Pompei. All’auditorium “Pompei: scavi e ricerche in corso”: 4° workshop internazionale per un confronto tra le istituzioni e università straniere e italiane aperto anche ai visitatori del Parco. Zuchtriegel: “Un’occasione per aggiornarci sulle novità delle ricerche”. Ecco il programma

Al parco archeologico di POmpei sono molti i cantieri di scavo archeologici aperti (foto parco archeologico pompei)
Un workshop internazionale per confrontarsi sulle ricerche in corso nei siti del parco archeologico di Pompei e fare rete tra le istituzioni e università straniere e italiane. Un appuntamento fisso che a Pompei si ripete per il quarto anno al fine di fornire aggiornamenti sulle campagne di scavo a un pubblico non di soli studiosi, ma anche a studenti e appassionati di archeologia. Martedì 16 luglio 2024, all’Auditorium degli scavi di Pompei dalle 9.30 alle 18, sarà possibile accedere, anche per i visitatori del parco interessati e gli invitati, al 4° workshop internazionale “Pompei: scavi e ricerche in corso”, per seguire il ricco programma o alcuni degli interventi della giornata. “Pompei è un grande living lab dello scavo, della ricerca e del restauro”, sottolinea il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, “e abbiamo introdotto il workshop annuale, nel periodo in cui sono presenti molte missioni universitarie italiane e straniere nei nostri siti, per mettere in rete e valorizzare l’enorme patrimonio di conoscenze che cresce ogni giorno grazie ai progetti in corso. È anche un’occasione per scambiarci punti di vista e per aggiornarci sulle novità, in un incontro che sarà aperto anche al pubblico, agli studenti e alle guide. Sarà uno spaccato eccezionale della ricerca a Pompei, luogo propulsivo e centrale nel settore dell’archeologia a livello globale. Pompei, dall’inizio degli scavi nel 1748, è sempre stata una po’ la capitale dell’archeologia e noi abbiamo la responsabilità di renderla accessibile e trasparente per tutti”. Tante infatti le Università e gli istituti coinvolti che hanno in corso campagne di studi in vari luoghi di Pompei: l’università Federico II di Napoli, l’Austrian Archaeological Institute, Tulane University, Austrian Academy of Sciences, l’IMT Lucca, l’università di Pisa, l’Université Côte d’Azur, Nice, l’University of Valencia, l’università L’Orientale di Napoli, il Freie Universitat Berlin, l’University of Texas at Austin, l’università di Genova, l’università di Torino, l’università della Campania Luigi Vanvitelli, l’Institutum Romanum Finlandiae, l’università di Bologna, l’università la Sapienza, Roma.
PROGRAMMA. Alle 9.30, saluti del direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel; 10, Luigi Cicala, università Federico II di Napoli, “Le ricerche dell’Università di Napoli Federico II nel cd. Hospitium di Albinus (VI 17, 1-4)”; 10.15, discussione; 10.20, Christoph Baier, Austrian Archaeological Institute, Austrian Academy of Sciences, “L’Insula VII 4 come spazio di transizione nel tessuto urbano di Pompei”; 10.35, discussione; 10.40, Riccardo Olivito, Anna Anguissola, IMT Lucca, Università di Pisa, “Progetto PRAEDIA: un bilancio del quadriennio 2021-2024”; 10.55, discussione; 11, Carmela Capaldi, Antonella Ciotola, università di Napoli Federico II, “Nuovi Scavi nell’area del cd. Tempio di Asclepio (VIII, 7, 25-26)”; 11.15, discussione; pausa caffè; 11.40, Sandra Zanella, Université Côte d’Azur, Nice, “Pompei TransUrbs: aggiornamento sulle campagne 2023- 2024”; 11.55, discussione; 12, Llorenç Alapont, University of Valencia, “Indagine sull’archeologia della morte a Pompei. Necropoli di Porta Sarno”; 12.15, discussione; 12.20, Allison Emmerson, Tulane University, “Further Research on the Reed Workshop at I 14, 1/11-14”; 12.35, discussione; 12.40, Dora d’Auria, università L’Orientale di Napoli, “Pompei. Aggiornamento sulle ricerche nell’insula VI”; 12.55, discussione; pranzo libero; 15, Monika Trumper, Domenico Esposito, Freie Universitat Berlin “Abitare in una prime location. Sviluppo e funzione dell’Insula VIII 5 a Pompei”; 15.15, discussione; 15.20, John R. Clarke, Jennifer Muslin, Ivo van der Graaff, Zoe Schofield, Michael Thomas, University of Texas at Austin, “First results from a study season at Oplontis Villa B”; 15.35, discussione; 15.40 Silvia Pallecchi, università di Genova, “Pompei. Aggiornamento sulle ricerche nell’insula VI”; 15.55, discussione; 16, Diego Elia, università di Torino, “La Casa della Caccia Antica: ricerche archeologiche e indagini diagnostiche per la conservazione preventiva”; 16.15, discussione; 16.20, Carmine Lubritto, università della Campania Luigi Vanvitelli, “Analisi isotopiche per indagare la dieta e le abitudini degli abitanti dell’antica Pompei”; 16.35, discussione; pausa caffè; 17, Ria Berg, Institutum Romanum Finlandiae, “Vivere in un locus amoenus – Le ricerche dell’Institutum Romanum Finlandiae nella Casa di Trebio Valente”; 17.15, discussione; 17.20, Antonella Coralini, università di Bologna, “Storie di confini. L’insula I 17 e il suo contest”; 17.35, discussione; 17.40, Maria Teresa D’Alessio, università la Sapienza, Roma, “Dal sistema informativo all’Atlante della Regio VII”; 17.55, discussione; 19.30, archeococktail.
#domenicalmuseo compie dieci anni: 2014-2024. Il ministro Sangiuliano: “Un’intuizione felice che in questi anni è diventata un appuntamento irrinunciabile molto apprezzato dai cittadini italiani e dai turisti che giungono qui da tutto il mondo”. Il Colosseo è il sito più visitato nella domenica a ingresso gratuito di luglio, seguito da Pompei e Pantheon
Anche per la prima domenica di luglio 2024 a ingresso gratuito il Colosseo si conferma – nella classifica assoluta – il sito più visitato (20.986 ingressi), seguito da Pompei (18.409) e dal Pantheon (11.821). Ma il 7 luglio 2024 rappresenta anche un anniversario importante: l’iniziativa #domenicalmuseo compie 10 anni. È stata infatti Istituita con il decreto n. 94 del 27 giugno 2014, prevedendo l’ingresso gratuito nei musei, nei parchi archeologici e in tutti i luoghi della cultura statali. “Si tratta di un’intuizione felice che in questi anni è diventata un appuntamento irrinunciabile molto apprezzato dai cittadini italiani e dai turisti che giungono qui da tutto il mondo”, dichiara il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano commentando i primi dati disponibili relativi alla #domenicalmuseo di luglio. “Alle 12 giornate gratuite previste in origine, ho fortemente voluto aggiungere altre tre date iconiche della storia italiana: il 25 aprile, il 2 giugno e il 4 novembre. In queste 15 giornate gratuite, come quella che s’è appena conclusa, molte centinaia di migliaia di visitatori hanno deciso di trascorrere alcune ore immersi nella bellezza e nell’arte del patrimonio culturale della Nazione. Numeri che confermano lo straordinario successo dei musei italiani, come dimostrano i dati degli ingressi che abbiamo presentato questa settimana che hanno fatto segnare, per il 2023, la cifra di 57.730.502 visitatori, mai registrato nelle serie storiche (vedi Sistema museale nazionale. Bilancio della App Musei Italiani a un anno dal lancio: oltre 400 musei presenti, 150 già con l’e-ticketing. E nel 2023 record di 57.730.502 visitatori (+23% sul 2022). Sul podio sempre il Colosseo con oltre 12 milioni di ingressi, ma tutti i musei e parchi hanno registrato incrementi significativi | archeologiavocidalpassato). I musei italiani hanno un immenso valore storico e identitario, a questo stiamo aggiungendo la qualità dei servizi tra cui la nuova app, uno strumento innovativo e moderno di accesso alle strutture museali che rappresenta una ulteriore tappa verso la modernizzazione e la valorizzazione nel solco di quanto previsto dall’art. 9 della Costituzione”.

Visitatori sull’antica spiaggia di Ercolano, da poco aperta al pubblico (foto paerco)
Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Colosseo 20.986; area archeologica di Pompei 18.409; Pantheon 11.821; Foro Romano e Palatino 6.153; museo Archeologico nazionale di Napoli 3.381; Terme di Caracalla 2.821; museo e area archeologica di Paestum 2.435; parco archeologico di Ercolano 1.828; Villa Adriana 1.609; Grotte di Catullo e museo Archeologico di Sirmione 1.302; museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 1.088; museo nazionale Romano – Palazzo Massimo 1.032; museo nazionale Romano – Terme di Diocleziano 991; Villa Romana e Antiquarium di Desenzano 980; necropoli dei Monterozzi e museo Archeologico nazionale di Tarquinia 903; museo nazionale Romano – Palazzo Altemps 853; musei nazionali di Cagliari 792; museo Archeologico nazionale di Taranto 600; mausoleo di Cecilia Metella e chiesa di San Nicola 430; museo delle Civiltà 429; necropoli della Banditaccia e museo nazionale Archeologico Cerite a Cerveteri 411; mausoleo di Teodorico 382; museo Archeologico nazionale di Firenze 363; anfiteatro campano, museo Archeologico dell’antica Capua e mitreo di Santa Maria Capua Vetere 318; abbazia di Pomposa e museo Pomposiano 308; Battistero degli Ariani 302.
Venezia. Su CFnews il prof. Diego Calaon traccia un primo bilancio della campagna di scavo 2024 nella villa romana del Sale a Lio Piccolo. Trovati i cubicula: stanze di riposo e di servizio di chi faceva funzionare la struttura. Conferme sulla produzione di sale in età romana
Si è conclusa sabato 29 giugno l’attività 2024 della campagna di scavo archeologico sulla villa romana del Sale nel sito di Lio Piccolo, portata avanti dal progetto “Vivere d’Acqua, archeologie tra Lio Piccolo e Altino”, diretto dal professor Diego Calaon, coordinato dalla professoressa Daniela Cottica dell’università Ca’ Foscari Venezia e realizzato in collaborazione con il Comune di Cavallino-Treporti e la soprintendenza ABAP per il Comune di Venezia e laguna dal 2019. Le novità più importanti riguardano la forma della villa: i ricercatori hanno capito come erano organizzati i suoi spazi ed hanno inoltre scoperto dei cubicula, di poco meno di 3 metri adibiti a stanze di riposo e di servizio di chi faceva funzionare la struttura. A tracciare un primo bilancio della campagna 2024 è lo stesso prof. Calaon, come informa un bel servizio di Federica Ferrarin su “CFNews” del 1° luglio 2024.

Veduta da drone dell’area di scavo della villa romana del Sale di Lio Piccolo (foto unive)
I cubicula della villa romana del Sale a Lio Piccolo. “La stanza è piuttosto piccola, poco meno di 3 metri per lato: quasi un quadrato”, spiega Calaon. “Anche i vani posti a fianco non sono molto ampi. Si intuisce che le aperture – le finestre – per far passare luce ed aria, dovevano essere ridotte al minimo, anche se non si conservano i muri perimetrali in alzato. Si usava un’illuminazione ad olio: frammenti di lucerne sono stati raccolti in buon numero nello scavo. Dovevano esserci pochi mobili: i letti e qualche suppellettile. Il pavimento era costruito con materiali semplici, battuti di argilla e strati ben compatti di calce, sabbia e ghiaia, realizzati esattamente con le tecniche descritte dalle antiche fonti. I vani sono da interpretarsi come dei cubicola, ovvero stanze da letto e di servizio per chi faceva funzionare la struttura, e vi lavorava e risiedeva in maniera permanente. Sono i lavoratori della Villa di età Romana, che possiamo immaginare come servi e schiavi: abitavano queste stanze e costituivano il motore produttivo dell’edificio”.

Campagna di scavo 2024 nella villa romana del Sale a Lio Piccolo diretta da Diego Calaon di Ca’ Foscari (foto unive)
“A pochi metri di distanza ci sono altri ambienti, allineati con queste stanze, ma più ampi e affacciati sull’acqua di un grande canale che conduceva dal mare ad Altino – continua Calaon -. Si tratta di spazi che erano pavimentati in antico in mosaico: migliaia sono le tessere bianche e nere lasciate sul posto da chi ha letteralmente strappato per riutilizzarlo anche lo spesso strato di malta e di calce di preparazione dei suoli musivi. La spoliazione definitiva della Villa è avvenuta nel tardo VI secolo-inizio VII secolo d.C., quando la struttura è stata definitivamente abbandonata e tutti i materiali edilizi sono stati recuperati per riusarli. Sono diventati mattoni nei nuovi centri altomedievali, primo fra tutti Torcello. Ma nel pieno I secolo d.C., quando la Villa è stata costruita, le stanze che si affacciavano sulla laguna dovevano essere decorate in maniera raffinata, rispettando i canoni estetici della Roma imperiale, usando vividi colori negli affreschi, elaborate decorazioni a stucco e marmi colorati. Sono gli spazi di chi controllava il lavoro dei servi, gli spazi di rappresentanza e di villeggiatura, spazi dove vengono accolti gli ospiti. Come avveniva in altre ville simili della bassa costa adriatica – che la ricerca archeologica sta proprio in questi anni portando alla luce – non è del tutto fuori luogo immaginare che le élite amassero abitare questi spazi costieri magari solo per qualche giorno, lasciando la rumorosa città, Altino, dove risiedevano in maniera stabile, per trovare un luogo di otium, proprio in riva al mare”. Chi erano queste persone? “Le ricerche archeologiche si intrecciano con quelle storiche e si sta tentando di costruire modelli interpretativi per comprendere se si tratti di investitori privati, che potrebbero avere acquistato spazi lagunari per produzioni di pesce e sale, o se si tratti di militari e/o servi, che gestirebbero queste proprietà demaniali per conto dell’imperatore. Ciò che è evidente dallo scavo archeologico è che queste persone a Lio Piccolo si permettevano di vivere con un certo lusso: la qualità delle decorazioni è attestata da un numero impressionante di frammenti di affresco, come quelli già raccolti più di vent’anni fa, nella parte della Villa che si conserva in acqua, sotto l’argine lagunare. Pensiamo che gli affreschi siano stati raggruppati in quel luogo, dopo aver smontato muri e soffitti, magari per essere imbarcati e utilizzati anch’essi come calcinacci. La fortuna ha voluto che alcuni di loro siano rimasti in posto”.

Campagna di scavo 2024 nella villa romana del Sale a Lio Piccolo diretta da Diego Calaon di Ca’ Foscari (foto unive)
Reperti in metallo. La laguna, e il suo ambiente e salato, non ha permesso invece la conservazione dei reperti in metallo, che sono incredibilmente assenti: l’unico tipo di metallo che si è conservato sono numerose laminette in piombo, adatte a fare pesi per le reti da pesca. “Le maine in piombo provengono per lo più dal cortile su cui si affacciano i cubicula dei servi”, sottolinea Calaon. “Le stanze da lavoro, infatti, si aprono su un ampio cortile di servizio, di forma trapezoidale, centro dell’attività produttiva della Villa. Il cortile non è un semplice spazio aperto, ma è una struttura altamente complessa. Come nei campi veneziani, il sottosuolo del cortile, che doveva essere coperto da laterizi, è in realtà costituito da una grande vasca, grande tanto quanto il cortile stesso, foderata completamente in argilla purissima, profonda almeno 2 m. La vasca è piena di sabbia purissima che serviva da filtro per l’acqua piovana raccolta dei tetti. L’acqua filtrata veniva poi issata da un’apertura, la canna del pozzo, che immaginiamo sia esattamente sotto l’attuale l’argine. Si tratta di un cortile cisterna (“pozzo” alla veneziana) che permette l’approvvigionamento idrico per un certo numero di persone, che non doveva essere così esiguo, probabilmente addirittura alcune decine”. Lo scavo archeologico ha permesso di vedere come l’intera progettazione ed esecuzione delle strutture abitative sia avvenuta in forma integrata, rispondendo a un unico grande progetto. Gli spazi poi sono stati ridefiniti e ri-funzionalizzati nel corso del tempo. I carotaggi ci dicono come questo spazio sia stato reso abitabile grazie a riporti argillosi fortificati con pali: si poteva utilizzare il canale come approdo e come via di comunicazione verso la città di Altino. La struttura che era rivolta verso all’interno, verso l’attuale laguna, dava le spalle a dune di sabbia, forse alte anche più di 10 metri, che proteggevano la Villa e, poco più di cento metri a oriente, separavano questo spazio produttivo dal mare e dalle onde.

Pali di fondazione e resti di pavimento in mattoni nel sito della villa romana di Lio Piccolo nella laguna di Venezia (foto unive)
Ma cosa si produceva nella Villa marittima di Lio piccolo? “Sicuramente la pesca è una delle attività della struttura”, sottolinea Calaon: “i pesi in piombo e i pesi in terracotta per le reti, la presenza di una vasca (forse un vivarium) dall’area dello scavo subacqueo, ci indicano che il pesce era una risorsa fondamentale. Le strutture però, in quella parte che immaginiamo essere il retro del complesso ci permettono di ipotizzare un’altra tipo di produzione: il sale. Nel retro, infatti, si snoda un lungo e possente edificio realizzato con una unica trincea, che quasi non ha paralleli e confronti nel resto del mondo romano. Le fondazioni sono realizzate attraverso lo scavo di un’enorme trincea aperta nei limi lagunari, larga 1,5 m e profonda altrettanto. Nella trincea si è calata una doppia coppia di travi, dal lato di 35/40 cm, lunghi fino a 6 m: sulle travi sono appoggiati, verticalmente, dei tronchi di quercia centenari (di cui si possono contare ancora gli anelli di accrescimento). I tronchi sono messi in bolla con zeppe e accuratamente allineati, alla distanza di poco più di 1 m l’uno dall’altro. La fondazione è stata subito coperta con argilla, che grazie alle sue proprietà plastiche permette di creare una fondazione profonda e molto resistente da cui escono i tronchi di quercia che sorreggevano un impalcato ligneo adatto a sostenere pesi notevoli. Lo scavo archeologico ci descrive un lungo edificio ligneo, posto alle spalle della villa, che offriva spazio di stoccaggio e un’area di lavoro di grandi dimensioni. La monumentalità dei pali in legno ci lascia pensare che la costruzione sia stata dettata dalla necessità di stivare merci e prodotti di grande peso: probabilmente sacchi di sale. Ad attestare la produzione di sale – continua – sono gli argini che delimitavano le saline al di là del Canale Riga: tali argini, fatti di legni e anfore, siano stati attivi fino a tutto VI secolo. Delimitavano “valli” per il sale e la pesca. Non si è mai smesso, insomma, di abitare e produrre in laguna: sono cambiati solo i siti e le modalità con cui lo sfruttamento di queste risorse deltizio/lagunari (sale e pesce) sono state al centro dell’interessi delle donne e degli uomini che ci hanno preceduto”.

L’ambiente lagunare che circonda l’area della villa romana del Sale di Lio Piccolo (foto unive)
Gli scavi archeologici che si sono appena conclusi rientrano in un più ampio progetto di ricostruzione delle forme di sfruttamento lagunare tra l’età antica e l’età contemporanea. Grazie ad una interdisciplinarità degli studi, usando dati dello scavo e I dati di carotaggi geo-ambientali, si possono ri-scrivere le vicende della costa antica che si trasformava di continuo, reinventando spazi e funzioni tra mare, delta fluviali e canali di marea. Analisi pedologiche, combinate con studio di microfossili ambientali, ci indicano le forme delle coste antiche e ci descrivono il rapporto tra acque dolci e salate. L’analisi dei pollini permette di ricostruire la vegetazione in superficie. In età del bronzo, dove il sito pare sia già frequentato, ci sono dune sabbiose che chiudono acque salmastre e possenti boschi. “In epoca romana si nota, poi, un maggior controllo del paesaggio boschivo che inizia ad essere sfruttato in maniera intensiva anche per l’attività edilizia e produttiva”, racconta Daniela Cottica, “lasciando posto ad uno spazio acqueo, circondato da aree di pastura e coltivazioni, tra cui vite, ulivo, e cereali. L’ambiente rimane salmastro con una vegetazione di tipo anfibio e lagunare”.
Archeologia sperimentale al museo nazionale Etrusco di Marzabotto (Bo): presentazione e dimostrazione del progetto “Ex terra opera: l’architettura in materiale deperibile di Kainua-Marzabotto”
“Ex terra opera: l’architettura in materiale deperibile di Kainua-Marzabotto” è il progetto di archeologia sperimentale a cura di Alberto Brutto proposto dal museo nazionale Etrusco di Marzabotto. Appuntamento domenica 14 luglio 2024, alle 16, al MNEMa: sarà un’occasione per vedere e provare con mano quali tecniche di costruzione impiegarono gli abitanti di Kainua per erigere la propria città. Programma: alle 16, breve presentazione del progetto “Ex terra opera: l’architettura in materiale deperibile di Kainua-Marzabotto” e delle tecniche di costruzione in terra cruda antiche e moderne. La presentazione si svolgerà all’interno dei magazzini del Museo, un’occasione per conoscere un dietro le quinte solitamente riservato solo agli addetti ai lavori; alle 16.20, visita al museo nazionale Etrusco di Marzabotto con presentazione dei materiali architettonici esposti. A seguire dimostrazione della produzione di mattoni secondo le tecniche antiche. I partecipanti avranno l’opportunità di provare loro stessi a realizzare un mattone da costruzione etrusco. Il pomeriggio prevederà anche un momento dedicato ai più piccoli: alle 17.30, laboratorio gratuito di stampa e decorazione di un mattone etrusco in terra cruda. Attenzione: nel corso delle attività verranno manipolate terra e paglia. È consigliato un abbigliamento comodo e sporcabile. La partecipazione alle diverse attività è su prenotazione, posti limitati. Per prenotarsi 051 932353 oppure drm-ero.museonazionaletrusco@cultura.gov.it. La partecipazione all’evento prevede il pagamento del solo costo di ingresso al museo (3 euro biglietto intero, gratuito per residenti a Marzabotto e gratuità di legge).
Parco archeologico dell’Appia antica. Due domeniche di luglio con visite guidate nell’area archeologica della Villa dei Quintili. Biglietto on line. Non serve prenotazione
Nel mese di luglio 2024 tornano le visite guidate nell’area archeologica della Villa dei Quintili promosse dal parco archeologico dell’Appia antica. Due appuntamenti da non perdere per andare alla scoperta del più grande complesso residenziale del suburbio di Roma. Questi gli appuntamenti con le visite guidate: domenica 14 luglio 2024, alle 9.30; domenica 28 luglio 2024, alle 9.30. Ingresso in via Appia Nuova 1092. Non c’è bisogno di prenotazione. Durata 1 ora e mezzo. Per partecipare alle visite basterà selezionare la visita guidata prescelta e la tariffa: intero 8 euro / ridotto 2 euro / gratuito. L’ingresso è gratuito per i possessori di Appia Card previa prenotazione da app o portale Musei Italiani. Il biglietto può essere acquistato: online sul sito Musei Italiani; da telefono con la app Musei Italiani disponibile su Google Play e su App Store; il giorno stesso dai totem posizionati all’ingresso del sito, esclusivamente con carta di pagamento elettronico. Il biglietto per le visite guidate consente l’accesso, nell’arco della stessa giornata e senza prenotazione, ai siti di Antiquarium di Lucrezia Romana, Mausoleo di Cecilia Metella, Capo di Bove, Villa dei Quintili-Santa Maria Nova.
Sicilia. Nella villa romana di Durrueli a Realmonte (Ag) seconda tappa (in due giorni) della XX edizione del Festival (diffuso) del Cinema archeologico realizzato dal parco della Valle dei Templi con il RAM film festival: ecco il programma dei film e dell’archeotalk

Seconda tappa del Festival del Cinema Archeologico, realizzato dal parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento, in collaborazione con il RAM film festival e la Fondazione museo civico di Rovereto. Ed è una seconda punta di diamante tra i luoghi della cultura affidati al Parco. Stiamo parlando della Villa romana di contrada Durrueli a Realmonte (Ag), un magnifico esempio di villa marittima perfettamente integrata nel paesaggio che la circonda. In questo suggestivo angolo di Sicilia quattro film articolati in due serate, il 13 e il 15 luglio 2024, e un archeotalk .

Frame del film “Expédition Pétra, sur la piste des Nabatéens / Spedizione Petra, sulle tracce dei Nabatei” di Nathalie Laville e Agnès Molia
PROGRAMMA DI SABATO 13 LUGLIO 2024. Alle 21, apre il film “Expédition Pétra, sur la piste des Nabatéens / Spedizione Petra, sulle tracce dei Nabatei” di Nathalie Laville e Agnès Molia (Francia, 2022, 52’). Da una ventina d’anni, gli archeologi cercano di trovare tracce dei Nabatei, un antico popolo arabo di mercanti, la cui storia è andata perduta. Laïla Nehmé si è posta una sfida audace: tracciare la mitica via dell’incenso percorsa per tre secoli dai carovanieri nabatei. Segue il film “L’Aniene e i suoi giganti” di Domenico Parisse (Italia, 2021, 50’). Un viaggio fra le bellezze naturalistiche e le opere di ingegneria romana giunte fino ai nostri giorni. Il documentario prende spunto dalle ricerche di un grande archeologo inglese, Thomas Ashby, direttore della British School di Roma.
PROGRAMMA DI LUNEDÌ 15 LUGLIO 2024. Si inizia alle 19, con l’archeotalk “Il mare è amaro. Rischi e pericoli della navigazione nel mondo antico”. Modera: Maria Serena Rizzo (parco Valle dei Templi). Incontro

Stefano Medas, archeologo subacqueo e navale
e aperitivo con Stefano Medas, archeologo subacqueo e navale dell’università di Bologna che illustrerà come la concezione del mare e la navigazione nel mondo antico fosse molto diversa da quella di oggi. Intraprendere un viaggio per mare significava esporsi a molti disagi e a grandi pericoli, nella consapevolezza che il naufragio rappresentava un’eventualità sempre presente. Partecipazione gratuita, con prenotazione online sul sito www.ramfilmfestival.it PRENOTA QUI >

Frame del film “Panorami Sommersi. Le Origini di Venezia” di Samuele Gottardello
Alle 21, iniziano le proiezioni. Apre il film “Panorami sommersi. Le origini di Venezia” di Samuele Gottardello (Italia, 2023, 52’). Un viaggio nella Laguna di Venezia, alla ricerca delle radici romane della città insieme a pescatori, archeologi, artisti, subacquei e a una ragazza non vedente. Segue il film “Archeology 3.0 Making the Dead Speak / Archeologia 3.0 Far parlare i morti” di Stéphane Jacques (Francia, 2022, 53’). Grazie alle nuove tecnologie, la più piccola parte dell’anatomia umana può rivelare i suoi segreti e la scienza può ricostruire le vite di migliaia di anni fa: l’archeologia sta per dar voce ai morti come mai prima d’ora. Chiude l’annuncio del vincitore della MENZIONE CITTÀ DI REALMONTE.
Parco archeologico dell’Appia Antica. Per gli “Incontri di archeologia alle Tombe della via Latina” (ultimo prima della pausa estiva) presentazione del libro “La cattedrale di Gerace. L’impronta ottoniana tra Bizantini e Normanni nell’Italia meridionale” (Gangemi editore) di Attilio Maria Spanò e visita guidata speciale alla Tomba dei Valeri

Per gli “Incontri di Archeologia” alle Tombe della Via Latina, occasioni uniche promosse dal parco archeologico dell’Appia antica per incontrare professionisti del settore e scoprire le loro ultime ricerche e pubblicazioni nella suggestiva cornice della sala superiore della Tomba dei Valeri, venerdì 12 luglio 2024, alle 16.30, in via dell’Arco di Travertino 151, per l’ultimo degli Incontri di Archeologia prima della pausa estiva, presentazione del libro “La cattedrale di Gerace. L’impronta ottoniana tra Bizantini e Normanni nell’Italia meridionale” (Gangemi editore) di Attilio Maria Spanò. Si parlerà di Architettura Medievale in Calabria, a partire dai nuovi studi di Spanò sulla celebre Cattedrale di Gerace. Dopo i saluti del direttore Simone Quilici e del responsabile del sito Santino Alessandro Cugno, interverranno con l’autore Margherita Eichberg, soprintendente ABAP per la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale, e Corrado Bozzoni, professore emerito di Storia dell’Architettura all’università di Roma La Sapienza. A seguire, i partecipanti potranno effettuare una visita guidata speciale alla Tomba dei Valeri. Attività gratuita non soggetta a prenotazione.

Copertina del libro “La cattedrale di Gerace” di Attilio M. Spanò
La cattedrale di Gerace. L’impronta ottoniana tra Bizantini e Normanni nell’Italia meridionale. La cattedrale di Gerace è uno dei monumenti più conosciuti e meno studiati della Calabria. La grande basilica è sempre stata considerata normanna e testimone di quella campagna costruttiva volta alla sostituzione dell’elemento bizantino con quello occidentale. Questo studio interviene, invece, direttamente sull’edificio, ne analizza la sua consistenza fisica, leggendola tra le pieghe delle stratificazioni storiche e architettoniche.
Tarquinia. Al parco Palombini la conferenza “Le antiche aree sotterranee: ricerca, studio e la sfida tra opportunità e rischi” con Mario Mazzoli apre la rassegna “Tra terra e Mare” dedicata alle ricerche e archeologiche e alle ricognizioni subacquee lungo la costa tirrenica e nel mar Mediterraneo

La conferenza “Le antiche aree sotterranee: ricerca studio e la sfida tra opportunità e rischi”, giovedì 11 luglio 2024, alle 21.30, con Mario Mazzoli, general manager A.S.S.O., apre il ciclo di incontri “Tra terra e mare” organizzato dalla Società Tarquiniese d’Arte e Storia che si terranno tutti i giovedì – tra luglio e agosto – in uno dei luoghi più suggestivi di Tarquinia, custode dei resti dell’antico terziere del Poggio. “Tra terra e mare” ha il patrocinio del ministero della Cultura (MiC), dell’Assonautica Provinciale Viterbo e dell’Unicoop Tirreno – Sezione Soci Etruria. La rassegna è organizzata in collaborazione con il Centro ricerche “Claudio Mocchegiani Carpano”, Opera Laboratori, Asso – Archeologia subacquea speleologia organizzazione e Ccpas – Centro di coordinamento delle prospezioni archeologiche subacquee di Roma. In caso di maltempo, le conferenze si terranno a palazzo dei Priori, nella sala Sacchetti, al civico 4 di via dell’Archetto.

Alessandra Sileoni presidente della Società Tarquiniese d’Arte e Storia
Dedicati alle ricerche e archeologiche e alle ricognizioni subacquee lungo la costa tirrenica e nel mar Mediterraneo, gli incontri si terranno ogni giovedì, alle 21.30, dall’11 luglio all’8 agosto nel suggestivo parco Palombini, nel centro storico di Tarquinia, al civico 25 di via della Ripa. ”Tra terra e mare” è un appuntamento che ogni estate coinvolge ispettori delle soprintendenze, docenti universitari e subacquei professionisti per trattare dell’affascinante e variegato mondo dell’archeologia subacquea”, afferma la presidente della Stas Alessandra Sileoni. “Le conferenze saranno ospitate in uno dei luoghi più suggestivi di Tarquinia, custode dei resti dell’antico terziere del Poggio. Uno spazio sospeso tra passato e presente dove, all’alta torre medievale che lo sovrasta, fanno da cornice opere d’arte contemporanea come il “Cosmo-Now” di Sebastian Matta. Ringrazio la famiglia Palombini che, ogni anno, ci apre le porte del meraviglioso del parco”.

A inaugurare l’edizione 2024 della manifestazione, l’11 luglio 2024, il tecnico di archeologia subacquea, speleologo e speleosubacqueo Mario Mazzoli con un incontro su “Le antiche aree sotterranee: ricerca, studio e la sfida tra opportunità e rischi”. Il 18 luglio, sarà la volta dell’ispettrice onoraria del ministero della Cultura Giuliana Galli che approfondirà il caso della nave romana di età tardo repubblicana dell’isola di Ponza. Il 25 luglio, l’archeologo Luca Mocchegiani Carpano farà il punto della situazione sul cantiere di Vivara e sui sedici anni di attività didattica e ricerche archeologiche in acqua intorno alle isole di Procida e Vivara. Il 1° agosto, il subacqueo professionista Sergio Anelli, che collabora da anni nell’organizzazione delle conferenze in qualità di socio della Stas, farà conoscere il caso dell’ultima missione della Regia Nave Roma. La battaglia, la sorte dei naufraghi, il rinvenimento del relitto”. Il ciclo di conferenze si concluderà l’8 agosto con l’archeologo Alessandro Mandolesi, che approfondirà il tema delle necropoli etrusche, tra Caere e Tarquinia, sulla frontiera marittima del civitavecchiese.
Locri (RC). Per la rassegna “Un caffè… storicamente corretto” promosso dal museo nazionale Archeologico di Locri Epizefiri e dal Circolo di Studi Storici Le Calabrie la conferenza “Corti e cerimoniali nell’Europa dell’ Età Moderna”, col prof. Giulio Sodano dell’università della Campania “L. Vanvitelli”

Al museo Archeologico nazionale di Locri Epizefiri siamo arrivati all’appuntamento di luglio con “Un caffè…storicamente corretto”, il ciclo del giovedì promosso dal parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri con il Circolo di Studi storici “Le Calabrie” e il patrocinio del Comune di Locri, curato da Elena Trunfio e Marilisa Morrone. Alle 17.30, nella meravigliosa cornice dei reperti di Locri Epizefiri, in sala con aria condizionata, sarà la volta del prof. Giulio Sodano ordinario di Storia moderna e direttore del dipartimento di Lettere e Filosofia dell’università della Campania “L. Vanvitelli”, nonché direttore scientifico di “Studi Calabresi. Storia Arte Archeologia della Calabria e del Mediterraneo”, rivista del Circolo di Studi Storici “Le Calabrie”. Ingresso gratuito, senza prenotazione. Introducono Elena Trunfio, direttrice del museo e parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri, e Marilisa Morrone, presidente del Circolo di Studi storici “Le Calabrie”. Il tema della conferenza è “Corti e cerimoniali nell’Europa dell’ Età Moderna”, un argomento affascinante che consente di riflettere sull’uso della forma come linguaggio del potere e strumento politico. Il prof. Giulio Sodano si è occupato in vari suoi saggi di questo aspetto non secondario dell’esercizio del potere monarchico nell’antico regime, dal Cinquecento alla corte borbonica del XVIII e XIX secolo, definendo il cerimoniale come “spazio teatrale” in quanto “vetrina dell’ organizzazione politica” dove “sono in scena tanto i cortigiani, quanto la sovranità del re”.
Parco archeologico di Ostia antica. Dopo i lavori di restauro e consolidamento (intervento da oltre 3 milioni di euro) apre al pubblico il museo Ostiense con il nuovo allestimento a 62 anni dall’ultima revisione. Inaugurazione con il ministro Sangiuliano. Il direttore D’Alessio: “Il museo unisce i capolavori e gli altri oggetti esposti ai contesti urbani, infrastrutturali e funerari di pertinenza”

Il nuovo allestimento del museo Ostiense al parco archeologico di Ostia antica (foto emanuele antonio minerva / mic)
“L’obiettivo era di riaprirlo per l’estate 2023. Il nuovo museo Ostiense sarà con ogni probabilità un regalo del 2024”, avevamo scritto all’inizio dell’anno (vedi Il 2024 porterà al parco archeologico di Ostia antica l’apertura del museo Ostiense con il nuovo allestimento nel Casone del Sale, dove è stato istituito nel 1945, previsto dal progetto del 2021: interventi strutturali sulla palazzina, e restauro di tutte le opere già esposte e di quelle che qui troveranno posto | archeologiavocidalpassato).

La sede del museo Ostiense al parco archeologico di Ostia antica (foto emanuele antonio minerva / mic)
Previsioni rispettate. Il museo Ostiense, all’interno del parco archeologico di Ostia antica, riapre al pubblico giovedì 11 luglio 2024, dopo l’intervento realizzato grazie a un finanziamento CIPE per il progetto di “Restauro, consolidamento strutturale per il miglioramento sismico e nuovo allestimento del Museo Ostiense all’interno del Parco archeologico di Ostia antica” (importo lavori: 3.366.588 euro). L’intervento si è articolato in due distinti lotti funzionali, uno relativo ai lavori di adeguamento strutturale e allestimento, l’altro al restauro delle opere inserite nel percorso espositivo.

L’inaugurazione del nuovo allestimento del museo Ostiense: da sinistra, Massimo Osanna, Gennaro Sangiuliano e Alessandro D’Alessio (foto mic)
Cerimonia di inaugurazione e riapertura del museo Ostiense nel suo nuovo allestimento mercoledì il 10 luglio 2024, alla presenza del ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e del direttore generale Musei Massimo Osanna. La necessità di riallestire il museo nasce dalla duplice esigenza di illustrare la storia e il contesto della città romana di Ostia grazie a un racconto museale del tutto nuovo rispetto al passato e, al tempo stesso, di adeguare e mettere a norma, anche dal punto di vista statico-strutturale e dell’accessibilità fisica e cognitiva, il Casone del Sale, l’edificio risalente al XVI secolo e già sede del Museo Ostiense. Esso è stato inoltre aggiornato nella dotazione impiantistica, illuminotecnica e tecnologica, oltre che sul piano scientifico ed espositivo, al fine di conferire alle opere che ospita la giusta atmosfera e la piena godibilità.

Il nuovo allestimento del museo Ostiense al parco archeologico di Ostia antica (foto emanuele antonio minerva / mic)

Alessandro D’Alessio, direttore del parco archeologico di Ostia antica, e Gennaro Sangiuliano, ministro della Cultura, all’inaugurazione del nuovo allestimento del museo Ostiense (foto emanuele antonio minerva / mic)
“Questa riapertura è importante non solo per il parco archeologico di Ostia ma per l’intero sistema museale nazionale”, afferma il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “All’interno del sito, con un nuovo percorso espositivo e il restauro di numerose opere, è possibile comprendere pienamente il ruolo di Ostia nella storia di Roma. I musei sono la geografia identitaria della nazione. I dati, eccezionali, sull’affluenza resi noti in questi giorni, con 57 milioni di visitatori nel 2023 e oltre il 22 per cento rispetto all’anno precedente, confermano una rinnovata consapevolezza da parte di cittadini e turisti dell’importanza di visitare un sito culturale. In meno di due anni abbiamo riaperto numerosi musei: Castellammare di Stabia, Correale di Sorrento e stiamo lavorando per altre riaperture. Ritengo che la cultura debba essere uniformemente diffusa su tutto il territorio nazionale perché significa innanzitutto qualità della vita. L’Italia è una super potenza culturale, un unicum nella storia globale e dobbiamo essere orgogliosi, quando si inaugura un nuovo sito museale, del nostro grande passato”.

Il nuovo allestimento del museo Ostiense al parco archeologico di Ostia antica (foto emanuele antonio minerva / mic)
“La riapertura del Museo Ostiense rappresenta un risultato di grande rilevanza”, commenta il direttore generale Musei Massimo Osanna. “Questo traguardo offre inoltre un contributo fondamentale al più ampio obiettivo, fortemente perseguito dalla Direzione generale Musei, di valorizzazione del patrimonio culturale inespresso: reperti, opere e spazi che diventano o tornano fruibili al pubblico, con i depositi che, da luoghi dimenticati, sono ormai sempre più il crocevia da cui passano il ripensamento e il rinnovamento dei nostri luoghi della cultura”. “Si tratta di opere di altissima qualità”, dichiara il direttore del Parco, Alessandro D’Alessio, “del tutto identitarie ed esemplificative della realtà ostiense. La città e il suo territorio (e dunque l’intero Parco archeologico, con le monumentali aree dei porti imperiali di Claudio e Traiano e della Necropoli di Porto all’Isola Sacra), infatti, rappresenta senza dubbio un caposaldo dell’archeologia e della storia dell’arte romana, per quel che riguarda sia la produzione scultorea, sia e soprattutto quella musiva e pittorica. E lo stesso può dirsi dell’architettura monumentale e dell’edilizia di Ostia, praticamente una summa delle tipologie e delle tecniche costruttive come della decorazione architettonica romana”.

Veduta panoramica dell’area archeologica di Ostia Antica (foto parco ostia antica)
Cenni storici. Prima colonia di Roma e porta dell’Urbe sul Mediterraneo, Ostia fu fondata secondo la tradizione letteraria dal quarto re di Roma Anco Marcio (VII secolo a.C.); i dati archeologici non risalgono però oltre il IV secolo a.C., epoca alla quale si datano i resti più antichi dell’insediamento fortificato (castrum) posto alla foce del Tevere. Nel I secolo a.C. la città era a tal punto cresciuta che dovette dotarsi di una cinta muraria ben più ampia, la cui costruzione fu avviata sotto il consolato di Cicerone; nel I secolo d.C., con la costruzione di Portus per volontà dell’imperatore Claudio, poi ampliato da Traiano all’inizio del II secolo, Ostia potenziò il suo ruolo di scalo commerciale di Roma, il che comportò uno sviluppo economico e demografico che si tradusse in uno straordinario impulso edilizio e monumentale. A partire dalla metà del III secolo d.C., invece, la città entrò in una fase di inesorabile declino che condusse al suo progressivo e poi definitivo abbandono intorno alla metà del VI secolo.

Museo Ostiense al parco archeologico di Ostia antica: spostamento delle opere per i lavori di riallestimento (foto parco ostia antica)
Dopo essere stata per secoli cava di materiali a cielo aperto, nella seconda metà del Settecento Ostia fu oggetto di sterri finalizzati al recupero di opere d’arte e altri oggetti destinati al mercato antiquario. Le prime indagini archeologiche mirate a rendere il sito accessibile risalgono al XIX secolo, ma è sotto la direzione di Dante Vaglieri (dal 1908 al 1913), e poi a seguire di Guido Calza (fino al 1946), che la città romana venne progressivamente riportata alla luce. Nel 1934 fu inaugurato il museo Ostiense all’interno del Casone del Sale, per il cui primo riallestimento si dovrà attendere il 1962. Oggi, a più di 60 anni, il Museo riapre, rinnovato e totalmente ripensato. “La prima ambizione del museo Ostiense”, dichiara il direttore D’Alessio, “è quella di ricomporre, come mai era stato prima e al netto dei pur imprescindibili aspetti museografici, la rete di relazioni, strettissime e biunivoche, che unisce i capolavori e gli altri oggetti esposti ai contesti urbani, infrastrutturali e funerari di pertinenza. Mettere cioè a sistema la città (quella dei vivi e quella dei morti), le sue istituzioni e il suo funzionamento, con la cultura artistica e materiale che ne promano”. In tal modo la società ostiense emerge in tutte le sue componenti e articolazioni, istituzionali, religiose, economico-produttive, commerciali, nel quadro della storia urbana e civica della colonia”.

Planimetria del nuovo museo Ostiense (foto mic)
Planimetria e sale del nuovo museo Ostiense. Articolato in 12 sale, il racconto museale si articola in 7 grandi macrotemi: le origini e l’età repubblicana, il potere imperiale, gli spazi civici, la gente, le religioni e i culti, le necropoli del territorio, le forme dell’abitare. Focus specifici riguardano il santuario di via della Foce, i contesti funerari dall’Isola Sacra e lo spazio “dei filosofi”. Il percorso espositivo è integrato da un apparato multimediale che va a completare gli strumenti didattici tradizionali: touchscreen su cui si possono approfondire, attraverso fotografie storiche e disegni conservati negli archivi ostiensi, i principali monumenti e quartieri cittadini – un modo per rendere fruibile un patrimonio di documentazione solitamente non visibile; inoltre, video di approfondimento fruibili mediante sistema sound shower, cioè con audio direzionato sullo spettatore in modo da non arrecare disturbo agli altri visitatori presenti in sala.

Il nuovo allestimento del museo Ostiense al parco archeologico di Ostia antica (foto emanuele antonio minerva / mic)
In occasione del riallestimento, oltre cento opere che ne costituiscono la collezione permanente sono state interessate da interventi di restauro specialistico: un progetto complesso, che ha affrontato diverse situazioni conservative determinate innanzitutto dalla tipologia dei manufatti (sculture, rilievi, mosaici, pitture, ecc.) e dai relativi materiali costitutivi; si è inoltre dovuto tenere conto delle integrazioni e modifiche apportate alle opere dopo il loro rinvenimento nel corso del XX secolo. Diversamente dal passato, si è deciso di non reintegrare quanto inesorabilmente perduto, proprio per favorire l’apprezzamento di quanto invece superstite; pertanto, per una serie di sculture sono state studiate e dimensionate strutture autoportanti in metallo, in grado di restituire gli ingombri delle porzioni assenti consentendo al visitatore di immaginare e reintegrare mentalmente le parti perdute.
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