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Adria. Al museo Archeologico nazionale per “Padusa incontri” pomeriggio su “Etruschi e Greci in Polesine. Novità archeologiche tra San Cassiano, Adria e San Basilio” con le ricerche portate avanti dalle università di Bologna, Padova e Venezia

Per “PADUSA incontri” appuntamento venerdì 20 maggio 2022, alle 14.30, al museo Archeologico nazionale di Adria con la conferenza “Etruschi e Greci in Polesine. Novità archeologiche tra San Cassiano Adria e San Basilio”. Programma: 14.30, accoglienza; 14.45, saluti delle Autorità (Comune di Adria, Fondazione Cariparo, Comune di Ariano nel Polesine, Comune di Crespino); 15, introduzione: Alberta Facchi (MAN Adria), Giovanna Falezza (Soprintendenza ABAP VR RO VI), Paolo Bellintani (CPSSAE); 15.15: modera e introduce: Giuseppe Sassatelli (UniBO); 15.30, Maurizio Harari (UniPV), Raffaele Peretto (CPSSAE), Federica Wiel-Marin su “San Cassiano, il Cavaliere e altre storie del Polesine etrusco”; 15.55, Giovanna Gambacurta (UniVE), Silvia Paltineri (UniPD) su “San Basilio. Le nuove indagini nell’insediamento preromano (2018-2021)”; 16.20 – 16.50, pausa caffè; 16.50, modera e introduce: Simonetta Bonomi (Soprintendenza ABAP FVG); 17.05, Maurizio Harari (UniPV) presenta il volume “Iscrizioni della città etrusca di Adria. Testi e contesti tra Arcaismo ed Ellenismo” di Andrea Gaucci; 17.30, Maria Cristina Vallicelli (Soprintendenza ABAP VE MET), Claudio Balista su “Adria – nuovi dati sulla storia dell’abitato – i carotaggi del progetto VALUE”; 18, chiusura lavori (Simonetta Bonomi). La partecipazione alla giornata è libera. Consigliata la prenotazione allo 0426 21612.

L’area archeologica di San Basilio, vicino ad Ariano Polesine: i reperti sono al museo di Adria (foto drm-veneto)

Incentrata sulle evidenze archeologiche etrusche e greche e frutto di collaborazione tra CPSSAE (Centro polesano studi storici archeologici ed etnografici), Direzione regionale Musei Veneto, Soprintendenze ABAP di Verona e di Padova, la giornata intende illustrare al territorio gli esiti dei più recenti studi di archeologia e delle ricerche sul campo condotti tra Adria, San Basilio di Ariano nel Polesine e San Cassiano di Crespino dalle università di Bologna, Padova e Venezia in collaborazione con i tre Enti organizzatori della giornata. Numerose Istituzioni e Amministrazioni comunali hanno sostenuto negli anni le ricerche oggetto di questa giornata, tra cui la Fondazione Cariparo con il progetto “Ritorno a San Basilio” e l’Ente Parco regionale veneto Delta del Po attraverso il progetto europeo VALUE. La pluralità di soggetti pubblici e privati coinvolti nello studio dell’antico Polesine, tra cui ricordiamo l’impegno per la ripresa delle indagini a Frattesina di Fratta Polesina, è il segno più evidente della possibilità per il territorio di collaborare nell’ottica della formazione di un “sistema” di archeologia partecipata, nella consapevolezza che proprio l’archeologia rappresenti un forte elemento identitario del Polesine e in particolare dell’area deltizia.

Dall’oppio usato già nel Neolitico alle ricette di Paracelso alla moderna cosmesi: al museo Atestino di Este apre la mostra “Veleni e magiche pozioni. Grandi storie di cure e delitti”, percorso multidisciplinare, articolato fra archeologia, scienza e curiosità

La locandina della mostra “Veleni e magiche pozioni. Grandi storie di cure e delitti” al museo Atestino di Este dal 19 ottobre 2019 al 2 febbraio 2020

Veleni, pozioni, medicamenti – indagati lungo il loro più volte millenario stratificarsi – sono i protagonisti della mostra “Veleni e magiche pozioni. Grandi storie di cure e delitti”, proposta dal Polo museale del Veneto, dall’università di Ferrara e dalla Città di Este, al museo nazionale Atestino di Este (Pd) dal 19 ottobre 2019 al 2 febbraio 2020. La mostra, curata da Federica Gonzato, direttore del museo nazionale Atestino, e da Chiara Beatrice Vicentini, docente di Storia della farmacia e del farmaco all’università di Ferrara, nasce con l’intento di proporre al pubblico un percorso multidisciplinare, articolato fra archeologia, scienza e curiosità, alla scoperta del mondo delle pozioni, che dall’antichità ad oggi hanno accompagnato l’uomo nel suo percorso: rimedi che possono guarire o, talvolta nelle mani sbagliate, portare ad un esito letale.

Il museo nazionale Atestino di Este

Il percorso espositivo, allestito nel suggestivo spazio di Sala Colonne di Palazzo Mocenigo, sede prestigiosa dell’Atestino, racconta la storia di veleni e medicamenti dall’antichità ad oggi, attraverso prospettive diverse: dalle testimonianze archeologiche, all’analisi delle fonti storiche e delle testimonianze iconografiche lungo i secoli e nelle varie arti fino alla moderna ricerca medica. “Veleni e magiche pozioni. Grandi storie di cure e delitti” con il Patrocinio della Regione Veneto, si avvale della collaborazione di: Fondazione Cariparo, Accademia dei Concordi, Accademia italiana di Storia della Farmacia, biblioteca comunale Ariostea di Ferrara, Centro studi etnografici “Vittorino Vicentini”, collezione Cerato, Comune di Este, Fondazione CariVerona, galleria Franchetti alla Ca’ d’Oro – Venezia, dipartimento di Scienze della vita e biotecnologie – master in Scienza e Tecnologia cosmetiche università di Ferrara, museo Archeologico di Venezia, museo Archeologico nazionale di Adria, museo nazionale della Collezione Salce Treviso, museo Orientale di Venezia, musei civici di Verona – museo di Storia naturale e Castelvecchio, musei civici di Trieste – museo della Antichità Winckelman, sistema bibliotecario di Ateneo dell’università di Ferrara, sistema museale di Ateneo dell’università di Ferrara, soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo Vicenza, soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Venezia e le Province di Belluno Padova e Treviso.

Federica Gonzato

Chiara Beatrice Vicentini

Una archeologa dunque e una esperta di storia della Farmacia insieme per andare alla radice di leggende, storie, tradizioni. Per dare un preciso senso a ciò che sembra favola, riconducendo alla scienza ciò che si ritiene puro frutto della fantasia popolare. Per scoprire che se veramente la Principessa avesse baciato il rospo, il bufonide le sarebbe effettivamente apparso come un aitante, giovane cavaliere. I visitatori che ad Este raggiungeranno il museo nazionale Atestino, scopriranno così che già nel Paleolitico, migliaia di anni fa, gli uomini sapevano cercare sostanze utili alla migliore sopravvivenza. Vengono sperimentate e tramandate sostanze che fanno bene e altre che fanno male. Dobbiamo giungere a Paracelso, quindi al primo ‘500, per definire il concetto del dosaggio, elemento che può fare di un farmaco un veleno o viceversa. E non è un caso se ancora oggi il simbolo dei farmacisti sia il caduceo, bastone alato con due serpenti che rappresentano l’uno la dose terapeutica, il secondo quella tossica, il veleno.

Brocchette porta oppio (bil bil) da Cipro, Tardo bronzo, XV-XI sec. a.C.

“Medea ringiovanisce Esone”, olio su tela di Pietro Bellotti consevato alla Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi di Rovigo

“Nostro obiettivo”, sottolinea Federica Gonzato, “è proporre al pubblico prospettive ed approcci diversi all’affascinante mondo dei veleni e della storia della farmacopea, in riferimento alle varie epoche storiche, dall’antichità, lungo il medioevo e il rinascimento fino all’età odierna, ricostruendo il percorso di questo fondamentale aspetto della vita sociale attraverso le fonti scritte, la arti visive, fonti classiche e letteratura moderna, proponendo in mostra oggetti e riferimenti demo-etnoantropologici che si legano strettamente alla storia del nostro quotidiano”. E ancora: “Abbiamo ritenuto di evidenziare, fra le molteplici sfaccettature del tema, come nel corso dei secoli siano mutate le nostre conoscenze delle sostanze tossiche e di quelle sanificanti: ciò che un tempo era considerato un farmaco si è poi rivelato un veleno per l’uomo e viceversa. È una mostra molto coinvolgente perché va a toccare, da una parte, la sfera emotiva del nostro quotidiano, trattando temi legati alla salute e alla ricerca del benessere fisico, dall’altra, indaga aspetti più intriganti legati al mistero e alla magia”. All’archeologa fa eco l’esperta in farmacia Chiara Beatrice Vicentini: “Questa mostra nasce da una sinergia tra valenze culturali interregionali che si affacciano a un fiume, il Po, che divide e al tempo stesso unisce. Dosis sola facit ut venenum non fit, tema conduttore della mostra, è la celebre frase di Paracelso che si addottorò nella prima metà del ‘500 presso lo Studio ferrarese. Contro la medicina antica, fu tra i tre “ribelli di Ferrara” insieme a Copernico contro la cosmologia aristotelica e Ariosto contro l’uso letterario del latino. Dal mondo naturale emerge un limite sottile tra veleno e medicamento: il veleno che uccide, che salva. E il veleno per la bellezza, esaltato in Ferrara per la presenza dal 1980 di una Scuola di Cosmesi, ora Master in Scienza e Tecnologia Cosmetiche, un’eccellenza a livello Europeo con un gruppo che conduce ricerche all’avanguardia”.

Testa di Medusa, produzione di epoca romana, conservata al museo nazionale Atestino di Este (Pd)

“Giulietta nel prendere il sonnifero”, olio su tela di Domenico Scattola, della Fondazione Cariverona di Verona

Scatola in lacca per il betel, della Dinastia cinese Qing (1644-1912), conservata al museo di Arte Orientale di Venezia

La mostra è una miniera di scoperte e curiosità. Si scopre ad esempio che il vasto uso di ocra nel Paleolitico dipendeva anche dalle proprietà antisettiche di quel materiale. Veniamo a conoscere come già dal Paleolitico ci si curasse il mal di denti con la propoli. Risalgono al Neolitico le prime evidenze dell’uso dell’oppio nell’Europa continentale. Nell’ambito dei prodotti salutistici l’interesse scientifico, alla ricerca di nuovi rimedi sia in campo farmacologico che cosmetico, si è lentamente spostato dal regno vegetale verso quello animale con una crescente attenzione verso veleni e tossine, in particolar modo di insetti, rettili e anfibi. Lo studio di veleni di fonte animale, vegetale e minerale può parallelamente spiegare scientificamente la nascita di miti e leggende. Dai metallurghi dell’antichità, sottoposti ai fumi velenosi emessi dalla fusione e forse per questo deformi o ipovedenti, al mito di Medusa, alle streghe di età medievale-moderna, che si alimentavano di farine di graminacee infestate da Segale cornuta, Claviceps purpurea, un fungo ricco di alcaloidi con effetti allucinogeni (l’acido lisergico è precursore dell’LSD). Intossicazioni scambiate con possessioni demoniache.

La Physalia, il cui veleno è a volte fatale per l’uomo

Confezione di Tubocurarina. Il farmaco moderno, formulato dal curaro, coadiuvante nell’anestesia

Grandi storie di cure, ma anche di delitti: fu la digitale, che ha dato vita in tempi moderni a farmaci del cuore, ad essere fatale nel 1329 a Cangrande della Scala (delitto volontario o errore nell’assunzione di una sostanza tossica?). Nelle vetrine, accanto a rarissimi reperti archeologici, trovano spazio confezioni storiche di veleni e farmaci; importanti dipinti con immagini di magie si affiancano ad affiches storiche che pubblicizzano portentosi unguenti e medicamenti. Altresì rare edizioni e manoscritti che trattano di una varietà di argomenti strettamente connessi: dalla magia, vista da diversi profili, alla dottrina esoterica, ermetica e alchemica occidentale, alle streghe “lamiae” temute artefici di pozioni magiche e, al contempo, vittime della superstizione e delle persecuzioni dell’inquisizione che si avvaleva di compendi e manuali repressivi anch’essi esposti in mostra.