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Roma. Ai Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali la mostra “1350. Il Giubileo senza papa”: viaggio nella Roma del Medioevo tra storia, arte e devozione, a cura di Claudio Parisi Presicce, Nicoletta Bernacchio, Massimiliano Munzi e Simone Pastor. In mostra sessanta opere, tra statue, dipinti, epigrafi, monete, sigilli, manoscritti, bassorilievi, oggetti devozionali

La mostra “1350. Il Giubileo senza papa” ai Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali a Roma (foto roma capitale)

Il primo Giubileo della storia è quello indetto da papa Bonifacio VIII nel 1300. Ma cinquant’anni dopo, nel 1350, la situazione della Città eterna è ben diversa. Il Papa è ad Avignone. Ma Clemente VI concesse comunque “il perdono generale”. In chiusura del Giubileo 2025, dal 9 ottobre 2025 al 1° febbraio 2026 i Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali a Roma ospitano la mostra “1350. Il Giubileo senza papa”: un viaggio all’origine della tradizione giubilare attraverso gli eventi legati al secondo Anno Santo della storia, segnato dall’assenza del papa da Roma. La mostra è curata da Claudio Parisi Presicce, Nicoletta Bernacchio, Massimiliano Munzi e Simone Pastor, promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura, sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura. In esposizione circa sessanta opere, tra statue, dipinti, epigrafi, monete, sigilli, manoscritti, bassorilievi, oggetti devozionali e rare testimonianze di valore storico e documentario. Alcune di queste opere, inedite, saranno presentate al pubblico per la prima volta. Il progetto espositivo si avvale di prestiti d’eccezione da istituzioni nazionali e internazionali e di opere delle collezioni capitoline.

La mostra “1350. Il Giubileo senza papa” ai Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali a Roma (foto roma capitale)

Allestito negli ambienti della Grande Aula al piano terra, il percorso si articola in otto sezioni tematiche che offrono uno sguardo a tutto campo sulla storia del Giubileo del 1350: dal primo Anno Santo del 1300 al ritorno del papa nell’Urbe nel 1377, passando per la Peste Nera e il terremoto del 1349, con un focus su Cola di Rienzo e Francesco Petrarca, appassionati cultori dell’antica magnificenza di Roma e sostenitori del ritorno del papa in città. La mostra racconta uno spaccato di Roma nel Trecento, intrecciando storia, arte, politica e fede.

Dettaglio dell’affresco di Giotto in San Giovanni in Laterano a Roma con papa Bonifacio VIII che indice il Giubileo del 1300 (foto graziano tavan)

Introduce il percorso la sezione dedicata alla figura di Bonifacio VIII Caetani, il papa che indisse il primo Giubileo nel 1300. Alla sua famiglia apparteneva il Castello delle Milizie con l’altissima Torre costruito nel XII-XIII secolo inglobando i Mercati di Traiano. Lo stemma di Bonifacio VIII figura sulle misure per l’olio e il vino, che il Comune di Roma, già istituito nel 1143, utilizzava per garantire il regolare funzionamento degli scambi e dei commerci. Tra le rare testimonianze dei simboli di Roma nel Medioevo, la pianta di Roma a forma di leone contenuta nel Liber Ystoriarum Romanorum, codice di fine Duecento-inizi Trecento di cui in mostra è presente una riproduzione. La notizia che a Roma si sarebbe svolto il “perdono generale” ebbe un’eco tale da richiamare un grande afflusso di pellegrini da ogni parte del mondo cristiano, come attestato dall’epigrafe commemorativa da Roccalanzona, nel parmense, rara testimonianza diretta del primo Giubileo.

Il modellino del Palais des Papes di Avignone in mostra ai Mercati di Traiano (foto roma capitale)

Il periodo successivo alla morte di Bonifacio VIII apre la cosiddetta “Cattività Avignonese” (1309-1377), durante la quale sette pontefici, tutti francesi, risiedettero presso lo splendido Palais des Papes di Avignone, di cui è in esposizione un modellino in legno. Quello intercorso tra i due Giubilei non fu solo un periodo di tensioni e depressione economica ma fu anche una fase di fiorente produzione artistica. Ne è un esempio il grande affresco con la Santissima Trinità, della metà del Trecento, proveniente dalla chiesa di San Salvatore delle Tre Immagini nel rione Monti e ora conservato al Museo di Roma, una rara antichissima testimonianza di questa iconografia, nata a seguito dell’istituzione della festività della SS. Trinità, promossa da papa Giovanni XXII nel 1334.

Mostra “1350. Il giubileo senza papa”: calco frontale della Lastra dell’Aracoeli raffigurante la “Visione di Augusto” (foto roma capitale)

Il nucleo tematico della mostra affronta gli anni che seguono all’elezione di Clemente VI, presso il quale, nello stesso anno, il Comune inviò un’ambasceria per chiedergli di tornare a Roma e anticipare il secondo Giubileo al 1350. Il papa non avrebbe riportato la Curia a Roma ma concesse il Giubileo, stabilendo che avrebbe avuto luogo ogni cinquant’anni anziché cento. In mostra è esposto un frammento dell’epigrafe della statua dedicata a Clemente VI per l’occasione, dal complesso ospedaliero di Santo Spirito in Sassia, unica parte che resta della scultura oggi perduta. Nella preparazione e gestione di questo evento di straordinaria portata religiosa e sociale emerge il ruolo svolto da tutta la città di Roma, dalla piccola e grande nobiltà al popolo, dalle istituzioni ecclesiastiche all’autorità comunale: insieme riuscirono a organizzare un’accoglienza molto efficiente per i pellegrini, come documenta la presenza, all’epoca, di quasi trenta ospedali. In mostra è possibile osservare un calco dell’epigrafe di fondazione dell’ospedale di San Giacomo in Augusta, costruito per volontà del cardinal Pietro Colonna nel 1339, dal museo Storico dell’Arte Sanitaria di Roma.

Mostra “1350. Il giubileo senza papa”: statua di San Michele arcangelo (foto azienda ospedaliera san giovanni – addolorata)

Gli anni che precedettero il secondo Giubileo furono funestati da eventi tragici. Nell’estate del 1348 dilagò a Roma la Peste Nera. In mostra è esposta la statua in marmo dell’Arcangelo Michele, invocato contro la peste, raffigurato con le ali spiegate nell’atto di uccidere il drago, prestito eccezionale dall’antico Ospedale di San Giovanni in Laterano. L’anno successivo, nella notte tra il 9 e il 10 settembre 1349, la città fu colpita da un violento terremoto che causò crolli e danni a numerosi edifici, comprese la Torre delle Milizie e la Torre dei Conti, che persero le loro sommità.

Mostra “1350. Il giubileo senza papa”: Cola di Rienzo che spiega le antiche epigrafi ai Romani in un disegno di Palagio Pelagi (foto Galleria Carlo Virgilio di Roma)

Contemporaneamente alla delegazione del Comune ad Avignone ne partì un’altra, promossa dal Governo popolare della città e capeggiata dal carismatico e controverso portavoce della fazione popolare, Cola di Rienzo, destinato a diventare presto il protagonista della scena politica romana. La sua figura è rappresentata in mostra da opere del XIX secolo, che raccontano episodi, tratti principalmente da quello straordinario testo che è la Cronica dell’Anonimo Romano: Cola di Rienzo che arringa il popolo romano nel grande dipinto di Carlo Felice Biscarra dai Musei Reali di Torino e Frate Acuto che annuncia a Cola di Rienzo la resa di Francesco dei Prefetti di Vico, un bassorilievo in gesso di Ettore Ferrari dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, o ancora Cola di Rienzo che spiega le antiche epigrafi ai Romani in un disegno di Palagio Pelagi dalla Galleria Carlo Virgilio di Roma. In mostra sono inoltre esposte due monete dagli scavi del Mausoleo di Augusto battute dal Senato nella prima metà del Trecento e due denari emessi nei mesi del suo Tribunato, dalla Biblioteca Apostolica Vaticana.

Mostra “1350. Il giubileo senza papa”: busto di Petrarca e Globo in bronzo dorato che coronava l’obelisco Vaticano (foto roma capitale)

Roma vista e sognata, con il suo glorioso passato imperiale, è al centro della sezione dedicata ai Mirabilia, che presenta alcune leggende riportate negli scritti di Petrarca e nelle colte descrizioni elaborate a partire dal XII secolo: quella legata al Globo in bronzo dorato che coronava l’obelisco Vaticano, ritenuto essere l’urna delle ceneri di Giulio Cesare, e quella connessa alla Lastra dell’Aracoeli, di cui in mostra è presente il calco frontale, raffigurante la “Visione di Augusto”, davanti alla quale Cola di Rienzo si inchinò per deporre le insegne tribunizie dopo la vittoria sui Colonna del 1347.

Mostra “1350. Il giubileo senza papa”: statua raffigurante il ritorno del pellegrino accolto dall’abbraccio della moglie, dal Musée Lorrain di Nancy (foto roma capitale)

Veri protagonisti del Giubileo, i pellegrini sostenevano lunghi viaggi per visitare Roma. Con il loro tipico abbigliamento – un corto mantello, il bordone e la bisaccia, come rappresentato su una placchetta in bronzo dorato dal museo nazionale del Bargello, o nella statua raffigurante il ritorno del pellegrino accolto dall’abbraccio della moglie, dal Musée Lorrain di Nancy –, portavano con sé le insegne di pellegrinaggio, acquisite presso i santuari e i luoghi sacri per attestare il pellegrinaggio: avevano questa funzione le due insegne in piombo da Chioggia, raffiguranti i santi Pietro e Paolo, e quelle dai Fori Imperiali, con san Nicola e san Michele.

Mostra “1350. Il giubileo senza papa”: statua di Santa Veronica dal Musée des Beaux-Arts di Digione (foto roma capitale)

Un eccezionale tesoro di reliquie è custodito nelle chiese di Roma. La più preziosa, autentico simbolo del Giubileo del 1350 e il cui culto era già esploso nel Duecento, è la Veronica, “vera icona” di Cristo conservata in San Pietro in Vaticano. La Veronica è rievocata su un ducato in oro emesso dal Senatus romano a metà del Trecento, in prestito dalla Biblioteca Apostolica Vaticana e tra gli oggetti di più alto valore documentario presenti in mostra, oltre che nella statua di Santa Veronica, databile allo stesso periodo, dal Musée des Beaux-Arts di Digione. A questi anni risalgono anche i primi dibattiti sulla Sacra Sindone: la più antica menzione è contenuta nei Problemata di Nicola d’Oresme, vescovo di Lisieux tra il 1377 e il 1382, di cui in mostra è presente un raro codice quattrocentesco dalla Biblioteca nazionale di Napoli.

Mostra “1350. Il giubileo senza papa”: bozzetto raffiguranti la decorazione pittorica del catino absidale. Santa Caterina da Siena accoglie il papa Gregorio XI di Laurent Pecheux (1769) (foto venerabile arciconfraternita di santa caterina da siena a roma)

Protagonisti dell’ultima sezione, dedicata al ritorno del Papa e della Curia a Roma nel 1377, sono papa Gregorio XI e santa Caterina da Siena. La santa accompagna il pontefice nel rientro in città in una stampa di metà Ottocento dal Museo di Roma e nei modellini settecenteschi per la decorazione dell’abside della chiesa di Santa Caterina da Siena a via Giulia, conservati presso la Venerabile Arciconfraternita di Santa Caterina da Siena. Alla santa senese è dedicata anche la chiesa di Santa Caterina a Magnanapoli, costruita nel XVI secolo nell’area dei Mercati di Traiano, che dopo il castello delle Milizie accolsero un convento di suore domenicane. A testimonianza di questa ultima fase del monumento che ospita oggi la mostra, è un acquerello di Ettore Roesler Franz dal Museo di Roma in Trastevere. Si riferisce a eventi disastrosi che interessarono Roma in quegli anni, ma anche alla sua capacità di reazione, un’epigrafe in tre frammenti, recante il nome del cittadino che offrì una donazione in denaro per la ricostruzione di due colonne dopo il disastroso incendio che colpì la basilica di San Giovanni in Laterano nel 1361: una testimonianza di grande valore scientifico, ritenuta dispersa fino a oggi, identificata nei depositi capitolini in occasione della mostra e per la prima volta presentata al pubblico contemporaneo.

Mostra “1350. Il giubileo senza papa”: la lastra della tomba di papa Clemente VI (foto roma capitale)

Sullo sfondo dello scisma tra il papato romano e i filoavignonesi, crisi che si sarebbe ricomposta solo nel 1417, la mostra si conclude con la figura di una giovane nobildonna romana, Jacopa dei Prefetti di Vico, prelevata dal convento e data in sposa al fratello di papa Bonifacio IX, Andrea Tomacelli, molto più grande di lei. In mostra è possibile ammirare da vicino il sarcofago usato per la sepoltura della giovane, oggi conservato ai Musei Capitolini. Salito al soglio pontificio nel 1389, Bonifacio IX restaurò l’autorità papale finendo con il sopprimere l’autonomia comunale conquistata nel corso del XIV secolo, sia nei confronti delle ingerenze baronali sia di quelle della Chiesa: finisce così, a Roma, l’epoca del Comune medievale.

Berlino. All’Isola dei Musei prorogata la mostra “I Bronzi di San Casciano. Una sensazione dal fango”, con i bronzi anche della campagna di scavo 2024. Poi, al rientro in Italia, andranno ad Aquileia

Il grande manifesto che alla James-Simon Galerie di Berlino annuncia la mostra “I Bronzi di San Casciano” (foto agnese sbaffi / mic)

Bronzi di San Casciano: la statua di giovane malato con la dedica di Marcio Grabillo (foto mic)

“Marcio Grabillo si è innamorato di Berlino e ha deciso di rimanere qualche giorno in più”: con questa dichiarazione “informale” che tira in ballo il dedicante di una delle statue più famose tra quelle scoperte nel santuario termale etrusco e romano del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni (Si) è stato annunciato che la mostra “I bronzi di San Casciano. Una sensazione dal fango”, in corso dal 5 luglio 2025 alla James Simon Galerie di Berlino, dove era programmata fino al 12 ottobre 2025, è stata prorogata fino al 9 novembre 2025 (vedi Berlino. All’Isola dei Musei approdano “I Bronzi di San Casciano”, in mostra per la prima volta fuori dall’Italia: esposti bronzi anche della campagna di scavo 2024. Un viaggio tra passato e presente, tra scavi Ottocenteschi e i contesti attuali. Le reazioni del ministro Giuli, i dg Osanna e La Rocca, il direttore scientifico Tabolli, il sindaco Agnese Carletti | archeologiavocidalpassato). Poi i bronzi torneranno in Italia, dove li attende una nuova tappa: Aquileia.

Tra i bronzi di San Casciano in mostra a Berlino anche la statua di infante che tiene nella mano sinistra una palla (scavi 2024) (foto mic)

Fra i bronzi in mostra, rinvenuti nel corso della campagna del 2024, è possibile ammirare una statua di bambina con sfera in mano, un torso maschile, una testa maschile, una statua femminile di orante, una trachea e anche un serpente lungo 90 cm, oltre a gemme e gioielli, fra cui una tenia in oro, testimonianze tangibili della fede e delle speranze dei pellegrini. Inoltre, sono esposte per la prima volta in assoluto anche due teste maschili in bronzo provenienti dallo scavo del 2022. Il percorso espositivo è completato con opere della collezione di antichità classiche dei Musei di Berlino e con votivi moderni provenienti dal Museum Europäischer Kulturen di Dahlem, a creare un dialogo tra antico e contemporaneo. Fra questi oggetti, si distinguono i votivi metallici otto- novecenteschi provenienti dalla Baviera, dall’Austria e dall’Alsazia: essi illustrano che il fenomeno di chiedere guarigione a divinità, oppure di offrire piccoli doni per “grazia ricevuta”, si è perpetuato, in alcune confessioni religiose, dall’antichità fino ai giorni nostri.

Capri (Na). Al via la seconda campagna di scavi e ricerche nel sito della villa imperiale di Damecuta ad Anacapri nell’ambito della convenzione tra il DiCAM dell’università di Messina e i musei e parchi archeologici di Capri

Dal 13 ottobre al 21 novembre 2025, nell’ambito della convenzione tra il dipartimento di Civiltà antiche e moderne dell’università di Messina e i musei e parchi archeologici di Capri si terrà la seconda campagna di scavi e ricerche nel sito della villa di Damecuta ad Anacapri sull’isola di Capri (Na).

Veduta da drone della villa imperiale di Damecuta ad Anacapri sull’isola di Capri (foto mic)

Damecuta Project. Il gruppo di ricerca è attivo dal settembre 2024. Il progetto di ricerca dedicato alla villa imperiale di Damecuta (Anacapri, Na) si è sviluppato nell’ambito di un accordo di convenzione tra il DiCAM e la direzione regionale Musei nazionali Campania. Il team, grazie alla specificità dei ricercatori coinvolti, opera nell’ambito dell’archeologia classica, metodologia della ricerca archeologica, topografia antica, archeologia dell’architettura e lettura degli elevati, studio e classificazione dei manufatti ceramici.

Il quartiere residenziale della villa imperiale di Damecuta ad Anacapri sull’isola di Capri (foto mic)

La villa imperiale di Damecuta occupa un vasto pianoro, che si sviluppa a circa 150 m slm, all’estremità occidentale del promontorio di Anacapri. Della struttura resta ora a vista la parte più scenografica, un belvedere terrazzato ad emiciclo, servito da una lunga ambulatio che costeggia il limite del pianoro, articolata in un portico colonnato aperto all’esterno e in un criptoportico con nicchie rettangolari. All’estremità N-E si innesta, sull’ambulatio, una ripida scala che conduce, a una quota inferiore, a una serie di ambienti direttamente costruiti sulla roccia (qui ancora si riconoscono avanzi di affresco alle pareti), interpretati come piccolo quartiere residenziale. In corrispondenza di questi, lungo il limite dell’altopiano superiore, si levano una torre di avvistamento e una costruzione a due navate, costruite su preesistenze antiche. La doppia ambulatio e l’emiciclo sono sostenuti, nella parte a loggiato sul mare, da poderose sostruzioni in parte voltate. Dal 1937 Maiuri intraprese lo scavo del grande impianto residenziale, concludendolo nel 1949 e consegnando al parco di Damecuta l’aspetto che vediamo attualmente. La stagione degli scavi Maiuri, rimasta sostanzialmente inedita, rappresenta di fatto l’unica esplorazione estensiva del sito, culminata con imponenti interventi di restauro integrativo che hanno falsato l’aspetto del monumento.

Roma. All’Istituto Svedese di Studi Classici il convegno “Ascoltare con gli occhi: oggetti e spazi che parlano nel mondo antico”, in presenza e on line. Due giorni per indagare il racconto, affidato non alle parole, ma ad altri “fatti comunicativi” non meno efficaci. Ecco il programma

I racconti condivisi giocano un ruolo essenziale nella creazione della memoria culturale delle società umane. Il racconto non è però solo linguaggio: a raccontare sono anche le immagini, gli oggetti, gli spazi. Il convegno “Ascoltare con gli occhi: oggetti e spazi che parlano nel mondo antico” si propone di indagare proprio questa dimensione altra del racconto, affidato non alle parole, ma ad altri “fatti comunicativi” non meno efficaci. Appuntamento il 13 e 14 ottobre 2025 all’Istituto Svedese di Studi Classici in via Omero 14 a Roma, in presenza fino a disponibilità di posti, e da remoto, su piattaforma Teams https://tinyurl.com/n7dr9929. Il convegno è organizzato da CNR-ISMed, CNR-ISPC, Istituto Svedese di Studi Classici, università di Napoli l’Orientale. Coordinamento scientifico: Alessandra Piergrossi. Comitato scientifico: Valeria Acconcia (Ud’A), Massimo Cultraro (CNR-ISPC), Andrea Ercolani (CNR-ISMed), Ulf Hanson (ISSC), Laura Lulli (UnivAQ), Alessandra Piergrossi (CNR-ISPC), Riccardo Palmisciano (UniOr), Livio Sbardella (UnivAQ).

PROGRAMMA 13 OTTOBRE 2025. Alle 14.45, saluti istituzionali di Ulf Hansson – Costanza Miliani; 15, Andrea Ercolani: introduzione ai lavori; 15.15, Alessandra Piergrossi, “Narrare per immagini: oggetti e spazi come testi visivi”. I SESSIONE. Le storie raccontate dagli oggetti: presiede e coordina Ulf R. Hansson. Alle 15.40, A. Di Renzoni, M. Bettelli, M.C. Martinelli, S.T. Levi, “Raccontare il mare. La decorazione ceramica eoliana della prima età del Bronzo come memoria condivisa”; 16.10, Massimo Cultraro, “Raccontare l’intimità: l’affresco del Gioiello di Cnosso tra comunicazione visiva e narrazione simbolica”; 16.40, coffee break; 17.10, Mariassunta Cuozzo, “Alcune annotazioni su immagini e tradizione orale nella Campania Orientalizzante”; 17.40, Valeria Acconcia, “Un eroe per tutte le stagioni: come il record archeologico racconta, interpreta e adatta il mito e la figura di Eracle oltre l’orizzonte greco”; discussione; 20, cena sociale.

PROGRAMMA 14 OTTOBRE 2025. II SESSIONE. Narrare per immagini: presiede e coordina Giulia Rocco. Alle 9.30, Laura Ambrosini, “I dialoghi sui vasi attici: tracce di oralità per ricostruire la vita quotidiana”; 10, Giancarlo Bozza Germanà, “Qui intendo innalzare uno splendido tempio. Alcune osservazioni sull’Inno omerico di Apollo tra fonti orali e fonti iconografiche”; 10.30, Simone Rambaldi, “I racconti negli oggetti: sintetizzare storie nell’arte greca e romana”; 11, coffee break. III SESSIONE. Ambienti, paesaggi, racconti: presiede e coordina Riccardo Palmisciano. Alle 11.30, Ennio G. Biondi, “Erodoto e gli Sciti: racconto e visualizzazione dell’alterità”; 12, Manuela Giordano, “Le mura e le loro storie”; 12.30, Alessio De Cristofaro, “Immagini e racconto nel mondo medio-tirrenico di età arcaica”; discussione; 13.30, light lunch. IV SESSIONE. Racconti e modi del racconto: presiede e coordina Andrea Ercolani. Alle 15, Laura Sagripanti, Alessandra Vivona, “Comunicare ed evocare. Il racconto degli scarabei tra Veio e Cerveteri”; 15.20, Margherita Perri, “Donne, lana e memoria. Tessitura, genere e narrazione nei contesti dell’Italia preromana”; 15.40, Carlo Giuranna, “Il lebete bronzeo di Cadmo nella Cronaca di Lindo: cultura materiale, storia locale e tradizioni mitiche sui Φοινικικὰ γράμματα”; 16, Giorgia Di Lorenzo, “Le Passeggiate narrative come format efficace di didattica e divulgazione: l’esperienza di Storie a Manovella”; discussione.

Bacoli (Na). Il film “Pompei: The New Dig” di Elena Mortelliti e il film “Gargano sacro” di Lorenzo Scaraggi trionfano alla terza edizione di FAB! – Festival del Cinema e della Cultura archeologica

I registi Lorenzo Scaraggi ed Elena Mortelliti alzano i premi vinti alla terza edizione di FAB! Festival del Cinema e della Cultura archeologica (foto FAB / Flegrei)

Centinaia di studenti hanno seguito il progtramma di FAB! (foto FAB / Flegrei)

Il film “Pompei: The New Dig” di Elena Mortelliti e il film “Gargano sacro” di Lorenzo Scaraggi trionfano alla terza edizione di FAB! – Festival del Cinema e della Cultura archeologica, svoltasi a Bacoli (Na) dal 7 al 10 ottobre 2025, al parco borbonico del Fusaro: nelle quattro giornate di proiezioni, incontri e laboratori, registrate oltre 2500 presenze e 500 studenti, che hanno confermato come FAB! Sia un punto di riferimento per la divulgazione tra cinema, archeologia e giovani. Ideato da TILE Storytellers con il supporto del Comune di Bacoli e di Focus Junior, FAB! rafforza il legame tra cultura e territorio e rientra nel dossier di candidatura di Bacoli a Capitale italiana della Cultura 2028, ribadendo il ruolo dei Campi Flegrei come centro della conoscenza archeologica e della creatività audiovisiva.

FAB! 2025: da sinistra, Giovanni Parisi, organizzatore del festival; i registi Elena Mortelliti e Lorenzo Scaraggi; e Nicola Barile, direttore artistico (foto FAB / Flegrei)

È Giovanni Parisi, organizzatore del festival per conto di TILE Storytellers, alla cerimonia di chiusura, a tracciare un bilancio della terza edizione: “Il FAB è cresciuto. È passato da rassegna a vero e proprio festival, da due a quattro giornate, ampliando il numero di partner e attività. Il focus si sta spostando sempre di più verso i più giovani: vogliamo spiegare ai bambini e ai ragazzi l’archeologia e il linguaggio cinematografico in modo accessibile e coinvolgente”.

Il premio della giuria è andato al film “Pompeii: The New Dig | Pompei: il nuovo scavo” di Elena Mortelliti (Regno Unito 2024, 60’), prodotto da Lion Television con la consulenza scientifica del parco archeologico di Pompei. Con un accesso esclusivo a un intero isolato mai indagato prima, il film restituisce immagini e racconti inediti sulla vita degli abitanti di Pompei alla vigilia dell’eruzione del 79 d.C. Dai corpi delle vittime agli strumenti dei lavoratori, fino alle straordinarie decorazioni delle domus, la serie offre uno sguardo senza precedenti su un patrimonio unico, che ancora oggi rivela capitoli inattesi della sua storia millenaria.

La regista Elena Mortelliti con il premio Kore 2025 (foto FAB / Flegrei)

Motivazione: “Per la sensibilità con cui il documentario riesce a restituire la dimensione umana e quotidiana del lavoro archeologico. Un racconto che mette al centro le persone — archeologi, architetti, restauratori — e trasforma lo scavo in una narrazione viva, partecipata, autentica”. Così Elena Mortelliti, regista di “Pompei: The New Dig”: “Per due anni abbiamo seguito da vicino lo scavo della Regio IX, vivendo accanto agli archeologi giorno per giorno. Pompei continua a stupire e vincere qui, nei Campi Flegrei, ha per me un valore simbolico enorme. Questo è un territorio archeologicamente straordinario e credo che il FAB sia il luogo perfetto per celebrare la cultura e la ricerca”.

A conquistare invece il premio del pubblico è stato il film “Gargano Sacro” di Lorenzo Scaraggi (Italia 2025, 28’). Gargano Sacro segue il viaggio a piedi del regista Lorenzo Scaraggi, che attraversa l’intero promontorio del Gargano, in Puglia, percorrendo 120 chilometri da Rignano Garganico a Vieste. Il documentario esplora un paesaggio di forti contrasti, fra boschi secolari, eremi scavati nella roccia e abbazie millenarie affacciate sull’Adriatico. Le tappe centrali – San Matteo, Pulsano, Monte Sant’Angelo e Monte Sacro – rivelano la profonda sacralità di un territorio dove storia, natura e spiritualità si intrecciano. Ogni passo diventa esperienza intima, grazie al silenzio e alla lentezza che accompagnano il cammino, mentre lo sguardo si posa su antiche pietre e panorami sconfinati. “Gargano Sacro” mostra come la memoria di queste terre possa offrire una rilettura del presente, invitando a sostare e ad ascoltare i ritmi più profondi della Puglia garganica. È un racconto che riconnette con l’essenza del viaggio a piedi, fondendo fede, tradizioni e meraviglia in un’unica, intensa narrazione.

Il regista Lorenzo Scaraggi con il premio Kore 2025 (foto FAB / Flegrei)

Lorenzo Scaraggi, premiato dal pubblico per “Gargano Sacro”: “È un documentario nato per caso, lungo un cammino di 120 chilometri tra i paesaggi del Gargano. Ho lasciato che fosse il territorio a raccontarsi, con la sua bellezza naturale e spirituale. Il premio del pubblico mi emoziona particolarmente perché arriva da tanti ragazzi: è la conferma che questo festival parla alle nuove generazioni, che sanno ancora lasciarsi affascinare dalle storie vere”.

Una menzione speciale è stata infine attribuita al film “Vitrum. Il vetro dei romani” di Marcello Adamo (Italia 2025, 52 min). Nel cuore del Mar Mediterraneo, tra le acque profonde al largo della Corsica, un misterioso relitto romano riemerge dall’oblio dopo duemila anni. A bordo, un carico straordinario: blocchi di vetro grezzo e oggetti di vetro finemente lavorati. “Vitrum” segue un’indagine archeologica senza precedenti condotta da un team internazionale di ricercatrici a bordo dell’Alfred Merlin, nave oceanografica d’eccellenza, per far luce su una scoperta rara e preziosa. Tra tecnologie all’avanguardia, ipotesi storiche e rotte commerciali dell’antichità, il documentario ricostruisce l’importanza del vetro nell’Impero Romano e il suo impatto rivoluzionario sulla civiltà umana.

Motivazione: “Per la qualità straordinaria delle riprese subacquee e delle ricostruzioni digitali, capaci di affascinare lo spettatore e raccontare con chiarezza i processi produttivi del vetro nel mondo antico”.

FAB! 2025: la soprintendente Paola Ricciardi con il sindaco di Bacoli Josi Gerardo Della Ragione (foto FAB / Flegrei)

Protagonista dell’ultima giornata della terza edizione del FAB! è stata la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli, che ha presentato in anteprima un documentario dedicato al recupero dei reperti sommersi del porto romano di Miseno, frutto di un intervento complesso tra ricerca subacquea, tutela ambientale e collaborazione istituzionale. La proiezione, introdotta dalla soprintendente Paola Ricciardi, ha svelato il risultato di un complesso intervento di recupero subacqueo condotto nei mesi estivi, nell’area del porto di Miseno. Qui, tra Punta Terone e Punta Pennata, i fondali custodivano un “cumulo”, cioè una barriera costruita in epoca post-antica riutilizzando elementi architettonici romani — colonne, architravi e pavimenti — per proteggere la costa dalle mareggiate. Il documentario mostra tutte le fasi dell’operazione: dai rilievi ad alta definizione in 3D, eseguiti per documentare la disposizione originaria dei reperti, fino all’uso dei palloni di sollevamento che hanno permesso di riportarli in superficie. Le immagini, proposte anche in diretta streaming durante l’intervento del 24 giugno scorso, raccontano il lavoro silenzioso e affascinante degli archeologi subacquei e la magia di un mare che, ancora una volta, restituisce la memoria di Roma antica (vedi Archeologia subacquea. Dai fondali del porto romano di Misenum (Bacoli, Na) riaffiorano antichi frammenti di storia: due architravi marmorei con modanature in rilievo e un frammento di colonna in marmo. Dopo i restauri saranno esposti nelle sale del Palazzo dell’Ostrichina, voluto da Ferdinando IV di Borbone. Il soprintendente Nuzzo: “Risultato di straordinaria rilevanza storica e scientifica per i Campi Flegrei”. Il sindaco Della Ragione: “Così il Parco Vanvitelliano diventerà ancor di più polo museale di epoche diverse” | archeologiavocidalpassato).

Giornata nazionale delle Famiglie al Museo. Alle Grotte di Catullo (Sirmione, Bs) “Caccia al dettaglio” per bambini e adulti

Domenica 12 ottobre 2025, nell’orario di apertura dalle 14 alle 18.40, le Grotte di Catullo a Sirmione (Bs) aderiscono alla Giornata nazionale delle Famiglie al Museo con un’attività ludico-didattica pensata per i più piccoli e per i loro accompagnatori. Alle Grotte di Catullo le famiglie potranno partecipare ad una “Caccia al dettaglio”: un percorso in autonomia, che impegnerà sia bambini che adulti, ritirando un kit didattico in biglietteria. L’attività è su prenotazione, fino ad esaurimento kit. Il servizio è gratuito previo acquisto di titolo d’ingresso alle Grotte di Catullo. Per gli adulti il costo di ingresso è 10 euro, per i ragazzi tra i 18 e i 25 anni non compiuti è 2 euro (per i residenti dell’U.E.), sotto i 18 anni gratuito. Per prenotarsi: tel. 030 916157, email: drm-lom.grottedicatullo@cultura.gov.it.

Giornata nazionale delle Famiglie al Museo. Al museo Archeologico nazionale di Cividale “I Tesori del Museo”: bambini e famiglie impegnati in una missione speciale

Un pomeriggio per tutta la famiglia domenica 12 ottobre 2025 in occasione della Giornata FAMu al museo Archeologico nazionale di Cividale. Un’opportunità per stare insieme, conoscere il territorio e le sue tradizioni, imparare divertendosi e crescere attraverso il confronto con gli altri. Alle 16, “I Tesori del Museo”: un’attività speciale per bambini, bambine e famiglie. I partecipanti diventeranno veri e propri ricercatori impegnati in una missione speciale: scoprire i tesori custoditi nelle sale del museo. La sfida consiste nel risolvere indovinelli, rispondere a domande e individuare reperti accuratamente conservati nelle teche espositive. Attività gratuita compresa nel biglietto d’ingresso (6 euro intero, gratuito 0-18). Prenotazione obbligatoria (tel. 0432 700700; museoarcheocividale.biglietteria@cultura.gov.it).

Giornata nazionale delle Famiglie al Museo. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia il laboratorio didattico “La scrittura etrusca” a cura di Vittoria Lecce e Francesca Montuori

Domenica 12 ottobre 2025, in occasione di FAMU, la giornata nazionale delle Famiglie al Museo, i Servizi Educativi del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia propongono “La scrittura etrusca”, laboratorio didattico destinato ai bambini fra i 6 e i 12 anni, a cura di Vittoria Lecce e Francesca Montuori, referenti Servizi Educativi e Accessibilità del Museo. Appuntamento alle 11 all’ingresso del Museo. Prenotazione obbligatoria all’indirizzo mn-etru.didattica@cultura.gov.it. Le celebri lamine d’oro di Pyrgi ci offrono uno sguardo sulla scrittura etrusca. Scopriamole insieme in una visita guidata a misura di bambino e poi mettiamoci alla prova scrivendo i nostri messaggi in ‘codice etrusco’. Laboratorio gratuito per bambini, compreso nel biglietto del Museo (ingresso gratuito fino al compimento dei 18 anni).

Giornata nazionale delle Famiglie al Museo: ecco le proposte della direzione regionale Musei nazionali della Calabria a Cosenza, Vibo Valentia, Mileto, Lametia Terme, Scolacium

Ritorna l’annuale Giornata nazionale delle Famiglie al Museo. La rassegna, giunta alla sua dodicesima edizione, è in programma in tutta Italia domenica 12 ottobre 2025. Al riguardo sono diverse le iniziative proposte dalla direzione regionale Musei nazionali Calabria, guidata da Fabrizio Sudano, in sintonia con gli obiettivi di trasformare i musei in spazi appropriati per i più piccoli e le loro famiglie, attraverso attività di laboratorio e di gioco e percorsi tesi a stimolare la curiosità e la partecipazione attiva. La mission, nello specifico, è di promuovere e facilitare l’incontro tra le famiglie e i luoghi della cultura che arricchiscono il territorio italiano. In questa edizione 2025 sono cinque le realtà afferenti alla DrMn Cal che aderiscono alle F@Mu con eventi mirati: la Galleria nazionale di Cosenza, il museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia, il museo nazionale di Mileto, il museo Archeologico Lametino e il museo e parco archeologico nazionale di Scolacium.

Alla Galleria nazionale di Cosenza l’evento “S-passo per il Museo” inizierà alle 11 con la visita guidata “Tutti a bordo! Viaggio tra le meraviglie della GnC”. Dalla stessa ora e fino alle 18 alle famiglie aderenti all’iniziativa sarà proposta l’attività creativa “Lascia il segno!, caratterizzata da un tappeto di carta disteso, pronto ad accogliere colori, tracce e pensieri dei visitatori.

All’Archeologico “Vito Capialbi” di Vibo Valentia le attività prenderanno il via alle 10.30 con “Letture ad alta voce”, laboratori creativi per grandi e piccini a cura delle volontarie della locale sezione dell’associazione Nati per Leggere-Calabria. La giornata F@Mu proseguirà in serata, alle 17.30, con un laboratorio di archeologia che porterà i partecipanti alla scoperta dell’architettura di Hipponion e del territorio locrese, realizzando un viaggio attraverso immagini, video e testi.

Per quanto riguarda il museo nazionale di Mileto, invece, l’appuntamento è con l’attività seminariale “Andar per Castelli”, a cura dell’archeologo Gianluca Sapio e in programma a partire dalle 10.30. Il laboratorio storico-didattico tratterà il tema “Fortificazioni di Mileto e del suo circondario”, ovvero la testimonianza della successione delle diverse strategie di fortificazione nei secoli, uno dei fenomeni più affascinanti e complessi da indagare nelle vicende della Calabria medievale e moderna.

Il museo Archeologico Lametino domenica 12 proporrà, dalle 17 alle 18.30, “Vita dei bambini nell’Antica Grecia”, attività a cura dei servizi educativi della struttura, liberamente ispirata all’omonimo volume di Strathie Chae e Morea Marisa. Si tratterà di una sorta di viaggio nella vita quotidiana dei bambini dell’antica colonia di Terina, teso a scoprire, in modo giocoso e interattivo, le differenze e le somiglianze tra il mondo classico e quello di oggi.

Per quanto riguarda il museo e parco archeologico nazionale di Scolacium, infine, a partire dalle 10 al suo interno sarà organizzato il laboratorio didattico “Scolacium, tra miti e leggende”, racconto animato che si concluderà con un’attività creativa dedicata alle famiglie.

Roma. Al sito archeologico di Arco di Malborghetto la mostra “Malborghetto: memorie archeologiche di pellegrini e giubilei” che approfondisce il fenomeno del pellegrinaggio lungo la Via Flaminia dal IV al XVII secolo

Reperti in mostra in “Malborghetto: memorie archeologiche di pellegrini e giubilei” all’Arco di Malborghetto di Roma (foto ssabap-roma)

Da sabato 11 ottobre 2025 apre al pubblico la mostra “Malborghetto: memorie archeologiche di pellegrini e giubilei” nel sito archeologico di Arco di Malborghetto dove si potrà visitare fino al 1° marzo 2026. Attraverso i reperti esposti sarà possibile approfondire il fenomeno del pellegrinaggio lungo la Via Flaminia dal IV al XVII secolo, con particolare attenzione al ruolo spirituale dell’antico casale di Malborghetto, sorto intorno a un arco quadrifronte di epoca costantiniana. La mostra ad ingresso gratuito, secondo il calendario di aperture mensili del sito dell’Arco di Malborghetto, ricostruisce, attraverso materiali rari e mappe storiche, il passaggio di Malborghetto da arco commemorativo a stazione di posta, con il ruolo di hospitium, e della rete viaria durante i periodi giubilari. “La mostra rappresenta un’occasione preziosa per restituire centralità a un luogo che per secoli ha accolto viaggiatori, pellegrini e devoti”, dichiara Daniela Porro, soprintendente Speciale di Roma. “L’Arco di Malborghetto è una testimonianza unica di stratificazione storica e religiosa: attraverso i reperti e i documenti esposti, il pubblico potrà riscoprire non solo la storia dell’edificio, ma anche il senso profondo del cammino e dell’incontro”.

Il modellino dell’Arco quadrifronte inglobato nel Medioevo in una chiesa fortificata, esposto nell’Antiquarium dell’Arco di Malborghetto (foto ssabap-roma)

L’Arco di Malborghetto, eretto agli inizi del IV sec. d.C., e probabile luogo del celebre e discusso sogno (“in hoc signo vinces”) che annunciò a Costantino la vittoria nella Battaglia di Ponte Milvio, è uno dei più importanti nodi strategici e religiosi della Roma cristiana, punto di passaggio e sosta per i pellegrini che da Nord arrivavano lungo la Via Flaminia. Fu arco quadrifronte – come si diceva – , edificio sacro, fortilizio, casale, hospitium e rifugio; oggi, con le sue trasformazioni e i recenti ritrovamenti, riveste un ruolo fondamentale per comprendere un periodo storico ampio e di grande cambiamento, un libro a cielo aperto, dove ogni pietra e ogni oggetto rinvenuto è memoria. Dalla nascita del Cristianesimo fino alle prime testimonianze dei Giubilei dal Medioevo al XVIII secolo, la mostra narra il cammino che da ogni parte del mondo ancora oggi, dopo secoli, porta alla Città Eterna, attraverso testimoni silenziosi del passaggio della storia. E la storia è narrata attraverso le memorie archeologiche, oggetto che gli ultimi scavi hanno portato alla luce, testimonianze tangibili degli eventi. L’Arco continua ogni giorno a parlare e a mostrare, con le sue trasformazioni, il passaggio di persone e il susseguirsi degli eventi, racconta, come un libro aperto, il visibile e l’invisibile.

Reperti in mostra in “Malborghetto: memorie archeologiche di pellegrini e giubilei” all’Arco di Malborghetto di Roma (foto ssabap-roma)

Non solo una mostra dedicata al passato ma anche iniziative rivolte al futuro. Infatti, in contemporanea con l’apertura della mostra prende il via il progetto “Malborghetto: Storia, Trasformazione, Scoperta” nato dalla collaborazione con Explora, il museo di Roma dedicato ai bambini, con l’obiettivo di coinvolgere attivamente giovani visitatori e famiglie nella scoperta del sito. Il percorso – pensato all’insegna dell’inclusione, con pannelli in braille e video in LIS – unisce storia, gioco e tecnologia. “Avvicinare il pubblico più giovane al patrimonio storico e archeologico è una delle sfide più affascinanti e necessarie”, afferma Angelina De Laurenzi, direttrice dell’Arco di Malborghetto. “Il nuovo percorso esperienziale è pensato per stimolare curiosità e partecipazione, offrendo strumenti innovativi e accessibili per leggere il passato con occhi nuovi. Insieme alla mostra, che andrà avanti fino a marzo il progetto con Explora arricchisce il sito di Malborghetto con contenuti inediti e originali”.