Fratta Polesine (Ro). Per le GEP 2026 al museo Archeologico nazionale presentazione del video ricostruttivo del villaggio protostorico di Frattesina e apertura straordinaria serale a 1 euro

In occasione dell’edizione 2026 delle Giornate Europee del Patrimonio, sabato 26 settembre 2026 il museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine (Ro) propone un appuntamento dedicato alla presentazione di alcuni nuovi strumenti pensati e realizzati per migliorare la fruizione museale, in particolare per permettere al pubblico di comprendere meglio i risultati delle ultime indagini archeologiche. L’ingresso, sia per l’evento di presentazione sia per l’apertura straordinaria serale dalle 19.30 alle 23, prevede il costo simbolico di 1 euro. Durante l’apertura straordinaria sarà possibile conoscere e visionare i nuovi materiali presentati nel corso dell’incontro.

Alle 17.30, saranno presentati il video ricostruttivo del villaggio di Frattesina, pensato per restituire al pubblico l’immagine e l’organizzazione dell’insediamento antico, insieme a una serie di brevi video dedicati alle principali produzioni artigianali del villaggio, per illustrare e rendere comprensibili le relative catene operative. Saranno inoltre presentate copie tattili di oggetti provenienti dal sito di Villamarzana, realizzate per favorire una fruizione più ampia e inclusiva del patrimonio archeologico. La presentazione (prenotazione obbligatoria: drm-ven.museofratta@cultura.gov.it; 0425 668523) vedrà la partecipazione di tutte le figure professionali e specialistiche che hanno contribuito alla realizzazione del progetto e dei nuovi strumenti di valorizzazione, offrendo l’occasione per raccontare il percorso che ha portato dalla ricerca scientifica alla sua restituzione attraverso nuove modalità di comunicazione e fruizione.

Tutti questi nuovi materiali sono stati realizzati grazie alla collaborazione con il dipartimento di Scienze dell’Antichità di Sapienza-Università di Roma, il C.P.S.S.A.E. e il dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, nell’ambito del progetto “Prima Europa. La Protostoria del Polesine” con il sostegno della Fondazione CARIPARO e coordinato dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Verona, Vicenza e Rovigo. La ripresa degli scavi e il programma di iniziative pubbliche realizzati nell’ambito del progetto nel corso degli anni confermano così la volontà di fare dell’archeologia non soltanto un’attività di ricerca, ma anche un’occasione di incontro e partecipazione, creando un dialogo diretto tra archeologi, istituzioni, comunità locali e visitatori. L’obiettivo è rendere sempre più accessibili e comprensibili le testimonianze delle antiche comunità locali e permettere a un pubblico più ampio di avvicinarsi alla più remota storia del territorio.
Legnago (Vr). Al via la campagna di scavo nel villaggio protostorico (frequentato dalla tarda età del Bronzo al V sec. a.C.) di Terranegra, diretto da Mara Migliavacca (UniVr) con Fondazione Fioroni e Silvia Bandera (Caa). Con “Scavo in prima fila” indagini in diretta per gli appassionati. E programma di incontri

Prende il via il 21 settembre 2026 e proseguirà fino al 16 ottobre 2026 la nuova campagna di scavi archeologici a Terranegra di Legnago (Vr). Le indagini saranno condotte in regime di concessione ministeriale della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza, sotto la direzione scientifica della prof.ssa Mara Migliavacca dell’università di Verona, in collaborazione con la Fondazione Fioroni di Legnago e con Silvia Bandera, conservatrice del Centro Ambientale Archeologico di Legnago. L’iniziativa è frutto di un notevole sforzo organizzativo che ha permesso a Fondazione Fioroni di creare negli anni un gruppo qualificato di istituzioni sensibili alla storia del territorio e alla sua valorizzazione. I lavori, infatti, coinvolgono, oltre a Fondazione Fioroni e al Centro Ambientale Archeologico, il dipartimento Culture e Civiltà dell’università di Verona, l’amministrazione comunale di Legnago, ESU Verona e il Consorzio di Bonifica Veronese.

E quest’anno con “Scavo in prima fila” gli appassionati avranno un posto in prima fila nelle indagini archeologiche a Terranegra di Legnago, in via Fusinato. Dal 22 settembre al 15 ottobre 2026 (dal lunedì al venerdì), dalle 8 alle 12 e dalle 13 alle 17, sarà possibile osservare gli archeologi al lavoro, scoprire passo dopo passo cosa emerge dal terreno, fare domande e ascoltare le spiegazioni degli esperti, entrando così nel vivo della ricerca archeologica. In caso di pioggia non si scava.

Il sito di Terranegra, già indagato a partire dagli anni Novanta del Novecento, ha restituito importanti testimonianze relative ad un abitato protostorico. Dopo una prima occupazione nella tarda età del Bronzo, tra il 1300 e il 1150 a.C., con l’installazione di un villaggio arginato, l’area fu nuovamente abitata durante la prima età del Ferro, dall’VIII al V secolo a.C., nell’ambito della cultura dei Veneti antichi. Le recenti campagne di scavo hanno portato alla luce numerosi reperti e strutture riferibili alla fase più recente dell’insediamento, tra il VI e il V secolo a.C. In particolare, lo scorso anno sono state individuate due abitazioni di circa 10 per 5 metri, separate da canalette per il drenaggio delle acque e lo smaltimento dei rifiuti. Le strutture, realizzate in legno e frasche, conservano i fori di alloggiamento dei pali; all’interno di una delle capanne sono stati rinvenuti anche un focolare con piattaforma in argilla scottata e un grande vaso interrato utilizzato come silos per la conservazione delle derrate alimentari.

Accanto alle importanti attività di ricerca che testimoniano il ruolo cruciale di Fondazione Fioroni nello sviluppo della conoscenza del territorio, verranno organizzate alcune iniziative di divulgazione gratuite, rivolte alle scuole e alla cittadinanza. Visite e approfondimenti verranno curati dagli archeologi impegnati sul campo. Gli scavi saranno inoltre raccontati attraverso i canali social del Centro Ambientale Archeologico. Ecco gli appuntamenti già in programma:

Domenica 27 settembre 2026: alle 10.30, saranno inaugurati i pannelli esplicativi realizzati in collaborazione con il liceo Cotta di Legnago. L’iniziativa, organizzata con il liceo Cotta di Legnago, l’associazione Terranegra Viva APS, prevede la visita allo scavo e laboratori per bambini e ragazzi, con dimostrazioni di archeologia sperimentale a cura dell’associazione Suliis as Torc.
Martedì 29 settembre 2026: alle 10.30, cerimonia di intitolazione del parco che ospita lo scavo. Il nome scelto, “Parco dei Paleoveneti. L’antichità sotto i piedi”, è nato grazie ad un lavoro condiviso con gli studenti dell’Istituto Comprensivo Legnago 01, plesso di Terranegra.
Mercoledì 14 ottobre 2026: alle 20.30, al Centro Ambientale Archeologico, il prof. Umberto Tecchiati, università Statale di Milano, presenterà il libro “Ecologia preistorica. Ambiente società e cultura nella preistoria d’Italia” (Utet 2025). L’incontro sarà dedicato al rapporto tra le società preistoriche e protostoriche e il loro ambiente, dal X al I millennio a.C., con particolare attenzione all’impatto delle attività umane nella costruzione del paesaggio culturale e nello sfruttamento delle risorse naturali delle Valli Grandi Veronesi.
Dicembre 2026 (data ancora da definire): è prevista una conferenza divulgativa per presentare al pubblico i risultati della campagna di scavi.
Ariano nel Polesine (Ro). “San Basilio: Scavi aperti”: alla scoperta del cantiere archeologico con visita dello scavo dell’abitato etrusco condotto dall’università Ca’ Foscari di Venezia

“San Basilio: Scavi aperti”: alla scoperta del cantiere archeologico con visita dello scavo dell’abitato etrusco diretto, dal 7 settembre al 3 ottobre 2026, dalla prof.ssa Giovanna Gambacurta del dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari di Venezia, in convenzione con la soprintendenza ABAP di Verona, Rovigo e Vicenza (dott.ssa Giovanna Falezza), nell’ambito del progetto “San Basilio” finanziato dalla fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Appuntamento sabato 12 settembre 2026, con ritrovo alle 9.45, al Centro Turistico Culturale San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro): dalle 10 alle 12 ci sarà la giornata dedicata alla visita dello scavo dell’abitato etrusco condotto dall’università Ca’ Foscari Venezia. Info e prenotazioni: 3929259875.
A settembre l’archeologia torna protagonista in Polesine (Ro). Al via tre missioni archeologiche (Villamarzana, Frattesina e San Basilio) e la seconda edizione di Adrikà, la rassegna internazionale di cinema archeologico Adria Delta del Po. Ecco il programma

Polesine, l’archeologia torna protagonista a settembre 2026: archeologia come ricerca, scavo, divulgazione; ma anche come comunicazione dell’Antico attraverso incontri e film. Al via infatti tre missioni archeologiche, una dell’università di Padova, una dell’università Ca’ Foscari di Venezia e una di Sapienza università Roma. Ed è al via la seconda edizione di Adrikà, la rassegna internazionale di cinema archeologico Adria Delta del Po.

VILLAMARZANA (Ro, medio Polesine). Dopo un anno di stop, dal 7 settembre al 2 ottobre 2026, la nuova campagna di scavo al sito protostorico di Villamarzana diretta dal prof. Michele Cupitò del dipartimento Beni culturali dell’università di Padova. E sono già state fissate le giornate SCAVI APERTI: saranno il 17 e 24 settembre 2026. Lo scavo rientra nel progetto “Prima Europa. La protostoria del Polesine” finanziato dalla Fondazione Cariparo e coordinato dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza in sinergia con il museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine e il Comune di Villamarzana

FRATTTESINA (Fratta Polesine, Ro, medio Polesine). Dopo un anno di stop, dal 7 settembre al 9 ottobre 2026, la nuova campagna di scavo nel villaggio protostorico di Frattesina diretta dal prof. Andrea Cardarelli del dipartimento di Scienze dell’Antichità di Sapienza università di Roma e co-diretto da Paolo Bellintani, presidente del Cpssae di Rovigo, nell’ambito del progetto “Prima Europa. La protostoria del Medio Polesine”, coordinato dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, e finanziato dalla fondazione Cariparo in sinergia con il museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine e il Comune di Fratta Polesine. In programma, oltre alle giornate SCAVI APERTI, per fine settembre una giornata di presentazione al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine dei nuovi video sul villaggio protostorico di Frattesina.

SAN BASIILIO (Ariano nel Polesine, Ro, basso Polesine). Dal 7 settembre al 3 ottobre 2026, la nuova campagna di scavo nel sito etrusco-preromano di San Basilio diretto dalla prof.ssa Giovanna Gambacurta del dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari di Venezia, in convenzione con la soprintendenza ABAP di Verona, Rovigo e Vicenza (dott.ssa Giovanna Falezza), nell’ambito del progetto “San Basilio” finanziato dalla fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. In programma gli Incontri di Archeologia e le giornate SCAVI APERTI.

ADRIA-LOREO-PORTOVIRO (Ro, basso Polesine). Tra Adria, Loreo e Porto Viro seconda edizione di Adrikà – rassegna internazionale di cinema archeologico Adria e Delta del Po, dal 9 al 13 settembre 2026, promossa dal Circolo del cinema “Carlo Mazzacurati” diretto da Emanuela Finesso e dal museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) con la direzione artistica di Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele (Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea, Ct) e con la direzione scientifica di Alberta Facchi e Sandra Bedetti. Sempre a ingresso gratuito eccetto lo spettacolo “AquaDueO” con biglietto a 20 euro. (vedi Adria (Ro). Presentata la seconda edizione di Adrikà – rassegna internazionale di cinema archeologico Adria e Delta del Po: oltre quaranta appuntamenti tra Adria, Porto Viro e Loreo. Film da tutto il mondo, incontri con archeologi e registi, spettacoli, mostre, visite guidate e una masterclass valida per la formazione continua dei giornalisti | archeologiavocidalpassato). Un tema: l’acqua; e un protagonista: la barca cucita di Corte Cavanella di Loreo, new entry al MAN Adria; 19 film in concorso (da Italia, Egitto, Francia, Grecia, Perù); “Incontri con l’Antico” che portano ad Adria studiosi, archeologi, esperti: Giovanna Gambacurta, Stefano Medas, Raffaella Bortolin, Angela Ruta, Silvia Rosa Brusin, Chiara Mancinelli; e un’escursione alla scoperta del sito di Frattesina con visita allo scavo del sito protostorico e del museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine (Ro).
Ariano nel Polesine (Ro). Al Centro Turistico Culturale di San Basilio inaugurazione dell’esposizione della Stele delle Rose, l’eccezionale reperto scoperto nel 2023 e restaurato dal Rotary Club. La prof.ssa Caterina Previato (UniPd), direttore dello scavo, anticipa per “archeologiavocidalpassato.com” qualche informazione sulla Stele delle Rose

Sabato 5 settembre 2026, alle 10.30, al Centro Turistico Culturale di San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro), si terrà l’inaugurazione dell’esposizione della Stele delle Rose, un importante documento epigrafico, restaurato dal Rotary Club Portoviro – Delta Po, che racconta la storia degli antichi Collegia romani. La Stele delle Rose fu rinvenuta nel 2023 nell’ambito delle ricerche archeologiche condotte dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza e dalle università di Padova e Venezia e sostenute dalla Fondazione Cariparo. La prof.ssa Caterina Previato, del dipartimento Beni culturali dell’università di Padova, direttore dello scavo del sito romano di San Basilio, anticipa per archeologiavocidalpassato.com qualche informazione sulla Stele delle Rose
“Tra i reperti più eccezionali finora trovati a San Basilio – spiega la prof.ssa Caterina Previato ad archeologiavocidalpassato.com – vi è una stele iscritta su una lastra di marmo, che abbiamo ritrovato nella campagna di scavo 2023 nel settore subito a Nord della villa (saggio 2), in uno strato di riporto legato alla defunzionalizzazione del sito, quindi non nel suo contesto originario. Si tratta di un reperto molto interessante sia per il suo stato di conservazione, sia per il suo contenuto. L’iscrizione infatti è molto estesa: si conservano circa 13 righe del testo originario, che è stato studiato dal collega Alfredo Buonopane. L’iscrizione ricorda l’istituzione di una fondazione funeraria, con cui un privato destinava parte dei suoi beni ad un collegio, incaricato della manutenzione del sepolcro e della celebrazione di riti presso la sepoltura di una donna.

“Su base epigrafica l’iscrizione – continua Previato – si data puntualmente al III secolo d.C., e in origine doveva essere affissa su una tomba. Questo dato è molto interessante perché ci porta a riflettere sulle necropoli romane di San Basilio, ad oggi ancora non individuate, che si dovevano trovare a non grande distanza dagli edifici del sito. Diversamente dalle città infatti, in questo tipo di insediamenti le necropoli potevano anche essere in qualche modo frammiste all’abitato. Considerate le dimensioni della lastra dobbiamo immaginare una necropoli costituita da tombe monumentali. Questa ipotesi è avvalorata anche da alcuni ritrovamenti fatti nel passato, in particolare di un grande sarcofago in marmo, attualmente esposto al Centro Turistico Culturale di San Basilio e ritrovato negli anni ’80 non lontano dal punto di ritrovamento dell’iscrizione.
“L’iscrizione ritrovata nel 2023 – conclude Previato – sarà presto visibile e visitabile da parte del pubblico perché in settembre (dal 5 settembre 2026, ndr) verrà esposta al Centro Turistico Culturale, dopo essere stata restaurata grazie al contributo del Rotary Club Porto Viro”.
PROGRAMMA. Sabato 5 settembre 2026, alle 10.30, al Centro Turistico Culturale di San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro), accoglienza degli invitati; 10.45, saluti istituzionali con Luisa Beltrame (sindaco di Ariano nel Polesine), Giovanna Falezza (soprintendenza ABAP per le province di Verona Rovigo e Vicenza) e Maura Rocchi (presidente Rotary Club Porto Viro – Delta Po). Alle 11, gli interventi di approfondimento a cura della prof.ssa Caterina Previato (università di Padova), del prof. Alfredo Buonopane (università di Verona) e del laboratorio di restauro Ar.Co. Sas. A seguire, aperitivo nella sala eventi della Tenuta Forzello a cura dei Gustabili.
Esclusivo. Con la prof.ssa Caterina Previato (UniPd) primo bilancio della campagna 2026 nel sito romano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro): tra le scoperte, un pozzo “alla veneziana” ma realizzato mille anni prima all’esterno della villa romana di cui si è definita la stratigrafia di cinque secoli di frequentazione. Tra i reperti – ceramica, laterizi, vetro, metalli, alcune monete – una maniglia in bronzo, spilloni in osso, un vago di collana in pasta vitrea

Da uno sguardo veloce lo definiresti un tipico “pozzo alla veneziana”. In effetti la tecnica dell’utilizzo della sabbia come filtro dell’acqua è proprio quella dei costruttori veneziani, ma quel pozzo è di più di mille anni più antico: è romano. Ed è stato scoperto poco lontano dalla darsena del complesso polifunzionale legato al sito della mansio Hadriani, l’odierna San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro). È forse la scoperta più eclatante della campagna di scavo 2026, condotto dalla prof.ssa Caterina Previato del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, in collaborazione con la soprintendenza ABAP di Verona Rovigo e Vicenza), nell’ambito del progetto “San Basilio” finanziato dalla fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Ecco un primo bilancio provvisorio delle cinque settimane di scavo a San Basilio nel resoconto di Caterina Previato in esclusiva per archeologiavocidalpassato.com.
“Quest’anno come Università di Padova – spiega la prof.ssa Caterina Previato ad archeologiavocidalpassato.com -, abbiamo ripreso lo scavo dell’insediamento romano di San Basilio, in regime di concessione autorizzata dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza e grazie al sostegno della Fondazione Cariparo, nell’area dove già negli anni ’70 venne individuata una villa romana, o meglio, un complesso polifunzionale legato al sito della mansio Hadriani, con la quale si identifica l’attuale San Basilio.


“Nello specifico, la campagna di quest’anno si è svolta nei mesi di maggio e giugno per una durata complessiva di 5 settimane, e ha visto il coinvolgimento di circa 25 studenti a vari livelli dell’università di Padova. La campagna era finalizzata a completare o, meglio, a procedere con lo scavo dei settori già in corso di indagine dagli anni precedenti. Due di questi settori riguardano l’edificio della cosiddetta villa, mentre il terzo settore riguarda un nuovo edificio che è stato individuato poco più ad Ovest grazie alle prospezioni geofisiche, ignoto prima dell’avvio di questo progetto di ricerca.
“La campagna di scavo si è rivelata molto interessante – assicura Previato -. Nel primo saggio abbiamo potuto indagare le diverse fasi edilizie della villa. Avevamo già iniziato lo scavo di un ambiente negli anni passati e quest’anno lo abbiamo completato fino ad arrivare ad un livello che ipotizziamo essere il suolo sterile, su cui si imposta la costruzione della villa. Le indagini condotte quest’anno e lo studio dei reperti rinvenuti ci permetteranno ora di ricostruire la storia dell’edificio dal momento della sua costruzione al momento del suo abbandono.
“Il secondo settore di scavo che abbiamo indagato è quello dove ci troviamo in questo momento, il cosiddetto saggio 2, anche questo in corso di scavo dal 2023, che si colloca in corrispondenza dell’ipotetico limite nord della villa, che pensiamo ormai di aver intercettato. Proprio qui si collocava una darsena, ovvero una rampa in leggera pendenza rivolta verso un bacino d’acqua, forse un piccolo canale, funzionale alla rimessa delle barche, che ci conferma che ci troviamo in una zona scoperta, esterna alla villa.

“Poco lontano dalla darsena, proprio quest’anno – continua Previato -, abbiamo individuato una struttura eccezionale per dimensioni e stato di conservazione, ovvero un pozzo costruito interamente in laterizi con una struttura molto solida e caratterizzato da un diametro eccezionale, pari a quasi 2 metri. Il pozzo è particolare anche per un’altra sua caratteristica, ovvero per la presenza, intorno alla camicia, su almeno due lati, di un potente livello di sabbia depurata, che è stato probabilmente collocato in questa posizione per agire come filtro, secondo la tecnica dei cosiddetti pozzi alla veneziana, che utilizzavano proprio la sabbia come sistema di filtraggio dell’acqua per renderla più idonea ai diversi usi che se ne potevano fare. Intorno al pozzo c’è poi tutta una serie di buche e strutture che ipotizziamo essere gli alloggiamenti di pali lignei, di cui abbiamo trovato anche alcune porzioni, funzionali probabilmente ad estrarre l’acqua dall’interno del pozzo.

“Infine, il terzo settore in cui abbiamo lavorato nella campagna 2026 è quello dell’edificio ad Ovest della villa, che avevamo già riportato in luce lo scorso anno nella sua interezza. Quest’anno ci siamo approfonditi all’interno di uno degli ambienti dell’edificio, rimuovendo i livelli più superficiali legati all’abbandono e allo smantellamento dell’edificio stesso, e nell’area del portico, dove siamo riusciti a intercettare almeno due fasi edilizie che confermano la lunga continuità di vita di questo edificio. L’anno scorso, infatti, avevamo già identificato una struttura di sottofondazione sotto il perimetrale del complesso architettonico, costituita di pali di legno disposti in orizzontale, che abbiamo studiato e analizzato col metodo del radiocarbonio e che ci permette di ipotizzare che l’edificio sia stato costruito nella seconda metà del I sec. d.C. All’interno dell’area del portico abbiamo invece intercettato una fase edilizia ben più recente, riferibile al V sec. d.C., che sembra impostarsi su una fase più antica e che ci dimostra l’esistenza di più eventi di ristrutturazione che coinvolsero questo complesso architettonico”.
“Qui ci troviamo in un settore di scavo che abbiamo aperto nel 2022 – spiega la prof.ssa Caterina Previato ad archeologiavocidalpassato.com -. Ci troviamo nella zona della cosiddetta villa, all’interno di un ambiente che non era mai stato indagato prima e che abbiamo iniziato a scavare appunto nel 2022 e dove quest’anno ci siamo approfonditi fino a una quota piuttosto bassa, che ci sembra corrispondere al livello sterile su cui si imposta la costruzione della villa stessa. Nella stratigrafia che abbiamo rimosso nel corso di questi anni si concentra dunque tutta la storia edilizia di questo grande edificio che si sviluppa dal I sec. d.C. fino almeno al V sec. d.C., conservata proprio in tutti questi livelli sovrapposti che corrispondono alle progressive ristrutturazioni dell’edificio e in particolare di quest’ambiente, che subì progressive modifiche nei suoi limiti e nelle sue pavimentazioni, ma continuò a vivere ininterrottamente nel corso dei secoli”.
“Anche nella campagna 2026 – anticipa la prof.ssa Previato ad archeologiavocidalpassato.com -, abbiamo trovato un consistente numero di reperti di vario genere, tra cui ceramica, laterizi, vetro, metalli, alcune monete, e anche quest’anno degli oggetti molto particolari che ci raccontano della vita che si svolgeva a San Basilio, all’interno dei suoi edifici.

“Qui, per esempio, abbiamo una maniglia in bronzo – forse di un piccolo armadietto, uno scrigno – che proviene dall’edificio situato ad Ovest della villa. Abbiamo anche dalla stessa zona un chiodo in bronzo, che dobbiamo immaginare utilizzato in un mobile o comunque in un elemento di arredo della villa stessa. Abbiamo anche numerosissimi chiodi in ferro che rimandano invece ai materiali edilizi in uso nella villa, in particolare alle travi di copertura degli edifici.
“Abbiamo poi anche oggetti di uso quotidiano, di cui alcuni legati alle attività che si svolgevano all’interno del sito. Questo, per esempio, è un peso da rete in piombo che, unito a numerosi altri ritrovamenti dello stesso tipo, ci dimostra come la pesca fosse una delle attività più diffuse in questi territori.
“Oltre a questo abbiamo anche numerosi oggetti che rimandano al mondo femminile che abbiamo ritrovato soprattutto nell’area del saggio 2, quindi nella zona del pozzo e del settore Nord della villa, da cui provengono numerosissimi spilloni in osso lavorato che erano utilizzati dalle donne per le acconciature, ma in realtà avevano anche numerose altre funzioni: potevano servire ad esempio anche per chiudere le vesti. Qui ne vediamo due esemplari.
“Tra i ritrovamenti sempre di questo settore inoltre ce n’è uno particolarmente bello: si tratta di un elemento in pasta vitrea che costituisce sicuramente un vago di collana, a dimostrazione delle possibilità economiche di chi viveva e frequentava San Basilio in età romana”.
“Questa quinta campagna di scavo a San Basilio nell’insediamento romano è la prima di una nuova serie di ricerche che proseguiranno anche nei prossimi due anni grazie ad un finanziamento della Fondazione Cariparo, e che ci permetteranno di raccogliere nuove importanti informazioni sulla storia di San Basilio, in particolare in relazione all’età romana. Le ricerche – conclude la prof.ssa Caterina Previato – si concentreranno sugli edifici già noti, ma proseguiranno anche in tutto il contesto limitrofo, attraverso indagini non invasive, quali le prospezioni geofisiche, o micro-invasive, come i carotaggi, non solo per individuare eventuali nuove strutture ed edifici facenti parte del sito di San Basilio di età romana, ma anche per comprendere il suo rapporto con il paesaggio antico. Già dai dati raccolti negli scorsi anni infatti appare evidente come San Basilio fosse appunto un insediamento caratterizzato da edifici e strutture di vario genere, ma anche da una fitta rete di vie d’acqua interne che scorrevano a lato degli edifici e che permettevano un collegamento diretto non solo tra gli edifici, ma anche con l’entroterra”.
Verona. Al museo degli Affreschi la conferenza “Scavi scaligeri. Un’area urbana dalla ricerca alla valorizzazione” con Marco Borsotti del Politecnico di Milano e Brunella Bruno della soprintendenza ABAP di Verona Rovigo e Vicenza, 17mo appuntamento delle “Conversazioni di archeologia arte e scienza” promosse dai Musei Civici di Verona



Martedì 9 giugno 2026, alle 17, , nella Sala Galtarossa del Museo degli Affreschi “G.B. Cavalcaselle” di Verona, la conferenza “Scavi scaligeri. Un’area urbana dalla ricerca alla valorizzazione” con Marco Borsotti del Politecnico di Milano e Brunella Bruno della soprintendenza ABAP di Verona Rovigo e Vicenza, 17mo appuntamento con le conferenze dei Musei Civici 2025 – 2026 “Conversazioni di archeologia arte e scienza”, che presenta il caso degli “Scavi scaligeri” come esempio significativo di dialogo tra ricerca archeologica, progettazione architettonica e valorizzazione del patrimonio culturale in ambito urbano. Attraverso l’esperienza maturata in tale contesto, saranno illustrate le diverse fasi che hanno accompagnato la scoperta, lo studio e la restituzione pubblica di un’area archeologica complessa, inserita nel tessuto storico della città. L’intervento affronta il rapporto tra indagine scientifica e progetto di valorizzazione, evidenziando le problematiche legate alla conservazione delle evidenze archeologiche, alla loro integrazione negli spazi contemporanei e all’allestimento di ambienti espositivi accoglienti, praticabili e comunicativi. Partendo dalle attività di scavo e documentazione, la conferenza mostrerà inoltre come archeologi, architetti e istituzioni abbiano cooperato nella costruzione di percorsi capaci di rendere accessibile e comprensibile un patrimonio spesso nascosto o frammentario. Accesso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili. Si prega di arrivare con un breve anticipo per agevolare l’ingresso a tutti i partecipanti.
Marco Borsotti. È architetto, PhD in Architettura degli Interni e Allestimento, professore associato alla Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni/Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito del Politecnico di Milano, dove è membro del Collegio dei Docenti del Dottorato di Ricerca in Progettazione architettonica, Urbana e degli Interni. È docente al Master IDEA Exhibition Design – Architettura dell’esporre (PoliDesign). È Responsabile Scientifico dell’Unità del Sistema Laboratori ABClab, MIMEX – Museum Innovation, Management and Exhibition Design, DABC Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito. Si occupa principalmente di allestimento contemporaneo in termini di museografia e di nuovi modelli narrativi per la valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale. Su questi temi ha pubblicato numerosi saggi e monografie tra cui: La continuità dell’esporre. Allestimenti ai Musei Civici di Verona 2004-2023 (2023), Digital practices for generating interaction: exhibits and museums as phygital environments (2022), A Brief Journey through Definitions of Contemporary Exhibition Design. From Display to Narrative and Back (2020), Tutto si può narrare. Riflessioni critiche sul progetto di allestimento (2017), Il progetto di allestimento e la sua officina. Luogo, memoria ed evento: mostre alle Fruttiere di Palazzo Te, Mantova (2009).
Brunella Bruno. Funzionaria archeologa alla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza, si occupa di tutela, ricerca e valorizzazione del patrimonio archeologico del territorio veronese e rodigino e, in particolare dell’archeologia della città di Verona. Ha diretto e coordinato numerose indagini archeologiche, tra cui in città gli scavi dell’Arena, dell’ex Cinema Astra, di Castel San Pietro. I suoi interessi scientifici riguardano in particolare i contesti di età romana e tardoantica, gli aspetti della cultura materiale e le metodologie della ricerca archeologica.
Primo week end con il Progetto San Basilio: al museo Archeologico di Adria la conferenza di Jacopo Bonetto (UniPd) e Giovanna Falezza (sabap-vr-ro-vi), e Scavi aperti al sito romano di San Basilio

Sono ufficialmente riprese le attività di scavo nel sito romano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro). Gli studenti del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, diretti dalla prof.ssa Caterina Previato, sono tornati sul campo per riportare alla luce nuove tessere della storia di questo straordinario snodo commerciale dell’antichità. E con gli scavi in questo week end ripartono anche le attività collaterali, dagli Incontri di Archeologia al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) agli Scavi aperti nel sito di San Basilio. Venerdì 29 maggio 2026, alle 18.15, al museo Archeologico nazionale di Adria si terrà la prima conferenza del “Progetto San Basilio”, tenuta dal prof. Jacopo Bonetto del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova e dalla dott.ssa Giovanna Falezza della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo Vicenza. Info e prenotazioni: +39 392 9259875. E sabato 30 maggio 2026, c’è Scavi aperti: ritrovo alle 9.45 al centro turistico culturale di San Basilio per poi andare alla scoperta dello scavo dell’abitato romano con gli archeologi dell’università di Padova. Prenotazione obbligatoria al 3929259875.
Verona. A Quinzano la conferenza “Tra forme e gesti. Le ceramiche di Quinzano e le comunità neolitiche del Veronese (VI-V millennio a.C.)” con Marika Ciela dell’università di Trento, quarto e ultimo incontro del ciclo “Quinzano, il primo insediamento di Verona: storie di uomini, ossa e ceramiche”

Martedì 26 maggio 2026, alle 20, nella Sala “Garonzi” del Centro Polifunzionale della 2ª Circoscrizione, in via Quinzano 24/D a Verona, la conferenza “Tra forme e gesti. Le ceramiche di Quinzano e le comunità neolitiche del Veronese (VI-V millennio a.C.)” con Marika Ciela dell’università di Trento, quarto e ultimo incontro del ciclo “Quinzano, il primo insediamento di Verona: storie di uomini, ossa e ceramiche” organizzato dalla 2ª Circoscrizione del Comune di Verona in collaborazione con i Musei civici di Verona e la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, per offrire al pubblico un quadro aggiornato e approfondito delle ricerche del passato, in corso e future sulla preistoria dell’area quinzanese, uno dei contesti più significativi per la ricostruzione delle prime fasi di antropizzazione del territorio comunale di Verona.





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