Fano (PU). In un cantiere edile in centro scoperto un imponente edificio pubblico, di epoca romana, decorato da marmi preziosi. È la famosa Basilica di Vitruvio, cercata da almeno 500 anni? La Sabap: “È presto per dirlo. Servono ulteriori approfondimenti”

Edificio pubblico di età romana scoperto a Fano (PU): resti di pavimentazione con marmi preziosi (foto sabap-An-PU)
A Fano la cercano da almeno 500 anni. È la famosa Basilica di Vitruvio, uno degli edifici più famosi dell’antichità, descritto dallo stesso Vitruvio, attivo nella seconda metà del I sec a.C., nel suo trattato De Architectura. Perciò si capisce perché la scoperta in centro a Fano, in occasione di alcuni lavori edili in via Vitruvio (una coincidenza?) dei resti relativi a un edificio pubblico, di epoca romana, collocato in affaccio al foro cittadino, abbia subito fatto correre il pensiero – e la speranza finalmente del ritrovamento – alla Basilica di Vitruvio. Che si tratti di un imponente edificio pubblico, decorato da marmi preziosi, “importati dalla Grecia e dall’Asia Minore e quindi molto costosi”, è abbastanza evidente. Ma sull’ipotesi più suggestiva la soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Ancona e Pesaro Urbino, in primis l’archeologa Ilaria Venanzoni che segue lo scavo, è molto prudente. Per avere la certezza che si tratti della famosa Basilica sono necessari ulteriori approfondimenti. A cominciare dalla cronologia e dalla funzione del complesso che al momento sono in corso di studio e di definizione proprio da parte della Sabap di Ancona e Pesaro Urbino.

Scoperta edificio pubblico di età romana a Fano (PU): frammento di iscrizione su marmo che riporta su due righe le lettere V e I (foto sabap An-PU)
Si tratta di un complesso costituito da almeno 5 ambienti, i cui muri, conservati in alzato per circa 2 metri, hanno lo spessore di 5 piedi romani (1,50 metri) e sono rivestiti in malta di calce e lastre di marmo. Sono state parzialmente messe in luce anche le relative pavimentazioni, che sono in marmi d’importazione, di colore verde e rosato, probabilmente cipollino verde e pavonazzetto. Tutto il complesso, databile a circa 2000 anni fa, è stato interessato almeno da due ulteriori fasi di vita in epoca medievale, di cui sono state ritrovate alcune tracce: strutture murarie, focolari, frammenti di ceramica invetriata. Fra i materiali recuperati, vi è anche un frammento di iscrizione su marmo che riporta su due righe le lettere V e I e conserva ancora tracce della “rubricatura”, ovvero la colorazione in rosso dei solchi delle lettere incise.

Edificio pubblico di età romana scoperto a Fano (PU): resti di pavimentazione con marmi preziosi (foto sabap-An-PU)
“La collocazione, la tipologia della struttura, la ricchezza della pavimentazione e la presenza, anche sulle pareti, di coperture marmoree”, come ha dichiarato Venzanzoni all’Ansa, “fa ritenere che possa trattarsi di un importante edificio pubblico romano di epoca augustea (I sec. a.C. – I sec. d.C.), più collocabile verso la fine del I sec. a.C., a causa della presenza di marmo verde cipollino e marmo pavonazzetto, la cui estrazione è cominciata in Turchia in quell’epoca. Nel sito sono stati trovati anche resti di focolari e frammenti di ceramica risalenti al XIV secolo, segno che l’edificio è stato poi successivamente utilizzato per altre funzioni, magari suddiviso in abitazioni, sarà anche questa una fase interessante da studiare”.
“La villa dei Mosaici di Negrar (Vr): vecchi ritrovamenti e nuove scoperte”: è il poster presentato da Tinè, De Zuccato, Rinaldi e Basso al XXIX Colloquio dell’Associazione Italiana per lo Studio e la Conservazione del Mosaico (AISCOM) al parco archeologico di Ostia antica
Tre giorni per confrontarsi sulle problematiche del mosaico antico, tra nuove scoperte, conservazione dell’esistente, e valorizzazione dei siti. Si è tenuto a ostia antica, dal 15 al 18 marzo 2023, il XXIX Colloquio dell’Associazione Italiana per lo Studio e la Conservazione del Mosaico (AISCOM), con il patrocinio del Ministero della cultura e la partecipazione del parco archeologico di Ostia antica. I lavori, al Salone Riario nel complesso della Cattedrale di Santa Aurea, si sono articolati in tre giornate (15-17 marzo 2023), con nove sessioni (Ostia, Roma, Lazio e Italia centrale, Italia settentrionale, Italia meridionale, temi iconografici e tipologie decorative parte I e parte II, metodologia restauro e innovazioni tecnologiche parte I e parte II) e con una sessione poster in modalità online. Proprio in quest’ultima sessione è stato presentato il poster “La villa dei Mosaici di Negrar (Vr): vecchi ritrovamenti e nuove scoperte” a cura di Vincenzo Tinè, soprintendenza ABAP Ve Met; Gianni De Zuccato, soprintendenza ABAP Vr; Federica Rinaldi, parco archeologico del Colosseo; Patrizia Basso, università di Verona. Ecco il poster.

La foto originale del 1922 rappresentante il mosaico della Sala A della villa romana di Negrar (foto archivio sabap-vr)
La villa dei mosaici vecchi ritrovamenti e nuove scoperte. Il contesto territoriale e lo scavo. Nel Comune di Negrar di Valpolicella in provincia di Verona, scavi condotti dalla soprintendenza Archeologia Beni culturali e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza stanno riportando in luce i resti di una villa tardoantica, che era già stata parzialmente individuata a fine Ottocento e negli anni ’20 del Novecento, ma poi interrata sotto i rigogliosi vigneti di questo territorio. Sin dai primi rinvenimenti erano emersi straordinari pavimenti musivi che per la complessità dei disegni e la presenza di soggetti figurati poco diffusi nel territorio avevano suscitato grande interesse sia tra il pubblico, sia tra gli studiosi. La ripresa dello scavo si inserisce in un ampio e virtuoso progetto di ricerca e valorizzazione che ha previsto un accordo di programma con il Dipartimento Culture e Civiltà dell’università di Verona, l’Accademia di Belle Arti di Verona, che ha già realizzato i primi importanti interventi conservativi, il Politecnico di Milano e il Comune di Negrar; l’intervento è stato realizzato grazie agli accordi di partenariato pubblico-privato con i proprietari dei terreni, l’Azienda Agricola “La Villa” dei fratelli Matteo e Simone Benedetti e la “Società Agricola Franchini” di Giuliano Franchini e grazie al supporto operativo e logistico sul campo della Società Archeologica (SAP).

Veduta aerea dell’area occupata dalla Villa dei Mosaici di Negrar tra i vigneti della Valpolicella (foto sabap-vr)
La villa si estende su una superficie di almeno 3000 mq ed è disposta scenograficamente su più terrazzamenti, collegati fra loro da scale, secondo il declivio naturale del terreno (figg. 1-2). Il settore residenziale era organizzato attorno a un ampio giardino centrale dotato di fontana, delimitato da un portico, di cui si conservano in situ alcune basi di colonne. Tale portico era pavimentato su tre lati in mosaico e su un quarto in lastre di pietra locale. Anche il vasto vano absidato che costituiva la sala di rappresentanza sull’asse principale dell’edificio, affacciata su uno dei lati del porticato, presentava un ricco pavimento musivo. Sempre in mosaico era infine decorato l’ambiente centrale del settore termale della villa, dove si sono riconosciuti un calidarium e tepidarium alimentati da un praefurnium, un frigidarium dotato di una vasca rivestita in lastre di pietra locale, oltre a una latrina e a un possibile apodyterium. Di grande rilevanza è anche il vasto settore produttivo lastricato che faceva parte integrante del complesso: vi si sono riconosciuti vani dedicati alla lavorazione del vino (come confermano le prime analisi chimiche condotte) e probabilmente anche alla sua conservazione, per cui sembra si debba pensare – in continuità con la tradizione preromana – a botti lignee, data la totale assenza di dolia defossa. I vinaccioli rinvenuti nella canaletta in uscita dalla latrina, i macroresti di legno di vite raccolti nel prefurnio e i pollini di vite recuperati in più livelli pertinenti alla fase di vita del complesso contribuiscono ad attestare che l’economia della villa si basava sulla produzione vinicola, con una straordinaria continuità fino al presente.

Fotorilievo della Villa dei Mosaici di Negrar (Vr) con indicazione della funzione dei diversi settori (foto sabap-vr)
I pavimenti musivi. L’ampliamento dello scavo della villa, come descritto, ha rappresentato un’occasione unica per arricchire la conoscenza del panorama musivo di questo contesto, già di per sé straordinario. Al nucleo di pavimentazioni musive, geometriche e figurate rinvenute durante le prime campagne di indagini, si sono aggiunte nuove superfici musive che assieme ai dati di scavo, in fase di studio, permettono di perfezionare il periodo di utilizzo della villa al primo quarto del IV secolo d.C. inserendo di diritto il territorio di Negrar nel più ampio contesto storico-culturale-economico della X Regio. Grazie allo scavo estensivo è stato definito il perimetro del settore di rappresentanza, un nucleo compatto di ambienti gravitanti sulla sala principale A con composizione ortogonale di meandri risparmianti riquadri (Décor, 192d) con soggetti legati al mondo del mito e dei ludi, in asse con il carré de triclinium del braccio di portico meridionale (vano ES); ai lati si dispongono, a Est, due vani “di servizio” decorati da seriali composizioni di croci e ottagoni formanti quadrati (Décor, 179a) o di cerchi tangenti formanti quadrati concavi (Décor, 231h) (vani B e C), a Ovest due ambienti inediti, il vano D con composizione ortogonale di ottagoni irregolari adiacenti con quattro lati concavi (formanti cerchi) (Décor, 168c), perimetrato da un bordo ad ogive, e il vano F con ottagoni irregolari (Décor, 172). Stile, cromia e riempitivi si ripetono in tutti i vani prediligendo le tonalità del rosso, rosa e grigio, nodi di Salomone, stuoie e fioroni.

La dama ingioiellata, uno dei due tondi con figura umana del mosaico pavimentale del peristilio ovest della Villa dei Mosaici di Negrar (foto graziano tavan)
Sia il settore di rappresentanza che il quartiere termale (vani T ed S) affacciano sui portici del giardino: le terme, di cui si conservano solo lembi della originaria pavimentazione con cerchi secanti con effetto di quadrifogli (Décor, 237) e ottagoni irregolari allungati (Décor, 172) gravitano sul braccio EE la cui pavimentazione presenta un disegno geometrico con composizione di ottagoni e rettangoli, più corsiva e meno vivace delle altre, caratterizzata anche da una minore attenzione al disegno preparatorio. Dalla parte opposta verso l’area lastricata si allunga il braccio EO che si distingue per l’originalità della composizione che non ha confronti in area italica: si tratta di una composizione ortogonale di quadrilobi eccedenti intorno ad un quadrato sulla diagonale con gli spazi di risulta caricati da un cerchio iscritto (Décor, 225b); nei cerchi compaiono due busti, uno femminile con ricco abbigliamento e uno maschile con folta barba, inseriti in un tappeto di soggetti di genere quali cantharoi, caproni, uccelli, cesti con grappoli d’uva, tutti orientati verso il giardino della villa. La lettura integrata dei mosaici della villa di Negrar consente di riconoscere quel nuovo corso stilistico, caratterizzato dalla complessità degli schemi, dall’ampliamento delle figure geometriche di base e dalla ridondanza decorativa, in cui convivono repertorio vegetale e animale. Tale nuovo corso ben si allinea alle mode presenti nei contesti tardo antichi dell’Italia settentrionale (Desenzano e Aquileia, ad esempio) oltre che del Mediterraneo, evocanti un contesto di benessere e ricchezza, conseguito anche tramite il richiamo al mondo della cultura e dei ludi.

Panoramica del sito archeologico della Villa dei Mosaici a Negrar (foto graziano tavan)

Il gruppo di lavoro per il parco archeologico in sopralluogo alla villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella: da sinistra, il sindaco Roberto Grison, il soprintendente Vincenzo Tinè, l’architetto Luca Dolmetta, l’archeologo Gianni De Zuccato, l’archeologo Alberto Manicardi, l’architetto Giovanna Battista, e i rappresentanti delle aziende agricole Benedetti e Franchini (foto sabap-vr)
Le prospettive di valorizzazione. L’importanza del sito ha favorito lo stanziamento di un primo, consistente, contributo di 1,5 milioni di Euro da parte del ministero della Cultura con il quale si è dato avvio al progetto di valorizzazione, finalizzato alla piena fruizione pubblica dell’area archeologica della Villa dei Mosaici. Un primo step, in corso di realizzazione con previsione di apertura al pubblico a metà aprile 2023, prevede il completamento delle coperture provvisorie atte a mettere in sicurezza i mosaici e consentire il loro restauro, nonché l’allestimento di un percorso provvisorio di visita con pannellistica informativa. Le coperture sono già state acquistate e poste in opera grazie alla generosa disponibilità delle cantine proprietarie dei fondi e partners dell’iniziativa, Soc. Agr. Benedetti e Soc. Agricola Franchini (quest’ultima attraverso lo strumento fiscale dell’Art Bonus), mentre il percorso pedonale di visita con ausili didattici è in corso di realizzazione in queste settimane. Seguirà il complessivo resetting idrogeomorfologico dell’area, il restauro sistematico dei resti murari e musivi e il concorso di progettazione internazionale per la realizzazione del sistema definitivo di copertura e musealizzazione del sito sulla base di un articolato documento preliminare di progettazione, che ne orienti le modalità esecutive.
Taranto. Al museo Archeologico nazionale per “MArTA in MUSICA – Le matinée domenicali”: in programma Il concerto “Santu Paulu Meu” diretto dal maestro Graziano Liserri: elogio della religiosità popolare in dialogo con le sculture dell’Ipogeo delle Cariatidi
Quinto appuntamento dell’anno con la rassegna “MArTA in Musica”, le matinée domenicali tra musica e archeologia nate dalla collaborazione tra Orchestra della Magna Grecia e museo Archeologico nazionale di Taranto, dedicato al jazz e all’oro. Domenica 19 marzo 2023, alle 11.45, la sala incontri del MArTA ospita il concerto “Santu Paulu Meu” del L.A. Chorus diretto dal maestro Graziano Leserri inserito nel cartellone del “Mysterium Festival”. L’appuntamento è inserito anche nel programma del Mysterium Festival, la rassegna di fede, arte, storia, tradizione e cultura che si svolge durante il periodo della Settimana Santa a Taranto, Matera e Bari. La curatela dell’intera stagione è del maestro Maurizio Lomartire dell’Orchestra Magna Grecia, del maestro Pierfranco Semeraro del L.A. Chorus e della già direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti. Il biglietto per assistere a “Santu Paulu Meu” di domenica 19 marzo, alle 11.45, nell’ambito di “MArTA in MUSICA. Le matinée domenicali”, potrà essere acquistato nella sede dell’Orchestra della Magna Grecia (a Taranto, in via Ciro Giovinazzi n° 28) e su TicketSms: https://www.ticketsms.it/it/event/WSMASlv3. Ingresso consentito dalle 11.15, inizio ore 11.45. Il costo del biglietto è di 8 euro. All’ingresso del MArTA il giorno del concerto sarà consegnato ad ogni possessore del biglietto del concerto un coupon della validità di una settimana (dalla domenica del concerto evento al sabato successivo) che darà diritto ad un ingresso gratuito al museo Archeologico nazionale di Taranto. Il coupon ha validità dalla domenica del singolo evento concerto fino al sabato successivo e deve essere utilizzato tassativamente entro lo stesso periodo per la prenotazione e per l’ingresso gratuito al museo Archeologico nazionale di Taranto inserendo il codice coupon sulla piattaforma e-ticketing del museo Archeologico nazionale di Taranto: https://www.shopmuseomarta.it.

Scultura dell’Ipogeo delle Cariatidi conservata al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto marta)
Sarà la scultura dell’Ipogeo delle Cariatidi il reperto testimonial dell’appuntamento di domenica 19 marzo al museo Archeologico nazionale di Taranto. Nell’ambito della rassegna “MArTA in MUSICA” sarà la Puglia protagonista con l’esibizione del L.A. Chorus diretto dal maestro Graziano Leserri in “Santu Paulu Meu”, il celebre canto di guarigione per chi un tempo veniva morso dalla taranta che negli ultimi decenni è diventato anche il simbolo di un fenomeno di grande interesse socio-culturale. Il tarantismo e la pizzica, sua espressione coreutica, sono stati affrontati dal LA Chorus come un pretesto per raccontare i canti ispirati alla religiosità popolare, anche grazie alla sensibilità del direttore Graziano Leserri, polistrumentista, autore di testi e musiche, arrangiatore ed esperto di musica corale. Il programma della matinée prevede l’esecuzione di brani celebri come “Santu Paulu”, “Auelì”, “Beddha ci dormi”, “Lu rusciu te lu mare” o “Kalinifta”.
Crema. Al museo civico apre la mostra “La terra delle acque” sulle scoperte fatte nei cantieri per i metanodotti e l’impianto Snam
Al via la mostra “La terra delle acque”. L’inaugurazione sabato 18 marzo 2023, alle 17, nella sala Pietro da Cemmo del museo civico di Crema e del Cremasco, a cura delle funzionarie archeologhe Nicoletta Cecchini e Cristina Longhi. Nata da un progetto della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Cremona, Lodi e Mantova in collaborazione con Snam e il comune di Crema, la mostra presenta i risultati dei recenti interventi di scavo che hanno interessato il territorio cremasco in occasione dei lavori per i metanodotti Zimella-Cervignano, Sergnano-Agnadello e per l’impianto Snam di compressione del gas a Sergnano. Accanto alla riproposizione del paesaggio e dei suoi mutamenti, saranno esposti alcuni materiali archeologici, tra i quali pezzi di eccezionale rarità, che sottolineano anche tangibilmente le novità portate alla luce, per un territorio che fino a oggi aveva restituito scarse attestazioni per le epoche più antiche. La mostra è dedicata a Luca Restelli, giovane archeologo cremasco scomparso tragicamente alla fine del 2022.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia al via il ciclo di formazione “CHI (RI)CERCA TROVA. I professionisti si raccontano al Museo”: 8 conferenze, da marzo a dicembre, con esperti e studiosi che aprono a ricerca conoscenza e fruizione. Apre Maras sulle divinità del santuario del Portonaccio a Veio
A “rompere il ghiaccio” sarà l’archeologo Daniele Federico Maras che sabato 18 marzo 2023 aprirà al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia il ciclo di formazione “CHI (RI)CERCA TROVA. I professionisti si raccontano al Museo”: otto conferenze, da marzo a dicembre 2023, tenute da esperti e studiosi che aprono il mondo della ricerca alla conoscenza e alla fruizione del grande pubblico e sono rivolte a curiosi, studenti e specialisti di ogni età, a cura dei Servizi educativi del Museo che “lanciano” alcune domande provocatorie: siete sicuri di conoscere tutto sulle lamine di Pyrgi? cosa si nasconde nei sotterranei di Villa Giulia? volete scoprire i segreti del restauro? Ovviamente per avere risposta a queste e altre domande l’invito è a partecipare alle conferenze che si tengono nella sala Fortuna con ingresso gratuito fino ad esaurimento posti. Prenotazione obbligatoria all’indirizzo mn-etru.didattica@cultura.gov.it. Esperienze, indagini, approfondimenti che rendono la ricerca condivisa, partecipata, quindi utile, a beneficio del pubblico di curiosi, studenti, esperti e specialisti. Ecco che la parola passa ai professionisti per diffondere la conoscenza dei loro studi, raccontare esiti e condividere ipotesi, offrendo nuovi spunti di lettura sulla Storia. Il Museo si racconta così come in un grande laboratorio condiviso in cui far dialogare mondo della ricerca e cittadinanza attiva, portando alla ribalta grandi e piccoli temi, spesso noti solo agli specialisti.

La sala 40 del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia che ospita le grandi statue del santuario del Portonaccio a Veio (foto etru)
Si inizia dunque sabato 18 marzo 2023, alle 10, con la conferenza “Menerva e gli altri. Dèi e devoti nel santuario di Portonaccio a Veio”. L’archeologo Daniele Federico Maras ci introduce agli studi sul santuario di Portonaccio, un importante luogo di culto che sorgeva subito al di fuori della potente città etrusca di Veio: la più vicina a Roma e la più antica avversaria dei Romani. Il santuario, sede di un oracolo, era frequentato da Etruschi e Latini e persino da condottieri di passaggio, ma anche dai giovani della città, sin dal VII secolo a.C. e fino all’entrata nell’orbita romana. Un nutrito gruppo di divinità li accoglieva all’ombra del tempio, a partire da Rath e Menerva, rispettivamente corrispondenti ad Apollo e Atena per gli Etruschi, ma anche Hercle/Eracle, Turan/Afrodite, Aritimi/Artemide e altri ancora.

L’archeologo Daniele Federico Maras
Daniele Federico Maras è funzionario archeologo alla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, professore universitario alla Sapienza Università di Roma, socio ordinario e segretario della Pontificia Accademia Romana di Archeologia. I suoi interessi di ricerca spaziano nell’intero campo della storia e della cultura dell’Italia preromana, con particolare riguardo ai temi dell’identità, degli scambi culturali e dell’acculturazione greca e romana.
IL CALENDARIO DEGLI INCONTRI. Sabato 18 marzo 2023, alle 10, Daniele Federico Maras su “Menerva e gli altri. Dèi e devoti nel santuario di Portonaccio a Veio”; venerdì 21 aprile 2023, alle 16, Valentina Belfiore su “Le lamine di Pyrgi: nuovi spunti di lettura”; venerdì 19 maggio 2023, alle 16, Miriam Lamonaca, Sante Guido su “Il restauratore racconta. La Latona di Veio: dalla scoperta al restauro”; venerdì 16 giugno 2023, alle 16, Maria Cristina Biella su “Quando l’estate fu primavera. Falerii: la nascita della sua archeologia e il futuro delle ricerche”; venerdì 22 settembre 2023, alle 16, Maria Elisa Amadasi su “Aqua Virgo tra campagna e città: un viaggio di oltre duemila anni”; venerdì 20 ottobre 2023, alle 16, Patrizia Petitti, Ebe Giovannini, Emiliano Li Castro, Maurizio Pellegrini su “Gli archi di Ledro… un arco per ferire, un arco per guarire”; venerdì 17 novembre 2023, alle 16, Laura Maria Michetti su “Pyrgi e Spina: “porti gemelli” sui due mari”; venerdì 15 dicembre 2023, alle 16, Paola Conti, Simone Battisti, Luigia Gambino su “Alla ricerca del tempio perduto. Conservazione e restauro di un esperimento didattico di fine ‘800”.
Roma. La VI Giornata delle Catacombe si sdoppia: in primavera e autunno. Ecco il programma di primavera dedicato ai “percorsi di pace”. La novità: voucher valido un anno per visitare le catacombe
Quest’anno la giornata delle catacombe non sarà a ottobre come le scorse edizioni ma a marzo e avrà come tema principale quello della PACE. Perché quest’anno la Giornata delle Catacombe si fa in due. Per il 2023 la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra ha previsto due momenti dedicati alla promozione di questi eccezionali luoghi della Roma Sotterranea cristiana: uno in primavera dedicato alle catacombe aperte al pubblico e uno in autunno per i complessi catacombali che si aprono solo in occasioni speciali. Sabato 18 marzo 2023 avrà luogo infatti la VI Giornata delle Catacombe – Edizione Primavera, presso le sette catacombe romane aperte al pubblico: San Callisto, San Sebastiano, Domitilla, Priscilla, Sant’Agnese, Santi Marcellino e Pietro e San Pancrazio. Avrà come tema “Percorsi di pace”: i simboli e le immagini che parlano di pace ci aiuteranno a riflettere e, appunto, a camminare interiormente e comunitariamente verso orizzonti di pace, in un momento storico segnato, purtroppo, da immagini tragiche di guerra e di violenza. Durante la giornata sarà possibile, prenotandosi, accedere gratuitamente e usufruire di visite guidate ai complessi sotterranei. La Giornata del 18 marzo vuole inaugurare la stagione primaverile, incoraggiando, dopo la pausa invernale, la ripresa dei viaggi, dei pellegrinaggi e delle attività esterne. Inoltre, sempre il 18 marzo 2023, presso alcune catacombe avranno luogo anche degli eventi collegati alla Giornata, quali visite speciali, conferenze e laboratori per bambini. Come tradizione, anche la VI Giornata delle Catacombe sarà conclusa da una solenne Celebrazione Eucaristica, che quest’anno si terrà nella basilica di San Pancrazio (piazza San Pancrazio, 5D – Roma), alle 18.30, presieduta da Sua Eminenza il Cardinale Gianfranco Ravasi. Alla celebrazione, seguirà, nella stessa basilica, un concerto. Inoltre a tutti i partecipanti alla Sesta Giornata delle Catacombe verrà rilasciato un coupon valido per due ingressi a biglietto ridotto nelle catacombe di Roma aperte al pubblico, da utilizzare entro il 2023. Per le visite, sempre gratuite, è necessaria la prenotazione.
GLI EVENTI. Alle 11, laboratorio per bambini (4-10 anni) “Gli antichi graffiti cristiani” alla Catacomba dei Santi Marcellino e Pietro, in via Casilina, 641 (info e prenotazioni: santimarcellinoepietro@gmail.com); alle 11, incontro di approfondimento con il segretario della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, Raffaella Giuliani, su “Valenze spirituali del tema del banchetto nelle catacombe dei Santi Marcellino e Pietro” alla Catacomba dei Santi Marcellino e Pietro, in via Casilina 641 (info e prenotazioni: santimarcellinoepietro@gmail.com); alle 11, visita speciale al museo delle Sculture con Dimitri Cascianelli della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra sul tema “La pietra animata” al Museo e Catacomba di San Sebastiano, in via Appia Antica 136 (info e prenotazioni: www.catacombe.org); alle 12, concerto dell’Ensamble Accademia Antica alla Catacomba dei Santi Marcellino e Pietro, in via Casilina 641, piazzale della parrocchia; alle 15, laboratorio per bambini (4-10 anni) “Gli antichi graffiti cristiani” alla Catacomba dei Santi Marcellino e Pietro, in via Casilina 641 (info e prenotazioni: santimarcellinoepietro@gmail.com); alle 15, visita speciale al museo delle Sculture con Dimitri Cascianelli della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra sul tema “La pietra animata” al Museo e Catacomba di San Sebastiano, in via Appia Antica 136 (info e prenotazioni: www.catacombe.org); alle 18.30, celebrazione liturgica presieduta da S. Em. Card. Gianfranco Ravasi alla basilica di San Pancrazio in piazza San Pancrazio 5D; alle 19.30, concerto per duo di fiati alla basilica di San Pancrazio in piazza San Pancrazio 5D.
SITI APERTI AL PUBBLICO. Visitabili gratuitamente su prenotazione, fino a esaurimento posti: Catacomba di San Callisto, ingresso principale via Appia Antica 78, visite ogni 30 minuti (09.30-12 e 14-17), info e prenotazioni: catacombe.sancallisto@gmail.com; Museo e Catacomba di San Sebastiano, via Appia Antica 136, visite ogni 30 minuti (10-17), info e prenotazioni: www.catacombe.org; Museo e Catacomba di Domitilla, via delle Sette Chiese 282, visite ogni 60 minuti (10-17), info e prenotazioni: info@domitilla.info; Catacomba di San Pancrazio, piazza San Pancrazio 5D, visite ogni 30 minuti (10-17), info e prenotazioni: www.eventbrite.com; Catacomba di Sant’Agnese, via di Sant’Agnese 3, visite ogni 30 minuti (10-13 e 14-17), info e prenotazioni: catacombe@santagnese.net; Museo e Catacomba di Priscilla, via Salaria 430, visite ogni 30 minuti (10-17), info e prenotazioni: catacombapriscilla.seg@gmail.com; Catacomba dei Santi Marcellino e Pietro e Mausoleo di Sant’Elena, via Casilina 641, visite ogni 30 minuti con percorso ridotto all’interno della catacomba (10-13 e 14-17), info e prenotazioni: santimarcellinoepietro@gmail.com.
Roma. Per “Dialoghi in Curia” incontro, in presenza e on line, con i docenti dell’università di Siena Alessandro Fo e Filomena Giannotti su “Fra poesia e pandemia: presenze di Enea oggi” nell’ambito della mostra “Il viaggio di Enea. Da Troia a Roma” al Tempio di Romolo nel Foro Romano
“Enea, Atena e l’umile Italia. Novità dagli scavi dell’Athenaion di Castro in Messapia” con Francesco D’Andria è il nuovo appuntamento della rassegna “Dialoghi in Curia” del parco archeologico del Colosseo, inserito nel ciclo di conferenze attorno alla mostra “Il viaggio di Enea da Troia a Roma” allestita al Tempio di Romolo nel Foro Romano, cui appunto è legato un interessante programma di conferenze e visite guidate mirate all’approfondimento di temi specifici o dei luoghi del parco archeologico del Colosseo legati al mito di Enea. Giovedì 16 marzo 2023, alle 16.30, la Curia Iulia ospita dunque la conferenza “Enea, Atena e l’umile Italia. Novità dagli scavi dell’Athenaion di Castro in Messapia” in cui Francesco D’Andria, accademico dei lincei e professore emerito di Archeologia classica dell’università del Salento, presenterà gli scavi dell’Athenaion di Castro in Messapia e i rinvenimenti di numerosi frammenti della statua colossale della dea Minerva effettuati tra il 2015 e il 2022. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. L’evento potrà essere seguito in presenza con prenotazione su eventbrite.it. Ingresso da largo della Salara Vecchia, 5. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del Parco archeologico del Colosseo: https://www.facebook.com/parcocolosseo.

Il prof. Francesco D’Andria (foto marta)
Francesco D’Andria. Professore emerito nell’università del Salento (già ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana), si laurea in Lettere classiche e consegue il diploma di Specializzazione all’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Dopo un breve periodo come Ispettore archeologo alla soprintendenza del Molise, nel 1974 passa all’università di Lecce come assistente ordinario, e, a partire dal 1986, come ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana. Nell’università ha ricoperto vari incarichi, in particolare come direttore della Scuola di Specializzazione in Archeologia); dal 2010 al 2013 è stato responsabile area Scienze umane nella Scuola superiore ISUFI, quindi professore emerito. Ha insegnato all’università Cattolica di Milano, l’università della Basilicata (Matera) e l’università di Lugano (Svizzera). Dal 2001 al 2010 ha diretto l’IBAM (Istituto per i Beni archeologici e monumentali) del Consiglio Nazionale delle Ricerche con sede a Lecce. Dal 1993 al 1997 è stato membro eletto del Consiglio Nazionale Beni Culturali e Ambientali. Dal 2000 al 2015 ha diretto la Missione Archeologica Italiana a Hierapolis di Frigia (Turchia). Nel Salento ha realizzato i parchi archeologici di Cavallino, di Acquarica, di Vaste, di Castro, curando l’allestimento dei Musei di Oria, Lecce, Vaste e Castro. Nel 2005 il Presidente della Repubblica Italiana, Carlo Azeglio Ciampi, lo ha insignito del titolo di “Cavaliere dell’Ordine della Solidarietà Sociale”. È membro del Deutsches Archaeologisches Institut (Istituto Archeologico Germanico) di Berlino, della British School at Rome, dell’Istituto Archeologico Austriaco-Vienna, del TEBE (Institutum turcicum Scientiae Antiquitatis) Istanbul, dell’Accademia Pugliese delle Scienze e della Pontificia Accademia di Archeologia; è anche professore honoris causa della Pamukkale Üniversitesi, Denizli (Turchia).
Albinea (RE). Al via le conferenze di archeologia organizzate dal Gruppo Archeologico Albinetano: tre giovedì con focus sulle ultime novità reggiane nel campo dell’archeologia e della storia
Tre giovedì ad Albinea (RE) con le conferenze di archeologia organizzate dal Gruppo Archeologico Albinetano a ingresso libero, sempre alle 21, nella sala civica “Adriano Corradini” in via Morandi 9 ad Albinea. Gli argomenti trattati quest’anno riguarderanno le ultime novità reggiane nel campo dell’archeologia e della storia. Si inizia giovedì 16 marzo 2023, con Claudio Cavazzuti su “Cosa ci raccontano i nostri antenati. Studi di antropologici di alcune antiche necropoli reggiane”. Saranno presentati i risultati dello scavo promosso dal Gruppo Archeologico Albinetano nel 2019 vicino alla chiesa di San Giovanni Battista al Castello di Borzano dove sono state scoperte nuove sepolture antropomorfe ricavate nella roccia di gesso. I resti recuperati sono stati analizzati da Cavazzuti e Viola Cecconi. Cavazzuti metterà al corrente i partecipanti all’incontro anche degli ultimi studi da lui eseguiti in due importanti necropoli preistoriche reggiane. Secondo appuntamento giovedì 23 marzo 2023, su “Nobiltà reggiana nel Rinascimento: Bebbi Scaioli e Manfredi” con Michela Rivetti. La relatrice, che di recente ha compiuto accurate ricerca d’archivio consultando i documenti delle famiglie nobili reggiane dei Bebbi e degli Scaioli, racconterà quanto ha ricavato in termini di approfondimento delle vicende che li hanno riguardati e dei legami intrattenuti con altre famiglie importanti del rinascimento reggiano fra cui i Manfredi. Terzo appuntamento giovedì 30 marzo 2023, su “La chiesa scomparsa. Le ricerche archeologiche a Ca’ Bertacchi” con le archeologhe Monica Miari, ispettrice della soprintendenza ABAP-BO, e Anna Losi, che illustreranno le ricerche compiute nel 2022 a Ca’ Bertacchi di Regnano dove è stata documentata l’antica chiesa di Regnano di cui si era persa l’ubicazione. Lo scavo è stato promosso dal Comitato Scientifico del CAI di Reggio Emilia ed eseguito dai volontari del CAI e della Società Reggiana di Archeologia con la collaborazione del Gruppo Archeologico Albinetano.
Castellammare di Stabia (Na). Alla Reggia di Quisisana presentazione dell’Accordo Quadro tra parco archeologico di Pompei e Mann assieme per la valorizzazione del patrimonio archeologico di Stabiae. E conferenza “Stabiae, luogo delle due scoperte” con Zuchtriegel e Giulierini

Affresco proveniente da Stabiae e conservato al museo Archeologico di Stabiae “Libero D’Orsi” nella Reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia (foto parco archeologico di pompei)
Un patrimonio immenso quello di Stabiae che abbraccia reperti e testimonianze uniche delle ville di età romana ubicate sul pianoro di Varano a Castellammare – oggi custoditi al museo Archeologico di Stabiae “Libero D’Orsi” e al museo Archeologico nazionale di Napoli – da valorizzare far conoscere e fruire sempre di più, al fine di evidenziare l’eccezionale valore storico e culturale di questi territori, la loro origine e storia. È su queste basi che si fonda l’Accordo Quadro tra il parco archeologico di Pompei e il museo Archeologico nazionale di Napoli – che raccoglie i reperti rinvenuti durante gli scavi di età borbonica – attraverso il quale si intende dar vita a progetti dedicati alla conoscenza e valorizzazione di questo patrimonio. Non solo attività di divulgazione, quali organizzazione di convegni, seminari e pubblicazioni, ma anche ricerca sui materiali e i loro contesti di provenienza e la creazione di un catalogo digitale dei reperti stabiani finalizzato ad una fruizione partecipata e digitale. E soprattutto si partirà nell’immediato con il prestito di diverse opere che andranno ad arricchire il percorso espositivo del museo “Libero D’Orsi” in fase di ampliamento, a cui seguiranno, secondo pianificazioni programmate nel tempo, mostre e percorsi culturali incrociati.

Rendering dei nuovi allestimenti del museo Archeologico di Stabia “Libero d’Orsi” (foto parco archeologico di pompei)
Il 16 marzo 2023, alle 16, nell’aula convegni della Reggia di Quisisana di Castellammare di Stabia si terrà la presentazione dell’ampio progetto di valorizzazione del patrimonio culturale stabiano, tra le cui attività e iniziative si inserisce l’Accordo Quadro con il Mann. Saranno presenti il direttore generale del parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel, il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli Paolo Giulierini, la commissione prefettizia costituita dal prefetto Raffaele Cannizzaro, dal viceprefetto Mauro Passerotti e Rosa Valentino. Nell’occasione saranno illustrati i dettagli dei progetti in corso su tutta l’area archeologica di Stabia e gli interventi già avviati nella Reggia di Quisisana, tra cui l’ampliamento del museo “Libero D’Orsi”, l’allestimento dei depositi archeologici e il restauro della Torre Colombaia, resi possibili grazie all’Accordo di valorizzazione, conseguito nel 2019 tra il parco archeologico di Pompei e il Comune di Castellammare di Stabia. Saranno al riguardo rese note le azioni strategiche e il piano di gestione che le due istituzioni hanno pianificato, congiuntamente all’avvio dei numerosi progetti che interessano quello che si avvia a divenire un importante polo culturale del territorio.
Alle 17, seguirà la conferenza “Stabiae: luogo delle due scoperte” organizzata dal “Comitato per gli scavi di Stabia fondato dal 1950”, primo incontro dei “Dialoghi di Quisisana”, rassegna di eventi culturali e iniziative letterarie, che si inserisce nel più ampio programma di valorizzazione, a cura di Maria Rispoli, responsabile del Museo, previsto a partire da quest’estate in vista della riapertura e inaugurazione del nuovo percorso espositivo. I due direttori, Gabriel Zuchtriegel e Paolo Giulierini, dialogheranno in un confronto sulle radici storico-culturali del territorio stabiano tra passato e presente. L’incontro è moderato dal giornalista Antonio Ferrara.
Prima gli scavi archeologici, ripresi dopo trent’anni, poi i lavori di riqualificazione. E ora finalmente la necropoli messapica di Alezio (Le) è pronta per essere visitata e ammirata. L’ inaugurazione della Necropoli “riqualificata” è in programma sabato 18 marzo 2023, alle 18.30. Interverranno il presidente del Gal Terre d’Arneo, Cosimo Durante; il sindaco Andrea Barone, l’assessore alla Cultura Fabiola Margari e l’assessore ai Lavori pubblici Gianpaolo Sansò. Seguirà uno spettacolo di “rievocazione storica” a cura della compagnia teatrale Improvvisart. È previsto un servizio navetta con il “Taxi Sociale”, per facilitare l’accesso alla zona della necropoli, sita in Monte d’Elia, alla cittadinanza che è tutta invitata. A spiegare gli interventi effettuati nel sito archeologico è la stessa amministrazione comunale di Alezio che ha sfruttato un finanziamento di 200mila euro ottenuto dal Gal Terra d’Arneo (Fondi PSR- Piano di Sviluppo Rurale). “Questi gli interventi eseguiti”, ricorda: “nuova illuminazione via Monte d’Elia, finora scarsamente illuminata; rifacimento asfalto via Monte d’Elia; realizzazione nuovi vialetti all’interno del sito archeologico; rimozione vecchio impianto di illuminazione all’interno del sito archeologico, mai funzionante e altamente impattante; realizzazione nuovo impianto di illuminazione; riqualificazione degli ambienti interni dell’immobile posto all’ingresso della Necropoli; realizzazione di servizi igienici per i visitatori e abolizione delle barriere architettoniche”.
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