Firenze. Al convegno archeoVINUM di tourismA 2026 il caso Aquileia: Cristiano Tiussi (Fondazione Aquileia) spiega lo stretto rapporto tra archeologia e vino, che oggi si concretizza non solo con la Vigna delle Thermae Felices Constantinianae, ma sono ben sei le aziende vinicole del territorio coinvolte che condividono un rapporto diretto e identitario con l’archeologia di Aquileia

Cristiano Tiussi (Fondazione Aquileia) presenta il “caso Aquileia: il vino si fa storia” a tourismA 2026 (foto graziano tavan)
C’è un vigneto situato in una delle aree archeologiche più significative della città, tra l’edificio tardoantico delle Grandi Terme, il teatro romano e le mura bizantine: è la Vigna delle Thermae Felices Constantinianae ad Aquileia presentata a tourismA 2026, il salone di archeologia e turismo culturale promosso da Archeologia Viva, nel convegno ArcheoVinum promosso dall’università di Bari in una mattinata densa di interventi. archeologiavocidalpassato.com ne ha seguito alcuni. E dopo aver conosciuto “Iter Vitis: itinerario culturale del Consiglio d’Europa” presentato da Emanuela Panke, presidente della Federazione Iter Vitis (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2026/03/03/firenze-al-convegno-archeovinum-di-tourisma-2026-iter-vitis-itinerario-culturale-del-consiglio-deuropa-con-emanuela-panke-presidente-della-federazione-iter-vitis/), iniziamo questo viaggio eno-archeologico attraverso l’Italia partendo da Aquileia con “Il vino si fa storia”, proposto da Cristiano Tiussi, direttore di Fondazione Aquileia, con Antonio Clementin di Vini Brojli.
“Aquileia – spiega Cristiano Tiussi ad archeologiavocidalpassato.com – partecipa a tourismA, giunta alla 12ma edizione, in particolare nel panel che riguarda archeologia e vino, perché Aquileia naturalmente è un luogo da sempre legato alla produzione del vino,

Fase della vendemmia nella Vigna delle Thermae Felices Constantinianae ad Aquileia (foto n. olivotto / fondazione aquileia)
che ancora oggi è una produzione importante per il territorio perché molti sono i vigneti e molte sono anche le cantine che in questi ultimi anni si sono create, si sono formate. Il concorso di queste cantine serve proprio a ricreare all’interno di questa tematica molto ampia un filone di turismo archeologico che è un turismo esperienziale che riguarda non solo la consumazione dei prodotti attuali, dei prodotti vitivinicoli del nostro territorio, ma anche una presa di coscienza di quella che è la storia del vino nella nostra Aquileia e nella nostra regione più in generale.

La Vigna delel Thermae felices Constantinianae ad Aquileia tra l’edificio tardoantico delle Grandi Terme, il teatro romano e le mura bizantine (foto n. olivotto / fondazione aquileia)
“Quindi noi ci aspettiamo molto da questo progetto che si sta formando, che si sta creando – continua Tiussi -, perché riuscirà senz’altro a dare un itinerario di un’esperienza, che è un’esperienza culturale, un itinerario che toccherà vari siti, varie regioni italiane, e toccherà quindi anche Aquileia. Sarà necessario quindi nei prossimi mesi riuscire ad affinare le nostre strategie, affinare i nostri obiettivi, e cercare quindi di venire incontro a una richiesta sempre più ampia e sempre più sentita da parte dei visitatori di vivere in loco esperienze dirette anche attraverso il collegamento con gli antichi usi e costumi, produzioni di età romana”.
Ma non c’è solo la Cantina Brojli: ad Aquileia – come spiega ad archeologiavocidalpassato.com Crostiano Tiussi, sono sei le aziende vinicole del territorio coinvolte – Barone Ritter de Záhony, Brojli, Ca’ Tullio, Donda, Puntin e Tarlao – che condividono un rapporto diretto e identitario con l’archeologia di Aquileia, producendo vino in luoghi che custodiscono tracce tangibili della storia millenaria della città. “La vigna delle Terme Felici Costantiniane – spiega Tiussi – è un piccolo appezzamento che viene coltivato da Fondazione Aquileia assieme a una delle cantine del territorio, cioè la cantina Brojli. Altre cinque invece sono state coinvolte in questo progetto e hanno aderito in maniera entusiastica: sono la cantina Ca’ Tullio, la cantina Donda, la cantina Ritter de Záhony che sta in un antichissimo monastero importante anche per la storia cristiana di Aquileia, la cantina Puntin e la cantina Tarlao. Quindi sei cantine in un paese come Aquileia di 3200 abitanti e che contiamo veramente di coinvolgere sempre di più in questo progetto che può essere per tutti un volano anche di sviluppo e soprattutto di un turismo sostenibile attento alle tradizioni locali non solo enologiche ma anche gastronomiche”.
Brojli sorge in un’area contraddistinta da numerose testimonianze di culti pagani e del culto cristiano, Ca’ Tullio valorizza un edificio di archeologia industriale del primo Novecento, recuperando la memoria agricola del territorio; Donda coltiva vigneti che insistono su aree dove affiorano resti di ville romane, mura e circo; Puntin si colloca lungo l’antica strada romana per Tergeste, tra mausolei e monumenti funerari; Ritter de Záhony affonda le proprie radici nel complesso dell’antico monastero benedettino di Santa Maria, sorto su una basilica paleocristiana; Tarlao coltiva lungo la via che collegava Aquileia a Iulia Emona, percorsa dagli imperatori romani diretti in Italia.
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Tag:archeoVINUM, Cantina Brojli, Cantina Ca' Tullio, cantina Donda, Cantina Puntin, Cantina Ritter de Zàhony, Cantina Tarlao, Cristiano Tiussi, fondazione Aquileia, TourismA, Vigna delle Thermae Felices Constantinianae ad Aquileia
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Graziano Tavan, giornalista professionista, per quasi trent’anni caposervizio de Il Gazzettino di Venezia, per il quale ho curato centinaia di reportage, servizi e approfondimenti per le Pagine della Cultura su archeologia, storia e arte antica, ricerche di università e soprintendenze, mostre. Ho collaborato e/o collaboro con riviste specializzate come Archeologia Viva, Archeo, Pharaos, Veneto Archeologico. Curo l’archeoblog “archeologiavocidalpassato. News, curiosità, ricerche, luoghi, persone e personaggi” (con testi in italiano)


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