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Trento. Al Castello del Buonconsiglio presentazione al pubblico della scoperta della necropoli monumentale di epoca preromana messa in luce dagli archeologi in via Santa Croce, nel centro storico. Ecco il programma

L’assessore provinciale alla Cultura Francesca Gerosa in visita allo scavo di via S. Croce a Trento (foto provincia tn)

La scoperta della necropoli monumentale di epoca preromana messa in luce dagli archeologi in via Santa Croce, nel centro storico di Trento, è uno dei ritrovamenti più significativi effettuati negli ultimi decenni nel nostro territorio. L’eccezionale sito sarà presentato al pubblico mercoledì 27 agosto 2025, alle 18, al Castello del Buonconsiglio, in sala Gerola. All’incontro interverrà l’assessore alla cultura della Provincia autonoma di Trento Francesca Gerosa.

Ad illustrare le particolarità e il valore della scoperta saranno il soprintendente Franco Marzatico, dirigente generale dell’UMSt soprintendenza per i Beni e le Attività culturali della Provincia autonoma di Trento, con un intervento dal titolo “Oltre la vita, nel cuore delle Alpi”, ed Elisabetta Mottes, sostituta direttrice dell’Ufficio beni archeologici provinciale con un intervento dal titolo “Trento via Santa Croce. La necropoli monumentale della prima età del Ferro”.

Paestum (Sa). Al via lo scavo della Scuola di Specializzazione interateneo in Beni Archeologici OrSa nell’Athenaion (santuario settentrionale) e nell’insula 6-8 (terme). E a mezzogiorno cantiere aperto

Allievi di Or.Sa. al lavoro nello scavo all’Athenaion di Paestum (foto orsa)

Gruppo di lavoro della missione di Or.Sa. all’Athenaion di Paestum (foto orsa)

L’apodytherium del complesso termale nell’Insula 6-8 di Paestum (foto orsa)

Dal 25 agosto al 26 settembre 2025, la Scuola di Specializzazione interateneo in Beni Archeologici OrSa è impegnata in una nuova campagna di scavo, sotto la direzione scientifica del prof. Fausto Longo, al parco archeologico di Paestum, in collaborazione con i parchi archeologici di Paestum e Velia e in regime di concessione con il ministero della Cultura. Un’opportunità unica di formazione sul campo, ricerca e crescita professionale a stretto contatto con un sito straordinario e con un’équipe multidisciplinare.

Insula 6-8 di Paestum: restituzione del complesso termale e della fase che lo ha preceduto (elab. Campedelli 25) (foto orsa)

Gli scavi si terranno in due luoghi del Parco: nel santuario settentrionale, area dell’Athenaion, e nell’Insula In 6-8, dove c’è il complesso termale.

Ore 12, Athenaion: visite quotidiane del pubblico con cantiere aperto (foto orsa)

Ogni giorno dalle 12 alle 13 il cantiere si apre ai visitatori per vedere il progredire degli scavi e capire come si opera e come si legge la storia dalla terra.

Un libro al giorno. “La villa romana in località Monte a Mompeo. Oltre un ventennio di ricerche in Sabina”, edizione italiana e inglese, a cura di Federico Giletti e Stefano Fassone: ricerca storico-archeologica incentrata sulla Sabina antica

Copertina del libro “La villa romana in località Monte a Mompeo. Oltre un ventennio di ricerche in Sabina” a cura di Federico Giletti e Stefano Fassone

È uscito per i tipi di Edizioni Espera il libro “La villa romana in località Monte a Mompeo. Oltre un ventennio di ricerche in Sabina”, edizione italiana e inglese, a cura di Federico Giletti e Stefano Fassone. Interesse e amore per il territorio sabino sono il leitmotiv di una storia che ha inizio circa un ventennio fa. Passione e duro lavoro fanno da sfondo a una pluriennale attività di ricerca e tutela che permette di ricostruire importanti dinamiche storiche e di conoscere e interpretare molti degli aspetti e dei monumenti archeologici presenti sul suolo comunale di Mompeo (Ri) e nel comparto territoriale immediatamente limitrofo. Gli scavi ancora in corso presso la monumentale villa di località Monte e le indagini topografiche sul territorio permettono di elevare oggi Mompeo a caso studio per le attività di ricerca storico-archeologica incentrate sulla Sabina antica e di programmare e realizzare significativi progetti di valorizzazione del proprio patrimonio culturale.

Primo premio internazionale per il film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” di Massimo d’Alessandro: il Best Documentary Award al Roshani International Film Festival Aurangabad INDIA

La cerimonia di premiazione del Roshani International Film Festival Aurangabad INDIA (foto asso)

Il premio ottenuto in India dal film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” (foto asso)

Di premio in premio. Il film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” di Massimo d’Alessandro dopo il Firenze Archeofilm (del pubblico e della giuria) e della Rassegna internazionale del cinema archeologico di Cavriana (del pubblico) stavolta il riconoscimento viene dall’estero: dall’India. Prino riconoscimento internazionale. Il film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” ha infatti ottenuto il Best Documentary Award al Roshani International Film Festival Aurangabad INDIA, uno dei più importanti festival di cinema indiano che quest’anno ha presentato un programma di ben 1470 produzioni, assegnando numerosi premi. “Grazie a tutti coloro che hanno collaborato a questo importante lavoro”, commenta il regista Massimo D’Alessandro. “E soprattutto alla ASSO – Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione, principale produttore del documentario insieme all’associazione Campo della Fiera e alla consulenza scientifica, tra gli altri, del prof. Danilo Leone dell’università di Foggia”.

Cividate Camuno (Bs). Al via al parco archeologico del Teatro e dell’Anfiteatro la prima edizione del “Civitas Camunnorum Archeofilm”, il festival internazionale del Cinema di Archeologia Arte Ambiente: 7 film in concorso per il “Premio Civitas Camunnorum Archeofilm” e 3 conversazioni con gli archeologi

Al via a Cividate Camuno (Bs) la prima edizione del “Civitas Camunnorum Archeofilm”, il festival internazionale del Cinema di Archeologia Arte Ambiente, organizzato dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia, Archeologia Viva, Firenze Archeofilm, Comune di Cividate Camuno, Assocamuna imprenditori, con la collaborazione e il patrocinio di Regione Lombardia, Provincia di Brescia, Comunità Montana di Valle Camonica, direzione regionale Musei nazionali Lombardia, museo Archeologico nazionale della Valle Camonica, Comune di Breno, Comune di Capo di Ponte, Limes Farm. Appuntamento dal 21 al 23 agosto 2025, alle 20.45, nel parco archeologico del Teatro e dell’Anfiteatro di Cividate Camuno. Ingresso libero e gratuito. In caso di maltempo il festival si svolgerà al Cinema Teatro Giardino a Breno. In programma sette film che concorrono per il “Premio Civitas Camunnorum Archeofilm” assegnato al film più votato dal pubblico. E tre conversazioni con archeologi condotte da Piero Pruneti direttore di “Archeologia Viva”..

Il film “Tutankhamon, i segreti del faraone: un re guerriero” di Stephen Mizelas

PROGRAMMA GIOVEDÌ 21 AGOSTO 2025. Alle 20:45, apertura di “Civitas Camunnorum Archeofilm 2025” con un concerto di colonne sonore da classici cinematografici eseguito dalla Camunian Young Orchestra. Segue il film “Tutankhamon, i segreti del faraone: un re guerriero / Toutankhamon, les secrets du pharaon: un roi guerrier” di Stephen Mizelas (Regno Unito, 50’). Tutankhamon è uno degli ultimi faraoni della XVIII dinastia. Il suo favoloso tesoro, scoperto intatto quasi un secolo fa, ne ha fatto il faraone più famoso e più studiato della storia. Il corredo della sua tomba è una fonte inestimabile di informazioni sull’antico Egitto, ma anche su questo giovane re, il cui regno è ancora un mistero per gli archeologi. Chi era veramente? Un fragile re-bambino o un signore della guerra? Morì di malattia o venne ucciso in battaglia? Tre oggetti con cui il faraone riposa aiutano gli archeologi a rivelare il suo vero volto… Quindi la conversazione con Serena Solano soprintendenza ABAP BG BS e direttore parchi archeologici Valle Camonica romana. Chiude il film “L’uomo di Val Rosna” di Stefano Zampini (Italia, 19’). Un viaggio nelle ultime giornate dell’Uomo di Val Rosna, cacciatore paleolitico vissuto 14.000 anni fa. Il cortometraggio ne racconta la vita quotidiana, tra caccia, rituali di gruppo e momenti unici: il più antico intervento dentistico conosciuto, la trapanazione di una carie su un dente del giudizio. In un crepuscolo di luce e silenzio, il suo viaggio termina con una sepoltura onorata da una pietra dipinta, simbolo di rispetto e memoria ancestrale.

Frame del film “La Grotte Cosquer, un chef d’oeuvre en sursis / La grotta Cosquer, un capolavoro in pericolo” di Marie Thiry

PROGRAMMA VENERDÌ 22 AGOSTO 2025. Dalle 16 alle 20, apertura straordinaria con visite guidate a cura del Museo. Alle 20.45, apre il film “I misteri della grotta Cosquer / The Mysteries of Cosquer Cave” di Marie Thiry (Francia, 56’). A più di 35 metri sotto il mare, nel Parco Nazionale dei Calanchi, si nasconde l’ingresso di uno dei più grandi capolavori dell’arte rupestre: la grotta Cosquer. Poco nota, in quanto accessibile solo ai subacquei, questa incredibile grotta custodisce dipinti di 27.000 anni. Oggi è però minacciata dall’innalzamento delle acque. Il film ripercorre l’incredibile storia di una delle grotte dipinte più importanti d’Europa. Segue la conversazione con ArcheoMilla, archeologa e divulgatrice (@archeomilla). Quindi il film “The time they spent here” di Edward Owles (Regno Unito, 10’). Qual è la magia dell’arte rupestre? Due archeologi di lunga data con sede a Tanum, in Svezia, cercano di capire quale sia il metodo migliore per registrare e catalogare le incisioni rupestri svedesi risalenti all’età del Bronzo. Sotto esame anche le differenze tra documentazione digitale e analogica… Chiude il film “Pompei 3D, una storia sepolta” di Maria Chiffi (Italia, 26’). L’obiettivo del film-documentario è quello di ricreare in 3D, luoghi, ambienti e situazioni esattamente come erano in origine, allo scopo di condurre i visitatori/spettatori in una sorta di “viaggio nel tempo” e poter rivivere virtualmente uno dei siti archeologici più importanti della storia.

Frame del film “Al tempo dei dinosauri / Au temps des dinosaures” di Pascal Cuissot

PROGRAMMA SABATO 23 AGOSTO 2025. Alle 10, visita guidata a Cividate romana e medievale a cura di Guide Turistiche della Valle Camonica; alle 16, visita guidata al parco archeologico del Santuario di Minerva a Breno a cura del direttore Serena Solano. Alle 20.45, apre il film “Al tempo dei dinosauri / Au temps des dinosaures” di Pascal Cuissot (Francia, 52’). Negli ultimi vent’anni, la scoperta di nuove specie di dinosauri e mostri marini ha cambiato il panorama paleontologico. In un viaggio attraverso il pianeta, il pubblico imparerà a conoscere comportamenti e caratteristiche precedentemente inaspettati. Questa prova esclusiva è combinata con realistiche immagini 3D in un documentario ambizioso e spettacolare. Una visione elettrizzante ben lontana tuttavia dal mondo di Jurassic Park! Segue la conversazione con Emanuele Mariotti, archeologo direttore dello scavo di San Casciano dei Bagni (università per Stranieri di Siena e Comune San Casciano dei Bagni). Quindi il film “Come un fulmine nell’acqua. I bronzi di San Casciano dei Bagni” di Eugenio Farioli Vecchioli, Brigida Gullo (Italia, 56’). Il racconto degli scavi del santuario etrusco-romano di San Casciano dei Bagni (Si), premiati come la scoperta archeologica dell’anno. Dal 2020 al 2022, la vasca sacra, cuore del santuario, ha restituito oltre 200 manufatti in bronzo e più di 5000 monete, ma soprattutto ci ha consegnato il racconto fedele di un passato solo apparentemente lontano dal nostro presente, che ci parla ancora di salute e fede. Chiude la serata e il festival la cerimonia di premiazione con l’attribuzione del “Premio Civitas Camunnorum Archeofilm” al film più votato dal pubblico.

Esclusivo. Con la prof.ssa Giovanna Gambacurta (università Ca’ Foscari) primo bilancio della campagna 2025 nel sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro): le tracce dell’insediamento sono pertinenti al periodo tra fine VI sec. e inizio V sec. a.C. e confermano l’orientamento delle strutture di tutto il sito; scorie di bronzo e frammenti di macine e macinelli rivelano invece la presenza di officine produttive. Tanti elementi da approfondire nei prossimi anni

La prof.ssa Giovanna Gambacurta (UniVe) osserva la trincea settentrionale dello scavo preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto graziano tavan)

Le tracce dell’insediamento preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) sono pertinenti a un periodo cronologico coerente, tra gli ultimi decenni del VI sec. a.C. e i primi del V sec. a.C., dato confermato dalla ceramica di importazione rinvenuta: è una delle conclusioni giunte dalla campagna di scavo 2025, condotto dalla prof.ssa Giovanna Gambacurta del dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari di Venezia, in convenzione con la soprintendenza ABAP di Verona, Rovigo e Vicenza (dott.ssa Giovanna Falezza), nell’ambito del progetto “San Basilio” finanziato dalla fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. La trincea settentrionale, anche se molto compromessa, conferma un orientamento delle strutture coerente con il resto dell’abitato, mentre la trincea meridionale ha restituito una capanna destinata a dare molte informazioni nelle future campagne di scavo. Costante anche la presenza sia di scorie di bronzo che di frammenti di macine e macinelli che ci parlano probabilmente di officine produttive. E poi un nuovo frammento di vaso del Pittore di Adria – congruente con quello ritrovato nel 2024 – impegna gli archeologi a capire la produzione di questa bottega adriese mai trovata prima al di fuori di Adria. Infine le indagini magnetometriche indicano che l’abitato era molto ampio. Ce n’è quindi abbastanza per capire quanto saranno impegnative anche le ricerche dei prossimi anni. Tra impegno, curiosità e prospettive future, ecco il resoconto di Giovanna Gambacurta in esclusiva per archeologiavocidalpassato.com.

“Nel 2025 abbiamo ripreso gli scavi a San Basilio di Ariano nel Polesine nell’ambito del progetto condotto dalle università di Padova e Venezia”, spiega la prof.ssa Gambacurta ad archeologiavocidalpassato.com. “Noi come università Ca’ Foscari abbiamo aperto due trincee. Avevamo l’idea di proseguire una delle due trincee aperte negli anni passati, quella più settentrionale, e di portarla a termine; e di approfondire invece il lavoro nella trincea più meridionale, aperta l’anno scorso e che sembrava avere delle evidenze piuttosto interessanti.

Studenti di Ca’ Foscari impegnati nello scavo della trincea meridionale del sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto graziano tavan)

Come al solito sono presenti studenti dei tre gradi di formazione, quindi della triennale, delle magistrali, della specializzazione del dottorato, naturalmente con mansioni diverse. Ci sono circa 12-15 persone che hanno lavorato, per un mese (le quattro settimane di giugno 2025, ndr), alternandosi in turni, e cerchiamo di condurre a termine le operazioni di quest’anno anche per impostare la prosecuzione del progetto negli anni futuri”.

“Come dicevo, abbiamo aperto due trincee. La trincea più settentrionale – continua Gambacurta – è quella che avevamo già in esame da tre anni e qui la situazione – lo sapevamo – era molto compromessa dalle arature e quindi stiamo solo conducendo a termine quello che è possibile ricavare da questa situazione davvero molto molto compromessa e molto frammentaria.

Veduta da drone della trincea settentrionale (A) sul sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) con strutture incendiate (foto unive)

Situazione ormai molto residua, ma che ci darà delle indicazioni interessanti, almeno per quanto riguarda un orientamento coerente delle poche strutture rimaste con tutte le altre strutture dell’abitato. Quindi, sostanzialmente, per noi sono cose molto evidenti o resti microscopici, ma rientra in un inquadramento generale del sito e dell’insediamento.

Veduta da drone della trincea meridionale (D) sul sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto unive)

Quello che invece ci interessa di più anche per le prospettive future è la trincea più meridionale dove compare una struttura insediativa, una capanna, i resti di una casa con i suoi piani pavimentali, le buche per i pali portanti, le strutture che dovevano reggere l’alzato, anche dei piani focati e dei resti di attività. Le azioni di quest’anno sono state rivolte a mettere in luce con chiarezza questo tipo di organizzazione di questo piccolo segmento dell’abitato per poterlo poi indagare meglio negli anni futuri. Diciamo che quest’anno abbiamo fatto molto lavoro preliminare. Per questo motivo abbiamo pochi materiali e molta documentazione di strati, di livelli e possibilità di ricostruzione”.

I buchi di palo della capanna portata alla luce nelal trincea D del sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto graziano tavan)

“Diciamo che anche nella diversità dello scavo, anche se abbiamo visto che le due trincee hanno restituito situazioni molto diverse dal punto di vista delle strutture, soprattutto dal punto di vista della loro conservazione, una cosa che si può dire – sottolinea Gambacurta – è che questi piani strutturali, questi resti di insediamento, erano pertinenti tutti a un periodo cronologico coerente, cioè siamo tra gli ultimi decenni del VI sec. a.C. e i primi del V sec. a.C. Lo abbiamo visto soprattutto da alcuni frammenti di ceramica di importazione che sono stati inquadrati, anche con l’ausilio di Simonetta Bonomi che, per tradizione, si occupa della ceramica attica anche di questa zona. Altre due caratteristiche che si possono sottolineare è la presenza sempre costante sia di scorie di bronzo che di frammenti di macine e macinelli che ci parlano probabilmente di officine produttive, forse anche di carattere metallurgico, anche se non abbiamo trovato proprio il focus della fornace, però tanti di questi strumenti, il che è ben comprensibile nell’ambito di un insediamento che era un porto e che quindi aveva bisogno di un artigianato molto efficace.

Frammento di ceramica a figure nere in corso di scavo sul sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto unive)

Un’altra cosa abbastanza significativa di quest’anno è che abbiamo trovato un altro frammento di un vaso che avevamo trovato l’anno scorso – probabilmente sono frammenti congruenti – un vaso di una produzione specifica adriese, del cosiddetto Pittore di Adria, un vaso figurato, e contiamo di vedere di riuscire a ricostruire almeno qualcosa di questa produzione molto particolare perché fino a oggi questo cosiddetto Pittore di Adria era un’officina, una bottega i cui prodotti erano rinvenuti solo ad Adria, e questo è il primo elemento che troviamo fuori della città, forse frutto di un rapporto tra i due centri”.

Studenti dell’università Ca’ Foscari di Venezia impegnati nel lavaggio dei materiali nel sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto unive)

“Grazie al supporto della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo abbiamo sostanzialmente una buona possibilità di altri 3 anni di lavoro qui a San Basilio in cui continueremo con le nostre ricerche, in cui credo che chiuderò la trincea più settentrionale, quella più compromessa, e approfondirò invece quella più meridionale dove i resti, come dicevo, sono più significativi, e non escludo di cercare di ubicare qualche altro saggio in relazione al fatto che abbiamo un’indagine magnetometrica, cioè abbiamo una ricerca di superficie che ci fa vedere che ci sono evidenze dell’insediamento in un ambito piuttosto ampio e quindi si può provare a fare qualche saggio anche collocato in punti diversi della campagna, sempre della campagna che abbiamo intorno. E naturalmente – conclude Gambacurta – questo tipo di operazioni vanno concordate con gli altri partner di progetto dell’università di Padova in modo tale che conduciamo un progetto che abbia delle linee guida sempre coerenti tra di loro. E nell’ambito di questo progetto abbiamo già sviluppato anche una ricostruzione tridimensionale ipotetica dell’insediamento sulla quale continueremo a lavorare per ulteriori dettagli”.

Un libro al giorno. “Gando il cestaio e Arcto l’ubriacone. Una storia dell’Età del Bronzo a Fiavè” di Giuliana Borghesani: il lago di Fiavè (Tn) è uno scrigno dei preziosi reperti che ci testimoniano la vita di tanti popoli

Copertina del libro “Gando il cestaio e Arcto l’ubriacone. Una storia dell’Età del Bronzo a Fiavè” di Giuliana Borghesani

È uscito per i tipi di Dielle Editore il libro “Gando il cestaio e Arcto l’ubriacone. Una storia dell’Età del Bronzo a Fiavè” di Giuliana Borghesani. Forse è spontaneo pensare a un popolo che attraverso i millenni abbia abitato nel medesimo luogo, invece è il luogo che resta lo stesso, i popoli cambiano, arrivano, si fermano e poi ripartono. Il lago di Fiavé Carera nel tempo si è ridotto, il suo bacino si è impaludato e la torba è diventata lo scrigno dei preziosi reperti che ci testimoniano la vita di un popolo. Anzi, di tanti popoli, perché i primi che sono giunti in questa valle amena sono poi svaniti nel tempo della Storia, altri sono arrivati, che ignoravano come loro fossero solo secondi a scoprire la comodità del lago e della valle, e sono stati dispersi dal vento, e poi ancora altri, e altri ancora. In fondo siamo solo noi che indaghiamo il lago e la terra perché ci raccontino di quelli che prima di noi qui hanno vissuto. Sono genti senza nome, almeno per noi, sono esseri che hanno vissuto e lavorato, amato e odiato. Gente onesta, pelandroni, ladruncoli o generosi, come noi, ma non siamo noi. Qui ricordiamo i cacciatori del Mesolitico, le genti neolitiche che allevavano bestie e coltivavano la terra, uomini che sapevano forgiare i metalli, sempre più vicini a noi, sempre, però, ancora tanto lontani.

Aidone (En). Al parco archeologico di Morgantina a 70 anni esatti dall’inizio degli scavi “Morgantina, 70 anni di scavi, storie e scoperte. 1955-2025”: concerto lirico, reading di Lorenza Denaro, testo e foto di Sara Minicleri e Alessandra Mirabella

Il 18 agosto 1955, in contrada Serra Orlando (Morgantina, Aidone, En), ebbero inizio gli scavi sistematici condotti dalla missione americana della Princeton University, sotto la direzione degli archeologi Erik Sjöqvist e Richard Stillwell. Le fotografie di quel giorno raccontano con chiarezza quanto orgoglio e partecipazione la gente di Aidone mise in quell’evento: un’intera comunità riunita attorno alla rinascita di Morgantina. Il 18 agosto 2025, a 70 anni esatti da quel momento, al parco archeologico di Morgantina si rivive quello stesso spirito: “Morgantina, 70 anni di scavi, storie e scoperte. 1955-2025”, una giornata di memoria, festa e identità condivisa. Alle 20.30, Concerto lirico con l’orchestra e coro degli Erei, direttore m° Carmelo Capizzi, soprano Susanna La Fiura, tenore Antonio Interisano. Reading di Lorenza Denaro. Testo e foto di Sara Minicleri e Alessandra Mirabella. L’evento è organizzato dal parco archeologico Morgantina-Villa Romana del Casale e dal Comune di Aidone. Ingresso libero.

Un libro al giorno. “Il sito dell’età del Bronzo di Ca’ Nova ad Albareto (PR)” a cura di Roberta Conversi e Maria Bernabò Brea sugli scavi di archeologia preventiva per il metanodotto SNAM Pontremoli-Cortemaggiore, nel sito di Ca’ Nuova ad Albareto

Copertina del libro “Il sito dell’età del Bronzo di Ca’ Nova ad Albareto (PR)” a cura di Roberta Conversi e Maria Bernabò Brea

È uscito per conto dell’IIPP il libro “Il sito dell’età del Bronzo di Ca’ Nova ad Albareto (PR)” a cura di Roberta Conversi e Maria Bernabò Brea, 38° volume della collana “Origines. Studi e materiali a cura dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria”. Il volume riguarda le indagini svolte dal 2017 al 2019 dalla SABAP di Parma, nel quadro delle procedure di archeologia preventiva per il metanodotto SNAM Pontremoli-Cortemaggiore, nel sito di Cà Nuova ad Albareto, in alta Val Taro sull’Appennino parmense. La principale attestazione di occupazione dell’area si inquadra nel Bronzo medio-recente di facies BINO; presenze minori sono segnalate nella II età del Ferro e in età storica. Sono riportati i risultati delle analisi geologiche, micro-morfologiche, radiometriche, archeobotaniche, faunistiche e la descrizione delle strutture e dei materiali rinvenuti nel sito. Tra questi riveste particolare rilievo una laminetta d’oro esaminata al microscopio ottico, fluorescenza a raggi X e SEM-EDS; l’esame tecnologico e la rassegna dei confronti suggeriscono che possa essere un oggetto più antico, forse un diadema fissato su un nastro, tesaurizzato nel sito di Ca’ Nuova.

Un libro al giorno. “Scavando a Pompei. La casa del Tiaso e il suo mondo” (Giunti): i protagonisti raccontano la storica scoperta di una megalografia di qualità paragonabile a quella della celeberrima Villa dei Misteri

Copertina del libro “Scavando a Pompei. La casa del Tiaso e il suo mondo” (Giunti editore)

È uscito per i tipi di Giunti il libro “Scavando a Pompei. La casa del Tiaso e il suo mondo”. Scavare solo quanto si è in grado di conservare e tutelare. Una elementare regola di prudenza che, seguita negli ultimi anni a Pompei, ha ottimizzato il lavoro degli archeologi senza privare il pubblico di studiosi, turisti, appassionati di scoperte straordinarie. È il caso dei recentissimi ritrovamenti della Casa del Tiaso, che dopo un anno di lavori hanno restituito alla visibilità – a 2000 anni dalla disastrosa eruzione del Vesuvio che seppellì sotto cenere e lapilli la cittadina campana –, una megalografia di qualità paragonabile a quella della celeberrima Villa dei Misteri, nella stessa Pompei. Il soggetto fa riferimento ai riti di iniziazione femminile (il “tiaso”) al culto di Dioniso. Una scoperta storica che viene raccontata in questo volume – ricco di immagini inedite – dai protagonisti della scoperta stessa (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2025/02/27/pompei-nellinsula-10-della-regio-ix-scoperto-in-una-sala-per-banchetti-un-eccezionale-fregio-a-figure-grandi-con-baccanti-satiri-e-il-corteo-di-dioniso-per-liniziazione-di-una-don/).