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Locri (RC). Per il quarto incontro di “Un caffè… storicamente corretto”, a cura di Elena Trunfio e Marilisa Morrone, al museo Archeologico nazionale conferenza “Tra valorizzazione e accessibilità: i progetti del museo Archeologico di Reggio Calabria per il miglioramento della fruizione” con Fabrizio Sudano, direttore del MArRC

Il ciclo di incontri “Un caffè…storicamente corretto” al museo Archeologico nazionale di Locri (RC) è giunto al quarto appuntamento, quello di giugno. Il progetto, curato dalla direttrice del museo Archeologico nazionale di Locri Epizefiri, Elena Trunfio, e dalla presidente del circolo di Studi storici “Le Calabrie”, Marilisa Morrone, oltre che con il patrocinio del Comune di Locri, quest’anno si arricchisce del patrocinio del Comune di Portigliola e della Deputazione di Storia Patria per la Calabria e vuole, come di consueto, offrire al pubblico diversi spunti di approfondimento su temi ampi legati al mondo della storia, dell’arte e dell’archeologia, con il coinvolgimento di studiosi autorevoli, afferenti tra l’altro ai più importanti atenei italiani. Giovedì 5 giugno 2025, alle 17.30, al museo Archeologico nazionale di Locri, per “Un caffè… storicamente corretto” la conferenza “Tra valorizzazione e accessibilità: i progetti del museo Archeologico di Reggio Calabria per il miglioramento della fruizione” con Fabrizio Sudano, direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, nonché attuale direttore delegato della direzione regionale Musei nazionali Calabria. Si parlerà di fruizione e accessibilità nei musei, un tema caldo e attualissimo. Introducono Elena Trunfio e Marilisa Morrone. L’ingresso è gratuito e non è necessaria la prenotazione.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia due giorni di confronto su “Arte Benessere Cultura. L’ABC dei Musei accessibili” a cura di Luana Toniolo, Vittoria Lecce, Francesca Montuori

Il 5 e 6 giugno 2025 due giorni di confronto al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia su “Arte Benessere Cultura. L’ABC dei Musei accessibili”. L’obiettivo del convegno, a cura di Luana Toniolo, Vittoria Lecce, Francesca Montuori, organizzato dal museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma è promuovere il dibattito culturale offrendo a specialisti, esperti, formatori ed educatori museali un’opportunità di confronto sulle possibilità dell’utilizzo dell’arte come “risorsa” per i professionisti della salute, sull’importanza della formazione per promuovere il benessere psicofisico nei Luoghi della Cultura e sulle attività che permettono di rendere i Luoghi della Cultura accessibili e inclusivi.

Il convegno si articola in tre sessioni volte a far incontrare i soggetti specialisti socio-sanitari e gli operatori della cultura con lo scopo di promuovere la collaborazione fra professionisti socio-sanitari e professionisti della cultura. Nella PRIMA SESSIONE – L’Arte come strumento per i professionisti della salute – intervengono attori e attrici del settore sanitario e assistenziale che illustreranno i benefici di attività culturali, artistiche e creative su soggetti con bisogni speciali. La SECONDA SESSIONE – Il Benessere nei Musei: l’importanza della formazione – è dedicata alla necessità di formare operatori culturali capaci di progettare, congiuntamente al personale socio-sanitario, attività di arte e di fruizione del patrimonio culturale volte a migliorare il benessere e la salute degli individui. La TERZA SESSIONE – I Luoghi della Cultura a servizio del welfare – è incentrata sulla condivisione di conoscenze e pratiche di Welfare culturale nei Luoghi della Cultura in Italia. A conclusione del convegno viene dato spazio a una TAVOLA ROTONDA per una riflessione sui temi trattati e sugli stimoli generati nel corso delle tre sessioni, un momento di condivisione che offrirà l’occasione di intessere relazioni e collaborazioni istituzionali per la promozione del Welfare culturale.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha infatti indicato le attività culturali, artistiche e creative come fattori efficaci per la promozione della salute e il benessere individuale e collettivo, nonché strumenti di inclusione e di empowerment per persone con disabilità anche gravi e per persone in condizioni di marginalizzazione o svantaggio (Health Evidence Network Synthesis Report 67, 2019). L’OMS ha evidenziato quindi la centralità del Welfare culturale e il ruolo primario delle arti e della cultura nella prevenzione, nel trattamento e nella gestione di patologie e nella promozione della salute. Per sua stessa definizione il Welfare culturale “presuppone una relazione sistemica e sistematica di collaborazione fra professionisti di discipline diverse e, soprattutto, una integrazione di scopo fra i sistemi istituzionali della salute, delle politiche sociali e quello delle arti e della cultura” (Treccani). È importante dunque che i Luoghi della Cultura si propongano come partner e/o interlocutori di riferimento per i soggetti attivi nel sistema socio-sanitario per promuovere attivamente e congiuntamente il Welfare culturale e garantire l’attuazione di programmi, strategie e attività in stretta collaborazione con i professionisti della salute. Come indica anche la Convenzione di Faro “la conservazione dell’eredità culturale, ed il suo uso sostenibile, hanno come obiettivo lo sviluppo umano e la qualità della vita”. Per questo motivo i Luoghi della Cultura devono divenire strutture a servizio della comunità nella promozione di attività di Welfare culturale. Non va dimenticato che garantire una vita sana e promuovere il benessere di tutti a tutte le età è tra gli obiettivi dell’Agenda 2030 (ob. 3), recepita anche dall’Unione Europea, e che lo stesso documento riconosce il contributo della cultura allo sviluppo sostenibile (ob. 4).

Monselice (Pd). “Scavi aperti” sulla Rocca: visite guidate con gli archeologi dell’università di Padova

L’appuntamento è per tutti i mercoledì di giugno 2025 sulla Rocca di Monselice (Pd) per “Scavi aperti”. Tornano infatti le visite guidate agli scavi archeologici sul Colle della Rocca di Monselice dove l’università di Padova opera su concessione del ministero della Cultura e grazie a un accordo con la Regione Veneto e Veneto Edifici Monumentali. Appuntamento quindi mercoledì 4, 11, 18 e 25 giugno 2025 alle 16. Prenotazioni e info: info@castellodimonselice.it, tel. 0429 72931.

Paestum. Nel giorno dell’anniversario della scoperta della Tomba del Tuffatore (3 giugno 1968) esposti nella sala del museo Archeologico nazionale i piccoli oggetti – conservati nei depositi – trovati in tre tombe, nello stesso giorno e a poca distanza

Dettaglio della lastra superiore della Tomba del Tuffatore, conservata al museo Archeologico nazionale di Paestum (foto graziano tavan)

Tiziana D’Angelo, nella sala della Tomba del Tuffatore, davanti agli oggetti da altre tre tombe scoperte nello stesso giorno (frame del video pa-paeve)

Il 3 giugno è una data importante per la storia dell’archeologia del Mediterraneo. Proprio in questo giorno, nel 1968, l’archeologo – e allora sovrintendente – Mario Napoli, scoprì nella necropoli di Tempa del Prete la “Tomba del Tuffatore”, straordinaria testimonianza pittorica di età classica, icona del museo Archeologico nazionale di Paestum. In un breve video il direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia, Tiziana D’Angelo, ripercorre quei momenti e i reperti che ne sono emersi, per ricordare che l’archeologia non è fatta solo di “grandi scoperte”, ma anche di piccoli ritrovamenti e che ogni frammento ha una storia da raccontare.

Stamnos proveniete da una delle tre tombe scoperte a Paestum nello stesso giorno della Tomba del Tuffatore, a poca distanza (frame del video pa-paeve)

“Non tutti sanno che quel giorno a pochi metri di distanza – ricorda D’Angelo -, vennero alla luce anche altre tre tombe, con piccoli oggetti sicuramente meno noti, ma altrettanto preziosi. Abbiamo recuperato dai depositi i loro corredi. Una di queste era la sepoltura di una donna vissuta nel IV sec. a.C. Tra gli oggetti che sono stati deposti al suo fianco c’è uno stamnos, un contenitore per liquidi, a figure rosse, e un piccolo peso da telaio in terracotta. L’archeologia è fatta di grandi e piccole storie di tutti i giorni, ognuna delle quali merita di essere raccontata”.

Bologna. Al museo civico Archeologico, dove torna dopo 8 mesi di intervento, si presenta il restauro dello sgabello in avorio (forse una “sella curulis” di un magistrato), scoperto nella necropoli dei Giardini Margherita, nell’ambito del progetto “Nelle terre dei Rasna” a cura scientifica di Federica Guidi e Marinella Marchesi

Lo sgabello in avorio (fine VI sec. a.C.), proveniente dalla necropoli dei Giardini Margherita di Bologna, dopo il restauro (foto bologna musei)

È giunto a conclusione “Nelle terre dei Rasna”, il progetto per la salvaguardia e la valorizzazione di un patrimonio prezioso e unico appartenente alle collezioni del museo civico Archeologico del Settore Musei civici di Bologna: uno sgabello in avorio datato alla fine del VI secolo a.C., raro esempio di manufatto con funzioni di rappresentanza nell’ambito della società etrusca. Dopo 8 mesi lo sgabello in avorio torna così al museo civico Archeologico con un nuovo look, un nuovo supporto e un nuovo apparato multimediale accessibile che illustra la struttura e il contesto rinvenimento, come parte del ricco corredo della tomba 173 nella necropoli etrusca dei Giardini Margherita di Bologna. Le attività di restauro, indagine e realizzazione di un ambiente digitale interattivo saranno presentate mercoledì 4 giugno 2025, alle 11, al museo civico Archeologico, in via dell’Archiginnasio 2 a Bologna. L’iniziativa – a cura scientifica di Federica Guidi e Marinella Marchesi, archeologhe del museo felsineo diretto da Paola Giovetti – è stata avviata nell’ottobre 2024 in stretta collaborazione culturale con il Rotary Club Bologna Est in occasione del 60° anniversario dalla sua fondazione.

Lo sgabello in avorio (fine VI sec. a.C.), proveniente dalla necropoli dei Giardini Margherita di Bologna, prima del restauro (foto bologna musei)

Lo sgabello (fine VI sec. a.C.), proveniente dalla Tomba dello Sgabello della necropoli dei Giardini Margherita di Bologna, è formato da due coppie di gambe incrociate, fissate fra loro con perno metallico e raccordate nella parte superiore da due traverse, cui doveva essere fissata la seduta, purtroppo non conservata. Mentre sono piuttosto frequenti le attestazioni in epoca etrusca di piccoli mobili in legno come sedili o tavolini, la scelta dell’avorio come materiale di costruzione rende questo elemento un repertorio di eccezionale rilevanza nel panorama non solo dell’area bolognese ma dell’Etruria in generale. La manifattura particolarmente preziosa ha indotto a formulare la suggestiva ipotesi che si tratti di una sella curulis, il sedile pieghevole su cui sedevano i magistrati nell’esercizio delle loro funzioni. L’oggetto potrebbe dunque essere stato deposto nella sepoltura funebre per ricordare una carica magistratuale ricoperta dal defunto all’interno della comunità civica bolognese.

Verona. A Porta Palio presentazione della proposta di legge “Valorizzazione delle mura di Verona e degli spazi connessi” del consigliere regionale Stefano Valdegamberi su progetto dell’architetto Mir Fakhraei Abdolreza: “Saranno motore di sviluppo culturale, turistico ed economico”

“Valorizzazione delle mura di Verona e degli spazi connessi”: è il titolo dell’incontro in programma mercoledì 4 giugno 2025, alle 11, all’interno di Porta Palio a Verona. E la scelta del luogo per la presentazione della proposta di Legge Regionale del consigliere regionale Stefano Valdegamberi su progetto dell’architetto Mir Fakhraei Abdolreza non è casuale. Porta Palio con i suoi importanti spazi interni è una delle porte monumentali del sistema murario di Verona che, con oltre duemila anni di stratificazione – dall’epoca romana fino all’età moderna – costituisce un unicum a livello europeo e mondiale, formalmente riconosciuto nel 2000 con l’inserimento della città nella Lista del Patrimonio dell’Umanità Unesco. I contenuti di massima della proposta di legge regionale sono stati anticipati il 24 maggio 2025 in una puntata della trasmissione Gulliver su ALMA Tv (nata dall’unione dei canali tematici Alice e MarcoPolo), canale 65 del Digitale Terrestre. Ora è arrivato il momento per i protagonisti del progetto, il consigliere regionale e l’architetto, di illustrare come puntando alla riqualificazione e valorizzazione delle mura parlando direttamente alla città, in sinergia con strumenti nazionali ed europei (Art Bonus, PNRR, FESR, ecc.) e offrendo varie opportunità per enti, imprese e cittadini. Verrà condivisa la visione di Verona come capitale internazionale del vino e motore di sviluppo culturale, turistico ed economico dell’Italia.

Particolare della cinta muraria di Verona (foto univr)

“Si creerà un percorso – spiega Mir Fakhraei Abdolreza – con enogastronomia italiana delle varie Regioni: ci saranno aree dimostrative, spazi museali. Percorrendo l’area interna, dopo il museo, si visiteranno le regioni italiane una dopo altra, dove dimostreranno prima le loro bellezze territoriali e dopo la loro enogastronomia. Capofila saranno i Brand noti di ogni Regione, che rimanendo a lungo faranno anche da sponsor. Al loro fianco ci saranno piccole e medie imprese, che pagando una cifra minore rimarranno per un breve periodo, dando successivamente il loro posto ad altre aziende, con lo scopo di farsi conosce e fare marketing in modo internazionale. Cambiando periodicamente le piccole aziende si fa in modo che si apra, per il visitatore abituale, una finestra di sorpresa e novità. In questi aree oltre a presentare il proprio territorio e a creare uno spazio per la didattica, per quanto riguarda l’enogastronomia potranno essere presentati i propri prodotti individuali dando la possibilità di assaggi e vendite. Alla fine di ogni regione sarà presente un tipico ristorante che presenterà la sua cucina e i suoi prodotti tipici in un ristorante gourmet. Dopo tutte le regioni, con lo stesso criterio, sarà presente un’area dedicata ad un Paese estero che periodicamente cambierà, dove saranno promosse le bellezze turistiche e le specialità enogastronomiche. La presenza estera aiuta sia le Regioni che i visitatori ad ampliare il proprio orizzonte e dando un tono più internazionale al percorso. Questo percorso, interessando tutte le regioni italiane, dà al visitatore la possibilità di viaggiare per il Bel Paese passeggiando lungo le mura, tra scorci e paesaggi unici: un viaggio tra storia e attualità”.

Porta Nuova, una delle porte monumentali della cinta di Verona (foto graziano tavan)

“Il progetto, come si può intuire – sottolinea Mir Fakhraei Abdolreza – non si limita solo alla valorizzazione, al commercio e alla promozione del territorio veronese e veneto, ma punta soprattutto a rappresentare l’intera nazione italiana a 360°. Il tutto inserito in un contesto straordinario e magico, con un forte respiro internazionale, che mette al centro le mura patrimonio culturale dell’Italia riconosciuto dall’UNESCO. Dove far conoscere l’Italia e il made in Italy con un’identità, vera, i suoi territori e i suoi borghi; con una valorizzazione dei prodotti tipici e di nicchia, del bel Paese, nel mondo promuovendo il commercio e non solo”.

Montebelluna (Tv). Al museo civico di Storia naturale e Archeologia speciale visita guidata in orario serale alla mostra “FABULAE Le situle raccontano i Veneti antichi” con Veronica Groppo

Mostra “Fabulae” al museo di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna (Tv): la sala delle situle (foto graziano tavan)

Speciale visita guidata in orario serale alla mostra “FABULAE Le situle raccontano i Veneti antichi” aperta fino al 1° agosto 2025 al museo civico di Storia naturale e Archeologia di Montebelluna (Tv). Appuntamento martedì 3 giugno 2025 alle 20.45 per la visita guidata a cura di Veronica Groppo, archeologa del gruppo di lavoro della mostra. Iniziativa a pagamento (6 euro) e su prenotazione adatta a tutti a partire dai 10 anni. Info e prenotazioni: 0423 617479 | info@museomontebelluna.it

Torino. Al museo Egizio quasi 18mila ingressi nel ponte del 2 giugno

Visitatori tra le vetrine della Tomba di Kha e Merit al museo Egziio di Torino (foto graziano tavan)

Sono stati 17.837 i visitatori del museo Egizio di Torino, nel ponte del 2 giugno 2025, da sabato 31 maggio a lunedì 2 giugno. In particolare, domenica 1° giugno è risultata la giornata che ha accolto un maggior numero di visitatori, con 7.569 ingressi.

Roma. All’università di Tor Vergata lezione aperta su “Large spans during the Roman period. The Odeion of Herodes Atticus and Roman bridges” con Manolis Korres (University of Athens)

Lezione aperta martedì 3 giugno 2025 all’università di Roma Tor Vergata su “Large spans during the Roman period. The Odeion of Herodes Atticus and Roman bridges” con Manolis Korres, membro della Academy of Athens e professore emerito alla School of Architecture – National Technical University of Athens. Introducono Nicoletta Marconi, università di Roma Tor Vergata, e Aliki Milioti, Utah Valley University. Appuntamento alle 15 nell’aula convegni di Ingegneria – Edificio Didattica, università di Roma Tor Vergata, in via del Politecnico 1 a Roma.

Padova. Ai Musei Eremitani la conferenza “La preistoria e la protostoria a Padova ai tempi di Pigorini: dal Paleolitico all’Età del Bronzo” con Michele Cupitò (unipd), terzo appuntamento del ciclo “Padova per l’archeologia preistorica e protostorica a 100 anni dalla morte di Luigi Pigorini (1925-2025)” a cura di Michele Cupitò e Silvia Paltineri (unipd)

Martedì 3 giugno 2025, alle 17.30, in sala del Romanino, ai Musei Eremitani di Padova, la conferenza “La preistoria e la protostoria a Padova ai tempi di Pigorini: dal Paleolitico all’Età del Bronzo” con Michele Cupitò, archeologo del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, terzo appuntamento del ciclo di conferenze “Padova per l’archeologia preistorica e protostorica a 100 anni dalla morte di Luigi Pigorini (1925-2025)”, organizzato dalle cattedre di Preistoria e Protostoria ed Etruscologia e antichità italiche, del dipartimento di Beni culturali dell’università di Padova, in collaborazione con il Comune e i Musei Civici di Padova e con il patrocinio dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti.

Michele Cupitò (foto graziano tavan)

La conferenza mira a delineare la particolare traiettoria di sviluppo che lo studio della preistoria e della protostoria seguì a Padova tra gli anni ’60 dell’‘800 e i primi anni ‘20 del ‘900, focalizzandosi soprattutto sul ruolo che in questo processo ebbero da un lato l’Università, dall’altro il Museo Civico. “Se, infatti, il primo interesse per le più remote fasi della storia dell’uomo nel territorio si deve alla figura di Pietro Paolo Martinati, fondatore della paletnologia veronese ma strettamente legato a Padova per ragioni di carattere familiare”, spiega il prof. Cupitò, “fu solo con Giovanni Canestrini, insigne naturalista, protagonista delle prime, pionieristiche ricerche sulle terramare dell’Emilia e primo traduttore di Darwin in Italia, che, a partire dal 1869, la nuova scienza ebbe spazio nell’ambiente accademico patavino. L’attività di Canestrini a Padova, tuttavia, non si concretizzò, come negli anni modenesi, in ricerche sul campo, ma, attraverso la creazione di una collezione didattica di reperti pre-protostorici, ebbe il chiaro obiettivo di includere organicamente anche lo studio dell’antichità dell’uomo nel percorso formativo degli studenti di Scienze naturali.

Il vicentino Paolo Lioy, scopritore delle palafitte di Fimon (foto wp)

“La prematura morte di Martinati e la scelta di Canestrini di puntare sulla didattica e di concentrarsi, per quel che riguarda le ricerche innovative, essenzialmente su quella che oggi chiamiamo archeozoologia – sottolinea Cupitò -, è forse la ragione principale del notevole ritardo con cui Padova si affacciò sul palcoscenico della paletnologia militante. Fu infatti solo nel 1885-1886 che, grazie all’interesse e al sostegno economico del Museo Civico, Federico Cordenons, studioso di formazione né archeologica, né naturalistica, ma ottimo conoscitore della letteratura paletnologica contemporanea – e, in primo luogo, delle opere di Paolo Lioy, scopritore fin dai primi anni ’60 delle palafitte di Fimon, sui Berici, e di altri siti preistorici vicentini –, intraprese un sistematico lavoro di ricognizione sui Colli Euganei; lavoro che portò all’identificazione dei primi siti preistorici e protostorici di questo territorio e allo scavo di quelli che ancora oggi sono due contesti chiave per l’età del Bronzo dell’Italia settentrionale, cioè la palafitta del Lago della Costa di Arquà e il sito di Marendole.

Il naturalista Giovanni Canestrini (foto unipd)

“La metodologia di ricerca e le riflessioni interpretative di Cordenons non possono essere certo annoverate tra i prodotti migliori della letteratura paletnologica dell’epoca e, non a caso, le urbane ma aspre critiche di Luigi Pigorini non tardarono a manifestarsi. È tuttavia senz’altro in Cordenons – il quale, tra l’altro, con gli inizi del ‘900, grazie probabilmente al magistero di Gherardo Ghirardini, migliorò decisamente il suo approccio alla pre-protostoria – che dobbiamo riconoscere il padre della paletnologia patavina. Una paletnologia – conclude Cupitò – che, tuttavia, nonostante l’interesse mostrato per la materia anche da Enrico Tedeschi, successore di Canestrini come docente di Antropologia all’Università, non ebbe statuto di disciplina accademica fino al 1925 – anno di morte di Pigorini, casualmente –, allorquando un giovane Raffaello Battaglia tenne il primo corso di Paletnografia. Ma questa è un’altra pagina della storia”.