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Agrigento Licata Lampedusa: al via l’ALL festival “Paesaggi, visioni e popoli in cammino”, quattro giornate di cinema archeologico, talk e performance sul tema delle migrazioni, organizzato dal RAM film festival e promosso dal parco della Valle dei Templi e dalla soprintendenza di Agrigento in occasione di Agrigento Capitale della Cultura

agrigento-licata-lampedusa_all-festival-2024_locandinaL’annuncio era stato dato Maria Concetta Parello, archeologa del parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi, all’ultima edizione del RAM film festival 2024 “Gli sguardi sulle migrazioni”, accompagnato dalla soddisfazione del presidente della Fondazione Museo civico di Rovereto Giovanni Laezza (vedi Agrigento capitale della Cultura 2025. Maria Concetto Parello anticipa ad “archeologiavocidalpassato.com” le iniziative del parco della Valle dei Templi, a cominciare dall’edizione speciale di RAM film festival a dicembre e della mostra “Da Girgenti a Monaco, da Monaco ad Agrigento” sulla collezione Panitteri | archeologiavocidalpassato): dal 16 al 19 dicembre 2024, in occasione di Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025, il RAM Film Festival approda in Sicilia per ALL Festival “Paesaggi, visioni e popoli in cammino”, l’evento di avvicinamento promosso dalla Soprintendenza beni culturali e ambientali di Agrigento e dal Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi.  È un festival che ha, come il festival di quest’anno a Rovereto, il tema delle migrazioni. Tre le città che ospiteranno gli eventi del festival: Agrigento, Licata e Lampedusa. Il gruppo di lavoro del RAM film festival del museo civico di Rovereto è in partenza per la Sicilia per l’ALL Festival (Agrigento Licata Lampedusa). La collaborazione nasce per il rapporto di fiducia instaurato con il parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi con il quale la Fondazione Museo Civico di Rovereto è partner da 20 anni per l’organizzazione nella città siciliana di un festival del cinema archeologico estivo. ALL festival presenta alcuni dei più bei documentari dell’ultima edizione del RAM, con talk con ospiti e performance dedicate alle migrazioni del passato e del presente, ed è promosso dalla soprintendenza beni culturali e ambientali di Agrigento e dal parco della Valle dei Templi. Tra memoria, patrimonio e attualità, il cinema è al centro della manifestazione con lo sguardo rivolto alle migrazioni dettate dalle economie, dalle guerre, dai cambiamenti climatici e ambientali e dai popoli in movimento che, ieri come oggi, hanno cambiato, influenzato o miscelato culture, tradizioni, architetture, espressioni artistiche.

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RAM film festival: da sinistra, Micol Cossali, assessore alla Promozione artistica e culturale e al Turismo del Comune di Rovereto; Giulia Robol, sindaco di Rovereto; Alessandra Cattoi, direttore della Fondazione Museo CIvico di Rovereto e del RAM; Giovanni Laezza, presidente della Fondazione Museo CIvico di Rovereto (foto fmcr)

“Siamo fieri che il parco archeologico e la soprintendenza abbiano richiesto al RAM Film Festival di organizzare ALL festival”, commenta Giovanni Laezza, che fa parte della delegazione. “Lo sforzo per realizzare questa iniziativa è stato notevole, e siamo felici di portare un po’ di Rovereto in Sicilia con un nutrito staff, dislocato su tre sedi: Agrigento, Licata e Lampedusa. L’evento sarà incentrato su un tema di grande rilevanza e attualità: un focus sulle migrazioni in tutte le loro declinazioni. A Lampedusa, avremo anche l’opportunità di ascoltare il nostro ricercatore Gionata Stancher, biologo evoluzionista e responsabile della sezione zoologia del Museo, che parlerà di migranti naturali e isole evolutive. Siamo convinti che questo evento contribuirà a rafforzare la cultura della memoria e della comprensione reciproca, in una terra che è da sempre crocevia di popoli e culture”. “Questa partecipazione del Ram Film Festival all’apertura del programma di iniziative di Agrigento capitale italiana della cultura 2025”, aggiunge Micol Cossali, assessore alla Promozione artistica e culturale di Rovereto, “è un riconoscimento della grande qualità del festival, che è diventato un punto di riferimento del cinema archeologico. Un festival nato per valorizzare e far conoscere l’importante figura di Paolo Orsi che ha aperto le strade all’archeologia del Mediterraneo e che ha creato un collegamento fra Rovereto e la Sicilia. Rapporti fra luoghi legati all’archeologia e che sono stati coltivati in questi anni dal Museo con Siracusa e il Museo archeologico della Sicilia, e che rappresentano per Rovereto e il Festival un punto di riferimento nazionale e non solo”. “L’invito rivolto al Ram Film Festival da parte città di Agrigento, nominata Capitale italiana della Cultura 2025, come sindaca di Rovereto non può che rendermi orgogliosa”, ribadisce il sindaco Giulia Robol. “Che la Fondazione Museo Civico sia stata chiamata a presentare in tre diversi luoghi della Sicilia, Agrigento, Licata e Lampedusa, una scelta dei film proposti nello scorso festival significa innanzitutto l’eccellenza e l’assoluto valore storico e culturale della produzione roveretana. Ma questa non è certo una sorpresa dal momento che fin dal principio la rassegna si è subito imposta a livello nazionale e internazionale come un punto di riferimento per gli addetti ai lavori ma capace di attirare l’interesse anche di un pubblico non specialista. Questo invito lo vedo poi come un rapporto importante tra il Trentino e la Sicilia che rinforza i legami tra i due territori, in una sorta di riproposizione di quel percorso che più di cento anni or sono compì il nostro illustre concittadino, Paolo Orsi, che operò proprio come archeologo in quella terra così ricca di fascino, di storia e di cultura che è la Sicilia”.

IL PROGRAMMA. Dieci film, due talk (Riccardo Ginevra e Luca Misculin; e Vito Fiorino, Alessandro Rocca e Davide Demichelis), e una conferenza-spettacolo con Stefano Allievi ad Agrigento, al museo Archeologico regionale “Pietro Griffo” il 16, 17 e 18 dicembre 2024, con annuncio, nella serata finale, del film vincitore del premio del pubblico; a Licata, sempre il 16, 17 e 18 dicembre 2024, con talk al museo della Badia (Vito Fiorino, Alessandro Rocca e Davide Demichelis; e Riccardo Ginevra), dieci proiezioni e una conferenza-spettacolo con Stefano Allievi al teatro Re Grillo; a Lampedusa, il 17, 18 e 19 dicembre 2024, nell’aula magna dell’istituto di istruzione superiore “E. Majorana”: sempre con due talk (Gionata Stancher, e Marco Aime), dieci film, un’anteprima assoluta di un corto di animazione, una performance di Pino Ninfa, e annuncio nella serata finale del film vincitore del premio del pubblico.

Parco archeologico dell’Appia antica (Roma). Inaugurazione della nuova sistemazione del giardino del Complesso di Capo di Bove, con vista guidata e conversazione-concerto

appia-antica_capo-di-bove_apertura-giardino-rinnovato_locandinaÈ tutto pronto per accogliere i visitatori nel magnifico giardino rinnovato. Domenica 15 dicembre 2024 viene presentata al pubblico la nuova sistemazione del giardino del Complesso di Capo di Bove nel parco archeologico dell’Appia antica (Roma). L’inaugurazione si aprirà alle 11 con la visita guidata e la presentazione dei lavori appena conclusi che hanno previsto un riadattamento dell’area esterna del Complesso. A seguire, alle 11.30, nella sala conferenze si terrà la conversazione-concerto del Trio Haydn, con adattamento delle composizioni musicali di Gabriel Fauré, compositore francese che opera nei primi del Novecento. L’ingresso è gratuito e non richiede prenotazione. Il biglietto gratuito “Inaugurazione del giardino di Capo di Bove e concerto del Trio Haydn” può essere scaricato: online sul sito Musei Italiani al link: https://portale.museiitaliani.it/…/a62f7628-2b88-42c7…; da telefono con la app Musei Italiani disponibile su Google Play e su App Store; il giorno stesso dai totem posizionati all’ingresso del sito.

Verona. In soprintendenza la giornata di studi “La Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella: una ricerca interdisciplinare” promossa dall’università di Verona sui risultati preliminari degli scavi archeologici diretti da Gianni De Zuccato che per “archeologiavocidalpassato.com” presenta e anticipa i temi del convegno, descrivendo anche la villa dallo scavo alla musealizzazione

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Veduta generale dell’area archeologica della Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella (foto graziano tavan)

negrar_villa-dei-mosaici_nuovo-logo“La Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella: una ricerca interdisciplinare”: è il titolo della giornata di studi promossi dall’università di Verona che si tiene lunedì 16 dicembre 2024, in sala Gazzola nella sede della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza, in piazza San Fermo 3° a Verona, dedicata ai risultati preliminari degli scavi archeologici della Villa dei mosaici di Negrar di Valpolicella (Vr). La partecipazione è aperta a tutti gli interessati A seguire un brindisi con vino della Valpolicella, offerto dalle aziende agricole Benedetti “La Villa” e Franchini di Negrar. È Gianni De Zuccato, direttore dello scavo archeologico, come funzionario archeologo della Sabap di Verona, a presentare e anticipare ai lettori di archeologiavocidalpassato.com i temi del convegno. E con l’occasione ne approfitta per ripercorrere lo sviluppo della ricerca archeologica, dallo scavo alla presentazione dei risultati alla comunità, non solo scientifica, e per descrivere la villa come risulta dagli scavi nella sua articolazione tra la zona residenziale e l’area produttiva, nell’arco della “vita” della struttura tardo-antica.

“Il 16 dicembre 2024 – esordisce De Zuccato – ci sarà questa giornata di studio ospitata dalla soprintendenza di Verona, in piazza San Fermo, e organizzata dall’università di Verona – dipartimento Culture e Civiltà, per un aggiornamento delle ricerche sulla villa romana tardo-antica di Negrar di Valpolicella. L’idea di fare una giornata è nata perché abbiamo sentito l’esigenza di informare la popolazione in generale, ma anche tutti coloro che avevano seguito le varie vicende, lo scavo, o avevano fatto una visita a Negrar, e comunque gli studiosi interessati per informarli sullo stato di avanzamento delle ricerche. Non è una giornata conclusiva delle ricerche, delle indagini sulla villa di Negrar, perché i lavori – soprattutto la parte dello studio – è tuttora in corso. Abbiamo però sentito il bisogno di mettere al corrente di quello che stiamo facendo. Ci sono parecchi gruppi di lavoro che fanno capo a specialisti delle diverse materie, e abbiamo sentito l’esigenza di informare le persone. Perché è facile pensare, per chi non è addetto ai lavori, che concluso lo scavo tutto sia finito, e l’unica cosa che rimane da fare sia quella di creare un’area archeologica. Non è così. Per far parlare i resti che sono stati trovati è importante lo studio, l’analisi di quello che si è rinvenuto. E al di là degli studi ormai classici che riguardano gli scavi archeologici – quindi lo studio dei materiali nelle varie classi di ceramica, metalli, pietra, ecc. -, al giorno d’oggi si fanno ormai di routine delle indagini che fino a pochi anni fa non erano possibili per i costi e che adesso per fortuna sono stati molto ridotti: mi riferisco non solo alla datazione attraverso il Radio Carbonio 14, ma anche ad altri tipi di analisi, come gli isotopi, che permettono di determinare o almeno di chiarire altri aspetti come la paleo-dieta (in riferimento alle sepolture a inumazione) ma anche la provenienza degli individui che sono stati sepolti nell’area. E poi tutto quello che riguarda la paleobotanica, con l’individuazione di quelli che gli archeologi chiamano i macro resti, cioè semi, resti vegetali in generale: quindi determinazione di questi, ma anche oltre. Ad esempio l’università di Verona, con la professoressa Diana Bellin, sta conducendo delle indagini per tentare di ricomporre il DNA dei vinaccioli rinvenuti in uno degli scarichi della villa per vedere se quei vinaccioli siano riconducibili a vigneti, a tipi di vigne dell’epoca ma che siano le progenitrici anche delle vigne oggi presenti in Valpolicella. Rimane poi sullo sfondo, ma è naturalmente molto importante, la ricerca sulla presenza della lavorazione delle uve e quindi la produzione del vino perché naturalmente siamo in Valpolicella, e quindi la ricerca è stata anche indirizzata in questo senso e ha avuto dei buoni risultati, che non anticipo”.

“Le ricerche a Negrar – ricorda De Zuccato – sono ricominciate intorno al 2016 con ricognizioni sul campo, ma le prime trincee esplorative sono state fatte nel 2019, e lo scavo stratigrafico è cominciato nel 2020 dopo che avevamo individuato con le trincee sia i resti scavati nel 1922 da Tina Campanile ma anche dei resti nuovi che nessuno aveva mai trovato (vedi Negrar di Valpolicella (Verona). A meno di un anno dalla ri-scoperta della Villa dei Mosaici, una villa rustica a carattere residenziale e produttivo di media età imperiale (III sec. d.C.), Comune Soprintendenza e Aziende vitivinicole siglano un patto per lo scavo, la musealizzazione e la valorizzazione del sito immerso tra i vigneti: archeologia e vino, due eccellenze in sinergia. Il ministro Franceschini: “Modello di rapporto pubblico-privato da esportare” | archeologiavocidalpassato).

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Archeologi e operatori riportano alla luce di mosaici pavimentali della villa rustica romana di Negrar di Valpolicella, poi chiamata Villa dei Mosaici (foto comune di negrar)

Purtroppo c’è stato il Covid, che ci ha ostacolato gli scavi – come ha ostacolato un po’ tutto – per cui abbiamo dovuto sospendere per un po’ di tempo. Era tutto molto difficile. Però in un paio di anni siamo riusciti a portare quasi a termine questa impresa, cioè lo scavo diciamo di tutta l’area. In realtà che non sia tutta l’area qualche dubbio ce l’abbiamo. Ma comunque è quasi tutta l’area della villa. A differenza di altre ville tardo-antiche famose, senza andare lontanissimo penso a Desenzano però si potrebbe arrivare anche a Piazza Armerina alla Villa del Casale, che sono organizzate più a padiglioni, la villa di Negrar si presenta come un corpo unico, una specie di monoblocco con qualche estensione, tipo l’area delle terme.

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I resti della fontana al centro del cortile-giardino della Villa dei Mosaici di Negrar (foto graziano tavan)

È tutto un blocco che ruota attorno al peristilio, cioè a un cortile-giardino centrale circondato da un colonnato che aveva una fontana al centro. Sicuramente era molto bello, avrà avuto piante e fiori. Questa parte l’abbiano scavata quasi tutta. Abbiamo individuato dei resti che vanno oltre i limiti dello scavo attuale sia a Nord sotto la strada asfaltata, sia a Est verso la valle dove abbiamo individuato i limiti di un muro che forse circondava un’area aperta o semiaperta che però non abbiamo potuto scavare perché è fuori dalla proprietà disponibile per gli scavi. E anche verso Sud ci sono dei muri che proseguono sotto al vigneto. Insomma, non posso dire che l’abbiano scavata tutta!

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Dettaglio del peristilio ovest della Villa dei Mosaici di Negrar con i mosaici policromi e una base di colonna del porticato (foto graziano tavan)

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Pianta schematica della Villa dei Mosaici di Negrar a cura della Sabap di Verona, con evidenziate le aree mosaicate (residenziali) e quelle lastricate (produttive) (foto graziano tavan)

“Comunque – continua De Zuccato – quello che oggi si può vedere se uno va a visitare il sito, anche in condizioni ancora di cantiere, perché i resti sono stati coperti e protetti con delle coperture che mi auguro siano provvisorie benché siano state efficaci in questi anni in cui i resti sono stati portati alla luce, sono dei ruderi, certamente. La prima cosa che secondo me balza agli occhi è la quantità di resti di mosaici presenti e che ci hanno fatto dare alla villa il nome di villa dei mosaici, perché è un po’ ciò che la caratterizza. Intorno al cortile-giardino c’è un corridoio, un po’ l’antenato del chiostro delle chiede medievali, e su questo chiostro si affacciavano vari ambienti. La villa è suddivisa tra una parte residenziale verso Est, e una parte produttiva verso Ovest, separate da un muro. Probabilmente erano collegate anche tra di loro però sono anche nettamente separate.

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Villa dei Mosaici di Negrar: l’ambiente absidato dei cosiddetti “appartamenti” (foto comune di negrar)

“La parte che era stata scoperta 100 anni fa e che abbiamo riportato alla luce – sottolinea De Zuccato – è la parte di rappresentanza, la parte bella, quella dove il padrone della villa, il dominus, riceveva i suoi amici, e probabilmente li riceveva anche organizzando pranzi o cene. C’era una grande sala, la sala dei ricevimenti e dei banchetti. Ai due lati, due coppie di stanze, che noi identifichiamo come appartamenti, che probabilmente ospitavano anche la camera da letto dei padroni, dei proprietari. Una situazione analoga a questa doveva esistere anche sul lato settentrionale che purtroppo è stato pesantemente danneggiato nel 1974 dallo scavo per la costruzione di una casa. È stata purtroppo distrutta l’aula principale, l’aula absidata. Queste aule, infatti, avevano la caratteristica nell’età tardo-antica, cioè IV-V secolo, di avere un muro tondeggiante come appunto l’abside delle chiese soprattutto medievali. Quest’aula è stata distrutta completamente. Sono rimasti degli ambienti, che anche qui chiamiamo appartamenti, ai lati di quest’aula. Uno conserva quasi integro un mosaico. Un altro è un ambiente molto particolare. Non sappiamo esattamente cosa fosse, ma la particolarità di questo ambiente è che al centro ha una piccola vasca a sette lati, ettagonale. E dall’altro ci sono i resti di una delle due stanze, pavimentata a mosaico anche questa, mentre un’altra era già stata danneggiata in antico. Sulla sala con vasca ettagonale stiamo ancora approfondendo le indagini perché la presenza di questa strana forma del catino della vasca ci indurrebbe a pensare a un possibile battistero. Però il discorso è ancora in sospeso.

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Il quartiere termale della Villa dei Mosaici di Negrar (foto graziano tavan)

“Poi c’è il settore termale lì vicino, a Nord-Est – descrive De Zuccato -. Un settore ampio, articolato. C’è lo spogliatoio, un grande frigidarium; il calidarium; il tepidarium. C’è una piccola saletta, forse un laconicum una sudatio. C’è il prefurnio. C’è la vasca per i bagni in acqua fredda. Insomma è un settore molto affascinante. Sul lato Est ci sono delle altre stanze, mentre non ci sono stanze sul lato Ovest che confina col settore produttivo.

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La foto originale del 1922 rappresentante il mosaico della Sala A della villa romana di Negrar (foto archivio sabap-vr)

“Due parole sui mosaici che si possono vedere. A parte quelli che erano conosciuti attraverso le foto in bianco e nero della Campanile e attraverso i frammenti che erano stati strappati ancora nell’800 e portati al museo Archeologico al Teatro Romano, abbiamo trovato un altro pavimento a mosaico sul lato Est, un mosaico abbastanza semplice però ugualmente interessante. Il lato Est conserva anche una scalinata in pietra, perché la villa era disposta su terrazze per seguire un po’ il declivio naturale della collina.

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Veduta d’insieme dei mosaici policromi del peristilio ovest della Villa dei Mosaici di Negrar (foto graziano tavan)

“Il mosaico più bello – spiega De Zuccato – è sicuramente quello che è conservato sul lato Ovest del peristilio e che presenta una serie di tondi che racchiudono delle figure, anche di persone: una figura femminile, un volto femminile, un volto maschile, un busto maschile; degli oggetti, vasi. Un canestro di frutta; degli animali, uccelli. Anche il telaio del disegno di questi tondi figurati è interessantissimo perché ha delle soluzioni che suggeriscono una profondità spaziale, una profondità di volume al mosaico. È una cosa particolarissima. Gli specialisti dicono che al momento è un unicum”.

“Per quello che riguarda invece la parte produttiva – continua De Zuccato -, l’altra caratteristica che ne fa anche qui un unicum, è la presenza di una grande struttura articolata in tre ambienti: al centro un ambiente scoperto e ai lati due ambienti coperti. Ma la caratteristica che ne fa appunto una cosa unica è la pavimentazione in lastre di pietra: dovrebbe trattarsi di un grandissimo magazzino, lungo una trentina di metri. Ci siamo chiesti che cosa potesse contenere questo magazzino, a cosa potesse servire, oltre alla raccolta delle normali produzioni, normali derrate, che venivano dalla proprietà, da quel fundus, dai terreni che stavano attorno alla villa. Abbiamo fatto anche qui una serie di analisi che hanno evidenziato quasi ovunque il contatto con mosto e con vino. A fianco di quest’area c’è una grande piattaforma che ospitava uno spazio con una vasca per la produzione del mosto calcatorium, insomma il mosto che veniva prodotto schiacciando l’uva coi piedi. Però abbiamo trovato anche due grossi contrappesi per il torchio meccanico, perciò anche questi dovevano essere presenti in sede. Poi abbiamo trovato un po’ dappertutto i resti di lastre che servivano a sorreggere le lastre laterali. Un po’ come le fontane che sono tuttora presenti in Valpolicella. Solo che in questo caso dovevano contenere mosto e vino. Quello che non abbiamo trovato, e che inizialmente credevamo di trovare, erano questi grandi contenitori per il mosto e per il vino che vediamo seminterrati nelle ville del Centro-Sud d’Italia, i cosiddetti dolia de fossa. Qui invece non ci sono. Ma non ci sono perché qui a Negrar, come in altre situazioni nel Nord Italia e anche nel resto dell’Europa, il mosto e il vino venivano già allora raccolti in botti di legno che si prestavano meglio anche per il trasporto, con i carri via strada, o con il trasporto fluviale. Un po’ come le botti che sono raffigurate sulla famosa stele di Tenazio Essimno, trovata qualche anno fa a Passau (antica Batavium, ndr) in Baviera (e oggi conservata all’Oberhaus Museum di Passau, ndr), che ricorda appunto questo personaggio nativo di Trento, il cui nome però lo dichiara originario della Valpolicella, un commerciante di vini. E lui nel suo monumento funerario si è fatto raffigurare appunto al fianco di una catasta di piccole botti, delle botticelle, con cui sicuramente trasportava il vino.

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Veduta d’insieme dell’area produttiva della Villa dei Mosaici di Negrar (foto graziano tavan)

“Altre situazioni particolari di quest’area produttiva, di cui si parlerà estesamente nella giornata del 16 dicembre, sono una serie di ambienti che forse facevano parte di una prima sistemazione della villa. Ci stiamo chiedendo se questa grande struttura, questo grande magazzino in lastre non sia stato realizzato quando una parte della villa viveva già. E quindi la suggestione è che questo magazzino potesse servire per la produzione certamente del vino ma magari anche per l’appassimento delle uve secondo la tradizione che è riconducibile a Cassiodoro e che potrebbe farne uno dei luoghi di produzione di quell’acinaticium (acinatico) nella sua lettera al re Teodorico. Ci stiamo lavorando – conclude De Zuccato – soprattutto per quello che riguarda la datazione, perché vorrebbe dire che questa produzione vitivinicola è durata parecchio nella villa, forse anche oltre il limite della vita della villa stessa come tale”.

“La vita della villa con i resti così come li vediamo oggi – spiega De Zuccato – forse termina poco dopo la fine dell’Impero romano. Pensiamo che la villa sia vissuta per tutto il V secolo, anche se non è proprio semplice stabilire dei confini cronologici tra un’epoca e l’altra. Però abbiamo trovato tracce notevoli di quella che noi abbiamo chiamato, in una delle sessioni del convegno, Dopo la villa, perché c’è una frequentazione chiara, diffusa anche dell’area della villa e di quelle che probabilmente erano le strutture sicuramente in parte ancora in piedi, ancora in discreto stato, e in parte forse integrate da strutture nuove fatte con materiali di demolizione, di recupero dei muri della villa. E poi andando avanti nel tempo, con il proseguire della decadenza di queste strutture e delle demolizioni, si arriva anche al VII, l’VIII secolo, forse anche al IX secolo. Quindi siamo in età contemporanea alla presenza di Teodorico, dei Goti, e poi dei Longobardi. Questo è sicuro per il fatto che sono presenti alcune sepolture fatte all’interno delle strutture della villa. Sepolture povere, soprattutto di bambini, che sono state datate tra il VII e l’VIII secolo. Ma la cosa interessante è che sul limite delle strutture della villa abbiamo trovato anche due tombe di età longobarda. Una di queste due tombe è riferibile a una principessa (?), una nobildonna sicuramente perché aveva tre bracciali, due dei quali molto belli, bracciali tipicamente longobardi a tamponi, e uno in ferro. Nell’altra tomba invece c’erano vari inumati. È stata una tomba utilizzata più volte, una tomba multipla, e anche qui con i segni della cultura longobarda, i caratteristici pettini in osso, delle perle in pasta vitrea. Ciò vuol dire che la villa ha continuato a vivere per un bel po’ di tempo. Tutto questo è oggetto di studio. Anche le tracce delle abitazioni realizzate tra i resti della villa sono interessanti: in parte sono state realizzate con materiali di spoglio, ma in parte sono state realizzate con strutture di legno, perché ci sono i buchi nei pavimenti che testimoniano questi impianti. Di questa fase abbiamo trovato una grande abbondanza di materiali ceramici, come stoviglie da cucina, materiali insomma di uso comune, cosa che invece abbiamo trovato in maniera scarsissima per quello che riguarda la villa in età romana. Lì c’è una povertà assoluta forse proprio perché la villa è stata spogliata intenzionalmente prima di essere abbandonata”.

verona_sabap_convegno-villa-di-mosaici-di-negrar_presentazione_locandinaIL PROGRAMMA DELLA GIORNATA DI STUDIO LUNEDÌ 16 DICEMBRE 2024. Alle 9.30 Saluti istituzionali: Andrea Rosignoli (soprintendente ABAP per le province di Verona Rovigo, Vicenza), Paolo De Paolis (direttore dipartimento di Culture e Civiltà – università di Verona); Fausto Rossignoli (sindaco di Negrar di Valpolicella). INTRODUZIONE Alle 10, Vincenzo Tinè (soprintendente ABAP VE-Met), “Il progetto di studio e la valorizzazione”. SESSIONE 1: LA VILLA Presiede Francesca Ghedini (università di Padova) Alle 10.15, Patrizia Basso, Nicola Delbarba (università di Verona), Gianni de Zuccato (già soprintendenza ABAP Verona Rovigo, Vicenza), “La villa: considerazioni planimetriche e funzionali”; 10.45, Federica Rinaldi (parco archeologico del Colosseo), “I rivestimenti pavimentali: decorazione, funzione e cronologia”; 11, pausa caffè; 11.15, Monica Salvadori (università di Padova), Katia Boldo, Simone Dilaria, Anna Favero, Federica Stella Mosimann, Clelia Sbrolli, “Approcci multidisciplinari per la conoscenza della pittura parietale in contesto: il caso della villa di Negrar”; 11.30, Diana Dobreva, Anna Nicolussi (università di Verona), “Note preliminari sulla ceramica tardoantica della villa: osservazioni cronologiche, tipologiche e archeometriche”; 11.45, Dario Calomino (università di Verona), “Il quadro dei ritrovamenti monetali”. SESSIONE 2: DOPO LA VILLA Presiede Andrea Augenti (università di Bologna) Alle 12, Fabio Saggioro, Nicola Mancassola (università di Verona), Alberto Manicardi (SAP), “Le fasi di frequentazione altomedievale”; 12.30, Nicola Mancassola (università di Verona), “Le ceramiche da cucina altomedievali”; 12.45, pausa pranzo; 14.15, Laura Bonfanti, Irene Dori (università di Firenze), Alessandra Varalli (Aix-Marseille Université, CNRS, Ministère de la Culture, LAMPEA), “Gli inumati altomedievali: i risultati delle analisi bioarchaeologiche e isotopiche”; 14.30, Elisa Possenti (università di Trento), Lisa Martinelli (università di Udine), “I reperti metallici e in osso lavorato di età medievale”. SESSIONE 3 APPROCCI ANALITICI Presiede Jacopo Bonetto (università di Padova) Alle 14.45 Gianfranco Valle (geoarcheologo professionista), “Studio geomorfologico e ricostruzione ambientale”; 15, Valeria Luciani, Elena Marrocchino, Michele Zuccotto (università di Ferrara), “Caratterizzazione in sezione sottile di materiali lapidei”; 15.15, pausa caffè; 15.30, Elena Marrocchino, Michele Sempreboni (università di Ferrara), “Prime analisi sui leganti”; 15.45, Silvia Bandera (università di Verona), “Analisi dei resti faunistici”; 16, Marco Marchesini, Madalina Daniela Ghereg, Silvia Marvelli, Anna Chiara Muscogiuri, Elisabetta Rizzoli (Laboratorio di Palinologia e Archeobotanica C.A.A. Nicoli), “Vegetazione, viticoltura e alimentazione attraverso le analisi archeobotaniche”; 16.30, dibattito.

 

 

Appia Antica (Roma). Al Complesso di Capo di Bove presentazione del libro “Il paesaggio edificato. Adattamenti, imprevisti, strategie e soluzioni costruttive nel mondo antico” a cura di Ilaria Trivelloni, Dario Canino e Núria Romaní Sala (Edizioni Quasar)

appia-antica_capo-di-bove_libro-il-paesaggio-edificato_di-ilaria-trivelloni_presentazione_locandinaSabato 14 dicembre 2024, alle 10.30, il Complesso di Capo di Bove nel parco archeologico dell’Appia antica ospita la presentazione del libro “Il paesaggio edificato. Adattamenti, imprevisti, strategie e soluzioni costruttive nel mondo antico” a cura di Ilaria Trivelloni, Dario Canino e Núria Romaní Sala (Edizioni Quasar, 2024). Ingresso in via Appia Antica 222 (Roma). Attiva gratuita senza prenotazione. Dopo i saluti del direttore Simone Quilici, ci sarà l’introduzione della prof.ssa Luisa Migliorati (Unitelma – Fondazione Sapienza) che dialogherà con i curatori del volume Ilaria Trivelloni (università di Sassari), Dario Canino (parco archeologico dell’Appia Antica) e Núria Romaní Sala (Universidat Autonòma de Barcelona). Nel corso dell’evento, sarà presente la casa editrice con delle copie del volume. Ai partecipanti sarà fornito un codice sconto del 20% sul prezzo di copertina del volume.

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Copertina del libro Il paesaggio edificato. Adattamenti, imprevisti, strategie e soluzioni costruttive nel mondo antico” a cura di Ilaria Trivelloni, Dario Canino e Núria Romaní Sala (Edizioni Quasar)

Il paesaggio edificato. Adattamenti, imprevisti, strategie e soluzioni costruttive nel mondo antico. Un comune denominatore di tutti gli insediamenti antichi è il legame e l’interdipendenza con la geografia fisica, al punto di condizionare la localizzazione, l’organizzazione, la pianificazione e la sopravvivenza di qualsiasi progetto architettonico o urbanistico. Il libro è dedicato all’approfondimento di casi di studio, edifici, spazi architettonici e città, distribuiti in un’ampia cornice cronologica e geografica dal Mediterraneo occidentale alla Mesoamerica. I contesti presentati sono caratterizzati da un’intensa antropizzazione dell’ambiente naturale, ma allo stesso tempo mostrano la profonda impronta che l’ambiente stesso ha lasciato sul carattere delle società che lo hanno abitato.

 

Ravenna. Al museo nazionale presentazione del libro “Museo Nazionale di Ravenna. Il Medagliere”, a cura di Erica Filippini, Anna Lina Morelli, Serafina Pennestrì, ventesimo numero del Notiziario del Portale Numismatico dello Stato – Medaglieri Italiani

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Copertina del libro “Museo Nazionale di Ravenna. Il Medagliere”, a cura di Erica Filippini, Anna Lina Morelli, Serafina Pennestrì

A Ravenna si presenta il volume dedicato alle raccolte numismatiche dei musei nazionali di Ravenna: “Museo Nazionale di Ravenna. Il Medagliere”, a cura di Erica Filippini, Anna Lina Morelli, Serafina Pennestrì. Si tratta del ventesimo numero del Notiziario del Portale Numismatico dello Stato – Medaglieri Italiani, parte di una collana editoriale inserita nel sistema Biblioteca Virtuale e promossa dal ministero della Cultura, direzione generale Archeologia Belle arti e Paesaggio. La monografia, edita dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, rappresenta uno strumento fondamentale per la conoscenza del medagliere ravennate, fino ad ora parzialmente noto solo agli specialisti e perlopiù sconosciuto al pubblico. Appuntamento il 13 dicembre 2024, alle 17, al museo nazionale di Ravenna (via San Vitale 17. Alla presentazione interverranno il direttore dei musei nazionali di Ravenna Andrea Sardo; Serafina Pennestrì, funzionaria archeologa coordinatrice dell’unità organizzativa Beni numismatici della direzione generale Archeologia Belle arti e Paesaggio; Erica Filippini e Anna Lina Morelli, docenti di Numismatica dell’Alma Mater Studiorum università di Bologna, insieme ad alcuni degli autori dei saggi. L’incontro si concluderà con un intervento di Serena Ciliani, direttrice di sito e responsabile delle collezioni del museo nazionale di Ravenna.

portale-numismatico-dello-Stato_home-pageL’inserimento di un’ampia selezione della sua collezione numismatica nel Portale Numismatico dello Stato (www.numismaticadellostato.it), promosso dal ministero della Cultura rappresenta un importante riconoscimento per il museo nazionale di Ravenna; monete e medaglie saranno infatti visibili nelle “vetrine virtuali”, permettendo al pubblico di ammirarle, studiarle e contestualizzarle. Questo progetto collega la raccolta ravennate ad altre prestigiose collezioni italiane, come quelle di Firenze, Parma e Torino, integrandola in un sistema digitale innovativo che, da oltre quindici anni, combina rigore scientifico e valorizzazione del patrimonio numismatico.

Realizzato grazie a una collaborazione con il dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Alma Mater Studiorum università di Bologna, il progetto ha incluso campagne fotografiche, verifiche sul campo e catalogazioni che hanno fatto emergere aspetti inediti di un patrimonio in parte ancora inesplorato. La pubblicazione si inserisce così in un percorso di indagini che, dagli anni ottanta del secolo scorso fino a oggi, ha visto il medagliere protagonista di mostre e studi specifici, confermando il valore storico, artistico e scientifico di questa collezione legata al collezionismo illuministico e ottocentesco. La pubblicazione segue un percorso cronologico che abbraccia un arco temporale vastissimo: nato grazie ai monaci camaldolesi del cenobio di Classe, che vedevano in monete e medaglie un complemento alle loro ricerche sulle Antichità, il medagliere ha progressivamente acquisito altri nuclei attraverso acquisizioni, ritrovamenti archeologici e collezioni private, spesso perdendo la tracciabilità originaria. Vi trovano così spazio monete greche e romane, dalle emissioni repubblicane a quelle tardoimperiali, oltre a quelle ostrogote, bizantine, medievali e moderne. Particolare attenzione è dedicata alla zecca di Ravenna, che ebbe un ruolo di rilievo nella produzione monetale del passato. Accanto alle monete, il volume esplora anche il mondo delle medaglie, soffermandosi sulla preziosa collezione illuministica appartenuta all’architetto ravennate Camillo Morigia, una testimonianza del gusto eclettico e dello spirito erudito dell’epoca.

L’ultimo giorno di Pompei: 24 agosto o 24 ottobre? Secondo il nuovo studio, tra archeologia sperimentale e nuovi dati archeobotanici inseriti nel contesto, “non si può escludere la data del 24 agosto 79 d.C., come tramandata da Plinio”. E si aprono interrogativi su cambiamenti climatici e pratiche agricole nel mondo antico

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Pompei vista dall’alto all’ombra del Vesuvio (foto parco archeologico pompei)

Quando avvenne l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. che distrusse Pompei ed Ercolano? Il 24 agosto, come ci ha tramandato Plinio, o il 24 ottobre, come ha fatto ipotizzare l’iscrizione in carboncino scoperta nel 2018 nella Casa del Giardino durante gli scavi nella Regio V di Pompei (vedi Pompei. La scoperta di un’iscrizione a carboncino nella Casa con Giardino sposterebbe la datazione dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. da agosto a ottobre. L’annuncio durante la visita agli scavi della Regio V del ministro ai Beni culturali Alberto Bonisoli | archeologiavocidalpassato)? Gabriel Zuchtriegel, Chiara Comegna, Fabrizio Conte, Alessandro Russo, autori della ricerca “La data della distruzione di Pompei: premesse per un dibattito aperto”, ora pubblicata sull’E-Journal degli Scavi di Pompei https://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/, che presenta i risultati di un progetto di archeologia sperimentale sulla durabilità di iscrizioni a carboncino nonché un aggiornamento sullo studio delle fonti letterarie e archeobotaniche, concludono che al momento non ci sono sufficienti elementi per scartare la data del 24 agosto, presente già nei più antichi manoscritti. Pongono, inoltre, alcuni interrogativi riguardo a cambiamenti climatici e diversità geografiche caratterizzanti coltivazioni e pratiche agricole nel mondo antico. Nell’area mediterranea – “hot spot” nello studio dei cambiamenti climatici attuali – clima e pratiche agricole cambiavano già in antico, sia da regione a regione, sia nel corso del tempo. “Non possiamo al momento escludere che l’eruzione sia avvenuta il 24 agosto, come scrisse Plinio, e occorre domandarsi cosa questo potrebbe significare”, ha dichiarato il direttore degli scavi di Pompei, Gabriel Zuchtriegel. “Forse abbiamo sottovalutato la tradizione letteraria, che in realtà non è così confusionaria come si è spesso creduto, mentre potremmo aver sopravvalutato la stabilità del clima e dei cicli agricoli: in realtà il clima è cambiato anche nel passato, seppure con ritmi più lenti, e Pompei offre un’occasione unica per studiare un ecosistema fortemente condizionato dalla presenza umana già 2000 fa. La biodiversità e la varietà di pratiche, coltivazioni e tradizioni locali va ben oltre il quadro, necessariamente schematico, che offrono gli autori antichi che si sono occupati di agricoltura. Comunque, il nostro non vuole essere un punto finale, ma un contributo per continuare la discussione e aprire nuove prospettive”.

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L’iscrizione a carboncino, scoperta nella Casa con Giardino di Pompei, che riporta la data del 17 ottobre del 79 d.C. (foto parco archeologico pompei)

Lo studio. “Ci siamo limitati ad analizzare alcune delle questioni più centrali del dibattito relativo alla data dell’eruzione di Pompei, a cominciare dall’iscrizione a carboncino della Casa del Giardino”, spiega Zuchtriegel. “Quale primo editore dell’iscrizione della Casa del Giardino, Massimo Osanna ha usato due argomenti principali, che non si escludono a vicenda. Il primo è la natura effimera delle iscrizioni a carboncino: la scritta non sarebbe rimasta intatta a lungo, per cui sembrerebbe poco probabile che fosse stata apportata nel mese di ottobre del 78 d.C. o negli anni precedenti. Il secondo argomento è il contesto archeologico: dal momento che l’atrio era, secondo il direttore scientifico dello scavo, oggetto di lavori in corso che avrebbero successivamente interessato anche la parete su cui si trova l’iscrizione, Osanna ritiene improbabile che in un contesto destinato a mutare rapidamente, un’iscrizione a carboncino potesse rimanere leggibile per più di dieci mesi. Abbiamo perciò affrontato il primo argomento con l’aiuto dell’archeologia sperimentale, per verificare quanto tempo un’iscrizione a carboncino possa effettivamente durare a Pompei, per poi passare al secondo argomento, ovvero a un’analisi del contesto dell’iscrizione della casa del Giardino, anche con un aggiornamento delle ricerche archeobotaniche in corso nel laboratorio del Parco”.

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Gli ambienti affrescati della Casa del Giardino a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Qual è dunque il giorno esatto dell’eruzione del Vesuvio che seppellì Pompei ed Ercolano? “L’obiettivo della ricerca – scrive Zuchtriegel – non era quello di aggiungere un ulteriore esempio alla lunga lista di tentativi di chiudere questa complicata ma affascinante domanda, quanto mettere a punto le premesse per riaprire la questione in una cornice più chiara”.

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“L’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.” dipinto di Pierre-Henri de Valenciennes (1813) conservato al musée des Augustins di Tolosa

Primo punto: la tradizione letteraria è chiara e univoca. Da Plinio il Giovane ci è stata tramandata la data del 24 agosto; tutte le altre (24 ottobre, 1° novembre, 23 novembre ecc.) sono il risultato di fraintendimenti, supposizioni e misinterpretazioni abbastanza recenti e perfettamente rintracciabili nella bibliografia post rinascimentale.

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Archeologia sperimentale a Pompei: iscrizione a carboncino realizzata tra il 2023 e il 2024 nella Casa del Giardino per verificare la sua “tenuta” nel tempo (foto parco archeologico pompei)

Secondo punto: oggi si è in grado di dire almeno con certezza quali elementi sono da escludere dal nostro ragionamento, quelli che sono, per così dire, ‘fuorigioco’. L’iscrizione a carboncino, scoperta nel 2018 nella casa del Giardino e riportante la data del 17 ottobre (“XVI K NOV”), è uno di questi. Un progetto di archeologia sperimentale avviato il 17 ottobre 2023, quando fu apportata una simile iscrizione sulla stessa parete di quella originale, ha chiaramente dimostrato che dieci mesi dopo, ovvero il 24 agosto 2024, il testo era ancora perfettamente leggibile oltreché di sembianza abbastanza fresca. “Non si può quindi escludere che l’iscrizione fosse stata realizzata il 17 ottobre 78 d.C., dunque a poco più di dieci mesi dalla data pliniana dell’eruzione”. Lo stesso vale per il contesto. L’intonaco su cui è scritto il testo era quello definitivo, mancava però il relativo pavimento. Tuttavia, l’assenza di tracce di un cantiere attivo suggeriscono che evidentemente si stava in questa condizione, tutto sommato gestibile anche se forse non al massimo del decoro, da qualche tempo. È del tutto verosimile (forse concorderà chi ha fatto l’esperienza di avviare dei lavori di ristrutturazione in casa) che questa situazione si prolungava per un anno o più, per cui anche il contesto non ci fornisce elementi per affermare che l’iscrizione sia necessariamente del 79 d.C.

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La Casa del Giardino nella Regio V di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Terzo e ultimo punto: “Abbiamo cercato di illustrare come i dati archeobotanici siano generalmente caratterizzati da una notevole complessità e, in alcuni casi, da apparenti contraddizioni, che richiedono uno studio approfondito dei singoli contesti. Al momento l’impressione è che più si approfondisce il singolo caso, più si innestano domande e dubbi su interpretazioni che a prima vista possono sembrare scontate ma che a ben guardare non sono così certe”. Si è trovato – ad esempio – nel medesimo strato archeologico noccioli di pesche e bucce di castagne: pesche tardive con le castagne (e quindi riferibili ad ottobre)? o pesche con castagne agostane (e quindi riferibili ad agosto)? entrambe situazioni possibili all’epoca dell’eruzione del Vesuvio.

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Gabriel Zuchtriegel e Massimo Osanna nella Casa del Giardino, Regio V, a Pompei (foto parco archeologico di pompei)

“Ma al di là di queste osservazioni – continua Zuchtriegel -, ci sia consentita una riflessione di ordine più generale. Abbiamo insistito sulle regole del buon gioco scientifico: ciascun tipo di fonti va analizzato secondo le proprie caratteristiche ed esigenze ermeneutiche. A volte, però, le stesse regole rischiano di diventare un limite. L’alternarsi delle stagioni, i tempi dell’agricoltura, in breve il clima, alla fine del Settecento appariva come una certezza immutevole. Oggi siamo consapevoli che non è così. Il clima cambia, e anche se il cambiamento oggi avviene con una velocità forse mai vista nella storia dell’umanità, esso cambiava anche in antico. Con questo non ci si riferisce solo alle variazioni nella temperatura media, ma anche all’altissimo grado di variazione che scaturisce dall’interazione tra uomo e ambiente in diverse aree geografiche e nei tanti micro paesaggi mediterranei. Insomma, forse è giunto il momento di contemplare la possibilità di porre la domanda in modo diverso: e se non si trattasse di correggere, tramite le certezze scientifiche di singoli reperti archeobotanici (ma sono veramente così certi?), una data percepita come incerta perché tramandata da copisti medievali notoriamente poco ‘fededegni’ (Osanna 2023 a, p. 135); se si trattasse, invece, di ripensare, intorno a una data tutto sommato non così incerta, il 24 agosto appunto, le nostre presunte certezze sull’agricoltura e valutare in modo più specifico il clima del I secolo d.C.? La relazione tra i testi come quelli di Columella o Plinio e la realità dell’epoca, alla fine, è come quella tra un dotto manuale di agricoltura settecentesco, compilato da un qualche nobile o clerico curioso, e la infinita varietà di tradizioni, costumi, esigenze e peculiarità geografiche che sono rimaste intatte sulla penisola italiana fino a meno di un secolo fa, ma che ormai stanno scomparendo rapidamente. Pompei e il suo territorio sono anche uno straordinario comprensorio di saperi e tradizioni sommerse, di cui nessun autore antico parla se non in forma estremamente semplificata e sommaria, e non potrebbe essere diversamente. Ma l’archeologia ha la possibilità di andare oltre la semplice conferma di quel che dice un Plinio o un Varrone, analizzando appunto l’insieme multiforme e complesso dei dati, l’intreccio tra sviluppi sociali, culturali, coltivazioni e ambiente; tra lavoro schiavistico, urbanizzazione, stratificazione e biodiversità; tra geografia politica, navigazione sociale e deforestazione e tanto altro. In una tale ottica, la data dell’eruzione è solo una tra tante domande che attendono di essere affrontate dall’archeologia del XXI secolo”.

Padova. Al Palazzo Liviano “Il canto delle Nereidi – Il ruolo della donna nella società contemporanea”, performance darà corpo e voce a dieci figure femminili dell’arte di Nereo Petenello con raccolta fondi per la fondazione Giulia Cecchettin

padova_liviano_il-canto-delle-nereidi_locandinaVenerdì 13 dicembre 2024, al museo di Scienze Archeologiche e d’Arte del Palazzo Liviano (piazza Capitaniato 7, Padova) alle 15.30 e alle 17 per max 35 spettatori a turno è in programma “Il canto delle Nereidi – Il ruolo della donna nella società contemporanea”, adattamento del catalogo “Nereidi. Donne di Nereo Petenello” (Petenello – Ravazzolo, Cleup 2023), progetto nato da un’idea di Antonia Cattozzo. La performance darà corpo e voce a dieci figure femminili dell’arte di Nereo Petenello grazie ad altrettanti performer (tutti studenti) che leggeranno le narrazioni di Carla Ravazzolo o le interpreteranno in forma danzata. Prenotazione: https://docs.google.com/…/1FAIpQLScGCAdU…/viewform. In caso i posti fossero esauriti al momento della registrazione, si viene inseriti in una lista d’attesa e contattati in seguito ad eventuali disdette. Chi decidesse di prenotarsi e poi non riuscisse a venire, avvisi in modo da non impedire ad altre persone di partecipare.

“Il canto delle Nereidi” è stato realizzato con il patrocinio del Centro d’Ateneo per i Musei, del dipartimento di Beni culturali, del dipartimento di Studi linguistici e letterali e del corso di laurea magistrale di Scienze dello Spettacolo e Produzione multimediale ed è stato finanziato dal fondo regionale P.A.R.I. – Progetti e Azioni di Rete Innovativi per la parità e l’equilibrio di genere (istituito per la realizzazione di progetti territoriali per la parità e l’equilibrio di genere). All’interno di questa cornice di contrasto alla discriminazione di genere si devolveranno interamente le offerte ricavate dall’evento alla Fondazione Giulia Cecchettin, con cui l’evento condivide l’intento di contrastare la violenza di genere e promuovere la parità, operando per una società equa e inclusiva, ispirandosi a valori di integrità e trasparenza. La raccolta fondi è aperta a tutti coloro che, anche non potendo partecipare, volessero sostenere le azioni della Fondazione: https://www.paypal.com/pools/c/9aeCuiM9BG

Agrigento-Palermo. “Pulcherrima et plurima spolia”: al via le “Giornate Gregoriane” dedicate al collezionismo e ai collezionisti di antichità in Sicilia tra Settecento e Ottocento e soprattutto al loro influsso sulla cultura e sul costume in Europa

agrigento-palermo_giornate-gregoriane_Pulcherrima-et-plurima-spolia_locandina“Pulcherrima et plurima spolia” è il titolo della 16esima edizione delle “Giornate Gregoriane”, che si tengono tra Agrigento e Palermo il 13 e 14 dicembre 2024. Tema di quest’anno è quello del collezionismo e dei collezionisti di antichità in Sicilia tra Settecento e Ottocento e soprattutto il loro influsso sulla cultura e sul costume in Europa. Le due giornate di studio si soffermeranno sulla nascita delle prime raccolte pubbliche museali e del ruolo svolto da privati che raccolsero opere che altrimenti sarebbero state distrutte o disperse… soprattutto su quelle figure che a loro modo tutelarono il patrimonio storico akragantino (e non solo) e del peso che quelle collezioni, una volta diffuse in tutta Europa, ebbero nella diffusione della cultura classica e dell’interesse verso Agrigento, la Sicilia e l’Italia. Il comitato scientifico è composto da Giuseppe Parello, Roberto Sciarratta, Claudia Lambrugo, Maria Concetta Parello e Maria Serena Rizzo. Del comitato organizzatore fanno parte Maria Concetta Parello, Maria Serena Rizzo e Giuliana Sarà.

PROGRAMMA 13 DICEMBRE: AGRIGENTO, Biblioteca Lucchesiana. Alle 9, saluti istituzionali: Roberto SCIARRATTA, direttore del parco Valle dei Templi; Giuseppe PARELLO, presidente del consiglio del parco Valle dei Templi; Maria Concetta PARELLO, “Le ragioni del convegno”; 9.30, Sac. Angelo CHILLURA, direttore della Biblioteca Lucchesiana, “Nihil solvito. La generosità e lungimiranza del vescovo Lucchesi Palli per il bene comune”; 9.50, Francesco MUSCOLINO, musei nazionali di Cagliari, “La Regia Custodia delle Antichità in Sicilia: protagonisti, normativa, attività”; 10.10, Josy LUGINBÜHL, università di Berna, “Off duty! Collecting antiquities in the Kingdom of the Two Sicilies”; 10.30, Fabrizio SLAVAZZI, università di Milano, “I vasi antichi figurati in età moderna: collezioni, collezionisti, moda e gusto”; 10.50, pausa caffè; 11.10, Claudia LAMBRUGO, università di Milano, William Hamilton in Sicilia: una storia poco nota all’origine della vase hunt siciliana; 11.30, Alessandro PACE, università di Milano, “Ippolito Cafici: più che un collezionista”; 11.50, Stefania PAFUMI, CNR (Istituto di Studi sul Mediterraneo), “Napoli, Il “Biscari ritrovato”: i manoscritti delle “Antichità di Catania” e altri documenti inediti per la storia del collezionismo e dell’archeologia catanese”; 12.10, Giuliana RANDAZZO, università Mediterranea di Reggio Calabria, “Le antichità di Ignazio Paternò Castello principe di Biscari e i disegni dei viaggiatori del Grand Tour settecentesco”; 12.30, Massimo CULTRARO, CNR (Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale), “Catania, Una collezione dimenticata. La raccolta del barone Ferdinand von Andrian-Werburg (1835-1914) a Vienna e l’alba degli studi di Preistoria in Sicilia”; 12.50, Stefania SANTANGELO, CNR (Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale), “Catania, Emanuele Taranto Rosso ed il “Gabinetto di Storia Naturale ed Archeologia” di Caltagirone (Catania)”; 13.30, pausa pranzo; 15, Rita FERLISI, soprintendenza BB. CC. AA. Agrigento, “Francesco Scaglione: il collezionismo come ossessione, tra archeologia e wunderkammer”; 15.20, Angela Maria MANENTI, parco archeologico e paesaggistico di Siracusa Eloro Villa del Tellaro e Akrai, “Un collezionista “minore” della Sicilia meridionale: il canonico G. Pacetto di Scicli (1806-1884), i suoi “Ricordi archeologici di un viaggio eseguito nel territorio di Scicli nell’anno 1867”: legami con i collezionisti dell’isola e non solo”; 15.40, Simone PIAZZA, università Ca’ Foscari Venezia, “Un domenicano alla scoperta di reperti antichi, curiosità naturali e cimeli medievali: i due viaggi in Sicilia di Giuseppe Allegranza (1750-1/52)”; 16, Cristoforo GROTTA, parco Valle dei Templi di Agrigento, Scuola Normale Superiore, “La tutela delle antichità di Agrigento: il caso di studio del tempio D nella narrazione delle risorse archivistiche del XIX secolo”; 16.20, Giovanni SCICOLONE, soprintendenza BB. CC. AA. Agrigento, “Dal sarcofago di Fedra alla collezione del ciantro Panitteri. Storie di raccolte archeologiche di ecclesiastici agrigentini tra Settecento e Ottocento”; 16.40, Silvia CALÒ, università di Bari, “Il viaggio di Victor Baltard in Sicilia tra collezionisti ed eruditi”; 17, pausa caffè; 17.30, Jörg GEBAUER, Staatliche Antikensammlungen und Glyptothek Munich, The Panitteri Vases – Core of the Munich Collections of Antiquities”; 17.50, Jorinde VAN ZUIJLEN, Independent researcher, “The Panitteri Collection: historical and museological contexts”; 18.10 , Donatella MANGIONE, parco Valle dei Templi, Giovanni SCICOLONE, soprintendenza BB. CC. AA. Agrigento, “Indagare un’antica collezione. Reperti archeologici “di famiglia” al Museo Civico di Girgenti”; 18.30, Alessio TOSCANO RAFFA, CNR (Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale), “Catania. La città di Licata (Ag) e il dibattito sull’identificazione dell’antica Gela nei secoli XVIII-XIX: collezionisti locali, viaggiatori italiani e stranieri, tra recuperi, doni e acquisti di manufatti antichi”.

PROGRAMMA 14 DICEMBRE: PALERMO, Museo Archeologico A. Salinas. Alle 10.30, saluti: Giuseppe PARELLO, direttore del museo Archelogico Regionale “A.Salinas”; 10.40, Clemente MARCONI, università di Milano, New York University, “Archeologia in Sicilia al tempo dei Borbone: una revisione”; Il ruolo delle collezioni private per la nascita dei grandi musei di Siracusa e Palermo: SIRACUSA. Alle 11, Anita CRISPINO, Agostina MUSUMECI, parco archeologico e paesaggistico di Siracusa, Eloro Villa del Tellaro e Akrai, “Dal Regio Custode Saverio Landolina al Direttore Paolo Orsi: collezioni e collezionisti a Siracusa tra XVIII e XIX secolo e il loro ruolo nella formazione del Museo Nazionale”. PALERMO. Alle 11.30, Francesca SPATAFORA, già direttrice del museo Archeologico regionale “A.Salinas”, “I Borbone e il Museo della Regia Università di Palermo”; 11.50, Roberto GRADITI, ricercatore indipendente, “Collezionismo e massoneria nella Palermo del Settecento”; 12.10, Carla ALEO NERO, soprintendenza BB. CC. AA. di Palermo, Maria Lucia FERRUZZA, museo Archeologico regionale “A.Salinas”, “Il collezionismo palermitano del Marchese Antonio De Gregorio”; 12.30, Caterina GRECO, già direttrice del museo Archeologico regionale “A.Salinas”, “Dai Medici ai Borbone: intrecci collezionistici per la statua di Diana cacciatrice dal Parco della Favorita di Palermo”; 12.50, Alessandra CARRUBBA, museo Archeologico regionale “A. Salinas”, “Così lontani, così diversi… La raccolta orientalista in mostra al Museo Salinas”; 13.10, Antonino CRISA’, Prince Mohammad Bin Fahd University, Arabia Saudita, “Antonino Salinas e il museo nazionale di Palermo: le collezioni numismatiche tra strategie intelligenti ed acquisti mirati (1878)”; 13.30, pausa pranzo; 15, Rosanna EQUIZZI, ricercatrice indipendente, “Dall’Abbazia al Museo: la collezione Archeologica di San Martino delle Scale”; 15.20, Roberto GRADITI, Ricercatore indipendente, Costanza POLIZZI, Museo Archeologico Regionale “A.Salinas”, “Gli Etruschi in Sicilia tra collezionismo e temperie risorgimentale”; 15.40, Sandra RUVITUSO, museo Archeologico regionale “A.Salinas”, “Giovanni D’Ondes Reggio e la Collezione Campolo. Una pagina inedita della storia del Museo Salinas”; 16, Giuliana SARA; museo Archeologico regionale “A.Salinas”, Lucia SCALIA, museo Regionale Palazzo Mirto, “Collezionismo aristocratico e archeologia: dar vasi del Principe di Mirto alle scoperte di von Andrian-Werburg”; 16.20, Lavinia SOLE, università di Palermo, “Il Medagliere del Museo Salnitriano: ricostruzione della collezione numismatica di età greca e romana”; 16.40, Enrico CARUSO, già direttore del parco archeologico Lilibeo – Marsala, “Instancabili peripli – I passaggi dei beni archeologici di Lilibeo dalle collezioni Grignani, Hernandez e Lipari ai musei Salinas di Palermo, Pepoli di Trapani, Lilibeo-Marsala e Whitaker di Mozia”; 17, Francesca SPATAFORA, Conclusioni.

Pompei. All’auditorium l’incontro con Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico, su “Scoperte e ricerche a Pompei e nel territorio”, ultimo incontri dell’anno promosso dall’associazione internazionale “Amici di Pompei” 

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Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, con una delle statuette trovate durante lo scavo nella Regio V di Pompei (foto parco archeologico pompei)

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Veduta d’insieme dall’alto dell’ambiente A, la seconda stanza abitata da schiavi, nella villa suburbana di Civita Giuliana, scoperta dagli scavi del parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Un’occasione per fare un bilancio su temi e discorsi che i recenti scavi e scoperte permettono di approfondire. Per l’ultimo incontro dell’anno, l’associazione internazionale Amici di Pompei ETS, venerdì 13 dicembre 2024, alle 17, all’auditorium degli scavi di Pompei ospita la conferenza del direttore generale del parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel su “Scoperte e ricerche a Pompei e nel territorio”. Al centro dell’incontro l’analisi del direttore delle ultime scoperte realizzate attraverso cui costruire un’immagine del mondo degli “ultimi” quanto più vicina al reale. Quando, tra il 1776 e il 1789, Edward Gibbon pubblicò la Storia della decadenza e caduta dell’impero romano, si scavava già a Pompei. La sua opera esprime lo spirito di un’epoca che voleva vedere nel mondo classico soprattutto un modello positivo, da opporre al presente, segnato, nella percezione di molti, dall’assenza di democrazia, bellezza e libertà. Il secolo di Gibbon aveva però un problema: la schiavitù. Per spiegare come il mondo classico potesse tollerare una prassi così disumana, si cercava di marginalizzare e abbellire la realtà. Gli schiavi c’erano, ma vivevano in condizioni abbastanza “umane”. Le nuove scoperte dentro e fuori Pompei ci mostrano però più palesemente che mai come tale idea fosse il risultato di una distorsione. Lo scavo di una villa schiavistica a Civita Giuliana e di un panificio dove lavoravano servi vincti, ovvero schiavi rinchiusi, ci porta nelle dimensioni meno “classiche” del mondo “classico”.

Roma. A Palazzo Massimo (museo nazionale Romano) il convegno “Pubblicare lo scavo. Esperienze e riflessioni in Italia” a cura di Jacopo Bonetto, Maria Teresa D’Alessio, Guido Furlan, Antonio Pizzo, Enrico Zanini per le giornate di studio dell’AIAC – Associazione internazionale di Archeologia classica. Ecco il programma della due giorni di confronto

roma_palazzo-massimo_convegno-pubblicare-lo-scavo_locandinaPubblicare in maniera sistematica i risultati di uno scavo archeologico richiede un lavoro complesso e spesso molto lungo. Il fondamento etico-scientifico del condurre un’operazione di questo tipo risiede nel fatto che uno scavo, per quanto stratigrafico, è un’operazione distruttiva che si svolge una e una sola volta; comunicarne adeguatamente i risultati è l’unico modo di mettere a disposizione della comunità civile e scientifica i dati ottenuti con campagne di indagini che possono durare anche molti anni. Nel portare a termine l’opera di pubblicazione si incrociano tuttavia problematiche di natura scientifica (sia sul piano metodologico che dei contenuti), organizzativa ed economica che meritano particolare attenzione, perché influiscono sulla possibilità e sui modi di edizione. A questi temi sono dedicate le due giornate di studio dell’AIAC – Associazione internazionale di Archeologia classica col convegno “Pubblicare lo scavo. Esperienze e riflessioni in Italia” a cura di Jacopo Bonetto, Maria Teresa D’Alessio, Guido Furlan, Antonio Pizzo, Enrico Zanini. Appuntamento il 12 e il 13 dicembre 2024 al museo nazionale Romano, Palazzo Massimo, in largo di Villa Peretti 2 a Roma.

PROGRAMMA DI GIOVEDÌ 12 DICEMBRE 2024: RECENTI ESPERIENZE DI EDIZIONI DI SCAVO. Alle 9.30, saluti istituzionali; 9.45, introduzione al convegno con J. Bonetto, A. Capodiferro, M. T. D’Alessio, G. Furlan, A. Pizzo, E. Zanini. ITALIA SETTENTRIONALE Presiede M. Vidale (università di Padova): alle 10, L. Arslan Pitcher (a cura di), con E. A. Arslan, P. Blockley, M. Volonté, “Amoenissimis… aedificiis. Lo scavo di piazza Marconi a Cremona”, Mantova 2018; 10.20, B. Bruno, G. Falezza (a cura di), “Archeologia e storia sul monte Castelon di Marano di Valpolicella”, Mantova 2015; 10.40, J. Bonetto, G. Furlan, A. R. Ghiotto, E. Madrigali, C. Previato, “Aquileia. Fondi Cossar. La domus di Tito Macro e le mura”, Roma 2024; 11.30, C. Guarnieri, “La salina romana e il territorio di Cervia. Aspetti ambientali e infrastrutture storiche”, Bologna 2019; 11.50, E. Govi, G. Sassatelli (a cura di), “Marzabotto. La Casa 1 della Regio IV, insula 2”, Bologna 2010; discussione; pausa pranzo. ITALIA CENTRALE Presiede C. Panella (Sapienza Università di Roma): alle 14.15, A. Pizzo, R. Bianco, F. De Stefano, “Tusculum VIII. Campagne di scavo e ricerche 2018-2023”, Madrid c.s.; 14.35, E. Fentress, C. Goodson, M. Maiuro (a cura di), “Villa Magna: an imperial estate and its legacies: excavations 2006-10,” London 2016; 14.55, M. Baumgartner (con L. Acampora e N. Saviane), “Roma Rinascente. La città antica tra Quirinale e Pincio”, Roma 2017; 15.15, A. Carandini, P. Carafa, M.T. D’Alessio, D. Filippi (a cura di), “Santuario di Vesta, pendice del Palatino e via Sacra”, Quasar, Roma 2017; 15.35, M. Galli, T. Ismaelli, “Basilica Iulia I. Gli Scavi di Laura Fabbrini (1960 – 1964) strutture, stratigrafie e materiali dalla prima età Repubblicana alla costruzione Augustea”, Istanbul 2022; pausa caffè. ITALIA MERIDIONALE E ISOLE Presiede A. Pergola (museo nazionale Romano): alle 16.30, A. Ciancio, P. Palmentola (a cura di), “Monte Sannace – Thuriae: nuove ricerche e studi”, Bari 2019; 16.50. F. Mollo, M. Sfacteria (a cura di), “Nuove ricerche a Blanda sul Palecastro di Tortora: gli scavi dell’Università degli studi di Messina (2015-2019)”, Soveria Mannelli 2023; 17.10, S. J. R. Ellis, A. L. C. Emmerson, K. D. Dicus (a cura di), “Stabia Neighborhood at Pompeii. Volume 1. Structure, Stratigraphy, and Space”, Oxford 2023; discussione.

PROGRAMMA DI VENERDÌ 13 DICEMBRE 2024: TEMI, PROBLEMI, IPOTESI. Alle 9.30, INTRODUZIONE (coord. E. Zanini, Università di Siena) “Pubblicare lo scavo: tra passato, presente e futuro” con A. Carandini (Sapienza Università di Roma), G. Volpe (Università di Bari); 10.30, TAVOLA ROTONDA (coord. M.T. D’Alessio, Sapienza Università di Roma), “L’insostenibile mole degli scavi inediti: cause, prospettive e soluzioni alternative (edizioni preliminari, intermedie, digitali)” con Luigi La Rocca (direzione generale Archeologia Belle arti e Paesaggio), G. Zuchtriegel (parco archeologico di Pompei), D. Manacorda (università di Roma Tre), M. Tognon (Quasar); pausa caffè; 12, TAVOLA ROTONDA (coord. J. Bonetto, università di Padova) “Pubblicare lo scavo: attori, risorse e metodi” con A. D’Alessio (direttore del parco archeologico di Ostia antica), A. Santoriello (università di Salerno), T. Ariani (All’Insegna del Giglio), R. Marcucci (L’Erma di Bretschneider); 15, TAVOLA ROTONDA (coord. E. Zanini, università di Siena) “Pubblicare lo scavo: rappresentazioni, narrazioni storiche e divulgazione” con P. Carafa (Sapienza università di Roma), S. Pallecchi (università di Genova), F. Longo (università di Salerno), E. Giorgi (università di Bologna); pausa caffè; 16.30, TAVOLA ROTONDA (coord. G. Furlan, Università di Padova) “Pubblicare lo scavo: reperti, contesti, cronologie” con A. Ferrandes (Sapienza università di Roma), D. Malfitana (università di Catania), C. Rescigno (università della Campania Luigi Vanvitelli); 17.30, TAVOLA ROTONDA (coord. A. Pizzo, Escuela Española de Historia y Arqueología en Roma) con E. Calandra (università di Pavia), M. Serlorenzi (soprintendenza speciale Archeologia Belle arti E Paesaggio di Roma), C. Birrozzi (Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione), G. Semeraro (università del Salento); chiusura dei lavori.