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Torino. San Valentino al museo Egizio: ingresso in due con un biglietto; una mostra, con due eccezionali reperti, “Da Parigi per Kha e Merit: due capolavori in prestito per il 120° anniversario della scoperta della tomba”; e alla sera, silent wifi concert “Amore ai tempi di Kha e Merit”

Un San Valentino speciale al museo Egizio di Torino: ingresso dedicato per gli innamorati, inaugurazione di una mostra, e concerto serale. L’invito della direzione è di andare a visitare il museo Egizio con una persona a cui si vuole bene: si potrà entrare in due pagando un solo biglietto di ingresso. Questo il link per le prenotazioni: https://egizio.museitorino.it/…/ingresso-museo…/…

Per tutti i visitatori c’è una novità unica: la mostra “Da Parigi per Kha e Merit: due capolavori in prestito per il 120° anniversario della scoperta della tomba”, inclusa nel percorso del museo. Per soli 6 mesi, dal 14 febbraio al 10 agosto 2026, il museo Egizio ospita due reperti di straordinaria importanza: il Pyramidion della cappella di Kha e Merit, dal museo del Louvre, e il Libro dei morti di Merit, conservato alla Biblioteca nazionale di Francia. La loro presenza a Torino permetterà di ammirare per la prima volta questi oggetti in dialogo con il corredo dei coniugi Kha e Merit, un evento senza precedenti proprio per celebrare i 120 anni dalla scoperta.

ll nuovo allestimento della sala di Kha e Merit al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Centovent’anni fa, il 15 febbraio 1906, Ernesto Schiaparelli, l’allora direttore del museo Egizio scopriva nella necropoli di Deir el-Medina la tomba intatta di Kha e Merit (TT8), una coppia di sposi dell’antico Egitto che ha attraversato i millenni senza mai separarsi.  Proprio a San Valentino, il Museo Egizio celebra questa straordinaria scoperta: dal 14 febbraio arrivano per la prima volta a Torino, dalla Francia, il Pyramidion di Kha e il Libro dei Morti di Merit, per riunire dopo 120 anni gli elementi separati che provengono dalla tomba e dalla cappella funeraria di Kha e Merit, recentemente oggetto di un nuovo allestimento in Museo. Vissuti 3500 anni fa a Deir el-Medina, il villaggio degli artigiani che decoravano le tombe dei faraoni nella Valle dei Re, i due sposi della classe dirigente riposano al museo Egizio, circondati da 460 oggetti: sarcofagi dorati, mobili eleganti, tessuti finissimi, boccette di profumi e unguenti n vetro e alabastro, persino il Senet, uno dei giochi da tavolo più antichi del mondo. Ma con l’arrivo dei due reperti parigini, il racconto si completa, in un percorso che intreccia collezionismo antiquario e ricerca archeologica per dar vita ad un racconto biografico, fondato su dati materiali e documentari. “Inauguriamo il 2026 con questi prestiti eccezionali che testimoniano la forza delle relazioni scientifiche e culturali che il museo Egizio ha intessuto in questi anni con le istituzioni museali europee”. dichiara Christian Greco, direttore del museo Egizio. “Il Pyramidion e il Libro dei Morti di Merit ci permettono di completare, a 120 anni dalla scoperta, la narrazione di uno dei ritrovamenti più importanti della nostra collezione. Queste collaborazioni dimostrano che i musei sono nodi di una rete internazionale al servizio del pubblico”.

Il Pyramidion della Cappella di Kha e Merit conservato al museo del Louvre di Parigi (fo)o wp)

Il Pyramidion: quando il cielo incontra la terra Il Pyramidion, custodito al Museo del Louvre, costituiva il vertice della cappella funeraria di Kha, l’elemento architettonico che coronava la struttura sepolcrale. Questo manufatto in calcare, di forma piramidale, rappresenta molto più di un semplice elemento decorativo: era considerato il punto di contatto tra la terra e il cielo, il luogo dove i raggi del sole toccavano per primi la tomba, simboleggiando la rinascita del defunto e la sua ascensione verso il mondo divino. Le quattro facce del Pyramidion sono finemente decorate con scene e iscrizioni che celebrano Kha, e che testimoniano il suo prestigioso ruolo di capo dei lavori nella necropoli tebana. Le raffigurazioni mostrano Kha in adorazione davanti alle divinità.

Il Libro dei Morti di Merit: la guida per l’eternità. Il Libro dei Morti di Merit, custodito dalla Bibliothèque nationale de France, eccezionalmente esposto all’Egizio, rappresenta uno dei papiri funerari più preziosi e meglio conservati del Nuovo Regno. Questo rotolo di papiro, lungo due metri, contiene una raccolta di formule magiche, inni e preghiere destinati ad accompagnare Merit nel suo viaggio attraverso l’aldilà, fornendole le conoscenze necessarie per superare gli ostacoli e i pericoli che avrebbe incontrato prima di raggiungere il regno di Osiride. Il papiro si distingue per la straordinaria bellezza delle sue vignette colorate, miniature finemente eseguite che illustrano le tappe del viaggio ultraterreno: traversata dei pericolosi cancelli custoditi da demoni, l’adorazione delle divinità protettrici. Le figure sono accompagnate da colonne di testo geroglifico corsivo, che riportano le parole che Merit doveva pronunciare.

Amore ai tempi di Merit e Kha: alle 21, una notte di musica e poesia passeggiando fra storie millenarie. Il museo apre le sue porte in notturna per offrire una visita d’eccezione: esplorare la collezione attraverso un Silent WiFi concert®. Da un’idea di Andrea Vizzini (silent piano) in collaborazione con il museo Egizio, la musica del pianoforte alternata a composizioni poetiche interpretate da Antonio Gargiulo (voce narrante), vi accompagneranno attraverso alcune delle sale del museo. Il tema della serata è l’Amore ai tempi di Kha e Merit, una coppia unita da un fortissimo legame, testimoniato anche dal loro corredo funebre, che tornò alla luce proprio il 14 febbraio 1906. Il concerto sarà fruibile a un prezzo speciale di 10 euro e ciascuno potrà portare un’altra persona gratuitamente. Info e prenotazioni al link: https://egizio.museitorino.it/…/silent-wifi-concert…/

 

Matera. A Palazzo Lanfranchi “Impronte d’argilla: segni e forme dal passato al presente”: visita alla mostra “Le dee del grano” e laboratorio di modellazione dell’argilla a cura di Anna Cirasola

Venerdì 13 febbraio 2026, a Palazzo Lanfranchi, sede dei musei nazionali di Matera, “Impronte d’argilla: segni e forme dal passato al presente”: un’occasione unica per connettersi con la materia e riscoprire quel gesto ancestrale che unisce l’archeologia all’artigianato contemporaneo. Si inizia con “Dall’archeologia al tornio: viaggio nell’argilla”: al secondo piano di Palazzo Lanfranchi, le vetrine della mostra “Le dee del grano” custodiscono segreti millenari. Passeggiando tra i corridoi, si possono ammirare vasi dalle forme eleganti, decorazioni minuziose, oggetti rituali e offerte votive: piccoli capolavori plasmati nell’argilla da mani di secoli fa, testimoni di una devozione antica e profonda. Quindi si passa “Dalla teoria alla pratica”: dopo aver nutrito gli occhi con la bellezza del passato, ci si può sporcare le mani nel presente con il laboratorio di modellazione dell’argilla a cura di Anna Cirasola. L’attività è inclusa nel costo del biglietto di ingresso al museo. Prenotazione consigliata.

Potenza. Al museo Archeologico nazionale “Dinu Adamesteanu”, la conferenza “Protezione dell’Amore e cura della famiglia nel culto della Marica” con Rita Cioffi, prima del ciclo “Grano e mito”, nell’ambito della mostra “Le dee del grano. Terra, radici, memoria e rinascita”

Venerdì 13 febbraio 2026, alle 18, nella Sala del Cortile di Palazzo Loffredo a Potenza, sede del museo Archeologico nazionale “Dinu Adamesteanu”, la conferenza “Protezione dell’Amore e cura della famiglia nel culto della Marica” con Rita Cioffi, PhD dell’università della Basilicata, primo appuntamento del ciclo di conferenze “Grano e mito”, nell’ambito della mostra “Le dee del grano. Terra, radici, memoria e rinascita”. Grazie all’archeologia e alla letteratura teatrale si affrontano i temi del mito, dei culti e dei rituali dedicati alle dee del grano, Demetra e Persefone, ma anche a divinità femminili venerate nell’antica Lucania. L’intervento di Rita Cioffi ha come oggetto il santuario della dea Marica a Minturno, con particolare attenzione alle molteplici valenze cultuali della dea. Divinità indigena e con uno spiccato carattere identitario, Marica, “dea della palude”, racchiude in sé aspetti ampi e complessi che includono la protezione per gli infanti, per le nubende e le partorienti, per i giovani in procinto di assumere la veste guerriera ed entrare in società, divenendo personalità cultuale capace di creare integrazione, incontro e scambi tra genti diverse. Segue la visita guidata alla mostra “Le dee del grano. Terra, radici, memoria e rinascita”.

Aquileia (Ud). Al museo Archeologico nazionale speciale mostra “Gli Dei ritornano”: due giorni dedicati all’approfondimento e alla restituzione al pubblico di quanto emerso nelle indagini archeologiche a San Casciano dei Bagni. Ecco il programma

Venerdì 13 e sabato 14 febbraio 2026, speciale mostra “Gli Dei ritornano” al museo Archeologico nazionale di Aquileia. In occasione della mostra dedicata ai bronzi di San Casciano, attualmente in corso al museo Archeologico nazionale di Aquileia, incontro di approfondimento e confronto tra studiosi, ricercatori e pubblico sui temi legati all’esposizione e all’archeologia di contesti legati ad acque termali. Due giorni dedicati all’approfondimento e alla restituzione al pubblico di quanto emerso nelle indagini archeologiche a San Casciano dei Bagni (Si), condotte dall’equipe di ricerca dell’università per Stranieri di Siena (Centro CADMO – Centro di Archeologia per le Diversità e le Mobilità preromane), in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Siena Grosseto e Arezzo e il Comune di San Casciano dei Bagni.

Venerdì 13 febbraio 2026. Alle 15.30, PRESENTAZIONE DEL CATALOGO DELLA MOSTRA (Treccani editore): interviene Ludovico Rebaudo (università di Udine). A seguire VOCI DALLO SCAVO: presentazione delle ultime novità emerse nel corso delle indagini archeologiche a San Casciano dei Bagni. Intervengono Marco Pacifici, Helga Maiorana e Mattia Bischeri. Alle 17.15, ADRIATICO SALUTIFERO. ARCHEOLOGIA DEL TERMALISMO AL FONS TIMAVI E AL FONS APONI: presentazione del volume di Maddalena Bassani (IUAV Venezia). Interviene Jacopo Tabolli (università per Stranieri di Siena). Partecipazione gratuita. Raccomandata la prenotazione a museoaquileiaeventi@cultura.gov.it / 0431 91016.

Sabato 14 febbraio 2026. Alle 10, VISITE ALLA MOSTRA CON IL TEAM DI RICERCA: 1° turno, partenza alle 10; 2° turno, partenza alle 10.15; durata: ca. 1h 15′. Compreso nel costo del biglietto di ingresso al museo. Posti limitati, prenotazione obbligatoria a museoaquileiaeventi@cultura.gov.it / 0431 91016

 

Catania. Apre al pubblico il “Portico dell’Atleta”, sito ipogeo sotto via dei Cruciferi, preceduto da un incontro sul percorso di ricerca, il restauro e la valorizzazione, portati avanti dall’università con il parco archeologico: il programma

Portico dell’Atleta a Catania: il team di ricerca con al centro Daniele Malfitana (UniCt) e Giuseppe D’Urso (parco Ct) con la statua dell’Atleta (foto unict – parco ct)

Venerdì 13 febbraio 2026 la Catania greco-romana, la “città palinsesto” per eccellenza – cancellata e riscritta nei secoli dopo eruzioni e terremoti – svela un nuovo brano della sua lunga e tormentata storia con l’apertura al pubblico, per la prima volta, del cosiddetto “Portico dell’Atleta”.  Si tratta di un sito sotterraneo (ipogeo) scoperto negli anni Novanta sotto il piano stradale della monumentale via Crociferi, dove chiese ed edifici barocchi sono “Patrimonio dell’umanità”. La restituzione del sito giunge al termine di importanti lavori di ricerca, recupero e valorizzazione condotti negli ultimi anni dall’università di Catania (progetto PNRR Changes) d’accordo con il parco archeologico di Catania e della Valle dell’Aci della Regione Siciliana che ha la gestione del sito.

Prima dell’inaugurazione del sito, alle 15, nella chiesa di San Francesco Borgia in via Crociferi, un incontro istituzionale presenterà la storia del Portico e del suo atleta, il percorso di ricerca, restauro e valorizzazione che ha visto la piena collaborazione fra l’università di Catania, tramite il progetto PNRR Changes, e il parco archeologico di Catania. Introdotti da Giuseppe D’Urso, direttore del parco archeologico di Catania e della Valle dell’Aci, e da Daniele Malfitana, coordinatore scientifico del progetto PNRR Changes e direttore della Scuola di Specializzazione in Archeologia dell’università di Catania, interverranno, nell’ordine: monsignor Luigi Renna (arcivescovo di Catania), Enrico Trantino (sindaco di Catania), Enrico Foti (rettore Unict), Stefania Rimini (direttrice dipartimento di Scienze Umanistiche, Unict), Mario La Rocca (dirigente generale del dipartimento dei BBCC – Regione Siciliana), Maurizio Auteri (soprintendente BBCCAA di Catania); Fabrizio Cobis (dirigente Ufficio II, ministero Università e Ricerca), Ilaria Manzini (direttrice scientifica Fondazione Changes), Pietro M. Militello (coordinatore Spoke 6 Unict – Progetto PNRR Changes); Antonino Mazzaglia, Fabiana Cerasa e Mario Indelicato (CNR – ISPC Catania Progetto PNRR Changes); Stefania Pafumi (CNR- ISMEd Napoli), Francesco Gabellone e Maria Chiffi (CNR – Nanotec – Techne). Le conclusioni saranno affidate a Francesco Paolo Scarpinato (assessore regionale dei BBCC e dell’Identità Siciliana – Regione Siciliana), Valentina Gemignani (capo di Gabinetto del MIC, ministero della Cultura), Gerardo Villanacci (presidente del Consiglio superiore BBCC e paesaggistici del MIC).

Gli ambienti ipogei del Portico dell’Atleta a Catania (foto daniele malfitana)

La pulitura della statua dell’Atleta al Teatro antico di Catania (foto unict – parco ct)

Accessibile da una porticina sotto la scalinata Alessi, il Portico dell’Atleta presenta due misteriosi ambienti sotterranei, presumibilmente d’epoca romana: un corridoio coperto e seminterrato, decorato da nicchie ed esedre e con un camminamento a mosaico che, secondo gli studiosi, doveva far parte di un imponente edificio monumentale del I sec. d.C. realizzato nella parte sud-orientale della collina di Montevergine, l’area più antica della città di Catania, abitata sin dall’epoca preistorica. All’interno del “Portico”, dove la naturale penombra proietta il visitatore in un contesto di fascinazione e continua scoperta, sarà esposta la straordinaria Statua dell’Atleta, torso marmoreo di un bellissimo giovane, ritrovato in una nicchia murata all’interno dello stesso sito nel gennaio del 1989. In attesa di ulteriori indagini – petrografiche sul marmo e archeometriche – la datazione dell’Atleta è quella del I sec. d.C. Sia il sito del Portico che la statua dell’Atleta, nei prossimi mesi, saranno oggetto di interventi di restauro a cura del parco archeologico di Catania. cantieri in modalità open, ovvero “a vista”, per essere osservati dal pubblico durante le normali visite. Il progetto include anche una spettacolare ricostruzione virtuale che dà forma compiuta al contesto archeologico, la cui lettura è di difficile comprensione per i non addetti ai lavori per via delle parti mancanti e della stratificazione secolare di interventi per il riuso degli spazi. Immagini in movimento – complete di decorazioni alle pareti, mosaici e arredi scultorei – e una voce narrante che accompagnano il visitatore in un viaggio nel tempo, dalla Catania greca fino a quella romana.

 

Policoro (Mt). al museo Archeologico della Siritide di Policoro (Mt), la visita guidata “Dalla terra alla luce: un viaggio nel restauro archeologico” con la restauratrice Valeria Gugliermina

Nell’ambito dell’iniziativa “Le Dee del Grano”, per il programma “Tesori lucani: alla scoperta dei musei nazionali della Basilicata”, venerdì 13 febbraio 2026, alle 20.30, al museo Archeologico della Siritide di Policoro (Mt), la visita guidata “Dalla terra alla luce: un viaggio nel restauro archeologico”: appuntamento speciale dedicato alla rinascita del patrimonio lucano. Accompagnati da Valeria Gugliermina, restauratrice del museo, i partecipanti scopriranno il delicato percorso di restauro e di rinascita di una statuina votiva, un’occasione unica per vedere da vicino come la cura e la competenza tecnica riportino alla luce frammenti della nostra storia. Il biglietto del museo comprende il percorso tematico.

Metaponto (Mt). Al museo Archeologico nazionale “Oltre il tempio: il grano l’olio e l’arte del quotidiano”: visita guidata esclusiva alla mostra “Le dee del grano. Il grano senza dee” con Luca Arlotto

Cosa accadeva fuori dai templi? Come si intrecciavano il lavoro della terra e il sacro nella vita di tutti i giorni? se ne parla venerdì 13 febbraio 2026, alle 20, al museo Archeologico nazionale di Metaponto (Mt), “Oltre il tempio: il grano, l’olio e l’arte del quotidiano”, appuntamento speciale per scoprire il fascino quotidiano dell’antica Metaponto con la visita guidata esclusiva alla mostra “Le dee del grano. Il grano senza dee” a cura di Luca Arlotto, che porterà i partecipanti a esplorare i depositi del museo Archeologico nazionale di Metaponto e riscoprire le radici profonde della nostra terra.

Paestum (Sa). Al museo Archeologico nazionale l’evento speciale “Aeternum”, una riflessione sul tempo, sulla memoria e sul legame profondo che unisce le persone ai luoghi della storia

Ci sono luoghi che non appartengono a un solo tempo. Luoghi che continuano a parlare, a trasformarsi, a generare domande e meraviglia. Il 13 Febbraio 2026, alle 11, al museo Archeologico nazionale di Paestum, i parchi archeologici di Paestum e Velia invitano il pubblico a partecipare a “Aeternum” un evento speciale, pensato come un momento di incontro, racconto e condivisione. Un appuntamento che non nasce per svelare subito, ma per aprire uno spazio di ascolto e di attesa, in cui la storia viene osservata non come qualcosa di concluso, ma come una presenza viva, capace di dialogare con il presente. Durante l’evento verrà presentata una nuova visione legata al modo di vivere e attraversare il patrimonio archeologico: una riflessione sul tempo, sulla memoria e sul legame profondo che unisce le persone ai luoghi della storia. Un filo conduttore accompagnerà l’incontro e ne anticipa il senso più profondo: la storia è Aeternum. Un’espressione che racchiude il valore di ciò che dura, di ciò che ritorna, di ciò che non si esaurisce in una sola visita, ma continua a esistere attraverso lo sguardo e l’esperienza di chi sceglie di esserci. L’evento è aperto a visitatori, appassionati e a tutti coloro che sentono che la storia non è solo racconto del passato, ma scelta del presente.

In questi luoghi il tempo non si arresta: continua a parlare, a intrecciarsi con le storie di chi le attraversa. Nei parchi di Paestum e Velia, l’eternità non è solo quella dei templi o delle statue, ma vive nella connessione profonda tra le comunità del passato e quelle di oggi. Conoscere la storia degli antichi abitanti significa riconoscere gesti, scelte e valori che ancora ci appartengono, e che guidano il nostro presente. E se l’eterno non avesse una durata illimitata nel tempo, ma fosse ciò che non conosce né passato né futuro ma solamente il puro presente? Nel suo poema Parmenide lo chiama τὸ ἐόν, che letteralmente significa “ciò che è”. Esso non ha nascita né morte ma, dice il sapiente di Elea, “è ora”, identico a sé stesso. L’eterno come ciò che dura in ogni tempo; l’eterno come “ciò che è”. Due sensi diversi dell’eternità, che però parlano entrambi della storia di Paestum e di Elea-Velia, del loro patrimonio, delle loro comunità e del pensiero che vi ebbe luogo. Il senso dell’eternità continua a interrogarci sfidando le nostre intuizioni. Lo farà ancora una volta il 13 febbraio 2026.

 

Parma. All’auditorium dei Voltoni del complesso monumentale della Pilotta l’incontro “Annibale Bentivoglio in fuga dal Castello di Varano” con Ubaldo Delsante, secondo appuntamento delle “Conferenze di Arkheoparma”

Giovedì 12 febbraio 2026, alle 17, all’Auditorium del Complesso monumentale della Pilotta a Parma, la conferenza “Annibale Bentivoglio in fuga dal Castello di Varano” con Ubaldo Delsante, secondo appuntamento con le conferenze di Arkheoparma, in collaborazione con gli Amici della Pilotta, dedicate ai molteplici temi dell’archeologia. Un viaggio – in sette incontri dal 22 gennaio al 7 maggio 2026 – tra passato e ricerca contemporanea, tenuto da studiosi ed esperti del settore, pensato per avvicinare tutta la cittadinanza alla conoscenza del patrimonio archeologico in modo chiaro, accessibile e coinvolgente. Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti (100 persone).

Grande Pompei. Dal 12 febbraio, ogni giovedì, visite speciali al nuovo cantiere di scavo nella Villa di Poppea a Oplontis (Torre Annunziata): un’occasione per ammirare in diretta l’attività degli archeologi e le nuove scoperte nei raffinati ambienti che stanno emergendo dagli strati di cenere e lapillo

Maschere di scena, figure di pavoni dai vivaci colori conservati intatti sotto strati di cenere e lapillo, impronte di alberi e nuovi raffinati ambienti che stanno emergendo dallo scavo di ampliamento della villa di Poppea – la sontuosa dimora attribuita alla seconda moglie di Nerone nel sito di Oplontis a Torre Annunziata – potranno essere ammirati durante il cantiere in corso (vedi Grande Pompei. Dal cantiere di scavo e restauro della Villa di Poppea a Oplontis (Torre Annunziata) i primi affioramenti di affreschi: il raffinato salone della Maschera e del Pavone disvela le sue reali dimensioni e ricchezze decorative. Parlano Zuchtriegel e Arianna Spinosa | archeologiavocidalpassato).

Planimetria dell’itinerario di visita del nuovo cantiere nella Villa di Poppea a Oplontis (foto parco archeologico pompei)

Dal 12 febbraio 2026 ogni giovedì, dalle 10.30 alle 12, i visitatori muniti di regolare biglietto di accesso alla Villa – in numero di 10 pax per volta – potranno accedere ad alcune aree del cantiere, accompagnati da personale del Parco. Si tratta un’occasione unica per osservare dal vivo le operazioni in corso di scavo e restauro degli eccezionali affreschi del Salone della Maschera e del Pavone, uno degli ambienti più raffinati della villa, decorato in II stile. La visita dura 15 minuti. Punto di incontro: Atrio grande. Non è necessaria la prenotazione.

Frammento di affresco con maschera scenica scoperto nel salone del Pavone e della Maschera nella villa di Poppea a Oplontis (foto parco archeologico pompei)

Lo Spolettificio di Torre Annunziata diventerà centro culturale e servizi a disposizione del territorio (foto parco archeologico pompei)

Il cantiere, dettato da necessità di chiarire aspetti relativi allo sviluppo del settore ovest della villa che costeggia il tratto urbano di via dei sepolcri e risolvere criticità conservative, si configura anche come occasione importante di valorizzazione del contesto archeologico e urbano. Lo scavo in corso consentirà di fatto di creare una connessione con il confinante Spolettificio Borbonico dove, nei prossimi anni, saranno realizzati spazi museali espositivi, depositi e servizi aggiuntivi.

Parete con la pavonessa scoperta nella parete messa in luce nel salone della Maschera e del Pavone nella villa di Poppea a Oplontis (foto parco archeologico pompei)

Calchi di alberi del giardino della villa di Poppea a Oplontis (foto parco archeologico pompei)

Tra le scoperte di particolare rilievo sono emersi una figura integra di una pavonessa, speculare all’esemplare maschio rinvenuto sulla porzione meridionale della stessa parete, e alcuni frammenti con la raffigurazione di una maschera scenica riconducibile a un personaggio della Commedia Atellana, a differenza di altri presenti nell’ambiente e attribuibili alla Tragedia. Grazie alla tecnica dei calchi, lo scavo ha anche restituito le impronte di alberi che ornavano il giardino, in posizione originale e inseriti in un preciso schema ornamentale, che raddoppiava il colonnato del porticato meridionale, richiamando schemi documentati nelle domus pompeiane e nello stesso sito di Oplontis. Lo scavo ha, inoltre, determinato l’individuazione di quattro nuovi ambienti che si aggiungono ai 99 già noti, tra cui un vano absidato che fa verosimilmente parte del settore termale.

Restauratrice al lavoro negli ambienti affrescati della villa di Poppea a Oplontis (foto parco archeologico pompei)

Cantiere di restauro nella vilal di Poppea a Oplontis (foto parco archeologico pompei)

In contemporanea all’intervento di scavo è in corso anche un cantiere di restauro degli apparati decorativi di due piccoli e preziosi ambienti, in origine destinati ad area di riposo, detti cubicola, che affacciano nell’area sud occidentale della Villa, proprio in prossimità dell’area dell’altro cantiere. Colpisce la loro ricca decorazione, costituita da stucchi, pareti affrescate, volte dipinte e mosaici pavimentali di straordinaria bellezza, che rivela, al pari degli altri ambienti della Villa, una capacità tecnica da parte degli esecutori dell’epoca molto alta, ed una palette di pigmenti varia, costituita anche dal blu egizio.