Verona. Al museo di Storia naturale la conferenza “Il potere delle macchine: storia dell’automazione e governo della tecnologia”, con Luca Ciancio dell’università di Verona, settimo appuntamento con le conferenze dei Musei Civici 2025 – 2026
Martedì 27 gennaio 2026, alle 17, nella sala “Sandro Ruffo” del museo civico di Storia naturale di Verona, la conferenza “Il potere delle macchine: storia dell’automazione e governo della tecnologia”, con Luca Ciancio dell’università di Verona, settimo appuntamento con le conferenze dei Musei Civici 2025 – 2026, che propone un approfondimento sulla omonima mostra in programma fino al 31 maggio 2026 al MUSE di Trento – Palazzo delle Albere, dedicata alla diffusione delle tecnologie nel Principato vescovile di Trento nel Cinquecento. La mostra rappresenta un’occasione preziosa per interrogarsi sul ruolo odierno della tecnologia in una prospettiva di lunga durata. L’esposizione offre infatti spunti per comprendere come l’innovazione abbia storicamente modellato la società e come possa farlo ancora oggi, contribuendo a una riflessione pubblica più ampia capace di rafforzare l’idea di un governo umano, consapevole e responsabile dello sviluppo tecnologico. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili
Roma. A corollario della mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale, Lectio magistralis “Il tesoro perduto della regina Ahhotep” del prof. Gianluca Miniaci (università di Pisa): alcuni tesori sono esposti nella prima sala. L’egittologo presenta per “archeologiavocidalpassato.com” il suo libro “Il tesoro perduto della regina Ahhotep” (Carocci)
Lectio magistralis “Il tesoro perduto della regina Ahhotep” del prof. Gianluca Miniaci, egittologo dell’università di Pisa martedì 27 gennaio 2026 nell’aula didattica delle Scuderie del Quirinale a corollario della mostra “Tesori dei Faraoni”. Le prenotazioni sono già sold out, ma la conferenza sarà registrata e pubblicata sul sito web e sul canale YouTube delle Scuderie del Quirinale.

L’egittologo Gianluca Miniaci (UniPi) con il suo libro “Il tesoro perduto della regina Ahhotep” (Carocci) (foto graziano tavan)
Il prof. Miniaci è autore del libro “Il tesoro perduto della regina Ahhotep. Una donna alla riconquista dell’Egitto antico” (Carocci editore): Celato per millenni in un nascondiglio che nulla rivelava dall’esterno, nel 1859, nei pressi dell’antica Tebe (oggi Luxor) tornò alla luce uno dei più grandi tesori dell’antico Egitto, composto da oltre 70 oggetti, fra cui numerosi gioielli, manufatti e armi in oro, argento, bronzo e pietre dure. Il tesoro era appartenuto a una coraggiosa regina di nome Ahhotep, vissuta verso il 1550 a.C., in un periodo particolarmente buio della storia dell’Egitto, dominato a nord dai temibili Hyksos. La storia di questa scoperta è intrecciata con quella del padre dell’archeologia egizia, Auguste Mariette. Il volume, arricchito da numerose illustrazioni e da un prezioso inserto a colori, ne traccia una ricostruzione, ancora in parte avvolta nel mistero, che ci conduce nelle atmosfere avventurose e romantiche dei primi ritrovamenti ottocenteschi, ci racconta la nascita del gusto per le antichità egizie e allo stesso tempo svela intrighi di potere dell’antico Egitto, fra devozione materna, incesti, tradimenti, guerre e catastrofi naturali.

Coperchio in stucco dorato e legno della regina Ahhotep dalla tomba della regina Ahhotep (Tebe Ovest), conservato al msueo del Cairo (foto graziano tavan)
Nella prima sala della mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale, dedicata a “Egitto, terra dell’oro” sono esposti alcuni dei tesori provenienti dalla Tomba della regina Ahhotep: dalla decorazione al valor militare al bracciale del re Ahmose I, al coperchio in legno dorato del sarcofago della regina Ahhotep II (vedi Con archeologiavocidalpassato.com alla scoperta della mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale a Roma: ecco i capolavori della Sala 1, “Egitto, terra dell’oro” | archeologiavocidalpassato).
Ecco la presentazione del libro “Il tesoro perduto della regina Ahhotep. Una donna alla riconquista dell’Egitto antico” (Carocci editore) che il prof. Miniaci ha fatto ad archeologiavocidalpassato.com.
“Questo libro racconta due storie che si intrecciano”, spiega Miniaci ad archeologiavocdalpassato.com. “Da una parte c’è l’Egitto del 1550 a.C. che vive un momento drammatico, uno sliding doors della storia dell’Antico Egitto diviso in due tronconi: nel Nord ci sono gli Hyksos e nel Sud ci sono gli egiziani. E poi c’è un’altra storia, quella dell’Egitto dell’800, un Egitto che è una sorta di far-west dell’archeologia, un Egitto in cui si incontrano e si scontrano artisti, diplomatici, avventurieri, esploratori, anche studiosi.

Decorazione al valor militare in oro (fine XVII-inziio XVIII dinastia) dalla tomba della regina Ahhotep II, conservata al museo di Luxor (foto graziano tavan)
Cercano tutti quanti di poter arrivare alle antichità egiziane che erano un po’ il cuore, la chiave di quella che è la scoperta dell’Antico Egitto. Questo libro ci parla di una regina guerriera, di una regina che finalmente riesce a sconfiggere gli Hyksos, e riesce a scacciare l’invasore dall’Egitto. Ma ci racconta anche tante altre storie che ruotano intorno a questa regina. Ci sono storie di incesto; c’è l’eruzione del vulcano di Santorini; ci sono le battaglie, gli scontri sanguinari; ci sono tutti i faraoni che vengono massacrati e uccisi dagli Hyksos; ci sono le dispute tra gli stranieri e gli egiziani stessi”.

L’egittologo Gianluca Miniaci (UniPi) con il suo libro “Il tesoro perduto della regina Ahhotep” (Carocci) (foto graziano tavan)
Gianluca Miniaci insegna Archeologia, Lingua e Storia dell’antico Egitto all’università di Pisa. È direttore della missione archeologica a Zawyet Sultan (Minya, Egitto) e della campagna di scavo dell’università di Pisa a Dra Abu el-Naga (Luxor, Egitto). Ha lavorato per i principali musei internazionali, tra cui il British Museum e il Louvre, e dirige varie riviste e collane scientifiche, fra cui la prestigiosa “Ancient Egypt in Context” edita da Cambridge University Press. Ha al suo attivo oltre 20 libri e più di 100 articoli scientifici. La sua ultima monografia è relativa alle miniature di animali in faïence in Egitto, Nubia e nel Levante nel Medio Bronzo (2000-1500 a.C.).
Taranto. Al museo Archeologico nazionale viste guidate speciali “Taranto in età tardoantica e la comunità ebraica” per il Giorno della Memoria alla scopetta delle testimonianze dell’antica comunità ebraica tarantina fin dal 70 d.C.
Martedì 27 gennaio 2026, per il Giorno della Memoria, al museo Archeologico nazionale di Taranto due visite speciali “Taranto in età tardoantica e la comunità ebraica”, alle 10 e alle 12, aperte a tutti e senza necessità di prenotazione. Il MArTA infatti custodisce e racconta la storia dell’antica comunità ebraica tarantina, una presenza documentata sin dal 70 d.C. Quest’anno viene proposta una lettura rinnovata dei reperti tardoantichi e medievali, mettendo in relazione gli oggetti con il territorio da cui provengono. Attraverso una ricostruzione topografica dei luoghi di rinvenimento, sarà possibile riscoprire il profondo legame tra Taranto e la sua comunità ebraica: una storia fiorente, interrotta dall’espulsione del 1510, ma ancora riconoscibile nei segni lasciati nella città. Un’occasione per riflettere sulla memoria collettiva e sulle tracce che continuano a parlarci.
Pompei. Il parco archeologico è il primo in Italia a ottenere il Certificato di Qualità per i servizi di procurement e progettazione di interventi nell’ambito della tutela, conservazione e fruizione pubblica; e per la verifica della progettazione delle opere ai sensi della normativa vigente

Certificato di qualità al parco archeologico di Pompei: cantieri a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Certificato di qualità al parco archeologico di Pompei: cantieri a Pompei (foto parco archeologico pompei)
Pompei riconosciuto come primo Parco archeologico nella gestione responsabile e orientata all’eccellenza nella tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico e nell’impiego efficace delle risorse economiche. Il parco archeologico di Pompei, già qualificato come Stazione Appaltante di prima fascia, ha infatti di recente conseguito il Certificato di Qualità oltre che per il procurement (l’intero processo di acquisizione di beni, lavori e servizi: dalla definizione delle esigenze all’approvvigionamento alla gestione dei fornitori) e la progettazione anche per la verifica dei progetti, risultando il primo parco archeologico a livello nazionale a ottenere tale importante riconoscimento. Questa certificazione attesta la piena conformità dei processi, attuati dall’Ufficio Tecnico del Parco, di verifica della progettazione agli standard di qualità richiesti, garantendo elevati livelli di competenza tecnica e affidabilità procedurale, confermando l’impegno costante verso una gestione responsabile e orientata all’eccellenza nella tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico, oltre che nell’impiego efficace delle risorse economiche sia provenienti dal bilancio del Parco che dai numerosi finanziamenti ottenuti.

Certificato di qualità al parco archeologico di Pompei: cantieri a Pompei (foto parco archeologico pompei)
Il Certificato è stato rilasciato al Parco come riconoscimento del Sistema Gestione Qualità aziendale in conformità alle Norme ISO 9001:2015. Le attività coperte dalla certificazione riguardano quindi i servizi di procurement e progettazione di interventi nell’ambito della tutela, conservazione e fruizione pubblica del Parco archeologico di Pompei e dei siti periferici, la verifica della progettazione delle opere ai fini della validazione condotte ai sensi della normativa vigente. “Il merito è dei funzionari tecnici e amministrativi del Parco”, dice il direttore, Gabriel Zuchtriegel, “espressione dell’altissima professionalità che abbiamo a Pompei e nel ministero della Cultura e in cui continueremo a investire. Competenze e formazione della squadra sono fondamentali per il futuro del patrimonio”.
Roma. Per il Giorno della Memoria il museo nazionale Romano propone un pomeriggio di studi “Le Leggi Razziali e gli effetti sulla cultura italiana. Alda Levi alle Terme di Diocleziano”, su Alda Levi prima donna archeologa a divenire funzionaria di una Soprintendenza
Il 26 gennaio 2026 in occasione del Giorno della Memoria, il museo nazionale Romano ospita, alle 16.30, alle Terme di Diocleziano il pomeriggio di studi “Le Leggi Razziali e gli effetti sulla cultura italiana. Alda Levi alle Terme di Diocleziano”. Prima donna archeologa a divenire funzionaria di una Soprintendenza, nel 1915, Alda Levi, moglie di Vittorio Spinazzola, già soprintendente agli Scavi e ai Musei di Napoli, durante l’occupazione nazista si trasferì sotto falsa identità a Roma; qui fu soccorsa da Salvatore Aurigemma, dirigente della Soprintendenza di Roma che la nascose presso il Museo delle Terme di Diocleziano e poi presso un istituto religioso. Morì a Roma, nel 1950. Prenotazione al link: https://www.eventbrite.it/…/le-leggi-razziali-e-gli…. Il pomeriggio di studi si svolge in sinergia con le iniziative curate per il Giorno della Memoria dall’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) nell’ambito del progetto “Pagina della Memoria. Pietra d’inciampo per la scienza e la cultura”. Intervengono Aldo Winkler, responsabile del Laboratorio di Paleomagnetismo dell’INGV e coordinatore del progetto “Pagina della memoria”; Anna Ceresa Mori, già funzionaria della soprintendenza Archeologica della Lombardia, responsabile della tutela della città di Milano e direttrice dell’Antiquarium “Alda Levi”, di cui ha curato l’intitolazione alla studiosa e l’allestimento; Antonella Ferraro, funzionaria archeologa del museo nazionale Romano e responsabile dell’Archivio storico del Museo che, con la presentazione dei documenti di archivio, unirà idealmente Alda Levi, Vittorio Spinazzola e Salvatore Aurigemma.
Padova. All’Orto Botanico il convegno “Neumann 100. 1925-2025: dal collezionismo alla ricerca”, a 100 anni dall’acquisizione da parte dell’università di Padova dell’intera collezione con reperti di interesse antropologico, paletnologico, archeologico, geologico, paleontologico e mineralogico. Ecco il programma
Al teatro Botanico all’Orto botanico di Padova, lunedì 26 gennaio 2026, dalle 9.30 alle 18, il convegno “Neumann 100. 1925-2025: dal collezionismo alla ricerca”, organizzato da Centro di Ateneo per i Musei, dipartimento dei Beni culturali, dipartimento di Geoscienze, dipartimento di Biologia, museo della Natura e dell’Uomo, museo di Scienze archeologiche e d’Arte. La partecipazione è gratuita, previa registrazione al form di prenotazione. Il convegno è dedicato a Eugenio Neumann (1847-1928), commerciante triestino, che nel corso della sua vita raccolse una straordinaria collezione con decine di migliaia di beni. In contatto anche con antiquari toscani, collezionisti francesi, studiosi tedeschi e di altri ambiti internazionali, partecipò in prima persona a numerose indagini nelle grotte del Carso, raccogliendo presso la sua abitazione di Trieste molti reperti di interesse antropologico, paletnologico, archeologico, geologico, paleontologico e mineralogico. A cento anni dall’acquisizione dell’intera collezione da parte dell’università di Padova, avvenuta nel 1925, il convegno intende riportare l’attenzione sulle diverse anime di questa raccolta, confluita poi nei vari musei scientifici ora riuniti nel museo della Natura e dell’Uomo e anche nel museo di Scienze Archeologiche e d’Arte. Agli interventi del convegno seguono due visite guidate: al museo di Scienze Archeologiche e d’Arte di Palazzo Liviano, e alle collezioni di Antropologia e di Geologia e Paleontologia del museo della Natura e dell’Uomo.
PROGRAMMA. Teatro Botanico Orto Botanico, 9.30-13: saluti dei direttori dei seguenti Dipartimenti: Beni Culturali; Biologia e Geoscienze; e del presidente del CAM. Interventi: Menegazzi A. (Centro di Ateneo per i Musei, università di Padova), Zara A. (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), “Cercando Neumann nel Museo di Scienze Archeologiche e d’Arte: dall’acquisizione del 1925 all’identificazione delle serie archeologiche”; Molinari S. (Centro di Ateneo per i Musei, università di Padova), Nalesso D. (Centro di Ateneo per i Musei, università di Padova), “La riscoperta della mineralogia di Neumann: collezione di mineralizzazioni rare e georisorse di difficile identificazione”; Dalla Longa E. (Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche), Tasca G. (museo civico “Federico De Rocco” di San Vito al Tagliamento, Pordenone), Carrara N. (Centro di Ateneo per i Musei, università di Padova), “Cercando Neumann nelle collezioni di Antropologia del MNU: tra reperti, carte e cartoni”; Pizzato F.A. (dipartimento Culture e Civiltà, università di Verona e IAUB – Institut d’Arqueologia de la Universitat de Barcelona), “La preistoria dal salotto all’università: Eugenio Neumann e la cultura materiale della scienza dilettante del suo tempo”; Cupitò M. (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), “Il ripostiglio di “Trieste – Corso Greinitz” al Museo di Scienze Archeologiche e d’Arte dell’Università di Padova: un’acquisizione Neumann?”; Zara A. (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), Faresin E. (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), Mantovani V. (Independent Researcher), Mazzocchin S. (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), “Eugenio Neumann al Museo del Liviano: studio multidisciplinare di due reperti di età romana”; Moser S. (Institute of Mediterranean and Oriental Cultures, Polish Academy of Sciences, Varsavia), “Non solo Padova: reperti dalle collezioni Neumann nei Musei Civici di Trieste”; Vinazza M. (dipartimento di Archeologia, università di Lubiana), Dalla Longa E. (Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche), “Le ramificazioni della storia delle ricerche. Il territorio di Škocjan (San Canziano del Timavo, Slovenia orientale) dalle ricerche Neumann ad oggi”; 13-14.30, pausa pranzo libera. Pomeriggio, 14.30-16, Arbulla D. (funzionario direttivo, conservatore del museo civico di Storia naturale di Trieste), “Caverna Pocala: un secolo di scavi, collezioni e scoperte da Neumann ad oggi”; Fornasiero M. (Centro di Ateneo per i Musei, università di Padova), Del Favero L. (Centro di Ateneo per i Musei, università di Padova), “Cercando Neumann nella collezione paleontologica del MNU tra dubbi e certezze”; discussione e dibattito. Dalle 16 alle 18, visite guidate al museo di Scienze Archeologiche e d’Arte e alle collezioni di Antropologia, Geologia e Paleontologia del museo della Natura e dell’Uomo.
Con archeologiavocidalpassato.com alla scoperta della mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale a Roma: dopo i tesori dalla tomba di Yuya e Tuya, sempre nelle sale 2-5 dedicate alla “Vita dopo la morte”, troviamo i tesori dalla tomba di Psusennes I (XXI dinastia), scoperta da Pierre Montet nel 1940 a Tanis, nel Delta del Nilo

Cavigliera in oro lapislazzuli e corniola dalla Tomba di Psesunnes (XXI dinastia), conservata al museo del Cairo (foto graziano tavan)
Dopo le sale dedicate ai i tesori trovati all’interno della tomba di Yuya e Tuya (KV 46), scoperta nella Valle dei Re a Tebe Ovest il 5 febbraio 1905, la visita proposta da archeologiavocidalpassato.com alla scoperta della mostra “Tesori dei Faraoni”,
aperta alle Scuderie del Quirinale a Roma fino al 3 maggio 2026, con una selezione di 130 capolavori dell’arte dell’Antico Egitto, provenienti dal museo Egizio del Cairo e dal museo di Luxor, molti dei quali esposti per la prima volta fuori dal loro Paese, continua, sempre nella sezione “La vita dopo la morte” che occupa le sale 2-5, con gli spazi dedicati ai tesori provenienti dalla tomba di Psusennes I (NRT III), scoperta da Pierre Montet nel 1940 a Tanis, nel Delta del Nilo, capitale dell’Egitto nel Terzo Periodo Intermedio (XXI-XXII dinastia).
Sale 2-5. La vita dopo la morte: Psusennes I. Psusennes I (ca 1047 – 1001 a.C.) governò l’Egitto per circa 47 anni. Il suo regno, uno dei più potenti e più lunghi della XXI dinastia, coincide con il Terzo Periodo Intermedio, epoca in cui il Paese, diviso, fu conteso tra due poteri principali: i re guerrieri del Nord e i potenti sacerdoti di Amon nel Sud, che controllavano l’antica capitale religiosa di Tebe. Nonostante questa frammentazione politica, la fama di Psusennes I fu uguagliata da pochi altri faraoni, come dimostra la sua tomba reale a Tanis, ritrovata intatta e colma dei suoi tesori, di quelli della sua famiglia e dei suoi successori sepolti con lui. Alcuni di questi tesori, conservati al museo del Cairo, sono presenti nella mostra “Tesori dei Faraoni”. Uno di questi, il grande collare in oro lapislazzuli e corniola, l’abbiamo incontrato nella prima sala dedicata a “Egitto, terra dell’oro” (vedi Con archeologiavocidalpassato.com alla scoperta della mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale a Roma: ecco i capolavori della Sala 1, “Egitto, terra dell’oro” | archeologiavocidalpassato).

Copridita in oro della mummia di Psesunnes dalla tomba del faraone (XXI dinastia), conservata al museo del Cairo (foto graziano tavan)
Al centro della sala troneggia la vetrina con la copertura della mummia di Psusennes in oro e argento e, in un angolo, i copridita in oro della mummia di Psusennes. Su un lato della sala, invece, troviamo un vaso in oro di Psusennes ed Henuttaui, la madre del faraone; e un versatoio in oro. Sempre di Psusennes sono esposti un bracciale in oro, lapislazzuli e vetro; un altro in oro; e una cavigliera in oro, lapislazzuli e corniola.

Pendente-pettorale di Amenemope, in oro , lapislazzuli, feldspato e vetro, dalla tomba di Amenemope, conservato al museo del Cairo (foto graziano tavan)
Al figlio Amenemope, suo successore, appartiene invece il pendente pettorale in oro, lapislazzuli, feldspato e vetro. E a collana in oro e lapislazzuli è del faraone Osorkon II (XXII dinastia), che visse un secolo e mezzo dopo Psusennes.
(continua – 3)
Adria (Ro). Al museo Archeologico nazionale nuovo percorso tematico in concomitanza con le Olimpiadi Milano-Cortina 2026: “In armonia con l’inverno: natura, sport e salute”, alla scoperta dei reperti più “sportivi” della collezione adriese
“In armonia con l’inverno: natura, sport e salute”: nuovo percorso tematico tra le vetrine del museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) dal 25 gennaio al 22 febbraio 2026, in concomitanza con le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. Il museo propone un’avventura all’insegna dell’antico, della storia dello sport e dei valori olimpici. È proprio il logo dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026 a guidare i visitatori alla scoperta dei reperti più “sportivi” della collezione adriese, raccontando le Olimpiadi antiche attraverso le eleganti raffigurazioni di atleti nella ceramica greca, la celebre testimonianza della Tomba della Biga, gli oggetti e le suppellettili utili alla cura del corpo. Non rimane che andare alla caccia dei talloncini identificativi sparsi tra le vetrine.
Cortona (Ar). Al MAEC “La Domenica in mostra!” Visite tematiche con l’esperto: Rocchini, Bruschetti, Paolucci, Giulierini, Angori. Uno spazio di racconto, approfondimento e dialogo in occasione della mostra “Gli Etruschi in Olanda. A 40 anni dal Progetto Etrusch”. Ecco il programma
“La Domenica in mostra!” Visite tematiche con l’esperto al museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona – MAEC: ogni domenica il museo diventa uno spazio di racconto, approfondimento e dialogo. In occasione della mostra “Gli Etruschi in Olanda. A 40 anni dal Progetto Etruschi”, il MAEC propone un ciclo di visite guidate tematiche con studiosi ed esperti, pensate per accompagnare il pubblico dentro i temi, le storie e i personaggi che attraversano l’esposizione. Un percorso che intreccia archeologia, collezionismo, viaggi, relazioni internazionali e nuove interpretazioni del mondo etrusco. Visite comprese nel biglietto d’ingresso. Attività gratuita per i residenti.
Il programma. Domenica 25 gennaio 2026, alle 11: Seduzione etrusca: collezionisti, viaggiatori e spie tra Cortona e l’Olanda con Patrizia Rocchini; domenica 1° febbraio, alle 11: La riscoperta degli Etruschi dopo il progetto del 1985 con Paolo Bruschetti; domenica 15 febbraio, alle 11: La collezione Corazzi con Giulio Paolucci; domenica 1° marzo, alle 11: Dai bronzi di Leida ai santuari extraurbani di Cortona con Eleonora Sandrelli; domenica 8 marzo, alle 11: Gli Etruschi, il grifo e una nuova interpretazione con Paolo Giulierini; domenica 15 marzo, alle 11: Collezionisti cortonesi tra Sette e Ottocento con Sergio Angori.
Il MAEC – Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona presenta la mostra “Gli Etruschi in Olanda. A 40 anni dal Progetto Etruschi”, un’esposizione che celebra lo storico legame tra Cortona e la città di Leida, nel segno della cultura etrusca e della collaborazione internazionale. Il progetto espositivo, promosso dal Comune di Cortona e dall’Accademia Etrusca, in collaborazione con il Rijksmuseum van Oudheden di Leida, segna un nuovo capitolo nella valorizzazione del patrimonio archeologico e nella memoria dell’“Anno degli Etruschi” del 1985, un momento chiave nella storia culturale della Toscana e dell’Italia, quando l’archeologia da conoscenza per pochi iniziò un percorso di maggiore condivisione pubblica.
La mostra ripercorre, attraverso cinque sezioni, l’evoluzione del pensiero archeologico e del collezionismo dal Settecento a oggi. Si parte dal “Progetto Etruschi” (1985), per affrontare il crescente interesse per l’archeologia (1727–1826) con la nascita dell’Accademia Etrusca e la riscoperta delle origini. Da qui, nella terza sezione, si giunge in Olanda e quindi alla collezione etrusca di Leida, mediante un viaggio dei reperti cortonesi verso il Rijksmuseum e la storia del collezionismo europeo. Quarta tappa è quella della valorizzazione del patrimonio culturale nazionale con le grandi scoperte archeologiche del territorio cortonese e le collaborazioni internazionali più recenti per concludere sul tema dell’influenza degli Etruschi sull’arte contemporanea, con opere come il Giano di Gino Severini e la “Collezione Statuette Ginori – Progetto Etruschi 1985”.
Il fulcro dell’esposizione è la restituzione temporanea di importanti reperti etruschi della Collezione Corazzi, provenienti dal Rijksmuseum di Leida. Un ritorno simbolico a Cortona, luogo d’origine dei manufatti, che rappresenta un atto di memoria e una nuova forma di cooperazione culturale tra Italia e Paesi Bassi. Come nel 1985, anche questa mostra intende generare partecipazione, dialogo e consapevolezza collettiva sul valore del patrimonio storico e artistico. L’iniziativa anticipa inoltre le celebrazioni per i 300 anni dell’Accademia Etrusca di Cortona (1727–2027).
Cividale (Ud). Al museo Archeologico nazionale per il Giorno della Memoria “Canti spezzati”
Domenica 25 gennaio 2026, Giorno della memoria, al museo Archeologico nazionale di Cividale (Ud), alle 11, “Canti spezzati”, iniziativa realizzata in collaborazione con Storica Somsi di Cividale aps, associazione musicale Sergio Gaggia, ANPI – Associazione Nazionale Partigiani Italia, Sezione di Cividale, circolo culturale KD Ivan Trinko, con il patrocinio del Comune di Cividale del Friuli. In programma la storia del compositore, organista e maestro di cappella sloveno Lojze Bratuz, italianizzato in Luigi Bertossi, vittima del regime fascista, raccontata dalle parole della moglie Ljubka Šorli, poetessa, scrittrice e insegnante, con le voci di Antonella Bukovaz e Michele Obit. Interventi musicali a cura dell’Associazione Sergio Gaggia con Nicolò Biemmi, primo fagotto del teatro la Fenice; Giulia Contaldo, pianoforte.



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