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Pechino. Aperte al museo nazionale della Cina le mostre “Pompei. Un’eterna scoperta” (con 88 reperti dal Mann) e “Geometria, armonia e vita. L’architettura di Andrea Palladio dall’Antichità al Classicismo” a conclusione delle celebrazioni per il 55° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Cina. Gli interventi di Giuli e Sirano

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli inaugura al museo nazionale di Pechino la doppia mostra “Pompei Palladio” (foto mic)

Rilievo votivo attico, originale greco degli inizi del IV sec. a.C., da Pompei, conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Ottantotto reperti dai depositi del museo Archeologico nazionale di Napoli sono in mostra al National Museum di Pechino: il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha infatti inaugurato il 4 febbraio 2026 le mostre “Pompei. Un’eterna scoperta” e “Geometria, armonia e vita. L’architettura di Andrea Palladio dall’Antichità al Classicismo”, ospitate eccezionalmente in contemporanea al museo nazionale della Cina in programma sino ad ottobre 2026, a conclusione delle celebrazioni per il 55° anniversario dello stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Italia e Cina, e rappresentano uno dei principali progetti di cooperazione culturale tra i due Paesi. “Queste due mostre sono la brillante affermazione della condivisione della conoscenza e rappresentano uno splendido esempio di diplomazia culturale”, ha affermato il ministro Giuli durante la cerimonia inaugurale, alla presenza del ministro della Cultura e del Turismo cinese, Sun Yeli, e del direttore del museo nazionale, Luo Wenli. “Pur nella loro diversità, le esposizioni dialogano tra loro come due capitoli di un unico grande racconto: quello della civiltà italiana nel suo continuo confronto con il mondo. Il racconto degli scavi di Pompei e il genio di Andrea Palladio sono tasselli del grande mosaico dell’identità culturale italiana. Siamo orgogliosi di presentarli in questo prestigioso museo al pubblico di Pechino e della Cina”.

Coppa profonda da vino (Kantharus) con centauro e amorino, dalla Casa dell’Argenteria, conservata al museo Archeologico naziomale di Napoli (foto mann)

La mostra “Pompei. Un’eterna scoperta” (4 febbraio – 10 ottobre 2026) ricostruisce la storia degli scavi della città vesuviana dal 1748 alle più recenti campagne archeologiche. Promossa dal museo Archeologico nazionale di Napoli e dal parco archeologico di Pompei, è organizzata in collaborazione con l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani e il museo nazionale della Cina, con il supporto dell’Ambasciata d’Italia e dell’Istituto Italiano di Cultura di Pechino. “Il Mann promuove questa esposizione non soltanto prestando numerosi reperti, ma anche cooperando, dal punto di vista scientifico, a un percorso suggestivo sulla perenne attualità del mito di Pompei ed Ercolano”, commenta il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Francesco Sirano. “Il viaggio culturale intrapreso non finisce qui: è allo studio un nuovo progetto espositivo che, presso il nostro Museo, sarà ancora una volta dedicato ai rapporti culturali tra Oriente e Occidente”. L’esposizione propone una selezione significativa di opere provenienti da Pompei ed Ercolano, con particolare attenzione alle più recenti scoperte archeologiche e ai risultati degli studi condotti negli ultimi anni. Attraverso affreschi, sculture, elementi decorativi e materiali della vita quotidiana, la mostra offre una lettura articolata del mondo romano, soffermandosi sull’organizzazione degli spazi urbani e sulle dinamiche sociali, economiche e culturali delle città vesuviane.

Guido Beltramini (Palladio Museum Vicenza) illustra la mostra “Geometria, armonia e vita. L’architettura di Andrea Palladio dall’Antichità al Classicismo” al museo nazionale di Pechino (foto mic)

La mostra “Geometria, armonia e vita. L’architettura di Andrea Palladio dall’Antichità al Classicismo” (4 febbraio – 16 maggio 2026) presenta per la prima volta al pubblico asiatico un progetto unitario dedicato ad Andrea Palladio, raccontando la diffusione dell’architettura palladiana, in dialogo con l’architettura cinese. Con la curatela congiunta italiana – del Centro Internazionale di Studi Andrea Palladio – e cinese, è realizzata dall’Ambasciata d’Italia e dall’Istituto Italiano di Cultura di Pechino, in collaborazione con il museo nazionale della Cina, il Palladio Museum di Vicenza e Treccani.

 

Potenza. Al museo Archeologico nazionale “Dinu Adamesteanu”, la conferenza “È davvero tutta farina del tuo sacco?” con Giuliana Bianco e Angela Di Capua (università della Basilicata), primo intervento del ciclo “Grano e Cibo”, nell’ambito della mostra “Le dee del grano. Terra, radici, memoria e rinascita”

Mercoledì 11 febbraio 2026 a Potenza, alle 10, nella sala del Cortile di Palazzo Loffredo, sede del museo Archeologico nazionale “Dinu Adamesteanu”, la conferenza “È davvero tutta farina del tuo sacco?” con Giuliana Bianco e Angela Di Capua, professoresse di Chimica analitica dell’università della Basilicata, primo intervento del ciclo di conferenze “Grano e Cibo”, nell’ambito della mostra “Le dee del grano. Terra, radici, memoria e rinascita”. Sarà presente anche personale del POLiS (Centro di Ateneo per i Percorsi di Orientamento, Lifelong learning e supporto agli Studenti) per eventuali informazioni sull’offerta didattica dell’ateneo lucano. In programma discussione della tematica affrontata con domande dei partecipanti, la visita guidata alla mostra “Le dee del grano. Terra, radici, memoria e rinascita” e delle sale museali (durata prevista di due ore e mezza, circa). La conferenza è rivolta agli istituti superiori di secondo grado e hanno come scopo l’orientamento in uscita dei ragazzi, l’ampliamento delle conoscenze su tematiche trasversali che traggono spunto dalla coltivazione del grano e, nel caso di progetti FSL concordati con l’Istituto alberghiero e agrario di Potenza, lo sviluppo di competenze specifiche. Il seminario illustrerà un approccio metodologico basato sull’uso di tecnologie analitiche avanzate, come la spettrometria di massa, per valorizzare la produzione locale sia dal punto di vista economico che etico. L’utilizzo di questa tecnica analitica ci permette di ottenere “impronta chimica” delle materie prime e consente quindi di tutelare la qualità, l’origine e la sicurezza dei prodotti agroalimentari, offrendo un valore aggiunto per i produttori e un maggior grado di fiducia per i consumatori.

Paestum (Sa). Al museo Archeologico nazionale “Ricordi Sergio? Un tributo all’artista a otto anni dalla sua scomparsa”: momento di ricordo, riflessione e condivisione, per celebrare l’eredità artistica e umana di Sergio Vecchio

“Ricordi Sergio? Un tributo all’artista a otto anni dalla sua scomparsa”: mercoledì 11 febbraio 2026, alle 16, nello spazio pubblico del museo Archeologico nazionale di Paestum incontro dedicato alla figura di Sergio Vecchio, a otto anni dalla sua scomparsa. L’iniziativa intende rendere omaggio all’artista e al suo percorso umano e creativo, sottolineando il legame profondo che unisce Sergio Vecchio a Paestum. Un rapporto che si è concretizzato, lo scorso anno, nella donazione al Museo di una tela da parte della famiglia dell’artista che celebra il forte legame di Vecchio con il paesaggio pestano. L’opera, dal titolo “L’attesa”, oggi parte integrante del patrimonio del museo Archeologico nazionale di Paestum, rappresenta un segno tangibile della volontà di mantenere viva la sua memoria attraverso l’arte, affidandola a un luogo simbolo della storia e dell’identità culturale del territorio.

L’incontro, aperto a tutti, sarà un momento di ricordo, riflessione e condivisione, per celebrare l’eredità artistica e umana di Sergio Vecchio e il valore della donazione come gesto di dialogo tra memoria privata e patrimonio collettivo. Oltre alla moglie dell’artista, Bruna Alfieri e ai figli Viviana e Marco, saranno presenti alla commemorazione: il direttore dei Parchi Tiziana D’Angelo, l’antropologo Paolo Apolito, lo storico e critico d’arte Massimo Bignardi e il giornalista e scrittore Paolo Romano, tutte personalità che hanno condiviso con l’artista un rapporto di vicinanza umana e intellettuale, testimoni del suo percorso artistico e della sua eredità culturale. A seguire, visita all’opera di Sergio Vecchio esposta stabilmente nel Museo e alla nuova sezione “Paestum: dalla città romana ad oggi”, recentemente rinnovata e aperta al pubblico.

 

Torino. Al museo Egizio la conferenza “Osiris in the temple of Kush”, con l’egittologa Angelika Lohwasser (università di Münster), in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino

Martedì 10 febbraio 2026, alle 18, al museo Egizio di Torino, nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio. In Sala Conferenze (con accesso da Via Maria Vittoria 3m) incontro con Angelika Lohwasser su “Osiris in the temple of Kush”, in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano in sala. L’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria al link  https://www.eventbrite.it/…/osiris-in-the-temples-of… L’evento è disponibile anche in streaming sul canale YouTube del museo Egizio. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino.

La conferenza si concentra sul dio Osiride a Kush (antica Nubia) nel I millennio a.C., dove egli è, da un lato, il dio dell’Aldilà e, dall’altro, associato al re defunto. Ad esempio, compare nelle cappelle delle piramidi meroitiche, rappresentato come una combinazione di Osiride in quanto divinità e del re terreno. Un altro aspetto significativo da considerare è costituito dalle piccole figure in bronzo di Osiride, rinvenute in quasi tutti i templi di Amon in Nubia. Esse suggeriscono che all’interno di questi santuari venisse praticato uno speciale rituale legato a Osiride. Inoltre, le fonti testuali indicano una stretta connessione tra Osiride e Amon. In quanto re defunto, Osiride è l’antenato regale di tutti i sovrani successivi, un ruolo che lo radica nella legittimazione e nella trasmissione della regalità di Kush. Amon, come supremo “dio di Stato” dei Kushiti, sceglie e incorona il re, mentre Osiride, in quanto suo predecessore divino, accoglie il sovrano nella linea di successione.

L’egittologa Angelika Lohwasser (università di Münster)

Angelika Lohwasser ha studiato Egittologia, Archeologia del Sudan e Archeologia all’università di Vienna, Austria. La sua tesi di dottorato era dedicata alle regine di Kush (VIII–IV sec. a.C.), mentre la sua abilitazione ha avuto come oggetto il cimitero di Sanam, un’area di sepoltura non reale nel Sudan settentrionale, datata all’VIII/VII sec. a.C. Dal 2009 è professoressa ordinaria di Egittologia all’università di Münster (Germania) e direttrice di ricerche archeologiche sul campo nel deserto di Bayuda. Le sue pubblicazioni trattano diversi aspetti storico-culturali, storici e archeologici delle culture del Sudan antico e dell’Egitto del Periodo Tardo. È principal investigator (PI) nel Cluster di Eccellenza “Religion and Politics” e svolge ricerche sul rapporto tra la regalità e le principali divinità di Kush (dall’VIII sec. a.C. al IV sec. d.C.).

 

Con archeologiavocidalpassato.com alla scoperta della mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale a Roma: al secondo piano la sala 6 introduce alla sezione dedicata a “Un re e il suo popolo”

“Un popolo e il suo re” è il tema affrontata nella sala 6 della mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale (foto graziano tavan)

Salita l’ampia scala a chiocciola si raggiunge il secondo livello delle Scuderie del Quirinale a Roma dove troviamo le altre cinque sale della mostra “Tesori dei Faraoni”, aperta fino al 3 maggio 2026, con una selezione di 130 capolavori dell’arte dell’Antico Egitto, provenienti dal museo Egizio del Cairo e dal museo di Luxor, molti dei quali esposti per la prima volta fuori dal loro Paese. Dopo aver apprezzato la prima sala dedicata all’Egitto “terra dell’oro”, e le sale 2-5 con un focus su “La vita dopo la morte”, la visita proposta da archeologiavocidalpassato.com alla scoperta della mostra “Tesori dei Faraoni” continua nelle sale 6-7 dedicate a “Un re e il suo popolo”. Dopo l’introduzione alla sezione, ci focalizziamo sulla prima, la sala 6.

“Un popolo e il suo re” è il tema affrontata nella sala 6 della mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale (foto graziano tavan)

Un re e il suo popolo. “Agli albori della storia dell’antico Egitto, intorno al 3200 a.C.”, spiegano i curatori della mostra, “apparve il termine shemsu Hor, ossia “seguaci di Horus”, con il quale si identificavano i sovrani. L’esistenza del faraone, o meglio l’istituzione stessa della regalità, era strettamente legata a quella di un popolo persuaso della sua sacralità. La società egizia era gerarchica e aveva al vertice il faraone, che incarnava tanto l’autorità religiosa quanto quella politica e amministrativa. Quest’ordine sociale rimase stabile per oltre tremila anni, anche grazie all’accettazione della mobilità tra le classi, basata sul merito e sulle capacità personali. Imhotep, il brillante architetto che raggiunse posizioni di rilievo, era un uomo del popolo. Anche Senenmut, vissuto durante il regno della regina Hatshepsut, si distinse e arrivò a ricoprire più di venti importanti cariche amministrative e religiose. Immediatamente al di sotto del faraone si collocavano gli aristocratici, i sacerdoti e i ministri. Durante l’Antico Regno, le più alte cariche erano riservate quasi esclusivamente ai membri della famiglia reale. Ma a partire dal Medio Regno, e poi nel Nuovo Regno e oltre, il sistema cambiò radicalmente e l’assegnazione delle qualifiche si basò sul merito e non più solo sul ceto. Questo fu sicuramente uno dei punti di forza della società egizia. La promozione dell’innovazione e dell’eccellenza rese possibili meraviglie come piramidi, tombe, templi e altre opere straordinarie, testimonianza dell’ingegno di una società dinamica, che stimolava i suoi membri ad apprendere e a migliorare. Di fatto, la parte più importante della società dell’antico Egitto era la classe media costituita da scribi, soldati e professionisti specializzati, tra cui artigiani e artisti. Seguivano i contadini, gli operai che lavoravano nelle cave e nell’edilizia, i marinai e i pescatori, mentre il gradino più basso della scala sociale era occupato dalla classe servile, di cui facevano parte anche cuochi, birrai, tessitori e domestici”.

Statua di Satmeret, in pietra calcarea, moglie di Neferherenptah, sacerdote wab (V dinastia, Antico regno), dalla tomba di Neferherenptah (Giza) conservata al museo Egizio del Cairo (foto graziano tavan)

E allora vediamo qualche “immagine” di questo popolo che fa bella mostra nella Sala 6. Nella prima vetrina, con sculture conservate al museo Egizio del Cairo, troviamo c’è la statua di Tjenti in pietra calcarea dipinta (V dinastia, Antico regno), dalla tomba di Nefu, nella necropoli occidentale di Giza, funzionario rappresentato nudo come si usava per i bambini.  Accanto la statua di Satmeret, in pietra calcarea, moglie di Neferherenptah, sacerdote wab (V dinastia, Antico regno), dalla tomba di Neferherenptah, nella necropoli occidentale di Giza: vestita da una tunica aderente che lascia intravedere le forme armoniose del corpo, e una grande collana che le adorna il petto. Quindi la doppia statua del sacerdote Nimaatsed, in pietra calcarea dipinta (V dinastia, Antico regno), dalla tomba di Nimaatsed, una mastaba a Saqqara, scoperta da Auguste Mariette nel 1860: ancora oggetto di discussione perché venivano scolpita una statua doppia dello stesso personaggio. Possibile rappresentasse il defunto e il suo ka. Chiude la statua di Sobeknakht Renefseneb seduto, in granodiorite (fine secondo periodo intermedio, inizio XXI dinastia), da Medinet el-Fayyum, con caratteristiche che riconducono alle cosiddette statue-cubo.

Statua del nomarca Ukh-Hotep e la sua famiglia dalla Tomba di Ukh-Hotep, nella necropoli di Meir, conservata al museo Egizio del Cairo (foto graziano tavan)

Ecco la statua del nomarca (sindaco) Ukh-Hotep e la sua famiglia in granodiorite (XII dinastia, Medio Regno), dalla Tomba di Ukh-Hotep, nella necropoli di Meir (Medio Egitto): il gruppo scultoreo con le sue iscrizioni conferma il processo di decentralizzazione del potere durante il quale i governatori provinciali ottennero il diritto a esercitare l’autorità assoluta del faraone nei rispettivi territori di essere sepolti nei pressi delle loro residenze. E poi c’è la statua di Hekenu seduta in pietra calcarea dipinta (V dinastia, Antico Regno), dalla Tomba di Ranefer ed Hekenu, a Saqqara: un caso raro, nell’Antico Regno, che una donna, Hekenu è la moglie di un potente sacerdote di Ptah, avesse una statua tutta per sé.

Statua di Ibes e della moglie Henutsen (V dinastia, Antico Regno), dalla necropoli di Giza, conservata al museo Egizio del Cairo (foto graziano tavan)

In una seconda vetrina la statua di Nimaatsed investe di scriba in granito grigio dipinto (V dinastia, Antico Regno), dalla Tomba di Nimaatsed a Saqqara: è uno dei capolavori della scultura non regale della V dinastia. Al centro la statua di Inty-Shedu “sovrintendente alla barca della dea Neith” in pietra calcarea dipinta, dal cimitero superiore della necropoli dei Costruttori di Piramidi a Sud-Est della Sfinge a Giza, scoperta da Zahi Hawass nel 1992. Chiude la statua di Ibes e della moglie Henutsen in pieta calcarea dipinta (V dinastia, Antico Regno), dalla necropoli di Giza, scoperta dall’università del Cairo nel 1973.

Testa di riserva del principe Seneferuseneb (IV dinastia, Antico Regno), dalla Tomba di Seneferuseneb dalla necropoli di Giza, conservata al museo Egizio del Cairo (foto graziano tavan)

Nella sala 6 c’è anche una curiosità: la testa di riserva del principe Seneferuseneb in calcare (IV dinastia, Antico Regno), dalla Tomba di Seneferuseneb dalla necropoli di Giza. Le cosiddette “teste di riserva” sono tra i reperti più affascinanti della IV dinastia e, al contempo, uno dei grandi misteri dell’Antico Egitto. Tutti gli esemplari rinvenuti, in fine pietra calcarea e privi di iscrizioni, raffigurano individui specifici con tratti sorprendentemente realistici. Secondo gli egittologi, sarebbero un fenomeno artistico circoscritto al regno di Cheope forse legato a un inspiegabile divieto di realizzare statue sancito dal faraone. Ma l’ipotesi che Cheope si fosse proclamato dio equiparandosi alla divinità Ra, e per questo avesse autorizzato solo le rappresentazioni divine escludendo quelle umane, non appare del tutto convincente.

(continua – 5)

 

Ercolano. Al parco archeologico “Cultura senza barriere”: il 23 febbraio 2026 una giornata di gioco, scoperta e tecnologia per tutti

Il parco archeologico di Ercolano propone per il 23 febbraio 2026 una nuova giornata speciale nell’ambito del progetto Cultura senza barriere, realizzato in collaborazione con Mi Coloro di Blu Onlus e CoopCulture. Un appuntamento aperto a tutti coloro che desiderano vivere il patrimonio culturale in modo più libero, partecipato e divertente e pensato per accogliere anche ragazzi con disturbi del neurosviluppo, in particolare nello spettro autistico. A febbraio l’iniziativa sceglie di mettere al centro il gioco come linguaggio universale, capace di unire bambini, famiglie e scuole in un’esperienza condivisa. Una visita che supera i confini della didattica tradizionale e si trasforma in un’avventura inclusiva, dove ciascuno può sentirsi protagonista. Visite inclusive: esplorare Ercolano insieme. Nel corso della mattinata, dalle 9 alle 13, si svolgeranno visite guidate inclusive organizzate in turni (massimo 25 partecipanti per gruppo), della durata di circa un’ora e mezza. I percorsi sono progettati per garantire tempi distesi, linguaggi chiari e un clima accogliente, favorendo la partecipazione attiva e il benessere di tutti. La partecipazione è gratuita con il biglietto ordinario d’ingresso al sito, incluse le riduzioni e gratuità previste dalla normativa vigente. Le attività sono su prenotazione tramite il portale https://www.coopculture.it/it/prodotti/cultura-senza-barriere/ oppure via e-mail edu@coopculture.it.

L’iniziativa è rivolta a scuole primarie e secondarie di I grado, famiglie con bambini e a chiunque voglia sperimentare una cultura davvero accessibile. Si consiglia abbigliamento comodo. Cuore dell’esperienza è “Avventura a Ercolano”, la guida digitale interattiva che accompagna bambini e ragazzi alla scoperta dell’antica città attraverso realtà aumentata, giochi e attività immersive. Pensata per favorire il coinvolgimento anche di visitatori con autismo o difficoltà cognitive, l’app trasforma la visita in un percorso personalizzato e stimolante. L’applicazione è disponibile su tablet messi a disposizione dal Parco oppure scaricabile gratuitamente su iPad Apple al link https://ercolano.cultura.gov.it/accessibilita/. Tra le attività proposte: ricomposizione virtuale dei mosaici antichi, lancio del giavellotto nella Palestra, raccolta di monete sulla terrazza di Balbo, simulazioni di restauro di reperti archeologici. Operatori specializzati ed esperti del patrimonio affiancheranno i gruppi, creando un contesto di scoperta, collaborazione e gioco, dove la tecnologia diventa strumento di relazione oltre che di conoscenza.

 

Crotone. Al museo Archeologico nazionale chiuso quattro mesi per la rimozione delle barriere fisiche e cognitive

Il museo Archeologico nazionale di Crotone sarà chiuso dal 9 febbraio al 2 giugno 2026 per lavori di rimozione delle barriere fisiche e cognitive. Un intervento strategico della Missione 1 del PNRR – Cultura 4.0, pensato per rendere la visita più accessibile, fluida e inclusiva: un museo davvero “per la prossima generazione”. In cantiere percorsi più leggibili e accessibili, l’eliminazione delle barriere fisiche e cognitive, nuovi strumenti di comunicazione per una fruizione più chiara e partecipata. Spiegano alla direzione: “Lavoriamo oggi per offrirvi domani un museo più accogliente, aperto e comprensibile”

Torre del Greco (Na). A Villa Sora messo in luce dalle ricerche del parco archeologico di Ercolano un nuovo ambiente che restituisce decorazioni di alta qualità, apparati pittorici e tracce di un cantiere in attività al momento dell’eruzione del 79 d.C.

Decorazioni scoperte a Villa Sora a Torre del Greco: grifi (foto mic)

Villa Sora a Torre del Greco: capitello (foto mic)

A Villa Sora di Torre del Greco (Na) nel parco archeologico di Ercolano messo in luce un nuovo ambiente che restituisce decorazioni di alta qualità, apparati pittorici e tracce di un cantiere in attività al momento dell’eruzione del 79 d.C. A distanza di oltre trent’anni dalle ultime indagini sistematiche Villa Sora torna a raccontare la propria storia. Le nuove ricerche archeologiche avviate nel novembre 2025 stanno restituendo dati di grande interesse su una tra le più significative ville marittime del Golfo di Napoli, offrendo nuove chiavi di lettura su un complesso di straordinaria ricchezza, ancora in larga parte da esplorare. “I risultati dello scavo di Villa Sora confermano l’importanza della ricerca archeologica come strumento essenziale di conoscenza”, commenta il direttore generale Musei Massimo Osanna. “Le nuove evidenze consentono non solo di acquisire dati inediti, ma di restituire aspetti concreti della vita quotidiana di una grande villa marittima, improvvisamente interrotta dall’eruzione del 79 d.C. Questo avanzamento della conoscenza offre basi più solide per rafforzare i percorsi di valorizzazione del sito e per rendere più consapevole e articolato il suo racconto al pubblico”.

Un ambiente affrescato di Villa Sora, straordinario complesso residenziale d’età romana a Torre del Greco (foto paerco)

Il nuovo intervento, condotto dal Parco archeologico di Ercolano, consente di ampliare in modo significativo il quadro conoscitivo della villa, portando all’individuazione di contesti finora non esplorati e a una ricostruzione più puntuale delle fasi di vita della residenza, bruscamente interrotte dall’eruzione del 79 d.C. Le indagini si sono concentrate sul fronte nord-orientale della villa, dove è stato documentato un ambiente di dimensioni contenute, circa 10 mq, ma di eccezionale qualità decorativa. Il progetto di scavo si inserisce nella Campagna nazionale di scavi archeologici promossa dalla Direzione generale Musei, avviata nel 2024 con l’obiettivo di sostenere una ricerca programmata e continuativa sull’intero territorio nazionale. La campagna, rafforzata nel 2025 da uno stanziamento complessivo di 4,8 milioni di euro, consente di dare continuità agli interventi avviati e di ampliare l’azione su scala nazionale. A Villa Sora, il finanziamento di 150.000 euro ha permesso di riattivare un percorso di conoscenza già avviato, ponendo le basi per un più ampio e strutturato programma di studio e valorizzazione dell’area archeologica.

Decorazioni scoperte a Villa Sora a Torre del Greco: centauro (foto mic)

I frammenti pittorici rinvenuti, riferibili alle pareti e al soffitto, restituiscono un programma decorativo di grande raffinatezza. Le pareti, impostate su un fondo scuro scandito da fasce in rosso cinabro, erano animate da elementi figurativi, tra cui aironi disposti attorno a un candelabro dorato. Il soffitto, a fondo chiaro, era ornato da ghirlande, fregi e figure mitologiche: tra queste emergono grifi inseriti in un ricco repertorio ornamentale e la figura di un centauro in movimento, di notevole qualità pittorica.

Villa Sora a Torre del Greco: tre ciste in piombi finemente decorate (foto mic)

Di particolare significato è il contesto in cui questi apparati decorativi sono stati rinvenuti. All’interno dell’ambiente erano presenti tre ciste in piombo finemente decorate, riconducibili alla medesima officina, insieme a elementi architettonici in marmo bianco di elevata qualità, tra cui un capitello conservato in eccellenti condizioni. La qualità della lavorazione, realizzata esclusivamente a scalpello, e la presenza di ulteriori frammenti marmorei – tra cui un secondo frammento di capitello – indicano con chiarezza uno stoccaggio intenzionale di elementi destinati a un intervento architettonico in corso. L’insieme di questi dati restituisce l’immagine di un ambiente utilizzato come deposito o spazio di cantiere, confermando l’ipotesi che la villa fosse interessata da lavori edilizi al momento dell’eruzione.

Decorazioni scoperte a Villa Sora a Torre del Greco: airone (foto mic)

La lettura stratigrafica ha consentito di ricostruire con chiarezza la sequenza degli eventi distruttivi, mettendo in evidenza l’impatto delle colate piroclastiche che investirono le strutture edilizie e provocarono il collasso delle coperture, del soffitto e il successivo cedimento delle pareti. Un quadro che restituisce con forza la violenza della catastrofe. Edificata intorno alla metà del I secolo a.C. e oggetto di successivi rifacimenti fino al momento della distruzione, Villa Sora si sviluppava lungo la linea di costa con un impianto scenografico, articolato su terrazze digradanti verso il mare. L’estensione stimata del complesso, pari a circa 150 metri lungo il litorale, restituisce l’immagine di una dimora di alto livello, dotata di ambienti residenziali e di rappresentanza di grande raffinatezza.

 

Roma. Dall’8 febbraio per oltre due mesi, fino al 12 aprile, ogni domenica visite guidate gratuite (in italiano e in inglese) alla grande mostra “La Grecia a Roma” ai Musei Capitolini, Villa Caffarelli: oltre 150 opere tra sculture, rilievi e reperti archeologici, tutti originali greci e alcuni esposti per la prima volta

La mostra “La Grecia a Roma” ai Musei Capitolini, Villa Caffarelli (foto graziano tavan)

Da domenica 8 febbraio 2026 al via il ciclo di visite guidate gratuite alla grande mostra “La Grecia a Roma”, in corso ai Musei Capitolini, Villa Caffarelli, a Roma, fino al 12 aprile 2026 che, attraverso un corpus eccezionale di 150 capolavori originali greci, alcuni mai esposti prima, svela l’incontro artistico che ridefinì identità, potere e bellezza nella Roma antica. Al fine di comprendere al meglio l’esposizione, per cittadini italiani e turisti stranieri, sarà possibile partecipare, per oltre due mesi, a visite guidate gratuite. Gli incontri si svolgeranno ogni domenica, da domenica 8 febbraio 2026, per una durata di 75 minuti e con due turni, in due diverse lingue: alle 11.30 in italiano e alle 16.30 in inglese. La partecipazione è gratuita e libera fino a esaurimento dei posti disponibili con prenotazione obbligatoria al numero 060608.

La mostra “La Grecia a Roma” ai Musei Capitolini, Villa Caffarelli (foto graziano tavan)

Per chi visita la mostra in autonomia, la mostra “La Grecia a Roma” offre un ulteriore strumento innovativo e coinvolgente: l’audioguida scaricabile tramite la piattaforma amuseapp – startup italiana che utilizza l’intelligenza artificiale per digitalizzare l’esperienza museale. Tale supporto è stato ideato con l’intento di approfondire le opere esposte, arricchendo la visita con chiavi di lettura aggiornate. Arte e tecnologia si incontrano infatti in un percorso che integra audiodescrizioni delle opere, contenuti multimediali e testi descrittivi. L’audioguida, inclusa gratuitamente nel biglietto e fruibile sul proprio dispositivo cellulare, è disponibile nella doppia lingua, italiano e inglese, ed è progettata per adattarsi a pubblici diversi. Accanto al percorso principale, infatti, è disponibile anche un itinerario dedicato all’accessibilità, pensato per facilitare la fruizione da parte di persone con esigenze specifiche, confermando l’attenzione verso un’esperienza culturale realmente inclusiva.

Il visitatore può utilizzare l’audioguida lungo il percorso espositivo tramite QR code presenti nelle sale senza alcun download obbligatorio, oppure scaricando l’applicazione Amuseapp da Google Play Store o dall’App Store per un’esperienza mobile dedicata. In questo modo l’utente può continuare a esplorare i contenuti online, approfondire, condividere, anche dopo aver terminato la visita. Gli itinerari possono essere consultati e scaricati anche dal sito dei Musei Capitolini. “La Grecia a Roma” è promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura.

La mostra “La Grecia a Roma” ai Musei Capitolini, Villa Caffarelli (foto graziano tavan)

LA MOSTRA. Con oltre 150 opere tra sculture, rilievi e reperti archeologici, tutti originali greci e alcuni esposti per la prima volta, la mostra racconta l’incontro tra due civiltà straordinarie, in un dialogo che ha plasmato il gusto e l’estetica dell’Occidente. Un viaggio che parte dalla fondazione di Roma e attraversa i secoli fino all’età imperiale, restituendo la straordinaria forza con cui l’arte greca penetrò la società romana: dapprima attraverso gli scambi commerciali e l’importazione di raffinati manufatti, poi grazie alle conquiste nel Mediterraneo Orientale, che portarono a Roma capolavori di inestimabile valore — statue in marmo e bronzo, argenti cesellati, pitture e arredi di lusso. Queste opere, spesso collocate in piazze, edifici pubblici e giardini, trasformarono il volto della città e contribuirono alla ridefinizione dei modelli estetici e culturali romani. Anche negli spazi privati l’arte greca fu sinonimo di distinzione e potere.

La mostra “La Grecia a Roma” ai Musei Capitolini, Villa Caffarelli (foto graziano tavan)

Tra i numerosi capolavori esposti spiccano i grandi bronzi capitolini, eccezionalmente riuniti, affiancati da monumenti chiave come la magnifica stele dell’Abbazia di Grottaferrata e le sculture di Niobidi dagli Horti Sallustiani, che furono disperse tra Roma e Copenaghen. Un ritorno dal forte valore simbolico è rappresentato da una scultura acroteriale femminile della celebre collezione rinascimentale del cardinale Alessandro Peretti Montalto, venduta oltre due secoli fa e oggi finalmente di nuovo visibile a Roma. Presenti anche dei reperti inediti, come le ceramiche attiche recentemente rinvenute in scavi archeologici presso il Colosseo e qui esposte al pubblico per la prima volta. Il percorso espositivo è arricchito da un apparato multimediale con videoproiezioni che accompagnano il visitatore in un viaggio immersivo alla scoperta del passato.

 

Appia antica (Roma). A febbraio visite guidate alla scoperta del monumento più identificativo del parco archeologico: il complesso che comprende il Mausoleo di Cecilia Metella, il Castrum Caetani e la chiesa di San Nicola. Ecco le date

A febbraio 2026 nuovi appuntamenti con le visite guidate a cura dal personale del parco archeologico dell’Appia antica (Roma), che conducono alla scoperta di quello che forse è il monumento più identificativo del parco archeologico dell’Appia Antica: il complesso che comprende il Mausoleo di Cecilia Metella, il Castrum Caetani e la chiesa di San Nicola. Le visite guidate sono in programma domenica 8 febbraio, alle 11 e alle 15; sabato 14 febbraio, alle 11 e alle 15, con Metella Unexpected: una speciale visita guidata alla scoperta della parte nascosta del Mausoleo di Cecilia Metella-Castrum Caetani. In questa visita guidata il monumento simbolo dell’Appia svela il suo volto segreto. È un’occasione unica per visitare il fronte nord, solitamente chiuso al pubblico, ed ammirarne l’imponenza. Domenica 22 febbraio, alle 11 e alle 15; e sabato 28 febbraio, alle 11 e alle 15. Ingresso in via Appia Antica 161, Roma

Per partecipare selezionare il biglietto “Visita guidata | Mausoleo di Cecilia Metella” e la tariffa: intero 8 euro / ridotto 2 euro / gratuito e scegliere tra le date previste. L’ingresso è gratuito per i possessori di Appia Card previa prenotazione da app o portale Musei Italiani. Il biglietto può essere acquistato: online sul sito Musei Italiani al link: https://portale.museiitaliani.it/…/a62f7628-2b88-42c7…; da telefono con la app Musei Italiani disponibile su Google Play e su App Store; il giorno stesso dai totem posizionati all’ingresso del sito, esclusivamente con carta di pagamento elettronico. Il biglietto consente l’accesso, nell’arco della stessa giornata e senza prenotazione, ai siti di Antiquarium di Lucrezia Romana, Mausoleo di Cecilia Metella, Complesso di Capo di Bove, Villa dei Quintili-Santa Maria Nova.