Comacchio (Fe). In sala polivalente la conferenza “Spina. Ricerche nel porto etrusco”: l’università di Bologna parla delle ultime novità emerse nella campagna di scavo 2024 appena conclusa

Cosa hanno ritrovato gli archeologi durante la campagna di scavo appena terminata? Quali nuove informazioni possiamo sapere su Spina etrusca? Per conoscere questo e molto altro, appuntamento sabato 26 ottobre 2024, alle 18, in sala polivalente San Pietro, via Agatopisto 7, a Comacchio (Fe), nell’incontro, gratuito ma su prenotazione obbligatoria (0533/311316, info@museodeltaantico.com), “Spina. Ricerche nel porto etrusco”, pensato per divulgare le ultime novità emerse sul campo. Dopo i saluti istituzionali dell’assessore alla Cultura del Comune di Comacchio, Emanuele Mari, parteciperanno: Andrea Gaucci, direttore della missione di scavo dell’università di Bologna; la funzionaria archeologa della Soprintendenza Carolina Ascari Raccagni; e Marco Bruni, direttore del museo Delta Antico nonché i membri dell’équipe di scavo Carlotta Trevisanello, Giorgia Bandini, Laura Sofia di Giorno e Léonard Gournay.

L’area archeologica del porto etrusco di Spina nelle valli di Comacchio (foto unibo)
Dal 2020 la Cattedra di Etruscologia è attiva presso il sito della città portuale di Spina con l’obiettivo di indagare l’area interessata dall’antico abitato. Scopo ultimo è comprendere l’articolazione urbana dell’insediamento ed eventualmente individuare manifestazioni pubbliche e sacre che permettano di comprenderne gli aspetti più istituzionali. Negli anni 2020-2021, grazie anche al progetto europeo VALUE, è stato possibile avviare una serie di indagini non invasive che hanno consentito la mappatura di un’area di 30 km2 attorno al sito archeologico. Ricognizioni di superficie, prospezioni geofisiche e rilievi tramite UAV (anche con sensore multispettrale), assieme a tutta la documentazione d’archivio disponibile, offrono ora un quadro aggiornato del palinsesto archeologico dell’area, che va dal periodo etrusco fino all’età contemporanea. Particolare attenzione è stata data agli aspetti ambientali e di cambiamento del paesaggio, fortemente condizionato dall’attività del fiume Po e più recentemente dalle bonifiche. Dal 2022, accanto alle indagini non invasive, si è avviato lo scavo archeologico di un settore periferico del nucleo abitativo, con l’obiettivo di comprendere l’ambiente attorno alla città etrusca, il suo cambiamento nel tempo e il rapporto fra questo e le infrastrutture urbane. La Missione rientra nel più ampio progetto EOS – Etruscans on the Sea della Cattedra di Etruscologia e antichità italiche. La missione archeologica ha il supporto del Comune di Comacchio, del Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara. Collaborano inoltre l’Université de Strasbourg e il CNRS (Dr. Ferréol Salomon), la British School at Rome (Dr. Stephen Kay).
Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale seconda giornata del Rhegion International Film Festival (RIFF), a cura di ArcheoVisiva e del MArRC: protagonisti i bronzi di San Casciano, con conferenza, mostra e film. Ecco il programma della seconda giornata aperta da Archeokids

Il professor Jacopo Tabolli, direttore scientifico dello scavo del santuario etrusco-romano di San Casciano dei Bagni (foto riff)
I bronzi antichi protagonisti sabato 26 ottobre 2024, seconda giornata del Rhegion Film Festival in corso al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. Alle 17.30, in Piazza Paolo Orsi, aperta alla vista dei Bronzi di Riace, per la serie “Storie in piazza” si terrà l’incontro “Riti di Bronzi a San Casciano dei Bagni” con Jacopo Tabolli, professore associato di Civiltà dell’Italia Preromana ed Etruscologia presso l’Università per Stranieri di Siena, direttore scientifico dello scavo nel Bagno Grande di San Casciano, e co-curatore della mostra “Gli dei ritornano- I Bronzi di San Casciano, attualmente visitabile proprio al MArRC, che commenterà alcune delle più interessanti scoperte fatte nel corso degli scavi al santuario etrusco-romano di San Casciano dei Bagni, in provincia di Siena. Un’occasione importante per riflettere sui riti del passato e del presente, sul legame che si crea tra l’essere umano e la divinità quando il dialogo di fede riguarda la salute. Ingresso libero e gratuito. Quindi, alle 18, proiezione del film “Come un fulmine nell’acqua. I Bronzi di San Casciano dei Bagni” di Brigida Gullo, Eugenio Farioli Vecchioli (Italia, 2023 – 57’). Premiati come la scoperta archeologica dell’anno, gli scavi del santuario etrusco-romano di San Casciano dei Bagni sono raccontati in questo documentario. Dal 2020 al 2022, la vasca sacra, cuore del santuario, ha restituito oltre 200 manufatti in bronzo e più di 5000 monete, ma soprattutto ci ha riconsegnato il racconto fedele di un passato non lontano dal nostro presente, che ci parla di salute e di fede.

Archeokids è lo spazio riservato ai bambini e ai ragazzi dal Rhegion Film Festival (foto riff)
La seconda giornata del Rhegion Film festival si è aperta, sempre in Piazza Paolo Orsi, con Archeokids, che ha visto bambini e ragazzi impegnati in laboratori di archeologia e poi spettatori di bellissimi cortometraggi, che hanno affrontato i grandi temi di amore, vita, morte, amicizia, avventura e disabilità. Filmati con giovani attori e con sequenze animate: un modo coinvolgente per appassionarsi di Storia e Archeologia. Eccoli: “In the beginning” di Shaun Clark (Regno Unito, 2021, 11’), una donna, poi dea e poi santa che osserva il mondo…da sotto in su; “Man creates man” di Yiots Vrantzas (Grecia, 2020, 7’), la storia di un insediamento neolitico in Grecia e di un gruppo di statuette di argilla; “Odyssea: the story of our Evolution” di Sebastien Duhem (Belgio, 2023, 27’), dal neolitico alla caduta dell’impero romano; “Storie di ossa” di Gabriele Clementi (Italia, 2023, 8’), il lavoro di Stefano Ricci Cortili, l’uomo che sussurrava alle ossa; “The kiss” di Ali Zare Ghanatnowi (Francia, 2022, 8’), dalle immagini in pietra ai personaggi animati che raccontano di un amore oltre i limiti del tempo e dello spazio; “Psittacus” di Lorenzo Daniele (Italia, 2024, 10’), l’avventura di 5 ragazzi a Brucoli, dentro e fuori il tempo, all’inseguimento di un pappagallo; “Gegone, inside the Museum Kore” di Joan Zhonga (Grecia, 2023, 6’), l’amicizia tra una ragazzina in sedia a rotelle e un’antica ragazza di marmo senza arti.
I film in concorso. Alle 19, il film “Approdi” di Lorenzo Scaraggi (Italia, 2024 – 45’). “Approdi” indaga sull’identità più profonda dei porti pugliesi, è il racconto di una lunga navigazione a vela tra Ionio e Adriatico che prende spunto dalla visione geopoetica del “Breviario Mediterraneo” di Predrag Matvejevic. Ciascuna tappa segna un incontro che approfondisce un tema. Alle 21.30, il film “La cabane” di Patrick Chilloux (Francia, 2023 – 3’). Nel bosco è stata allestita una prima impalcatura. A poco a poco il canto degli uccelli lascia il posto al rumore del cantiere. Alle 21.35, chiude la serata il film “Semidei” di Fabio Mollo (Italia, 2024 – 94’). Semidei è un documentario che ripercorre mezzo secolo di storia raccontando le due statue bronzee meglio conservate al mondo, i due misteriosi guerrieri che riemersero dal mare di Riace nel 1972, dopo duemila anni passati sott’acqua. Interviste e documenti inediti, testimonianze dirette e il racconto di un presente in tumulto sono il cuore di questo viaggio.
Rovigo. Al museo dei Grandi fiumi al via il ciclo di incontri “Archeologia del sacro: devoti e pellegrini sulle vie del culto” promosso dal Cpssae: quattro incontri per un viaggio attraverso le testimonianze archeologiche legate ai santuari e ai culti, dagli Etruschi al Medioevo
Dai santuari etruschi e venti ai pellegrini romei, dai roghi votivi nell’Età del Bronzo al sacro in età romana: dal 26 ottobre al 14 dicembre 2024, il CPSSAE, con Accademia dei Concordi, museo dei Grandi fiumi e il patrocinio del Comune di Rovigo, organizza “Archeologia del sacro: devoti e pellegrini sulle vie del culto”, quattro incontri alle 16 nella Sala Flumina del museo dei Grandi fiumi di Rovigo che offriranno un viaggio attraverso le testimonianze archeologiche legate ai santuari e ai culti che hanno caratterizzato diverse epoche storiche, dal periodo etrusco fino al medioevo. Lo scopo è quello di creare nella cittadinanza una maggiore consapevolezza del patrimonio archeologico locale, anche alla luce degli importanti progetti di ricerca e valorizzazione in corso nel territorio comunale e provinciale. Gli incontri della durata di circa 2 ore, dalle 16 alle 18, si svolgeranno come una sorta di dialogo/intervista tra un socio C.P.S.S.A.E. in continuità con quanto già realizzato nel 2022 – “Dialoghi dal sottosuolo” – e nel 2023 – “Come nasce una città: Rovigo e dintorni dall’età del Bronzo alla modernità” – in collaborazione con il Museo dei Grandi Fiumi e vari studiosi che saranno chiamati ad illustrare ed esplorare il tema del “sacro” attraverso la materialità dell’archeologia in sintonia con forme di devozione, soprattutto popolare.
PROGRAMMA. Sabato 26 ottobre 2024, alle 16: “Santuari e culti tra Etruschi e Veneti” con Giovanna Gambacurta (università Ca’ Foscari di Venezia) e Alberta Facchi (direttore museo Archeologico nazionale di Adria), modera Maria Cristina Vallicelli (Sabap Venezia-Belluno-Padova); sabato 9 novembre 2024, alle 16: “Roghi votivi e altri culti dell’area alpina nelle età del Bronzo e del Ferro” con Franco Marzatico (soprintendente Beni culturali Trento), modera Paolo Bellintani (Cpssae); sabato 30 novembre 2024, alle 16: “Attestazioni del sacro in età romana” con Simonetta Bonomi (Sabap Friuli-Venezia Giulia), modera Raffaele Peretto (Cpssae); sabato 14 dicembre 2024, alle 16: “Le vie dei pellegrini romei” con Raffaele Peretto (Cpssae), modera Sandra Bedetti (Cpssae).
Napoli. Al museo Archeologico nazionale la seconda edizione del festival “Alla prova del tempo” dal titolo “Storia con complotti. Veri, falsi, finti”, concentrato sul metodo che permette agli storici di separare i fatti e le notizie autentiche dagli errori e dalle menzogne. Ecco il ricco programma della tre giorni di incontri
Al museo Archeologico nazionale di Napoli dal 25 al 27 ottobre 2024 la seconda edizione del festival “Alla prova del tempo”. S’intitola “Storia con complotti. Veri, falsi, finti” e sarà concentrato sul metodo che permette agli storici di separare i fatti e le notizie autentiche dagli errori e dalle menzogne. Si parlerà anche di complotti e fake news del nostro tempo, di Russia e Stati Uniti, e della cosiddetta “ideologia gender”. Tutte le lezioni e i dibattiti sono ad ingresso gratuito. Tre giornate volte a guardare ai complotti sia per ricostruire alcune vicende storiche esemplari in cui un complotto, o una cospirazione o una congiura, effettivamente ci fu, sia per confrontarsi con i complotti immaginari, presunti, con l’invenzione di sana pianta di un nemico. “Questa è la seconda edizione del nostro festival di storia che riprende una tradizione che c’era nella nostra città. Abbiamo sostenuto questa ripresa”, ha spiegato il sindaco Gaetano Manfredi, “perché parlare di storia è fondamentale in un momento così complesso come quello che viviamo. Quest’anno è stata scelta una tematica molto interessante perché in tempi di fake news approfondire i complotti veri o presunti della storia è un modo per leggere meglio gli eventi di cronaca”. “Il festival di storia testimonia come questa Amministrazione concepisca le politiche culturali in termini trasversali, nella convinzione che siano uno straordinario motore di innovazione sociale e di sostegno alle fasce più deboli”, ha evidenziato Andrea Mazzucchi. “Un festival di storia che si interroghi su un tema attualissimo come quello dei complotti e delle fake news contribuisce alla crescita della collettività grazie all’impegno culturale”. “La storia dell’Occidente, ma non solo, è contraddistinta da complotti e cospirazioni. La logica di questo festival è anche un’altra: non sono importanti soltanto i complotti reali, sono altrettanto interessanti quelli presunti. Ci sono accuse di complotto totalmente infondate alle quali alcune frange credono ancora. Credo che il lavoro dello storico consista proprio nel cercare di distinguere il vero dal falso. Nel momento in cui la storia smette di fare questa distinzione, le conseguenze politiche, civili ed etiche possono essere devastanti”, ha concluso Gennaro Carillo.
PRESENTAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE CULTURALE A VOCE ALTA. L’occhio è l’organo per eccellenza dello storico. Histor rimanda all’atto di vedere. Eppure, la ricostruzione dei fatti si rivela difficile, perché della storia molto rimane nascosto. Perché c’è un doppio fondo in cui la storia si svolge. Questa zona d’ombra è lo scudo al riparo del quale si ordiscono complotti, mentre la storia ufficiale fa il suo corso. Ricca la casistica di atti pianificati col favore delle tenebre: il putsch oligarchico del 411 ad Atene che instaura la tirannide dei Quattrocento, le Idi di marzo, la Congiura dei Pazzi, le stragi neofasciste degli anni Sessanta e Settanta… Accanto ai complotti reali e documentati, si sprecano esempi di complotti presunti o falsi, alimentati dal doppio fondo della storia: la mutilazione delle Erme, l’accusa del sangue periodicamente rivolta agli ebrei, i Protocolli dei Savi di Sion. Le imposture hanno prodotto effetti drammatici. In questi casi, è utile indagare i moventi ma anche le strategie attraverso le quali si costruisce il nemico perfetto. Gridare al complotto è un riflesso condizionato. Lo è sempre stato. La prima forma di difesa davanti a un’accusa, sia essa fondata o infondata. Proprio il fatto che il cospirazionismo – o la paranoia – sia diventato la cifra della politica contemporanea rende necessaria una storicizzazione adeguata del fenomeno. Alla prova del tempo guarda ai complotti da un duplice angolo visuale. Da un lato, prova a ricostruire alcune vicende storiche esemplari in cui un complotto, o una cospirazione o una congiura, effettivamente ci fu. Dall’altro, si confronta con i complotti immaginari, presunti, con l’invenzione di sana pianta di un nemico. Una volta attivata, la macchina mitologica è inarrestabile. È un tema che riguarda il nostro tempo. E non è un problema solo storico, ma anche teorico e politico. In questione è il rapporto tra potere e verità, oltre che tra potere e manipolazione o riscrittura del passato. Ci si è baloccati per qualche decennio, a seguito dell’ubriacatura post-modernista, con l’idea che la storia sia un racconto come un altro, senza soverchi vincoli di veridicità. Le conseguenze sono state perniciose. La distinzione tra il vero e il falso (e il finto) è appannaggio dello storico, che ha dunque una responsabilità di tipo epistemico. Per queste ragioni, il solo antidoto può essere la conoscenza. In primo luogo, quella storica.
IL PROGRAMMA DI VENERDÌ 25 OTTOBRE2024, Sala del Toro Farnese, museo Archeologico nazionale: alle 15, indirizzo di saluto delle Istituzioni: Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli; Andrea Mazzucchi, consigliere del sindaco per le biblioteche e la programmazione culturale integrata; Massimo Osanna, direttore generale Musei al ministero della cultura; 15.15, Pasquale Palmieri, presentazione del programma; 15.3,0 Laura Pepe, “Atene paranoica: Tra l’assassinio di Efialte e la mutilazione delle Erme”; 16.30, Massimo Osanna, “Complotti tarantini tra archeologia e storia”; 17.45, Emiliano Morreale, “Da L’invasione degli ultracorpi a Cadaveri eccellenti” (con proiezione di clip dai film).
IL PROGRAMMA DI SABATO 26 OTTOBRE 2024, auditorium, museo Archeologico nazionale: alle 10.30, Amedeo Feniello, “Il complotto finanziario politico: Pazzi contro Medici”; 12, Elisabetta Vezzosi, “Tempeste su Washington. Complotti e cospirazionismo negli Stati Uniti”, dialogo con Ottavio Ragone; 16, Andrea Mazzucchi, “Complotti danteschi”; 17.30, Benedetta Tobagi, “La verità non è sempre rivoluzionaria. 1969-74: dalle vere provocazioni nelle stragi alle fake news sui primi attacchi rossi”.
IL PROGRAMMA DI DOMENICA 27 OTTOBRE 2024, auditorium, museo Archeologico nazionale: 11, Laura Schettini, “L’ ideologia gender è un complotto? Dalla Conferenza di Pechino alla dignitas infinita”, dialogo con Lea Nocera; 12, Giovanni Savino, “All’ombra del Cremlino: complotti sovietici e russi”; 15, “Prendersi a parole”: gli studenti dei licei Eleonora Pimentel Fonseca e Giuseppe Mercalli si affronteranno, secondo le regole del debate, sostenendo in una giocosa e serrata gara le ragioni del Vero e quelle del Falso. Ad assegnare la vittoria del confronto sarà una giuria formata dai dottorandi della Scuola Superiore Meridionale presieduta dal direttore responsabile, Arturo De Vivo. 16.30, Clotilde Bertoni, “Nel nome di Dreyfus. La storia pubblica di un caso di coscienza”, dialogo con Matteo Palumbo; 17.45, Filippo Ceccarelli, “Abuso di complotto. Per un’interpretazione della storia repubblicana fra commedia e melodramma”, dialogo con Paolo Di Paolo
Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale apre la prima edizione del Rhegion International Film Festival (RIFF), a cura di ArcheoVisiva e del MArRC: tre giorni di cinema dedicati al patrimonio culturale e all’archeologia. Ecco il programma della prima giornata
Al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria è tuto pronto. Alle 17.30, nel suggestivo spazio di Piazza Paolo Orsi, aperta alla vista dei Bronzi di Riace, apre ufficialmente la prima edizione del Rhegion International Film Festival (RIFF), rassegna cinematografica organizzata dall’associazione culturale Archeovisiva ETS, in partenariato con il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, con il sostegno della Fondazione Calabria Film Commission: dal 25 al 27 ottobre 2024, tre giorni di cinema dedicati al patrimonio culturale e all’archeologia. Ad accogliere i partecipanti saranno i direttori artistici Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, cui seguirà l’intervento del direttore del Museo, l’archeologo Fabrizio Sudano. A tenere a battesimo la rassegna sarà quindi un video messaggio di Massimo Osanna, direttore generale Musei del ministero della Cultura. La partecipazione alle proiezioni e agli eventi collaterali è gratuita, fino ad esaurimento dei posti disponibili. Il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria conferma con il RIFF il proprio impegno nell’ambito di una offerta culturale dinamica e trasversale, frutto di una ricercata attenzione rivolta alla divulgazione dell’Antico, in linea con la visione strategica della sua direzione.
I film proiettati nel corso di venerdì 25 e di sabato 26 ottobre 2024 parteciperanno al premio del pubblico “Città di Reggio Calabria” che verrà attribuito al film più votato; il premio sarà consegnato dal sindaco della città Giuseppe Falcomatà nel corso della cerimonia di premiazione di domenica 27 ottobre. A fare da cornice all’evento diverse attività collaterali ed eventi speciali, come il programma per bambini ArcheoKids di sabato 26 mattina, nel pomeriggio la sezione “Incontri in Piazza” con Jacopo Tabolli, uno degli archeologi protagonista della sensazionale scoperta dei Bronzi di San Casciano dei Bagni, e co-curatore insieme al professore Osanna della mostra esposta al MArRC. E ancora la masterclass del regista Diego D’Innocenzo che si terrà domenica 27 ottobre alle 10.30 nella sala conferenze del Museo e nel pomeriggio la sezione dedicata al cinema calabrese a cura del circolo del cinema Cesare Zavattini, presieduto da Tonino De Pace.

Il film “Askòs – Il canto della Sirena” di Antonio Martino
PROGRAMMA DI VENERDÌ 25 OTTOBRE 2024, prima giornata. Alle 18, apre il film “Sui tetti di chi dorme” di Antonello Pisano Murgia (Italia, 2024 – 15’). Tuvixeddu è la più grande necropoli Punica del mediterraneo. Ciò che rimane della Necropoli è soltanto un frammento di bellezza sopravvissuto ai soprusi del tempo. È un cimitero dove si ha l’impressione che sia notte anche di giorno. Degli eterni fantasmi, come inquilini sfrattati, raccontano questo dramma: sussurri e grida di questa fugacità. Alle 18.15, il film “Askòs. Il canto della sirena” di Antonio Martino (Italia, 2023 – 62’). Dopo aver fatto il giro del mondo l’Askòs delle Murge, un prezioso reperto trafugato nel 1988, torna a casa nel Museo Archeologico di Crotone. Quattro personaggi raccontano le loro vite trascorse insieme all’archeologia e il loro legame con questo difficile recupero. Alle 19.20, il film “The time they spent here” di Edward Owles (Gran Bretagna, 2023 – 10’). Qual è la magia dell’arte rupestre? Due esperti archeologi attivi a Tanum, in Svezia, provano a comprendere quale sia il metodo migliore per catalogare le incisioni svedesi dell’Età del Bronzo ed esaminano le differenze tra documentazione analogica e digitale.
Alle 19.30, inaugurazione mostra d’arte a cura dell’Accademia de belle Arti di Reggio Calabria, che offre una ricca possibilità di scelta tra i vari Indirizzi dei Corsi ordinamentali di primo livello in Pittura, Scultura, Decorazione, Grafica d’Arte, Scenografia, Fumetto ed illustrazione, Progettazione della Moda, Comunicazione e Didattica dell’Arte; lo studio si integra con l’attività pratica di laboratorio e di ricerca avanzata, nell’ottica di garantire importanti momenti di apprendimento, socializzazione e interazione tra le componenti della comunità accademica.

Frame del film “Un paese interiore” di Luigi Calvetta
Alle 21.30, il film “Il paese interiore” di Luca Calvetta (Italia, 2021 – 32’). Cosa facciamo del nostro passato? Quanti volti e quali colori abitano il nostro Paese Interiore? Dove si trova il confine tra l’andarsene e il tornare, tra la bellezza e il dolore? Questo film è un viaggio poetico nell’animo della regione più misteriosa d’Italia. Una Calabria inattesa e metafisica. Un viaggio a ritroso, dalla notte all’alba, da un luogo reale ad uno spazio interiore. Alle 22, chiude la prima giornata il film “A big family” di Vassilis Loules (Grecia, 2022 – 69’). Famiglia e amicizia, campi aperti dove giocano i bambini, innovazione e solidarietà sono la “miscela segreta” che ha portato al successo l’industria delle bevande analcoliche Kliafa, dal 1926 a Trikala. Un piccolo universo di creatività e umanità, costruito attorno alla visione di un uomo “…per rinfrescare e addolcire il mondo!”
Parco archeologico di Ostia antica. Visita guidata al Museo delle Navi e nell’Area archeologica dei porti di Claudio e di Traiano col progetto “Muri per tutti”

Il museo delle Navi a Fiumicino nel parco archeologico di Ostia antica (foto parco ostia antica)
Il parco archeologico di Ostia antica propone due visite guidate: si inizia giovedì 24 ottobre 2024, alle 10.30, al Museo delle Navi visita guidata al museo con focus sugli interventi di restauro compiuti e in corso sui relitti, a cura di Tiziana Sorgoni. Evento gratuito, compreso nel biglietto di ingresso al Museo, non è necessaria prenotazione.

Portico di Claudio nell’area archeologica dei porti di Claudio e di Traiano (foto parco archeologico ostia antica)
Sabato 26 ottobre 2024, alle 10, nell’Area archeologica dei porti di Claudio e di Traiano visita guidata con focus mirato sulle tecniche murarie degli edifici portuali, a cura di Marina Lo Blundo e Valeria Di Cola, ideatrice del progetto “Muri per tutti”. Evento gratuito, compreso nel biglietto di ingresso all’area archeologica; è richiesta la prenotazione via -mail a pa-oant.portus@cultura.gov.it. La visita ha la durata di circa due ore; è gratuita, compresa nel biglietto di ingresso all’area archeologica dei porti di Claudio e di Traiano. I muri sono veri e propri palinsesti che portano su di sé le tracce di una pluralità di azioni, distruzioni, ricostruzioni, restauri, riusi antichi e moderni. Attraverso l’osservazione delle tecniche murarie impiegate nella costruzione dei due complessi di stoccaggio si guarderanno gli aspetti strutturali e tecnologici, tipologici e funzionali e, quando possibile, anche cronologici.

I muri dei Magazzini Traianei nell’area archeologica di porti di Claudio e Traiano (foto parco archeologico ostia antica)
I due complessi di stoccaggio ben si prestano a un racconto incentrato sui muri: i Magazzini Traianei si conservano ancora in elevato su una vasta area e presentano diverse tipologie di paramenti murari, sintomatici delle diverse fasi di costruzione e di restauro che essi affrontarono nel corso della loro lunga vita, dalla seconda metà del I secolo d.C. alla fine del V secolo, con il passaggio delle mura tardoantiche e oltre, fino al IX secolo d.C.; i Magazzini Severiani, d’altro canto, pur presentando murature omogenee, offrono lo spunto per porsi domande sul loro progetto originario e sulla loro funzione.
Bolzano. Al Centro Trevi-TreviLab apre la mostra “Etruschi. Artisti e artigiani” in collaborazione con il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia: in otto sezioni, viaggio nel cuore di una civiltà antica incentrato su un aspetto specifico, quello della produzione artistica e artigianale
Gli Etruschi arrivano a Bolzano. Il 24 ottobre 2024, alle 17, si inaugura al Centro Trevi-TreviLab la mostra “Etruschi. Artisti e artigiani” (che rimarrà aperta fino al 2 febbraio 2025) dedicata all’affascinante civiltà etrusca. La mostra è promossa dalla Provincia autonoma di Bolzano, Cultura italiana, grazie alla collaborazione del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, diretto da Luana Toniolo, museo che conserva la più importante raccolta di opere etrusche al mondo, ed è curata da Valentina Belfiore e Maria Paola Guidobaldi del team curatoriale del museo. Saranno presenti all’inaugurazione il vicepresidente della Provincia e assessore alla cultura italiana Marco Galateo insieme con Antonio Lampis, direttore del dipartimento, Marisa Giurdanella, dirigente dell’Ufficio Cultura e Stefania Lorandi funzionario responsabile del progetto. Ospiti dal museo nazionale Etrusco la direttrice e le curatrici della mostra. Etruschi. Artisti e artigiani è la seconda tappa del percorso pluriennale Storie dell’arte con i grandi musei, un progetto avviato dalla Ripartizione Cultura italiana nel 2023 con la mostra “Antichi Egizi: maestri dell’arte”, realizzata a cura del Museo Egizio di Torino. Il progetto ha l’ambizione di accompagnare il pubblico in un viaggio alla scoperta delle civiltà antiche e moderne e di raccontare, anno dopo anno, come si è sviluppata nel corso dei secoli la relazione con la figura sociale dell’artista. Un’occasione per “mantenere sempre vivo l’interesse verso la cultura e il ricco patrimonio artistico conservato nei grandi musei italiani”, come sottolineato dall’assessore Marco Galateo.

Anfora con scena dionisiaca e iscrizione dipinta con firma del ceramista: “Nikosthenes epoiesen” (Nikosthenes fece) (seconda metà VI sec. a.C.) proveniente da Cerveteri, necropoli di Cava della Pozzolana, conservata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia ( foto etru / archivio fotografico Mauro Benedetti)
Non è una mostra generica sugli Etruschi ad essere proposta a Bolzano bensì un viaggio nel cuore di una civiltà antica incentrato su un aspetto specifico, quello della produzione artistica e artigianale. “Le manifestazioni dell’artigianato artistico”, spiegano le curatrici, “rappresentano il miglior approccio per accostarsi alla conoscenza e allo studio degli Etruschi, che furono interlocutori privilegiati per i Fenici, i Greci e i Romani, fra le popolazioni del Mediterraneo antico. Attraverso le produzioni etrusche si può infatti provare a comprenderne i modelli, le fonti di ispirazione, l’immaginario, il modo di rapportarsi con la natura e il sacro, o gli influssi esercitati sulle altre culture”. “Nella necessaria selezione di oggetti significativi per l’argomento trattato”, aggiunge la direttrice del Museo, Luana Toniolo, “la mostra intende offrire un excursus sintetico ma evocativo dei capolavori e delle più caratteristiche produzioni dell’artigianato, del pantheon etrusco e delle forme di devozione diffuse a vari livelli della società. Al tempo stesso, l’occasione si configura come una straordinaria possibilità di conoscere alcune opere conservate nei depositi, che non sono da meno rispetto a quelle abitualmente esposte”.

Antefissa a testa di satiro (V sec. a.C.) proveniente dal santuario del Portonaccio a Veio, conservata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru / archivio fotografico Mauro Benedetti)

Specchio di bronzo con Turan (Afrodite), Elina (Elena), Ermania (Ermione) ed Elachsantre (Paride Alessandro) (475-450 a.C.) da Palestrina, necropoli della Colombella, conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru / archivio fotografico Mauro Benedetti)

Le lamine d’oro di Pyrgi: copia delle lamine iscritte provenienti dal santuario di Pyrgi e risalenti alla fine del VI secolo a.C. I testi in etrusco e in fenicio ricordano la dedica del “re su Caere” Thefarie Velianas alla dea Uni-Astarte, conservate al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru / archivio fotografico Mauro Benedetti)

Modellino di tempio: tetto a due falde smontabile e frontoni a timpano chiuso con una coppia di giovani sdraiati (Dioniso e Arianna) proveniente da Vulci, area della città, Porta Nord (III-II secolo a.C.), consevato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru / archivio fotografico Mauro Benedetti)

Testa femminile votiva: capigliatura divisa da una scriminatura centrale e raccolta sulla nuca da una cuffia, proveniente da Veio, Piazza d’Armi (V secolo a.C.) conservata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru / archivio fotografico Mauro Benedetti)

Anforetta di bucchero con iscrizioni di dono e firma di artefice alternate ad alfabeti e sequenze ritmiche proveniente da Veio, tumulo di Monte Aguzzo (630-620 a.C.) conservata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru / archivio fotografico Mauro Benedetti)
Otto le sezioni della mostra. Il percorso inizia dalle opere più strettamente collegate al rito funerario, per il quale l’artigianato etrusco, fin dalle sue origini, si distinse per originalità ed elevata qualità. I vasi biconici, caratteristici contenitori in impasto utilizzati per conservare le ceneri dei defunti, ne sono un esempio. Questi vasi, diffusi in gran parte dell’Italia centrale e settentrionale, pur nella loro semplicità, presentavano decorazioni spesso articolate e simboliche. Le sepolture, inizialmente semplici e uniformi, si arricchirono gradualmente di oggetti preziosi e di elementi distintivi, riflesso di una crescente differenziazione sociale. Il percorso di mostra prosegue con le produzioni artigianali tipicamente etrusche, fra cui i buccheri, una particolare ceramica di colore nero e con la superficie lucida, prodotta attraverso un sistema di cottura che prevedeva l’assenza di ossigeno. La maestria degli artigiani etruschi rese gli oggetti in bucchero, nati come imitazione del più pregiato bronzo e spesso arricchiti da iscrizioni che celebrano l’istituto sociale del dono, particolarmente ricercati. Una particolare attenzione viene riservata a un tipo di ceramica decorata con figure nere: si tratta di anfore di una forma speciale appositamente prodotte dalla bottega del noto ceramista greco Nikosthenes per la migliore clientela etrusca. Queste ceramiche, infatti, recavano spesso la firma del loro artefice. La successiva sezione è rivolta ai nomi di artisti e artigiani etruschi che, come i loro “colleghi” greci, firmano le proprie creazioni. In una società in cui il nome è tutto, ceramisti, architetti, bronzisti, coroplasti (artigiani della terracotta) non solo creano e personalizzano opere per una clientela d’élite, ma intendono anche sottolineare il nome del titolare della produzione. È il caso di Velthur Ancinies, noto da una firma graffita su un frammento che ha permesso di attribuire alla sua bottega l’intera produzione del gruppo etrusco-corinzio dei Rosoni. Accanto alle opere firmate in mostra sono anche esempi della caratteristica produzione di vasellame da mensa in bronzo e di ulteriori suppellettili funzionali al simposio e alla cura del corpo. Il simposio, ovvero la pratica aristocratica del bere vino in comune, prevedeva una precisa serie di gesti e rituali e comprendeva l’uso di un vero e proprio “servizio” per il consumo dell’inebriante bevanda. Gli Etruschi utilizzavano una vasta gamma di oggetti in bronzo, tra cui il thymiaterion, ossia un bruciaprofumi, un manufatto che, oltre a essere utilizzato negli ambienti in cui si svolgeva il simposio, aveva un ruolo importante anche nei rituali religiosi. Un altro oggetto di grande rilevanza era lo specchio, un accessorio femminile con una precisa funziona pratica, attestato anche in sepolture maschili. Caratteristica degli specchi etruschi è il retro ornato con scene mitologiche di carattere simbolico legate alla bellezza e alla toeletta. La lavorazione del bronzo, in cui gli Etruschi seppero primeggiare, era applicata anche alla forgiatura e cesellatura delle armi, come si comprende da un raffinato esemplare di elmo etrusco-italico, che poteva essere anche esibito come bottino di guerra. Se la grande varietà e la raffinatezza dell’artigianato etrusco sono testimoniate per lo più dal rito funerario, non bisogna dimenticare l’eccellenza raggiunta dagli Etruschi nella sfera del sacro. A questo tema è dedicata l’ultima sezione della mostra ove si possono ammirare testimonianze di dediche, alcune delle quali di straordinario valore, come le lamine di Pyrgi. Non mancano bronzetti votivi, offerte, strumenti per il culto e per l’esercizio di pratiche divinatorie. Gli Etruschi, noti per la loro dedizione al culto, crearono una specifica architettura templare, descritta da Vitruvio. A documentarla in mostra è un’antefissa (elemento posto a chiusura dei filari di coppi) del tempio del Portonaccio a Veio dove, in un rutilare di colori, è raffigurata una caratteristica testa di satiro. I reperti selezionati per questa originale esposizione sono accompagnati da apparati illustrativi che consentono di contestualizzare le singole opere e di seguire l’evoluzione di una civiltà che ha segnato la storia della penisola e dell’Europa e che come poche, duemila anni dopo, è ancora in grado di affascinare il pubblico.
Napoli. Al museo Archeologico nazionale la mostra “Documentare gli Scavi: Pompei nelle imprese editoriali del Regno 1740–1850”: un viaggio nella storia dell’archeologia e delle metodologie di scavo e ricerca un viaggio nella storia dell’archeologia e delle metodologie di scavo e ricerca

Allestimento della mostra “Documentare gli Scavi: Pompei nelle imprese editoriali del Regno 1740–1850” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Come si svolgevano gli scavi a Pompei nel primo secolo dopo la scoperta? Perché le pitture erano asportate? A quando risale l’idea di lasciare gli affreschi in situ? E quali erano i rischi? La mostra “Documentare gli Scavi: Pompei nelle imprese editoriali del Regno 1740–1850”, aperta al pubblico nella Sala del Plastico di Pompei al museo Archeologico nazionale di Napoli fino al 31 gennaio 2025, prova a rispondere a queste domande, soffermandosi sul processo di documentazione delle scoperte archeologiche nelle città vesuviane. Questa ampia attività è cristallizzata nelle numerose pubblicazioni ufficiali commissionate da diversi regnanti di Napoli, da Carlo di Borbone a Ferdinando II, passando per Gioacchino e Carolina Murat. Il percorso è curato da Domenico Pino (Phd, University College, Londra) con la supervisione di Andrea Milanese.

Allestimento della mostra “Documentare gli Scavi: Pompei nelle imprese editoriali del Regno 1740–1850” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
“Valorizzare le fonti che raccontano la straordinaria epoca delle grandi scoperte nelle città vesuviane”, commenta il direttore generale Musei, prof. Massimo Osanna, “significa offrire al pubblico un viaggio nella storia dell’archeologia e delle metodologie di scavo e ricerca. Un percorso di grande interesse storico e documentario, pensato per i diversi pubblici del Museo, che potranno così inserire gli straordinari capolavori della collezione in più quadro ampio che ne racconta la scoperta, la musealizzazione, la pubblicazione. La mostra offre così una visuale inedita, rivolta da un lato ai grandi ritrovamenti del passato, dall’altro alla prospettiva presente di un Museo che, oltre a favorire la fruizione del proprio patrimonio, continua a renderlo vivo attraverso lo studio e la ricerca”.

Allestimento della mostra “Documentare gli Scavi: Pompei nelle imprese editoriali del Regno 1740–1850” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Le ventisei opere in esposizione provengono dai fondi del Mann: Biblioteca, Archivio Storico, Archivio Disegni e Stampe e raccolta dei rami della Stamperia Reale custodiscono un patrimonio straordinario che permette di approfondire pagine di storie ancora tutte da raccontare. Oltre ai volumi de Le Antichità di Ercolano Esposte (1757–92), con annessi rami e disegni preparatori, il pubblico potrà ammirare la copia di Rami Inediti appartenuta a Carolina Murat, alcune gouaches di Francesco Morelli e rare veline di Giuseppe Marsigli.

Il grande plastico in sughero degli scavi di Pompei esposto al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
La mostra temporanea dialoga con l’istallazione permanente, al centro della sala, del grande plastico di Pompei realizzato tra 1861 e 1879: un messaggio per ribadire come la volontà di documentare e, dunque, raccontare il passato, si sia tradotta in diverse modalità comunicative, sperimentate dalle prime imprese settecentesche fino a metà dell’Ottocento.
Chiaramonte Gulfi (Rg). Allerta meteo arancione, rinviata a data da destinarsi l’appendice del XIV Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea, per la prima volta fuori dai confini comunali

Doveva essere “la prima volta” fuori dai confini di Licodia Eubea (Ct): per il XIV Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico diretto da Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele era prevista infatti un’appendice, uno spin off, il 19 ottobre 2024 a Chiaramonte Gulfi (Rg) con un incontro on line con la regista palermitana di cui sarà proiettato il film “Terramatta”, alla presenza di Gaetano Rabito (figlio dello scrittore-contadino), e due proiezioni, tra cui la prima regionale di “Anima Insulae” e la presentazione del volume “Terroir. Metafisica del territorio (e del vino)”. Invece l’allerta meteo ha costretto il Comune di Chiaramonte Gulfi a rinviare l’evento a data da destinarsi. L’allerta meteo arancione emessa dal Dipartimento regionale della Protezione civile ha previsto anche la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado nel territorio di Chiaramonte Gulfi. “L’abbiamo aspettata per quasi un anno e finalmente eccola, la pioggia! Ma Giove caro, potevi almeno aspettare 24 ore?!”, il commento di Alessandra Cilio. “Scusandoci con chi aveva programmato di stare in nostra compagnia, vi aggiorneremo quanto prima della nuova data. Nel frattempo, lasciamo che la terra beva e si rigeneri”.
“…il Gamurrini non vedeva né voleva barriere davanti a sé: tutto lo interessava, di tutto si occupava e tutto avrebbe voluto conoscere da solo”, Bartolomeo Nogara, direttore generale dei Monumenti, Musei e Gallerie pontifici. Lunedì 21 ottobre 2024 alla Fondazione Luigi Rovati si apre il convegno “Gian Francesco Gamurrini (1835 – 1923). L’Archeologo e la sua eredità a 100 anni dalla morte”, che chiude la serie di iniziative scientifiche per la celebrazione del centenario dalla morte di Gian Francesco Gamurrini (Arezzo 1835-1923). Il convegno, promosso dall’Accademia Petrarca di Lettere Arti e Scienze di Arezzo in collaborazione con la Fondazione Luigi Rovati, è sostenuto dalla direzione generale Educazione, ricerca e istituti culturali del ministero della Cultura e patrocinato dall’istituto nazionale di Studi Etruschi ed Italici, e fa seguito alle giornate di studio organizzate ad Arezzo nel dicembre 2023. Il convegno è gratuito, si consiglia la prenotazione (link 
Commenti recenti