Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale la conferenza “Sicurezza e legalità. Come salvare il nostro patrimonio culturale a rischio”. Sudano: “Un’opportunità di confronto, riflessione e dibattito con i massimi esperti regionali sul tema della sicurezza e legalità”
Nel segno dell’apertura al territorio e della divulgazione al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria giovedì 25 gennaio 2024, alle 16, la conferenza “Sicurezza e legalità. Come salvare il nostro patrimonio culturale a rischio” promossa dal museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria con il supporto del Rotary Club Reggio Calabria Sud Parallelo 38. “Un’opportunità di confronto, riflessione e dibattito con i massimi esperti regionali sul tema della sicurezza e legalità”, dichiara il direttore Fabrizio Sudano, “per l’approfondimento dei fenomeni di rischio per il nostro patrimonio culturale e il coinvolgimento della comunità e del tessuto imprenditoriale locale per il restauro e la fruizione dei beni recuperati. Un evento che valorizza la sinergia tra diversi enti istituzionali e pone l’accento sul ruolo essenziale e vitale della partecipazione di associazioni e imprese nella valorizzazione del patrimonio culturale”. L’incontro affronterà questo importante tema con i massimi esperti regionali del settore. Introdurrà l’incontro Fabrizio Sudano, direttore museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria a cui seguiranno i saluti istituzionali di Clara Vaccaro, prefetto di Reggio Calabria e Filippo Demma, direttore regionale Musei Calabria. Con la moderazione di Enrico Paratore del Rotary Club Reggio Calabria Sud Parallelo 38, si alterneranno gli interventi di Gianfranco Zurzolo, Unità di Crisi per la Calabria per il ministero della Cultura, “Il ruolo dell’Unità di Crisi del ministero della Cultura. La gestione dell’emergenza”; del capitano Giacomo Geloso, comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza, “Il ruolo del Comando TPC tra legalità e tutela del patrimonio culturale”; Sebastiano Rotta, della direzione regionale Vigili del Fuoco Calabria, “La salvaguardia dei beni culturali. Il contributo dei Vigili del Fuoco – Attività di prevenzione incendi – Azioni tecniche in emergenza”; Michele Folino Gallo, del dipartimento di Protezione Civile della Regione Calabria, “Il volontariato per la salvaguardia del patrimonio culturale. Progetti in atto e nuove opportunità”; Paolo Martino, incaricato regionale Beni culturali ecclesiastici della Conferenza episcopale calabra, “Il patrimonio culturale religioso in Calabria: formazione degli inventari informatizzati: strumenti per l’identificazione e il recupero delle opere in caso di calamità”; Antonino Tramontana, presidente Camera di commercio Reggio Calabria, “Il patrimonio culturale: risorsa per lo sviluppo dei territori e dell’economia locale”; e Daniela Costanzo, responsabile Ufficio Collezioni del MArRC, “Sostenere le istituzioni culturali con il fundraising: l’esempio dell’art bonus per il MArRC”.
Roma. Prorogata al 24 marzo la mostra “La Roma della Repubblica. Il racconto dell’archeologia” nelle sale di Palazzo Caffarelli, ai Musei Capitolini: 1800 reperti narrano caratteri e trasformazioni della società romana dagli inizi del V alla metà del I secolo a.C.

Locandina della mostra “La Roma della Repubblica” a Palazzo Caffarelli (Musei Capitolini) dal 13 gennaio al 24 settembre 2023, prorogata al 21 gennaio 2024, e poi al 24 marzo 2024
Aperta un anno fa nelle sale di Palazzo Caffarelli, ai Musei Capitolini, la mostra “La Roma della Repubblica. Il racconto dell’archeologia”, dedicata ai caratteri e alle trasformazioni della società romana attraverso cinque secoli, dagli inizi del V alla metà del I secolo a.C., raccontati con metodi di indagine tradizionali e tecniche innovative di ricostruzione, era stata prorogata dal 24 settembre 2023 al 21 gennaio 2024 (vedi Roma. Musei Capitolini: la mostra “La Roma della Repubblica. Il racconto dell’archeologia” a Palazzo Caffarelli si arricchisce di nuovi contenuti multimediali | archeologiavocidalpassato). Ora c’è un nuovo prolungamento: il racconto della Roma repubblicana attraverso circa 1800 reperti per la maggior parte esposti per la prima volta potrà essere seguito fino al 24 marzio 2024. Secondo capitolo, dopo “La Roma dei Re” (2018), del grande ciclo “Il Racconto dell’Archeologia”, il progetto, a cura di Isabella Damiani e Claudio Parisi Presicce e promosso da Roma Capitale, assessorato alla Cultura – sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, con l’organizzazione Zètema Progetto Cultura, è basato principalmente sulle collezioni di proprietà comunale conservate nei magazzini e nei musei della Sovrintendenza.

Allestimento di materiali dal deposito votivo di Minerva Medica, IV-I secolo a.C., conservato ai Musei Capitolini (foto zetema)
Il percorso espositivo, articolato in 3 sezioni principali, è costituito da una ricca selezione di circa 1800 opere, tra cui manufatti in bronzo, pietra locale, in rari casi marmo, soprattutto terracotta e ceramica. Elemento di notevole impatto è il colore, restituito come proposta fondata sull’analisi delle terrecotte che un’attenta opera di ricomposizione consente di attribuire ad articolati moduli decorativi.

Terrecotte architettoniche dalla via Latina: la Triade Capitolina – Giove, Giunone, Minerva (inizi I secolo a.C.) conservata ai Musei Capitolini (foto zetema)
La quasi totalità delle opere in mostra non è solitamente esposta al pubblico; in molti casi si tratta di oggetti finora conservati nelle casse dell’Antiquarium, per la prima volta restaurati ed esibiti. Al materiale pertinente alle collezioni dell’Antiquarium si aggiunge una scelta, rilevante per qualità, di opere conservate alla Centrale Montemartini, tra le quali spiccano l’urna in marmo dall’Esquilino, la piccola scultura di capro in bronzo da via Magenta e i resti di affresco dalla cd. Tomba Arieti. Dal settore museale del Campidoglio proviene infine una selezione di ritratti di età tardo-repubblicana, in parte esposti nelle sale dei Musei Capitolini, in parte solitamente conservati nei magazzini.
Al museo della Civiltà villanoviana a Villanova di Castenaso (Bo) al via il corso “Gli Etruschi e gli altri” tenuto dall’archeologa Paola Poli: 6 incontri con una visita guidata in un museo della regione
Il museo della Civiltà villanoviana – MUV a Villanova di Castenaso (Bo) ospita il corso “Gli Etruschi e gli altri” tenuto da Paola Poli, archeologa collaboratrice della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena Reggio Emilia e Ferrara. Il corso, che prevede un contributo di 80 euro, articolato in 6 incontri tra cui una visita guidata, rientra nel progetto Esperienze Insieme affiliato all’università Primo Levi. Si inizia giovedì 25 gennaio 2024, alle 16. Il corso analizzerà non solo la civiltà etrusca nel suo percorso evolutivo dal periodo villanoviano e orientalizzante a quello classico, ma anche gli altri popoli dell’Italia preromana insediati nella parte centro-settentrionale della penisola. Umbri, Liguri, Veneti e Celti saranno le quattro etnie principali che verranno illustrate tra vicende storiche, scoperte archeologiche, cultura materiale e rituali funerari. A completamento del corso si propone la visita guidata presso uno dei musei della regione.
Roma. “Χάσμα Il trattamento della lacuna: principi, metodologie del restauro e attualità della teoria di Cesare Brandi” a cura di Alessandro D’Alessio, Maria Carolina Gaetani, Alessandro Lugari e Tiziana Sòrgoni: tre giorni di convegno, in presenza e on line, promossi dalle università Roma Tre e Sapienza. Ecco il ricco programma
A vent’anni dal convegno “La teoria del restauro da Riegel a Brandi”, promosso nel 2003 dall’università della Tuscia, a sessant’anni dalla pubblicazione della Teoria del restauro di Cesare Brandi, con l’obiettivo di riportare l’attenzione sulla portata di tale teoria, dal 24 al 26 gennaio 2024 a Roma il convegno “Χάσμα Il trattamento della lacuna: principi, metodologie del restauro e attualità della teoria di Cesare Brandi” a cura di Alessandro D’Alessio, Maria Carolina Gaetani, Alessandro Lugari e Tiziana Sòrgoni in collaborazione con il dipartimento di Architettura di Roma Tre, il dipartimento di Storia Disegno e Restauro dell’Architettura e la Scuola di Specializzazione in Beni architettonici e del Paesaggio, Sapienza Università di Roma, intende fare un punto sull’attuale situazione nel campo del restauro relativamente alla pratica dell’integrazione della lacuna del nostro patrimonio culturale. Appuntamento il 24 gennaio 2024 nell’aula magna del dipartimento di Architettura dell’università RomaTre e il 25 e 26 gennaio 2024 nell’aula magna della facoltà di Architettura di Sapienza università di Roma. Il convegno sarà trasmesso in streaming sul Canale Youtube del Parco archeologico di Ostia antica. L’approccio critico del modello brandiano e la metodologia operativa ad esso collegata sono oggi perseguiti dalle numerose Scuole di Formazione Professionale. Questa molteplicità di indirizzi arricchisce la proposta formativa e consente di differenziare le tematiche di applicazione, pur conservando un linguaggio univoco e condiviso che possiede alla base le stesse linee guida.
IL PROGRAMMA: 24 GENNAIO. Aula magna Adalberto Libera, dipartimento di Architettura di Roma Tre, largo Giovanni Battista Marzi, 10 (Ex Mattatoio). Alle 9, saluti istituzionali: Massimo Osanna, direttore generale Musei; Alessandro D’Alessio, direttore del parco archeologico di Ostia antica; Giovanni Longobardi, direttore del dipartimento di Architettura di Roma Tre. Introduzione al convegno: 10, Tiziana Sòrgoni “Attualità della Teoria di Cesare Brandi”; 10.20, Stefano Borghini e Alessandro D’Alessio “Il coleottero di Popper, la lacuna e l’ipotesi: una questione di metodo e di filosofia della scienza”; 10.40, coffee break. SESSIONE 1 – Apparati decorativi pittorici, affreschi, stucchi e graffiti. Alle 11.10, introduce Pietro Petraroia; 11-30. Moderano Pietro Petraroia e Maria Carolina Gaetani. Eliana Billi “Problemi di “fissazioni”: la lacuna tra neuroscienza e arte”; Michela Cardinali “Il trattamento della lacuna: il contributo del restauro allo sviluppo sostenibile”; Maria Fernanda Falcón Martinez, Tancredi Farina, Saverio Ricci e Antonio David Fiore “In cerca di equilibrio: frammenti, lacune e apparati decorativi nella ricostruzione post sisma”;

Il ritratto di Nefertari prima e dopo i restauri curati da un’equipe di esperti italiani diretta da Laura e Paolo Mora nel 1987 (foto museo egizio)
Cristina Vazio “Il restauro dei dipinti della tomba di Nefertari come punto di partenza e riferimento metodologico per il trattamento della lacuna nei dipinti egiziani del Nuovo Regno: il caso della tomba di Seti I e del tempio di Khonsu”; 12.45, discussione; 13, pausa pranzo. Alle 14.30, moderano Elena Calandra e Carla Bertorello. Laura Baldelli, Angela Cerreta e Francesca Persegati “Tracce di bellezza: la ricerca dell’equilibrio. Il cantiere pilota delle Logge di Raffaello”; Fabiola Jatta e Nanni Molè “Restauro degli affreschi della Piramide Cestia: aspetti conservativi ed estetici per il trattamento delle lacune e la reintegrazione pittorica nel rispetto del bene archeologico”; Adele Cecchini, Mariangela Santella e Chiara Scioscia Santoro “Il caso della Tomba dei Vasi Dipinti a Tarquinia, una reintegrazione ideata per restituire la dignità negata”; Eleonora Cigognetti, Alberto Felici e Giovanni Nicoli “Integrare le lacune del modellato o non integrarle? Il caso delle decorazioni in stucco dell’Oratorio Imbonati a Cavallasca (Como)”; 15.45m discussione; 16, coffee break. Alle 16.30, moderano Emanuela Daffra e Maria Carolina Gaetani. Chiara Arrighi “Magnifica assenza. Le lacune dei dipinti murali nella chiesa di San Nicola a San Vittore nel Lazio”; Eleonora Leprini “Il restauro degli affreschi della Cappella Ponziani in Santa Cecilia in Trastevere”; Silvia Massari e Luca Rinaldi “La giusta distanza: la presentazione estetica di superfici pittoriche interessate da ampie aree di abrasione ed estese lacune, l’esempio del ciclo pittorico francescano del chiostro mediano dell’ex convento di S. Giuseppe a Brescia”; Emiliano Ricchi “Con Luigi de Cesaris (1961-2011) e Adriano Luzzi (1957-2003) su cicli di dipinti murali a Roma e in Egitto: la “presentazione estetica” contestualizzata in diversi ambiti monumentali”; 17.45, discussione.
IL PROGRAMMA: 25 GENNAIO. Aula magna Bruno Zevi, facoltà di Architettura della Sapienza università di Roma, via Gramsci 53. Alle 9, saluti istituzionali: Orazio Carpenzano, preside della facoltà di Architettura, Sapienza università di Roma. SESSIONE 2 – Apparati decorativi musivi, manufatti lapidei, metallici, ceramici e organici. Alle 9.20, introduce Paolo Liverani; 9.40, “Manufatti ceramici”. Moderano Paolo Liverani e Carla Bertorello. Giovanna Bandini “Ancora sulla questione delle lacune nelle ceramiche. Un dibattito perennemente aperto”; Ana Cecilia Hillar, Simona Lombardi e Valentina Mazzotti “L’importanza della lacuna come valenza storica”; Shirin Afra, Chiara Fornari e Laura Speranza “Il trattamento della lacuna nei manufatti vitrei all’Opificio delle Pietre Dure: appunti di laboratorio”; Stefania Franceschi, Leonardo Germani e Cinzia Giorgi “Le maioliche arcaiche della Chiesa di S. Martino in Kinzica a Pisa: il restauro della memoria”; Anna Borzomati, Emanuela Ozino Caligaris e Paolo Pastorello “Il trattamento delle lacune nella Cappella XIII del Sacro Monte di Orta”; 11.10, coffee break; 11.40, “Manufatti metallici”. Moderano Paolo Liverani e Shirin Afra. Elisa Pucci “Il trattamento della lacuna nei restauri storici dei bronzi figurati antichi fino ai contemporanei orientamenti di metodo”; Marco Demmelbauer e Valeria Gugliermina “Problemi di integrazione delle lacune nei manufatti archeologici di bronzo: le soluzioni adottate nel restauro di un bacile proveniente dalla Casa del Bracciale d’oro a Pompei”; Isabel Bonora Andujar, Sara Busschaert e Manuel Leroux “Il cratere BR2634 del Museo del Louvre: la praxis del restauro dell’oggetto-frammento, dal XIX secolo ai giorni nostri”; 12.30, discussione; 13, pausa pranzo; 14.15, “Manufatti in materiale organico”. Moderano Pietro Petraroia e Maria Carolina Gaetani.

La tragedia di Pompei si “vive” nei calchi dei suoi abitanti sepolti dall’eruzione del Vesuvio (foto parco archeologico pompei)
Valeria Amoretti, Raffaella Guarino e Arianna Spinosa “I calchi di Pompei: il valore del vuoto”; Monica Sabatini “Un raro esempio di Cristo in pelle da Fara in Sabina. Scelte critiche e operative sulla reintegrazione delle lacune strutturali e superficiali, in vista della sua “trasmissione al futuro”; Stefano Casciu, Axel Hemery e Muriel Vervat “Il restauro della croce dipinta di Ambrogio Lorenzetti nella Pinacoteca Nazionale di Siena: riconsiderare il trattamento delle grandi lacune settanta anni dopo l’intervento dell’ICR”; 15, discussione; 15.20, introduce Alessandro Lugari; 15.40, “Manufatti lapidei”. Moderano Emanuela Daffra e Alessandro Lugari. Antonella Docci, Luigi Loi, Sergio Salvati e Kristian Schneider “Le mancanze nelle opere scultoree e il rapporto con gli interventi pregressi: criticità e soluzioni operative per il nuovo Museo Ostiense”; Maria Giovanna Putzu “Anastilosi, lacuna e reintegrazione dell’immagine dei manufatti lapidei con l’impiego delle malte cementizie con particolare attenzione ai Fori in Roma”; 16.10, coffee break; 16.30, “Mosaici”. Roberto Cassio “Le integrazioni dei mosaici nei Musei Vaticani: storia e sviluppo”; Thomas Hufschmid, Chiara Marcon, Noè Terrapon e Francesco Valenti “Il ritocco delle lacune del mosaico dei gladiatori di Augusta Raurica (Augst, Svizzera)”; Maria Krini “The treatment of lacunae in mosaics: history and current practice in Greece”; Carla Arcolao, Federica Cappelli, Angelita Mairani, Arianne Palla, Paola Parodi, Francesca Passano, Anna Patera e Francesca Toso “Il restauro dei mosaici polimaterici: l’esempio di Grotta Pavese a Genova”; Adriano Casagrande, Cecilia Guizzardi, Eva Laglia e Serena Sechi “Reintegrazione delle lacune musive in malta polimaterica organica: il caso del mosaico con decorazione a pelte nel Parco sommerso di Baia”; 17.45, discussione.
IL PROGRAMMA: 26 GENNAIO. Aula magna Bruno Zevi, facoltà di Architettura della Sapienza università di Roma, via Gramsci 53. SESSIONE 3 – Strutture murarie. Alle 9, introduce Daniela Esposito; 9.20, moderano Alessandro D’Alessio e Tiziana Sòrgoni;

L’anfiteatro campano di Santa Maria Capua Vetere (foto mic
Renata Picone “Lezioni dagli antichi palinsesti. La lacuna nel restauro delle strutture murarie antiche. Il caso dell’anfiteatro campano”; Enrico Rinaldi “Le integrazioni murarie ostiensi: tecniche esecutive, esiti storici, estetici e conservativi”; Sonia Gallico e Maria Grazia Turco “Dal trattamento delle lacune alla protezione delle creste murarie: storia e attualità”; 10.20, coffee break; 10.50, Elisabetta Pallottino “Eredità di Cesare Brandi e di Giovanni Urbani. Il trattamento della lacuna nell’ambito del restauro architettonico”; Maria Grazia Filetici “Lacuna, integrazione, mancanza = equilibri di materia e scelte progettuali”; 11.30, discussione; 11.50, moderano Elisabetta Pallottino e Shirin Afra; Valeria Montanari “Cesare Brandi: attualità del dialogo tra estetica e restauro nel trattamento delle lacune. Il “rigatino in architettura”; Maria Antonietta Catella “Dalla “cultura del frammento” all’estrema visualizzazione. L’evoluzione dello sguardo dell’epoca e del trattamento della lacuna tra XX e XXI secolo”; Enrica Petrucci “Il trattamento delle lacune murarie nei siti archeologici delle Marche: alcuni esempi degli approcci teorici e metodologici seguiti negli interventi di restauro”; Marisa Dalai, Sveva Di Martino e Rebecca Picca Orlandi “Il trattamento della lacuna nel contemporaneo: il restauro di “Preambolo” di Maria Lai”; 13, pausa pranzo; 14, moderano Daniela Esposito e Stefano Borghini; Paolo Vitti “Trattamento strutturale e trattamento estetico della lacuna nei ruderi archeologici”; Luciana Festa e Claudio Prosperi Porta “La reintegrazione delle lacune architettoniche in aree svantaggiate: la colonna del Tempio di Mut a Gebel Barkal, Sudan”; 14.30, discussione. SESSIONE 4 – Restauro virtuale. Alle 14.45, moderano Alessandro D’Alessio e Maria Grazia Filetici. Stefano Borghini “ELICONA V – Cocalo, o della tecnologia. Una riflessione, quasi in forma dialogica e ispirata a Cesare Brandi, sulle tecnologie applicate ai beni culturali”; Luciana Festa, Antonio Iaccarino e Maria Concetta Laurenti “I busti di Palmira: una reintegrazione con tecnologia 3D”; Luciana Festa, Eleonora Giuoventù, Natalie Iacopino e Sofia Schiattone “Il trattamento della lacuna su superfici lapidee modellate: la presentazione estetica del portale lapideo della Chiesa di S. Giovanni Battista a Matera”; 15.40, discussione.
IL PROGRAMMA: 26 GENNAIO. SESSIONE poster e tavola rotonda conclusiva. Alle 16, coffee break e Sessione Poster. Presenta Antonella Docci “Dipinti murali e stucchi”; Angela Amendola, Caterina Barnaba e Irene Zuliani “L’intervento di presentazione estetica della decorazione in stucco del Mausoleo del Quadraro staccata e ricomposta in un ambiente costruito presso le Terme di Diocleziano a Roma”; Carlotta Banchelli “Il restauro post sismico dell’abside della Chiesa di San Silvestro a L’Aquila: il rispetto di un restauro illustre tra i segni dei terremoti e le origini della Teoria del Restauro nel trattamento delle lacune”; Katarina Bartolj, Suzana Damiani, Alberto Felici e Elisabeth Manship “Embracing the different “languages” of retouching: case study of a cross-cultural approach”; Gonzalo Castillo Alcántara, Alicia Fernández Díaz, Izaskun Martínez Peris e Elena Ruiz Valderas “Dal restauro virtuale al restauro museografico. La decorazione pittorica della porticus post scaenam del teatro romano di Cartagena (Spagna)”; Stefania Di Marcello, Stefania Montorsi e Carolina Tommarelli “I frammenti di affresco dalla chiesa di Santa Maria in Pantano, Montegallo (AP). Riflessione sul rapporto tra reintegrazione e spazialità architettonica nella ricostruzione”; Davide Rigaglia, Valentina Romè e Francesca Gaia Romagnoli “Le decorazioni a sgraffito del castello Torlonia a Civitella Cesi”; Serena Sechi “La reintegrazione pittorica dalla teoria al metodo. Stato di fatto nel trattamento estetico della lacuna Mosaici”; Martina Ambrogi e Marianna Cortesi “Lacuna, oltre la sensibile apparenza. Il giardino all’italiana del Castello Bufalini di San Giustino (PG) Manufatti lapidei”; Anna Borzomati, Emanuele Marconi e Antonio Mignemi “Sant’Agostino in Campo Marzio. La reintegrazione dei marmi antichi con materiali alternativi”; Laura Pasqualini “La teoria del Brandi applicata alle tre dimensioni Manufatti in materiale organico”; Francesca Tonini “With a little help of my friends. Per una metodologia didattica sul ritocco dedicata agli studenti di restauro della scultura lignea”; Giovanna Jacotti “Vergine orante” – scultura lignea policroma Strutture murarie”; Carlotta Banchelli, Vincenzo Calvanese, Fabiano Ferrucci, Raffaella Guarino, Paolo Mighetto, Antonino Russo e Manuela Valentini

Il cantiere di restauro della Casa delle Nozze d’Argento a Pompei (foto parco archeologico pompei)
“Restituire l’antico carattere”. Il restauro dell’oecus tetrastilo della Casa delle Nozze d’Argento a Pompei”; Luciana Festa e Ylenia Rubino “Integrazioni dell’intarsio pavimentale soggetto a calpestio: la lastra Boncompagni a S. Maria in Vallicella”; Virginia Stampete “Proposta progettuale di allestimento e conservazione del blocco centrale sud delle Case Giardino presso il Parco Archeologico di Ostia Antica in Roma”; Maria Luisa Mutschlechner e Chiara Scioscia Santoro “La facciata di San Tommaso in Formis e il trattamento della lacuna come segno di antico, interpretazione del moderno, testimonianza dell’errore”; 17.30, Tavola rotonda conclusiva. Animano: Shirin Afra, Sara Abram, Emanuela Daffra, Daniela Esposito, Barbara Jatta, Maria Grazia Filetici, Paolo Liverani, Pietro Petraroia, Elisabetta Pallottino, Renata Picone.
A Rocchetta Sant’Antonio (Fg) riportato alla luce un tratto della via Appia dall’indagine archeologica condotta dall’università di Foggia nell’ambito dei programmi previsti dal Mic per la candidatura Unesco della “Regina Viarum”

Il tratto della Via Appia riportato alla luce a Rocchetta Sant’Antonio (Fg) (foto unifg)
Riportato alla luce un tratto della via Appia nel territorio di Rocchetta Sant’Antonio, in provincia di Foggia, grazie all’indagine archeologica – conclusasi all’inizio di gennaio 2024 – portata avanti dall’università di Foggia nell’ambito dei programmi previsti dal ministero della Cultura per l’avvio dell’Iter di candidatura della “Regina Viarum” per l’iscrizione nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco. L’obiettivo era infatti quello di individuare il percorso della strada presso il passaggio sull’Ofanto indicato dagli Itinerari antichi. Gli scavi archeologici sono stati commissionati alla società Archeologica srl e condotti dagli archeologi Andrea D’Ardes, Gianna Ferrara e Vincenzo Danese; le indagini di ricognizione da Grazia Savino, Antonella Frangiosa, Nicola Guglielmi e Giovanni Forte.

L’indagine archeologica condotta a Rocchetta Sant’Antonio (Fg) dove è stato riportato alla luce un tratto della Via Appia (foto unifg)
“Grazie alla lettura delle foto aeree e alle ricognizioni topografiche curate da Angelo Valentino Romano, dell’università di Foggia”, spiegano al dipartimento di Studi umanistici dell’ateneo pugliese, “sono state condotte indagini geofisiche da Laura Cerri di Diagnostica archeologica di Pesaro che hanno evidenziato tracce della strada e di alcuni edifici contigui. I successivi scavi archeologici hanno evidenziato un tratto della strada glareata e numerosi reperti che documentano la frequentazione dell’area da età repubblicana fino a età tardoantica. Si è potuto confermare, così, che il Pons Aufidi si identifica nel Ponte Santa Venere”.
Roma. In Curia Iulia presentato il libro “Io, Nerone” di Andrea Carandini (Editori Laterza): “Chi si è occupato di Roma antica non può evitare di confrontarsi con quell’uragano che è stato Nerone”
Chi era Nerone? Andrea Carandini, uno dei più grandi studiosi di Roma antica, ne racconta vita e gesta in prima persona, ricostruendo la figura di uno dei più originali e controversi principi di Roma, nel libro “Io, Nerone” (Editori Laterza), che è stato presentato venerdì 19 gennaio 2024 in Curia Iulia per iniziativa del parco archeologico del Colosseo con l’intervento di Andrea Giardina, professore emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa e Accademico dei Lincei (vedi Facebook). “Dovevo fare i conti prima o poi con Nerone. Lo avevo già affrontato di lato, semplificandolo nel male, similmente a come si tende sempre più a fare semplificandolo nel bene”, confessa Andrea Carandini nel presentare il suo libro “Io, Nerone”. Chi si è occupato di Roma antica non può evitare di confrontarsi con quell’uragano che è stato Nerone. Per interpretare una personalità del passato romano fuori misura, come quella di Nerone, occorre con una parte di sé entrare nella sua logica, mentre con l’altra avversarla, evitando la soluzione facile e deludente del tiranno democratico e individuando i modelli a cui s’ispirava. Un progetto ambizioso che Andrea Carandini porta a compimento, dopo aver scritto la biografia della madre Agrippina, anch’essa in prima persona.
Padova. Presentato il Progetto San Basilio: lo scavo, le ricerche, la valorizzazione del sito nel comune di Ariano nel Polesine (Ro) che era già un polo di scambio mercantile, centro logistico e di relazioni, sul Delta del Po prima di Adria e Spina. Ruolo che continua anche con i Romani

L’area archeologica di San Basilio, vicino ad Ariano Polesine: i reperti sono al museo di Adria (foto drm-veneto)
Prima di Adria e Spina c’era già un polo di scambio sul Delta del Po: l’odierno sito di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro). I 1200 e più anni di vita del centro offrono documenti essenziali per tracciare la storia antica della Pianura padana e del Polesine in particolare e hanno attirato l’attenzione degli studiosi fin dagli anni Settanta/Ottanta del secolo scorso. Dopo le prime ricerche, nuove campagne di scavo si sono svolte negli anni Novanta (soprintendenza Archeologica del Veneto) e quindi più intensamente dal 2018 grazie alla collaborazione tra università di Padova, università Ca’ Foscari di Venezia, soprintendenza ABAP di Verona Rovigo e Vicenza e direzione regionale Musei Veneto e sostenute dalla Fondazione Cariparo e dal Comune di Ariano nel Polesine. Il progetto era finalizzato a riprendere le attività di ricerca, alla promozione culturale e turistica anche in rapporto con il museo Archeologico nazionale di Adria e con la collettività e gli enti locali. Sul Progetto San Basilio è stato fatto il punto nella giornata di studi “Archeologia a San Basilio. Work in progress”, venerdì 19 gennaio 2024 a Palazzo Liviano a Padova (vedi Padova. A Palazzo Liviano giornata di studi “Archeologia a San Basilio. Work in progress” con la presentazione del Progetto San Basilio: ambiente, nuovi scavi età preromana ed età romana | archeologiavocidalpassato).
Miti e leggende dell’antica Grecia narravano di un grande fiume, portatore di merci, ricchezze e risorse di ogni genere dalle terre degli Iperborei, le genti che vivevano a nord del mondo conosciuto. Il fiume celebre fino al cuore del Mediterraneo era il Po, allora chiamato Eridano, e alle foci dei molti bracci di questo corso d’acqua arrivarono i primi navigatori greci alla ricerca di nuovi mercati e di fecondi contatti con le popolazioni etrusche e venete della grande Pianura padana. I nuovi luoghi di incontro trovarono l’ideale collocazione tra le foci del fiume e le dune costiere, dove si incrociavano rotte marine, fluviali e terrestri. Nacque così l’abitato di San Basilio che divenne da subito punto di scambio multietnico fin da un’epoca (la fine del VII secolo a.C.) in cui ancora Spina e Adria non avevano conosciuto il loro primo sviluppo.

Una fase dello scavo archeologico a San Basilio (Ariano nel Polesine, Ro) curato dall’università d Padova (foto unipd)
L’abitato di San Basilio sembra così essere il più antico polo mercantile del sistema deltizio padano vivo da allora per secoli sviluppando la sua vocazione di centro logistico e di relazioni. Non a caso, proprio attraverso San Basilio viene tracciata nel 153 a.C. la via Annia, la più antica delle strade consolari romane che da Roma conduceva a Rimini, Adria, Padova e infine al caposaldo militare di Aquileia. Con l’età romana il ruolo di San Basilio crebbe progressivamente e nella piena età imperiale (tra I e V secolo dopo Cristo) il centro diventò un grande vicus di oltre 30 ettari, una stazione di sosta del sistema di comunicazione terrestri dello Stato romano (mansio Hadriani) e infine centro mercantile di prima grandezza che sembra pareggiare e superare Adria nella tarda antichità. Le migliaia di monete romane ritrovate nel sito raccontano il suo eterno ruolo di luogo di scambio e relazione tra popoli e comunità.

L’area archeologica di via Brenta a San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro) (foto unipd)
L’area archeologica di via Brenta. Nel corso delle stagioni 2022 e 2023 la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le Province di Verona Rovigo e Vicenza (Giovanna Falezza) ha completato l’intervento di ripristino, pulizia e valorizzazione dell’area archeologica posta al centro del sito (via Brenta), messa in luce da scavi negli anni Novanta del secolo scorso e già interessata da un grosso intervento di restauro grazie al Progetto interregionale Italia-Croazia denominato Value. È qui visibile un grandioso edificio di età imperiale romana utilizzato come horreum, magazzino per prodotti alimentari, che qualifica San Basilio come uno dei più grandi centri mercantili della tarda età imperiale romana, nonché i resti del primo nucleo paleocristiano (chiesa, battistero e sepolcreto).

Bronzetto di produzione etrusca dall’area archeologica di San Basilio (Ariano nel Polesine, Ro) (foto unipd)

Progetto “San Basilio. Alla riscoperta del passato”: campionature (foto unive)
Lo scavo dell’abitato etrusco. Dopo gli interventi del 2018 e del 2019 le ricerche sull’abitato etrusco sono proseguite grazie all’impegno dell’università di Padova (Silvia Paltineri) e dell’università Ca’ Foscari di Venezia (Giovanna Gambacurta) che operano in regime di convenzione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza (Giovanna Falezza). L’università di Padova ha condotto due scavi. Nel primo, più esteso, è stata messa in luce la pavimentazione di un edificio, già oggetto di ampia spoliazione in antico, che presentava un alzato e una copertura in materiale deperibile. Fra i materiali ritrovati si segnalano ceramica etrusca di produzione locale, ceramica veneta e ceramica di importazione greca, sia corinzia che attica a figure nere. Nel secondo scavo, aperto più a Nord in un’area compromessa da lavorazioni agricole e dall’impianto di un frutteto, sono stati messi in luce pali lignei parzialmente conservati e abbondante materiale ceramico, soprattutto bucchero etrusco. Tra i rinvenimenti, del tutto eccezionali sono alcuni bronzetti di produzione etrusca, presumibilmente di Orvieto o di Vulci, a forma di quadrupede e di felino, che in origine erano utilizzati per decorare recipienti di alto pregio. L’università Ca’ Foscari di Venezia si è concentrata sulla comprensione dell’estensione dell’abitato e delle sue caratteristiche in rapporto ai commerci greci e adriatici. Le aree di scavo aperte nel corso degli ultimi due anni hanno portato all’individuazione di un canale destinato al drenaggio delle acque, indispensabile in un territorio anfibio, oltre che delle caratteristiche costruttive delle abitazioni e delle vicine aree destinate alle produzioni. Tra i materiali rinvenuti si segnalano prestigiosi frammenti di ceramica daunia e attica a figure nere.

Lo scavo della villa romana a San Basilio (Ariano nel Polesine, Ro) curato dall’università di Padova (foto unipd)

Iscrizione in marmo che celebra l’istituzione di una fondazione funeraria, rinvenuta nella campagna 2023 a San Basilio (Ariano nel Polesine, Ro) (foto unipd)

Nuovo edificio scoperto a San Basilio (Ariano nel Polesine, Ro) con foto da drone a sensori multispettrali (foto unipd)
Lo scavo e le ricognizioni nell’abitato romano. Le attività di ricerca condotte dall’università di Padova (Jacopo Bonetto, Caterina Previato, Jacopo Turchetto, Wieke De Neef) in convenzione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza (dott.ssa Giovanna Falezza) interessano la fase romana del sito di San Basilio, che in questa fase costituì uno snodo commerciale di fondamentale importanza posto all’incrocio tra vie di terra (via Annia-Popillia) e le vie d’acqua. Dal 2022 sono riprese le indagini archeologiche presso la cosiddetta “villa romana”, già in parte scavata negli anni Settanta del secolo scorso. I nuovi scavi hanno permesso di individuare ulteriori ambienti appartenuti all’edificio e di riportare in luce oltre 450 monete e altri preziosi reperti, tra cui un’iscrizione in marmo che celebra l’istituzione di una fondazione funeraria con cui venivano donate somme di denaro al collegio dei fabbri. A fianco delle attività di scavo sono in corso di svolgimento una serie di ricerche topografiche, finalizzate alla ricostruzione dell’organizzazione dell’antico abitato. Sono state condotte, da un lato, attività di raccolta di superficie dei materiali ceramici antichi con l’impiego di tecnologie digitali di tipo Mobile Mapping e, dall’altro, ricerche da remote e proximal sensing, che hanno visto l’impiego di un drone termico e di un drone multispettrale. Tutti i dati raccolti sono stati fatti confluire all’interno di una piattaforma GIS, che fungerà da base per lo sviluppo di un webGIS tematizzato, interamente dedicato al patrimonio archeologico di San Basilio. L’utilizzo del drone con sensori multispettrali e dei sistemi di prospezione magnetica hanno permesso l’eccezionale scoperta della posizione e della precisa articolazione di un edificio romano prima del tutto sconosciuto, che sarà oggetto di scavo dal mese di maggio 2024. Queste attività di ricognizione e prospezioni geofisiche hanno inoltre permesso di individuare altri edifici e di meglio definire l’articolazione dell’abitato romano che aveva un’estensione di oltre 30 ettari, pari a quello di una piccola città.

L’ingresso del rinnovato Centro turistico culturale San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto drm-veneto)
Il riallestimento del Centro turistico culturale. Nell’ottica di creare un punto informativo adeguato alla comprensione delle aree archeologiche e del suo ambiente, la nuova stagione di attività ha visto il rinnovamento del Centro Turistico Culturale come luogo di lettura del complesso rapporto tra uomo e ambiente nella storia della regione polesana, tema dominante fin dal primo allestimento del 1995. Il già importante lavoro svolto nel primo allestimento è stato integrato nel 2021 con nuove opere di riqualificazione tecnico-strutturale e valorizzazione del Centro, nonché con l’allestimento della sezione relativa al celebre albero monumentale “Quercia di Dante”.

I monitor con i contributi video che arricchiscono il percorso del Centro turistico culturale San Basilio (foto drm-veneto)
Il nuovo progetto completato e presentato nel 2024, concepito dall’architetto Nicola Nottoli con l’organizzazione e il coordinamento di Jacopo Bonetto, Marco Bruni, Alberta Facchi e Giovanna Falezza, prevede un sistema espositivo anulare che presenta in forma fisica il tema dell’“isola” di Ariano, della “duna” (Dune fossili) e della centralità geografica di San Basilio, luogo paradigmatico della stratificazione storica del Delta. Gli elementi del precedente allestimento sono integrati e affiancati dai nuovi, in modo da creare un percorso narrativo funzionale alle esigenze del pubblico. Lungo il percorso ad anello si dipana un racconto di sintesi che regge il filo dello sviluppo storico del sito dall’età etrusca all’età tardo antica/alto-medioevale. Un racconto articolato in 5 “tappe”, con teche che racchiudono i reperti maggiormente rappresentativi e iconici. Questi sono, per lo più, di nuova selezione dai depositi del museo Archeologico nazionale di Adria, rappresentando delle vere novità, e introducono i visitatori alle tematiche esposte nelle precedenti vetrine, che sono contenute in due piccole sale laterali. L’applicazione di una boiserie alle pareti del lucernario centrale, la ‘piramide’, consente un trattamento personalizzato dell’illuminotecnica e la visione dei numerosi monitor, cui è affidata una parte del racconto visivo.

Il percorso ad anello del Centro turistico culturale San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto drm-veneto)
I temi sviluppati nel percorso ad anello sono: “San Basilio, un centro multiculturale” dove una sezione introduttiva spiega le peculiarità di questo centro, nato sullo scorcio del VII secolo a.C. come primo approdo di scambi commerciali tra mondo italico, etrusco e mediterraneo; “Un porto dell’Etruria Padana” in cui si viene introdotti al tema degli Etruschi a San Basilio, anche in rapporto agli altri centri dell’Etruria padana sia per gli aspetti della cultura materiale che per le tecniche costruttive; “La trasformazione del sito nell’età della Romanizzazione” che occupa la vetrina centrale, vera protagonista del percorso, che ospita un eccezionale tesoretto di cui rimangono 124 denari e quinari d’argento di età repubblicana; “Roma e San Basilio” è il tema della quarta sezione, nella vetrina del percorso circolare sono esposti materiali edilizi, ma il tema è sviluppato bene all’interno della sala di approfondimento, dedicata, oltre che alle architetture della Mansio Hadriani, al vasellame da mensa e agli scambi commerciali; “San Basilio e la cristianizzazione del Delta” qui si trovano i materiali più integri e significativi provenienti dai corredi funebri della necropoli paleocristiana rinvenuti presso il battistero paleocristiano.
“La probabile mansio romana in località Columna (La Frasca, Civitavecchia): un’indagine rimasta a metà” è il titolo del nuovo incontro del ciclo “I giovedì dell’Archeologia”, giunto alla III edizione, promosso dal museo Archeologico nazionale di Civitavecchia. Appuntamento giovedì 25 gennaio 2024, alle 17, nella sala convegni “Giusi Corrado” della Fondazione Cassa di Risparmio di Civitavecchia con Carlotta Bassoli (Italferr SpA) che parlerà delle indagini archeologiche in località Columna presso La Frasca. Nel 2014 fu riportato alla luce un edificio databile tra il II e il III sec. a.C. e formato da più ambienti che avevano funzione di impianti termali, ma dotati anche di riscaldamento e, quindi, interpretabili come una mansio, cioè una struttura dedicata al ristoro di commercianti e viaggiatori provenienti dal mare. Per informazioni e prenotazioni: museo Archeologico nazionale di Civitavecchia, tel. +39 076623604, e-mail: 
Visite guidate al cantiere di restauro dell’urna del Bottarone. Nei locali del museo Archeologico nazionale di Firenze della direzione regionale Musei della Toscana del MiC è iniziato a novembre 2023 il restauro dell’urna del Bottarone, una straordinaria urna etrusca policroma che è parte delle collezioni del museo fiorentino dal 1887. L’intervento conservativo è stato affidato a Daniela Manna, restauratrice di materiali lapidei, con progetto scientifico di Barbara Arbeid e con la direzione tecnica di Giulia Basilissi, entrambe funzionarie della Direzione regionale musei della Toscana del ministero della Cultura. Il pubblico potrà ammirare l’opera in corso di restauro durante speciali visite guidate in programma giovedì 25 gennaio e giovedì 8 febbraio 2024, alle 15.30 comprese nel biglietto di ingresso al museo. Per la sua unicità e per il suo stato di conservazione il prezioso reperto è stato selezionato per il Bando aiuti finanziari per il restauro di beni culturali mobili – accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Consiglio Federale svizzero – risultando uno dei progetti vincitori per l’anno 2022.



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