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Velia. Conferenza del divulgatore scientifico Alan Zamboni su “Risolvere l’infinito nel finito – la scienza di Parmenide e Zenone”, vivace lezione che unisce scienza, storia e filosofia nell’ambito della mostra “Elea: la rinascita”

velia_area-archeologica_mostra-elea-la-rinascita_lezione-la-scienza-di-parmenide-e-zenone_locandinaNell’ambito della mostra “Elea: la rinascita” (vedi Velia. Sull’Acropoli alla presenza del ministro Sangiuliano si inaugura la mostra “Elea: la rinascita”, la prima realizzata dal parco con l’autonomia: prende spunto dalla scoperta – nel 2022 – del tempio arcaico di Atena coevo alla fondazione della colonia nel VI sec. a.C. | archeologiavocidalpassato), Alan Zamboni creator del canale YouTube Curiuss e poliedrico divulgatore scientifico, tiene una vivace lezione che unisce scienza, storia e filosofia, dal titolo “Risolvere l’infinito nel finito – la scienza di Parmenide e Zenone”. Un’occasione unica per studenti, curiosi e appassionati di assistere a una lezione negli stessi luoghi che centinaia di anni fa ospitarono gli studenti della Scuola Eleatica. Appuntamento il 27 ottobre 2023, alle 11, presso l’area archeologica di Velia (Ascea). Agli albori del pensiero umano quelle che noi oggi chiamiamo scienza e filosofia si intersecavano. Parmenide e Zenone, oltre ad essere celebri filosofi, sono oggi considerati riferimenti anche all’interno del percorso scientifico dell’umanità, anticipatori di concetti espressi diversi secoli dopo. La scienza non è una speculazione fine a se stessa, ma è sempre stato così? Come si articolano le deduzioni scientifiche nell’antica Elea? Quale utilità avevano? Alan Zamboni prova a rispondere tracciando una sottile linea che lega decine di secoli di storia. Lo farà attraverso una vivace lezione pensata per gli studenti delle scuole superiori ma aperta a tutti, che coniuga scienza, filosofia e storia: “Risolvere l’infinito nel finito – la scienza di Parmenide e Zenone”, incentrata sulle deduzioni scientifiche dei grandi filosofi dell’antica Elea.

velia_area-archeologica_mostra-elea-la-rinascita_lezione-la-scienza-di-parmenide-e-zenone_alan-zamboni_locandinaAlan Zamboni. Laureato in Ingegneria Civile e Lettere moderne, appassionato di astronomia, scienza e van Gogh, lavora come divulgatore e videomaker. Realizza video didattici per l’apprendimento della Fisica, concerti, incontri nelle scuole e talk. Ha creato su YouTube il canale Curiuss che conta oltre 120mila iscritti (link https://www.youtube.com/@Curiuss).

Roma. In Curia Iulia la conferenza “Una ricostruzione del centro monumentale di Alessandria d’Egitto greco-romana” di Theodoros Mavrogiannis (Università di Cipro) a corollario della mostra “L’Amato di Iside. Nerone, la Domus Aurea e l’Egitto” in Domus Aurea

roma_curia-iulia_conferenza-una-ricostruzione-del-centro-monumentale-di-alessandria-d-egitto_locandinaGiovedì 26 ottobre 2023, alle 17, in Curia Iulia la conferenza “Una ricostruzione del centro monumentale di Alessandria d’Egitto greco-romana” di Theodoros Mavrogiannis, professore di Storia antica alla University of Cyprus, nell’ambito degli incontri che intendono approfondire tematiche ed aspetti raccontati nella mostra “L’Amato di Iside. Nerone la Domus Aurea e l’Egitto”, ideata e organizzata dal parco archeologico del Colosseo, con la curatela di Alfonsina Russo, Francesca Guarneri, Stefano Borghini e Massimiliana Pozzi, in corso alla Domus Aurea fino al 14 gennaio 2024. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Interviene Theodoros Mavrogiannis, University of Cyprus. Ingresso da largo della Salara Vecchia. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti su eventbrite https://amatoiside_26ottobre.eventbrite.it. Mavrogiannis contribuirà a far conoscere meglio l’urbanistica di Alessandria, fare quindi qualche piccolo passo avanti per risolvere il problema del “naufragio” del centro monumentale della più grande città ellenistica e della seconda città dell’Impero romano, non è solo un desideratum della ricerca sull’ideologia regia e la magnificenza delle capitali del mondo antico, ma risulta di particolare importanza per conoscere lo sviluppo urbanistico di Roma stessa, di cui Alessandria è stata un modello, dal progetto rimasto incompiuto di Giulio Cesare di un piano regolatore approvato nel 45 a.C. (Lex de urbe augenda et exornanda et instruenda), fino alle opere di Agrippa e di Augusto nel Campo Μarzio (Mausoleum Augusti, Horologium Augusti, Pantheon, Isaeum et Serapaeum).

Napoli. Al museo Archeologico nazionale presentazione del libro a fumetti “Nico alla scoperta di Alessandro Magno” (Electa), quarto del disegnatore Blasco Pisapia, tra la grande mostra al Mann e le suggestioni del mosaico della Battaglia di Gaugamela

libro-Nico alla scoperta di Alessandro Magno_copertina“Nico alla scoperta di Alessandro Magno” è il titolo del quarto volume a fumetti che il disegnatore Disney Blasco Pisapia dedica al giovane Nico, mascotte dei piccoli visitatori del Mann, che sarà presentato giovedì 26 ottobre 2023, alle 12, nell’Auditorium del museo Archeologico nazionale di Napoli, cui parteciperanno anche gli allievi della Scuola Italiana di Comix diretta da Mario Punzo. Il libro “Nico alla scoperta di Alessandro Magno” (Electa 2023) non soltanto è legato alla grande mostra in programma all’Archeologico da maggio ad agosto scorso, ma si riallaccia anche alle suggestioni del Mosaico della Battaglia di Gaugamela, adesso in restauro (proprio in questi giorni è in montaggio la macchina che ne consentirà il rovesciamento). Come da tradizione, il volume “traduce” i contenuti archeologici nel linguaggio dei bambini e dei ragazzi.

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Una pagina del libro a fumetti “Nico alla scoperta di Alessandro Magno” (Electa)

Accompagnato dall’amico di sempre, il Fauno Danzante, il giovane Nico ripercorre il percorso di Alessandro Magno, vagando dall’Egitto all’India, dalla Grecia alla Persia: non mancano all’appello alcune meraviglie del mondo, come la Piramide di Cheope, i giardini pensili di Babilonia e il Mausoleo di Alicarnasso. Per scoprire che la morale della favola è sempre quella: viaggiare significa essere curiosi e avere la capacità di apprendere dagli altri.

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Una pagina del libro a fumetti “Nico alla scoperta di Alessandro Magno” (Electa)

“Si tratta di un’opera d’arte del fumetto e di una punta di diamante del progetto Obvia– Out of boundaries viral art dissemination, curato da Daniela Savy”, commenta il Direttore del Mann, Paolo Giulierini. “Blasco Pisapia non è un semplice, magnifico disegnatore: è una persona colta che non lascia nulla al caso, uno scrittore di storie esilaranti che toccano il cuore dei personaggi che prendono vita, come la statua del Fauno e Alessandro, sublimi citazioni dei nostri capolavori”. E Daniela Savy, docente all’Ateneo Federiciano e responsabile del progetto “OBVIA”, conclude: “La nona Musa, magistralmente interpretata da Blasco Pisapia, da otto anni descrive le opere delle collezioni permanenti e delle mostre temporanee del MANN senza limitarsi a target kids, ma appassionando il pubblico intero con il racconto di stampa disneyano arricchito di particolari raffinati”.

Padova. Al Palazzo del Bo le giornate internazionali di studio “Fisicità e voce, gesto e ornamento nella comunicazione politica greca fra VI e IV sec. a.C.”, in presenza e on line, sul ruolo del corpo e dei suoi attributi, della comunicazione non verbale e della dimensione fonica della voce nella scena politica nel mondo greco  

padova_palazzo-del-bo_convegno-Fisicità-e-voce-gesto-e-ornamento-nella-comunicazione-politica-greca_locandinaA Padova due giorni di convegno su “Fisicità e voce, gesto e ornamento nella comunicazione politica greca fra VI e IV sec. a.C.” organizzato dai professori Alessandra Coppola e Stefano Caneva. Appuntamento il 25 e il 26 ottobre 2023 in presenza nell’aula Nievo di Palazzo Bo in via VIII febbraio 2 a Padova. E in streaming su unipd.zoom.us/j/89803821035. L’obiettivo delle giornate di studio è fare incontrare specialisti di diversi campi per discutere insieme domande, tipologie di fonti e metodologie di ricerca diverse e complementari sul ruolo del corpo e dei suoi attributi, della comunicazione non verbale e della dimensione fonica della voce nella scena politica nel mondo greco, durante i cruciali tre secoli in cui si inquadrano il periodo arcaico maturo, l’età classica e l’epoca dei Diadochi. Sono invitati a partecipare studenti, specializzandi, dottorandi e tutti gli interessati.

PROGRAMMA. Mercoledì 25 ottobre 2023. Alle 15, saluti istituzionali: Giovanna Valenzano, direttrice del dipartimento dei Beni culturali; Monica Salvadori, prorettrice con delega al Patrimonio artistico, storico e culturale; 15.10, Alessandra Coppola, Stefano Caneva: introduzione. SESSIONE 1, presiede R. Brock. Alle 15.30, Antonio Panaino (università di Bologna): “Ieraticità e postura fisica nel linguaggio del potere nell’Iran achemenide”; 15.50, Alain Duplouy (Université Paris I Panthéon-Sorbonne): “Cittadinanza e lusso tra VI e IV secolo”; 16.10, Marina Polito (università di Salerno): “Ostentazione del corpo e sfoggio del lusso: modalità di comunicazione nella polis arcaica”; pausa caffè. Alle 17, Stefania De Vido (università Ca’ Foscari Venezia): “Corpi di re e di regine nelle Storie di Erodoto”; 17.20, Anna Beltrametti (università di Pavia): “Interpretare il potere. Personalità ateniesi a confronto nelle biografie di Plutarco”; 17.40, Martina Treu (università IULM, Milano): “A me la scena! Lo spazio del potere e i suoi codici: vocali e gestuali, tragici e comici”; 18, discussione.

PROGRAMMA. Giovedì 26 ottobre 2023. SESSIONE II, presiede A. Beltrametti. Alle 9, Monica Baggio (università di Padova): “Il corpo nell’immaginario della polis: segni, gesti, posture sulla ceramica attica di V secolo a.C.”; 9.20, Elena Santagati (università di Catania): “Guerra e intelligence: gestualità del corpo e parola d’ordine”; 9.40, Maria Chiara Monaco (università della Basilicata): “Fregi a rilievo e corpi atletici come strumento di comunicazione politica sull’Acropoli di Atene”; 10, Roger Brock (University of Leeds): “Walking too fast, talking too loud: democratic freedom and the citizen’s body in classical Athens”; pausa caffè; 10.50, Alessandra Coppola (università di Padova): “L’abito fa il politico: simbolismi e metafore dell’abbigliamento nel V e IV secolo”; 11.10, Pietro Zaccaria (Katholieke Universiteit Leuven): “L’abbigliamento cinico come scelta apolitica”; 11.30, Cesare Zizza (università di Pavia): “Il corpo e la Politica. Metafore antropomorfe e percettivo-sensoriali in Aristotele”; 11.50, discussione; pausa pranzo. SESSIONE III, presiede A. Duplouy. Alle 15, Jean-Noël Allard (ANHIMA, Paris / PLH-Erasme, Toulouse): “La laideur dans les arènes politiques de la cité athénienne de l’époque classique”; 15.20, Giuseppe Squillace (università della Calabria): “Le vie dell’inganno. Voci, gesti e artifici della comunicazione durante il regno di Filippo il Macedone”; 15.40, Stefano Caneva (università di Padova): “La voce di Demostene: strategie della performance nella lotta politica di IV secolo”; pausa caffè. Alle 16.30, Alessandro Cavagna (università di Milano Statale): “Questioni di scalpo!”; 16.50, Luca Lorenzon (Université de Liège): “Barba, capelli e baffi: l’acconciatura come messaggio politico, fra tradizione e nuove tendenze”; 17.10, Claude Pouzadoux (Université de Paris X Nanterre): “Gestualità e politica sui vasi a figure rosse del tardo apulo”; 17.30, discussione; 18.30, Alessandra Coppola, Stefano Caneva: conclusioni.

Roma. Convegno internazionale “Ellenismo: il Lazio in Italia e nel Mediterraneo. Forme, processi, idee” in presenza e on line. Tre giorni in tre sedi di diverse per una riflessione sul ruolo giocato dal Lazio antico nel contesto dell’Ellenismo italico

ostia-antica_parco_convegno-ellenismo-il-lazio-in-italia-e-nel-mediterraneo_locandinaTre giorni di convegno internazionale a Roma, il 25, 26 e 27 ottobre 2023, su “Ellenismo: il Lazio in Italia e nel Mediterraneo. Forme processi idee”, promosso da Sapienza università di Roma; università dell’Aquila; parco archeologico di Ostia antica; parco archeologico di Ercolano; parco archeologico di Sibari; museo nazionale Romano; Deutsches Archäologisches Institut Rom; École française de Rome; Escuela Española de Historia y Arqueología en Roma. Il convegno si svolge in presenza su sedi diverse, ma sarà possibile seguirlo in diretta streaming collegandosi al canale YouTube del Dipartimento di Scienze dell’Antichità di Sapienza, Università di Roma: https://www.youtube.com/c/ScienzeDellAntichitaSapienza. La giornata inaugurale del 25 ottobre si svolgerà nella sede di Palazzo Massimo del museo nazionale Romano. Giovedì 26 ottobre (seconda giornata del convegno), l’appuntamento sarà all’École française de Rome (piazza Navona, 62). L’ultima data, venerdì 27 ottobre, si svolgerà invece alla Sapienza università di Roma, nell’Odeion del museo dell’Arte classica. Questo è il programma completo con gli interventi.

Il convegno costituirà un’occasione per stimolare la riflessione sul ruolo giocato dal Lazio antico – e dalle comunità che ad esse in qualche modo si riferivano – nella formazione di uno specifico linguaggio culturale “latino” nel contesto dell’Ellenismo italico. La tematica è stata, finora, affrontata dal punto di vista di Roma, la cui ovvia egemonia e centralità ha relegato la regione latina in una dimensione di sostanziale subalternità nel processo di costruzione dell’identità culturale dell’Italia ellenistica. Al contrario, gli studi e le ricerche hanno da tempo dimostrato la spiccata vitalità dei centri latini durante il periodo ellenistico che si esprime, con grande evidenza, nei più diversi ambiti: dall’urbanistica all’architettura, dall’arte alla produzione artigianale, dalla religione ai rituali funerari. Si tratta di una vitalità che mostra elementi di autonomia – a volte anche di precocità – rispetto alla stessa Roma e che, rapidamente, trasforma il Lazio in uno straordinario laboratorio di forme e modelli di grande originalità, destinati a connotare la costruzione dell’Italia romana in una vera e propria “latinizzazione” della Penisola e, di riflesso, delle regioni occidentali del Mediterraneo.

Ma da quando e in quali momenti storici il mondo latino ebbe ragioni e occasioni di inserirsi nel globale processo culturale ellenistico? Quali furono i suoi interlocutori privilegiati nella Penisola, in Grecia e in Oriente? Quali furono i “modelli” adottati e rielaborati, con o senza la mediazione di Roma? Fino a quando il Lazio mantenne una riconoscibile identità culturale? Come quest’ultima agì nei confronti di Roma, delle altre entità italiche di antica origine e della colonizzazione latina? Quali figure – persone, famiglie o gruppi latini e non latini attivi nel Lazio – e con quali strumenti – politici, economici, sociali – si resero protagoniste delle dinamiche di cambiamento? Quali meccanismi, non solo “istituzionali”, agirono nella trasmissione di idee, modelli, programmi e prassi? Il convegno tenta di dare una riposta a questi quesiti con studi e approfondimenti che tengano conto delle ricerche storiche e delle acquisizioni archeologiche più recenti e significative, offrendo un’occasione di confronto e discussione per meglio definire il ruolo del Latium vetus e adiectum in Italia, nel Mediterraneo e nei confronti di Roma all’origine e nei successivi sviluppi del fenomeno culturale dell’Ellenismo.

Paestum. “Diari di Archeologia”: nel secondo episodio l’archeologa Teresa Marini ci fa seguire il sopralluogo dell’Opificio delle Pietre Dure alla Tomba del Sequestro della Finanza nel deposito “Oltre il Museo” dell’Archeologico nazionale

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Dettaglio della Tomba del Sequestro della Finanza dei depositi del museo Archeologico nazionale di Paestum (foto pa-paeve)

Dopo aver seguito lo scavo del Tempietto dorico di Paestum con Tiziana D’Angelo, direttrice del parco archeologico di Paestum e Velia (vedi Paestum. Al via la rubrica “Diari di Archeologia”: nel primo episodio il direttore Tiziana D’Angelo con gli archeologi Manuela Ferraioli e Francesco Mele alla scoperta del tempietto dorico | archeologiavocidalpassato), nel secondo episodio della rubrica “Diari di Archeologia”, Teresa Marino, funzionario archeologo del parco archeologico di Paestum e Velia, ci porta nel vivo del sopralluogo effettuato con l’Opificio delle Pietre Dure alla Tomba del Sequestro della Finanza. L’indagine ha visto il personale tecnico-scientifico dell’Opificio approfondire lo stato di conservazione della tomba conservata nei depositi visitabili della sezione “Oltre il Museo”. Insieme a Teresa Marino hanno preso parte al sopralluogo l’archeologa Maria Emilia Masci, la chimica Monica Galeotti, e le restauratrici Paola Lorenzi e Sara Penoni.

“Ci troviamo oggi all’interno del museo Archeologico nazionale di Paestum”, spiega Teresa Marino. “Siamo nella sezione “Oltre il museo” che è dedicata ai depositi visitabili. Oggi è in corso un sopralluogo da parte del personale tecnico-scientifico dell’Opificio delle Pietre Dure, istituto del ministero della Cultura che ha avviato una collaborazione con il parco archeologico di Paestum e Velia dedicato proprio a questa tomba. Si tratta di un percorso conoscitivo finalizzato a conoscere e approfondire lo stato di conservazione di questa tomba. Si tratta di un’équipe multidisciplinare che è composta da due restauratrici, una specializzata sui materiali lapidei e una sulle pitture murali e stucchi, un’archeologa e una chimica del laboratorio scientifico dell’Opificio delle Pietre Dure. Questa tomba è particolarmente importante perché conserva all’interno delle scene affrescate che raffigurano l’arrivo del defunto nell’Aldilà e una serie di personaggi lungo le pareti laterali che sfilano in cortei. Vi aspettiamo al museo Archeologico nazionale di Paestum per visitare la Tomba del Sequestro della Finanza e per partecipare al percorso di visita nei depositi”.

Paestum. Alla XXV Borsa mediterranea del Turismo archeologico il 3° Premio Internazionale di Archeologia Subacquea “Sebastiano Tusa”: ecco tutti i premiati

paestum_bmta-2023_Premio Tusa 2023_archeologia-subacquea_locandinaSabato 4 novembre 2023, nell’ambito della XXV Borsa mediterranea del Turismo archeologico, a Paestum dal 2 al 5 novembre 2023, sarà conferito il 3° Premio Internazionale di Archeologia Subacquea “Sebastiano Tusa”, nato nel 2019 per onorare la memoria di Sebastiano Tusa, grande archeologo, studioso, amico della Borsa, ma soprattutto dell’uomo del Sud, che ha vissuto la sua vita al servizio delle istituzioni per contribuire allo sviluppo locale e alla tutela del Mare Nostrum. Nel 2019 il premio fu consegnato alla consorte Valeria Li Vigni, alla quale fu proposto di inserire annualmente all’interno del programma della Borsa, una iniziativa di carattere internazionale, volta a ricordare l’impegno e le progettualità di Sebastiano Tusa e di condividerne contenuti e propositi con Luigi Fozzati, quale coordinatore scientifico, non solo per carisma e competenza, ma anche quale comune amico di Sebastiano e della Borsa. “Il Premio istituito dalla BMTA”, dichiara Valeria Li Vigni, presidente della Fondazione Tusa, “testimonia l’infaticabile lavoro di Sebastiano Tusa, che ha saputo trasmettere il metodo scientifico di ricerca, tutela e valorizzazione, dando professionalità alla figura dell’archeologo subacqueo, grazie alla sua lungimirante prospettiva di applicare la tutela e la valorizzazione al patrimonio sommerso in situ e alla creazione della prima Soprintendenza del Mare interdisciplinare. Il Premio intende riconoscere le eccellenze in quei campi che Sebastiano Tusa ha saputo valorizzare. Un particolare ringraziamento va a Luigi Fozzati con il quale abbiamo da subito condiviso il Premio e a Ugo Picarelli, che con la sua Borsa dà voce alle importanti realtà che divulgano il nostro patrimonio archeologico e le nostre eccellenze”.

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Ekaterini Dellaporta direttore del museo Bizantino e Cristiano di Atene (foto museo bizantino)

Il 3° Premio Internazionale di Archeologia Subacquea “Sebastiano Tusa” alla carriera andrà a Ekaterini Dellaporta già consigliere del ministro della Cultura greco in materia di archeologia subacquea, direttore generale del museo Bizantino e Cristiano di Atene. Motivazione: “Per il ruolo decisivo svolto, nel panorama mediterraneo, per l’affermazione dell’archeologia subacquea come ambito specifico di tutela, ricerca, valorizzazione. La sua esperienza ha supportato con successo le iniziative Unesco per l’archeologia subacquea in tutto il mondo. Il suo costante impegno ha riguardato le varie tipologie di siti sommersi: dagli insediamenti alle infrastrutture (porti), ai relitti sia antichi sia moderni, contribuendo allo sviluppo delle tecnologie d’indagine, studio e valorizzazione, ma anche dimostrando che la cooperazione internazionale nelle attività di archeologia subacquea è una delle strade più utili da intraprendere per far conoscere il patrimonio culturale che il Mediterraneo ha conservato e come vada preservato”.

arles_mostra_Trésors du fond des mers. Un patrimoine archéologique en danger_locandinaIl 3° Premio Internazionale di Archeologia Subacquea “Sebastiano Tusa” per la migliore mostra dalla valenza scientifica internazionale andrà a Romy Wyche, direttore museo dipartimentale dell’Antica Arles per la mostra “Trésors du fond des mers. Un patrimoine archéologique en danger” (22 ottobre 2022 – 20 febbraio 2023). Motivazione: “La mostra ha il merito importante di avere affiancato l’esposizione di reperti di straordinaria fattura artistica con la manifestazione esplicita e senza mezzi termini del problema irrisolto della tutela del patrimonio archeologico sommerso del Mediterraneo. Piacere e dolore affiancati nella stessa mostra, che evidenzia l’importanza di quello che il Mediterraneo ha conservato e nello stesso tempo ha perso, perde e rischia ancora di perdere in futuro. Non basta aprire gli occhi sulla bellezza, occorre anche sapere che questa bellezza è minacciata da pericoli vecchi e nuovi: dal furto al danneggiamento irreparabile dovuto all’intensificarsi dello sfruttamento dei fondali del Mediterraneo”.

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Ceramica micenea in situ nello scavo archeologico di Vivara (foto archivio MCP Missione Vivara)

Il 3° Premio Internazionale di Archeologia Subacquea “Sebastiano Tusa” al progetto più innovativo a cura di Istituzioni, Musei e Parchi Archeologici andrà a Massimiliano Marazzi, ordinario Culture dell’Egeo e Anatolia dell’università Suor Orsola Benincasa di Napoli per il Progetto Vivara. Motivazione: “Un progetto innovatore per la metodologia interdisciplinare applicata per la prima volta in un’isola del Mediterraneo: Vivara (Comune di Procida). La novità progettuale si articola sia nella costituzione della “Biblioteca dei reperti” a favore di studiosi e studenti che nella costruzione di una nuova cartografia dei fondali marini attraverso rilevazioni ortofotogrammetriche. La nuova cartografia sarà in primis utilizzata dall’ente Parco che gestisce la Riserva Naturale di Vivara, quale mezzo essenziale per la protezione e la conservazione di tutta l’area marina oggi sommersa, nell’età del Bronzo tutta emersa e frequentata dagli abitanti dell’Isola di Vivara, della quale si ricostruirà anche la mappa dell’antico porto; archeologia subacquea ed ecologia marina lavorano insieme per la tutela del Mediterraneo”.

paestum_bmta-2022_alberto-angela_foto-bmtaIl 3° Premio Internazionale di Archeologia Subacquea “Sebastiano Tusa” al miglior contributo giornalistico in termini di divulgazione andrà ad Alberto Angela divulgatore scientifico. Motivazione: “Per il suo contributo straordinario alla conoscenza del patrimonio culturale sommerso e in particolare ai beni archeologici subacquei. L’archeologia subacquea del Mediterraneo, di laghi, fiumi e lagune, in particolare la Laguna di Venezia, devono ad Alberto Angela la corretta informazione su dove e come opera l’archeologo subacqueo, senza cedere al solo lato spettacolare e sensazionalistico. L’esauriente informazione, accompagnata da immagini, che oggi vanno ad arricchire la documentazione della storia dell’archeologia subacquea italiana, possono a buon diritto costituire un manuale di come rendere noto al grande pubblico cosa sia il patrimonio culturale italiano”.

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L’archeologa subacquea Barbara Davidde, soprintendente nazionale del patrimonio subacqueo

Inoltre, grazie al coordinamento scientifico di Ulrike Guérin Programme Specialist 2001 Convention on the Protection of the Underwater Cultural Heritage UNESCO, si svolgerà l’“UNESCO Meeting on the Access to Underwater Cultural Heritage” (venerdì 3 novembre 2023) sulla valorizzazione delle destinazioni mediterranee, con la partecipazione di Barbara Davidde soprintendente nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo.

Ruvo di Puglia. Riapre il museo nazionale Jatta dopo i lavori di restauro e adeguamento funzionale “in un sapiente compromesso tra conservazione dell’allestimento ottocentesco e rinnovamento”

ruvo-di-puglia_jatta_riapre-il-museo-nazionale_locandinaGiovedì 19 ottobre 2023, riapre al pubblico il museo nazionale Jatta di Ruvo di Puglia. Nato dalla passione dei collezionisti della famiglia Jatta e dalla consapevolezza degli eredi sulla funzione sociale della cultura, lo straordinario allestimento ottocentesco sarà nuovamente fruibile dopo la chiusura al pubblico per lavori di restauro e adeguamento funzionale delle sale del museo, in un sapiente compromesso tra conservazione e rinnovamento. Il museo nazionale Jatta sarà aperto martedì, mercoledì, giovedì, domenica e festivi: 8.30 – 13.45 (ultimo ingresso 13.15); venerdì e sabato: 8.30 – 19.45 (ultimo ingresso 19.15); lunedì: chiuso. Per festeggiare il primo giorno di apertura, il Museo sarà eccezionalmente aperto al pubblico gratuitamente giovedì 19 ottobre 2023 dalle 20 a mezzanotte (ultimo ingresso 23).

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Il progetto di riallestimento del museo nazionale Jatta di Ruvo di Puglia (foto drm-puglia)

I lunghi e articolati interventi condotti nelle sale del museo, raro esempio di allestimento ottocentesco integralmente conservato, hanno seguito il chiaro intento di coniugare i lavori con le istanze del rispetto e della tutela dell’immagine dell’immobile storico. Un lavoro corale che ha visto una fattiva collaborazione tra la direzione regionale Musei Puglia a cui il museo afferisce, nelle persone di Luca Mercuri, direttore regionale Musei Puglia al momento dell’avvio dei lavori e del delegato alla direzione regionale Musei Puglia, arch. Francesco Longobardi, la direttrice del Museo, Claudia Lucchese, la famiglia Jatta e la famiglia Guastamacchia, che condividono lo spazio del Palazzo con il Museo, il Comune di Ruvo e la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bari. Il tutto reso possibile dal costante supporto della direzione generale Musei, nella persona del prof. Massimo Osanna.

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La mostra “Collezionauta. Capolavori attraverso i tempi” al museo nazionale Jatta di Ruvo di Puglia ((foto drm-puglia)

La riapertura del museo diventa il coronamento di un anno ricco di novità per il Palazzo Jatta, che ha visto anche l’ampliamento dello spazio espositivo con l’ambiente seminterrato del museo, il cosiddetto Grottone, a margine della sigla di una concessione d’uso decennale. Dopo l’esordio con la mostra “Collezionauta. Capolavori attraverso il tempo”, che ha congiunto i reperti più significativi della collezione museale con alcuni beni di proprietà Jatta, fruibile fino a qualche giorno fa, il Grottone continuerà a far parte dell’offerta culturale integrando il percorso di visita del museo, mediante l’organizzazione di eventi e mostre temporanee.

Paestum. Al via la rubrica “Diari di Archeologia”: nel primo episodio il direttore Tiziana D’Angelo con gli archeologi Manuela Ferraioli e Francesco Mele alla scoperta del tempietto dorico

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Veduta a volo d’uccello del tempietto dorico arcaico rinvenuto presso le mura occidentali di Paestum (foto pa-paeve)

Al via “Diari di Archeologia”, la rubrica del parco archeologico di Paestum e Velia che racconta le attività che si svolgono nei siti del parco attraverso lo sguardo e la voce di esperti e addetti ai lavori. Nel primo episodio, il direttore Tiziana D’Angelo, insieme agli archeologi Manuela Ferraioli e Francesco Mele, ci guidano alla scoperta del tempietto dorico di Paestum. I lavori di scavo stanno portando alla luce una notevole quantità di straordinari reperti che consentiranno di approfondire la storia del tempio e della città come mai prima d’ora.

“Siamo a Paestum”, spiega il direttore Tiziana D’Angelo, “sul cantiere di scavo del tempietto dorico. Parliamo di un tempio che si data all’inizio del V secolo a.C. ed è una scoperta incredibile per la ricostruzione della storia della città di Poseidonia-Paestum. Questo tempio è stato frequentato per circa mezzo millennio. Costruito all’inizio del V sec. a.C. ma utilizzato almeno fino al I sec. a.C., quindi attraversando tutta la fase greco-lucana della città e anche la fase coloniale, quando Paestum diventa una colonia latina e quindi una città romana. Quello che abbiamo fatto fino ad ora in questi mesi di scavo è stato indagare le ultime fasi di frequentazione del tempio, le fasi che si riferiscono al I, II e III secolo a.C. In particolar modo abbiamo lavorato sull’area tra il tempio e l’altare. E qui è stata rinvenuta una notevole quantità di materiali votivi. Un vero e proprio tappeto di oggetti votivi: un vero e proprio tappeto di oggetti votivi che ci stanno ora consentendo di comprendere a quale divinità fosse effettivamente dedicato questo tempio”.

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Tiziana D’Angelo, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, con l’archeologa Manuela Ferraioli (foto pa-paeve)

L’archeologa Manuela Ferraioli illustra alcuni particolari reperti rinvenuti negli ultimi mesi: “Tra i reperti rinvenuti durante lo scavo stratigrafico è emerso un grande quantitativo di statuette votive, ma non solo. Anche di modellini di altare in marmo: ne abbiamo due. E tre modellini invece in terracotta: modellini miniaturistici del nostro tempietto dorico e dell’altare”. 

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Tiziana D’Angelo, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, con l’archeologo Francesco Mele (foto pa-paeve)

“E adesso stiamo andando avanti”, riprende D’Angelo, “e quindi stiamo indagando la fase precedente, il IV secolo a.C., una fase molto importante per lo sviluppo della città che vede una forte interazione tra la popolazione greca e quella lucana. Quello che stiamo per fare è spingerci proprio all’interno del tempio, varcarne la soglia e raggiungere la cella, quindi lo spazio all’interno del quale in antichità era conservata la statua di culto”. L’archeologo Francesco Mele, che supervisiona le attività di scavo, e dà alcune informazioni su come si svilupperanno le indagini nelle prossime settimane: “Nei prossimi giorni andremo a indagare all’interno della cella e ci aspettiamo di trovare dei materiali che si possono datare e quindi datare le prime fasi di fondazione di questa struttura che finora è stata datata solo stilisticamente e non diciamo cronologicamente con dei materiali coerenti al V sec.”. Quindi a questa fase importante tardo-arcaica, una fase di sviluppo e di monumentalizzazione della città di Paestum.

 

Licodia Eubea (Ct). Alla XIII edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico la giuria di qualità premia il film “Askòs” e il pubblico “Il Rinascimento nascosto”. Al prof. Ieranò il premio Antonino Di Vita

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Lo staff della XIII edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea (foto graziano tavan)

Alla fine tutti sul palco per un grazie corale allo staff che dietro i vulcanici Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, direttore artistici, hanno permesso che la XIII edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico girasse al meglio in ogni suo aspetto, senza lasciare al caso il minimo dettaglio. E l’applauso tributato dal pubblico che ha assiepato il Teatro della Legalità di Licodia Eubea (Ct) ne è stato il riconoscimento, giunto al termine della cerimonia di premiazione, momento clou dell’ultima sera.

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Il sindaco di Licodia Eubea Sandro Randone, al centro, con il premio Archeoclub. Da sinistra, Lorenzo Daniele, Angela Roberto, Santo Randone, Giacomo Caruso, Alessandra Cilio e l’assessore Giuliana Pepi (foto graziano tavan)

 

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Frame del film “Il Rinascimento nascosto. Presenze africane nell’arte” di Cristian Di Mattia

Premio Archeoclub d’Italia. Il pubblico ha mostrato di apprezzare molto i film proposti, e la classifica finale ha decretato il vincitore con pochi decimali di differenza. Il premio è stato assegnato al film “Il Rinascimento nascosto. Presenze africane nell’arte” di Cristian Di Mattia (Italia 2023, 90’), che ha ottenuto una votazione media di 9,4. Davanti al film “Sari, sei metri di eleganza” di Diego D’Innocenzo (Italia 2023, 40’) con voto medo 9.1, e terzi ex aequo “Isatis” di Alireza Dehghan (Iran 2021, 75’) e “Uomini e dei: il mare e il sacro” di Massimo D’Alessandro (Italia 2023, 42’) con voto medio 8.8. Il premio è stato consegnato da Angela Roberto, presidente dell’Archeoclub d’Italia di Agrigento.

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La consegna del Premio AudioVisiva 2023 per il film “Askòs. Il canto della sirena”. Da sinistra, Dionysia Kopana, Lada Laura, Francesco Mollo e Antono Martino (foto graziano tavan)

Premio Archeovisiva. Viene conferito dalla giuria internazionale di qualità, composta dalla regista greca Dionysia Kopana e dalla direttrice del Festival internazionale del cinema archeologico di Spalato Lada Laura, presenti in sala, e dalla regista bolognese Sabrina Monno collegata in video. Il premio è stato assegnato al film “Askòs. Il canto della sirena” di Antonio Martino (Italia 2023, 62’): dopo aver fatto il giro del mondo l’Askòs delle Murge, un prezioso reperto trafugato nel 1988, torna a casa nel museo Archeologico nazionale di Crotone. Quattro personaggi raccontano le loro vite trascorse insieme all’archeologia e il loro legame con questo difficile recupero. Il premio è stato consegnato da Lada Laura al regista Antonio Martino e allo sceneggiatore Francesco Mollo, presenti in sala.

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Frame del film “Askòs, il canto della Sirena” di Antonio Martino

Ecco la motivazione: “È un film caratterizzato da un approccio registico sensibile e da una profonda conoscenza del linguaggio cinematografico. L’autore adopera con maestria e attenzione le immagini di repertorio e le integra nel racconto in un modo organico che valorizza il lato emozionale della storia. La musica, sapientemente scelta, completa l’atmosfera del film, aggiungendo profondità al racconto.

La regista greca Dionysia Kopana e la direttrice del Festival internazionale del cinema archeologico di Spalato Lada Laura, membri della Giuria internazionale di Qualità alla XIII edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico, per archeologiavocidalpassato.com fanno un bilancio della loro esperienza di giurati. “Abbiamo visto molti film, film molto belli”, spiega Dionysia Kopana, “ecco perché per noi non è stato facile decidere qual è il migliore ecco perché abbiamo deciso di dare una menzione speciale a un cortometraggio e abbiamo deciso di dare il premio al film Askos perché abbiamo scoperto che si trattava di un tema molto molto speciale, e per me è stato moto interessante il modo in cui ha inserito nel film il materiale d’archivio. L’archivio è la mia materia. E mi è piaciuto molto che fosse così: un film su come la vita moderna cambia il vecchio modo di vivere”. Continua Lada Laura: “Sul film che doveva essere premiato quest’anno al Festival sono totalmente d’accordo con Dionysia. È un film che valorizza la tradizione e tutti gli sforzi della popolazione locale, degli abitanti, e mostra il loro attaccamento e il loro sentimento per il patrimonio culturale. E tutte le battaglie che devono affrontare. E alla fine dà loro la grande soddisfazione di avere ciò che appartiene a loro a casa loro”.

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Frame del “In the beginnig” di Shaun Clark

Come accennava Dionysia Kopana, per la prima volta la giuria di qualità ha assegnato anche una menzione speciale, andata al film “In the beginnig” di Shaun Clark (Gran Bretagna 2022, 11’): il grido rivolto al mondo di una donna avvolta dall’oscurità testimonia la ricerca senza tempo della propria identità e del proprio posto nel mondo nel susseguirsi delle epoche. La giuria ha apprezzato “l’immaginazione e l’approccio creativo”.

“Abbiamo anche deciso”, spiega Lada Laura, “perché ci sono film di durata diversa, argomenti diversi, approcci diversi, abbiamo avuto la libertà di assegnare una menzione speciale al film “In the beginnig” perché ha un approccio fantasioso, creativo e fresco, molto semplice, e noi pensiamo che se lo meriti, che sia giusto”.

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Maria Antonietta Rizzo Di Vita consegna il Premio Antonino Di Vita 2023 a Giorgio Ieranò dell’università di Trento (foto graziano tavan)

Premio Antonino Di Vita. Assegnato a chi spende la propria professione nella promozione della conoscenza del patrimonio storico artistico e archeologico. Il premio è stato consegnato da Maria Antonietta Rizzo Di Vita a Giorgio Ieranò, professore ordinario di Letteratura greca all’università di Trento, saggista e traduttore teatrale, ma anche giornalista e apprezzato comunicatore culturale per case editrici come Feltrinelli, Einaudi e La Terza. I suoi ambiti di ricerca spaziano dalla mitologia alla lirica corale greca e al teatro e alla sopravvivenza dell’antico nelle letterature moderne. Ecco la motivazione. “Per la grande capacità di raccontare con acutezza ed efficacia il mondo antico e i miti che lo popolano alla luce del nostro tempo, dando così vita a un fruttuoso dialogo fra epoche, offrendo spunti di riflessione inediti su quella pluralità di atteggiamenti, tensioni e sentimenti che caratterizzano da sempre l’animo umano”.