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Pompei. All’auditorium la conferenza “Nola: l’elaborazione dell’identità culturale e politica nel contatto col mondo greco tra età orientalizzante e classica” con l’archeologo Mario Cesarano della soprintendenza di Napoli, promossa dall’associazione internazionale “Amici di Pompei” sui risultati degli scavi delle necropoli nolane

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Grafica di una sepoltura dal territorio nolano con evidenziato il ricco corredo (foto amici di pompei)

Nola e i suoi scavi sono al centro dell’incontro che l’associazione internazionale “Amici di Pompei” ETS ha organizzato venerdì 22 marzo, alle 17, nell’Auditorium degli scavi di Pompei. Protagonista l’archeologo della soprintendenza di Napoli, Mario Cesarano, che propone la conferenza “Nola: l’elaborazione dell’identità culturale e politica nel contatto col mondo greco tra età orientalizzante e classica”. “A Nola – spiega Mario Cesarano – famosa fin dal Settecento per gli scavi di tombe che hanno restituito alcuni tra i più bei vasi greci conservati nei più importanti musei del mondo, gli scavi degli ultimi anni contribuiscono a narrare la storia di gruppi familiari che nel momento in cui per mare e per terra si incontrano e si scontrano Greci, Etruschi e indigeni, sono decisi a dichiarare la propria vicinanza alla politica della città greca di Atene, la più grande potenza del Mediterraneo del V secolo a.C., deponendo nelle loro sepolture una serie di richiami alla pratica dell’atletismo di tipo greco”. La conferenza metterà in luce come la differenziazione sociale della comunità di Nola tra la fine dell’VIII e il V secolo a.C. sia avvenuta ininterrottamente sulla base della formazione di gruppi culturali che si definiranno di volta in volta in rapporto al contatto più o meno intenso con alcune realtà allogene, soprattutto di matrice greca. Fonti privilegiate per la ricostruzione di questo scenario sono le sepolture, molte delle quali indagate negli ultimi anni: una serie di osservazioni spinge a ritenere che la composizione dei corredi funebri risponda alla necessità di delineare la fisionomia sociale e culturale del defunto e del suo gruppo di appartenenza in un contesto al limite tra il privato e il pubblico.

Roma. A Palazzo Massimo – museo nazionale Romano incontro di studio “Forme e Aspetti del Paesaggio. Percorrendo le strade dell’Italia antica”: due giornate sul paesaggio come era percepito da chi percorreva le strade dell’Italia antica

roma_palazzo-massimo_incontro-di-studio-forme-e-aspetti-del-paesaggio-percorrendo-le-strade-dell-italia-antica_locandinaA Palazzo Massimo – museo nazionale Romano, venerdì 22 e sabato 23 marzo 2024, incontro di studio “Forme e Aspetti del Paesaggio. Percorrendo le strade dell’Italia antica”: due giornate che intendono proporre alla discussione il paesaggio quale percepito da chi percorreva le strade dell’Italia antica. Nello spirito di apertura dell’Atlante tematico di Topografia antica a cura di Stefania Quilici Gigli e Lorenzo Quilici (L’Erma di Bretschneider), l’incontro mira a suscitare molteplici e nuove declinazioni del tema, sulla base di esperienze, linee di ricerca, studi quanto mai vari, che rispecchino nuovi interessi o un diverso approccio ad argomenti con una lunga tradizione di studio. Il tema verrà quindi affrontato sotto aspetti diversi e varie declinazioni, liberamente scelte dai relatori. Venerdì 22 marzo 2024, alle 9.30, dopo i saluti istituzionali di Stéphan Verger e Roberto Marcucci, apre la prima sezione, presieduta da Eugenio La Rocca, la relazione introduttiva “Archeologia del paesaggio, archeologia della memoria” sarà tenuta da S. Verger. Quindi, sui paesaggi del mito interventi di F. D’Andria, S. Solano, A. Buonopane, G.L. Gregori, E. Giorgi. Dopo la discussione e la pausa caffè, alle 11.45, la nuova sezione, presieduta da Simone Quilici, sui paesaggi sacri e religiosi vede interventi di R. Brancato, E. Tortorici, V. Fiocchi Nicolai, L. Spera, e sui paesaggi funerari con E. Moormann, S. Molls, C. Veen; B. Fochetti, P. Liverani. Discussione. Nel pomeriggio, alle 15, terza sessione, presieduta da Gianluca Tagliamonte, su trasformazioni, variazioni del paesaggio, delle sue infrastrutture in contesti e tempi diversi, con M. Guaitoli, G. Cera, G. Renda, M.L. Marchi, G. Forte. Dopo la discussione e la pausa caffè, alle 17, la quarta sessione, presieduta da Marcello Spanu, sulla percezione del paesaggio con P. Tartara, M.S. Busana, E. Pandolfo, A. Vacilotto, O. Belvedere, A. Burgio, M. Cangemi, A. Di Maggio, F. Modica. La discussione chiude la prima giornata. Sabato 23 marzo 2024, la seconda giornata apre alle 9.30, con la quinta sessione, presieduta da Andrea Giardina, sul paesaggio nell’ordine delle divisioni agrarie con Capogrossi Colognesi, E. Tassi, S. Quilici Gigli, G. Ceraudo, V. Ferrari, e sui paesaggi della produzione con J. Bonetto, S. Dilaria, C. Previato, A. Facchi, G. Falezza, G. Scardozzi. Dopo la discussione e la pausa caffè, alle 12, sesta e ultima sessione, presieduta da Dieter Mertens, su il paesaggio militare con M. Jonasch, A.R. Giotto, J. Turchetto, e sulla crudeltà nel paesaggio con L. Quilici. La discussione chiude le due giornate di studio al museo nazionale Romano.

Al museo della Civiltà villanoviana a Villanova di Castenaso (Bo) l’incontro “Giochi e giocattoli tra Greci ed Etruschi” con l’archeologa Cristina Servadei che conversa con Paola Poli, archeologa e conservatore del Muv

castenaso_villanova_museo-civiltà-villanoviana_conferenza-giochi-e-giocattoli-tra-greci-ed-etruschi_locandinaNuovo appuntamento con le conferenze a ingresso gratuito del giovedì sera al museo della Civiltà villanoviana di Villanova di Castenaso (Bo), incentrate sulla tematica del gioco, a partire dalla mostra temporanea in corso “Balocchi al Museo. Giochi e giocattoli dalla collezione Pasqualini-Zanella”. Il secondo appuntamento, giovedì 21 marzo 2024, alle 20.45, al Muv, vede l’archeologa Cristina Servadei in conversazione con Paola Poli, archeologa e conservatore del Muv, “Giochi e giocattoli tra Greci ed Etruschi”. Ingresso gratuito. Il tema del gioco è trasversale nel tempo e nelle culture: esplorare questo aspetto degli antichi Greci ed Etruschi porta a stretto contatto con una sfera quotidiana e intima, come quella del mondo dell’infanzia, oppure più adulta e di intrattenimento come quella del banchetto. Attraverso i suoi giocattoli e passatempi, l’antichità si mostra sotto una luce insolita e al contempo talvolta straordinariamente familiare.

Locri (RC). Per la rassegna “Un caffè… storicamente corretto” promosso dal museo nazionale Archeologico di Locri Epizefiri e dal Circolo di Studi Storici Le Calabrie la conferenza “Da Castelverete a Napoli: la vicenda giudiziaria del marchese Giovan Battista Carafa al tempo del viceré di Toledo (1548-1552)” con Filippo Racco, deputato di Storia Patria della Calabria

locri-epizefiri_archeologico_un-caffè-storicamente-corretto_da-castelverete-a-napoli_locandinaAl museo Archeologico nazionale di Locri Epizefiri siamo arrivati all’appuntamento di marzo con “Un caffè…storicamente corretto”, il ciclo del giovedì promosso dal parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri con il Circolo di Studi storici “Le Calabrie” e il patrocinio del Comune di Locri, curato da Elena Trunfio e Marilisa Morrone. Alle 17, la conferenza “Da Castelverete a Napoli: la vicenda giudiziaria del marchese Giovan Battista Carafa al tempo del viceré di Toledo (1548-1552)” con Filippo Racco, deputato di Storia Patria della Calabria, che farà scoprire un personaggio tanto affascinante quanto controverso che ci riporterà alla Calabria Ultra del Cinquecento e non solo. Introducono Elena Trunfio, direttore del museo e parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri, e Marilisa Morrone, presidente del Circolo di Studi storici “Le Calabrie”. L’ingresso è gratuito e non è necessaria la prenotazione. Per info: drm-cal.locri@cultura.gov.it, circolostudistorici@lecalabrie.org, tel. 0964.390023 – cell. 334.6126386.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia Stefania de Majo ci porta “Sulla rotta di Spina”, sesto appuntamento di marzo con gli itinerari guidati alla mostra “Spina etrusca a Villa Giulia. Un grande porto nel Mediterraneo”

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Frammento di tripode in bronzo proveniente da Vulci e conservato al muse

Per il ciclo di visite guidate “Sulla Rotta di Spina”, appuntamento giovedì 21 marzo 2024, alle 17, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Stefania de Majo condurrà i visitatori a scoprire i rapporti con il mondo greco di Spina, città etrusca perduta negli echi del mito e ritrovata 100 anni fa nel Delta del Po, descritta nella mostra “Spina etrusca a Villa Giulia. Un grande porto nel Mediterraneo”. Visita guidata compresa nel costo del biglietto su prenotazione all’indirizzo: mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it. È possibile prenotarsi all’accoglienza salvo disponibilità. C’è un frammento di tripode in bronzo, realizzato a Vulci, ma rinvenuto ai piedi dell’acropoli di Atene e conservato nel museo dell’Acropoli, che testimonia i rapporti tra il mondo greco e quello etrusco, e la diffusione dei miti greci presso il popolo dei Tirreni, vista la raffigurazione dell’apoteosi di Eracle.

Torino. Al museo Egizio l’egittologo Pascal Vernus parla di “Egyptian hieroglyphs and the issue of figurativity in the most ancient scripts”. Conferenza in presenza e on line in collaborazione con Acme

torino_egizio_conferenza-egyptian-hieroglyphs-and-issue-of-figurativity-in-the-most-ancient-script_locandinaLa caratteristica più sorprendente dei geroglifici dell’antico Egitto è che si tratta di rappresentazioni figurative che possono essere più o meno identificate, anche da chi è completamente estraneo alla civiltà egiziana. Per designare questa caratteristica, il termine “iconicità”, comunemente usato, appare troppo generico e sarebbe preferibile l’uso del termine “figuratività” derivato dalla Storia dell’Arte (cfr. “arti figurative”). Se ne parla giovedì 21 marzo 2024, alle 18, al museo Egitto di Torino nel nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio, con un incontro a cura di Pascal Vernus su “Egyptian hieroglyphs and the issue of figurativity in the most ancient scripts”. L’evento si terrà nella sala conferenze del Museo e l’ingresso è libero con prenotazione al link https://www.eventbrite.it/…/egyptian-hieroglyphs-and…. Conferenza in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano per il solo pubblico in sala (fino a esaurimento scorte). La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. La figuratività non è limitata agli antichi geroglifici egiziani, era originariamente presente anche nei più antichi sistemi di scrittura provenienti dalla Cina, dalla Valle degli Indi, da Elam, dalla Mesopotamia, dall’impero ittita, da Creta e dal Mesoamerica. La figuratività originale della scrittura è soggetta a evoluzione e può svanire nel tempo; una bella illustrazione è fornita dal nostro alfabeto latino. Molte lettere risalgono ai geroglifici egiziani attraverso gli alfabeti proto-sinaitico, fenicio ed ebraico, per esempio, la lettera “a” trae la sua origine in un geroglifico egiziano completamente figurativo a forma di testa di bue.

Pascal Vernus, “agrégé de lettres classiques”, “Docteur d’État” dalla Sorbona, è stato membro scientifico dell’Institut Français d’Archéologie du Caire (1973-1976). È stato nominato Professore («Directeur d’études») presso l’École Pratique des Hautes Études, IVe Sezione, alla Cattedra “Egittologia” nel 1976, fino al suo pensionamento diventando “Professore emerito”. Ha tenuto lezioni presso l’Università Ain Shams al Cairo, presso l’Università di Yale (USA), presso la Nova Universitad (Lisbona), presso l’Autonoma Universitad (Barcellona). È stato membro scientifico della Spedizione Archeologica Spagnola ad Heracleopoli. Ha pubblicato circa duecento contributi riguardanti la storia, la religione, la letteratura, la lingua e la scrittura degli antichi Egizi. Alcune delle sue pubblicazioni includono: Dictionnaire des Pharaons; Affaires et scandales sous les Ramsès; Chants d’amour de l’Égypte antique; Sagesses de l’Égypte pharaonique; Dictionnaire amoureux de l’Égypte pharaonique; Le bestiaire des pharaons (in collaborazione con J. Yoyotte).

Roma. In Curia Iulia in presenza, e on line su FB, la conferenza “Onori a Tiberio e alla famiglia del Principe” a cura di Carmela Capaldi, professore di Archeologia classica all’università di Napoli “Federico II”

roma_curia-iulia_conferenza-onori-a-tiberio-e-alla-famiglia-del-principe_locandinaNel corso degli scavi condotti nel foro di Cuma dal dipartimento di Studi umanistici dell’università di Napoli “Federico II” è stata recuperata, di recente, un’iscrizione lunga m. 4.37, originariamente collocata sulla facciata d’ingresso di un edificio pubblico prospettante sulla piazza. Per “Dialoghi in Curia”, promossi dal parco archeologico del Colosseo, se ne parla giovedì 21 marzo 2024, alle 16.30, in Curia Iulia nella conferenza “Onori a Tiberio e alla famiglia del Principe” a cura di Carmela Capaldi, professore di Archeologia classica all’università di Napoli “Federico II”. L’immagine dell’iscrizione utilizzata per gentile concessione del parco archeologico dei Campi Flegrei. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Interviene Carmela Capaldi, professore di Archeologia classica all’università di Napoli “Federico II”. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti via eventbrite al link https://21marzo_tiberio.eventbrite.it. Ingresso da largo della Salara Vecchia. L’incontro sarà trasmesso in streaming sulla pagina Facebook del Parco archeologico del Colosseo. Il testo elenca gli onori offerti a Tiberio, ai suoi genitori ed ai discendenti, registrati secondo una formula inedita che legittima l’istituzione della monarchia anche se travestita da parvenze repubblicane. La dedica costituisce, inoltre, l’occasione per una riflessione sulla figura di Tiberio e sui suoi controversi rapporti con i componenti della famiglia giulio-claudia.

Sambuca di Sicilia (Ag). A Palazzo Panitteri si inaugura il nuovo percorso espositivo con Il corredo funerario della Tomba della Regina di Monte Adranone, scoperto nel 1886 e rimasto per 136 nei depositi del museo Salinas di Palermo. Visite guidate speciali

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Parte del corredo della Tomba della Regina di Monte Adranone esposti a Palazzo Panitteri di Sambuca di Licata (Ag) (foto regione siciliana)

sambuca_archeologico_nuovo-percorso_corredo-tomba-della-regina-di-monte-adranone_locandinaIl corredo funerario della Tomba della Regina di Monte Adranone ritorna a casa dopo 136 anni: sedici pezzi, infatti, entreranno a fare parte del percorso museale di Palazzo Panitteri di Sambuca di Sicilia, nell’Agrigentino. Sarà inaugurato giovedì 21 marzo 2024, alle 11, a Palazzo Panitteri, a Sambuca di Sicilia, il nuovo percorso espositivo che comprende i 16 reperti del corredo funerario della Tomba della Regina, rinvenuti nella zona archeologica di Monte Adranone nel 1886 e fino a qualche giorno fa custoditi nel museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo. Interverranno l’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana Francesco Paolo Scarpinato; il direttore del parco archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, Roberto Sciarratta; il sindaco di Sambuca, Giuseppe Cacioppo; la direttrice del museo Archeologico regionale “Antonino Salinas”, Caterina Greco; e le archeologhe che hanno curato il progetto. I reperti sono stati rinvenuti nei depositi del museo “Antonino Salinas”, dove il grande archeologo e docente universitario a cui la struttura è intitolata volle trasferirli, intuendone il valore dopo i primi scavi del 1886. L’integrazione nel percorso espositivo è stata resa possibile dalla collaborazione tra il parco archeologico della Valle dei Templi, responsabile della valorizzazione dell’area di Monte Adranone, il museo palermitano e l’amministrazione comunale della città agrigentina. Un’occasione unica dunque per immergersi nella storia e ammirare da vicino reperti unici che tornano a splendere nella loro terra d’origine. Inoltre, dal 21 al 26 marzo 2024, si può vivere un’esperienza esclusiva con le visite guidate curate dall’archeologa del parco archeologico, Valentina Caminneci. Per informazioni e prenotazioni vcaminneci@parcovalledeitempli.it.

Milano. Alla fondazione Luigi Rovati apre la mostra “Vulci. Produrre per gli uomini. Produrre per gli dèi”, la prima del ciclo dedicato alle “Metropoli etrusche”

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Locandina della mostra “Vulci. Produrre per gli uomini. Produrre per gli dèi” alla Fondazione Luigi Rovati di Milano dal 20 marzo al 4 agosto 2024

Mercoledì 20 marzo 2024 al piano ipogeo della Fondazione Luigi Rovati, in corso Venezia 52 a Milano, apre “Vulci. Produrre per gli uomini. Produrre per gli dèi”, la grande mostra, aperta fino al 4 agosto 2024, che inaugura il ciclo dedicato alle “Metropoli etrusche”. Vulci è tra le più dinamiche città dell’Etruria meridionale costiera, e si distingue per la produzione di raffinati bronzi e ceramiche e per le imponenti sculture in pietra e terracotta. Questo dinamismo alimenta una estesa rete di rapporti commerciali e di scambi culturali con gli altri centri etruschi e mediterranei, a sua volta stimolo per la stessa produzione artistica e artigianale locale. La mostra è arricchita da suggestioni e opere di Giuseppe Penone. Nella continuità della visione della Fondazione che vede l’arte come continuum storico fra antico e contemporaneo, nelle opere esposte Giuseppe Penone plasma la materia-tempo con le proprie mani, in un antico gesto che diventa esso stesso scultura contemporanea.

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Una vetrina della mostra “Vulci. Produrre per gli uomini. Produrre per gli dèi” alla fondazione Luigi Rovati di Milano (foto fondazione rovati)

La ricostruzione del valore di Vulci come metropoli, dalle sue origini fino alla conquista romana, permette di ricostruire parallelamente l’evoluzione antropologico-culturale delle élites dominanti, degli artigiani-artisti e di tutta la popolazione vulcente. A supporto dell’esperienza di visita, sono disponibili anche un booklet e un’audioguida gratuiti dedicati alla mostra. Il progetto di inclusione della Fondazione “Museo per tutti”, propone per la mostra una guida accessibile per le persone con disabilità intellettiva, creata secondo le regole dell’Easy to read, un linguaggio facilitato regolamento dall’Unione Europea. Sarà disponibile gratuitamente al museo oppure scaricabile on line. Ogni sabato alle 11, una visita guidata accompagna il pubblico tra le opere della mostra temporanea, esposte nel Piano ipogeo del Museo. Il costo è di 20€ e include il biglietto di ingresso. Accompagna la mostra il catalogo Vulci. Produrre per gli uomini. Produrre per gli dèi, edito da Fondazione Luigi Rovati con testi di Mario Abis, Simona Carosi, Carlo Casi, Alessandro Conti, Sara De Angelis, Maurizio Forte, Christian Mazet, Laura M. Michetti, Giuseppe Penone, Chiara Pizzirani, Carlo Regoli, Maurizio Sannibale, Giuseppe Sassatelli, Giuliano Sergio (euro 40,00).

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Lastra architettonica fittile con Dioniso e Arianna dall’edicola della necropoli di Ponte Rotto di Vulci, conservata al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto fondazione rovati)

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Coppia di mani in lega di argento, oro e rame, da Vulci (foto fondazione rovati)

Una grande mostra che, accanto a una selezione di reperti inediti appartenenti alla collezione della Fondazione, espone capolavori provenienti dalle collezioni di importanti istituzioni pubbliche ed enti privati, a conferma della attrattività del progetto espositivo che la Fondazione esercita fin dalla sua apertura. Tra i reperti più spettacolari, la coppia di mani in lega d’argento, oro e rame, e il collarino in osso, appartenente a uno Sphyrelaton, o statua polimaterica, rinvenuto nel 2013 nella necropoli dell’Osteria; gli ossuari in terracotta inediti della collezione della Fondazione Luigi Rovati; per la prima volta esposti insieme un nucleo di ceramiche attribuite al Pittore delle Rondini.

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L’imponente urna biconica ed elmo-coperchio in bronzo proveniente dagli scavi Mengarelli della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale (foto fondazione rovati)

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Spada con fodero alla mostra “Vulci. Produrre per gli uomini. Produrre per gli dèi” (foto fondazione rovati)

Tra i bronzi inediti un candelabro e due colini della Fondazione Rovati, la spada con fodero e l’imponente urna biconica ed elmo-coperchio in bronzo proveniente dagli scavi Mengarelli della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale; la Maschera-visiera in bronzo, un unicum per l’Etruria, probabilmente di uso cerimoniale, proveniente dai Musei Vaticani; imponente l’inedito Pilastro figurato in nenfro della Collezione Castiglione Bocci di Ischia di Castro; parimenti straordinaria la ricostruzione dell’edicola di Ponte Rotto dedicata alla coppia Dionisio ed Arianna, dal 1889 parte delle raccolte del museo Archeologico nazionale di Firenze e mai più esposta in Italia dal 1966. Due le opere di Giuseppe Penone della collezione della Fondazione Luigi Rovati e inedite per pubblico italiano: Cocci, del 1982 e Colonna di menti, del 1981.

Marano di Valpolicella (Vr). Nella sala civica di Valgatara l’incontro “Tempio di Minerva: aggiornamenti dai recenti scavi e restauri (2022-2023)”, interessante esempio di fanum, santuario extraurbano, del I sec. d.C.

marano_tempio-di-minerva_presentazione-scavi-e-restauri-22-23_locandinaNovità sul Tempio di Minerva sul monte Castelon nel comune di Marano di Valpolicella (Vr). Mercoledì 20 marzo 2024, alle 20, nella sala civica “G. Silvestri” in piazza della Comunità a Valgatara di Marano di Valpolicella l’incontro “Tempio di Minerva: aggiornamenti dai recenti scavi e restauri (2022-2023)”. Interverranno Brunella Bruno, funzionario archeologo della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo Vicenza; Alberto Manicardi, archeologo della società archeologica SAP; e l’architetto Massimo Donisi della Tetrarch architetti. Ingresso libero.

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Visite guidate al Tempio di Minerva al monte Castelòn di Marano di Valpolicella (foto Ctg Valpolicella)

Il tempio del I secolo d.C. era già stato portato alla luce, sul versante sud del Monte Castelon, dal Conte Giovanni Girolamo Orti Manara, studioso di antichità locali, che avanzò l’ipotesi di un’eventuale relazione tra il toponimo Minerbe (ora San Rocco) e la presenza di un luogo sacro dedicato alla dea romana Minerva, grazie anche alle testimonianze di alcuni abitanti del luogo. Fu così che il pittore Giuseppe Razzetti, incaricato dal Conte stesso, fece un disegno della pianta dell’edificio (ora conservato al Museo Civico). Tuttavia, nonostante l’accurata descrizione dei reperti, non fu indicato con precisione il luogo del ritrovamento. Inoltre, a causa di un metodo d’indagine poco accurato, preziose testimonianze sono andate perdute.

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I resti del tempio di Minerva al Castelòn di Marano di Valpolicella dopo le diverse campagne di scavo archeologico (foto Ctg Valpolicella)

Così fu solo nel 2007 che il tempio fu riscoperto a seguito di un’operazione di recupero della memoria che ha coinvolto l’intera popolazione di Marano di Valpolicella e che ha permesso, seguendo la tradizione orale, di individuare il punto esatto dove scavare per far riemergere il sito archeologico. Il Tempio di Minerva costituisce un interessante esempio di fanum, cioè un santuario extraurbano, che racchiude tre importanti stratificazioni di fasi storiche: un tempio di età imperiale, uno di età tardo-repubblicana e un rogo votivo dell’età del ferro. Il complesso è realizzato su una terrazza creata lungo il pendio del monte tramite il taglio della parete rocciosa; le sue dimensioni sono 8m x 7,5m. Lo scavo ha evidenziato tracce di un’area cultuale protostorica e di un tempio di età tardo-repubblicana al di sotto delle strutture inizialmente visibili.