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Archeologia in lutto. È morto a 60 anni Marcello barbanera, professore di Archeologia e storia dell’arte greca e romana alla Sapienza di Roma. Si è interessato di storia dell’archeologia, scultura greca, metodologia della storia dell’arte, storia del collezionismo, archeologia della Magna Grecia, museografia. Il ricordo di colleghi, allievi e appassionati

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Il prof. Marcello Barbanera. Era professore di Archeologia e Storia dell’arte greca e romana all’università La Sapienza di Roma

Archeologia in lutto. L’università La Sapienza di Roma è in lutto. È morto il 10 aprile 2022, a Roma, a sessant’anni, Marcello Barbanera, professore di Archeologia e Storia dell’arte greca e romana presso il Dipartimento di Scienze dell’Antichità di Sapienza Università di Roma e presidente del Polo museale dell’ateneo. Molto noto anche tra gli appassionati per il suo “Storia dell’archeologia classica in Italia” (Laterza, 2015), un libro fondamentale per inquadrare lo sviluppo della disciplina in Italia.

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Il prof. Marcello barbanera dal 2016 era direttore del museo dell’Arte classica di Roma La Sapienza

Il Dipartimento di Scienze dell’Antichità esprime la commozione e il cordoglio di tutti i suoi membri per la prematura e tragica scomparsa di Marcello Barbanera, professore di Archeologia classica e Direttore del Museo di Arte Classica. Marcello Barbanera ha insegnato dal 2005 Archeologia e Storia dell’arte greca e romana presso il Dipartimento, dove, nel 1991, era diventato conservatore della Gipsoteca’ archeologica, curandone il progetto di restauro e divenendo poi Direttore del Museo dellArte Classica dal 2016 che oggi, 11 aprile 2022, interrompe le sue attività in segno di lutto. Dal 2019 ha diretto lo scavo archeologico di Elaioussa Sebaste (Turchia) e ha assunto le funzioni di Presidente del Polo Museale. In plurime occasioni ha ricoperto il ruolo di coordinatore scientifico di rilevanti progetti nazionali e internazionali, tra gli altri le celebrazioni del bimillenario per la morte di Cesare Germanico e la trasformazione in museo della villa dei mosaici di Spello. “Con la sua scomparsa viene meno non solo un collega, ma anche una figura di riferimento primaria – non solo in Sapienza – per la storia dell’arte e dell’archeologia, per lo studio dell’antico e della sua ricezione, un dotto studioso distintosi per la vasta e raffinata cultura, la cui eredità scientifica non mancherà di suscitare nuove indagini e approfondimenti nei settori esplorati durante la sua lunga e poliedrica carriera.

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La copertina del libro “Storia dell’archeologia classica in Italia” di Marcello Barbanera

Marcello Barbanera si era specializzato a Roma in Storia dell’arte antica. Ha trascorso soggiorni di studio a Parigi con Alain Schnapp (La Sorbonne 1997), è stato borsista a Berlino con Adolf H. Borbein (Alexander von Humboldt Stiftung, Freie Universität 1998 e 2005) e a New York (The Italian Academy, Columbia University 1999). Visiting professor a Parigi (Ecole des Hautes Etudes 1997 e Institut d’Histoire de l’Art 2006), è stato nel 2008 Kress Lecturer per l’Archaeological Institute of America, di cui era membro. Era socio corrispondente dell’Istituto Archeologico Germanico. Fellow del Morphomata Kolleg di Colonia (2012-13). La sua attività di ricerca è stata orientata verso la storia dell’archeologia, la scultura greca, la metodologia della storia dell’arte, la storia del collezionismo, l’archeologia della Magna Grecia, la museografia, la ricezione dell’antico e la definizione di arte nella società greca. Tra le sue pubblicazioni: “Il Guerriero di Agrigento” (1995), “Il Museo dell’Arte classica” (1995); “L’Archeologia degli Italiani” (1998); “Ranuccio Bianchi Bandinelli. Biografia ed epistolario di un grande archeologo” (2003); “Original und Kopie” (2006); “Collezione di antichità di Palazzo Lancellotti ai Coronari. Archeologia, Architettura, Restauro” (2008); “Relitti riletti. Trasformazione delle rovine e identità culturale” (2009); “Memoria. Cultura e Costruzione del ricordo nelle società del Mediterraneo e del Vicino oriente antico” (2010); “Originale e copia nell’arte antica” (2011); “Il Museo impossibile. Storie archeologiche: istituzioni, uomini, idee”, Roma 2012; “The Envy of Daedalus. Essay on the artist as murderer”, Köln (2013); “La forza delle rovine” (2015); “L’archeologia come strumento di coscienza civica. Paolo Orsi e Armando Lucifero pionieri della ricerca archeologica in Calabria” (2015); “Figure del corpo nell’arte antica” (2016); “Figure del corpo nel mondo antico” (2018); “Il classico si fa pop di scavi, copie e altri pasticci. Catalogo della mostra (Roma, 13 dicembre 2018-7 aprile 2019)” (2019); “Germanico Cesare a un passo dall’Impero” (2021). E naturalmente, come si diceva, “Storia dell’archeologia classica in Italia” (2015).

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Il prof. Marcello Barbanera è morto a 60 anni

Unanime il cordoglio espresso dal mondo accademico, da molti allievi e da quanti hanno avuto modo di conoscere il prof. Marcello Barbanera in frequenti conferenze e incontri pubblici. “Oggi per me è un giorno triste – scrive un suo ex allievo Igor Baglioni – per tanti motivi, non da ultimo per la scomparsa di una persona speciale che è stata tra quelli che in passato mi hanno indicato la strada che, da spaesata matricola che si aggirava smarrita per i corridoi del Museo dei Gessi, in Sapienza, mi ha portato ad essere lo studioso che sono oggi. Le brutte notizie non giungono mai sole. Addio Marcello Barbanera. Che la terra ti sia lieve”. Gli fanno eco la professoressa Tiziana Pascucci: “Oggi è un giorno triste per Sapienza Università di Roma e per chi ha avuto la fortuna di conoscere Marcello Barbanera. Riposa in pace”. L’archeologo Andrea Camilli: “Un pensiero a Marcello Barbanera e ai pomeriggi di oltre trenta anni fa, passati in biblioteca di archeologia alla Sapienza a parlare (di archeologia, ma soprattutto di cani)… sit tibi terra levis”. Il professor Giuliano Volpe: “Che notizia tragica! una tristezza infinita, un dolore enorme, un caro amico da tantissimi anni, un collega coltissimo e sensibile”. Il professor Massimiliano Valenti: “Un signore, conosciuto quando facevamo l’università (ha un paio d’anni più me), in contatto nel corso degli anni per alcune notizie reciproche e, più recentemente, per il prestito di alcuni reperti per la mostra di Brescia sulla Vittoria. E quest’estate per una sua conferenza a Otricoli. Una triste tragedia”. Anche il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini e lo staff del Mann esprimono cordoglio per la scomparsa di Marcello Barbanera, insigne studioso e sapiente divulgatore, che lascerà un grande vuoto nel mondo dell’archeologia e non solo. E il direttore del parco archeologico di Ostia antica, Alessandro D’Alessio, nell’apprendere con infinita tristezza e sgomento della scomparsa di Marcello Barbanera, scrive: “Ciao Marcello, vola altissimo il tuo pensiero cristallino sopra le nostre misere vicende”. Mentre la direzione del parco archeologico del Colosseo ricorda il professore della sapienza ripubblicando un suo intervento nell’ambito dei Dialoghi in Curia (vedi Facebook). Infine noi lo vogliamo ricordare riproponendo una bella intervista che Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, ha fatto al prof. Marcello Barbanera nell’estate 2019 ad Aquileia, nell’ambito dell’Aquileia Film Festival 2019, organizzato dalla Fondazione Aquileia con Archeologia Viva e Firenze ArcheoFilm.

L’olivo nei siti archeologici vesuviani: a Pompei (villa dei Misteri) e a Stabia (villa di Arianna) corso di potatura per imparare a gestire e tutelare il patrimonio del verde

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Grandi olivi nelle aree verdi di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Metti una giornata a imparare a potare l’olivo. A Pompei. I siti archeologici vesuviani conservano un patrimonio verde eccezionale, che si aggiunge all’unicità di quello archeologico. L’olivo è una delle specie più caratteristiche nelle aree verdi del Parco archeologico di Pompei. Nasce così l’idea di un corso di formazione sulle tecniche di potatura dell’olivo nei siti archeologici di Pompei e Stabia per imparare a gestire e tutelare questa ricchezza grazie a un accordo di collaborazione tra Unaprol (Consorzio Olivicolo Italiano), il parco archeologico di Pompei, e il ministero della Cultura.

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Locandina del corso di potatura dell’olivo nel parco archeologico di Pompei

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Oliveto nell’area di villa Arianna a Stabia (foto parco archeologico pompei)

Il corso si svolgerà il 12 aprile 2022 in due tempi. La mattina, a partire dalle 9, a Pompei nell’area verde di via Villa dei Misteri, di fronte via Villa di Diomede. Il pomeriggio, dalle 14, a Villa Arianna a Castellammare di Stabia. Consisterà in lezioni teoriche e pratiche sia sulla potatura di produzione sia sulle tecniche di potatura antica ed è rivolto ai produttori del territorio, alle imprese che si occupano della manutenzione del verde e allo stesso personale del Parco, al fine di stimolare e potenziare la sensibilizzazione sui temi della biodiversità e della tutela del patrimonio verde. Per informazioni e iscrizioni: info@aprolcampania.it​.

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Grandi olivi nell’area di villa Arianna a Stabia (foto parco archeologico pompei)

Il corso rientra tra le attività che UNAPROL Campania sì è impegnata a svolgere come sponsor tecnico del parco archeologico di Pompei, oltre la manutenzione degli olivi esistenti nelle aree archeologiche del Parco. Unaprol è uno dei maggiori consorzi operanti in ambito nazionale e comunitario, riconosciuto dal ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali italiano quale “Associazione di Organizzazione di Produttori” dei settori dell’olio di oliva e delle olive da tavola. È  impegnata nel sostegno delle produzioni olivicole, anche attraverso accordi con enti pubblici e privati, per la valorizzazione, la crescita e lo sviluppo delle produzioni olivicole italiane e lo svolgimento di molteplici attività tra cui: la tracciabilità di filiera, il miglioramento della qualità del prodotto olivicolo, la sostenibilità ambientale dell’olivicoltura, la promozione, l’informazione ed educazione, l’analisi di mercato, il supporto della commercializzazione, la diffusione in generale della cultura dell’Olio extra vergine di oliva e delle olive da tavola.

Altino. Scavo archeologico nell’area del quartiere residenziale augusteo: la direttrice Marianna Bressan avvia una sorta di “diario di scavo” per tenere aggiornati gli appassionati. “Realizzate alcune trincee per capire come procedere”

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Primi scavi nella zona residenziale dell’area archeologica di Altino (Ve) (foto drm-veneto)

Diario di scavo dall’area archeologica di Altino. Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e area archeologica di Altino, ha deciso di tenere aggiornati tutti gli appassionati sull’andamento delle ricerche iniziate – lo ricordiamo – il 14 marzo 2022, in particolare nell’area del quartiere residenziale augusteo, nell’ambito del Grande Progetto Beni Culturali con il quale il ministero della Cultura ha finanziato le attività necessarie a trasformare Altino in un parco archeologico, affidate alla ditta PETRA di Padova (vedi Altino (Ve). Verso il parco archeologico: iniziato lo scavo archeologico nell’area del quartiere residenziale augusteo. La direttrice Bressan: “Doppio scopo: capire cosa nasconde la città sepolta, e come ridisegnare la fruizione dell’area archeologica” | archeologiavocidalpassato). E il 27 aprile 2022, alle 15.30, con il biglietto del Museo, sarà possibile visitare lo scavo in corso, accompagnati dalla direttrice Marianna Bressan e dal direttore dei lavori Massimo Dadà. Non serve la prenotazione.

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Trincee esplorative in un settore dell’area archeologica di Altino mai interessato da ricerche in passato (foto drm-veneto)

“Stiamo procedendo su due fronti”, spiega Bressan. “Nella zona della Domus della Pantera, abbiamo recuperato le superfici già scavate negli anni Sessanta, per capire meglio la geometria e le fasi cronologiche dell’isolato abitativo prospiciente la strada basolata e per verificare se ci fossero strutture da tenere a vista in futuro. I lacerti pavimentali emersi non sono in buone condizioni, ma sono emozionanti per le caratteristiche della decorazione e per il messaggio di antichità di cui sono latori. Nella zona a Sud della strada basolata – continua -, ci siamo riagganciati agli scavi degli anni Ottanta, ma solo per prenderli come riferimento, e abbiamo proseguito con alcune trincee esplorative verso un’area che, in base ai nostri studi, dovrebbe non essere mai stata intaccata prima da scavi archeologici. In effetti, abbiamo individuato alcune zone in cui gli interventi agrari del Novecento e forse anche dell’Ottocento (questi ahinoi immancabili ad Altino) sembrano aver risparmiato i livelli di abbandono post-antichi e altre zone in cui l’intacco, post-antico o moderno, è sceso fino a intercettare le strutture romane, a quanto sembra molto rovinate. Ora – conclude – stiamo documentando quanto emerso finora e ci prepariamo a individuare i settori più promettenti per procedere con l’indagine stratigrafica”.

Aquileia. Riprendono le visite guidate di PromoTurismoFvg in collaborazione con la Fondazione Aquileia con una novità: da quest’anno la visita alla Domus di Tito Macro è abbinata alla visita alla Domus e Palazzo episcopale

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La domus di Tito Macro nell’area archeologica di Aquileia (foto fondazione aquileia)

Riprendono ad Aquileia da sabato 9 aprile 2022 le visite guidate di PromoTurismoFvg in collaborazione con la Fondazione Aquileia con una novità: da quest’anno la visita alla Domus di Tito Macro è abbinata alla visita alla Domus e Palazzo episcopale. Un’occasione per scoprire una delle più grandi dimore di epoca romana tra quelle scoperte nel Nord Italia. 1700 metri quadrati ci raccontano la vita in un’abitazione dell’antica città. La dimora si estendeva tra due strade lastricate all’interno di uno degli isolati meridionali. Con la visita guidata vi porteremo a scoprire l’atrio d’ingresso, il tablinio, la cucina, la bellezza dei pavimenti a mosaico della facoltosa dimora. La visita prosegue in un emozionante viaggio a ritroso nel tempo nella Domus e Palazzo Episcopale, con la rara opportunità di vedere grazie a un sapiente gioco architettonico la sovrapposizione di livelli pavimentali di diverse epoche.

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La Domus e Palazzo Episcopale ad Aquileia: quest’anno è inserita nelle visite guidate di PromoTurismoFvg (foto fondazione aquileia)

Servizio disponibile in: italiano-inglese. Durata della visita: 1 ora e mezza circa. Punto di partenza: ingresso alla Domus di Tito Macro. Costo: 10 euro a persona (solo per visita guidata, ingresso alla domus gratuito) + 2 euro per l’ingresso alla Domus e Palazzo Episcopale. Gratis bambini sotto i 12 anni accompagnati da un adulto pagante. Gratis con FVGcard e FVGcardAquileia. La visita guidata si effettua anche in caso di maltempo. Il percorso può subire variazioni. Prenotazione obbligatoria INFO POINT PROMOTURISMOFVG Tel. +390431919491 info.aquileia@promoturismo.fvg.it. Sconto del 50% per tutta la famiglia con la Family Card.

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Visite guidate alla Domus di Tito Macro ad Aquileia (foto fondazione aquileia)

Il calendario delle visite guidate fino a gennaio 2023. Aprile 2022: giorno: 10, ore 11; giorni: 16, 17, 18, 22, 23, 24, 25, ore 12; giorni: 9, 16, 17, 18, 22, 23, 24, 25, ore 15. Maggio 2022: giorni: 1, 8, 15, 22, 29, ore 11; giorni: 7, 14, 21, 28, ore 15. Giugno 2022: giorni: 1, 2, 3, ore 15.30; giorni: 5, 12, 19, 26, ore 11. Luglio 2022: giorni: 3, 5, 10, 12, 17, 19, 24, 26, 31, ore 10.30 / ore 16; giorni: 1, 22, ore 21. Agosto 2022: tutte le domenica, ore 10.30; dal lunedì al sabato, ore 17; giorni: 12, 26, ore 21. Settembre 2022: giorni: 4, 11, 18, 25, ore 10.30; giorni: 3, 10, 17, 24, ore 15. Ottobre 2022: giorni: 2, 9, 16, 23, 30, ore 10.30; giorni: 1, 8, 15, 22, 29, 31, ore 15. Novembre 2022: giorni: 6, 13, 20, 27, ore 10.30; giorni: 1, 5, 12, 19, 26 , ore 15. Dicembre 2022: giorni: 4, 11, 18, 26, ore 11.30; giorni: 3, 5, 6, 7, 8, 9, 31, ore 15. Gennaio 2023: giorni: 8, 15, 22, 29, ore 10.30; giorno: 1, ore 15.

Roma. “La certezza del non ritorno nelle culture nate nella diaspora”: seminario al Drugstore Museum – Circuito Necropoli Portuense, un mix tra archeologia e contemporaneità declinato in un modello gestionale pubblico e partecipato

Il percorso archeologico del Drugstore Museum – Circuito Necropoli Portuense (foto ssabap-roma)

Il Drugstore Museum, in via Portuense 317 a Roma, è un centro nevralgico del fare cultura come elemento di conoscenza e di reciprocità nel contesto delle periferie storiche romane. Un mix tra archeologia e contemporaneità declinato in un modello gestionale pubblico e partecipato. Il Drugstore Museum e il Circuito Necropoli Portuense è il Museo che non c’era che si articola in un percorso territoriale pensato per la periferia storica del quadrante Ovest della città di Roma.

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La Tomba A del sepolcreto al Drugstore Museum di Roma (foto ssabap-roma)

Domenica 10 aprile 2022, dalle 15 alle 18.45, “La certezza del non ritorno – le culture diasporiche”: un nuovo, importante evento al Drugstore Museum, un seminario di grande fascino sulle culture diasporiche, in particolar modo su quella ebraica e delle popolazioni africane a cura di Gianni Morelenbaum Gualberto e i contributi video con la regia di Sara Palma. L’iniziativa è promossa dalla soprintendenza speciale di Roma, diretta da Daniela Porro, con il referente dell’area Patrimonio DEA e Immateriale, Alessio De Cristofaro, in collaborazione con Mujeres nel Teatro. Il seminario “La certezza del non ritorno” analizza il tema delle culture diasporiche. “La diaspora possiede una sua irrimediabile personalità, una sua tragica grandezza rispetto alle migrazioni, alle deportazioni, alle fughe di etnie e popoli, ai nomadismi più o meno spontanei succedutisi nella storia del genere umano: in essa non vi è la possibilità del ritorno, la cui speranza è spesso tenuta in vita simbolicamente, come fattore di aggregazione resistenziale”. Come si costruisce un’identità nella dispersione? Come si preserva una unitarietà nella disgregazione? L’incontro di domenica 10 aprile 2022 a cura di Gianni Morelembaum Gualberto focalizza l’attenzione su questi aspetti isolando due casi studio: la diaspora ebraica e quella degli africani e dei loro discendenti in Europa, Asia e nelle Americhe.

“Nella Diaspora ebraica”, scrive Morelembaum Gualberto, “la più significativa e tragica, l’idea del ritorno era intrinseca, nella sua apparente impossibilità, alla ritualità del credo religioso che, peraltro, ha fatto da collante nel preservare l’unicità dell’esperienza ebraica. Forse persino più irrimediabile l’esperienza vissuta dalla Diaspora degli africani e dei loro discendenti in Europa, in Asia, soprattutto nelle Americhe: segnata quasi indelebilmente per più di tre secoli nella psiche come nel fisico dalla schiavitù, proveniente da luoghi geografici diversi e da contesti sociali tribali spesso ostili fra di loro, è stata privata definitivamente della possibilità di un ritorno in aree in cui si sono sedimentate altre esperienze umane, politiche, etniche, sociali che impediscono una qualsiasi possibilità di riunificazione a popolazioni integrate, se non del tutto assimilate, nei luoghi di schiavitù. Delineare una Wirkungsgeschichte delle due grandi Diaspore storiche (cui, per affinità e entità di risultati, andrebbe affiancata anche la Diaspora armena, dopo il 1375 e dopo il 1915) è ancora oggi impresa ardua, non solo per la loro estesa ramificazione, ma per il numero di sincretismi che hanno prodotto, per l’influenza che in diversi momenti hanno esercitato e esercitano in più ambiti laddove si sono dislocate, per la negoziazione costante fra integrazione e assimilazione, per i rapporti che hanno intrattenuto e continuano a intrattenere, pur fra dinamiche compresse e alterne, fra di esse”. Perché interrogarsi sulle culture nate nella diaspora proprio in questo momento storico? Sicuramente è di fondamentale importanza per tracciare una analisi del patrimonio culturale demoetnoantropologico e per contribuire a dare una lettura critica del presente anche in riferimento ai flussi migratori e alle loro cause, all’esplosione dei conflitti e alle loro conseguenze. Info e prenotazioni: ss-abap-rm.drugstore@beniculturali.it

Cavaion (Vr). Convegno “La Bastia di San Michele a Cavaion Veronese. Aggiornamenti e nuovi studi”: la soprintendenza ABAP di Verona presenta gli studi e i nuovi dati sulle indagini archeologiche effettuate sul sito dove dal 2014 c’è un Archeoparco

“La Bastia di San Michele a Cavaion Veronese. Aggiornamenti e nuovi studi”: la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo Vicenza, in collaborazione con il Comune di Cavaion Veronese e il CTG “El Preon”, sabato 9 aprile 2022 in sala civica “E. Turri”, Corte Torcolo, via Vittorio Veneto 1 a Cavaion Veronese, presenta gli studi e i nuovi dati sulle indagini archeologiche effettuate sul sito della Bastia di San Michele a Cavaion Veronese e il suo territorio. Il convegno si terrà secondo le vigenti norme anti COVID-19. Programma. Alle 10, i saluti di Sabrina Tramonte, sindaco di Cavaion Veronese, e Vincenzo Tinè, soprintendente; 10.20, Brunella Bruno, Giovanna Falezza su “La Bastia di Cavaion (2002-2022): scavi, restauri, valorizzazione. Un bilancio dopo vent’anni e prospettive future”; 10.40, Luciano Pugliese su “Prima della Bastia, Il contesto territoriale in età classica e tardoantica”; 11, Davide Brombo, Alberto Manicardi su “La rilettura dei dati archeologici alla luce dei nuovi studi”; 11.20, Pausa Caffè. Alle 11.40, Beatrice Zamuner su “I materiali ceramici”; 12, Giuliano Sala su “La chiesa e la bastia di San Michele attraverso le fonti letterarie e archivistiche”; 12.20, Simone Sestito su “Interpretare la Bastia di San Michele: idee per un lavoro in corso”; 12.40, Elisa Lerco, Fabio Saggioro su “Le indagini dell’Università di Verona”. Alle 15, visita guidata all’Archeoparco della Bastia. Sarà possibile accedere all’area archeologica fino alle 18.

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Il sito della Bastia di San Michele a Cavaion Veronese dove dal 2014 è stato realizzato un Archeoparco (foto Ctg El Preon)

“Dopo alcuni saggi del professor Brogiolo”, ricorda l’arch. Sabrina Franzoni, animatrice culturale del CTG El Preon e vicepresidente dell’Associazione Archeologica Cavaionese, “gli scavi archeologici sulla Bastia hanno preso l’avvio nel 2003 e sono proseguiti in modo continuativo fino al 2009 per poi avanzare a fasi alterne fino al 2011. Il sito è suddiviso in tre livelli: terrazza inferiore, terrazza mediana e terrazza superiore. La terrazza mediana è uno spazio aperto di rispetto fra le due aree e permetteva l’accesso alla zona superiore attraverso il passaggio tra porte controllate da torri di guardia. La terrazza superiore appartiene a quella fase di incastellamento detta “seconda” di controllo del territorio, databile fra X e XIV secolo. Gli ambienti portati alla luce dagli archeologi sono molto ampi, realizzati in periodi storici differenti. All’interno di essi sono stati trovati suppellettili di ceramica grezza di uso quotidiano. Secondo gli studiosi, nel sito era presente una guarnigione militare di cavalleria, visto il ritrovamento di una gran quantità di ferri e finimenti da parata. Il sito – continua – è stato oggetto di una importante iniziativa della Provincia nel 2013, I Tesori Veronesi, ed è stato inaugurato come Archeoparco nel maggio del 2014. La fortificazione di S. Michele è emersa in tutta la sua grandiosità e potenza, ma sembra che la vastità del complesso sia ancora da scoprire, in quanto l’area militare, al culmine dell’altura probabilmente nasconde altre strutture. Data la sua collocazione geografica e la sua posizione di preminenza, è chiara l’importanza che rivestiva questa fortificazione nel controllo del territorio della Valdadige e del lago di Garda. L’archeologo Luciano Pugliese sostiene infatti che la Bastia di S. Michele abbia le stesse caratteristiche e la stessa importanza della Rocca di Garda, vero e proprio presidio di altura, simbolo del potere”.

Si inaugura l’Archeodromo del Conero, il primo nelle Marche, che comprende l’antiquarium statale Numana, l’area archeologica “I Pini” e il centro visite Parco del Conero a Sirolo

La necropoli picena dell’area archeologica “I Pini” a Sirolo (foto sabap-marche)

L’Archeodromo del Conero, il primo nelle Marche, è un progetto che prevede la realizzazione di un percorso tematico ampio che comprende l’antiquarium statale Numana, l’area archeologica “I Pini” e il centro visite Parco del Conero a Sirolo. La progettazione e la costruzione delle prime strutture dell’Archeodromo hanno coinvolto studiosi e archeologi esperti del mondo piceno e dell’archeologia sperimentale. Venerdì 8 aprile 2022 ci sarà l’inaugurazione dell’Archeodromo del Conero. Lo annuncia la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Ancona Pesaro Urbino e Ascoli Piceno: “Inauguriamo la ricostruzione di una “casa picena” in scala 1:1 di V-IV secolo a.C. e un’area di produzione ceramica realizzate con tecniche di archeologia sperimentale, cercando di riprodurre le tecniche di costruzione antiche”.

Alle 11, a Sirolo, in via Peschiera, inaugurazione dell’Archeodromo del Conero con taglio del nastro da parte del presidente dell’ente parco regionale del Conero Daniele Silvetti che presenterà il progetto “Archeopaesaggio del Conero, nuovi spazi e nuove pratiche per scoprire conservare e vivere il territorio del Parco”. Alle 12, a Numana, in piazzale del Cavalluccio, conferenza “La Tomba della Regina. Riallestimento e novità”. Interverranno Giorgia Latini, assessore alla Cultura della Regione Marche; Gianluigi Tombolini, sindaco di Numana; Filippo Moschella, sindaco di Sirolo; Luigi Gallo, direttore regionale Musei Marche; Cecilia Carlorosi, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio An-Pu-Ap; Giacomo Bardelli, ricercatore al Römisch-Germanisches Zentralmuseum (RGZM) di Mainz; Nicoletta Frapiccini, direttore dell’antiquarium statale di Numana. Modera Daniele Silvetti. Al termine aperitivo offerto dalle studentesse e dagli studenti dell’istituto Einstein-Nebbia di Loreto. Seguirà la visita all’antiquarium statale di Numana. L’Archeodromo del Conero rimarrà aperto sino alle 17. Sarà possibile visitare l’area e partecipare alle attività di archeologia sperimentale accompagnati dagli archeologi che hanno realizzato il progetto e dalle guide della cooperativa Opera. L’area archeologica “I Pini” sarà aperta dalle 15 alle 17, con visite guidate del personale Pro loco di Sirolo. L’antiquarium statale di Numana sarà aperto dalle 8.30 alle 19.30. Alle 15, visita guidata a cura di Marta Natalucci.

Una sala dell’antiquarium statale di Numana (foto sabap-marche)

Grazie alle attività di controllo e tutela del territorio effettuate soprintendenza delle Marche, che hanno permesso il ritrovamento anche nel comprensorio del Conero di importanti testimonianze archeologiche sugli insediamenti di età picena, è stata ipotizzata anche l’ambientazione interna dell’abitazione con una zona per la preparazione e cottura dei cibi, un’area per lo stoccaggio alimentare e deposito utensili, una zona mensa e notte. Il fornello e il telaio insieme ad altri oggetti di uso quotidiano presenti all’interno della casa sono riproduzioni scientifiche in archeologia sperimentale di oggetti di V-IV sec. a.C. ritrovati in vari contesti archeologici piceni, che possono essere maneggiati e utilizzati anche dai visitatori durante le attività svolte per sperimentare la vita e la quotidianità picena. All’abitazione si affianca anche la ricostruzione di un’area produttiva costituita da una fornace per la cottura della ceramica, che permette di eseguire l’intero processo produttivo dell’argilla, dalla realizzazione del vaso, all’essiccazione fino alla cottura finale. Queste ricostruzioni costituiscono un primo passo verso la realizzazione di un parco archeologico dove sarà possibile ammirare e fruire delle testimonianze archeologiche dell’età picena grazie all’archeologia sperimentale e ad innovative tecniche di realtà aumentata e 3D già presentate nei mesi scorsi.

Il progetto “Archeopaesaggio al Conero”, nuovi spazi e nuove pratiche per scoprire e conservare il territorio del Parco” avviato nel 2018 è promosso dall’Ente Parco Regionale del Conero e cofinanziato dalla Fondazione Cariverona all’interno del Bando Valore Territori 2018 per un totale di 440mila euro. Vede coinvolti oltre al capofila l’Ente Parco Regionale del Conero, la soc. coop. sociale onlus Opera che gestisce la struttura del Centro Visite del Parco ed il connesso Centro di Educazione Ambientale Cea, i Comuni di Sirolo, Numana e Camerano, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio An-Pu e Ap-Fm-Mc, l’antiquarium statale di Numana, il museo Tattile statale Omero e l’associazione Riviera del Conero e Colli dell’Infinito.

Roma. Per “Dialoghi in Curia”, conferenza in presenza e on line di Renata Picone dell’università di Napoli “Federico II” su “Il Restauro come ‘cura’ da John Ruskin a Giacomo Boni”

Nuovo appuntamento del ciclo “Dialoghi in Curia” in presenza e on line: giovedì 7aprile 2022, alle 16.30, la Curia Iulia ospita la conferenza di Renata Picone (università di Napoli “Federico II”, dipartimento di Architettura) che terrà una lezione dal titolo “Il Restauro come ‘cura’ da John Ruskin a Giacomo Boni”. Il tema della “cura” dei monumenti attraversa le teorie del restauro nascenti in Europa nella seconda metà del XVIII, trovando i suoi esiti operativi nell’attività e nelle sperimentazioni di architetti e archeologi attivi nel panorama italiano di fine secolo. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Renata Picone, architetto, è professore ordinario di restauro e direttore della Scuola di Specializzazione in Beni architettonici e del Paesaggio all’università di Napoli “Federico II”. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti (max 100) su www.eventbrite.it. Ingresso da largo della Salara Vecchia, 5. All’ingresso del PArCo sarà richiesto di esibire, oltre all’invito, il certificato verde e di indossare la mascherina. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del PArCo: https://www.facebook.com/parcocolosseo.

Ercolano. Quinto appuntamento con “Magma”, la serie video del parco archeologico: con il direttore Sirano e l’archeologo Varriale scopriamo i dettagli emersi in un ambiente della Casa dell’Albergo, a ridosso del punto in cui il mare bagnava Herculaneum, nel cantiere dell’antica spiaggia

Francesco Sirano e Ivan Varriale nell’ambiente livello antica spiaggia della Casa dell’Albergo a Ercolano (foto paerco)

Per il quinto appuntamento della nuova serie video “Magma” del parco archeologico di Ercolano la passeggiata continua alla scoperta del cantiere dell’antica spiaggia di Ercolano. Il direttore Francesco Sirano e l’archeologo Ivan Varriale illustrano alcuni dettagli emersi durante il cantiere in un ambiente della Casa dell’Albergo, a ridosso del punto in cui il mare bagnava Herculaneum.

“La Casa dell’Albergo”, ricorda Sirano, “è una delle dimore più grandi dell’antica Ercolano, articolata su vari livelli. Nell’ambito del progetto Antica spiaggia è previsto lo scavo e il restauro di questo ambiente”. In particolare dello scavo si sta occupando l’archeologo Ivan Varriale. “Questo della lussuosa domus era un ambiente di servizio che connetteva i livelli più bassi della casa con quella che era l’antica spiaggia”, spiega. “Si tratta probabilmente di un locale per il carico/scarico delle merci, visto che siamo anche nei pressi delle cucine della casa. Lo scavo restituisce proprio un’immagine dell’eruzione nel momento della tragedia, quando la porta dell’ambiente era chiusa. È rimasta proprio l’impronta della porta sullo strato di materiale vulcanico, che probabilmente è penetrato dall’esterno all’interno dell’ambiente, lasciando il calco della porta. Qui si vedono chiaramente le assi di legno e addirittura chiodi in ferro, elementi delle cerniere che permettevano di aprire la porta”. Si vedono anche dei fori. “Quello più in basso – continua Varriale – è probabilmente una finestra aperta per dare luce all’ambiente. Invece quel buco che si vede attaccato alla volta è probabilmente un pozzo di scavo. Era la tecnica di scavo dell’Ottocento quando si procedeva per pozzi e cunicoli. Qui troviamo proprio le tracce di questo scavo, perché non vediamo soltanto nella muratura dove si vedono le tracce delle picconate ben evidenti, ma riusciamo a ritrovare anche nello scavo: scavando abbiamo intercettato il piano dove gli scavatori ottocenteschi si sono fermati. Si vede il piano inciso tagliato dagli scavatori nell’Ottocento. Chiaramente sotto questo piano troviamo tutti i crolli relativi agli intonaci, parte dei legni della porta che sono stati trovati sul posto e sono stati poi scavati e ora sono conservati in deposito.

San Martino dall’Argine (Mn). Durante i lavori del consorzio di bonifica Navarolo Agro Cremonese Mantovano scoperte undici tombe, con scheletri, risalenti all’Alto Medioevo

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Una tomba a cappuccina altomedievale scoperta a San Martino dall’Argine nel Mantovano (foto sabap-cr-lo-mn)

Undici tombe, disposte in quattro gruppi, con scheletri, risalenti all’Alto Medioevo, sono riemerse dalle campagne di San Martino dall’Argine, nel Mantovano, durante i lavori del consorzio di bonifica Navarolo Agro Cremonese Mantovano. È questa la scoperta fatta dagli archeologi del SAP, sotto la direzione scientifica di Chiara Marastoni, funzionario della soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Cremona, Lodi e Mantova. Un ritrovamento che potrebbe gettare nuova luce sulla storia di San Martino dall’Argine e l’antica valle dell’Oglio. “Il Consorzio di bonifica Navarolo”, commenta il presidente del Consorzio, Guglielmo Belletti, “lavora nel e per il territorio dell’Oglio Po e non può essere che soddisfatto nell’aver recuperato questi importanti frammenti della nostra storia”.

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Le sepolture ad inumazione scoperte a San Martino dall’Argine (Mn) hanno restituito individui adulti, ma anche alcuni bambini (foto sabap-cr-lo-mn)

L’area oggetto dei ritrovamenti coincide con un lembo di terrazzo del fiume Oglio, un luogo in antico naturalmente favorevole all’insediamento. Lungo una fascia di circa 350 metri sono emerse 11 tombe, delle quali tre con copertura cosiddetta “alla cappuccina”, formate da mattoni sesquipedali disposti a doppio spiovente a copertura del defunto, in quattro nuclei apparentemente separati, distanti fra loro alcune decine di metri. Le sepolture ad inumazione hanno restituito individui adulti, ma anche alcuni bambini.

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Alcune sepolture altomedievali scoperte a San Martino dall’Argine nel Mantovano (foto sabap-cr-lo-mn)

L’assenza completa di elementi di corredo rende al momento arduo esprimersi circa la loro collocazione cronologica, tuttavia il ricorso ad elementi laterizi di reimpiego nelle tombe più strutturate, forse provenienti da un vicino insediamento di età romana, potrebbe portare ad ipotizzare un inquadramento in età alto medievale. Tale ipotesi sarebbe avvalorata anche dal ritrovamento di alcune buche pertinenti ad edifici lignei, nonché a tracce di canali antichi, che stanno restituendo frammenti ceramici e di pietra ollare. Dagli scavi sono emerse anche sporadiche tracce di frequentazione preistorica dell’area, attestata dalla presenza di un pozzetto di scarico con minuti frammenti ceramici ad impasto, che confermano il recupero di selce nel corso delle indagini preliminari del 2020.

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Una sepoltura altomedievale scoperta a San Martino dall’Argine nel Mantovano (foto sabap-cr-lo-mn)

“È stata una sorpresa e anche un’emozione vedere quelle tombe sepolte da circa 1500 anni nei terreni di San Martino”, interviene Alessio Renoldi sindaco del Comune di San Martino dall’Argine. “Sono preziosissimi pezzi di storia che confermano insediamenti molto antichi dei nostri territori e non possono far altro che suscitare ulteriore curiosità sulle origini del nostro paese. Ovviamente cercheremo di valorizzare al meglio questo scoperte e quando sarà possibile metteremo a disposizione dei cittadini quante più informazioni possibili. Spero anche che ulteriori indagini possano far emergere nuovi frammenti di storia e di conoscenza del comune”.