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Metaponto (Mt). Per la giornata della Donna al museo la mostra “Le Dee del Grano. Il grano senza le Dee” e al parco archeologico il fascino senza tempo delle poesie dell’antica Grecia

In occasione della Giornata internazionale della Donna al parco archeologico di Metaponto (Mt) per una mattinata dedicata alla bellezza, al mito e alla cultura greca, occasione per scoprire il legame profondo tra territorio e divinità attraverso una mostra e il fascino senza tempo delle poesie dell’antica Grecia. Alle 10, apertura della mostra “Le Dee del Grano. Il grano senza le Dee” con le riflessioni del direttore Vincenzo Cracolici al museo Archeologico di Metaponto (Depositi). Alle 11, “Le Naiadi di Metapontion raccontano”: poesie dall’Antica Grecia al parco archeologico area urbana di Metaponto. Teatro Greco. Orari di apertura del Museo: 8:30-13.30 (ultimo ingresso 13), e del Parco: 8.30-13.30 (ultimo ingresso 13). Pomeriggio chiuso. Ingresso: 5 euro. Gratuito per tutte le donne.

 

Giornata Internazionale della Donna, apertura straordinaria delle sezioni femminili delle Terme di Pompei, e alla Villa di Poppea di Oplontis itinerari sulla cosmesi e gli ornamenti femminili

La sezione femminile delle Terme del Foro a Pompei (foto parco archeologico pompei)

La donna a Pompei. L’8 marzo 2026 in occasione della Giornata Internazionale della Donna –con ingresso gratuito per le donne in tutti i luoghi della cultura statali – apertura straordinaria delle sezioni femminili delle terme di Pompei, mentre alla Villa di Poppea, ad Oplontis/Torre Annunziata, ore 9.30 – 12.30., itinerari sul tema della cosmesi e ornamenti femminili che ruoteranno intorno alla figura di Ipazia, scienziata del V secolo d.C. e saranno proposti gratuitamente dall’Archeoclub di Torre Annunziata, assieme al Gruppo Storico Oplontino e l’Arev. Le iniziative del Parco dedicate alla giornata si collocano a conclusione di un anno ispirato alla figura femminile nel mondo antico, che a Pompei era stata raccontata attraverso la mostra, da poco conclusasi, “Essere donna nell’antica Pompei” alla Palestra Grande, e a cui aveva fatto da accompagnamento il progetto teatrale “Vox Femminae. Le parole segrete delle donne” nei vari siti della Grande Pompei.

Sezione femminile delle Terme del Foro a Pompei: decorazione con elementi vegetali e uccelli su fondo giallo (foto parco archeologico pompei)

La sezione femminile delle terme dei Praedia di Giulia Felice a Pompei (foto parco archeologico pompei)

L’8 marzo 2026 sarà possibile entrare in uno spaccato della quotidianità delle donne pompeiane o di una parte di esse, attraverso la visita alle sezioni femminili delle terme pubbliche del Foro e delle terme Stabiane e di quelle private dei Praedia di Giulia Felice, grande complesso urbano nell’area orientale della città. La sezione femminile delle Terme pubbliche del Foro dallo scorso anno è tornata all’antico splendore: le Terme pubbliche sono state per lungo tempo destinate a deposito di reperti archeologici, poi, grazie a un delicato restauro, sono state riportate in luce superfici dipinte, tra cui una splendida decorazione con elementi vegetali e uccelli su fondo giallo.

Sezione femminile delle Terme Stabiane a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Sezione femminile delle Terme Stabiane a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Una particolare raffinatezza si rileva anche negli ambienti riservati alle donne delle Terme Stabiane, apprezzabili per gli stucchi alle pareti e per il graffito di una nave che campeggia nello spogliatoio, probabile rimando d’amore a qualcuno che navigava.  Le piccole terme dei Praedia di Giulia Felice, invece, a differenza di queste sezioni di ambienti nati nell’ambito di complessi pubblici, e dotati anche di spazi destinati agli uomini, sono l’espressione di una grande capacità imprenditoriale delle donne dell’epoca. Giulia Felice era la proprietaria di una grande villa urbana interna alla città (i cosiddetti Praedia), dotata di un ampio spazio verde, che seppe trasformare in una fonte di guadagno, mettendo in fitto i vari ambienti della villa tra cui lo stesso impianto termale, che da privato divenne pubblico.

 

8 marzo, Giornata internazionale della donna: ingresso gratuito per tutte le donne in musei, parchi archeologici e luoghi della cultura statali

L’8 marzo 2026 il ministero della Cultura celebra la Giornata internazionale della donna con un’iniziativa speciale: ingresso gratuito per tutte le donne in musei, parchi archeologici e luoghi della cultura statali. In molti istituti sono inoltre in programma visite guidate e iniziative dedicate, pensate per valorizzare il significato culturale della ricorrenza e il ruolo delle donne nella storia, nell’arte e nella società.

Firenze. Al convegno archeoVINUM di tourismA 2026 il vigneto di Vigna Barberini sul Colle Palatino nel cuore antico di Roma: ne ha parlato Simone Quilici, direttore del parco archeologico del Colosseo, con l’architetto paesaggista del PArCo Gabriella Strano, e Giovanna Trisorio e Nazzareno Milita di Cincinnato Vini di Cori

Simone Quilici, direttore del parco archeologico del Colosseo, presenta a tourismA 2026 “Il vigneto di Vigna Barberini” (foto graziano tavan)

È forse il luogo più tranquillo del Palatino, una terrazza erbosa, dal suggestivo affaccio sul Colosseo, dominata dai conventi di San Bonaventura e San Sebastiano, i rumori del traffico cittadino arrivano attutiti: è la Vigna Barberini così denominata dall’omonima famiglia romana che nel XVII secolo ne deteneva la proprietà. Qui il parco archeologico del Colosseo, alcuni anni fa, nell’ambito del più ampio progetto #PArCoGreen, è stato piantato un piccolo vigneto, grazie alla sponsorizzazione tecnica dell’Azienda Vitivinicola Cincinnato, mettendo a dimora barbatelle della varietà Bellone, un antichissimo vitigno autoctono che lo storico Plinio il Vecchio chiamava “uva pantastica”, coltivato ancora oggi nei territori intorno a Roma. Dopo la Vigna delle Thermae Felices Constantinianae ad Aquileia (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2026/03/06/firenze-al-convegno-archeovinum-di-tourisma-2026-il-caso-aquileia-cristiano-tiussi-fondazione-aquileia-spiega-lo-stretto-rapporto-tra-archeologia-e-vino-che-oggi-si-concretizza-non-solo-con-la-vi/) il viaggio eno-archeologico attraverso l’Italia presentato a tourismA 2026, il salone di archeologia e turismo culturale promosso da Archeologia Viva, nel convegno ArcheoVinum promosso dall’università di Bari in una mattinata densa di interventi di cui archeologiavocidalpassato.com ne ha seguito alcuni, ci porta proprio nel cuore di Roma antica, il colle Palatino dove c’è il “vigneto di  Vigna Barberini”. Sabato 28 febbraio 2026 ne hanno parlato Simone Quilici, direttore del parco archeologico del Colosseo, e l’architetto paesaggista del PArCo Gabriella Strano, con Giovanna Trisorio e Nazzareno Milita di Cincinnato Vini di Cori. archeologiavocidalpassato.com ha incontrato il direttore Simone Quilici.

“Il parco del Colosseo, a dispetto del suo nome, così caratterizzato dal grande monumento, la sua imponenza, la sua monumentalità”, spiega il direttore Simone Quilici ad archeologiavocidalpassato.com, “è in realtà un luogo dove convivono armoniosamente natura e archeologia che trovano nel paesaggio la sua sintesi. Il paesaggio del parco è rappresentato in gran parte dalla presenza del colle del Palatino, uno dei grandi colli di Roma, luogo delle origini della città, luogo dei palazzi imperiali, luogo dell’origine dei giardini di epoca moderna, gli Horti farnesiani del Cinquecento, ma poi è anche un luogo dove nasce il concetto di parco pubblico a Roma con il napoleonico Jardin du Capitole. In questo luogo, tra Medioevo ed epoca moderna, si sviluppano vigne e orti che caratterizzavano tutta la fascia che era rimasta inabitata con la contrazione di Roma dopo la caduta dell’impero romano. E tra queste vigne c’è Vigna Barberini che sta proprio sul Palatino.

La Vigna Barberini sul colle Palatino a Roma (foto PArCo)

“Quindi – continua Quilici – è sorta l’idea da parte dell’architetto paesaggista Gabriella Strano che lavora al parco del Colosseo di ripristinare alcune di queste vigne in un luogo che era agricolo, cercando di dare una continuità a questo paesaggio storico. Ed è stata coinvolta la cooperativa agricola Cincinnato di Cori che ha reimpiantato a vigna Barberini alcuni vigneti di questo vitigno autoctono che è il Bellone, un vitigno laziale. E quindi grazie a questa attività noi progressivamente stiamo cominciando a produrre vino in piccole quantità perché nessuno vuole trasformare il Palatino in un’azienda agricola, però abbiamo l’occasione di produrre vino che si va ad aggiungere alla produzione di olio e di miele che già va avanti da qualche anno”.

 

Caorle (Ve). Al museo nazionale di Archeologia del Mare “IO SONO NATURA. L’Uomo è la Natura che prende coscienza di sé”: danza, suoni e parole

Sabato 7 marzo 2026, alle 16, al museo nazionale di Archeologia del Mare di Caorle (Ve) “IO SONO NATURA. L’Uomo è la Natura che prende coscienza di sé”: danza, suoni e parole per esplorare il profondo legame tra l’essere umano e la Natura. Un viaggio sensoriale ed emozionale che ci invita a riscoprire l’unità indissolubile tra umanità e mondo naturale. Non siamo osservatori esterni della Natura ma parte integrante di essa: ogni nostro respiro, ogni movimento ci ricorda che siamo Natura che si manifesta e prende consapevolezza. Guidati da Valentina Mitruccio con Arti in Movimento, Igor Cengia al Gong. Suoni originali di Simone Pedron. Attraverso il movimento del corpo, le vibrazioni sonore e le parole, riscopriamo la nostra essenza più autentica e il nostro posto nell’armonia del mondo naturale. Biglietto ingresso ridotto eventi: 4 euro. Info e prenotazioni: drm-ven.museocaorle@cultura.gov.it, 0421 83149 – 379 1805649.

Bettona (Pg). Al Cenacolo di San Crispolto il convegno “Donne nella società etrusca. Il ruolo femminile e la sua rappresentazione” con Maria Angela Turchetti e Paola Romi

In occasione della Festa della Donna, sabato 7 marzo 2026, alle 17, al Cenacolo di San Crispolto di Bettona (Pg), il convegno “Donne nella società etrusca. Il ruolo femminile e la sua rappresentazione” promosso dal Comune di Bettona e dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio dell’Umbria. Introduce Valerio Bazzoffia, sindaco di Bettona. Intervengono Maria Angela Turchetti, direttrice dell’Ipogeo dei Volumni e necropoli del Palazzone, e Paola Romi, archeologa Sabap Umbria, per uno sguardo appassionato e competente su un tema di grande fascino e attualità, legato alle più “celebri” donne etrusche vissute tra Perugia e Bettona.

 

Ischia di Castro (Vt). Apre al museo civico Archeologico “Pietro e Turiddo Lotti” la mostra “L’importanza di essere bella. Gioielli e ornamenti delle donne etrusche” in occasione delle celebrazioni per la giornata internazionale della Donna

In occasione delle celebrazioni per la giornata internazionale della Donna, sabato 7 marzo 2026, alle 17, al museo civico Archeologico “Pietro e Turiddo Lotti” di Ischia di Castro, sarà inaugurata la mostra “L’importanza di essere bella. Gioielli e ornamenti delle donne etrusche”, realizzata con Fondazione Vulci e l’amministrazione comunale di Ischia di Castro (Vt), visitabile fino all’8 novembre 2026. In una rinnovata edizione rispetto a quella presentata lo scorso ottobre al museo nazionale di Vulci, la mostra vuole dedicare un focus particolare alle caratteristiche della donna etrusca, considerata regina dell’universo domestico e rappresentazione vivente dello status della famiglia. La donna etrusca partecipava ai giochi e banchetti pubblici, non senza sollevare le perplessità degli scrittori antichi che spesso finirono per esasperarne l’aspetto di “eccessiva libertà”. In mostra, grazie alle recenti indagini presso le necropoli di Vulci, oggetti e contesti straordinari, come quelli delle tombe n. 27 o 129 di Poggio Mengarelli, o della tomba delle Mani d’Argento dell’Osteria: idoletti e scarabei di ascendenza egizia, pendenti e affibbiagli realizzati in ambra, faïence e metalli preziosi. Arricchiscono l’esposizione i richiami sia agli ex-voto di terracotta dai santuari, che consentono una esatta ricostruzione anche delle acconciature e dell’uso che degli ornamenti si faceva nel mondo etrusco, sia alla recente scoperta della testa di kore in marmo greco, dal Tempio Nuovo presso il decumano della città etrusca.

Firenze. Al convegno archeoVINUM di tourismA 2026 il caso Aquileia: Cristiano Tiussi (Fondazione Aquileia) spiega lo stretto rapporto tra archeologia e vino, che oggi si concretizza non solo con la Vigna delle Thermae Felices Constantinianae, ma sono ben sei le aziende vinicole del territorio coinvolte che condividono un rapporto diretto e identitario con l’archeologia di Aquileia

Cristiano Tiussi (Fondazione Aquileia) presenta il “caso Aquileia: il vino si fa storia” a tourismA 2026 (foto graziano tavan)

C’è un vigneto situato in una delle aree archeologiche più significative della città, tra l’edificio tardoantico delle Grandi Terme, il teatro romano e le mura bizantine: è la Vigna delle Thermae Felices Constantinianae ad Aquileia presentata a tourismA 2026, il salone di archeologia e turismo culturale promosso da Archeologia Viva, nel convegno ArcheoVinum promosso dall’università di Bari in una mattinata densa di interventi. archeologiavocidalpassato.com ne ha seguito alcuni. E dopo aver conosciuto “Iter Vitis: itinerario culturale del Consiglio d’Europa” presentato da Emanuela Panke, presidente della Federazione Iter Vitis (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2026/03/03/firenze-al-convegno-archeovinum-di-tourisma-2026-iter-vitis-itinerario-culturale-del-consiglio-deuropa-con-emanuela-panke-presidente-della-federazione-iter-vitis/), iniziamo questo viaggio eno-archeologico attraverso l’Italia partendo da Aquileia con “Il vino si fa storia”, proposto da Cristiano Tiussi, direttore di Fondazione Aquileia, con Antonio Clementin di Vini Brojli.

“Aquileia – spiega Cristiano Tiussi ad archeologiavocidalpassato.com – partecipa a tourismA, giunta alla 12ma edizione, in particolare nel panel che riguarda archeologia e vino, perché Aquileia naturalmente è un luogo da sempre legato alla produzione del vino,

Fase della vendemmia nella Vigna delle Thermae Felices Constantinianae ad Aquileia (foto n. olivotto / fondazione aquileia)

che ancora oggi è una produzione importante per il territorio perché molti sono i vigneti e molte sono anche le cantine che in questi ultimi anni si sono create, si sono formate. Il concorso di queste cantine serve proprio a ricreare all’interno di questa tematica molto ampia un filone di turismo archeologico che è un turismo esperienziale che riguarda non solo la consumazione dei prodotti attuali, dei prodotti vitivinicoli del nostro territorio, ma anche una presa di coscienza di quella che è la storia del vino nella nostra Aquileia e nella nostra regione più in generale.

La Vigna delel Thermae felices Constantinianae ad Aquileia tra l’edificio tardoantico delle Grandi Terme, il teatro romano e le mura bizantine (foto n. olivotto / fondazione aquileia)

“Quindi noi ci aspettiamo molto da questo progetto che si sta formando, che si sta creando – continua Tiussi -, perché riuscirà senz’altro a dare un itinerario di un’esperienza, che è un’esperienza culturale, un itinerario che toccherà vari siti, varie regioni italiane, e toccherà quindi anche Aquileia. Sarà necessario quindi nei prossimi mesi riuscire ad affinare le nostre strategie, affinare i nostri obiettivi, e cercare quindi di venire incontro a una richiesta sempre più ampia e sempre più sentita da parte dei visitatori di vivere in loco esperienze dirette anche attraverso il collegamento con gli antichi usi e costumi, produzioni di età romana”.

Ma non c’è solo la Cantina Brojli: ad Aquileia – come spiega ad archeologiavocidalpassato.com Crostiano Tiussi, sono sei le aziende vinicole del territorio coinvolte – Barone Ritter de Záhony, Brojli, Ca’ Tullio, Donda, Puntin e Tarlao – che condividono un rapporto diretto e identitario con l’archeologia di Aquileia, producendo vino in luoghi che custodiscono tracce tangibili della storia millenaria della città. “La vigna delle Terme Felici Costantiniane – spiega Tiussi – è un piccolo appezzamento che viene coltivato da Fondazione Aquileia assieme a una delle cantine del territorio, cioè la cantina Brojli. Altre cinque invece sono state coinvolte in questo progetto e hanno aderito in maniera entusiastica: sono la cantina Ca’ Tullio, la cantina Donda, la cantina Ritter de Záhony che sta in un antichissimo monastero importante anche per la storia cristiana di Aquileia, la cantina Puntin e la cantina Tarlao. Quindi sei cantine in un paese come Aquileia di 3200 abitanti e che contiamo veramente di coinvolgere sempre di più in questo progetto che può essere per tutti un volano anche di sviluppo e soprattutto di un turismo sostenibile attento alle tradizioni locali non solo enologiche ma anche gastronomiche”.

Cantine di Aquileia coinvlte nel progetto archeoVINUM (foto graziano tavan)


Cantine di Aquileia coinvlte nel progetto archeoVINUM (foto graziano tavan)

Brojli sorge in un’area contraddistinta da numerose testimonianze di culti pagani e del culto cristiano, Ca’ Tullio valorizza un edificio di archeologia industriale del primo Novecento, recuperando la memoria agricola del territorio; Donda coltiva vigneti che insistono su aree dove affiorano resti di ville romane, mura e circo; Puntin si colloca lungo l’antica strada romana per Tergeste, tra mausolei e monumenti funerari; Ritter de Záhony affonda le proprie radici nel complesso dell’antico monastero benedettino di Santa Maria, sorto su una basilica paleocristiana; Tarlao coltiva lungo la via che collegava Aquileia a Iulia Emona, percorsa dagli imperatori romani diretti in Italia.

 

Torino. Al museo Egizio la conferenza “I cofanetti per ushabti in terracotta. Una classe di oggetti misconosciuta” con il curatore Paolo Marini, in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino

Giovedì 5 marzo 2026, alle 18, al museo Egizio di Torino, nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio. In sala conferenze (con accesso da via Maria Vittoria 3m) incontro con il curatore Paolo Marini su “I cofanetti per ushabti in terracotta. Una classe di oggetti misconosciuta”. L’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria al link  https://www.eventbrite.it/…/i-cofanetti-per-ushabti-in… L’evento è disponibile anche in streaming sul canale YouTube del museo Egizio. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino.

I cofanetti in terracotta destinati a custodire gli ushabti aprono una finestra suggestiva sul mondo funerario dell’antico Egitto. Spesso considerati oggetti secondari rispetto alle celebri statuette raffiguranti il defunto, questi contenitori raccontano invece molto sulle credenze, sulle pratiche rituali e sugli aspetti sociali della civiltà egizia. Dopo una breve introduzione sugli ushabti e sui loro contenitori, la conferenza si concentrerà sui cofanetti in terracotta, spiegando perché è importante studiarli e cosa possono rivelare sul contesto sociale in cui furono prodotti. Particolare attenzione sarà dedicata agli esemplari conservati al Museo Egizio, che offrono l’occasione per riflettere sul valore simbolico di questi oggetti: non semplici contenitori, ma piccoli luoghi sacri destinati ad accogliere simbolicamente l’immagine del defunto.

Paolo Marini (museo Egizio Torino) (foto graziano tavan)

Paolo Marini ha conseguito nel 2016 il dottorato di ricerca in Egittologia presso l’università di Pisa. Dal 2017 è curatore e referente scientifico delle mostre itineranti del Museo Egizio e per la stessa istituzione ha curato mostre in Brasile, Canada, Cina e altri numerosi paesi europei, tra cui l’Italia. I suoi interessi di studio e le pubblicazioni si concentrano sull’archeologia tebana, con particolare attenzione agli aspetti funerari e al contesto storico-culturale che li ha prodotti. Dal 2010 al 2018 ha preso parte alla missione archeologica dell’università di Pisa a Dra Abu el-Naga (Luxor, Egitto); dal 2018 lavora con un team di italiani alla missione Franco-egiziana al Tempio di Milioni di Anni di Ramesse II (Luxor, Egitto); dal 2019 collabora, con un progetto di studio dell’artigianato del legno, con la missione dell’IFAO a Deir el-Medina (Luxor, Egitto); e dal 2025 partecipa alla missione congiunta del Rijksmuseum di Leiden e del museo Egizio di Torino a Saqqara come epigrafista (Egitto). Ha preso parte a numerosi congressi e ha pubblicato sia lavori scientifici sia contributi divulgativi. Attualmente sta lavorando alla pubblicazione che raccoglie oltre 10 anni di studi sui contenitori per ushabti, con uscita prevista nel 2028.

 

Parma. All’auditorium dei Voltoni del complesso monumentale della Pilotta l’incontro “Iside. Una dea vicino a noi” con Florio Lami, terzo appuntamento delle “Conferenze di Arkheoparma”

Giovedì 5 marzo 2026, terzo appuntamento del ciclo “Conferenze di archeologia con Arkheoparma” in collaborazione con l’associazione Amici della Pilotta. Appuntamento alle 17 all’Auditorium dei Voltoni, Complesso monumentale della Pilotta, a Parma, con la conferenza “Iside. Una dea vicino a noi” di Florio Lami che porterà i partecipanti in un viaggio dedicato alla conoscenza del patrimonio archeologico ci conduce in Egitto, ma non solo. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Parlare della dea Iside significa parlare di una dea che ha condizionato non solo il pensiero religioso degli antichi Egizi ma anche quello di altre religioni come la greca, la romana e, forse, la cristiana. Iside è stata la Grande Madre dell’Egitto antico. Considerata la parte femminile della natura e la sua parte creativa, Iside è, oggi, nelle sue numerose sfaccettature, l’archetipo della donna moderna.