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Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione del libro “Lettere di Ludwig Pollak a Wilhelm Froehner 1903-1925”, a cura di Sylvia Diebner e Orietta Rossini: il Novecento visto attraverso le lettere di Ludwig Pollak. Agente di primo piano sul mercato archeologico romano

roma_villa-giulia_libro-lettere-di-ludwig-pollack-a-wilhelm-froehner_copertinaUn libro e un video per celebrare il Giorno della Memoria al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Appuntamento mercoledì 31 gennaio 2024, alle 17.30 in sala della Fortuna. Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti. Per info e prenotazioni: mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it. Presentazione del libro “Lettere di Ludwig Pollak a Wilhelm Froehner 1903-1925”, a cura di Sylvia Diebner e Orietta Rossini (Gangemi editore, 2024). L’incontro sarà introdotto e moderato da Maria Paola Guidobaldi, conservatrice delle collezioni museo ETRU. Intervengono Olga Melasecchi, direttrice del museo Ebraico di Roma; Elena Cagiano de Azevedo, direzione generale Musei del MiC; Orietta Rossini e Sylvia Diebner, curatrici del volume. Il libro: “Il Novecento visto attraverso le lettere di Ludwig Pollak. Agente di primo piano sul mercato archeologico romano, scrive lungo un ventennio al suo venerato amico e maestro Wilhelm Froehner, in un periodo di grandi cambiamenti che spostano l’asse del commercio antiquario mondiale dall’Europa all’America, spazzando via una generazione di magnati e collezionisti del Vecchio Continente. L’immediatezza delle lettere, il loro carattere allo stesso tempo colto e confidenziale ne fanno una fonte primaria che non interessa solo la storia dell’archeologia, ma intreccia note intime, indiscrezioni su famosi archeologi e mercanti di antichità, notizie su movimenti di opere d’arte con osservazioni sul clima politico di un’epoca segnata dalla guerra e dai genocidi”. Al termine dell’incontro, proiezione del video di Maria Paola Guidobaldi “VENTI MINUTI”. Per non dimenticare il 16 ottobre 1943.

Pompei. È on line il primo volume di E-journal degli scavi di Pompei, con gli articoli scientifici sulle più importanti scoperte del 2023. Zuchtriegel: “Usiamo la rete per diffondere tempestivamente e in formato digitale i dati che continuamente emergono dagli scavi e dalle ricerche in corso a Pompei e nel territorio circostante: base scientifica alla divulgazione mediatica. Pompei si conferma all’avanguardia dell’archeologia del XXI secolo”

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La copertina del primo volume di E-journal degli scavi di Pompei, con gli articoli pubblicati nel 2023 (foto parco archeologico pompei)

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Autorità alla Casa delle Nozze d’Argento: in primo piano, da sinistra, Massimo Osanna, Luigi Ferraris. Giorgia Meloni, Gennaro Sangiuliano e Gabriel Zuchtriegel (foto parco archeologico pompei)

Linea diretta scientifica con i cantieri di scavo a Pompei. Dalle vittime trovate nell’insula dei Casti Amanti alla natura morta con xenia dalla casa della Regio IX, dalle ricerche a Villa San marco di Stabia al Larario della Regio IX, dal panificio di Rustio Vero alle nuove scoperte nella Casa di Leda. Come? Su E-journal degli scavi di Pompei. Quindi on line, ovviamente, grazie alle nuove tecnologie. “Quando iniziarono gli scavi a Pompei, nel 1748”, ricorda il direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, “era persino vietato prendere appunti e fare disegni senza apposita autorizzazione da parte della corte borbonica. Oggi il parco archeologico di Pompei, istituto dotato di autonomia scientifica e gestionale del ministero della Cultura, pubblica i dati scientifici da nuovi scavi e ricerche on-line in un’apposita rivista digitale, l’E-Journal degli scavi di Pompei, spesso mentre le indagini sul campo sono ancora in corso. Una scelta di trasparenza radicale, che risale a maggio scorso”. Ora i primi nove articoli, pubblicati nel corso dell’anno 2023 in occasione di importanti scoperte sul sito web del Parco Archeologico (al link all’E-Journal: http://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/raccolta-e-journal-2023/) sono stati raccolti in un unico volume – sempre in formato digitale. “La rete sta cambiando il nostro modo di vivere e l’archeologia non si potrà sottrarre a questa trasformazione”, dichiara Zuchtriegel. “Ora il nostro compito è di gestire la trasformazione digitale in maniera proattiva per svilupparne l’enorme potenziale. Tramite l’E-Journal e la nostra piattaforma http://open.pompeiisites.org, oggi possiamo raggiungere un livello di accessibilità dei dati inimmaginabile nel passato, e possiamo condividere i dati quasi in tempo reale. Tutto ciò cambierà il modo di fare archeologia: si va verso un modello di conoscenza collettiva e connettiva, supportata in futuro anche da strumenti di Intelligenza Artificiale che, come ha detto il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, va concessa e dominata. Pompei si conferma all’avanguardia dell’archeologia del XXI secolo”.

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Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, con una delle statuette trovate durante lo scavo nella Regio V di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Ecco l’editoriale, a firma del comitato di redazione Valeria Amoretti, Giuseppe Scarpati, e del direttore Gabriel Zuchtriegel, che introduce al primo volume dell’E-Journal, appena pubblicato. Il primo volume delle Notizie degli Scavi di Antichità uscì nel 1876, grazie soprattutto a un archeologo e manager della cultura con una grande visione: Felice Barnabei. Nato nel 1842 nel piccolo borgo di Castelli in provincia di Teramo, nel 1875 diventa il segretario del direttore generale dei Musei e degli Scavi, Giuseppe Fiorelli, al quale succederà nel 1896. Nel decennio precedente, dal 1865 al 1875, mentre Fiorelli dirigeva gli scavi di Pompei, Barnabei aveva insegnato latino e greco presso il Convitto Nazionale di Napoli: un’occasione per il giovane studioso di occuparsi anche dell’archeologia delle città vesuviane e non solo. La finalità di Notizie degli Scavi, rivista annuale pubblicata dall’Accademia dei Lincei, è semplice ma avrà un grande seguito, che continua fino ai giorni nostri: pubblicare tempestivamente i risultati delle indagini archeologiche in corso su suolo italiano, mese per mese, regione per regione. Il valore di tale iniziativa è inestimabile: chi è del settore sa quanto preziosa sia la rassegna annuale di nuove scoperte, e quanto ci mancherebbe oggi in termini di conoscenza e dati se l’idea di Barnabei non fosse divenuta realtà. Un periodico, con la possibilità della soscrizione, all’epoca era il mezzo più rapido e più efficace per diffondere le novità nelle biblioteche di università e studiosi in tutta l’Europa e oltre. Era l’internet di allora. Perciò, portare avanti la visione di Barnabei e Fiorelli oggi vuol dire usare la rete per diffondere tempestivamente e in formato digitale i dati che continuamente emergono dagli scavi e dalle ricerche in corso a Pompei e nel territorio circostante. È con questo obiettivo che nel 2023 il parco archeologico di Pompei ha fondato l’E-Journal degli Scavi di Pompei, a seguito di un confronto con il Consiglio Scientifico dell’ente. Il titolo è un voluto omaggio al “Giornale degli Scavi di Pompei” di Fiorelli. Con la fondazione della rivista online si è voluto aggiungere una base scientifica alla divulgazione mediatica di nuove scoperte, avvenute sia nell’ambito di interventi seguiti dal Parco sia nel corso di progetti di università italiane e straniere. Una divulgazione che corrisponde a un’esigenza giusta di trasparenza e informazione della comunità, che finanzia con fondi pubblici e con i biglietti d’ingresso il proseguimento delle ricerche.

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Il mulino e le tracce del passaggio di schiavi e animali nel panificio-prigione scoperto nella Casa di Rustio Vero nella Regio IX, insula 10, civico 1, a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Da maggio 2023, la diffusione delle importanti novità archeologiche è sempre accompagnata dalla messa in rete di un primo inquadramento scientifico dei dati emersi sul nostro E-Journal. In tal modo, il parco archeologico di Pompei si è allineato con le best practices della ricerca scientifica, dove è uso annunciare nuove scoperte contestualmente alla pubblicazione in rivista accreditata e sottoposta a controllo di qualità. Il comitato scientifico dell’E-Journal degli Scavi di Pompei, presieduto dal direttore del parco pro tempore, è composto dai funzionari archeologi, architetti, antropologi, restauratori e ingegneri del sito. Ciò non solo è una garanzia della qualità scientifica pluridisciplinare dei contributi, ma vuole essere anche un segnale: i musei e i parchi archeologici, da statuto ministeriale, hanno tra i loro compiti anche quello della ricerca. Coinvolgere i funzionari nella gestione della rivista è un tentativo di dare corpo a questa missione dei nostri enti e di valorizzare le competenze all’interno dell’amministrazione. Ovviamente questo non significa una chiusura verso il mondo dell’università, che anzi speriamo di avere sempre al nostro fianco nella realizzazione di una prassi archeologica all’altezza della società del XXI secolo: l’E-Journal per noi vuol dire archeologia trasparente, democratica, condivisa e accessibile per tutti e su tutti i livelli in tempi brevi. Ringraziamo tutti i funzionari del parco archeologico di Pompei, i collaboratori che ci hanno supportati in questa nuova impresa, i professori che ci hanno sostenuti e consigliati mettendo a disposizione la loro esperienza. Ringraziamo inoltre l’Ufficio Stampa del Parco, e tutti coloro che, moralmente e fattivamente, hanno contribuito alla nascita dell’E-Journal”.

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale presentazione del recente vincolo di tutela paesaggistica del “Sentiero del Brigante” in Aspromonte

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“Il Sentiero del Brigante” in Aspromonte è sottoposto a vincolo paesaggistico (foto mic)

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Segnaletica del Sentiero del Brigante in Aspromonte (foto mic)

“Il Sentiero del Brigante” in Aspromonte dal 18 dicembre 2023 è sottoposto a vincolo paesaggistico, con decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Anno 165° – Numero 2 di mercoledì 3 gennaio 2024 che dichiara il sentiero “di notevole interesse pubblico immobili e aree ricadenti” su un territorio che tocca ben 31 comuni, tra la provincia di Reggio Calabria e Vibo Valentia, e ora sottoposti a tutela. Un percorso lungo trent’anni, il cui risultato racconta lo straordinario, costante, appassionato impegno del mondo associazionistico, con in testa il Gruppo Escursionisti d’Aspromonte (GEA) e la delegazione reggina del Fondo per l’Ambiente Italiano (FAI), e la dedizione e competenza del personale della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia, quanto l’altrettanto straordinaria sinergia concretizzatasi tra associazioni e istituzioni. Martedì 30 gennaio 2024, alle 10, nella sala conferenze del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria presentazione congiunta di soprintendenza ABAP RC e VV, FAI e GEA (Gruppo Escursionisti d’Aspromonte) sul recente vincolo di tutela del “Sentiero del Brigante”. Interverranno: Fabrizio Sudano, direttore MArRC, nel ruolo di già soprintendente ABAP RC e VV; Rita Cicero, funzionaria soprintendenza ABAP RC e VV (che ha istruito la pratica del vincolo e ne ha seguito tutto l’iter con i suoi collaboratori); Rocco Gangemi, delegato Ambiente FAI Calabria; Alessandro Alati, presidente GEA (Gruppo Escursionisti d’Aspromonte); Dina Porpiglia, capo delegazione FAI RC. “Un risultato straordinario, frutto della sinergia tra istituzioni e associazioni”, dichiara Fabrizio Sudano. “Un dialogo costruttivo e duraturo nel tempo che ha avuto come fine ultimo la tutela e la valorizzazione del “sentiero” quale emblema del patrimonio culturale “di comunità” su scala vasta. Un approccio che porto con me nella direzione del MArRC, per un museo plurale e aperto al territorio”.

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La mappa del Sentiero del Brigante in Aspromonte (foto mic)

calabria_sentiero-del-brigante_mappa-del-percorso_escursionisti_foto-micIl Sentiero del Brigante si estende lungo 140 km, dall’Aspromonte alle Serre, attraversa 2 province, incrocia 31 Comuni e 5 centri storici delle province di Reggio Calabria e Vibo Valentia, anch’essi tutelati dal punto di vista paesaggistico che rappresentano i fulcri nodali di percezione del paesaggio urbano del contesto che si sta tutelando: Fabrizia, Mongiana, Bivongi, Serra San Bruno e Santo Stefano in Aspromonte. Il provvedimento oltre a tutelare gli aspetti naturalistici, protegge anche centri storici attraverso regole qualitative condivise per la gestione delle trasformazioni in atto e future. Il “Sentiero del Brigante” è inserito nell’Atlante Digitale dei Cammini d’Italia del Ministero della Cultura ed è un insieme paesaggistico di eccezionale bellezza il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e umani e dalle loro interrelazioni. La ricca vegetazione boscosa, le innumerevoli sorgenti, i molteplici belvedere, le caratteristiche costruzioni rurali, insieme al grande valore storico-identitario dei centri storici che attraversa, concorrono a formare numerosi quadri di suggestiva bellezza panoramica e un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale. Il Sentiero del brigante è un percorso culturale che passo dopo passo diventa esperienza di conoscenza dei luoghi e di protezione dell’ambiente, della cultura e delle tradizioni, diventa promozione delle risorse del territorio e sistema turistico alternativo e integrato. Si caratterizza infatti per il suo grande interesse naturalistico grazie alla presenza di foreste, torrenti, ruscelli, cascate, paesaggi alpestri e mediterranei, insediamenti rurali, dimore nobiliari, centri abitati, emergenze architettoniche, siti di archeologia industriale. Dotato di segnavia di colore rosso-bianco-rosso nelle due direzioni di marcia, identificato dalla sigla SB, attraversa il parco nazionale dell’Aspromonte e il parco regionale delle Serre. Da Gambarie a Carmelia, si articola in varie tappe, Zervò, Trepitò, Passo del Mercante, Passo della Limina, Mongiana, Bivongi, fino a Stilo, con strutture d’accoglienza lungo il cammino o nelle sue immediate vicinanze e può essere percorso a piedi, in mountain bike o a cavallo ed è indicato in alcuni tratti per le attività didattiche. Dall’inizio alla fine il sentiero incontra numerosi siti di grande interesse, antiche dimore nobiliari, strutture fortificate, resti archeologici, boschi ricchi di biodiversità, viste emozionanti, villaggi caratteristici e diventa così accoglienza del popolo dei viaggiatori.

Padova. Per l’inaugurazione della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’università lezione di Gabriel Zuchtriegel su “Pompei, la città incantata. Esercizi di empatia con il passato”. A seguire il convegno “Nel segno del tempo”. Ecco il programma

padova_maldura_scuola-specializzazione-beni-culturali_lezione-inaugurale-gabriel-zuchtriegel_locandina (002)Il direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, sarà l’ospite d’onore dell’inaugurazione della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici (A.A. 2023/2024) e delle Giornate di Studio organizzate dalla stessa Scuola “Nel segno del tempo: l’archeologia attraverso alterazioni resistenze e fratture”, con la lezione inaugurale “Pompei la città incantata. Esercizi di empatia con il passato”. Zuchtriegel rifletterà sul significato dell’archeologia e della storia dell’arte attraverso la scoperta delle rovine di Pompei: un esercizio di empatia con il passato per costruire un ponte tra noi e gli antichi. Appuntamento lunedì 29 gennaio 2024, alle 9, nell’aula magna di Palazzo Maldura, in piazzetta Gianfranco Folena 1 a Padova. Sono invitati a partecipare assegnisti, dottorandi, specializzandi, studenti dei corsi di Laurea e tutti gli interessati. Si inizia alle 9 con l’inaugurazione della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici (A.A. 2023/2024): i saluti istituzionali e l’introduzione sono affidati alla prof.ssa Giovanna Valenzano (direttrice del dipartimento dei Beni culturali) e alla prof.ssa Maria Stella Busana (direttrice della Scuola di Specializzazione in Beni archeologici). Quindi alle 10, la lezione di Gabriel Zuchtriegel “Pompei, la città incantata. Esercizi di empatia con il passato”. “Perché oggi ci interessa l’antichità?”, si chiede Zuchtriegel. “Cos’ha da raccontarci e cosa racconta di noi? Cos’è che rende significative le scoperte archeologiche di cui ogni tanto si parla nei media? Per capirlo dobbiamo consentire a noi stessi di entrare in contatto con la nostra storia personale e la nostra emotività. Senza di esse, del resto, non esisterebbero né archeologia né storia dell’arte, o qualsiasi altra forma di storiografia, semplicemente non avrebbe senso…Considerandolo così, il passato non è affatto passato: noi che torniamo sempre a riscoprirlo e a raccontarlo, ci siamo dentro”.

padova_maldura_scuola-specializzazione-beni-culturali_convegno-nel.segno-del-tempo_locandina (002)Convegno “Nel segno del tempo”. Lunedì 29 gennaio 2024. PRIMA SESSIONE: Rappresentazioni in mutamento. Tradizioni, influenze e innovazioni. Modera: prof.ssa Monica Salvadori. 11.20, Annalaura Pegoraro (università di Padova) “Dal Protogeometrico B all’Orientalizzante: persistenze e innovazioni nello stile decorativo della ceramica cretese di VII secolo a.C.”; 11.40, Giulia Lucia De Grazia (università di Bologna) “Attestazioni ricorrenti di tipologie di cane in Etruria tra VIII e IV secolo a.C.”; 12, discussione. Dopo la discussione, il Convegno si sposterà nella sede di Palazzo Liviano (piazza Capitaniato, 7), dove è prevista la pausa pranzo dalle 13 alle 14. SECONDA SESSIONE: Forme tecniche del cambiamento. Tradizioni artigianali, processi produttivi e innovazioni tecnologiche. Modera: prof. Massimo Vidale. 14, Luana Tesoro (università di Bari “Aldo Moro”) “Lebetes gamikòi: problemi morfologici”; 14.20, Gabriele Viola (università di Pisa) “Continuità e discontinuità nelle opere idrauliche vicino orientali, dall’Età del Ferro a Roma”; 14.40, Giulia Felicia Sammarco (università di Genova) “Continuità e mutamenti nelle pratiche della concia delle pelli, dall’Antichità ad oggi: analisi delle tracce archeologiche e dei comportamenti”; 15, Alice Andrea Rappelli (università di Pisa) “La continuità nelle opere di estrazione e trasporto nei bacini lunensi-carraresi”; 15.20, discussione; 15.40, pausa caffè. TERZA SESSIONE: Il sacro nel tempo. Riflessioni su usi, costumi e pratiche rituali. Modera: prof. Jacopo Bonetto. 16, Samira Ranzato (università di Padova) “Il deposito votivo di Corte Lazise (Villabartolomea, VR). Le trasformazioni dei codici di autorappresentazione delle élites guerriere dell’area nord-padana tra ciclo storico delle terramare e sistema Frattesina”; 16.20, Marco Capurro (università di Napoli “L’Orientale”/università di Salerno) “Il culto di Zeus Agoraios nell’isola di Creta: un riesame delle attestazioni archeologiche ed epigrafiche ad oggi note”; 16.40, Ginevra Coppola (università di Bari “Aldo Moro”) “I costumi funerari come indicatori dei mutamenti nella società peucezia fra IV e III secolo a.C.”; 17, discussione.

Martedì 30 gennaio 2024. Sala Sartori – Palazzo Liviano. QUARTA SESSIONE: Paesaggi in trasformazione. Lettura delle dinamiche di continuità e discontinuità. Modera: prof. Jacopo Turchetto. 9, Mirta Schievano (università di Padova) “Continuità e discontinuità nell’ambito dell’analisi del fenomeno dei siti rifugio del TMIIIC nella baia di Mirabello a Creta”; 9.20, Eleonora Franco (università di Milano) “Il regno Seleucide nella piana di Erbil: elementi di continuità e discontinuità nell’occupazione del territorio”; 9.40, Federico Quintarelli (università di Padova) “Il ruolo della Memoria e la percezione dell’Antichità nella Periegesi di Pausania”; 10, Alessandra Sorrenti (università di Roma “La Sapienza”) “Otricoli (TR) e la romanizzazione della media valle tiberina. Continuità e discontinuità tra record archeologico e fonti storiche”; 10.20, Lorenzo Balzerani (università di Roma “La Sapienza”), Ada Ioana Rabita (università di Roma “Tor Vergata”) “La Via Amerina e l’Agro Falisco: storia e memoria attraverso una strada antica”; 10.40, Rossella Megaro (università di Pisa) “C’era una volta…. Trasformazioni geoambientali tra le paludi di Bientina e Fucecchio”; 11, discussione; 11.20, pausa caffè. QUINTA SESSIONE: Analizzare le alterazioni. Strumenti, metodologie e approcci multidisciplinari. Modera: prof.ssa Margarita Gleba. 11.40, Antonina Mafodda (università di Padova) “Favorire la continuità di vita dei resti osteodentari. Case study: gli inumati del Pio”; 12.20, Alessia Galbusera, Martina Trevisan (università di Padova) “Alterazioni e persistenze nell’osso umano combusto: approcci macro e microscopici allo studio bioarcheologico della necropoli di La Cona (I sec. a.C. – I sec. d.C.)”; 12.40, Vittorio Petrella (università di Padova) “L’evoluzione storico-architettonica del Ponte della Badia a Vulci: uno studio di continuità/discontinuità applicato alle architetture antiche”; 13, pausa pranzo; 14.30, Giulio Alberto Da Villa (università di Padova) “Discontinuità nel record ceramico del Tempio romano di Nora: implicazioni per l’interpretazione archeologica”; 14.50, Angelica Gabrielli (università di Verona) “Le restituisco pertanto la memoria: la Villa dei Mosaici di Negrar e il carteggio De Stefani”; 15.10,  discussione; 15.30, conclusione e saluti finali.

Ercolano. Dopo un 2023 eccezionale, per il parco archeologico anche il 2024 si annuncia altrettanto ricco: riaperta la Casa della Gemma e a febbraio riparte il format Close Up cantieri. Il direttore Sirano: “Questi risultati gratificano il lavoro quotidiano di tutto lo staff”

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Al parco archeologico di Ercolano registrati nel 2023 quasi 600mila visitatori: un record (foto paerco)

Se il 2023 per il parco archeologico di Ercolano è stato un anno eccezionale, il 2024 non sarà da meno. Parola del direttore Francesco Sirano. È già partita la prima delle tante iniziative del 2024 dedicate all’ampliamento della fruizione con l’apertura della Casa della Gemma, gioiello tra le più grandi dell’intero sito archeologico, famosa per i preziosi mosaici pavimentali; aperta al pubblico in questi giorni, sarà visitabile fino all’11 aprile 2024. La visita alla domus, accessibile dalle 9 alle 13, è inclusa nel biglietto di ingresso al Parco – per info e orari https://ercolano.beniculturali.it/oraricontatti/. Dal mese di febbraio 2024 verrà riproposto inoltre Close up cantieri, format caro al pubblico del Parco, visita guidata ai cantieri in veste di diretti protagonisti per immergersi nel dietro le quinte dei cantieri di restauro.

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Visitatori alla mostra “Materia. Il legno che non bruciò a Ercolano” nella Reggia di Portici (foto musa)

Bilancio 2023. Il 2023 al parco archeologico di Ercolano si è chiuso con 563.165 visitatori, il numero di accessi più alto di sempre, superato il numero di visitatori del 2019, anno di pre-pandemia. Ai precedenti bisogna aggiungere anche i dati di visita alla mostra “Materia” sui legni dell’antica Ercolano svoltasi presso la Reggia di Portici, con i quali si arriva a sfondare il tetto dei 600mila ingressi. Un successo che conferma anche dal punto di vista quantitativo la proiezione del Parco verso una crescita qualitativa dell’offerta culturale.

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Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

Piena soddisfazione espressa dal direttore del Parco, Francesco Sirano, che dichiara: “Per un archeologo dirigere un parco archeologico come quello di Ercolano è la fortuna della vita! Poi superare certi traguardi rappresenta l’appagamento per le giornate lavorative che, insieme ad uno staff eccezionale e appassionato, viviamo sempre con grande gratificazione. Dall’inizio del mio mandato, negli anni noi tutti del Parco siamo stati spettatori/attori di una nuova impostazione dell’offerta culturale alla quale è corrisposta una progressiva crescita del numero dei visitatori, bloccato solo dalla poco felice parentesi del Covid. Il 2023 per il Parco rappresenta il giro di boa; con iniziative culturali (quali la mostra “Materia”, i Close Up cantieri, I Venerdì di Ercolano, gli Ozi di Ercole, visite al teatro antico, Il Giardino degli Ozi), offerte diversificate e numeri che hanno superato ogni anno e ci aspettano solo nuove soddisfazioni e appagante impegno, consolideremo questa crescita con offerte culturali sempre più attente, confermando l’attenzione posta per la comunità territoriale e gli enti circostanti”.

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La Casa della Gemma al parco archeologico di Ercolano è aperta al pubblico fino ad aprile 2024 (foto paerco)

La Casa della Gemma prende il nome dal ritrovamento di una gemma con l’immagine di Livia erroneamente attribuita a questa casa, mentre in realtà viene dalla Casa di Granianus, che un tempo era parte di un’unica grande domus con affaccio panoramico sul mare, probabilmente appartenente alla famiglia di Marco Nonio Balbo, e presenta nel triclinio uno dei più bei mosaici geometrici in bianco nero dell’intera Ercolano. “L’insula Orientalis I, nella quale si trova la Casa della Gemma, presenta mosaici di eccezionale valore”, spiega il direttore Francesco Sirano: “con questo progetto, che ha riguardato anche le Case del Rilievo di Telefo, di Granianus e dei Cervi, abbiamo ripristinato i mosaici più delicati del sito. Inoltre il lavoro certosino nella Casa della Gemma ha consentito di recuperare completamente le superfici pavimentali in modo da consentire la visita, sia pure in modalità sperimentale.  Stiamo creando le condizioni per ampliare il percorso nel sito archeologico e condividere elementi e spazi della città antica per troppi anni sottratti alla diretta esperienza da parte dei visitatori. L’obiettivo del nostro lavoro è valorizzare il sito per un pubblico sempre più ampio, curioso e consapevole dei valori culturali e della delicatezza del patrimonio UNESCO”.

Locri (RC). Al via la rassegna “Un caffè… storicamente corretto” promosso dal museo nazionale Archeologico di Locri Epizefiri e dal Circolo di Studi Storici Le Calabrie. Apre la presentazione del libro “La Calabria e il Mediterraneo nel Seicento. Economia, società, istituzioni, cultura”

locri-epizefiri_archeologico_un-caffè-storicamente-corretto_libro-la-calabria-e-il-mediterraneo-nel-seicento_locandinaPresentazioni di volumi, conferenze, seminari, incontri con esperti: sarà un 2024 intenso al museo nazionale e parco archeologico di Locri Epizefiri che con l’iniziativa “Un caffè… storicamente corretto – I giovedì del Circolo di Studi Storici Le Calabrie” presenta una programmazione annuale all’insegna della cultura e della condivisione di saperi. Si parte il 27 gennaio 2024, alle 17, al museo nazionale Archeologico di Locri Epizefiri, con la presentazione del libro “La Calabria e il Mediterraneo nel Seicento. Economia, società, istituzioni, cultura” che contiene gli atti dell’omonimo convegno promosso dal Circolo a cura di Sebastiano Marco Cicciò (università LUMSA di Palermo) e Vincenzo Naymo (università di Messina). Intervengono Filippo Demma, direttore regionale Musei della Calabria; Elena Trunfio, direttore del museo nazionale e del parco di Locri Epizefiri; Domenica Bumbaca, assessore alla Cultura del Comune di Locri; Marilisa Morrone, presidente del Circolo di Studi Storici Le Calabrie; Luigi Franco, direttore editoriale di Rubettino editore. Nella stessa giornata sarà presentato l’intero programma della rassegna che prevede circa un incontro al mese. Il progetto, promosso dalla direzione del Museo e dal Circolo di Studi Storici Le Calabrie con il patrocinio del Comune di Locri, offrirà al pubblico diversi spunti di approfondimento su temi ampi legati al mondo della storia, dell’arte e dell’archeologia, con il coinvolgimento di studiosi autorevoli, afferenti tra l’altro ai più importanti atenei italiani. Il programma è stato concepito di concerto dalla direzione del Museo e dalla presidenza del Circolo che si è avvalsa della collaborazione del comitato scientifico del sodalizio nello specifico da Marco Cicciò, Alfredo Fulco, Filippo Racco, Gianfrancesco Solferino, Vincenzo Tavernese. Gli incontri si svolgono di giovedì (escluso il primo) e l’ingresso è gratuito. Non è necessaria la prenotazione.

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Elena Trunfio, direttrice del museo e parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri

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Marilisa Morrone, presidente del Circolo di Studi Storici Le Calabrie

“Questa iniziativa è frutto del lavoro sinergico e della condivisione di intenti con il Circolo Le Calabrie”, commenta la direttrice di Locri Epizefiri, Elena Trunfio, “che è un’istituzione strutturata e riconoscibile sul territorio e annovera tra i propri soci studiosi qualificati. Insieme con la Presidente, la dott.ssa Marilisa Morrone che ringrazio, abbiamo costruito un programma variegato dal punto di vista dei contenuti, per abbracciare interessi diversi e dare risalto a temi culturali afferenti a svariati ambiti”. E il presidente del Circolo “Le Calabrie”, Marilisa Morrone: “La collaborazione con il museo nazionale di Locri Epizefiri, la cui direttrice Elena Trunfio abbiamo l’onore di annoverare tra i soci del Circolo, è il prosieguo di un percorso avviato lo scorso anno nel Museo che riconosciamo come un presidio di cultura prima ancora che un’Istituzione. È doveroso, perciò, ringraziare per la disponibilità la direttrice Trunfio e il direttore regionale Filippo Demma. La rassegna è una miscellanea di temi che rispecchiano le tre anime del Circolo, ovvero la Storia, l’Arte, l’Archeologia, declinate attraverso varie forme di divulgazione di studi e ricerche. I protagonisti degli eventi saranno studiosi e docenti di fama, molti dei quali soci del Circolo, che si alterneranno in una formula già sperimentata dal Circolo e accolta favorevolmente dagli addetti ai lavori. La Calabria sarà protagonista delle tematiche degli incontri ma inserita in un più ampio contesto del Regno di Napoli e del mondo mediterraneo, in un percorso tra generale e particolare”. “Sarà certamente un anno intenso”, concludono le curatrici Trunfio e Morrone, “con la consapevolezza che il museo Archeologico di Locri Epizefiri è sempre più un luogo in cui la comunità, del territorio e scientifica, può sentirsi rappresentata e costruire direttamente un percorso di crescita e sviluppo culturale e sociale”.

locri-epizefiri_archeologico_un-caffè-storicamente-corretto_i-giovedì-del-circolo_programma_locandinaIL PROGRAMMA. Nel mese di febbraio infatti si parlerà de  “Il Monastero delle Cappuccinelle di Cosenza e l’Ordine della Beata Maria Lorenza Longo nel Regno di Napoli” con Vincenzo Naymo dell’università di Messina e socio cultore del Circolo di Studi Storici “Le Calabrie” mentre a marzo, Filippo Racco, deputato di Storia Patria per la Calabria e socio cultore del Circolo di Studi Storici “Le Calabrie”, relazionerà su “Le disposizioni in favore dell’anima nei testamenti pubblici calabresi del XVIII secolo. Aspetti sociali, giuridici ed economici”. Un doppio appuntamento è invece programmato per il mese di aprile: la presentazione del volume “Uccialì. Dalla Croce alla Mezzaluna. Un grande ammiraglio ottomano nel Mediterraneo del Cinquecento (Rubbettino Editore, 2021) di Mirella Mafrici (università di Salerno) e la tavola rotonda dal titolo “Dal commercio al contrabbando. Il traffico di beni archeologici e artistici nel XIX secolo” che coinvolgerà esponenti del mondo scientifico e degli enti di tutela. Nel mese di maggio spazio al periodo medievale con la presentazione del volume “La feudalità in Calabria. Potere e fortificazioni in età Normanna” curato da Francesca Martorano (università Mediterranea di Reggio Calabria) e dalla direttrice Elena Trunfio. Il tema della “via della seta” sarà invece trattato a giugno con la conferenza da Bianca Stranieri dell’università della Campania “L. Vanvitelli” dal titolo “Un fil di seta tra la Calabria e Napoli”. L’età moderna sarà invece protagonista a luglio della conferenza del prof. Giulio Sodano, Ordinario di Storia Moderna e direttore del dipartimento di Lettere e Beni culturali della “L. Vanvitelli”, nonché direttore della rivista Studi Calabresi, con il suo “Corti e cerimoniali nell’Europa dell’età moderna” mentre il legame tra la Calabria e la capitale del Regno farà da sfondo in agosto ancora una volta alla presentazione del volume su “Marco Aurelio Severino e il suo tempo” di Aurelio Musi già ordinario di Storia moderna dell’università di Salerno e Gennaro Rispoli direttore del museo delle Arti Sanitarie di Napoli, che tratta del celebre medico e scienziato calabrese vissuto nella Napoli del Seicento. Nel mese di settembre un appuntamento di approfondimento sui temi dell’archeologia del territorio di Locri Epizefiri con la conferenza del prof. Antonino Facella dell’università di Genova che relazionerà su “Pretoriate Survey: indagini topografiche nella vallata del Torbido”. Ad ottobre sarà la volta del prof. Giuseppe Caridi già ordinario di Storia moderna dell’università di Messina e presidente della deputazione di Storia patria per la Calabria con il volume “Il Cardinale Fabrizio Ruffo e la straordinaria avventura del 1799”, una lettura inedita del famoso condottiero della Santa Fede, mentre a novembre, la conferenza dello storico dell’arte socio cultore del Circolo di Studi Storici “Le Calabrie” Gianfrancesco Solferino i “Capolavori della cartapesta leccese in Calabria, tra serialità e libere interpretazioni” precederà la presentazione del volume “Corpus della pittura monumentale bizantina in Italia” di Lorenzo Riccardi della soprintendenza ABAP per le province di Frosinone, Latina e Rieti e socio cultore del Circolo di Studi Storici “Le Calabrie”. Il fitto programma si concluderà a dicembre con l’intervento dell’archeologo medievista e socio cultore del Circolo di Studi Storici “Le Calabrie” Giuseppe Hyeraci “Da Locri a Gerace. Percorso diacronico attraverso la cultura materiale di età post classica”.

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale per gli “Incontri al MArRC” conferenza “L’arte e l’architettura a Roma nel Cinquecento. Da Bramante a Michelangelo” (1500 – 1564) con Francesca Paolino, già università Mediterranea

reggio-calabria_archeologico_incontri-26-gennaio_locandinaPer il ciclo “Incontri al MArRC” 2024, appuntamento venerdì 26 gennaio 2024, alle 17, nella sala conferenze del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria con la conferenza “L’arte e l’architettura a Roma nel Cinquecento. Da Bramante a Michelangelo” (1500 – 1564), promossa dal museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria e dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria. Aprono l’incontro i saluti di Fabrizio Sudano, direttore del MArRC, e di Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Con il contributo di slide, relaziona Francesca Paolino, già professore associato di Storia dell’Architettura dell’università Mediterranea di Reggio Calabria, componente del Comitato Scientifico del Cis.

Pompei. All’auditorium l’archeologa Grete Stefani e il professore Antonio Varone presentano “Nova Bibliotheca Pompeiana, Herculanensis, Stabiana Oplontinaque. Bibliografia analitica e repertorio enciclopedico sulle città vesuviane” (Arbor Sapientiae Editore), incontro promosso dall’associazione internazionale “Amici di Pompei” 

pompei_auditorium_amici-di-pompei_libro-nuova-bibliotheca-pompeiana_presentazione_locandinaVenerdì 26 gennaio 2024, alle 17, all’Auditorium degli Scavi di Pompei, Grete Stefani e Antonio Varone presentano l’opera in tre volumi di Laurentino Garcia y Garcia “Nova Bibliotheca Pompeiana, Herculanensis, Stabiana Oplontinaque. Bibliografia analitica e repertorio enciclopedico sulle città vesuviane” (Arbor Sapientiae Editore, 2023), organizzata dall’associazione internazionale Amici di Pompei ETS. L’archeologa Grete Stefani e il professore Antonio Varone discuteranno, insieme con l’autore, della più importante raccolta bibliografica dei testi, con circa 50mila voci indicizzate, sulle città sepolte dal Vesuvio nel 79 d.C. “Compilare una bibliografia”, scrive nella premessa Laurentino Garcia y Garcia, “è sempre un lavoro improbo, soprattutto se si considera che, anche quando l’opera sembra ultimata, nuove pubblicazioni, inerenti all’argomento stesso, fanno sorgere il desiderio immediato del loro inserimento, come tasselli di un gran mosaico. Quanto poi la bibliografia abbraccia un’area così vasta, come quella concernente le città sepolte del Vesuvio, il lavoro diventa interminabile e quasi proibitivo. Vorrei poter dire come Giuseppe Fiorelli in esso alla difficoltà del subbietto ha sopperito l’ardimento della esecuzione, alla pochezza dello ingegno la pertinace ed ostinata fatica”.

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I tre tomi dell’opera “Nova Bibliotheca Pompeiana, Herculanensis, Stabiana Oplontinaque. Bibliografia analitica e repertorio enciclopedico sulle città vesuviane” (Arbor Sapientiae Editore) di Laurentino Garcia y Garcia

“Nova Bibliotheca Pompeiana, Herculanensis, Stabiana Oplontinaque”, in tre tomi, è un lavoro enciclopedico che restituisce la visione complessiva di tutto ciò che è stato prodotto finora sull’ager Vesuvianus interessato dalla catastrofica eruzione del primo secolo: dalle fonti classiche a quelle medievali e rinascimentali, dalle prime relazioni degli scavi settecenteschi fino alle monografie, agli articoli, ai racconti pubblicati nel corso degli anni. Tra i temi sviluppati in anni recenti si ricordano: l’archeobotanica, le ricerche archeometriche e le nuove tecnologie applicate allo scavo archeologico, il mondo e il ruolo delle donne, gli aspetti dell’erotismo, la ricerca nel campo della pittura, del mosaico, gli studi degli aspetti economico-sociali della produzione e del commercio delle merci. L’indicizzazione di tutti i contributi di autori, storici, archeologi, giornalisti e studiosi ha permesso la costruzione di apparati tematici per una consultazione trasversale della bibliografia anche per argomenti. A rendere quest’opera unica è anche il fatto che l’autore Laurentino Garcia y Garcia abbia letto, schedato, brevemente commentato, collegato alle tematiche di consultazione, ogni testo inserito e citato nella bibliografia, agevolando in questo modo il lavoro di ricerca.

Roma. Al Complesso del San Michele la giornata di studi “Il Geoportale Nazionale per l’Archeologia. Primo bilancio e prospettive”, in presenza e on line, a sei mesi dall’accessibilità del GNA realizzato dall’Istituto Centrale per l’Archeologia

roma_ica_il-geo-portale-nazionale-per-l-archelogia_primo-bilancio_locandinaSi avvicina l’appuntamento con “Il Geoportale Nazionale per l’Archeologia. Primo bilancio e prospettive”, venerdì 26 gennaio 2024, dalle 9.30 alle 16.30, nella sala conferenze della Biblioteca delle Arti nel Complesso del San Michele a Roma, la giornata dedicata a presentarvi l’impatto di questi primi sei mesi di vita del portale e a condividerne, grazie agli interventi dei principali attori che lo hanno reso possibile e che lo stanno implementando, le prospettive future. L’ingresso sarà consentito fino all’esaurimento dei posti, ma sarà fruibile in diretta anche online sul canale YouTube dell’Istituto centrale per l’archeologia (https://www.youtube.com/@istitutocentraleperlarcheo6112). Il Geoportale segna una tappa importante all’interno di un lungo percorso di studio e di progettazione svolto dall’Istituto centrale per l’archeologia in sinergia con importanti istituzioni di ricerca e tutela del patrimonio culturale. La piattaforma è stata realizzata grazie alla collaborazione delle soprintendenze del ministero della Cultura e al contributo di altri enti di ricerca e degli archeologi che hanno partecipato alla sperimentazione.

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Una schermata del Geoportale nazionale per l’Archeologia (foto ica)

Il Geoportale nazionale per l’Archeologia, realizzato dall’Istituto Centrale per l’Archeologia come punto di raccolta e condivisione dei dati esito delle indagini archeologiche condotte sul territorio italiano, è online dal 10 luglio 2023, accessibile a tutti all’indirizzo https://gna.cultura.gov.it. A sei mesi dalla pubblicazione, è parso opportuno compiere una prima riflessione “a consuntivo”, dando voce all’ICA ma soprattutto agli altri attori e testimoni del percorso, in una giornata di studio e confronto anche sulle prospettive. Nell’occasione, si presenterà un’ulteriore novità: finalmente, tutti gli interventi archeologici sul territorio saranno inseriti direttamente da coloro che hanno condotto le indagini sul campo e saranno pubblicati in tempo reale nel Geoportale, permettendo di condividere subito i nuovi dati con tutti gli utenti. Il portale, nato con l’obiettivo di offrire una carta archeologica dinamica, implementabile nel tempo, di accesso libero e di facile consultazione, aperta al riuso e all’integrazione da parte di tutti gli utenti, rappresenta un nuovo strumento che censisce e pubblica in modo uniforme tutte le indagini archeologiche (archeologia preventiva; interventi di tutela; progetti di ricerca archeologica in Italia; progetti di ricerca italiani all’estero).

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Una schermata del sistema ArcheoDb dell’Emilia – Romagna (foto mic-er=

Il programma. I lavori sono articolati in tre sessioni. Ore 9.30-10: INTRODUZIONE AI LAVORI. Intervengono Luigi La Rocca, direttore generale Archeologia Belle arti e Paesaggio – DG ABAP; Carlo Birrozzi, direttore dell’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione – ICCD; Simonetta Buttò, già direttore Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane – ICCU; Elena Calandra, direttore dell’Istituto centrale per l’archeologia – ICA. Ore 10-11.15: STRATEGIE, STRUMENTI E FUNZIONALITÀ. Modera Laura Moro, dirigente del Servizio II della DG ABAP. Intervengono Elena Calandra, “Il GNA: un ambiente collaborativo”; Valeria Boi, ICA, e Ada Gabucci, Francesco Marucci, sviluppatori GNA, “Strumenti per una carta archeologica sostenibile: gli interventi di tutela”; Annalisa Falcone, ICA, e Francesco Mangiacrapa, Pasquale Pagano, CNR-ISTI, “Strumenti per una carta archeologica sostenibile: le indagini di ricerca”; Valeria Acconcia, Domenico Marino, Miriam Taviani, Chiara Travaglini, ICA, “Aspetti editoriali e formazione”. Ore 11.15-11.30: pausa. Ore 11.30-12.30: UNO SGUARDO AL FUTURO. Modera Simonetta Buttò. Intervengono Laura Moro, “Prospettive di integrazione dei dati geografici dei beni culturali”; Paolo Carafa, Sapienza università di Roma, “Lazio Antico. Atlante del Lazio meridionale”; Renata Cantilena, Giacomo Pardini, Federico Carbone, università di Salerno, “Il progetto Coin Finds Hub”; Emanuele Papi, direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene, “Il Geoportale Nazionale per l’Archeologia: il caso di Gortyna”; Ore 12.30-13.30: Discussione e presentazione della sessione poster. Ore 13.30-14.30: pausa. Ore 14.30-16: LA COSTRUZIONE DI UN LINGUAGGIO COMUNE. Modera Carlo Birrozzi. Intervengono Matteo Frassine, soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno Padova e Treviso, e Stefania De Francesco, SABAP per le province di Bergamo e Brescia, “Il progetto RAPTOR”; Mirella Serlorenzi, soprintendenza speciale ABAP di Roma, “Il progetto SITAR”; Ilaria Di Cocco, segretariato regionale MiC per l’Emilia-Romagna, “Il Webgis dei Beni Culturali dell’Emilia-Romagna e ArcheodB”; Maria Luisa Marchi, università di Foggia, “Il progetto Censimento”; Gabriele Gattiglia, Francesca Anichini, università di Pisa, “Il progetto Mappa”. Ore 16–16.30: conclusioni e discussione con Carlo Birrozzi, Simonetta Buttò, Elena Calandra, Laura Moro.

Cividale del Friuli (Ud). In Santa Maria dei Battuti presentazione del libro libro “Capire la terra. Un incontro per e con Luciano Bosio”, a cura di Manuela Castagnara Codeluppi, Guido Rosada, Jacopo Turchetto, Maria Visintini

cividale_santa.maria-dei-battuti_convegno-capire-la-terra-un-incontro-con-luciano-bosio_locandinaA distanza di quattro anni dal convegno “Capire la terra. Un incontro con Luciano Bosio”, tenutosi al museo Archeologico nazionale di Cividale nelle giornate del 24 e 25 gennaio 2020, giovedì 25 gennaio 2024, alle 18, nella chiesa di Santa Maria dei Battuti a Cividale del Friuli (Ud) ci sarà la presentazione del libro “Capire la terra. Un incontro per e con Luciano Bosio”, a cura di Manuela Castagnara Codeluppi, Guido Rosada, Jacopo Turchetto, Maria Visintini, edito da Padova University Press, 2021. L’incontro, organizzato dall’associazione del liceo “Paolo Diacono” di Cividale del Friuli, si apre con i saluti di Manuela Castagnara Codeluppi, presidente dell’associazione del liceo “Paolo Diacono” e del Comune di Cividale del Friuli che lo ha patrocinato. È moderato da Maria Visintini. Intervengono: Andrea Pessina, dirigente della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia; Angela Borzacconi, direttrice del museo Archeologico nazionale di Cividale; Monica Napoli, dirigente del convitto nazionale “Paolo Diacono”; Ludovico Rebaudo, docente di Archeologia classica all’università di Udine. Luciano Bosio, cividalese di adozione e di scelta, per molti anni è stato titolare della cattedra di Topografia Antica presso l’università di Padova. Bosio fu il fondatore nell’Ateneo patavino di quella che si può definire a buona ragione la Scuola di Topografia antica dell’Italia settentrionale. Luciano Bosio, cividalese di adozione e di scelta, per molti anni è stato titolare della cattedra di Topografia Antica all’università di Padova. Bosio fu il fondatore nell’Ateneo patavino di quella che si può definire a buona ragione la Scuola di Topografia antica dell’Italia settentrionale. I contributi contenuti nel volume sono di specialisti (colleghi e allievi) che hanno conosciuto e stimato Luciano Bosio e hanno voluto, ciascuno con la propria competenza, “incontrare” nuovamente il maestro con i loro contributi afferenti ad ambiti tematici diversi, dalla numismatica all’archeologia.