Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia Alessandra Leonardi ci porta “Sulla rotta di Spina”, ottavo appuntamento con gli itinerari guidati alla mostra “Spina etrusca a Villa Giulia. Un grande porto nel Mediterraneo”

Askos a forma di volatile, proveniente dalla tomba 233 di Valle Trebba e conservato al museo Archeologico nazionale di Ferrara (foro drm-er)
Per il ciclo di visite guidate “Sulla Rotta di Spina”, appuntamento giovedì 29 febbraio 2024, alle 17, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Alessandra Leonardi condurrà i visitatori a scoprire le origini e la sua struttura urbana di Spina, città etrusca perduta negli echi del mito e ritrovata 100 anni fa nel Delta del Po, descritta nella mostra “Spina etrusca a Villa Giulia. Un grande porto nel Mediterraneo”. Visita guidata compresa nel costo del biglietto su prenotazione all’indirizzo: mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it. È possibile prenotarsi all’accoglienza salvo disponibilità. Tra i materiali provenienti da Spina, uno splendido askos a forma di volatile, proveniente dalla tomba 233 di Valle Trebba e conservato al museo Archeologico nazionale di Ferrara. In antichità era usato per versare olio ed altri unguenti e spesso aveva una forma di animale, come in questo caso.
Firenze. A Spazio Libri di TourismA 2024 presentato il numero 114 della rivista “Sicilia Archeologica”, edito da l’Erma di Bretschneider e diretto dalla Fondazione Sebastiano Tusa

Fabio Martini, Valeria Li Vigni Tusa, Massimo Cultraro e Assia Kysnu Ingoglia alla presentazione della rivista Sicilia Archeologica a Spazio Libri di TourismA 2024 (foto graziano tavan)
A TourismA 2024, nell’ambito della sezione Spazio Libri a cura di Massimo Cultraro, domenica 25 febbraio 2024, è stato presento in anteprima il numero 114 (2023) della rivista “Sicilia Archeologica” edito da L’Erma di Bretschneider. Ne hanno discusso con Massimo Cultraro (ISPC CNR Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale): Valeria Li Vigni Tusa (direttrice della rivista – fondazione Sebastiano Tusa), Fabio Martini (Comitato Scientifico della Rivista) e Assia Kysnu Ingoglia (Redazione Sicilia Archeologica).
Valeria Li Vigni, presidente della Fondazione Sebastiano Tusa, per archeologiavocidalpassato.com fa una breve presentazione del numero 114 della rivista. “Il volume, pubblicato dalla Fondazione Sebastiano Tusa”, spiega Li Vigni, “fa parte di una collana che nasce con Vicenzo Tusa, quindi una rivista che nasce negli anni Sessanta del Novecento, che prosegue con Sebastiano Tusa, e che poi è stato nostro impegno rimettere in piedi e pubblicare. E la pubblichiamo sempre con lo stesso entusiasmo, la stessa passione e scientificità che applicava Sebastiano. Non soltanto archeologia ma multidisciplinarietà. Infatti nella rivista sono presenti articoli di biologi, di archeologi, di storici dell’arte, perché è fondamentale dare spazio al patrimonio culturale in tutte le sue articolazioni. Una parte è dedicata alla normativa sui beni culturali, che di volta in volta viene curata da un giurista: nel caso specifico, su questo numero il contributo è curato dal comandante Gianluigi Marmora del nucleo tutela patrimonio dei beni culturali, quindi dall’Arma dei Carabinieri”.

Copertina del numero 114 (2023) della rivista “Sicilia Archeologica”, edito da l’Erma di Bretschneider e diretto dalla Fondazione Sebastiano Tusa
“Sicilia Archeologica”, edito da l’Erma di Bretschneider e diretto dalla Fondazione Sebastiano Tusa, prosegue sulla direzione indicata da Sebastiano Tusa “𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑣𝑖𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑟𝑒𝑛𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑢𝑛 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑖𝑧𝑖𝑜 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑢𝑙𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑛𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑒𝑑 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑛𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑒 𝑎 𝑐ℎ𝑖 ℎ𝑎 𝑎 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑚𝑒𝑚𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑜 𝐵𝑒𝑙 𝑃𝑎𝑒𝑠𝑒” (Sebastiano Tusa). Anche il numero 114 è diviso in 4 sezioni: 1. Le scoperte archeologiche più recenti, 2. La diagnostica dei beni culturali, 3. Gli aggiornamenti dalla preistoria, al mondo classico e al mondo sommerso, 4. Le normative ai beni culturali (valorizzazione – conservazione – tutela – fruizione). Apre la prima sezione il saggio di Luca Restelli, Clemente Marconi, Andrew Farinholt Ward, Linda Adorno e Francesca Paleari, 𝐿𝑜 𝑠𝑐𝑎𝑣𝑜 𝑡𝑟𝑎 𝑖𝑙 𝑇𝑒𝑚𝑝𝑖𝑜 𝐴 𝑒 𝑖𝑙 𝑇𝑒𝑚𝑝𝑖𝑜 𝑂 𝑠𝑢𝑙𝑙’𝑎𝑐𝑟𝑜𝑝𝑜𝑙𝑖 𝑑𝑖 𝑆𝑒𝑙𝑖𝑛𝑢𝑛𝑡𝑒 (𝑆𝐴𝑆 𝑇𝐴𝑂-𝐴, 2023). 𝑅𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜 𝑝𝑟𝑒𝑙𝑖𝑚𝑖𝑛𝑎𝑟𝑒. Secondo saggio è quello di Thea Sommerschield e Stefano Vassallo “𝐿𝑒 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑒 𝑑𝑖 𝐸𝑟𝑎𝑐𝑙𝑒 𝑛𝑎𝑟𝑟𝑎𝑡𝑒 𝑎 𝑇𝑒𝑟𝑟𝑎𝑣𝑒𝑐𝑐ℎ𝑖𝑎 𝑑𝑖 𝐶𝑢𝑡𝑖: 𝑢𝑛 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑜 𝑙𝑜𝑢𝑡𝑒𝑟𝑖𝑜𝑛 𝑖𝑠𝑐𝑟𝑖𝑡𝑡𝑜” che analizza la decorazione a rilievo con Eracle, centauri, arpie, Atena armata e iscrizione del nome di uno dei due centauri nel frammento di louterion rinvenuto nell’area dell’abitato di Terravecchia di Cuti, un sito indigeno della Sicilia centrale. La sezione dedicata alla Diagnostica viene aperta dal contributo di Katia D’Ignoti, “𝐿𝑎 𝑐𝑒𝑟𝑎𝑚𝑖𝑐𝑎 𝑒𝑜𝑙𝑖𝑎𝑛𝑎 𝑡𝑎𝑟𝑑𝑜-𝑐𝑙𝑎𝑠𝑠𝑖𝑐𝑎-𝑒𝑙𝑙𝑒𝑛𝑖𝑠𝑡𝑖𝑐𝑎 𝑠𝑜𝑣𝑟𝑎𝑑𝑑𝑖𝑝𝑖𝑛𝑡𝑎 𝑎 𝑓𝑟𝑒𝑑𝑑𝑜 𝑙𝑎 𝑡𝑒𝑐𝑛𝑖𝑐𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑃𝑖𝑡𝑡𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝐿𝑖𝑝𝑎𝑟𝑖”, uno studio dettagliato sulla ceramica sovra dipinta tardo classica-ellenistica prodotta a Lipari, che mette in discussione e riformula molti aspetti di questa classe di manufatti. Segue il saggio di Francesca Meli, Francesco Savarino, Arianna Romano, Gabriele Lauria, Maria Grazia Griffo e Luca Sineo, 𝐵𝑖𝑜-𝑎𝑟𝑐ℎ𝑎𝑒𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖𝑐𝑎𝑙 𝑁𝑜𝑡𝑒𝑠 𝑜𝑛 𝑡ℎ𝑒 𝑃𝑢𝑛𝑖𝑐 𝐿𝑖𝑙𝑦𝑏𝑎𝑒𝑢𝑚: 𝑇ℎ𝑒 190 𝐻𝑦𝑝𝑜𝑔𝑒𝑢𝑚, che fornisce importanti e innovative analisi bioarcheologiche e ricostruzioni 3D. La terza sezione dedicata agli Aggiornamenti viene aperta dal saggio di Fabio Martini, 𝑆𝑖𝑐𝑖𝑙𝑖𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑛𝑒𝑜𝑙𝑖𝑡𝑖𝑐𝑎: 𝑡𝑟𝑎𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖, 𝑖𝑛𝑛𝑜𝑣𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑒 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑖 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑎𝑔𝑔𝑖 𝑚𝑎𝑟𝑖𝑡𝑡𝑖𝑚𝑖, restituisce un’attenta analisi sulla Sicilia in particolare sulle due tematiche principali: le identità plurali degli ultimi cacciatori-raccoglitori mesolitici e le variabili culturali e sulla capacità in periodi preneolitici di seguire rotte marittime. Segue il contributo di Maurizio Cattani, 𝐿𝑎 𝑓𝑎𝑐𝑖𝑒𝑠 𝑑𝑖 𝑀𝑢𝑟𝑠𝑖𝑎 𝑛𝑒𝑙 𝑞𝑢𝑎𝑑𝑟𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑖𝑡𝑎̀ 𝑐𝑢𝑙𝑡𝑢𝑟𝑎𝑙𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑆𝑖𝑐𝑖𝑙𝑖𝑎 𝑛𝑒𝑙𝑙’𝑒𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙 𝐵𝑟𝑜𝑛𝑧𝑜. Il saggio propone una reinterpretazione dei dati archeologici in considerazione della ricorrenza dei processi storico culturali presenti in diverse aree della Sicilia e delle isole minori. Massimo Cultraro nel suo interessante saggio 𝐸𝑙𝑒𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑑𝑖 𝑡𝑟𝑎𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑝𝑒𝑛𝑖𝑛𝑠𝑢𝑙𝑎𝑟𝑒 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑃𝑟𝑜𝑡𝑜𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑆𝑖𝑐𝑖𝑙𝑖𝑎 𝑜𝑐𝑐𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑎𝑙𝑒 evidenzia come le fasi avanzate e finali dell’età del Bronzo nella Sicilia occidentale siano state implementate negli ultimi anni mantenendo come punto di riferimento il sito di Mokarta (Salemi TP). Giovanni Di Stefano, 𝐴𝑟𝑚𝑖 𝑒 𝑜𝑟𝑛𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑛𝑒𝑙 𝑠𝑎𝑛𝑡𝑢𝑎𝑟𝑖𝑜 𝑖𝑛𝑑𝑖𝑔𝑒𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝐶𝑎𝑠𝑡𝑖𝑔𝑙𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐ℎ𝑜𝑟𝑎 𝑑𝑖 𝐶𝑎𝑚𝑎𝑟𝑖𝑛𝑎, offre un interessante indagine sugli aspetti rituali intorno al Santuario di Castiglione. Chiude la terza sezione Gianfranco Purpura, 𝐿𝑎 𝑑𝑜𝑐𝑢𝑚𝑒𝑛𝑡𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑡𝑟𝑎𝑠𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜 𝑚𝑎𝑟𝑖𝑡𝑡𝑖𝑚𝑜 𝑟𝑜𝑚𝑎𝑛𝑜 𝑒 𝑖 𝑟𝑖𝑛𝑣𝑒𝑛𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑠𝑢𝑏𝑎𝑐𝑞𝑢𝑒𝑖, l’approccio interdisciplinare del saggio offre un’analisi esaustiva e illuminante con una chiave di lettura che si avvale di interpretazioni di archeologia subacquea e di diritto commerciale romano che forniscono fondamentali arricchimenti a entrambi i settori disciplinari. L’ultima sezione dedicata alla legislazione contiene il contributo del comandante Gianluigi Marmora, 𝐼𝑙 𝐶𝑜𝑚𝑎𝑛𝑑𝑜 𝐶𝑎𝑟𝑎𝑏𝑖𝑛𝑖𝑒𝑟𝑖 𝑇𝑢𝑡𝑒𝑙𝑎 𝑃𝑎𝑡𝑟𝑖𝑚𝑜𝑛𝑖𝑜 𝐶𝑢𝑙𝑡𝑢𝑟𝑎𝑙𝑒, che testimonia l’attività di conoscenza che svolge il Nucleo TPC attraverso l’uso della banca dati.
Roma. In Curia Iulia “Paesaggi di Confine. Modelli di lavoro per una narrazione partecipata”, l’incontro conclusivo del Progetto di Terza Missione Sapienza. In presenza e on line
Mercoledì 28 Febbraio 2024, alle 9, la Curia Iulia ospita l’incontro conclusivo del Progetto di Terza Missione Sapienza “Paesaggi di Confine. Modelli di lavoro per una narrazione partecipata”. L’iniziativa è promossa dal dipartimento di Storia, Antropologia, Religioni, Arte e Spettacolo (SARAS) di Sapienza università di Roma e dal parco archeologico del Colosseo in collaborazione con Italia Nostra, nel quadro di un percorso biennale che Sapienza ha svolto attraverso attività di formazione, dibattito e documentazione sul tema del dialogo tra cittadini, comunità e culture, ponendo al centro il valore del patrimonio culturale come spazio della democrazia, del riconoscimento e dell’inclusione. La manifestazione vedrà il coinvolgimento di ricercatori, esperti del patrimonio, funzionari museali, insegnanti, studenti e cittadini romani. Ingresso da largo della Salara Vecchia. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti via eventbrite https://28febbraio_paesaggidiconfine.eventbrite.it. L’incontro sarà trasmesso in streaming sulla pagina Facebook del Parco archeologico del Colosseo.
PROGRAMMA. In Curia Iulia. Alle 9.15, saluti istituzionali: Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo; Gaetano Lettieri, direttore SARAS, Sapienza Università di Roma; Pina Cutolo, Italia Nostra; 9.45, Irene Baldriga, Sapienza università di Roma, “Paesaggi di Confine. Per una idea condivisa di Patrimonio”. Dialoghi incrociati: 10, “Patrimonio culturale e comunità: attraversamenti”. Partecipano: Christian Greco (museo Egizio, Torino), Anna Soffici (gallerie nazionali degli Uffizi, Firenze), Caterina Riva (museo Arte contemporanea di Termoli), Paolo Giulierini (archeologo). Modera Alessandro Beltrami (Avvenire); 11.30, Vittorio Lingiardi, Sapienza università di Roma, “Il paesaggio è dentro di noi (landscapes are mindscapes)”. In Foro Romano. Alle 12, “Conversation Labs”, a cura del parco archeologico del Colosseo, con la collaborazione di docenti e studenti di Sapienza università di Roma (percorsi di visita sul paesaggio di confine). A) Diversità di genere: “La Casa delle Vestali”. Introduce: Silvia D’Offizi (parco archeologico del Colosseo). Modera: Ada Caruso (Sapienza) con Sofia Baldoni, Lavinia Longo, Costanza Monforte, Carlotta Musacchia, Marta Palumbo, Andrea Peter Szocs. B) Comunità e Memoria: “L’Arco di Tito”. Introduce: Francesca Ioppi (parco archeologico del Colosseo). Modera: Tessa Canella (Sapienza) con Cristian Moriconi, Manuela Peri, Luca Suppressa, Giuseppe Vigneri. C) Sincretismi: “Santa Maria Antiqua e Fonte di Giuturna”. Introduce: Paolo Castellani (parco archeologico del Colosseo). Modera: Ludovico Battista (Sapienza) con Virginia Bracciaferri, Andrea Ciaccio, Federica Nuzzo, Pierfrancesco Satta, Emilio Zanzi. D) Lo straniero: “Arco di Settimio Severo”. Introduce: Francesca Coletti (Sapienza). Modera: Carmelo Russo (Sapienza) con Fabrizio Schedid (Binario 95, Polo Sociale Roma Termini), Sergio Borghino, Stefano di Genova, Lara Gianella, Gabriele Persichetti, Elisa Piroddi, Simone Quaranta. 13.30 – 15, pausa pranzo.
In Curia Iulia. “Dialoghi sul patrimonio e sul paesaggio”. Introduce Federica Favino (Sapienza). 15, Andrea Schiappelli (parco archeologico del Colosseo), Valerio Coladonato (Sapienza), Valentina Signorelli (University of Greenwich, Londra): “Il patrimonio narrato”; 15.30, Giovanna Mori (Timescapes), Antonella Sbrilli (Sapienza), Stefano Scialotti (Dinamolab), Virginia Bracciaferri (Sapienza): “Tempo e patrimonio. Esperienze della memoria”; 16, Anna Di Gregorio (Italia Nostra), Luigi Filadoro (Associazione étant donnés), Sofia Baldoni (associazione culturale Zagreus): “Paesaggi, identità, confini”; 16.30, Conclusioni: Valeria Di Giuseppe Di Paolo, direzione generale Musei, ministero della Cultura.
Torino. Al museo Egizio l’incontro, in presenza e on line, “Italo Calvino e il sogno dell’intelligenza artificiale” con presentazione del libro “Il visconte cibernetico” di Massimo Sideri e Andrea Prencipe
Italo Calvino non è stato soltanto un geniale narratore dalla fantasia sconfinata e un acuto commentatore del presente. Neppure il suo impegno nel mondo editoriale e culturale, la sua dedizione politica e sociale e la sua pugnace presenza nel dibattito sono sufficienti a definire la grandezza e l’estensione della sua influenza. Se ne parla al museo Egizio di Torino martedì 27 febbraio 2024, alle 18, nell’incontro “Italo Calvino e il sogno dell’intelligenza artificiale” con presentazione del libro “Il visconte cibernetico” di Massimo Sideri e Andrea Prencipe. Massimo Sideri dialoga con Francesco Profumo. Introduce Evelina Christillin e modera Roberta Scorranese. Appuntamento in sala conferenze, ingresso libero con prenotazione obbligatoria su Eventbrite: https://www.eventbrite.it/…/italo-calvino-e-il-sogno… Disponibile anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. Calvino ha proposto un vero e proprio metodo – il “Metodo Calvino” – che lavorando sugli opposti funge da passe partout capace di decrittare ogni complessità. Il “Metodo Calvino”, secondo gli autori del libro, Prencipe e Sideri, è anche la chiave per comprendere l’era che viviamo, anch’essa fatta di opposti, di benessere diffuso e di tremende disuguaglianze; di profondo, rapidissimo cambiamento e della resistenza umana allo stesso. “Il visconte cibernetico” mette l’insegnamento di Calvino alla prova della tecnologia, in particolare, dell’intelligenza artificiale e delle sue implicazioni. Arricchimento dell’umanità o rischio esistenziale? Facilitazione o banalizzazione della conoscenza? Ancora opposti che convivono e che bisogna conoscere per poter maneggiare, con serietà e leggerezza, il nostro stesso futuro.

Massimo Sideri, giornalista ed editorialista
Massimo Sideri è dal 2001 inviato ed editorialista sui temi di scienza, innovazione e tecnologia per il Corriere della Sera dove ha fondato e diretto per 5 anni il mensile Corriere Innovazione. È professore aggiunto di Storia socio-economica dell’Innovazione all’università Luiss Guido Carli di Roma. Ha scritto diversi saggi tra cui “Il Visconte Cibernetico – Italo Calvino e il sogno dell’AI” e “L’Innovatore rampante – L’ultima lezione di Italo Calvino” (Lup), ambedue con Andrea Prencipe, “La sindrome di Eustachio – Storia italiana delle scoperte dimenticate” (Bompiani) e “Diritto all’Oblio, Dovere della Memoria” (Bompiani) con Umberto Ambrosoli. Ha vinto diversi premi giornalistici tra cui l’Assobiotec Media Award. Insegna in diversi master di divulgazione scientifica tra cui quello dell’università di Padova. Il suo podcast per il Corriere sulla scienza e le scoperte italiane dimenticate si chiama Geni Invisibili e ha ottenuto oltre 300mila ascolti.
Firenze. A TourismA 2024 Valeria Li Vigni, presidente della fondazione “Sebastiano Tusa”, ha consegnato a Mario Tozzi il premio “Thalassa – fondazione Sebastiano Tusa” per aver coniugato al meglio la ricerca scientifica finalizzata alla salvaguardia del Patrimonio Culturale e Ambientale

Vittorio Sgarbi commemora la figura di Sebastiano Tusa davanti alla platea di TourismA 2020 (foto Graziano Tavan)

L’archeologo Sebastiano Tusa, tragicamente scomparso in un incidente aereo nel marzo 2018
L’emozione era palpabile, sabato 24 febbraio 2024, in auditorium al centro congressi di Firenze, sul palco e tra il pubblico, mentre sul grande schermo scorrevano le immagini di Sebastiano Tusa e la voce narrante ne ripercorreva la sua vita intensa di archeologo e amministratore pubblico dei beni culturali della sua Sicilia. Alle 15, nell’intenso di tourismA 2024 era in programma “L’UOMO E IL MARE”, con l’assegnazione della prima edizione del premio “Thalassa – Fondazione Sebastiano Tusa” per la ricerca scientifica nel Mediterraneo con l’intervento di Valeria Li Vigni, presidente Fondazione Sebastiano Tusa, istituita per portare avanti la mission del marito. Il breve filmato ricorda le scoperte dei rostri, poche miglia a Nord-Ovest del Capo Grosso di Levanzo, che lo convinsero che quello specchio di mare doveva essere proprio il teatro dello storico scontro navale delle Egadi tra la flotta cartaginese e quella romana che nel 241 a.C. segnò la fine alla prima guerra punica (vedi Recuperato nel mare di Levanzo il dodicesimo rostro che conferma l’ubicazione della battaglia delle Egadi del 241 a.C. tra romani e cartaginesi, che pose fine alla prima guerra punica a favore dei romani | archeologiavocidalpassato); e poi si sofferma sulla creazione della soprintendenza del Mare che ha fatto della Sicilia all’avanguardia nella protezione, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio subacqueo. E si chiude con il ricordo doloroso della sua tragica morte, avvenuta il 10 marzo 2019, nel disastro aereo del Boing 737 dell’Ethiopian Air Lines per Nairobi (Kenia), con tutti gli altri 156 passeggeri, tra cui 7 italiani, precipitato a Bishoftu (Etiopia) sei minuti dopo il decollo dall’aeroporto della capitale Addis Abeba (vedi Archeologia in lutto. Nel disastro aereo del Boing 737 precipitato in Etiopia è morto l’archeologo Sebastiano Tusa: siciliano doc, docente di paletnologia e archeologia marina, ha creato la soprintendenza del Mare. A Malindi con l’Unesco doveva promuovere ricerche subacquee nell’oceano Indiano | archeologiavocidalpassato).

TourismA 2024: consegna del premio “Thalassa – fondazione Sebastiano Tusa”: da sinistra, Piero Pruneti, Valeria Li Vigni e Mario Tozzi (foto graziano tavan)
Sul palco, accanto a Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva e di TourismA, Valeria Li Vigni, la vedova di Sebastiano Tusa, e presidente della Fondazione Sebastiano Tusa, che con voce rotta dalla commozione ha spiegato l’istituzione del premio “Thalassa – Fondazione Sebastiano Tusa” per ricordare la figura del grande archeologo nelle scelte di quanti amano il mare e la sua salvaguardia come patrimonio culturale e ambientale. La prima edizione del premio Thalassa – fondazione Sebastiano Tusa (un “rostro”, a ricordare la scoperta più famosa fatta da Tusa) è stata assegnata а Mario Tozzi “per aver coniugato al meglio – si legge nella motivazione – la ricerca scientifica finalizzata alla salvaguardia del Patrimonio Culturale e Ambientale e la conoscenza con una sapiente e avvincente narrazione chiara e capillare stimolando la sensibilità delle giovani generazioni. Per aver contribuito a evidenziare la necessità di un intervento globale per la salvaguardia del pianeta con particolare riguardo al fragile equilibrio del Mediterraneo. Per aver contribuito in maniera fondamentale alla divulgazione del Nostro Patrimonio Culturale e Ambientale come autore e conduttore di numerosi programmi televisivi, radiofonici e in numerose pubblicazioni di carattere scientifico e divulgativo”.
Fratta Polesine (Ro). Al museo Archeologico nazionale torna “Archeo Reading. Storie di carta”, percorso letterario tra libri antichi e moderni per scoprire l’archeologia del Polesine. Ingresso gratuito
È un vero e proprio percorso letterario tra libri antichi e moderni per scoprire l’archeologia del Polesine, reso possibile grazie alla collaborazione unica nel suo genere con le Biblioteche comunali di San Bellino, Fratta Polesine e Villamarzana, e con il patrocinio della Provincia di Rovigo e dei Comuni di Fratta Polesine, San Bellino e Villamarzana. Parliamo di “Archeo Reading. Storie di carta”, un’esperienza unica e coinvolgente che unisce il fascino della storia antica alla bellezza della parola scritta che, dopo il successo dello scorso anno, ritorna al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine (Ro). Appuntamento al museo nella barchessa nord di Villa Badoer a Fratta Polesine, domenica 25 febbraio 2024, alle 16.30. L’ingresso al museo per l’occasione sarà gratuito ed è consigliata la prenotazione, effettuabile telefonicamente al numero 0425 668523 o tramite e-mail all’indirizzo drm-ven.museofratta@cultura.gov.it. I visitatori saranno accompagnati nelle sale espositive in un viaggio letterario tra passato e presente. Attraverso testi contemporanei e antichi, scelti e letti dalle biblioteche di Fratta Polesine, San Bellino e Villamarzana, i partecipanti avranno l’opportunità di esplorare il museo in un modo completamente nuovo: un’esperienza unica in cui partendo dalla lettura emergeranno connessioni tra il nostro mondo e quello dell’Età del Bronzo e, in particolar modo, del Polesine e del villaggio di Frattesina. Quanto mai varia la selezione degli scritti selezionati per l’evento: dal classico omerico dell’Iliade, al più leggero Colazione da Tiffany, passando per l’introspettivo capolavoro hemingwayano Il vecchio e il mare, fino al cavalleresco-fiabesco La spada nella roccia. Gli approfondimenti archeologici saranno a cura della direttrice del museo, Maria Letizia Pulcini. Questa iniziativa rappresenta un significativo passo avanti nella promozione della cultura e dell’accesso alla conoscenza del Polesine: per la prima volta, infatti, tre Comuni, in collaborazione con il museo Archeologico, grazie a un lavoro sinergico e alla combinazione delle proprie risorse e competenze, hanno dato vita a un progetto culturale condiviso che si spera sia solo l’inizio di una collaborazione duratura e fruttuosa a cui possano unirsi in futuro anche altri Comuni e altre realtà culturali del territorio.
Firenze. Sotto il Viola Park, il centro sportivo di ACF Fiorentina a Bagno a Ripoli, scoperte una fattoria romana, una strada e una necropoli con 170 tombe. La scoperta illustrata dall’archeologo Giroldini a TourismA 2024

Lo scavo della necropoli nord del Viola Park a Bagno a Ripoli. I teli bianchi proteggono le tombe ancora da scavare (foto giroldini / sabap-fi)
Laddove ora sorge il centro sportivo Viola Park – parafrasando una nota canzone – un tempo c’era un abitato satellite di Florentia. Dopo gli scavi conclusi nel 2022 gli studi e i restauri in corso svelano le storie di vita e morte di una comunità vissuta presso l’odierna Bagno a Ripoli duemila anni fa. Della scoperta ha parlato Pierluigi Giroldini, archeologo della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato, a tourismA – Salone Archeologia e Turismo Culturale organizzata da Archeologia Viva (Giunti Editore), nell’ambito della sezione “ULTIME DALLA TOSCANA. Ricerche e scavi nel cuore della regione” a cura della soprintendenza. I lavori di costruzione del centro sportivo Viola Park, a Bagno a Ripoli (Fi), terminati nel 2022, hanno consentito infatti di portare alla luce una serie di testimonianze archeologiche che arricchiscono le conoscenze sul passato di un’area che anticamente faceva parte dell’immediata campagna a sud-est della colonia romana di Florentia. L’archeologo Pierluigi Giroldini ha sintetizzato le ricerche per i lettori di archeologiavocidalpassato.com.
“Gli scavi per il Viola Park – spiega Giroldini – sono stati condotti dalla soprintendenza di Firenze nell’ambito del lavoro di costruzione del nuovo centro sportivo di ACF Fiorentina che è stato edificato tra il 2020 e il 2022 nei campi immediatamente a sud di Firenze. Nel corso dei lavori, che sono andati avanti grazie a una collaborazione tra la soprintendenza – quindi ministero della Cultura – e ACF Fiorentina, sono state rinvenute varie evidenze prevalentemente di età romana, ma anche più antiche.

.Una porzione della strada acciottolata (via glareata) in corso di scavo al Viola Park di Bagno a Ripoli (foto giroldini / sabap-fi)
“La cosa più importante che è stata rinvenuta – sottolinea – è una via glareata, ovvero una strada che attraversava tutta l’area ed era corrispondente a un cardine centuriale della centuriazione di Florentia, attorno alla quale si disponevano due vaste aree di necropoli che hanno restituito circa 170 tombe in totale.

Coppia di orecchini d’oro di età romana, trovati in una tomba di fanciulla della necropoli nord del Viola Park di Bagno a Ripoli (foto giroldini / sabap-fi)
“Le tombe vanno dalla prima età imperiale romana fino a piena età tardoantica, quindi fino al V-VI secolo a.C., e raccontano la storia della comunità locale, quindi una comunità alle porte di Firenze con oggetti di uso quotidiano, oggetti personali, come specchi in bronzo rivestiti di stagno, ma anche oggetti in metallo prezioso come una coppia di orecchini che probabilmente era pertinente a una ragazza in età giovanile. Non mancano le lucerne, simbolo tipico nella ritualità funeraria romana della vita che si spenge, e che sono state molto spesso deposte in posizione capovolta”.

Panoramica della necropoli nord in corso di scavo al Viola Park di Bagno a Ripoli: mentre le ruspe procedono, le tombe individuate vengono scavate e documentate (foto giroldini / sabap-fi)
Prima degli Etruschi. A poca distanza dall’Arno, ma in posizione sufficientemente riparata dalle piene del fiume, la zona è stata popolata almeno a partire dall’VIII sec. a.C., quando una piccola comunità villanoviana (che precedette la cultura etrusca) ha lasciato una necropoli composta da sei tombe a pozzetto, con le ceneri dei defunti deposte in semplici vasi di terracotta e pochi oggetti di corredo (prevalentemente fibule, ovvero spille di bronzo per vestiti). Alcuni resti poi mostrano una continuità di vita in piena epoca etrusca.

Archeologi al lavoro: rilievo e documentazione di tombe “alla cappuccina” (con copertura di tegole) e in anfora della necropoli sud del Viola Park di Bagno a Ripoli (foto giroldini / sabap-fi)

Antropologhe e archeologhe al lavoro su una sepoltura della necropoli nord al Viola Park di Bagno a Ripoli. Il recupero dei resti ossei è un’attività delicata, che può restituire informazioni preziose sul defunto e dunque va effettuato con la massima accuratezza (foto giroldini / sabap-fi)
La fase romana. Tuttavia è con l’età alto-imperiale (fine I sec. a.C. – II sec. d.C.) che la zona conosce un’“esplosione” di testimonianze: in questa fase viene fondata una fattoria e realizzata una strada, che taglia tutta l’area del Viola Park da Sud-Ovest (lato Bagno a Ripoli) a Nord-Est (verso il Girone). Attorno a questa strada, poi, sorge una necropoli che verrà utilizzata fino al V sec. d.C. circa, alla quale col tempo si affiancherà un altro gruppo di tombe posto più a Sud, per un totale di ben 168 deposizioni, tra incinerati e inumati. Le attività sul campo si sono concluse con la protezione delle strutture rinvenute e il loro riseppellimento, per consentire la conclusione dei lavori del centro sportivo ed evitando danneggiamenti ai resti antichi.

Dado e pedina da gioco in osso, dalla tomba 65 della necropoli nord del Viola Park di Bagno a Ripolo Rinvenimenti di questi oggetti non sono rari nelle necropoli e negli abitati di quel periodo: i romani erano grandi appassionati di giochi d’azzardo (foto giroldini / sabap-fi)

Piccolo contenitore per oli profumati in vetro, dalla tomba 121 della necropoli nord del Viola Park a Bagno a Ripoli (foto giroldini / sabap-fi)
I reperti. I materiali recuperati, in corso di restauro nei laboratori della Soprintendenza, restituiscono uno spaccato della vita della comunità ripolese di duemila anni fa: accanto a lucerne – diffusissime nelle necropoli romane e spesso deposte in posizione rovescia per simboleggiare la fiamma della vita ormai spenta – si trovano oggetti d’uso personale, come specchi circolari e quadrangolari (questi ultimi paragonabili a moderni specchietti “da borsetta”), spilloni e aghi per capelli, pettini in osso; non mancano pedine e dadi, segno della passione per giochi molto diffusi tra i romani, oppure raffinati balsamari di vetro. In un caso sono stati rinvenuti orecchini d’oro, probabilmente dono per una fanciulla morta prima del tempo. Anche l’analisi dei resti ossei potrà fornire informazioni utili in merito agli usi funerari, all’età degli inumati, alla loro alimentazione e alla diffusione di patologie.

Lo scheletro di un giovane di epoca romana rinvenuto nella tomba 170 al Viola Park di Bagno a Ripoli. Prima di procedere con la rimozione, le ossa vanno disegnate e fotografate nella loro posizione originaria, per consentirne lo studio approfondito al termine dello scavo (foto giroldini / sabap-fi)

Lucerna di terracotta in corso di restauro presso il laboratorio della Soprintendenza di Firenze (foto giroldini / sabap-fi)
Nel frattempo era nata Florentia. Una presenza di popolazione così massiccia si spiega se si guarda a cosa stava accadendo, nello stesso periodo, poco più a ovest: poco dopo il 50 a.C. era stata fondata la colonia romana di Florentia, a cui era seguita la grande divisione in centurie di tutta la piana fiorentina. Questa operazione avrebbe consentito l’assegnazione di appezzamenti di terra a coloni o a veterani degli eserciti romani.



Oltre 100 esperti tra archeologi, architetti, ingegneri, docenti universitari, museologi e museografi si riuniscono il 26 e il 27 febbraio 2024 a Roma, al ministero della Cultura, al Collegio Romano, per il convegno organizzato dalla direzione generale Musei “Allestire l’archeologia. Progetti in corso e nuove proposte per i musei e i parchi archeologici nazionali”. Nel corso delle due giornate verranno illustrati e discussi circa 40 progetti, studiati per realizzare ex novo o per rinnovare gli allestimenti di altrettanti musei e parchi archeologici nazionali di tutta Italia. I lavori si concluderanno con una tavola rotonda, coordinata da alcune tra le personalità attualmente più competenti per animare il dibattito intorno all’intreccio tra ricerca, comunicazione e musei. Diretta sul canale YouTube del Ministero della Cultura ai seguenti link: 26 febbraio 




Prendi il PAS ed entri tutto l’anno al parco archeologico di Sibari. Il parco di Sibari ha presentato la P(arco) A(rcheologico di) S(ibari) Community card, un colorato e stiloso pass che con soli 12 euro per l’intero e 5 euro per il ridotto (18-25 e over 65), darà accesso al Parco per tutto il 2024. Come funziona? I possessori della Card, soltanto esibendola ogni volta, potranno entrare nel museo nazionale Archeologico della Sibaritide, nell’area archeologia del Parco del Cavallo nelle strutture afferenti al Parco di Sibari. Si potranno quindi visitare le collezioni permanenti, le mostre temporanee, ma tornare ogni volta per partecipare gratuitamente agli eventi, ai concerti estivi, alle visite guidate programmate e alle attività didattiche. Un ricco programma che va dai laboratori di archeologia sperimentale in cui si lavorerà la ceramica alla maniera degli antichi o si parteciperà a uno scavo simulato, alle esperienze sulla cucina dell’antica Sibari, fino ad arrivare al calendario di concerti ed eventi estivi che stiamo preparando per voi. Tutto questo per tutto l’anno ed al costo una tantum di una pizza o di una serata al cinema.
La Community card PAS è disponibile dal 17 febbraio 2024 e si può acquistare nelle biglietterie del MuNAS, dell’area archeologica del parco del Cavallo e al museo Archeologico nazionale “Laviola” di Amendolara. Community card PAS, quindi, rappresenta un modo per entrare al MuNAS e al Parco archeologico di Sibari quando si vorrà per immergersi nella cultura, non solo archeologica. Per chi non vorrà perdersi nessuna iniziativa il consiglio è quello di seguire costantemente i canali social del Parco di Sibari e attivare le notifiche.
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