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Adria (Ro). Per le GEA 2026 al museo Archeologico nazionale dalla conferenza sul sito romano di san Basilio alle monete del Polesine antico

Per le Giornate europee dell’Archeologia 2026, il museo Archeologico nazionale di Adria propone venerdì 12 giugno 2026 alla 17, la conferenza “Lo sfruttamento delle risorse ambientali nel sito romano di San Basilio: dati preliminari”, a cura di Noemi Ruberti (università di Padova)  e Vito Prillo  (università di Siena), nell’ambito degli “Incontri di Archeologia” del “progetto San Basilio”, con attività di Archeologia Pubblica nel sito di San Basilio di Ariano nel Polesine e presso il museo Archeologico nazionale di Adria. Prenotazione: drm-ven.museoadria@cultura.gov.it; 392 9259875. Noemi Ruberti e Vito Prillo presenteranno i dati preliminari emersi dalle più recenti indagini archeologiche, con un focus sullo sfruttamento delle risorse ambientali nel sito romano di San Basilio.

Sabato 13 giugno 2026, dalle 9.30 alle 12.30. “La storia in tasca. Le monete raccontano. Percorsi a tema, letture animate e laboratori per scoprire l’affascinante mondo delle monete antiche”, iniziativa gratuita per bambini/e e ragazzi/e da 6 ai 14 anni. A cura dell’università di Padova con il sostegno della Fondazione CARIPARO. Info e prenotazioni: 3294161935 (Stefania); 3345340301 (Camilla).

Sabato 13 giugno 2026, alle 17. Conferenza con esposizione guidata di reperti numismatici: “Piccoli tesori, grandi storie. Le monete raccontano la storia del Polesine antico” a cura di Andrea Stella (UniPd), con il sostegno della Fondazione CARIPARO. Al termine “aperitivo con l’esperto” offerto dal progetto. Prenotazione obbligatoria: drm-ven.museoadria@cultura.gov.it; 0426 21612.

Ariano nel Polesine (Ro). Apre la campagna di scavo 2026 nel sito etrusco di San Basilio diretta da Silvia Paltineri (UniPd) che in esclusiva per “archeologiavocidalpassato.com” traccia un primo bilancio della campagna 2025, con uno sguardo al futuro: dalle tecniche edilizie alle strutture accessorie, dalla valutazione degli animali presenti alla ricostruzione dell’ambiente particolare tra terra e mare

La prof.ssa Silvia Paltineri del dipartimento Beni culturali dell’università di Padova, sullo scavo che dirige del sito etrusco-preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto graziano tavan)

Dall’8 giugno al 4 luglio 2026 riprende la missione archeologica diretta da Silvia Paltineri del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova nel sito etrusco di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro). “È mia intenzione”, spiega la professoressa Silvia Paltineri, “riprendere da dove avevamo lasciato nel 2025 e aprire una nuova area di scavo in corrispondenza del limite dell’insediamento: vedremo quali sorprese ci riserverà il terreno”. Per conoscere le novità e le scoperte l’appuntamento è per tutti gli interessati e appassionati per la conferenza di Silvia Paltineri del 26 giugno 2026 al Centro turistico culturale San Basilio, e il giorno dopo, 27 giugno 2026, per un’esperienza a tu per tu con gli archeologi in “Scavi aperti”. Intanto, riprendiamo le fila del discorso ripercorrendo i risultati raggiunti dalla campagna 2025 in queste interviste in esclusiva per archeologiavocidalpassato.com con la professoressa Silvia Paltineri direttamente sullo scavo del sito etrusco di San Basilio alla fine della missione nel settembre 2025.

“La nostra ultima di scavo si è svolta dal 1° al 26 settembre 2025”, spiega Silvia Paltineri ad archeologiavocidalpassato.com. “Alla missione archeologica che conduciamo nel sito etrusco di San Basilio prendono parte gli studenti della triennale, della magistrale e della scuola di specializzazione e anche della scuola di dottorato.

Campagna di scavo 2025 al sito etrusco di San Basilio: un gruppo di studenti con la prof.ssa Silvia Paltineri (foto graziano tavan)

Quindi abbiamo diversi livelli di formazione dei partecipanti e in genere si affida ai più esperti la responsabilità di un’area di scavo oppure – per esempio – della gestione della topografia o della documentazione. Il nostro punto d partenza era un dato noto sin dal 2019, ovvero il rinvenimento di un esteso piano pavimentale che abbiamo anche fatto studiare da un collega archeometra: era fatto in cocciopesto e aveva un andamento particolare, nordovest-sudest e che incominciava nell’area ancora aperta anche se coperta. Questo piano pavimentale – dicevo – aveva questo orientamento ed era interessato anche dalla presenza di buche di palo e da alcune canalette strutturali che erano le canalette che ospitavano quelle che in archeologia si chiamano le “travi dormienti” su cui si impostava l’alzato in materiale deperibile. Questo piano è stato asportato in buona parte dell’area scavata negli anni scorsi, ma non avevamo ancora individuato il suo perimetro complessivo. In pratica finiva in corrispondenza del limite della nostra vecchia trincea. Allora nel 2025 ci siamo allargati e abbiamo aperto un’area nuova, abbastanza estesa, con la speranza di capire l’estensione di questo piano: ma non l’abbiamo trovata neppure con l’allargamento, perché evidentemente l’edificio era ancora più esteso. Questo in un certo senso è il preludio al futuro, alla campagna 2026, perché i limiti effettivi di questa grande casa, appunto, non sono ancora stati identificati.

Campagna 2025 al sito etrusco di San Basilio: strato di mattonelle cotte intenzionalmente e disposte in maniera ordinata a scopo di impermeabilizzazione (foto unipd)

“Nelle ultime campagne abbiamo approfondito le conoscenze della tecnica edilizia: il piano pavimentale era stato steso al di sopra di una preparazione che consisteva in due strati di sabbia e un sottostante livello di blocchetti, di mattonelle cotte intenzionalmente e disposte in maniera ordinata a scopo di impermeabilizzazione e di creazione di una superficie al riparo dall’umidità. Si tratta di una tecnica costruttiva molto avanzata. Possiamo parlare davvero di una tecnica carpentieristica del Delta che in qualche modo richiama anche quello che sappiamo dagli autori antichi sugli Etruschi, abili nella gestione delle acque, che qui nel Delta avevano sicuramente anche sperimentato diverse modalità di costruzione. Il sito etrusco di San Basilio, a quanto se ne sa, è un sito che utilizza unicamente l’edilizia leggera, quindi legno, paglia, argilla. Però ci sono altri siti vicini, scavati molti anni fa, che addirittura avevano le fondazioni in blocchi litici e quindi sostenevano una copertura pesante con un tetto in tegole. Quindi qui gli Etruschi del Delta nel corso del VI secolo e poi ancora nel V hanno perfezionato tecniche che probabilmente affondano le loro radici in una “sapienza” edilizia che aveva caratterizzato anche nei secoli precedenti, sin dall’Età del Bronzo, tutta la Pianura Padana.    

Campagna 2025 al sito etrusco di San Basilio: il battuto pavimentale della trincea di scavo (foto unipd)

“Un primo aspetto su cui stiamo lavorando, e su cui lavoreremo ancora, è quello dell’assetto interno del sito, delle tecniche edilizie, e anche dei suoi caratteri urbanistici. Infatti, le strutture che troviamo hanno tutte il medesimo orientamento. Il piano pavimentale che stiamo portando alla luce potrebbe essere pertinente a un unico grande edificio, oppure relativo a un complesso costituito da due case indipendenti. E questo è un tema che sicuramente approfondiremo. Poi ci sono la coerenza negli andamenti, nel modo in cui viene stesa la preparazione in blocchetti, negli allineamenti delle buche di palo, delle canalette strutturali, in altre evidenze ambientali. Noi sappiamo che poco più a Ovest rispetto al nostro scavo correva, sempre con un andamento nordovest-sudest, un canale antico. E quindi sicuramente l’insediamento assecondava anche caratteristiche del paesaggio”.

Campagna 2025 al sito etrusco di San Basilio: rivestimento della canaletta di scolo con tavola di legno (foto unipd)

“Non è solamente la tecnica edilizia con cui si costruivano le case a interessarci”, spiega Silvia Paltineri, “ma anche per esempio il tema di eventuali strutture accessorie. Tra queste sicuramente ci dovevano essere delle canalette interne di deflusso delle acque. Ne abbiamo individuata una che rispetta gli orientamenti già visti per il piano pavimentale e si allinea con l’andamento del canale. Questa canaletta, di sui si sta scavando il riempimento, era una canaletta che aveva un rivestimento, un contenimento di legno. E qui a San Basilio, anche grazie all’abbondante risalita della falda, il legno si conserva. E quindi abbiamo proprio queste tavole di legno, che si vedono bene su questa sponda, e che intendiamo ovviamente campionare per le datazioni. Ma se riusciamo, prima di chiudere la campagna, vorremmo tentare di portarle a casa, e quindi di incassonarle, per ternare di fare un microscavo, cioè uno scavo molto più accurato in laboratorio, per vedere se ci sono delle particolarità nella tecnica costruttiva”.

“I materiali che abbiamo trovato quest’anno (2025, ndr) non sono abbondanti”, sottolinea Silvia Paltineri, “anche perché abbiamo lavorato su determinate aree, quindi su un edificio che era già stato spogliato nell’antichità, e in una posizione di prossimità rispetto a una canaletta interna. Quindi non abbiamo abbondanti materiali, però quelli che abbiamo di fatto confermano il quadro che conoscevamo già. Abbiamo trovato dei frammenti di ceramica attica, come sempre, abbiamo trovato la ceramica etrusco-padana. E poi c’è un po’ una curiosità. Dall’area in cui si conserva ancora parte del pavimento, abbiamo trovato un mattone crudo. Il rinvenimento del mattone crudo è particolare perché finora sapevamo che l’edilizia di San Basilio era un’edilizia deperibile. L’impiego del mattone crudo apre alla possibilità di ulteriori tecniche e questo sarà sicuramente un dato da approfondire in futuro, magari scavando un po’ più in estensione. Altre particolarità: abbiamo trovato dei frammenti di anfore da trasporto che venivano dalla Grecia e abbiamo trovato della ceramica di importazione dalla Grecia un pochino più antica rispetto alla ceramica attica, cioè la ceramica corinzia, che è un’altra ceramica che era già attestata fin dagli anni scorsi all’interno del sito. Infine, abbiamo in corso lo studio dei macroresti, sia dei resti vegetali sia della fauna. Ma non posso anticipare niente perché sono ancora in corso di studio. Noi portiamo all’archeobotanico e all’archeozoologo i campioni di sedimento. Quindi ogni strato che togliamo viene in buona parte conservato e poi processato. Però è un’attività che facciamo in laboratorio. E quindi per quello che riguarda l’ambiente e lo sfruttamento delle risorse, ancora non sono in grado di dare un quadro. Forse lo sapremo nei mesi invernali, quando questi dati saranno stati studiati ed elaborati”.

Campagna 2025 al sito etrusco di San Basilio: campionamento per lo studio archeozoologico (foto unipd)

“Sull’ambiente e sugli animali presenti nel sito abbiamo dei dati preliminari che derivano da studi precedenti”, ricorda Silvia Paltineri. “Studi fatti, tra l’altro, dal dottor Vito Prillo che ha da poco concluso il suo dottorato di ricerca dedicato non solamente al sito di San Basilio ma anche ad altri siti dell’Italia settentrionale. Qui troviamo ovini, bovini, caprovini, il cervo, però è ben rappresentato il suino. Quindi in questo senso il sito di San Basilio si allinea con i siti etruschi dell’area padana. Ci sono poi alcuni molluschi e, tra le particolarità, la presenza nel sito dello storione, che si trova raramente, e quindi è un dato un po’ curioso che apre ad alcuni ragionamenti sull’ambiente. È raro trovarlo in un sito: non mi risulta che in siti dell’età del Bronzo sia mai stato trovato, e anche nell’età del Ferro è relativamente raro. Poi, per esempio, abbiamo resti del germano reale. Quindi questa zona, anche nell’età del Ferro, presentava un quadro ambientale molto variegato proprio per la posizione tra terra e mare, tra acqua salata e acqua dolce. Perciò da questo punto di vista il quadro delle specie rappresentate è piuttosto interessante. Dalle campagne degli anni scorsi abbiamo ormai tanti dati”.

“Ho raccontato tante cose del passato, però volendo guardare un po’ anche avanti è chiaro che abbiamo delle prospettive per il futuro. Quest’area in cui mi trovo oggi non sarà più scavata. Per tante ragioni. Siamo già andati abbastanza in profondità e le condizioni di risalita della falda non consentono di indagare in maniera estensiva quello che si trova al di sotto di questa stesura delle mattonelle e del piano di calpestio che vediamo accanto alle mattonelle. Quindi qui si chiuderà. Resterà aperta quell’area e vorrei anche allargare le indagini perché è evidentissimo che quella porzione di edificio è solo una parte: non abbiamo raggiunto i limiti della struttura. È necessario allargarsi e creare una trincea che sarà il doppio di quella attualmente aperta.

Campagna di scavo 2025 al sito etrusco di San Basilio: veduta generale dell’area di scavo (foto graziano tavan)

Perciò nel 2026 vorrei fare un allargamento delle indagini 2025. E poi mi piacerebbe molto lavorare in un’area più a Nord rispetto a dove siamo oggi perché in quell’area le prospezioni hanno evidenziato quello che sembra il limite del sito. Forse un argine. E quindi mi piacerebbe lavorare anche in una zona che doveva essere periferica dal punto di vista urbanistico, perché mi interessa anche il tema delle opere difensive e del rapporto tra le strutture e l’ambiente, come la presenza di un argine, di un fossato. Poi in prossimità di questo argine le prospezioni hanno messo in luce altre strutture che probabilmente sono simili a quella che stiamo scavando. Sarebbe bello lavorare su due aree distinte dell’insediamento”, conclude Silvia Paltineri, “anche per vedere se, dal punto di vista funzionale, un’area che probabilmente era più centrale rispetto a un’area periferica aveva caratteri diversi. Ovviamente tutto quello che abbiamo fatto è stato possibile grazie a diversi finanziamenti che abbiamo avuto in questi anni. L’università di Padova sostiene con un “fondo scavi” le nostre attività, però il finanziamento più consistente che ha permesso ogni anno di svolgere missioni di scavo di un mese con 10 studenti è stato il finanziamento della Fondazione Cariparo – Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Noi naturalmente ci auguriamo che i nostri sponsor vorranno sostenerci anche in futuro, perché le campagne di scavo sono costose. E con i fondi a disposizione solo dall’ateneo non si riesce a fare una campagna lunga e che si sviluppa anche in estensione. Si vedrà nel 2026 cosa succederà”.

Incontro di “archeologiavocidalpassato.com” con Alberta Facchi, direttrice del museo Archeologico nazionale di Adria (Ro), che ripercorre i duemila anni di storia della barca cucita di Corte Cavanella di Loreo (Ro): dalla sua realizzazione nel I sec. a.C. alla scoperta nel 1983, al lungo restauro, fino al nuovo allestimento con supporti multimediali dell’eccezionale reperto al MAN-Adria

La barca cucita di Corte Cavanella di Loreo (Ro) (I. sec. a.C.) nel nuovo allestimento al museo Archeologico nazionale di SAdria (Ro) (foto graziano tavan)
Ricostruzione della mansio Fossis con la darsena (foto unipd/man adria)
Il relitto Corte Cavanella II nei depositi del museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) (foto man-adria)

Ha solcato le acque dai bassi fondali di canali e lagune per molti anni nel I sec. a.C. È la barca cucita che oggi conosciamo come relitto Corte Cavanella 2. Quella barca a un certo punto fu portata in secca. E nel I sec. d.C., privata delle sponde, segate via – perciò è rimasto solo il fondo – è stata riutilizzata come passerella su una vasca per l’acquacoltura. Lì è rimasta per duemila anni fino a quando, nel 1983, è stata scoperta durante lo scavo del sito di Corte Cavanella di Loreo (Ro), un complesso edilizio plurifase di età romana situato lungo la via Popillia costiera in posizione strategica per le rotte terrestri e fluviali, identificato con la Mansio Fossis degli itinerari antichi. L’eccezionalità del relitto e il suo buono stato di conservazione convinsero gli archeologi dell’epoca a portarla nei depositi del museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) conservata in una apposita vasca, immersa nell’acqua. Quarant’anni in ammollo, fino a quando, nel 2023, l’insorgenza di muffe ha richiesto un intervento di restauro urgente, che è diventato anche l’occasione per studiare a fondo il relitto che dal 23 maggio 2026, in occasione della Notte dei Musei, è ora esposto al pubblico al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro)

Apparato multimediale del MAN-Adria: modello 3D della barca cucita di Corte Cavanella di Loreo (foto graziano tavan)

con un allestimento arricchito da un apparato multimediale pieno di informazioni, in una sezione, quella di Corte Cavanella, rinnovata per ospitare la barca cucita. archeologiavocidalpassato.com ha incontrato Alberta Facchi, direttrice del museo Archeologico nazionale di Adria, che prima ripercorre ai nostri lettori il ritrovamento della barca cucita di Corte Cavanella nel sito della mansio Fossis, e poi spiega cos’è una barca cucita, ricorda le lunghe fasi del restauro, e descrive il nuovo allestimento al MAN-Adria.

La barca cucita di Corte Cavanella di Loreo al momento dello scavo nel 1985 (foto man-adria)
Apparato multimediale del MAN-Adria: planimetria del sito di Corte Cavanella di Loreo con mansio Fossis e darsena (foto graziano tavan)

“Siamo qui al museo Archeologico nazionale di Adria nella sezione dedicata a Corte Cavanella di Loreo”, esordisce la direttrice Alberta Facchi. “Il sito corrisponde probabilmente alla mansio Fossis, individuata già negli itinerari antichi, nella Tabula Peutingeriana, una stazione di posta lungo la Via Popilia. Il sito fu scavato negli anni Ottanta del secolo scorso. E oltre alle strutture della mansio fu individuata anche una darsena per le barche di una notevole importanza anche strutturale. Durante gli scavi all’interno della darsena si rinvenne un relitto ligneo. Si tratta di ambienti umidi”, spiega Alberta Facchi ad archeologiavocidalpassato.com, “quindi le strutture lignee talvolta si conservano in uno stato abbastanza buono. Questa prima barca, però, fu lasciata in loco perché era in pessimo stato di conservazione. Il relitto di una seconda barca, invece, si rinvenne di reimpiego, impiegato come passerella per una struttura idraulica che forse era una vasca per l’allevamento dei pesci. Questa seconda barca, Corte Cavanella 2, di cui si è rinvenuto soltanto il fondo, fu invece asportata e negli anni Ottanta, nel 1985, fu portata in museo, all’interno di una vasca riempita di acqua, normale acqua, dove fu conservata per 40 anni. Nel 2023, in seguito soprattutto allo sviluppo di muffe, ci fu l’urgenza di restaurarla. Quindi iniziò l’avventura del restauro di questo relitto”.

“Il relitto è stato portato in museo anche perché si trattava di un reperto molto particolare”, spiega Alberta Facchi ad archeologiavocidalpassato.com. “Si tratta del fondo di una barca, probabilmente una barca anfidroma, cioè che aveva la prua e la poppa uguali, quindi una barca da canale, che ha la particolarità di essere una barca cucita, una sutilis navis (il termine latino per indicare le cuciture), in cui le assi sono state unite non con incastri né tantomeno con chiodi, bensì con cuciture di corde vegetali e calafataggio di stoppa. È una tecnica tradizionale di tutto il Mediterraneo per l’età del Bronzo e l’età etrusca fino all’età classica, praticamente. Ma una tecnica che poi si perde nel Mediterraneo a vantaggio della tecnica a tenone e mortasa, quindi ad incastro, ma rimane tradizionale solo nell’Alto Adriatico, cioè in questa zona ricca di lagune, canali, fiumi, un ambiente anfibio. È una barca cucita, una nave cucita anzi, quella rinvenuta a Comacchio di età Giulio-Claudia, che è lunga 20 metri. È cucita un relitto che proviene dal fiume Stella, ma anche una barca dell’età del Bronzo rinvenuta a Zambrattia (vicino a Umago) e adesso al museo di Pola. 

Relitto di Corte Cavanella di Loreo: dettaglio delle cuciture (foto graziano tavan)

“Quindi un reperto eccezionale per la tecnica carpentieristica navale – continua Alberta Facchi – e perché racconta della vita di queste zone in età antica, ma che in fondo era la vita anche di queste zone fino a pochi decenni fa. È una tecnica, quella delle barche cucite, anche molto facile da riparare. Questo relitto mostra numerose riparazioni fatte in antico, sempre con la stessa tecnica. Quindi quando si vedono fori al di là delle assi, quindi all’interno delle assi, vuol dire che i proprietari avevano proceduto con la riparazione di fratture e buchi, proprio, con la medesima tecnica che era veramente semplicissima: si aveva bisogno solo di un trapano, di corda e di un po’ di stoppa, e di pece – ovviamente – per fare l’ultima impermeabilizzazione.

Una fase dei restauri del relitto di Corte Cavanella di Loreo (foto man-adria)

“Ovviamente dopo 40 anni in acqua e dopo 2000 anni in scavo – ricorda Facchi -, la barca è stata sottoposta a restauro. In occasione del restauro sono state fatte anche analisi ai legni (si tratta di due assi di cipresso e quella in mezzo è invece un’asse di abete) ed è stato effettuato il Carbonio 14. Il C14 ha dato una datazione tra il II e il I secolo a.C. che però non è concorde con la datazione della mansio che invece risale al I sec. d.C. Ricordiamo però che la barca era in riutilizzo, in reimpiego. Quindi questo gap di 50 anni, considerato l’uso della barca e il suo riuso, può essere forse spiegabile proprio così. Si tratta quindi di un qualcosa che era stato conservato dalla fase precedente della mansio, che si sa che esisteva, e poi reimpiegato proprio come passerella.

Barca cucita di Corte Cavanella di Loreo: consolidamento in vasca con immissione di peg a flusso moderato (foto man-adria)
L’inserimento dei frammenti della barca cucita di Corte Cavanella nel liofilizzatore a Torino (foto man-adria)

“Il restauro, realizzato grazie al programma Restituzioni di Intesa Sanpaolo e con il sostegno anche di Fondazione Cariparo, è stato molto lungo. Ha comportato un anno di consolidamento attraverso il PEG, quindi con il polietilenglicole, un anno in cui la barca è rimasta nei depositi del museo con una soluzione sempre più concentrata di PEG. E poi l’ultima asciugatura è stata fatta con un liofilizzatore. Quindi la barca è stata portata a Torino in questi grandi liofilizzatori della Criofarma per essere asciugata del tutto. Si è poi passati alla fase di restauro vero e proprio, quindi di unione e di stuccatura dei frammenti di barca. Il tutto è stato seguito dalla restauratrice Ilaria Bianca Perticucci e dalla sua società.

Museo Archeologico nazionale di Adria: inaugurazione della sezione di Corte Cavanella con la barca cucita. Da sinistra, Daniele Ferrara, direttore regionale Musei nazionali Veneto; Alberta Facchi, direttrice Man-Adria; Massimo Barbujani, sindaco di Adria; Pako Massaro, direttore Ente Parco Delta del Po Veneto; Antonio Giolo, Consigliere di amministrazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo; Silvia Foschi, Head of Patrimonio Storico Artistico e Attività Culturali di Intesa Sanpaolo (foto man-adria)

“Quindi noi oggi – conclude Facchi – possiamo fruire di questo reperto ancora fragilissimo, che deve essere tenuto all’aria per non avere fenomeni di condensa, e in ambiente controllato. Il nostro museo è un museo nazionale, quindi sappiamo che verrà ben controllato quotidianamente dal personale del museo. Per l’occasione è stata riallestita l’intera sezione del museo dedicata a Corte Cavanella proprio per ospitare la barca. Quindi è stato creato questo allestimento, grazie a un finanziamento del parco del Delta del Po; un allestimento proprio alla portata di tutti, con dei dissuasori per non far toccare la barca, con apparati multimediali di ultima generazione realizzati anche con la collaborazione dell’università di Padova. Ecco allora un allestimento moderno di un qualcosa di molto antico che speriamo d’ora in poi piaccia ai visitatori”.

Esclusivo. Con la prof.ssa Giovanna Gambacurta (università Ca’ Foscari) primo bilancio della campagna 2025 nel sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro): le tracce dell’insediamento sono pertinenti al periodo tra fine VI sec. e inizio V sec. a.C. e confermano l’orientamento delle strutture di tutto il sito; scorie di bronzo e frammenti di macine e macinelli rivelano invece la presenza di officine produttive. Tanti elementi da approfondire nei prossimi anni

La prof.ssa Giovanna Gambacurta (UniVe) osserva la trincea settentrionale dello scavo preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto graziano tavan)

Le tracce dell’insediamento preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) sono pertinenti a un periodo cronologico coerente, tra gli ultimi decenni del VI sec. a.C. e i primi del V sec. a.C., dato confermato dalla ceramica di importazione rinvenuta: è una delle conclusioni giunte dalla campagna di scavo 2025, condotto dalla prof.ssa Giovanna Gambacurta del dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari di Venezia, in convenzione con la soprintendenza ABAP di Verona, Rovigo e Vicenza (dott.ssa Giovanna Falezza), nell’ambito del progetto “San Basilio” finanziato dalla fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. La trincea settentrionale, anche se molto compromessa, conferma un orientamento delle strutture coerente con il resto dell’abitato, mentre la trincea meridionale ha restituito una capanna destinata a dare molte informazioni nelle future campagne di scavo. Costante anche la presenza sia di scorie di bronzo che di frammenti di macine e macinelli che ci parlano probabilmente di officine produttive. E poi un nuovo frammento di vaso del Pittore di Adria – congruente con quello ritrovato nel 2024 – impegna gli archeologi a capire la produzione di questa bottega adriese mai trovata prima al di fuori di Adria. Infine le indagini magnetometriche indicano che l’abitato era molto ampio. Ce n’è quindi abbastanza per capire quanto saranno impegnative anche le ricerche dei prossimi anni. Tra impegno, curiosità e prospettive future, ecco il resoconto di Giovanna Gambacurta in esclusiva per archeologiavocidalpassato.com.

“Nel 2025 abbiamo ripreso gli scavi a San Basilio di Ariano nel Polesine nell’ambito del progetto condotto dalle università di Padova e Venezia”, spiega la prof.ssa Gambacurta ad archeologiavocidalpassato.com. “Noi come università Ca’ Foscari abbiamo aperto due trincee. Avevamo l’idea di proseguire una delle due trincee aperte negli anni passati, quella più settentrionale, e di portarla a termine; e di approfondire invece il lavoro nella trincea più meridionale, aperta l’anno scorso e che sembrava avere delle evidenze piuttosto interessanti.

Studenti di Ca’ Foscari impegnati nello scavo della trincea meridionale del sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto graziano tavan)

Come al solito sono presenti studenti dei tre gradi di formazione, quindi della triennale, delle magistrali, della specializzazione del dottorato, naturalmente con mansioni diverse. Ci sono circa 12-15 persone che hanno lavorato, per un mese (le quattro settimane di giugno 2025, ndr), alternandosi in turni, e cerchiamo di condurre a termine le operazioni di quest’anno anche per impostare la prosecuzione del progetto negli anni futuri”.

“Come dicevo, abbiamo aperto due trincee. La trincea più settentrionale – continua Gambacurta – è quella che avevamo già in esame da tre anni e qui la situazione – lo sapevamo – era molto compromessa dalle arature e quindi stiamo solo conducendo a termine quello che è possibile ricavare da questa situazione davvero molto molto compromessa e molto frammentaria.

Veduta da drone della trincea settentrionale (A) sul sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) con strutture incendiate (foto unive)

Situazione ormai molto residua, ma che ci darà delle indicazioni interessanti, almeno per quanto riguarda un orientamento coerente delle poche strutture rimaste con tutte le altre strutture dell’abitato. Quindi, sostanzialmente, per noi sono cose molto evidenti o resti microscopici, ma rientra in un inquadramento generale del sito e dell’insediamento.

Veduta da drone della trincea meridionale (D) sul sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto unive)

Quello che invece ci interessa di più anche per le prospettive future è la trincea più meridionale dove compare una struttura insediativa, una capanna, i resti di una casa con i suoi piani pavimentali, le buche per i pali portanti, le strutture che dovevano reggere l’alzato, anche dei piani focati e dei resti di attività. Le azioni di quest’anno sono state rivolte a mettere in luce con chiarezza questo tipo di organizzazione di questo piccolo segmento dell’abitato per poterlo poi indagare meglio negli anni futuri. Diciamo che quest’anno abbiamo fatto molto lavoro preliminare. Per questo motivo abbiamo pochi materiali e molta documentazione di strati, di livelli e possibilità di ricostruzione”.

I buchi di palo della capanna portata alla luce nelal trincea D del sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto graziano tavan)

“Diciamo che anche nella diversità dello scavo, anche se abbiamo visto che le due trincee hanno restituito situazioni molto diverse dal punto di vista delle strutture, soprattutto dal punto di vista della loro conservazione, una cosa che si può dire – sottolinea Gambacurta – è che questi piani strutturali, questi resti di insediamento, erano pertinenti tutti a un periodo cronologico coerente, cioè siamo tra gli ultimi decenni del VI sec. a.C. e i primi del V sec. a.C. Lo abbiamo visto soprattutto da alcuni frammenti di ceramica di importazione che sono stati inquadrati, anche con l’ausilio di Simonetta Bonomi che, per tradizione, si occupa della ceramica attica anche di questa zona. Altre due caratteristiche che si possono sottolineare è la presenza sempre costante sia di scorie di bronzo che di frammenti di macine e macinelli che ci parlano probabilmente di officine produttive, forse anche di carattere metallurgico, anche se non abbiamo trovato proprio il focus della fornace, però tanti di questi strumenti, il che è ben comprensibile nell’ambito di un insediamento che era un porto e che quindi aveva bisogno di un artigianato molto efficace.

Frammento di ceramica a figure nere in corso di scavo sul sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto unive)

Un’altra cosa abbastanza significativa di quest’anno è che abbiamo trovato un altro frammento di un vaso che avevamo trovato l’anno scorso – probabilmente sono frammenti congruenti – un vaso di una produzione specifica adriese, del cosiddetto Pittore di Adria, un vaso figurato, e contiamo di vedere di riuscire a ricostruire almeno qualcosa di questa produzione molto particolare perché fino a oggi questo cosiddetto Pittore di Adria era un’officina, una bottega i cui prodotti erano rinvenuti solo ad Adria, e questo è il primo elemento che troviamo fuori della città, forse frutto di un rapporto tra i due centri”.

Studenti dell’università Ca’ Foscari di Venezia impegnati nel lavaggio dei materiali nel sito preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto unive)

“Grazie al supporto della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo abbiamo sostanzialmente una buona possibilità di altri 3 anni di lavoro qui a San Basilio in cui continueremo con le nostre ricerche, in cui credo che chiuderò la trincea più settentrionale, quella più compromessa, e approfondirò invece quella più meridionale dove i resti, come dicevo, sono più significativi, e non escludo di cercare di ubicare qualche altro saggio in relazione al fatto che abbiamo un’indagine magnetometrica, cioè abbiamo una ricerca di superficie che ci fa vedere che ci sono evidenze dell’insediamento in un ambito piuttosto ampio e quindi si può provare a fare qualche saggio anche collocato in punti diversi della campagna, sempre della campagna che abbiamo intorno. E naturalmente – conclude Gambacurta – questo tipo di operazioni vanno concordate con gli altri partner di progetto dell’università di Padova in modo tale che conduciamo un progetto che abbia delle linee guida sempre coerenti tra di loro. E nell’ambito di questo progetto abbiamo già sviluppato anche una ricostruzione tridimensionale ipotetica dell’insediamento sulla quale continueremo a lavorare per ulteriori dettagli”.

Ariano nel Polesine (Ro). Al centro turistico culturale di San Basilio per “Incontri di archeologia” la conferenza “Novità dallo scavo etrusco” con la professoressa Giovanna Gambacurta, direttrice dello scavo dell’abitato etrusco, a conclusione della campagna 2025 dell’università Ca’ Foscari

Venerdì 27 giugno 2025, ultimo giorno di campagna di scavo 2025 dell’università Ca’ Foscari nell’abitato etrusco di San Basilio, ad Ariano nel Polesine (Ro). E al pomeriggio per “Incontri di archeologia” gran finale al centro turistico culturale San Basilio, alle 18.30, con “Novità dallo scavo etrusco”, terza conferenza nell’ambito del progetto San Basilio, sostenuto dalla fondazione Cariparo. La professoressa Giovanna Gambacurta, direttrice dello scavo, illustrerà le novità emerse dallo scavo etrusco. Per info e prenotazioni: + 39 392-9259875

Ariano nel Polesine (Ro). “Scavi aperti” a San Basilio con visita al cantiere archeologico dell’abitato etrusco condotto dall’università Ca’ Foscari di Venezia

L’abitato etrusco di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) svela i suoi segreti. Sabato 21 giugno 2025 alle 10 ci sarà “Scavi aperti”, la terza giornata dedicata alla visita del cantiere archeologico, dove sarà possibile visitare lo scavo dell’abitato etrusco diretto da Giovanna Gambacurta del dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari di Venezia nell’ambito del progetto San Basilio sostenuto dalla Fondazione Cariparo. Ritrovo presso il Centro Turistico San Basilio alle 9.45. Info e prenotazioni: +39 392 9259875

Ariano nel Polesine (Ro). A San Basilio per “Incontri di archeologia” conferenza di Caterina Previato (unipd), direttrice della campagna di ricerche, su “Novità dallo scavo romano” nell’ambito del “Progetto San Basilio. Alla riscoperta del passato”. E con “Scavi aperti” visita al cantiere con gli archeologi

Il cantiere di scavo dell’abitato romano di San Basilio interessato dalla campagna 2025 dell’università di Padova (foto unipd)

Week end speciale a San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro). Venerdì 6 giugno 2025, alle 18.30, per “Conferenza – Incontri di archeologia” al Centro Turistico Culturale San Basilio “Novità dallo scavo romano”, seconda conferenza nell’ambito del progetto San Basilio a pochi giorni dalla chiusura della campagna di scavo 2025 degli edifici romani di San Basilio diretta da Caterina Previato nell’ambito del “Progetto San Basilio. Alla riscoperta del passato” che vede coinvolti la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza, il museo Archeologico nazionale di Adria e il Comune di Ariano nel Polesine, con il sostegno della fondazione Cariparo. Sarà proprio la professoressa Previato del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova a presentare le novità scoperte in queste prime settimane di indagine al sito romano. Per info e prenotazioni: + 39 392-9259875.

Lo scavo dell’abitato romano di San Basilio nella campagna 2025 dell’università di Padova (foto unipd)

Ma non è tutto. Sabato 7 giugno 2025, alle 10, con “SCAVI APERTI”, ci sarà la possibilità di seguire da vicino le grandi novità emerse in queste settimane. È la seconda giornata dedicata alla visita dello scavo romano condotto dal dipartimento dei Beni Culturali dell’università di Padova. Il ritrovo è al Centro Turistico Culturale di San Basilio alle 9.45. Info e prenotazioni: +39 392 9259875

Rovigo. All’incontro “Archeologia in Polesine. Progetti in corso, novità, prospettive” Alberta Facchi, direttrice del museo Archeologico nazionale di Adria annuncia la prima edizione di “Adrika – Adria e Delta”, nuova rassegna internazionale di cinema archeologico

adria_archeologico_adrika-rassegna-cinema-archeologico_locandinaTra bilanci di campagne di scavo, impegni per nuovi progetti, attività di enti privati, istituzioni pubbliche e associazioni di volontariato, l’Archeologia in Polesine sta vivendo un momento magico: come dimostrato dall’intenso programma dell’incontro “Archeologia in Polesine. Progetti in corso, novità, prospettive” promosso dalla Fondazione Cariparo il 1° febbraio 2025 nella propria sede di Rovigo (vedi Rovigo. A Palazzo Roncale, l’incontro “Archeologia in Polesine. Progetti in corso, novità, prospettive”: novità sul progetto di ricerca e valorizzazione di alcune aree archeologiche in provincia di Rovigo sostenuto dalla Fondazione Cariparo. Ecco il programma | archeologiavocidalpassato). E c’è già una certezza, da fissare fin da subito in agenda: la prima edizione di “Adrika – Adria e Delta. Rassegna internazionale del cinema archeologico” ad Adria (Ro) dal 23 al 25 maggio 2025. Ne parla ad archeologiavocidalpassato.com la direttrice del museo Archeologico nazionale di Adria Alberta Facchi.

“A maggio di quest’anno, quindi il 23, 24 e 25 di maggio”, annuncia Alberta Facchi, “si terrà ad Adria ma anche nel Delta, nei musei Archeologici del Delta, la rassegna Adrika – Adria e Delta. Rassegna internazionale del cinema archeologico. In realtà l’idea è nata proprio dal circolo del cinema “Carlo Mazzacurati” di Adria che ha proposto al museo Archeologico nazionale questa bellissima iniziativa, che a me fa piacere perché una volta tanto è veramente la città che chiede archeologia al museo Archeologico. E poi sono contenta perché vuol dire che questo territorio sta cominciando a credere nel fatto che l’archeologia sia identitaria anche per tutta la cittadinanza. Si farà dunque una kermesse di 3 giorni – spiega Facchi – con film non soltanto nazionali ma anche internazionali, quindi prestiti di film archeologici internazionali con la presenza dei registi e dei curatori, e la presenza anche di qualche personalità non solo archeologica, ma qualche personalità nota al più grande pubblico. Ma questa la lasciamo come sorpresa. La rassegna, come tutte le rassegne di film internazionali di cinema, sarà accompagnata da eventi a tema archeologico, dimostrazioni di archeologia sperimentale, conferenze, attività per bambini, attività per le famiglie. Questa rassegna in particolare sin sa subito è nata con la collaborazione delle scuole che hanno partecipato sia nella ricerca del nome sia con un laboratorio proprio di cinema e quindi a maggio si vedrà anche il risultato dei laboratori condotti dai laboratori dalle scuole superiori. Quindi – conclude – stay tuned e la parola chiave è Adrika!”

Rovigo. A Palazzo Roncale, l’incontro “Archeologia in Polesine. Progetti in corso, novità, prospettive”: novità sul progetto di ricerca e valorizzazione di alcune aree archeologiche in provincia di Rovigo sostenuto dalla Fondazione Cariparo. Ecco il programma

rovigo_palazzo-roncale_convegno-archeologia-in-polesine-progetti-in-corso-novità-prospettive_locandinaSabato 1° febbraio 2025, alle 9, a Palazzo Roncale a Rovigo, la Fondazione Cariparo ospita l’incontro “Archeologia in Polesine. Progetti in corso, novità, prospettive” che presenterà risultati e prospettive del progetto di ricerca e valorizzazione di alcune aree archeologiche di grande rilievo situate in provincia di Rovigo. Un progetto ambizioso, sostenuto dalla Fondazione Cariparo, che vede coinvolti la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, l’università di Padova, l’università Sapienza di Roma, l’università Ca’ Foscari di Venezia, la direzione regionale Musei nazionali Veneto, il CPSSAE di Rovigo e il Comune di Ariano nel Polesine. Un intervento che ha un forte valore scientifico e può contribuire alla valorizzazione culturale e turistica di tutta l’area polesana. L’ingresso è gratuito, fino ad esaurimento posti, previa registrazione al seguente link: https://fondazionecariparo.it/…/archeologia-in…/

IL PROGRAMMA. INTRODUZIONE. Alle 9, saluti istituzionali e introduzione alla giornata: Giuseppe Toffoli, vice presidente, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo; Andrea Rosignoli, soprintendente, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza; Daniele Ferrara, direttore, direzione regionale Musei nazionali Veneto. PROGETTI IN CORSO PER L’ARCHEOLOGIA IN POLESINE: 9.30, Paolo Bellintani, Andrea Cardarelli, Wieke De Neef, Paola Salzani, “Progetto Prima Europa – Frattesina e Grignano Polesine”; 9.50, Michele Cupitò, David Vicenzutto, Wieke De Neef, Paola Salzani, “Progetto Prima Europa – Villamarzana”; 10.10, Giovanna Gambacurta, Silvia Paltineri, Giovanna Falezza, “Progetto San Basilio: l’abitato etrusco”; 10.30, Jacopo Bonetto, Caterina Previato, Jacopo Turchetto, Wieke De Neef, Giovanna Falezza, “Progetto San Basilio: il vicus romano”; 10.50, pausa caffè. ARCHEOLOGIA PUBBLICA IN POLESINE: RICERCA E DIVULGAZIONE: 11.20, Raffaele Peretto, “Monitorare il territorio: gruppi archeologici attivi nella ricerca e il ruolo del CPSSAE”; 11.40, Enrico Maragno, “Quarant’anni di ricerche e divulgazione del Gruppo Archeologico di Villadose”; 12.10, Alberta Facchi, Marco Bruni, Maria Letizia Pulcini, “I Musei nazionali e locali: Adria, Fratta Polesine, San Basilio”; 12.30, Chiara Vallini, “Il Museo dei Grandi Fiumi oggi: eredità ed evoluzione”. PRESENTE E FUTURO DELL’ARCHEOLOGIA IN POLESINE: 12.50, Giovanna Falezza, Paola Salzani, “Archeologia in Polesine: dal presente al futuro”. Conclusione lavori.

Esclusivo. Il co-direttore dello scavo del villaggio protostorico di Frattesina (Ro), Paolo Bellintani (Cpssae), traccia un primo bilancio della campagna 2024, nel progetto “Prima Europa”, soffermandosi sulle evidenze archeologiche più interessanti (dai crogioli per la produzione del vetro allo scheletro di neonati di cavallo, dalle fornaci alla capanna), e annunciando quelli che potrebbero essere i più importanti interventi futuri. Se ne parla il 1° febbraio a Rovigo

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Campagna 2024: l’area di scavo del villaggio protostorico di Frattesina a Fratta Polesine (Ro) (foto graziano tavan)

È stato definito “sito di produzione scambio” con collegamenti tra il Nord Europa e il Mediterraneo orientale, un unicum nell’Europa dei tempi di Ulisse: è il villaggio protostorico di Frattesina a Fratta Polesine (Ro), dove scava l’università Sapienza di Roma, diretto da Andrea Cardarelli e co-diretto da Paolo Bellintani, presidente del Cpssae di Rovigo, nell’ambito del progetto “Prima Europa. La protostoria del Medio Polesine”, coordinato dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, e finanziato dalla fondazione Cariparo. Proprio Paolo Bellintani, per archeologiavocidalpassato.com, traccia un primo bilancio della campagna 2024, si sofferma su alcune evidenze archeologiche particolarmente significative, come la fornace (già individuata nel 2023), una nuova fornace, i frammenti di crogiolo per la produzione del vetro (e questa di Frattesina – sottolinea Bellintani – “è la prima produzione vetraria sistematica d’Europa”), una capanna, e l’eccezionale ritrovamento dello scheletro intero di un neonato di cavallo. E poi annuncia quelli che potrebbero essere i più importanti interventi futuri (a cominciare dall’asportazione della fornace per la sua musealizzazione), se il progetto verrà nuovamente finanziato. Di tutto questo si parlerà sabato 1° febbraio 2025, a Palazzo Roncade a Rovigo, dalle 9, nell’incontro “Archeologia in Polesine. Progetti in corso novità prospettive”.

“Quest’anno (2024, ndr)”, spiega Bellintani, “avevamo in programma un approfondimento di quello che avevamo già visto l’anno scorso: abbiamo visto strutture abitative e strutture produttive del centro di produzione e scambio di Frattesina di Fratta Polesine.

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Campagna 2024: veduta d’insieme della capanna nel villaggio protostorico di Frattesina di Fratta Polesine (Ro) (foto graziano tavan)

“In particolare abbiamo allargato lo scavo verso Est per ricomprendere all’interno dell’area di ricerca una struttura, un’abitazione, una capanna che l’anno scorso vedevamo solo a metà. Quest’anno siamo riusciti a scoprirla completamente. E quindi abbiamo in buona parte terminato le operazioni di ripulitura della superficie pavimentale. Abbiamo individuato delle buche di palo che contornavano la capanna che sono le uniche testimonianze degli alzati che ci rimangono. Abbiamo anche completato lo scavo di una struttura in legno carbonizzato che si trova nella parte Nord, antistante la capanna che probabilmente o è la parete nord crollata o una piattaforma già in piano al momento dell’incendio di questa capanna che è rimasta lì, e si sono conservati i carboni abbastanza bene.

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Campagna 2024: la fornace (la “fornacetta” negli scavi 2023, ndr) e dell’area antistante nel sito protostorico di Frattesina di Fratta Polesine (Ro) (foto graziano tavan)

“Altra cosa importante, emersa l’anno scorso – continua Bellintani -, è la fornace per la produzione del vetro. Volevamo quest’anno tentare di strappare la fornace, di portarla intera in museo a Fratta per la sua musealizzazione. Ma il clima non è stato clemente in maniera sufficiente. Ci ha rallentato un po’ nei lavori. Abbiamo però aperto tutta la parte antistante, siamo arrivati sul piano d’uso in cui si facevano le lavorazioni relative a questa fornace. Qui si vedono ancora in scavo i frammenti di alcuni crogioli per la lavorazione del vetro. Sulla superficie interna di uno di questi crogioli si vede che conserva ancora le tracce del vetro che è rimasto aderente, incollato alla superficie interna. E di questi frammenti ce ne sono parecchi. L’idea – da verificare ancora – è che tutta l’area circostante la fornace fosse un’area di produzione, probabilmente già produzione di vetro primario, vetro grezzo, e poi successivamente di lavorazione che veniva effettuata in crogiolo”.

Prima di entrare nel merito della campagna 2024 a Frattesina di Fratta Polesine (Ro), Paolo Bellintani ragguaglia su enti e istituzioni coinvolte nel progetto “Prima Europa” di cui fa parte lo scavo di Frattesina. “Gli scavi di Fratta Polesine – ricorda Bellintani – rientrano nel progetto “Prima Europa. La protostoria del Medio Polesine”, progetto avviato nel 2022 grazie a un accordo di collaborazione tra la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza che coordina un gruppo di lavoro costituito dall’università la Sapienza di Roma che ha la direzione dello scavo nella persona di Andrea Cardarelli, e la co-direzione di Paolo Bellintani come presidente del Cpssae – Centro polesano di studi storici archeologici ed etnografici di Rovigo. Del progetto in generale fanno parte anche ovviamente l’università di Padova che ha lo scavo diretto da Michele Cupitò a Villamarzana. E abbiamo anche varie collaborazioni in questo progetto a partire in particolare dal museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine che coordina un po’ tutto l’aspetto della comunicazione. Collaboriamo anche con diverse università. Sempre con l’università di Padova: per la parte archeometrica Ivana Angelini ci dà una mano moltissimo per quello che riguarda le ambre, i vetri e in parte anche i metalli. E il progetto Geodap (GEOarchaeology of DAily Practices: extracting bronze age lifeways from the domestic stratigraphic record) diretto dal professor Cristiano Nicosia di Geoscienze, sempre di Padova, per le analisi micro-morfologiche e sedimentologiche. E poi collaborazioni con l’università di Bamberg, in particolare con Wieke De Neef, per il rilievo magnetometrico effettuato su tutta l’area dello scavo di Frattesina, ma anche di Villamarzana, e tra poco riprenderemo anche la magnetometria sul terzo sito di questo progetto che è quello di Campestrin di Grignano Polesine, il sito della lavorazione dell’ambra, contemporaneo alle prima fasi di Frattesina. E ricordo anche, sempre per quanto riguarda lo scavo di Frattesina il Comune di Fratta Polesine che ci sta dando una grandissima mano fin dall’inizio delle campagne di scavo; l’associazione il Manegium che ci offre i suoi spazi nel museo Etnografico per fare attività di laboratorio, lo stoccaggio dei materiali e il primo il primo trattamento dei materiali stessi, materiali che poi finiscono – almeno temporaneamente – come immagazzinamento nel museo dei Grandi Fiumi di Rovigo, altro ente che collabora con noi sia per quanto riguarda lo scavo di Frattesina che per i materiali di Campestrin di Grignano Polesine. Il progetto – conclude Bellintani – è stato finanziato per il 2022-2024 dalla Fondazione Cariparo – cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, che ha anche annunciato la possibilità concreta di poter rifinanziare anche per gli anni successivi la continuazione tanto del progetto “Prima Europa. Protostoria del Medio Polesine” quanto l’altro progetto, sempre finanziato da Cariparo, e che vede le università di Padova e di Venezia sul campo, e riguarda gli scavi di San Basilio di Ariano Polesine”.

“Novità di quest’anno (2024, ndr) – spiega Bellintani – è una struttura piro-tecnologica, una struttura cioè dedicata ad attività a fuoco – che non sappiamo se sia un semplice focolare o un’altra fornace. Lo stiamo aprendo, lo stiamo scavando, e ha delle caratteristiche che un po’ assomigliano alla fornace precedente, ma altre che invece se ne differenziano”.

“La fornace in sè non è una novità – ricorda Bellintani – perché l’avevamo già scavata l’anno scorso (era stata definita fornacetta, ndr) quando avevamo tolto tutti gli elementi della volta crollati all’interno che adesso sono conservati al museo di Rovigo per un sotto-progetto che prevede la ricostruzione virtuale – o fisica se ci riusciamo – di tutta quanta la struttura che verrà speriamo musealizzata nel museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine. La novità è che abbiamo aperto tutta l’area antistante l’imboccatura della fornace, e pian piano abbiamo trovato sulla superficie di uso della fornace tutta una serie di piccoli di elementi di scarti di lavorazione di vetro e, venendo più verso Sud, abbiamo continuato a trovare frammenti di crogioli per la lavorazione del vetro”.

Giulia di Giambernardino (Sapienza università di Roma) illustra i crogioli: lei che è stata un po’ la protagonista dello scavo di quest’area dove ha individuato questi reperti in particolare: “Dopo aver asportato l’us 1009 – ricorda di Giamberdino – che era caratterizzata da questi legnetti mineralizzati, abbiamo notato subito una colorazione bluastra-verdognola che ci ha fatto capire di doverci fermare ed essere un po’ più delicati. Quindi ci siamo resi conto subito di esserci trovati di fronte a quelli che sembravano essere frammenti di crogiolo adatti alla lavorazione del vetro”.

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Campagna 2024: dettaglio di frammento di crogiolo con tracce di vetro dallo scavo di Frattesina di fratta Polesine (Ro) (foto graziano tavan)

Se ne vede uno che conserva ancora la ceramica e la spalmatura di vetro che aderisce alla superficie interna. Vicino c’è una zona che non è ancora stata asportata in cui si può notare anche in questo caso un frammento di crogiolo che mostra sempre tracce della spalmatura di vetro. Interviene Bellintani: “Sul terreno ce ne sono parecchi di frammenti di crogiolo. Molti sono ancora in corso di scavo. L’idea è che un po’ tutta l’area probabilmente fosse in parte dedicata a diversi gradi di lavorazione, dalla produzione del vetro primario alla lavorazione del vetro, la sua colorazione, e poi la produzione di perle che sono il maggior prodotto. Le perle sono il prodotto principale di questa industria che, ricordo, come già detto nel 2023, è la prima produzione vetraria sistematica d’Europa”.

“Quest’anno – come detto, spiega Bellintani – abbiamo aperto un ulteriore settore verso Est per vedere i imiti orientali di una delle strutture che erano già emerse nello scavo del 2023. Si vedono bene le travi in orizzontale che possono essere interpretate o come la parete Nord della capanna crollata e rimasta molto ben conservata anche se combusta, carbonizzata, oppure come una struttura a terra, una piattaforma antistante la capanna. Dietro la piattaforma, quello che si vede più chiaro è il battuto pavimentale che adesso abbiamo scoperto integralmente e che delimita, individua un’area abbastanza vasta di 7-8 metri per 5-6 di una struttura probabilmente di tipo abitativo”.

Tra le evidenze della campagna 2024 c’è lo scheletro di un cavallo scavato da Matteo Cianfoni, archeo-zoologo dell’università La Sapienza di Roma che spiega: “Si tratta di un equide neonato, lo sappiamo perché ha le saldature delle epifisi confuse, la dentatura da latte, e apparentemente non era in un taglio ma sembra comunque sia stato avvolto in un tessuto, un qualche materiale deperibile che lo conteneva.

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Campagna 2024: l’eccezionale ritrovamento dello scheletro integro di un neonato di cavallo nello scavo di Frattesina di Fratta Polesine (Ro) (foto graziano tavan)

“Un ritrovamento abbastanza particolare – continua Cianfoni – perché i cavalli sono pochissimi in abitato, non utilizzati per l’alimentazione ma utilizzati per la cavalcatura, alcuni per il traino, ma sono comunque uno status symbol, e quindi una deposizione di un individuo neonato in abitato è una scoperta abbastanza eccezionale. Il cavallo è rannicchiato sul lato sinistro, si vede la mandibola con i denti. Il cranio purtroppo è un po’ imploso a causa della pressione della terra. Si vedono gli arti inferiori, il bacino, la zampa posteriore, la scapola, radio, omero, l’altra scapola e le vertebre. La testa guarda verso Nord come se fosse appoggiato sul suo lato posteriore. La percentuale di cavalli nelle faune rinvenute in questo tipo di abitati è. Stanno sotto l’1%”. Bellintani: “Questo per dare l’idea dell’eccezionalità del rinvenimento, soprattutto nel fatto che è un individuo intero. Il cavallo – come si diceva prima – era un elemento particolare nella fauna locale e uno status symbol destinato forse eccezionalmente anche all’alimentazione, ma soprattutto per la cavalcatura o per il tiro di carri”.

“Prospettive per quanto riguarda il sito di Frattesina? Se ci sarà il finanziamento con la possibilità di proseguire lo scavo – spiega Bellintani – ovviamente quello che dovremo fare innanzitutto – che ci promettevamo di fare quest’anno e non è stato possibile – sarà l’asportazione della fornace per poterla musealizzare. È un reperto unico cui stiamo dedicando particolare attenzione. Ma non meno importante è la prosecuzione almeno in quest’area di scavo per arrivare all’impianto delle strutture che stiano scavando che vede almeno un metro ancora di stratigrafia da esplorare. Quindi tante altre cose che stanno dando molte soddisfazioni perché grazie alla teleosservazione prima, e poi alla magnetometria, abbiamo individuato un’area di scavo che è sia un quartiere abitativo che anche una zona di produzione artigianale che è la caratteristica principale di questo sito che chiamiamo “sito di produzione scambio” perché legato a una rete di scambi veramente vastissima che va dal Nord Europa al Mediterraneo orientale e che fa di Frattesina un unicum, un sito eccezionale nell’Europa dei tempi di Ulisse”.