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Crotone. In presenza alla Casa della Cultura e on line su Facebook, presentazione dell’Avviso pubblico per il rilancio del museo e del parco archeologico di Capo Colonna. Demma: “Concreta possibilità di iniziare un’attività imprenditoriale al fianco della Pubblica Amministrazione per tanti giovani in un territorio difficile come quello calabrese”

crotone_parco-archeologico-capo-colonna_progetto-valorizzazione_locandinaUna nuova alleanza tra pubblico e privato per il rilancio del museo e del parco archeologico di Capo Colonna. Martedì 26 luglio 2022, alle 11, nella Casa della Cultura di Crotone (e in diretta sulla pagina Facebook della Direzione regionale Musei della Calabria), si terrà un incontro operativo per presentazione progetto, spiegazione dettagliata dell’Avviso Pubblico, modalità e tempi di azione. L’obiettivo è quello di incrementare la conoscenza e la fruizione del Museo e del sito archeologico nell’ambito di un processo partecipato con la comunità di riferimento. Tutti i dettagli verranno illustrati nel corso dell’incontro organizzato in collaborazione con il Comune di Crotone. Dopo i saluti e l’introduzione da parte di Vincenzo Voce (sindaco di Crotone), Rachele Via (assessore alla Cultura, Comune di Crotone), Stefania Argenti (soprintendente ABAP per le provincie di Crotone e Catanzaro), interverranno: Filippo Demma (direttore della Direzione regionale Musei Calabria – ministero della Cultura), Marco D’Isanto (DRM Calabria – ministero della Cultura), Patrizia Nardi (esperta in valorizzazione del patrimonio culturale e candidature UNESCO). Le conclusioni saranno affidate a Filippo Demma. “L’avviso pubblico – anticipa Demma – non ha nulla a che vedere con le funzioni svolte dagli assistenti alla fruizione, assistenza e vigilanza, perché -come facilmente verificabile ad una semplice lettura- riguarda attività di valorizzazione, progettazione e gestione di servizi educativi ed aggiuntivi (ristoro, spettacoli), che non rientrano tra le attribuzioni funzionali degli AFAV. L’avviso rappresenta invece una concreta possibilità di iniziare un’attività imprenditoriale al fianco della Pubblica Amministrazione per tanti giovani in un territorio difficile come quello calabrese”.

Selinunte. La missione diretta da Clemente Marconi riporta alla luce l’agorà, la più grande del mondo antico, gioielli e amuleti (una sirena in avorio e un falco-Horus in blu egizio) e la matrice, forse, di uno scettro

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Il team di archeologi diretto da Clemente Marconi a Selinunte, , che vede insieme l’Institute of Fine Arts della New York University e l’università di Milano in collaborazione con l’Istituto Archeologico Germanico (foto unimi)

AGORA' DI SELINUNTE, LA PIù GRANDE DEL MONDO ANTICO,CHE TORNA VISIBILE GRAZIE AD UN INTERVENTO SUL VERDE E I DRON

La matrice in pietra per la realizzazione di uno scettro in metallo ritrovata negli scavi intorno al tempio R di Selinunte (foto ansa)

L’agorà, lo scettro e la sirena: nuova luce sull’antica Selinunte. Sono eccezionali i risultati della missione diretta dall’archeologo di fama internazionale Clemente Marconi, che vede insieme l’Institute of Fine Arts della New York University e l’università di Milano in collaborazione con l’Istituto Archeologico Germanico: è tornata alla luce nella sua completezza l’agorà di Selinunte che con i suoi 33mila metri quadri è la più grande mai scoperta del mondo antico, finalmente delineata secondo le indicazioni degli archeologi. E sono balzati fuori anche gioielli e amuleti, e uno stampo che ha una storia a sé visto che è la seconda parte di un manufatto già scoperto dieci anni fa e che così ritorna perfettamente integro. A cosa serviva? Forse uno scettro, forse un oggetto rituale che non doveva assolutamente essere replicato e dunque lo stampo, diviso in due parti, era stato sepolto nel recinto sacro.

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Il cantiere di scavo archeologico a Selinunte diretto da Clemente Marconi (foto regione siciliana)

“Grazie alle attività di pulizia, predisposte da Felice Crescente, direttore del parco archeologico di Selinunte Cave di Cusa e Pantelleria”, ricorda Alberto Samonà, assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana, “è possibile avere adesso una visione d’insieme, seppure parziale, di questa immensa agorà. Dà l’idea della magnificenza di questa città e della sua straordinaria essenza, che si comprende anche dai ritrovamenti eccezionali delle missioni archeologiche. Pezzi unici che da venerdì 29 luglio 2022 saranno esposti al pubblico all’antiquarium”.

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Veduta zenitale del Tempio R di Selinunte: qui nel 2012 trovati i frammenti di aulos

La città di Selinunte (in greco Selinùs), il cui nome deriva dal selinon una pianta sacra che cresceva lungo le sponde del fiume Modione, fu fondata verso la metà del VII sec. a.C. dai coloni di Megara Hyblaea. I Selinuntini occuparono i punti strategici della futura area urbana e definirono i limiti di vaste zone agricole da sfruttare. Agli inizi del VI sec. a.C., l’impianto urbano fu realizzato in modo rigoroso attraverso la costruzione del sistema viario. Gli isolati rettangolari larghi 100 piedi dorici (circa 32 metri) furono generati dall’incrocio di grandi strade (plateiai) con strade più piccole (stenopòi). Nel V sec. a.C., alcune case raggiunsero dimensioni notevoli e le strade principali furono pavimentate con grandi lastre di pietra. L’agorà (la piazza) fu edificata sul pianoro di Manuzza, mentre i santuari furono inseriti, sia in aree esterne alla città (Collina Orientale e Gàggera), sia interne (santuari dell’Acropoli). Nel 409 a.C. la città fu distrutta dai Cartaginesi. Nonostante i diversi interventi militari siracusani, nella seconda metà del IV sec. a.C., Selinunte rimase in mano punica fino alla conquista romana del 250 a.C.

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La grande agorà di Selinunte riportata alla luce dalla missione diretta da Clemente Marconi (foto regione siciliana)

La grande agorà. Soltanto osservando le immagini realizzate con il drone ci si riesce a rendere conto dell’effettiva ampiezza della piazza pubblica, cioè di quello spazio che doveva essere il cuore dell’antica Selinus, prima della distruzione cartaginese. Ma il mistero la avvolge ancora oggi: perché era così grande? A cosa era dovuta la forma perfettamente trapezoidale (che si può apprezzare meglio dall’alto) che sembra avesse un cuore nell’antica tomba di Pàmmilo, che gli archeologi indicano come fondatore della città? I sondaggi non hanno risolto l’enigma, attorno alla tomba e in profondità, non esiste nessuna struttura o tomba di epoca classica, solo piccole costruzioni posteriori, del periodo punico.

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Frammento ceramico decorato dall’area di scavo della missione diretta da Clemente Marconi a Selinunte (foto regione siciliana)

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Vasetti per unguenti o profumi dall’area di scavo diretta da Clemente Marconi a Selinunte (foto regione siciliana)

“Risultati della massima importanza per la conoscenza di Selinunte in età arcaica e classica”, sottolinea all’ANSA con emozione Marconi, l’archeologo che da decenni studia i resti dell’antica colonia greca. Scoperte che accendono una nuova luce sulla storia affascinante e breve di questa città e che si annunciano mentre nel parco siciliano – il più grande d’Europa con i suoi 270 ettari di natura e maestose rovine affacciate sul mare – un intervento sulla vegetazione studiato dall’Istituto Germanico ha appena riportato alla luce i confini dell’agorà, dalle dimensioni enormi (il doppio di piazza del Popolo a Roma) e la forma vagamente trapezoidale con al centro, unico monumento, una tomba, forse proprio quella del fondatore. Dopo due anni rallentati dalla pandemia, in giugno si è ripreso a scavare a pieno ritmo e i risultati, sottolinea Marconi, “sono andati molto oltre le aspettative”. L’idea di partenza era quella di riuscire a datare l’epoca di costruzione di due dei templi più recenti dell’acropoli, denominati A e O, a lungo ritenuti gemelli. Lo scavo ha dimostrato che A è stato costruito prima di O e che la costruzione di quest’ultimo è stata probabilmente interrotta per uno smottamento del terreno. La scoperta più importante però, è stata quella di una faglia d’acqua sotto le fondazioni del tempio A, un particolare, indica il professore, “che conferma l’ipotesi che i primi coloni greci si siano insediati proprio in questa porzione meridionale dell’Acropoli”. È qui, insomma, che nasce l’antica Selinus.

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La sirena in avorio trovata nell’area del tempio R a Selinunte (foto regione siciliana)

Dal tempio R, dove è stata recuperata la parte di matrice forse di scettro, rivela Marconi, arrivano poi due oggetti, che nei prossimi giorni verranno esposti nell’antiquarium del Parco: un amuleto in forma di falco, immagine del dio Horus realizzata in blu egizio, che arriva dall’Egitto della fine del VII sec. a C, e una statuina in miniatura raffinatissima di una sirena in avorio, ritrovata in frammenti nel 2017 e ricostruita in questi mesi in laboratorio. Una piccola meraviglia, sottolinea Marconi, quasi certamente importata dalla Grecia, che “racconta la ricchezza raggiunta dalla città nel VI secolo a.C.”. Due secoli più tardi la fine per Selinunte sarà terribile, con la città messa a ferro e fuoco dai soldati di Annibale. Sepolta per secoli, la grandeur di quel secolo d’oro torna oggi a stupire.

Reggio Calabria. Per “Notti d’estate” tornano al museo Archeologico nazionale i “Grandi Incontri”: si inizia con Cecilie Hollberg, direttrice della Galleria dell’Accademia di Firenze

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Cecilie Hollberg, direttrice della Galleria dell’Accademia di Firenze

Per “Notti d’estate” al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, all’interno del programma per il Cinquantesimo anniversario dal ritrovamento dei Bronzi di Riace, quest’anno tornano i “Grandi Incontri al MArRC”, la serie di prestigiosi appuntamenti che il direttore Carmelo Malacrino ha programmato con esperti del settore, per condividere con il pubblico le esperienze e le testimonianze più significative ed eccellenti nella rete museale italiana. Appuntamento sabato 23 luglio 2022, alle 21, sulla splendida terrazza affacciata sullo Stretto, con la direttrice della Galleria dell’Accademia di Firenze, Cecilie Hollberg. Fino al 10 settembre 2022 ogni giovedì e sabato il MArRC sarà aperto fino alle 23, con ultimo ingresso alle 22.30. Dalle 20 il costo del biglietto sarà di soli 3 euro. Al MArRC si entra senza prenotazione, con l’uso fortemente raccomandato della mascherina chirurgica. “Sono particolarmente grato a Cecilie Hollberg”, dichiara Malacrino, “alla quale mi lega un profondo sentimento di stima e amicizia. La ringrazio aver accolto il nostro invito di raggiungere la Calabria per raccontare la sua straordinaria esperienza a capo di uno dei musei più importanti d’Italia, celebre in tutto il mondo anche per la presenza del David di Michelangelo”. L’incontro è stato promosso dal Touring Club Italiano, Sez. di Reggio Calabria. “Sono contenta di poter partecipare alle “Notti d’Estate”, volute dal direttore del MArRC, un collega molto bravo che stimo”, commenta la Hollberg. “Un’occasione eccezionale per celebrare i Bronzi di Riace, due capolavori ritrovati esattamente mezzo secolo fa, tra le più significative testimonianze dell’arte greca, famosi in tutto il mondo. Anche per la Galleria dell’Accademia di Firenze è un anniversario importante, infatti celebriamo i 140 anni da quando è stata inaugurata, il 22 luglio del 1882, la Tribuna della Galleria, concepita appositamente dall’architetto Emilio de Fabris per custodire e preservare dalle intemperie il David di Michelangelo, collocato, fino a 9 anni prima, sull’Arengario di Palazzo Vecchio. Una felice concomitanza – conclude la direttrice – che avrò il piacere di condividere e raccontare, insieme ai grandi lavori che stiamo ultimando al museo, al pubblico di questa interessantissima manifestazione”.

Paestum. Tra i templi dorici apre la mostra itinerante “Vedute pestane” con quadri del Grand Tour del ‘700 e ‘800 accompagnata da un’estemporanea di pittura e da un laboratorio per bambini

paestum_parco_mostra-vedute-pestane_locandinaMostra itinerante al chiaro di luna lungo il percorso di visita che costeggia i due templi dorici del Santuario meridionale. Domenica 24 luglio 2022 il parco archeologico di Paestum e Velia, in collaborazione con la Fondazione Giambattista Vico, presenta la mostra “Vedute pestane” con l’esposizione nell’area archeologica di Paestum di quadri del Grand Tour del ‘700 e dell’800. La serata, che rientra nell’ambito delle aperture straordinarie del Parco promosse dal ministero della Cultura, vuole essere un omaggio all’architettura dorica di Paestum e, in particolare, alle vedute che questi monumenti millenari hanno ispirato ai viaggiatori del Grand Tour e da cui è dipesa la fortuna di Paestum nel mondo. L’esposizione si arricchisce di due momenti di partecipazione per adulti e bambini. L’obiettivo è sentirsi dei novelli viaggiatori del Grand Tour e creare delle nuove “vedute pestane” con gli occhi del mondo contemporaneo. In particolare, per domenica 24 luglio 2022, saranno organizzate le seguenti attività. Estemporanea di pittura: artisti professionisti e amatori potranno dipingere, secondo la tecnica a loro più congeniale, la loro visione dei templi di Paestum. I lavori saranno pubblicizzati sul sito web e sui canali social del Parco. Ai primi tre classificati sarà riconosciuto un piccolo premio. È consigliata la prenotazione all’indirizzo e-mail: pa-paeve.promozione@cultura.gov.it specificando nell’oggetto “ESTEMPORANEA DI PITTURA AL CHIARO DI LUNA”. Sarà possibile accedere all’area archeologica di Paestum dalle 20 alle 23 del giorno 24 luglio 2022 previo pagamento del biglietto Paestum By Night del costo di 5 euro. Se l’artista desidera donare la sua opera al parco archeologico di Paestum e Velia verrà utilizzata per future mostre di arte contemporanea. Laboratori di pittura per bambini: in occasione della mostra “Vedute pestane” del 24 luglio si propone un laboratorio, per tutti a partire dai 6 anni, sul tema del Grand Tour: i visitatori saranno accompagnati al chiaro di luna presso i luoghi della mostra, per conoscere i capolavori della collezione della Fondazione Giambattista Vico. Al termine del percorso, diventeranno loro stessi protagonisti del tour elaborando una propria idea dei templi di Paestum. Il laboratorio inizierà alle 20 e il costo per ogni partecipante è di 3 euro (massimo 30 partecipanti). Consigliata la prenotazione all’email: arte@lenuvole.com o tel: 081 2395653. Le opere realizzate verranno fotografate e pubblicate sui canali social e sul sito web istituzionale del parco archeologico di Paestum e Velia.

Reggio Calabria. Non solo Bronzi di Riace. Apre la mostra “Oltre l’emergenza. Attività e restauri dopo l’alluvione del 2018” con oltre cento reperti tra le migliaia restaurati a seguito dell’evento catastrofico

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Locandina della mostra “Oltre l’emergenza” al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria dal 22 luglio al 6 novembre 2022

Non solo Bronzi di Riace. “Oltre l’emergenza. Attività e restauri dopo l’alluvione del 2018” è il titolo della nuova grande mostra che sarà inaugurata venerdì 22 luglio 2022, alle 17.30, al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. L’esposizione, a cura del direttore Carmelo Malacrino e di Barbara Fazzari, funzionario responsabile del laboratorio di restauro del MArRC, allestita al livello E del MArRC, sarà visitabile dal 22 luglio al 6 novembre 2022. L’esposizione rientra nel programma di iniziative promosse per celebrare il Cinquantesimo anniversario della scoperta dei Bronzi di Riace. Il museo, fino al 10 settembre, il giovedì e il sabato sarà aperto con orario non-stop fino alle 23, con ultimo accesso alle 22.30. “Il Museo non è soltanto Bronzi di Riace”, commenta il direttore Malacrino. “È un organismo complesso, nel quale si intrecciano tante attività e competenze. E che a volte vive momenti drammatici. Il 22 agosto di quattro anni fa un evento meteorologico eccezionale ha interessato l’intera città di Reggio. Un’ingente e imprevedibile quantità di pioggia, caduta in poche ore, ha allagato strade e piazze, infiltrandosi nei locali del Museo attraverso alcune aperture di aerazione collocate su piazza De Nava. La violenza fu tale che, in poco tempo, i piani interrati, tra cui alcuni depositi, si allagarono, con danni anche alle strutture murarie. Ma il Museo non si è lasciato andare. Tutti – prosegue Malacrino – ci siamo rimboccati le maniche per reagire rapidamente, ripristinando gli spazi e dando inizio a un’attività conservativa senza precedenti. Sotto le mani esperte dei restauratori del MArRC, i reperti prima sono stati messi in sicurezza e poi restaurati. La mostra che inauguriamo racconta questa storia, con l’esposizione di alcuni delle migliaia di reperti restaurati, mai esposti prima. Facendo squadra, il MArRC è riuscito ad andare “oltre l’emergenza” – conclude il direttore –, trasformando un evento calamitoso in una straordinaria opportunità di conservazione, riordino e valorizzazione delle collezioni archeologiche”.

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Barbara Fazzari, funzionario restauratore che guida il laboratorio di restauro del MArRC (foto MArRC)

Saranno esposti oltre cento reperti provenienti da vari contesti archeologici della Calabria: da Cassano allo Ionio alle necropoli protostoriche di Torre Galli e Canale Ianchina, da Castellace a Locri e Reggio Calabria. “Il racconto delle attività e dei restauri avviati dopo l’alluvione del 2018”, sottolinea Barbara Fazzari, “non può prescindere dalle testimonianze di coloro che sono intervenuti nel post-alluvione per la salvaguardia del patrimonio, e di chi, ancora oggi, è intento a programmare gli interventi di conservazione e restauro. Le prime attività di pronto intervento sono state coordinate e gestite dal personale del Museo, che prontamente ha provveduto ad allestire, presso il nostro laboratorio, un ambiente adatto alle attività di schedatura e messa in sicurezza. Visto l’ingente numero di reperti è stato però necessario affidare alcuni lavori in somma urgenza all’esterno. Trascorso il momento emergenziale i restauratori del Museo hanno continuato a programmare le attività connesse alla risoluzione dei danni provocati dall’alluvione attraverso affidamenti di restauro esterni, tirocini, studi e progetti scientifici, in una costante collaborazione con l’Ufficio Collezioni, diretto dalla dott.ssa Daniela Costanzo, che contestualmente sta curando il progressivo riordino dei depositi del Museo. Tutte queste attività – conclude la restauratrice – verranno proposte al grande pubblico mediante un suggestivo apparato di pannelli, foto e supporti multimediali”.

Al via la terza edizione di “Musica&Parole” del parco archeologico di Paestum e Velia: otto grandi eventi live che si alternano a Paestum e Velia con i i concerti di Roberto Vecchioni, Vinicio Capossela, Malika Ayane, Gegè Telesforo, Danilo Rea e Luciano Biondini, N.O.I. La Nuova Orchestra Italiana, Paolo Belli, Raphael Gualazzi e Simona Molinari

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N.O.I. La Nuova Orchestra Italiana apre la a Paestum la rassegna “Musica&Parole 2022” (foto pa-paeve)


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Roberto Vecchioni apre la rassegna “Musica&Parole” a Velia (foto pa-paeve)

L’attesa è finita. E l’inizio è col botto: si comincia a Paestum il 22 luglio 2022 con N.O.I. La Nuova Orchestra Italiana fondata da Renzo Arbore per continuare poi il 23 luglio 2022 a Velia con Roberto Vecchioni.  Al via la rassegna Musica&Parole del parco archeologico di Paestum e Velia, fiore all’occhiello della programmazione 2022, in calendario dal 22 luglio al 20 agosto 2022. La rassegna, giunta alla terza edizione, vedrà alternarsi a Paestum e a Velia otto grandi eventi live. Un ‘canovaccio musicale’ di grande rilievo artistico e il ritorno di famosi musicisti farà da colonna sonora alle notti campane.

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Tiziana D’Angelo, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, nel Tempio di Nettuno a Paestum (foto pa-paeve)

“I templi di Paestum, il quartiere meridionale di Velia e il teatro sull’acropoli prendono nuova vita quest’estate attraverso musica, teatro, danza, cinema, scienza e letteratura”, dichiara il direttore del Parco Tiziana D’Angelo. “Non si tratta semplicemente di offrire scenari suggestivi per questi spettacoli, ma di creare attraverso l’arte nuove e originali opportunità di dialogo e valorizzazione reciproca tra cultura antica e contemporanea, tra passato e presente. Con il fondamentale supporto del Ministero della Cultura e la collaborazione di enti locali e regionali, un ciclo vivace di appuntamenti aprirà le porte del nostro Parco in queste sere d’estate, coinvolgendo molteplici segmenti di pubblico. In particolare, la rassegna “Musica&Parole” porterà a Paestum e Velia cantanti e musicisti di fama nazionale e internazionale, arricchendo ulteriormente il nostro straordinario patrimonio culturale”. Nel cuore del parco nazionale del Cilento e della provincia di Salerno (una tra le più estese d’Italia) la rassegna sarà uno degli appuntamenti estivi dal forte richiamo turistico sia per l’unicità dei luoghi che la ospitano sia per la possibilità di fruire di un percorso fatto di storia, cultura e musica.

paestum-velia_musica&parole_rassegna_locandinaIl programma della rassegna “Musica&Parole 2022”. A Paestum: 22 luglio, N.O.I. La Nuova Orchestra Italiana fondata da Renzo Arbore; 5 agosto, Vinicio Capossela; 13 agosto, Malika Ayane; 20 agosto, Raphael Gualazzi e Simona Molinari. A Velia: 23 luglio, Roberto Vecchioni; 30 luglio, Paolo Belli; 7 agosto, Gegè Telesforo 5TET “Impossible Tour”; 12 agosto, Danilo Rea e Luciano Biondini in “Cosa sono le nuvole”. Costo del biglietto serale “Paestum&Velia by night”: 5 euro. Tutti gli eventi sono inclusi nel biglietto di ingresso serale al Parco, nella card Adotta un blocco e nell’abbonamento Paestum&Velia. Apertura aree archeologiche di Paestum (area del Santuario meridionale) e Velia (parte bassa della città) nelle serate della Rassegna dalle 20 alle 24 (ultimo ingresso alle 23.15). Orari di apertura e chiusura biglietterie dalle 20 alle 23.15. Inizio concerti alle 21.

Reggio Calabria. Per le “Notti d’Estate” al museo Archeologico nazionale conferenza “Elettra di Euripide. Necessità e ingiustizia della morte di Clitennestra in un mondo irriducibile all’ordine logico” con la prof. Paola Radici Colace

reggio-calabria_MArRC_Notti d'estate 2022_elettra-di-euripide_locandinaDopo il successo della prima serata inaugurale delle “Notti d’Estate” con il concerto lirico a cura del conservatorio “F. Cilea” di Reggio Calabria, proseguono gli appuntamenti serali sulla magnifica terrazza del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. Giovedì 22 luglio, alle 21, sarà ospite la professoressa Paola Radici Colace, con la conferenza “Elettra di Euripide. Necessità e ingiustizia della morte di Clitennestra in un mondo irriducibile all’ordine logico” a cura del Centro Internazionale Scrittori della Calabria. Il MArRC, nella giornata di giovedì, sarà aperto con orario non-stop dalle 9 alle 23 con ultimo ingresso alle 22.30. Dalle 20 il costo del biglietto è di 3 euro. In museo si entra senza prenotazione ed è fortemente raccomandato l’uso della mascherina chirurgica. “Continuano gli eventi promossi dal MArRC per le celebrazioni del Cinquantesimo anniversario dal rinvenimento dei Bronzi di Riace”, commenta il direttore del Museo, Carmelo Malacrino. “Per questa ricorrenza vogliamo valorizzare le sinergie messe in campo con le associazioni del territorio e con i partner istituzionali. Il programma delle “Notti d’Estate” al MArRC ci accompagnerà fino a settembre con ospiti ed eventi prestigiosi”. Il rapporto tra il Museo e il CIS Calabria è da tempo consolidato: “Ringraziamo il Museo per la collaborazione che conduciamo da diversi anni”, dichiara la presidente del CIS, Loreley Rosita Borruto, “e che ci consentirà di parlare di letteratura greca nella straordinaria location, unica al mondo per la suggestiva vista che offre sullo Stretto e per l’incanto del panorama, nel quale sembra debbano materializzarsi da un momento e l’altro, tra le luci delle due sponde, personaggi mitologici e storici che hanno vissuto in questo braccio di mare la loro epopea cantata da poeti e scrittori”. E la professoressa Paola Radici Colace: “La professoressa porrà al centro dell’attenzione una tragedia di Euripide, dedicata a una degli sfortunati figli di Agamennone, Elettra, figlia emarginata, le cui azioni sono mosse da odio, vendetta e rimorso. La presenza in scena del fratello Oreste spinge gli spettatori a riflettere su questo immenso dramma familiare. La vittoria che perseguono si rivela, in realtà, una “triste sozzura” e, in questa storia, nessuno invocherà la Giustizia, né la Verità. Il viaggio nel tempo iniziato duemilacinquecento anni fa e che dura fino ai nostri giorni – conclude – ha trasformato una tragedia greca in terapia familiare, in analisi psico-mitologica del rapporto tra genitori e figli, e tra fratelli”.

Vibo Valentia. Al museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” al via la rassegna “Graecalis. Il vento della parola antica”: occasione per promuovere e valorizzare le memorie archeologiche di Hipponion-Vibo Valentia attraverso il teatro

La salvezza dell’anima della giovane fanciulla della tomba 19 INAM, iniziata ai misteri di Orfeo, fu affidata dagli Ipponiati del IV secolo a.C. alla dea Mnemosyne, la memoria, l’unica capace di impedire all’Uomo di abbeverarsi alla fonte dell’oblio (Lete). Fu fatto in segreto, lontano da ogni clamore mediatico, attraverso una laminetta di pochi grammi ripiegata in un centimetro quadrato, capace tuttavia di contenere al suo interno uno dei testi iniziatici più profondi e completi di tutto il mondo antico, che è custodita gelosamente all’interno del museo Archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia. Mnemosyne fu per i Greci la madre delle nove muse, le protettrici dell’umana sapienza, e tra esse vi furono Clio (la storia), Calliope (la poesia epica), Talia (la commedia) e Melpomene (la tragedia). Fu proprio attraverso il teatro che i Greci mantennero vivo il culto della loro memoria, narrando le vicende dei loro “eroi”, ricostruendo con esse il loro passato più arcaico ed esorcizzando al contempo i mali e i conflitti della contemporaneità.

vibo-valentia_archeologico_rassegna-graecalis_locandinaPer la stagione estiva 2022 il museo Archeologico nazionale di Vibo Valentia torna ad essere la casa del dramma antico, grazie alla grande professionalità del Teatro di Calabria Aroldo Tieri e alla preziosa collaborazione del Comune di Vibo Valentia. Una serie di appuntamenti per promuovere e valorizzare le memorie archeologiche di Hipponion-Vibo Valentia, come gli stessi Greci avrebbero voluto, attraverso il teatro. Parte infatti domenica 24 luglio 2022 con “Agamennone” di Vittorio Alfieri (ingresso 15 euro) la rassegna “Graecalis. Il vento della parola antica”, che continua giovedì 11 agosto con “Tragodia”, recital sulla tragedia greca (ingresso gratuito); domenica 21 agosto con “Quel che non fu fatto, io lo sognai”, spettacolo su Gabriele D’Annunzio (ingresso 15 euro); domenica 28 agosto con “Tragodia”, recital sulla tragedia greca (ingresso gratuito); domenica 4 settembre con “Medea”, variazioni sul mito (ingresso 15 euro). La rassegna chiude domenica 11 settembre con “L’arte del quotidiano”, Trilussa, Pascarella e i sonetti romaneschi (ingresso gratuito). Tutti gli eventi si svolgono nel cortile del museo di Vibo Valentia: ingresso dalle 20, spettacolo alle 21. Prenotazione obbligatoria. Servizio biglietteria 3293990894.

Gela. Al parco archeologico di Bosco Littorio apre la grande mostra “Ulisse in Sicilia. I luoghi del Mito”, che con oltre 80 pezzi racconta il passaggio dell’eroe greco in Sicilia. Fulcro è la “Nave di Gela” del V sec. a.C. per la prima volta ricomposta dopo Forlì. Regione Siciliana: “Occasione di rilancio per Gela e il turismo archeologico siciliano”

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“Ulisse e la strage dei pretendenti”: urna etrusca (metà II sec. a.C.) in alabastro, dalla necropoli del Portone, conservata al museo Etrusco Guarnacci di Volterra (foto regione siciliana)

“Non sono NESSUNO. Se non per lo stolto ciclope Polifemo che ingannai e privai del suo unico occhio mostruoso. Sono il distruttore della “superba Troia dalle alte mura”, l’uomo “versatile e scaltro”, il costruttore del Cavallo. Ho due nomi: Odisseo mi chiamano i miei, i Greci. Ulisse i latini e voi contemporanei: anche un grande poeta etrusco, Dante mi pare si chiami, ed un altro della lontana e umida Hibernia, per voi Irlanda la verde. Ebbi due padri. L’eroe Laerte, “capo di uomini” e Omero, l’aedo cieco, il più grande di tutti i poeti, celebrato ovunque “fra tutti gli uomini che mangiano pane”. Ed ho due patrie, due isole. La prima è la piccola Itaca, la sassosa, di fronte la Grecia. La seconda è la grande Sicilia, al centro del mare che solcai, inseguito dalla vendetta di Poseidone, padre di Polifemo. A Itaca, la sassosa, vidi la luce. In Sicilia mi portarono, forse, le tempeste di Poseidone e le vie misteriose del mare. In Sicilia mi condussero di certo i miei conterranei greci, che lì fondarono grandi e famose città, con teatri per gli uomini e templi per gli dei dell’Olimpo. Donne e uomini sapienti di Sicilia hanno adesso voluto celebrarmi ancora una volta: mettendo in mostra vasi dipinti, mosaici, sculture e oggetti che mi raccontano, narrando le mie avventure e le mie sofferenze, sul mare e sulla terra. Incontriamoci a Gela, in Sicilia, fondata molto tempo fa da uomini che parlavano la mia stessa lingua ed in essa leggevano e recitavano le mie gesta scolpite in parole dal mio altro padre, Omero”.

gela_archeologico_mostra-ulisse-in-sicilia_locandinaCon questa introduzione il 22 luglio 2022, alle 18, apre a Gela la grande mostra “Ulisse in Sicilia. I luoghi del Mito”, organizzata dalla Regione Siciliana all’interno del Parco archeologico di Bosco Littorio a Gela. Un percorso espositivo, allestito dalla soprintendenza dei Beni culturali di Caltanissetta e visitabile dal 22 luglio al 10 ottobre 2022 (da martedì a domenica, festivi compresi, dalle 10 alle 20. Ultimo ingresso 19.30), che racconta il passaggio dell’eroe greco in Sicilia. Opera centrale è la “Nave di Gela”, databile tra il VI e il V secolo avanti Cristo, rinvenuta nei fondali antistanti la costa di Bulala della cittadina rivierasca, a Est del petrolchimico dell’Eni, da un sub gelese, Francesco Cassarino, nel 1988, “nave” che per la prima volta viene parzialmente ricomposta ed esposta al pubblico in Sicilia, dopo la mostra di Forlì del 2020 (vedi Forlì. La mostra ”Ulisse. L’arte e il mito” è candidata alla settima edizione del Global Fine Art Awards (GFAA) in competizione con le esposizioni di British, Paul Getty, Metropolitan. A una settimana dalla chiusura ripercorriamo il viaggio di Ulisse dall’Odissea ai nostri giorni | archeologiavocidalpassato). L’allestimento si trova in un padiglione appositamente realizzato all’interno del Parco archeologico, in prossimità del Museo dei relitti greci, struttura in costruzione destinata ad ospitare definitivamente il relitto recuperato dalla Soprintendenza grazie agli studi effettuati dal compianto Sebastiano Tusa, che indicò in quella località l’antica colonia dorica di Gela.

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Il suggestivo allestimento della Nave di Gela per la mostra “Ulisse in Sicilia. I luoghi del Mito” al Bosco Littorio di Gela (foto regione siciliana)

“Questa mostra non è solo un importante evento culturale, fortemente voluto dal governo regionale”, – sottolinea il presidente della Regione, Nello Musumeci, “ma costituisce anche l’avvio di una nuova stagione finalizzata a restituire alla città di Gela il ruolo che la sua millenaria storia le ha assegnato: tappa fra le più interessanti nel panorama archeologico dell’Isola. L’istituzione del Parco archeologico, la riqualificazione del vecchio Museo e la costruzione, all’interno del prezioso Bosco Littorio, del nuovo spazio dedicato alla nave greca, possono fare della città costiera un potente polo di attrazione, non solo per gli addetti ai lavori. Un patrimonio che deve essere messo a rete, in modo che con tutta probabilità nel giro di qualche anno Gela non sia solo considerata la città della raffineria, ma anche una delle tappe più importanti del turismo culturale del Mediterraneo. La Regione è al fianco della città in questo nuovo, difficile e impegnativo percorso che si sta intraprendendo, dobbiamo lavorare insieme con iniziativa e tenacia attraverso eventi collaterali e una campagna stampa già avviata per richiamare il turismo culturale in estate e quello delle scolaresche in autunno”.

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Il mito delle Sirene in tre oggetti in mostra a Gela (foto regione siciliana)

“L’inserimento della Sicilia in una rete di scambi a lunga distanza”, afferma l’assessore regionale ai Beni culturali Alberto Samonà, “è da sempre un segno distintivo della nostra terra. Essere qui, oggi, proprio per celebrare Ulisse e il suo viaggio è il modo per ricordare tutto questo, ma è anche il segno di una sfida contemporanea: incontrare noi stessi in un viaggio ancora più affascinante, quello della vita, che a partire dal cuore del Mediterraneo, rappresentato dalla Sicilia, ci dona uno sguardo universale in grado di leggere l’esistente sotto una nuova luce. Questo governo ha lavorato in controtendenza rispetto a decenni di abbandono e stiamo finalmente esercitando la nostra autonomia sul piano dei beni culturali, dando corpo a qualcosa rimasto per decenni solo sulla carta. Abbiamo invertito la rotta per andare nella direzione di una Sicilia consapevole dei suoi tesori, anche attraverso l’educazione alla bellezza e alla cultura: un lavoro corale a tutti i livelli che questo governo ha portato avanti, basti pensare alle 73 missioni archeologiche attivate negli ultimi due anni e mezzo, alcune internazionali, guidate da importanti università straniere”.

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Il mito di Scilla e Cariddi riproposto nel percorso della mostra “Ulisse in Sicilia. I luoghi del Mito” (foto regione siciliana)

Sono otto le sezioni tematiche, all’interno delle quali complessivamente sono esposti oltre 80 pezzi provenienti da musei regionali, nazionali ed esteri tra i quali il museo nazionale Jatta di Ruvo di Puglia; il museo Etrusco Guarnacci di Volterra; il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma; il museo nazionale di Sperlonga (Lt) e i musei Archeologici greci di Delfi ed Eleutherna. Le sezioni della mostra sono: La presenza greca in Sicilia e nel Mediterraneo; La nave greca di Gela; Il concilio degli Dei; Il viaggio di Ulisse; La terra dei ciclopi e Polifemo; L’isola di Eolo, le Sirene, Scilla e Cariddi; Il ritorno a Itaca; Il mito moderno.

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La Nave di Gela fulcro della mostra “Ulisse in Sicilia. I luoghi del Mito” al parco archeologico di Bosco Littorio di Gela (foto regione siciliana)

Il fulcro dell’esposizione è costituito dal relitto arcaico ritrovato di fronte alle coste di Gela e dei pregiati materiali in esso ritrovati (askoi attici, tripode bronzeo, cestini in fibra vegetale, etc.) che consentono di datarlo agli inizi del V secolo a.C., prima che esso affondasse a causa delle avverse condizioni meteomarine, le stesse che resero difficile il viaggio di Ulisse. Questo personaggio omerico da sempre rappresenta il viaggiatore per antonomasia, pronto ad affrontare le sfide che il destino gli pone innanzi nel corso della sua vita e che è spinto soltanto dalla voglia di trovare un porto sicuro. Numerose e assai interessanti le parti di nave arrivate a noi dopo un lungo e laborioso processo di recupero fisico e chimico, iniziato nel 2003 e concluso nel 2008, Le parti lignee raggiungono una lunghezza massima di 17 metri. Tra i vari pezzi che componevano la nave spiccano la ruota di poppa, il paramezzale e i madieri. Le operazioni di sollevamento e di trasporto si sono rivelate molto complesse per la fragilità del legno (rimasto in acqua salmastra per oltre 2500 anni) e poi per il delicato trattamento di desalinizzazione eseguito in Inghilterra al Mary Rose archaeological service di Portsmounth.

“Il valore e le potenzialità del turismo come settore strategico per la crescita della nostra Regione”, evidenzia l’assessore regionale al Turismo, Manlio Messina, “sono ormai dati acquisiti e per incrementarlo e affermarlo sempre più nel contesto internazionale è necessario agire con il concorso coordinato di tutte le energie e le risorse disponibili. I beni culturali ed architettonici di cui è ricca la nostra terra sono tra i più grandi attrattori turistici in grado di favorire il turismo nella nostra regione. Il mercato del turismo è in continua evoluzione e proprio per questo dobbiamo puntare ad un’offerta turistica ampia e differenziata”. E il sindaco di Gela, Lucio Greco, aggiunge: “La nave greca più antica al mondo arricchisce il patrimonio archeologico di Gela già consistente. Vogliamo approfittare di questa mostra, di questa opportunità per rilanciare il settore del turismo archeologico. Non abbiano più alibi: turismo, ecologia e accoglienza devono essere bandiere di rinascita di questa città. Ringrazio il presidente Musumeci e il governo regionale per l’impegno profuso per realizzare questa mostra, così come la soprintendente Vullo e il direttore del Parco Gattuso”. 

Reggio Calabria. Con il concerto lirico degli allievi del conservatorio Cilea al via “Notti d’Estate” al MArRC: 26 appuntamenti serali, il giovedì e il sabato, sulla terrazza sullo Stretto. Proposte mostre, musica, incontri d’autore, astronomia, storia ed enogastronomia

reggio-calabria_MArRC_Notti d'estate 2022_locandina-generaleCon il suggestivo concerto lirico “Estate in musica” degli allievi del conservatorio “Francesco Cilea” di Reggio Calabria, diretto dal maestro Francesco Romano, sabato 16 luglio 2022, alle 21, sulla magnifica terrazza sullo Stretto, aprono ufficialmente le “Notti d’Estate” al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria: un programma denso di 26 appuntamenti per celebrare i 50 anni dal ritrovamento dei Bronzi di Riace, ogni giovedì e sabato fino all’11 settembre 2022, con il prolungamento dell’orario di apertura fino alle 23 (ultimo ingresso alle 22.30). Dalle 20 il biglietto d’ingresso costerà solo 3 euro e permetterà di visitare gli spazi espositivi e partecipare agli eventi: mostre, musica, incontri d’autore, astronomia, storia ed enogastronomia tra le proposte inserite in un calendario costruito in sinergia con gli enti e le associazioni del territorio. Al Museo si accede senza prenotazione, con l’uso fortemente raccomandato della mascherina chirurgica.

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Carmelo Malacrino, direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, alla presentazione di “Notti d’estate 2022” (foto MArRC)

“Questi mesi”, dichiara il direttore Carmelo Malacrino, “ci hanno visti impegnati nella realizzazione del ricco programma di iniziative che oggi presentiamo nel dettaglio, promosso intorno al Cinquantesimo anniversario della scoperta dei Bronzi di Riace. I due eroi venuti dal mare sono diventati simbolo di un intero territorio, capaci di creare una nuova visione di Calabria. È una straordinaria occasione per promuovere e valorizzare un patrimonio culturale ricco e straordinario, nel quale l’archeologia si affianca alle bellezze del paesaggio, alle identità enogastronomiche e alle tradizioni millenarie dei nostri borghi. Le attività di promozione nazionale e internazionale già avviate dalla Regione Calabria, dalla Città Metropolitana, dai Comuni di Reggio Calabria e di Riace, e dalla Camera di Commercio danno il senso di un impegno corale intorno a questi capolavori dell’arte greca, invidiati da tutto il mondo. Ringrazio gli attori istituzionali che, in questi mesi, hanno costruito proficue sinergie per cogliere al meglio questa occasione, nonché gli enti e le associazioni che rendono il MArRC un luogo sempre più inclusivo e dinamico. La mia gratitudine – conclude Malacrino – va poi al personale del Museo che, pur tra mille difficoltà, si impegna quotidianamente con grande professionalità ed entusiasmo”.

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Pubblico alla magnifica terrazza sullo Stretto per le “Notti d’Estate” al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)

Stasera, 16 luglio 2022, aprono dunque le “Notti d’Estate” con un suggestivo concerto lirico, promosso dal conservatorio “Francesco Cilea” di Reggio Calabria, diretto dal maestro Francesco Romano. “Fare musica sotto il cielo stellato evoca suggestioni antiche che hanno attraversato i secoli fino al ‘600 all’insegna della contemplazione di proporzioni numeriche, geometriche e sonore convergenti in un unico grande modello”, afferma il direttore del Conservatorio. “Ancora oggi, suggestioni di varia matrice prospettano il recupero della capacità di percepire la musica cosmica di pitagorica memoria attribuendole qualità strettamente connesse alla vita spirituale. I concerti sotto le stelle sulla terrazza del Museo si propongono di evocare emozioni uniche, come unico è lo scenario mozzafiato che si apre agli occhi dei visitatori una volta raggiunta la sommità di Palazzo Piacentini. Il compito di accogliere il pubblico al termine dell’ascesa dalle antichità delle sale verso il presente della terrazza del Museo è affidato ai giovani studenti di Canto del Conservatorio reggino. I programmi lirici scioglieranno, in tre serate sullo Stretto, melodie antiche pronte a rinnovarsi ogni volta che ricevono un’interpretazione pregevole, frutto del lungo e scrupoloso studio che si compie nelle aule del vicino “Cilea” e che grazie al MArRC – conclude Romano – si trasforma d’estate in concerto sublime di note e di stelle”.