Torino. 2300 reperti antichi del museo Egizio digitalizzati e interamente accessibili sui progetti Wikimedia grazie alla collaborazione con Wikimedia Italia e Creative Commons Italia. Un esempio da seguire per i musei italiani

Operatori al lavoro per caricare le immagini dal sito del Museo su Wikimedia Commons (foto museo egizio)
Sono 2300 i reperti del museo Egizio digitalizzati e accessibili su Wikimedia, su un patrimonio di circa 40mila conservati a Torino all’interno del museo più antico al mondo dedicato alla civiltà nilotica. È il primo risultato della convenzione quadriennale stipulata nel 2022 tra Wikimedia Italia, museo Egizio e Creative Commons Italia, che prevede una collaborazione tra gli enti per rendere disponibili on line le riproduzioni fotografiche e i contenuti delle collezioni del museo Egizio, adottando gli strumenti e le licenze Creative Commons. Grazie a questa collaborazione, saranno rese disponibili online le immagini di migliaia di reperti custoditi al museo Egizio, insieme ai dati relativi alla cronologia, alla provenienza dei reperti e ai loro materiali. Si tratta di materiale che arricchisce in maniera puntuale e con testi scientificamente corretti le voci di Wikipedia nelle varie edizioni linguistiche e che permette di facilitare la ricerca su internet di immagini, dati e informazioni sulle collezioni del museo Egizio. Nel quadro della collaborazione tra il Museo, Wikimedia e Creative Commons, Wikimedia Italia sta caricando le immagini provenienti dal sito del Museo dedicato alla collezione su Wikimedia Commons, la più grande banca dati al mondo che già ospita oltre 90 milioni di immagini liberamente utilizzabili, e Wikidata, il database collaborativo che favorisce la ricerca di contenuti online.

Il direttore del museo Egizio di Torino, Christian Greco (foto museo Egizio)
“I musei sono l’enciclopedia materiale delle generazioni che ci hanno preceduto”, dichiara Christian Greco, direttore del museo Egizio. “Come sottolinea l’articolo 9 della nostra Costituzione, la Repubblica custodisce il patrimonio culturale e la ricerca tecnico-scientifica. Le nostre collezioni, quindi, appartengono alla res pubblica e rappresentano un pezzo di memoria collettiva che le generazioni precedenti ci hanno lasciato in eredità. Dunque, per far vivere la collezione, per far in modo che lo studio si sviluppi e che si sviluppi l’industria culturale e creativa, c’è necessità assoluta che tutte le collezioni siano accessibili a tutti e in ogni luogo”. E Iolanda Pensa, presidente di Wikimedia Italia: “L’apertura del museo Egizio è un importante esempio di come le istituzioni hanno l’opportunità di aprirsi al pubblico, essere accessibili e inclusive e potenziare la propria funzione al servizio della società, in collaborazione con Wikipedia, i progetti Wikimedia e usando strumenti e licenze libere Creative Commons. Siamo molto felici di sostenere il museo Egizio in questo percorso e siamo a disposizione per affiancare tutte le altre istituzioni italiane che vogliono adottare l’Open Access e muoversi sempre di più verso la definizione di museo dell’International Council of Museums (ICOM), che li vuole proprio accessibili, inclusivi e aperti al pubblico”. “L’esperienza con il museo Egizio può fare da modello apripista per tutte le istituzioni che intendono condividere il proprio patrimonio culturale con la collettività”, dichiara Deborah De Angelis, lead di Creative Commons Italia. “Realizzando la missione che le caratterizza di conservazione e divulgazione della cultura e del sapere. La cultura aperta si identifica in uno spazio di libertà e di condivisione, nel quale è possibile per chiunque, in modo democratico ed egualitario, avere accesso alla conoscenza in ogni parte del mondo, per non perdere le opportunità offerte dalle tecnologie emergenti e sostenere l’innovazione e il progresso sociale, nonché incentivare le forme di creazione collaborativa”.

Una pagina del sito web del museo Egizio “Turin Papyrus Online Platform” (foto museo Egizio)
L’Egizio è tra i musei all’avanguardia in Italia sulla digitalizzazione e sul tema dell’Open Access. Già prima della pandemia aveva lanciato il Turin Papyrus Online Platform (TPOP), vincitore del Premio del Patrimonio/ Premio Europa Nostra 2020 nella categoria “Ricerca”, che contiene fotografie ad alta risoluzione, descrizioni in inglese e talvolta traslitterazioni e trascrizioni geroglifiche di una parte dei 700 manoscritti, interi o riassemblati, e oltre 17mila frammenti di papiro, che documentano più di 3000 anni di cultura materiale scritta in sette scritture e otto lingue, conservati nella papiroteca del Museo. Un work in progress volto a rendere accessibile la Collezione papiri dell’Egizio, che è esposta in minima parte.

Home page delle Collezioni online del museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
Sul sito http://collezioni.museoegizio.it i visitatori e studiosi possono consultare una selezione di quasi 3000 dei circa 4000 oggetti della collezione del museo Egizio. Le immagini sono scaricabili e riutilizzabili liberamente sotto licenza Creative Commons CC BY 2.0. Mentre nell’autunno 2021 è iniziata la digitalizzazione dell’archivio storico fotografico del Museo, che custodisce circa 45mila suddivise tra lastre in vetro e su celluloide, stampe ottocentesche e novecentesche, diapositive, che documentano un arco temporale tra la seconda metà dell’Ottocento e i primissimi anni Duemila e che documenta per immagini le Missioni archeologiche italiane dal 1903 al 1937 in 14 località in Egitto, che portarono a Torino oltre 30mila reperti. L’archivio storico fotografico digitale l’anno scorso è stato insignito del Premio Museo Open Culture Italia, ideato da Icom-Italia (International Council of Museum), Wikimedia Italia e Creative Commons Italia. Nell’ambito di questa strategia volta a digitalizzare e a portare sui pc di appassionati e studiosi i reperti dell’antico Egitto, si inserisce la collaborazione con Wikimedia e Creative Commons.
La collaborazione tra Wikimedia Italia e il museo Egizio può essere d’esempio per molti altri musei italiani più cauti rispetto al tema dell’open access. Per facilitarli, Wikimedia Italia ha lanciato “Tutti i musei su Wikipedia”, promosso in collaborazione con ICOM Italia, Creative Commons Italia, il Dipartimento di Economia e Statistica “Cognetti de Martiis” dell’Università di Torino, con il co-finanziamento di Wikimedia Foundation. L’iniziativa ha l’obiettivo di invitare tutte le oltre 3000 istituzioni culturali italiane a collaborare con Wikipedia e i progetti Wikimedia, accompagnandole nell’elaborazione di una Open Access Policy e nella pubblicazione di una selezione di immagini e documenti con strumenti e licenze libere. È rivolta a tutti i musei del territorio italiano, che grazie a questa collaborazione possono raggiungere nuovi visitatori e studiosi attraverso internet.
Napoli. Al museo Archeologico nazionale l’attesa è finita: dopo 50 anni, apre la sezione Campania Romana delle sale monumentali occidentali. Oltre duecento reperti dalle città vesuviane e dall’area flegrea. L’invito del direttore Giulierini
L’attesa è finita. Sono passati 50 anni, mezzo secolo di silenzi che ha mandato nel dimenticatoio una vasta area del museo Archeologico nazionale di Napoli. Ma ora ci siamo. Le sale monumentali dell’ala ovest sono state restaurate e sono tornate a essere popolate di dei e uomini illustri, miti e personaggi. Lunedì 3 aprile 2023, alle 17, aprirà al pubblico la sezione della Campania Romana con oltre duecento reperti dalle città vesuviane e dall’area flegrea. Il “Mann, il tuo museo, mai così grande”: recita lo slogan che accompagna l’invito al pubblico che per l’occasione avrà l’ingresso gratuito.
Ad invitare napoletani e turisti allo storico evento è lo stesso direttore Paolo Giulierini. “È con grande gioia che invito tutta la città di Napoli ma anche tutti i turisti a vedere dopo 50 anni una parte di museo, cioè quella dedicata alla statuaria romana della Campania così come non si è mai visto. Avrete la possibilità di apprezzare grandi statue equestri, e quadrighe in bronzo. Statue colorate e straordinari affreschi. Insomma il meglio dell’archeologia classica a livello mondiale”.

Una fase dell’allestimento della sezione Campania Romana nell’ala occidentale del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Le sale poste al piano terra dell’ala occidentale ospiteranno la nuova sezione dedicata alla Campania romana, che accoglierà oltre duecento reperti provenienti dai principali centri della Campania antica, sia quelli vesuviani come Pompei ed Ercolano, sia i siti flegrei come Cuma, Baia, Pozzuoli sia i centri dell’interno come Capua, oggi Santa Maria Capua Vetere. L’obiettivo dell’esposizione è quello di ricostruire una serie di contesti della prima età imperiale in tutti i loro elementi – sculture, pitture parietali, iscrizioni – così da restituire l’idea non solo dei grandi edifici in cui si svolgeva la vita pubblica – civile e religiosa – ma anche quella della committenza e dei suoi ideali di rappresentazione. Vi troveranno posto, solo per citare alcuni dei materiali previsti, le sculture che ornavano l’anfiteatro dell’antica Capua, le sculture colossali del Capitolium di Cuma, il ciclo di affreschi della basilica di Ercolano e, sempre da Ercolano, la ricostruzione della celebre quadriga in bronzo che costituirà un vero e proprio inedito.
“Pompei. Mestieri e botteghe 2000 anni fa”: il libro di Carlo Avvisati fa emergere la vita quotidiana dei pompeiani con una serie di istantanee raccontate con elegante leggerezza venata di ironia

Copertina del libro “Pompei. Mestieri e botteghe 2000 anni fa” di Carlo Avvisati
Ci sono modi e modi di raccontare l’archeologia e ci sono modi e modi di raccontare Pompei e la storia del suo popolo. Leggere “Pompei. Mestieri e botteghe 2000 anni fa” del giornalista Carlo Avvisati – è stato scritto – è come fare un viaggio indietro nel tempo, si passeggia nelle antiche strade basolate e vicoli contorti della città di Venere; si entra nelle botteghe, si incontrano personaggi semplici ma che hanno fatto la storia della città. Si apprendono le abitudini quotidiane e lo stile di vita. Si respira un mondo antico sepolto da due millenni, ma quanto mai vivo. Il libro “Pompei. Mestieri e botteghe 2000 anni fa” di Carlo Avvisati è uscito nel 2022 per Scienze e Lettere. Come si legge nella prefazione di Andrew Wallace-Hadrill, archeologo classico e accademico britannico, “Carlo Avvisati ha rivolto la sua attenzione, comprendendo, con l’istinto di un giornalista, che le realtà della vita emergono da una serie di istantanee. Gli studiosi sono ora davanti a una sfida: superare il loro disprezzo e studiare più sistematicamente le ricche testimonianze sulla vita commerciale che Pompei offre. Frattanto, i visitatori dell’antico sito profitteranno grandemente della vivace evocazione dell’umile vita romana offerta da questo volume”. E Stefano De Caro, archeologo e giornalista: “Carlo Avvisati, che pure si muove nella tradizione della pompeianistica riesce a sfuggire a questa deriva sia facendo ampio ricorso ai repertori generali di antichità romane sia, e soprattutto, grazie alla poesia. Come i personaggi che descrive nei suoi versi, i suoi Pompeiani non pretendono di farsi modelli di storia e neppure di microstoria locale: raccontati con elegante leggerezza venata di ironia, sono semplicemente uomini e donne, cui toccò di vivere sotto il Vesuvio in un momento drammatico, con affetti e sentimenti umani, e perciò eterni”.
Marano di Valpolicella (Vr). Riapre al pubblico l’area archeologica del Tempio di Minerva grazie ai volontari del CTG Valpolicella Genius Loci. Visite guidate, anche in francese, inglese e tedesco
È primavera. Riapre al pubblico l’area archeologica del Tempio di Minerva di Marano di Valpolicella. Si ricomincia domenica 26 marzo 2023, alle 15. Poi, dalla settimana successiva – e fino ad ottobre 2023 – i volontari del CTG Valpolicella Genius Loci aspettano tutti gli interessati tutti i sabati, le domeniche e i festivi dalle 15 alle 19 per accoglierli nella visita di uno dei più importanti ritrovamenti archeologici del nord Italia. Per poter accedere liberamente all’area archeologica non è necessario prenotare. Inoltre ogni sabato alle 18 è prevista una visita guidata a prenotazione obbligatoria. La durata della visita è di 45 minuti circa ed è possibile lasciare un contributo libero per sostenere la valorizzazione dell’area archeologica. È possibile richiedere una visita guidata anche al di fuori degli orari previsti, anche in lingua inglese, francese e tedesca. Per ogni informazione e per le prenotazioni delle visite guidate: 349.5923868 e info@tempiodiminerva.it.

Visite guidate al Tempio di Minerva al monte Castelòn di Marano di Valpolicella (foto Ctg Valpolicella)
Nel cuore della Valpolicella, tra le valli di Marano e di Fumane svetta l’altura del Monte Castelòn: la sua posizione strategica e panoramica ha destato l’interesse dell’uomo fin dalle epoche più remote. Lungo le sue pendici orientali, fu fondato un tempio dedicato a Minerva. L’eccezionalità storico-archeologica del sito ha generato un grande interesse tra gli studiosi. Tutt’oggi sono aperti molti interrogativi sulla sua origine, sul culto e sull’identità della committenza che fece realizzare un tempio che ha caratteri peculiari.
Parco archeologico di Ostia antica. Ecco “15 Stazioni. Viaggio lungo le antiche strade di Roma con il Teatro Mobile. Via crucis laica nel tempo della Pasqua” lungo Appia, Ostiense, Portuense e Tiburtina
Dal 25 marzo al 2 aprile 2023 il parco archeologico di Ostia antica, in collaborazione con il Teatro Mobile di Roma, presenta un programma di drammaturgie site specific che si inseriscono nel percorso delle “15 stazioni: viaggio lungo le antiche strade di Roma. Via Crucis laica nel tempo della Pasqua”. Sarà possibile partecipare ad un insolito viaggio a tappe-stazioni, uscendo dal centro di Roma, per attraversare l’Area archeologica di Ostia Antica, giungendo a Fiumicino, con i Porti Imperiali di Claudio e di Traiano e con la Necropoli di Porto all’Isola Sacra, sull’asse delle due direttrici delle vie Ostiense e Portuense che collegavano l’antica Roma con il mare. Un percorso di “viaggi con ascolto in cuffia”, con l’inserimento di momenti teatrali e letterari, ispirati alle 15 stazioni della Via Crucis, per la regia di Marcello Cava. Ogni viaggio-stazione sarà una messinscena in prima assoluta, con l’intervento sempre diverso ed originale, di personalità della cultura e dello spettacolo. Eventi gratuiti (durata 1 ora circa) fino ad esaurimento delle cuffie disponibili. Gli eventi sono tutti in movimento, si consigliano calzature comode. In caso di pioggia o di maltempo gli eventi potranno essere rinviati o interrotti. Informazioni e prenotazioni: http://www.teatromobile.eu/15-stazioni/. Ecco il calendario completo.

La necropoli di Porto, all’Isola sacra, nel parco archeologico di Ostia antica (foto mic)
SABATO 25 MARZO 2023: ore 12, Necropoli di Porto all’Isola Sacra. “Viaggio X Di dove sei tu?” con Raffaele Gangale, Antonella Gargano, Piero Marietti, Claudio Molinari, Nicola Pecora e Antonella Sbrocchi. Musica dal vivo Felice Zaccheo con l’intervento di Evelina Meghnagi Il sito è raggiungibile percorrendo via dell’Aeroporto di Fiumicino sino a Via Cima Cristallo e poi Via Pal Piccolo, fino a via Monte Spinoncia 52. PARTECIPAZIONE GRATUITA (posti limitati) CON INGRESSO A PAGAMENTO. Ore 15, area archeologica di Ostia antica. “Viaggio XI Padre perché mi hai abbandonato?” con Raffaele Gangale, Antonella Gargano, Piero Marietti, Claudio Molinari, Nicola Pecora e Antonella Sbrocchi con l’intervento di Evelina Meghnagi e Elisabetta Colla, Flaviana Rossi, Lucia Staccone e con l’intervento di Felice Zaccheo PARTECIPAZIONE GRATUITA (posti limitati) CON INGRESSO A PAGAMENTO.

La cavea del teatro romano di Ostia Antica oggi (foto parco archeologico ostia antica)
DOMENICA 26 MARZO 2023: ore 12, area archeologica di Ostia antica. “Viaggio XII Ecco tua madre” con Raffaele Gangale, Antonella Gargano, Piero Marietti, Claudio Molinari, Nicola Pecora e Antonella Sbrocchi e con l’intervento di Galatea Ranzi PARTECIPAZIONE GRATUITA (posti limitati) CON INGRESSO A PAGAMENTO. Ore 15, area archeologica di Ostia antica. “Viaggio XIII Nelle tue mani” da “Nel Nome della Madre” di Erri De Luca, con Galatea Ranzi, regia Gianluca Barbadori PARTECIPAZIONE GRATUITA (posti limitati) CON INGRESSO A PAGAMENTO.

Il porto di Traiano nella ricostruzione della soprintendenza di Ostia e dell’Università di Southampton
DOMENICA 2 APRILE 2023: ore 12, porti imperiali di Claudio e Traiano. “Viaggio XVI” Domenica delle Palme con Raffaele Gangale, Antonella Gargano, Piero Marietti, Claudio Molinari, Nicola Pecora e Antonella Sbrocchi e con l’intervento di Aureliano Amadei. EVENTO GRATUITO (posti limitati) CON INGRESSO LIBERO (prima domenica del mese). Ore 15, area archeologica di Ostia antica. “Viaggio XVII” Domenica delle Palme con Raffaele Gangale, Antonella Gargano, Piero Marietti, Claudio Molinari, Nicola Pecora e Antonella Sbrocchi e con l’intervento di Gabriele Parrillo. EVENTO GRATUITO (posti limitati) CON INGRESSO LIBERO (prima domenica del mese).
Firenze. A tourismA 2023 anteprima di “Aquilea una guida” di Elena Commessatti, sostenuta da Fondazione Aquileia e PromoTurismoFVG per offrire un nuovo racconto della città

La copertina del libro “Aquileia una guida” di Elena Commessatti (editrice Odos)
L’appuntamento per l’anteprima è un po’ distante da Aquileia, ma in un posto speciale – Firenze – per un’occasione speciale – tourismA 2023. Sabato 25 marzo 2023, alle 16.30, verrà infatti presentata a Firenze nell’ambito di Tourisma – il salone dell’archeologia e del turismo culturale che si tiene al Palazzo dei Congressi di Firenze, la nuova guida sulle meraviglie di Aquileia, scritta da Elena Commessatti, edita dalla libreria turistica editrice Odòs nell’ambito della collana incentro. Aquileia una guida è realizzata con il sostegno di Fondazione Aquileia e PromoTurismoFVG, sarà distribuita nelle librerie di tutta Italia dal 29 marzo e verrà presentata al museo Archeologico nazionale di Aquileia, sabato 15 aprile 2023. Aquileia una guida è un lungo racconto dentro un format identico per tutta la collana, con quattro sezioni principali – ‘Ritratto di città’, ‘Visioni d’autore’, ‘Passeggiate lente’, ‘Il meglio di’ – in cui fanno irruzione le Top 5 in stile Nick Hornby di High Fidelity, cioè i ‘Luoghi del cuore’ di artisti, giornalisti, scrittori che hanno vissuto la città o la vivono, per nascita o per adozione. Hanno offerto la propria classifica dei luoghi del cuore di Aquileia: l’illustratore Francesco Tullio Altan, inventore della Pimpa e la moglie Mara Chaves; Sonia Bergamasco e Cesare Bocci gli attori protagonisti del film La scelta di Maria dedicato al milite ignoto; Luigi (Gigi) Delneri storico calciatore e allenatore; Emilio Rigatti, insegnante e scrittore; Sara Zamparo, Anna Sairu, Raffaella Grasselli, Antonella Comelli e Francesca Benvegnù, guide turistiche poliglotte profonde conoscitrici di Aquileia.

Panorama con papaveri e basilica (foto N. Oleotto)
A firmare le oltre duecentocinquanta pagine dedicate ad Aquileia è Elena Commessatti, scrittrice e giornalista letteraria, si occupa di biografie dimenticate, come quella dell’inventore Arturo Malignani, e di luoghi invisibili che fa vivere in radio (Rai) come sceneggiatrice e conduttrice. Dopo un master in Tecniche della Narrazione alla Scuola Holden, ha vissuto alcuni anni tra redazioni e uffici stampa a Milano. Ha una predilezione per la serialità: la saga noir I libri di Agata Est, dedicata alla vicenda del “Mostro di Udine”, e il format di passeggiate slow Udine “genius loci”. Per Odòs è direttrice editoriale della collana incentro, di cui ha inventato il format, e autrice. Qualche anno dopo Udine una guida, è ora tornata per raccontare Aquileia. Collabora alle pagine culturali del “Messaggero Veneto” dal 1995. Dal 2007 è la voce narrante dell’azienda di furniture design Moroso.

L’infilata delle sale del museo Archeologico nazionale di Aquileia (foto A. Chemollo)
Oltre alle ‘Passeggiate lente’, le guide incentro si caratterizzano per un’accurata ricerca delle fonti, come si legge nelle sezioni ‘incentro alla storia’ e ‘Visioni d’autore’, dove si prendono in considerazione i tanti personaggi che hanno vissuto e raccontato la città. Fedele alla struttura del manuale di viaggio classico, la guida incentro porta con sé lo sguardo preparato e laterale dell’autore che accompagna il turista in tanti rivoli e suggestioni, scoperte e camminate, racconti tra letteratura, musica, teatro, cinema che fanno del libro uno strumento di servizio con un’originale visione d’autore. Le guide incentro hanno formato tascabile, veste grafica accattivante, 16 pagine di fotografie e mappa allegata (42×30 cm) dove sono riportati alberghi e ristoranti/caffè/bar e alberghi in cui fermarsi (segnalati con un puntino colorato) e ogni Passeggiata lenta riporta un close-up sulla parte della piantina da consultare.

Le colonne del foro di Aquileia a veduta d’uccello (foto G. Baronchelli)
“Tanto nel racconto di Aquileia, riconosciuta patrimonio Unesco dal 1998, che vuol dire dell’Umanità, è responsabilità per chi scrive”, così si legge nella prefazione di Elena Commessatti, l’autrice insider de Aquileia una guida, “Perché Aquileia è un mito, e vive in più periodi risorgendo dalle sue rovine come una fenice in una girandola di palingenesi, ma mito rimane, e allora bisogna saperlo spiegare al lettore, senza inganni. Perché Aquileia è una città per la maggior parte invisibile, e allora bisogna volerla raccontare, perché chi ci cammina sopra usi gli occhi della fantasia e si fidi di te. Perché Aquileia vive, certo, ma vive ancora sottoterra e tanto c’è ancora da fare. E allora bisogna saperla evocare, suggerendo i colori giusti, dentro una lunga storia che comincia ancora prima della sua fondazione del 181 a.C., arriva fino a ora e continuerà anche dopo di noi. Le guide incentro propongono un viaggio, assieme agli autori, ricco di aneddoti, leggende, fascinazioni personali che creano percorsi inconsueti e attenti anche al “sentimento” dei luoghi, sempre alla ricerca del genius loci. Sono guide slow per un turista non lento ma esigente che si prende il tempo giusto davanti alle cose belle”.

Ciclovia Alpe Adria tra Grado e Aquileia (foto N. Brollo)
“Abbiamo voluto offrire al visitatore e ai cittadini di Aquileia un nuovo racconto della città”, sottolinea Roberto Corciulo, presidente della Fondazione Aquileia, “uno sguardo accurato e inedito sul suo patrimonio storico e artistico ma anche sulle eccellenze enogastronomiche e sulla bellezza del paesaggio. È stato un lavoro di squadra che ha coinvolto per molti mesi la Fondazione Aquileia e PromoTurismoFVG, con la collaborazione del Comune di Aquileia, del museo Archeologico nazionale, della Basilica di Aquileia e di molti aquileiesi che hanno accolto e accompagnato la scrittrice alla scoperta del territorio”.

Vendemmia di un vigneto storico nell’area archeologica delle Grandi Terme e del Teatro romano di Aquileia (foto N. Oleotto)
“Aquileia negli ultimi anni è cambiata”, dichiara il sindaco di Aquileia, Emanuele Zorino. “La sua grande eredità culturale è sempre più valorizzata e molteplici sono le novità per chi si accinge a scoprirla. Aquileia, luogo dell’anima, andava raccontata quindi con parole nuove ma soprattutto emozionali nell’ottica di riuscire a rendere il compendio del nostro patrimonio unitamente alle tante esperienze che si possono vivere sul nostro territorio. Per questo di concerto con tutti gli enti abbiamo deciso di promuovere la realizzazione di questa guida che è il contenitore della bellezza, della natura, e dei saperi e dei sapori che ad Aquileia un visitatore può scoprire”.
Bibione. Visita guidata con scavo in corso alla villa romana di Mutteron dei Frati. Progetto di indagine e obiettivi da raggiungere dagli archeologi delle università di Ratisbona (Regensburg) e Padova
Un’occasione da non perdere. A tre settimane dalla ripresa delle ricerche archeologiche da parte dei team delle università di Ratisbona (Regensburg) e Padova alla villa romana di Mutteron dei Frati a Bibione, loc. Valgrande (Ve), ecco OPEN DAY: nel pomeriggio di sabato 25 marzo 2025, gli archeologi dei due atenei condurranno una visita guidata gratuita al sito della villa romana in corso di scavo. Durante la visita ci sarà la possibilità di vedere l’equipe al lavoro e di conoscere la storia del sito, tra racconti di vecchie e nuove scoperte archeologiche. È necessario prenotare chiamando l’ufficio I.A.T. di Bibione al numero 0431 444846. Orari inizio visite: 14.30, 15.30, 16.30 (3 turni). La visita dura 1 ora. Ritrovo al parcheggio ristorante Havana, via Baseleghe 2, Bibione (Ve). Lo scavo stratigrafico del sito di “Villa di Mutteron dei Frati” a Bibione (Ve), iniziato il 6 marzo 2023, e che proseguirà fino a fine mese, rappresenta un unicum sia per il suo straordinario stato di conservazione, con strutture preservatesi in elevato anche fino a 2 metri di altezza, sia per le possibilità che offre alla ricerca. Lo scavo interessa una superficie di almeno 60 mq, indagata e documentata da un’equipe internazionale costituita da 20 archeologi, tra responsabili e studenti afferenti alle università di Regensburg (Germania) e Padova, con la supervisione di Alessandro Asta della Soprintendenza. Già lo scorso anno l’Istituto di Archeologia dell’università di Regensburg aveva portato a termine una prima campagna di scavi presso la villa di epoca romana ed ora continua con una seconda sessione di indagini, con la quale si punta a ottenere una mappa di anomalie potenzialmente ricollegabili a strutture presenti nel sottosuolo, così da individuare in modo più preciso l’area da scavare (vedi Bibione (Ve). Conclusa la prima campagna di scavi della villa romana marittima: il team italo-tedesco (università di Ratisbona e università di Padova) ha individuato nuovi ambienti dell’impianto di I sec. d.C. e un ampliamento di epoca tardoantica | archeologiavocidalpassato).

Antica mappa con indicata l’ubicazione della villa romana del Mutteron dei Frati nella “Pigneda” (foto comune san michele al tagliamento)
La Villa di Mutteron dei Frati. L’esistenza del sito è nota fin dalla metà del Settecento. La sua rilevanza è stata segnalata a più riprese, prima dall’avvocato concordiese Dario Bertolini (inizi ‘800) e poi da Aulo Gellio Cassi (anni ’30 del Novecento), un latisanese a cui si deve il primo scavo nell’area del Mutteron dei Frati. Consapevole dell’eccezionalità della scoperta, nel corso degli anni Novanta del secolo scorso la Soprintendenza Archeologica del Veneto ha intrapreso una nuova campagna di scavi che ha messo in luce e reso parzialmente visibili alcuni ambienti decorati della villa. L’interesse per il sito non è mai venuto meno, ma, come spesso accade, la mancanza di risorse non ha consentito la prosecuzione delle attività. Qualche anno fa, però, rispolverando la questione in un momento favorevole per la straordinaria coincidenza di interessi, opportunità e sensibilità, si è avviato un dialogo che ha portato oggi all’avvio di una nuova ed emozionante stagione di ricerche.

6 marzo 2023: inizio seconda campagna di scavo alla villa romana del Mutteron dei Frati a Bibione (foto comune san michele al tagliamento)
Come procedono gli studi. Nella pineta della Valgrande, ai piedi dell’antica duna litoranea che interessa l’area, viene eseguita prima di tutto una campagna di prospezioni geofisiche su una superficie di circa 200 metri quadrati sita nelle immediate vicinanze dei resti della villa romana ancora in parte visibili che sono rappresentate da strutture murarie con affreschi parietali e pavimenti in mosaico. Con questa indagine si punta a ottenere una mappa di anomalie potenzialmente ricollegabili a strutture presenti nel sottosuolo, così da individuare in modo più preciso l’area da scavare. La superficie interessata dallo scavo stratigrafico viene indagata e documentata da un’equipe internazionale costituita da 20 archeologi, tra responsabili e studenti afferenti alle università di Regensburg e Padova. Tra gli specialisti coinvolti il direttore della ricerca, il prof. Dirk Steuernagel (università di Regensburg), affiancato dai direttori scientifici, Alice Vacilotto (università di Regensburg) e la prof. Maria Stella Busana (università di Padova), con la supervisione di Alessandro Asta (soprintendenza ABAP per l’Area metropolitana di Venezia). Responsabile per la documentazione di scavo sarà Lorenzo Cigaina (università di Regensburg), per le indagini geofisiche la prof. Rita Deiana (università di Padova) e per le ricerche geomorfologiche il prof. Alessandro Fontana (università di Padova). Nell’area ci si aspetta di mettere in luce ambienti finora sconosciuti che consentano di integrare la pianta ad oggi nota della villa, ma anche di recuperare dati che permettano di esprimersi con più precisione sull’epoca in cui è stata costruita e abitata, sulle dimensioni che doveva avere, sulla ricchezza dell’apparato decorativo, sui possibili proprietari, sulle attività economiche e produttive che dovevano svolgersi al suo interno, anche in rapporto alle risorse presenti nell’ambiente circostante e alla rete di contatti, via terra e via acqua, che doveva interessarla. In questa prospettiva di ricerca, che mira a delineare anche i caratteri del paesaggio antico di cui la villa era parte integrante, sempre nell’arco del 2023 si eseguiranno carotaggi, analisi sedimentologiche, palinologiche e ricognizioni archeologiche in estensione sia in Valgrande, sia nei territori alle spalle di quest’ultima, in una fascia indicativamente compresa tra il fiume Tagliamento a Est e il canale Nicesolo a Ovest. La volontà è quella di recuperare e fornire un’immagine del paesaggio del passato, da cui si evincano le forme dei luoghi e l’antico quadro insediativo-infrastrutturale, nonché economico, dei territori costieri di più di duemila anni fa. L’intenzione è infatti quella di organizzare da subito delle visite guidate del sito, già in occasione degli scavi, e momenti d’incontro in cui rendere pubblici i risultati e l’avanzamento delle ricerche.

Foto satellitare da Google Earth con l’ubicazione della villa romana al Mutteron dei Frati (foto catalogo beni culturali / mic)
L’importanza del progetto. In termini di ricerca, un progetto di questo tipo è una grande opportunità di conoscenza, sia per il sito direttamente interessato dall’indagine, la villa di Mutteron dei Frati, sia più in generale per la ricerca specialistica riguardante l’architettura, le produzioni, i commerci e il paesaggio d’epoca romana. L’idea progettuale si è concretizzata grazie alla collaborazione tra l’Institut für Klassische Archäologie dell’università di Regensburg, il dipartimento di Beni culturali (dBC) e il dipartimento di Geoscienze dell’università di Padova, all’interesse e al continuo sostegno da parte della soprintendenza ABAP per l’Area metropolitana di Venezia, alla disponibilità, all’interesse e al sostegno della famiglia Ferri De Lazara e di Gianni Carrer e al contributo essenziale della DFG – Deutsche Forschungsgemeinschaft, l’organizzazione pubblica tedesca per la promozione scientifica che ha creduto e finanziato questo progetto di ricerca. Le indagini in programma porteranno auspicabilmente alla scoperta di nuove strutture, rivelando poco per volta la pianta e l’estensione della villa, l’articolazione degli spazi residenziali e produttivi, ma faranno anche luce su aspetti storici, economici, bacini di approvvigionamento dei materiali, sulla particolare fisionomia del paesaggio circostante, di terra e d’acqua, come pure sulla rete dei traffici (fluviali, endolagunari e marittimi) che dovevano animare la fascia costiera altoadriatica in età romana. I numerosi dati raccolti e studiati porteranno a una miglior comprensione delle modalità insediative della fascia costiera e a meglio interpretare altri contesti solo parzialmente noti, contribuendo al contempo a delineare il quadro insediativo, economico e paesaggistico del Veneto Orientale in epoca romana. Lo scavo della villa e la ricerca nei territori circostanti restituiranno alla comunità e ai turisti che ogni anno si riversano sulle spiagge di Bibione racconti dal passato e nuove occasioni di visita, accrescendo l’offerta della località balneare di nuovi punti di interesse storico-archeologico.
Roma. Per “Dialoghi in Curia” incontro, in presenza e on line, con Rüstem Aslan, direttore degli scavi archeologici di Troia in Turchia, su “Troy. Story of a City from Myth to Archaeology” nell’ambito della mostra “Il viaggio di Enea. Da Troia a Roma” al Tempio di Romolo nel Foro Romano
“Troy. Story of a City from Myth to Archaeology” con Rüstem Aslan, direttore degli scavi archeologici di Troia in Turchia, è il nuovo appuntamento della rassegna “Dialoghi in Curia” del parco archeologico del Colosseo, inserito nel ciclo di conferenze attorno alla mostra “Il viaggio di Enea da Troia a Roma” allestita al Tempio di Romolo nel Foro Romano, cui appunto è legato un interessante programma di conferenze e visite guidate mirate all’approfondimento di temi specifici o dei luoghi del parco archeologico del Colosseo legati al mito di Enea. Venerdì 24 marzo 2023, alle 16.30, la Curia Iulia ospita la conferenza “Troy. Story of a City from Myth to Archaeology” di Rüstem Aslan, direttore degli scavi archeologici di Troia in Turchia, che illustrerà la storia del sito e delle indagini che, iniziate più di un secolo fa, hanno stabilito una cronologia fondamentale per lo studio di questa area del Mediterraneo orientale. Introduce Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo. La conferenza sarà tenuta in lingua inglese. Saranno distribuite copie della relazione in lingua italiana. Ingresso da largo della Salara Vecchia, 5. L’evento potrà essere seguito in presenza con prenotazione su https://www.eventbrite.it/e/565153227517 o, in alternativa, in streaming su https://www.facebook.com/parcocolosseo. Successivamente pubblicato su YouTube.

Rüstem Aslan, responsabile dell’area archeologica di Troia
Rüstem Aslan si è laureato all’università di Istanbul, Facoltà di Lettere, Dipartimento di Preistoria. Nel 1988 ha partecipato come studente agli scavi archeologici di Troia iniziati dal prof. dr. M. Osman Korfmann. Dopo gli studi universitari, ha svolto gli studi di master e di dottorato su Troia e Troas sotto la guida del prof. Korfmann all’università di Tubinga (Germania). Dal 1988, oltre al suo lavoro in qualità di archeologo in diverse zone dell’Anatolia (Tekirdag, Urfa, Diyarbakir), ha partecipato ininterrottamente agli scavi di Troia. Dopo la morte del prof. Korfmann nel 2005, è diventato co-direttore degli scavi di Troia per poi divenirne direttore dal 2013. Rüstem Aslan è inoltre docente al Dipartimento di Archeologia dell’università Onsekiz Mart di Çanakkale, autore di numerosi libri e articoli su Troia e Troas in turco, inglese e tedesco, nonché di libri tradotti in inglese e in tedesco.





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