Bacoli (Na). Al via la terza edizione di FAB! Festival del Cinema archeologico: quattro giornate dedicate a cinema, archeologia e divulgazione. Ecco il programma
Bacoli ospita dal 7 al 10 ottobre 2025 la terza edizione di FAB! Festival del Cinema archeologico, tra la Casina Vanvitelliana e il Parco Borbonico del Fusaro. Quattro giornate dedicate a cinema, archeologia e divulgazione con proiezioni internazionali, laboratori didattici e incontri che coinvolgono studenti, famiglie e appassionati, rafforzando il percorso verso la candidatura di Bacoli a Capitale Italiana della Cultura 2028. Il programma alterna matinée per le scuole, proiezioni in concorso e fuori concorso, oltre a laboratori esperienziali che spaziano dalla medicina antica ai mosaici, dai giochi romani alla scrittura latina. Tra i film in gara titoli come Saga of the Raven Land, Pompeii: The New Dig, Vitrum – Il vetro dei Romani, The Forgotten Archaeology e Secret Sardinia, valutati da una giuria internazionale di alto profilo presieduta da Giovanni Calvino e composta da studiosi e professionisti del settore. Accanto al concorso cinematografico, il festival propone anteprime esclusive come il video sul recupero subacqueo nell’area dell’antico porto di Miseno, presentato dalla Soprintendenza. Il sostegno delle istituzioni e della Film Commission Regione Campania conferma FAB! come uno dei festival più significativi del panorama campano, capace di unire comunità e pubblico attorno al patrimonio culturale dei Campi Flegrei e di proiettarlo in una dimensione internazionale.
Programma martedì 7 ottobre 2025. La manifestazione si apre martedì 7 ottobre. La giornata comincia alle 10, alla Libreria del Lago, con l’accoglienza del pubblico e la consegna delle welcome bag. Alle 10.30 la Sala Ostrichina ospita l’inaugurazione ufficiale con gli interventi degli ospiti, seguita dalla matinée di proiezioni che propone Casa sul mare (Italia, 15’), The queen of Egypt (Francia, 7’) e Acqua Team, avventure in mare (Italia, 20’). Verso mezzogiorno lo spazio si trasforma in laboratorio: Gea Flavia conduce In Panis Veritas, mentre i gladiatori della Reenactment Society portano in scena Ars Gladiatoria. Nel pomeriggio, dalle 17 alle 18, sempre in Sala Ostrichina, il concorso entra nel vivo con i film Secret Sardinia (Francia, 53’), The guardians of Menjez’s past (Francia, 19’) e The forgotten archaeology (Spagna, 20’).
Programma mercoledì 8 ottobre 2025. Il programma di mercoledì 8 ottobre si apre ancora alla Libreria del Lago con il welcome desk, per poi proseguire in Sala Ostrichina con la matinée, che ripropone la selezione di cortometraggi già in calendario. Dopo la proiezione, i laboratori didattici guidano il pubblico alla scoperta della medicina nell’antica Roma con Ars Salutis, curato da Lucius Mettius, e delle manovre militari illustrate dalle associazioni Legio IIII Flavia Felix e Militum Schola. Nel tardo pomeriggio, dalle 17 alle 18, è prevista una nuova sessione di concorso con Saga of the Raven Land (Inghilterra, 61’), From Girgenti to Munich (Italia, 13’) e Replicating the randomness (Grecia, 13’).
Programma giovedì 9 ottobre 2025. Giovedì 9 ottobre il Festival rinnova la sua formula: accoglienza alle 10, matinée dalle 10.30 con le tre proiezioni già note al pubblico, e laboratori didattici dalle 12.30. Questa volta l’attenzione si concentra sulle arti e le tecniche: Tessellae con Quintus Fabius introduce al mosaico romano, mentre Termae con Gaio Sergio Orata racconta il mondo delle terme, accompagnato da esempi didattici e miniature. Nel pomeriggio, la proiezione dei film in concorso porta sullo schermo Pompeii the new dig (Inghilterra, 60’), Gargano sacro (Italia, 28’) e Vitrum (Italia, 52’).
Programma venerdì 10 ottobre 2025. Il calendario culmina venerdì 10 ottobre. La mattina si apre come di consueto con l’accoglienza e la matinée cinematografica. A mezzogiorno i laboratori mettono al centro il gioco, la scrittura e la natura: Ludus con Tiberius e Lucius mostra i giochi da tavolo dell’antica Roma, Librarius con Caius Flavius Aquila svela le tecniche di scrittura latina su tabulae ceratae e papiri, mentre Officina Naturae con Valeria Onisia esplora il mondo delle erbe e dei rimedi naturali. La serata porta in scena le proiezioni fuori concorso, curate dal parco archeologico di Ostia Antica e dalla soprintendenza dell’area metropolitana di Napoli. Infine, dalle 18 alle 19, si celebra la premiazione: vengono assegnati il Premio Kore della giuria e il Premio Kore del pubblico, accompagnati dalla proiezione dei film vincitori e dai saluti finali che chiudono ufficialmente il Festival.
Torino. Al museo Egizio la conferenza “From 3D to carpentry techniques in Ancient Egypt” con Paul Bouchard, in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino
Martedì 7 ottobre 2025, alle 18.30, in sala conferenze del museo Egizio di Torino l’incontro “From 3D to carpentry techniques in Ancient Egypt” con Paul Bouchard. L’evento è a ingresso libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/from-3d-to-carpentry… Live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. La conferenza è organizzata in collaborazione con l’associazione ACME e il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. In lingua inglese con traduzione simultanea in italiano in sala. Attraverso illustrazioni, modelli 3D e fotografie del banco di lavoro, la conferenza illustra le fasi di progettazione ed esecuzione di diversi tipi di sgabelli e suppellettili dell’antico Egitto, con particolare riferimento alla collezione del museo Egizio. Le tecniche di falegnameria vengono spiegate in rapporto ai pezzi analizzati, offrendo al pubblico gli strumenti per comprendere e immaginare le giunzioni nascoste sotto la superficie degli oggetti lignei antichi.
Paul Bouchard, artigiano del legno e story artist canadese attivo nel campo dell’animazione, realizza fedeli repliche di mobili egizi utilizzando semplici utensili manuali e modelli digitali ottenuti da scansioni 3D e fotogrammetria. Laureato all’Ontario College of Art and Design (OCAD), porta avanti questo progetto come ricerca indipendente.
Padova. Ai Musei Eremitani la conferenza “L’archeologia del Veneto preromano e del mondo italico a Padova ai tempi di Pigorini” con Silvia Paltineri (unipd), quarto appuntamento del ciclo “Padova per l’archeologia preistorica e protostorica a 100 anni dalla morte di Luigi Pigorini (1925-2025)” a cura di Michele Cupitò e Silvia Paltineri (unipd)
Martedì 7 ottobre 2025, alle 17.30, in sala del Romanino, ai Musei Eremitani di Padova, la conferenza “L’archeologia del Veneto preromano e del mondo italico a Padova ai tempi di Pigorini” con Silvia Paltineri, archeologa del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, quarto appuntamento del ciclo di conferenze “Padova per l’archeologia preistorica e protostorica a 100 anni dalla morte di Luigi Pigorini (1925-2025)”, organizzato dalle cattedre di Preistoria e Protostoria ed Etruscologia e antichità italiche, del dipartimento di Beni culturali dell’università di Padova, in collaborazione con il Comune e i Musei Civici di Padova e con il patrocinio dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti.

Vaso a forma di palmipede su ruote, rinvenuto nel 1877 a Este, noto come “Ochetta Pelà”, conservato al museo nazionale Atestino di Este (foto drm-veneto)
L’obiettivo della conferenza è quello di delineare le vicende degli studi sull’archeologia del Veneto preromano – e in modo particolare su Padova e il suo territorio – fra il tardo Ottocento e i primi decenni del Novecento. “Il cinquantennio dell’egemonia pigoriniana, che si può collocare tra il 1875 e il 1925”, spiega Paltineri, “segnò l’avvio di ricerche intense tanto a Padova, quanto a Este ed entrambi i centri, a partire dalla metà degli anni Settanta dell’Ottocento, restituirono evidenze di primaria importanza, rese note grazie a studiosi di alto profilo scientifico, a cominciare proprio da Luigi Pigorini.
“Nel caso di Padova – continua Paltineri -, se si prescinde da rinvenimenti episodici – fra i quali un ruolo di primo piano spetta però alla stele di Camin –, lo scavo a Palazzo delle Debite fu il vero atto di nascita di un’archeologia urbana che testimoniava per la prima volta il passato della città prima dell’avvento di Roma. Risonanza ben maggiore rispetto ai rinvenimenti patavini ebbero le scoperte di Este, dove gli scavi di Alessandro Prosdocimi, presto affiancato da Alfonso Alfonsi, si susseguirono con intensità, portando alla luce soprattutto, ma non esclusivamente, contesti funerari, con tombe ricchissime che restituirono, tra l’altro, i primi capolavori della toreutica figurata nota come Arte delle Situle. Questi rinvenimenti, che ebbero una vasta eco internazionale, segnarono l’avvio di studi sistematici sulla civiltà dei Veneti dell’età del Ferro. Al rigore metodologico di Prosdocimi nello studio dei sepolcreti atestini, culminato nella suddivisione cronologica in quattro periodi della Civiltà Euganea, presto si affiancò lo studio, da parte di Gherardo Ghirardini, dei materiali del santuario di Reitia e soprattutto dell’Arte delle Situle. Fra i protagonisti delle ricerche sul Veneto preromano in questa fase è da ricordare tuttavia anche Federico Cordenons, attivo in area euganea, a cui, tra gli altri, si devono lo scavo della necropoli patavina di Via Loredan e del santuario di Montegrotto.
“I temi di ricerca sulla civiltà veneta, dalle fonti letterarie alle diverse categorie di testimonianze archeologiche, risultano tutti già messi a fuoco nel biennio di passaggio al nuovo secolo, come risulta dalla prolusione di Ghirardini in occasione dell’apertura dell’anno accademico 1900/1901, intitolata I Veneti prima della storia. D’altro canto, l’attività degli studiosi sin qui menzionati – conclude Paltineri – proseguì fino all’inizio degli anni Venti del Novecento, momento in cui scomparve un’intera generazione di pionieri e, tra questi, il punto di riferimento della gran parte di essi, cioè Pigorini, morto a Padova nel 1925”.
Cuneo. Alla terza edizione del Cuneo Archeofilm il pubblico ha premiato il film “Artemide. Il tempio perduto” del regista svizzero Sébastien Reichenbach, e il gradimento delle scuole è andato al corto “Tulsa” del regista iraniano Parviz Shojaei

I premi assegnati nella terza edizione del Cuneo Archeofilm: da sinistra, il Premio Cuneo Archeofilm 2025 e il Premio Cune Archeofilm Scuole (foto AV)
Con l’assegnazione del premio del pubblico “Cuneo archeofilm 2025” e delle Scuole si è chiusa sabato 4 ottobre 2025 la terza edizione del Cuneo Archeofilm, nona tappa del festival diffuso di Firenze Archeofilm in tutta Italia, organizzato dal museo civico del Comune di Cuneo, in collaborazione con Firenze Archeofilm /Archeologia Viva (Giunti Editore) e soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Alessandria Asti e Cuneo e con il sostegno di Fondazione CRC.

Cristina Clerico, assessore alla Cultura del Comune di Cuneo col premio Cuneo Archeofilm 2025″. A sinistra Giulia Pruneti e al centro Michela Ferrero, direttrice dei Musei Civici Cuneo (foto AV)
Il Premio “Cuneo Archeofilm 2025”, assegnato alla pellicola più votata dal pubblico è andato al film “Artemide. Il tempio perduto / Artemis. Le temple perdu” del regista svizzero Sébastien Reichenbach (Svizzera, 52’). L’ubicazione del santuario di Artemide ad Amarynthos è rimasta a lungo uno dei grandi enigmi archeologici dell’antichità greca. Da cinquant’anni l’archeologo Denis Knoepfler si è appassionato a questo tempio perduto. Grazie alle sue ricerche e alla tenacia di un team internazionale di archeologi, il mistero è stato finalmente svelato. Il film ripercorre questa epopea collettiva, ricca di colpi di scena descrivendo le fasi cruciali di un’indagine che ha affascinato, e continua ad affascinare, diverse generazioni di archeologi.

Michela Ferrero, direttrice dei Musei Civici Cuneo, col premio Cuneo Archeofilm 2025 – Scuole, tra Giulia Pruneti – a sinistra – e Cristina Clerico, assessore alla Cultura del Comune di Cuneo (foto AV)
“Il Premio degli Studenti al miglior corto 2025” è stato assegnato dalla giuria studentesca al corto “Tulsa” del regista iraniano Parviz Shojaei (Iran, 7’) selezionandolo tra i 13 film capolavoro proposti alle scuole venerdì mattina. La pellicola racconta in maniera asciutta, ma al tempo stesso struggente, uno degli eventi più tragici della storia della discriminazione razziale in America: il “massacro di Tulsa” nel 1921, durante il quale furono uccisi oltre 300 afroamericani e distrutte 126 abitazioni.

Il regista Stefano zampini alla presentazione del suo film “L’uomo di Val Rosna” al Cuneo Archeofilm (foto AV)
Grande apprezzamento anche per il film “L’uomo di Val Rosna” (Italia, 19’) che nella serata di venerdì 3 ottobre è stato presentato dallo stesso regista Stefano Zampini. La pellicola ricostruisce le ultime giornate dell’Uomo di Val Rosna, cacciatore paleolitico vissuto 14.000 anni fa. Il cortometraggio ne racconta la vita quotidiana, tra caccia, rituali di gruppo e momenti unici: il più antico intervento dentistico conosciuto, la trapanazione di una carie su un dente del giudizio. In un crepuscolo di luce e silenzio, il suo viaggio termina con una sepoltura onorata da una pietra dipinta, simbolo di rispetto e memoria ancestrale.
Padova. “Sulle tracce dell’uomo alato”: apertura straordinaria del magazzino archeologico Sabap in via Crimea con visita guidata alla scoperta delle sepolture preromane della necropoli orientale patavina
“Sulle tracce dell’uomo alato. Stato di avanzamento delle ricerche sulla necropoli di Via Tiepolo a Padova”: in occasione del Piano di valorizzazione dei luoghi della cultura 2025, lunedì 6 ottobre 2025, dalle 15 alle 19, apertura straordinaria del magazzino archeologico in via Crimea, deposito della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Padova Treviso e Belluno. Il visitatore verrà accompagnato alla scoperta delle sepolture preromane della necropoli orientale patavina, rinvenute in Via Tiepolo e Via San Massimo. Turni di visita alle 15.30, 16.15, 17, 17.45. Ingresso gratuito su prenotazione, max 25 persone per turno. Per prenotazioni inviare una e-mail a monica.moro@cultura.gov.it indicando il turno di visita scelto. Il progetto di scavo – “Sulle tracce dell’uomo alato” – nasce attorno alla ricerca dell’università Ca’ Foscari Venezia “Another Way of Digging – Lo scavo in laboratorio delle sepolture preromane della necropoli orientale di Padova”, attuato in collaborazione con la Soprintendenza e giunto all’ottavo anno di attività. Esso prende il nome dall’immagine, unica in tutta l’arte delle situle e nel Veneto preromano, di un uomo alato su un gancio di cintura in bronzo, rinvenuto nella necropoli.
Selinunte (Tp). Al Baglio Florio l’incontro “Selinunte: nuove ricerche sulla topografia e la storia della città”, dedicato agli ultimi studi su mappa urbana, vie d’acqua e assetti insediativi con Melanie Jonasch e Linda Adorno (Istituto Archeologico Germanico di Roma). A seguire concerto live
Domenica 5 ottobre 2025, alle 17, al Baglio Florio del parco archeologico di Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria, l’incontro “Selinunte: nuove ricerche sulla topografia e la storia della città”, appuntamento pubblico promosso dal parco archeologico di Selinunte con il Club per l’Unesco di Castelvetrano Selinunte e l’Archeoclub d’Italia di Castelvetrano, dedicato agli ultimi studi su mappa urbana, vie d’acqua e assetti insediativi dell’antica Selinunte. Intervengono Melanie Jonasch e Linda Adorno (Istituto Archeologico Germanico di Roma / Freie Universität Berlin), portando al Parco i risultati di ricerche e cantieri scientifici internazionali. Ingresso libero fino a esaurimento posti. Alle 18, pausa con servizio bar attivo al Baglio Florio; e alle 18.30, concerto live con Maria Teresa Clemente (violino) e Fabio Pecorella (pianoforte). In programma pagine di Morricone, Gardel, Einaudi, Mascagni, Yiruma, Piazzolla.
Firenze. Al museo Archeologico nazionale due appuntamenti con “Tracce di Umanità”: esperienza immersiva tra le sale del Museo e i grandi classici del teatro, Sofocle, Aristofane, Plauto, Seneca e Shakespeare
Il museo Archeologico nazionale di Firenze accoglie “Tracce di Umanità”, il viaggio teatrale ideato da La Compagnia delle Seggiole e già protagonista nell’area archeologica di Roselle, con due appuntamenti speciali domenica 5 ottobre 2025, alle 17.30 e alle 18.30; e domenica 19 ottobre 2025, alle 17.30 e alle 18.30. Un’occasione speciale per vivere un’esperienza immersiva tra le sale del Museo e i grandi classici del teatro. Gli spettatori saranno accompagnati in un viaggio attraverso i secoli con una selezione di testi immortali di Sofocle, Aristofane, Plauto, Seneca e Shakespeare: brevi assaggi che restituiscono tutta la forza senza tempo della tragedia e della commedia. Come ricordava Goethe nel suo Viaggio in Italia, a Roma perfino un mediocre può diventare maggiore di se stesso, investito da quell’“aria di grandezza” che vi si respira. La stessa sensazione riaffiora tra le testimonianze millenarie del museo Archeologico, dove il teatro ritrova la sua dimensione originaria e universale. Un incontro con i classici di ogni epoca, capace di parlare ancora oggi alla nostra umanità. Biglietti: intero, 20 euro; ridotto, 17 euro.
#domenicalmuseo. Al museo Archeologico nazionale di Verona “Scavo in museo: scopri come lavora un vero archeologo”: visita in autonomia e poi scavo simulato con un archeologo
Domenica 5 ottobre 2025, in occasione della prima domenica del mese, il museo Archeologico nazionale di Verona propone “Scavo in museo: scopri come lavora un vero archeologo”: il visitatore più curioso potrà vivere anche l’esperienza di un vero scavo archeologico all’interno degli spazi museali. Dopo una breve passeggiata nel tempo si potranno scoprire quali strategie gli archeologi usano per individuare giacimenti antichi e qual è la vita dei reperti prima di essere esposti. Con le mani nella terra si vivrà un’esperienza unica. Appuntamento alle 15 e alle 17. Attività per tutte le età. Costo 10 euro a persona (comprensivo di visita guidata e attività didattica). Informazioni: SAP – Società Archeologica, 3465033652; museovr@archeologica.it
Vetralla (Vt). Per Cerealia Festival giornata speciale al Santuario di Demetra nel bosco di Macchia delle Valli: “Incontro con Demetra e Persefone: il ciclo delle stagioni”. Escursione guidata con gli archeologi della Sabap e teatralizzazione di “Donne Perse(phone)”: un dramma antico e una tragedia moderna, il femminicidio

Visita-escursione guidata al santuario di Demetra a Macchi delle valli di Vetralla (Vt) (foto sabap-etru-mer)
A Vetralla (Vt) in località Macchia delle Valli domenica 5 ottobre 2025, alle 15.30, c’è un appuntamento speciale nell’ambito della 15ma edizione di Cerealia Festival: “Incontro con Demetra e Persefone: il ciclo delle stagioni”, con una visita straordinaria al tempio di Demetra nel bosco di Macchia delle valli seguita dalla teatralizzazione del testo di Annalisa Venditti “Donne Perse(phone)”. Partecipazione gratuita su prenotazione al numero telefonico 329 8004420 o su WhatsApp al numero 3500119692. L’evento è organizzato dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale, in collaborazione con l’associazione culturale “Music Theatre International – M.Th.I. ETS”, il Comune di Vetralla e l’associazione “La Lestra” di Tarquinia. I partecipanti saranno accompagnati dai funzionari della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale che ripercorreranno le vicende della scoperta e illustreranno il valore storico, archeologico e paesaggistico dell’area di Macchia delle Valli e del Santuario. Il sito archeologico è infatti immerso nel bosco di Macchia delle Valli, a ridosso di una fonte d’acqua, nel cuore della selva Cimina. Il luogo di particolare interesse è stato frequentato fin dall’antichità come documentato dalla presenza della viabilità antica, del santuario e da una serie di canalizzazioni e vasche utili alla raccolta dell’acqua.

Museo nazionale Etrusco di Rocca Albornoz a Viterbo: ricostruzione del santuario di Demetra rinvenuto a Macchia delle Valli (foto drm-lazio)
Il sito archeologico. I resti del santuario etrusco-romano sono stati scoperti nel 2006 In località Macchia delle Valli, presso una sorgente d’acqua. Il complesso è costituito da una serie di ambienti rupestri, di aree cultuali all’aperto e da una piccola struttura costruita (cella) che conservava gli arredi di culto e la statua in terracotta di una divinità femminile. La dea è da identificare con la greca Demetra (etrusca Vei, romana Cerere) ed è raffigurata in trono con nella mano destra una patera umbilicata e nella sinistra, mancante di alcune dita, doveva sorreggere probabilmente un mazzo di spighe. Il culto ha carattere rurale, ctonio ed è legato alla presenza dell’acqua, a cui si attribuirono anche virtù terapeutiche come dimostrato dai numerosi votivi anatomici rinvenuti, che ne attestano il carattere propiziatorio per la fertilità e per la sanatio. La cella è posta entro un anfratto rupestre, dalle cui pareti sembrerebbe essersi staccato un lastrone che, adagiatosi in posizione orizzontale, è stato usato come “terrazza” cultuale. La cella è costruita in lastre di peperino ed ha il tetto a doppio spiovente con i timpani decorati con un disco rilevato. All’interno, sulla parete di fondo, si trova un banco di peperino monolitico su cui era stata adagiata la statua; al centro della parete destra si trovava un tavolino rituale sotto cui erano stati deposti in posizione rovesciata quattro reperti ceramici (tra cui due lucerne di età neroniana); accanto ad esso era un piccolo altare su cui si trovava una moneta bronzea imperiale, interpretabile come l’ultima offerta deposta prima dell’abbandono volontario del santuario. Nell’area di ingresso, coperta in origine da una tettoia, erano alloggiati alcuni apprestamenti per il rituale: una vasca in peperino di raccolta delle acque, un altare, una macina e un focolare. Nella grotta naturale, parzialmente lavorata dall’uomo e atta a ricevere un deposito votivo, è stata scoperta una seconda apertura che metteva in comunicazione l’antro con la vicina cella: in questa zona era una base di peperino con sopra un donario fittile. Altri depositi votivi si trovavano sotto la “terrazza”, nell’area aperta prospiciente e a ridosso della cella. I dati archeologici raccolti dimostrano che il santuario è stato frequentato dalla fine del III sec. a. C fino l’inizio del II d. C.
A seguire l’azione scenica del dramma “Donne Perse(phone)” di Antonella Venditti: l’occasione per immergersi nel culto ormai secolare di Demetra e Persefone. Il femminicidio è raccontato al santuario di Demetra attraverso una teatralizzazione proprio del testo drammatico di Annalisa Venditti, con Marisa Giampietro (Demetra), Giuseppina Carfora (Persefone), Gherardo Dino Ruggiero (Ade), Paola Sarcina (corifeo).
Donne Perse(phone). Un dramma antico per raccontare una tragedia moderna – il femminicidio – attraverso storie realmente accadute, come quelle che affollano con frequenza allarmante notiziari e media. Vite perdute e spazzate via per mano di uomini aggressivi e quindi inadeguati a gestire un rapporto di coppia. Gli antichi greci ricorrevano al mito di Demetra, dea delle messi, e di sua figlia Persefone, rapita da Ade, per spiegare l’alternarsi delle stagioni: nel tempo in cui le due donne sono insieme, la terra fiorisce e fruttifica generosamente, mentre quando la fanciulla è negli inferi con il suo sposo la natura diventa sterile, piombando nel cupo inverno. Annalisa Venditti, attraverso questa opera teatrale, riscrive tale mito in chiave contemporanea per dar voce – phone, dal greco suono – a tutte le donne vittime di violenza di genere e alle madri che mai si rassegnano e invocano giustizia. Da questo dolore, ancora purtroppo così attuale, nasce una rappresentazione scenica di forte impatto emotivo.




















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