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Archeologia in lutto. Si è spenta a 79 anni l’archeologa Pierangela Croce Da Villa, già direttrice del museo Archeologico nazionale Concordiese di Portogruaro (Ve) di cui seguì il riallestimento e la riapertura

Il ricordo del museo Archeologico nazionale Concordiese per Pierangela Croce Da Villa (foto drm-veneto)

L’archeologa Pierangela Croce Da Villa (foto of busolin)

Archeologia in lutto. Domenica 6 luglio 2025 si è spenta a 79 anni l’archeologa Pierangela Croce Da Villa, direttrice del museo Archeologico nazionale Concordiese di Portogruaro (Ve) dal 1979 al 2002. Lascia il marito Fabio e i figli Lorenzo ed Elena, i nipoti Luigi, Sofia e Susanna. I funerali venerdì 11 luglio 2025, alle 11, nella chiesa parrocchiale dei SS. Gervasio e Protasio di Carpenedo, nella terraferma veneziana, vicino a Mestre, dove sarò sepolta. A ricordare l’archeologa veneziana è proprio la direzione del museo Archeologico nazionale Concordiese di Portogruaro: “Con grande dolore ci uniamo al cordoglio per la perdita di Pierangela Croce Da Villa, archeologa alla direzione del museo nazionale Concordiese di Portogruaro dal 1979 fino 2002, in capo all’allora soprintendenza per i Beni archeologici del Veneto. Appena assunto l’incarico, Pierangela Da Villa si trovò ad affrontare un lungo periodo di chiusura del Museo, a causa di lavori di restauro e risanamento dell’edificio, con una riapertura temporanea nel 1983, in occasione mostra Antichi bronzi di Concordia. Il Museo riaprì definitivamente il 22 marzo 1986; a Pierangela Da Villa il merito di un nuovo parziale riallestimento, nonostante gli spazi rigidamente scanditi dalla forma basilicale. Recuperò infatti, a fini espositivi, la sala a destra dell’atrio, in cui vennero collocati su supporti in metallo, una selezione di elementi scultorei a tutto tondo, e in appositi monetieri, una scelta di monete. Maggiori cambiamenti interessarono i locali al piano superiore, tutti ristrutturati e rinnovati ad ospitare tre sale espositive: scelse di esporre qui, entro vetrine di nuova acquisizione il materiale minuto, ordinandolo per classi e cronologie. Proseguendo nell’intento di rendere il Museo più divulgativo elaborò anche l’apparato didascalico, oltre che per le vetrine, per buona parte del materiale lapideo del salone a piano terra, assente nei precedenti allestimenti. Sempre vivo e appassionato l’impulso per l’attività didattica, coinvolgendo le scuole del territorio e impegnandosi a rendere il Museo un luogo dove studiare, imparare, avvicinandosi con consapevolezza alle testimonianze del passato. Ricordiamo infine che a Pierangela Croce Da Villa fu affidata dal 1972 la responsabilità della tutela archeologica di Concordia e a lei si deve l’apertura al pubblico nell’anno 2000, in occasione del Giubileo, dell’Area archeologica sotto la Cattedrale, con un servizio di sorveglianza stabile, garantito da personale statale”.

Tra i suoi contributi scientifici, ricordiamo, “Scoperte recenti a Concordia” (1984) in “Studi su Portogruaro e Concordia”; “Concordia” (1987) in Il Veneto in età romana”; “Documenti romani di Caorle” (1988) in “Studi caorlesi”; “Il foro di Concordia: gli scavi recenti” (1995) in “Forum et basilica in Aquileia e nella Gallia Cisalpina”; “Scali e infrastrutture commerciali nell’entroterra del Veneto Orientale” (2001) in “Strutture portuali e e rotte marittime nell’Adriatico di età romana”; “Concordia” (2003) in “Abitare in città. La Cisalpina tra impero e medioevo”; “Concordia Sagittaria: tremila anni di storia” con Elena Balestrazzi (Padova, 2001).

Altino (Ve). Per #AltinoAperta “Depositi aperti” visita guidata ai depositi dove sono al lavoro gli archeologi di Ca’ Foscari

Schedatura dei materiali nei depositi del museo Archeologico nazionale di Altino (foto parco archeologico altino)

Per #AltinoAperta “Depositi aperti”, giovedì 10 luglio 2025, alle 15.30, il parco archeologico di Altino (Ve) apre i propri depositi: in questa occasione si potranno vedere gli archeologi dell’università Ca’ Foscari di Venezia al lavoro scoprendo così dettagli e curiosità sulle attività di catalogazione, studio e disegno dei reperti ritrovati durante le campagne di scavo ad Altino. La visita è su prenotazione; è gratuita per gli abbonati e inclusa nel biglietto d’ingresso per gli altri. Per info e prenotazioni info.parcoaltino@cultura.gov.it, 0422789443.

Al via dal museo Archeologico della Badia il 21mo Festival del Cinema archeologico: nove serate in quattro città della Sicilia – Licata, Realmonte, Agrigento e Palermo -, 21 film, 4 Archeotalk, realizzato in collaborazione tra il parco archeologico della Valle dei Templi, il museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo e il RAM film festival – Fondazione Museo Civico di Rovereto. Ecco il programma

Nove serate in quattro città della Sicilia – Licata, Realmonte, Agrigento e Palermo -, 21 film, 4 Archeotalk, per l’edizione 2025 del Festival del Cinema archeologico del parco archeologico della Valle dei Templi, giunto alla 21esima edizione, realizzato in collaborazione tra il parco archeologico della Valle dei Templi, il museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo e il RAM film festival – Fondazione Museo Civico di Rovereto. Un evento che si conferma una delle attività di divulgazione più radicate e seguite in Sicilia. La prima tappa è la città di Licata con due serate il 10 e l’11 luglio 2025, e poi a seguire le altre location. La partecipazione agli appuntamenti è libera, e, come già avvenuto in passato, durante le serate agli spettatori sarà distribuita una scheda per votare i film, che saranno poi premiati durante la kermesse. Anche gli Archeotalk con aperitivo sono sempre gratuiti ma su prenotazione sul sito on line www.ramfilmfestival.it. A Palermo invece anche le proiezioni richiedono la prenotazione. “Il Festival del Cinema archeologico è ormai un’istituzione consolidata che sosteniamo perché rappresenta un momento di divulgazione del patrimonio culturale estremamente importante ed efficace”, commenta il direttore del Parco Roberto Sciarratta, “e si sposa con gli obiettivi della nostra istituzione. Non solo: la sua formula itinerante permette di valorizzare quel patrimonio ingiustamente ritenuto ‘minore” su cui in questi anni stiamo investendo convintamente sia in termini di ricerca archeologica che di promozione affinché sempre più visitatori possano conoscere luoghi di grande bellezza come Villa Romana o i resti di Finziade”.

Dopo il successo delle scorse edizioni viene mantenuta la stessa formula del Festival diffuso per mantenere un dialogo con le comunità locali: si partirà anche quest’anno da Licata (10 e 11 luglio 2025), dove le proiezioni saranno ospitate al Museo della Badia e a Castel Sant’Angelo, sulla sommità del Monte su cui si trovano i resti dell’antica città di Finziade. Si prosegue alla Villa romana di Realmonte, un magnifico esempio di villa marittima perfettamente integrata nel paesaggio che la circonda (12 e 13 luglio 2025), e si concluderà nel suggestivo chiostro medievale del Museo archeologico “Pietro Griffo”, situato nel cuore della Valle dei Templi (15,16, 17 luglio 2025). Anche quest’anno il Festival si sposterà in un luogo di straordinaria importanza per la storia dell’archeologia siciliana, il museo Archeologico regionale “Antonino Salinas”, la più antica istituzione museale della Sicilia (19 e 20 luglio 2025). Ad arricchire l’edizione 2025 sarà poi un approfondimento dedicato alla realtà aumentata come strumento di conoscenza del patrimonio storico e archeologico da parte della società ETT che darà la possibilità di provare le proprie produzioni. Il 16 luglio 2025, alle 21, al museo “Pietro Griffo” sarà possibile rivivere il matrimonio di Luchina Chiaromonte e Enrico Rosso, mentre il 20 luglio 2025, alle 21, al “Salinas” grazie ai visori in realtà aumentata sarà possibile rivivere la Battaglia delle Egadi.

Ecco il programma completo

LICATA, 10 luglio – Museo Archeologico Regionale della Badia: alle 21, apre il film “Uomini e Dei, il mare e il sacro”, regia di Massimo D’Alessandro; segue il film “La Grotte Cosquer, un chef d’œuvre en sursis / La grotta Cosquer, un capolavoro in Pericolo”, regia di Marie Thiry.

11 luglio – Castel Sant’Angelo: alle 19.30: Archeotalk “Neanderthal. L’altra umanità” con Franco Capone, tra i più noti giornalisti scientifici italiani. Partecipazione gratuita con prenotazione online sul sito www.ramfilmfestival.it. Aperitivo in collaborazione con Casa Vinicola Quignones. Alle 21, apre il film “Néandertal, premier artiste de l’humanité? / Neandertal, primo artista dell’umanità?” di Thibaud Marchand; segue il film “Ingeniería Romana – Puertos / Ingegneria romana – i porti” di José Antonio Muñiz.

REALMONTE, 12 luglio – Villa Romana di Durrueli: alle 21, apre il film “A Villa dos Centauros / La Villa dei Centauri” di Raul Losada”; segue il film “On les appelle: Vikings / Li chiamiamo Vichinghi” di Laureline Amanieux.

13 luglio – Villa Romana di Durrueli: alle 19.30, Archeotalk “L’archeologia va in onda: oltre l’obiettivo” con Eugenio Farioli Vecchioli, autore, regista e filmmaker di Rai Cultura, capo-progetto della serie “Italia. Viaggio nella bellezza”. Partecipazione gratuita con prenotazione online sul sito www.ramfilmfestival.it. Aperitivo in collaborazione con Casa Vinicola Quignones. Alle 21, apre il film “Anima Insulae” di Lorenzo Daniele; segue il film “Specularia. Des vitres chez les Romains / Specularia. I vetri delle finestre ai tempi dei romani” di Philippe Axell.

AGRIGENTO, 15 luglio – Museo Archeologico Regionale “Pietro Griffo”: alle 21, apre il film “Mésopotamie, la redécouverte des trésors d’Irak / Mesopotamia, la riscoperta dei tesori iracheni” di Olivier Julien; segue il film “Rosso, i colori dell’arte” di Linda Tugnoli.

16 luglio – Museo Archeologico Regionale “Pietro Griffo”: alle 21, apre il film “Sapiens ou la naissance de l’art / Sapiens o la nascita dell’arte” di Pascal Goblot; segue il film “Artémis le temple perdu / ll tempio perduto di Artemide” di Sébastien Reichenbach.

17 luglio – Museo Archeologico Regionale “Pietro Griffo”: alle 19.30, Archeotalk “L’archeologia raccontata tra fatti e fake news” con Angelo Cimarosti, direttore del portale Archaeoreporter.  Partecipazione gratuita con prenotazione online sul sito www.ramfilmfestival.it. Aperitivo in collaborazione Scaro. Alle 21.30, apre il film “Jiroft” di Marjan Keshani; segue il film “Odyssea: L’histoire de notre évolution / Odissea: La storia della nostra evoluzione” di Sébastien Duhem; chiude il film “Iznik, les mystères de la basilique engloutie / Iznik, i misteri della basilica sommersa” di Pascal Guérin.

PALERMO, 19 luglio – Museo Archeologico Regionale “Antonino Salinas”: alle 19, Archeotalk “Le storie dell’antico parlano al presente” con John Pedeferri, giornalista Sky Tg24 e autore del podcast trafug’Arte, e Flavia Frisone, storica del mondo greco e divulgatrice. Partecipazione gratuita con prenotazione online sul sito www.ramfilmfestival.it. Aperitivo in collaborazione con Coopculture. Alle 21, apre il film “La Grotte Cosquer, un chef d’œuvre en sursis / La grotta Cosquer, un capolavoro in pericolo” di Marie Thiry; segue il film “Da Girgenti a Monaco, da Monaco ad Agrigento Italia” di Lorenzo Mercurio.

20 luglio – Museo Archeologico Regionale “Antonino Salinas”: alle 21, apre il film “Thalassa”, regia di Gianfrancesco Iacono; segue il film “Jiroft” di Marjan Keshani; segue il film “Odyssea: L’histoire de notre évolution / Odissea: La storia della nostra evoluzione” di Sébastien Duhem; chiude il film “Ingeniería Romana – Puertos / Ingegneria romana – i porti” di José Antonio Muñiz

 

Locri (RC). Per la rassegna “Dallo scavo alla collezione” a Palazzo Nieddu presentazione del libro di Elisa Lissi Caronna dal titolo “Locri Epizefiri. La Stoà ad U e i bothroi” (Accademia dei Lincei, 2023) curato da Angela Gallottini

A Locri (RC) torna “Dallo scavo alla collezione”: per l’edizione 2025 appuntamento dedicato all’area meridionale della città. Giovedì 10 luglio 2025, alle 18, alla Biblioteca Comunale di Palazzo Nieddu a Locri, presentazione del libro di Elisa Lissi Caronna dal titolo “Locri Epizefiri. La Stoà ad U e i bothroi” (Accademia dei Lincei, 2023) curato da Angela Gallottini. La presentazione è realizzata in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino nell’ambito dell’Accordo di valorizzazione stipulato con il nostro Museo. L’evento è gratuito, non è necessaria la prenotazione. Introduce e coordina Elena Trunfio, direttrice del museo e parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri. Dopo i saluti di Giuseppe Fontana, sindaco di Locri; Domenica Bumbaca, assessore alla Cultura di Locri; e di Angela Gallottini, curatrice del libro; intervengono Valeria Meirano, dipartimento di Dudi storici dell’università di Torino, su “Elisa Lissi: un’archeologa a Locri negli anni Cinquanta e i bothroi della Stoà a U. Genesi di una fatica compiuta”; e Diego Elia, dipartimento di Dudi storici dell’università di Torino, su “La Stoà a U: riletture in corso a settant’anni dalla scoperta”.

Aquileia. Al museo Archeologico nazionale l’incontro con Vincenzo Tiné su “L’arena e gli altri. Teatri e anfiteatri romani tra ricerca e valorizzazione”, secondo appuntamento delle “Suggestioni archeologiche” 2025, dedicate quest’anno alla divulgazione archeologica: “Pagine di archeologia. Comunicare il passato tra narrativa, scoperte d’archivio e di cantiere”. Brindisi finale col vino delle Grandi Terme

Al museo Archeologico nazionale di Aquileia (Ud) è tutto pronto per il secondo appuntamento con “Pagine di Archeologia. Comunicare il passato tra narrativa, scoperte d’archivio e di cantiere” nell’ambito delle “Suggestioni archeologiche” 2025, il tradizionale ciclo di conferenze a tema archeologico che oramai da decenni accompagna le estati aquileiesi. Pensate ed organizzate dal museo Archeologico nazionale di Aquileia e da Associazione nazionale per Aquileia. Giovedì 10 luglio 2025, alle 17.15, saranno ospiti al museo Archeologico nazionale di Aquileia gli archeologi Andrea Ghiotto e Cristiano Tiussi che dialogheranno con Vincenzo Tiné, curatore del libro “L’arena e gli altri. Teatri e anfiteatri romani tra ricerca e valorizzazione”. Questa volta, dallo scaffale della libreria di archeologia, gli organizzatori hanno scelto di sfogliare le pagine di coloro che si interrogano sullo studio, la cura e la gestione del patrimonio. Il libro raccoglie infatti gli atti della giornata di studi tenutasi il 27 ottobre 2022 al Palazzo della Gran Guardia a Verona, con interventi di studiosi ed esperti sulle modalità di gestione, conservazione e fruibilità dell’Arena di Verona e di altri teatri e anfiteatri romani utilizzati per lo svolgimento di attività culturali. La partecipazione è gratuita. Per assicurarsi un posticino, però, è raccomandata la prenotazione a museoaquileiaeventi@cultura.gov.it, 0431 91016. Al termine dell’incontro si brinda insieme con il vino “Thermae Felices Costantiniane” prodotto con l’uva raccolta nell’area archeologica delle Grandi Terme di Aquileia, conferita a Fondazione Aquileia, che comprende un vigneto di circa 5.000 metri quadrati. A cura di Vini Brojli.

Torino. Al museo Egizio riallestite le sale di Iti e Neferu e di Ahmose: frutto di un lavoro di ricerca e rilettura delle fonti d’archivio, di scoperte inattese nei depositi, le sale raccontano l’archeologia di inizio Novecento di Schiaparelli e Rosa

Il nuovo allestimento delle sale di Iti e Neferu e di Ahmose al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Studiare il patrimonio di reperti dell’antico Egitto e approfondire la vita degli archeologi che hanno contribuito a far emergere i tesori di questa antica civiltà riserva ancora sorprese e nuove scoperte. È il caso della sala di Iti e Neferu e della saletta dedicata alla Principessa Ahmose del museo Egizio di Torino, oggetto entrambe di un riallestimento che dall’8 luglio 2025 sono riaperte al pubblico, grazie al lavoro di studio e ricerca dei curatori del Museo: Beppe Moiso, Enrico Ferraris e Cinzia Soddu e alla progettazione espositiva di Enrico Barbero e Piera Luisolo.

I calzari in cuoio della Principessa Ahmose, risalenti alla XVIII dinastia, esposti al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Due le novità assolute dei riallestimenti: il ritrovamento di una pittura appartenente al ciclo decorativo della tomba di Iti e Neferu, nei depositi del museo di Antropologia ed Etnografia dell’università di Torino, durante un riscontro inventariale, e i calzari in cuoio della Principessa Ahmose, risalenti alla XVIII dinastia, per la prima volta esposti al pubblico, dopo un delicato lavoro di restauro. “Stiamo aggiornando gli allestimenti permanenti per integrare i risultati più recenti della ricerca sulla collezione e per migliorare l’accessibilità dei contenuti”, spiega il direttore del museo Egizio, Christian Greco. “Particolare attenzione è rivolta all’esposizione dei resti umani. Ricostruire i corredi funerari non è solo un’operazione scientifica, ma anche un gesto di rispetto: significa trattare questi reperti come testimonianze di vite vissute, tenendo conto delle implicazioni etiche e culturali che comportano”.

La tomba di Iti e Neferu a Gebelein in una foto storica conservata nell’Archivio fotografico del museo Egizio di Torino

Il curatore Beppe Moiso nelle sale dedicate alla tomba di Iti e Neferu al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

La sala dedicata alla ricostruzione della tomba di Iti e Neferu al museo Egizio, è stata rivista architettonicamente, sulla base di una serie di studi condotti sulla struttura della tomba, sui suoi 14 pilastri, attraverso il parallelo con altre tombe coeve, sulla base di fotografie scattate dallo stesso Schiaparelli. Delle 36 pitture originariamente staccate dalla tomba e arrivate a Torino nel 1924, dopo un lungo restauro a Firenze, operato da Fabrizio Lucarini, ne furono esposte in museo 29. Una delle 7 mancanti è riemersa recentemente dai depositi del museo di Antropologia ed Etnografia di Torino e attualmente è ancora oggetto di un delicato lavoro di restauro; mentre le altre, andate perdute, ci sono note solo attraverso fotografie di archivio. L’intero corpus delle pitture è tuttavia visibile nell’archivio storico fotografico online dell’Egizio, che contiene circa 2mila immagini digitalizzate, che documentano l’intera attività archeologica condotta dal Museo in Egitto, tra il 1903 e il 1937.

Dettagli degli affreschi dalla tomba di Iti e Neferu di Gebelein conservati al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Il nuovo allestimento della tomba di Iti e Neferu non è soltanto un aggiornamento espositivo, ma anche un modo per restituire al pubblico una pagina fondamentale della storia del Museo e dell’archeologia italiana, legata alla campagna di scavo del 1911 a Gebelein, condotta da Virginio Rosa, giovane chimico e botanico, in procinto di diventare egittologo, scomparso prematuramente a soli 26 anni. Quella di Gebelein fu l’unica, delle dodici missioni promosse da Ernesto Schiaparelli, a disporre di una documentazione ampia e dettagliata. La figura di Virginio Rosa emerge come centrale non solo per l’importanza della scoperta, ma anche per le notevoli capacità fotografiche in ambito archeologico: il suo patrigno, Secondo Pia, fu il primo a documentare fotograficamente la Sindone e lo stesso Rosa fu il primo a impiegare lastre fotografiche a colori in una missione archeologica di Schiaparelli, testimoniando con straordinaria modernità le fasi dello scavo.

Il giovane archeologo Virginio Rosa da Varallo Sesia (Vercelli) (foto museo Egizio)

La figura di Virginio Rosa e le sue scoperte saranno presto oggetto di un volume della collana “Studi del Museo Egizio” (Franco Cosimo Panini Editore), intitolato “1911: l’Egitto di Virginio Rosa” e scritto da Beppe Moiso. Il libro restituirà, attraverso la documentazione archivistica e il giornale di scavo, compilato da Rosa, i disegni, gli scambi epistolari con Schiaparelli, uno spaccato sulle varie attività collegate alla ricerca archeologica e sulle istruzioni lasciate da Schiaparelli per condurre correttamente uno scavo.

Il nuovo allestimento della tomba di Ahmose al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

La saletta dedicata alla Principessa Ahmose, al primo piano del Museo, accanto a quella di Nefertari, è stata riallestita secondo una logica narrativa coerente, che mette al centro il ruolo dell’archeologo e l’importanza della documentazione d’archivio e delle scienze della conservazione. Accogliendo la frammentarietà dei reperti come un’opportunità narrativa, il museo ha trasformato la parzialità dei materiali in occasione di approfondimento e riflessione sul lavoro dell’archeologo. Il nucleo narrativo si concentra sui reperti recuperati dai depositi: i calzari in cuoio della principessa, restaurati con grande perizia da Francesca Gaia Maiocchi e Giulia Pallottini, restauratrici del Museo, un frammento di tessuto su cui poggiavano i monili della principessa. L’interpretazione di oggetti frammentari è affidata ai disegni ricostruttivi del curatore Paolo Marini, che rendono leggibili reperti altrimenti difficili da comprendere e illustrano al pubblico il processo di ricostruzione e lettura archeologica.

Il nuovo allestimento della tomba di Ahmose con la mummia della principessa al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Il tema dell’esposizione delle mummie e, più in generale, dei resti umani è da tempo oggetto di un’attenta riflessione da parte del Museo, che negli ultimi dieci anni ha affrontato questa questione con particolare sensibilità, consapevole della complessità delle implicazioni etiche e della varietà di percezioni culturali dei visitatori, provenienti da contesti e tradizioni molto differenti tra loro. Proprio per rispondere a queste sfide, è stato istituito all’interno del Museo un Comitato etico, con l’obiettivo di guidare e accompagnare le scelte espositive, nel rispetto della dignità dei reperti umani e delle diverse sensibilità contemporanee.

La mummia di Ahmose in un guscio di basalto nel nuovo allestimento al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Nel caso del riallestimento dei resti di Ahmose, il Museo ha scelto una soluzione innovativa e rispettosa: è stato realizzato un guscio protettivo in fibra di basalto, modellato con precisione sulle forme irregolari del reperto. La presenza di microfori distribuiti su tutta la superficie consente un’efficace e invisibile ventilazione del volto, garantendo al contempo la conservazione ottimale e una presentazione rispettosa del reperto. L’impegno del Museo in questo ambito continua a orientarsi verso un dialogo aperto e consapevole con il pubblico, nel segno della responsabilità scientifica, dell’inclusività culturale e del rispetto della persona anche oltre la morte.

Una fase dell’allestimento della saletta di Ahmose al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Le pareti delle vetrine dedicate ad Ahmose, a Nebiry e alla tomba denominata Queens’ Valley 39 riportano l’indicazione delle tombe di provenienza, inserite in una mappa della Valle delle Regine, che restituisce unità e contesto agli scavi condotti da Schiaparelli in quella zona. Il racconto si articola attraverso nuovi testi, apparati grafici, e ricostruzioni visive che aiutano a comprendere le caratteristiche di queste sepolture, meno monumentali rispetto a quella di Nefertari, ma comunque appartenenti a personaggi di alto rango. Nel basamento della principessa Ahmose è visibile l’infografica riguardante il telo funerario. Il lenzuolo funebre che avvolgeva il corpo di Ahmose, ritrovato in frammenti, è anche uno dei primi esempi di Libro dei Morti e risale alla fine della XVII dinastia (circa 1540 a.C.). Grazie alla ricostruzione del testo, si stima che in origine fosse lungo 4 metri e largo oltre un metro.

Il posizionamento dei vasi canopi nel nuovo allestimento della sala della tomba di Ahmose e Nebiry al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

I reperti della tomba di Nebiry tra cui i suoi vasi canopi e ceramiche di imitazione cipriota, restituiscono l’immagine di un alto funzionario a contatto con circuiti internazionali e inserito in una rete di scambi che rifletteva lo status e le relazioni esterne dell’Egitto del Nuovo Regno. L’intento è stato quello di costruire un racconto coerente e accessibile, che unisce la documentazione archeologica, il restauro e la riflessione museografica. Grazie a questo intervento, le sale dedicate a Nefertari e Ahmose risultano oggi più armoniche e coerenti, non solo dal punto di vista visivo, ma anche narrativo. La frammentarietà di alcuni oggetti è trasformata in un’opportunità di racconto minuzioso, offrendo al pubblico uno sguardo ravvicinato e consapevole sul lavoro dell’archeologo, sull’importanza della conservazione e sulla capacità del museo di rinnovarsi attraverso la ricerca.

Aquileia (Ud). Workshop “Sulle tracce dell’archeologia seguendo la Via Gemina” nell’ambito del progetto “RIMROM-storia romana transfrontaliera” per approfondire il ruolo della Via Gemina nel contesto delle comunicazioni romane del Nord Adriatico. Ecco il programma

Mercoledì 9 luglio 2025, dalle 14.30 alle 18, alla Domus e Palazzo episcopale di Aquileia, workshop formativo “Sulle tracce dell’archeologia seguendo la Via Gemina”, organizzato nell’ambito del progetto “RIMROM-storia romana transfrontaliera” per approfondire il ruolo cruciale della Via Gemina nel contesto delle comunicazioni romane del Nord Adriatico, mettendo in luce la sua funzione non solo militare ma anche commerciale e culturale. La partecipazione è gratuita su prenotazione obbligatoria a questo link https://forms.gle/QmQmmy4KboicmjcH7. Il progetto è finanziato dall’Unione europea nell’ambito del Fondo per piccoli progetti GO! 2025 del Programma Interreg VI-A Italia-Slovenia 2021-2027, gestito dal GECT GO. L’area transfrontaliera è di fatti da sempre unita da questa strada, che da Aquileia attraversava Ajdovščina (Castra) per poi proseguire fino a Lubiana e avanti ancora. Particolare attenzione verrà posta agli scavi, ai ritrovamenti e alle indagini archeologiche condotte nell’area di San Canzian d’Isonzo, centro che probabilmente si sviluppò proprio attorno al IV-V secolo e che si trova proprio lungo la via Gemina. Seguirà poi un’illustrazione, direttamente sul campo, relativa alle indagini archeologiche in corso nell’area degli antichi mercati-Fondo Pasqualis, da parte degli archeologi impegnati nella campagna di scavo volta a chiarire il ruolo centrale, nella fase tardoantica, del centro urbano di Aquileia.

PROGRAMMA. Alle 14.30, ritrovo e registrazione dei partecipanti (presso Domus e Palazzo Episcopale); 14.45, Benvenuto! Breve introduzione sul progetto RIMROM-storia romana transfrontaliera a cura della Fondazione Aquileia. Alle 15, “Lungo la via Gemina: da Aquileia ad Ajdovščina, passando per San Canzian d’Isonzo” a cura di Fondazione Aquileia e Luca Villa, archeologo. Sessione formativa volta a delineare il ruolo della Via Gemina nel contesto delle comunicazioni romane del Nord Adriatico, mettendo in luce la sua funzione non solo militare ma anche commerciale e culturale. Particolare attenzione verrà posta agli scavi, ai ritrovamenti e alle indagini archeologiche condotte nell’area di San Canzian d’Isonzo, centro che probabilmente si sviluppò proprio attorno al IV-V secolo. Alle 16.30, “Aquileia Tardo Antica: le nuove scoperte e i nuovi settori di scavo nell’area degli antichi mercati” a cura di università di Verona – dipartimento di Culture e Civiltà. Approfondimento sul campo dedicato alle indagini attualmente condotte, all’interno dell’area archeologica del Fondo Pasqualis, dagli archeologi impegnati nella campagna di scavo -volta a chiarire il ruolo centrale, nella fase tardoantica, del centro urbano di Aquileia (presso area del Fondo Pasqualis). Alle 17.30, visita libera alla mostra fotografica “La Battaglia del Frigido”, un percorso narrativo composto da sei pannelli tematici che guidano il visitatore alla scoperta della Battaglia del Frigido (394 d.C.) e dei personaggi storici che ne sono stati i protagonisti: un’occasione per immergersi ulteriormente nel IV secolo e comprendere il significato di questa significativa vicenda storica, nella transizione dall’Impero romano al mondo tardoantico.

Firenze. All’auditorium Paolucci (Gallerie degli Uffizi) la conferenza “Politica e istituzioni: i magistrati e le città”, con Daniele F. Maras, direttore del museo Archeologico nazionale, quinto appuntamento del ciclo “Gli Etruschi: nuove ricerche, nuove scoperte, nuove storie”

Quinto appuntamento del ciclo di conferenze “Gli Etruschi: nuove ricerche, nuove scoperte, nuove storie”, organizzato dall’Istituto di Studi Etruschi e Italici di Firenze e dalle Gallerie degli Uffizi, in collaborazione con la Regione Toscana. Mercoledì 9 luglio 2025, alle 17, all’Auditorium “Antonio Paolucci” delle Gallerie degli Uffizi, in piazzale degli Uffizi 6 a Firenze, toccherà a Daniele F. Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, con la conferenza “Politica e istituzioni: i magistrati e le città”. L’incontro è dedicato alla memoria di Adriano Maggiani, recentemente scomparso, massimo esperto di istituzioni etrusche e amico del MAF. Ingresso gratuito. Il calendario degli incontri proseguirà poi fino all’8 ottobre 2025, per celebrare degnamente il quarantesimo anniversario dell’Anno degli Etruschi e rilanciare la conoscenza di questo importante popolo dell’Italia preromana, la cui storia si intreccia con i fondamenti delle identità culturali italiana, mediterranea ed europea.

Comacchio (Fe). Al museo Delta Antico il concerto “Suoni antichi. Visioni future” con narrazioni del direttore Marco Bruni per la rassegna “Sonate al Chiaro di Luna”

Per “Sonate al Chiaro di Luna”, rassegna di concerti nei luoghi più caratteristici e storici del comune di Comacchio (Fe), mercoledì 9 luglio 2025, alle 21.30, al museo Delta Antico, il concerto “Suoni antichi. Visioni future”, un viaggio sonoro tra musica classica, jazz e contemporanea, con il pianoforte di Federico Rubin accompagnato da giovani talenti e dalla narrazione del direttore del museo Delta Antico, Marco Bruni. La rassegna di concerti estivi prende il nome dalla celebre “Sonata per pianoforte n. 14 in Do diesis minore” di Ludwig van Beethoven, più nota appunto come “Sonata al Chiaro di Luna” per le sue sonorità descrittive e suggestive. Così come Beethoven dedicò quest’opera alla contessa Giulietta Guicciardi di cui era stato innamorato, questa rassegna promossa dall’Amministrazione Comunale in sinergia con la Civica Scuola di Musica, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna, vuole essere un omaggio alla bellezza e un’opportunità di divulgazione ed educazione musicale, con un programma legato alle atmosfere classiche ma che strizza l’occhio alla contemporaneità e ai linguaggi più moderni.

Cabras (Or). In occasione del Festival Letterario dell’Archeologia si va “Alla scoperta della Peschiera Mar’e Pontis”: visita guidata gratuita in uno dei luoghi più affascinanti della Laguna

Dal 9 all’11 luglio 2025, in occasione del Festival Letterario dell’Archeologia a Cabras (Or), “Alla scoperta della Peschiera Mar’e Pontis”: visita guidata gratuita in uno dei luoghi più affascinanti della Laguna. Un viaggio tra archeologia, natura e antiche tecniche di pesca, con attività di educazione ambientale per tutte le età. Si scopre così come le tecniche tradizionali di pesca custodiscono la storia di una comunità che da millenni dialoga con il mare. Previsti due turni: alle 9.30 e alle 11, posti limitati (max 20 persone per turno). Prenotazione consigliata su Eventbrite: https://www.eventbrite.com/…/festival-lettarario…. Lo stagno di Mar ‘e Pontis, un vero e proprio mare, come da sempre viene definito dalle genti locali per la sua grande estensione, è una delle zone umide più estese e importanti d’Europa. Da sempre stagno pescosissimo quello di Mar ‘e Pontis , citato persino da autorevoli fonti latine. E non a caso la presenza di antichissimi siti archeologici, risalenti al Neolitico, come quelli di Cucuru is arrius, Conca Illonis e quasi certamente altri in attesa di essere riportati alla luce, attestano la presenza antropica nella zona nel lontano passato e confermano che le vicine acque dello stagno e i terreni fertili circostanti potevano assicurare alle popolazioni di allora una ricca fonte di sostentamento.