archivio | Preistoria RSS per la sezione

Arona (No). Per “I Giovedì in Biblioteca” presentazione del libro “ArcheologA. Storie di Preistoria: un’autobiografia” di Monica Piancastelli che dialogherà con Anna Bernardoni, conservatrice archeologa all’Archemuseo Khaled al-Asaad

arona_biblioteca_libro-ArcheologA-Storie-di-Preistoria-un-autobiografia_di-monica-piancastelli_presentazione_locandinaGiovedì 14 novembre 2024, alle 18, alla biblioteca civica di Arona (No), per il ciclo di incontri “I Giovedì in Biblioteca” presentazione del libro “ArcheologA. Storie di Preistoria: un’autobiografia” di Monica Piancastelli che dialogherà con Anna Bernardoni, conservatrice archeologa all’Archemuseo Khaled al-Asaad di Arona: Un punto di vista femminile su un mondo per lungo tempo maschile e un viaggio nei decenni che hanno cambiato il modo di fare archeologia ma anche la stessa società italiana.

libro-ArcheologA-Storie-di-Preistoria-un-autobiografia_di-monica-piancastelli_copertina

Copertina del libro “ArcheologA. Storie di Preistoria: un’autobiografia” di Monica Piancastelli

Monica Piancastelli è geoarcheologa specializzata in Preistoria. Ha lavorato per venti anni nei cantieri archeologici di numerose regioni italiane. Ha tenuto corsi di formazione per tecnici di scavo e lezioni specialistiche in Master universitario, come docente a contratto. È autrice di articoli scientifici, di una guida narrata su Malta preistorica e di due libri per bambini. Negli ultimi anni ha condotto laboratori ludodidattici nelle scuole, curato eventi espositivi e costruito giocattoli della tradizione popolare. I balocchi della tradizione popolare in legno e altri materiali non hanno un’origine sempre nota, talvolta occorre andare indietro di millenni, come nel caso della trottola. Le mie mani di archeologa che un tempo scavavano la terra, ad un certo punto della mia storia, hanno prediletto la realizzazione di questi giocattoli. Tra i tanti costruiti, ne sono nati una decina che, per forma o per motivi decorativi, si sono ispirati ad opere e sintassi dell’arte mobiliare e parietale preistorica, divenendo preziosi dispositivi per accostare bambine e bambini all’origine dell’Arte, le cui tracce risalgono a oltre 40.000 anni fa. Passi autobiografici raccontano le fatiche fisiche e psicologiche della professione negli scavi archeologici e le peculiarità di un mestiere poco conosciuto al grande pubblico. Un omaggio anche ai tanti giovani il cui lavoro sul campo è stato ed è ancora sottovalutato.

Spalato (Croazia). All’ottava edizione del Festival Internazionale del Cinema Archeologico (MFAF) vince il film francese “Mysteries of the Bayeux Tapestry / Misteri dell’arazzo di Bayeux” di Alexis de Favitski. Riconoscimenti a due film di produzione italiana “L’oro di Venezia” di Nicola Pittarello e “Black Italian Renaissance” di Christiano Di Mattia

spalato_mfaf-2024_premiati_foto-mfaf

Cerimonia di premiazione dell’8. Festival Internazionale del Film Archeologico di Spalato (MFAF 7-9 novembre 2024 (foto mfaf)

Nel palmares dell’8. Festival Internazionale del Film Archeologico di Spalato (MFAF 7-9 novembre 2024) ci sono due dei quattro film di produzione italiana in concorso (vedi Spalato (Croazia). Al via l’ottava edizione del Festival Internazionale del Cinema Archeologico (MFAF): tre giorni di proiezioni, workshop e conferenze, con 18 film in concorso tra cui 4 produzioni italiane. Ecco i titoli | archeologiavocidalpassato): sono il film “L’oro di Venezia” diretto da Nicola Pittarello e il film “Black Italian Renaissance” dal regista Christiano Di Mattia. Ma vediamo nel dettaglio tutti i premi.

film-mysteries-of-the-bayeux-tapestry_di-Alexis-de-Favitski

Frame del film francese “Mysteries of the Bayeux Tapestry / Misteri dell’arazzo di Bayeux” diretto da Alexis de Favitski

Il primo premio dell’8. Festival Internazionale del Film Archeologico di Spalato è andato al film francese “Mysteries of the Bayeux Tapestry / Misteri dell’arazzo di Bayeux”, diretto da Alexis de Favitski (Francia 2022, 59’). L’Arazzo di Bayeux è un’opera d’arte straordinaria e unica che è sopravvissuta per quasi 1.000 anni. Realizzato nell’XI secolo, racconta la storia della rivendicazione di Guglielmo di Normandia al trono inglese, culminata nell’invasione normanna dell’Inghilterra e nella battaglia di Hastings. Con una lunghezza di quasi 70 metri, l’Arazzo di Bayeux comprende 623 personaggi, centinaia di animali e un’ampia varietà di scene che raffigurano la vita quotidiana ed eventi epici. È un tesoro di informazioni, che offre una visione straordinaria di un momento cruciale della storia.

film_L-oro-di-Venezia_di-Nicola Pittarello

Frame del film “L’oro di Venezia” di Nicola Pittarello

La giuria ha assegnato il secondo premio al film “L’oro di Venezia” diretto da Nicola Pittarello (Italia 2022, 55’). Pochi conoscono il rapporto tra la Repubblica di Venezia e i suoi possedimenti terrieri. Nei boschi veneti, friulani e istriani, Venezia trovava il legno indispensabile per costruire le navi da guerra. Per preservare tali materiali, la Serenissima attuò una serie di buone pratiche volte a salvaguardare il territorio, dando luogo anche a un profondo cambiamento di mentalità.

film-The-time-they-spent-here_di-Ed-Owles

Frame del film “The Time They Spent Here” diretto da Ed Owles

Mentre il terzo è stato vinto dal film “The Time They Spent Here” diretto da Ed Owles (Regno Unito 2023, 10’). Qual è la magia dell’arte rupestre? Due esperti archeologi attivi a Tanum, in Svezia, provano a comprendere quale sia il metodo migliore per catalogare le incisioni svedesi dell’Età del Bronzo ed esaminano le differenze tra documentazione analogica e digitale.

film-the-black-Italian-Renaissance_Rinascimento-nascosto_di-Cristian-di-Mattia

Frame del film “The black Italian Renaissance / Rinascimento nascosto” di Cristian di Mattia

Quest’anno, la giuria di esperti ha assegnato due premi speciali: per il cortometraggio è stato assegnato al film “Kurnati: l’alfabeto della memoria – Walls”, diretto da Mateja Šarić, e per il lungometraggio, il premio è andato al film “The black Italian Renaissance / Rinascimento nascosto” di Cristian di Mattia (Italia 2023, 90’). Il film racconta le vite di personaggi afro-discen­denti nell’Italia Rinascimentale, legati tra loro dalla diffusione delle esplorazioni geografiche del XV e XVI secolo, e che, in modi diversi, hanno segnato la Storia. I loro volti fanno capolino tra le tele di alcune delle più grandi opere d’arte di tutti i tempi. I loro nomi sono sparsi tra i libri mastri di archivi antichi. Raccontando le storie di nobili, schiavi, ambasciato­ri e cavalieri, il documentario svela come il concetto rinascimentale di “razza” fosse diverso da quello che conosciamo oggi.

Rovigo. Al museo dei Grandi fiumi il soprintendente Franco Marzatico dialoga con Paolo Bellintani su “Roghi votivi e altri culti dell’area alpina nelle età del Bronzo e del Ferro” secondo incontro del ciclo “Archeologia del sacro. Devoti e pellegrini sulle vie del culto”

rovigo_grandi-fiumi_incontri-archeologia-del-sacro_programma_locandinaSabato 9 novembre 2024, alle 16, al museo dei Grandi fiumi di Rovigo, secondo incontro del ciclo “Archeologia del sacro. Devoti e pellegrini sulle vie del culto”, promosso dal Cpssae. Franco Marzatico, soprintendente ai Beni culturali di Trento, dialoga con Paolo Bellintani (archeologo del CPSSAE) su “Roghi votivi e altri culti dell’area alpina nelle età del Bronzo e del Ferro” permettendoci di fare un viaggio sulle vette e nelle acque del mondo alpino per scoprire misteriose pratiche cultuali collegate ai quattro elementi (aria, fuoco, terra e acqua) “radici” di tutte le cose e connettori tra microcosmo umano e macrocosmo naturale.

Nogarole Rocca (Vr). La mostra “Connessi. Interazioni millenarie di una necropoli” apre le porte alla comunità di quel territorio che è stato custode per 4500 anni della necropoli preistorica e protostorica scoperta in località San Francesco. Gli interventi della curatrice Paola Salzani, che ha diretto lo scavo a Pradelle, e dell’archeologo Gianni De Zuccato che la scoprì

nogarole-rocca_oratorio-san-leonardo_mostra-connessi_presentazione-alla-comunitàLa mostra “Connessi. Interazioni millenarie di una necropoli” apre le porte alla comunità di quel territorio che è stato custode per 4500 anni della necropoli preistorica e protostorica di Nogarole Rocca, scoperta in località San Francesco nella frazione di Pradelle. A pochi giorni dall’inaugurazione della mostra alla presenza degli addetti ai lavori (archeologi di soprintendenza, università, musei; amministratori locali e provinciali; e rappresentati di Autobrennero che ha sponsorizzato il progetto di ricerca e valorizzazione: vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2024/11/06/nogarole-rocca-vr-allex-oratorio-san-leonardo-di-pradelle-apre-la-mostra-con-nessi-interazioni-millenarie-di-una-necropoli-che-vuole-valorizzare-leccezionale-ne/) sabato 9 novembre 2024, alle 10, nella sala congressi di Corte Castelletto di Pradelle di Nogarole Rocca, evento inaugurale a favore della cittadinanza con la presentazione dei lavori che hanno interessato la necropoli preistorica. A seguire apertura della mostra archeologica, visitabile fino al 2 febbraio 2025 il sabato e la domenica dalle 15 alle 18 con visita guidata alle 16 senza prenotazione, nell’oratorio di San Leonardo.

nogarole-rocca_oratorio-san-leonardo_mostra-connessi_paola-salzani_foto-drm-veneto

L’archeologa Paola Salzani della Sabap di Verona illustra la mostra “Connessi. Interazioni millenarie di una necropoli” all’ex oratorio di San Leonardo di Nogarole Rocca (foto drm-veneto)

Paola Salzani, archeologa preistorica della soprintendenza ABAP di Verona Rovigo e Vicenza, responsabile dello scavo della necropoli preistorica di Nogarole Rocca (Vr) e curatrice della mostra “Connessi”, spiega ad “archeologiavocdalpassato.com” come si è passati dalla grande scoperta con un intervento di archeologia preventiva alla prima esposizione dei preziosi reperti ossei, ceramici e metallici a pochi passi dal luogo del rinvenimento.

“La scoperta: è stato subito chiaro dalle prime battute nel 2017 che era molto importante. Lo scavo è stato lungo e molto impegnativo perché ha interessato un’area di 12800 mq, e da allora da quel momento il lavoro mio come coordinamento scientifico e di studio ma di tutti i collaboratori del gruppo di ricerca che si è impegnato allo studio di questi rinvenimenti è stato continuo e costante. I restauri e le analisi fino a trovare in Autobrennero un sostegno finanziario importante che ci ha consentito, attraverso la mostra Connessi di poter restituire in anteprima – diciamo – i dati preliminari di questi studi, perché le ricerche non sono finite. Questo è un punto non di arrivo ma di ripartenza per proseguire gli studi”.

nogarole-rocca_necropoli-tra-campaniforme-ed-eta-del-bronzo_foto-sabap-vr

La necropoli di Pradelle di Nogarole Rocca datata tra il Campaniforme e l’Età del Bronzo (foto Sabap-Vr)

Gianni De Zuccato, archeologo della soprintendenza ABAP di Verona Rovigo e Vicenza, per “archeologiavocidalpassato.com” ripercorre le vicende che hanno portato alla scoperta della necropoli preistorica di Nogarole Rocca, nel 2017, con un intervento di archeologia preventiva: dall’affiorare di un eccezionale vaso campaniforme all’incarico a Paola Salzani.

“La necropoli è stata scoperta in una maniera del tutto inaspettata, ma non casuale, perché è frutto di un intervento di archeologia preventiva. Quando hanno lottizzato questa grandissima area, dove dopo è stata scoperta la necropoli, io ero funzionario di zona e ho chiesto un’assistenza archeologica preventiva perché l’area era molto grande, perché si sa che Nogarole Rocca è una miniera di ritrovamenti archeologici, anche se nella zona specifica non era stato segnalato nessun rinvenimento in precedenza. Questa indagine preventiva condotta dall’archeologa Francesca Meloni aveva portato a dei ritrovamenti ordinari, non particolarmente rilevanti: erano state individuate delle canalizzazioni, forse di epoca romana, in quanto sul fondo di questi canali c’erano dei laterizi di epoca romana, ma sono quelle cose che nella campagna, nella campagna veronese poi, si trovano in maniera abbastanza frequente. E poi era stata individuata una fornace invece probabilmente settecentesca. Mi era stato chiesto appunto – ornai eravamo alla conclusione di questa indagine – mi era stato chiesto cosa fare della fornace. Ho detto: “fate tutti i rilevamenti del caso”. Documentazione fotografica, si recupera quello che è possibile recuperare come documento materiale, cioè dei residui delle lavorazioni dei laterizi. E poi dico: “asportate quello che non è il caso di conservare”.

nogarole-rocca_necropoli-preistorica-protostorica_vaso-campaniforme-al-momento-della-scoperta-2017_foto-sabap-vr

2017, lottizzazione in località San Francesco di Pradelle di Nogarole Rocca: emerge dal terreno un vaso campaniforme in eccezionale stato di conservazione (foto sabap-vr)

“Nell’asportazione – dopo un po’ – mi chiama la dottoressa Meloni e mi dice: “guarda, dal piano di asportazione della fornace è emerso questo vaso”. E mi manda la fotografia. E alla vita mi ha fatto trasalire perché ho immediatamente riconosciuto un vaso campaniforme quasi integro. Ho spalancato gli occhi e ho detto: “Questo è un campaniforme”. E gli ho scritto. Conservo ancora la chat tra me e lei. E lei mi dice: “Sembra anche a me”. Allora mi sono precipitato lì e effettivamente c’era questo vaso che inizialmente non si sapeva a cosa riferire. E poi nei giorni seguenti abbiamo capito che era un documento di questa grande necropoli neolitica. A questo punto ho coinvolto la dottoressa Paola Salzani. Non ricordo se era già incardinata nella soprintendenza o se stava per essere incardinata nella soprintendenza, e lei è una specialista della materia e quindi aveva tutti i titoli per proseguire nella ricerca. Ho partecipato naturalmente anch’io perché ero il “papà” di questa scoperta. E sono usciti questi grandi circoli, i resti di questi grandi tumuli funerari con un numero notevole di sepolture e con le testimonianze di questo rituale tipico del periodo del Neolitico che è particolarissimo e ha avuto giustamente una risonanza a livello nazionale e anche internazionale”

Venezia. All’auditorium Santa Margherita la Giornata dell’Archeologia dell’università Ca’ Foscari: ecco il ricco programma degli interventi dal Veneto al Vicino Oriente, dalla preistoria al Medioevo

venezia_auditorium-margherita_giornata-dell-archeologia-2024_locandinaGiovedì 7 novembre 2024, alle 15.30, all’auditorium Santa Margherita – Emanuele Severino a Dorsoduro 3689 di Venezia, la “Giornata dell’Archeologia” dell’università Ca’ Foscari. Dopo i saluti istituzionali di Maria Del Valle Ojeda Calvo, prorettrice alla Ricerca; Alessio Cotugno, prorettore alla Comunicazione e alla Valorizzazione delle Conoscenze; Luigi Sperti, vicedirettore del dipartimento di Studi umanistici, gli interventi: Federico Bernardini, “Preistoria recente dell’Alto Adriatico: la grotta Tina Jama e il castelliere di Trmun”; Elena Rova, “Da campi di tumuli ad aree per esercitazioni militari: leggere il paesaggio archeologico di Gardabani (Georgia, Caucaso)”; Ilaria Caloi, Davide Aquini, “Nuove scoperte sulla polis di Festòs (Creta)”; Alessandra Gilibert, “L’esplorazione dei paesaggi marginali: dall’archeologia costiera in Sardegna all’archeologia d’alta montagna in Armenia”; Luca Maria Olivieri, “Missione archeologica in Pakistan (Swat): scavo, conservazione e mobilizzazione sociale”; Emanuele Ciampini, Francesca Iannarilli, “Ca’ Foscari in Egitto e Sudan: fare archeologia tra guerra e alluvioni”; Giovanna Gambacurta, “L’origine delle ‘famiglie’ nel Veneto preromano: storie di inclusione alle origini delle città”; Elisa Costa, “L’archeologia subacquea ad alta profondità: relitti romani nel Mar Tirreno”; Carlo Beltrame, Valentina Mantovani, “Un ostriarium romano in laguna di Venezia”; Luigi Sperti, Eleonora Delpozzo, “Abitando Altino. Aggiornamenti e novità dalle ricerche nella città romana”; Daniela Cottica, Andrea Cipolato, Elena Rocco, “Novità dal porto fluviale di Aquileia fra ricerca, didattica e inclusione”; Alessandro Alessio Rucco, “Comacchio: nuovi dati sul passaggio tra tarda antichità e alto medioevo”; Margherita Ferri, “Ceramica a Venezia tra Medioevo e prima epoca moderna: oggetti, identità e ambiente”; Cristina Tonghini, “Progetto Archeologico Tell Zeyd: una finestra sul mondo rurale nord- iracheno nel periodo islamico (VII- XIX secolo)”; Diego Calaon, “Laguna Veneta e Oceano Indiano. Comunità, partecipazione e citizen science. Archeologie e archeologie di paesaggio condivise”; Luigi Magnini, Cinzia Bettineschi, “Archeologia dei paesaggi montani: l’Altopiano dei Sette Comuni e il Bostel di Rotzo tra diacronia, approcci tradizionali e innovazione”.

Montecchio di Negrar (Vr). Il prof. Tecchiati presenta i risultati dello scavo archeologico di Colombare di Villa alle “conferenze del giovedì” dell’associazione Piro Ma Cogno. Qualche anticipazione per “archeologiavocidalpassato.com”

montecchio-di-negrar_incontro-scavo-archeologico-a-colombare-di-villa_prof-tecchiati_locandinaA Montecchio di Negrar di Valpolicella (Vr) tornano le “conferenze del giovedì” dell’associazione Piro Ma Cogno alla sala civica di via don Tacchella. Giovedì 7 novembre 2024, alle 21, il professor Umberto Tecchiati, direttore delle ricerche allo scavo archeologico a Colombare di Villa, nell’incontro “Archeologia. Lo scavo archeologico di Colombare di Villa” parlerà dell’avanzamento delle ricerche durante la campagna 2024, conclusasi a fine settembre. L’ingresso è gratuito, fino a esaurimento posti.

Il prof. Tecchiati anticipa ad archeologiavocidalpassato.com i temi dell’incontro: “Presento all’associazione Piro Ma Cogno di Montecchio di Negrar di Valpolicella i risultati degli scavi alle Colombare di Negrar svolti nel settembre di quest’anno. Abbiamo completato lo scavo della casa del Neolitico Tardo datata intorno al 3900 a.C. con la scoperta di nuove fosse che ospitavano pali portanti di questa casa e abbiamo potuto portare in luce per la prima volta dall’inizio delle nostre ricerche anche stratificazioni dell’età del Rame in un sondaggio attiguo”.

Nogarole Rocca (Vr). All’ex oratorio San Leonardo di Pradelle apre la mostra “CON-NESSI. Interazioni millenarie di una necropoli” che vuole valorizzare l’eccezionale necropoli protostorica del III-II millennio a.C. che ha restituito 40 sepolture e molte ossa dei defunti che rivelano informazioni su mobilità, coesistenza sociale e attrattività dei territori

nogarole_oratorio-pradelle_mostra-connessi_locandinaDal lavoro sinergico della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, del Comune di Nogarole Rocca e del museo Archeologico nazionale di Verona (che ha fornito alcuni corredi esposti al Man-Vr), grazie alla sponsorizzazione di Autostrada del Brennero, nasce la mostra “CON-NESSI. Interazioni millenarie di una necropoli” che viene inaugurata il 6 novembre 2024 alle 10.30 e resterà aperta fino al 2 febbraio 2025, all’ex oratorio San Leonardo di Pradelle, nel comune di Nogarole Rocca (Vr). La mostra, che ha ottenuto il patrocinio dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, del FAI – Delegazione di Verona, della Provincia di Verona e della Regione Veneto, vuole valorizzare l’eccezionale necropoli protostorica del III-II millennio a.C. indagata dalla soprintendenza tra il 2017 e il 2019 nella lottizzazione “Le Porte della città” in località San Francesco.

nogarole_oratorio-pradelle_mostra-connessi_necropoli-preistorica-protostorica_foto-sabap-vr

L’area della necropoli protostorica del III-II millennio a.C. indagata dalla soprintendenza tra il 2017 e il 2019 nella lottizzazione “Le Porte della città” in località San Francesco di Nogarole Rocca (vr) (foto sabap-vr)

nogarole_oratorio-pradelle_mostra-connessi_scavo-sepoltura-inumato_foto-sabap-vr

Un momento dello scavo nella necropoli preistorica e protostorica di Pradelle di Nogarole Rocca (Vr) (foto sabap-vr)

Più di 40 sepolture risalenti al III-II millennio a.C. su un’area di 12.800 metri quadri. Basterebbero i numeri a dire dell’eccezionalità delle scoperte archeologiche condotte dalla Soprintendenza nel Comune di Nogarole Rocca. Le indagini hanno consentito di svelare una straordinaria necropoli preistorica e protostorica, che probabilmente si estendeva su un’area ancora più vasta. E che oggi diventa protagonista di una mostra. Attraverso l’esposizione dei reperti rinvenuti e il racconto dei risultati inediti degli studi in corso sul contesto, si evidenzia il legame di questo rinvenimento con la contemporaneità e le nuove sfide di oggi in termini di mobilità, coesistenza sociale e attrattività dei territori.

nogarole_oratorio-pradelle_mostra-connessi_tumuli_foto-sabap-vr

Le tracce dei tumuli funerari della necropoli preistorica e protostorica di Pradelle di Nogarole Rocca (Vr) (foto sabap-vr)

La campagna di scavo, che è stata diretta dall’allora funzionario archeologo di zona Gianni De Zuccato e dalla collega Paola Salzani, ha portato alla luce più di 40 sepolture, di epoche diverse: 8 di queste sono risalenti alla fine dell’età del Rame e associate alla Cultura del Bicchiere campaniforme. Imponente l’articolazione della successiva frequentazione fra Bronzo Antico e Bronzo Medio 1 con strutture funerarie circolari (tumuli) e più di 25 sepolture a inumazione e infine le 6 sepolture a cremazione della fine del II millennio a.C.

nogarole_oratorio-pradelle_mostra-connessi_sepoltura-inumato_foto-sabap-vr

Una sepoltura a inumazione dalla necropoli preistorica e protostorica di Pradelle di Nogarole Rocca (Vr) (foto sabap-vr)

Gli scavi hanno permesso di recuperare non solo materiali archeologici di eccezionale valore ma anche un importantissimo patrimonio rappresentato dalle ossa dei defunti. È stato così possibile approfondire alcuni temi particolarmente attuali nella ricerca archeologica e nel dibattito scientifico a livello europeo, non solo sulle malattie, sulla dieta e sulla salute dei defunti. Infatti grazie alle analisi genetiche sul Dna e a quelle isotopiche si sono potute reperire informazioni e formulare ipotesi anche sui legami di parentela, sulla provenienza e mobilità degli individui e di alcune materie prime.

Trieste. Un raro pugnale risalente all’età del Rame di più di 4000 anni fa è stato rinvenuto nella grotta Tina Jama nel Carso Triestino a Sgonico, insieme ad abbondanti resti ceramici e manufatti in pietra grazie: i risultati della campagna di scavo condotta dall’università Ca’ Foscari Venezia. Nuova luce sulla preistoria dell’Alto Adriatico

sgonico_carso-triestino_scoperto-pugnale-età-del-rame_foto-di-federico-bernardini

Pugnale in rame a codolo risalente alla seconda metà del III millennio a.C. al momento del rinvenimento nella grotta Tina Jama nel Carso Triestino a Sgonico (foto di Federico Bernardini)

Un raro pugnale risalente all’età del Rame di più di 4000 anni fa è stato rinvenuto nella grotta Tina Jama nel Carso Triestino a Sgonico, insieme ad abbondanti resti ceramici e manufatti in pietra grazie alla campagna di scavo condotta dall’università Ca’ Foscari Venezia, in concessione di scavo per il ministero della Cultura – soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con l’Institute of Archaeolgy – Research Centre of the Slovenian Academy of Sciences and Arts, il Centro Internazionale di Fisica Teorica Abdus Salam e l’università di Siena. L’eccezionale scoperta è stata presentata mercoledì 23 ottobre 2024, a Trieste a Palazzo Economo, sede della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia, alla presenza di Monica Hrovatin, sindaca di Sgonico; Andrea Pessina, segretario regionale del MiC per il FVG; Roberto Micheli, funzionario per la soprintendenza ABAP FVG; Federico Bernardini, professore di Metodologia della ricerca archeologica al dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari Venezia; ed Elena Leghissa, dell’Institute of Archaeolgy, Research Centre of the Slovenian Academy of Sciences and Arts.

sgonico_carso-triestino_grotta-Tina-Jama_scavo-2024 _foto-unive

La campagna di scavo nella grotta di Tina Jama (Ts) è condotta dall’università Ca’ Foscari Venezia, in concessione di scavo per il ministero della Cultura – soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia (foto unive/sabap fvg)

Le nuove indagini hanno permesso di ricostruire con metodologie di scavo moderne, la storia delle regioni dell’Adriatico nord-orientale in un lungo arco cronologico compreso tra circa 9000 e 4000 anni fa. “Lo scavo presso la grotta Tina Jama, condotto da un team italo-sloveno”, ha affermato il direttore dello scavo Federico Bernardini, “mira a chiarire diversi aspetti della preistoria recente delle regioni adriatiche nord-orientali, adottando un approccio moderno e rigoroso. Al contempo, offre un’importante esperienza formativa per studenti italiani e internazionali”. Ed Elena Leghissa ha aggiunto: “Gli scavi presso la grotta Tina Jama hanno rivelato strati dell’età del Bronzo e del Rame finale, risalenti alla seconda metà del III millennio a.C., cruciali per comprendere le trasformazioni tecnologiche, culturali e sociali dell’Europa di quel periodo. Il proseguimento degli scavi approfondirà le relazioni tra le diverse facies culturali del III millennio a.C. nell’area del Caput Adriae”. Secondo Federico Bernaridini ed Elena Leghissa “Il ritrovamento di un raro pugnale in rame, risalente alla seconda metà del III millennio a.C., è un evento eccezionale che solleva interrogativi sull’uso della grotta, dato che manufatti così preziosi sono generalmente rinvenuti in contesti sepolcrali”.

sgonico_carso-triestino_ingresso-della-grotta-Tina-Jama _foto-unive

L’ingresso della grotta Tina Jama nel Carso Triestino a Sgonico – Zgonik, non lontano dalla cima del monte Lanaro/Volnik (foto unive / sabap fvg)

I risultati degli scavi e il pugnale in rame. Non lontano dalla cima del monte Lanaro/Volnik, nella grotta Tina Jama, nel Comune di Sgonico – Zgonik, nel Carso triestino, le ricerche italo-slovene in corso stanno permettendo di ricostruire con metodologie di scavo moderne la storia delle regioni dell’Adriatico nord-orientale in un lungo arco cronologico compreso tra circa 9000 e 4000 anni fa. Sta infatti per concludersi la seconda campagna di scavi, condotta su concessione ministeriale sotto la direzione di Federico Bernardini del Venice Centre for Digital and Public Humanities e del Centro Studi Archeologia Venezia dell’università Ca’ Foscari Venezia, in collaborazione con l’Institute of Archaeolgy, Research Centre of the Slovenian Academy of Sciences and Arts, il Centro Internazionale di Fisica Teorica Abdus Salam, l’università di Siena e la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia. Le ricerche sono state realizzate anche grazie alla collaborazione con i proprietari del terreno Marino Pernarcich e Paola Zivec, nonché le aziende agricole Marucelli Omar e Milič Zagrski, che con il loro entusiastico supporto e il fondamentale sostegno logistico hanno reso possibile l’attività di ricerca sul campo.

sgonico_carso-triestino_scoperto-pugnale-età-del-rame_fase-di-scavo_foto-unive

Fase della campagna di scavo nella grotta di Tina Jama (Ts) è condotta dall’università Ca’ Foscari Venezia, in concessione di scavo per il ministero della Cultura – soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia (foto unive/sabap fvg)

Gli scavi, che segnano una ripresa delle indagini archeologiche nelle grotte del Carso dopo alcuni decenni di inattività, hanno permesso di raggiungere livelli attribuibili all’età del Rame nei quali è stato rinvenuto un raro pugnale in rame risalente a più di 4000 anni fa, oltre ad abbondanti resti ceramici e manufatti in pietra. È stata scoperta inoltre una struttura in lastre e blocchi di pietra che chiudeva l’ingresso della grotta in un periodo probabilmente compreso circa tra il 2000 e il 1500 a.C., la cui funzione è ancora misteriosa ma forse connessa a scopi funerari, come potrebbero far pensare alcuni frammenti di crani umani in parte ad essa associati. Tuttavia la struttura potrebbe essere stata creata anche per riparare l’interno della grotta dai venti di bora.

sgonico_carso-triestino_grotta-Tina-Jama_ossa-animali_foto-unive

Resti ossei rinvenuti nello scavo della grotta di Tina Jama (Ts) condotto dall’università Ca’ Foscari Venezia, in concessione di scavo per il ministero della Cultura – soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia (foto unive/sabap fvg)

Prima della creazione di questa struttura, i materiali ceramici raccolti e la presenza di un focolare suggeriscono che la cavità venne frequentata da gruppi la cui cultura materiale suggerisce stretti contatti con l’area dalmata nella seconda metà del III millennio a.C. (cultura di Cetina). Il pugnale in rame proviene da questi livelli; esso presenta una lunghezza di poco meno di 10 cm e una forma a foglia con codolo. Simili reperti non trovano confronti puntuali in Italia mentre il manufatto della Tina Jama può essere confrontato con simili reperti provenienti da un famoso sito palafitticolo nei pressi di Ljubljana in Slovenia, le palafitte di Dežman/Deschmann.

sgonico_carso-triestino_grotta-Tina-Jama_punta-di-freccia_foto-unive

Punta di freccia in selce rinvenuta nello scavo della grotta di Tina Jama (Ts) condotto dall’università Ca’ Foscari Venezia, in concessione di scavo per il ministero della Cultura – soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia (foto unive/sabap fvg)

Materiali portati in superficie da animali, tra cui punte di freccia in selce, lunghe lame dello stesso materiale prodotte a pressione, un manufatto in ossidiana (vetro vulcanico importato dal sud Italia o dal centro Europa), asce in pietra levigata, altri manufatti litici e ceramici e ornamenti in conchiglia dimostrano che la grotta è stata frequentata per millenni e fanno ben sperare per le future campagne di scavo.

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale giornata finale del Rhegion International Film Festival dedicata al “Cinema in Calabria” e all’assegnazione del premio del pubblico

film-figli-del-minotauro_di-eugenio-attanasio

Frame del film “Figli del Minotauro. Storie di uomini e animali” di Eugenio Attanasio

La prima edizione del Rhegion International Film Festival è alla terza e ultima giornata, domenica 27 ottobre 2024, dedicata al “Cinema in Calabria” curata dal Circolo del Cinema “Cesare Zavattini” di Reggio Calabria, una sezione fuori concorso, pensata per approfondire la riflessione sulla Calabria, i suoi paesaggi e le persone che la abitano e la animano. Alle 17, in Piazza Paolo Orsi al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, proiezione del film “Figli del Minotauro. Storie di uomini e animali” di Eugenio Attanasio (Italia, 2022, 72’). Protagonisti dell’epico racconto della transumanza sono i mandriani, eredi di una cultura millenaria che parte dal Mesolitico, come testimonia il Bos Primigenius nella Grotta del Romito di Papasidero. La troupe ha ripreso per tre anni l’attività della famiglia Mancuso di Marcedusa e ne ha osservato i ritmi e i riti, con l’aiuto dell’etno-antropologo Antonello Ricci. Dal 2019 la transumanza è stata aggiunta alla Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco. È un cammino di uomini e di animali, implica rituali e pratiche sociali condivisi, modella le relazioni tra persone, animali ed ecosistemi e ci ricorda l’importanza del prendersi cura, gli uni degli altri. Segue la conversazione con il regista, condotta da Tonino De Pace.

reggio-calabria_archeologico_RIFF-2024_logoChiude la giornata e la prima edizione del Rhegion Film Festival, alle 18.45, la cerimonia di premiazione con l’assegnazione del premio del pubblico “Città di Reggio Calabria” consegnato da Giuseppe Falcomatà, sindaco di Reggio Calabria.

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale apre la prima edizione del Rhegion International Film Festival (RIFF), a cura di ArcheoVisiva e del MArRC: tre giorni di cinema dedicati al patrimonio culturale e all’archeologia. Ecco il programma della prima giornata

Al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria è tuto pronto. Alle 17.30, nel suggestivo spazio di Piazza Paolo Orsi, aperta alla vista dei Bronzi di Riace, apre ufficialmente la prima edizione del Rhegion International Film Festival (RIFF), rassegna cinematografica organizzata dall’associazione culturale Archeovisiva ETS, in partenariato con il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, con il sostegno della Fondazione Calabria Film Commission: dal 25 al 27 ottobre 2024, tre giorni di cinema dedicati al patrimonio culturale e all’archeologia. Ad accogliere i partecipanti saranno i direttori artistici Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, cui seguirà l’intervento del direttore del Museo, l’archeologo Fabrizio Sudano. A tenere a battesimo la rassegna sarà quindi un video messaggio di Massimo Osanna, direttore generale Musei del ministero della Cultura. La partecipazione alle proiezioni e agli eventi collaterali è gratuita, fino ad esaurimento dei posti disponibili. Il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria conferma con il RIFF il proprio impegno nell’ambito di una offerta culturale dinamica e trasversale, frutto di una ricercata attenzione rivolta alla divulgazione dell’Antico, in linea con la visione strategica della sua direzione.

reggio-calabria_archeologico_RIFF-2024_locandinaI film proiettati nel corso di venerdì 25 e di sabato 26 ottobre 2024 parteciperanno al premio del pubblico “Città di Reggio Calabria” che verrà attribuito al film più votato; il premio sarà consegnato dal sindaco della città Giuseppe Falcomatà nel corso della cerimonia di premiazione di domenica 27 ottobre. A fare da cornice all’evento diverse attività collaterali ed eventi speciali, come il programma per bambini ArcheoKids di sabato 26 mattina, nel pomeriggio la sezione “Incontri in Piazza” con Jacopo Tabolli, uno degli archeologi protagonista della sensazionale scoperta dei Bronzi di San Casciano dei Bagni, e co-curatore insieme al professore Osanna della mostra esposta al MArRC. E ancora la masterclass del regista Diego D’Innocenzo che si terrà domenica 27 ottobre alle 10.30 nella sala conferenze del Museo e nel pomeriggio la sezione dedicata al cinema calabrese a cura del circolo del cinema Cesare Zavattini, presieduto da Tonino De Pace.

film-askos-il-canto-della-sirena_di-antonio-martino

Il film “Askòs – Il canto della Sirena” di Antonio Martino

PROGRAMMA DI VENERDÌ 25 OTTOBRE 2024, prima giornata. Alle 18, apre il film “Sui tetti di chi dorme” di Antonello Pisano Murgia (Italia, 2024 – 15’). Tuvixeddu è la più grande necropoli Punica del mediterraneo. Ciò che rimane della Necropoli è soltanto un frammento di bellezza sopravvissuto ai soprusi del tempo. È un cimitero dove si ha l’impressione che sia notte anche di giorno. Degli eterni fantasmi, come inquilini sfrattati, raccontano questo dramma: sussurri e grida di questa fugacità. Alle 18.15, il film “Askòs. Il canto della sirena” di Antonio Martino (Italia, 2023 – 62’). Dopo aver fatto il giro del mondo l’Askòs delle Murge, un prezioso reperto trafugato nel 1988, torna a casa nel Museo Archeologico di Crotone. Quattro personaggi raccontano le loro vite trascorse insieme all’archeologia e il loro legame con questo difficile recupero. Alle 19.20, il film “The time they spent here” di Edward Owles (Gran Bretagna, 2023 – 10’). Qual è la magia dell’arte rupestre? Due esperti archeologi attivi a Tanum, in Svezia, provano a comprendere quale sia il metodo migliore per catalogare le incisioni svedesi dell’Età del Bronzo ed esaminano le differenze tra documentazione analogica e digitale.

reggio-calabria_archeologico_RIFF-2024_mostra-accademia-belle-arti_foto-riffAlle 19.30, inaugurazione mostra d’arte a cura dell’Accademia de belle Arti di Reggio Calabria, che offre una ricca possibilità di scelta tra i vari Indirizzi dei Corsi ordinamentali di primo livello in Pittura, Scultura, Decorazione, Grafica d’Arte, Scenografia, Fumetto ed illustrazione, Progettazione della Moda, Comunicazione e Didattica dell’Arte; lo studio si integra con l’attività pratica di laboratorio e di ricerca avanzata, nell’ottica di garantire importanti momenti di apprendimento, socializzazione e interazione tra le componenti della comunità accademica.

film-un-paese-interiore_di-luca-calvetta

Frame del film “Un paese interiore” di Luigi Calvetta

Alle 21.30, il film “Il paese interiore” di Luca Calvetta (Italia, 2021 – 32’). Cosa facciamo del nostro passato? Quanti volti e quali colori abitano il nostro Paese Interiore? Dove si trova il confine tra l’andarsene e il tornare, tra la bellezza e il dolore? Questo film è un viaggio poetico nell’animo della regione più misteriosa d’Italia. Una Calabria inattesa e metafisica. Un viaggio a ritroso, dalla notte all’alba, da un luogo reale ad uno spazio interiore. Alle 22, chiude la prima giornata il film “A big family” di Vassilis Loules (Grecia, 2022 – 69’). Famiglia e amicizia, campi aperti dove giocano i bambini, innovazione e solidarietà sono la “miscela segreta” che ha portato al successo l’industria delle bevande analcoliche Kliafa, dal 1926 a Trikala. Un piccolo universo di creatività e umanità, costruito attorno alla visione di un uomo “…per rinfrescare e addolcire il mondo!”