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Napoli. Al museo Archeologico nazionale è arrivata la macchina per rovesciare il mosaico di Alessandro ed esplorarne la parte retrostante e il supporto ligneo: ecco tutti i dettagli della fase esecutiva di un restauro epocale ed indispensabile, visibile al pubblico

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La macchina per il ribaltamento del mosaico di Alessandro è arrivata nel cortile del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

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Alessandro Magno: dettaglio del grande mosaico della battaglia di Gaugamela, proveniente da Pompei e conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

La “grande macchina” è arrivata oggi, 16 ottobre 2023, nel cortile del museo Archeologico nazionale di Napoli. Il restauro del mosaico di Alessandro entra nella fase decisiva. Il mosaico della Battaglia tra Alessandro Magno e Dario di Persia (333 a.C.), capolavoro iconico del Mann e tra i più celebri dell’antichità, è attualmente in restauro nelle sale della collezione Mosaici. Milioni di tessere ed una superficie di eccezionale estensione (5,82 x 3,13 m), proveniente dall’esedra della casa del Fauno, l’opera musiva scoperta nel 1831 è datata tra fine II/ inizi I sec. a.C. Questa speciale macchina è stata progettata per la movimentazione del mosaico, che sarà ribaltato in modo da rendere accessibile il retro dell’opera stessa e indagare lo stato di conservazione del supporto originale.

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Lo spostamento del Mosaico di Alessandro nel museo di Napoli nel 1917 (foto archivio mann)

Un’operazione simile, ma a movimento inverso, ha interessato il “gran musaico” quasi un secolo fa. Con un peso stimato di circa 7 tonnellate, era giunto da Pompei a Napoli, al Real Museo Borbonico, nel novembre del 1844, su un carro trainato da sedici buoi. Nel gennaio del 1845 le casse che lo contenevano furono aperte e l’opera ebbe la sua prima collocazione sul pavimento di una sala al piano terra. Dal 1916 fu spostato e sistemato dove si trova attualmente, a parete, nella sezione Mosaici, con una “macchina” in legno che lo sollevò in posizione verticale.

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La “macchina” per il ribaltamento del mosaico di Alessandro allestita per i collaudi (foto mann)

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I profilati metallici della “macchina” per il ribaltamento del mosaico di Alessandro (foto mann)

Il sistema di movimentazione è costituito da un telaio spaziale di profilati metallici e tiranti di bilanciamento, cui sono ancorate due serie di quattro paranchi ciascuna e relative carrucole di rinvio. Celle di carico e sensori in fibra ottica consentono il monitoraggio continuo delle forze di tiro dei paranchi, in modo da garantire il bilanciamento ad ogni angolo di rotazione e consentire l’eventuale ricalibratura degli sforzi in funzione dello stato deformativo che viene rilevato istantaneamente. La movimentazione sarà manuale, al fine di consentire la continua e costante regolazione delle forze di tiro. Grazie a un cantiere ‘trasparente’ il pubblico e naturalmente la comunità scientifica potranno seguire una nuova ‘grande impresa’, nel nome di Alessandro Magno, che richiederà il ribaltamento della colossale opera.

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Restauratori al lavoro nel 2020 sul grande mosaico di Alessandro al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Marco Pedicini)

Il restauro del mosaico di Alessandro è articolato in più fasi, che vedono l’alternarsi di progettazione ed esecuzione dei lavori, per un tempo di esecuzione complessivamente pari a circa un anno. Mentre la complessa macchina sta lasciando l’officina di produzione, ci troviamo ora nella seconda fase esecutiva, che prevede appunto il ribaltamento del mosaico. A tal fine è necessario in primis assicurare gli ambienti sottostanti la sala 61, che ospita il mosaico, mediante un sistema di puntellatura tale da sostenere il surplus di carichi che andranno ad aggiungersi a quelli ordinari, ovvero il peso del mosaico ribaltato sul pavimento e quello del sistema di movimentazione. La sala 48, quindi, sottostante la 61 e facente parte della nuova collezione della Campania Romana, è stata liberata dalle opere ivi presenti, che sono state temporaneamente allestite nel corridoio 45, in modo da essere comunque fruibili dal pubblico. Nel Salone della Meridiana è stata realizzata una riproduzione del Mosaico, con ricostruzione del contesto della casa del Fauno qui esposto temporaneamente.

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Il grande mosaico della battaglia di Isso tra Alessandro Magno e Dario III dalla Casa del Fauno di Pompei, simbolo del Mann (foto Pedicini Fotografi)

Un restauro epocale e indispensabile. Nata come mosaico pavimentale, l’opera è da oltre un secolo collocata in verticale, scelta fatta in virtù della presunta derivazione iconografica da un dipinto su tavola, ipotesi largamente condivisa dalla comunità scientifica. Dietro la superficie musiva si conservano ancora gli strati di preparazione antichi, ovvero malte realizzate oltre duemila anni fa. Nel corso del tempo il mosaico è stato oggetto di interventi di manutenzione ordinaria, eseguiti prevalentemente dai restauratori del Museo, consistenti in riadesioni puntuali di tessere, velinatura di piccole lesioni che sono andate formandosi, altre operazioni necessarie. Lo stato conservativo è andato, tuttavia, gradualmente peggiorando, ragion per cui da circa una ventina di anni il mosaico è diventato una sorta di ‘sorvegliato speciale’: si sono susseguite indagini diagnostiche e proposte di intervento, finalizzate alla definizione di un restauro complessivo e non più limitato a interventi puntuali.

L’inaccessibilità del retro, infatti, non ha mai permesso di comprendere se e in che misura lo stato di conservazione delle malte originali è connesso ai fenomeni di degrado che si rilevano sulla superficie. Tali fenomeni consistono in: ampia depressione della superficie musiva nella parte centrale del mosaico, stato di generale e diffuso distacco delle tessere e della relativa malta di allettamento dagli strati preparatori sottostanti, rigonfiamenti puntuali in particolare lungo il perimetro, diffuse lesioni soprattutto in corrispondenza della citata depressione centrale. La scelta di intervenire anche sugli strati di preparazione che si trovano sulla parte posteriore del manufatto era pertanto improcrastinabile. Ne consegue che il ribaltamento del mosaico è una operazione propedeutica e necessaria alla esecuzione del restauro, per una conoscenza completa degli strati di sottofondo.

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Attività di diagnostica sul mosaico di Alessandro al Mann (foto Pedicini Fotografi)

La messa in sicurezza. L’attuale stato di fatto e i fenomeni di degrado sussistenti, con particolare riferimento al parziale distacco dagli strati sottostanti, hanno richiesto nel 2021 la messa in sicurezza dell’opera con una velinatura, finalizzata alla stabilizzazione della superficie che, come si desume dai rilievi diretti effettuati, risulta distaccata circa per l’80%. La scelta di una velinatura triplice è legata alla necessità di mettere in sicurezza il mosaico in vista della movimentazione.

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Maria Teresa Operetto, responsabile del restauro del mosaico di Alessandro, mostra al ministro Gennaro Sangiuliano le fasi dell’intervento (foto graziano tavan)

La squadra del restauro. Questa seconda fase, in continuità con la precedente, è condotta prevalentemente con professionalità interne al MiC, ricorrendo ad incarichi esterni solo per le competenze non rinvenibili all’interno dell’Amministrazione, con la collaborazione tra il Mann, l’Istituto Centrale per il Restauro (ICR) e il parco archeologico del Colosseo, nonché per le indagini diagnostiche l’università del Molise e il Center for Research on Archaeometry and Conservation Science (CRACS), organizzazione accademica formata dal Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e delle Risorse (DiSTAR) dell’università di Napoli “Federico II” e il Dipartimento di Scienze e Tecnologie (DST) dell’università del Sannio di Benevento. La progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori sono state invece oggetto di una procedura di gara aperta, a seguito della quale le prestazioni sono state aggiudicate, secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, ad un raggruppamento temporaneo di imprese. Il Progetto esecutivo del sistema di movimentazione meccanica del mosaico è di Studio Berlucchi srl in ATI con Regoli e Radiciotti srl ed Equilibrarte.

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La velinatura che copre il mosaico di Alessandro al Mann (foto graziano tavan)

Il cantiere trasparente. Il mosaico verrà restaurato in situ: il cantiere è stato allestito nelle sale espositive con la perimetrazione delle aree oggetto di intervento (sale 60 e 61) mediante pannellature e porte trasparenti e sarà quindi sempre direttamente visibile al pubblico. Solo nelle fasi in cui le lavorazioni da eseguire siano incompatibili con la presenza di visitatori – montaggio del sistema di movimentazione, uso di soventi, ecc. – le sale saranno chiuse al pubblico, ma sarà comunque garantita la visione delle attività in essere per mezzo di appositi supporti audiovisivi, tra cui un video, già installato, che descrive mediante simulazione tridimensionale le operazioni di ribaltamento del mosaico. Oltre la visione diretta del restauro, parte integrante della mostra stessa, saranno organizzati periodicamente focus con gli esperti. Il costo complessivo dell’intervento è pari a circa 700mila euro, in gran parte finanziato con Fondo Sviluppo e Coesione (Piano stralcio cultura e turismo 2014/2020, Delibera CIPE 3/2016), nella cifra è compresa la sponsorizzazione di 200mila euro offerta dall’emittente giapponese The Asahi Shimbun, prevista nell’ambito della collaborazione tra il Mann e il museo nazionale di Tokyo.

Ostia antica. Nell’area archeologica “Baccanti di Euripide”, visita guidata teatralizzata con l’associazione culturale Metis Teatro

ostia-antica_parco_baccanti-di-euripide_locandinaIl parco archeologico di Ostia antica propone “Baccanti di Euripide”: visita guidata teatralizzata. Appuntamento domenica 15 ottobre 2023, alle 16.30, nel piazzale delle Corporazioni nell’area archeologica di Ostia antica. L’evento è gratuito, compreso nel biglietto di ingresso agli Scavi di Ostia. L’Associazione Culturale Metis Teatro propone un percorso di visite guidate teatralizzate a partire da uno studio su “Baccanti” di Euripide; un’occasione per indagare, sulle tracce del mito, una delle opere considerate il vertice dell’arte euripidea, che vede al centro Dioniso, patrono e autocrate dell’arte tragica, che giunto al momento di diffondere il culto di se stesso in Grecia, si scontra con quanti negano la sua natura divina considerandolo un comune mortale. In scena i personaggi principali del dramma e il coro di Baccanti, le donne di Tebe rese folli dal dio e mandate sul Monte Citerone a celebrarne i riti. Un testo immenso che Euripide ha scritto 2500 anni fa, un testo che parla di parusia di presenza, che pone continuamente lo spettatore in un dialogo con l’ombra e che celebra il teatro come forma possibile da dare all’incoerenza.

Licodia Eubea (Ct). Nella quinta e ultima giornata del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico protagonista la Sicilia, con l’Archeoclub e il documentario siciliano. In serata consegna dei premi ai film in concorso

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Frame del film “Askòs, il canto della Sirena” di Antonio Martino

Il Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct) giunge al gran finale con una giornata, quella di domenica 15 ottobre 2023, in cui insieme ai premi per i film selezionati dal pubblico o dalla giuria tecnica internazionale protagonista è la Sicilia, con lo spazio dell’Archeoclub d’Italia e quello del documentario siciliano. Le proiezioni al Teatro della Legalità iniziano alle 16 con il film in prima nazionale “Walking with Ancients” di Robin Bicknell (Canada 2023, 82’). Alle 17.20, in prima regionale, il film “The time they spent here” di Edward Owles (Regno Unito 2023, 10’). Alle 17.30, in prima internazionale, il film “Askòs, il canto della Sirena” di Antonio Martino (Italia 2023, 62’), che chiude i documentari in concorso.

licodia-eubea_festival-2023_l-archeoclub-si-racconta_locandinaAlle 18.30, per “L’Archeoclub si racconta”, incontro con Angela Roberto, presidente dell’Archeoclub d’Italia di Agrigento – luoghi di Empedocle. La sede si occupa di studio e ricerca, di riqualificazione urbana, del recupero delle tradizioni orali e della storia attraverso l’arte e lo spettacolo, con una particolare attenzione ai beni culturali e paesaggistici. Collabora con l’Ente parco archeologico e paesaggistico Valle dei Templi, con il giardino botanico del Libero Consorzio Provinciale di Agrigento, con l’Arcidiocesi di Agrigento e con i comuni di Agrigento, Porto Empedocle e Realmonte.

licodia-eubea_festival-2023_film-diario-di-uno-scavo_locandinaAlle 19, per la “Finestra sul Documentario Siciliano”, il film fuori concorso “Diario di uno scavo in Sicilia” di Amalda Ciani Cuka ed Eugenio Farioli Vecchioli (Italia 2023, 58’). In uno scavo archeologico lavorano professionisti che parlano uno stesso linguaggio. Ma cosa accade se a scavare con loro ci sono dei minori stranieri e italiani, ospiti di una comunità, giovani che tentano di costruirsi un futuro? Può uno scavo diventare occasione di socializzazione e l’archeologia tema del dialogo? Archeologi, medici, antropologi, studenti e i giovanissimi ospiti di una comunità si ritrovano in Sicilia alla necropoli di Chiaramonte Gulfi per condividere un’esperienza singolare.

Alle 20.30, al Teatro della Legalità, la cerimonia di premiazione. PREMIO “ARCHEOCLUB D’ITALIA”, al film più votato dal pubblico presente in sala. Consegna il premio Angela Roberto, presidente dell’Archeoclub d’Italia di Agrigento.

PREMIO “ARCHEOVISIVA”, al film migliore scelto dalla giuria internazionale di Qualità composta dalla regista greca Dionysia Kopana; Lada Laura direttrice del MFAF, il Festival internazionale del cinema archeologico di Spalato; la regista e sceneggiatrice bolognese Sabrina Monno. Consegna il premio Lada Laura.

PREMIO “ANTONINO DI VITA” – L’ORACOLO, assegnato a chi spende la propria professione nella promozione della conoscenza del patrimonio storicoartistico e archeologico. Consegna il premio Maria Antonietta Rizzo Di Vita, docente di Etruscologia e Antichità italiche, università di Macerata.

Bologna. Al museo civico Archeologico “Bononia racconta. Storie dal lapidario del museo”: un ciclo di tre appuntamenti per conoscere in modo piacevole e coinvolgente le epigrafi, vero e proprio mezzo di comunicazione di massa nell’Antica Roma

bologna_archeologico_bononia-racconta_locandinaAlzi la mano chi non ha mai pensato almeno una volta che leggere le lapidi latine sia un po’ ostico e noioso! Scommettiamo invece che ne può saltare fuori un o splendido viaggio nella storia dell’antica Bononia? Viene annunciata così “Bononia racconta. Storie dal lapidario del museo” la nuova iniziativa promossa dal museo civico Archeologico di Bologna con la collaborazione della Legio XIII Gemina: un ciclo di tre appuntamenti – il 15, il 21 e il 28 ottobre 2023 – per conoscere un bene prezioso dell’antica Bononia e del mondo romano: le epigrafi. Il progetto, curato da Federica Guidi e Marinella Marchesi, si inserisce nelle attività di divulgazione del rilevante patrimonio epigrafico del museo civico Archeologico per avvicinare il pubblico non solo specialistico a una migliore fruizione e comprensione degli oggetti lapidei e delle iscrizioni incise come fonte storica primaria per conoscere la storia sociale e culturale del mondo antico romanizzato, in cui le pietre erano utilizzate come vero e proprio mezzo di comunicazione di massa.

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La Legio XIII Gemina (foto daniele gay, courtesy legio XIII gemina)

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Lapide dei Cornelii (fine del I secolo a.C.), proveniente da San Pietro in Casale (Bologna), località Gavaseto, rinvenuta nel 1533, e conservata al museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei civici)

“Bononia racconta”: domenica 15 ottobre 2023, alle 11, e sabato 28 ottobre 2023, alle 17. Visita guidata gratuita al lapidario con Legio XIII Gemina, Federica Guidi e Marinella Marchesi (museo civico Archeologico): ingresso con biglietto museo. Le archeologhe Federica Guidi e Marinella Marchesi conducono un’insolita visita guidata al lapidario del museo civico Archeologico, con la partecipazione dei rievocatori in costume storico della Legio XIII Gemina che daranno voce e corpo agli antichi abitanti di Bononia, colonia latina fondata nel 189 a.C. La Legio XIII Gemina è un’associazione culturale di rievocazione storica e archeologia sperimentale fondata a Rimini nel 2011. L’associazione deve il suo nome all’omonima e leggendaria legione romana che fu reclutata da Giulio Cesare nel 57 a.C. per la conquista della Gallia e con la quale il grande condottiero varcò il Rubicone.

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Altare funerario con raffigurazione di un legionario (seconda metà del III secolo d.C.), proveniente da Egitto, Nicopolis (Alessandria), cimitero militare della legio II Traiana Fortis, e conservata al museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei civici)

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Lapide di Q. Manilius Cordus (prima metà del I secolo a.C.), proveniente da San Pietro in Casale (Bologna), località Sant’Alberto o San Benedetto. Rinvenuta nel 1502. Conservata al museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei civici)

“Parole, parole, parole. Le iscrizioni latine dalla noia allo storytelling”: sabato 21 ottobre 2023, alle 17. Incontro con Carlotta Caruso (museo nazionale Romano), Valentina Uglietti (dottoressa di ricerca Unibo), Federica Guidi e Marinella Marchesi (museo civico Archeologico). L’incontro si svolge nella Sala conferenze. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. L’incontro riflette sulle potenzialità comunicative delle testimonianze epigrafiche del mondo romano attraverso l’esperienza due narratrici di grande talento: Carlotta Caruso, archeologa del museo nazionale Romano e autrice del libro “101 cose svelate. Le iscrizioni del museo nazionale Romano raccontano Roma” (Dielle Editore, 2022) e Valentina Uglietti, dottoressa di ricerca in epigrafia latina e storyteller. Conducono l’incontro le archeologhe Federica Guidi e Marinella Marchesi, curatrici del recente scenario tematico dedicato al lapidario del museo civico Archeologico sul portale “Storia e memoria di Bologna” curato dall’Area Storia e Memoria del Settore Musei Civici Bologna.

Licodia Eubea (Ct). Alla XIII edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea serata speciale dedicata al film muto a tema archeologico con accompagnamento dal vivo del maestro Salvino Strano. Video con “Gli ultimi giorni di Pompei”

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Lorenzo Daniele, direttore artistico del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea, presenta la serata “Muti in note” con il maestro Salvino Strano (foto graziano tavan)

“Muti in note”: serata speciale venerdì 13 ottobre 2023 alla XIII edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea. In Badia, l’ex chiesa di San Benedetto e Santa Chiara, davanti a un pubblico numeroso e attento, proiezione di film muti di inizio Novecento a tema archeologico accompagnati dal vivo dal maestro Salvino Strano. Presentati “Gli ultimi giorni di Pompei” di Arturo Ambrosio e Luigi Maggi (1908, 17’); “Cabiria” di Giovanni Pastrone (1914, 15’); “Attraverso la Sicilia” di Piero Marelli (1910, 5’); “Un amore selvaggio” di Raffaele Viviani (1912, 20’). In questo video, alcuni stralci del film “Gli ultimi giorni di Pompei” con l’accompagnamento musicale del maestro Strano.

 

Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia ospita nel Giardino centrale il “Filottete” di Sofocle con il progetto Theatron dell’università La Sapienza

roma_villa-giulia_filottete-di-sofocle_locandinaTeatro classico a Villa Giulia sabato 14 ottobre 2023 alle 17. In collaborazione con l’assessorato alla Cultura e i Rapporti con le università del Municipio II di Roma Capitale, il museo nazionale Etrusco ospita nel Giardino centrale di Villa Giulia il “Filottete” di Sofocle, la rappresentazione teatrale prodotta nell’ambito del progetto Theatron – Teatro Antico alla Sapienza. Il progetto dal 2010 produce traduzioni di testi teatrali antichi su cui si basano le relative rappresentazioni. Theatron consta di due laboratori: uno di traduzione, cui partecipano gli studenti del Corso di Laurea magistrale in Filologia, Letterature e Storia del Mondo antico, e uno di messa in scena, cui partecipano gli studenti iscritti alle diverse facoltà che animano l’università Sapienza. Coordinamento Anna Maria Belardinelli. Ideazione e regia Adriano Evangelisti. Evento compreso nel biglietto di ingresso ai giardini della villa al costo di 5 euro (compreso 1 euro a sostegno delle zone alluvionate dell’Emilia Romagna).

Licodia Eubea (Ct). L’incontro con Giorgio Ieranò alla scoperta di Atene è il momento clou della quarta giornata del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico: sei film in programma con una prima internazionale di Massimo D’Alessandro

licodia-eubea_festival-2023_locandinaSei film e l’incontro con Giorgio Ieranò tutti concentrati nel pomeriggio e sera per sabato 14 ottobre 2023, la quarta giornata del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct), organizzato da ArcheoVisiva con la collaborazione dell’Archeoclub d’Italia di Licodia Eubea. La mattina, infatti, la mattina è dedicata, con escursioni guidate a piedi e in bicicletta nell’hinterland di Licodia Eubea, alla scoperta di paesaggi e sapori locali, grazie alla collaborazione con le realtà produttive del territorio.

licodia-eubea_festival-2023_film-zakros_locandinaL’appuntamento con le proiezioni è alle 16 al Teatro della Legalità. Apre il film, in prima regionale, “Krošnja. Tree crown” di Predrag Todorovic (Serbia 2022, 15’). Alle 16.15, in prima nazionale, il film “Zakros” di Filippos Koutsaftis (Grecia 2023, 100’). Alle 18, in prima regionale, il film “Looking into Hellenistic Pergamon” di Serdar Yılmaz (Turchia 2020, 5’). Alle 18.15, chiude la sessione pomeridiana, in prima internazionale, il film “Uomini e dei. Il mare e il sacro” di Massimo D’Alessandro (Italia 2023, 43’).

licodia-eubea_festival-2023_incontro-con-ieranò_locandina“L’incontro con l’Autore”, alle 19, ci porta a conoscere Giorgio Ieranò, docente di Letteratura Greca all’università di Trento e fine narratore dell’Antico, che presenta il suo libro “Atene. Il racconto di una città” (Einaudi 2022). Un libro per chi vuole andare oltre la Grecia da cartolina: un arabesco di narrazioni storiche e mitologiche che delinea il ritratto di una città impareggiabile. Atene non è una città come le altre. Fin dall’antichità è stata trasfigurata in un mondo ideale, elevata a luogo dello spirito, e poi celebrata come la culla della democrazia, della filosofia, del teatro. Giorgio Ieranò racconta la millenaria avventura della città attraverso alcuni luoghi simbolo. Invita a guardare da prospettive inconsuete i monumenti più noti, ma guida anche alla scoperta di siti meno celebrati: l’antico cimitero del Ceramico, dove Pericle pronunciò il suo discorso per i caduti in guerra, o gli angoli più nascosti della Plaka, con le sue chiese bizantine e i suoi palazzi neoclassici.

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Giorgio Ieranò, grecista

Giorgio Ieranò lavora all’università di Trento dal 1994 dove ha insegnato discipline legate al mondo classico. Ha scritto per svariati periodici e quotidiani nazionali (Panorama, l’Europeo, Il Mondo, Carnet) e ha collaborato con i programmi di Radio 24 di Rai Storia. Attualmente collabora con le pagine culturali del quotidiano La Stampa e con l’inserto Tuttolibri.

Dopo l’Aperitivo in Badia, le proiezioni riprendono con il film in prima regionale “Stonebreakers” di Valerio Ciriaci (Stati Uniti-Italia 2022, 70’). Chiude la serata, alle 22.15, in prima regionale, il film “Malafede” di Chiara Borsini, Marialuisa Greco, Paolo Corazza (Italia 2023, 25’).

Ravenna. Per la Notte d’Oro, riapre al pubblico il Palazzo di Teodorico con la nuova illuminazione esterna

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Il Palazzo di Teodorico a Ravenna con la nuova illuminazione esterna (foto drm emilia-romagna)

Sabato 14 ottobre 2023, alle 20, in occasione della Notte d’Oro del Comune di Ravenna, verrà riaperto al pubblico il Palazzo di Teodorico con la presentazione del nuovo impianto di illuminazione esterna. L’apertura serale del monumento, dalle 20 alle 23, prevede alle 21 l’inaugurazione alla presenza anche del direttore regionale Musei Emilia-Romagna, Giorgio Cozzolino, e degli assessori comunali coinvolti. Tutta la cittadinanza è invitata alla presentazione di questo intervento che contribuisce a riqualificare un intero contesto urbano di grande importanza storica e artistica. Al termine, buffet del Ristorante il Passatore offerto dalle imprese esecutrici. Da sempre illuminata di riflesso dalla sola luce stradale, la suggestiva quinta archeologica che affaccia su via di Roma, una delle strade più importante del centro storico, è finalmente sottolineata dal nuovo progetto illuminotecnico che ha avuto la consulenza di Francesco Ambrosino, light design di lunga esperienza nell’ambito della valorizzazione dei beni culturali romani, quali i Fori imperiali e Palazzo Valentini. Il Palazzo di Teodorico costituisce, insieme all’adiacente chiesa palatina di Sant’Apollinare Nuovo, la testimonianza più significativa dell’area imperiale di Ravenna, ed è destinato a diventare il centro di documentazione degli studi fatti nel secolo scorso sullo scavo archeologico dell’area palaziale che si estendeva fino alla odierna stazione.

Roma. Tutti i week end fino a dicembre si può visitare il complesso della Basilica di Sant’Ippolito all’Isola Sacra (Fiumicino). Accesso gratuito

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Il complesso della Basilica di Sant’Ippolito all’Isola Sacra (Fiumicino) dominato dal campanile romanico (foto ssabap roma)

Fino al 10 dicembre 2023, tutti i weekend d’autunno è possibile visitare il complesso della Basilica di Sant’Ippolito all’Isola Sacra (Fiumicino) dalle 11 alle 14.30. Fa parte del percorso di visita anche il piccolo ma prezioso Antiquarium, nel quale sono esposte le iscrizioni rinvenute negli scavi della basilica paleocristiana attigua e dove campeggia il ciborio in marmo di IX secolo d.C., che fu rinvenuto smontato all’interno della basilica e che è stato rimontato già negli anni ’70, dopo la sua scoperta. L’accesso al complesso di Sant’Ippolito, all’Antiquarium e alla cappella del Conventino è gratuito. La soprintendenza speciale di Roma consiglia di abbinarlo alla visita della Necropoli di Porto all’Isola Sacra, dalla quale dista poche centinaia di metri.

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Veduta aerea del complesso della Basilica di Sant’Ippolito all’Isola Sacra (Fiumicino) (foto ssabap roma)

Il complesso archeologico di Sant’Ippolito è costituito da una basilica paleocristiana, da un sistema di cisterne romane sotterranee e dal Conventino medievale, su cui svetta l’imponente campanile romanico che ancora oggi domina e caratterizza il paesaggio urbano, ben visibile anche dalla viabilità principale che scorre verso l’Aeroporto di Fiumicino. Il complesso basilicale è legato al ricordo del martire Ippolito, patrono di Fiumicino, celebrato annualmente il 5 ottobre con una liturgia di commemorazione che si svolge proprio all’interno della basilica paleocristiana. A rendere certa l’intitolazione della basilica paleocristiana al martire Ippolito è il rinvenimento, negli anni ’70 del Novecento, del sarcofago del santo, riportante il nome, il che dà prova documentaria a quella che fino a quel momento era stata un’intitolazione basata sulla tradizione.  Negli anni ’70 vennero in luce anche gli elementi architettonici pertinenti al ciborio, il quale fu rinvenuto smontato e sistemato da una parte già tra il XII e il XIII secolo. Questa è l’epoca cui risale l’ultima frequentazione della basilica. Essa d’altro canto ebbe storia molto lunga: costruita alla fine del IV secolo d.C. fu ampliata tra la fine del V e gli inizi del VI secolo e ulteriormente modificata nell’XI secolo.

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Il ciborio in marmo dell’IX secolo nell’antiquarium del complesso della Basilica di Sant’Ippolito all’Isola Sacra (Fiumicino) (foto ssabap roma)

Risale al IX secolo il ciborio marmoreo che doveva monumentalizzare l’altare e che oggi è rimontato nel piccolo antiquarium annesso alla basilica, nei locali del Conventino: le lastre che lo compongono sono decorate con tralci di vimini, mentre l’elevato è assicurato da eleganti colonnine lisce e capitelli marmorei. Nell’Antiquarium è conservata anche l’iscrizione che cita il martire Ippolito. Al XII secolo risale la risistemazione dell’altare in muratura all’interno della basilica, ma anche la costruzione della torre campanaria del futuro conventino che sorgerà accanto alla basilica e che sopravviverà anche quando l’edificio di culto sarà abbandonato.

Nasce la Grande Pompei. Con una festa aperta a tutta la popolazione a Villa Regina di Boscoreale. Il parco archeologico di Pompei diventa un parco diffuso di cui fanno parte le aree archeologiche di Pompei, Boscoreale, Oplontis e Stabia e tutto il territorio circostante: biglietto unico, navetta gratuita tra i siti, riapertura dell’Antiquarium di Boscoreale, nuova illuminazione per la Villa dei Misteri

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Ultimi ritocchi alla sala dedicata ai ritrovamenti a Civita Giuliana nel “nuovo” Antiquarium di Boscoreale (foto parco archeologico pompei)

È tutto pronto, oggi venerdì 13 ottobre 2023 nasce la Grande Pompei. Il parco archeologico di Pompei diventa un parco diffuso di cui fanno parte le aree archeologiche di Pompei, Boscoreale, Oplontis e Stabia e tutto il territorio circostante. Ci sarà un unico biglietto, valido per tre giorni, percorsi di visita integrati, navette gratuite per i visitatori, che collegano tutto il giorno i siti. Riaprono l’Antiquarium di Boscoreale (con una sala dedicata agli scavi in corso nella villa suburbana di Civita Giuliana, con il carro cerimoniale rinvenutovi nel 2021) e le ville di Stabia; dopo il restauro delle coperture, la villa dei Misteri avrà un impianto di illuminazione, alimentato con tegole fotovoltaiche simili a quelle antiche.

Appuntamento alle 17.30 all’antiquarium di Boscoreale per l’illustrazione del nuovo piano di fruizione e offerta di visite. Tutta la popolazione è invitata. E alle 19, festa di inaugurazione con musica e aperitivo nell’adiacente Villa Regina, in collaborazione con il Comune di Boscoreale. Dieci giorni fa, proprio per coinvolgere il quartiere di Boscoreale all’interno del quale sorge il sito archeologico, il direttore Gabriel Zuchtriegel ha fatto una passeggiata al di fuori del sito per andare a invitare personalmente gli abitanti del paese.

“Buonasera cari amici”, esordisce Zuchtriegel, “sono qui a Villa Regina a Boscoreale, a fianco c’è l’Antiquarium che noi andremo a riaprire il 13 ottobre 2023. Andremo a inaugurare la Grande Pompei. Pompei diventa un unico grande parco con delle navette che girano in continuazione tra i vari siti, con un unico biglietto, con una nuova illuminazione anche della Villa dei Misteri. Dunque tante novità. E abbiamo deciso di festeggiare questo traguardo qui a Villa Regina con una bella festa dove vi vogliamo tutti invitare. E oggi volevo fare con voi una piccola passeggiata qui fuori in un quartiere intorno al sito: sono palazzi abitativi con i quali forse il sito non dialoga ancora come potrebbe. Noi abbiamo detto: proprio perché è un quartiere forse anche con le sue difficoltà, vogliamo festeggiare proprio lì. E di questo ringraziamo anche il sindaco di Boscoreale che ha subito dichiarato di sostenere questa nostra idea. Quindi faremo una festa insieme, Comune e Parco archeologico, tutto il territorio, le associazioni, le autorità, ovviamente le scuole saranno invitate. Io mi ricordo il posto perché quando anni fa lavoravo come collaboratore al Grande Progetto Pompei venivo spesso qui a Boscoreale perché facevano le riunioni sul piano della conoscenza. C’è un campo sportivo, bambini che giocano. L’archeologia che cosa può dare a questo contesto? Come possiamo contribuire a rendere la vita delle persone più ricca, più stimolante? Non che non lo sia già – non voglio assolutamente giudicare -, ma io penso che i musei, i parchi archeologici, noi dobbiamo essere questo: un punto di riferimento anche sociale”.