Napoli. Per le festività al museo Archeologico nazionale la mostra “Da Pietro Fabris a Vincenzo Gemito. Nuove acquisizioni del Mann” e nell’atrio il Presepe dei monaci, in prestito dalla Certosa e Museo di San Martino

Acquerello tardo settecentesco dell’artista romano Filippo Maria Giuntotardi (1768–1831) con una delle più antiche vedute di Pompei (Porta Ercolano) (foto mann)
Novità per le festività natalizie al museo Archeologico nazionale di Napoli: dal 19 dicembre 2024, nella sala 95, la mostra “Da Pietro Fabris a Vincenzo Gemito. Nuove acquisizioni del Mann” che, sino al 24 febbraio 2025, presenta al pubblico cento tra le nuove acquisizioni del Museo. E nell’Atrio del Mann, il Presepe dei monaci, in prestito dalla Certosa e Museo di San Martino. Il 24 e il 31 dicembre 2024 il museo Archeologico nazionale di Napoli sarà aperto dalle 10 alle 18, il 25 dicembre si osserverà chiusura, mentre il 1° gennaio il Museo sarà straordinariamente aperto al pubblico, dalle 10 alle 18.

Replica della statuetta pompeiana in bronzo del Narciso, realizzata dallo scultore napoletano Vincenzo Gemito (1852–1929) (foto mann)
La mostra “Da Pietro Fabris a Vincenzo Gemito. Nuove acquisizioni del Mann” è a cura di Andrea Milanese, Ruggiero Ferraojoli e Domenico Pino; la progettazione di allestimento è di Fernando Giannella e Alice Lentisco (direzione generale Musei). Le opere, che sono entrate a far parte del patrimonio dell’Istituto negli ultimi due anni, per acquisti o donazioni, testimoniano l’immensa fortuna che il Museo ha riscosso nel corso della sua storia (saranno 250 anni nel 2027). Tra i pezzi acquistati in esposizione, spiccano il grande acquerello tardo settecentesco dell’artista romano Filippo Maria Giuntotardi (1768–1831) – con una delle più antiche vedute di Pompei (Porta Ercolano) – e la replica della statuetta pompeiana in bronzo del Narciso, realizzata dallo scultore napoletano Vincenzo Gemito (1852–1929). Tra le donazioni vi sono i disegni preparatori che, offerti dallo studioso e collezionista Carlo Knight, permettono di ricostruire con più accuratezza la storia de Le Antichità di Ercolano Esposte. La donazione di Ernesto Bowinkel arricchisce, invece, le collezioni fotografiche del Museo con alcune migliaia di positivi e circa duecento negativi su lastra, tutti legati alla storia del viaggio in Italia, di cui Napoli e le sue antichità furono una tappa fondamentale.

Il Presepe dei monaci, in prestito al Mann dalla Certosa e Museo di San Martino, realizzato da maestranze napoletane della seconda metà del XVIII secolo (foto mann)
Nell’Atrio del Mann, il Presepe dei monaci, in prestito dalla Certosa e Museo di San Martino: realizzato da maestranze napoletane della seconda metà del XVIII secolo, il presepe ambienta la scena della Natività tra architetture classiche, per testimoniare le contaminazioni tra cristianesimo e pensiero pagano. Particolarmente interessanti sono le due figurine del pastorello bambino e della contadinella, sebbene l’angelo con turibolo, attribuito a Giuseppe Sammartino, sia con ogni probabilità, il pezzo più pregevole della composizione.
Baia (Na). Al museo Archeologico dei Campi Flegrei “Anche le statue parlano”: con De Angelis e Speranza viaggio alla scoperta delle affascinanti storie che il Castello Aragonese conserva
Dal Friuli ai Campi Flegrei. Venerdì 20 dicembre 2024 il cantautore Edoardo De Angelis e l’attore Arduino Speranza con “Anche le statue parlano” portano alla scoperta delle affascinanti storie che il Castello Aragonese di Baia nel parco archeologico dei Campi Flegrei conserva. Il progetto è finanziato dalla Regione autonoma Friuli Venezia Giulia e organizzato dall’A.C. CulturArti in partenariato con il parco archeologico dei Campi Flegrei. Tre i turni di visita: alle 14 (1° gruppo), alle 16.15 (2° gruppo) e alle 17.30 (3° gruppo). I posti per le visite guidate teatralizzate sono limitati. L’evento è incluso nel biglietto di ingresso al Museo. “Anche le statue parlano” nasce con l’intento di collegare passato e presente, archeologia e storia contemporanea. Si tratta di un vero e proprio viaggio all’indietro nel tempo, di tipo espressivo e artistico, un progetto innovativo di valorizzazione culturale accessibile a tutti, ideato per far conoscere e apprezzare le storie e le leggende relative alle opere conservate presso le realtà museali coinvolte nell’iniziativa. Nel caso del museo flegreo, gli artisti – grazie alle suggestioni della musica e dei testi scritti per l’occasione – creeranno un dialogo tra i dati scientifici e le memorie dei personaggi storici e mitologici: racconteranno storie di divinità e di semidèi, miti e leggende, storie di uomini comuni vissuti circa 2000 anni fa… Un viaggio nell’Antichità, ma anche un filo diretto con la Storia dei nostri giorni e un appello alla necessità di tutelare, conservare e valorizzare il patrimonio culturale.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la visita guidata “Prevedere il futuro: gli Etruschi e l’arte divinatoria” con Alessandra Leonardi alla scoperta del misterioso e affascinante mondo degli aruspici apre il ciclo “Natale all’Etru”
Con la visita guidata “Prevedere il futuro: gli Etruschi e l’arte divinatoria” venerdì 20 dicembre 2024 al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia apre “Natale all’Etru”, speciale ciclo di visite guidate tematiche alle collezioni del Museo – una nel pomeriggio del venerdì, e due al sabato, mattina e pomeriggio – per scoprire la vita quotidiana degli Etruschi durante le festività natalizie, dal 20 dicembre 2024 al 4 gennaio 2025. Le visite sono gratuite, comprese nel costo del biglietto d’ingresso al Museo. Prenotazione obbligatoria all’indirizzo mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it. È possibile prenotarsi direttamente all’accoglienza del Museo salvo disponibilità.

Fegato di ovino in terracotta dal tempio dello Scasato di Falerii Veteres, a Civita Castellana (Vt) e conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)
Si inizia dunque venerdì 20 dicembre 2024, alle 17, con la visita guidata “Prevedere il futuro: gli Etruschi e l’arte divinatoria” a cura di Alessandra Leonardi. Gli Etruschi sono noti per le loro sofisticate pratiche divinatorie, basate sulla convinzione che esistesse una connessione tra l’ordine cosmico e gli organi degli animali sacrificati. Alessandra Leonardi accompagnerà i partecipanti a scoprire il misterioso e affascinante mondo degli aruspici, sacerdoti etruschi che interpretavano la volontà degli dei attraverso la lettura delle viscere degli animali sacrificati, alla ricerca di segni divini per interpretare il futuro. Numerose testimonianze conservate nel Museo sono riconducibili alla antica e suggestiva arte della divinazione etrusca, tra cui una eccezionale riproduzione in terracotta di un fegato di ovino, trovato nei resti del tempio dello Scasato di Falerii Veteres, a Civita Castellana in provincia di Viterbo. Appuntamento alle 17 all’accoglienza. Visita gratuita, compresa nel biglietto di ingresso al Museo, su prenotazione all’indirizzo mail mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it, indicando il numero di partecipanti. Sarà possibile prenotarsi direttamente in sede, salvo disponibilità.
NATALE ALL’ETRU. Sabato 21 dicembre 2024: alle 11, “Alla scoperta delle collezioni dell’Agro Falisco e Capenate” a cura di Valeria de Scarpis; alle 17, “Ladri di memoria: il saccheggio dei beni archeologici in Italia” a cura di Francesca Mazzoncini. Venerdì 27 dicembre 2024: alle 17, “Ladri di memoria: il saccheggio dei beni archeologici in Italia” a cura di Francesca Mazzoncini. Sabato 28 dicembre 2024: alle 11, “Conoscere gli Etruschi attraverso la loro lingua” a cura di Luigi Corbelli; alle 17, “La sacralità del dono e dell’ospitalità tra mito e realtà” a cura di Roberta Mingione. Venerdì 3 gennaio 2025: alle 17, “L’oriente e gli Etruschi: i Fenici in terra etrusca” a cura di Valentina Billante. Sabato 4 gennaio 2025: alle 11, “Le imprese di Ercole a Villa Giulia” a cura di Simone Lucciola; alle 17, “Il banchetto etrusco: iconografia e rituali” a cura di Chiara Cecot.
Firenze. Al museo Archeologico nazionale la mostra “Visioni di miti e riti etruschi a Firenze”: quattro lastre dipinte intere recuperate a Cerveteri dalla Guardia di Finanza e una quinta acquisita all’asta dalla fondazione Rovati e data alla Stato

Locandina della mostra “Visioni di miti e riti etruschi a Firenze” al museo Archeologico nazionale di Firenze dal 19 dicembre 2024 al 7 aprile 2025
Il museo Archeologico nazionale di Firenze ospita la mostra “Visioni di miti e riti etruschi a Firenze” dal 19 dicembre 2024 al 7 aprile 2025. Sono esposte quattro lastre dipinte intere, datate alla fine del VI secolo a.C., recuperate a Cerveteri nel 2019 dalla Guardia di Finanza, straordinario risultato di una grande collaborazione tra istituzioni pubbliche che vede, accanto al museo Archeologico nazionale di Firenze e alla direzione generale Musei del ministero della Cultura, il Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Roma della Guardia di Finanza – Sezione Tutela Beni demaniali e di interesse pubblico, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale, in accordo con la direzione regionale Musei nazionali della Toscana.

Le quattro lastre etrusche dipinte trafugate da Cerveteri e recuperate dalla Guardia di Finanza nella presentazione di TourismA 2024 (foto graziano tavan)
Una sorprendente ‘pinacoteca’ figurata recuperata nell’estate del 2019 dalla Guardia di Finanza, nel corso di un’operazione di contrasto al commercio clandestino di reperti archeologici. Gli straordinari reperti sono stati prodotti nei decenni finali del VI secolo a.C. in un’officina della città etrusca di Caere (odierna Cerveteri), probabilmente per decorare le pareti di un tempio. Il fregio della parte superiore, comune a tutte e quattro, rappresenta un meandro spezzato che incornicia riquadri con uccelli acquatici e motivi floreali a stella. La superficie è stata danneggiata dai maldestri tentativi di pulizia dei ladri d’arte che le hanno strappate al loro contesto.

La presentazione al museo Archeologico nazionale di Firenze delle quattro lastre dipinte da Cerveteri con la Guardia di Finanza e il direttore Daniele Maras (foto maf)
La mostra, inaugurata giovedì 19 dicembre 2024, riunisce opere d’arte eccezionali, che hanno superato l’ingiuria del tempo e i danni causati dai ladri d’arte per raccontarci la visione etrusca di miti e riti attraverso una straordinaria tavolozza di colori. Ad accoglierle il direttore del museo, l’etruscologo Daniele F. Maras, che è stato parte sin dall’inizio del gruppo di lavoro della soprintendenza che ha studiato le lastre e le ha restituite alla fruizione pubblica. “Grazie a iniziative espositive come questa, che fa seguito a una breve anteprima nella primavera del 2024 a Vetulonia (vedi Vetulonia (Gr). Al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” apre la mostra “Quadri etruschi raccontano. Le figure del mito e del rito a Vetulonia”, presentata in anteprima a TourismA 2024: quattro lastre etrusche in terracotta dipinta provenienti da scavi clandestini presso Cerveteri, e recuperate nel 2019 dalla Guardia di Finanza | archeologiavocidalpassato), si porta a compimento il ciclo della tutela per le quattro lastre, dalla protezione (assicurata dalla Guardia di Finanza), alla conservazione (resa possibile dalla soprintendenza) fino alla valorizzazione (garantita nel contesto del Museo). Solo così lo sguardo etereo di Pentesilea, l’esuberante vitalità della coppia in corsa, l’esplosione di colori delle ali di Hermes, i gesti enigmatici degli aruspici torneranno a svolgere la funzione per cui sono stati creati: comunicare con il pubblico e trasmettere la voce degli artisti del passato”.

Il direttore del Maf Daniele Maras accanto alla lastra del Viaggiatore etrusco, nella mostra “Visioni di miti e riti etruschi a Firenze” (foto maf)
Ai quattro capolavori si aggiunge un’altra recente acquisizione, il “Viaggiatore etrusco”: un ulteriore straordinario frammento di lastra dipinta che conserva il profilo di un giovane dalla ricca acconciatura in tenuta da viaggio, che potrebbe in realtà essere il costume di scena di un attore intento in una performance a soggetto mitologico. Il frammento, ritrovato a Cerveteri in epoca imprecisata, è rimasto in collezioni private americane fino al 2020, quando è stato acquistato dalla Fondazione Luigi Rovati di Milano, con l’intento meritorio dichiarato di cederlo allo Stato, consegnandolo poi alla soprintendenza ABAP per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale. Dopo essere stato presentato a Venezia e a Roma, oggi il Viaggiatore è partito di nuovo, questa volta per tornare in Etruria ed essere esposto a Firenze assieme ad altri capolavori dell’arte etrusca. “Il patrimonio culturale – conclude con soddisfazione il direttore Maras – compie la propria missione quando è messo in condizione di raggiungere il pubblico e di promuovere lo sviluppo della cultura. È questo lo scopo di una mostra su opere della pittura antica come quelle che presentiamo oggi, che – sebbene rimaste prive di contesto a causa degli scavatori clandestini – continuano ancora a narrare per immagini la storia, il mito e l’arte”.

Lastra dipinta etrusca arcaica da Cerveteri: il combattimento tra Achille e Pentesilea, in cui la regina delle Amazzoni si lancia, contro l’eroe greco che la sconfiggerà (foto sabap vt-em)
Le lastre raffigurano il duello tra Achille e Pentesilea con l’eroe greco a sinistra, racchiuso in una pesante armatura, che si ripara dietro lo scudo e si prepara a colpire la regina delle Amazzoni, che sprezzante del pericolo si scaglia verso di lui brandendo una spada insanguinata. Il volto dell’eroina, sereno e distaccato, sottolinea la scelta dell’artista etrusco di rappresentarla all’apice della gloria, subito prima che il nemico la trafiggesse.

Lastra dipinta etrusca del VI sec. a.C. da Cerveteri: un’eroina armata di arco (foto sabap vt-em)
La seconda si ipotizza possa illustrare una corsa di dei o di eroi. Un uomo biondo dalla carnagione rossa brandisce un ramo dalle foglie dorate mentre insegue una donna dalla chioma riccia armata di arco: potrebbe trattarsi di Apollo e Artemide con i rispettivi attributi divini, oppure della vergine cacciatrice Atalanta sfidata alla corsa dal suo futuro sposo Melanione, che vinse la gara lasciando cadere tre mele d’oro per distrarla.

Lastra dipinta etrusca del VI sec. a.C. da Cerveteri: il messaggero degli dei Hermes, l’etrusco Turms, dalle ricche ali (foto sabap vt-em)
Non manca la straordinaria iconografia del Giudizio di Paride con a destra il messaggero degli dèi Hermes, dalle ali variopinte e con in mano uno scettro, che precede Hera, prima delle tre dee in lizza per scegliere la più bella tra loro. In origine le altre due dee (Atena e Afrodite) e il giovane Paride chiamato a giudicare erano raffigurati su due lastre adiacenti, purtroppo andate perdute.

Lastra dipinta etrusca del VI secolo a.C. da Cerveteri: coppia di aruspici al lavoro (foto sabap vt-em)
Due aruspici etruschi al lavoro sono rappresentati in un’altra delle lastre esposte dove un giovane sacerdote dai capelli lunghi ha appena completato un rito di divinazione osservando gli uccelli con il lituo (il bastone ricurvo che ora tiene sulla spalla) e sta comunicando la volontà degli dèi al suo compagno con la barbetta a punta, che si affretta verso destra tenendo in mano un ramoscello con dei frutti rossi.

Il Viaggiatore Etrusco, lastra dipinta acquisita all’asta dalla Fondazione Rovati e donata allo Stato italiano (foto archeologia viva)
Infine completa l’esposizione un piccolo ma prezioso frammento di lastra dipinta con un “Viaggiatore etrusco” acquistato dalla Fondazione Luigi Rovati di Milano nel 2020, presso una casa d’aste di New York, con l’intento dichiarato di cederlo allo Stato italiano, e consegnato alla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale. Un accurato restauro a cura di Antonio Giglio ha reso possibile lo studio della decorazione e l’esposizione del pezzo prima a Venezia e poi a Roma: oggi il Viaggiatore è partito di nuovo, questa volta per tornare in Etruria ed essere esposto a Firenze. Il frammento dipinto riproduce il profilo di un giovane imberbe dai tratti aristocratici, a torso nudo, che rivolge lo sguardo in basso a sinistra con atteggiamento pensoso. I lunghi capelli rossi sono raccolti in robuste trecce che ricadono sulle sue spalle e sulla schiena, mentre la fronte è incorniciata da un’elaborata serie di riccioli bruni. Sulla sommità del capo si trova un piccolo cappello a tesa di colore grigio: il cosiddetto petaso, tipico di viandanti e viaggiatori, trattenuto da un sottile laccio che pende sotto il mento. Un lungo bastone arancione è appoggiato alla spalla destra e quello che sembra un flauto, piuttosto danneggiato, è trattenuto sotto l’ascella. La cronologia si pone attorno al 500 a.C. Si tratta di un attore di una pantomima? Alcuni indizi fanno pensare che l’abbigliamento del Viaggiatore sia in realtà un costume di scena. Suggeriscono tale ipotesi il doppio colore della capigliatura (che fa pensare a una parrucca), le dimensioni del copricapo (sensibilmente più piccolo del normale) e soprattutto la presenza del flauto, che potrebbe suggerire una performance rituale di musica e danza, del tipo che nell’antichità si chiamava ‘pantomima’. Ma se così fosse, quale ruolo poteva interpretare il personaggio rappresentato? Nell’iconografia antica, la tenuta da viaggio è tipica di diversi personaggi: da Ulisse a Bellerofonte e da Giasone a Teseo. Salvo il primo, però, che è di regola rappresentato come maturo e barbuto, gli altri sono eroi combattenti e non pensierosi come sul nostro frammento dipinto. Esiste un solo giovane eroe mitologico che ha come caratteristica quella di meditare prima di parlare: Edipo, che spesso viene rappresentato proprio nel momento in cui risolve l’enigma della Sfinge. Ci si può pertanto chiedere se sia proprio lui il soggetto messo in scena dal “Viaggiatore”, anche se probabilmente non lo sapremo mai, a causa degli ignoti ladri che in passato hanno strappato il frammento al suo contesto d’origine.
Tivoli (Roma). A Villa Adriana la mostra “Sotto il segno del Capricorno. La pittura in età adrianea”: oltre 500 frammenti fanno il punto sulla pittura murale nella residenza imperiale

Locandina della mostra “Sotto il segno del Capricorno. La pittura in età adrianea” a Villa Adriana dal 19 dicembre 2024 al 30 marzo 2025
Da giovedì 19 dicembre 2024 al 30 marzo 2025 a Villa Adriana a Tivoli (Roma) si può visitare la mostra “Sotto il segno del Capricorno. La pittura in età adrianea”, che indaga lo stato dell’arte della pittura murale del periodo adrianeo (117-138 d.C.) all’interno della residenza imperiale. Organizzata dall’Istituto Autonomo Villa Adriana e Villa d’Este – VILLÆ e curata dal direttore Andrea Bruciati con Veronica Fondi, restauratrice e conservatrice dell’Istituto, l’esposizione pone l’accento sulle ultime preziose scoperte di intonaci dipinti, per la prima volta in dialogo con le più note testimonianze pittoriche del complesso tiburtino ancora in situ. Nelle sale dei Mouseia sono esposti alcuni degli oltre cinquecento frammenti pittorici, il cui rinvenimento nell’area della così detta “Palestra” ha permesso di aggiungere un importante tassello di conoscenza sul tema poco indagato della pittura a Villa Adriana. Ad arricchire il percorso espositivo sono presentati per la prima volta gli affreschi dall’area del così detto Macchiozzo, dopo un delicato restauro. Inoltre, in occasione della mostra, è possibile visitare gli ambienti solitamente chiusi al pubblico delle sostruzioni occidentali del Canopo, dove le volte sono decorate da affreschi policromi con composizioni vegetali e motivi zoomorfi, che ispirano il titolo della mostra. Negli stessi ambienti sono allestiti alcuni dipinti murali staccati negli anni Settanta dalla decorazione della volta a botte del Serapeo.

La mostra “Sotto il segno del Capricorno. La pittura in età adrianea” nelle sale dei Mouseia di Villa Adriana (foto villae)
“Le fonti – spiegano gli organizzatori – ci trasmettono un’immagine della villa variopinta e vivace e insieme a stucchi, mosaici e sectilia, anche la pittura contribuiva sensibilmente alla cospicua policromia del luogo. Nel II secolo d.C. la pittura va progressivamente semplificandosi e destrutturando i precedenti sistemi decorativi, prediligendo disposizioni lineari, esili e leggere, dove le pareti vengono scandite da semplici cornici colorate che inquadrano sintetici elementi o scenette schizzate rapidamente, superando così la pesantezza decorativa di età Flavia (dal 69 al 96 d.C.). In questo contesto, la pittura di età adrianea si colloca in una posizione di passaggio, dove convivono elementi mutuati dalle ricche decorazioni a grottesche, grandi campiture monocrome, spesso in giallo e rosso, figure antropomorfe ed elementi tratti dal mondo vegetale, assieme a disposizioni già più ariose e leggere, specie negli ambienti semi sotterranei e nei criptoportici, dove prevalgono i fondi bianchi su cui si vanno profilando filiformi ed eleganti tripartizioni, eseguite mediante fasce colorate o sottili pilastrini”.

Decorazione pittorica da Villa Adriana: Incisione ad acquerello dell’inizio XIX sec. (Collezione Privata, Tivoli) (foto quirino berti)
“Le testimonianze di questo periodo – continuano – sono individuabili, in ambito romano, in alcune domus dell’Aventino, nella così detta domus di Vigna Guidi sotto le Terme di Caracalla e nelle Stanze Piranesi presso il Palazzo della Villa di Massenzio, e infine nel contesto ostiense, come nella Casa delle Muse e nella Casa delle Ierodule. Con questi esempi Villa Adriana si relaziona con tratti non sempre sovrapponibili ai contesti coevi, ma è rilevante specificare come spesso il sito tiburtino offra un panorama peculiare. Inoltre, le testimonianze pittoriche della Villa risultano numericamente ridotte, sebbene raccontate da diverse notizie antiquarie, dal Rinascimento all’inizio dell’Ottocento, come particolarmente ricche e preziose; le addizioni dai recenti ritrovamenti offrono, in questo senso, un contributo fondamentale per lo studio degli apparati decorativi pittorici e per l’approfondimento e la comunicazione dei nuovi dati acquisiti sui materiali costitutivi e sulle tecniche esecutive”.

Frammento pittorico di intonaco dipinto di età adrianea da Villa Adriana: parte dei ritrovamenti del progetto “Valle Picta” (foto di ericka petullà / università di roma tor vergata)
IL PERCORSO. Le sale dei Mouseia accolgono una selezione tratta dai numerosi frammenti pittorici inediti (più di cinquecento), scoperti nel 2021 all’interno di un ambiente ipogeo situato nell’area della cosiddetta “Palestra”, individuato sotto la pavimentazione moderna nel corso di un progetto di indagine, recupero e valorizzazione, denominato ‘Valle Picta’; tale straordinario rinvenimento ha permesso di aggiungere un importante tassello di conoscenza sul tema poco indagato della pittura della Villa, allo stesso tempo aprendo la sfida allo studio e al tentativo di inquadramento di questo eccezionale giacimento, raccolta dall’equipe dell’università di Tor Vergata.

Pannello con frammenti di intonaci dipinti policromi di età adrianea su supporto in legno e gesso da Villa Adriana, conservati nei depositi (foto veronica fondi)
Brani di intonaci e stucchi dipinti senza indicazioni di provenienza erano già noti a Villa Adriana, conservati all’interno dei depositi, restaurati e raccolti, nel secolo scorso, in veri e propri quadretti, quasi a richiamare lo stile dei pastiches di frammenti pompeiani. Tre di questi pannelli, esposti nel 2023 a San Paolo del Brasile, sono mostrati qui accompagnati da prime ipotesi di contestualizzazione.

Particolare della decorazione di età adrianea di soffitto da un edificio “a medianum” dall’area del cd. Macchiozzo di Villa Adriana (restituzione grafica P. Tomassini)
Di grande rilevanza è poi la testimonianza offerta dai rivestimenti pittorici emersi durante le campagne di scavo condotte in concessione negli ultimi anni, nell’area del così detto “Macchiozzo”, dalla Columbia University di New York nell’ambito del progetto APAHA-Tibur. All’interno di un edificio a medianum sono venuti alla luce soffitti dipinti di età adrianea, studiati e minuziosamente ricomposti nel 2017 all’interno di un workshop internazionale ad essi dedicato, organizzato dall’École française de Rome, l’università di Poitiers, il laboratorio AOROC e il Centro Studi Pittura Romana Ostiense. Di tale mole di materiale, alcune aree più significative e ben conservate di uno dei soffitti sono per l’occasione restaurate e per la prima volta presentate al pubblico, fruibili sia dal lato decorato che da quello opposto, prezioso per le tracce perfettamente leggibili della tecnica esecutiva che suggeriscono come fosse costruita questa tipologia di soffitto.

Volte a bitte nel Serapeo di Villa Adriana (foto villae)
Una delle rare attestazioni di estese superfici di pittura murale della Villa (circa 250 mq) è rappresentata dalla decorazione della volta a botte dell’ambulacro monumentale nel complesso del così detto “Serapeo”. Tale rivestimento è stato, negli anni 1976-78, oggetto di distacco dalle strutture murarie originarie e trasporto su nuovi supporti sagomati, con l’obiettivo di una ricollocazione in loco dopo il risanamento dell’ambiente. Tale intervento ha trasformato questi dipinti murali in opere mobili, che giacciono negli ambienti antichi delle sostruzioni occidentali del Canopo, solitamente chiusi al pubblico. In occasione della mostra è possibile accedere a questa zona e visionare uno dei pannelli distaccati recante decorazioni policrome con riquadri geometrici, un tempo campiti da motivi vegetali. Gli stessi ambienti che ospitano i pannelli posseggono volte decorate ad affresco (di possibile datazione posteriore al periodo adrianeo), caratterizzati da decorazioni lineari policrome concentriche su fondo bianco con composizioni vegetali e motivi figurativi zoomorfi, di ispirazione per il titolo della mostra stessa.

Volta a botte dipinta di un corridoio delle Piccole Terme di Villa Adriana (foto veronica fondi)
Infine, il tema della pittura murale considera tutte quelle testimonianze presenti ancora in situ: motivo per il quale la mostra è stata concepita in stretto e continuo dialogo con la Villa e le sue architetture dipinte, raccontate attraverso immagini in video, ma anche mediante visite guidate all’interno dei monumenti che ancora recano le tracce della decorazione pittorica originale, siano esse fruibili all’interno dell’attuale percorso di visita (come le Piccole Terme, gli Hospitalia, il Triclinio Imperiale), o siano esse invece parte di aree solitamente chiuse al pubblico (come il Criptoportico della Peschiera e il così detto Giardino-Stadio).
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione del libro “Villa San Silvestro di Cascia. Archeologia e storia di un abitato nella Sabina montana dalla conquista romana al Medioevo” a cura di Francesca Diosono sugli scavi condotti dall’università di Perugia negli anni dal 2006 al 2012
Giovedì 19 dicembre 2024, alle 16.30, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione del libro “Villa San Silvestro di Cascia. Archeologia e storia di un abitato nella Sabina montana dalla conquista romana al Medioevo” a cura di Francesca Diosono. Ingresso libero in sala fortuna fino ad esaurimento posti. Introduce Luana Toniolo, direttrice del Museo. Dialogano con la curatrice Luigi Capogrossi Colognesi, Sapienza università di Roma; Filippo Coarelli, università di Perugia; Fulvio Coletti, parco archeologico del Colosseo; Alessandra Molinari, università di Roma Tor Vergata; Simonetta Stopponi, università di Perugia.
Il libro illustra i risultati degli scavi condotti dall’università di Perugia negli anni dal 2006 al 2012 a Villa San Silvestro, frazione montana del Comune di Cascia (Pg). Le sette campagne di scavo hanno portato alla luce vaste e complesse strutture antiche, per un’estensione di circa 3 ettari, che attestano l’importanza di un sito unico nel suo genere. Si tratta un insediamento che ha avuto vita ininterrotta dall’età sabina e romana fino al medioevo e che fornisce perciò nuove determinanti conoscenze sui processi insediativi di questa regione dell’Italia interna. Tra le strutture portate alla luce figurano il castelliere sabino, un santuario/forum romano con contemporaneo vicus di coloni romani di III-II sec. trasformato nel I sec. in area commerciale. Infine è da ricordare un villaggio tardoantico con una fase alto-medievale longobarda con necropoli che rappresenta un unicum nel suo genere, in quanto testimonianza di un periodo davvero poco conosciuto.
Roma. “Domus Aurea highlights. Andar per grotte”: visite speciali alla Domus Aurea ogni terzo giovedì del mese a luci soffuse per immergersi nelle atmosfere suggestive che hanno vissuto i pittori del Rinascimento
Nuove visite speciali alla Domus Aurea a Roma per iniziativa del parco archeologico del Colosseo: “Domus Aurea highlights. Andar per grotte”. La Domus Aurea apre le sue porte ai visitatori il terzo giovedì di ogni mese per un ciclo di visite tematiche di approfondimento. I partecipanti saranno guidati alla scoperta di itinerari inediti che mostrano la reggia di Nerone sotto una luce diversa. Si comincia giovedì 19 dicembre 2024, alle 17. Visita della Domus Aurea a luci soffuse per immergersi nelle atmosfere suggestive che hanno vissuto i pittori del Rinascimento. Illuminati solo dalla luce delle torce, verranno illustrati, oltre agli ambienti percorribili, anche i riempimenti non scavati, invitando i visitatori ad immaginare come il monumento doveva presentarsi prima di essere liberato dalla terra che lo ha nascosto per secoli. Verranno poi presentate le grottesche che tanto hanno ispirato pittori del calibro di Pinturicchio e Raffaello. Numero massimo di partecipanti: 10. Durata: 1 ora. Info e biglietti https://bit.ly/domusaurea2025.
Roma. Al Palazzo della Cancelleria convegno promosso dalla Pontificia Accademia Romana di Archeologia sulle recenti scoperte in piazza Pia della soprintendenza speciale di Roma

Veduta dello scavo archeologico nel cantiere della nuova piazza Pia a Roma (foto anas)
Le recenti scoperte avvenute in piazza Pia a Roma grazie all’intervento di archeologia coordinato dalla soprintendenza speciale di Roma (vedi Roma. Scoperte nel cantiere per il sottopasso della nuova piazza Pia, a un passo da San Pietro, una grande fullonica e una residenza di età imperiale: saranno smontate, e ricollocate entro due anni nei Giardini di Castel Sant’Angelo per essere musealizzate e valorizzate: così si rispetta anche il cronoprogramma del sottopasso per il Giubileo. Gli interventi di ministro, sindaco, soprintendente, curia e Anas | archeologiavocidalpassato) sono al centro del convegno promosso dalla Pontificia Accademia Romana di Archeologia. Giovedì 19 dicembre 2024, alle 16.30, nella sala dei Cento giorni al Palazzo della Cancelleria a Roma, interverranno il soprintendente speciale di Roma Daniela Porro; l’archeologo Alessio De Cristofaro, responsabile del progetto, insieme all’archeologa Dora Cirone e l’archeologa Giovanna Di Giacomo. Tra i relatori Giuseppina Ghini che presenta un intervento sull’imperatore Caligola e il lacus Nemorensis. L’incontro sarà inaugurato dal ricordo di monsignor Michel Berger a cura di Valentino Pace e Roberta Durante. Ingresso libero fino a esaurimento posti-
Programma. Valentino Pace, Roberta Durante: “Commemorazione del Rev. Mons. Michel Berger”; Daniela Porro: “Gli scavi di Piazza Pia, tra archeologia e rigenerazione urbana”; Dora Cirone, Alessio De Cristofaro: “Horti Agrippinae, portico di Caligola, horti Domitiae. Nuovi dati dagli scavi di Piazza Pia”; Giovanna Di Giacomo: “Nuove fistulae acquarie per gli horti Agrippinae”; Giuseppina Ghini: “Caligola, l’imperatore che amava il lusso: il palazzo e il santuario galleggiante del Lacus Nemorensis”.
Agrigento-Licata-Lampedusa. La terza giornata di incontri e proiezioni a Lampedusa chiude la prima edizione di ALL festival “Paesaggi, visioni e popoli in cammino”. Ecco il programma
Con la terza giornata di incontri e proiezioni (e annuncio del film vincitore del premio del pubblico) giovedì 19 dicembre 2024 Lampedusa, isola simbolo di accoglienza e resilienza, crocevia di culture, storie e sfide, chiude l’edizione 2024 di ALL festival “Paesaggi, visioni e popoli in cammino”, organizzato da RAM film festival di Rovereto e promosso dal parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento e dalla soprintendenza ai Beni culturali di Agrigento per Agrigento capitale italiana della Cultura 2025. L’ALL festival nasce come un viaggio attraverso cinema documentario, patrimonio culturale e dialogo, abbracciando i temi delle migrazioni, dei paesaggi e delle visioni che definiscono i popoli in cammino, di ieri e di oggi.

Andrea Artusi a ALL festival con Supermigranti (foto fmcr)
LAMPEDUSA, aula magna dell’istituto d’istruzione superiore “E. Majorana”. Al mattino, ATTIVITÀ PER LE SCUOLE: “Supermigranti”, con Andrea Artusi, come il fumetto racconta e reinterpreta il fenomeno delle migrazioni. Da Superman ad Actarus, protagonista di Atlas UFO Robot, il fumetto e il cinema d’animazione è disseminato di migranti, esuli e apolidi il cui ruolo è spesso salvifico. In un excursus ricco di sorprese, l’incontro con Andrea Artusi dimostra come la tematica della migrazione sia un topos ricorrente nella narrazione della nona arte che provoca nei lettori reazioni spesso opposte alla narrativa di questo fenomeno proposta in ambito sociale e nei mass media.

Frame del film “Antica Trasversale Sicula – Il cammino della dea madre” di Francesco Bocchieri
Alle 17.30, apre il film “Terra dei padri” di Francesco Di Gioia (Italia, 2021, 12’). Anni ’10 del ventesimo secolo. Un viaggio via mare e via terra è scandito da versi in rima alternata. Queste sono le poesie di Fadil Hasin Ash-Shalmani che aggiungono un tassello a un fatto storico poco documentato: la deportazione di numerosi civili nei primi anni di occupazione italiana in Libia. Interamente realizzato con materiale d’archivio, il cortometraggio segue le esperienze e i ricordi del poeta sovvertendo la funzione propagandistica originale delle immagini. Segue il film “Antica Trasversale Sicula – Il cammino della dea madre” di Francesco Bocchieri (Italia, 2021, 79’). Un viaggio attraverso la Sicilia, seguendo il percorso dell’Antica Trasversale Sicula, uno dei percorsi storici più antichi della Sicilia e del Vecchio Continente, principale via di contatto tra i popoli greci, siculi, sicani e pu nici che, fra pace e conflitti, migliaia di anni fa hanno abitato l’isola. Oggi si snoda tra 8 province, 57 comuni e comunità, 6 parchi archeologici, 47 siti storico-archeologici, 1 Parco, 7 riserve naturali, musei, centri stori ci e insediamenti rurali tradizionali. Chiude il film “Joss Lotuses to Grandma / Fior di loto di carta per la nonna” di Stefie Gan (Stati Uniti, 2022, 6’). Una ragazza ritorna in Malesia dopo la morte di sua nonna: il corto animato esplora il loro legame, il biculturalismo degli immigrati e i riti culturali che si conservano e che possono aiutare a guarire dal dolore della separazione e della perdita.

Frame del cortometraggio animato “Thalassa” di Gianfrancesco Iacono
Alle 20.30, il cortometraggio “Thalassa” In anteprima assoluta: il regista e animatore siciliano Gianfrancesco Iacono presenta il suo nuovo corto animato “Thalassa”, con le musiche originali del compositore Alessandro Arrigo, realizzato ad hoc per ALL festival e prodotto dalla soprintendenza ai Beni Archeologici di Agrigento e dal parco archeologico e paesaggistico Valle dei Templi di Agrigento. Odisseo, viaggiatore incantato ed eterno, naufraga su di una terra ignota. Ad accoglierlo è Nausicaa, candida adolescente ispirata da Atena. Così, l’immortale poema di Omero e la forza universale del mito, incarnata nell’immagine del mare siculo e lampedusano, divengono cassa di risonanza delle sfide di oggi: i movimenti dei popoli, le pene e le speranze del singolo individuo immerso nel flusso inarrestabile della Storia.
Chiude la serata e l’edizione di ALL festival “Popoli, culture, migrazioni. Un viaggio fra passato e presente”, performance di Pino Ninfa, fotografo di fama internazionale, noto per i ritratti di musica jazz e i progetti legati al reportage e al sociale, con Marco Colonna, clarinettista, sassofonista e compositore, al sax e Umberto Petrin, pianista jazz e di musica contemporanea, al pianoforte. Sarà un viaggio fra passato e presente, tra suoni e visioni, che ci porterà a incontrare varie realtà in diverse parti del mondo. Una performance che aiuterà a preservare storie e identità nell’insensatezza di un tempo come il nostro, che consuma e distrugge ricordi e territori.
Venerdì 20 dicembre 2024, alle 16, in sala Fortuna del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, la conferenza “Cose mai viste?! Lavori in corso nei depositi di Villa Giulia” ultimo incontro dell’anno del ciclo “Chi (Ri)cerca Trova. I professionisti si raccontano al Museo: ricerche scientifiche, studi e progetti” presentati da esperti e studiosi al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Barbara Belelli Marchesini, Gloria Galante e Gloria Mittica presenteranno il lavoro condotto nei depositi del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. L’attività di monitoraggio e catalogazione dei depositi è fondamentale per garantire la reperibilità e controllare lo stato di conservazione dei reperti, ma anche per valorizzare e riscoprirne l’immenso patrimonio. La conferenza mira a coinvolgere il pubblico nel backstage dei lavori in corso, finalizzati al censimento e documentazione aggiornata di migliaia di casse, tra oggetti sequestrati e dimenticati, persi e ri-trovati, scavati e ri-emersi dai depositi del Museo. Ingresso gratuito in sala Fortuna fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo 

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