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Pompei. Doppio appuntamento con l’Associazione internazionale Amici di Pompei: presentazione del libro “Donne e violenze di guerra” di Mariarosaria Barbera e conferenza di Antonio De Simone sulla cosiddetta villa di Augusto di Somma Vesuviana 

pompei_biblioteca_amici_donne-e-violenze_berg-miniero_locandinaL’inizio della primavera viene celebrato dall’Associazione Internazionale Amici di Pompei ETS con un doppio appuntamento. Si inizia giovedì 20 marzo 2025, alle 17, nella biblioteca del parco archeologico di Pompei “Giuseppe Fiorelli” (via Plinio, 4): le archeologhe Ria Berg e Paola Miniero presentano il libro “Donne e violenze di guerra. Uno sguardo sull’età antica” di Mariarosaria Barbera (Ed. ESPERA 2024).  All’incontro sarà presente l’autrice, archeologa, già soprintendente in vari siti italiani e direttore del parco archeologico di Ostia, che ha al suo attivo altre tre monografie sulla dimensione femminile nel mondo antico.

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L’archeologa Mariarosaria Barbera

Il libro. Dalla più remota antichità, le violenze di guerra hanno accompagnato e segnato la vita delle donne, madri, mogli, figlie dei guerrieri impegnati ad attaccare i nemici e a difendere la patria e la famiglia. Nell’età antica il bacino del Mediterraneo, così come le regioni centro e nord-europee assoggettate all’impero romano, sono state teatro di guerre sanguinose e battaglie memorabili che, oltre a definire storia e destini dei Paesi e popoli di lingua greca e latina, hanno visto la partecipazione in massa della componente femminile della società. Le donne si presentano soprattutto come vittime delle sconfitte militari, private della libertà e finanche dei figli, in un mondo privo di convenzioni sullo stato dei prigionieri, dove secondo “una legge universale ed eterna, in una città presa dai nemici in stato di guerra, tutte le cose, persone e beni, appartengono ai vincitori”; e dove si distinguono forme di violenza e pulizia etnica solitamente riservate alle prigioniere. Ma scavando nelle fonti antiche, s’individuano anche figure di mediatrici e operatrici di pace, né mancano le ispiratrici di guerre, non sempre consapevoli. L’ampio panorama delineato accoglie e restituisce significativi episodi del mito e della grande letteratura greca e romana, a partire dai poemi omerici e dai tragici dell’età classica utili a integrare le spesso avare notizie di storici e cronachisti. Infine, si dedica una sezione alle donne che alle guerre hanno partecipato attivamente, sia combattendo con ogni mezzo a difesa della loro città assediata dai nemici, sia prendendo le armi per contrastare potenti nemici che ne minacciavano confini e trono, come nel caso di non pochissime regine “guerriere”, capaci di levare – talvolta guidare – eserciti in lotta contro imperi potenti, dai Persiani ai Romani. Anche qui, il mito soccorre con il ricordo delle Amazzoni, le guerriere a cavallo che Erodoto introduce nella Storia, rielaborando e reinterpretando il modello di società dell’Asia centrale non troppo distanti dall’area di lingua greca affacciata sul Mediterraneo.

pompei_auditorium_amici_villa-di-augusto_de-simone_locandinaSi prosegue venerdì 21 marzo 2025, alle 17, all’Auditorium degli Scavi di Pompei l’archeologo Antonio De Simone, docente dell’università Suor Orsola Benincasa, terrà la conferenza “La cosiddetta villa di Augusto a Somma Vesuviana”. Il professore renderà noti gli ultimi risultati degli scavi di Somma Vesuviana, da lui effettuati, che hanno portato alla luce una grande villa romana, nota come “Villa di Augusto”. Emersa in località Starza della Regina, è stata scavata a partire dal 2002 grazie all’impegno dell’università di Tokyo in collaborazione con l’università Suor Orsola Benincasa. La Villa nasce tra la fine del II e gli inizi del III secolo d.C. e viene seppellita dall’eruzione del Vesuvio del 472, nota con il nome di eruzione di Pollena. Le ricerche svolte negli ultimi anni mostrano che la Villa sorge sui resti di una precedente struttura sepolta dall’eruzione del 79.

Ercolano. Al parco archeologico, dopo oltre 25 anni, aperte la Casa del Colonnato Tuscanico e la Casa del Sacello di legno, prima tappa del progetto Domus con Packard Humanities Institute, presenti il ministro Giuli e il viceministro Cirielli. E presentata la app ErcolanoDigitale per una visita interattiva e immersiva. Il direttore Sirano: “Pronti a proiettare nel futuro il nostro straordinario passato, e anche all’avvio di nuovi scavi”

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Il peristilio della Casa del Colonnato Tuscanico a Ercolano, riaperta dopo un lungo restauro (foto paerco)

Taglio del nastro a Ercolano per la Casa del Colonnato Tuscanico e la Casa del Sacello di legno, che rappresentano simbolicamente l’origine dell’antica Ercolano: la prima per un dipinto dove è raffigurato il sacrificio di fondazione della città da parte di Ercole, la seconda per il ritrovamento di una statuetta dello stesso eroe nel larario da cui prende il nome. L’apertura, mercoledì 19 marzo 2025, dopo oltre venticinque anni, di due tra le più belle residenze dell’antica città ha rappresentato la conclusione della prima fase del Progetto Domus alla presenza del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, del viceministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Edmondo Cirielli. Il parco archeologico di Ercolano si prepara così a entrare nel futuro offrendo ai visitatori un’esperienza ancora più completa e coinvolgente con una serie di proposte innovative.

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Il direttore Francesco Sirano presenta al ministro Giuli e al viceministro Cirielli le domus restaurate e riaperte a Ercolano (foto emanuele antonio minerva – agnese sbaffi / mic)

A fare gli onori di casa il direttore del Parco Francesco Sirano, insieme ai rappresentati del Packard Humanities Institute (prof. Richard Hodges, arch. Jaime Garcia e arch. Jane Thompson) l’Ente filantropico che affianca Ercolano in un partenariato pubblico privato che dura da ben 24 anni. Il direttore ha sottolineato l’estrema complessità e innovazione tecnologica degli interventi sulle domus appena riaperte e si è soffermato sul complessivo approccio strategico ai temi della conservazione e della fruizione del patrimonio. Nuove entusiasmanti prospettive si aprono grazie alla sottoscrizione (luglio 2024) del protocollo d’Intesa con il Packard Humanities Institute con la realizzazione di nuovi depositi, laboratori, uffici e la storica ripresa, a quasi cento anni dall’inizio degli scavi Maiuri, delle ricerche archeologiche su vasta scala nell’area est della città antica. Le domus restaurate e gli strumenti digitali si aggiungono all’offerta di visita già a disposizione del pubblico e rendono l’esperienza di camminare in una città romana ancora più affascinante e ricca di contenuti, mettono a diretto contatto con la vita quotidiana degli ercolanesi di duemila anni fa: un’esperienza che pochi siti archeologici al mondo offrono e che ad Ercolano risulta essere ancora più suggestiva grazie all’eccezionale stato di conservazione e agli innovativi restauri inaugurati da Amedeo Maiuri a partire dalla fine degli anni ’20 del Novecento.

Grazie dunque all’ampliamento dell’offerta culturale, Ercolano si conferma un luogo unico dove la storia antica incontra le tecnologie moderne. Ed è stato proprio il ministro Giuli ad essere testimone della nuova vita del Parco che ha trovato una Ercolano in pieno fermento: oltre all’apertura della Casa del Colonnato Tuscanico e della Casa del Sacello di legno restaurate, ecco la nuova veste della Stanza del custode del Sacello degli Augustali, e poi i lavori in corso alle Terme Suburbane e le manutenzioni straordinarie su scala urbana.

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Le Terme suburbane di Ercolano (foto paerco)

E per entrare in sintonia con questi straordinari luoghi il Parco mette ora a disposizione una nuova App mobile per sistemi Android e IOs, parte integrante di Ercolano Digitale, un vero e proprio ecosistema di risorse online fruibili attraverso il nuovo portale istituzionale del Parco, ricco di molteplici servizi e contenuti 3D, la  piattaforma dedicata alla catalogazione dei reperti (già on line attraverso il collegamento dinamico con Il Catalogo Nazionale dei Beni Culturali) e il portale Open Data, presto on line per l’intera comunità scientifica di riferimento e non solo.  L’App Ercolano digitale è disponibile in nove lingue e può essere scaricata liberamente dai principali stores; sfrutta l’innovativa connessione WIFI e LiFi del Parco attraverso cui le informazioni arrivano automaticamente sui device fornendo contenuti contestuali rispetto alla posizione del visitatore grazie ad una capillare rete di beacon bluetooth, unica nel suo genere nei siti archeologici italiani. I visitatori possono scegliere tra cinque percorsi in base ai contenuti tematici, all’età e ai tempi di percorrenza per una visita a misura di tutti.

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La Casa del Sacello di legno a Ercolano durante i restauri (foto paerco)

Il Progetto Domus, di restauro conservativo di sei domus, è stato basato sul consolidato approccio che caratterizza la programmazione congiunta tra il parco archeologico di Ercolano ed il Packard Humanities Institute, vale a dire una efficace distribuzione delle risorse economiche che abbia come obiettivo la conservazione “orizzontale” e diffusa del Bene Culturale, al contrario dell’approccio “casa per casa”. Alcune delle lavorazioni più complesse sono state realizzate nella Casa del Colonnato tuscanico, dove è stato effettuato un intervento di parziale sollevamento delle colonne del peristilio con annessa trabeazione, riportandolo allo stato originario di epoca romana e rafforzando la struttura statica della casa, resa finalmente visitabile.

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La Casa del Sacello di legno a Ercolano dopo i restauri (foto paerco)

Nelle Case del Colonnato tuscanico e del Sacello di legno, riconsegnate mercoledì 19 marzo 2025 ai visitatori, grande attenzione è stata rivolta alle delicate pavimentazioni, in particolare quelle in battuto di cocciopesto, e al ripristino delle condizioni conservative per garantirne la stabilità in funzione della riapertura. Sono state testate nuove tipologie di malte di ripristino per verificarne la durabilità in un contesto all’aperto e soggetto a notevoli sollecitazioni meccaniche. Le superfici decorative parietali quali dipinti murali e intonaci sono state consolidate, garantendone la protezione e assicurando una corretta gestione dell’acqua piovana. In questo modo, nell’arco di qualche anno, gli indici di umidità nelle murature saranno di molto ridimensionati rendendo possibile una ulteriore, nuova fase di interventi, volta al recupero estetico delle superfici, operazione al momento già effettuata su alcuni affreschi in idonee condizioni delle domus coinvolte.

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Terme suburbane di Ercolano: stucco prima del restauro (foto paerco)

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Terme suburbane di Ercolano: stucco dopo il restauro (foto paerco)

Il progetto di restauro  prevede complessivamente interventi su sei Domus, di cui quattro ora in avanzato stato di  lavorazione (Casa a Graticcio, Casa del Mobilio Carbonizzato, Casa dell’Apollo Citaredo e Casa dell’Atrio a Mosaico) e rientra nel processo di programmazione congiunta e pluridisciplinare per la conservazione del sito archeologico sul modello di governance di partenariato pubblico-privato attivo da più di vent’anni tra il Parco archeologico di Ercolano ed il Packard Humanities Institute. Il risultato sul lungo periodo porterà ad attuare cicli manutentivi continui, e all’ampliamento dell’offerta di fruizione per il pubblico, con conseguente beneficio anche per le aree che attualmente soffrono di una rilevante pressione antropica. L’intervento Restauro conservativo delle strutture e delle superfici decorate delle domus più importanti di Ercolano, è finanziato con i Fondi del Contratto Istituzionale di Sviluppo (CIS) “Vesuvio – Pompei – Napoli”. Piano Sviluppo e Coesione del ministero della Cultura – Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC) 2014-2020, gestiti, per il ministero della Cultura, dall’Autorità Responsabile del Piano Sviluppo e Coesione del Dipartimento per l’Amministrazione Generale, per il tramite dell’Unità Grande Pompei, per l’importo complessivo di 5 milioni di euro.

“A un quarto di secolo dalla loro chiusura, le dimore della Casa del Colonnato Tuscanico e della Casa del Sacello di legno riaprono i battenti, restaurate con sapiente maestria, segnando il compimento della prima fase del Progetto Domus. L’ultraventennale alleanza con il Packard Humanities Institute si conferma feconda e lungimirante. Un sodalizio che proseguirà con un investimento di circa 45 milioni di euro, consentendo la ripresa degli scavi archeologici nel sito, lo studio e l’applicazione delle nuove tecnologie alla ricerca e alla fruizione del patrimonio, la costruzione di depositi e laboratori”, così il ministro della Cultura Alessandro Giuli. “La riapertura di due domus e la realizzazione della App Ercolano, frutto della più che ventennale collaborazione con la Fondazione Packard – dichiara il vice ministro per gli Affari esteri e la Cooperazione internazionale, Edmondo Cirielli – testimonia quanto lo straordinario patrimonio culturale campano possa attivare importanti canali di diplomazia culturale, capaci di innescare lo sviluppo armonioso del territorio portando crescita, conoscenza e occupazione di qualità. La valorizzazione di Ercolano continua così ad aprire a importanti prospettive nel dialogo transatlantico tra Italia e USA, contribuendo al contempo alla tutela di un sito archeologico di grande importanza”.

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Il ministro della Cultura Alessandro Giuli con il direttore del parco archeologico di Ercolano Francesco Sirano (foto emanuele antonio minerva – agnese sbaffi / mic)

“Il nostro obiettivo”, assicura il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, “è quello di rendere il parco archeologico di Ercolano un luogo dove storia, cultura, tecnologia, ma anche familiarità con le nostre origini che definirei quasi sentimentale, si intrecciano per offrire ai visitatori un’esperienza senza precedenti. La sfida principale che ha caratterizzato l’intero intervento sulle domus ha riguardato la necessità di contemperare esigenze tecniche e di conservazione (come ad esempio ripristinare la stabilità strutturale) con una presentazione al pubblico che ne esaltasse le caratteristiche che le rendevano spazi del buon vivere, di vita raffinata e operosa della quale esse sono testimonianza di grandissimo valore storico e monumentale. L’ampliamento dell’area di fruizione grazie all’apertura delle domus in cui si è intervenuti è parte integrante di una visione del sito rivolta al futuro che comunica valori universali. Per farlo ci si è avvalsi delle nuove tecnologie che contribuiscono a far conoscere al mondo la ricchezza storica di questo patrimonio dell’Umanità in modo innovativo e accessibile a tutti. Con la nuova App – continua -, ogni visitatore potrà non solo esplorare i nostri siti, ma anche entrare in contatto con il nostro archivio digitale, un patrimonio che cresce ogni giorno grazie al lavoro di conservazione e ricerca che portiamo avanti con passione. Siamo pronti a proiettare nel futuro il nostro straordinario passato, e siamo pronti anche all’avvio di nuovi scavi nell’area est della città antica: una ripresa storica delle ricerche resa possibile, come tanti altri importanti progetti, dall’eccellente partenariato pubblico privato con l’ente filantropico americano Packard Humanities Institute. L’approccio multidisciplinare e l’adozione di un piano di gestione del sito, a partire dal 2017, hanno portato alla definizione di programmi di manutenzione a scala urbana che hanno disinnescato le emergenze, hanno permesso la riduzione delle aree di degrado e hanno garantito la tutela del patrimonio UNESCO”.

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La Casa del Colonnato Tuscanico a Ercolano dopo i restauri (foto paerco)

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La Casa del Colonnato Tuscanico a Ercolano prima dei restauri (foto paerco)

“Oggi festeggiamo gli ultimi esiti di un lungo cammino a Ercolano nella prospettiva e corresponsabilità della strada da percorrere nel prossimo, immediato futuro”, dichiara l’arch. Jane Thompson, manager incaricato della gestione del partenariato-pubblico su incarico delle fondazioni Packard. “Forte di 24 anni, a partire dal 2001, le azioni congiunte per la conservazione e valorizzazione della città antica insieme a progetti mirati a ripensare il suo rapporto con la città moderna attraverso la riqualificazione del quartiere confinante di via Mare, oggi il partenariato pubblico-privato sta entrando in una nuova fase, ancora più importante. La realizzazione di un nuovo complesso di edifici, arretrati verso sud rispetto al sito archeologico, consentirà l’eliminazione delle infrastrutture moderne esistenti a bordo scavo e l’arretramento degli attuali limiti di scavo verso est e sud. Questa “rivoluzione” crea le condizioni per due svolte epocali: la ripresa degli scavi archeologici verso est ad una scala paragonabile solamente a quella dell’epoca di Amedeo Maiuri; la creazione di un paesaggio verde per chi esplora la città antica, luogo accogliente sia la per la comunità locale quanto per i visitatori del sito archeologico. L’azione combinata di questi progetti farà del Parco Archeologico di Ercolano e del suo territorio, nel medio e lungo periodo, un importantissimo punto di riferimento internazionale per gli studi umanistici”.

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Ercolano digitale: l’approdo all’antica spiaggia di Ercolano (foto paerco)

Il parco archeologico di Ercolano ha presentato la sua nuova app ufficiale, una proposta innovativa per rendere l’esperienza di visita ancora più coinvolgente e arricchente. La app, attraverso i nostri cellulari, diventa una porta personalizzata ed interattiva di accesso all’enorme patrimonio di conoscenza digitale del Parco, potendo consultare dati di archivio, documenti storici, foto attuali, modelli 3D con il duplice fascino di poterli vivere durante la visita, immersi direttamente nel mondo attuale del Parco e del mondo virtuale del tempo passato ma anche futuristico. Una volta entrati nel Parco, la app permette di scegliere tra 9 lingue e la fascia di età di chi la usa. Sono a disposizione cinque percorsi con temi e durata differenti. Una mappa interattiva del sito e un sistema di geolocalizzazione attraverso beacon diffusi nel sito archeologico accompagnano i visitatori e permettono di collegarsi direttamente al ricco archivio di contenuti del Parco, consentendo di orientarsi facilmente tra i vari spazi archeologici. Grazie a questa funzione, i visitatori possono navigare in autonomia all’interno del Parco, scoprendo ogni angolo e curiosità.

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Ercolano digitale: la Casa degli Augustali di Ercolano (foto paerco)

Ma non è tutto: lungo il percorso, l’app offre contenuti multimediali che si attivano automaticamente in corrispondenza di punti specifici del sito. Testi, immagini, ricostruzioni virtuali e modelli 3D si combinano per offrire una comprensione profonda di ciò che si sta osservando. Ogni dettaglio prende vita, permettendo di esplorare la vita quotidiana degli abitanti di Ercolano, dalle abitazioni agli spazi pubblici, fino agli aspetti più intimi della loro routine. Questa esperienza digitale permette di immergersi in una delle città romane più affascinanti, scoprendo la sua architettura, la sua storia e i suoi misteri. Grazie alla nuova app, il parco archeologico di Ercolano si pone come un esempio di innovazione nella fruizione culturale, coniugando la tradizione della ricerca storica con le moderne tecnologie, rendendo la visita ancora più coinvolgente per tutti i tipi di pubblico. La app è disponibile gratuitamente su tutti i principali store digitali (iOS e Android) e rappresenta un ulteriore passo verso un’esperienza turistica sempre più accessibile e moderna. “Attraverso questa applicazione, ogni smartphone diventa un compagno di viaggio digitale, trasformando la visita in un’esperienza immersiva, coinvolgente e personalizzata – dichiara il direttore Sirano – La App diventa la finestra attraverso la quale affacciarsi e collegarsi all’immenso archivio digitale di Ercolano fatto di contenuti pensati per rispondere alle esigenze di un pubblico eterogeneo. Inoltre i testi disponibili in nove lingue e anche in formato audio rendono l’esperienza inclusiva e accessibile a tutti. Ogni aspetto è stato studiato per garantire una fruizione semplice e immediata, consentendo a ogni visitatore di vivere il sito in modo personalizzato”.

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Ercolano digitale: l’antica Ercolano vista arrivando dal mare (foto paerco)

La app sfrutta tecnologie avanzate per offrire un’esperienza unica all’interno del sito archeologico. Grazie a una rete di beacon Bluetooth Low Energy, piccoli trasmettitori radio a bassa frequenza, i contenuti multimediali vengono attivati automaticamente garantendo una geolocalizzazione precisa e puntuale dei visitatori lungo il percorso. A supporto di questa infrastruttura, la copertura della rete dati è stata realizzata non solo attraverso il tradizionale Wi-Fi, ma anche mediante la rivoluzionaria tecnologia LiFi, che utilizza la luce per trasmettere informazioni in modo rapido ed efficiente. Questo approccio innovativo assicura un’interazione tecnologica all’avanguardia e a bassissimo impatto per il sito archeologico. L’app rappresenta, nell’ambito del più ampio progetto Ercolano Digitale, un ulteriore passo in avanti nella creazione di strumenti digitali in grado di rendere sempre più coinvolgente la fruizione dello straordinario patrimonio archeologico degli scavi di Ercolano. Per ulteriori informazioni e per scaricare l’app, è possibile visitare il sito ufficiale del parco archeologico di Ercolano al seguente https://ercolano.cultura.gov.it/app/.

San Casciano dei Bagni (Si). Al teatro dei Georgofili Accalorati Fulvio Cozza (Cadmo – università per Stranieri di Siena) in “ABITARE IL MONDO. L’archeologia a San Casciano dei Bagni” presenta i risultati di una ricerca sul campo per studiare e ricostruire la memoria orale della comunità sancascianese, legata in particolare all’archeologia

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Fulvio Cozza è un antropologo del centro di ricerca Cadmo (Centro di Archeologia per le diversità e le mobilità preromane) dell’università per Stranieri di Siena che nel corso del 2024, in missione a San Casciano, ha effettuato una ricerca sul campo per studiare e ricostruire la memoria orale della comunità sancascianese, legata in particolare all’archeologia. Giovedì 20 marzo 2025, alle 17.30, al Teatro dei Georgofili Accalorati di San Casciano dei Bagni (Si) condividerà le prime riflessioni emerse dai suoi studi nell’incontro “ABITARE IL MONDO. L’archeologia a San Casciano dei Bagni”. Introducono Agnese Carletti, sindaco di San Casciano dei Bagni, e Jacopo Tabolli, pro-rettore alle relazioni con le istituzioni politiche e culturali dell’università per Stranieri di Siena. Durante questo periodo trascorso a San Casciano, Fulvio Cozza ha raccolto memorie e racconti sul passato di questo territorio con l’obiettivo di comprendere il punto di vista della comunità sul paesaggio, la percezione dei resti archeologici e della storia più recente, registrando continuità e mutamenti.

Bologna. Al museo civico Archeologico Silvia Paltineri (università di Padova) in dialogo con Elisabetta Govi (università di Bologna) su “Venuti da molto lontano. Stranieri e straniere tra Etruria padana e Italia settentrionale” per il ciclo “Sì, viaggiare… identità e mobilità culturale in Etruria Padana e in Italia settentrionale”

bologna_archeologico_sì-viaggiare_paltineri-govi_locandina“Sì, viaggiare… identità e mobilità culturale in Etruria Padana e in Italia settentrionale” dopo Padova approda a Bologna. Giovedì 20 marzo 2025, si parte con il ciclo di incontri “Sì, viaggiare…”, organizzato in collaborazione con la sezione Etruria padana e Italia settentrionale dell’Istituto nazionale di Studi etruschi e Italici, durante i quali due studiosi si confronteranno su argomenti riconducibili al tema dell’identità nell’Italia antica, in una sorta di “botta e risposta” tra Etruschi di area padana e popolazioni delle regioni settentrionali. Appuntamento in sala conferenze del museo civico Archeologico di Bologna, alle 16.30, con Silvia Paltineri (università di Padova) che dialoga con Elisabetta Govi (università di Bologna) su “Venuti da molto lontano. Stranieri e straniere tra Etruria padana e Italia settentrionale”. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Prossimi appuntamenti: giovedì 3 e giovedì 10 aprile 2025.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia l’incontro con Pietro Ruffo su “UN ISTANTE COMPLESSO. La relazione tra spazio, natura e memoria”: quarto appuntamento della rassegna “Mercoledì talk!”

roma_villa-giulia_mercoledì-talk_un-istante-complesso_ruffo_locandinaQuarto appuntamento con “MERCOLEDÌ TALK!”, la nuova rassegna culturale del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia che esplora temi e argomenti diversi e che stimola un dialogo curioso tra pubblico e specialisti. La rassegna, curata da Maddalena Santeroni per l’Associazione Amici dell’Arte Moderna a Valle Giulia, si svolge per quattro mercoledì a cadenza bimensile fra febbraio e marzo ed ogni incontro è dedicato ad un tema specifico: arte, cinema, storia, psicoanalisi. Mercoledì 19 marzo 2025, alle 17.45, in sala Fortuna, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, “UN ISTANTE COMPLESSO. La relazione tra spazio, natura e memoria” con Pietro Ruffo. Ingresso gratuito in sala fortuna fino ad esaurimento posti con prenotazione all’indirizzo mail presentazioni11@yahoo.com. L’artista romano Pietro Ruffo parlerà della sua ricerca artistica orientata sui grandi temi della storia universale. Per far questo l’artista utilizza tecniche diverse da concepirsi come veri e propri strumenti d’indagine che ‘scansionano’ la realtà permettendogli di analizzarla, sintetizzarla, di poter stabilire nessi e percorsi di pensiero. Dalla modalità fisica del disegno – memore della più illustre tradizione italiana, idea e matrice primaria del suo percorso – che gli permette di indagare con precisione anche gli aspetti non immediatamente percepibili dell’universo sensibile, ai più impersonali strumenti della macrofotografia digitale e del video, Ruffo si muove con libertà tra le diverse possibilità espressive. Con profondo senso dell’impegno civile l’artista lavora sui grandi temi della società contemporanea, come le trasformazioni del territorio e dei confini, la convivenza tra uomo e ambiente, la guerra, il disagio mentale.

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L’artista Pietro Ruffo (foto pietro ruffo biography)

Pietro Ruffo (Roma, 1978); laureato in architettura all’università di Roma Tre, ha vinto il Premio Cairo nel 2009 e il Premio New York nel 2010 e ha ricevuto una borsa di studio per la ricerca dall’Accademia Italiana per gli Studi Superiori della Columbia University. Negli ultimi anni ha esposto in importanti musei e istituzioni internazionali. La sua ricerca artistica ha sviluppato una profonda dimensione concettuale dell’arte, attraverso il disegno e l’intaglio, che diventano strumenti immaginifici di indagine e interpretazione della realtà, scomposta su più livelli intrecciati e sovrapposti. Paesaggi naturali, forme umane, mappe geografiche e costellazioni, geometrie e tracce di scrittura sono elementi ricorrenti nell’immaginario di Ruffo. Le sue installazioni arrivano ad assumere dimensioni ambientali.

“La ricerca archeologica a Paestum e a Velia”: presentazione dei nuovi scavi, giovedì 20 all’area archeologica di Velia e venerdì 21 al museo Archeologico nazionale di Paestum. Ecco il programma

paestum-velia_parchi_la-ricerca-archeologica-a-paestum-e-velia_locandina“La ricerca archeologica a Paestum e a Velia” sarà al centro di una doppia giornata di presentazione dedicata ai nuovi scavi, in programma il 20 marzo 2025 all’area archeologica di Velia e il 21 marzo 2025 nella sala Cella del museo Archeologico nazionale di Paestum. L’iniziativa, organizzata dai parchi archeologici di Paestum e Velia con il coinvolgimento della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Salerno e Avellino e delle Università che conducono scavi in regime di concessione ministeriale, rappresenta un’importante occasione di condivisione dei risultati più recenti delle campagne di ricerca condotte nei due siti e nei loro territori. Oltre alla presentazione delle principali scoperte, la giornata offrirà un momento di confronto tra studiosi, ricercatori e professionisti del settore, con l’obiettivo di favorire il reciproco aggiornamento e stimolare nuove prospettive di studio. L’auspicio è che questi incontri possano contribuire ad approfondire e ampliare la conoscenza della storia di due tra i più significativi siti archeologici del Mediterraneo.

PROGRAMMA DEL 20 MARZO 2025, AREA ARCHEOLOGICA DI VELIA. Alle 9.30, saluti e introduzione: Tiziana D’Angelo, direttore parchi archeologici di Paestum e Velia; Raffaella Bonaudo, soprintendenza ABAP per le province di Salerno e Avellino; Stefano Sansone, sindaco di Ascea; 10, Luigi Vecchio (università di Salerno), Ivan Tornese (università di Salerno), Eliana Ferraioli (università di Salerno), “Ricerche in corso sul patrimonio epigrafico di Paestum e Velia”; 10.30, Luigi Cicala (università di Napoli Federico II), “Elea-Velia. La città ellenistica e romana. Le ricerche dell’università di Napoli Federico II”; 11, Michele Cotugno (università di Napoli Federico II), Teresa Tescione (università di Napoli Federico II), Rosa Vanacore (università di Napoli Federico II), “Elea-Velia. Materiali ceramici tra età ellenistica e tardo antica: ricerche e casi di studio”; 11.30, pausa caffè; 12, Jon Albers (Ruhr-Universität Bochum), Brigit Bergmann (Ruhr-Universität Bochum), “Il progetto “Velia-città orientale”: una prima relazione di lavoro”; 12.30, Simona Di Gregorio (soprintendenza ABAP per le province di Salerno e Avellino), Angelo D’Angiolillo (università di Bologna), Alexander Sokolicek (Universität Salzburg), “ La zona periurbana di Velia: nuove ricerche alla cd casa Mingazzini. Rapporto campagna 2023 della missione austriaca”; 13, pausa pranzo; 14, Tiziana D’Angelo (direttore parchi archeologici di Paestum e Velia), Francesco Uliano Scelza (parchi archeologici di Paestum e Velia), Jessica Elia (archeologo libero professionista), Gaia Isoldi (archeologo libero professionista), “Scavi, strati e materiali della più antica acropoli di Velia”; 14.30, visita allo scavo sull’acropoli di Velia.

PROGRAMMA DEL 21 MARZO 2025, MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI PAESTUM – SALA CELLA. Alle 9.30, saluti e introduzione: Tiziana D’Angelo, direttore parchi archeologici di Paestum e Velia; Raffaella Bonaudo, soprintendenza ABAP per le province di Salerno e Avellino; 10, Fausto Longo (università di Salerno), Andrea Jacopo Cucino (università di Salerno), Anna Salzano (università di Salerno), “Le origini del santuario settentrionale: la ripresa dello scavo all’Athenaion”; 10.30, Rebecca Miller Ammerman (Colgate University), Albert Ammerman (Istituto Veneto di Scienza, Lettere ed Arti di Venezia), “Returning to the temple of Athena”; 11, Jon Albers (Ruhr-Universität Bochum), Anna Bertelli (Ruhr-Universität Bochum), Claudia Widow (Ruhr-Universität Bochum), “Ricerche 2024 presso il tempio sul foro e il comizio di Paestum”; 11.30, pausa caffè; 12, Fausto Longo (università di Salerno), Alessandro Campedelli (università di Salerno), Amedeo Rossi (università di Salerno), “Uno straordinario palinsesto urbano: lo scavo dell’impianto termale dell’insula in 6-8”; 12.30, Maria Boffa (parchi archeologici di Paestum e Velia), Silvio Leone (parchi archeologici di Paestum e Velia), Giovanna Manzo (parchi archeologici di Paestum e Velia), Monica Sessa (archeologo libero professionista), “Le terme sul foro: nuovi scavi e restauri”; 13, pausa pranzo; 14, Bianca Ferrara (università di Napoli Federico II), Elena Russo (soprintendenza ABAP per le province di Salerno e Avellino), “La missione archeologica della Federico II al santuario di Hera sul fiume Sele. Risultati delle campagne di scavo 2021-2024”; 14.30, Tiziana D’Angelo (direttore parchi archeologici di Paestum e Velia), Francesco Uliano Scelza (parchi archeologici di Paestum e Velia), Francesco Mele (archeologo libero professionista), Manuela Ferraioli (archeologo libero professionista), “Il tempietto arcaico di Paestum”; 15, visita al cantiere delle terme sul foro e allo scavo del tempietto presso le mura di cinta di Paestum.

Pompei. La tavolozza dei pittori antichi si arricchisce del “grigio pompeiano”: la scoperta del colore dalla ricerca “Pompeian pigments. A glimpse into ancient Roman colouring materials” del parco archeologico con l’università del Sannio e la “Federico II” di Napoli pubblicata sulla rivista Journal of Archaeological Science

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La raccolta dei pigmenti dai contesti di scavo a Pompei (foto parco archeologici pompei)

Nella tavolozza dei pittori di Pompei fa capolino il grigio, il grigio pompeiano. La ricerca “Pompeian pigments. A glimpse into ancient Roman colouring materials” appena pubblicato sul numero 177 / 2025 della prestigiosa rivista internazionale Journal of Archaeological Science (vedi https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0305440325000500), ha infatti dimostrato il primo utilizzo, finora conosciuto, di un nuovo colore grigio in cui la presenza di barite e alunite, forniscono la prima prova dell’utilizzo del solfato di bario nel Mediterraneo in epoca antica. La ricerca è il frutto di una fruttuosa collaborazione del parco archeologico di Pompei con il gruppo di ricerca di Mineralogia e Petrografia del dipartimento di Scienze e Tecnologie dell’università del Sannio, in collaborazione con gli studiosi del dipartimento di Scienze della Terra dell’Ambiente e delle Risorse dell’università “Federico II” di Napoli. Tale collaborazione prevede anche lo studio dei colori negli affreschi pompeiani, cogliendo le possibilità scientifiche offerte dai nuovi ritrovamenti negli scavi in corso, dove le analisi diagnostiche non invasive vengono condotte coordinandosi con le operazioni di restauro. L’ultima campagna ha riguardato la stanza rossa della “Casa del Tiaso”.

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Prodotti base per la realizzazione dei colori usati dagli antichi pittori di Pompei (foto parco archeologico pompei)

L’indagine ha avuto come oggetto lo studio dei pigmenti rinvenuti in alcuni eccezionali contesti pompeiani, che vanno dal III secolo a.C. all’eruzione del 79 d.C., coprendo la quasi totalità della tavolozza pittorica degli antichi pittori. La gamma cromatica è composta da pigmenti naturali e sintetici, inorganici e organici e la composizione dei pigmenti è stata rivelata grazie a un approccio analitico non invasivo che combina la microscopia con la spettroscopia, concepito per preservare tali beni per il futuro. Tale approccio ha permesso di scoprire che gli artisti mescolavano sapientemente le materie prime per ottenere un’innumerevole gamma di tonalità cromatiche.

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Lo studio del blu egizio nella ricerca “Pompeian pigments. A glimpse into ancient Roman colouring materials” (foto parco archeologico pompei)

“Questo studio rappresenta un significativo passo avanti nella comprensione delle tecniche pittoriche degli antichi Romani”, ha dichiarato Celestino Grifa, professore associato di Petrografia e Petrologia al dipartimento di Scienze e Tecnologie dell’università del Sannio. “La possibilità di quantificare accuratamente i composti coloranti nelle miscele ci ha permesso di rivedere il processo artistico delle pitture murali, che prevedeva miscelazione dei pigmenti puri -in particolare il blu egizio, il bianco e il rosso piombo- che venivano sapientemente proporzionati per creare la palette desiderata”.

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Analisi dei pigmenti nella ricerca “Pompeian pigments. A glimpse into ancient Roman colouring materials” (foto parco archeologico pompei)

“È uno studio essenziale anche ai fini del restauro degli affreschi pompeiani, che sono molto fragili e richiedono una conoscenza approfondita per una corretta conservazione”, aggiunge il direttore del Parco, Gabriel Zuchtrieghel. “Simili analisi sono già in corso per la megalografia dionisiaca recentemente scoperta. Esemplare sinergia tra ricerca e tutela che esprime l’eccellenza italiana in questo settore”.

Prorogata la mostra “Sulle spalle dei giganti. La Preistoria moderna di Costantino Nivola” in corso al museo civico “Giovanni Marongiu” di Cabras (Or) e al museo Nivola di Orani (Nu): ricostruito per la prima volta il rapporto tra Nivola e la Preistoria della Sardegna

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Allestimento della mostra “Sulle spalle dei giganti” al museo civico “Giovanni Marongiu” a Cabras (Or) (foto andrea mignogna)

La Fondazione Mont’e Prama e la Fondazione Nivola annunciano la proroga, fino a martedì 22 aprile 2025, della mostra “Sulle spalle dei giganti. La Preistoria moderna di Costantino Nivola” in corso al museo civico Giovanni Marongiu di Cabras e al museo Nivola di Orani. Attraverso un percorso suggestivo che mette a confronto alcuni capolavori della scultura e dell’architettura eneolitica e nuragica e alcune fondamentali opere di Costantino Nivola, la mostra – curata da Giuliana Altea, Antonella Camarda, Luca Cheri, Anna Depalmas e Carl Stein, storico collaboratore dell’artista – ricostruisce per la prima volta il rapporto tra Nivola e la Preistoria della Sardegna. Nel contesto dell’allestimento, le opere di Costantino Nivola sono per la prima volta poste accanto alle fonti che lo hanno ispirato, grazie a una serie di importanti prestiti provenienti da collezioni pubbliche e private italiane e internazionali.

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Allestimento della mostra “Sulle spalle dei giganti” al museo Nivola di Orani (Nu) (foto andrea mignogna)

Il titolo della rassegna allude, oltre che alle monumentali statue ritrovate a Mont’e Prama, all’aforisma medievale secondo cui noi siamo, rispetto agli antichi, come nani sulle spalle dei giganti: riusciamo a vedere più lontano di loro, ma solo perché possiamo elevarci grazie alla loro grandezza. E la scultura di Costantino Nivola (Orani 1911 – Long Island 1988) si ispira fin dagli inizi agli anonimi maestri della Preistoria sarda. Allestita in contemporanea in due sedi, il museo Nivola (Orani) e il museo civico G. Marongiu (Cabras), “Sulle spalle dei giganti” mette a confronto l’opera di Nivola con le testimonianze della Preistoria sarda che lo hanno influenzato, presentate attraverso reperti originali, fotografie, e installazioni multimediali a cura del Visual Computing Group del CRS4. Un’occasione unica per esplorare il legame tra Nivola e la sua terra, grazie anche a un gruppo di opere chiave dell’artista provenienti da collezioni private americane e italiane.

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Allestimento della mostra “Sulle spalle dei giganti” al museo civico “Giovanni Marongiu” a Cabras (Or) (foto andrea mignogna)

“L’interesse del pubblico”, dichiara Giuliana Altea, presidente della Fondazione Nivola, “ha confermato come la mostra rappresenti un progetto di collaborazione, tra istituzioni e discipline, felicemente riuscito. È attraverso esperienze come questa che si riesce a mettere insieme aspetti diversi del nostro patrimonio culturale, in un incontro capace di gettare nuova luce su ciascuno di essi. Il prolungamento della mostra darà l’opportunità di visitarla a quanti finora non hanno potuto vederla, in attesa del catalogo che documenta il progetto con saggi di storici dell’arte e archeologi e schede delle opere esposte, e che verrà pubblicato a breve”.

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Allestimento della mostra “Sulle spalle dei giganti” al museo Nivola di Orani (Nu) (foto andrea mignogna)

“Sulla scia dei risultati estremamente positivi avuti da settembre ad oggi”, precisa Anthony Muroni, presidente della Fondazione Mont’e Prama, “di comune accordo abbiamo deciso di prorogare il periodo di permanenza della mostra. Siamo convinti che l’intesa con la Fondazione Nivola abbia rappresentato un esempio di come il lavoro in sinergia possa contribuire, in modo decisivo, a generare un impatto positivo e duraturo sul territorio contribuendo alla sua crescita e a quella dell’intera isola. Il successo ottenuto testimonia il valore di un percorso che unisce la straordinaria arte di Costantino Nivola con le radici profonde della preistoria sarda, in particolare il dialogo con i Giganti di Mont’e Prama. Visti i numerosi visitatori che la mostra ha attratto, riteniamo che sia importante offrire la possibilità di apprezzarla ancora per un periodo più lungo, consentendo a un pubblico sempre più ampio di immergersi in questo affascinante viaggio tra arte, storia e cultura”.

Altino (Ve). Al museo Archeologico nazionale visita guidata “Parole e pratiche per la buona sorte: i riti di fondazione” con lo staff del museo nell’ambito di #ParolaalleFonti

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Bronzetto legato ai riti di fondazione conservato al museo Archeologico nazionale di Altino (foto parco archeologico altino)

Come avveniva la fondazione delle città nell’antichità e da quali riti era accompagnata? Se ne parlerà domenica 16 marzo 2025, alle 15.30, al museo Archeologico nazionale di Altino (Ve), durante la visita guidata “Parole e pratiche per la buona sorte: i riti di fondazione” con lo staff del museo, per #ParolaalleFonti, dedicata ai riti di fondazione di edifici importanti o città: i confini, segnati da limiti artificiali oppure naturali, erano sacri e inviolabili a Roma e in tutto l’Impero, e le fonti archeologiche e storiografiche ne attestano l’importanza. La visita è su prenotazione; è gratuita per gli abbonati e inclusa nel biglietto d’ingresso per gli altri. Info e prenotazioni: drm-ven.museoaltino@cultura.gov.it, 0422789443.

“Le sei coppe provengono dagli scavi dell’area archeologica della porta-approdo”, spiega la direttrice Marianna Bressan, “condotti nell’autunno 1984 da Michele Tombolani, allora direttore del Museo di Altino. Si trovavano rotte in mille pezzi in uno strato della fondazione di una palafitta di pali di rovere costruita per sostenere il ponte addossato alla Porta approdo. Questa, realizzata all’inizio del I sec. a.C., si affacciava sul canale che delimitava a Nord la città di Altino. Il ponte invece venne aggiunto successivamente, quando la città andava espandendosi oltre i confini originali. La datazione delle coppette sul finire del I sec. a.C. indica anche il momento di costruzione del ponte. In genere le coppe come queste, fatta di ceramica fine, ottenuta da argilla depurata, rivestita da un velo di vernice, e decorate a stampo, si usavano per la mensa a tavole piuttosto benestanti. Ma forse le sei coppe di Altino, trovate spezzate all’interno di una fondazione, accanto a una fibula d’argento e una moneta di bronzo più antiche, non furono mai usate a tavola, più probabilmente fecero parte del complesso di oggetti sacrificati durante il rito che celebrò la fondazione del ponte. Occorreva infatti raccomandarlo agli dei, perché sanciva fisicamente e simbolicamente la conquista della terra incognita oltre i confini definiti della città.

“Una particolarità di queste coppette – continua Bressan – è la decorazione, realizzata a stampo da una matrice e distribuita dalla spalla al fondo. Ogni coppa ha una decorazione diversa: in una spicca una teoria di bucrani e festoni; in un’altra una corona di gigli concatenati. Una è decorata a squame, un’altra a cordoni e raggiera; un’altra ancora a baccellature verticali e sotto a foglie frastagliate. Una però merita un’attenzione particolare. In alto, sopra la teoria di gigli uscenti da bucrani e losanghe, si riconoscono alcune lettere greche: ypsilon, ro, tau, sigma, omicron, kappa, ni. Si deve leggere da destra a sinistra, quindi Nicostratu, ovvero di Nicostrato. È la firma dell’artigiano, un nome greco. E tuttavia ci sono alcune anomalie. La scritta va da destra a sinistra, ma la ni e la ro sono dritte. Inoltre un artigiano greco sapeva che le scritte per risultare dritte sul vaso dovevano essere retrograde sulla matrice. Le anomalie riguardano anche la forma delle coppe. Le anse e i piedini sono applicate sopra le decorazioni segno che non erano previsti nella matrice. Tutto fa pensare che siano di fronte a un esperimento. Un artigiano, forse locale, che conosce bene la ceramica megarese, greca, di moda all’epoca, tenta un’innovazione. Inventa una forma nuova. Per piazzarsi meglio sul mercato finge di essere greco. I suoi tentativi vanno di pari passo con quelli di altri. Il più felice – conclude Bressan – è quello di Lucius Sarius o meglio del suo schiavo Surus, di origine orientale, che di lì a poco otterranno un successo su larga scala con le loro coppe cui queste di Altino assomigliano”.

 

Taranto. Al museo Archeologico nazionale il concerto “Music Anthology” di Harmoniae Aureae Ensemble, terzo appuntamento di “Un anno di concerti al MArTa – Domeniche in concerto musica e aperitivo” con visita guidata

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Domenica 16 marzo 2025 terzo appuntamento del 2025 con “Un anno di concerti al MArTa – Domeniche in concerto musica e aperitivo”: le matinée di Musica e Archeologia organizzata dal museo Archeologico nazionale di Taranto e l’associazione le Corti Taras. In programma il concerto “Music Anthology” di Harmoniae Aureae Ensemble con Sebastiano Brusco, pianoforte; Pierfrancesco Fiordaliso e Radoslaw Sordo, violini; Morian Taddei, viola; Vittorio Infermo, violoncello; Calarco Pardo Camilo, contrabbasso. Ingresso al museo da corso Umberto al costo di 10 euro. L’accesso sarà consentito dalle 10 per la visita guidata, con inizio visita alle 10.30. L’accesso per il concerto dalle 11, con inizio concerto alle 11.15. Per concludere l’aperitivo nella suggestiva cornice del chiostro del museo a partire dalle 12.15. Biglietti acquistabili alle Corti di Taras (via Giovinazzi, 28 – Taranto). Oppure su VIVATICKET qui https://www.vivaticket.com/it/ticket/music-anthology/259761.