Esclusivo. Con la prof.ssa Caterina Previato (UniPd) primo bilancio della campagna 2026 nel sito romano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro): tra le scoperte, un pozzo “alla veneziana” ma realizzato mille anni prima all’esterno della villa romana di cui si è definita la stratigrafia di cinque secoli di frequentazione. Tra i reperti – ceramica, laterizi, vetro, metalli, alcune monete – una maniglia in bronzo, spilloni in osso, un vago di collana in pasta vitrea

La prof.ssa Caterina Previato del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova nella campagna di scavo 2026 del sito romano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto graziano tavan)

Da uno sguardo veloce lo definiresti un tipico “pozzo alla veneziana”. In effetti la tecnica dell’utilizzo della sabbia come filtro dell’acqua è proprio quella dei costruttori veneziani, ma quel pozzo è di più di mille anni più antico: è romano. Ed è stato scoperto poco lontano dalla darsena del complesso polifunzionale legato al sito della mansio Hadriani, l’odierna San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro). È forse la scoperta più eclatante della campagna di scavo 2026, condotto dalla prof.ssa Caterina Previato del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, in collaborazione con la soprintendenza ABAP di Verona Rovigo e Vicenza), nell’ambito del progetto “San Basilio” finanziato dalla fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Ecco un primo bilancio provvisorio delle cinque settimane di scavo a San Basilio nel resoconto di Caterina Previato in esclusiva per archeologiavocidalpassato.com.

“Quest’anno come Università di Padova – spiega la prof.ssa Caterina Previato ad archeologiavocidalpassato.com -, abbiamo ripreso lo scavo dell’insediamento romano di San Basilio, in regime di concessione autorizzata dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza e grazie al sostegno della Fondazione Cariparo, nell’area dove già negli anni ’70 venne individuata una villa romana, o meglio, un complesso polifunzionale legato al sito della mansio Hadriani, con la quale si identifica l’attuale San Basilio.

Uno dei due gruppi di studenti a vario titolo dell’università di Padova che hanno partecipato all acampagna 2026 sul sito romano di San Basilio (foto unipd)
Uno dei due gruppi di studenti a vario titolo dell’università di Padova che hanno partecipato all acampagna 2026 sul sito romano di San Basilio (foto unipd)

“Nello specifico, la campagna di quest’anno si è svolta nei mesi di maggio e giugno per una durata complessiva di 5 settimane, e ha visto il coinvolgimento di circa 25 studenti a vari livelli dell’università di Padova. La campagna era finalizzata a completare o, meglio, a procedere con lo scavo dei settori già in corso di indagine dagli anni precedenti. Due di questi settori riguardano l’edificio della cosiddetta villa, mentre il terzo settore riguarda un nuovo edificio che è stato individuato poco più ad Ovest grazie alle prospezioni geofisiche, ignoto prima dell’avvio di questo progetto di ricerca.

“La campagna di scavo si è rivelata molto interessante – assicura Previato -. Nel primo saggio abbiamo potuto indagare le diverse fasi edilizie della villa. Avevamo già iniziato lo scavo di un ambiente negli anni passati e quest’anno lo abbiamo completato fino ad arrivare ad un livello che ipotizziamo essere il suolo sterile, su cui si imposta la costruzione della villa. Le indagini condotte quest’anno e lo studio dei reperti rinvenuti ci permetteranno ora di ricostruire la storia dell’edificio dal momento della sua costruzione al momento del suo abbandono.

“Il secondo settore di scavo che abbiamo indagato è quello dove ci troviamo in questo momento, il cosiddetto saggio 2, anche questo in corso di scavo dal 2023, che si colloca in corrispondenza dell’ipotetico limite nord della villa, che pensiamo ormai di aver intercettato. Proprio qui si collocava una darsena, ovvero una rampa in leggera pendenza rivolta verso un bacino d’acqua, forse un piccolo canale, funzionale alla rimessa delle barche, che ci conferma che ci troviamo in una zona scoperta, esterna alla villa.

Il grande pozzo in laterizi di età romana scoperto vicino alla darsena della cd villa romana di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto graziano tavan)

“Poco lontano dalla darsena, proprio quest’anno – continua Previato -, abbiamo individuato una struttura eccezionale per dimensioni e stato di conservazione, ovvero un pozzo costruito interamente in laterizi con una struttura molto solida e caratterizzato da un diametro eccezionale, pari a quasi 2 metri. Il pozzo è particolare anche per un’altra sua caratteristica, ovvero per la presenza, intorno alla camicia, su almeno due lati, di un potente livello di sabbia depurata, che è stato probabilmente collocato in questa posizione per agire come filtro, secondo la tecnica dei cosiddetti pozzi alla veneziana, che utilizzavano proprio la sabbia come sistema di filtraggio dell’acqua per renderla più idonea ai diversi usi che se ne potevano fare. Intorno al pozzo c’è poi tutta una serie di buche e strutture che ipotizziamo essere gli alloggiamenti di pali lignei, di cui abbiamo trovato anche alcune porzioni, funzionali probabilmente ad estrarre l’acqua dall’interno del pozzo.

La prof.ssa Previato mostra l’area del Saggio 3, il grande edificio a Ovest della villa romana, a San Basilio di Ariano nel Polesine (foto graziano tavan)

“Infine, il terzo settore in cui abbiamo lavorato nella campagna 2026 è quello dell’edificio ad Ovest della villa, che avevamo già riportato in luce lo scorso anno nella sua interezza. Quest’anno ci siamo approfonditi all’interno di uno degli ambienti dell’edificio, rimuovendo i livelli più superficiali legati all’abbandono e allo smantellamento dell’edificio stesso, e nell’area del portico, dove siamo riusciti a intercettare almeno due fasi edilizie che confermano la lunga continuità di vita di questo edificio. L’anno scorso, infatti, avevamo già identificato una struttura di sottofondazione sotto il perimetrale del complesso architettonico, costituita di pali di legno disposti in orizzontale, che abbiamo studiato e analizzato col metodo del radiocarbonio e che ci permette di ipotizzare che l’edificio sia stato costruito nella seconda metà del I sec. d.C. All’interno dell’area del portico abbiamo invece intercettato una fase edilizia ben più recente, riferibile al V sec. d.C., che sembra impostarsi su una fase più antica e che ci dimostra l’esistenza di più eventi di ristrutturazione che coinvolsero questo complesso architettonico”.

“Qui ci troviamo in un settore di scavo che abbiamo aperto nel 2022 – spiega la prof.ssa Caterina Previato ad archeologiavocidalpassato.com -. Ci troviamo nella zona della cosiddetta villa, all’interno di un ambiente che non era mai stato indagato prima e che abbiamo iniziato a scavare appunto nel 2022 e dove quest’anno ci siamo approfonditi fino a una quota piuttosto bassa, che ci sembra corrispondere al livello sterile su cui si imposta la costruzione della villa stessa. Nella stratigrafia che abbiamo rimosso nel corso di questi anni si concentra dunque tutta la storia edilizia di questo grande edificio che si sviluppa dal I sec. d.C. fino almeno al V sec. d.C., conservata proprio in tutti questi livelli sovrapposti che corrispondono alle progressive ristrutturazioni dell’edificio e in particolare di quest’ambiente, che subì progressive modifiche nei suoi limiti e nelle sue pavimentazioni, ma continuò a vivere ininterrottamente nel corso dei secoli”.

“Anche nella campagna 2026 – anticipa la prof.ssa Previato ad archeologiavocidalpassato.com -, abbiamo trovato un consistente numero di reperti di vario genere, tra cui ceramica, laterizi, vetro, metalli, alcune monete, e anche quest’anno degli oggetti molto particolari che ci raccontano della vita che si svolgeva a San Basilio, all’interno dei suoi edifici.

Cassettine di frammenti di vasi e laterizi recuperati nella campagna 2026 sul sito romano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto graziano tavan)

“Qui, per esempio, abbiamo una maniglia in bronzo – forse di un piccolo armadietto, uno scrigno – che proviene dall’edificio situato ad Ovest della villa. Abbiamo anche dalla stessa zona un chiodo in bronzo, che dobbiamo immaginare utilizzato in un mobile o comunque in un elemento di arredo della villa stessa. Abbiamo anche numerosissimi chiodi in ferro che rimandano invece ai materiali edilizi in uso nella villa, in particolare alle travi di copertura degli edifici.

“Abbiamo poi anche oggetti di uso quotidiano, di cui alcuni legati alle attività che si svolgevano all’interno del sito. Questo, per esempio, è un peso da rete in piombo che, unito a numerosi altri ritrovamenti dello stesso tipo, ci dimostra come la pesca fosse una delle attività più diffuse in questi territori.

“Oltre a questo abbiamo anche numerosi oggetti che rimandano al mondo femminile che abbiamo ritrovato soprattutto nell’area del saggio 2, quindi nella zona del pozzo e del settore Nord della villa, da cui provengono numerosissimi spilloni in osso lavorato che erano utilizzati dalle donne per le acconciature, ma in realtà avevano anche numerose altre funzioni: potevano servire ad esempio anche per chiudere le vesti. Qui ne vediamo due esemplari.

“Tra i ritrovamenti sempre di questo settore inoltre ce n’è uno particolarmente bello: si tratta di un elemento in pasta vitrea che costituisce sicuramente un vago di collana, a dimostrazione delle possibilità economiche di chi viveva e frequentava San Basilio in età romana”.

“Questa quinta campagna di scavo a San Basilio nell’insediamento romano è la prima di una nuova serie di ricerche che proseguiranno anche nei prossimi due anni grazie ad un finanziamento della Fondazione Cariparo, e che ci permetteranno di raccogliere nuove importanti informazioni sulla storia di San Basilio, in particolare in relazione all’età romana. Le ricerche – conclude la prof.ssa Caterina Previato – si concentreranno sugli edifici già noti, ma proseguiranno anche in tutto il contesto limitrofo, attraverso indagini non invasive, quali le prospezioni geofisiche, o micro-invasive, come i carotaggi, non solo per individuare eventuali nuove strutture ed edifici facenti parte del sito di San Basilio di età romana, ma anche per comprendere il suo rapporto con il paesaggio antico. Già dai dati raccolti negli scorsi anni infatti appare evidente come San Basilio fosse appunto un insediamento caratterizzato da edifici e strutture di vario genere, ma anche da una fitta rete di vie d’acqua interne che scorrevano a lato degli edifici e che permettevano un collegamento diretto non solo tra gli edifici, ma anche con l’entroterra”.

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