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Al via l’11.ma edizione di Aquileia Film Festival 2020: ma attenzione, è obbligatoria la prenotazione gratuita on line del posto. Ecco tutto il programma delle cinque serate

Per l’edizione 2020 di Aquileia Film Festival sarà artciolato sulel due piazze antistanti la basilica: piazza Patriarcato e piazza Capitolo

L’undicesima edizione di Aquileia Film Festival 2020 è ai nastri di partenza: la rassegna di cinema arte e archeologia, organizzata dalla Fondazione Aquileia in collaborazione con Archeologia Viva e Firenze Archeofilm e il patrocinio del Comune di Aquileia è in programma per cinque serate da martedì 28 a venerdì 31 luglio e lunedì 3 agosto 2020, arricchita di alcune novità per garantire la fruizione in piena sicurezza e nel rigoroso rispetto della normativa anti COVID-19 all’ampia platea di appassionati. Per la prima volta l’evento si svolgerà in contemporanea sulle due piazze – piazza Capitolo e piazza Patriarcato – che circondano la Basilica di Aquileia che potranno ospitare 500 spettatori ciascuna: le conversazioni con l’ospite della serata curate da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva si svolgeranno sul palco di piazza Capitolo e verranno trasmesse in diretta sullo schermo – largo dieci metri e alto otto –  di piazza Patriarcato. Ma per partecipare all’Aquileia Film Festival è obbligatoria la prenotazione gratuita del posto al link
https://www.fondazioneaquileia.it/it/aquileia-film-festival-2020-prenotazioni, compilando il form con nome, cognome, mail e telefono, selezionare la serata e inviare. In risposta si riceverà una mail con il biglietto d’ingresso e il posto assegnato da esibire anche su smartphone ai varchi d’ingresso. I posti verranno assegnati in ordine cronologico di arrivo delle prenotazioni. Ecco il programma.

Il film “Le tre vite di Aquileia” di Giovanni Piscaglia

Martedì 28 luglio 2020, alle 21. “Le tre vite di Aquileia”, film fuori concorso, di Giovanni Piscaglia (Italia, 60′, 2019, 3D Produzioni per Fondazione Aquileia). Un film che restituisce la complessità dell’eredità storica di Aquileia e la vitalità della grande città cosmopolita che fu nei secoli passati. Non solo storia anti­ca, la città viene raccontata fino ai giorni nostri indagando il modo in cui la storia è diventata oggetto di studio, scavo, musealizzazione e tutela. A guidarci nel viaggio gli interventi degli esperti e di chi quotidianamente lavora per valorizzare il suo patrimonio. Segue la conversazione con Antonio Zanardi Landi, presidente della Fondazione Aquileia, e Orietta Rossini, direttrice del Museo dell’Ara Pacis, a cura di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva.

Frame del film “Pompei, dopo il disastro” di Sabine Bier

Mercoledì 29 luglio 2020, alle 21. “Pompei, dopo il disastro” di Sabine Bier (Italia, Germania, 52’, 2019, produzione: Massimo My, consulenza scientifica: Ersilia D’Ambrosio. Per la prima volta un documentario racconta gli avvenimenti immediatamente successivi all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., un intervento di protezione civile voluto e sostenuto dall’imperatore Tito per soccorrere le popolazioni colpite dal disastro naturale e rilanciare le attività, la produzione e il commercio, la vita. Segue la conversazione con Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli a cura di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. Chiude la serata “Antico Presente” di Lucio Fiorentino (Italia, 19’, 2018, responsabile scientifico: Ludovico Solima, produzione: museo Archeologico nazionale di Napoli, produzione esecutiva: Transitans Film SRL. Una storia, uno o due personaggi a noi contemporanei, un sentimento universale, un capolavoro del museo. Un’opera della collezione del Mann “rivela” ad un personaggio il sentimento profondo che lo muove. L’arte del passato ritorna alla vita creando un ponte tra l’uomo dell’antichità e l’uomo del presente.

Frame del film “La Scuola Archeologica Italiana di Atene” prodotto da Rai Cultura con la regia di Eugenio Farioli Vecchioli

Giovedì 30 luglio 2020, alle 21. “La Scuola Archeologica Italiana di Atene” (Italia viaggio nella bellezza) di Eugenio Farioli Vecchioli, Agostino Pozzi, Stefano Stefanelli (Italia, 52’, 2019, consulenza scientifica: Luca Peyronel, produzione: Rai Cultura. Un viaggio nell’archeologia italiana in Grecia, con il racconto degli scavi antichi e presenti, e delle sensazionali scoperte effettuate nell’isola di Creta e di Lemno. Una produzione che ripercorre oltre un secolo di vita della Scuola Archeologica Italiana di Atene in occasione dei 110 anni dalla sua nascita. Segue la conversazione con Giuliano Volpe, archeologo, ordinario di Metodologia della ricerca archeologica all’università di Bari, a cura di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. Chiude la serata “La storia dimenticata degli Swahili / L’histoire oubliée des Swahilis” di Raphael Licandro, Agnès Molia (Francia, 26’, 2018, consulenza scientifica: Peter Eeckhout, produzione: Tournez S’il Vous Plait Productions, lingua: italiano. Lungo la costa orientale dell’Africa, il popolo degli Swahili a lungo ha intrigato gli scienziati. Divennero musulmani molto prima dell’islamizzazione dell’Africa, e la loro lingua, lo swahili, è infusa con l’arabo. Si ritiene che in questa zona, tra il X e il XV secolo, gli Swahili avessero costruito dozzine di opulente città in pietra.

Frame del film “Egitto: i templi salvati” di Olivier Lamaitre

Venerdì 31 luglio 2020, alle 21. “Egitto: i templi salvati / Egypt: saving temples” di Olivier Lemaitre (Francia, 53’, 2018, produzione: Sequana Media, lingua: italiano. Nel 1954 l’annuncio della costruzione di una nuova diga minacciava l’intera Nubia e oltre venti antichi santuari. Alcuni templi furono smantellati in fretta e trasferiti su isole artificiali, altri furono spediti all’estero in città come Madrid, Torino o addirittura New York. Segue la conversazione con Mario Tozzi, primo ricercatore del CNR, divulgatore scientifico, conduttore di “Sapiens, un solo pianeta” su RAI3 a cura di Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva.

Film Aquileia Mater – 2200 anni dalla fondazione di Aquileia” curato da Maurizio Buora e Francesco Snidero

Lunedì 3 agosto 2020, alle 21. “AQUILEIA MATER – 2200 anni dalla fondazione di Aquileia”,
fuori concorso, a cura di: Maurizio Buora e Francesca Snidero  (Italia, coordinamento: Paola Treppo, 60’, 2019, produzione: Telefriuli per conto della Società Friulana di Archeologia. Un documentario arricchito da interviste a esperti e studiosi italiani, ma anche provenienti da Slovenia, Austria e Germania per comprendere la storia della antica città di Aquileia e la varietà delle relazioni con il mondo mediterraneo e continentale. Segue “Il Porto scomparso” di Luigi Zannini (Italia, 13’, 2020, autori: Pietro Spirito e Luigi Zannini, produzione: Rai FVG. Sulle tracce dell’antico porto tra Grado e Aquileia e della strada che collegava le due città.

Nel sito archeologico di Velia l’estate 2020 porta “Velia Musica & Parole”, cinque appuntamenti tra concerti, spettacoli di danza e altre performance artistiche. Il direttore Zuchtriegel: “Sosteniamo il settore dello spettacolo dal vivo”

Il sito archeologico di Velia ospita la rassegna “Velia Musica & Parole” (foto pa-paeve)

Un programma di “musica e parole” per contribuire al rilancio dello spettacolo e della musica dal vivo in questa “fase 3” post-emergenza Covid, e anche per incrementare l’offerta culturale del territorio di Velia, nel cuore del Cilento. È questa la proposta “Velia Musica & Parole”, che il Parco Archeologico di Paestum e Velia ha lanciato per questa estate 2020. “Dopo l’accorpamento dei due siti di Velia e Paestum e all’indomani di un repentino avvio di molti interventi di messa in sicurezza e manutenzione nel sito archeologico di Velia, è la volta di contribuire alla ripresa degli eventi culturali”, dichiara il direttore, Gabriel Zuchtriegel. “In particolare, vogliamo accogliere l’indirizzo del ministro, Dario Franceschini, che ha chiesto a parchi e musei di dare una mano al settore dello spettacolo dal vivo, fortemente colpito dalla crisi sanitaria Nella stessa ottica, stiamo collaborando con Velia Teatro nella speranza di poter riportare le rappresentazioni teatrali all’interno del sito archeologico, al momento in calendario presso la sede della Fondazione Alario. Quest’anno le condizioni per un programma di questo tipo non c’erano, ma stiamo lavorando su varie ipotesi, tra cui quella di attrezzare il teatro antico di Velia per rappresentazioni teatrali, ovviamente nel massimo rispetto del luogo e della tutela del monumento”.

La locandina della prima rassegna culturale “Velia Musica & Parole”

Per la prima rassegna culturale “Velia Musica & Parole”, sono stati fissati cinque appuntamenti tra concerti, spettacoli di danza e altre performance artistiche che animeranno le serate estive veline dal 31 luglio al 5 settembre 2020. Si partirà venerdì 31 luglio 2020, con il concerto “La musica è pericolosa” della Compagnia della Luna, diretto da Nicola Piovani; per sabato 8 agosto 2020, l’Orchestra da camera della Campania presenterà Sebastiano Somma in “Il vecchio e il mare” di Ernest Hemingway. Si prosegue venerdì 14 agosto 2020 con un suggestivo spettacolo di musica, canto e danza Lis con il progetto VIVIDARTE LIS che presenterà “Voci pe’ ll’aria – l’arte per tutti”. È la volta della compagnia Aquadia che, venerdì 21 agosto 2020, presenterà il concerto “Tiempo. Voci, suoni e colori di una Napoli del cuore e della fantasia”, con Peppe Barra. Venerdì 4 settembre 2020, Teatronovanta andrà in scena con Emilia Zamuner TRIO in “Napoli in jazz” con la regia di Gaetano Stella. Gli spettacoli sono inclusi nel biglietto di ingresso al Parco e nell’abbonamento Paestum&Velia, così che lo stesso titolo di ingresso potrà essere sfruttato sia in orario diurno per le visite archeologiche sia in serata per prender parte agli spettacoli e alle manifestazioni a Paestum e a Velia. In questo modo, la direzione del Parco punta anche al potenziamento dell’inclusione territoriale e dell’accessibilità economica.

Roma. Partite le visite notturne “La Luna sul Colosseo”: un video sul nuovo itinerario “Di maghi, negromanti, pastori e altri mestieri”. E prossimamente il PArCo svelerà i “segni” ritrovati dai recenti restauri

Il passaggio porticato nell’anello esterno al piano terra del Colosseo (foto PArCo)

“Vado al Colosseo per rivivere le imprese dei gladiatori”. E questa è l’esperienza che ancora oggi suscita sensazioni e forti emozioni in chi si affaccia sul piano dell’arena. Ma quanti sanno riconoscere i segni della vita del Colosseo anche oltre il sangue versato dai gladiatori? Quanti saprebbero ritrovare quei nomi di persone, date e simboli che incisi sui pilastri del Colosseo raccontano di vite passate, date celebri e continui antagonismi tra sacro e profano? Mappati, disegnati e fotografati agli inizi degli anni 2000 da Rossella Rea (Rota Colisei, Milano 2002, pp. 231-239), questi “segni” sono ritornati alla luce dopo i recenti lavori sponsorizzati da Tod’s e oggi fanno parte del nuovo percorso di visita “La Luna sul Colosseo” edizione 2020, a cura del funzionario archeologo Federica Rinaldi.

Gli archeologi del PArCo annunciano di svelare il significato di questi segni nelle prossime settimane. Intanto sono partite le visite notturne dell’edizione 2020 de “La Luna sul Colosseo” (prenota qui la tua visita lnk.bio/s/colosseo/Q0C8) e il Parco archeologico ci regala un video che mostra un po’ il nuovo itinerario che s’intitola “Di maghi, negromanti, pastori e altri mestieri”. Arricchisce la suggestione della sera con innumerevoli racconti. A partire proprio dalle leggende medievali che ne fecero un tempio pagano, addirittura “consacrato a tutti i demoni” come scrisse Tertulliano nel III secolo, e teatro di misteriosi riti e miracoli. Per passare poi a tutti quei cavapietre che, faticando, incisero nel travertino i propri nomi (e forse tra questi c’è persino un papa).

Museo Archeologico nazionale di Napoli: dal 1° agosto al via la convenzione con la Casa Rossa di Anacapri. Già attive quelle con Villa San Michele, e siti Extramann di Napoli. Sconti per bagnanti della Gaiola, viaggiatori SNAV e clienti strutture Federalberghi Napoli e Unione Industriali Napoli. Paolo Giulierini: “Il MANN si candida ad essere faro dei Musei del Mediterraneo”

Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, davanti alle sculture recuperate nella Grotta Azzurra di Capri (foto Graziano Tavan)

“L’attenzione per il mare ed il litorale campano si sostanzia non soltanto nella trasformazione dei contenuti della mostra -Thalassa- in una sezione permanente sul mar Mediterraneo nella sala della stazione Neapolis del Mann, ma anche nella definizione di rapporti sempre più consolidati con Reggio Calabria, Taranto e la Sicilia, per candidare il museo di Napoli a faro dei Musei del Mediterraneo”, dichiara il direttore dell’Archeologico, Paolo Giulierini. La promozione del patrimonio storico-artistico della Campania parte dal gioco di squadra in questa Estate 2020: così, il museo Archeologico nazionale di Napoli continua la propria campagna di valorizzazione in rete con gli istituti culturali del territorio.

La Casa Rossa ad Anacapri in convenzione con il Mann (foto Pino Cadispoti)

La locandina della mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo” prorogata al 31 agosto 2020

Dal 1° agosto 2020 prevista anche una nuova partnership con un interessante sito dell’Isola Azzurra: si tratta dalle Casa Rossa di Anacapri, costruita tra il 1876 e il 1899 accanto a un’antica torre quattrocentesca ed eretta dall’eccentrico colonnello John Clay MacKowen, ricco cittadino di New Orleans; contraddistinta da una singolare struttura architettonica, che ne fa un unicum nell’isola, la Casa ben presto fu arricchita dallo stesso colonnello con reperti archeologici trovati nelle varie località di Capri. Tra gli antichi manufatti ospitati nell’inconfondibile edificio di colore vermiglio, anche le sculture rinvenute nei fondali della Grotta Azzurra ed esposte nella mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo”, in programma al Museo sino al 31 agosto 2020.

La Casa Rossa di Anacapri: con il Mann prevista una scontistica congiunta (foto Pino Cadispoti)

La convenzione tra il museo Archeologico di Napoli e la Casa Rossa di Anacapri prevederà, in primis, una scontistica congiunta: 2 euro di riduzione, sulla tariffa piena di ingresso al Mann, spetteranno ai visitatori del monumento dell’isola; viceversa, i possessori di ticket del Museo o di abbonamento OpenMANN pagheranno 2 euro (e non 3.5 euro) per accedere alla casa voluta dall’eclettico MacKowen ed oggi sede dell’esposizione “L’Isola dipinta: viaggio pittorico a Capri ed Anacapri tra Ottocento e Novecento”, promossa dal Comune di Anacapri.

L’esposizione a Villa San Michele ad Amacapri sull’isola di Capri

Sempre nel nome dell’arte e del mare, attiva la convenzione con Villa San Michele: la dimora storica di Axel Munthe, ad Anacapri, accoglierà visitatori ed abbonati del Mann con un simbolico sconto di 2 euro, “ricambiato” al botteghino del Museo con la tariffa ridotta per ammirare le collezioni permanenti e gli allestimenti temporanei. Per chi resta a Napoli, possibile conoscere i siti della rete Extramann (l’elenco dei partner sul portale web dell’Archeologico) ed ottenere, con lo stesso ticket, lo sconto di 2 euro per il Museo: l’opzione è riservata anche ai bagnanti della Gaiola, in possesso del tagliando della prenotazione. E chi sceglierà di imbarcarsi su unità SNAV dirette verso le isole del Golfo (tutte le tratte, eccetto Capri), le isole Pontine e la Sicilia, con il codice SNAVMANN potrà avere il 10% di sconto sull’acquisto di ticket tramite canali online e call center; entro un mese dalla traversata, ciascun viaggiatore visitare il Museo con 2 euro di sconto; stessa riduzione, per accedere all’Archeologico, sarà riservata a clienti delle strutture aderenti a Federalberghi Napoli e Unione Industriali di Napoli.

La locandina che promuove OpenMann, l’abbonamento annuale al museo Archeologico nazionale di Napoli

Dal 1° agosto 2020, infine, saranno attive le nuove tariffe per biglietti e abbonamenti del Museo: il biglietto intero costerà 10 euro, ridotto 8 euro, due adulti over 25 pagheranno 16 euro; resterà di 2 euro l’ingresso per giovani tra 18 e 25 anni non compiuti. Per quanto riguarda la tessera OpenMANN, di seguito i prezzi: 12 euro per una card singola (adulto) e 20 euro per coppia di titolari over 25 anni; sempre 5 euro sarà il costo per studenti universitari ed allievi di scuole di specializzazione, senza limiti di età. La tessera Openmann permette di accedere illimitatamente al Museo ed alle mostre in programma, per 365 giorni dalla data di prima attivazione.

Il Parco archeologico dei Campi Flegrei ha aperto al pubblico (dopo oltre un decennio) un nuovo percorso di visita al Parco Sommerso di Baia: possibilità di vedere le nuove scoperte

Il mosaico policromo a ottagoni scoperto nel parco sommerso di Baia (foto pa-fleg)

La planimetria della zona “a” del parco sommerso di Baia (foto pa-fleg)

Planimetria del nuovo percorso del Lacus Baianus nel Parco sommerso di Baia (foto pa-fleg)

Dopo innumerevoli scoperte, ultima quella dei due trapezofori in marmo, dal 10 luglio 2020 è aperta al pubblico una nuova area tutta da scoprire. Dopo quasi vent’anni dall’istituzione del Parco Sommerso, avvenuta nel 2002, il Parco archeologico dei Campi Flegrei ha infatti aperto al pubblico il nuovo percorso di visita al Parco Sommerso di Baia. Al centro tra il noto Ninfeo di Claudio e la Villa dei Pisoni, un intero nuovo isolato è stato indagato in questi ultimi mesi: ci troviamo di fronte a un complesso di oltre 2500 mq, affacciato sul Lacus Baianus, il bacino su cui in età romana si distendeva l’intero centro di Baia. Le indagini, tuttora in corso, hanno individuato un complesso termale, inserito probabilmente in una residenza privata, ancora in gran parte da indagare. “È un momento davvero importante per il Parco Sommerso di Baia”, ha dichiarato il direttore del Parco archeologico dei Campi Flegrei, Fabio Pagano. “Dopo oltre un decennio, apriamo un nuovo settore di visita. L’obiettivo è quello di rendere fruibile questa sito, unico nel suo genere, in tutta la sua estensione e soprattutto al più ampio numero di persone. È per questo che il nuovo percorso sarà visitabile anche tramite canoe e snorkeling. Il lavoro di ricerca che abbiamo avviato naturalmente non si esaurisce qui. Contiamo di aprire nuovi settori  nei prossimi anni per sfruttare a pieno le potenzialità del Parco Sommerso che sono davvero straordinarie”.

 

L’avvio della ricerca avviene nel 2018 con l’apertura delle indagini sul primo mosaico a tessere policrome individuato a Baia sommersa. Si tratta di un pavimento a disegno geometrico composto da ottagoni accostati, decorati al centro da fiori stilizzati, tutti diversi fra loro. Furono da subito avviate, insieme all’Istituto Centrale del Restauro di Roma, le prime attività di restauro per proteggere i resti in parte compromessi negli anni dalle correnti marine. L’equipe di restauratori dell’Istituto del MIBACT, guidata da Barbara Davidde, ha monitorato poi i resti e ha avviato, a partire dal 6 luglio 2020, il cantiere di restauro per la messa in sicurezza definitiva del pavimento. Per i visitatori si tratterà di una occasione unica: la visita al nuovo complesso e, contemporaneamente, la visione del cantiere attivo sui resti per tutto il mese di luglio. Tre finestre giornaliere durante la settimana permetteranno un incontro ravvicinato sia con il nuovo quartiere sommerso sia con gli operatori intenti a salvare il pavimento, datato al III sec. d.C. Durante il week end, e poi nei mesi successivi, il percorso rimarrà aperto con gli orari consueti del Parco Sommerso, e quindi con possibilità di visita, accompagnati dai diving autorizzati, durante tutta la giornata.

Sarà così possibile osservare i tre ambienti absidati che, con ampie finestre, offrivano un panorama sul Lacus Baianus ai frequentatori degli spazi termali: qui rimangono i resti dei pavimenti in lastre di marmo, ma anche basi e colonne, nello stesso prezioso materiale, nonché i gradini che permettevano la discesa a una delle vasche termali. Un’ampia banchina proteggeva le murature dal moto ondoso interno alla baia: possiamo leggere nei suoi resti, ben conservati, il rinforzo che questa struttura subì per limitare i primi effetti del bradisismo, che già alla fine dell’impero romano creava le prime evidenti problematiche. Sia il molo che i pavimenti furono infatti rialzati rispetto alle prime fasi di costruzioni dell’edificio, per evitare l’allagamento degli ambienti.

L’abbandono che nei secoli successivi subì tutta l’area per il continuo abbassamento del terreno ha fatto sì che alcuni degli elementi decorativi rimanessero qui abbandonati e sepolti dalla sabbia: tra questi i due trapezofori in marmo, ossia sostegni per un tavolo, recentissimamente rinvenuti in una delle stanze del complesso, decorati con eleganti protomi animali, probabilmente di pantera. Trasportati nei laboratori del museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia, questi reperti saranno presto esposti alla visita, ma il progetto complessivo prevede l’esecuzione di calchi, come per le statue del ninfeo di Punta Epitaffio, da riposizionare nello stesso punto del rinvenimento e dunque fruibili durante la visita subacquea.

Il percorso si completa con la visione degli ambienti dello spazio residenziale, con un grande peristilio, di cui si riconosce il lungo ambulacro coperto e le colonne che lo sorreggevano, e i grandi vani, anch’essi decorati a mosaico che su di esso si aprivano. All’esterno di questi, sul lato affacciato verso il Lacus, possiamo ancora scorgere le bitte, forse dei proprietari del complesso, a cui potevano ormeggiare le imbarcazioni: un’ulteriore traccia del fervente mondo attivo a Baia tra il II sec. a.C. e il IV sec. d.C. che il mare ci ha conservato fino ai nostri giorni.

“La Luna sul Colosseo”. Torna il percorso di visita notturno all’interno dell’Anfiteatro Flavio con un’edizione inedita e speciale: “Di maghi, negromanti pastori e altri mestieri: un percorso insolito in un insolito Colosseo”. Ogni sabato sera dal 25 luglio al 29 agosto

“La Luna sul Colosseo”: tornano le visite guidate in notturna nell’anfiteatro Flavio (foto PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo riattiva le visite guidate “La Luna sul Colosseo” dal 25 luglio al 29 agosto 2020, ogni sabato a partire dalle 20, con un’edizione inedita e speciale. L’edizione 2020 dell’itinerario si arricchisce con il nuovo percorso alla scoperta dei graffiti di età medievale lungo l’ambulacro esterno del primo ordine, appena dopo l’ingresso: “Di maghi, negromanti pastori e altri mestieri: un percorso insolito in un insolito Colosseo”. Prosegue sul piano dell’arena, dopo avere ripercorso le fasi di costruzione e l’articolazione del monumento. Il percorso prosegue salendo al secondo ordine, da dove si abbraccia con lo sguardo tutta l’ellisse degli spalti, per attraversare l’allestimento “Il Colosseo si racconta” e terminare alla Terrazza Valadier che, con la narrazione dei monumenti successivi, quali il Tempio di Venere e Roma e l’Arco di Costantino, conclude idealmente e temporalmente la storia dell’anfiteatro più visitato del mondo. L’iniziativa serale è rivolta a tutti coloro che vorranno approfittare dell’occasione per visitare il Colosseo dopo il tramonto e al di fuori dei consueti percorsi turistici, godendo della bellezza del monumento avvolto in un’atmosfera inusuale e in una luce speciale. Durata: 60′. Numero partecipanti: 20. Biglietto: intero, 24 euro; ridotto, 22 euro; Pacchetto Famiglia, 44 euro per due adulti e un massimo di tre ragazzi entro i 18 anni. Visita acquistabile esclusivamente online. Info: +39 06 399 67 700 – info@coopculture.it; http://www.coopculture.it

Una serie di video con gli archeologi del Parco archeologico del Colosseo ci fanno toccare con mano i tesori che si visitano tra Foro Romano e Palatino col biglietto “full experience”

Dal Foro Romano al Palatino con gli archeologi del Parco archeologico del Colosseo per “toccare con mano”, attraverso una specie di diretta video, le opportunità offerte dal biglietto “Full Experience”, che dà la possibilità di visitare i siti SUPER: il primo piano del Museo Palatino, dove colori dei marmi delle sculture e delle decorazioni completano la visita ai palazzi imperiali; dall’atrio della casa di Augusto si scorgeranno i dettagli ancora vividi degli affreschi del cubicolo e dello studiolo; di nuovo visibile lo straordinario ciclo di pitture medievali che decora Santa Maria Antiqua e percorribile la Rampa domizianea che si affaccia sul Foro (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/07/21/roma-ora-ce-il-biglietto-full-experience-che-vale-48-ore-per-chi-desidera-scoprire-il-foro-romano-il-palatino-museo-casa-di-augusto-s-maria-antiqua-rampa-domizianea/). Si inizia con l’attraversare tutto il Foro Romano per poi avventurarsi sul colle Palatino: dai magazzini di Agrippa (Horrea Agrippiana) alla casa di Augusto, poi su al Palatino con uno sguardo anche al meraviglioso museo Palatino.

Foro Romano ️ Palatino. Dal Foro Romano salendo al Palatino incontriamo gli Horrea Agrippiana, una grandissima costruzione di magazzini per derrate realizzati appunto da Agrippa. Da qui attraverso una scala si accede al Palatino attraverso un bel percorso verde fino alla cima del colle dove ci sono le case degli imperatori.

Palatino ️ Casa di Augusto. Il percorso verde sul Palatino si snoda accompagnato da pannelli che illustrano la flora e la fauna del colle. Il parco infatti non è soltanto uno scrigno di tesori e monumenti, ma vive anche come parco in sé. Dalle Scalae Caci, un accesso molto antico che collegava il Palatino con il Foro Boario, si raggiunge la Casa di Augusto. Augusto fu il primo a decidere di edificare la sua grande casa sul Palatino, di fatto orientando per i secoli a venire la destinazione a residenza imperiale del colle fino alla fine dell’impero. Una parte della casa aveva un aspetto più residenziale, con stanze vere e proprie per l’abitazione, e l’altra parte era di rappresentanza, quindi connessa con l’azione pubblica. All’interno è presente un bel percorso di ricostruzione con le luci che raccontano l’aspetto degli ambienti all’epoca di Augusto.

Domus Flavia ️ Museo Palatino. Finalmente si giunge sul colle Palatino, sede dei palazzi imperiali. Ricordiamo la Domus Tiberiana, la Domus Transitoria, la Domus Flavia che è suddivisa in un settore pubblico e in uno privato, la Domus Augustana. Le planimetrie molto complesse di questi palazzi imperiali ci hanno fatto capire come queste residenze fossero tutte collegate tra loro, anche attraverso dei corridoi sotterranei. Uno di questi è il criptoportico neroniano. La presenza dei palazzi imperiali sul Palatino ha dato vita a un processo di identificazione, tanto è vero che il toponimo di palatium è diventato nelle lingue moderne sinonimo di residenze reali, di fatto noi parliamo di palazzi.

“Lapilli di Ercolano”: con la 17.ma clip il direttore Sirano ci mostra i dettagli nascosti di una delle domus più conosciute di Herculaneum: la Casa di Nettuno e Anfitrite

Nella nuova clip, la 17.ma, dei Lapilli del Parco Archeologico di Ercolano, il direttore Francesco Sirano mostra i dettagli nascosti di una delle domus più conosciute di Herculaneum: la Casa di Nettuno e Anfitrite, uno dei più interessanti esempi di architettura domestica e anche di restauro architettonico di Ercolano. “Sin dalla facciata – spiega Sirano – si annuncia la volontà di Amedeo Maiuri di comunicare al pubblico il senso della sua scoperta e dei suoi restauri. Il prospetto della casa si presenta come una sorta di spaccato assonometrico che ci lascia vedere gli appartamenti al piano superiore. Questi appartamenti, come la casa, erano abitati ed erano stati squassati dalle scosse di terremoto. Il cataclisma deve essere sempre presente a chi visita gli scavi di Ercolano. La casa di Nettuno e Anfitrite aveva una bottega direttamente aperta sulla strada. Siamo in una delle strade più frequentate di Ercolano, vicino alle terme, e quindi questa è una posizione commercialmente importante. Abbiamo il bancone dove venivano serviti bevande e cibi, probabilmente anche cibi caldi perché c’è un piccolo piano di cottura. Molto interessante è la presenza di un ambiente soppalcato che permetteva di occupare al meglio gli spazi e che serviva per raggiungere il piano superiore dove è stato ricavato un piccolo deposito di anfore così come gli scaffali, qui con oggetti esemplificativi. Anche le anfore deposte all’interno della bottega provengono da vari luoghi di Ercolano non solo da questa bottega ma ci aiutano a capire quale era il raggio di azione commerciale per reperire vini e altri tipi di salse che servivano per preparare tutte le pietanze e che venivano servite ai cittadini di Ercolano”.

L’ingresso della Casa di Nettuno e Anfitrite a Ercolano (foto Graziano Tavan)

Immediatamente varcata la soglia della Casa di Nettuno e Anfitrite abbiamo le fauces, caratteristiche di ogni casa, l’ingresso e una piccola stanza che veniva utilizzata come latrina, e c’è il caratteristico bancone da cucina di cui manca solamente il piano. Sul pavimento dell’ingresso si distinguono molto bene alcuni tubi di piombo, le cosiddette fistulae, che rappresentano una derivazione dell’acquedotto per portare acqua corrente in tutte le case. L’acquedotto fu realizzato nell’epoca dell’imperatore Augusto e fece innalzare i livelli di qualità della vita di tutte le città vesuviane in maniera eccezionale.

L’impluvium al centro dell’atrio della Casa di Nettuno e Anfitrite a Ercolano (foto Graziano Tavan)

Attraversato quest’ambiente ci troviamo nell’atrio che è il cuore di ogni casa romana. Riconosciamo l’impluvio, la vasca dove si raccoglieva l’acqua piovana con la cisterna dove l’acqua veniva conservata. “Le pareti si presentano tutto intorno completamente disadorne, perché questa casa fu oggetto di scavi durante il periodo settecentesco. Molto interessante su un lato è la presenza della base di un piccolo larario, un altare di culto domestico, e dall’altro lato la base marmorea per metterci la cassaforte. Questo ci fa capire il livello alto e il potere economico degli abitanti di questa casa. Da qui provengono infatti alcuni dei quadri policromi su marmo tra i più belli dell’area vesuviana. Molto importanti – continua Sirano – sono anche le ricerche, che stiamo conducendo insieme all’università di Toulouse nell’ambito del progetto Vesuvia, le quali hanno messo in evidenza una serie di affreschi conservati al museo Archeologico di Napoli e attribuiti ora con certezza precisamente alle stanze dalle quali furono prelevati durante gli scavi borbonici. Sul lato si aprono i caratteristici cubicula, piccoli ambienti che venivano spesso utilizzati come vere e proprie camere da letto, e sul fondo dell’atrio l’ufficio del padrone di casa, e soprattutto un ambiente, il cosiddetto oecus, utilizzato come triclinio invernale.

Il triclinio estivo della Casa di Nettuno e Anfitrite a Ercolano (foto Graziano Tavan)

Il poco spazio a disposizione non scoraggiò i proprietari di questa casa dal dotarsi di alcuni ambienti di lusso. Tra questi certamente il triclinio estivo che fu impiantato all’interno di un pozzo di luce. “Qui si poteva godere del fresco della sera, ma anche della freschezza che una fontana con lo zampillo dava a chi partecipava al banchetto. I caratteristici letti triclinari col piano inclinato (tre, uno per lato) circondano infatti questa fontana la cui acqua in abbondanza veniva smaltita attraverso un piccolo condotto.

Il famoso mosaico di Nettuno e Anfitrite che dà il nome alla domus di Ercolano (foto Graziano Tavan)

Al centro della parete abbiamo il famoso mosaico che dà il nome alla casa. È realizzato con paste vitree e ha tutta una cornice con delle conchiglie marine. Nettuno e Anfitrite si trovano al di sotto di un’edicola che evoca un vero e proprio culto di queste divinità. Ai lati di questa scena abbiamo una rappresentazione di giardino che aiuta ancora di più chi si trova all’interno della casa a immaginarsi in uno spazio altro, uno spazio dove ci si trova alla presenza di dei del mare, ma soprattutto ci si trova davanti ad ambienti liberi grandi. Ecco degli steccati che delimitano il giardino e con delle fontane a zampillo, e dietro gli steccati un giardino molto rigoglioso con piante e uccelli esotici.

Il raffinato e articolato “edificio” che ricopre il serbatoio della fontana della Casa di Nettuno e Anfitrite a Ercolano (foto Graziano Tavan)

Il lato nord del triclinio era occupato dal serbatoio che riforniva la fontanella. “Questo serbatoio è camuffato all’interno di una sorta di edificio a due livelli con il coronamento al piano di sopra e il fronte caratterizzato da tre nicchie: due laterali rettangolari e una absidata all’interno della quale si trovava una statuetta. Il fronte di questo piccolo edificio è completamente rivestito da paste vitree, da tessere di mosaico e da una serie di conchiglie marine che vengono qui applicate. Le immagini alludono a scene legate al mondo del convivio, come i  due grandi kantaroi che si trovano alla base con una serie di tralci di vite e degli uccellini veramente molto raffinati all’interno di questa vegetazione, e al piano di sopra scene di caccia con delle ghirlande sopra le quali sono appollaiati dei pavoni che ci ricordano i paradeisa, cioè i grandi giardini delle corti ellenistiche che erano il punto di riferimento di tutte le élite locali di questo periodo. A coronamento dell’edificio quattro maschere che ricordano la commedia e la tragedia antiche”.

Il parco archeologico dei Campi Flegrei e l’associazione “Jazz and Conversation” organizzano l’edizione 2020 del Pozzuoli Jazz Festival dei Campi Flegrei. Dopo 12 anni l’arena dell’Anfiteatro Flavio torna a ospitare i concerti: tre serate con alcuni tra i maggiori musicisti nazionali ed internazionali

La locandina del Pozzuoli Jazz Festival 2020

Pozzuoli Jazz Festival 2020, Festival dei Campi Flegrei. Rieccoci, dopo questi mesi di “chiusura”, drammatici e tanto diffi­cii ma., anche “significativi”, si propone la ripresa delle attività culturali e di spettacolo dal vivo, con una serie di prescrizioni necessarie a garanzia di tutti, spettatori e addetti ai lavori. “Chiusi ma non spenti”… ecco , proprio come indicava il parco archeologico dei Campi Flegrei per sue attività in tempi di quarantena. Il parco archeologico dei Campi Flegrei e l’associazione “Jazz and Conversation” organizzano l’edizione 2020 del Pozzuoli Jazz Festival dei Campi Flegrei. “È grazie alla straordinaria azione del Parco archeologico dei Campi Flegrei, testimonianza stabile e acquisita dello spirito della nuova gestione dei beni culturali, che abbiamo avuto la possibilità di organizzare questa edizione della manifestazione PJF dei Campi Flegrei. Essa, grazie a questa felicissima collaborazione, si svolgerà nello straordinario scenario dell’Anfiteatro maggiore di Pozzuoli, che si riprende, così, il ruolo centrale nel panorama dei beni culturali del territorio flegreo”.

Fabio Pagano, direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei

“Mi piace pensare che la musica jazz sia la colonna sonora ideale del territorio flegreo”, dichiara il direttore del Parco, Fabio Pagano. “Una musica istintiva e raffinata al tempo stesso, armonica e dissonante, primitiva e contemporanea. Per questo, e per molto altro, il Parco, anche in questa stagione, ha fortemente voluto e sostenuto il Pozzuoli Jazz Festival. Ulteriore motivo di gioia e soddisfazione e che dopo tanti anni si potrà tornare a godere di uno spettacolo all’interno dell’area dell’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli. Il Pozzuoli Jazz Festival segnerà l’avvio della stagione di eventi del Parco che si preannuncia particolarmente nutrita e che verrà presentata la prossima settimana”. E il presidente dell’associazione “Jazz and Conversation” Antimo Civero: “Riprendere le attività di spettacolo dal vivo non è stata una cosa semplice, ma è diventata possibile grazie alla tenacia della nostra associazione (memorabile, in piena quarantena, la celebrazione dell’International Jazz Day – 30 aprile – con migliaia di visualizzazioni per 9 ore di musica sui social) e all’azione trainante del Parco Archeologico che ha iniziato le sue attività il 2 giugno e le proseguirà, alla ricerca della “normalità” nei mesi a seguire con questa e con altre interessantissime manifestazioni, prodotte dal genio locale e sostenute proprio da questo Ente”.

L’anfiteatro Flavio di Pozzuoli torna a ospitare il Pozzuoli Jazz Festival (foto Pafleg)

Dopo 12 anni l’arena dell’Anfiteatro Flavio torna ad essere luogo di spettacolo contemporaneo per ospitare, il 20, 24 e 25 luglio 2020, alle 20.30, alcuni tra i maggiori musicisti nazionali ed internazionali. Questa del Pozzuoli Jazz Festival dei Campi Flegrei è la XI edizione. Ospiti delle tre serate alcuni tra i maggiori musicisti nazionali ed internazionali. Si accede con biglietto di ingresso al sito di 4 euro o con la card “MYFLEG”, sempre con prenotazione obbligatoria a questo link https://ecm.coopculture.it/index.php?option=com_snapp&view=products&snappTemplate=template3&catalogid=DC6FC537-FA3E-785A-5692-01734D8084B8&lang=it. La biglietteria si trova all’ingresso dell’Anfiteatro: evitare assembramenti e tenere la distanza di almeno un metro. Sarà tenuto l’elenco dei partecipanti per un periodo di 14 giorni. All’ingresso sarà rilevata la temperatura corporea, come prescritto dalle attuali direttive del settore, sarà impedito l’accesso in caso di temperatura superiore a 37,5 °C. I posti a sedere sono distanziati tra loro di un metro, sia frontalmente che lateralmente. Tutti gli spettatori devono entrare nella sede del concerto indossando la mascherina (per i bambini valgono le norme generali) fino al raggiungimento del posto a sedere.

Il 20 luglio 2020 andrà in scena il progetto “Duets” che celebra le canzoni tratte dal songbook americano ed italiano, esaltando la maestria musicale di due meravigliosi musicisti: Massimo Moriconi, una vera e propria icona della musica italiana, e l’affermata voce partenopea, nuova stella del canto italiano e non solo, Emila Zamuner.

Il 24 luglio 2020 calcheranno il palco Giovanni Guidi (pianoforte) e Flo (voce). Un progetto pensato durante l’edizione estiva 2019 del Festival e che avrebbe dovuto avere il suo battesimo a dicembre 2019, durante l’edizione invernale del Festival. Cantautrice e attrice di teatro, Flo è una delle personalità più interessanti e versatili della “World music d’autore”. Giovanni Guidi un musicista internazionale dal talento cristallino, un vero “poeta” della musica, della bellezza e grande amico dei Campi Flegrei.

Il 25 luglio 2020 sarà il turno di nuovo e interessante progetto composto da due tra i più straordinari musicisti italiani e non solo: Luca Aquino – Giovanni Guidi DUO. I due artisti guideranno gli spettatoti tra le loro “canzoni” per cercare quello che non è ancora stato scoperto. “E così che vi porteremo nel nostro viaggio, dove le parole anche se esistono già, le potrete scegliere voi, ed ogni melodia sarà un pezzo di un racconto che riguarda tutti. La storia delle nostre vite.

Ercolano a 360°: in questo terzo episodio il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, ci porta a passeggio lungo il decumano massimo, tutta pedonale, la principale strada urbana che attraversava il centro dell’antica Herculaneum

Terzo video a 360° elaborato da TimeLooper per la App 3D del parco archeologico di Ercolano, realizzata da D’Uva (info https://bit.ly/30OOU84): con il direttore Francesco Sirano passeggiamo sulla strada riservata al passaggio dei pedoni e che originariamente attraversava il centro della città collegando i più importanti edifici: il decumano massimo di Herculaneum. “Ci troviamo sul decumano massimo, la via principale della città, in un giorno del 79 d.C. precedente l’eruzione”, spiega Sirano. “Questa strada attraversava il centro della città collegando i più importanti edifici. Dobbiamo per questo immaginarla intensamente frequentata tanto da renderla zona esclusivamente riservata al passaggio dei pedoni. Non ha pavimentazione perché nei giorni di mercato qui si potevano trovare merci di ogni sorta. Ne abbiamo idea anche grazie ai ritrovamenti in alcune delle botteghe che si affacciavano sul decumano, dove sono stati trovati legumi, lenticchie, fave, frutti esotici come i datteri, e ancora fichi, carrube e galle di quercia che si utilizzavano anche per la colorazione naturale dei tessuti. Qui si affacciavano le case di alcuni dei maggiori uomini d’affari di Ercolano, come sappiamo dai ritrovamenti dei loro archivi personali conservati su tavolette di legno. Si trattava sia di uomini liberi di nascita che di liberti, schiavi liberati. Questa categoria rappresentava la parte più dinamica e attiva della popolazione locale. A un capo del decumano uno dei due archi trionfali a quattro aperture che si trovavano ai lati dell’Augusteo, una struttura con piazzale e portici intorno, al cui interno si celebravano le glorie della famiglia imperiale e la lealtà della comunità locale. In base al resoconto degli scavi del 1700 si ritiene probabile che sulla sommità dell’arco ci fosse un carro con quattro cavalli, una quadriga, con statue di bronzo. In primo piano una delle fontane pubbliche. Collegata a un acquedotto realizzato solo per Ercolano sfruttando le sorgenti alle pendici del Vesuvio, povere di calcare contrariamente a quelle del Serino, il cui acquedotto riforniva Napoli e la flotta del Miseno. All’altro capo del decumano l’ingresso monumentale alla terrazza superiore della palestra”.