. Alle 9.30, saluti e introduzione: Tiziana D’Angelo, direttore parchi archeologici di Paestum e Velia; Raffaella Bonaudo, soprintendenza ABAP per le province di Salerno e Avellino; 10, Fausto Longo (università di Salerno), Andrea Jacopo Cucino (università di Salerno), Anna Salzano (università di Salerno), “Le origini del santuario settentrionale: la ripresa dello scavo all’Athenaion”; 10.30, Rebecca Miller Ammerman (Colgate University), Albert Ammerman (Istituto Veneto di Scienza, Lettere ed Arti di Venezia), “Returning to the temple of Athena”; 11, Jon Albers (Ruhr-Universität Bochum), Anna Bertelli (Ruhr-Universität Bochum), Claudia Widow (Ruhr-Universität Bochum), “Ricerche 2024 presso il tempio sul foro e il comizio di Paestum”; 11.30, pausa caffè; 12, Fausto Longo (università di Salerno), Alessandro Campedelli (università di Salerno), Amedeo Rossi (università di Salerno), “Uno straordinario palinsesto urbano: lo scavo dell’impianto termale dell’insula in 6-8”; 12.30, Maria Boffa (parchi archeologici di Paestum e Velia), Silvio Leone (parchi archeologici di Paestum e Velia), Giovanna Manzo (parchi archeologici di Paestum e Velia), Monica Sessa (archeologo libero professionista), “Le terme sul foro: nuovi scavi e restauri”; 13, pausa pranzo; 14, Bianca Ferrara (università di Napoli Federico II), Elena Russo (soprintendenza ABAP per le province di Salerno e Avellino), “La missione archeologica della Federico II al santuario di Hera sul fiume Sele. Risultati delle campagne di scavo 2021-2024”; 14.30, Tiziana D’Angelo (direttore parchi archeologici di Paestum e Velia), Francesco Uliano Scelza (parchi archeologici di Paestum e Velia), Francesco Mele (archeologo libero professionista), Manuela Ferraioli (archeologo libero professionista), “Il tempietto arcaico di Paestum”; 15, visita al cantiere delle terme sul foro e allo scavo del tempietto presso le mura di cinta di Paestum.
Ischia (Na). Non solo greci, ma anche fenici e italici popolavano Pithekoussai. Un nuovo studio condotto dal dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, coordinato da Melania Gigante, pubblicato sulla rivista iScience, ha rivelato la natura cosmopolita della comunità di Pithekoussai nell’VIII secolo a.C., a fornendo (grazie allo studio degli isotopi sui resti umani) nuove informazioni sulla mobilità nel Mediterraneo occidentale durante l’Età del Ferro

La prof- Melania Gigante. del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, coordinatrice dello studio “Where Typhoeus lived: 87Sr/86Sr analysis of human remains in the first Greek site in the Western Mediterranean, Pithekoussai, Italy” (foto dbc-pd)
Non solo greci, ma anche fenici e italici popolavano Pithekoussai, l’odierna Ischia, affacciata sul golfo di Napoli. Un nuovo studio condotto dal dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, pubblicato sulla rivista iScience di marzo 2025 (Where Typhoeus lived: 87Sr/86Sr analysis of human remains in the first Greek site in the Western Mediterranean, Pithekoussai, Italy: vedi https://www.sciencedirect.com/…/pii/S2589004225001877…), ha rivelato la natura cosmopolita della comunità di Pithekoussai, sull’isola di Ischia, nell’VIII secolo a.C. L’analisi isotopica dello stronzio su ossa e denti di oltre 50 individui sepolti nella necropoli di San Montano a Lacco Ameno ha dimostrato che la popolazione era composta da immigrati provenienti da diverse aree del Mediterraneo, tra cui greci, fenici e italici. Non si trattava quindi di una colonia esclusivamente greca, come spesso semplificato nei manuali, ma di un vero emporio multiculturale, caratterizzato da interazioni complesse tra le comunità locali e i nuovi arrivati. Lo studio, coordinato da Melania Gigante del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova (col contributo di Carmen Esposito, Federico Lugli, Alessandra Sperduti, Teresa Elena Cinquantaquattro, Bruno d’Agostino, Alessia Nava, Wolfgang Müller, Luca Bondioli), ha permesso di ricostruire con un livello di dettaglio mai raggiunto prima le dinamiche della mobilità e le interazioni sociali agli albori della Magna Grecia. Oltre a fornire nuove informazioni sulla mobilità nel Mediterraneo occidentale durante l’Età del Ferro, la ricerca ha testato con successo l’uso dell’analisi isotopica su resti umani rinvenuti in ambienti vulcanici, spesso ostili alla conservazione. Questo approccio interdisciplinare, che combina archeologia, antropologia e scienze biogeochimiche, apre la strada a nuove indagini sulle migrazioni antiche e sull’integrazione culturale nelle prime fasi della storia coloniale mediterranea.

Grafico dello studio degli isotopi dello stronzio sui resti umani della necropoli di Pithecussai pubblicato in “Where Typhoeus lived: 87Sr/86Sr analysis of human remains in the first Greek site in the Western Mediterranean, Pithekoussai, Italy” (foto dbc-pd)
“Il patrimonio archeologico di Pithekoussai – spiegano i ricercatori – offre una visione unica delle dinamiche della mobilità umana e delle interazioni bio-culturali all’alba della Magna Grecia durante il Mediterraneo dell’Età del Ferro. Pithekoussai fu fondata dai Greci sull’isola vulcanica di Ischia nell’Italia meridionale a metà dell’VIII secolo a.C., segnando il primo insediamento greco nel Mediterraneo occidentale. Le prove archeologiche suggeriscono che Pithekoussai fosse un emporio in cui comunità locali, Greci, Fenici e persone della terraferma vivevano insieme e interagivano. Nonostante le sfide poste dall’ambiente di sepoltura vulcanica attiva, che ha influenzato la conservazione dei resti umani, questo studio ha applicato con successo l’analisi degli isotopi di stronzio (87Sr/86Sr) a n = 71 individui inumati e cremati. Integrando biogeochimica e (bio)archeologia, questa ricerca arricchisce la narrazione della mobilità umana fornendo una ricostruzione sfumata delle storie di vita degli individui che hanno partecipato a un momento cruciale nella storia del Mediterraneo che ha plasmato le società all’emergere della Magna Grecia”.

Corredo della tomba 545 dalla necropoli di Pithekoussai al museo Archeologico di Pithecusae: presenti un unguentario fenicio e una coppetta tripode di produzione locale (foto museo lacco ameno)
“La storia dei popoli del Mediterraneo – ricordano nell’Introduzione i ricercatori coordinati da Melania Gigante – è una storia di mobilità e migrazione, di interazioni etniche e interculturali e di interconnessioni e reti marittime. Il commercio marittimo a lunga distanza e lo scambio di materie prime e beni hanno avuto luogo nel mar Mediterraneo fin dalla preistoria. Durante l’Età del Bronzo, la documentazione archeologica dimostra l’esistenza di significativi contatti marittimi tra il mondo egeo e miceneo e l’Occidente. Queste prime spedizioni furono seguite da una mobilità più intensa delle persone durante la prima Età del Ferro fino all’età arcaica. Dal IX al VI secolo a.C., numerosi insediamenti permanenti ed empori (cioè insediamenti commerciali) furono stabiliti lungo le coste della Spagna, dell’Italia e della Sicilia, del Nord Africa, dell’Asia Minore e del Mar Nero. Questi insediamenti facevano parte dei “movimenti di colonizzazione” istigati da coloni greci, fenici e levantini. In particolare, gli oikistes greci (cioè “fondatori di una colonia”) svolsero un ruolo significativo nel sofisticato ed elaborato processo di trasferimento di persone e costumi dalle loro poleis (cioè la città-stato greca) a nuove “colonie” d’oltremare. Queste ultime erano chiamate apoikiai (cioè “un insediamento lontano da casa”) nella storiografia greca antica. L’insediamento di apoikiai greci nelle aree indigene dell’Italia meridionale e della Sicilia portò all’emergere di comunità eterogenee con abitanti nativi, che culminarono nell’intricato fenomeno culturale e storico tradizionalmente denominato Magna Grecia”.
“L’antico sito di Pithekoussai, situato sull’isola di Ischia nel golfo di Napoli – continuano -, rappresenta il caso di studio ideale per una comprensione più approfondita dei primi movimenti greci nell’Età del Ferro nel Mediterraneo occidentale. Sebbene i loro resoconti siano retrospettivi, gli storici antichi Strabone (Geographia, V.4.9, I secolo d.C.) e Livio (Ab Urbe Condita, VIII.22, I secolo d.C.) rimangono le fonti più significative per comprendere l’insediamento greco di Ischia. Pithekoussai fu fondata da greci provenienti da Eubea, un’isola situata a est della penisola attica. Le prove archeologiche, ad esempio la presenza di iscrizioni fenicie e greche, oggetti esotici mescolati a corredi funerari indigeni e diverse usanze funerarie nella necropoli di Pithekoussai, supportano l’idea che Pithekoussai fosse una comunità in cui erano integrati individui con diverse identità culturali ed etniche e diversa provenienza geografica. Secondo gli studiosi, questo sito funzionava come un emporio, catalizzando i contatti tra Greci, Fenici e indigeni delle regioni tirreniche e adriatiche della Penisola, contribuendo alla diffusione della scrittura alfabetica in Occidente, alla conoscenza della poesia omerica e allo scambio di beni di lusso, costumi e pratiche sociali dal Vicino Oriente”.

Corredo della Tomba 944 rinvenuto nella necropoli di S. Montano a Lacco Ameno: disegno pubblicato da Giorgio Buchner, nel 1983 (foto progetto kepos)
Conclusioni. “L’antico sito di Pithekoussai ha svolto un ruolo chiave nella cosiddetta colonizzazione greca dell’VIII secolo del Mediterraneo occidentale. La ricca documentazione archeologica ha rivelato le caratteristiche di una comunità aperta, in cui la cultura materiale e i rituali funerari suggeriscono una società eterogenea caratterizzata dalla coesistenza di individui indigeni, commercianti fenici e popoli italici insieme ai coloni greci. Questo lavoro ha ulteriormente contribuito alla comprensione dell’interconnessione delle società mediterranee durante l’Età del Ferro, fornendo una visione più profonda e sfumata di queste interazioni bio-culturali a Pithekoussai. Nonostante le sfide poste dall’ambiente vulcanico della sepoltura, la combinazione di archeologia, osteologia umana e dati isotopici ha gettato nuova luce sul modello di mobilità umana nel sito nel tempo e in relazione a diverse pratiche funerarie e beni funerari. Infine, questa ricerca ha evidenziato le sfide e i limiti dell’applicazione dell’analisi degli isotopi stabili ai campioni archeologici, incoraggiando al contempo l’impiego dell’analisi degli isotopi 87Sr/86Sr su campioni mineralizzati umani per la provenienza, anche in caso di alterazione tafonomica dei resti umani”.
Pompei. La tavolozza dei pittori antichi si arricchisce del “grigio pompeiano”: la scoperta del colore dalla ricerca “Pompeian pigments. A glimpse into ancient Roman colouring materials” del parco archeologico con l’università del Sannio e la “Federico II” di Napoli pubblicata sulla rivista Journal of Archaeological Science

La raccolta dei pigmenti dai contesti di scavo a Pompei (foto parco archeologici pompei)
Nella tavolozza dei pittori di Pompei fa capolino il grigio, il grigio pompeiano. La ricerca “Pompeian pigments. A glimpse into ancient Roman colouring materials” appena pubblicato sul numero 177 / 2025 della prestigiosa rivista internazionale Journal of Archaeological Science (vedi https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0305440325000500), ha infatti dimostrato il primo utilizzo, finora conosciuto, di un nuovo colore grigio in cui la presenza di barite e alunite, forniscono la prima prova dell’utilizzo del solfato di bario nel Mediterraneo in epoca antica. La ricerca è il frutto di una fruttuosa collaborazione del parco archeologico di Pompei con il gruppo di ricerca di Mineralogia e Petrografia del dipartimento di Scienze e Tecnologie dell’università del Sannio, in collaborazione con gli studiosi del dipartimento di Scienze della Terra dell’Ambiente e delle Risorse dell’università “Federico II” di Napoli. Tale collaborazione prevede anche lo studio dei colori negli affreschi pompeiani, cogliendo le possibilità scientifiche offerte dai nuovi ritrovamenti negli scavi in corso, dove le analisi diagnostiche non invasive vengono condotte coordinandosi con le operazioni di restauro. L’ultima campagna ha riguardato la stanza rossa della “Casa del Tiaso”.

Prodotti base per la realizzazione dei colori usati dagli antichi pittori di Pompei (foto parco archeologico pompei)
L’indagine ha avuto come oggetto lo studio dei pigmenti rinvenuti in alcuni eccezionali contesti pompeiani, che vanno dal III secolo a.C. all’eruzione del 79 d.C., coprendo la quasi totalità della tavolozza pittorica degli antichi pittori. La gamma cromatica è composta da pigmenti naturali e sintetici, inorganici e organici e la composizione dei pigmenti è stata rivelata grazie a un approccio analitico non invasivo che combina la microscopia con la spettroscopia, concepito per preservare tali beni per il futuro. Tale approccio ha permesso di scoprire che gli artisti mescolavano sapientemente le materie prime per ottenere un’innumerevole gamma di tonalità cromatiche.

Lo studio del blu egizio nella ricerca “Pompeian pigments. A glimpse into ancient Roman colouring materials” (foto parco archeologico pompei)
“Questo studio rappresenta un significativo passo avanti nella comprensione delle tecniche pittoriche degli antichi Romani”, ha dichiarato Celestino Grifa, professore associato di Petrografia e Petrologia al dipartimento di Scienze e Tecnologie dell’università del Sannio. “La possibilità di quantificare accuratamente i composti coloranti nelle miscele ci ha permesso di rivedere il processo artistico delle pitture murali, che prevedeva miscelazione dei pigmenti puri -in particolare il blu egizio, il bianco e il rosso piombo- che venivano sapientemente proporzionati per creare la palette desiderata”.

Analisi dei pigmenti nella ricerca “Pompeian pigments. A glimpse into ancient Roman colouring materials” (foto parco archeologico pompei)
“È uno studio essenziale anche ai fini del restauro degli affreschi pompeiani, che sono molto fragili e richiedono una conoscenza approfondita per una corretta conservazione”, aggiunge il direttore del Parco, Gabriel Zuchtrieghel. “Simili analisi sono già in corso per la megalografia dionisiaca recentemente scoperta. Esemplare sinergia tra ricerca e tutela che esprime l’eccellenza italiana in questo settore”.
Ercolano. Nuovi studi nella Stanza del Custode del Collegio degli Augustali. Il direttore Sirano: “Finalmente sapremo cosa successe nella notte dell’eruzione ad Ercolano, ma anche di chi e di perché si trovava su quel letto”

Nuovi studi nella Stanza del Custode del Collegio degli Augustali ad Ercolano (foto paerco)
La Stanza del custode del Collegio degli Augustali del parco archeologico di Ercolano è stata oggetto nei mesi scorsi di un intervento di ricerca e restauro, in fase di conclusione, che ha consentito di riaprire quello che sembra un vero e proprio cold case. Il progetto in corso oltre allo scavo ha previsto anche restauri che hanno consentito di conoscere meglio l’edificio e in particolare questa enigmatica stanza del custode che prendeva luce ed aria non dall’esterno ma con una finestra all’interno del Sacello e per di più dotata di una doppia serie di barre verticali. Perché tanta accortezza? Per proteggere questo ambiente da intrusioni esterne o impedire chi vi si trovava di uscire?

Il letto carbonizzato con il corpo del Custode scoperto da Maiuri ad Ercolano nel 1961 (foto Petrone)
Nel 1961 durante gli scavi a cielo aperto dell’antica Herculaneum, in un ambiente del Collegio degli Augustali, una vittima dell’eruzione del 79 d.C., un uomo di circa 20 anni fu trovato disteso su un letto di legno, sepolto dal fango vulcanico. Amedeo Maiuri lasciò lo scavo del letto con il giovane uomo ritrovato in posizione prona, volontariamente incompiuto per consentire al pubblico una prospettiva di visita immersiva lasciando la porzione più superficiale del letto e i resti scheletrici a vista, protetti da una teca in vetro, per attirare l’attenzione dei visitatori sul fatto che il giovane era stato sorpreso nel sonno dall’eruzione.

I resti del corpo carbonizzato del custode degli Augustali a Ercolano con la posizione dei resti analizzati dal team di Petrone (foto Petrone / Plos One)
Le ricerche di antropologia fisica in corso si inquadrano nell’ambito di un progetto complessivo più ampio che il parco archeologico di Ercolano sta promuovendo sia in laboratorio che sul campo. Al Parco di Ercolano in collaborazione con l’università di Bordeaux, con la guida del prof. Henri Duday, è stato realizzato il micro scavo dello scheletro del giovane ritenuto il custode del collegio sul luogo stesso di rinvenimento che sarà completato nei prossimi giorni in laboratorio. Rilievi submillimentrici consentono di riprodurre, virtualmente o con stampa digitale 3D, anche tutto l’allestimento lasciato da Amedeo Maiuri.

Una fase dei restauri della stanza del custode nella sede degli Augustali a Ercolano (foto paerco)
Il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, commenta con interesse il progredire delle ricerche rese possibili, nell’ambito del programma di studi sull’antica popolazione di Ercolano, grazie alla collaborazione tra varie équipes nazionali e internazionali. “L’avanzamento degli studi di antropologia fisica – dichiara il direttore – insieme agli studi sul contesto di rinvenimento permetteranno in breve di avere un’idea sempre più chiara di quello che successe nella notte dell’eruzione ad Ercolano, ma anche di chi e di perché si trovava su quel letto. Ercolano si conferma anche sotto questo aspetto un laboratorio a cielo aperto per le più varie discipline; i resti delle vittime dell’eruzione continuano a fornirci sempre nuovi elementi per ricostruire le ultime ore, e talvolta i minuti di vita di questa cittadina affacciata sul mare al centro del Golfo di Napoli e sulla sua popolazione, dalle abitudini alimentari allo stato di salute, ai mestieri, al rango sociale di appartenenza, alle sue credenze e preoccupazioni. Queste ultime in alcuni casi talmente prossime alle nostre da creare l’incredibile empatia che questi luoghi UNESCO stabiliscono con chiunque li visiti o ne venga semplicemente a conoscenza”.
Firenze. Alla VII edizione di Firenze Archeofilm il pubblico premia il film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro (che prende anche una menzione speciale dall’università di Firenze). Ecco tutti i film che hanno vinto gli altri premi o hanno ricevuto menzioni

Il regista Massimo D’Alessandro riceve il premio Firenze Archeofilm 2025 da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, per il film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” (foto beppe cabras / archeologia viva)

Le scoperte archeologiche in un pozzo ai piedi di Orvieto, gli ultimi Maasai del Kenya, le storie di “bibliotecari-eroi” e i monumenti preistorici mostrati per la prima volta al cinema sono gli argomenti sviluppati dai film premiati alla VII edizione di Firenze Archeofilm, il festival di Archeologia Arte e Ambiente organizzato dalla rivista Archeologia Viva (Giunti Editore) al Cinema La Compagnia di Firenze dove, dal 5 al 9 marzo 2025, sono stati proposti al pubblico 80 film da tutto il mondo di cui oltre la metà anteprime.

Premio “Firenze archeofilm” 2025 al film “Campo della Fiera e il pozzo del temèpo” di Massimo D’Alessandro (foto beppe cabras / archeologia viva)
Il PREMIO “FIRENZE ARCHEOFILM” 2025 al film più votato dal pubblico è stato assegnato a “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro (Italia 2025, 52’). Produzione: A.S.S.O. (Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione) ETS. Consulenza scientifica: Marco Cruciani, Danilo Leone, Mario Mazzoli, Silvia Simonetti, Simonetta Stopponi, Vincenzo Valenzano. Nel cuore dell’Italia centrale, ai piedi della rupe di Orvieto, si cela Campo della Fiera, un luogo dove sacralità e storia s’intrecciano da oltre duemila anni. Santuario federale degli Etruschi, poi centro spirituale dei Romani e infine dimora dei Francescani, questo sito è testimone di un’eredità millenaria. Grazie a decenni di scavi archeologici affiorano reperti straordinari: ceramiche pregiate, antichi templi e un pozzo misterioso che racchiude tesori dimenticati. Attraverso ricostruzioni emozionanti, interviste agli archeologi e riprese spettacolari, il documentario svela la vita, il declino e la rinascita di un luogo unico.
PRIMI 15 CLASSIFICATI FIRENZE ARCHEOFILM 2025 (Voto “film più gradito al pubblico” da 1 a 5)
1° Campo della Fiera e il pozzo del tempo (4,41)
Nazione: Italia – Regia: Massimo D’Alessandro
2° Threads of Heritage. Nel Tunnel dei Crimini d’Arte (4,40)
Nazione: Italia – Regia: Brian Parodi
3° Luigi De Gregori. Salvare la creatura (4,37)
Nazione: Italia – Regia: Tommaso Sestito, Lorenzo Chechi
4° Alhambra, il paradiso perduto / Alhambra, the lost paradise (4,32)
Nazione: Francia – Regia: Marc Jampolsky
5° Libano segreto: i tesori di Byblos / Secret Lebanon: the treasures of Byblos (4,30)
Nazione: Francia – Regia: Philippe Aractingi
6° Viaje a Itaca / Journey to Ithaca (4,29)
Nazione: Spagna – Regia: Juan Prado
7° Vangelo secondo Maria (4,27)
Nazione: Italia – Regia: Paolo Zucca
8° Langobardi – Grimoaldo, il primo re friulano (4,24)
Nazione: Italia – Regia: Sandra Lopez Cabrera
9° L’uomo di Val Rosna (4,234)
Nazione: Italia – Regia: Stefano Zampini
10° Donne di Miniera (4,230)
Nazione: Italia – Regia: Roberto Carta
11° Giordania biblica. Tra presenze remote e splendori nascosti (4,217)
Nazione: Italia – Regia: Alberto Castellani
12° Un altro mondo – L’esilio di Rolando Nannicini a Latronico (4,211)
Nazione: Italia – Regia: Daniela Zottola
13° Huarmis Sachamantas / Le donne del telaio (4,18)
Nazione: Italia – Regia: Federico Ferrario
14° La tomba della Sciamana / Das Grab der Schamanin (4,168)
Nazione: Germania – Regia: Christian Stiefenhofer
15° L’altro mondo dei dinosauri / L’autre monde des dinosaures (4,164)
Nazione: Francia – Regia: Pascal Cuissot

Il premio “Studenti UniFi” 2025 al film “Luigi De Gregori. Salvare la creatura” di Tommaso Sestito, Lorenzo Chechi (foto beppe cabras / archeologia viva)
Il PREMIO “STUDENTI UNIFI” per il miglior cortometraggio è stato assegnato dalla giuria di studentesse e studenti dell’Università di Firenze a: “Luigi De Gregori. Salvare la creatura” di Tommaso Sestito, Lorenzo Chechi (Italia 2024, 18’). Produzione: Luca Pirolo, Tommaso Sestito. Roma, 1936. La Seconda Guerra Mondiale è all’orizzonte. Il governo italiano decide di attuare un piano di protezione antiaerea per salvaguardare il patrimonio artistico e culturale nazionale. La difesa dei materiali librari più preziosi della Capitale è affidata a Luigi De Gregori, bibliotecario di fama internazionale e punto di riferimento per i direttori di biblioteche di tutta Italia. Inizia così la ricerca di nascondigli sicuri.
2° classificato: “Lawrence of Moravia” di Jan Cechl (Repubblica Ceca, Portogallo 2024, 14’). Produzione: Radim Procházka, Irina Calado. 3° classificato: “Sui tetti di chi dorme” di Antonello Pisano Murgia (Italia 2024, 15’). Produzione: Fabio Fanni Marceddu.

Il Premio “Università di Firenze” 2025 al film “Maasai Eunoto” di Kire Godal (foto beppe cabras / archeologia viva)
Il PREMIO “UNIVERSITÀ DI FIRENZE” è stato assegnato dalla giuria composta da tre docenti dell’università di Firenze: Sara Casoli docente di Cinema, fotografia e televisione, Domenico Lo Vetro docente di Archeologia preistorica, Silvia Pezzoli docente di Sociologia della Comunicazione, a: “Maasai Eunoto” di Kire Godal (Kenya 2024, 34’). Produzione: Angela Fisher, Carol Beckwith, Kire Godal. Gli indigeni Masai lottano ancora oggi per mantenere vive le loro tradizioni. Attraverso le voci di guerrieri e anziani durante il loro emotivo rito di passaggio nel 2022, Maasai Eunoto segue il passaggio del guerriero Masai allo stadio di anziano, rivelando il passato e il presente nascosti di una delle cerimonie di iniziazione culturale più importanti dell’Africa.
MOTIVAZIONE: “Maasai Eunoto dipinge con grande forza narrativa e potenza visiva la cultura e le tradizioni del popolo Maasai, raccontando con vividezza e sensibilità il passaggio del guerriero Masai allo stadio di anziano. Le immagini realizzate dalla documentarista Kire Godal, di grande poesia ed eleganza, si amalgamano efficacemente con le voci narranti dei protagonisti, che raccontano in prima persona il significato del rito di passaggio che si accingono a compiere, in una forma di autorappresentazione ancora troppo rara nei documentari etnografici”.
MENZIONE SPECIALE ad “Approdi” di Lorenzo Scaraggi (Italia 2024, 45’). Produzione: Lorenzo Scaraggi per Omero su Marte. Consulenza scientifica: Nicolò Carnimeo
MOTIVAZIONE: “Approdi è un viaggio “geopoetico” che prende spunto dal Breviario Mediterraneo di Pedrag Matvejevic. Attraverso la metafora del viaggio e gli approdi nei porti pugliesi, lo spettatore viene accompagnato ad approfondire ad ogni tappa temi diversi, aiutato da voci esperte di studiosi, artisti, giornalisti e intellettuali. La narrazione di alta qualità, il linguaggio poetico, la fotografia e la voce fuori campo del regista svelano i legami tra i valori storico-archeologici dei porti e il loro significato contemporaneo”.
MENZIONE SPECIALE a “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro (Italia 2025, 52’). Produzione: A.S.S.O. (Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione) ETS. Consulenza scientifica: Marco Cruciani, Danilo Leone, Mario Mazzoli, Silvia Simonetti, Simonetta Stopponi, Vincenzo Valenzano
MOTIVAZIONE: “Una storia secolare riscoperta grazie a 20 anni di ricerche archeologiche condotte al Campo della Fiera sotto la rupe di Orvieto. Con abilità narrativa, e grazie al montaggio sapiente delle immagini e all’uso delle nuove tecnologie, il documentario ripercorre le affascinati vicende di questo luogo della memoria in un filo continuo che dagli etruschi conduce al medioevo. Fulcro della narrazione sono le recenti indagini nel profondo pozzo medievale del convento di San Pietro in Vetere da cui, grazie alla sinergia tra archeologi e speleologi, emergono inaspettate meraviglie”.

Il premio “Museo e istituto fiorentino di Preistoria” al film “Rondelle: 7000 anni di mistero / Roundels: the 7000 years old mystery” di Krzysztof Paluszyński (foto beppe cabras / archeologia viva)
Il PREMIO “MUSEO E ISTITUTO FIORENTINO DI PREISTORIA” al miglior film di archeologia preistorica è stato assegnato dalla giuria composta da: Massimo Tarassi (storico, dirigente Cultura Provincia di Firenze, membro del CdA del Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria), Maddalena Chelini (archeologa, responsabile dei Servizi educativi e comunicazione del Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria), Fabio Martini (archeologo, già docente all’università di Firenze e presidente del museo e istituto fiorentino di Preistoria) a “Rondelle: 7000 anni di mistero / Roundels, the 7,000 years old mystery” di Krzysztof Paluszyński (Polonia 2021, 54’). Produzione: PFS PalFilmStudio – Consulenza scientifica: Lech Czerniak, Jacek Wierzbicki. Il film è un viaggio attraverso il territorio polacco ed europeo che risale a circa 7000 anni fa. Le scene svolte all’aperto, le accurate inquadrature, l’uso di ricostruzioni, rievocatori e animazioni in 3D faranno rivivere quel mondo lontano. Protagoniste sono le rondelle, ancora poco conosciute e studiate, tra i più antichi esempi di architettura monumentale in Europa.
MOTIVAZIONE: “Il filmato ricostruisce con accuratezza e rigore scientifico un fenomeno che ha interessato l’intera Europa nella Preistoria recente, una pionieristica architettura monumentale neolitica della quale sono rimaste tracce importanti per la loro descrizione ed evidenze più labili che vanno interpretate. Il risultato dell’operazione di ricostruzione storica, proposta in chiave accessibile e divulgativa, è di ottimo livello informativo ed educativo. La narrazione è organica e tiene un ritmo molto apprezzabile. La comunicazione si avvale di ricostruzioni, animazioni 3D e rievocazione che utilizzano con rigore e prudenza il dato archeologico”.
MENZIONE SPECIALE a “L’Uomo prima dei Neanderthal / Humans before Neanderthals” di Emma Baus (Francia 2024, 52’). Produzione: Anne Labro / Tangerine Productions. Consulenza scientifica: Amélie Vialet
MOTIVAZIONE: “Il più antico popolamento dell’Europa, a seguito dei processi migratori fuori dall’Africa, viene affrontato sulla base della documentazione archeologica disponibile che viene presentata e interpretata con competenza e rigore scientifico. Il pregio del film, oltre ad una innegabile perizia tecnica, sta nella sensibilità e nella capacità di offrire allo spettatore un quadro storico talora labile nel quale vengono ricostruite le capacità cognitive di quei nostri antichi antenati e alcuni caratteri che ancora oggi definiscono il nostro essere umani”.
Giornata dei Beni culturali siciliani, in memoria di Sebastiano Tusa: al museo Archeologico Salinas di Palermo visita guidata alle collezioni; all’università di Palermo presentazione di “Sicilia archeologica. 115”, e alla fondazione Federico II presentazione di “Sicilia archeologica vista dal cielo”

10 marzo 2025: per la “Giornata dei Beni Culturali Siciliani”, dedicata alla memoria di Sebastiano Tusa, archeologo e assessore regionale ai Beni Culturali tragicamente scomparso nel disastro aereo del 10 marzo 2019, i parchi archeologici, i musei, le gallerie e le biblioteche della Regione Siciliana aprono gratuitamente le loro porte al pubblico: il museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo apre dalle 9 alle 19 [ultimo ingresso mezz’ora prima della chiusura]. Ingresso gratuito. Per l’occasione, CoopCulture offrirà alle 17 una visita guidata gratuita alle collezioni del “Salinas”. La visita darà inoltre l’opportunità di conoscere meglio la figura di Sebastiano Tusa e il suo importante contributo all’archeologia, ricordando un uomo che ha lasciato un’impronta duratura nella cultura siciliana. Un’opportunità unica per scoprire le collezioni del museo più antico della Sicilia, con un focus speciale sulla figura di Sebastiano Tusa, del quale verrà ripercorsa la sua straordinaria vita e il suo instancabile lavoro di archeologo, fino al tragico incidente che ne ha segnato la scomparsa. Tusa è stato un uomo che ha dedicato con passione e impegno la sua esistenza alla ricerca e allo studio del mondo antico, apportando un contributo fondamentale alla scoperta, conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale siciliano.

La Fondazione Sebastiano Tusa, rispettando la “Giornata dei Beni Culturali Siciliani”, l’appuntamento annuale in ricordo della tragica scomparsa dell’illustre archeologo, lo ricorda con due eventi il 10 e 11 marzo 2025. Lunedì 10 marzo, alle 17, nella Sala Magna del Complesso Monumentale dello Steri (piazza Marina, 61 a Palermo) si tiene la presentazione del nuovo volume della rivista “Sicilia Archeologica” (n. 115). Programma. Saluti di Massimo Midiri, rettore dell’università di Palermo; Roberto Lagalla, sindaco di Palermo; Massimo Mariani, prefetto di Palermo; Francesco Paolo Scarpinato, assessore ai Beni culturali e all’identità siciliana, Regione Siciliana. Interventi istituzionali: P. Sergio M. Catalano op, priore del convento San Domenica di Palermo; Mario La Rocca, dirigente generale dei Beni culturali e all’identità siciliana, Regione Siciliana. Introduce Valeria Li Vigni Tusa, presidente Fondazione Sebastiano Tusa, direttrice Sicilia Archeologica. Modera Ludovico Gippetto, giornalista. Intervengono Bruno Corà, presidente Fondazione Burri; Massimo Cultraro, ISPC-CNR, comitato scientifico Sicilia Archeologica; Luigi Fozzati, Istituto Italiano di Archeologia Subacquea, redazione Sicilia Archeologica; Assia Kysnu Ingoglia, università Tor Vergata, redazione Sicilia Archeologica; Franco Palla, università di Palermo, comitato scientifico Sicilia Archeologica; Roberto Marcucci, editore L’ERMA di Bretschneider.

Copertina del numero 115 di “Sicilia archeologica” (L’Erma di Bretschneider)
Sicilia archeologica 115. In questo numero è particolarmente focalizzato l’aspetto della circolazione di uomini e culture nel Mediterraneo che evidenzia quel modo di sentire comune ai Paesi che vi si affacciano: Un mare di storia, dove i popoli che hanno navigato collegando sponde diverse, oggi, come millenni fa, devono proseguire sulla strada del dialogo e sostenere una collaborazione per la tutela e valorizzazione del Mare Nostrum. Come è prassi anche questo numero si divide in quattro grandi sezioni: scoperte archeologiche più recenti; diagnostica dei beni culturali (archeometria, biotecnologie, …); aggiornamenti dalla preistoria al mondo classico e al mondo sommerso; normativa sui beni culturali (valorizzazione, conservazione, tutela, fruizione).
Martedì 11 marzo 2025, alle 9.30, alla Fondazione Federico II (Oratorio di Sant’Elena e Costantino Piazza della Vittoria, 23 – Palermo) verrà presentato il libro “Sicilia archeologica vista dal cielo: dalla preistoria all’età romana”. Intervengono Gaetano Galvagno, presidente Assemblea regionale siciliana e Fondazione Federico II; Valeria Li Vigni, presidente Fondazione Sebastiano Tusa; Roberto Marcucci, editore L’Erma di Bretschneider; Giovan Battista Scaduto, fondazione Federico II; Luigi Nifosi, archivio fotografico siciliano; Luigi Fozzati, istituti italiano di Archeologia Subacquea, fondazione Sebastiano Tusa. Modera Ludovico Gippetto, giornalista.













Commenti recenti