Un libro al giorno. “My Name is Your Name: Anthroponyms as Divine Attributes in the Greco-Roman World” a cura di Valentino Gasparini, Jaime Alvar Ezquerra e Corinne Bonnet

Copertina del libro “My Name is Your Name: Anthroponyms as Divine Attributes in the Greco-Roman World” a cura di Valentino Gasparini, Jaime Alvar Ezquerra e Corinne Bonnet
È uscito per i tipi di De Gruyter il libro (in inglese) “My Name is Your Name: Anthroponyms as Divine Attributes in the Greco-Roman World / My Name Is Your Name: Antroponimi come attributi divini nel mondo greco-romano” a cura di Valentino Gasparini, Jaime Alvar Ezquerra e Corinne Bonnet. Gli epiteti divini servono a una varietà di scopi, i più frequenti dei quali sono quelli legati alle località e alle funzioni degli dèi. Gli epiteti derivati da nomi individuali, tuttavia, hanno ricevuto meno attenzione. Sebbene pochi studi si siano concentrati sul mondo greco, la ricerca sul Mediterraneo di lingua latina è ancora sporadica. Tali attributi onomastici “antropoforici” sono stati spesso interpretati come legati al nome di un fondatore di culto. Tuttavia, tale pratica suggerisce piuttosto varie forme di relazioni tra il dio e l’individuo (o gruppo) il cui nome modella l’epiteto. Queste dinamiche di “individualizzazione” di una divinità richiedono ulteriori esplorazioni. Questo libro collettivo fornisce, per la prima volta, un catalogo dettagliato di 398 casi greci e latini provenienti dall’ampia area circostante mediterranea (inclusi Grecia, Anatolia, Levante, Nord Africa, penisola iberica, Europa centrale, Italia e Roma), relativi a 45 divinità e 191 epiteti diversi. Numerosi casi di studio che vanno dal V-IV secolo a.C. al IV secolo d.C., esaminato attraverso diverse prospettive cronologiche, geografiche e tematiche, offre preziose intuizioni sulle strategie locali e regionali di appropriazione religiosa.
Roma. Regalo di Natale: riaperto al pubblico dopo sei anni di lavori il Medagliere del museo nazionale Romano a Palazzo Massimo: con oltre mezzo milione di pezzi è una tra le più importanti e prestigiose strutture di settore a livello internazionale
Regalo di Natale per i visitatori di Palazzo Massimo a Roma, una delle sedi del museo nazionale Romano: il 23 dicembre 2025, dopo sei anni di chiusura ha riaperto al pubblico il Medagliere del museo nazionale Romano. Con oltre mezzo milione di pezzi tra monete, medaglie, pesi monetali, tessere, oggetti da conio e poi anche gemme, oreficerie, preziose suppellettili e altri pregiati manufatti in metallo, il Medagliere del museo nazionale Romano è una tra le più importanti e prestigiose strutture di settore a livello internazionale. Istituito alla fine dell’Ottocento nel Complesso delle Terme di Diocleziano in seno al museo nazionale Romano appena costituito con il preminente scopo di farvi confluire tutti i materiali numismatici provenienti dal territorio di Roma e del Lazio, il Medagliere costituì il suo primo importante nucleo con i reperti rinvenuti tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento in occasione dei lavori di adeguamento urbanistico della nuova capitale del Regno d’Italia e di sistemazione dell’alveo del Tevere. Accanto al grande quantitativo di materiali numismatici che il sottosuolo generosamente restituiva, in forma sporadica o riuniti in gruzzoli, altre varie acquisizioni andarono nel tempo ad arricchire i forzieri del Medagliere sino ad arrivare all’odierna consistenza di oltre mezzo milione di pezzi tra monete, medaglie, pesi monetali, tessere, oggetti da conio e poi anche gemme, oreficerie, preziose suppellettili e altri pregiati manufatti in metallo. Un significativo incremento delle sue collezioni fu esercitato anche da generose donazioni di intere raccolte private e da una serrata politica di acquisti sul mercato antiquario. Tra le acquisizioni più significative si evidenziano i materiali provenienti dal museo Kircheriano, la collezione di monete di età romana e alto medievale di Francesco Gnecchi e la raccolta di monete italiane di età medievale e moderna di Vittorio Emanuele III di Savoia.
“L’occasione di oggi è sicuramente molto importante”, dichiara Alfonsina Russo, capo dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale, “e dimostra come sia possibile mantenere fede agli obiettivi prefissati, quando lavoro, dedizione e passione contribuiscono al risultato. La riapertura del Medagliere era stata annunciata a giungo scorso come obiettivo del 2025 e di rilancio del museo nazionale Romano”. E Federica Rinaldi, direttrice del museo nazionale Romano: “Restituire alla città e al mondo uno dei più importanti medaglieri al mondo rappresenta per il museo nazionale Romano un importante obiettivo culturale. Riaprire il Medagliere, dopo adeguati lavori di miglioramento ambientale, conservativo, scientifico e allestitivo, ribadisce il nuovo ruolo del museo nazionale Romano, impegnato a posizionarsi come spazio vivo, inclusivo e partecipato”.
Cerveteri (Vt). Regalo di Natale: riaperto al pubblico il piano terra del castello Ruspoli, l’ultima parte del museo nazionale Archeologico Cerite interessata dai lavori PNRR
Regalo per tutti i visitatori sotto l’albero di Natale di Cerveteri (Vt). Il 23 dicembre 2025 ha riaperto al pubblico anche l’ultima parte del museo nazionale Archeologico Cerite, ospitato nel Castello Ruspoli, interessata dai lavori PNRR di efficientamento energetico e di accessibilità, ovvero il piano terra con le sezioni villanoviana, orientalizzante e arcaica.

Preziosi corredi esposti al piano terra del museo nazionale Archeologico Cerite di Cerveteri (Vt) (foto pact)
Fanno parte del nuovo allestimento alcuni materiali finora conservati in deposito (corredo principesco di Monte dell’Oro) e complessi funerari recentemente restaurati, di grande importanza per la conoscenza della fase etrusca della storia di Cerveteri (deposizione villanoviana con urna a capanna, da Montetosto, corredo della tomba con carro da Campo della Fiera).
L’attività degli archeologi e degli architetti del Pact – parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia prosegue adesso alacremente per dotare le sale espositive di apparati didattici rinnovati nei contenuti e nel linguaggio, in grado di comunicare al pubblico in maniera efficace, moderna e adeguata la portata delle novità emerse dall’attività di riordino delle collezioni
Notte di Natale. Su Rai Storia il film di Alberto Castellani “Rivisitare Nazareth. Archeologia e tradizione nel villaggio abitato da Gesù” che parla della scoperta della casa natale di Gesù a Nazareth sulla base delle fonti antiche e degli scavi archeologici di Ken Dark
“Trovata la casa natale di Gesù”: a dare la notizia dell’eccezionale scoperta a Nazareth era stato l’archeologo inglese Ken Dark (university of Reading) nel 2015 che dal 2006 stava scavando sotto la chiesa delle Suore di Nazareth portando alla luce un edificio dalle pareti di pietra, risalente al I secolo. Dark si era concentrato su quell’area perché tutte le persone vissute nei secoli successivi alla morte di Gesù hanno identificato proprio quel luogo come la casa natale del Messia, e per le informazioni fornite dal De loci santis, il diario di viaggio in Terrasanta del vescovo Arculfo scritto nel 698 dal monaco irlandese Adamnano, secondo cui la casa di Gesù sarebbe stata localizzata tra due tombe e sotto una chiesa. Da questa ricerca e da queste fonti ha preso spunto il film “Rivisitare Nazareth” del regista veneziano Alberto Castellani (Italia 2017, 50’) (vedi “Trovata la casa natale di Gesù”: a parlare dell’eccezionale scoperta alla XXVIII rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto non sarà lo scopritore, l’archeologo inglese Ken Dark, che ha dato forfait, ma il film di Castellani, presentato in anteprima, “Rivisitare Nazareth. Archeologia e tradizione nel villaggio abitato da Gesù” | archeologiavocidalpassato). Il film “Rivisitare Nazareth: Archeologia e Tradizione nel villaggio abitato da Gesù” di Alberto Castellani è in programmazione su Rai Storia (canale 54) la Notte di Natale: mercoledì 24 dicembre 2025, alle 21.
Il film. A due passi dalla Basilica dell’Annunciazione di Nazareth, sosta, attorno all’anno 681, un pellegrino di nome Arculfo. Gli viene raccomandato di visitare la casa dove Gesù trascorse, assieme a Maria e Giuseppe, infanzia e giovinezza. Anni dopo Arculfo avrà modo di redigere un testo che rappresenta la cronaca di quella esperienza. Quell’antico scritto è la fonte da cui il film intende partire. Ci conduce lontano, molto lontano da Nazareth. Ci fa scoprire il fascino di un remoto lembo di terra battuta dal vento e dall’oceano, ci fa toccare con mano documenti nascosti in antiche biblioteche. Ma rappresenta soprattutto l’avvio di una storia affascinante: una rivisitazione della cittadina di Nazareth alla luce delle più recenti indagini storiche ed archeologiche. Una indagine che prevede riscontri ma anche interrogativi. Molti dei quali destinati ancora a non trovare soluzione.
Bologna. I carabinieri del TPC hanno restituito al museo civico Archeologico una statuetta in bronzo raffigurante un guerriero etrusco parte di una refurtiva subita nel 1963, scovata negli USA

Cerimonia di consegna del bronzetto etrusco al museo civico Archeologico di Bologna: presenti Giorgia Boldrini, Federica Guidi, maggiore Carmelo Carraffa, Paola Giovetti, con militari del TPC (foto bologna musei)
Il 30 ottobre 1963 il museo civico Archeologico di Bologna denunciò un furto. A oltre sessant’anni di distanza una statuetta in bronzo raffigurante un guerriero etrusco, parte di quella refurtiva, ha fatto ritorno all’Archeologico di Bologna, consegnato alla direttrice Paola Giovetti dal Maggiore Carmelo Carraffa, comandate del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Bologna, nel corso di una cerimonia ufficiale che si è tenuta il 19 dicembre 2025, presente Giorgia Boldrini, direttrice Settore Musei Civici di Bologna, e Federica Guidi, funzionaria archeologa del museo civico.

Il bronzetto etrusco restituito dai carabinieri del TPC al museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei)
Il recupero del prezioso e raro manufatto è avvenuto grazie alla consolidata cooperazione tra gli Uffici di Polizia esteri e i militari in servizio nelle sedi del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale dislocate sul territorio nazionale. Per il bronzetto etrusco l’attività è stata seguita congiuntamente con l’Ufficio del Procuratore Distrettuale di New York e la Homeland Security Investigations statunitense che hanno informato il Comando Carabinieri TPC dell’avvenuto recupero così da poter predisporre il rimpatrio per la restituzione all’Italia dei beni archeologici, provento di scavi illeciti, ricettazione ed esportazione illecita ai danni dello Stato italiano. Il sodalizio criminale ha avuto inizio con diversi soggetti italiani, già interessati da attività di indagine, che si affidavano a bande di tombaroli per saccheggiare siti archeologici nazionali accuratamente scelti e non sufficientemente sorvegliati. Dopo averli saccheggiati, i trafficanti facevano in modo che i reperti venissero puliti, restaurati e forniti di una falsa provenienza, prima di metterli in vendita presso case d’asta, istituzioni museali e gallerie di tutto il mondo. A conclusione delle complesse attività di riscontro eseguite dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale, è stato possibile accertare la corrispondenza tra la statuetta in bronzo del guerriero etrusco, localizzata nel territorio degli Stati Uniti d’America, e quella oggetto del furto in danno del museo civico Archeologico di Bologna, consentendo in tal modo il recupero e la restituzione al Museo per la pubblica fruizione del manufatto.

Guerriero etrusco nell’atto di scagliare una lancia (o forse Marte in assalto), bronzo del V sec. a.C. restituito al museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei)
Guerriero o Marte in assalto (V sec. a.C.), Collezione Etrusco Italica. Il bronzetto che rientra a fare parte delle collezioni permanenti del museo civico Archeologico di Bologna, dopo la restituzione operata nel 2023 dal Virginia Museum of Fine Arts di Richmond (USA) grazie all’Ufficio del Procuratore Distrettuale di New York, alla Homeland Security Investigations e al Comando Carabinieri Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, si legge nella scheda curata da Federica Guidi, funzionaria archeologa del museo civico, rappresenta un guerriero nell’atto di scagliare una lancia, forse il dio Marte stesso, che gli Etruschi chiamavano Laran e che era particolarmente venerato in area umbra. La statuetta indossa una corta corazza che lascia scoperta la parte inferiore del corpo. Sul capo indossa un imponente elmo crestato. Si tratta di un dono votivo, deposto in un contesto sacro come un santuario o una stipe per sollecitarne il favore degli dei o come forma di ringraziamento per una grazia ricevuta (ex voto).

L’archeologa Federica Guidi illustra il bronzetto del guerriero etrusco restituito dal TPC al museo Archeologico di Bologna (foto bologna musei)
La statuetta schematica rientra nel gruppo dei bronzetti prodotti in ambiente etrusco-italico o più specificamente umbro settentrionale, secondo la definizione e la classificazione elaborate dall’etruscologo Giovanni Colonna già nel corso degli anni ‘60 e ‘70 del ‘900 (G. Colonna, Bronzi votivi umbro sabellici a figura umana. 1, Periodo arcaico, n.121 p.60, tav. XXX). La diffusione del tipo del guerriero in assalto è fiorente in ambito etrusco, umbro e centro-italico; è attestata da produzioni colte cui se ne affiancano di più schematiche e popolari, come nel caso del nostro esemplare, che appartiene ai reperti originariamente parte della Collezione Universitaria, poi confluiti nelle collezioni del museo civico Archeologico. Nei luoghi di culto di una vasta parte dell’Italia pre-romana – conclude Guidi – è frequente l’atto devozionale di offrire alla divinità un oggetto. Progressivamente tale pratica si struttura nell’offerta di precisi oggetti simbolici: rappresentazioni di vittime animali, vasi usati per presentare l’offerta, immagini delle parti del corpo risanate (ex voto anatomici), immagini dell’offerente stesso o della divinità venerata. A fronte di una copiosa richiesta di tali beni da donare agli dei, nasce quindi una produzione artigianale finalizzata al culto, spesso localizzata presso i santuari stessi.
Buone Feste in museo: aperture di musei e parchi archeologici durante le festività. Chiuso solo a Natale
Buone Feste in museo. Il ministero della Cultura comunica che il 24 e il 26 dicembre 2025, 1° gennaio e il 6 gennaio 2026 i musei, i complessi monumentali e i parchi archeologici statali resteranno aperti su tutto il territorio nazionale. Le visite si svolgeranno nei consueti orari di apertura, su prenotazione dove previsto. Solo il 25 dicembre i musei e i luoghi della cultura statali resteranno chiusi. Il 4 gennaio 2026 è il giorno della #domenicalmuseo, l’iniziativa del ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito, ogni prima domenica del mese, nei musei, gallerie, aree e parchi archeologici, castelli e complessi monumentali, abbazie, ville e giardini storici statali.
Piazza Armerina (En). Si inaugura il nuovo impianto di illuminazione artistica del percorso monumentale della villa romana del Casale, e concerto di chitarra classica “Guitar Recital” della musicista Edith Pageaut
Martedì 23 dicembre 2025, alle 17, aperitivo inaugurale per il nuovo impianto di illuminazione artistica del percorso monumentale della villa romana del Casale di Piazza Armerina (En), seguito alle 17.30 dal taglio del nastro. “Un passo avanti per migliorare la fruizione del sito”, commenta Carmelo Nicotra, direttore del parco archeologico di Morgantina e Villa Romana del Casale. Quindi, alle 18.30, per i concerti del parco archeologico di Morgantina e Villa Romana del Casale si potrà assistere al concerto di chitarra classica “Guitar Recital” della musicista Edith Pageaut.
Ostia Antica (Roma). Al parco archeologico la squadra Ales sta completando in questi giorni le operazioni di copertura stagionale dei più delicati mosaici ostiensi

Coperti i mosaici del tempio di Ercole al parco archeologico di Ostia Antica (Roma) (foto parco archeologico ostia antica)
Al parco archeologico di Ostia antica la squadra Ales sta completando in questi giorni le operazioni di copertura stagionale dei più delicati mosaici ostiensi iniziata nella seconda settimana di dicembre 2025. L’operazione rientra a pieno titolo tra le attività di manutenzione ordinaria, con le quali il Parco assicura le migliori condizioni di conservazione dei manufatti archeologici e dei monumenti. I mosaici vengono coperti con un telo di Delta-Lite, materiale che evita il formarsi di ghiaccio (brina) e di umidità sulle superfici musive e che mantiene una temperatura costante, facendo in modo che i mosaici siano preservati dalle azioni delle intemperie. La copertura interessa mosaici di Ostia antica e della Necropoli di Porto all’Isola Sacra; a metà marzo circa, e in ogni caso con l’arrivo della primavera, essi saranno ri-scoperti e restituiti alla pubblica fruizione in vista della bella stagione. Ecco i mosaici interessati:

Mitreo di Felicissimo a Ostia Antica (Roma): mosaici scoperti (foto parco archeologico ostia antica)
Scavi di Ostia. Regio I: Terme di Buticosus; Tempio di Ercole; Regio II: Sacello di Porta Romana; Terme dei Cisiarii; Mosaico delle Province; Terme di Nettuno; Caserma dei Vigili; Piazzale delle Corporazioni; Caupona di Fortunato; Domus di Apuleio; Regio III: Mosaico Nilotico delle Case Giardino; Regio IV: Domus delle Colonne; Domus dei Pesci; Mitreo degli Animali; Mosaico policromo della Domus del Portico di Tufo; Regio V: Domus dei capitelli di stucco; Insula e Terme dell’Invidioso; Mitreo di Felicissimo; Mosaico del Piazzale della Vittoria. Restano a vista, tra gli altri, nella Regio III il Mosaico dei Misuratori di Grano, i mosaici del Caseggiato di Amore e Psiche e del Serapeum, i mosaici delle Terme dei Sette Sapienti; nella Regio IV i mosaici della Schola del Traiano, il mosaico della Taberna dei Pescivendoli; nella Regio V i mosaici nella Domus del Protiro e del Caseggiato dei Lottatori; inoltre restano a vista i mosaici già protetti da tettoie: nella Regio IV il caseggiato del Dioniso e il mitreo delle Sette Porte; nella Regio V il mosaico della Domus della Fortuna Annonaria.

Tomba della Mietitura alla Necropoli di Porto di Ostia antica: mosaici scoperti (foto parco archeologico ostia antica)

Tomba della Mietitura alla Necropoli di Porto di Ostia antica: mosaici coperti (foto parco archeologico ostia antica)
Necropoli di Porto all’Isola Sacra. Tombe 16, 29, E25 (Tomba della Mietitura), E27, E29, E61. Resta a vista il mosaico della Tomba 43 e i mosaici all’interno degli edifici sepolcrali.
Bologna. La soprintendenza lancia la mostra on line “1925-2025. Un secolo di Archeologia in Emilia-Romagna. Cento anni di Soprintendenza a Palazzo Ancarano” che ripercorre un viaggio nell’archeologia del territorio ed evidenzia le attività di tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico
È un viaggio virtuale alla scoperta di cento anni di ricerche, scavi e scoperte archeologiche di un’intera regione, l’Emilia-Romagna. E per farlo basta un clic. Si accede così alla mostra online “1925-2025. Un secolo di Archeologia in Emilia-Romagna. Cento anni di Soprintendenza a Palazzo Ancarano” presentata ufficialmente giovedì 18 dicembre 2025, a Palazzo Marescalchi, sede Sabap-BO, in via IV Novembre 5 a Bologna. La mostra, con Comitato scientifico composto Sara Campagnari, Monica Miari, Silvia Bernardi e Rossana Gabusi (SABAP MET Bologna) è stata ideata e sviluppata dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna, in collaborazione con soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Modena Reggio Emilia e Ferrara, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Parma e Piacenza, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Ravenna Forlì-Cesena e Rimini, Complesso monumentale della Pilotta, musei nazionali di Bologna – direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna, musei nazionali di Ferrara, musei nazionali di Ravenna.

La pagina iniziale della mostra on line “1925-2025. Un secolo di Archeologia in Emilia-Romagna. Cento anni di Soprintendenza a Palazzo Ancarano” (foto artsteps)
Realizzata su piattaforma virtuale da Dario Ferrari, archeologo libero professionista e sviluppatore della mostra su piattaforma ArtSteps, e liberamente fruibile (CLICCA QUI per accedere alle stanze virtuali), la mostra intende celebrare i cento anni di presenza della soprintendenza nella sede bolognese di Palazzo Ancarano in via Belle Arti, nei cui spazi, proprio nel 1925, vennero trasferiti gli uffici dell’allora soprintendenza alle Antichità dell’Emilia e della Romagna ospitati fino a quel momento presso il regio museo Archeologico di Bologna. Il centenario è l’occasione per ripercorrere un viaggio nell’archeologia del territorio e per evidenziare gli esiti più importanti dell’attività della Soprintendenza e degli Istituti che ad essa si sono affiancati nella tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico. Il percorso espositivo -articolato in 5 sezioni e 17 sottosezioni- ripercorre la storia dell’Istituzione e della sua sede, l’evoluzione della metodologia dalle prime grandi scoperte all’archeologia professionale e le più rilevanti mostre e iniziative svolte nel territorio.

















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