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Venezia. A Ca’ Foscari presentazione della nuova guida accessibile in simboli CAA “Alla scoperta del Porto fluviale di Aquileia” a cura di Daniela Cottica (Ca’ Foscari), Giovanna De Appolonia (fondazione Radio Magica ETS) e Elena Rocco (Ca’ Foscari)

venezia_ca-foscari_guida-alla-scoperta-del-porto-fluviale-di-aquileia_presentazione_locandinaLunedì 2 dicembre 2024, alle 16.30, nell’aula Baratto a Ca’ Foscari, Dorsoduro 3246 a Venezia, alla vigilia della Giornata Mondiale dei Diritti delle persone con disabilità, verrà presentata la nuova guida accessibile in simboli CAA (comunicazione aumentativa alternativa) dedicata “Alla scoperta del porto fluviale di Aquileia”. Le autrici sono Daniela Cottica (dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari), Giovanna De Appolonia (fondazione Radio Magica ETS) e Elena Rocco (Venice School of Management, università Ca’ Foscari). Il progetto è un’iniziativa sostenuta nell’ambito dei progetti di Public Engagement 2024 dell’università Ca’ Foscari Venezia, con il co-finanziamento di Fondazione Aquileia, Fondazione Radio Magica ETS, Regione Friuli Venezia Giulia (Avviso Divulgazione Umanistica 2024) e di Progetto PNRR CHANGES (Cultural Heritage Active Innovation for Sustainable Society, cod. progetto PE00000020 – CUP H53C22000850006 nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, Missione 4 “Istruzione e ricerca” – Componente 2 “Dalla ricerca all’impresa” – Investimento 1.3, finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU”) ed il supporto della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia. Il progetto è stato selezionato da Ca’ Foscari per il suo valore educativo, culturale e sociale.

Programma. Alle 16.30, i saluti istituzionali di Alessio Cotugno, prorettore alla Comunicazione e alla Valorizzazione delle Conoscenze; di Maria Del Valle Ojeda Calvo, prorettrice alla Ricerca; di Daniele Baglioni, direttore del dipartimento di Studi umanistici; e di Marco Tolotti, vicedirettore Venice School of Management università Ca’ Foscari Venezia. Seguono gli interventi dei partner. Alle 16.50, Roberto Corciulo, presidente Fondazione Aquileia (via Zoom): “Aquileia: il porto più settentrionale del Mediterraneo durante l’Impero romano”; 17.10, Cristiano Tiussi, direttore Fondazione Aquileia: “Il porto f luviale di Aquileia: i progetti di valorizzazione e accessibilità”; 17.30, Daniela Cottica, DSU università Ca’ Foscari Venezia: “La guida accessibile in CAA del porto fluviale di Aquileia: un progetto sinergico fra ricerca, didattica e public engagement”; 17.50, Elena Rocco, VSM, università Ca’ Foscari Venezia e Fondazione Radio Magica: “Linguaggi accessibili come strategia per ampliare la fruizione di un sito Unesco. La nuova guida in CAA per scoprire il Porto Fluviale di Aquileia”; 18.10, discussione e conclusioni. La presentazione sarà moderata da Cinzia Dal Maso, giornalista e fondatrice di Archeostorie Magazine.

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Veduta panoramica dell’antico porto fluviale di Aquileia (foto nicola oleotto)

Questa guida è stata progettata per spiegare il porto fluviale in modo accessibile grazie all’impiego di tre “codici” diversi ma complementari per supportare la trasmissione del messaggio: foto e illustrazioni, testo facile da leggere e simboli della CAA (comunicazione aumentativa alternativa) utili a bambini in età prescolare e, in generale, a persone con difficoltà linguistiche e/o cognitive. Il punto di forza dell’iniziativa è la sinergia tra i membri di un team multidisciplinare: archeologi, esperti di comunicazione, di didattica e di comunicazione aumentativa alternativa, uniti dalla sfida comune di rendere accessibile al pubblico più vasto le conoscenze generate da anni di ricerca e indagini archeologiche presso il porto fluviale di Aquileia. La trasposizione in simboli è a cura della dott.sse Barbara Porcella e Valentina Baraghini, esperte di comunicazione aumentativa alternativa (CAA) e fondatrici di Liberoaccesso. La guida accessibile sarà disponibile in formato cartaceo e in formato video dal sito www.radiomagica.org mentre copie in cartaceo saranno disponibili per la distribuzione durante l’evento.

“Come docente di comunicazione”, commenta Elena Rocco (università Ca’ Foscari), coautrice del libro, “ritengo strategico che ogni prodotto, sia esso tangibile o intangibile, trovi nuovi linguaggi capaci di parlare al pubblico più vasto, soprattutto al pubblico più fragile che è a rischio di esclusione”. “L’archeologia scava nel passato”, aggiunge Daniela Cottica (archeologa dell’università Ca’ Foscari), “ma i suoi “occhi” devono guardare al futuro, sposando progetti multidisciplinari sperimentali, come quello che ha permesso la realizzazione della guida accessibile al porto fluviale di Aquileia”. Il presidente e il direttore di Fondazione Aquileia nel salutare con piacere la realizzazione di questa guida, sottolineano che è un dovere imprescindibile per ogni istituzione culturale applicare i principi sanciti dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità per promuovere, proteggere e garantire a tutti il pieno godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Questo impegno include l’adozione di accomodamenti ragionevoli che assicurino il diritto alla partecipazione culturale e all’istruzione, rispettando appieno la dignità di ciascun individuo”.

Egitto. Al Centro archeologico italiano l’incontro “Innovative Approaches in Exploring Egypt’s Ancient Past. The Italian CNR’s Contibutions to Archaeological Research” sugli scavi del CNR a Tell el-Maskhuta e sulle scienze applicate per riscoprire il Canale dei Faraoni con Angelini, Capriotti e Mazzini

egitto_cairo_centro-archeologico-italiano_innovative-approaches-in-exploring-egypt-s-ancient-past_locandina“Innovative Approaches in Exploring Egypt’s Ancient Past. The Italian CNR’s Contibutions to Archaeological Research / Approcci innovativi nell’esplorazione dell’antico passato dell’Egitto. I contributi del CNR italiano alla ricerca archeologica” è il titolo dell’incontro di studio promosso dal CNR-ISPC e dall’Istituto italiano di Cultura del Cairo. Appuntamento domenica 1° dicembre 2024, alle 18 (ora del Cairo), al Centro Archeologico Italiano in Champollion Street a Il Cairo. Si parlerà degli scavi del CNR a Tell el-Maskhuta, nel Delta dl Nilo, e di scienza e tecnologia per riscoprire il Canale dei Faraoni. Intervengono il prof. Andrea Angelini, la prof. Giuseppina Capriotti Vittozzi e la prof. Ilaria Mazzini.

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Il sito di Tell el-Maskhuta, l’antica città di Tjeku, situata non lontano dal Canale di Suez, in posizione strategica lungo il Wadi Tumilat (foto cnr-ispc)

Progetto Pilota Tell el-Maskhuta e Wadi Tumilat. Progetto interdisciplinare per lo studio di Tell el-Maskhuta, importante città di confine fra Egitto e Levante lungo lo Wadi Tumilat, sul canale navigabile che anticamente connetteva Mediterraneo e Mar Rosso. La grande città, con la sua enorme fortezza, viene indagata e documentata con tecnologie avanzate; il progetto svolge anche indagini per la conservazione delle murature in mattoni crudi. Il progetto è anche dedicato allo studio di materiali d’archivio. Si svolge attività di formazione di giovani egiziani e la condivisione dei risultati con la comunità locale. Durante le passate campagne di scavo, è stata indagata una grande cinta muraria cittadina (circa 200×300 m) il cui lato nord è costituito da una enorme muraglia spessa circa 22 m. Una grande rampa che discende verso nord è stata scoperta e un grande deposito di anfore romane da trasporto.

Andrea Angelini. Archeologo, esperto in tecniche di rilevamento digitale ed elaborazione dati 3D, da diversi anni si occupa di tematiche di ricerca inerenti il rapporto tra Rilievo e Rappresentazione digitale finalizzato alla conoscenza di siti archeologici e di monumenti architettonici; docente in convenzione di Cartografia Tematica presso la Scuola di Specializzazione in Beni Naturali e Territoriali (SSBNT) di Sapienza Università di Roma, dal 2019 è direttore dello scavo archeologico presso il sito di Tell el-Maskhuta, Egitto.

Giuseppina Capriotti Vitozzi. Egittologa, ha fondato la missione archeologica a Tell el-Maskhuta (Egitto). Le sue ricerche riguardano in particolare i rapporti tra l’Egitto antico e l’area mediterranea. Avendo ricoperto il ruolo di Addetto archeologico presso il Centro Archeologico Italiano – IIC Cairo, Ambasciata d’Italia in Egitto, ha particolare esperienza nella promozione di rapporti bilaterali e nella diplomazia culturale e scientifica.

Ilaria Mazzini. Geologa, ricercatrice dell’Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ha conseguito la laurea in Scienze geologiche alla Sapienza università di Roma e il dottorato di ricerca alla Ludwig Maximilian University di Monaco (Germania). La sua principale area di interesse sono gli studi paleo-ambientali e attualistici del Quaternario basati sui microfossili, indagando sugli impatti antropogenici, la paleoclimatologia, la paleobiologia di conservazione, così come la geo-archeologia nelle acque interne e il sistema marino marginale in tutto il mondo.

Cividale (Ud). Al museo Archeologico nazionale torna il progetto dall’associazione A.C.CulturArti “Anche le statue parlano”: il museo si racconta attraverso i suoi oggetti in un suggestivo percorso di musica e parole

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Il museo Archeologico nazionale di Cividale si racconta attraverso i suoi oggetti in un suggestivo percorso di musica e parole, con gli attori Caterina Bernardi e Alessandro Maione e la partecipazione di Edoardo de Angelis, autore delle “voci” delle opere. Domenica 1° dicembre 2024 il progetto dell’A.C. CulturArti “Anche le statue parlano” ritorna al museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli. Si tratterà di un vero e proprio viaggio all’indietro nel tempo, di tipo espressivo e artistico: una visita guidata teatralizzata tra le opere più significative del Museo, che ci racconteranno la loro storia attraverso la voce degli attori Caterina Bernardi e Alessandro Maione, della Direttrice del museo, Angela Borzacconi, e attraverso le parole in musica del cantautore Edoardo de Angelis, autore di tutti i testi del progetto “Anche le statue parlano”, finanziato dalla Regione autonoma Friuli Venezia Giulia e organizzato dall’Associazione Culturale CulturArti in partenariato con la direzione regionale Musei del Friuli Venezia Giulia. Sono previsti tre turni di visita: alle 16.00 (1° gruppo), alle 17 (2° gruppo), alle 18 (3° gruppo). I posti sono limitati. Prenotazione obbligatoria inviando un’e-mail a: museoarcheocividale@cultura.gov.it oppure chiamando il numero di telefono 0432 700700. L’ingresso al Museo e la partecipazione alla visita teatralizzata sono gratuiti.

Paestum e Velia. Per la #domenicalmuseo visite ai depositi del Museo, visite guidate alla nuova sezione del museo archeologico, attività didattiche, passeggiata sul Crinale degli Dei, mostra “Elea: la rinascita” e servizio di navetta gratuita tra i due siti

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Domenica 1° dicembre 2024 torna #domenicalmuseo, l’iniziativa del ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito, ogni prima domenica del mese, nei musei e nei parchi archeologici italiani. Un’opportunità imperdibile per immergersi nelle aree archeologiche di Paestum e Velia e, al Museo, per visitare anche la nuova sezione recentemente riaperta “Paestum: dalla Città Romana a Oggi”, intitolata all’archeologo Mario Torelli, che ripercorre la storia di Paestum dalla fondazione della colonia latina del 273 a.C. al Medioevo. Entrambi i siti, accessibili a tutti, accolgono i visitatori dalle 8:30 alle 19:30, con ultimo ingresso consentito alle 18:30. Con l’iniziativa “Paestum e Velia on the road”, raggiungere Velia partendo da Paestum sarà semplicissimo con la navetta gratuita messa a disposizione dai Parchi. Tante le iniziative in programma adatte a tutti: visite ai depositi del Museo, visite guidate alla nuova sezione del museo archeologico, attività didattiche, passeggiata sul Crinale degli Dei, mostra “Elea: la rinascita” e servizio di navetta gratuita tra i due siti e a Velia.

Visite ai depositi del museo. A Paestum, alle 10, 12, 15 e 17, si potranno scoprire i depositi del Museo e i suoi tesori nascosti che risvegliano antiche leggende e che permettono di conoscere una delle sezioni più affascinanti del Museo intitolata “Oltre il Museo. Storie dai depositi di Paestum”.
Prenotazione obbligatoria al numero 0828811023 o alla mail pa-paeve.promozione@cultura.gov.it

Attività didattiche. A Paestum, alle 11, “Paestum dalla città romana a oggi”, visita tematica alla scoperta della nuova sezione del Museo, dall’età romana al Grand Tour. A Velia, alle 15, si terrà l’attività didattica “Elea Terra di Rivoluzione. Viaggio tra libero pensiero e logos”, visita tematica alla scoperta della filosofia eleatica. Le attività didattiche sono svolte in collaborazione con Le Nuvole e Effetto Rete Cooperativa Sociale. Appuntamento in biglietteria. Costo dell’attività 3 euro. Per prenotazioni arte@lenuvole.com. Il biglietto per le attività può essere acquistato direttamente presso le biglietterie di Paestum e Velia.

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Crinale degli dei. A Velia, alle 10, passeggiata lungo il Crinale degli dei, il percorso archeo-paesaggistico che si snoda lungo le terrazze sacre di Velia, tra l’Acropoli e l’entroterra. Durante la passeggiata si potranno ammirare panorami e scorci unici di Velia, del suo mare e del suo territorio. Lungo il crinale, oltrepassando Porta Rosa, ci si immerge in un territorio inesplorato, vivace e ricco di storia.

Mostra “Elea: la rinascita”. “Elea: la rinascita” è la prima mostra realizzata a Velia da quando è stato dotato di autonomia speciale nel 2020. La mostra, prorogata fino al 31 dicembre 2024, trae ispirazione dagli straordinari risultati degli scavi recentemente condotti sull’Acropoli, che hanno restituito tracce di un santuario risalente agli anni della fondazione della colonia magnogreca di Elea, verso la metà del VI sec. a.C. Tra i rinvenimenti più significativi compaiono armi greche e italiche che per la prima volta danno concreta evidenza al racconto erodoteo della fuga dei Focei dalla Ionia sotto la spinta dell’invasione persiana.
La visita alla mostra è consentita dalle ore 8:30 alle ore 16:00 ed è inclusa nel biglietto di ingresso al Parco.

Paestum e Velia on the road. Navetta gratuita in partenza da Paestum a Velia e ritorno: un’occasione unica per ammirare la bellezza di due importanti città della Magna Grecia. Si parte alle 14 dal parcheggio Voza, nei pressi del bar Anna, a pochi passi dall’area archeologica. Lo stesso bus ripartirà da Velia alle 17 e vi riporterà a Paestum. Per usufruire del servizio è necessario ritirare il “ticket navetta” in biglietteria.

Zoom Uphill. Per una visita più coinvolgente è disponibile gratuitamente lo Zoom Uphill, un veicolo elettrico off-road con quattro ruote motrici che permette anche alle persone con difficoltà di deambulazione di ammirare alcuni dei luoghi più suggestivi ed iconici delle aree archeologiche di Paestum e Velia.

Palazzolo Acreide (Sr). Giornata di studi “Akrai 1824-2024. I 200 anni dalla scoperta del teatro greco e la pubblicazione dei disegni inediti di Jakob Ignaz Hittorff”: esperti e studiosi di archeologia e storia riflettono sulla scoperta del Teatro Greco di Akrai e sull’eredità storica e culturale degli Iblei

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Veduta aerea del teatro greco di Akrai a Palazzolo Acreide (Sr) (foto regione siciliana)

palazzolo-acreide_auditorium_giornata-di-studi-akrai-1824-2024_locandinaA Palazzolo Acreide (Sr) giornata di studi “Akrai 1824-2024. I 200 anni dalla scoperta del teatro greco e la pubblicazione dei disegni inediti di Jakob Ignaz Hittorff”: appuntamento sabato 30 novembre 2024, alle 10, nell’Auditorium ex Biblioteca del Palazzo Municipale di Palazzolo Acreide. Alla giornata di studi, organizzata dal parco archeologico e paesaggistico di Siracusa Eloro Villa del Tellaro e Akrai, dal Comune di Palazzolo Acreide e dal museo dei Viaggiatori in Sicilia, partecipano esperti e studiosi di archeologia e storia per riflettere sulla scoperta del Teatro Greco di Akrai e sull’eredità storica e culturale degli Iblei. Alle 10, saluti istituzionali e apertura dei lavori con Salvatore Gallo, sindaco di Palazzolo Acreide; Carmelo Bennardo, direttore del Parco archeologico; Antonino Lutri, soprintendente per i Beni culturali di Siracusa; Nadia Spada, assessore alle Attività culturali di Palazzolo Acreide; Francesca Gringeri Pantano, direttrice del Museo dei Viaggiatori in Sicilia. Alle 10.30, I SESSIONE: archeologia e viaggiatori tedeschi, presieduta da Francesca Gringeri Pantano. Intervengono Angela Maria Manenti: “Notabilità da vedere dal taccuino n. 2 di Paolo Orsi del 1888”; Lavinia Gazzè: “Tra politica e antiquaria: i viaggiatori tedeschi in Sicilia tra XVII e XIX secolo”; presentazione del libro “Hittorff Rèserautiste” (2024) a cura di Michael Kiene, docente dell’università di Colonia, in dialogo con Francesca Gringeri Pantano; Luigi Lombardo: “Gabriele Judica e Jacob Ignaz Hittorff: uno scavo nella memoria”. Alle 15, II SESSIONE: Hittorff e il messaggio degli antichi drammaturghi, presieduta da Carmelo Scandurra. Intervengono Michele Cometa: “Hittorff e la Sicilia”; Ornella Valvo: “Le giovani generazioni, il Teatro di Akrai e il messaggio degli antichi drammaturghi”. La giornata si concluderà con un’esibizione teatrale degli studenti degli Istituti di istruzione superiore di Palazzolo Acreide, che metteranno in scena “Acarnesi” di Aristofane.

Ferrara. Apertura straordinaria della Delizia di Belfiore con visite guidate agli scavi aperti a cura del gruppo archeologico ferrarese nell’ambito del progetto triennale di archeologia partecipata e pubblica ideata dalla Sabap

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Visite guidate alla Delizia di Belfiore sabato 30 novembre 2024, dalle 10 alle 17. Per le visite sono previsti i seguenti turni: 10, 11, 12, 14, 15, 16. Evento gratuito senza necessità di prenotazione. Punto di ritrovo: via Orlando Furioso a Ferrara. Che Delizia Belfiore! è un progetto triennale di archeologia partecipata e pubblica ideato e diretto dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena Reggio Emilia e Ferrara nella persona di Chiara Guarnieri, finanziato dal Comune di Ferrara, realizzato a cura del Gruppo Archeologico Ferrarese, con l’apporto degli studenti del liceo scientifico “A. Roiti” e del liceo classico “L. Ariosto” di Ferrara e con il supporto della Provincia di Ferrara e del Consorzio di Bonifica di Ferrara. In occasione dell’apertura straordinaria della Delizia di Belfiore, grazie al Gruppo Archeologico Ferrarese sarà possibile visitare gli scavi ancora in corso e scoprire i risultati del progetto.

Cortona (Ar). A Palazzo Casali il seminario di studi, in presenza e on line, “Le mura delle città etrusche. Cortona: persistenze e trasformazioni dall’antichità all’età contemporanea” sullo stato attuale delle conoscenze sulle mura e la loro valorizzazione. Ecco il programma di due giorni

cortona_palazzo-casali_seminario-le-mur-delle-città-etrusche_locandinaCortona è conosciuta, tra le altre cose, anche per la sua cinta muraria caratterizzata da tratti di epoca etrusca. I viaggiatori che dal Settecento la scelgono come tappa del loro Grand Tour restano meravigliati per le pietre “ciclopiche” con cui è realizzato l’imponente monumento, che nel corso dei secoli ha vissuto attacchi dai nemici, demolizioni e ricostruzioni. Oggi presenta problemi di conservazione che, per essere affrontati seriamente, necessitano di una preliminare indagine del suo stato di salute. L’Accademia Etrusca di Cortona, in collaborazione con il Comune di Cortona, organizza per le giornate di venerdì 29 novembre (ore 15-18) e sabato 30 novembre 2024 (ore 9.30-18.30), nella sala Medicea di Palazzo Casali a Cortona (Ar), organizza il seminario di studi “Le mura delle città etrusche. Cortona: persistenze e trasformazioni dall’antichità all’età contemporanea” al quale partecipano studiosi di varie discipline con l’intento di illustrare lo stato attuale delle conoscenze sulle mura e di proporne la valorizzazione nel quadro complessivo della promozione del parco archeologico della città. Il seminario, in presenza e on line (in diretta YouTube al link https://www.youtube.com/live/bt3cAr_6_QA?si=pU47dgS_cadFEah2) giunge al termine di una serie di indagini e studi condotti dall’Accademia Etrusca, con la supervisione della soprintendenza e in stretta collaborazione con il dipartimento di Architettura dell’università di Firenze, in particolare con il prof. Pietro Matracchi, e si concluderà con una tavola rotonda destinata a individuare le forme migliori di tutela e di fruizione delle mura cittadine, anche sul piano turistico.

PROGRAMMA DI VENERDÌ 29 NOVEMBRE 2024. Alle 15, saluto del sindaco di Cortona e del lucumone dell’Accademia Etrusca. Interventi: Luigi Donati, “Cortona “città murata”: le ragioni di una ricerca e di un incontro di studio”; Luca Pulcinelli, “Le città murate dell’Etruria meridionale”; Luca Attenni, “Città con mura ciclopiche”; Flavio Barbaro e Alessandra Cittadini, “Oltre le mura: difesa, divisioni e spazio sociale dall’Iliade alla caduta del Muro di Berlino”.

PROGRAMMA DI SABATO 30 NOVEMBRE 2024. Alle 9.30, Giuliano Pinto, “Le cinte murarie, componenti identitarie del paesaggio medievale”; Michele Nucciotti, “Per una archeologia delle mura in epoca medievale”; Paolo Giulierini, “La porta bifora di Cortona. Una ipotesi di ricostruzione”; Paolo Bruschetti, “Recenti acquisizioni sulle mura etrusche di Cortona”; Curgonio Cappelli e Francesco Mazzarella, “Alcune considerazioni sulla vegetazione delle mura di Cortona”; 15, Pietro Matracchi, “Dalla digitalizzazione alla conoscenza delle mura di Cortona”; 16, Tavola rotonda “Tutela, conservazione e valorizzazione delle mura urbiche di Cortona coordina” con Paolo Bruschetti, Accademia Etrusca di Cortona, e Giulio Paolucci, direttore del MAEC. intervengono Maurizio Martinelli, Regione Toscana, Settore Patrimonio culturale, Museale e documentario, Arte contemporanea, Investimenti per la cultura; Gabriele Nannetti, soprintendente della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le provincie di Siena Grosseto e Arezzo; Maria Gatto, direzione regionale Musei nazionali della Toscana; Marica Bruni, Comune di Cortona; 18, conclusioni del convegno: Pietro Matracchi. Nel corso del Seminario sono previste letture di brani sul tema delle mura tratti da autori di varie epoche, a cura di Alessandra Cittadini, Emma Torresi e Filippo Trenna.

Riva del Garda (Tn). Al museo Alto Garda apre la mostra fotografica itinerante “Pietre parlanti nella Preistoria. La statuaria preistorica in Italia” che offre confronto diretto con un corpus di statue menhir provenienti da diverse regioni d’Italia e dalla Sardegna. Ecco il programma delle aperture e delle visite guidate

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Dopo il Menhir Museum di Laconi (Or), il tourismA di Firenze e l’area megalitica di Saint Martin de Corléans ad Aosta, la mostra itinerante “Pietre Parlanti nella Preistoria” arriva nelle sale del museo Alto Garda di Riva del Garda (Tn), dove saranno esposte le gigantografie delle immagini delle statue menhir della Sardegna e delle statue stele esposte negli altri musei italiani. Venerdì 29 novembre 2024, alle 18, inaugurazione della mostra fotografica itinerante “Pietre parlanti nella Preistoria. La statuaria preistorica in Italia” nella sezione archeologica del museo Alto Garda nella Rocca di Riva del Garda che riapre le sue porte per l’occasione dopo la pausa autunnale. La mostra è visitabile dal 30 novembre 2024 al 6 gennaio 2025. Questo progetto di ArcheoFoto Sardegna e del Menhir Museum di Laconi è stato condiviso e supportato dalla Regione Autonoma della Sardegna attraverso l’assessorato dei Beni Culturali. Tra musei ed enti locali, sono 15 le realtà istituzionali coinvolte nel progetto della mostra fotografica tra cui il MAG Museo Alto Garda. Attraverso un percorso visivo ricco di suggestioni e un’accurata selezione di immagini, la mostra invita il pubblico a un confronto diretto con un corpus di statue menhir provenienti da diverse regioni d’Italia e dalla Sardegna, mettendo in luce le affinità stilistiche e iconografiche che testimoniano l’esistenza di un’ampia rete di scambi culturali, e a riflettere sulle radici comuni delle nostre culture. Dopo la presentazione del progetto e una visita alla mostra, ci sarà un piacevole momento conviviale con musica per brindare tutti insieme a questa nuova mostra temporanea. Partecipazione libera e gratuita.

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Il museo dell’Alto Garda (MAG) nella Rocca di Riva del Garda (Tn) (foto mag)

Dopo l’inaugurazione della nuova mostra temporanea, il Museo riaprirà le sue porte, dal 30 novembre 2024 al 6 gennaio 2025, dalle 10 alle 18, durante il periodo festivo (dicembre 01, 06, 07, 08, 13, 14, 15, 20, 21, 22, 23, 24, 27, 28, 29, 30, 31; gennaio 02, 03, 04, 05, 06). E, domenica 1° dicembre 2024, in occasione della prima domenica del mese, l’ingresso è gratuito grazie all’iniziativa del ministero della cultura #domenicalmuseo. Per il periodo natalizio sarà applicata a tutte le visitatrici e i visitatori del Museo la tariffa ridotta di 4 euro sul biglietto di ingresso. Rimarranno invece invariate le condizioni di gratuità.

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Le statue-stele conservate nel museo Alto Garda di Riva del Garda (Tn) (foto mag)

Domenica 1° dicembre 2024, alle 11, prima visita guidata alla mostra fotografica “Pietre parlanti nella preistoria”: un affascinante viaggio nell’arte preistorica italiana alla scoperta di un patrimonio artistico straordinario. Sarà l’occasione per ammirare le affinità stilistiche e iconografiche delle statue menhir provenienti da diverse regioni d’Italia e comprendere il profondo significato culturale che queste sculture rivestivano per le antiche popolazioni. Insieme a una guida esperta, i partecipanti esploreranno le affascinanti statue menhir e cercheranno di decifrare i messaggi che ci hanno lasciato i nostri antenati. Attività gratuita in quanto prima domenica del mese. Ecco il calendario delle altre visite guidate (Attività inclusa nel biglietto d’ingresso). Visita guidata alla mostra: domenica 15 dicembre, ore 11; domenica 29 dicembre, ore 11. Visita guidata agli “Impedibili del museo”: domenica 08 dicembre, ore 11; domenica 22 dicembre, ore 11; domenica 05 gennaio, ore 11. Visita guidata alla mostra con il direttore: venerdì 03 gennaio, ore 15.

Napoli. A Palazzo Reale, sede Sabap, si firma l’accordo per la tutela paesaggistica e valorizzazione dei vigneti campani: progetto innovativo di tutela e valorizzazione del patrimonio paesaggistico e agricolo campano

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La Regione Campania, la soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Napoli, la soprintendenza ABAP per le province di Caserta e Benevento, la soprintendenza ABAP per le province di Salerno e Avellino uniscono le forze per un progetto innovativo di tutela e valorizzazione del patrimonio paesaggistico e agricolo campano. L’accordo, che sarà ufficialmente firmato il 29 novembre 2024, alle 10, nella Sala Giovanni Carbonara di Palazzo Reale a Napoli, rappresenta un passo concreto per la salvaguardia dei vigneti campani, simbolo di tradizione e qualità, e per la promozione di un’agricoltura sostenibile e integrata con il paesaggio storico-culturale della regione. Interverranno Mariano Nuzzo, soprintendente ABAP per l’Area Metropolitana di Napoli e per le province di Caserta e Benevento; Nicola Caputo, assessore all’Agricoltura della Regione Campania; Ciro Lungo, Comandante della Regione Carabinieri Forestale “Campania”; Raffaella Bonaudo, soprintendente ABAP per le province di Salerno e Avellino; Maria Passari, direttore generale delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali della Regione Campania; Giuseppe Rosario Mazzeo, dirigente UOD Politica Agricola Comune della Regione Campania; Sonia Colandrea, funzionario responsabile ufficio rapporti e accordi istituzionali della SABAP NA-MET. L’Accordo sancisce una collaborazione istituzionale tra la Regione Campania e le Soprintendenze, per garantire la tutela del patrimonio culturale e paesaggistico nel contesto delle attività agricole, con particolare riferimento agli interventi di impianto e reimpianto di vigneti. L’obiettivo principale è quello di snellire i processi tecnico-amministrativi, rispettando al contempo le normative di tutela vigenti. Le Finalità dell’accordo sono quelle di razionalizzare le procedure per il rilascio delle autorizzazioni necessarie, garantire la tutela del patrimonio archeologico, storico-artistico e paesaggistico regionale e promuovere un dialogo costruttivo tra le istituzioni coinvolte e i soggetti privati. L’iniziativa rappresenta un passo significativo verso una gestione integrata e sostenibile del territorio campano, coniugando la salvaguardia del patrimonio culturale con le esigenze del settore agricolo.

Roma. Il Nucleo TPC dei carabinieri ha recuperato due sarcofagi e otto urne etruschi provenienti da uno scavo clandestino a Città della Pieve (Pg), tutte riferibili allo stesso ipogeo riconducibile alla gens Pulfna. L’intervento di Luigi La Rocca

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I carabinieri del TPV riconsegnano sarcofagi e urne etrusche recuperate da scavo clandestino di Città della Pieve (foto emanuele antonio minerva / tpc)

Nuovo importante successo dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale che grazie a una lunga e minuziosa indagine hanno sventato la sottrazione allo Stato di un significativo nucleo di reperti etruschi databili nell’ultimo quarto del III sec. a.C. trafugati da un contesto funerario nel territorio di Città della Pieve località San Donnino. La complessa e articolata attività di indagine svolta dai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale – sezione archeologia, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Perugia, col recupero di due sarcofagi e otto urne etruschi provenienti da uno scavo clandestino a Città della Pieve, è stata presentata a Roma, nella sede del Reparto operativo del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.

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Urne e sarcofagi etruschi recuperati dai carabinieri del TPC: da sinsitra, il sostituto procuratore di Perugia, Annamaria Greco; il Gen. D. Francesco Gargaro; il procuratore capo di Perugia, Raffaele Cantone; il ministro della Cultura Alessandro Giuli; e il capo del dipartimento per la Tutela del Patrimonio Culturale del Mic, Luigi La Rocca (foto emanuele antonio minerva / tpc)

Sono intervenuti il procuratore capo della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Perugia, Raffaele Cantone; il sostituto procuratore della Procura della Repubblica di Perugia, Annamaria Greco; il comandante dei Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale, Gen. D. Francesco Gargaro; il ministro della Cultura, Alessandro Giuli; e il capo del dipartimento per la Tutela del Patrimonio Culturale del ministero della Cultura, Luigi La Rocca. L’operazione di recupero di queste urne è considerata dagli esperti uno dei più importanti recuperi di manufatti etruschi mai realizzato durante un’azione investigativa. La circostanza, altresì, che le opere sequestrate siano riferibili a un unico ipogeo rendono particolarmente rilevante il valore archeologico, artistico e storico del recupero stesso. I materiali provengono infatti da una tomba costituita probabilmente da due piccole camere ipogee, che è stata quasi completamente distrutta dai responsabili dello scavo clandestino.

Le attività sono state avviate nel mese di aprile 2024, a seguito di una comunicazione dei Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale che segnalava un possibile scavo abusivo nella zona fra Chiusi e Città della Pieve e il ritrovamento di importanti reperti archeologici etruschi. L’indagine, svolta dalla sezione Archeologia del Reparto Operativo TPC, ha preso il via dall’acquisizione di fotografie ritraenti numerose urne cinerarie con personaggi semi-recumbenti, tipici della cultura etrusca, che circolavano sul mercato illecito dell’arte. La collaborazione scientifica da parte di un docente dell’università di Roma Tor Vergata ha permesso di contestualizzare l’appartenenza dei reperti a una necropoli etrusca, verosimilmente del territorio chiusino già ricco di analoghe testimonianze artistiche.

Ulteriori accertamenti, con il supporto specializzato della direzione generale Archeologia Belle arti e Paesaggio del ministero della Cultura e della Soprintendenza dell’Umbria, hanno permesso di focalizzare l’attenzione su un rinvenimento fortuito, già denunciato nel 2015 a Città della Pieve: un agricoltore, durante i lavori di aratura del terreno, si era imbattuto in un ipogeo etrusco contenente quattro urne funerarie e due sarcofagi riconducibili alla gens Pulfna, il cui medesimo patronimico era presente proprio su alcune delle urne raffigurate nelle fotografie da ricercare. Tuttavia, mentre l’ipogeo dei Pulfna scoperto nel 2015 era costituito da sepolture maschili, le immagini reperite dagli investigatori raffiguravano prevalentemente principesse etrusche. Le indagini sono state quindi concentrate nei luoghi limitrofi al predetto sito umbro, al fine di accertare se altri ipogei fossero stati violati di recente.

Valutata la necessità di disporre di adeguate attrezzature e mezzi meccanici per la movimentazione e il trasporto di tali reperti, considerato il peso e le dimensioni delle urne, i Carabinieri si sono concentrati su determinati soggetti ritenuti in grado di gestire le complesse operazioni di un recupero clandestino. L’analisi di ulteriori dati acquisiti negli archivi amministrativi locali e l’interpolazione con gli elementi raccolti nella prima fase delle indagini, hanno consentito di incentrare l’interesse investigativo su un imprenditore locale, titolare di una società in grado di svolgere anche movimento terra, che possedeva, tra l’altro, terreni adiacenti a quelli in cui era stato scoperto nel 2015 l’ipogeo.

Avendo avuto i militari del TPC conferma di una imminente commercializzazione dei beni sul mercato antiquario clandestino, è stata richiesta al gip l’autorizzazione allo svolgimento di intercettazioni telefoniche. Tale attività è stata supportata anche da servizi di osservazione e pedinamento, con l’utilizzo di un drone in dotazione al Nucleo Elicotteri Carabinieri di Pratica di Mare. Ciò ha permesso di individuare con rilevante probabilità la presenza dei reperti all’interno di un’area ben delimitata nel territorio di Città della Pieve. È stato, quindi, emesso decreto di perquisizione locale ed in sede di esecuzione sono state proprio le urne ritratte nelle fotografie individuate nella fase iniziale dell’indagine. Inoltre, utilizzando anche gli elementi topografici acquisiti dal sorvolo del drone, i militari TPC hanno potuto individuare con precisione il sito di scavo. In particolare, sono state individuate quali eventuali responsabili due persone, nei confronti delle quali si procede per i reati di furto e ricettazione di beni culturali e soprattutto sequestrate 8 urne litiche etrusche, due sarcofagi e il relativo corredo funerario di età ellenistica del III secolo a.C.

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Reperti fittili e in bronzo recuperati dai carabinieri del TPC nell’operazione a Città della Pieve (foto emanuele antonio minerva / tpc)

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Lo scheletro di una donna di circa 40 anni all’interno di uno dei sarcofagi recupertai dai carabinieri del TPC a Città della Pieve (foto emanuele antonio minerva / tpc)

“Dal momento del trasporto a Roma”, ricorda Luigi La Rocca, “i reperti sono stati affidati alla cura di un gruppo di lavoro costituito da funzionari archeologi della DG ABAP (Sara Neri e Federica Pitzalis) e della Soprintendenza ABAP dell’Umbria (Luca Pulcinelli e Paola Romi), funzionari restauratori (Adriano Casalgrande, Stefania Di Marcello, Giulia Severini, Serena Di Gatano) e una antropologa (Elena Dellù) dell’ICR, a cui si deve un primo inquadramento del contesto. Si tratta di oltre 50 elementi fittili e metallici pertinenti al corredo funebre, di due sarcofagi, di uno dei quali si conserva la sola copertura poiché la cassa è stata distrutta e trovata in frammenti all’esterno della tomba, l’altro completo, la cui copertura reca una formula onomastica femminile incisa (VELIA LEFNI PULFNASA) e la cui cassa contiene lo scheletro di una donna di circa 40 anni; otto urne litiche per lo più realizzate in alabastro, che presentano casse decorate a rilievo e coperchio coronato dalla figura del defunto nella posizione semirecumbente (distesa) propria del banchetto, anch’esse ancora riempite di terra e contenenti ancora i resti delle incinerazioni”.

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Dettaglio dei monili rivestiti in foglia d’oro indossati dalle defunte sui coperchi dei sarcofagi recuperati dai carabinieri del TPC a Città della Pieve (foto tpc)

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Specchi in bronzo recuperati dai carabinieri del TPC nell’operazione a Città della Pieve (foto emanuele antonio minerva / tpc)

“Sulla base delle prime ricostruzioni”, continua La Rocca, “in una delle camera erano deposti i due sarcofagi, le due urne di maggior pregio, che si contraddistinguono anche per l’eccezionale stato conservativo dei pigmenti policromi e del rivestimento a foglia d’oro, che esalta la sontuosità dei molteplici monili indossati dalle defunte raffigurate sui coperchi e gli oggetti di corredo che pure fanno riferimento all’universo femminile tra cui spiccano – accanto a un consistente nucleo di vasellame in bronzo (olpai, oinochoai, situle e fiasca) – quattro specchi con decorazione incisa figurata, che nelle more degli interventi conservativi rivelano raffigurazioni di indubbio interesse. Uno in particolare è decorato con la scena di una lupa che allatta un bambino in presenza di figure tra cui sembra di potere riconoscere Eracle e Mnerva, scena che naturalmente richiama il mito di fondazione di Roma anche se non sfugge l’anomalia dell’assenza di uno dei gemelli. Sarà quindi l’approfondimento dell’analisi tecnica a fornire elementi utili per una interpretazione definitiva dell’iconografia rappresentata. Altro dato interessante è che lo specchio è certamente più antico dell’epoca della deposizione, fine IV a.C. e quindi costituisce oggetto di famiglia, tesaurizzato e poi posto nella tomba”.

“Le urne sono decorate con episodi del mito, raffiguranti la caccia al cinghiale calidonio da parte di Meleagro e Atalanta, connotata come cacciatrice dal corto chitone e dall’ascia bipenne brandita sopra la testa e una variante etrusca dell’uccisione di Troilo, uno dei figli del re Priamo, da parte di Achille assistito da Aiace, alla presenza di una coppia di Vanth (demoni inferi). Davanti a un altare, sul ventre di un cavallo atterrato, il corpo dell’eroe troiano è scompostamente disteso e privato dalla testa, sollevata per la capigliatura dall’antagonist. Le caratteristiche stilistiche e la raffinatezza dell’esecuzione permettono di ricondurre entrambe le urne al Gruppo dei Purni Curce, attivo tra il 240 e il 220 a.C. e identificato da studi recenti quale cerchia produttiva di primaria importanza nella scultura chiusina di età ellenistica”.

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Urna con protome di gorgone e coperchio displuviato recante il nome del titolare (VEL PULFNA CLANTI….): proveniente da Città della Pieve (foto emanuele antonio minerva / tpc)

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Le urne etrusche recuperate nella seconda camera ipogea a Città della Pieve dai carabinieri del TPC (foto tpc)

“All’altra, e prossima, camera ipogea – descrive La Rocca – sono invece riconducibili le altre cinque urne: una con coperchio displuviato recante il nome del titolare (VEL PULFNA CLANTI….) e cassa ornata da una protome di gorgone sorgente da un cespo d’acanto, compresa tra lesene scanalate, con policromia ben preservata, una con cassa liscia sostenuta da due sfingi e coperchio con defunto di età matura a torace scoperto, altre due recanti sul coperchio un personaggio semirecumbente ma con superfici fortemente degradate per fenomeni post deposizionali; su una si riconosce una nuova scena con l’agguato di Achille a Troilo, un’ultima con figura acefala sul coperchio nella posizione canonica del banchetto e cassa con scena figurata con una scena di battaglia tra un personaggio maschile in nudità eroica, con lembo sui fianchi, armato di un aratro, individuabile con ECHETLO, l’eroe di Maratona e guerrieri con scudo e armatura. Più incerta appare, infine, l’originaria localizzazione di un’ultima urna di piccole dimensioni, posta forse all’interno di una nicchia e caratterizzata dalla raffigurazione della defunta sul coperchio e sulla cassa da quella dell’uccisione reciproca di Eteocle e Polinice, tratta dal ciclo tebano”.

“Grazie alla presenza di iscrizioni onomastiche sul sarcofago deposto nella prima tomba e dell’urna con Medusa nella seconda di proprietà di un Vel”, sottolinea La Rocca, “entrambi i sepolcri afferiscono alla ricca gens dei Pulfna – titolare anche con il ramo Pulfna Peris di un’altra camera ipogea venuta fortuitamente in luce nel 2015 a poca distanza e indagata dalla Soprintendenza territoriale. È presumibile, dunque, che nell’area dovessero collocarsi residenze e fattorie appartenenti a questa famiglia secondo una modalità di popolamento diffuso. Come documentano le attestazioni epigrafiche, i Pulfna, insieme ai Purni, rappresentano, infatti, le famiglie di spicco di Città della Pieve, la cui presenza ricorre a Chiusi stessa (Tomba del Granduca) e in altre località dell’agro (Dolciano, Prunellato. La nuova scoperta, al di là dell’indubbio valore intrinseco dei reperti, offre una preziosa occasione di lettura contestuale dei beni depredati e di valorizzazione delle possibilità documentarie dell’intero palinsesto funebre, dal momento che il tempestivo intervento dei CC, a scavo appena concluso si potrebbe dire, ha consentito la possibilità di registrazione di dati importanti che diversamente sarebbero stati definitivamente perduti: la presenza di sepolture a cremazione e a inumazione, la tipologia e il materiale dei monumenti ivi presenti, il corredo di accompagno (urne, sarcofagi, ecc.; alabastro, travertino, ecc.), il nome della famiglia titolare della tomba, gli alfabeti usati nelle iscrizioni”.

“Al fine di dispiegare la potenzialità scientifica del contesto e restituire un patrimonio di indubbia rilevanza al territorio”, conclude La Rocca, “si è avviato un progetto più ampio che vede coinvolti DG ABAP ICR e Soprintendenza che possa reinserire nel proprio tessuto storico le evidenze rinsaldando così il legame indissolubile tra conoscenza, tutela e valorizzazione attraverso attività da svolgere nell’area del rinvenimento (Indagini non invasive e, in seguito, scavo stratigrafico) e in laboratorio (microscavo del contenuto delle urne, trattamento dei resti antropologici, interventi di prima conservazione e restauro delle urne e degli oggetti di corredo), finalizzate alla diffusione scientifica delle conoscenze e alla restituzione alla pubblica fruizione di concerto con la DG Musei”.