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Esclusivo. Con la prof.ssa Caterina Previato (UniPd) primo bilancio della campagna 2026 nel sito romano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro): tra le scoperte, un pozzo “alla veneziana” ma realizzato mille anni prima all’esterno della villa romana di cui si è definita la stratigrafia di cinque secoli di frequentazione. Tra i reperti – ceramica, laterizi, vetro, metalli, alcune monete – una maniglia in bronzo, spilloni in osso, un vago di collana in pasta vitrea

La prof.ssa Caterina Previato del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova nella campagna di scavo 2026 del sito romano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto graziano tavan)

Da uno sguardo veloce lo definiresti un tipico “pozzo alla veneziana”. In effetti la tecnica dell’utilizzo della sabbia come filtro dell’acqua è proprio quella dei costruttori veneziani, ma quel pozzo è di più di mille anni più antico: è romano. Ed è stato scoperto poco lontano dalla darsena del complesso polifunzionale legato al sito della mansio Hadriani, l’odierna San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro). È forse la scoperta più eclatante della campagna di scavo 2026, condotto dalla prof.ssa Caterina Previato del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, in collaborazione con la soprintendenza ABAP di Verona Rovigo e Vicenza), nell’ambito del progetto “San Basilio” finanziato dalla fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Ecco un primo bilancio provvisorio delle cinque settimane di scavo a San Basilio nel resoconto di Caterina Previato in esclusiva per archeologiavocidalpassato.com.

“Quest’anno come Università di Padova – spiega la prof.ssa Caterina Previato ad archeologiavocidalpassato.com -, abbiamo ripreso lo scavo dell’insediamento romano di San Basilio, in regime di concessione autorizzata dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza e grazie al sostegno della Fondazione Cariparo, nell’area dove già negli anni ’70 venne individuata una villa romana, o meglio, un complesso polifunzionale legato al sito della mansio Hadriani, con la quale si identifica l’attuale San Basilio.

Uno dei due gruppi di studenti a vario titolo dell’università di Padova che hanno partecipato all acampagna 2026 sul sito romano di San Basilio (foto unipd)
Uno dei due gruppi di studenti a vario titolo dell’università di Padova che hanno partecipato all acampagna 2026 sul sito romano di San Basilio (foto unipd)

“Nello specifico, la campagna di quest’anno si è svolta nei mesi di maggio e giugno per una durata complessiva di 5 settimane, e ha visto il coinvolgimento di circa 25 studenti a vari livelli dell’università di Padova. La campagna era finalizzata a completare o, meglio, a procedere con lo scavo dei settori già in corso di indagine dagli anni precedenti. Due di questi settori riguardano l’edificio della cosiddetta villa, mentre il terzo settore riguarda un nuovo edificio che è stato individuato poco più ad Ovest grazie alle prospezioni geofisiche, ignoto prima dell’avvio di questo progetto di ricerca.

“La campagna di scavo si è rivelata molto interessante – assicura Previato -. Nel primo saggio abbiamo potuto indagare le diverse fasi edilizie della villa. Avevamo già iniziato lo scavo di un ambiente negli anni passati e quest’anno lo abbiamo completato fino ad arrivare ad un livello che ipotizziamo essere il suolo sterile, su cui si imposta la costruzione della villa. Le indagini condotte quest’anno e lo studio dei reperti rinvenuti ci permetteranno ora di ricostruire la storia dell’edificio dal momento della sua costruzione al momento del suo abbandono.

“Il secondo settore di scavo che abbiamo indagato è quello dove ci troviamo in questo momento, il cosiddetto saggio 2, anche questo in corso di scavo dal 2023, che si colloca in corrispondenza dell’ipotetico limite nord della villa, che pensiamo ormai di aver intercettato. Proprio qui si collocava una darsena, ovvero una rampa in leggera pendenza rivolta verso un bacino d’acqua, forse un piccolo canale, funzionale alla rimessa delle barche, che ci conferma che ci troviamo in una zona scoperta, esterna alla villa.

Il grande pozzo in laterizi di età romana scoperto vicino alla darsena della cd villa romana di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto graziano tavan)

“Poco lontano dalla darsena, proprio quest’anno – continua Previato -, abbiamo individuato una struttura eccezionale per dimensioni e stato di conservazione, ovvero un pozzo costruito interamente in laterizi con una struttura molto solida e caratterizzato da un diametro eccezionale, pari a quasi 2 metri. Il pozzo è particolare anche per un’altra sua caratteristica, ovvero per la presenza, intorno alla camicia, su almeno due lati, di un potente livello di sabbia depurata, che è stato probabilmente collocato in questa posizione per agire come filtro, secondo la tecnica dei cosiddetti pozzi alla veneziana, che utilizzavano proprio la sabbia come sistema di filtraggio dell’acqua per renderla più idonea ai diversi usi che se ne potevano fare. Intorno al pozzo c’è poi tutta una serie di buche e strutture che ipotizziamo essere gli alloggiamenti di pali lignei, di cui abbiamo trovato anche alcune porzioni, funzionali probabilmente ad estrarre l’acqua dall’interno del pozzo.

La prof.ssa Previato mostra l’area del Saggio 3, il grande edificio a Ovest della villa romana, a San Basilio di Ariano nel Polesine (foto graziano tavan)

“Infine, il terzo settore in cui abbiamo lavorato nella campagna 2026 è quello dell’edificio ad Ovest della villa, che avevamo già riportato in luce lo scorso anno nella sua interezza. Quest’anno ci siamo approfonditi all’interno di uno degli ambienti dell’edificio, rimuovendo i livelli più superficiali legati all’abbandono e allo smantellamento dell’edificio stesso, e nell’area del portico, dove siamo riusciti a intercettare almeno due fasi edilizie che confermano la lunga continuità di vita di questo edificio. L’anno scorso, infatti, avevamo già identificato una struttura di sottofondazione sotto il perimetrale del complesso architettonico, costituita di pali di legno disposti in orizzontale, che abbiamo studiato e analizzato col metodo del radiocarbonio e che ci permette di ipotizzare che l’edificio sia stato costruito nella seconda metà del I sec. d.C. All’interno dell’area del portico abbiamo invece intercettato una fase edilizia ben più recente, riferibile al V sec. d.C., che sembra impostarsi su una fase più antica e che ci dimostra l’esistenza di più eventi di ristrutturazione che coinvolsero questo complesso architettonico”.

“Qui ci troviamo in un settore di scavo che abbiamo aperto nel 2022 – spiega la prof.ssa Caterina Previato ad archeologiavocidalpassato.com -. Ci troviamo nella zona della cosiddetta villa, all’interno di un ambiente che non era mai stato indagato prima e che abbiamo iniziato a scavare appunto nel 2022 e dove quest’anno ci siamo approfonditi fino a una quota piuttosto bassa, che ci sembra corrispondere al livello sterile su cui si imposta la costruzione della villa stessa. Nella stratigrafia che abbiamo rimosso nel corso di questi anni si concentra dunque tutta la storia edilizia di questo grande edificio che si sviluppa dal I sec. d.C. fino almeno al V sec. d.C., conservata proprio in tutti questi livelli sovrapposti che corrispondono alle progressive ristrutturazioni dell’edificio e in particolare di quest’ambiente, che subì progressive modifiche nei suoi limiti e nelle sue pavimentazioni, ma continuò a vivere ininterrottamente nel corso dei secoli”.

“Anche nella campagna 2026 – anticipa la prof.ssa Previato ad archeologiavocidalpassato.com -, abbiamo trovato un consistente numero di reperti di vario genere, tra cui ceramica, laterizi, vetro, metalli, alcune monete, e anche quest’anno degli oggetti molto particolari che ci raccontano della vita che si svolgeva a San Basilio, all’interno dei suoi edifici.

Cassettine di frammenti di vasi e laterizi recuperati nella campagna 2026 sul sito romano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto graziano tavan)

“Qui, per esempio, abbiamo una maniglia in bronzo – forse di un piccolo armadietto, uno scrigno – che proviene dall’edificio situato ad Ovest della villa. Abbiamo anche dalla stessa zona un chiodo in bronzo, che dobbiamo immaginare utilizzato in un mobile o comunque in un elemento di arredo della villa stessa. Abbiamo anche numerosissimi chiodi in ferro che rimandano invece ai materiali edilizi in uso nella villa, in particolare alle travi di copertura degli edifici.

“Abbiamo poi anche oggetti di uso quotidiano, di cui alcuni legati alle attività che si svolgevano all’interno del sito. Questo, per esempio, è un peso da rete in piombo che, unito a numerosi altri ritrovamenti dello stesso tipo, ci dimostra come la pesca fosse una delle attività più diffuse in questi territori.

“Oltre a questo abbiamo anche numerosi oggetti che rimandano al mondo femminile che abbiamo ritrovato soprattutto nell’area del saggio 2, quindi nella zona del pozzo e del settore Nord della villa, da cui provengono numerosissimi spilloni in osso lavorato che erano utilizzati dalle donne per le acconciature, ma in realtà avevano anche numerose altre funzioni: potevano servire ad esempio anche per chiudere le vesti. Qui ne vediamo due esemplari.

“Tra i ritrovamenti sempre di questo settore inoltre ce n’è uno particolarmente bello: si tratta di un elemento in pasta vitrea che costituisce sicuramente un vago di collana, a dimostrazione delle possibilità economiche di chi viveva e frequentava San Basilio in età romana”.

“Questa quinta campagna di scavo a San Basilio nell’insediamento romano è la prima di una nuova serie di ricerche che proseguiranno anche nei prossimi due anni grazie ad un finanziamento della Fondazione Cariparo, e che ci permetteranno di raccogliere nuove importanti informazioni sulla storia di San Basilio, in particolare in relazione all’età romana. Le ricerche – conclude la prof.ssa Caterina Previato – si concentreranno sugli edifici già noti, ma proseguiranno anche in tutto il contesto limitrofo, attraverso indagini non invasive, quali le prospezioni geofisiche, o micro-invasive, come i carotaggi, non solo per individuare eventuali nuove strutture ed edifici facenti parte del sito di San Basilio di età romana, ma anche per comprendere il suo rapporto con il paesaggio antico. Già dai dati raccolti negli scorsi anni infatti appare evidente come San Basilio fosse appunto un insediamento caratterizzato da edifici e strutture di vario genere, ma anche da una fitta rete di vie d’acqua interne che scorrevano a lato degli edifici e che permettevano un collegamento diretto non solo tra gli edifici, ma anche con l’entroterra”.

Ariano nel Polesine (Ro). “Scavi Aperti!” all’abitato romano di San Basilio: visita allo scavo diretto dalla professoressa Caterina Previato (UniPd)

Sabato 6 giugno 2026, dalle 10 alle 12, “Scavi Aperti!”, seconda giornata dedicata alla visita dello scavo all’abitato romano condotto dalla professoressa Caterina Previato, del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, nell’ambito del progetto San Basilio. Ritrovo al Centro Turistico San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro). Info e prenotazioni: +39 392 9259875

Ariano nel Polesine (Ro). Al Centro turistico culturale San Basilio per “Incontri di Archeologia” la conferenza “San Basilio in età romana: nuovi dati dai recenti scavi” con Caterina Previato (UniPd), secondo appuntamento del “Progetto San Basilio”

Venerdì 5 giugno 2026, alle 18.30, al Centro turistico culturale San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro), per “Incontri di Archeologia” la conferenza “San Basilio in età romana: nuovi dati dai recenti scavi”, secondo appuntamento del “Progetto San Basilio”. La prof.ssa Caterina Previato del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova illustrerà tutte le novità del nuovo scavo romano e le relative prospettive di indagine e ricerca. Info e prenotazioni: +39 392 9259875.

Ariano nel Polesine (Ro). Lo scavo nell’abitato romano diretto da Caterina Previato apre la campagna 2026 del Progetto San Basilio (poi segue Silvia Paltineri nell’abitato etrusco) e con esso al via “Scavi aperti” e “Incontri di archeologia”. Ecco il programma

La prof.ssa Caterina Previato (UniPd) sullo scavo della villa romana di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto graziano tavan)

Gli archeologi tornano a San Basilio di Ariano nel Polesine (Ro) per la campagna di scavo 2026 curate dall’università di Padova e dall’università Ca’ Foscari di Venezia. Si inizia lunedì 18 maggio 2026 con lo scavo dell’abitato romano diretto dalla prof.ssa Caterina Previato (dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova) che si protrarrà fino al 19 giugno. Invece l’8 giugno 2026 inizia lo scavo dell’abitato etrusco diretto dalla prof.ssa Silvia Paltineri (dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova) fino al 3 luglio 2026. Invece lo scavo sempre dell’abitato etrusco diretto dalla prof.ssa Giovanna Gambacurta (dipartimento di Studi umanistici di Ca’ Foscari) quest’anno sarà a settembre. Con l’avvio della campagna di scavo 2026 riprendono anche gli appuntamenti del Progetto San Basilio, un’occasione unica per scoprire la storia di questo sito straordinario insieme a chi lo studia ogni giorno. Grazie alla collaborazione tra il dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova e il dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari il passato torna a parlarci attraverso: Scavi Aperti, per vedere dal vivo il lavoro degli archeologi sul campo, e Conferenze dedicate, per approfondire le ultime scoperte.

Programma “Scavi aperti”: 30 maggio 2026, scavo dell’abitato romano (università di Padova); 6 giugno 2026, scavo dell’abitato romano (università di Padova); 27 giugno 2026, scavo dell’abitato etrusco (università di Padova). Le visite allo scavo si svolgono il sabato mattina dalle 10 alle 12, con ritrovo presso il Centro Turistico Culturale San Basilio alle 9.45. Per prenotazioni contattare il numero 3929259875.

Programma conferenze “Incontri di archeologia”: 29 maggio 2026, alle 18.15, al museo Archeologico nazionale di Adria, Jacopo Bonetto (UniPd) e Giovanna Falezza (Sabap-Vr-Ro-Vi) su “San Basilio: ricerca archeologica, tutela, spazio digitale e intelligenza artificiale”; 5 giugno 2026, alle 18.30, al Centro turistico San Basilio, Caterina Previato (UniPd) su “San Basilio in età romana: nuovi dati dai recenti scavi”; 12 giugno 2026, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Adria, Noemi Ruberti (UniPd) e Vito Giuseppe Prillo (università di Siena) su “Lo sfruttamento delle risorse ambientali nel sito romano di San Basilio: dati preliminari”; 19 giugno 2026, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Adria, Andrea Stella (UniPd) su “Il contributo della moneta alla storia di San Basilio”; 26 giugno 2026, alle 18.30, al Centro turistico San Basilio, Silvia Paltineri (UniPd) su “San Basilio etrusca: novità dallo scavo dell’università di Padova”. È consigliata la prenotazione al 3929259875.

Esclusivo. Con la prof.ssa Caterina Previato (UniPd) primo bilancio della campagna 2025 nel sito romano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro): tra le scoperte, la banchina di una darsena per raggiungere la villa romana via acqua; e la planimetria dell’edificio di grandi dimensioni che poggiava su pali di legno. Tra i reperti un orecchino d’oro e due lucerne integre

La prof.ssa Caterina Previato (UniPd) sullo scavo della villa romana di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto graziano tavan)


Una lucerna, rinvenuta integra, nello scavo della villa romana di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto unipd)

Definito il limite settentrionale della villa romana di San Basilio, uno spazio scoperto, probabilmente una banchina, legato a una darsena o comunque a un bacino d’acqua che permetteva di raggiungere la villa tramite vie d’acqua. Dalle terme della villa recuperato un altro orecchino d’oro. E del grande edificio, sicuramente di carattere pubblico, la cui planimetria oggi è più chiara, si è scoperta che poggiava su pali di legno per una maggior tenuta delle strutture soprastanti. Sono i risultati più eclatanti da un primo bilancio provvisorio della campagna di scavo 2025, condotto dalla prof. Caterina Previato col prof. Jacopo Bonetto, del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, in collaborazione con la soprintendenza ABAP di Verona Rovigo e Vicenza (dott.ssa Giovanna Falezza), nell’ambito del progetto “San Basilio” finanziato dalla fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Tra impegno, curiosità e prospettive future, ecco il resoconto di Caterina Previato in esclusiva per archeologiavocidalpassato.com.

Il gruppo di studenti del primo turno allo scavo di San Basilio romana dell’università di Padova (foto unipd)

Il gruppo di studenti del secondo turno allo scavo di San Basilio romana dell’università di Padova (foto unipd)

LA CAMPAGNA 2025. La campagna di scavo del 2025 relativa all’abitato romano di San Basilio aveva come obiettivo quello di continuare ad indagare la cosiddetta villa, già individuata negli anni ’70 del secolo scorso e ormai in corso di scavo dal 2022, e parallelamente di procedere con lo scavo di un nuovo grande edificio individuato due anni fa grazie alle prospezioni geofisiche. Nello specifico la campagna di scavo si è svolta dal 12 maggio al 13 giugno 2025, per un totale di 5 settimane, e ha visto il coinvolgimento di numerosi studenti dell’università di Padova di diverso livello, con gruppi di 15 ragazzi che si sono alternati nel corso delle settimane. Le attività sul campo sono state coordinate da me, Caterina Previato, ma il progetto vede la co-direzione anche di Jacopo Bonetto dell’università di Padova e di Giovanna Falezza della soprintendenza Abap di Verona Rovigo e Vicenza.

La banchina della villa romana di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto graziano tavan)


Una lucerna, rinvenuta integra, nello scavo della villa romana di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto unipd)


Grande edificio romano a San Basilio: sistema di fondazione con pali lignei alla base del muro perimetrale (foto unipd)

TRE SAGGI DI SCAVO NEL 2025. Le indagini hanno interessato tre diversi settori di scavo: due relativi alla villa, già aperti negli scorsi anni, e uno relativo al nuovo edificio. Nei due saggi relativi alla villa ci siamo posti obiettivi diversi e di conseguenza anche le attività sono procedute in maniera diversa. Nel cosiddetto saggio 1, già aperto nel 2022, abbiamo deciso di approfondirci al fine di indagare le fasi più antiche dell’edificio, e soprattutto di definire la cronologia di costruzione della villa, e degli interventi di ristrutturazione che ha subito nel corso del tempo. Per quanto riguarda invece il saggio 2, sempre relativo alla villa, ci siamo posti un obiettivo di carattere planimetrico. In particolare abbiamo cercato di definire il limite settentrionale dell’edificio e il suo rapporto con l’ambiente circostante. Ed effettivamente siamo riusciti a individuare una struttura muraria che separava il complesso da uno spazio scoperto, probabilmente adibito a banchina, legato a una darsena o comunque a un bacino d’acqua che permetteva di raggiungere la villa tramite vie d’acqua. Per quanto riguarda invece il terzo saggio di scavo relativo al nuovo edificio, ci siamo dati un obiettivo ancora diverso, ovvero quello di definirne la planimetria dell’edificio, l’assetto architettonico e le caratteristiche costruttive. Di particolare interesse in questo settore è stata l’individuazione, grazie a un sondaggio di approfondimento in prossimità di un muro perimetrale, del sistema di fondazione che caratterizza questa struttura, che prevede il posizionamento alla base del muro di pali lignei funzionali ad asciugare il terreno e a permettere una maggior tenuta delle strutture soprastanti. Questo dato, oltre a essere interessante dal punto di vista tecnico-costruttivo, è per noi molto importante perché proprio attraverso l’analisi dei legni sarà possibile definire la cronologia d’impianto di questo edificio.

Orecchino d’oro dal settore termale della villa romana di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro) (foto unipd)

CURIOSITÀ. Le attività di scavo di quest’anno, oltre a darci nuove preziose informazioni sulle caratteristiche planimetrico-architettoniche e sulla cronologia degli edifici, ci hanno restituito – come negli anni scorsi – anche molti interessanti reperti. Numerose sono state anche quest’anno le monete ritrovate in tutti i saggi di scavo che ci permettono di confermare l’importanza di snodo commerciale del sito di San Basilio in età romana. Tra gli altri reperti particolarmente interessanti si segnalano inoltre due lucerne integre, numerosi strumenti legati al mondo della pesca, e inoltre un orecchino d’oro dal settore termale della villa, che va a sommarsi a quello che avevamo già ritrovato due anni fa nello stesso settore.

Il grande edificio romano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto unipd)

PROSPETTVE FUTURE. I risultati di questa campagna di scavo, uniti anche agli eccezionali risultati degli anni precedenti di questo importante progetto che ha avuto il sostegno della Fondazione Cariparo, dimostrano chiaramente l’importanza del sito di San Basilio in età romana, e stimolano l’interesse a proseguire le indagini, per indagarne la storia, l’evoluzione nel corso del tempo, e anche il rapporto con l’ambiente circostante, in quanto i risultati che abbiamo ottenuto dimostrano come gli edifici fossero strettamente integrati con tutto il sistema di vie d’acqua che doveva caratterizzare questo territorio. Ci auguriamo quindi di poter proseguire le nostre ricerche il prossimo anno e anche negli anni a venire. L’attenzione sarà rivolta ancora alla villa che, benché nota dagli anni ’70 del secolo scorso, riserva ancora numerosissime sorprese, ma anche al nuovo grande edificio posto poco più ad ovest, che è sicuramente un unicum per le sue caratteristiche architettoniche e dimensionali, e su cui sarà importante approfondire le indagini per definirne la funzione. Si tratta infatti sicuramente un edificio di carattere pubblico, viste le sue dimensioni e la sua imponenza, ma la sua funzione resta ancora tutta da chiarire, così come la sua cronologia. 

Esclusivo. Con la prof.ssa Caterina Previato primo bilancio della campagna 2024 nel sito romano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro): tra le scoperte, nella villa romana un impianto termale e un accesso a una via d’acqua, e poi un edificio di grandi dimensioni che apre nuovi scenari per le future ricerche. Tra i reperti una piccola lucerna in bronzo

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Ariano nel Polesine: campagna di scavo 2024 dell’università di Padova nel sito romano di San Basilio (foto unipd)

La villa romana di San Basilio prende forma, si arricchisce per la presenza di un impianto termale e di un accesso a una via d’acqua, e poi ci sono i primi dati del nuovo edificio, di grandi dimensioni e di prestigio, e sicuramente vissuto vista la qualità dei materiali utilizzati e la presenza di pavimenti musivi che aprono ipotesi da verificare nei prossimi anni: sono i risultati più eclatanti da un primo bilancio provvisorio della campagna di scavo 2024, condotto dalla prof. Caterina Previato col prof. Jacopo Bonetto, del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, in convenzione con la Soprintendenza ABAP di Verona, Rovigo e Vicenza (dott.ssa Giovanna Falezza), nell’ambito del progetto “San Basilio” finanziato dalla fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Tra impegno, curiosità e prospettive future, ecco il resoconto di Caterina Previato in esclusiva per archeologiavocidalpassato.com.

CAMPAGNA 2024. “La campagna di scavo dell’università di Padova – dipartimento dei Beni culturali a San Basilio ha interessato anche l’insediamento di età romana il cui scavo è seguito da me – Caterina Previato – e dal prof. Jacopo Bonetto in convenzione con la soprintendenza ABAP di Verona Rovigo e Vicenza, in particolare con Giovanna Falezza. Il progetto, finanziato dalla fondazione Cariparo, è iniziato tre anni fa e ha interessato innanzitutto l’area della cosiddetta villa romana, un edificio che è stato individuato casualmente negli anni ’70 del secolo scorso, indagato per alcuni anni dal professor Umberto Dalle Mulle e poi ricoperto. L’obiettivo iniziale era quello di riscoprire questo edificio, innanzitutto individuandolo sul terreno e poi indagandolo con i metodi moderni. Lo scavo è stato avviato due anni fa in corrispondenza di nuovi settori di questo edificio che abbiamo continuato a indagare anche nella campagna di scavo di quest’anno, durata cinque settimane, con un gruppo di studenti piuttosto nutrito: circa 16 persone sono state presenti ogni settimana sul cantiere.

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Il praefurnium, forno per il riscaldamento degli ambienti termali della villa romana, individuato nella campagna 2024 dell’università di Padova a San Basilio (foto unipd)

“Per quanto riguarda la villa romana, quest’anno ci siano dedicati ad approfondirne le diverse fasi cronologiche. Già l’anno scorso, infatti, avevamo individuato degli ambienti con pavimenti risalenti al V sec. d.C. Quest’anno abbiamo approfondito lo scavo, e abbiamo recuperato nuovi materiali relativi alle fasi precedenti di piena età imperiale. Un dato particolarmente interessante è stato quello relativo a un ambiente indagato nel cosiddetto “saggio 2” che è probabilmente collegabile a un settore termale di questo grande edificio, dove abbiamo individuato un praefurnium, quindi un forno per il riscaldamento degli ambienti termali, in ottimo stato di conservazione. Anche questo è stato scavato, rilevato, indagato, e ci permetterà anche di capire quando è stato in funzione ed è stato utilizzato.

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La pavimentazione in laterizi della riva del canale situato a Nord della villa romana, individuata nella campagna 2024 dell’università di Padova a San Basilio (foto unipd)

“Sempre in prossimità della villa, altri dati interessanti sono emersi nel settore più a Nord, dove abbiamo individuato quella che sembra essere una sorta di rampa di discesa, forse verso un canale o comunque una via d’acqua che doveva costeggiare la villa nel settore settentrionale, come sembra provare la presenza di alcuni pali di legno infissi nel terreno, metodo tipico nelle sistemazioni spondali.

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Il nuovo edificio individuato a Ovest della villa romana, individuato nella campagna 2024 dell’università di Padova a San Basilio (foto unipd)

“La campagna di scavo 2024 però ha interessato anche un altro edificio, finora sconosciuto, che è stato intercettato quasi casualmente nello scorso autunno grazie alle prospezioni geofisiche condotte dalla nostra collega Wieke de Neef dell’università di Bamberg e anche ad alcune immagini da drone di tipo multispettrale che sono state realizzate dal collega Jacopo Turchetto sempre dell’università di Padova. Grazie appunto a queste indagini non invasive era stata riconosciuta la presenza di un grande edificio – finora del tutto sconosciuto – la cui planimetria era già ben identificabile da queste prime indagini. Abbiamo così deciso di indagarne la metà occidentale proprio per verificare quanto era visibile prima dello scavo. E la scoperta è stata importante perché l’edificio è effettivamente perfettamente conservato nelle sue strutture murarie che sono decisamente molto poderose, hanno fondazioni realizzate in blocchi di trachite che proviene dai colli Euganei: sono spesse oltre 90 centimetri a dimostrazione dell’imponenza dell’edificio e probabilmente del suo sviluppo in elevato. Abbiamo individuato anche un vano scala che ci fa ipotizzare la presenza addirittura di un secondo piano. La funzione di questo edificio resta al momento ignota, ma doveva avere sicuramente almeno alcuni vani a destinazione residenziale: ce lo dicono le tracce emerse dal terreno, in particolare moltissime tessere di mosaico e anche alcuni lacerti di mosaico emersi in alcuni vani. Era sicuramente un edificio anche molto ricco, perché lo stesso approvvigionamento della pietra da un luogo così distante ci testimonia che chi ha voluto questa costruzione aveva una certa disponibilità economica. L’anno prossimo continueremo senz’altro a indagare questo edificio ma anche la villa perché entrambi stanno riservando grandissime sorprese”.

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La lucerna in bronzo dallo scavo della villa romana, individuata nella campagna 2024 dell’università di Padova a San Basilio (foto unipd)

CURIOSITÀ: LUCERNA IN BRONZO. “Anche lo scavo di quest’anno ci ha riservato grandi sorprese in termini di reperti. San Basilio è un sito che restituisce moltissimo. Non solo la consueta ceramica, ma anche materiali più pregiati, in particolare moltissimi reperti in metallo; numerosissime sono le monete – come già noto dagli scavi degli anni ’70 del Novecento – e anche quest’anno ne abbiamo ritrovate quasi cento, quindi numeri sempre molto consistenti. Però forse il reperto più bello ritrovato quest’anno è una piccola lucerna in bronzo perfettamente conservata che è stata ritrovata all’interno di una buca di uno degli ambienti della villa che stiamo indagando, forse nascosta appositamente in un momento difficile per chi abitava all’interno dell’edificio”.

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Ariano nel Polesine: campagna di scavo 2024 dell’università di Padova nel sito romano di San Basilio (foto unipd)

IL FUTURO: DEFINIRE LA PLANIMETRIA DEL NUOVO EDIFICIO. “Per l’anno prossimo sicuramente continueremo lo scavo sia all’interno degli ambienti della villa che abbiamo identificato alla ricerca delle fasi cronologiche più antiche, nel tentativo di ricostruire la funzione dei diversi settori di questo edificio che viene chiamato villa ma non era la consueta villa rustica diffusa in età romana. Allo stesso tempo però sicuramente continueremo anche le indagini nel nuovo edificio individuato poco più ad Ovest indagando nella metà orientale così da definirne nel complesso tutta la planimetria e anche per comprenderne meglio la funzione, la tipologia, per cercare di capire a che cosa servisse questo edificio e come fosse utilizzato, e anche cominciando a scavare alcuni degli ambienti presenti al suo interno per ricercarne appunto alcuni elementi in grado di fissarne la cronologia di costruzione e di vita. Nel frattempo nei mesi autunnali-invernali ci dedicheremo poi al consueto studio di tutti i materiali che abbiamo recuperato nella campagna di scavo di quest’anno, dalla ceramica alle monete ai metalli, nel tentativo proprio di ricostruire un altro frammento della storia di San Basilio in età romana”.