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Esclusivo. Con la prof.ssa Caterina Previato (UniPd) primo bilancio della campagna 2026 nel sito romano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro): tra le scoperte, un pozzo “alla veneziana” ma realizzato mille anni prima all’esterno della villa romana di cui si è definita la stratigrafia di cinque secoli di frequentazione. Tra i reperti – ceramica, laterizi, vetro, metalli, alcune monete – una maniglia in bronzo, spilloni in osso, un vago di collana in pasta vitrea

La prof.ssa Caterina Previato del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova nella campagna di scavo 2026 del sito romano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto graziano tavan)

Da uno sguardo veloce lo definiresti un tipico “pozzo alla veneziana”. In effetti la tecnica dell’utilizzo della sabbia come filtro dell’acqua è proprio quella dei costruttori veneziani, ma quel pozzo è di più di mille anni più antico: è romano. Ed è stato scoperto poco lontano dalla darsena del complesso polifunzionale legato al sito della mansio Hadriani, l’odierna San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro). È forse la scoperta più eclatante della campagna di scavo 2026, condotto dalla prof.ssa Caterina Previato del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, in collaborazione con la soprintendenza ABAP di Verona Rovigo e Vicenza), nell’ambito del progetto “San Basilio” finanziato dalla fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Ecco un primo bilancio provvisorio delle cinque settimane di scavo a San Basilio nel resoconto di Caterina Previato in esclusiva per archeologiavocidalpassato.com.

“Quest’anno come Università di Padova – spiega la prof.ssa Caterina Previato ad archeologiavocidalpassato.com -, abbiamo ripreso lo scavo dell’insediamento romano di San Basilio, in regime di concessione autorizzata dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza e grazie al sostegno della Fondazione Cariparo, nell’area dove già negli anni ’70 venne individuata una villa romana, o meglio, un complesso polifunzionale legato al sito della mansio Hadriani, con la quale si identifica l’attuale San Basilio.

Uno dei due gruppi di studenti a vario titolo dell’università di Padova che hanno partecipato all acampagna 2026 sul sito romano di San Basilio (foto unipd)
Uno dei due gruppi di studenti a vario titolo dell’università di Padova che hanno partecipato all acampagna 2026 sul sito romano di San Basilio (foto unipd)

“Nello specifico, la campagna di quest’anno si è svolta nei mesi di maggio e giugno per una durata complessiva di 5 settimane, e ha visto il coinvolgimento di circa 25 studenti a vari livelli dell’università di Padova. La campagna era finalizzata a completare o, meglio, a procedere con lo scavo dei settori già in corso di indagine dagli anni precedenti. Due di questi settori riguardano l’edificio della cosiddetta villa, mentre il terzo settore riguarda un nuovo edificio che è stato individuato poco più ad Ovest grazie alle prospezioni geofisiche, ignoto prima dell’avvio di questo progetto di ricerca.

“La campagna di scavo si è rivelata molto interessante – assicura Previato -. Nel primo saggio abbiamo potuto indagare le diverse fasi edilizie della villa. Avevamo già iniziato lo scavo di un ambiente negli anni passati e quest’anno lo abbiamo completato fino ad arrivare ad un livello che ipotizziamo essere il suolo sterile, su cui si imposta la costruzione della villa. Le indagini condotte quest’anno e lo studio dei reperti rinvenuti ci permetteranno ora di ricostruire la storia dell’edificio dal momento della sua costruzione al momento del suo abbandono.

“Il secondo settore di scavo che abbiamo indagato è quello dove ci troviamo in questo momento, il cosiddetto saggio 2, anche questo in corso di scavo dal 2023, che si colloca in corrispondenza dell’ipotetico limite nord della villa, che pensiamo ormai di aver intercettato. Proprio qui si collocava una darsena, ovvero una rampa in leggera pendenza rivolta verso un bacino d’acqua, forse un piccolo canale, funzionale alla rimessa delle barche, che ci conferma che ci troviamo in una zona scoperta, esterna alla villa.

Il grande pozzo in laterizi di età romana scoperto vicino alla darsena della cd villa romana di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto graziano tavan)

“Poco lontano dalla darsena, proprio quest’anno – continua Previato -, abbiamo individuato una struttura eccezionale per dimensioni e stato di conservazione, ovvero un pozzo costruito interamente in laterizi con una struttura molto solida e caratterizzato da un diametro eccezionale, pari a quasi 2 metri. Il pozzo è particolare anche per un’altra sua caratteristica, ovvero per la presenza, intorno alla camicia, su almeno due lati, di un potente livello di sabbia depurata, che è stato probabilmente collocato in questa posizione per agire come filtro, secondo la tecnica dei cosiddetti pozzi alla veneziana, che utilizzavano proprio la sabbia come sistema di filtraggio dell’acqua per renderla più idonea ai diversi usi che se ne potevano fare. Intorno al pozzo c’è poi tutta una serie di buche e strutture che ipotizziamo essere gli alloggiamenti di pali lignei, di cui abbiamo trovato anche alcune porzioni, funzionali probabilmente ad estrarre l’acqua dall’interno del pozzo.

La prof.ssa Previato mostra l’area del Saggio 3, il grande edificio a Ovest della villa romana, a San Basilio di Ariano nel Polesine (foto graziano tavan)

“Infine, il terzo settore in cui abbiamo lavorato nella campagna 2026 è quello dell’edificio ad Ovest della villa, che avevamo già riportato in luce lo scorso anno nella sua interezza. Quest’anno ci siamo approfonditi all’interno di uno degli ambienti dell’edificio, rimuovendo i livelli più superficiali legati all’abbandono e allo smantellamento dell’edificio stesso, e nell’area del portico, dove siamo riusciti a intercettare almeno due fasi edilizie che confermano la lunga continuità di vita di questo edificio. L’anno scorso, infatti, avevamo già identificato una struttura di sottofondazione sotto il perimetrale del complesso architettonico, costituita di pali di legno disposti in orizzontale, che abbiamo studiato e analizzato col metodo del radiocarbonio e che ci permette di ipotizzare che l’edificio sia stato costruito nella seconda metà del I sec. d.C. All’interno dell’area del portico abbiamo invece intercettato una fase edilizia ben più recente, riferibile al V sec. d.C., che sembra impostarsi su una fase più antica e che ci dimostra l’esistenza di più eventi di ristrutturazione che coinvolsero questo complesso architettonico”.

“Qui ci troviamo in un settore di scavo che abbiamo aperto nel 2022 – spiega la prof.ssa Caterina Previato ad archeologiavocidalpassato.com -. Ci troviamo nella zona della cosiddetta villa, all’interno di un ambiente che non era mai stato indagato prima e che abbiamo iniziato a scavare appunto nel 2022 e dove quest’anno ci siamo approfonditi fino a una quota piuttosto bassa, che ci sembra corrispondere al livello sterile su cui si imposta la costruzione della villa stessa. Nella stratigrafia che abbiamo rimosso nel corso di questi anni si concentra dunque tutta la storia edilizia di questo grande edificio che si sviluppa dal I sec. d.C. fino almeno al V sec. d.C., conservata proprio in tutti questi livelli sovrapposti che corrispondono alle progressive ristrutturazioni dell’edificio e in particolare di quest’ambiente, che subì progressive modifiche nei suoi limiti e nelle sue pavimentazioni, ma continuò a vivere ininterrottamente nel corso dei secoli”.

“Anche nella campagna 2026 – anticipa la prof.ssa Previato ad archeologiavocidalpassato.com -, abbiamo trovato un consistente numero di reperti di vario genere, tra cui ceramica, laterizi, vetro, metalli, alcune monete, e anche quest’anno degli oggetti molto particolari che ci raccontano della vita che si svolgeva a San Basilio, all’interno dei suoi edifici.

Cassettine di frammenti di vasi e laterizi recuperati nella campagna 2026 sul sito romano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto graziano tavan)

“Qui, per esempio, abbiamo una maniglia in bronzo – forse di un piccolo armadietto, uno scrigno – che proviene dall’edificio situato ad Ovest della villa. Abbiamo anche dalla stessa zona un chiodo in bronzo, che dobbiamo immaginare utilizzato in un mobile o comunque in un elemento di arredo della villa stessa. Abbiamo anche numerosissimi chiodi in ferro che rimandano invece ai materiali edilizi in uso nella villa, in particolare alle travi di copertura degli edifici.

“Abbiamo poi anche oggetti di uso quotidiano, di cui alcuni legati alle attività che si svolgevano all’interno del sito. Questo, per esempio, è un peso da rete in piombo che, unito a numerosi altri ritrovamenti dello stesso tipo, ci dimostra come la pesca fosse una delle attività più diffuse in questi territori.

“Oltre a questo abbiamo anche numerosi oggetti che rimandano al mondo femminile che abbiamo ritrovato soprattutto nell’area del saggio 2, quindi nella zona del pozzo e del settore Nord della villa, da cui provengono numerosissimi spilloni in osso lavorato che erano utilizzati dalle donne per le acconciature, ma in realtà avevano anche numerose altre funzioni: potevano servire ad esempio anche per chiudere le vesti. Qui ne vediamo due esemplari.

“Tra i ritrovamenti sempre di questo settore inoltre ce n’è uno particolarmente bello: si tratta di un elemento in pasta vitrea che costituisce sicuramente un vago di collana, a dimostrazione delle possibilità economiche di chi viveva e frequentava San Basilio in età romana”.

“Questa quinta campagna di scavo a San Basilio nell’insediamento romano è la prima di una nuova serie di ricerche che proseguiranno anche nei prossimi due anni grazie ad un finanziamento della Fondazione Cariparo, e che ci permetteranno di raccogliere nuove importanti informazioni sulla storia di San Basilio, in particolare in relazione all’età romana. Le ricerche – conclude la prof.ssa Caterina Previato – si concentreranno sugli edifici già noti, ma proseguiranno anche in tutto il contesto limitrofo, attraverso indagini non invasive, quali le prospezioni geofisiche, o micro-invasive, come i carotaggi, non solo per individuare eventuali nuove strutture ed edifici facenti parte del sito di San Basilio di età romana, ma anche per comprendere il suo rapporto con il paesaggio antico. Già dai dati raccolti negli scorsi anni infatti appare evidente come San Basilio fosse appunto un insediamento caratterizzato da edifici e strutture di vario genere, ma anche da una fitta rete di vie d’acqua interne che scorrevano a lato degli edifici e che permettevano un collegamento diretto non solo tra gli edifici, ma anche con l’entroterra”.

Verona. Al museo degli Affreschi la conferenza “Scavi scaligeri. Un’area urbana dalla ricerca alla valorizzazione” con Marco Borsotti del Politecnico di Milano e Brunella Bruno della soprintendenza ABAP di Verona Rovigo e Vicenza, 17mo appuntamento delle “Conversazioni di archeologia arte e scienza” promosse dai Musei Civici di Verona

Il percorso archeologico al Centro internazionale di Fotografia – Scavi scaligeri di Verona (foto graziano tavan)
Il percorso archeologico al Centro internazionale di Fotografia – Scavi scaligeri di Verona (foto graziano tavan)

Martedì 9 giugno 2026, alle 17, , nella Sala Galtarossa del Museo degli Affreschi “G.B. Cavalcaselle” di Verona, la conferenza “Scavi scaligeri. Un’area urbana dalla ricerca alla valorizzazione” con Marco Borsotti del Politecnico di Milano e Brunella Bruno della soprintendenza ABAP di Verona Rovigo e Vicenza, 17mo appuntamento con le conferenze dei Musei Civici 2025 – 2026 “Conversazioni di archeologia arte e scienza”, che presenta il caso degli “Scavi scaligeri” come esempio significativo di dialogo tra ricerca archeologica, progettazione architettonica e valorizzazione del patrimonio culturale in ambito urbano. Attraverso l’esperienza maturata in tale contesto, saranno illustrate le diverse fasi che hanno accompagnato la scoperta, lo studio e la restituzione pubblica di un’area archeologica complessa, inserita nel tessuto storico della città. L’intervento affronta il rapporto tra indagine scientifica e progetto di valorizzazione, evidenziando le problematiche legate alla conservazione delle evidenze archeologiche, alla loro integrazione negli spazi contemporanei e all’allestimento di ambienti espositivi accoglienti, praticabili e comunicativi. Partendo dalle attività di scavo e documentazione, la conferenza mostrerà inoltre come archeologi, architetti e istituzioni abbiano cooperato nella costruzione di percorsi capaci di rendere accessibile e comprensibile un patrimonio spesso nascosto o frammentario. Accesso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili. Si prega di arrivare con un breve anticipo per agevolare l’ingresso a tutti i partecipanti.

Marco Borsotti, architetto (Politecnico di Milano)

Marco Borsotti. È architetto, PhD in Architettura degli Interni e Allestimento, professore associato alla Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni/Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito del Politecnico di Milano, dove è membro del Collegio dei Docenti del Dottorato di Ricerca in Progettazione architettonica, Urbana e degli Interni. È docente al Master IDEA Exhibition Design – Architettura dell’esporre (PoliDesign). È Responsabile Scientifico dell’Unità del Sistema Laboratori ABClab, MIMEX – Museum Innovation, Management and Exhibition Design, DABC Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito. Si occupa principalmente di allestimento contemporaneo in termini di museografia e di nuovi modelli narrativi per la valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale. Su questi temi ha pubblicato numerosi saggi e monografie tra cui: La continuità dell’esporre. Allestimenti ai Musei Civici di Verona 2004-2023 (2023), Digital practices for generating interaction: exhibits and museums as phygital environments (2022), A Brief Journey through Definitions of Contemporary Exhibition Design. From Display to Narrative and Back (2020), Tutto si può narrare. Riflessioni critiche sul progetto di allestimento (2017), Il progetto di allestimento e la sua officina. Luogo, memoria ed evento: mostre alle Fruttiere di Palazzo Te, Mantova (2009).

Brunella Bruno, archeologa (sabap-vr)

Brunella Bruno. Funzionaria archeologa alla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza, si occupa di tutela, ricerca e valorizzazione del patrimonio archeologico del territorio veronese e rodigino e, in particolare dell’archeologia della città di Verona. Ha diretto e coordinato numerose indagini archeologiche, tra cui in città gli scavi dell’Arena, dell’ex Cinema Astra, di Castel San Pietro.  I suoi interessi scientifici riguardano in particolare i contesti di età romana e tardoantica, gli aspetti della cultura materiale e le metodologie della ricerca archeologica.

Primo week end con il Progetto San Basilio: al museo Archeologico di Adria la conferenza di Jacopo Bonetto (UniPd) e Giovanna Falezza (sabap-vr-ro-vi), e Scavi aperti al sito romano di San Basilio

Sono ufficialmente riprese le attività di scavo nel sito romano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro). Gli studenti del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, diretti dalla prof.ssa Caterina Previato, sono tornati sul campo per riportare alla luce nuove tessere della storia di questo straordinario snodo commerciale dell’antichità. E con gli scavi in questo week end ripartono anche le attività collaterali, dagli Incontri di Archeologia al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) agli Scavi aperti nel sito di San Basilio.  Venerdì 29 maggio 2026, alle 18.15, al museo Archeologico nazionale di Adria si terrà la prima conferenza del “Progetto San Basilio”, tenuta dal prof. Jacopo Bonetto del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova e dalla dott.ssa Giovanna Falezza della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo Vicenza. Info e prenotazioni: +39 392 9259875. E sabato 30 maggio 2026, c’è Scavi aperti: ritrovo alle 9.45 al centro turistico culturale di San Basilio per poi andare alla scoperta dello scavo dell’abitato romano con gli archeologi dell’università di Padova. Prenotazione obbligatoria al 3929259875.

Verona. A Quinzano la conferenza “Tra forme e gesti. Le ceramiche di Quinzano e le comunità neolitiche del Veronese (VI-V millennio a.C.)” con Marika Ciela dell’università di Trento, quarto e ultimo incontro del ciclo “Quinzano, il primo insediamento di Verona: storie di uomini, ossa e ceramiche”

Martedì 26 maggio 2026, alle 20, nella Sala “Garonzi” del Centro Polifunzionale della 2ª Circoscrizione, in via Quinzano 24/D a Verona, la conferenza “Tra forme e gesti. Le ceramiche di Quinzano e le comunità neolitiche del Veronese (VI-V millennio a.C.)” con Marika Ciela dell’università di Trento, quarto e ultimo incontro del ciclo “Quinzano, il primo insediamento di Verona: storie di uomini, ossa e ceramiche” organizzato dalla 2ª Circoscrizione del Comune di Verona in collaborazione con i Musei civici di Verona e la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, per offrire al pubblico un quadro aggiornato e approfondito delle ricerche del passato, in corso e future sulla preistoria dell’area quinzanese, uno dei contesti più significativi per la ricostruzione delle prime fasi di antropizzazione del territorio comunale di Verona.

Adria (Ro). Al museo Archeologico nazionale “Ed ecco verso noi venir per nave”: al centro dell’attenzione della Notte europea dei Musei il nuovo allestimento della barca cucita di Corte Cavanella, presentazione del restauro, reading letterario, visite guidate, apericena, e anticipazioni della seconda edizione di Adrikà. La presentazione ad archeologiavocidalpassato.com della direttrice Alberta Facchi

Il nuovo allestimento della barca cucita di Corte Cavanella di Loreo al museo Archeologico nazionale di Adria (foto graziano tavan)

“Ed ecco verso noi venir per nave”… un titolo che è tutto un programma quello della Notte europea dei Musei al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro). Al centro dell’attenzione della serata del 23 maggio 2026 è proprio la barca cucita (sutilis navis), per l’esattezza il fondo di una imbarcazione lignea ‘cucita’ databile al II-I sec. a.C., scoperta a Corte Cavanella di Loreo (Ro) nel 1983 e che ora, dopo i restauri, trova la sua sistemazione e valorizzazione nel nuovo allestimento proprio nella sezione dedicata a Corte Cavanella: il programma è ricco, come spiega ad archeologiavocidalpassato.com la direttrice del MAN-Adria Alberta Facchi, per una serata speciale al museo al costo di ingresso simbolico di 1 euro.

“Il restauro e l’allestimento della nuova sezione di Corte Cavanella di Loreo al museo Archeologico nazionale di Adria verranno presentati il 23 maggio in occasione della Notte europea dei Musei. Ci sarà una grande festa che sarà anche occasione per avere un momento di teatro con un reading letterario di Antonino Varvarà (“Immagine e simbologia della barca e della nave nella letteratura antica e moderna”, alle 18.30) proprio sul tema della nave e dell’acqua. Tema della nave e dell’acqua che sarà anche il filo conduttore della prossima edizione del Festival del cinema archeologico Adrikà che si svolgerà a settembre tra Adria, Loreo e Porto Viro, e verrà presentato la notte del 23 maggio (“Aspettando ADRIKÀ 2026: anticipazione della seconda edizione del Festival internazionale del Cinema archeologico di Adria e del Delta a cura del Circolo del Cinema “C. Mazzacurati” di Adria, con Emanuela Finesso, alle 19).

Fase del restauro della barca cucita di Corte Cavanella: 4. consolidamento in vasca con immissione di PEG a flusso moderato (foto MAN-Adria)

“Durante la sera – continua Alberta Facchi – ci sarà un’apericena, alle 19.30: prenotatevi presso il museo Archeologico. E ci sarà per tutta la notte, fino alle 22.30, visite guidate alla barca cucita di Corte Cavanella di Loreo”. Il restauro della barca “cucita” di Corte Cavanella di Loreo e il suo allestimento al museo Archeologico nazionale di Adria saranno presentati rispettivamente dalla restauratrice Ilaria B. Perticucci e dal prof. Jacopo Bonetto dell’università di Padova. Il restauro, in collaborazione scientifica con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza, è stato realizzato nell’ambito di “Restituzioni”, progetto di Intesa Sanpaolo, anche con il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. L’allestimento della nuova sezione è stato realizzato dalla direzione regionale Musei nazionali Veneto grazie al PNRR, con un apporto fondamentale fornito dal partner Ente Parco regionale veneto del Delta del Po, sempre attraverso il PNRR, e con la collaborazione dell’università di Padova.

Ariano nel Polesine (Ro). Lo scavo nell’abitato romano diretto da Caterina Previato apre la campagna 2026 del Progetto San Basilio (poi segue Silvia Paltineri nell’abitato etrusco) e con esso al via “Scavi aperti” e “Incontri di archeologia”. Ecco il programma

La prof.ssa Caterina Previato (UniPd) sullo scavo della villa romana di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto graziano tavan)

Gli archeologi tornano a San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro) per la campagna di scavo 2026 curate dall’università di Padova e dall’università Ca’ Foscari di Venezia. Si inizia lunedì 18 maggio 2026 con lo scavo dell’abitato romano diretto dalla prof.ssa Caterina Previato (dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova) che si protrarrà fino al 19 giugno. Invece l’8 giugno 2026 inizia lo scavo dell’abitato etrusco diretto dalla prof.ssa Silvia Paltineri (dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova) fino al 3 luglio 2026. Invece lo scavo sempre dell’abitato etrusco diretto dalla prof.ssa Giovanna Gambacurta (dipartimento di Studi umanistici di Ca’ Foscari) quest’anno sarà a settembre. Con l’avvio della campagna di scavo 2026 riprendono anche gli appuntamenti del Progetto San Basilio, un’occasione unica per scoprire la storia di questo sito straordinario insieme a chi lo studia ogni giorno. Grazie alla collaborazione tra il dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova e il dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari il passato torna a parlarci attraverso: Scavi Aperti, per vedere dal vivo il lavoro degli archeologi sul campo, e Conferenze dedicate, per approfondire le ultime scoperte.

Programma “Scavi aperti”: 30 maggio 2026, scavo dell’abitato romano (università di Padova); 6 giugno 2026, scavo dell’abitato romano (università di Padova); 27 giugno 2026, scavo dell’abitato etrusco (università di Padova). Le visite allo scavo si svolgono il sabato mattina dalle 10 alle 12, con ritrovo presso il Centro Turistico Culturale San Basilio alle 9.45. Per prenotazioni contattare il numero 3929259875.

Programma conferenze “Incontri di archeologia”: 29 maggio 2026, alle 18.15, al museo Archeologico nazionale di Adria, Jacopo Bonetto (UniPd) e Giovanna Falezza (Sabap-Vr-Ro-Vi) su “San Basilio: ricerca archeologica, tutela, spazio digitale e intelligenza artificiale”; 5 giugno 2026, alle 18.30, al Centro turistico San Basilio, Caterina Previato (UniPd) su “San Basilio in età romana: nuovi dati dai recenti scavi”; 12 giugno 2026, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Adria, Noemi Ruberti (UniPd) e Vito Giuseppe Prillo (università di Siena) su “Lo sfruttamento delle risorse ambientali nel sito romano di San Basilio: dati preliminari”; 19 giugno 2026, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Adria, Andrea Stella (UniPd) su “Il contributo della moneta alla storia di San Basilio”; 26 giugno 2026, alle 18.30, al Centro turistico San Basilio, Silvia Paltineri (UniPd) su “San Basilio etrusca: novità dallo scavo dell’università di Padova”. È consigliata la prenotazione al 3929259875.

Verona. A Quinzano la conferenza “Alle origini di Quinzano: nuovi dati dagli scavi della soprintendenza Archeologica” con Paola Salzani (Sabap-Vr), terzo del ciclo di quattro incontri “Quinzano, il primo insediamento di Verona: storie di uomini, ossa e ceramiche”

Martedì 31 marzo 2026, alle 20, nella Sala “Garonzi” del Centro Polifunzionale della 2ª Circoscrizione, in via Quinzano 24/D a Verona, la conferenza “Alle origini di Quinzano: nuovi dati dagli scavi della soprintendenza Archeologica” con Paola Salzani della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, terzo del ciclo di quattro incontri “Quinzano, il primo insediamento di Verona: storie di uomini, ossa e ceramiche” organizzato dalla 2ª Circoscrizione del Comune di Verona in collaborazione con i Musei civici di Verona e la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, per offrire al pubblico un quadro aggiornato e approfondito delle ricerche del passato, in corso e future sulla preistoria dell’area quinzanese, uno dei contesti più significativi per la ricostruzione delle prime fasi di antropizzazione del territorio comunale di Verona. “È un’occasione estremamente importante – sottolinea il soprintendente Andrea Rosignoli –, un momento di restituzione alla cittadinanza e, in particolare, alle comunità locali, perché Quinzano è una delle zone più interessanti dal punto di vista delle ricerche archeologiche paleontologiche. Le ex cave hanno restituito ormai decenni fa dei reperti di notevole interesse, ma anche in tempi molto più recenti, a partire dal 2023, attraverso uno scavo della soprintendenza, sono emersi nuovi resti ancora in fase di studio. Questo ciclo di quattro conferenze, quindi, presenta le anteprime e i primi risultati. L’aspetto veramente suggestivo è che sembrano essere i resti del primo insediamento stabile del territorio veronese, quindi le origini della città risalenti a circa 7000 anni fa”.

Padova. Al Palazzo Bo, in presenza e on line, giornata di studi “Ricostruire il passato. Dalla ricerca storica alla Virtual Reality”: esperienze recenti di ricostruzioni virtuali, dalla ricostruzione dei siti archeologici polesani al teatro romano di Aquileia, dal Tempietto longobardo di Cividale al Capitolium di Verona. Ecco il programma

Giovedì 12 marzo 2026, alle 9, in Aula Nievo di Palazzo Bo dell’università di Padova, giornata di studi “Ricostruire il passato. Dalla ricerca storica alla Virtual Reality”, che si può seguire anche in streaming alla pagina youtube.com/dbcunipd: incontro nazionale dedicato alle nuove frontiere di sviluppo delle ricostruzioni digitali dei siti archeologici e delle architetture storiche. Studiosi di diversi enti di ricerca italiani presenteranno varie esperienze recenti di ricostruzioni virtuali e il percorso metodologico che intercorre tra la ricerca e la trasmissione visuale delle conoscenze. La giornata sarà aperta dalla prima presentazione pubblica delle ricostruzioni dei siti archeologici di Corte Cavanella, San Basilio e Frattesina in Polesine, cui hanno contribuito il dipartimento dei Beni culturali dell’ateneo patavino e l’università Ca’ Foscari di Venezia in un progetto sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e dal Parco Delta del Po Veneto. Hanno coordinato le attività la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza e la direzione regionale Musei nazionali del Veneto. La giornata di studi vuole mettere a confronto metodi e prospettive della divulgazione scientifica nel campo dell’archeologia e dell’architettura.

Ricostruzione 3D del teatro romano di Aquileia (foto unipd-cnr)

IL PROGRAMMA. Modera la giornata il prof. G. Salemi. Alle 9, saluti istituzionali e Introduzione: G. Valenzano, M. S. Busana (UniPD-dBC); G. Muraro (fondazione Cariparo); P. Massaro (parco regionale veneto Delta del Po); A. Rosignoli (soprintendenza ABAP Verona Rovigo Vicenza); 9.30, J. Bonetto, A. Zara, E. Faresin, A. Facchi, G. Falezza, G. Gambacurta, S. Paltineri, C. Previato, G. Iadicicco, N. Pollon, V. Cremasco, D. Pagella (università di Padova; soprintendenza ABAP per le Province di Verona Rovigo e Vicenza; direzione regionale Musei nazionali Veneto; università Ca’ Foscari di Venezia; Rendering Studio: “L’antico Polesine tra ricerca e comunicazione digitale: San Basilio, Corte Cavanella, Adria”; 10.10, L. Cardarelli, P. Bellintani, W. de Neef, M.L. Pulcini, P. Salzani, A. Cardarelli (Sapienza università di Roma; soprintendenza per i Beni culturali – Provincia autonoma di Trento – CPSSAE; Otto-Friedrich-Universität Bamberg; direzione regionale Musei nazionali Veneto; soprintendenza ABAP per le Province di Verona Rovigo e Vicenza; Fondazione Sapienza – Istituto italiano di Preistoria e Protostoria): “Il grande villaggio del Bronzo finale di Frattesina (Fratta Polesine – Ro). Dalla ricerca sul campo alla ricostruzione digitale”; 10.40, A.R. Ghiotto, G. Furlan, E. Faresin, S. Berto, K. Mendola (università di Padova; CNR, Istituto Scienze del Patrimonio Culturale): “Roma La ricostruzione 3D del teatro romano di Aquileia e del “Campo romano” di Schio”; 11.10, M. Baioni, C. Mangani, G. Maltese (museo Archeologico della Valle Sabbia, Gavardo – Bs; museo Archeologico Platina, Piadena-Drizzona – Cr; museo civico Archeologico “G. Rambotti”, Desenzano del Garda – Bs): “Il sito UNESCO delle palafitte: dalla ricerca alla sfida della valorizzazione attraverso la realtà virtuale”; 11.30, coffee break; 11.50, C. Guarnieri, M. Toffanin (università di Padova; Archivio di Stato di Rovigo): “Ricerche al cuore del Santo. Indagando attorno alle perdute barriere liturgiche della Basilica di Sant’Antonio di Padova”; 12.20, L. Galeazzo, F. Panarotto (università di Padova): “Ricostruire la periferia d’acqua di Venezia: storia e trasformazioni delle isole lagunari in un’infrastruttura geospaziale 3D”; 12.50, discussione; pausa pranzo.

Verona Time Machine: con gli smartglass alal scoperta della Verona romana in Realtà Aumentata (foto artglass)

Alle 15, A. Giordano, E. Svalduz, G. Guidarelli, R. A. Bernardello, P. Borin, F. Panarotto, M. Perticarini, M. Rossi (università di Padova; università di Brescia; musei di Palazzo dei Pio): “Dalla storia alla rappresentazione: città e architetture invisibili”; 15.30, M. S. Busana, I. Carpanese, N. Dalla Pozza, A. Padoan, A. Vacilotto (università di Padova): “CArD3d – Carta Archeologica Digitale Tridimensionale del Veneto: un prototipo di webApp per far conoscere il patrimonio archeologico regionale attraverso le ricostruzioni virtuali”; 16, L. Villa (Stiftung pro Kloster S. Johann, Müstair): “Raccontare il Tempietto Longobardo di Cividale del Friuli”; 16.30, A. Scuderi, M. R. Bertoncini, M. Tramonti, A. Tricomi (Capitale Cultura Group/ARtGlass Imprese Culturali e Creative; associazione ArcheoNaute Onlus): “Verona Per una fruizione accessibile del Capitolium di Verona: l’esperienza in realtà aumentata di Verona Time Machine”; 17, E. Demetrescu, T. Ismaelli, S. Berto, S. Bozza (CNR, Istituto Scienze del Patrimonio Culturale, Roma): “Ricostruire come pratica scientifica: dal dato stratigrafico al modello interpretativo”; 17.30, P. Basso, N. Del Barba (università di Verona): “La ricostruzione delle mura tardoantiche nel settore meridionale di Aquileia”; 18, discussione.

 

Verona. Al museo di Storia naturale presentazione del libro “La necropoli dell’età del Bronzo di Franzine Nuove di Villa Bartolomea (Verona). Scavi 1968-1983” di Alessandra Aspes e Marisa Morelato: il libro documenta per la prima volta, in modo sistematico, gli scavi condotti tra il 1968 e il 1983

Martedì 10 marzo 2026, alle 17, nella Sala conferenze “Sandro Ruffo” del museo di Storia naturale di Verona, presentazione del libro di Alessandra Aspes e Marisa Morelato “La necropoli dell’età del Bronzo di Franzine Nuove di Villa Bartolomea (Verona). Scavi 1968-1983” – Memorie del Museo Civico di Storia Naturale di Verona 2. Serie, Sezione Scienze dell’Uomo, n. 18 – 2025. Dopo i saluti istituzionali di Marta Ugolini (assessore alla Cultura, Turismo e Rapporti con l’Unesco), Andrea Rosignoli (soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza) e Leonardo Latella, responsabile museo di Storia naturale di Verona, dialogheranno con le autrici Maurizio Cattani (Alma Mater università di Bologna) e Umberto Tecchiati (università di Milano). Interverrà Giulia Vescovo (università di Ferrara) che parlerà di “Indagini antropologiche preliminari”. La partecipazione è libera fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Copertina del libro”La necropoli dell’età del Bronzo di Franzine Nuove di Villa Bartolomea (Verona). Scavi 1968-1983″ di Alessandra Aspes e Marisa Morelato

Il libro documenta per la prima volta, in modo sistematico, gli scavi condotti tra il 1968 e il 1983 nella necropoli di Franzine Nuove (Vr), un sito di riferimento della media e recente età del Bronzo nella pianura veronese. La necropoli è particolarmente significativa per il biritualismo funerario, con la coesistenza di inumazioni e cremazioni, fenomeno unico rispetto ad altre aree della pianura padana. Grazie al lavoro di Alessandra Aspes e Marisa Morelato, tutti i reperti e le sepolture sono descritti, illustrati e aggiornati, offrendo una base fondamentale per lo studio archeologico del territorio. La pubblicazione conferma anche il ruolo del museo civico di Storia naturale di Verona come centro di riferimento per la ricerca preistorica, valorizzando la collaborazione con la Soprintendenza. L’intero volume è scaricabile in formato pdf

 

Firenze. Al convegno archeoVINUM di tourismA 2026 il sito della Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella, caso unico in Italia in cui due cantine hanno messo a disposizione i propri terreni vitati per lo scavo di una villa tardo romana che il MIC valorizzerà con un parco archeologico. Ne ha parlato Vincenzo Tinè (SABAP) e poi Simone Benedetti e Giulio Franchini (cantine)

Veduta generale dell’area archeologica della Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella (foto graziano tavan)

Tra i vigneti pregiati della Valpolicella (Vr) c’è un caso unico di mecenatismo imprenditoriale dove il vino sostiene l’archeologia e l’archeologia promuove il vino.

Schema dell’accordo pubblico-privato alla Villa dei Mosaici di Negrar: connubio di archeologia e vino (foto sabap-vr)

È la Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella individuata tra i vigneti pregiati dell’Amarone, una villa romana della tarda romanità il cui scavo curato dalla soprintendenza ABAP di Verona Rovigo e Vicenza con l’università di Verona è stato possibile grazie al mecenatismo e alla lungimiranza imprenditoriale di due aziende vitivinicole, La Villa dei fratelli Benedetti e Franchini Agricola, che hanno concesso romana la parte del proprio vigneto e di procedere a portare alla luce la villa, lanciando al contempo una linea dei propri vini con etichette particolari che riproducevano i preziosi mosaici emersi dallo scavo. Il ministero, dopo questo accordo pubblico-privato, ha deciso di valorizzare questo sito unico che dimostra, e non è un elemento secondario, che qui il vino pregiato era prodotto fin dall’antichità senza soluzione di continuità.

Coperture e allestimento dell’istituendo parco archeologico della Villa dei Mosaici a Negrar di Valpolicelal (foto sabap-vr)

Qui entro pochi anni (due nell’ipotesi migliore) nascerà il parco archeologico della Villa dei Mosaici con un finanziamento straordinario del Mic di 3 milioni di euro in un connubio perfetto di archeologia e vino. E a realizzarlo è l’architetto Ottavio Di Blasi che, prima del suo trasferimento a Milano dove ha aperto il suo studio con Paolo Simonetti e Daniela Tortello, è stato uno dei più stretti collaboratori di Renzo Piano.

Il soprintendente Vincenzo Tinè presenta la Villa dei Mosaici di Negrar al convegno archeoVINUM di tourismA 2026 (foto graziano tavan)

Proprio “il caso Negrar” un anno fa aveva convinto il prof. Giuliano Volpe a mettere in rete siti archeologici e aziende vitivinicole collegate. Di qui il progetto archeoVINUM, presentato a tourismA 2026, il salone di archeologia e turismo culturale promosso da Archeologia Viva, nel convegno organizzato dall’università di Bari in una mattinata densa di interventi di cui archeologiavocidalpassato.com ne ha seguito alcuni. Ecco quindi che dopo la Vigna delle Thermae Felices Constantinianae ad Aquileia, e la Vigna Barberini sul Colle Palatino nel parco archeologico del Colosseo (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2026/03/07/firenze-al-convegno-archeovinum-di-tourisma-2026-il-vigneto-di-vigna-barberini-sul-colle-palatino-nel-cuore-antico-di-roma-ne-ha-parlato-simone-quilici-direttore-del-parco-archeologico-del-colosseo/) il viaggio eno-archeologico attraverso l’Italia ci porta proprio nel cuore della Valpolicella (Vr) alla Villa dei Mosaici di Negrar. E sabato 28 febbraio 2026 ne hanno parlato prima Vincenzo Tinè, già soprintendente ABAP di Verona e ancora direttore dello scavo di Negrar, per conto della Soprintendenza (Andrea Rosignoli) e dell’Università (Patrizia Basso), poi Simone Benedetti e Giulio Franchini in rappresentanza delle due cantine coinvolte nel progetto. archeologiavocidalpassato.com ha incontrato il soprintendente Vincenzo Tinè e i produttori Simone Benedetti e Giulio Franchini.

“Su invito del prof. Volpe che ha creato questa occasione di confronto a Firenze”, spiega Vincenzo Tinè, direttore dello scavo di Negrar, ad archeologiavocidalpassato.com, “non poteva mancare anche la corrispondenza da parte della soprintendenza di Verona, il soprintendente Andrea Rosignoli, e dell’università di Verona, la prof. Patrizia Basso, per comunicare questo importate progetto che riteniamo sia esemplare a livello nazionale per le connessioni veramente sinergiche tra ricerca, ministeriale e universitaria, e cantine. A Negrar, credo per la prima volta in Italia, le cantine proprietarie dei fondi – e stiamo parlando di fondi di uve di altissimo pregio con costi esorbitanti sul mercato – hanno spontaneamente, volontariamente, ceduto la disponibilità dei terreni per lo scavo archeologico, uno scavo archeologico esteso all’intera villa per oltre 4mila metri quadrati, che sta dando luogo a una valorizzazione nel senso di un parco archeologico e di un contributo importante del ministero della Cultura di 3 milioni di euro che dovrebbe condurre, nell’arco di un paio d’anni, a poter fruire di questo nuovo straordinario sito che ben illustra l’importanza alla fine dell’epoca romana della produzione enologica della Valpolicella con una produzione propriamente industriale, grandi strutture di torchiatura, di stoccaggio del vino, che prendeva le strade dell’impero: il vino Acinaticum che è il precursore del Recioto e dell’Amarone”.

“Grazie a tourismA”, spiega Giulio Franchini con Simone Benedetti ad archeologiavocidalpassato.com, “questo evento che oggi ci ha portato a Firenze, dalla Valpolicella siamo arrivati in Toscana con una realtà che connubia sia il privato che il pubblico in Valpolicella; terra ricca di vini, la terra dell’Amarone e del Recioto, due cantine che si sono messe a collaborare con lo scopo di aiutare la comunità in questo progetto archeologico non facile che ha coinvolto uno scavo estensivo, da cui sono nati alla fine anche vini – per la cantina Franchini e la cantina Benedetti – con delle immagini che riportano proprio i mosaici ritrovati all’interno del campo. Una realtà, come in varie altre parti d’Italia, che ha portato una notevole storicità alla Valpolicella che già ne vanta, ma con questo progetto viene rilanciata”.