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Roma. Alle Terme di Caracalla “Narciso allo specchio”: due giorni di incontri sullo Specchio d’Acqua e visite guidate, promossi dalla soprintendenza Speciale Roma con Electa, a corollario alla mostra fotografica “Narciso. La fotografia allo specchio”

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Riflessi nello Specchio d’acqua alle Terme di Caracalla a Roma (foto leandro lentini)

“Narciso sullo specchio”: due giorni di incontri e visite guidate, sabato 19 e domenica 20 ottobre 2024, promossi dalla soprintendenza Speciale Roma, diretta da Daniela Porro, alle Terme di Caracalla, a Roma, a cura di Maurizio Bettini e Massimo Fusillo; programma ideato e realizzato con Electa editore e Fondamenta, Fondazione per le arti e la cultura. Gli incontri si tengono sul grande palco dello Specchio d’acqua delle Terme di Caracalla e sono corollario alla mostra fotografica “Narciso. La fotografia allo specchio” curata da Nunzio Giustozzi, prorogata fino al 12 gennaio 2025. Tutti gli incontri e le visite guidate sono gratuiti, previo acquisto del biglietto d’ingresso al monumento. In caso di pioggia il programma si terrà negli antichi sotterranei anziché sullo Specchio d’acqua.

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Daniela Porro, soprintendente speciale ABAP di Roma

Dialoghi allo specchio è un impaginato di incontri e visite guidate che come la mostra”, spiega Daniela Porro, soprintendente Speciale di Roma, “rientrano nelle proposte di eventi che celebrano il ritorno dell’acqua nel complesso termale severiano. Lo Specchio d’acqua si sta dimostrando sempre più un catalizzatore di incontri, di iniziative culturali, di spettacoli, per rendere le Terme di Caracalla il luogo dove l’archeologia incontra il presente della città”. E proprio il mito e la sua fortuna in antico e nella nostra società sono i temi degli incontri, della durata di 40’ ciascuno, che si svolgono nel pomeriggio di sabato 19 ottobre con Silvia Romani (ore 16.30: Narciso allo specchio, luci e ombre dei riflessi) e Tommaso Braccini (ore 17.20: Sfortune di Narciso nei riflessi del folklore), e con Anna Chiara Corradino (ore 16.30: Narciso, Endimione e gli altri ephebi formossisimi tra Rinascimento e Barocco) e Alessandro Grilli (ore 17.20: Narcisetti, adoncini. Sedotti o seduttori?) il pomeriggio di domenica 20.

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L’archeologa Mirella Serlorenzi, direttore delle Terme di Caracalla (foto ica)

“Se lo Specchio d’acqua è una evocazione dell’elemento fondamentale delle terme imperiali, con Dialoghi allo specchio”, secondo Mirella Serlorenzi, direttore delle Terme di Caracalla, “ritroviamo, evocandola, la funzione delle sale dedicate a diverse attività culturali, le biblioteche e gli auditoria che vennero realizzate nel recinto delle Terme di Caracalla. Un programma sotto il segno di Narciso – il giovane che, come narra Ovidio, si innamora del suo bel volto adorabile riflesso in una fonte – e alle variazioni contemporanee sul suo mito, che si dimostra sempre più attuale”.

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Maurizio Bettini, filologo e antropologo (università di Siena)

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Massimo Fusillo, professore di Critica Letteraria e Letterature Comparate (Scuola Normale Superiore di Pisa)

La prima giornata (sabato 19 ottobre) è curata da Maurizio Bettini, filologo e antropologo, che ha pubblicato numerosi studi e saggi sulla cultura greca e quella latina. Professore di Filologia classica, è direttore del centro interdipartimentale di studi “Antropologia del mondo antico”, di cui è stato cofondatore nel 1986. È la sua lectio magistralis (alle 18.10: Narciso e le immagini gemelle) a chiudere la prima giornata. La curatela per il ciclo di domenica si deve a Massimo Fusillo, professore di Critica Letteraria e Letterature Comparate alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Si occupa della ricezione contemporanea del mito antico, di teoria e storia del romanzo, del rapporto tra letteratura e psicanalisi e tra letteratura e cinema, della teoria queer. Tutti temi di numerosi suoi saggi e di pubblicazioni di carattere scientifico. Ed è l’universo virtuale il tema della sua lectio conclusiva del programma domenica 20 ottobre (alle 18.10: Lo schermo come specchio d’acqua. Narciso nella dimensione virtuale).

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Copertina del catalogo Electa delal mostra “Narciso. La fotografioa allo specchio” alle Terme di Caracalla di Roma

In questa occasione Electa pubblica un libro costruito in modo speculare, in stretta aderenza al tema trattato. Una prima sezione, a cura di Mirella Serlorenzi direttrice delle Terme di Caracalla, indaga archeologicamente la presenza dell’acqua come elemento naturale del complesso termale, restituito da una vasta e raffinatissima installazione minimalista: lo Specchio d’acqua che accoglie gli eventi in programma. Nella seconda parte, catalogo della mostra, le immagini dialogano con citazioni poetiche classiche e moderne, restituendo la passione dello sguardo attraverso l’opera di alcuni fra i più illustri fotografi e fotografe del Novecento – da Capa a Scianna, da Eisenstaedt a Doisneau, da Schapiro a Newton, da Claude Cahun a Florence Henri, da Inge Morath a Lisetta Carmi –, ma anche di nomi più attuali.

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Allestimento della mostra fotografica “Narciso. La fotografia allo specchio” alle Terme di Caracalla a Roma (foto ssabap-roma)

Mostra fotografica “Narciso. La fotografia allo specchio. Il progetto espositivo è promosso dalla soprintendenza Speciale di Roma, diretta da Daniela Porro, e organizzato da Electa con la cura di Nunzio Giustozzi: 78 gli scatti iconici d’autore suddivisi in tre sezioni, allestiti in due ambienti coperti e nella natatio del monumento. Il visitatore può muoversi fra ritratti di celebrità, interni enigmatici e tranches de vie còlte nel tempo a diverse latitudini, duplici illusioni accostate per sintonia o per contrasto in un racconto teso, oltre l’occasione, alla storia di ogni singola immagine, soggetti e motivi che hanno continuato a ispirare autori anche molto distanti cronologicamente e nelle loro traiettorie o poetiche. In un cortocircuito visivo inedito e straniante, una sezione della mostra affronterà infine il topos dell’Autoritratto allo specchio, permettendo un ravvicinato confronto, occhi negli occhi, con i fotografi stessi, le cui sembianze sono divenute famose al pari dei loro memorabili scatti.

Desenzano (Bs). Alla Villa Romana e Antiquarium, conferenza di Teresa Delfino su “Il Benaco come Locus Amoenus”, con apertura serale e visite guidate

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Dettaglio dei mosaici della Villa Romana di Desenzano (Bs) con scene di vita quotidiana (foto mic)

Nell’ambito del ciclo “Le nuove sfide del paesaggio: la dolce vita gardesana” sabato 19 ottobre 2024, alle 18, alla villa romana di Desenzano, conferenza di Teresa Delfino, docente di Lettere all’istituto liceo “Enrico Fermi” di Salò, su “Il Benaco come Locus Amoenus”, organizzata in collaborazione con l’associazione LACUS Lago Ambiente Cultura Storia. Al termine della conferenza la Villa Roma e l’Antiquarium rimarranno aperti fino alle 23 (ultimo ingresso 22.30) con visite guidate a cura del personale del museo. Partecipazione con acquisto del biglietto d’ingresso del museo, prenotazione per la conferenza obbligatoria. Tel. 030 9143547, drm-lom.villadesenzano@cultura.gov.it

Parco archeologico dell’Appia Antica. Per gli “Incontri di archeologia alle Tombe della via Latina” presentazione del libro “L’apicoltura nel Mediterraneo antico. Archeologia del rapporto tra uomo e api dalla preistoria alla tarda antichità” di Giorgio Franchetti (Edizioni Efesto, 2024) e visita guidata speciale alla Tomba dei Valeri

appia-antica_parco_tombe-via-latina_libro-l-apicoltura-nel-mediterraneo-antico_giorgio-franchetti_locandinaNuovo appuntamento con gli “Incontri di Archeologia” alle Tombe della Via Latina, occasioni uniche proposte dal parco archeologico dell’Appia antica per incontrare gli esperti del settore e scoprire le loro ultime ricerche e pubblicazioni nella suggestiva cornice della sala superiore della Tomba dei Valeri. Sabato 19 ottobre 2024, alle 10, Giorgio Franchetti sarà ospite del parco archeologico dell’Appia antica per parlare del suo libro “L’apicoltura nel Mediterraneo antico. Archeologia del rapporto tra uomo e api dalla preistoria alla tarda antichità” (Edizioni Efesto, 2024). Dopo i saluti del direttore Simone Quilici e del responsabile del sito Santino Alessandro Cugno, ci sarà l’introduzione del prof. Daniele Manacorda e l’intervento dell’autore dott. Giorgio Franchetti. Nel corso dell’evento, i partecipanti potranno visitare la Tomba dei Valeri. Appuntamento in via dell’Arco di Travertino 151, Roma. Attività gratuita. Il biglietto può essere scaricato selezionando “Incontri di Archeologia” sull’App Musei Italiani, il giorno stesso presso il totem all’ingresso del sito, oppure online al link nel primo commento.

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Copertina del libro “L’apicoltura nel Mediterraneo antico. Archeologia del rapporto tra uomo e api dalla preistoria alla tarda antichità” di Giorgio Franchetti (Edizioni Efesto)

L’apicoltura nel Mediterraneo antico. L’uomo ha sempre avuto, per lungo tempo inconsapevolmente, il migliore degli alleati in natura: l’ape. Dalla sua comparsa sulla terra, quasi 100 milioni di anni fa, è stata lei principalmente, insieme ad altri agenti pronubi, a permettere lo sviluppo, la diversificazione e la sopravvivenza di un complesso e meraviglioso apparato di reciproche biodipendenze che oggi chiamiamo semplicemente Natura. L’ape ha accompagnato l’umanità per l’intera durata del suo percorso evolutivo e infatti, seguendo le tracce di questo rapporto, possiamo risalire per millenni fino agli albori della Storia. Ma non solo. Possiamo spingerci più indietro ancora, con certezza al Neolitico e, secondo alcuni studiosi, anche alle fasi finali del Paleolitico. Testimonianze di come il miele abbia costituito per moltissimo tempo un elemento fondamentale di apporto calorico nella dieta umana sono rintracciabili nelle pitture rupestri di culture lontanissime anche a livello geografico, segno evidente di come universalmente l’uomo si fosse reso conto dell’importanza di questo insetto e dei suoi prodotti.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la conferenza “Con il naso all’insù: nuovi spunti di lettura per gli affreschi di Villa Giulia” con Francesca Montuori, storica dell’arte: ottavo incontro della seconda edizione del ciclo “chi (ri)cerca trova. I professionisti si raccontano al museo”

roma_villa-giulia_chi-ricerca-trova_con-il-naso-all-insù_francesca-montuori_locandinaVenerdì 18 ottobre 2024, alle 16, in sala Fortuna del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, “Con il naso all’insù: nuovi spunti di lettura per gli affreschi di Villa Giulia”, ottavo incontri del ciclo “Chi (Ri)cerca Trova. I professionisti si raccontano al Museo: ricerche scientifiche, studi e progetti” presentati da esperti e studiosi al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Francesca Montuori condivide le sue riflessioni sugli affreschi della Villa, realizzati tra il 1553 e il 1555 sotto la direzione del bolognese Prospero Fontana, cercando di restituire una lettura unitaria del ciclo decorativo. Ingresso gratuito in Sala Fortuna fino ad esaurimento posti. Non esiste ad oggi un testo sistematico di lettura iconologica dell’intero ciclo decorativo di Villa Giulia, voluta da papa Giulio III Del Monte negli anni del suo pontificato. Negli ultimi decenni gli studi più validi si sono per lo più soffermati su singoli ambienti o raffigurazioni; molti ricercatori poi hanno tentato di individuare la mano di pittori (o architetti) che con ogni probabilità non hanno mai avuto modo di realizzare nulla (o poco più) in questo grande e importante cantiere romano di metà Cinquecento.

Francesca Montuori è funzionaria storica dell’arte del ministero della Cultura. Si è laureata a Roma in Storia dell’Arte veneta con il prof. Augusto Gentili. I suoi studi si sono concentrati sull’arte e l’architettura del Cinquecento, in particolare in ambito veneto e romano. Si è occupata inizialmente di restauro e di valorizzazione e comunicazione del patrimonio culturale. Dal 2010 è dipendente del ministero della Cultura: ha lavorato prima all’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia (oggi del Patrimonio Immateriale) e successivamente, dal 2019 al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia occupandosi di comunicazione ed educazione al patrimonio.

Appia Antica (Roma). Al Complesso di Capo di Bove l’incontro “L’Appia è moderna. Quali prospettive?”, riflessione sul futuro della regina viarum, a celebrazione della proroga della mostra “L’Appia è moderna”, sui progetti e le iniziative architettoniche e artistiche per l’Appia antica nel Novecento

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La mostra “L’Appia è moderna” al Compesso di Capo di Bove nel parco archeologico dell’Appia Antica (foto parco appia antica)

appia-antica_capo-di-bove_mostra-incontro-l-appia-è-moderna_locandinaSabato 19 ottobre 2024, alle 11, nel Complesso di Capo di Bove del parco archeologico dell’Appia Antica si terrà lo speciale evento “L’Appia è moderna. Quali prospettive?” a celebrazione della proroga della mostra “L’Appia è moderna” promossa dal parco archeologico dell’Appia Antica e dalla direzione generale Creatività contemporanea del ministero della Cultura, con l’organizzazione di Electa editore, e curata da Claudia Conforti, Roberto Dulio, Simone Quilici e Ilaria Sgarbozza (aperta al pubblico fino al 17 novembre 2024). L’evento che invita alla riflessione sul futuro della regina viarum prevede interventi di Simone Quilici (curatore e direttore del parco archeologico dell’Appia Antica), Claudia Conforti (curatore e professoressa ordinaria di Storia dell’architettura, università di Roma Tor Vergata e membro dell’accademia nazionale di San Luca), Paolo Liverani (professore ordinario di Topografia Antica, università di Firenze), Maria Vittoria Marina Clarelli (dirigente Servizio III – Architettura contemporanea, periferie e rigenerazione urbana della DGCC, ministero della Cultura). Il dibattito sarà moderato da Orazio Carpenzano, preside della Facoltà di Architettura, “Sapienza” università di Roma.

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La mostra “L’Appia è moderna” al Compesso di Capo di Bove nel parco archeologico dell’Appia Antica (foto parco appia antica)

L’esposizione, promossa dal parco archeologico dell’Appia Antica e dalla direzione generale Creatività Contemporanea del ministero della Cultura, con l’organizzazione di Electa, anche editore del catalogo, punta l’attenzione sui progetti e le iniziative architettoniche e artistiche del Novecento, dimostrando che l’Appia è anche moderna. Senza entrare in contrapposizione con l’antico, disegni, dipinti, fotografie, illustrazioni, manifesti pubblicitari, invenzioni architettoniche e documenti d’archivio restituiscono l’energia di un secolo che ha fortemente disegnato una delle più note vie consolari, rendendola parte vivente e integrante delle dinamiche urbane e sociali di Roma, lontana dal concetto ottocentesco di museo a cielo aperto. Attraverso sei sezioni il racconto presenta i progetti architettonici firmati dai grandi architetti del secolo scorso; la trasformazione del paesaggio botanico ad opera di Antonio Muñoz; i fotogrammi inediti estrapolati da pellicole cinematografiche; le arti figurative – tra verismo, simbolismo e astrazione – nei dipinti di Duilio Cambellotti, Giulio Aristide Sartorio, Francesco Trombadori, Carlo Socrate; le esclusive ville dei divi di Hollywood; nel cinema e infine nei fumetti.

Pompei. All’auditorium l’incontro con l’archeologa Ilenia Gradante, direttrice del museo nazionale della Ceramica “Duca di Martina” di Napoli, su “Rem signare. I signacula in bronzo di età romana nelle collezioni e nei contesti archeologici della Sicilia”, promosso dall’associazione internazionale “Amici di Pompei” 

pompei_auditorium_amici-di.pompei_conferenza-rem-signare_ilenia-gradante_locandina“Rem signare. I signacula in bronzo di età romana nelle collezioni e nei contesti archeologici della Sicilia” è il titolo della conferenza dell’archeologa Ilenia Gradante, direttrice del museo nazionale della Ceramica “Duca di Martina” di Napoli, promossa dall’associazione Internazionale Amici di Pompei ETS. Appuntamento venerdì 18 ottobre 2024, alle 17, all’auditorium degli scavi di Pompei.

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Ilenia Gradante, direttrice del museo nazionale della Ceramica di Napoli (foto Römischen Instituts der Görres-Gesellschaft)

Al centro dell’incontro i signacula, timbri in bronzo iscritti usati per bollare documenti e materiali di varia natura che, entrati in uso nella cultura romana intorno al II secolo a.C., si diffusero molto in età imperiale e in numerosi ambiti della vita quotidiana. Vere e proprie fonti di informazioni, questi manufatti conservano sia l’identità dei loro possessori sia diversi aspetti dell’economia antica e dell’amministrazione della res (proprietà). Non a caso negli ultimi 20 anni gli studi epigrafici hanno sviluppato un nuovo e crescente interesse verso i signacula. “Gli esemplari provenienti dalle collezioni e dai contesti archeologici della Sicilia”, racconta Ilenia Gradante, “raccolti per la prima volta in uno studio unitario, insieme alle rare testimonianze di impronte di signacula conservate nelle catacombe siracusane, offrono un repertorio ricco e rappresentativo della complessità del tema, stimolando suggestioni inedite su modalità e contesti d’uso di questi oggetti”.

Torino. Al museo Egizio tavola rotonda “Fundraising per l’arte e la cultura: quali sfide per le istituzioni culturali in Italia?” prendendo spunto dal libro recentemente pubblicato “Fundraising per l’Arte e la Cultura”

torino_egizio_tavola-rotonda-Fundraising-per-l-arte-e-la-cultura_locandinaUn’occasione preziosa per riflettere sul tema del finanziamento privato nel settore culturale, prendendo spunto dal libro recentemente pubblicato “Fundraising per l’Arte e la Cultura” di Francesca Pecoraro (arts manager), Alex Turrini (professore di Arts Management e Cultural Policy, università Bocconi) e Mark Volpe (già direttore generale della Boston Symphony Orchestra) – Egea Edizioni: appuntamento venerdì 18 ottobre 2024, dalle 11 alle 13, con la tavola rotonda “Fundraising per l’arte e la cultura: quali sfide per le istituzioni culturali in Italia?” nella sala conferenze del museo Egizio di Torino. Ingresso gratuito, previa prenotazione tramite Eventbrite al link: https://www.eventbrite.co.uk/…/fundraising-per-larte-e…. Si discuterà di filantropia culturale, delle leve e degli strumenti a disposizione dei professionisti nel mondo della cultura, inclusi quelli digitali. Gli autori del volume ne discuteranno con Samanta Isaia (direttore gestionale museo Egizio) e Christian Greco (direttore museo Egizio). La tavola rotonda rappresenta un’opportunità unica per approfondire come il fundraising possa diventare uno strumento non solo di sostegno economico delle istituzioni culturali, ma anche di sviluppo sociale e culturale, basato su relazioni di reciprocità e sulla creazione condivisa di valore. In collaborazione con l’Arts & Culture Knowledge Center.

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale presentata la prima edizione del RIFF – Rhegion International Film Festival, organizzato dall’associazione culturale ArcheoVisiva ETS, in partenariato con il MArRC. Le anticipazioni ad “archeologiavocidalpassato.com” dei direttori artistici Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele

reggio-calabria_archeologico_RIFF-2024_locandinaReggio Calabria chiama, Licodia Eubea risponde. Così, quando non si sono ancora spenti gli echi del successo del XIV Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct), ecco che l’archeologa Alessandra Cilio e il regista Lorenzo Daniele, dinamici direttori artistici quanto inesauribili fonti di idee, li ritroviamo a Reggio Calabria a organizzare un nuovo festival, il RIFF – Rhegion International Film Festival che si tiene al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria dal 25 al 27 ottobre 2024, organizzato dall’associazione culturale ArcheoVisiva ETS, in partenariato con il MArRC, con il sostegno della Fondazione Calabria Film Commission e la collaborazione dell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, e il Circolo del Cinema “Cesare Zavattini” di Reggio Calabria. La prima edizione del RIFF – Rhegion International Film Festival è stata presentata giovedì 17 ottobre 2024 al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria con i direttori artistici e il direttore del MArRC, Fabrizio Sudano.

“Il RIFF Rhegion International Film Festival – spiega Lorenzo Daniele ad archeologiavocidalpassato.com – è una rassegna cinematografica che nasce con la sinergia tra l’associazione ArcheoVisiva e il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. L’associazione ArcheoVisiva ha una quasi ventennale esperienza nell’ambito della promozione cinematografica e in modo particolare della promozione del cinema archeologico storico-artistico ed etnoantropologico a Licodia Eubea, il festival che da 15 anni portiamo avanti. E abbiamo deciso, in accordo con il museo di Reggio Calabria di portare questo cinema, raccontare il patrimonio culturale italiano e non solo attraverso il cinema.

“Ovviamente – continua – sarà un’esperienza bellissima anche per gli eventi collaterali che abbiamo creato e che in qualche modo vanno a condire le proiezioni cinematografiche. Voglio ricordare – ad esempio – la masterclass di Diego D’Innocenzo sulla Storia in Tv, la Storia raccontata attraverso il piccolo schermo, ma anche momenti dedicati al cinema calabrese. Avremo un importantissimo cine-circolo calabrese, “Cesare Zavattini”, uno dei più antichi circoli del cinema italiani, addirittura fondato negli anni ’40, che dedicherà uno spazio nel racconto del cinema appunto della Calabria.

“E poi – conclude – avremo anche momenti conviviali come l’Aperitivo in terrazza MArRC. Il museo Archeologico infatti possiede una delle più belle terrazze della città da cui è possibile vedere un panorama unico da cui vedere tutta la città, osservare l mare e lo stretto di Messina. E lì sarà possibile al pubblico incontrare le delegazioni artistiche e in qualche modo partecipare a un momento conviviale”.

Dai Bronzi di Riace a quelli di San Casciano. “Per noi – riprende Lorenzo Daniele – è un grande onore iniziare questo percorso che speriamo possa proseguire nei prossimi anni all’interno di una location d’eccezione come il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria che ospita – lo sappiamo tutti – i magnifici Bronzi di Riace. E in questo momento ospita altri bronzi, quelli di San Casciano, attraverso una mostra che sarà al museo fino al 12 gennaio 2025. E proprio sui Bronzi di San Casciano ospiteremo un film prodotto dalla Rai per la regia di Eugenio Farioli Vecchioli che racconterà la scoperta archeologica di questi importantissimi manufatti”.

Alla prima edizione del RIFF in programma 17 film: ne parla Alessandra Cilio ad archeologiavocidalpassato.com: “Il RIFF Rhegion International Film Festival verrà inaugurato il 25 ottobre nel prestigioso museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, il MArRC. E per questa prima edizione abbiamo pensato a una selezione di film. In realtà non si tratta ancora di un festival, si tratta più di una rassegna, e i film sono alcune delle pellicole meglio riuscite e più apprezzate del Festival della comunicazione e del cinema archeologico di Licodia Eubea. Ma sono anche film attinti dal patrimonio cinematografico della regione che ci ospita, cioè la Calabria. Il focus infatti sarà legato all’antropologia culturale, all’archeologia di questo straordinario territorio. Naturalmente assieme alle produzioni italiane e straniere, tutte di recente edizione, avremo il piacere di ospitare anche degli incontri con specialisti del mondo dell’archeologia. Ad esempio, uno dei film in concorso per il premio “Città di Reggio Calabria” sarà il film “Come un filmine nell’acqua. I bronzi di San Casciano”. E nell’occasione ospiteremo il prof. Jacopo Tabolli che ci parlerà proprio di questa sensazionale scoperta, assieme ad altri protagonisti della comunicazione filmica del patrimonio culturale e della società del mondo antico e di quello contemporaneo”.

Tarquinia (Vt). Al museo Archeologico nazionale “Deliciae Fictiles VI. Nuove scoperte, riletture critiche e rassegne dei rinvenimenti”: VI Conferenza Internazionale sulle terrecotte architettoniche e sui sistemi decorativi dei tetti in Italia promossa dal parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia

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Dal 17 al 19 ottobre 2024 Palazzo Vitelleschi, sede del museo Archeologico nazionale di Tarquinia, ospiterà “Deliciae Fictiles VI. Nuove scoperte riletture critiche e rassegne dei rinvenimenti”, la VI Conferenza Internazionale sulle terrecotte architettoniche e sui sistemi decorativi dei tetti in Italia, promossa dal parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia e patrocinata dal ministero della Cultura e dalla direzione generale Musei. Negli anni trascorsi tra l’ultima edizione dei convegni del Parco e la successiva pubblicazione degli atti (2018, 2019), la ricerca archeologica, ordinata o frutto di casuali interventi sul territorio, ha prodotto nuove testimonianze, scoperte minime o significative che hanno ampliato il corpus e le conoscenze sulle terrecotte architettoniche dell’Italia antica. Riprendendo una soluzione consueta per le prime edizioni dei convegni, la nuova edizione è organizzata su base topografica ed integralmente incentrata su scoperte e riletture. L’incontro si svolge in due giorni: alle relazioni oggetto di discussione si accompagna l’edizione di notizie online, suddivise per temi topografici. Il terzo giorno è dedicato, come di consueto, a un sopralluogo al sito archeologico di Gravisca. Durante la giornata, i partecipanti avranno l’opportunità di discutere e analizzare gruppi selezionati di materiali provenienti da Gravisca e dalla Civita, esposti per l’occasione all’interno dei depositi Bruschi. A fine lavori, tutte le comunicazioni saranno pubblicate senza distinzione di spazio editoriale in un volume sottoposto a referaggio che si inserirà nella collana degli Atti.

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Operazione Symes: alcuni dei reperti recuoerati dai carabinieri del TPC (foto emanuele antonio minerva / mic)

Si spazia dagli inediti vulcenti, presentati giovedì 17 da Simona Carosi, funzionaria archeologa referente di zona per la soprintendenza per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale, e da Carlo Regoli di Fondazione Vulci, databili dall’età etrusca a quella romana; al frammento di acroterio con amazzone a cavallo del tempio di Vigna Marini Vitalini a Cerveteri, di cui nello stesso pomeriggio del 17 parla la funzionaria archeologa territorialmente competente, Rossella Zaccagnini, insieme a Leonardo Bochicchio, già funzionario della Soprintendenza e oggi direttore dei parchi archeologici della Maremma. Zaccagnini e Bochicchio relazioneranno poi anche su altri frammenti di terrecotte architettoniche, parte dei materiali recuperati grazie all’operazione di sequestro del 2026, denominata Symes. Ciò offre spunto anche per ragionare in tema di tutela del patrimonio culturale e archeologico e di contrasto al traffico illecito e di danni al patrimonio stesso ad opera dei cosiddetti tombaroli. Beni trafugati e recuperati, restituiti al luogo di provenienza. E proprio l’operazione Symes ne è un esempio. Prende il nome dal noto trafficante internazionale d’arte Robert Symes e ha permesso di riportare in Italia ben 600 reperti provenienti da furti o prede dei tombaroli e localizzati molti anni dopo in musei, gallerie e collezioni private. E questi reperti sono vere e proprie deliciae: opere d’arte che richiamano tanto il significato intrinseco nella parola latina di vizi, gioie, piaceri. Capolavori per la loro bellezza, anche nel senso del termine di raffinatezze di stile e dei motivi ornamentali e iconografici. Un vocabolo che racchiude in sé la plurima anima di queste terrecotte; per la valenza artistica, architettonica, funzionale, estetica, ma anche storica e archeologica di fonte di memoria e cultura. Da qui il loro fascino.

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Antefissa a testa femminile nimbata (fine VI secolo a.C.) dal santuario di Fondo Patturelli di Curti (Ce) (foto mic)

Il convegno tarquiniese, inoltre, è anche l’occasione per Daniele Federico Maras, già funzionario della soprintendenza dell’Etruria meridionale e oggi direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, per presentare nuove riflessioni su un gruppo di lastrine architettoniche dipinte di provenienza ceretana, appartenenti al cospicuo nucleo di materiali recuperati nel 2016 dai Carabinieri TPC e dalla diplomazia culturale, a suo tempo oggetto di una sezione della grande mostra del 2019 alla Centrale Montemartini. L’attività di tutela della Soprintendenza non si esaurisce con la protezione e conservazione, ma continua con studi e approfondimenti e con la diffusione dei risultati della ricerca.

Piadena (Cr). Scoperta un’antica fornace per la produzione dei laterizi di epoca post-medievale durante i lavori di scavo del cantiere del raddoppio ferroviario Piadena-Mantova

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L’antica fornace di epoca post-medievale scoperta durante i lavori di scavo del cantiere del raddoppio ferroviario Piadena-Mantova (foto sabap-cr-mo-lo)

Scoperta un’antica fornace per la produzione dei laterizi di epoca post-medievale durante i lavori di scavo del cantiere del raddoppio ferroviario Piadena-Mantova, in un’area alle porte di Piadena, all’intersezione della ferrovia e del canale Dugale. Lo comunica la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Cremona Mantova e Lodi. La struttura è stata individuata dagli archeologi della ditta AR/S Archeosistemi, che è incaricata del controllo archeologico di tutte le operazioni di scavo per il raddoppio. Sotto la direzione della soprintendenza di Cremona Mantova e Lodi, l’impianto è stato pulito, fotografato e rilevato. Il controllo archeologico costante delle opere di rete, come la ferrovia, permette di segnalare tempestivamente ogni rinvenimento ed è un’importantissima fonte di informazioni per ricostruire la storia del territorio.

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L’antica fornace di epoca post-medievale scoperta durante i lavori di scavo del cantiere del raddoppio ferroviario Piadena-Mantova (foto sabap-cr-mo-lo)

La fornace è caratterizzata da un vano di combustione, che occupa un’area di sette metri per otto con pareti alte 1,40 metri, dotata di 3 prefurni, condotti lunghi 3 metri e larghi 0,75 dove veniva acceso il fuoco per portare il calore entro la camera di cottura, tramite i canali di irradiazione. L’impianto sfruttava il terreno di quella zona, che ha composizione particolarmente argillosa, per la produzione di mattoni, che sono stati trovati in loco sia interi, della misura di 30×16,30 centimetri, sia a frammenti. Si sono conservate anche tracce di carbone e cenere lungo i prefurni e i canali di irradiazione. Dopo l’esame e la documentazione fotografica, la Soprintendenza ha disposto la completa copertura del sito con geotessuto e terra.